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STORIA CONTEMPORANEA

Periodizzazione dell’età contemporanea:

“Rendere leggibile il passato, per orientarci abbiamo bisogno di una bussola.”


Spezzare la continuità del tempo, periodizzazione = attività discutibile.
Hobsbawm definisce il XIX secolo come un periodo lungo, contrassegnato da molteplici
vicissitudini, mentre il 900 secolo breve.

Storia contemporanea: Periodo che va dalla duplice rivoluzione di fine 1700 ad oggi.
Viene difatti individuata nella duplice rivoluzione industriale: francese e industriale. Inizio di quel
processo che porterà l’Europa a divenire quella attuale. Storia del predominio europeo, crescente
globalizzazione, crescente interdipendenza, trionfo stati nazione, fenomeno dell’imperialismo (legato
all’industrializzazione e del progresso).
Esiste una corrente storiografica che si chiede perché l’Europa ascenda al dominio in quegli anni.
(Nel 300 Cina e Europa erano nello stesso piano, si sono poi succeduti eventi che hanno sfavorito la
Cina, facendola chiudere su stessa.)

Fine ultimi anni 700 e perché l’Inghilterra?

Uni dei fattori chiave è che l’Inghilterra possedeva già un Impero  India e USA, che proprio in
quel periodo diventano stati separati. In America si produceva cotone a costo basso per via degli
schiavi (la tratta degli schiavi 1807).

Storia = andamento circolare, dalla rivoluzione in poi si rompe la ciclicità della storia, andare avanti
e andare verso qualcosa. Perché si dice che l’età contemporanea inizia con la riv. Francese e
industriale.
Prima dell’800  rivoluzione = giro dei pianeti intorno all’orbita.
Dopo = rottura e direzione verso qualcosa che non conosciamo.
La macchina si pone al centro del processo produttivo, perché permette la velocizzazione del lavoro,
lo rende di massa ed inizia ad estendersi a macchia di leopardo in alcune zone dell’Inghilterra,
divenendo dal 1830 in poi un fattore caratterizzante della nazione. Inizia grazie ad invenzioni di
pochissimo costo, privata più che pubblica e che riguardava l’industria tessile.
L’industria cotoniera diviene un punto focale per lo sviluppo di macchinari e manodopera, in
particolar modo per l’UK che già aveva un Impero avviato nella produzione di cotone.

Riv. Fra = legittimazione del potere, non è più divina, non è Dio a dare il potere al sovrano ma è
diretto interesse del popolo.  Nasce il concetto di Stato-nazione, l’idea che ogni nazione deve
avere il suo Stato: nata come idea progressista che con l’evolversi della storia diverrà tutt’altro che
progressista e innovatrice. Contiene in sé una vocazione universale = espandersi.
Le persone divengono cittadini, i soldati combattono non per soldi ma per la patria, cambiando il
soggetto del potere, si crea un’unità nazionale profonda e radicata che parte dal singolo cittadino per
formare un unico Stato.

800, che arriva fino alle prima guerra mondiale  1914. Come vengono divisi questi 114 anni?
1848 è una data in cui si conclude la prima fase del processo rivoluzionario francese.
Le Big Date:
1- The age of revolution 1789-1848
2- The age of capital 1848-1875
3- The age of empire 1875-1914

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4- The age of extremes 1914-1992

Perché è importante la data 1848?


1- Manifesto del partito comunista= Marx.
Moti in cui sono presenti anche delle posizioni politiche più estreme della borghesia classica, come
socialismo ecc.
Con i moti del 48’ la borghesia diviene potere e quindi smette di essere rivoluzionario, la dialettica
del processo storico era dettata dalla guerra tra Ancienne regime e la borghesia. Se ne libera perché
gli fanno paura, in 48’ si conclude con il generale Cavegnac che fa una strage. 48’ anche la
costituzione  si chiede lo statuto albertino, documento per delimitare il potere monarchico e
allargare le basi su cui si posa il potere e garantire alla borghesia una parte di gestione dello stato.
Con la presa di potere della borghesia, vuol dire che quella componente che prenderà il nome
proletariato e comincia ad uscire dalla nebbia nel quale era avvolti fino a quel momento, che secondo
Hosb.. rappresenta il trionfo della borghesia.
I libri di H ragionano fuck
Qual è obbiezione che muove H, sostiene che in realtà il centro propulsore delle dinamiche dell’800
non deve essere individualizzato solo nell’Europa, ma è una modernizzazione multipla, in più centri,
che lui chiama rivoluzioni industriose. Concetto di modernità multipla, non esiste un centro che poi
si irradia, (come si è creduto per molti anni), ma delle reti globali.
1875 tra il 70-75 cosa succede?
- Cade Napoleone III, che si era fatto garante del Papa, sconfitto dai tedeschi e da Bismarck.
- Papa perde potere temporale.
- Si afferma il potere dello Stato ita.
- Crisi economica fino al 1896, estremamente complessa, crisi di tipo moderno, simile a quella
dl 29’. Crisi agraria, grani provenienti da zone produttive extraeuropee, grani che costano
meno e mettono in crisi le produzioni europee. Crisi di sovrapproduzione. Meccanismo alla
base del processo centrale del periodo. Base dell’imperialismo. Non solo motivi economici
ma anche più complessi ma è una risposta alla crisi economica, e come rispondono? Alzando
le tariffe protezionistiche = aumentano i dazi doganali. Contemporaneamente espansione vs i
paesi extraeuropei  Africa, territorio vergine dal punto di vista di sviluppo, mondo
sconosciuto agli europei.
- II riv. Industriale: qual è la differenza tra prima e seconda riv. (non si può parlare proprio di II
rivoluzione ma di un processo di velocizzazione). Progresso tecnologico e meccanico.

DIFFERENZE PRIMA E SECONDA RIV:


1- Dove e quando? – second camers (?) Germania, Stati uniti e Giappone (rivoluzione megi che
innesca sul piano economico un bho).
2- Caratteristiche: -- settori: industria pesante, trasporti, banche di deposito che divengono
banche fisse; rapporto organico tra politica, finanza e mondo produttivo. Nasce il
modernismo inteso oggi giorno, una produzione che si complica con la stretta dei rapporti
con la politica ecc. si affermano i cartelli ecc, società di massa, taylorismo ecc.
3- Alcuni storici hanno individuato in questi tempi l’inizio dell’età contemporanea.

1875 come data secca è la data che ci ricorda un altro aspetto importante di quel periodo. Nasce un
partito: sociale democrazia tedesca ESPEDE (SPD).
1889 periodo di consolidamento dei partiti socialisti, nasce in Italia nel 1892, vuol dire che il
movimento operaio diviene un protagonista del processo storico, gli operai sono un po’ più colti del
periodo precedente.

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Conquista imperiale, movimento operaio, tutte queste tensioni sfociano nella data culminante del
1914  inizio del 900’. Data periodizzante in senso proprio, dopo la quale niente è più come prima,
serie di nodi che vengono al pettine. Rottura profonda, perché la I GM?
- Guerra totale
- Categoria che però si attaglia meglio alla II GM, bombardamenti sui civili nelle II, = simbolo
della guerra totale. Confine che si era tenuto netto nella I°.
- Guerra tendenzialmente mondiale. Muoiono un numero impressionante di individui oltre i 6
milioni, influisce anche sul paesaggio che cambia i connotati ad alcune zone, spazza via
intere generazioni. Es ragazzi del 99’. Guerra che inaugura la società di massa. Non è un caso
che il suffragio universale maschile venga concesso in quasi tutti i paesi. Quando i soldati
combattono, sono doveri che implicano dei diritti. Nascono nel dopoguerra dei totalitarismi.
- Cambia i connotati dell’economia, politica e cultura.
- Cambia il look delle donne. Accorciano i vestiti, cambiano le pettinature.
- La comunicazione aumenta. Lettere di guerra, per l’Italia la guerra diviene un luogo di
condivisione di condizioni terribili, dove i dialetti si incontrano, si fondano e dove il processo
di nazionalizzazione compie un processo in avanti.

1914 - 1945 = Guerra civile europea, nascono i totalitarismi


1945 – 1973 = Crescita economica e del benessere, aumenta la qualità della vita, nasce la società dei
consumi, che coincide con la guerra fredda.
1973 - 1992 = periodo chiamato la Frana, che porterà poi al crollo del muro di Berlino.

3/03

RIVOLUZIONE: inizialmente  rotazione dei pianeti sull’asse terrestre, per individuare la ciclicità
della storia. Da dopo la riv. Francese cambia denotazione.
1. termine usato dopo le scoperte di Copernico (revolutio: movimento circolare dei pianeti,
ritorna al punto di partenza).
2. prima della RF: “rivoluzione” intesa come ritorno dell’antica autorità legittima
3. contro l’ordine costituito: “ribellioni” o “rivolte”. Rivoluzione inglese del ‘600 e guerra
civile: per Oliver Cromwell è una inevitabile “rivoluzione di Dio”, per i suoi nemici una
Great Rebellion.
4. Rivoluzione americana: i coloni sono definiti dagli inglesi “insurgents” (ribelli). Per gli
inglesi i coloni non sono dei rivoluzionari, ma sei ribelli che si appunto ribellano al
potere. Accoppiare quindi in termine rivoluzione alla riforma.
5. rivoluzione come mutamento, riforma come cambiamento (religioso o intervento dall’alto
dell’autorità: sovrani illuminati del ‘700). Cosa cambia? Il programma, lotta non solo
verso il re ma verso qualcosa di più generale. Mutamento radicale, rapido, non si fanno
prigionieri.
Luigi XVI alla notizia della presa della Bastiglia il 14 luglio 1789 chiede al suo consigliere: “è una
rivolta?”; “No, sire, è una rivoluzione”
- RF: volontà di instaurare un nuovo ordine, considerato un progresso rispetto al passato, un
mutamento radicale della società, rapido e spesso violento, attuato da un soggetto collettivo
- movimento, popolo, partito - che si impadronisce del potere statale.

Una rivoluzione non dipende dalla sua durata: “les trois glorieuses journées” luglio 1830;
“i dieci giorni che sconvolsero il mondo” (John Reed, Riv. Ottobre).
Una rivoluzione al potere la troviamo nel calendario della rivoluzione, l’idea di poter controllare il
tempo, l’idea di controllare politicamente il tempo.
Movimenti politici che si autodefinirono “rivoluzionari”: Risorgimento

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movimenti reazionari che si autodefinirono rivoluzionari: fascismo italiano
Per sottolineare il mutamento rivoluzionario ricorso a simboli e atti simbolici di una nuova era:

- calendario: controllo sociale del tempo da parte del potere. Dai faraoni egiziani (epoche
secondo le dinastie) al 46 a.C. calendario giuliano; 1582 calendario gregoriano; 1793
calendario rivoluzionario (abolito nel 1806); marcia su Roma inizio dell’era fascista (E.F.)
- affermazione della memoria pubblica coi musei nazionali (Louvre 1791)
- feste: albero della libertà 1791; 1932 decennale e mostra Rivoluzione fascista
Varie tipologie rivoluzionarie:
La rivoluzione porta alla creazione di strutture, feste, cerimonie:
- urbane in Occidente (moti 1848), rurali del 900, liberal-borghesi nel 1789 e 1848 (con
connotati democratici), socialiste e comuniste (Russia, Cina, Cuba)
- rivoluzioni dall’alto, es. Giappone dell’epoca Meiji: abolizione del feudalesimo da parte di
élite autoritaria (modernizzazione conservatrice).
- Contenuto: liberare, borghese, di popolo ecc.

Questa lunga età delle rivoluzioni (anche titolo di Hobsbawm) vede la rottura per poi comprendere
ciò che apporta successivamente.
1. Fondamenti dell’età contemporanea: principi democratici del 1789 (Rivoluzione
francese) e modo di produzione industriale capitalistico, affermatosi in Inghilterra in quel
periodo (Rivoluzione industriale)
2. Rivoluzione francese e Rivoluzione industriale: due eventi indipendenti tra loro, che
sommano i loro effetti (vulcano con due crateri: Hobsbawm)
3. Rivoluzioni? furono percepite come tali dai contemporanei e non perché lo diciamo noi
oggi.
4. Continuità e rotture: lo Stato è sempre identificato col sovrano, ma…
5. … riceve legittimazione dalla volontà popolare, dalla nazione, non da Dio
6. Rottura rispetto all’ancien régime

Rivoluzione industriale
- termine adottato in Francia negli anni 20 dell’800, in analogia con la RF
- passaggio rapido dalla produzione manifatturiera alla fabbrica capitalistica, dove si
concentrano operai e macchine mosse da una nuova fonte di energia (vapore) che sostituisce
le precedenti (umana e animale, vento, acqua).
- Inghilterra nella seconda metà del ‘700, in forme diverse dal successivo sviluppo
economico: II Rivoluzione industriale (metà 800) in altri paesi europei e USA.
- iniziativa privata; manodopera non qualificata (differenza dalla II: intervento di Stato e
banche finanziatrici, industria pesante).
- diffusione a macchia di leopardo: impianti produttivi vicini alle fonti di energia (corsi
d’acqua), persistono le manifatture di vecchio tipo: artigianato, lavoro a domicilio, piccola
impresa.
Charles Dickens, Hard times, 1854  qui vediamo lo scrittore che racconta come viene vissuto e
percepito lo stile di vita dei lavoratori di Manchester, ribattezzata come Coketown.

Rivoluzione industriale: perché proprio in Inghilterra e proprio allora?


Aumento delle produzioni nelle campagne, mentre i piccoli coltivatori si vedono costretti ad
abbandonare i campi per andare a lavorare in città. Metà ‘700 recinzioni (enclosures) delle terre
comunitarie, che passano a grandi proprietari che vi investono capitali: aumento della produzione,
che alimenta la popolazione non agricola; i piccoli coltivatori abbandonano la campagna per lavorare
in città nelle industrie.

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Aumento della produttività dei terreni: accumulazione capitali, da investire in altri settori

Rapporto causa-effetto tra rivoluzione agraria e rivoluzione industriale?


La prima già avviata nel ‘700: fenomeni che interagiscono tra di loro
innovazione tecnologica (anche in Francia), all’inizio modesta: learning by doing.

Ruolo dello Stato (dazi su import tessuti di cotone dall’India, controllata dal 1763 della Compagnia
delle Indie orientali, che distrugge l’economia del paese, ora mercato dove collocare i prodotti
inglesi) tipica manovra che poi verrà sconfessata dai partiti liberisti, ma che in realtà salvò il periodo
economico.
L’india diventa da punto di esporto a punto di importo di materie prime. Vuol dire che se dapprima il
mercato volgeva nel vendere i beni indiani nel mercato inglese, in quel momento si dive la necessità
di fare il contrario.
Nesso tra industrializzazione e politica imperialistica: Inghilterra domina il commercio marittimo,
controlla vaste colonie
Ruolo della Rivoluzione americana e della schiavitù in Usa del sud (piantagioni cotone).

Vera rivoluzione, non graduale processo di sviluppo:


Rottura vecchio modo di produzione: centralità della fabbrica e della macchina, divisione del
lavoro. Uno dei primi provvedimenti è quello di vietare le associazioni, in particolar modo di quelle
operarie. Per evitare il mercato della libera concorrenza.
Vietate le associazioni operaie - principio della libera concorrenza: Combination Acts (1799)
influenzato tutto il sistema economico e sociale: aumenta il divario tra ricchi e poveri, nasce una
nuova figura sociale: classe operaia. Interessa tutto il sistema economico e anche ovv politico e
sociale.
Classe operaia: termine appare in Inghilterra e Francia post 1815, sostituendo “classe lavoratrice”:
“classe” sociale e non “ceto”, definita sulla base della collocazione nel processo produttivo, mobile.
Appare in Ing. E in Francia come classe lavoratrice e classe pericolosa.
Classe operaia inglese composita: proletariato di fabbrica, artigiani, lavoranti a domicilio, lavoratori
agricoli proletarizzati, donne (a fine 800, 56% nel settore cotoniero).
Perdita di autonomia rispetto ai detentori degli strumenti di produzione, abbandono alle fluttuazioni
del mercato del lavoro, minaccia della disoccupazione, prima coscienza di classe

Le condizioni della classe operaia nel corso delll’800: migliorano o peggiorano?


Reazione: luddismo (leggendario tessitore Ned Ludd) – dal 1811
Distruzione delle macchine, causa della disoccupazione e della diminuzione dei salari diffuso nelle
aree industriali e agricole: rifiuto dell’economia liberista in nome della “economia morale” -
nell’ancien régime aveva regolato il mercato in nome di una concezione popolare del benessere
comune (beni comuni, usi civici).

Rivoluzione francese:
Perché importante?
- Ha dato le basi per tutte le diverse altre rivoluzioni. Importante per i marxisti e H. crea un
nuovo ordine sociale, processo più lungo. Ma è anche una rivoluzione liberale, pre fase del
terrore, quella dove vi è ancora il re e non è stato decapitato.
- modello per le rivoluzioni nazionali dell’800 e di alcune del ‘900 (1917)
- ampliamento degli attori politici
- a ciascuno la sua rivoluzione (diverse interpretazioni/forte pressione ideologica):
marxisti: trionfo della borghesia capitalistica (Hobsbawm), fase necessaria di passaggio verso un
futuro nuovo ordine sociale

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liberali: esaltazione della fase moderata 1789-92
- Repubblicani e socialisti: esaltazione della fase giacobina 1792-94
Rimane in testa, è un elemento forte.

Valore periodizzante della Rivoluzione francese:

 affermazione dei diritti civili (opinione, stampa, culto): Dichiarazione dei diritti dell’uomo e
del cittadino (1789)
 idea di nazione e di Stato, fondato sulle costituzioni, la separazione dei poteri, la
rappresentanza dei cittadini
 delinearsi di una concezione laica dello Stato e della società (secolarizzazione)
 formazione di un’opinione pubblica (diffusione della stampa politica) e di associazioni che
anticipano i partiti moderni
 Conseguenze economico-sociali: abolizione del sistema feudale, confermata dai codici
napoleonici - fine dell’ancien régime (termine coniato nel 1789)

Secolarizzazione: progressiva separazione che non è necessariamente conflittuale tra Stato e Chiesa.
Monarchia assoluta: il potere del re è di origine divina (sacralità di origine medievale, poteri
taumaturgici: guarisce dalla scrofola: Bloch 1924).
Società divisa in ordini/stati: aristocrazia, clero e terzo stato; i primi due godono dei privilegi fiscali
e possono accedere alle cariche più alte, anche militari; nel terzo (più numeroso) commercianti,
professionisti, artigiani, piccoli proprietari: la borghesia
molla sociale ed economica: problemi finanziari del regno di Luigi XVI; profondo malcontento per
le forti disuguaglianze + aumento dei prezzi dei generi alimentari + esplosione demografica;
convocazione degli Stati generali (no dal 1614)
Terzo stato chiede, con i cahiers de doléances (ill.) il voto per testa e non più per ordine.
Resistenza del re e proclamazione (con nobili liberali e basso clero) dell’Assemblea costituente (9
luglio), divisa tra destra e sinistra a seconda del posto occupato (associazioni e club)
Obiettivo diventa politico: uguaglianza giuridica

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.


Assemblea Nazionale, 26 agosto 1789
Preambolo
I rappresentanti del Popolo francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che
l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche
e dalla corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti
naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a
tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri (..)
affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili,
abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti.
In conseguenza, l'Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici
dell'Essere Supremo, i seguenti:
Art. 1 - Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non
possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2 - Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili
dell'uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.
Art. 3 - Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o
individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa.

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Art. 4 - La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti
naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il
godimento di quegli stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla Legge
Art. 6 - La Legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere,
personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve quindi essere
uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono
ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e
senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti
Art. 11 - La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è un diritto de’ più preziosi per
l'uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere
dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.

1776  Congresso di Philadelphia = indipendenza a Usa  Costituzione poi emanata nel 1777 nella
quale si proclamano i diritti dell’uomo che rientravano in quella francese  Di stampo liberale =
perché si liberano da qualcosa, si liberano dal fare qualcosa.

Fase moderata 1789-92: principali provvedimenti:


 misure per fronteggiare la crisi finanziaria: espropriazione e messa all’asta dei beni
ecclesiastici (assegnati: titoli emessi dallo Stato per diminuire il debito pubblico):enorme
ricavato, redistribuzione della proprietà terriera (vendita dei beni dei nobili): il 18% circa del
territorio francese cambia di proprietà
 legge Le Chapelier 1791: vietate corporazioni e associazioni di lavoratori (ribadito nel Code
civil 1804)
 Costituzione civile del clero (1790): sacerdoti sono dipendenti dello stato, devono giurare
sulla Costituzione (condanna di Pio VI e dei “refrattari”, accettazione del basso clero, i cd
“costituzionali”)
 1791: diritti civili estesi agli ebrei: emancipazione (imposta in Europa da Napoleone)
 1791: abolizione della schiavitù nella colonia di Haiti post rivolta (in Usa abolita solo nel
1863!)
RF e la guerra – le varie anime:
- Club dei giacobini (radicali: dal convento domenicano, jacobins): egemone post fuga/arresto
del re a metà 1791 (col sostegno austriaco: imperatore era fratello della regina Maria
Antonietta).
- mobilitazione delle forze popolari dalla provincia: La marsigliese (diviene inno nazionale ai
tempi della III Repubblica, come simbolo del riscatto necessario post sconfitta di Sedan del
1870)
- sanculotti (pantaloni lunghi e non al ginocchio come le culottes di nobili e borghesi):
artigiani, piccoli commercianti, facchini, servitori e salariati; chiedono un calmiere dei prezzi
dei generi di prima necessità e rappresentanza politica.
- 1793 gennaio: re deposto e ghigliottinato: choc per l’Europa
- L’Assemblea nazionale diviene Convenzione nazionale, eletta a suffragio universale
maschile, proclama la Repubblica (egemonia giacobina: Robespierre, Danton, Marat e Saint-
Just)
La seconda fase della RF: Terrore (estate 1793-estate 1794)
- guerra contro coalizione antifrancese: leva obbligatoria (insurrezione contadini della Vandea
sobillati da nobili, preti refrattari, emissari inglesi)
- razione dei montagnardi (ala radicale): formazione di un regime dittatoriale, Comitato di
salute pubblica (Robespierre).

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- misure sociali e politiche: calmiere sui prezzi dei generi alimentari; Costituzione 1793 (cfr.
slide).
- Tribunale rivoluzionario e ghigliottina (1794 Maria Antonietta; abolita nel 1981 dal governo
Mitterrand).
- scristianizzazione promossa dai cordiglieri (chiusura delle chiese e culto della Dea ragione)

Costituzione 1793. Dichiarazione dei diritti e del cittadino:


Il popolo francese, convinto che l’oblio e il disprezzo dei diritti naturali dell’uomo sono le sole cause
delle sventure del mondo, ha deciso di esporre in una dichiarazione solenne questi diritti sacri e
inalienabili, affinché tutti i cittadini potendo paragonare incessantemente gli atti del Governo con il
fine di ogni istituzione sociale, non si lascino opprimere ed avvilire dalla tirannia, affinché il
popolo abbia sempre davanti agli occhi le basi della sua libertà e della sua felicità, il magistrato la
regola dei suoi doveri, il legislatore l’oggetto della sua missione.
Art. 1. Lo scopo della società è la felicità comune.
Art. 2. I diritti sono l’uguaglianza, la libertà, la sicurezza, la proprietà.
Art. 4. La Legge è l’espressione libera e solenne della volontà generale; essa è la stessa per tutti, sia
che protegga, sia che punisca; può ordinare solo ciò che è giusto e utile alla società (…)
Art. 5. Tutti i cittadini sono ugualmente ammissibili agli impieghi pubblici. I popoli liberi non
conoscono altri motivi di preferenza nelle loro elezioni, che le virtù e le capacità.
Art. 6 - La libertà è il potere che appartiene all’uomo di fare tutto ciò che non nuoce ai diritti degli
altri; essa ha per principio la natura, per regola la giustizia, per salvaguardia la legge; il suo
limite morale è in questa massima: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te
Art. 7 - Il diritto di manifestare il proprio pensiero e le proprie opinioni, sia con la stampa sia in
tutt’altra maniera, il diritto di riunirsi in assemblea pacificamente, il libero esercizio dei culti, non
possono essere interdetti. La necessità di enunciare questi diritti presuppone o la presenza o il
ricordo recente del despotismo
Art. 21 – I soccorsi pubblici sono un debito sacro. La società deve la sussistenza ai cittadini
disgraziati, sia procurando loro del lavoro, sia assicurando i mezzi di esistenza a quelli che non sono
in età di poter lavorare.
Art. 22 – L’istruzione è il bisogno di tutti. La società deve favorire con tutto il suo potere i
progressi della ragione pubblica, e mettere l’istruzione alla portata di tutti i cittadini

Atto Costituzionale - Dello stato dei cittadini


Art. 4: Tutti gli uomini nati e domiciliati in Francia che abbiano compiuto i 21 anni di età;
tutti gli stranieri di 21 anni di età, residenti in Francia da più di un anno: vi lavorino, o
abbiano acquisito una proprietà, o sposato una francese, o adottato un bambino o preso
cura di un anziano; tutti gli stranieri che infine sarà giudicato dal corpo legislativo che
abbiano dei meriti verso l’umanità; sono ammessi all’esercizio dei diritti di cittadino
francese
IUS SOLI (già nel testo del 1791 – nozione di cittadinanza ampia e inclusiva)

La terza fase della RF 1794-1799:


- Termidoro 1794 (Robespierre ghigliottinato: aveva perso appoggio dei sanculotti)
- Abolizione calmiere dei prezzi, repressione congiura degli Eguali di Babeuf-Buonarroti, pace
con Prussia, ritorno all’ordine borghese.
Costituzione 1795
Dichiarazione dei diritti e dei doveri dell’uomo e del cittadino
Art. 1 – I diritti dell’uomo in società sono la libertà, l’eguaglianza, la sicurezza, la proprietà.
Art. 3 – L’eguaglianza consiste nel fatto che la legge è eguale per tutti, sia che protegga, sia che
punisca. L’eguaglianza non ammette alcuna distinzione di nascita, alcuna ereditarietà di poteri

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Art. 5 – La proprietà è il diritto di godere e di disporre dei propri beni e rendite, del frutto del proprio
lavoro e della propria attività.
Art. 6 – La legge è la volontà generale, espressa dalla maggioranza dei cittadini, o dei loro
rappresentanti.
Art. 15 – Ogni uomo (…) non può vendersi né essere venduto: la sua persona non è una
proprietà alienabile.
Art. 17 – La sovranità risiede essenzialmente nell’universalità dei cittadini
Art. 20 – Ogni cittadino ha un uguale diritto di concorrere, immediatamente o mediatamente, alla
formazione della legge, alla nomina dei rappresentanti del popolo e dei pubblici funzionari.
 ridotta la nozione di cittadinanza (censo; no suffragio universale); requisito dell’alfabetismo
e del mestiere; sistema bicamerale (Consiglio dei 500 e Consiglio degli anziani) e Direttorio
(5 membri).
TAPPE - Con la vittoria inglese e la sconfitta di Napoleone a Abukir in Egitto + il colpo di Stato il
18 brumaio (9.11.1799) + nuova Costituzione: ridimensionato il potere legislativo. Il Direttorio
emanò un governo di 3 consoli per 10 anni (primo console Napoleone: promulga le leggi e nomina
alte cariche dello Stato); nel medesimo anno i consoli definirono sacri i diritti di uguaglianza, libertà
e proprietà. Ma con il plebiscito del 1802 Napoleone divenne console a vita e 2 anni dopo
imperatore. 1804 Napoleone I cerimonia officiata da Pio VII, ma si pone da solo la corona: gesto
simbolico. Da qui inizia l’età napoleonica che porterà ad un nuovo ridimensionamento dei confini e
della carta geografica stabilita pochi anni prima.
Le guerre napoleoniche: le più sanguinose combattute in età contemporanea fino al 1914.
 Concordato 1801: Cattolicesimo è la religione professata dalla “maggioranza dei francesi”:
Chiesa riconosce un potere di origine rivoluzionaria
 Codice civile 1804: Delinea una società borghese: uguaglianza giuridica, diritto privato
(proprietà), libertà di impresa, laicità dello stato, matrimonio civile e divorzio: famiglia è
cardine dell’ordine sociale; dall’uomo, marito e padre, dipendono le scelte di vita e
patrimoniali (donna “maritata” non può compiere atti giuridici senza consenso del coniuge).
 1805 Regno d’Italia (Lombardia, Veneto, Emilia).
 1807 fratello Gerolamo sul trono di Westfalia: Confederazione del Reno, fine Sacro
Romano Impero.
 1810 annessione di Piemonte, Toscana, Roma, Istria e parte Dalmazia, Olanda:
o politica tradizionale dinastica anche se poi sarà costretto all’abdicazione.
o Matrimonio con la figlia dell’imperatore (scontro con Spagna)
o Ducato Lucca alla sorella Elisa Baciocchi; Regno di Napoli al fratello Giuseppe e nel
1818 a Gioacchino Murat (Giuseppe re spagnolo).
 1814 campagna di Russia (fallimento) e occupazione Parigi: abdicazione in favore di Luigi
XVIII, fratello di Luigi XVI.
 1815: durante il congresso di Vienna, Napoleone fugge dall’Elba; sconfitta di Waterloo,
esilio a S. Elena (morte 1821: ode di Manzoni)

Rappresentò una fonte d’ispirazione in molti Stati vicini (tra cui l’Italia) e dell’America del Sud:
- Esportazione dei princìpi liberal-borghesi della Rivoluzione Francese: influenza anche i
nemici, es. Costituzione di Cadice 1812 (monarchia costituzionale)
- Favorì nel Regno di Napoli l’abolizione della feudalità
- Istituzioni di alta cultura (École normale di Parigi, succursale nel 1810 a Pisa)
- Stato accentrato retto da burocrazia qualificata: figura chiave del prefetto (eredità nei paesi
annessi).

Età della Restaurazione:

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Con la fine dell’Impero Napoleonico, si vide necessario ristabilire un ordine ed infatti tra il 1814/15,
si tennero a Vienna una serie di riunioni in cui i principi degli Stati europei (più potenti) discutevano
delle politiche da dover adottare dopo 20 anni di continui cambiamenti. I veri protagonisti furono
l’Inghilterra, la Russia, l’Austria e la Prussia, cioè gli stati che si coalizzarono per impedire
a Napoleone di divenire il padrone assoluto del continente.
L’operato del Congresso di Vienna riuscì a costituire un sistema stabile in quanto rappresentava le
esigenze delle varie potenze, pur conservando quelle riforme innovatrici come: il codice
napoleonico. Infatti, a parte la guerra di Crimea del 1854, non vi furono conflitti che coinvolsero più
di due potenze tra il 1815 ed il 1914. 

Liberalismo vs Liberismo

Il liberalismo è un movimento democratico, emerso nel 1848. Il pensiero liberista è un’emanazione


in campo economico della dottrina politica liberale. Questa, maturata nel corso del Seicento in
Inghilterra e in Olanda, si afferma in un periodo in cui la borghesia, svincolatasi dalle ingerenze di
Stato, corporazioni e Chiesa, è libera e risoluta a perseguire i propri interessi.
Sotto l’influsso dei fisiocratici francesi (seguaci di una dottrina economica sviluppatasi in Francia
nella seconda metà del XVIII° secolo a difesa dell’agricoltura, considerata come unica fonte di
ricchezza), il liberismo intende ridurre al minimo l’ingerenza statale nelle attività economiche.
Compito dello Stato è assicurare a tutti i cittadini la possibilità di affermarsi, rimuovendo ogni
ostacolo che impedisca il raggiungimento di questo obbiettivo (per esempio, evitando la formazione
di oligopoli e monopoli, cioè la concentrazione, in un determinato settore, di tutti i poteri in poche
mani). Quindi, lo Stato deve emanare leggi atte a incrementare gli scambi e inoltre creare
infrastrutture (ponti, strade, ferrovie) per agevolare il flusso commerciale.

Evoluzione storica:
Diffusosi largamente in Europa e negli Stati Uniti nel corso dell’Ottocento, negli ultimi decenni di
quel secolo il liberismo fu limitato da interventi protezionistici; in alcune nazioni per favorire una
tardiva industrializzazione, in altre per l’avvento del colonialismo e quindi per l’instaurarsi di un
rapporto preferenziale tra colonia e madrepatria.

- Socialismo, che identifica liberalismo e borghesia


- Il borghese afferma i suoi diritti fondati sulla ricchezza e sull’istruzione: censo e capacità
culturali sono requisiti indispensabili per votare, e li avevano in pochi.
- anche nella patria del liberalismo e della democrazia, gli USA, la libertà di alcuni conviveva
con la schiavitù di altri: essere proprietari di schiavi dava la qualità di elettori.
- Liberalismo da rivoluzionario (quando aveva lottato contro il vecchio ordine) a moderato
(difende le conquiste e diventa conservatore rispetto alle forze nuove)
- Le aporie del liberalismo emergono nel 1848 e, con l’emergere della società di massa, negli
anni 70: paura di una rivoluzione socialista suscitata dalla Comune di Parigi
- Le borghesie europee (al potere) si arroccano su posizioni conservatrici

1848
 Cesura nel lungo ‘800: nonostante il fallimento di molte rivoluzioni, punto di non ritorno.
 Rivoluzione, non moti: indipendenza + nazionalismo “buono”.
 Emergere del “popolo”, della componente democratica.
 Simultaneità e ampiezza (poi non più fino al 1968).

CRONOLOGIA ESSENZIALE:

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1- Inizia a Palermo, ma baricentro è Parigi.
2- II Repubblica (repubblicani, democratici, socialisti): suffragio universale, giornata di lavoro
di 10 ore, ateliers nationaux, che allarmano i moderati.
3- Insufficienti legami con le zone rurali: l’aumento delle imposte dirette alienò il consenso.
4- Elezioni di aprile e sconfitta della sinistra socialista.
5- Giugno 1848: repressione di Cavaignac.
6- Ascesa di Luigi Napoleone e la politica repressiva.
7- Intervento militare contro la Repubblica romana.
8- 1850 si torna a suffragio censitario.

Marx-Engels, Manifesto del partito comunista, febbraio 1848


- scritto mentre scoppiano i moti rivoluzionari a Parigi e in Europa
- l’esperienza della RI inglese è tradotta in una teoria generale della coscienza di classe del
proletariato e del suo ruolo nell’abbattimento del sistema capitalistico.
- 1789: rivoluzione borghese che aveva inaugurato l’epoca del capitalismo moderno, dopo
quella del feudalesimo.
- L’analisi dei rapporti sociali di produzione è premessa all’idea di rivoluzione politica,
economica e sociale, che ha bisogno di un processo di lunga durata
- il mutamento sociale avviene in modo quasi “necessario” - frutto delle contraddizioni interne
al modo di produzione capitalistico, che crollerà da solo – o richiede l’azione rivoluzionaria
del movimento operaio organizzato?
- dibattito interno al marxismo: la socialdemocrazia tedesca (revisionismo di Eduard Bernstein,
1899) propende per un’azione lenta e pacifica del partito operaio, perché le trasformazioni del
sistema economico, sociale e politico imbrigliano la lotta di classe)

Fenomeni Di Massa (Nelle Citta’):


- povertà: sradicamento da cultura di origine (immigrati, disoccupati, contadini inurbati,
minoranze etniche, artigiani che perdono lavoro)
- delinquenza e criminalità, malattie
- analisi scientifica, sociale, culturale: E. Sue, Misteri di Parigi, 1843; Balzac, Commedia
umana, 1842; V. Hugo, I miserabili 1862, ecc.

Parigi del II Impero (1852-1870): l’architetto Hausmann sventra i quartieri della vecchia città
medievale per costruire i boulevards:
- miglior controllo della polizia in caso di rivolte
ITALIA:

• a Palermo mobilitati gli strati poveri: costituzione su modello del 1830, autonomia Sicilia
• Costituzioni: Toscana, Piemonte (Statuto Albertino) e Stati pontifici
• Venezia (Repubblica) e Milano si ribellano all’Austria
• Carlo Alberto e I guerra d’indipendenza: Curtatone e Montanara; Goito; sconfitta di Custoza
• Una guerra democratica per l’indipendenza, ma divisione tra Cattaneo e Mazzini
• Piemonte: vuole un’espansione in alta Italia
• la partecipazione degli altri Stati italiani ne fa una guerra federale, restituendo attualità al
progetto neoguelfo di Vincenzo Gioberti
• repressione aspra fuorché in Piemonte: punto di riferimento per i patrioti
• Repubblica Romana: Saffi, Armellini, Mazzini: Costituzione avanzata e riforma agraria.
• Toscana triumvirato Montanelli, Mazzoni e Guerrazzi
• Gioberti al governo e la ripresa della guerra

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Questione Nazionale Germania E Impero Asburgico:
• marzo 1848 a Berlino Assemblea costituente a suffragio universale; le posizioni dei liberali
moderati permettono al re di ristabilire l’ordine
• Assemblea si riunisce a Francoforte: due soluzioni - grande tedesca e piccolo tedesca (con o
senza Austria); corona offerta a Federico Guglielmo IV, che rifiuta
• nazionalismo tedesco conflittuale con quello di altri popoli
• diffusione dei moti a Vienna, Budapest, Milano e Venezia…
• Ungheria e Boemia, Moravia, Slovacchia: abolizione dei vincoli feudali e governo autonomo
• l’indipendentismo slavo non si salda con quello ungherese: problema che continua ad
attanagliare l’impero asburgico

Statuto albertino - 4 marzo 1848


carta octryée: concessa dal sovrano (come 1814 in Francia)
- da considerare insieme al I editto sulla stampa (30.10.1847: abolita la censura ecclesiastica) e al II
editto (26.3.1848: elenco dei reati a mezzo stampa in base al cp sardo 1839)
- gerente responsabile
- possibilità di rettifiche
- libertà di manifestare il pensiero con “qualsivoglia artificio meccanico atto a riprodurre atti
figurativi”.
Unificazione italiana e tedesca a confronto: analogie e differenze:
- processi più o meno coevi
- tratti comuni sul lungo periodo (ritardo dell’industrializzazione, mancata rivoluzione agraria)
- ruolo di uno stato egemone (Piemonte e Prussia)
- situazione italiana è più divisa e meno autonoma: problema dominante è l’indipendenza
dall’Austria
- In Italia peso delle componenti democratiche e del movimento repubblicano e nazionale
(diviso): differenza dai liberal-moderati, ma nemico comune
- Confederazione tedesca: 39 stati diversi, di cui 35 governati in forma dinastica, presieduta
dall’Austria ma con crescente influenza della Prussia; solo lo Schleswig-Holstein è dominato
dalla Danimarca
- Post 1848: predominio delle forze dinastico-tradizionali: il sistema del voto a tre classi in
Prussia; solo in Piemonte si afferma regime parlamentare
- 1852: svolta liberale di Cavour; le leggi Siccardi (aboliti privilegi della Chiesa cattolica) –
atteggiamento favorevole in Francia e UK
- I1853-56: guerra di Crimea (Russia VS Impero ottomano sostenuto da UK, Francia,
Piemonte) – sconfitta russa: importanza dipolomatica
- 1858: accordi segreti di Plombières (Napoleone III-Cavour): guerra contro Austria, Italia
divisa in zone influenza (quadro poi cambia)
- guerra del 1859. Le vittorie di San Martino e Solferino - sollevazioni nei ducati, nelle
legazioni e in Toscana
- ritiro della Francia: armistizio di Villafranca e dimissioni di Cavour (a Piemonte Lombardia
ma non anche il Veneto
- I plebisciti e impresa dei Mille – ruolo di Garibaldi
- Sud: l’adesione dei ceti legittimisti al progetto Savoia è visto come male minore, ma
legittimismo cova sotto le ceneri: reazioni e brigantaggio, sconfitto con la legge Pica (1863)
- guerra del 1866 (Aspromonte e Mentana); Venezia italiana
- 1870: guerra franco-prussiana, post Sedan francesi non proteggono Pio IX; Porta Pia e Roma
capitale

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- Unificazione tedesca: influenza di quella italiana
- 1861 Bismarck; le guerre del 1864 e del 1866
- Confederazione del Nord (prevalenza Prussia)
- La principale differenza dei due stati: Italia centralismo e governo parlamentare; in Germania
federalismo (Bundesrat e Reichstag)

Oltre L’Europa:
• Impero britannico e guerre dell’oppio (1839-42; 1856-1860): per forzare l’isolamento della
Cina
• la rivolta Taiping (1851), temi millenaristici e religiosi (circa 20 milioni di vittime)
• scelta diversa del Giappone: fine isolamento 1853 rivoluzione Meiji 1868
• rivolta Sepoys (truppe indigene) in India (1857)
• processo di centralizzazione in Africa (fondamentalismo musulmano) interrotto da europei
• Impero ottomano: una modernizzazione difensiva (riforme del tanzimat 1839-76)
• 1848: prima crisi economica dopo la rivoluzione industriale (hungry forties)
• maggiore circolazione delle idee (ferrovie, telegrafo, stampa - opinione pubblica)
• Chi ne resta fuori: Grecia, Russia, Scandinavia, Spagna, Belgio, UK (cfr. slide)
• Parole chiave: Costituzione, operai, rivendicazioni sociali
• Unica conquista: abolizione della servitù della gleba (Russia 1861)

1848 In Europa:

A partire da Marzo del 48’ il moto rivoluzionario si estese in tutta l’Eu, partendo da Vienna, entro la
quale ministro interno Metternich dimettersi rifugiandosi all’estero, manovra che fu concessa dal
parlamento. La rivoluzione viennese fece presto il giro dell’Europa, tanto da far insorgere anche
Venezia e Milano. Il tutto iniziò con una grande rivolta effettuata da studenti e operai che fu subito
repressa in sangue.
In Ungheria le promesse della politica imperiale di concedere la costituzione e il parlamento non
bastarono a fermare la rivoluzione autonomista; infatti approfittando della crisi, creano una rottura
dei rapporti feudali nelle campagne così da interessare anche il voto dei contadini. Primo passo per
una piena indipendenza.
Praga seppur avanzò pretese simili le richieste ungheresi, fu subito bloccata. La piccola rivolta ì fornì
all’esercito un pretesto per assalire il governo che richiedeva l’autonomia, sopprimendo qualsiasi
altra rivolta.
In Prussia il movimento liberale democratico conobbe un declino importante perché la borghesia era
impaurita dalle sommosse operaie. La rivoluzione di Berlino portò inizialmente ad alcune
concessioni da parte di Federico Guglielmo IV. Ad aprile 1849 un’assemblea si riunì per offrire al re
la corona, egli rifiutò perché significava accettare la carica di un governo creato dal popolo. Si
andavano così spengendo gli ultimi moti rivoluzionari.
In marzo gli austriaci sconfissero i piemontesi. Le truppe romane schiacciarono le ultime resistenze
di Venezia e Ungheria. Il governo di Vienna chiese l’aiuto militare della Prussia, proprio per questo
si vide come la rivoluzione democratica ebbe un declino forte e radicale.
Le rivoluzioni del 48’ si erano conclusi con un fallimento, nessuno degli esperimenti democratici
aveva retto all’ondata restauratrice. I vecchi sovrani erano tornati nei loro troni eccetto per la
Francia. Sostanziale staticità, anche se si stava muovendo comunque qualcosa nella società: la
borghesia e le classi proletarie.
Nel ventennio successivo al 48’, la borghesia conobbe un’ascesa importante, perché nonostante fosse
ancora sacrificata dalla distribuzione del potere e viziata dalla struttura gerarchica cetuale, riuscì a far

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presente la loro idea: individualismo, concorrenza, innovazione tecnica. I rappresentati del ceto erano
molteplici, dovuti al fatto che la borghesia comprendeva un vasto numero di ruoli e posizioni =
piccolo imprenditore – banchiere. Accanto a loro vi era anche la borghesia più tradizionale =
possesso delle terre e che esercitava le professioni più alte come avvocati, medici e ingegneri. In
generale la borghesia rappresenta quella classe economica che si afferma socialmente grazie al
proprio reddito e capitale:
- Commerciante
- Artigiano
- Mercante
- Avvocato, medico ecc.
- Piccolo/medio imprenditore
La loro forza si sostanzia nella capacità di affrontare un mercato in espansione. A metà 800 vi fu una
crisi del mercato tradizionale che portò coloro che non riuscirono ad adeguarsi a scomparire.
L’affermazione della borghesia e la continua crescita del proletariato andarono di pari passo alla
costruzione dei grandi centri urbani. Si va a delineare un grande processo storico: l’urbanesimo 
maggior parte della popolazione delle nazioni sviluppate si trasferirono dalla campagna alla città.
Inghilterra: Manchester, Londra e Liverpool.
Germania: solo inizio 900.
Francia: 30 anni dopo.
Nonostante questo fenomeno, il mono contadino rappresentava ancora la forza lavoro più redditizia.
Es toscana con i mezzadri.
La Gran Bretagna  popolazione agricola formata da contadini salariati rappresenta un caso isolato,
come un caso limite era conosciuto dalla Russia e con i servi della gleba (medioevale) liberati solo
nel 1861.
Francia aumento dalla proprietà contadina continuò a manifestarsi per tutto l’800, 4 milioni di
contadini erano proprietari terrieri.
Instabilità tra campagna e città: il social change attirò l’attenzione di molti studiosi che portò vari
strati dell’opinione pubblica a contrapporre il benessere della città al benestare delle campagne.
Quadre idilliaco della campagna con sentimento di appartenenza al villaggio in contrapposizione alla
visione operaia. Contro la relazione meccanicista tra conflitto sociale e ambiente urbano Eric J.
Hobsbawm e George Rudè pubblicarono nel 1968 Captain Swing, schierandosi fortemente contro
l’assioma del conflitto sociale come paradigma esclusivo del mondo urbanizzato.
Nel volume gli storici descrivevano la sommossa dei braccianti agricoli inglesi del 1830
sottolineando la novità di questo tipo di studi nell’ambito della ricerca sulle classi subalterne

Rivolta E Conflitto Sociale In Europa, Taccetti

Terminologia:
conflitto vs pretesto.
Le azioni conflittuali tra 2 soggetti che si vengono a creare quando uno dei 2 avanza prete sull’altro,
creando discordia. Si parla di gruppi sociali.
1+2 = rivoluzione  duplice rivoluzione, seguendo le direttive di Hosbow
1- Urbanizzazione
2- Massicci spostamenti vs la civiltà

1845- Hengels, uno dei suoi primi scritti giovanili evidenziava come la rivoluzione industriale aveva
peggiorato la vita degli operai. Più tasso di mortalità: ipertosse, scarlattina= 4 volte maggiori nella
città che nelle campagne.
In questa cornice la città viene definita da Marx in relazione agli antagonisti di classe.
FRANCIA 1848  Stato politico, insurrezione che portò alla Repubblica.

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In quell’anno si verificò una grave malattia dei tuberi, rappresentava un alimento fondamentale nella
dieta francese e di conseguenza creò diversi scompensi, difatti molti morirono per fame. Si andò a
sviluppare un movimento di rivoluzione molto compatto che colpì diversi paesi come l’Irlanda, la
Germania e anche l’Italia. La lotta fra proletariato urbano e borghesia divenne forte (focus su Francia
e Germania) formando i sindacati.
1848 centro d’irradiazione = Francia con il re Luigi Filippo d’Orléans non aveva un regime
particolarmente forte, in quanto aveva adottato una politica ultra moderata e si andò a realizzare un
gruppo di democratici e socialisti. I democratici richiedevano il suffragio universale maschile in
quanto essendo pochi in parlamento cercarono assenso nella popolazione. Adottare dei banchetti.
Non accettabile. La guerra nazionale era stata impiegata più volte, successivo intervento
dell’esercito. Dopo 2 giorni di barricata, gli insorti divennero i possessori della città- Luigi se ne
andò e la sera stessa si formò un’assemblea per garantire un governo provvisorio. Inclusione di 2
operai nel governo. Già alla fine di Febbraio, aveva stabilito le 11 ore max di lavoro (diritto).
Gli operai impegnati in queste fabbriche erano dentro l’assetto popolare. Il mercato della
manodopera vide entrare lo Stato. I vincitori, grazie al vuoto delle campagne
Negli anni pre-rivoluzionari sommosse popolari scoppiarono in quasi tutti i paesi europei.
In Germania, all’inizio della primavera del 1847, in alcune città si ebbero azioni spontanee delle
masse popolari. Particolarmente gravi furono le agitazioni nella capitale della Prussia, Berlino, dove
il popolo affamato scese in piazza protestando contro il caroviveri e l’indifferenza delle autorità per i
bisogni del popolo. Alcune botteghe furono saccheggiate e furono rotti i vetri del palazzo dell’erede
al trono.
Ma fu in Francia che scoppiò la vera e propria protesta, iniziando nel 1847 fu contrassegnato da
numerose agitazioni popolari scoppiate quasi ovunque, principalmente sotto forma di agitazioni
annonarie: i poveri delle città e delle campagne assalivano i depositi di grano e le botteghe degli
speculatori. Si ebbe inoltre un ampio movimento di scioperi e il governo prese duri provvedimenti
contro coloro che partecipavano ai moti.
Sulla base dell’inasprimento delle contraddizioni di classe si ebbe uno slancio dello spirito
rivoluzionario del proletariato. Nello stesso tempo si andava rafforzando l’opposizione della piccola
e della media borghesia, e in alcuni paesi, come la Francia, anche di parte della grande borghesia
industriale, scontenta del dominio dell’aristocrazia finanziaria.

- La situa politica:
Nell’estate del 1847 i circoli d'opposizione della borghesia francese dettero inizio alla “campagna
dei banchetti”. Nei banchetti vennero tenuti discorsi di critica della politica governativa.
L’iniziativa di questa campagna proveniva dal partito liberale moderato, di “opposizione dinastica”.
Questo partito non andava oltre la rivendicazione di una riforma elettorale parziale mediante la quale
i liberal-borghesi contavano di rafforzare la posizione scossa della dinastia regnante. Cioè in sostanza
volevano le riforme per scongiurare la rivoluzione.
Ma nonostante gli sforzi dell’“opposizione dinastica”, i banchetti per la riforma elettorale
cominciarono ad assumere pian piano un carattere più radicale.
All’inizio del 1848 scoppiò in Francia un moto rivoluzionario. Il 22 febbraio venne fissato a Parigi
un banchetto dei partigiani della Riforma parlamentare. Le autorità però proibirono il banchetto e
questo suscitò grande sdegno nelle masse. Una colonna di manifestanti, apri fila operai e studenti, si
diresse verso il palazzo dei Borboni, intenzionati a far dimettere il premier Guizot. Non essendo
riuscirono nell’intento ma distrussero tutto ciò che trovavano davanti. Le truppe inviate dal governo
verso sera riuscirono a disperdere i dimostranti; ma il mattino seguente la lotta armata per le strade di
Parigi ricominciò.
Spaventato dalla notizia che l’insurrezione diveniva sempre più violenta, il re Luigi Filippo licenziò
Guizot e nominò nuovi ministri considerati sostenitori della riforma.
Contrariamente a quanto i circoli dirigenti avevano previsto, queste concessioni non soddisfecero le

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masse popolari di Parigi. Gli scontri tra il popolo insorto e le truppe regie continuarono, anzi
s'intensificarono.
Nella notte l'insurrezione assunse un carattere più organizzato; guidavano il popolo insorto i soci
delle società rivoluzionarie segrete, per la maggior parte operai e piccoli artigiani.
Nel palazzo reale regnava il panico; su consiglio di persone di fiducia, Luigi Filippo abdicò in favore
del nipote, il conte di Parigi, e fuggì in Inghilterra.
L’abdicazione del re non arrestò lo sviluppo della rivoluzione. I combattimenti per le strade di Parigi
continuarono; il trono del re fu portato in strada e incendiato in piazza della Bastiglia tra le grida
esultanti di migliaia di persone.
L’alta borghesia continuava ad appoggiare la monarchia, spaventata dall’idea della “repubblica”, in
ricordo della dittatura giacobina e del terrore rivoluzionario degli anni 1793-1794.
Fu creato un governo provvisorio. Nel governo entrarono repubblicani borghesi di destra, di sinistra
e anche due socialisti piccolo-borghesi. Capo del governo divenne il ministro degli esteri, il famoso
storico e poeta Lamartine, borghese repubblicano di destra.
In sostanza il governo provvisorio era un compromesso tra le diverse classi che insieme avevano
abbattuto il trono di luglio, ma i cui interessi erano opposti o comunque ostili.
Nonostante le richieste del popolo, il governo non si affrettava a proclamare la repubblica. Il 25
febbraio una delegazione di operai, guidata da un vecchio rivoluzionario, chiese che fosse
proclamata senza esitazioni la repubblica. La minaccia ebbe il suo effetto: ancora prima dello scadere
del termine stabilito la repubblica fu proclamata ufficialmente.

- Le conquiste democratiche della rivoluzione di febbraio:


Una delle poche conquiste della classe operaia nella rivoluzione di febbraio fu la riduzione della
giornata lavorativa a 10- 11 ore. L’abolizione della tassa obbligatoria sulla stampa favorì l’uscita di
un gran numero di giornali di indirizzo democratico. Una conquista particolarmente importante della
rivoluzione di febbraio fu il decreto che il governo provvisorio emanò il 27 aprile del 1848, che
aboliva la schiavitù dei negri nelle colonie francesi.

- Le ripercussioni internazionali della rivoluzione:


La rivoluzione di febbraio incontrò una grande solidarietà nei circoli progressisti di tutta Europa.Il
governo provvisorio tentò in tutti i modi di evitare complicazioni internazionali. Il principale
nemico del sistema repubblicano instauratosi in Francia dopo la rivoluzione di febbraio era lo
zarismo. L’atteggiamento di Nicola I nei confronti degli avvenimenti rivoluzionari di Francia era
estremamente ostile, tanto che lo zar decise di rompere ogni rapporto diplomatico, iniziando
trattative coi governi di Austria e Prussia. Ma le rivoluzioni che poco dopo scoppiarono in Austria,
in Prussia e in altri paesi europei, cambiarono radicalmente la situazione internazionale. Nicola I
permise al suo ambasciatore, P. D. Kiselev, di rimanere a Parigi e di condurre colloqui ufficiosi con
Lamartine, ma indugiava a riconoscere ufficialmente la repubblica francese, riconoscimento che
ebbe luogo solo dopo la vittoria della reazione in Francia.

- Le elezioni dell’assemblea costituente:


In aprile furono indette le elezioni dell’Assemblea costituente. Le organizzazioni democratiche
rivoluzionarie e socialiste chiesero un rinvio delle elezioni per prepararsi meglio, condurre un lavoro
di delucidazione nelle campagne e in tal modo assicurare la vittoria dei repubblicani di sinistra e dei
socialisti. I repubblicani borghesi di destra invece, e tutti i nemici della democrazia erano contrari a
un rinvio della convocazione dell’Assemblea costituente, considerando che quanto prima vi fossero
state le elezioni, tanto maggiori sarebbero state le possibilità di vittoria delle forze reazionarie.
Sebbene formalmente le elezioni avvenissero in base al suffragio universale maschile, esse erano in
effetti molto lontane dall’essere tali. Molte persone furono arbitrariamente private del voto.
Le elezioni furono vinte dai repubblicani borghesi di destra. Le elezioni presidenziali francesi del

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1848, organizzate per eleggere il primo Presidente della Repubblica francese della Seconda
repubblica francese, si svolsero il 10 e l'11 dicembre 1848; esse portarono alla vittoria sorprendente
di Louis-Napoléon Bonaparte (nipote di Bonaparte), eletto al primo turno al suffragio
universale maschile, per un mandato di 4 anni.

Inghilterra:
Il regno unito durante l’età vittoriana 1837-1901 non ebbe grandi moti di protesta rispetto al resto
d’Eu. Mentre la Francia viveva l’esperienza del II impero con Napoleone III la GB passò una
prosperità economica. La più progredita delle città europei = 2/3 del carbone e ½ del ferro. Tutti i
continenti facevano capo all’Inghilterra. Il ventennio che va dal 48’ al 66’ ci furono al governo i
liberali che creò maggior consolidamento del sistema parlamentare (quel sistema nato proprio nel
regno unito che subordina il governo alla fiducia del parlamento e fa del parlamento l’arbitro
indiscusso della vita politica) questo sistema politico non era comunque sinonimo di democrazia.
Molti poteri spettavano ancora alla camera dei Lord che vi si eccedeva per diritto ereditario o per
nomina regia, mentre invece la stessa camera elettiva = bassa era per di più espressone come strato
ristretto della popolazione, in base all’ultima legge elettorale del 1832, 15% del totale dei maschi
adulti.
1865 William Gladstone facendosi interprete della parte più dinamica della società inglese =
borghesia industriale insieme alla classe operaia, propose un progetto di legge per estendere il diritto
di voto ad altre maglie della popolazione. 1866 = caduta del governo liberale anche sotto ai colpi di
una notevole protesta, seppur pacifica. In questo contesto furono i conservatori capitanati da
Benjamin Disraeli ad assumere il potere, la nuova legge elettorale Riform Act = aumentava il
numero degli elettori = ingresso (selezionato) della Working Class.

La prima internazionale dei lavoratori:


L'Associazione internazionale dei lavoratori (AIL), conosciuta anche come Prima
Internazionale, era un'organizzazione internazionale avente lo scopo di creare un legame
internazionale tra i diversi gruppi politici di sinistra (socialisti, anarchici, repubblicani
mazziniani e marxisti) e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai. Per questo
motivo viene anche conosciuta come Associazione internazionale degli operai o secondo altre
traduzioni come Lega internazionale dei lavoratori. Fu fondata nel 1864 in seguito all'incontro
avvenuto due anni prima a Londra tra delegazioni operaie francesi e inglesi. L'esperienza
rivoluzionaria del 1848–1849 aveva infatti dimostrato come i problemi dei diversi Paesi fossero
strettamente legati tra loro. Inoltre veniva considerato necessario un organismo che coordinasse la
lotta a livello internazionale così come la repressione veniva coordinata dalle alleanze tra stati.
L'Internazionale si pose soprattutto degli obiettivi pratici da conseguire per migliorare la condizione
dei lavoratori, tra questi si ricorda la limitazione della giornata lavorativa a otto ore. In un primo
periodo la maggior parte dei membri era indirizzato al compromesso fra operai e industriali, ma con
l'azione di pochi venne ad allargarsi l'ideale dello sciopero e proprio attraverso lo sciopero si
rafforzarono i contatti con la massa del proletariato.
Questa prima esperienza fu caratterizzata dalla convivenza di più correnti ideologiche. In origine
l'organizzazione conteneva gruppi operai inglesi, anarchici, socialisti francesi e repubblicani italiani
e vedeva al suo interno personaggi noti del tempo come Karl Marx, Michail Bakunin, Mazzini e
molti altri. Fra le conseguenze della Sconfitta francese durante la guerra franco-prussiana (1870) vi
fu la ribellione di Parigi con la proclamazione della Comune, in un tentativo estremo di non piegarsi
alle condizioni imposte dalla Prussia vincitrice alla Francia. Ispirata nella sua azione di governo
(organizzazione del credito, instaurazione di cooperative industriali ecc.) a principi socialisti, e più
particolarmente proudhoniani, fu repressa nel maggio 1871 dalle truppe di Thiers, nuovo Presidente
francese.

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La seconda internazionale dei lavoratori:
1876 – prima inter. Cessato le sue funzioni, seppur la sua fine era stata già diagnosticata 4 anni
prima per i conflitti tra marxisti e gli anarchici. La 2° internazionale = centenario presa della
Bastiglia 1889, come luogo di discussione politica e strumento di coordinamento dei partiti operai e
socialisti diffusisi in quasi tutti i paesi europei, la Seconda internazionale segnò il prevalere delle
concezioni politiche marxiste in seno al movimento operaio europeo. Emersero diverse linee di
azione, per esempio riguardo alla tattica parlamentare e alla partecipazione ai governi borghesi. A
determinare la crisi della Seconda internazionale intervenne nel 1914 lo scoppio della prima guerra
mondiale.
Obbiettivi: Federazione di partiti, programma preciso come le 8h di lavoro.

Folla vs Massa:
Folla e massa non sono termini interscambiabili. La folla ha comportamenti irrazionali. Le rivolte
operaie si hanno soprattutto nei periodi di benessere. Mobilità sociale che favorisce l'avanzamento
sociale. A volte, i conflitti sociali si trasferiscono fuori dall'Europa – vedi imperialismo -.
In Italia il proletariato industriale specializzato si forma più tardi. In Italia prevale l'anarchia,
tendenze alla cospirazione sovversivismo derivata dal Risorgimento. Diverse forme di socialismo a
seconda della zona d'Italia: società di mutuo soccorso, << fasci >> popolari soprattutto siciliani.

Dopo la Restaurazione si cerca di riprendere il vecchio assetto. Fallisce quasi


subito. Le guerre di unificazione o indipendenza furono meno distruttive di
quelle napoleoniche.
Tre Nazioni in uno Stato – Belgio, Olanda e Lussemburgo che formano I Paesi
Bassi - , Polonia affidata alla Russia, Formazione del Regno Lombardo-
Veneto.
Moti del 1820, 1830 e Rivoluzione Europea del 1848.
Stato che deve coincidere con Nazione, il Belgio è uno dei primi a riuscire a
riaffermare la sua sovranità popolare.
Massacro di Peterloo ai danni della popolazione di Manchester. Rivolta dei
cittadini nata dalla RI. Chiedevano riforme, il governo represse la rivolta
violentemente.

vorrebbe che le truppe si ritirassero e non combattessero contro l'Austria


cattolica. I moti si diffondo in Polonia, divisa tra Russia e Prussia. Si cerca di
creare una omogeneità nello stato ungherese, formato in parte da popolazione
serba. La Germania è divisa tra Prussia e Austria, sarà la Prussia a portare
all'Unificazione. La corona è proposta a Federico Guglielmo IV, Re di Prussia,
che vuole evitare di emulare la situazione francese con L.F D'Orleans. Rivolte
nella Prussia Orientale, che era in maggioranza polacca, ma combatte contro la
Danimarca per lo Slesig-Holstein che era a maggioranza prussiana.
Modello inglese con limiti e contraddizioni. I cambiamenti avvenivano
lentamente. I lavoratori non si potevano aggregare ma dovevano contrattare
individualmente con il datore di lavoro.
Corn laws sul grano che impoveriscono ulteriormente la popolazione. Il
Massacro di Peterloo – St Peter Field – segna uno spartiacque per far capire
che ci vogliono riforme sociali. Si permette l'istituzione delle Trade Unions.

18
Le classi sociali nel lungo '800.

Borghesia e proletariato:
Da società cetuale a di classe: società dei più notabili. Influenti – per censo. Status sociale e
cultura – aristocratici e borghesi che traggono la loro ricchezza dall'agricoltura e dall'industria.
Intellettuali di professione che fanno parte della società. Si discute della proprietà intellettuale
delle opere.
Discorso sulla nazione: cos'è? Come si identifica? - Vedi Discorsi della nazione tedesca di Fichte –
Discorsi che riconducono allo ius sanguinis. Monarchia di luglio da parte degli storici Thiers e
Guizot – ministro e presidente del Consiglio – juste-milieu.
Inghilterra NON coinvolta nei moti del 1848 perchè tante rivendicazioni erano già state applicate –
giornata di lavoro di 10h, tutela minori e donne, Trade Unions -
Il movimento operaio inglese, secondo Hobsbawm, si adegua al sitema capitalistico, assumendo i
valori delle classi medie. Sarà questo che porterà al socialismo inglese.
Cartismo, 1838: estensione del suffragio universale, Camere elettive, voto segreto – respinte -
Mill, funzionario della Compagnia delle Indie, parla di “principio universale di libertà”: solo i
proprietari lo hanno.
Hobsbawm, per quanto marxista, ha la visione di quello che Marx aveva previsto.
Principio di libertà separato da quello di uguaglianza. Borghesia associata con liberismo.
Comune di Parigi come punto di arrivo della paura del trionfo borghese.
SPD tedesca che nasce in epoca guglielmina. Bernstein afferma che il Capitalismo non sta per niente
morendo e che è giunto il momento di entrare in politica. La grande oppositrice fu Rosa Luxemburg.
Caso Millerand in Francia: Millerand partecipa al governo borghese da socialisti, in Italia il
corrispettivo è Andrea Costa.
Hobsbawm è inglese, per questo la Age of the Capital inizia nel 1848 e non nel 1849. Periodizzare
un concetto è più complicato di periodizzare partendo da un avvenimento.

Età vittoriana che porta all'egemonia borghese:

Thomas Mann, I Buddenbrook: parabola della decadenza di una famiglia borghese che ha come
capostipite un mercante. Matrimoni di interesse per accrescere la ricchezza della famiglia.
“Idealtipo” du Sobart. Analisi di Weber della borghesia fatta dopo la Grande Guerra.
Borghesia egemone che entra nella politica anche se non ne fa davvero parte.
Categoria mentale della rendita data dalla Terra. Valore di status symbol.
Sostantivo intraducibile con significato che varia da Nazione a Nazione – in Italia classe media e
borghesia sono pressoche interscambiabili, in Inghilterra sono gli imprenditori. -

Post-48: II Impero Francese, governo Bismark, Palmerstone e Gladstone, Cavour.


Non tanto tradimento, ma quanto adeguamento della società borghese allo sviluppo dei tempi.
Sociabilità borghese: associazioni, circoli, caffè, salotti borghesi con connotati politici. Opinione
pubblica. Ruolo della famiglia, già fondamentale dalla RF e incluso nel Codice Napoleonico.
Attenzione per luoghi, cibi, costumi e modi di comportarsi. Case di campagne e domestiche.
Self help nel lavoro ed etica, diritti d'autore.
Nazionalizzazione della società europea (Mosse) ovvero senso di appartenenza a una Nazione del
cittadino che va oltre il fatto di pagare le tasse. Educazione scolastica oppure dell'esercito.
Contadini a lungo esclusi dal voto.
Meritocrazia che mira a formare un'élite.

19
Il Lungo '800. L’età Dell’imperialismo 1870-1914

1885  “I saccheggiatori del mondo”:


- Sacco più gonfio = Inghilterra
- Sacco Medio = Germania
- Russia  vs l’Asia
Precisazioni terminologiche:
Impero = Territori conquistati e raggruppati sotto uno unico.
Imperialismo= necessità di investire il capitale altrove, troppo capitale da riversare fuori dalla
nazione in nuovi mercati non ancora sfruttati. Lo scopo dell’imp. è di natura economica al fine unico
di saccheggiare i nuovi territori conquistati e derubarli di veni che non potevano essere prodotti in
patria, oltre allo sfruttamento lavorativo attuato dai prigionieri autoctoni fatti schiavi.
(Uno studioso francese evidenzia l’imperialismo anche come attitudine umana al dominio.)
l’Imperialismo si colloca nell’intervallo di temo dal 1870 al 1914, anno d’inizio che vede la nascita
dell’ultima grande potenza europea, la Germania; mentre l’anno di fine con l’inizio della prima
guerra mondiale e l’inevitabile declino dell’EU con l’ascesa dell’America.
Abbiamo gli Stati più potenti che cercano di conquistare grandi fette di territori dell’Africa e
dell’Asia, riuscendo a spartirsi il mondo, soprattutto alcune particolari continenti.
Dobbiamo inizialmente porre a distinzione gli Stati interessati all’inizio dell’Imperialismo e alla sua
fine, ponendo le eventuali differenze:
1. Dato Geografico: Gli imperi europei raggiungono una dimensione mai vista e avvicinata prima.
Si allargano verso:
- Africa
- Asia (special India)
- Pacifico (special costellazioni di isole)
2. Sistema di dominio coloniale: Prima i colonizzatori si stabilivano in massa sui territori
conquistati al fine di importare anche la cultura, usanze e credenze. Qui invece vediamo poco
interesse al popolamento in quanto l’interesse non era estendersi ma arricchirsi attraverso lo
sfruttamento di zone particolarmente ricche di beni e materie non reperibili in patria.
3. Ampliarsi del ventaglio degli imperi. Dapprima vediamo:4
- Spagna
- Inghilterra
- Portogallo
Successivamente si uniscono delle “nuove” realtà espansionistiche come:
- Germania (unificata nel 1761)
- Italia (1861)
- Belgio  che s’interessò alla conquista dell’Africa equatoriale
L’ingresso di queste nuove potenze aumentò la competizione internazionale e coloniale, ampliando
notevolmente i territori d’interesse.
1880 la situazione delle colonie è già avanzata:
In Africa troviamo una massiccia colonizzazione da parte degli stati europei: es Algeria diviene
colonia francese (che in seguito acquisterà il titolo di vera e propria terra francese e non più colonia).
Ma restano comunque delle zone non controllate dalle potenze EU, come l’Egitto e il Sudan che
riescono a mantenere la loro autorità.
Sempre nello stesso periodo troviamo la Grand Bretagna intenta ad allargare maggiormente le sue
conquiste in particolar modo sull’Africa. Importante sono le Guerre boere o (guerre anglo-
boere) che ebbero luogo in Sudafrica, e contrapposero gli inglesi e i coloni sudafricani di origine
olandese, chiamanti boeri.

20
La prima guerra boera si svolse dal 1880-81 e la seconda dal 1899 al 1902. I due conflitti portarono
alla supremazia britannica in Sudafrica e posero fine agli stati boeri come: la Repubblica del
Transvaal e lo Stato Libero dell'Orange, inglobandole nella Colonia del Capo.
Africa = situazione magmatica, fluida, contesa.
________ 30 anni dopo

1914- l’Africa è stata spartita in tutte le nazioni e sono poche ormai quelle libere: Nigeria e solo
alcune aree dell’Egitto.
L’impero Britannico era particolarmente forte e avanzava ininterrottamente sui territori africani
scontrandosi con le truppe dell’Impero Francese.
Erano pochi i territori esenti dal dominio coloniale, e quei pochi venivano ritenuti liberi. In particolar
modo bisogna dar peso al caso dell’Etiopia. L'Etiopia e la Liberia furono le uniche nazioni africane a
evitare la colonizzazione iniziata nel 1882 con l'occupazione britannica dell'Egitto,
A seguito della spartizione dell'Africa da parte delle potenze europee (1881-1914), il Regno
d'Italia deteneva il controllo dell'Eritrea e della Somalia, oltre che di Cirenaica, Tripolitania e Isole
egee. Al termine della conquista italiana dell'Eritrea, nel 1889 il governo italiano e il nuovo
imperatore Menelik II stipularono il trattato di Uccialli, che prevedeva anche il riconoscimento da
parte di Menelik II delle acquisizioni italiane in Eritrea. Tuttavia, le clausole del trattato, riguardanti
il vincolo del governo etiope di servirsi della diplomazia italiana per intrattenere rapporti con le altre
nazioni europee, furono redatte in due versioni non esattamente corrispondenti tra le due lingue.
Menelik II pretese quindi una revisione del trattato prima dei tempi stabiliti, ma il governo italiano
rifiutò, ritenendo di aver assunto un protettorato in Etiopia. La controversia diede avvio nel 1895
alla guerra d'Abissinia, che si concluse l'anno seguente con la battaglia di Adua, in cui l'Italia fu
pesantemente sconfitta.

In sintesi: Non furono il colonialismo e la conquista a rendere possibile l’ascesa dell’Occidente,


bensì al contrario furono l’ascesa dell’Occidente (in termini di tecnologia) e il declino del resto del
mondo che resero possibile l’espansione generalizzata della potenza europea su tutto il pianeta.

Epoca Dell’imperialismo Dal Punto Di Vista Culturale:

(immagine allegorica del 1889 “Fardello dell’uomo bianco” da Kipling  lettera indirizzata agli stati
uniti nel mentre che stavano conquistando le isole filippine. Una lettera che era più che altro una
poesia in toni duri  esortava l’uomo bianco a raccogliere il fardello. “Obbliga i tuoi figli all’esilio
ecc…”).
All’interno troviamo quelle figure  potenze che rappresentano le Nazioni, le quali si fanno carico
di tutti i paesi: cose e persone non civilizzate quindi allusione alle colonie.
Obiettivo dell’immagine è quello di far vedere come le potenze volessero non solo conquistare i
territori ma anche civilizzarli qualora fossero barbari.

Dipinto  vediamo la costruzione del canale di Suez. Che collega il mar Mediterraneo e oceano
Indiano così da consentire il passaggio delle navi. L’apertura del canale di Suez creò una situa di
spartiacque politiche importanti perché tutte le potenze rilevanti volevano ottenere il dominio; l’
Egitto era fortemente indebitato quindi Francia e Inghilterra interessati (seppure l’Inghilterra vantava
un grandissimo impero coloniale). Nota culturale: Verdi  Aida
Porre in collegamento le 2 estremità dell’Impero Britannico era l’obbiettivo di Cecil Rhodes
(imprenditore e politico britannico) che si sviluppava lungo un asse verticale da Nord a Sud,
collegando il tutto tramite il telegrafo e le vie ferroviarie: idea che non andò in porto, seppur è
interessante comprendere la visione britannica del tempo.
Curiosità: grazie a questi interessi contrapposti e conflittuali si vanno a creare gli Scout

21
INDIA:
Perla dei domini britannici era l’India. Apertura via di comunicazione diretta, l’Inghilterra prese
possesso dell’Egitto e del canale di Suez. In India la presa britannica quando il nababbo del Bengala
si attirò l’ostilità della sua stessa aristocrazia (1750 circa), Robert Claiv rappresentate della
compagnia inglese delle Indie orientali intravide dentro queste ostilità interne una possibilità,
facendo scender e in battaglia l’esercito inglese che vinse. Una vittoria che buttò le basi sulla
conquista dell’india. Il governo di Londra, dopo una ribellione interna indiana, prese carico
dell’India stessa, non a caso la regina Vittoria si fece proclamare imperatrice.
Ma perché interessava così tanto l’India?  per le sue materie prime. Venivano prese le materie
prime come cotone, the, zucchero, spezie per poi lavorarle a UK e poi rivenderle in colonia = una
triangolazione economica.

III REP IN AFRICANA:


Ad ogni conquista di Londra, la Francia ribatteva con una conquista in altre zone.
1883-1885 = Francia occupò area del Vietnam
risponde l’Inghilterra = conquista Regno di Birmania
1883 Francia = Cambogia
1893 = Accordo franco-britannico per la Tailandia posta come cuscinetto fra i due imperi.
La Francia si concentrò su un’asse longitudinale: da Ovest a Est in particolar modo l’Africa centrale
come Senegal, Algeria, Tunisia.
La tensione con l’impero britannico erano sul punto di diventare una vera e propria guerra, e la
possibile scintilla fu un caso incidente di Fascioda (?) spedizione inglese vs truppe francesi.
Inghilterra si muoveva da nord a sud che si muoveva sull’alto Nilo. Francesi scendevano dal
Senegal. Le truppe dei due pesi rischiarono uno scontro aperto in quanto l’obbiettivo comune era
quello di possedere il luogo. L’esito fu positivo perché la Francia ritirò le truppe perché non si
sentiva pronta ad affrontare uno scontro e da lì in poi le tensioni tra i due Imperi si affievolirono.

II REICH TEDESCO 1850 IN POI:


Conferenza di Berlino convocata dal cancelliere Otto Von Bismarck tra il 1884-5 voluto anche
dall’Impero Francese. Da questo si stabilì determinate regole, come la spartizione del continente
risolvendo diverse controversie internazionale. Si stabilì anche nuove norme giuridiche tese a
determinare la situa coloniale in Africa.
L’Instaurazione del dominio coloniale  collegata al controllo effettivo del territorio, una decisione
che comportò un effetto volano perché legittimò la febbre coloniale delle varie potenze EU. Ribadito
il divieto del commercio degli schiavi e Bismarck se ne uscì con il nullaosta dell’Imero coloniale
tedesco: Camel (?). Il II Reich iniziò a presentare i contorni di una potenza coloniale a tutti gli effetti.
Il Reich tedesco si presentò in ritardo alla corsa dell’Africa seppur l’espansione tedesca riuscì bene
nel suo intanto conquistando la Nuova Guinea e molte isole come quelle Caroline, si sbilanciò in
Namibia, Tanzania. In quei luoghi la Germania trovò diverse ribellioni indigene come quella degli
Herero, un vero e proprio genocidio, circa l’80% della popolazione morì. I prigionieri vennero chiusi
in dei campi di concentramento entro i quali non trovarono solo la morte ma gli furono inflitti degli
studi di genetica dal dottor (Fischer) che fu poi docente di medicina dello spietato dottore che
condusse esperimenti di genetica sui bambini ebrei Mengele.
Cuore di tenebra (Heart of Darkness) è un racconto dello scrittore polacco-britannico Joseph
Conrad sulla storia del viaggio per risalire il fiume Congo nel Libero Stato del Congo, al centro
dell'Africa, da parte del narratore Charles Marlow. Egli racconta agli amici la sua avventura, a bordo
della sua imbarcazione, la Nelli, ancorata in un'ansa del fiume Tamigi, a valle di Londra. Questa
ambientazione fornisce la cornice narrativa per raccontare la realtà dei fatti sulla sua ossessione verso

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il commerciante di avorio Kurtz, che abilita Conrad a tracciare un parallelismo tra Londra e l'Africa
come luoghi d'oscurità. Famosa citazione: “l’orrore, l’orrore”.
Situazione del Congo molto delicata: metà conquistata dai Francese. L’altra, più ampia, era invece
sotto il re del Belgio = Leopoldo II. Quella che ai giorni nostri è la repubblica del Congo, si fece
eleggere reggente dello stesso territorio facendola una vera e propria proprietà privata. Martirizzò e
torturò la popolazione locale al fine unico di sottrarre tutte le materie prime che vi erano all’interno
del territorio = avorio e l’albero da gomma. Belgio sottrasse al sovrano il territorio ed infine quella
metà del Congo venne unita all’impero come colonia.
La violenza sugli indigeni per costringerli a turni massacranti alle ore lavorative fu fatta anche nella
parte francese. Proprio per verificare tali torture la Francia inviò una “spia” a controllare la situa, egli
scrisse un rapporto dettagliatissimo sulle violenze e quello che aveva visto in Congo, ma morì
durante il tragitto di ritorno e il tutto fu insabbiato.
La scacchiera dell’Oceano pacifico:
1903 ferrovia transiberiana = Mosca con le regioni centrali della siberia e estremità dei confini russi.
Manciuria = Cina che confinava al potere russo. Il Giappone però si fa sentire, in quanto già aveva
iniziato ad una ascesa simile alle potenze europee e iniziò la sua conquista. La colonia
1904-1905 le truppe nipponiche conquistarono la Korea creandovi un proprio protettorato.
Sempre nel 1904 iniziò la guerra Russo Giapponese. Battaglia tra terra e mare. 1905 = Battaglia
decisiva fu quella navale di Sushima, che vide i russi, dopo una crociera interminabile che li aveva
visti circumnavigare le coste giapponesi, fu del tutto annientati da una scialuppa nipponica. Quadri di
forti questioni interne sfociate in un tentativo rivoluzionario la Russia fu costretta a indire la pace. Fu
di enorme importanza, non tanto la conquista dei confini, ma più che altro l’impatto della vincita di
una potenza asiatica su di una europea. Le basi dello scontro che vedranno gli Stati Uniti d’America.

IN ITALIA:
Anche l’Italia voleva scendere come potenza conquistatrice, puntando la Tunisia = sorta di colonia
naturale visto la vicinanza con la Sicilia e visto la presenza di molti italiani all’interno. Ma la Francia
con un colpo di mano conquistò la Tunisia intraprendendo un protettorato. Roma prese ciò come un
affronto andando a creare quindi la triplice alleanza 1882: Italia, Germania e Impero Austro-
ungarico. Nello stesso anno l’Italia conquistò le terre vicine a Assab, dalla società genovese
Rubattino, compagnia di navigazione per la costruzione delle navi (era una sorta di lunga mano di
casa Savoia, avevano una forte ascesa). Dalla baia di Assab le truppe italiane penetrarono all’interno
scontrandosi con le realtà abissine. Un avvenimento particolare fu l’assalto ad un battaglione italiano
da parte degli abissini che divenne n vero e proprio massacro e dettò una battuta d’arresto dell’ascesa
dell’Italia in Africa.
Francesco Crispi= epopea garibaldina, aveva partecipato alla spedizione dei mille ed era poi entrato
in parlamento, aveva abbandonato le sue posizione radicali per abbracciare quelle monarchiche. “La
monarchia ci unisce, la repubblica ci separerebbe” la conversione di Crispi fu tenuta di grande
considerazione dall’impero Sabaudo, mentre accusato di tradimento da Mazzini.
1880 = capo dell’Interno.
Fervente assertore della grande Italia, dell’ascesa italiana come grande potenza sul piano interno,
Crispi coniugò molte riforme, fedelmente riflesso sul piano delle alleanze internazionale. In
particolar modo riferendosi alla politica Germania dalla quale vuole attingere attitudini.
Caso d’Etiopia = incomprensione per la stesura delle due diverse istituzioni.
1890 = prima colonia  Eritrea.
Gli sforzi di Crispi non s’interruppe. Conquista definitiva dell’Etiopia. Vedi punto precedente per la
storia.

L’IMPERIALISMO AMERICANO I
1890-1930 = espansione di Washinton = fase emisferica dell’imperialismo statunitense.

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Impero dell’età contemporanea che si estende fino ai giorni nostri.
Laboratorio militare e politico istituzionale, economico e culturale. = prove ed esperimenti.
“Chi non ha le parole non ha le cose” si interessava sull’aspetto lessicale, lo si più estendere anche
nella centralità dell’etimologia delle parole  quindi studiamo il termine “America latina”
3 macro regioni= America: nord, centro, sud
il concetto di America latina prevede una prospettiva non geografica ma storico culturale. Infatti
A.L. si intende la colonizzazione spagnola e portoghese, francese. Il concetto di A.L. non è
sovrapponibile a America del centro e sud, perché? Perché ci sono regioni e zone che non sono state
dominate da quelle potenze.
SPAGNA:
Dell’Impero spagnolo a fine 800 ne era rimasto ben poco, paese che aveva superato con grande
difficoltà e lotte intestine, contro i carlisti della dinastia borbonica e che aveva dato luogo a 3 diverse
guerre. 1883-1886. Inoltre problemi economici e demografici, crescita demo debole a causa della
forte emigrazione, analfabetismo alto e la maggior parte delle energie erano rivolte sull’assetto
agricolo. Madrid però poteva vantare ancora delle colonie: arcipelago delle Filippine, Marianne,
Caroline e Porto Rico e Cuba.
Cuba = molto importante perché molto strategica da un punto di vista territoriale ed economiche =
ampie coltivazioni d piante da zucchero e tabacco.
Stati uniti:
Consideriamo i 3 fattori che segnano i tempi lunghi della storia: demografia, macroeconomia e
l’immaginario collettivo. Washington erano forte crescita demografica, lo scenario economico 1893-
97 = più grande depressione economica della storia, studiata da tutti gli studiosi di economia,
trovando un problema di sovrapproduzione. La soluzione si trovò nell’espansione, avventurandosi
nell’imperialismo Eu.
Immaginari collettivo= dominata da un paradigma  progresso amaricano, patriottismo.
Identità americana e statunitense fosse un compromesso, una fusione tra i colonizzatori dell’Eu e gli
indigeni del luogo, fu teorizzato dallo studioso Friedrich Turner nella sua opera principale che
ottenne molta influenza.
Quando l’espansione nelle terre entro il continente finirono, per molti l’idea univoca era quella di
continuare l’espansione oltre i propri confini, nuove frontiere esterne.
Quali strumenti?
Importanza fondamentale fu quella della teorizzazione di Alfred Thayer Mahan (1840-1914), “the
influence of sea power upon history”  importanza di diventare un potere talassocratico, una
potenza marittima per il semplice fatto che chi domina i mari domina anche la terra. Il suggerimento
di Mahan fu recepito dalla politica e iniziò quindi l’ascesa come maggior potenza navale del mondo.
La flotta = chiave di volta dell’imperialismo americano.
Fine 800, percorso di Spagna e USA s’incontrarono e il punto di saldatura è Cuba.
Cuba si ribellò al potere spagnolo, dichiarando la sua intenzione d’indipendenza, i ribelli erano
guidati da Josè Martì (?), ucciso subito, ma comunque gli indipendentisti non gettarono le armi ma
continuarono la loro battaglia. 3 anni dopo l’inizio, la guerra era ancor in corso e gli spagnoli non
riuscivano a placare la rivolta. Cercarono di isolar ei ribelli dall’intera popolazione al fine di bloccare
l’insurrezione, ma ciò portò solo un peggioramento a causa degli stenti dovuti a questa pratica
militare.
Qui vediamo un primo ingresso dell’USA, segnale di monito alla Spagna, la USS Maine esplode, si
capì che quell’avviamento era frutto di un atto deliberato ma non un incidente, un attacco doloro,
immediatamente la stampa statunitense punta il dito contro la sagna. La Yellow press, stampa gialla,
stampa scandalistica dell’epoca (Pulitzer e Herz (?))
1898 toni bellicosi della Yellow press, invitò la Spagna ad abbandonare Cuba, al suo rifiuto il 25
aprile del medesimo anno, Washinton si mobilitò e iniziò il conflitto militare. La superiorità
statunitense era fuori discussione e di conseguenza la vittoria americana fu veloce. La nave spagnola

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venne distrutta da quella Americana conquistando Cuba e Porto Rico, per arrivare a metà luglio dello
stesso anno alla resa della città di Santiago (roccaforte di Cuba). Ribellioni molto forti e resistenti.
La conquista continuò fino a dicembre che terminò con la firma del trattato di pace di Parigi, cuba =
protettorato Usa; Porto Rico e l’isola di Guam = annessi come territori non incorporati nel territorio
americano, non accettate per il colore della pelle.
Istallarono una serie di basi navali = stazioni di approvvigionamento, avevano la facoltà di
intervenire sull’isola in caso di necessità. Per la Spagna fu il disastro, una guerra che segnò la fine
dell’impero. Crisi morale e intellettuale = abituata a pensarsi come un impero, l’élite culturale e
politiche spagnole iniziarono una analisi sull’essenza della comunità. Alcuni, come quelli esponenti
della corrente africanista intravidero un balsamo palingenetico nella proiezione africana, 1936
proprio dal Marocco patirono le truppe che dettero inizio alla guerra civile spagnola capitanate da
Francisco Franco. Che dette avvio ad una nuova idea territoriale, l’indipendenza catalana.
Per gli Usa invece si trattò della piccola splendida guerra che a contempo su la prima esperienza
unificante dopo la guerra civile del 1860 e che segnò l’ascesa di Washinton come grande potenza.
Il mondo era già interconnesso, guadiamo infatti all’Italia che fu colpita da questa guerra. Aumento
cereali –> A aumento del pane e che creò la protesta dello stomaco del 1898, quando la popolazione
milanese si riversò in piazza contro il rincaro che fu repressa con il sangue, circa 80 morti. Evento
che inasprì in particolar modo un anarchico Gaetano Bresci e che uccise il re Umberto I.

IMPERIALISMO AMERCIANO II:


Theodore Roosevelt (1858-1919), si laureò ad Harvard e si contraddistinse fin da subito per essere un
uomo d’azione guidando i cowboy. Venne eletto primo governatore di New York per poi divenire
presidente -1901-1909- (prima era vice-presidente, ma ottenne il posto perché quello che era al
potere venne ucciso e di conseguenza gli successe lui all’età di 42 anni).
Venne evidenziato come il primo presidente moderno, le riforme sociali che emanò e che realizzò
furono viste innovative, crebbe il potere esecutivo presidenziale. Roosevelt fu una vera a e propria
figura d’importanza storica (tanto da comparire anche nei fumetti).
“La politica del grosso bastone”;
- Parla gentilmente e portarsi un grosso bastone andrai lontano = R lo usò nell’Almerica latina
contro la Germania. 1903 scongiurare una guerra navale contro il Venezuela (non pagavano
le tasse) effettuata da una flotta anglo-italo tedesca.
1906 ri-intervennero a Cuba.
Panama = Creare un canale per collegare i due oceani, esigenza strategica per una potenza
talassocratica. Idea che W aveva già iniziato a pensare nel 1898 pensando al Nicaragua. 1903 gli
USA sostennero l’indipendenza panamense così da garantire la costruzione del canale, inaugurato
l’anno successivo. Il presidente Roosevelt si fece da mediatore tra Russia e Giappone  politica che
gli valse a il premio Nobel per la pace. Tra il 1907/8 Si inaugurò l’inizio della crociera che avrebbe
fatto il giro del mondo, iniziativa che serviva più che altro a far vedere la capacità navale degli USA.
Ovviamente abbiamo anche gli oppositori:
Ascesa e nascita di un variegato fronte antiimperialista, “anti imperialist league “per contrastare
l’espansione degli USA nelle Filippine. Mark Twain (1835-1910), scrittore di fama mondiale, fu uno
dei principali oppositori.
Vi furono diversi interventi militari statunitensi in America centrale. Nel 1920 Washinton applicò la
politica del “Grosso bastone” a Panama (1903) Cuba (già nel 1906 e poi nel 12) per sedare una
rivolta di nativi che si batteva contro lo Stato di segregazione razziale, capeggiata dal “partido
intervediente de color”. Honduras 1903-1910 e poi anche nel Nicaragua. In ogni caso sopra
evidenziato a combattere le rivolte vi erano i Marines, soldati americani sull’acqua, fondati a partire
dal 1800 e ben apprezzati nel periodo contemporaneo proprio per queste guerre di bassa intensità.
Interessi strategici e economici  La National City Banck, protagonista della penetrazione
finanziaria statunitense nella sezione caraibica, della diverse compagnie attive nella produzione di

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frutta tropicale, come la Stansted Fruit company creata da emigrati siciliani attivi in Honduras.
Proprio per la forte presenza di interessi insieme a questi interventi militari portò alla “Guerra delle
banane”.

La diplomazia del dollaro:


1904-5 Repubblica domenicana= problema.
“San Domingo company”  procedere del caos sull’isola, Roosevelt gestì la cosa senza andare
direttamente sul luogo ma imponendo una gestione economica. Irreggimentare le finanze dello stato
caraibico e imponendo un cambio radicale nel sistema di riscossione tributaria ed una forte riduzione
della spesa statale. 1907 Così facendo il governo statunitense si fece attivo e la Rep Dom. acconsentì
ad avere come supervisore statunitense nominato dal presidente che facesse da salvadanaio,
prendendo il 50% delle entrate doganali, per l’appianamento del debito estero. + elargizione di un
prestito alla nazione caraibica. Aveva così ottenuto l’America una predominanza sulla rep. Dom.
senza interessarsi alla sua gestione politica. Sinergia tra banchieri privati e funzionari del governo e
persone nominate dal presidente.
1909-1913 presidenza Taft  si andò a evidenziare una diplomazia diversa, una vera e propria
strategia  Questione del dollaro  sostituire le pallottole con i dollari. Pr ocnoslidare la propria
sera d’influenza sull’America centrale.
Fu lo stesso Taft a decretare il concetto strategico della Questione del dollaro, così da dare una
definizione teorica e non solo pratica. Taft = governatore delle Filippine e poi come successore di
Roosevelt. Egli cerò di estendere le supervisioni finanziarie e le modalità del prestito controllato
ancorandolo al bisogno statunitense del gold stardard (è un sistema monetario nel quale la base
monetaria è data da una quantità fissata d'oro). Al momento della ratifica non ci fu un accordo
definitivo, in quanto non trovarono un’intesa tra politiche di stato e politiche bancarie private.
Il ricorso alla diplomazia del dollaro non escluse il contemporaneo uso di altre diplomazie. Laddove
la strategia finanziaria non arrivava, Washinton interveniva con le armi.

IMPERIALISMO AMERICANO III


Woodrow Wilson, 1913: «I am going to teach the South American republics to elect good men!»
Nativo della Virginia, figlio di un pastore protestante divenne uno degli uomini più influenti sulla
politica statunitense del primo 900. Si batté in particolar modo per la politica estera, si pensa forse
anche alla sua biografia.
Tra il 1913-21 egli fu il Presidente degli Stati Uniti, anni e tempi particolarmente duri e difficili, in
quanto centra la prima G.M.
L’America entra in guerra a gennaio del 1918 al fine di dare un ordine al campo di battaglia.

AMERICA LATINA:
Augusto César Sandino (1895-1934)  General de Hombres Libres.
Nel corso degli anni 20’ fu il Nicaragua a dare delle preoccupanti politiche, nel 1927 uno sbarco dei
marines garantì la supremazia del Nicaragua fino alla metà degli anni 30’.
Sandino: tutti coloro che nacquero in america sono americani, l’equivoco: gli stati uniti del nord
America per gli Yankee mentre nell’America latina troviamo indo-latini. Ecco qui la nascita e lo
sviluppo di un sentimento d’appartenenza nettamente antitetica dai valori e principi dagli Yankee,
con uno spregio contundente parlando di “bestie bionde”. Sandino divenne un simbolo continentale
di anti-imperialismo. Gli Usa cercarono di bloccare l’ascesa di Sandino, 1927, ricordiamo il primo
bombardamento aereo massivo, al fine di stanare i sandinisti, quando i marines,1933, si ritirarono dal
Nicaragua erano 5 mila, uno stanziamento veramente molto ampio. Il tutto finì solo quando lo stesso
Sandino venne ucciso a tradimento. A distanza di 40 anni il suo mito non crollò ma al contrario
venne preso come mascotte. Luglio 1979  il fronte sandinista di liberazione nazionale conquistò il
potere estromettendo la dittatura di somoza degli usa.

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Small world general:
Tutti questi conflitti e guerre a bassa intensità vennero studiti al fine di poterle studiare e apprendere
strategie per le guerre effettive. Banana wars = panteon raziale. Smedley Butler, un marine contro i
poteri forti: «War is a racket»
Alfiere del movimento pacifista, a stilare il maggior atto d’accusa verso l’imperialismo statunitense,
rendicontando i suoi trascorsi bellici e le varie medaglie prese in guerra.
Gorilla di prima categoria  scagnozzo al servizio del capitalismo. Se prima lo sospettavo ora ne
sono sicuro. Es il Messico sicuro al fine di poter estrarre il petrolio, assicurare il controllo di una 6
Repubbliche del centro America a beneficio di Wall Street, Cina a far si che gli interessi della
Standard Oil fossero realizzati senza molestie, ecc.
Presa di posizione così cristallina e veemente dette ancora più potere ad una politica anti imperialista
già consolidata. L’opinione pubblica della grande potenza risentì al mondo della finanza e delle
diverse sfere politiche attinenti. Anche l’America latina si interessava alla pubblicazione di libri
contro la diplomazia del dollaro, libro = “El destino di un continente”. Turbinio polemico furono di
vitale importanza a decretarne la fine. Crollo borsa di Wall Street del 29’ = fine del mercato
creditizio.

La politica del «buon vicinato», 1933-1946 (Good Neighbor policy)


1928 – Edgard Huba intraprese un viaggio di 7 settimane al fine di vistare 10 paesi del centro
America e pronunciò le parole di buoni vicini = importanza cruciale per i prox 10-15 anni
In argentina sgombrò dicendo che gli Usa non avrebbero operato e in effetti successivamente rifiutò
di intervenire a protezione di interessi di compagnie statunitensi tanto in Messico, Panama Honduras
ecc…
Inaugurò la prima Panama Day per condividere l’unione tra Panama e America.
Colui che ampliò il concetto di buon vicinato di il successore di Huba, un atro Roosevelt, parente
dell’ex presidente T., grazie al quale gli Usa promisero una nuova politica estera= non Interventista,
non interferenza negli affari interni all’America latina.
1934 – R. decise di abrogare l’emendamento packt, introdotto nel 1904 introdotto dal suo antenato
che giustificava l’intervento dell’America a Cuba Giustificava le truppe statunitensi a Cuba
1933 finì l’occupazione del Nicaragua
1938  fine introiti petroliferi nel Messico. Era giunto il tempo di un nuovo modo di vedere le
relazioni tra Usa e America del Sud.
Minaccia della Germania e Giappone, quindi era importante avere influenze positive in tutta
l’America e per farlo utilizzarono ogni strumento possibile. Infatti anche attraverso degli mezzi di
natura culturale per far capire questa nuova concezione.
Disney  Paperino con un pappagallo brasiliano.
Così facendo la politica del buon vicinato soppianta la Questione/ Strategia del dollaro.

LA PRIMA G.M. – Cura di Bianchi


1914- anno molto ricco. Possiamo leggere da due punti di vista la 1° guerra mondiale:
1- Lettura tematica  cornice generale
2- Tradizionale.

Perché la prima G.M. fu un evento periodizzante?


Perché ha causato un’accelerazione.
Tra le cause profonde dell’accelerazione per la Prima Guerra Mondiale abbiamo quello sociale,
mondiale, politico ed economico. Il periodo precedente è stato definito Belle Époque per le
conseguenze positive della Seconda Rivoluzione Industriale nonostante molte difficoltà si
protrarranno fino allo scoppio della guerra. Ci sono forti migrazioni soprattutto verso l'America
del Sud e del Nord per arrivare in Australia. Accumulo di tensione tra stati derivata dalla

27
competizione coloniale, corsa agli armamenti legata allo sviluppo tecnologico. Nazionalismo e
Antisemitismo che è alimentato dall'Imperialismo. Il nazionalismo di questi anni è diverso da
quello novecentesco che nasce proprio dai conflitti coloniali.
Antisemitismo declinato in antigiudaismo: gli ebrei sono visti con sospetto perché accusati di aver
ucciso il Cristo. Guerre rivoluzionarie cinesi, giapponesi, russe e messicane. Società di massa guidata
a concentrare l'attenzione verso un nemico comune. Si verificò un enorme shock demografico:
numeri sulla storia:
70 milioni di uomini arruolati  circa il 50% della popolazione maschile in età arruolabile.
Uomini provenienti da 5 diverse fazioni. Circa 10 milioni di uomini morirono, 22 milioni di
feriti e 7 milioni di prigionieri.
Prigionieri di guerra, quanti ne morirono?
Si pensa che i prigionieri italiani avevano più probabilità di morire a confronto di quelli francesi
o inglesi. Non per un atteggiamento di vendetta o razziale, ma per le politiche adottate dall’Italia
molto dure per i propri prigionieri.
Tra il 1914-19 vi su la pandemia della spagnola che attraversò tutto il mondo, aumentata forse
anche dalla guerra stessa, la quale favorì la diffusione di varie malattie. Non sappiamo con
esattezza in quanti morirono per la spagnola, ma si suppone tra i 50-100 milioni di morti in tutto
il pianeta, in una popolazione mondiale che non raggiungeva i 2 miliardi. Superò i morti per
peste. Inoltre vanno aggiunti i non nati a causa delle morti in età fertile.
Dal 1945-48 si parla di generazione numerosi, economia, anni positivi ecc. contrario per il 1918
in quanto causò, come già detto, un caso demografico.
1914 data periodizzante che sancisce il definitivo tramonto dell'Ancien Regime.
Prima volta che tutta l'Europa è coinvolta da Napoleone, nella Guerra Franco-Prussiana il
coinvolgimento non era così ampio e riguardò tutta la popolazione civile per via dello sforzo
bellico: razionamenti di cibo e modifica dell'industria. Eserciti di milioni di uomini – almeno un
componente maschio della famiglia era in guerra – moriranno circa 13 mln di soldati.
Armi belliche tecnologiche come la baionetta meccanica, carri armati rudimentali, fucili, aerei e
sommergibili. Per questo si parla di << Grande >> Guerra oltre che mondiale.
1914  EU segnata dall’impero inglese, francese, Belgio impero austro-ungarico.
Dopo la I° G.M. sia gli imperi più antichi che quelli più recenti tenderanno a sparire, non a caso
si parla di quello Russo, tedesco (perché tot distrutto), terminerà anche quello austro-ungarico
che detterà la fine della sua comparsa sulla storia in quanto diviso in più stati, allo stesso modo
vediamo anche l’impero ottomano. La corsa europea all'imperialismo tolse all’impero ottmano,
ormai esausto, quasi tutti i possedimenti nordafricani, tolti alcuni stati di poco conto. Tutto ciò
che rimaneva al grande Impero, all'alba del XX secolo, era l'odierna Turchia, parte
del Medioriente e l'Iraq, essendo andata persa la Libia che, con il Trattato di Ouchy del 1912,
divenne colonia italiana, mentre altri territori furono persi con le guerre balcaniche del 1912-
1913. Durante la prima guerra mondiale l'Impero ottomano si alleò con gli Imperi Centrali e con
essi fu pesantemente sconfitto. Perse tutti i possedimenti in Medioriente e Iraq, e grosse
sommosse popolari minacciarono di sfiancare un apparato statale ormai logoro e decrepito. Il
sultanato fu abolito ufficialmente il 1º novembre 1922. A quel punto, Ataturk stesso depose il
sultano Mehmed VI e poco dopo, 1923, fu proclamata la Repubblica Turca entro la quale
sorsero dei protettorati francesi. L'Impero ottomano era tramontato.
(Nel 59 la storiografia era soprattutto militare quindi era difficile ricostruire la guerra del punto di
vista del cittadino.)

Scienza e tecnica:
con la 1° G.M. si vede indispensabile la crescita, un’accelerazione sul piano scientifico. Si
progettano nuove leghe metalliche e progredì anche la tecnologia militare. Si creano nuovi
aeroplani, gas, + gli strumenti già utilizzati come le mazze, elmo d’acciaio, chirurgia plastica. La

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prima G.M. si rivelò pertanto una guerra mai combattuta prima perché cambiò totalmente il modo
di combattere.
- Guerra civile, fra stati e mondiale. (civile = genocidi, distruggere le risorse umane)
- Togliere ogni forma di legittimazione al nemico
- Guerra statica, combattuta dalla trincea.
Per vincere la guerra:
- Mobilitare lo Stato.
- Mobilitare i soldati.
- Avere risorse alimentari.
- Avere liquidità.
Il mito del libero mercato doveva essere messo da parte, i mobilizzazione totale, non solo
industriale:
1- Eserciti militati (70 milioni)
2- Mobilitazione industriale, produrre cose decise dai governi i quali decidevano cosa
produrre, quanto, in quanto tempo, quanto prezzo.
a. “L’altro esercito”  era quello degli operai addetti a questi lavori, che
producevano materiale per l’esercito sul fronte.
3- Mobilitazione agraria  requisizione di animali, cibo, attrezzi (vito che i giovani erano al
fronte).
4- Mobilitazione annonaria  tessere annonarie, cibi e viveri ad un prezzo basso.
5- Mobilitazione civile  totale, dopo la guerra non erano più le stesse società.

Il mondo era cambiato per sempre. Trasformazioni politiche interne agli Stati. Non era consentito:
avere un’indecisione, protestare, scioperare, e chiunque venivano sospesi gli Stati liberali. Nuovi
autoritarismi (contro le politiche liberali), Stato d’eccezione permanente.
La fronte (prenderà solo successivamente) di guerra doveva essere compreso con il governo e la
cittadinanza in patria. Le conseguenze della guerra segnarono una svolta, affermazione dei
totalitarismi, Stati democratici.
Interessante al fine di approfondire lo studio sulla situazione socio-culturale ed economica della I°
G.M. è il libro di George Mosse (1990) “Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti”.
Brutalizzazione vita politica, fine 1918/9 e negli anni successivi si adottarono i medesimi casi
politici adottati al fronte, perché?
Quei 70 milioni di uomini dei 5 continenti, quelli che tornano erano uomini diversi, e anche se non
avevano voluto e anche se avevano rifiutato di affrontare la guerra, dovettero fronteggiarla. Si
parla di uomini diversi perché la condizione del soldato si ripercosse sulla vita di tutti i giorni, la
sindrome del sopravvissuto divenne una condizione psicologica che in molti si videro costretti a
fare i conti. Non a caso si contarono diversi sucidi post guerra.
Queste persone avevano un “credito morale”, una rabbia e violenza causata proprio dalla
permanenza al fronte e questa veemenza si ripercorse anche da un punto di vista politico.
In Italia abbiamo il caso dell’ascesa dei fasci, con lo squadrismo che affrontò la marcia su Roma e
poi la definitiva creazione del Regime fascista. Lo stesso Mussolini disse che il suo Regime era
sorto già a partire dal 1915.
Ci mostra come sul piano politico la Guerra Mondiale portò ad una rottura:
1- Nascita del I° comunismo
2- Giornale di Mussolini  poi Regime
3- La G.M. ha portato a nuove politiche.

“Il trauma dell’Intervento 1914-1919”:

29
- Caroccio “Ingresso delle masse sulla scena EU”. (libro dato tra le possibili scelte). Pone
l’attenzione sul ruolo delle masse sulla scena pubblica europea. Nuovi mezzi per decidere
simultaneamente
Nuovi mezzi per decidere simultaneamente.  storia delle masse, irruzione delle masse nella
coscienza della società post I° guerra mondiale. I contadini, gli operai, le donne e ecc hanno avuto
un ruolo fondamentale in guerra come “Secondo esercito” e per questo volevano ottenere e
sollecitare una consapevolezza sul loro ruolo nella società. Si parla anche del ruolo dei bambini
come ad un ruolo centrale e fondamentale, in quanto rappresentavano il futuro.
I contadini ovviamente si ritrovarono ad affrontare un lavoro intenso e difficile, privati delle mani
più giovani si vedevano quindi costretti a coltivare la terra con le poche energie e risorse a
disposizione. Nacque a tal proposito lo slogan “La terra ai contadini” = riforma agraria, al fine di
ottenere più terre e agiatezza per tutti.
I soldati contadini tornarono a casa e presentarono il conto allo Stato, senza avere troppo in
cambio, difatti tutti uscirono impoveriti dalla guerra. La guerra rende evidente il ruolo delle
masse.
La situazione dell’elaborazione del lutto: un problema che tutti gli Stati in guerra hanno dovuto
affrontare, in quanto apportato via fratelli, figli e mariti negli anni 20’-30’. Per sovvenire al
problema dei dispersi si andò a creare la tomba del milite ignoto, al fine di rendere sacro e di
rendere onore ad ogni caduto in guerra e disperso. Rendere tutti uguali nella morte.
Milioni di donne parteciparono attivamente e passivamente alla guerra, sia quindi al fronte come
infermiere ecc che a casa ed entro le fabbriche. Parteciparono alla mobilitazione operaia, civile,
agraria e annonaria. Donne a rappresentare da sole la famiglia, cambiò così l’assetto della
mascolinità  poi uomo vigliacco.
Donne che vengono sfruttate nelle industrie per sostituire gli uomini anche perché sottopagate. Le
donne non volevano più tornare a lavorare nelle case, reclamando i propri diritti di lavoratrici.

Come cambiarono le condizioni?


 Difficile da sapere.
Dopo la guerra ovviamente la popolazione fu privata della classe giovanile in tutta Europa e nel
mondo. Cambiò l’appartenenza, l’anno di nascita (immagine di un giornale di trincea)  I ragazzi
del 1899 chiamati al fronte. Il giornale si rivolge a questi ragazzi chiamati a combattere in cambio
di un premio, di una lode. Sarà poi quella generazione quasi del tutto scomparsa. Si capisce da qui
cosa significava essere giovani in quel contesto storico. Guerra come “rito di passaggio” per
diventare uomini. Tanti si offrono volontari ma poi, appena si rendono conto di come stanno
realmente le cose, l'entusiasmo crolla.

LA GUERRA CRONOLOGICA:
Estate 1914:
Cent’anni dopo lo scoppio della I° G.M. gli storici si domandarono il perché tutto ha preso avvio e
se questa guerra si sarebbe potuta evitare?
Ovviamente non ci sono risposte univoche, ma congetture poste da più pensatori.
Sappiamo che la storia del G.M. iniziò ad essere scritta durante la stessa guerra, e si attribuisce lo
scoppio all’attentato avvenuto il 28 giugno 1914 all'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo da
parte di Gavrilo Princip, nazionalista serbo. Ma già a partire dall’era dell’imperialismo, le tensioni
fra le varie potenze erano molto alte e magmatiche. Secondo uno studioso australiano nel suo
scritto “Soldati sonnambuli” s’interroga sulle cause della guerra, sottolineando il ruolo dei
nazionalisti in Serbia e Russia. (definisce i soldati sonnambuli, perché proprio come accade nel
sonno, anche quando un uomo andava in guerra non conosceva a cosa andava in contro). A
differenza dell’australiano, Rusconi la pensa diversamente, dicendo che l’élite avevano un piano

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strategico vincente, ogni nazione aveva la sua. Quindi non si potevano chiamare sonnamboli, ma
bensì tutto il contrario, ben consapevoli.
Comunque la goccia che fece traboccare il vaso fu l’assassinio dell’arciduca Ferdinando, difatti un
mese dopo l'Austria dichiarò guerra alla Serbia e i suoi alleati agiscono di conseguenza: Germania
dichiara guerra alla Russia e Francia che, per la Triplice Intesa, è difesa dalla Gran Bretagna che
dichiara guerra a sua volta alla stessa Germania.
Triplice alleanza a carattere difensivo, cavillo usato dal governo per evitare il conflitto
considerando che era stata l'Austria ad attaccare. Austria come nemico storico degli irredentisti
che rivendicavano territori parte dell'Impero ovvero Trento e Trieste.
Il confine diretto tra Germani e Francia era decisamente fortificata e quindi fu aperto un varco dal
Nord. Passando dal Belgio neutrale, in caso di violazione del B, l’Inghilterra sarebbe scesa in
guerra. Avvio di una mobilitazione russa che ha necessariamente istigato la Germania a muoversi
anche se la Russia on era entrata in guerra. La Germania sapeva che la Russia si stava mobilitando
e quindi per non trovarsi a fronteggiare 2 guerre si mobilitò all’attacco a Ovest della Francia.
Questo piano d’attacco fu un fallimento tedesco.
Anche la Francia aveva il suo piano geniale: piano 17 prevedeva un attacco centrale vs la
Germania. Obiettivo primario di riprendere le terre sottratte nella guerra di Franco-prussiana.
Piano fallito= perché pensano alla guerra come quella 800esca, cosa non più così. Le uniformi che
dapprima rappresentavano la bellezza, la ricchezza e un elemento di spicco per la nazione,
vengono sostituite con delle uniformi più utili e pratiche, leggere ed economiche, ma soprattutto
non più di colori sgargianti, solo di colori mimetici e scuri. La necessità di modificare le divise
dipendeva proprio dalla guerra diversa che dovevano combattere. La guerra era cambiata, difatti
anche le armi si presentavano assai diverse da quelle fino a quel momento utilizzate in battaglia; si
erano andati a progettare: gas, carrarmati, aerei ecc.
I liberali avrebbero voluto patteggiare con l'Impero Austro-Ungarico per quei territori senza
tradire l'alleanza, i socialisti per il sentimento nato dalla Seconda Internazionale– anche se poi
tutto si sgretola proprio a causa del conflitto – e i cattolici per sentimenti sia umanitari sia perché
non vogliono combattere contro L'Austria cattolica.
1915: L’Italia firma il patto a Londra con gli altri Stati dell’Intesa. 26 aprile: Italia che entra in
guerra con GB e Francia. Il 24 maggio dichiara guerra all'Austria.
1916 – entra in guerra l’Ungheria. 1917- America. 1918- Panama, Cuba, Grecia, Brasile e Cina.
1917: anno più critico della prima GM anno di svolta, anno d’ingresso dell’America + 2
rivoluzioni in Russia, disfatta dell’esercito italiano. Profonda crisi degli Stati, non evidente chi
avrebbe vinto la guerra. Uscita della Russia inizialmente a favore della Germania.
La guerra oltre ai morti in guerra, si verificarono anche i morti per la fame, assalto ai forni (già nel
1914 vi era questo problema) garantire l’ordine pubblico pertanto era un’altra necessità da non
sottovalutare. Il conflitto per il cibo, per il controllo dei mercati e dei luoghi di consumo divenne
ben presto un’altra guerra intera ad ogni Stato.
Nel 1918 scoppiò la rivoluzione civili in Russia.
“Caso dei promessi sposi e di Renzo che i trova a Milano pe la questione dell’aumento del costo
del pane e dei vari assalti ai forni”.
Se nel 1914 l’EU rappresentava la metropoli del mondo: tra imperi e colonie, a fine guerra, nel
1919 abbiamo un vero e proprio collasso dei vecchi imperi e l’emergere di nuove nazioni. Sarà
evidenziato come il secolo americano (così definito da alcuni storici, ma non particolarmente
apprezzato). Vi fu una ripresa espansionistica a cavallo tra gli anni 20’ e 30’, ovviamente bloccata
dalla II° G.M. Volontà di potenza e sopraffazione dei diversi Stati gli uni contro gli alti. Francia e
Gran Bretagna sono le prime a fare propaganda in questo senso. Per la Francia bisogna tenere
conto anche del revancismo covato contro la Germania.
Situazione balcanica: quei territori erano soprattutto parte dell'Impero Ottomano e poi divisi tra
Germania, Austria ma anche Italia per Istria e Dalmazia.

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La Rivoluzione Russa in modo che lo Stato si discosti dal conflitto e sigli la Pace di Brest.
I tedeschi ora si spostano nel fronte occidentale per aiutare l'Austria. A Caporetto i due alleati
penetrarono nel territorio regio con un anno di assedio causando fughe e migrazioni interne.
Questi profughi non erano graditi al Centro. In Italia si passa da guerra di aggressione a guerra di
protezione. I soldati italiani devono difendere la loro terra per evitare che gli invasori distruggano
il Regno. Nel 1917 Wilson dichiara guerra alla Germania per fini economici – fine
dell'isolazionismo della Dottrina Monroe – si riequilibrano le forze dopo l'uscita della Russia
(1918). Nel 1918 l'Impero Tedesco e quello Austro-Ungarico implodono per rivolte interne:
nell'Impero Austro-Ungarico c'erano conflitti interni dati dalla presenza interna di diverse etnie. In
Germania l'Imperatore fugge dopo la presa del potere dei socialisti.
Dissoluzione dei quattro imperi principali che fa pensare a uno sviluppo democratico delle
nazioni.
14 punti di Wilson esposti a Versailles e principio di autodeterminazione delle Nazioni controllata
da una Società Internazionale che doveva risolvere in maniera pacifica i conflitti. I paesi vinti
subirono le decisioni dei vincitori senza poter intervenire in maniera attiva alla trattativa.
La responsabilità cade sulla Germania: costretta a cedere territori e colonie ai vincitori e
smilitarizzare determinare zone. Si voleva processare il Kaiser ma non fu possibile perché era in
estradizione nonostante a Lipsia vengano processati i vertici dell'esercito – il Kaiser è anche capo
dell'esercito – ancora non esiste il concetto di crimini contro l'umanità quindi non c'erano gli
estremi per condannare i singoli.

12/03
Democrazia e fascismi (Tacchi)

Repubblica di Weimar in Germania


Weimar sede dell’Assemblea costituente del 1919
Costituzione:
Repubblica federale di Stati (Reichsrat) + Parlamento (Reichstag) democrazia parlamentare
(suffragio universale, anche femminile) presidente è comandante dell’esercito, dirige la politica
estera, può sospendere le libertà civili in caso di minacce alla sicurezza pubblica (art. 48: vi farà
ricorso Hindenburg dal 1925)diritti sociali: assistenza e assicurazione, collaborazione operai-
impiegati-imprenditori nella gestione delle aziende (modello per altre Costituzioni; cfr. Costituzione
1793 non entrata in vigore; Costituzione Italia 1948) ampio sostegno alla Repubblica: SPD, cattolici
e liberali (no PKD).

Weimar e la cultura
- centro culturale (Thomas Mann, Bertolt Brecht, Arnold Schönberg, Fritz Lang)
- Scuola di arte e design Bauhaus di Walter Gropius (1913-25, poi Dessau, Berlino: chiusa nel
1933)
- razionalismo, funzionalismo, modernismo: Vassily  Kandinskij, Paul Klee
- scuola di Francoforte presso Institut für Sozialforschung 1923 (Theodor Adorno, Max
Horkheimer, Herbert Marcuse, Walter Benjamin, Franz Neumann): per sfuggire al nazismo
Ginevra e poi NYC nel 1934

La Germania negli anni ‘20


- condizioni di pace pesanti: riparazioni (Francia e Belgio occupano a garanzia Ruhr 1923-25;
Francia Saar fino a 1930: giacimenti minerari)
- crisi economica: inflazione, disoccupazione, dipendenza da Usa (piani aiuti Dawes e Young
per pagare debiti di guerra: rapida ripresa industriale)

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- conflitto sociale: tentativo insurrezionale (Berlino 1919) del Partito comunista (PKD) di
Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (erede Lega spartachista, pro Rivoluzione Ottobre)
- assassinio nel 1922 del ministro Esteri Walther Rathenau (ufficiali estrema destra)
- tentato putsch di Hitler (Monaco 1923): Mein Kampf
- governo del popolare Gustav Stresemann riconosce frontiera ovest (Locarno 1925): Germania
ammessa alla Società delle nazioni e ritiro progressivo Francia da Ruhr e Saar
- crisi del ‘29 (cfr. lezione) contribuisce al crollo del governo SPD e all’ascesa del NSDAP
• Hitler, Mein Kampf, 1926 contiene molti temi della politica futura: lotta al bolscevismo,
antisemitismo, espansione a est per lo «spazio vitale» ai popoli di nazionalità tedesca
• ascesa NSDAP imponente: 2,6% 1928 18,2% 1930 37,4% 1932
(disoccupati e piccola borghesia attratti dalla propaganda, industriali vedono garanzia per ordine
sociale)
30.1.1933 presidente Hindenburg incarica Hitler di formare governo
Hitler arriva al potere per vie legali (differenza dal fascismo), sia pure grazie alle violenze dei reparti
d’assalto Sturmabteilungen, SA

La nazionalizzazione delle masse


- George L. Mosse, La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimento di
massa in Germania 1812-1933, 1974; L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste, 1982
- macrofenomeno delle società contemporanee (da fine ‘800): trova nelle dittature
novecentesche (fasciste e comuniste) un’accelerazione
- regimi fascisti: esigenze di socializzazione politica e di consenso, dopo annullamento dello
strumento di legittimazione nelle democrazie liberali: elezioni (suffragio universale maschile:
in Italia 1912)
- distruzione/sostituzione delle preesistenti strutture politiche e civili e delle forme di
partecipazione politica (partiti, sindacati) e nuovo inquadramento delle masse
- le tradizionali “agenzie formative” (scuola, esercito, chiese) e i media (radio, cinema:
raggiungono anche analfabeti e campagne) sono accentrati nelle mani dei nuovi regimi: sono
cruciali per acquisizione di consenso ed esercizio del controllo (ministeri ad hoc)

Fascismo e nazismo a confronto: elementi in comune


- analogie nel processo di unificazione – late comers (cfr. lezione)
- democrazie fragili (Weimar anni ’20; crisi politica italiana 1919-22)
- reazione al comunismo (paura ’17 e biennio rosso 1919-20), ma…
- … i fascismi nascono come risposta a socialismo e comunismo (ma quando vanno al potere il
“pericolo rosso” era ormai inesistente) e soprattutto come reazione al sistema politico
liberale e democratico
- nazionalismo e pulsioni imperialiste, politica estera aggressiva: revisionismo trattati - GG
“incunabolo” anche dei fascismi
 base sociale del consenso: ceti medi, colpiti da inflazione; sostegno di parte della classe
dirigente (agrari, industriali, esercito, polizia)
- analogo metodo di conquista del potere (ma solo il nazismo è legalitario)
Fascismo e nazismo a confronto
- fenomeno nuovo, diverso dalle vecchie forme di governo autoritario
- confronto con società di massa, organizzazioni politiche e sindacali, opinione pubblica e
stampa, Stato liberale (Italia) o democratico (Germania), sviluppo tecnico ed economico

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- come altri regimi autoritari “esigenza” di colpire la libertà di opinione e di stampa: rogo dei
libri “sovversivi” (Berlino, maggio 1933): foto
- peso delle strutture politiche e civili preesistenti: da distruggere per sostituirle con altre:
inquadramento delle masse dall’alto e ruolo del partito unico (che si combina in vario modo
con lo Stato) e di organizzazioni che controllano la vita degli italiani (dalla culla alla tomba):
Balilla (foto), OND ecc.
- eclettismo dei programmi PNF e NSDAP (richiami al nazionalismo e al socialismo): mix di
populismo, nazionalismo e retorica anticapitalistica

Fascismo: 3 anni per conquistare il potere + 3 anni per la trasformazione in regime


- 1919-1921: movimento – diffusione da centro-nord verso sud
- 1921-1922: PNF (fusione con i nazionalisti), ruolo squadrismo (i ras)
- 1922-1924: governi coalizione (legge elettorale Acerbo)
- 1924 giugno-dicembre: crisi Matteotti
- 1925: discorso 3 gennaio; avvio dittatura
- 1926: novembre leggi fascistissime (decaduti aventiniani, sciolti partiti, partito unico, polizia
segreta, TSDS)
- Stato di polizia
Nazismo: 13 anni per conquistare il potere; immediata costruzione del regime
- 1923: putsch fallito di Monaco; 1926 Mein Kampf
- 1928-1933: escalation elettorale
- 1933: febbraio - incendio del Reichstag - sciolti tutti i partiti tranne Nsdap
- 7 aprile 1933: epurazione dalle PA dei non ariani
- campi di concentramento per avversari politici
- 1934: notte dei lunghi coltelli, eliminate SA ed esponenti del primo nazismo
- 1935 legge sulla cittadinanza del Reich (Norimberga)
1936: stato di polizia - SS diventa polizia di stato (Himmler capo anche della polizia segreta:
Gestapo)

I “segreti” del successo dei regimi fascisti


- uso sistematico della violenza: squadrismo e apparato paramilitare della Milizia volontaria
per la sicurezza nazionale e della Nsdap e delle SA contro esponenti del movimento operaio e
democratico
- capacità mediatica di Mussolini e di Hitler di presentarsi come “uomini nuovi”, leader
carismatici: ordine gerarchico retto da un dittatore (duce e führer)
- costruzione del nemico (oppositori politici, ebrei, Stati): razzismo di Stato
- Capacità di sfruttare le contingenze economiche: in Germania post crisi ’29 programma della
“piena occupazione”, fondato su riarmo (1936; nel 1938 1/3 della spesa pubblica
complessiva)

La modernizzazione autoritaria:
- accordo con parte delle Chiese protestanti e della Chiesa cattolica: i Concordati (1929 e 1933)
Italia: controllo sul paese totalitario ma presenza di monarchia e Chiesa, autonomia lasciata ai
settori forti della classe dominante, sp. industriali: totalitarismo imperfetto? (Emilio Gentile)
- conflittualità sociale riassorbita nello Stato: le corporazioni (ill.)
- fascismo si presenta come “terza via” tra capitalismo e socialismo: in ogni settore produttivo
le corporazioni avrebbero dovuto rappresentare datori di lavoro e lavoratori.

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- scarsa incidenza ma modello per Estado novo portoghese
- alla parcellizzazione della società (individualismo liberale) è contrapposta la nazione (non
quella della RF); identificazione tra regime e patria

Il rapporto con il passato:


- storia chiamata a “legittimare” il presente
- i valori tradizionali fondati su religione vengono sostituiti con altri miti e altri culti:
“religione civile”
- Quale passato? antica Roma (fascismo), Medioevo (nazismo)
- Italia: Roma-Risorgimento-GG-fascismo
- Germania: Sacro Romano Impero I Reich (962-1806)-II Reich (1871-1918)-III Reich (1933-
….)
- Volk (popolo) è il cuore della cultura politica: Ordine teutonico, tradizione anseatica, lotta tra
civiltà germanica e cultura romanza “legittimano” le rivendicazioni egemoniche

Cultura:
Calendario della “religione civile”: festività, adunate oceaniche, coreografia, monumentalità,
simbologia. 
Azioni rituali ripetitive per dare un’identità comune
Fascismo: tricolore (il fascio littorio sostituisce lo stemma dei Savoia: ill.), saluto romano,
appropriazione dell’eredità della GG (martiri), passo romano, giuramenti, calendario fascista (E.F.
documenti), Natale di Roma, culto del Duce, Palazzo Venezia e il Vittoriano, fascio littorio (da
simbolo del potere nell’antica Roma a insegna del PNF: ill.) uomo nuovo - trinomio Patria,
famiglia e Dio: militarizzazione della società strumenti: organizzazioni di massa, scuola, mass
media.
Nazismo: già nel 1933 Ministero per la Cultura popolare e della propaganda (Goebbels):
monopolio stampa e radio, controllo delle manifestazioni culturali, coreografie e grandi adunate
film di Leni Riefenstah l, Il trionfo della volontà, 1936: congresso NSDAP 1934 a Norimberga
Fascistizzazione della stampa post delitto Matteotti.
Normalizzazione (nuove proprietà, stampa fascista locale).
8.7.1924: (da decreto 1923).
direttore responsabile dei reati a mezzo stampa (turbativa ordine pubblico, istigazione odio di
classe, vilipendio patria, re, papa, favoreggiamento interessi stranieri), il prefetto può chiudere un
giornale dopo parere del giudice 
9.7.24 LA STAMPA - Alfredo Frassati:
«Proprio in un momento in cui tutti toccano con mano i tristissimi effetti di un regime
compressore di libertà, proprio oggi il governo si decide a colpire una libertà così essenziale
come quella della stampa, con un colpo mortale».
modello autoctono e poi tedesco; Ufficio stampa PCM (Galeazzo Ciano), Sottosegretariato
Stampa e propaganda, Minculpop 1937 (veline)

Nicola Tranfaglia, La stampa del regime 1932-1943. Le veline del Minculpop per orientare
l’informazione, 2004:
- cronaca nera: Max 10-30 righe, titolo su una colonna, non enfatizzare la narrazione (21
febbraio 1933) 
- non pubblicare fotografie di donne nude: elemento anti-demografico (11.7.1933)
- non occuparsi in alcun modo della presenza del Tribunale Speciale (15 marzo 1934) 
- non dare rilievo alle notizie di ondate di calore per evidenti ragioni turistiche (9 luglio
1935)

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- i libri di autori israeliti non devono essere recensiti (17 maggio 1938)
- si ha l’impressione che i giornali stiano diventando “grigi”. Bisogna che essi reagiscano e
creino un po’ di discussione e di movimento attorno a qualche argomento: come ad
esempio la razza, l’autarchia, il cinema […] Non bisogna assolutamente che attraverso i
giornali si abbia la sensazione che nel nostro Paese si conduca una vita eccessivamente
seria, pesante e preoccupata. Il fascista deve condurre, nelle ore in cui non è occupato dal
suo lavoro, una vita lieta frequentando anche locali ove possa procurarsi quelle distrazioni,
anche gioconde (ballo, ristoranti, ecc.) (5 gennaio 1939)
- diminuire le notizie sul cattivo tempo (1 giugno 1939)
- Fascismo e tempo libero:
- Opera nazionale dopolavoro 1925
- anello di congiunzione tra regime e popolo, tra centro e periferia
- modello per il nazismo e per il dopoguerra
- attività ricreative si rifanno a tradizioni esistenti (bocciofila, feste folcloristiche,
filodrammatica, escursionismo) prese in carico dal partito e poi dallo stato
- Befana fascista

Arte E Tempo Libero


- Mostra della rivoluzione fascista 1932: MR una rivoluzione; futurismo e reinvenzione
della romanità
- ruolo del cinema: propaganda e divertimento (telefoni bianchi; preminenza hollywoodiana)
- Istituto Luce
- Mostra del cinema di Venezia 1932
- Cinecittà 1937 (ill.)

La fascistizzazione della cultura (Italia):


- si procede dalle istituzioni pubbliche a quelle private
- prima i settori più delicati (giornali, scuola), poi alta cultura (università, accademie,
editoria)
- Ruolo di Giovanni Gentile
- settori delicati: sono possibili elementi di resistenza a inquadramento
- è esistita una cultura fascista (Gentile) o una cultura del periodo fascista (Croce) ?
- Istituto fascista di cultura, Accademia d’Italia (ex Lincei)
- Istituti storici (Gioacchino Volpe)  - medioevo, Rinascimento, Risorgimento
- Enciclopedia italiana 

Il Dibattito Sul Totalitarismo:


 analizzato dalle scienze sociali (politologi, filosofi, giuristi), utilizzato dai politici, analizzato
dagli storici
 categoria associata a determinati eventi (regimi autoritari tra le due guerre mondiali) e a una
forma di potere specifica, ma non è mai esistito come realtà istituzionale: idealtipo,
utilizzato a fini ideologici nel dibattito sul confronto tra fascismi e il comunismo sovietico
 strumento analitico per classificare i regimi, senza particolare valore euristico
 fortuna del termine (manuali scolastici): evoca la natura minacciosa, “oscura”, del ‘900
 totalitarismi al plurale: tante varianti (albero con tanti rami) o tanti aspetti (vari alberi della
foresta con caratteristiche in comune)?

Totalitarismo e letteratura distopica:

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- Aldous Huxley, Brave New World, 1932 (Eugenetica in una società governata da 10 coordinatori
mondiali)
- George Orwell, La fattoria degli animali, 1945 (denuncia stalinismo) e 1984, 1948 (3 regimi
totalitari che governano il mondo)

Totalitarismo al cinema:
Fritz Lang, Metropolis 1927; Terry Gilliam, Brazil, 1985 (ispirato a 1984 di Orwell)
Fortuna e sfortuna del termine TOTALITARISMO in 5 tappe (Traverso 2001)
1) 1922-1933
2) 1933-1945
3) 1947-1960
4) 1960-1989/91
5) 1989/91-oggi

1) 1922-1933
- prime definizioni del totalitarismo sono in contemporanea con ascesa del fascismo in Italia
- termine coniato dall’opposizione antifascista per indicare un sistema politico che più tardi
avrebbe rivelato la sua natura totalitaria
- Giorgio Amendola, “Il Mondo”, 1923: denuncia il carattere tendenzialmente “totalitario” del
programma fascista (elezioni amministrative 1922: PNF ha liste sia di maggioranza che di
minoranza: disprezzo per i diritti della minoranza=germi dell’azione totalitaria)
- Lelio Basso, “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, 2.1.1925: PNF è espressione di un
“totalitarismo indistinto”: pretende di rappresentare tutti
- Antonio Gramsci, Quaderno 6 (Congresso Lione 1926): identificazione tra società, Stato e
partito, subordinazione della prima agli altri due

Mussolini, IV congresso PNF 1925: il fascismo ha una “feroce volontà totalitaria”


voce Fascismo, in Enciclopedia italiana, XIV, 1932
- per il fascista tutto è nello Stato, e nulla di umano, o spirituale esiste, e tanto meno ha
valore, fuori dello Stato. In tale senso il fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e
unità di ogni valore, interpreta, potenzia e sviluppa, tutta la vita del popolo
- punto 9: Un partito che governa totalitariamente una nazione è un fatto nuovo nella storia.
Non sono possibili riferimenti e confronti
- (B. Mussolini-G. Gentile, Idee fondamentali - Dottrina politica e sociale
- La dottrina del fascismo (premessa a statuto del PNF 1938)

Gli storici e il totalitarismo italiano:


- Alberto Aquarone, L’organizzazione dello Stato totalitario, 1965
- Renzo De Felice, Mussolini il duce: gli anni del consenso (1929-34), 1974
il fascismo è un “totalitarismo di sinistra”, il nazismo “di destra” (connotato dal punto di vista
biologico e razziale); fascismo resta fuori dal “cono d’ombra” dell’olocausto
- Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo, 1995
Il fascismo vorrebbe controllare (ma non ci riesce del tutto) ogni aspetto della vita dei
cittadini/sudditi: totalitarismo imperfetto
Chiesa “unico regime totalitario” (Pio XI); conflitto 1931 per educazione dei giovani e nel 1938 per
le leggi razziali (vulnus al Concordato)

2) 1933-1945

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- nazismo fin da subito ha programmi totalitari, realizzati rapidamente (soppressione libertà,
irreggimentazione società, leggi Norimberga)
- Goebbels 1933: nazionalsocialismo è una “rivoluzione totale”: lo “Stato totalitario
abbraccia ogni sfera della vita pubblica e la trasforma alla base”
- Carl Scmitt: parla di Stato autoritario (I principi politici del nazionalsocialismo, 1936)
- definizioni dei nemici: Francia centro opposizione antifascista, intellettuali liberali,
fuoriusciti dall’Urss
- Elie Halévy, L’era delle tirannie, 1938: i tre “fratelli nemici”: bolscevismo, fascismo e
nazismo
- Categoria elaborata dagli scienziati sociali tedeschi (ebrei e non) in esilio in USA (Scuola di
Francoforte)
- percezione chiara: i regimi totalitari segnano una rottura nella tradizione occidentale (Stato
di diritto), non sono semplici versioni, moderne, dell’autoritarismo e della tirannide

Scuola di Francoforte (in esilio)


Herbert Marcuse, La lotta contro il liberalismo nella concezione totalitaria dello stato, 1934

- totalitarismo è uno dei prodotti (l’altro è il liberalismo) delle trasformazioni del moderno
capitalismo, che nella GG aveva teso ad annullare l’individuo
- GG inaugura l’era dei massacri e delle morti di massa: laboratorio del totalitarismo
(violenza e “seduzione totalitaria”): culla della comunità nazionale rigenerata (Volk)
- regimi totalitari: dove c’è società di massa, urbana e industrializzata: non in Spagna
 Emil Lederer, Lo Stato delle masse. La minaccia della società senza classi, 1940
(economista e sociologo marxista)
Lo Stato delle masse distrugge la struttura sociale preesistente e trasforma il popolo in massa
amorfa: società non più divisa in classi
 Max Horkheimer-Theodor W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, 1942

anche lo stalinismo è un regime tendenzialmente totalitario

 Franz Neumann, Behemoth, 1942 (giurista SPD)


- regime “tendenzialmente onnipotente e onnicomprensivo”, regno del caos
- contrapposizione polemica a Schmitt che, citando Hobbes, aveva presentato la dittatura
nazista come Leviathan
- concetto di policrazia: vari centri del potere oltre al capo
- Mark Mazower: totalitarismo è una delle risposte all’emergere della società di massa: l’altra
è la democrazia; è un elemento della coppia oppositiva capitalismo/comunismo
seconda guerra mondiale: spartiacque per la riflessione sul totalitarismo
- dopo il patto Molotov-von Ribentropp (agosto 1939) ma prima dell’attacco hitleriano all’Urss
del giugno 1941: parola chiave del vocabolario politico
- ex comunisti delusi dalla repressione staliniana (G. Orwell, A. Koestler)

3) 1947-1960
- “età dell’oro” del dibattito sul totalitarismo - guerra fredda
- mondo diviso in blocchi antagonisti favorisce l’inserimento del comunismo (sp. staliniano)
tra i totalitarismi

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- il venir meno di uno dei due poli del confronto (nazismo) e il ruolo della Germania come
avamposto europeo del “mondo libero” (non comunista), favoriscono la politicizzazione del
dibattito
- comunismo, non sconfitto a differenza degli altri regimi totalitari, è al potere
- lentezza nell’inserimento del comunismo nel club dei totalitarismi: il ruolo dell’Urss nella
sconfitta del nazismo favorisce “pregiudizio favorevole”: il comunismo, ben più delle
democrazie, ha contrastato il nazifascismo (fronti popolari, guerra di Spagna, Stalingrado e la
guerra patriottica).
- “riserva mentale” anche nei non comunisti

- 1947: Truman - nell’ambito della dottrina del containment – equipara i 3 regimi totalitari
- 1950 Congresso per la Libertà della Cultura (USA): guerra fredda culturale, Ford e Cia;
anticomunismo=antitotalitarismo; chiusura delle frontiere ai comunisti (totalitarians)
1951 Hannah Arendt, Il fardello del nostro tempo (it. 1967); Le origini del totalitarismo
- sue intenzioni: analisi del “fardello” del razzismo e antisemitismo, presenti nel nazismo
- influenzata dal clima ideologico USA, propone un’analisi del totalitarismo, di cui individua
le origini nell’800: totalitarismo non “cade dal cielo”, affonda le radici
nell’industrializzazione e nell’urbanizzazione, nell’imperialismo e nell’antisemitismo (affaire
Dreyfus)

- confronto tra nazismo (post 1938) e stalinismo (post 1928), di cui evidenzia le affinità
strutturali: campi di concentramento (non distingue tra Auschwitz e GuLag, tra il genocidio
razziale sistematico e il lavoro schiavistico, tra lo sterminio fine a se stesso e il terrore come
strumento irrazionale di un obiettivo teoricamente razionale)
- sottovaluta il fascismo italiano; manifesto dell’anticomunismo (suo malgrado), a lungo non
diffuso in Italia e Francia

Carl Friedrich-Zbigniew Brzezinski, Le caratteristiche generali della dittatura totalitaria, 1956


(F. politologo austriaco; B. Usa e polacco)
“fenomenologia del totalitarismo”, avulsa dal contesto storico: “antisovieticità”
6 elementi del sistema totalitario:
1) ideologia ufficiale
2) partito unico di massa
3) controllo di polizia e terrore
4) controllo dei mass media
5) monopolio delle armi
6) controllo centrale dell’economia
La ricerca delle analogie annulla le differenze tra Stati fascisti e comunisti: si guarda ai sistemi e alle
tecniche di dominio ma non alle peculiarità socio-politico-economiche (molta fortuna nei manuali
scolastici: è schematica)

4) 1960-1989/91
- anni ‘60: studi sul nazismo come sistema di potere, meno interessati al dibattito sul
totalitarismo (Hans Mommsen e Martin Broszat): termine si eclissa
- Paradigma eccezionalista (nazismo) scoraggia il confronto con altri regimi
- Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, 1964

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Elementi totalitari anche nelle società neocapitalistiche: ossimoro del “totalitarismo democratico”:
- Alexander I. Solzenicyn, Una giornata di Ivan Denisovic, 1962 (gulag siberiani;
autobiografico)
- Id., Arcipelago GuLag, 1973
clandestino, grande eco in Francia, dove si sta discutendo della sindrome di Vichy
(collaborazionismo)

5) 1989/91-oggi
- Post crollo del muro di Berlino e del sistema sovietico: il totalitarismo torna di “moda”
- “slogan della riunificazione”: elabora l’esperienza tedesca dei due totalitarismi (III Reich
nazista e RDT comunista)
- dibattito sul totalitarismo: studio delle vittime
- revisionismo di Nolte e Furet (cfr. dopo): fortuna del termine totalitarismo
- rivoluzione degli archivi a Mosca: maggior conoscenza del comunismo e del nazismo e
studi incrociati:
M. Lewin-I. Kershaw, cur., Stalinismo e nazismo. Dittature a confronto, 1997
Henry Rousso, cur., Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparata, 1999
Marcello Flores, cur., Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto, 1998
- storiografia russa liberale post 1991: recupero del termine totalitarismo per applicarlo a tutta
la storia post-zarista.
- Oleg Chlevnjuk, Storia del Gulag, Einaudi 2009: 8/10 milioni di morti nel 1926/37 per
cause innaturali.

Riassumendo: comunismo/fascismi:
Prassi di dominio politico analoghe ma fondamenti ideologici diversi, spesso contrapposti:
• base sociale: operai e partito (comunismo); ceti medi (nazismo e fascismo)
• società: senza classi (comunismo); società gerarchica con razza dominante (fascismi)
• dittatura: del proletariato (temporanea); principio di governo permanente (fascismi)
• fattore etnico: violenza contro i non russi (comunismo); violenza come valore in sé, postula
il dominio delle razze superiori (fascismi)
• violenza: a fini interni ed esterni (comunismo); violenza razionale, gestione burocratica
dell’universo concentrazionario (nazismo)

16/03 URSS 1917-1991. Galfré


Rivoluzione Russa, 1917
L'impero russo nasce con Pietro il Grande nel 1700, il primo a darsi quel titolo. Fu il primo dei
Romanov, i quali si estinsero con la rivoluzione del 1917.Nel 1917 in Russia ci sono due
rivoluzioni: la prima a febbraio e la seconda a ottobre. La rivoluzione di ottobre non viene
considerata tale a causa della componente politica ma ormai questa polemica è stata debellata. La
strumentalizzazione della Rivoluzione Russa di ottobre viene discussa in merito alle Foibe e
all'esodo istriano ogni 10 febbraio.
All’inizio 1917 quando l’impero russo inizia a dare dei segnali di cedimento, a capo vi era la
dinastia Romanov, che dopo una rivoluzione scoppiata a Marzo (ma chiamata rv di febbraio) iniziò
l’assalto ai forni che coinvolse gli operai a Mosca e poi a Stalingrado.
Uno sciopero generale che interessò le forze armate e che collassò quando l’impero non riuscì a far
arretrare l’avanzata dei cittadini. La crisi deriva anche dalla grande povertà del popolo. Lo zar del
1917 deve concedere diritti ai suoi collaboratori anche perché il governo dell'impero, come nel
resto d'Europa, è diviso e non può controllarlo da solo.

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Autocrazia significa governo basato su diritto divino. In Russia è molto più forte rispetto alle
altre Nazioni. Lo zar è anche capo della Chiesa.
I bolscevichi nell’ottobre dello stesso anno si macchiano di una rivoluzione simile al colpo di stato
che dette di seguito inizio ai Soviet. Il nuovo governo sovietico voleva compe prima cosa far
uscire la Russia dalla guerra:
1- Basta con la guerra
2- Pace
3- Pane
4- Terra: con la riforma agraria
I Bolscevichi nascono da un partito di ispirazione tedesca e marxista ovvero il Partito
Socialdemocratico. Precedentemente allo scoppio della Grande Guerra abbiamo la Seconda
Internazionale che riunisce tutti i partiti di ideali marxisti nati dal Manifesto di Marx ed Engels. Il
partito socialdemocratico russo è più piccolo degli altri. Formato da chi è ai margini della società e
non ha diritti spesso costretti a scappare. Nel 1903, appunto, il partito socialdemocratico si divide
in bolscevichi e menscevichi. I primi seguivano Lenin, che interpreta il Manifesto affermando che
i rivoluzionari si devono unire e dare vita alla rivoluzione, i menscevichi non sono d'accordo:
Marx non parlava di rivoluzione organizzata ma di qualcosa che nasceva spontaneamente in
maniera quasi scientifica. Il partito socialdemocratico non esiste sulla carta.
Viene aiutato dai tedeschi per arrivare in Finlandia. Per i tedeschi era un vantaggio aiutarlo dato
che voleva far cadere il governo provvisorio. Il partito socialdemocratico russo è contrario
all'entrata in guerra, Lenin era antimilitarista – non appoggiava una guerra di tipo imperialista
ma vuole una guerra civile - .
Il giornale di Lenin, gestito da Stalin, si chiamava Pravda, parola russa per verità. “Tutto il potere
ai soviet”, pace e divisione della terra per i contadini / soldati. In cinque mesi i bolscevichi
ottengono il consenso di tutti e il governo provvisorio non ha più potere. Il soviet non potevano
governare, in quanto rappresentavano solo un'assemblea senza forza politica. Ha compiti molto
più pratici. Lenin capisce che è il momento di agire e convoca una riunione dei bolscevichi, che
però lo appoggiano solo dopo minacce. Inizia il colpo di stato. Le Guardie Rosse si infiltrano a
Palazzo d'Inverno per arrestare gli esponenti rimasti del governo provvisorio. Non interpella
nemmeno i soviet. Decreto sulla terra che legittima i contadini a lasciare il fronte per tornare alle
proprie terre.
Molti lo stavano già facendo prendendo terre di nobili giustiziati.
Pace di Brest Litovsk con la Germania.
Inizio del governo sovietico che poi porterà alla formazione dell'Unione delle Repubbliche
Socialiste Sovietiche che dureranno fino al 1991.
La Russia uscì a marzo del 1918 dalla guerra con la Germania. Porzioni enormi di territori alla
Germania con la costruzione di stati satelliti nel versante ovest. Quindi la fine della prima guerra
mondiale corrisponde l’inizio della guerra civile russa. I bolscevichi (l’Armata rossa) riuscirono a
trionfare grazie al controllo delle aree centrali e nevralgiche del paese. Nonché alla guida risoluta
di Lenin e Trockij
Si susseguirono in Russia diverse guerre civili che proseguirono per diverso tempo. L’armata
rossa contro il resto del mondo anche se riuscì a vincere la Russia e a fare una contro offensiva
arrivando alle porte di Varsavia  che però fu distrutta definitivamente. Dopo questa serie di
guerre sarebbe nata una nuova faccia della Russia = il socialismo.
Socialismo in piena opposizione allo zarismo. 1919 aperte le porte al comunismo. Si aprì un
dibattito fra due possibili strade:
1- Ancora rivoluzioni.
2- Creazione di un nuovo governo = Stalin = segna la storia dell’URSS.
Accanto a Lenin emerse la figura di Stalin che prima era stato

41
Commissario alle nazionalità e poi venne nominato segretario del Partito bolscevico. Il leader di
origini georgiane iniziò così ad accentrare nelle sue mani un enorme potere, in particolar modo di
tipo militare. Nella primavera del 1920 termina la guerra civile con la vittoria delle Armate Rosse
grazie alla divisione interna del fronte controrivoluzionario, al consenso dei contadini e operai, e
anche grazie alla forza del Partito Comunista. Contestualmente la Russia deve far fronte all'attacco
della Polonia che vuole approfittare della situazione del paese russo x allargare il proprio
territorio. Preso atto della situazione di crisi il nuovo governo russo decide di varare leggi
economiche x stimolare la produzione agricola del paese, e questa nuova politica definita
NEP(Nuova politica economica) viene pensata e messa in atto da Lenin e viene vista come un
momentaneo arresto dello sviluppo del socialismo. Per far si che si venga a creare una coalizione
tra operai e contadini vengono rinviate a una fase successiva la nazionalizzazione delle grandi
industrie, le attività bancarie, il commercio con l'estero e si lascia spazio ad una piccola politica di
iniziativa privata nei settori produttivi. E con questa sorta di capitalismo di stato Lenin spera di
sanane la crisi economica causata dal comunismo di guerra.
Dopo la morte di Lenin, 1924, iniziò una lotta intestina che perdurò fino a inizio anni 30’, la quale
capovolse lo stesso socialismo di Stalin, che ormai aveva acquisito le redini del potere. Nel 1928
cominciò il così detto culto della personalità: Stalin venne definito il timoniere del paese verso la
vittoria del socialismo. Si andò a creare a inizio anni trenta furono la collettivizzazione e
industrializzazione forzata, nonché dal terrore. Ci fu una forte repressione rivolta in special modo
agli ex-culacchi (contadini ricchi), evidenziati come nemici del popolo; dividendo così la Russia
fra carnefici e vittime. Per tutta la sua vita Stalin adottò una politica catastrofistica  visione di
guerra. Lo stalinismo si basava dunque sulla pianificazione economica, un partito unico al potere,
una ideologia di riferimento, la repressione sistematica di massa verso ogni possibile dissenso
politico o sociale. Decise nel 1939 di firmare una tregua con la Germania, il patto di non
aggressione con Molotov (il ministro degli esteri della Germania di Hitler), in quanto era
impaurito dall’idea di essere accerchiato dalle potenze occidentali. (allearsi con i tedeschi o con i
francesi era lo stesso) In ogni caso la dirigenza sovietica rimase convinta che la guerra con il
mondo capitalistico sarebbe stata inevitabile e interpretò il Patto come l’occasione per ritardarne lo
scoppio e rafforzare le proprie posizioni.
Grazie all’enorme sforzo del popolo sovietico e alla collaborazione degli Anglo-americani l’URSS
riuscì a vincere la guerra arrivando ad alzare la Bandiera rossa nel cuore di Berlino.
Dopo la rivoluzione Russa, Germania poi fallì. L’impero centrale + impero ottomano collassò.
Alla fine della seconda guerra mondiale corrispose lo scoppio della guerra fredda. Le due
superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, divisero l’Europa in due sfere d’influenza. Sotto la
reciproca minaccia atomica i due blocchi rinunciarono al confronto militare e iniziarono una gara
sugli standard di vita offerti dai due sistemi: capitalismo e socialismo.
La competizione della guerra fredda divenne globale e si intrecciò con il processo di
decolonizzazione.
Fidel Castro, dopo aver allontanato il governo corrotto e filo-statunitense precedente, si
schierò con l’Unione Sovietica per poter vantare l’appoggio di Mosca in funzione anti-
americana.
Nonostante il tentativo di de-stalinizzazione del periodo di Chruščëv (1956-64), l’Unione Sovietica
rimase un regime contrario ad ogni apertura sui temi delle libertà individuali e dei diritti civili. La
sua leadership divenne sempre più anziana e legata ad una propaganda militare stantia.
Caratterizzato da senilità e immobilismo il paese si avviò ad un rapido declino da tutti i punti
di vista: militare, economico e politico.
Nel 1985 il nuovo segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica tentò di rilanciare il
paese. Gorbaciov con la sua perestroika riuscì a democratizzare il paese ma senza risolvere i
problemi economici. Gorbaciov sposò una visione delle relazioni internazionale fondata sulla
interconnessione globale e sulla condanna dell’arma atomica. Favorì così la fine della guerra fredda

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e la caduta del muro di Berlino. Come riconoscimento per i suoi sforzi venne insignito del premio
Nobel per la pace.
I successi all’estero non si trasformarono in successi interni. All’inizio del 1991 i paesi baltici
(occupati dopo la seconda guerra mondiale) si dichiararono indipendenti e iniziarono il processo di
disgregazione dell’URSS. Nell’agosto dello stesso anno i conservatori del partito comunista
sovietico tentarono un colpo di stato nel tentativo di fermare le riforme e la dissoluzione
dell’Impero sovietico.
I cittadini di Mosca si riversarono nelle piazze e fermarono i carri armati. i soldati si unirono
ai manifestanti sancendo il flop del colpo di stato. La credibilità del partito, e quindi pure
Gorbaciov che ne era il leader, uscì distrutta da questa avventura.
Boris El'cin uscì come assoluto vincitore degli eventi e come difensore degli interessi russi.
Sotto la sua guida la Russia decise di diventare indipendente e quindi sancendo così la fine
dell’Unione Sovietica.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE:


La Seconda guerra mondiale fu la più grande catastrofe della storia contemporanea, un momento
“estremo” della storia del Novecento.
Fu un conflitto totale in senso pieno: degli oltre 50 milioni di morti, più della metà furono civili.
Combattuta ovunque, sconvolse le economie e le società di interi paesi, per raggiungere rapidamente
una dimensione planetaria. Fu un evento epocale che vide al suo interno l’intreccio di conflitti
diversi: militari, economici, politici, ideologici. Dopo la guerra, i campi di sterminio, i
bombardamenti a tappeto sulle città, la bomba atomica, niente sarebbe più rimasto come prima.
Iniziata in Europa, nel giro di due anni diventò planetaria; coinvolse più di 60 Stati, raggiungendo
l’Oceano Pacifico e tutti i continenti. Dall’occupazione della Polonia alla battaglia d’Inghilterra,
dall’operazione Barbarossa allo sbarco in Normandia, da El Alamein a Stalingrado, da Pearl Harbor
a Hiroshima, questa guerra totale seminò un numero impressionante di morti e si accanì sulle diverse
popolazioni civili. Ma furono queste stesse popolazioni a dare un contributo decisivo a sostegno
delle operazioni militari: prima col consenso entusiasta offerto alla guerra di Hitler, Mussolini e
Hirohito, quindi permettendo al Regno Unito e all’Unione sovietica di resistere contro gli invasori,
infine favorendo l’ingresso in campo di eserciti partigiani. Fu una gigantesca lotta fra nazioni e
popoli, un conflitto tra sistemi politici e valori contrapposti, una contesa fra Stati e fra imperi
interessati a ridefinire i loro interessi strategici internazionali.
Il fallimento della “guerra lampo” lanciata da Hitler e la progressiva apertura di nuovi fronti di
guerra fecero precipitare tutte le potenze belligeranti in un conflitto di usura, dove la propaganda, la
mobilitazione di tutte le risorse economiche e la tenuta dei fronti interni divennero elementi decisivi
per le capacità offensive dei vari eserciti. Fu una guerra caratterizzata dalla volontà di giungere a una
distruzione completa delle forze avversarie. I costi pagati dalle popolazioni furono enormi; i campi di
concentramento e, soprattutto, quelli di sterminio furono il simbolo drammaticamente concreto
dell’orrore a cui portava il Nuovo ordine europeo imposto dai nazisti. Ma chi sapeva e cosa si sapeva
dello sterminio degli ebrei? Come reagì e cosa avvenne in quel mondo coloniale da pochi decenni
coinvolto nei giochi economici e politici delle grandi potenze e ora oggetto della propaganda
giapponese e tedesca? Cosa sarebbe rimasto nella coscienza dei sopravvissuti, di chi subì
bombardamenti o deportazioni?
Se le cause della seconda guerra mondiale radicavano nell’instabile assetto internazionale uscito
dalla grande guerra, le sue conseguenze gettarono un’ombra su tutto il cinquantennio successivo. La
Germania uscì distrutta dal conflitto e dopo pochi anni fu spaccata in due. Il Giappone subì l’orrore
di Hiroshima e Nagasaki. Le velleità imperialistiche dell’Italia sembrarono dissolversi
definitivamente, mentre i Savoia, una delle case regnanti più antiche d’Europa, uscivano
definitivamente di scena. Ma nel 1945 tutto il mondo era da ricostruire. Il processo di Norimberga e

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la nascita dell’ONU sembrarono porre il sigillo sulla chiusura di un’epoca e rappresentarono la
speranza di costruire un ordine internazionale regolato da norme giuridiche riconosciute e rispettate
da tutti. Fu un’illusione subito infranta dall’apertura della guerra fredda: non combattuta apertamente
dagli eserciti, ma resa particolarmente inquietante dal potenziale distruttivo dei nuovi armamenti
atomici.

Gli equilibri europei alla vigilia della guerra. Riassunto:

A partire dal 1936, con l’occupazione della Renania ed il cospicuo contributo di armi e uomini dato
dall’Italia fascista e dalla Germania nazista ai ribelli del generale Franco nel corso della guerra civile
spagnola, si alterarono in modo sempre più grave i complessi e delicati equilibri che si erano
affermati dopo la fine della Prima guerra mondiale. L’annessione dell’Austria e l’occupazione dei
Sudeti nel 1938 da parte di Hitler ridisegnarono l’assetto dell’Europa orientale senza che le
democrazie occidentali si contrapponessero con iniziative concrete. La Società delle Nazioni dal
1936 in poi si era dimostrata completamente incapace di assolvere alle sue funzioni. L’alleanza fra
Italia e Germania, sancita dal Patto d’acciaio del 1939, divenne sempre più stretta. La Spagna,
stremata dalla guerra civile che si era conclusa con la presa di Barcellona nel marzo del 1939, pur
assumendo una chiara posizione filo nazista, restò ai margini di ogni trattativa. Francia ed
Inghilterra, dopo anni di politica di appeasement cominciarono, nel corso della primavera del 1939,
ad intavolare trattative con l’Urss in un clima di reciproca sfiducia rafforzata, per parte occidentale
dalla sostituzione del ministro degli Esteri sovietico Litvinov con il più intransigente Molotov. La
Germania seppe approfittare di tali contraddizioni accelerando gli accordi che sarebbero sfociati, il
23 agosto 1939, nel patto nazi-sovietico firmato dai contraenti non perché fossero venuti meno i
profondi contrasti ideologici, ma perché entrambi ne sarebbero stati avvantaggiati in caso di scoppio
del conflitto.

Dalla drôle de guerre all’attacco alla Francia:


Il primo settembre 1939 le truppe naziste entravano nel territorio polacco senza dichiarazione di
guerra. Due giorni più tardi Francia ed Inghilterra dichiaravano guerra alla Germania ed il 5
settembre Stati Uniti e Giappone proclamarono la loro neutralità. In due settimane l’esercito polacco,
completamente impreparato, crollò. Francia ed Inghilterra, colpite dal vorticoso succedersi degli
eventi non presero alcuna iniziativa. In novembre l’Urss attaccò la Finlandia e, dopo una campagna
durata più del previsto, il paese venne costretto a firmare la pace con Mosca. In aprile Hitler attaccò e
conquistò in breve tempo Danimarca e Norvegia. Questo periodo è stato definito della “drôle de
guerre” (la strana guerra) perché, mentre tedeschi e sovietici avevano cominciato ad occupare e
spartirsi il continente, le due democrazie occidentali erano rimaste completamente inattive, sperando
che, lasciando mano libera ai tedeschi ad oriente, si potesse giungere ad una composizione del
conflitto. I nazisti, fiduciosi dopo questi facili successi, decisero di attaccare l’Europa occidentale: il
10 maggio venivano invasi, senza dichiarazione di guerra, il Belgio e il Lussemburgo e poco più di
un mese dopo, il 14 giugno, i nazisti marciavano su Parigi. Il rapidissimo crollo della Francia segnò
il culmine del trionfo nazista in occidente. Esso era il risultato di complessi fattori: aveva ceduto il
fronte militare, ma anche il fronte interno, minato dalla politica del non intervento in Spagna e a
Monaco. Tale sconfitta segnò, anche simbolicamente, tutto il fronte antifascista; nell’estate del 1940
l’avanzata nazista pareva assolutamente inarrestabile.

La battaglia d’Inghilterra:
Dopo la capitolazione della Francia, l’Inghilterra si trovò sola nella guerra contro la Germania.
Churchill, diventato primo ministro nel maggio del 1940, respinse una proposta di resa avanzata da
Hitler nel luglio successivo, proprio mentre cominciavano i bombardamenti nazisti più violenti sulle
città inglesi. Hitler stabilì così di dare inizio all’operazione “leone marino” che prevedeva l’invasione

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dal mare dell’isola dopo che l’aviazione nazista avesse portato a termine la devastazione di tutte le
difese costiere, degli impianti industriali, degli aeroporti e avesse ottenuto la prostrazione del morale
degli inglesi con i continui bombardamenti. Gli inglesi, grazie soprattutto all’uso del radar, del quale
avevano allora il quasi assoluto monopolio, riuscirono ad infliggere perdite molto gravi all’aviazione
nazista. Fallito così il progetto di una “guerra lampo” contro l’Inghilterra, Hitler rimandò a data
indefinita lo sbarco e intensificò al contempo i bombardamenti delle città, alcune delle quali vennero
completamente devastate. Questo primo fallimento nazista ebbe una enorme importanza a livello
psicologico; era la prima dimostrazione che il nazismo non era invincibile. Per la resistenza
dell’Inghilterra rivestirono un’importanza enorme gli aiuti che provenivano dai dominions e il
mutato atteggiamento degli USA che decisero di uscire dall’isolazionismo di fronte alla prospettiva
di un trionfo nazista. La Germania puntò allora sul blocco dei rifornimenti marittimi: l’affondamento
dei mercantili nemici era un obiettivo prioritario, Atlantico e Mediterraneo divennero teatro di
scontri decisivi per le sorti del conflitto.

L’invasione dell’URSS (Operazione Barbarossa):


Il patto nazi-sovietico (Molotov-Ribbentrop), stipulato nell’agosto del 1939, poco più di un anno
dopo sembrava aver esaurito ogni ragion d’essere; la Germania, nonostante non fosse riuscita a
sconfiggere il Regno unito, aveva comunque piegato la Francia e i contrasti tra il Reich e l’Urss
emersero chiaramente a proposito dei Balcani e della Jugoslavia che Hitler invase, incurante del
patto di amicizia che il paese aveva stipulato con l’URSS. La volontà di attaccare l’Unione sovietica
era ormai evidente. I rovesci italiani in Grecia costrinsero i nazisti a posticipare questa mossa; il 21
giugno 1941 iniziava l’aggressione al territorio sovietico: il progetto di nuovo ordine europeo
sembrava così realizzarsi compiutamente. Circa 3 milioni di uomini e 10 mila carri armati furono
mandati a combattere sul fronte orientale. Inizialmente l’avanzata di Hitler procedette con enorme
successo, favorita sia dall’impreparazione dell’Armata rossa sia dalle grandi pianure russe, un
territorio che non presentava alcun ostacolo naturale. La decimazione dei prigionieri di guerra
sovietici fu perseguita capillarmente dai nazisti per colpire non soltanto i quadri dirigenti, ma
infliggere anche una ferita profonda al paese. In settembre Leningrado era attaccata dai cannoni
nemici, Kiev cadeva e il 2 ottobre cominciò l’attacco di Mosca, ma le truppe tedesche non riuscirono
a vincere prima dell’inverno sovietico, al quale non erano preparate. Intanto i sovietici avevano
cominciato a riorganizzarsi ponendo le basi economiche, militari ed industriali per la riscossa. La
resistenza sovietica divenne un mito per tutti coloro che speravano nel crollo dell’Asse ed il 1942 si
apriva con i nazisti che, pur sempre in una situazione di vantaggio, non avevano più l’assoluta
supremazia.

Il Nuovo Ordine Europeo:


La parola d’ordine del Nuovo Ordine Europeo fu prima di tutto una mistificazione propagandistica
per celare i veri obiettivi di conquista del Reich. Goebbels costruì intorno a questa formula un
enorme apparato propagandistico cercando di sviluppare un’ideologia europeista del nazismo in cui
il Reich avrebbe rivestito un ruolo centrale come portatore di ordine. I temi di questa campagna
propagandistica cambiavano con il mutare delle vicende belliche: al momento della battaglia
d’Inghilterra questa fu denunciata come affamatrice del continente; dopo l’invasione dell’Urss
prevalse l’esaltazione della Germania come ultimo baluardo contro il bolscevismo. Walter Funk,
ministro dell’Economia, esaltò soprattutto il progetto di autarchia continentale secondo cui
l’economia del grande spazio non implicava solo la subordinazione dell’apparato produttivo del
continente europeo in funzione della supremazia della Germania, con significative differenze di
trattamento tra l’Europa occidentale e l’Europa orientale. Il grande spazio doveva significare
soprattutto la penetrazione della potenza industriale e finanziaria della Germania all’interno delle
strutture produttive e del sistema finanziario della periferia dell’Europa. In questa parola d’ordine
convergevano anche motivazioni razzistiche, geopolitiche e militariste che rappresentavano le

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diverse componenti dell’imperialismo nazista e in cui giocò un ruolo rilevante il principio della
superiorità del popolo germanico in Europa. Era un principio destinato a legittimare tale pretesa
supremazia in tutti i campi e a giustificare l’antisemitismo e l’anti-slavismo e l’ostilità nei confronti
di tutti i gruppi sociali o etnici considerati inferiori.

La guerra in Africa:
L’Italia fascista, convinta che la battaglia d’Inghilterra sarebbe durata poco, decise di attaccare gli
inglesi in Africa. Le truppe italiane penetrarono nell’agosto del 1940 nel Sudan e nella Somalia
inglese, in settembre venne attaccato l’Egitto, ma già il mese successivo le truppe inglesi passavano
all’offensiva. Le sorti italiane vennero risollevate dai tedeschi che inviarono in aiuto gli Afrika Korps
che respinsero gli inglesi dalla Cirenaica, mentre la situazione sul fronte etiopico non venne
risollevata. Dopo le vittorie inglesi della fine del 1940, le forze dell’Asse dirette da Rommel erano
riuscite ad ottenere sostanziali successi che culminarono nella presa di Tobruk nel giugno 1942. Alla
fine di agosto, dopo aver invaso l’Egitto, tedeschi ed italiani non erano lontani da Alessandria e la
situazione diventava particolarmente complessa per gli inglesi i cui rifornimenti erano legati al
controllo del canale di Suez. In ottobre il generale inglese Montgomery lanciò un’offensiva contro le
forze dell’Asse che ebbe il proprio centro ad El Alamein e che si concluse con la ritirata degli eserciti
fascisti. Il mese successivo gli anglo americani sbarcarono in Marocco e in Algeria. Il 12 novembre
le truppe dell’Asse si impadronirono della Tunisia e il giorno successivo gli inglesi occuparono
Tobruk. In gennaio Rommel abbandonò la Libia; in maggio le forze dell’Asse capitolarono anche in
Tunisia. A quel punto l’Africa divenne un teatro di guerra secondario: la guerra andava combattuta
ancora in Europa e nel Pacifico.

Pearl Harbor:
Dal luglio 1940 gli Stati Uniti estesero progressivamente l’embargo alle esportazioni di interesse
militare verso il Giappone per ostacolare l’espansionismo di Tokyo in Estremo oriente e difendere la
Cina. L’inclusione del petrolio tra i prodotti soggetti all’embargo (1 agosto 1941) portò il Giappone
sull’orlo della guerra con gli Usa, ma il governo di Fumimaro Konoye cercò un ultimo compromesso
con Washington. Il fallimento delle trattative portò alla caduta di Konoye e alla sua sostituzione con
Hideki Tojo, fautore dell’intervento contro gli Stati Uniti. Il 7 dicembre 1941, senza una
dichiarazione di guerra formale, le portaerei giapponesi attaccarono massicciamente la base navale
americana di Pearl Harbor nelle isole Hawaii. In due ore di bombardamenti la flotta statunitense subì
l’affondamento o il grave danneggiamento di 19 navi, la distruzione di circa 150 velivoli e la perdita
di più di 2.400 uomini, tra militari e civili. Tuttavia, l’incursione giapponese mancò il suo principale
obiettivo, perché le portaerei Usa avevano lasciato Pearl Harbor pochi giorni prima. Questa
circostanza avrebbe alimentato voci, mai pienamente confermate, che il presidente Franklin D.
Roosevelt avesse provocato l’attacco giapponese, prima esasperando il governo di Tokyo con
l’embargo e poi lasciando indifesa la base di Pearl Harbor, mettendo però al sicuro le portaerei.
L’aggressione giapponese avrebbe così fornito un pretesto per soverchiare l’opposizione degli
isolazionisti e far intervenire gli Usa in guerra. In effetti lo sdegno degli americani per l’attacco a
Pearl Harbor fu tale che anche gli avversari di Roosevelt acconsentirono a reagire con durezza. L’8
dicembre il Congresso approvò la dichiarazione di guerra al Giappone con un solo voto contrario.

L’ingresso degli USA in guerra:


Allo scoppio della Seconda guerra mondiale il presidente Franklin D. Roosevelt chiese agli
americani una neutralità di fatto ma non di pensiero. Le affinità ideologiche tra le democrazie liberali
spingevano gli Stati uniti a schierarsi con Francia e Gran Bretagna. Tra il 1939 e il 1941, vincendo le
resistenze degli isolazionisti che temevano il riproporsi di quanto già accaduto nel 1917, Roosevelt
indusse il Congresso a modificare più volte la legislazione sulla neutralità per dare il maggior
contributo possibile allo sforzo bellico degli Alleati pur mantenendo il paese fuori dal conflitto. In

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effetti, non furono le vicende europee ma gli avvenimenti del Pacifico a portare gli Stati Uniti in
guerra. La sconfitta della Francia (giugno 1940) e un trattato di neutralità con l’URSS (aprile 1941)
permisero al Giappone, firmatario del patto tripartito con Germania e Italia (luglio 1940), di
espandersi verso l’Indocina e di accedere a materie prime per vincere la guerra con la Cina. In difesa
di Chiang Kai-shek e degli interessi americani in Cina, Roosevelt estese progressivamente l’embargo
sulle forniture statunitensi di materiali d’interesse bellico per il Giappone, includendovi anche il
petrolio che era indispensabile per la sua macchina da guerra. Il rifiuto del Giappone di ritirarsi dalla
Cina e degli Stati Uniti di sospendere gli aiuti a Chiang Kai-shek fece fallire i negoziati tra i due
paesi e provocò l’attacco di sorpresa di Pearl Harbor il 7 dicembre 1941. Il giorno successivo, il
Congresso constatò l’esistenza di uno stato di guerra con il Giappone, a cui seguì la dichiarazione di
guerra di Germania e Italia agli Stati Uniti in ottemperanza al patto tripartito. Gli Stati Uniti
entrarono nel conflitto mentre gli Alleati erano in gravi difficoltà, ma con l’apporto del loro immenso
potenziale industriale e umano (misero complessivamente in campo 15 milioni di uomini) crearono
le premesse per la sconfitta di Italia, Germania e Giappone.

La guerra in Asia:
La guerra contro la Cina –in Asia “guerra dei 14 anni” – aveva trascinato il Giappone in
un’avventura militare gravosa e priva di soluzione prevedibile. Dopo il patto tripartito nel 1940 e con
l’URSS un patto di non aggressione nella primavera 1941, nei mesi successivi il Giappone prese una
serie di iniziative politiche e militari che puntavano alle risorse dell’Asia sudorientale ritenute
indispensabili per la continuazione della guerra in Cina. Questa politica comportava uno scontro con
gli Stati Uniti che avevano sotto il loro controllo le Filippine e non intendevano lasciare mano libera
ai giapponesi in Asia orientale. Giunte a uno stallo le trattative, il Giappone attaccò – come abbiamo
visto – la base di Pearl Harbor.
In un primo momento le forze nipponiche ottennero grandi successi occupando il 25 dicembre Hong
Kong, in gennaio le Filippine, in febbraio la Malesia e Singapore, in aprile le Indie olandesi e parte
della Birmania. Ovunque i nipponici compirono operazioni di sterminio contro le comunità cinesi e
schiavizzarono la forza lavoro indigena.

La battaglia del Pacifico:


La strategia Usa non contò sulla resistenza dell’Asia, ma sulla propria superiorità economica e quindi
militare. Anche nel Pacifico all’inizio i giapponesi ottennero importanti successi, occupando molti
arcipelaghi e spingendosi fino a Guadalcanal e al mar dei Coralli. Nel giugno 1942 la marina Usa
otteneva la prima vittoria nella battaglia delle Midway; i giapponesi dovettero evacuare con gravi
perdite Guadalcanal nel febbraio 1943. In novembre gli americani occuparono Tarawa, poi Kwalajen
e Eniwetok e nel luglio 1944 Saipan nelle Marianne, dove i giapponesi si difesero invano fino
all’ultimo uomo: dall’isola conquistata, gli Usa poterono intraprendere sistematici bombardamenti
sul Giappone distruggendone tutte le città salvo Kyoto. La marina giapponese, sempre meno
provvista di carburante, perdette una serie di battaglie al largo delle Filippine, riconquistate dagli
americani dopo l’autunno 1944. Nell’aprile 1945 gli Stati Uniti sbarcarono a Okinawa, forzosamente
sottomessa al Giappone nel 1879 e combatterono per tre mesi una battaglia terribile nella quale i
giapponesi persero 110 mila militari e 70 mila “indigeni” usati come scudi umani; gli americani 12
mila morti e 30 mila feriti. Quest’esperienza indusse gli Stati Uniti a chiedere l’intervento dell’URSS
(avvenuto l’8 agosto e concluso con la conquista della Manciuria) e a decidere l’uso delle atomiche
su Hiroshima il 6 agosto e Nagasaki il 9. Il 14 agosto Hirohito annunciava la resa, firmata il 2
settembre nella baia di Tokyo. Per cause di guerra il Giappone perse più di 2 milioni di militari e 700
mila civili; molti altri morirono per povertà.

La svolta del 1942: le sconfitte tedesche:

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Dopo le rapide vittorie naziste nei primi anni del conflitto, nel corso del 1942, quando si era ormai
delineato il fallimento della “guerra lampo”, gli equilibri cominciarono a mutare in favore degli
alleati. In novembre i sovietici avevano iniziato una controffensiva che si concluse con la prima
grande sconfitta subita dai nazisti: nel febbraio del 1943 il maresciallo von Paulus, dopo mesi di
assedio a Stalingrado, capitolò. Il 1942 si era concluso con una dura sconfitta dell’Asse anche in
Africa settentrionale: guidate da Rommel erano riuscite ad ottenere successi sostanziali, ma
dall’ottobre del 1942 il generale inglese Montgomery, che aveva ottenuto rinforzi decisivi, lanciò
una controffensiva culminata con la sconfitta dei tedeschi e degli italiani ad El Alamein (3-4
novembre), che cominciarono a ritirarsi dall’Egitto e successivamente dalla Libia, per riparare sulla
testa di ponte in Tunisia. Gli americani sbarcarono in Marocco ed in Algeria al comando del generale
Eisenhower. Nell’estate del 1942 ebbe anche inizio l’arresto dell’espansione giapponese. Il
fallimento della battaglia d’Inghilterra e le numerose perdite sul fronte orientale già a partire dalla
fine del 1941, avevano posto le basi per un cambiamento degli equilibri. La svolta nell’attuazione
della soluzione finale e il rafforzamento dei legami con le organizzazioni fasciste e collaborazioniste
costituivano concreti segnali che il Reich era consapevole di un progressivo peggioramento della
propria posizione, ma furono solo queste significative vittorie che dettero all’opinione pubblica
mondiale la sensazione che i rapporti di forza stavano davvero cambiando.

La guerra degli alleati: la Carta atlantica e le conferenze di Casablanca e di Teheran:


La tendenza degli Usa dopo il primo anno di guerra era sempre più chiaramente quella di uscire
dall’isolazionismo. Nell’agosto 1941, Roosevelt e Churchill si erano incontrati ed avevano reso nota
una dichiarazione passata alla storia come “carta atlantica” in cui fissavano i termini di una nuova
ricostruzione mondiale. Il presidente americano voleva in tal modo dimostrare di essere il
continuatore della politica di Wilson e che il suo paese avrebbe presto assunto il comando della
guerra antinazista. Si affermava infatti che si intendeva contrapporre una guerra antifascista come
guerra democratica al fascismo e al suo Nuovo ordine europeo. Si affermava già di non aspirare ad
alcun allargamento territoriale e di voler rispettare, una volta che la guerra fosse finita, la volontà di
tutti i popoli, senza alcuna aspirazione a prevaricare quelli più piccoli. Nel corso della conferenza di
Casablanca (gennaio 1943) Roosevelt, Churchill e Stalin fecero sapere che avrebbero preteso la resa
incondizionata del nemico e nell’ottobre dello stesso anno resero noti i loro propositi di massima per
il dopoguerra: cooperazione internazionale, disarmo generale, punizione per i crimini di guerra. A
Teheran, nel mese successivo, si svolse un incontro fondamentale nel corso del quale Churchill fu
costretto a riconoscere che ad USA ed URSS spettava ormai il ruolo centrale nella conduzione del
conflitto e dovette accettare le pressioni di Stalin e Roosevelt a proposito del secondo fronte in
Francia e non, come aveva sperato, nel settore balcanico. L’URSS era ormai diventata una
superpotenza al pari degli Stati Uniti e, non temendo più un isolamento troppo radicale, Stalin stabilì
anche si sciogliere l’Internazionale comunista (scioglimento Comintern: maggio 1943).

FOCUS: L’Italia dalla non belligeranza alla sconfitta della Francia:


Allo scoppio della guerra l’Italia era vincolata alla Germania dall’alleanza del Patto d’acciaio (di tipo
offensivo) e dichiarò la “non belligeranza”; non era dunque neutrale (come nel 1914-1915, quando la
Triplice alleanza costituiva un accordo di carattere difensivo), ma pur schierata con la Germania per
il momento non aderiva apertamente al conflitto scatenato dall’alleato. Il paese era stretto da
esigenze contraddittorie: sul piano politico generale la formula della non belligeranza serviva a
coprire le incertezze che dividevano la componente del regime fascista più favorevole all’immediato
intervento a favore della Germania dai fautori di un atteggiamento di prudenza. Non volendo
riconoscere pubblicamente l’impreparazione militare del paese, che era la vera ragione di tali
incertezze, l’Italia era costretta in una posizione nettamente difensiva anche rispetto alle pressioni
tedesche miranti ad ottenere una più decisa precisazione delle sue posizioni e soprattutto ad impedire
lo sviluppo di iniziative, in particolare nei Balcani, con l’appoggio dell’Italia, che avrebbero potuto

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sbarrare la strada all’espansionismo tedesco in quel settore. La decisione di entrare in guerra fu
subordinata alla necessità di attendere che l’esercito nazista avesse già inferto il colpo decisivo
all’esercito nemico. Dopo le grandi vittorie tedesche del 1939-40, quando la Germania si apprestava
a occupare la Francia, Mussolini stabilì che era giunto il momento opportuno e così anche l’Italia
dichiarò guerra a Francia e Regno unito il 10 giugno. La Francia, sconfitta, fu costretta a chiedere
l’armistizio anche all’Italia, ma la tardiva offensiva italiana sulle Alpi occidentali e le gravi perdite
militari furono la prova più chiara dell’impreparazione militare del regime fascista.

La guerra “parallela”:
Il fallimento della battaglia d’Inghilterra fece ben presto tramontare la prospettiva di una guerra
lampo e l’Italia si orientò verso una “guerra parallela” che servisse in qualche modo anche a
puntualizzare i suoi obiettivi di guerra. Cominciò così a concretizzarsi l’aspirazione
dell’imperialismo italiano ad allargare il dominio nei Balcani. Il 28 ottobre 1940, nell’anniversario
della marcia su Roma, l’Italia dichiarò guerra alla Grecia. Ma quella che doveva essere una
campagna militare di poche settimane si rivelò invece un fallimento assoluto, sia per
l’impreparazione italiana che per l’inaspettata capacità di resistenza dimostrata dai greci. Questo
fallimento legò ancora più indissolubilmente le sorti italiane a quelle tedesche, fu infatti soltanto
l’intervento dell’esercito tedesco, nell’aprile 1941, che consentì di sbloccare la situazione. I nazisti,
oltre ad intervenire in Grecia, attaccarono anche la Jugoslavia che fu ben presto sconfitta e spartita
fra i due alleati in modo che comunque fosse ribadita la supremazia tedesca. Intanto anche sul fronte
africano l’Italia era in difficoltà; confidando nell’imminente vittoria nazista sull’Inghilterra,
Mussolini attaccò gli inglesi in Africa, ma anche qui fu solo l’intervento di Rommel che rese
possibile respingere l’offensiva inglese dalla Cirenaica, mentre nell’aprile 1941 Addis Abeba fu
occupata dagli inglesi. Ancor più gravida di conseguenze negative fu la scelta di partecipare
all’aggressione dell’URSS: furono mandati a combattere sul fronte orientale centinaia di migliaia di
uomini completamente impreparati che furono decimati non soltanto dalle offensive russe, ma anche
dal freddo. L’ingresso dell’Italia in guerra si concretizzò dunque in una serie di insuccessi militari e
in una crescita della subordinazione alla Germania.

La crisi del regime: dal 25 luglio 1943 all’occupazione nazista:


I rovesci militari, la disastrosa partecipazione italiana alla guerra contro l’Urss, la crescente frattura
del fronte interno e le prime clamorose manifestazioni di distacco del paese dal regime fascista –
culminate negli scioperi operai del marzo 1943 – furono dimostrazioni concrete che la situazione del
paese stava profondamente mutando. Le forze conservatrici e la monarchia tentarono così di
dissociare le loro sorti da quelle di Mussolini, la cui liquidazione fu accelerata dallo sbarco degli
Alleati in Sicilia. Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito dal re e arrestato. Non per questo la
guerra finì. Badoglio dichiarò infatti che la guerra sarebbe continuata. Contemporaneamente però, in
tutta segretezza, egli stava predisponendo il mutamento di alleanze sperando che i vecchi avversari
fossero disponibili ad occupare in forze la penisola garantendo così un trapasso istituzionale
abbastanza indolore. L’8 settembre, senza nessuna dichiarazione preliminare Badoglio dichiarò la
firma dell’armistizio e fuggì con il re a Brindisi dove stavano sbarcando truppe angloamericane. I
comandi dell’esercito si trovarono completamente impreparati, l’intera struttura dello Stato era allo
sbando, i cittadini abbandonati a loro stessi. Migliaia di soldati furono prontamente arrestati dai
tedeschi e fatti prigionieri; alcuni si rifiutarono di consegnare le armi, come la divisione Aqui che si
trovava sull’isola greca di Cefalonia e che venne trucidata dopo un’aspra resistenza. Il comando
supremo nazista, pronto ad affrontare questa emergenza, arrivò fino a Roma in pochi giorni. L’Italia
si trovava ora spaccata in due: gli alleati, il re e Badoglio a sud di Napoli e i nazisti che occuparono il
resto della penisola dividendola in tre zone di operazioni. Per tutti coloro che si trovavano a nord di
Roma aveva adesso inizio la fase più tragica e cruenta della guerra.

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La Repubblica sociale italiana (Repubblica di Salò) e il Regno del Sud:
Poco dopo l’occupazione nazista dell’Italia centro settentrionale Mussolini venne liberato dai
tedeschi. Per sottolineare la rottura col passato, il partito fascista si proclamò repubblicano e il
regime Repubblica sociale italiana. In realtà non si trattava di un governo autonomo, esso era anzi
fortemente dipendente dalla volontà dell’occupante nazista. L’aggettivo “sociale” rimandava ad un
velleitario proposito che voleva rievocare le origini del fascismo. Nel gennaio 1944 il governo
neofascista, tentando di dar corso concretamente a questa pretesa svolta varò una serie di misure di
“socializzazione” rispetto ad alcuni settori produttivi, ma si trattava di un’iniziativa di pura facciata.
Intanto veniva anche effettuata la ricostruzione delle forze armate, ma fallì il progetto di Mussolini di
poter in una qualche misura contribuire a svolgere un qualche ruolo sul piano militare per le sorti del
conflitto.
Il governo monarchico dichiarò guerra alla Germania nell’ottobre del 1943. I partiti antifascisti si
andavano riorganizzando. Essi, come emerse nel corso del congresso di Bari svoltosi nel gennaio
1944, erano in maggioranza ostili alla monarchia, ma dopo che l’URSS ebbe riconosciuto in marzo il
governo Badoglio e Togliatti ebbe dichiarato che era prioritario realizzare l’unità nazionale per
combattere il fascismo, si stabilì di rimandare alla fine della guerra la decisione sulla forma dello
Stato. Dopo la liberazione di Roma, nel giugno del 1944 il re trasferì i poteri e Badoglio si dimise; i
partiti antifascisti dettero così vita al governo Bonomi.

Lo sbarco in Normandia e la fine della guerra in Europa:


L’apertura di un secondo fronte in Europa era una richiesta che Stalin aveva cominciato ad avanzare
poco dopo l’aggressione nazista all’URSS, convinto che essa avrebbe costretto Hitler a battersi su
due fronti e dunque a non concentrarsi più soltanto sul quello orientale. I contrasti che sorsero fra gli
alleati a proposito dei tempi e dei modi che avrebbero dovuto caratterizzare il secondo fronte
anticipano in qualche misura i motivi della guerra fredda. L’attacco alla “fortezza Europa” ebbe
inizio il 6 giugno 1944 con lo sbarco alleato in Normandia che, da un punto di vista tecnico,
comportò una concentrazione di uomini e mezzi senza precedenti. La superiorità numerica degli
alleati era accresciuta anche dalla maggiore efficienza combattiva, dalla superiorità quantitativa
dell’equipaggiamento e dell’armamento; giocarono a loro favore anche il fattore sorpresa e le
incertezza tattiche del comando tedesco. I successi dei primi giorni furono determinanti perché
consentirono di creare e alimentare costantemente con nuove forze la testa di ponte che era stata
creata. Intanto sugli altri fronti si accentuava il rovesciamento delle sorti della guerra e dunque la
sconfitta dell’Asse. Su tutti i fronti gli Alleati bloccarono e respinsero l’avanzata nazista. L’Italia
rese noto l’armistizio l’8 settembre 1943 e la Repubblica di Salò non era certo in grado di dare un
concreto contributo alle sorti della guerra. Anche il fronte interno in Germania cominciò a cedere e
nell’estate 1944 un gruppo di militari e conservatori cercò, senza riuscirsi, di uccidere Hitler per
prendere in mano la guida politica del paese. Il 25 aprile le truppe americane e sovietiche si
incontrarono sull’Elba e il 7 maggio la Germania firmò la capitolazione senza condizioni. La guerra
in Europa era finita.

Hiroshima e Nagasaki:
Il successo del “Progetto Manhattan” mise un’arma micidiale a disposizione degli Stati Uniti. La
consapevolezza del potenziale distruttivo della bomba atomica suscitò un dibattito riguardo al suo
uso all’interno dell’amministrazione del presidente Harry S. Truman. Alcuni scienziati che avevano
partecipato al “Progetto Manhattan” avrebbero preferito un’azione dimostrativa in un’area deserta.
La disponibilità di due soli ordigni, che avrebbero potuto anche non funzionare, in aggiunta a quello
già esploso ad Alamogordo, fece però optare per l’uso militare delle bombe. Soprattutto i consiglieri
di Truman ritennero che tale impiego avrebbe accelerato la conclusione della guerra col Giappone,
consentendo nel complesso un risparmio di vite umane, oltre a dimostrare all’alleato sovietico la
superiorità bellica degli Stati Uniti in previsione dell’insorgere di sempre più probabili contrasti con

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l’URSS nel dopoguerra. La preferenza per obiettivi militari anziché civili, indusse a selezionare
come bersagli Hiroshima, uno dei principali centri dell’industria bellica e quartier generale della
seconda armata giapponese, e Nagasaki, sede di importanti cantieri navali. La prima bomba atomica
venne sganciata su Hiroshima il 6 agosto in seguito al rifiuto del governo di Tokyo di ottemperare
all’ultimatum degli Alleati per la resa entro il 3 agosto pena la “distruzione immediata e totale”. Tre
giorni dopo, a poche ore dalla dichiarazione di guerra dell’URSS al Giappone, fu colpita anche
Nagasaki. Il 14 agosto il Giappone si arrese. Finiva la Seconda guerra mondiale e iniziava l’era
atomica.

Il fronte interno:
La Seconda guerra mondiale non fu combattuta solo sui fronti della guerra guerreggiata. Come
durante la Grande Guerra (ma in dimensioni maggiori) il conflitto coinvolse intere popolazioni,
passando nei territori di numerosissimi Stati che furono spesso completamente invasi e occupati da
armate nemiche. La distruzione arrivò ben oltre le retrovie, nelle città, nei grandi centri industriali,
nelle rotte di navigazione e sulle reti dei trasporti terrestri. Alla guerra contro gli obiettivi militari si
sostituì e si affiancò la guerra contro le popolazioni con il preciso scopo di infrangerne la resistenza
morale, la capacità lavorativa, la tenuta psicologica.
Le statistiche ci dicono che morirono tanti tanti civili quanti militari. Questa fu una delle novità
principali che sconvolse il fronte interno, decine di migliaia di persone assistettero quotidianamente
con assoluta impotenza alla distruzione che arrivava dal cielo; chi poteva cercava di allontanarsi
dalle città, sfollando nelle campagne nella speranza che esse fossero meno colpite dalle bombe. La
totale mobilitazione delle risorse umane e tecnologiche al servizio della guerra, promossa da
entrambi gli schieramenti, non soltanto determinò una mobilitazione industriale senza precedenti, ma
indusse tutte le potenze belligeranti a dare un’importanza enorme al ruolo della propaganda, per
offrire una giustificazione ai militari ed ancor più ai civili coinvolti nello sforzo bellico.

La mobilitazione industriale:
Nel corso della guerra la vita economica di ogni paese coinvolto nel conflitto fu interamente
mobilitata per le esigenze belliche: lo sviluppo dell’industria di guerra, del progresso tecnologico
(dal radar alla bomba atomica) che già avevano caratterizzato la prima guerra mondiale
contraddistinsero questo conflitto in modo ancora più radicale. Con il prospettarsi di una guerra ad
usura, le risorse su cui ciascun paese poteva contare diventarono fondamentali per garantirsi la
vittoria.
La Germania aveva, al momento dello scatenamento del conflitto, un grande arsenale militare; nel
corso dei primi due anni di guerra, grazie ai suoi continui successi, riuscì ad imporre il proprio
controllo su numerosi territori, dietro la parola d’ordine del Nuovo Ordine Europeo, imponendo loro
la subordinazione al Reich e vincoli economici volti a creare una subordinazione sempre più netta, a
farne mercato di sbocco per la sua espansione e una fonte di rifornimento alimentare. Nel corso del
1942 e 1943, con il mutare degli equilibri bellici, tutto questo sistema entrò progressivamente in crisi
e inoltre la Germania era quotidianamente colpita dai bombardamenti alleati che miravano prima di
tutto alle sue industrie.
Gli Alleati, entrati nel conflitto in una situazione di inferiorità, furono invece in grado di migliorare
nettamente la loro situazione. I sovietici, nel corso del 1943, erano riusciti a mettere in funzione
migliaia di fabbriche trasferite nei territori orientali ed erano in condizione di produrre la quasi
totalità dei loro armamenti. Gli Stati Uniti, dopo aver cominciato dal 1940 ad inviare aiuti sempre più
consistenti all’Inghilterra, avevano sviluppato una produzione di proporzioni gigantesche. La Gran
Bretagna continuò a produrre soprattutto buoni materiali e aerei.

La propaganda:

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L’uso massiccio della propaganda (più raffinata ed evoluta rispetto a quella della Prima guerra
mondiale) fu certo il risultato del perfezionamento tecnico e della diffusione a livello di normale
consumo di massa di alcuni strumenti, in particolare della radio, ma anche del cinema, avvenuto nel
corso degli anni trenta, ma fu anche una dilatazione degli strumenti propagandistici già sfruttati dal
regime nazista e fascista. La contrapposizione frontale tra fascismo e antifascismo, tra fascismo e
democrazia – che aveva fatto la sua prima comparsa nel corso della guerra civile spagnola –
contribuì a conferire al conflitto un’enorme carica ideologica che, al di là della pura giustapposizione
propagandistica, con il suo carattere di assoluta negazione dell’avversario e la sollecitazione di
un’adesione alle ragioni della propria parte, poggiava in buona misura sulle suggestioni della
propaganda. Tali suggestioni erano talvolta accettate nel quadro della disciplina di guerra, talaltra
sfruttate per il valore che potevano avere tra le armi morali della resistenza contro l’oppressione dei
popoli occupati, ora imposte in modo mistificatorio nel tentativo di galvanizzare le ultime energie
verso una vittoria diventata ormai impossibile e di deviare verso un nemico reale, o più spesso
ipotetico, le insoddisfazioni dell’opinione pubblica onde impedirne l’esplosione contro il proprio
regime interno.
Questo processo di ideologizzazione comportò anche la maturazione politica delle grandi masse
coinvolte nella guerra; senza questa componente non sarebbero forse nati i movimenti di resistenza.

La Francia di Vichy:
Il 17 giugno 1940, in una Francia travolta dall’offensiva militare tedesca, il maresciallo Philippe
Pétain fu nominato primo ministro: sarebbe stato l’ultimo capo di un governo della Terza repubblica
francese. Cinque giorni dopo, il nuovo governo firmò l’armistizio con la Germania; meno della metà
del territorio francese (circa il 40%) rimaneva sotto il controllo di Pétain, che spostò la capitale a
Vichy. Il Parlamento affidò i pieni poteri al maresciallo, che avviò un’immediata trasformazione
istituzionale, impose una dittatura di tipo fascista e governò il paese collaborando attivamente con la
Germania di Hitler.
“Famiglia, Patria e Lavoro” divennero le principali parole d’ordine del nuovo regime, che avviò
un’efficace e terribile campagna di repressione e deportazione degli oppositori politici come degli
ebrei, sperando di ritagliarsi una propria specifica sfera d’influenza nell’ambito del “Nuovo Ordine
Europeo” nazista. Il regime di Vichy sopravvisse formalmente fino al 1944, quando sotto l’avanzata
delle forze alleate il governo seguì i tedeschi nella ritirata e spostò in Germania il governo in esilio;
ma in realtà già nel novembre 1942, con l’occupazione tedesca della Francia meridionale (fatta in
previsione di uno sbarco sulle coste del Mediterraneo), le libertà di manovra del regime
collaborazionista si erano ridotte drasticamente.

La massima espansione delle forze dell’Asse:


Nella seconda metà del 1942 l’espansione territoriale delle forze dell’Asse raggiunse il suo apice. La
quasi totalità del territorio europeo continentale – fatta eccezione di Spagna e Portogallo, dove pure
vigevano regimi di tipo fascista, della Svizzera e della Svezia – era sotto il controllo dell’esercito
tedesco o di Stati collaborazionisti. In Europa orientale l’Asse dominava ben oltre i Balcani e la
Grecia, fino all’Ucraina, gli Stati baltici, la Finlandia e si spingeva verso Mosca, Stalingrado e il Mar
Caspio. Assai dinamica era la situazione sulla costa meridionale del Mediterraneo, dove l’offensiva
italo-tedesca in direzione dell’Egitto fu bloccata a El Alamein. Favoriti dall’appoggio di alcuni
governi latinoamericani, i tedeschi potevano continuare gli attacchi con i sommergibili in tutto
l’Atlantico e persino nel Mar dei Caraibi. Nell’Oceano Pacifico erano invece i giapponesi a
controllare direttamente un numero sterminato di isole, mentre occupavano gran parte della costa
pacifica asiatica, dalla Cina settentrionale all’Indocina, fino agli arcipelaghi indonesiano e filippino.
Solo con la fine dell’anno e dopo la vittoria sovietica a Stalingrado, le offensive alleate in Nord
Africa e contro la “fortezza Europa”, le sorti del conflitto avrebbero subito una svolta.

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Il Vaticano:
La Santa Sede, in linea con la tradizione, si propose fin dall’inizio di seguire nel corso di tutta la
guerra la linea dell’assoluta imparzialità; era una condizione indispensabile, secondo i suoi
intendimenti, per porla in grado di svolgere efficacemente nei confronti di tutti i paesi un’azione
pacificatrice. Dopo lo scoppio della guerra la Santa Sede non prese quindi posizione a favore di
nessuno dei due schieramenti, anche se maggior biasimo era chiaramente percepibile verso
l’aggressione russa alla Polonia che non verso quella tedesca. Tale diverso atteggiamento era
espressione della rinnovata preoccupazione del Vaticano rispetto all’espansione del comunismo che
condizionò pesantemente il suo atteggiamento durante tutto il conflitto. Senza mai prendere
posizione esplicita, era comunque chiaro che il Vaticano era favorevole ad ostacolare in ogni modo
l’avanzata sovietica nel continente. A partire dal 1942 però, in concomitanza con i primi segni di una
modifica della situazione militare a favore degli alleati, si verificò una cautissima tendenza ad un
progressivo distacco dalla Germania nazista e all’allineamento con gli Stati Uniti. A partire circa
dall’estate 1944, tale tendenza comportò da parte del Vaticano un tenace sforzo per condizionare in
senso anticomunista la politica della grande potenza americana anche se, fino all’ultimo, la Santa
Sede si dimostrò fautrice di una pace separata della Germania con gli alleati anglo-americani che non
annientasse la nazione tedesca. La conseguenza più grave di questa posizione furono «i dilemmi e i
silenzi» (G. Miccoli) del Vaticano sullo sterminio degli ebrei, sul quale si avevano informazioni
precise. Enorme fu invece l’attività dispiegata dalla Santa Sede, anche con il sostegno finanziario di
governi ed associazioni, per assistere le popolazioni colpite dalla guerra; particolarmente intensa fu
poi l’attività per avere notizie su prigionieri e dispersi.

Il mondo coloniale:
Il complesso insieme del mondo coloniale – anche inteso in senso stretto, cioè senza estensione ai
territori controllati dalla madrepatria ma abitati da bianchi, come il Canada, l’Australia e la Nuova
Zelanda – ebbe un’importanza rilevante durante la Seconda guerra mondiale, in quanto assicurò alle
potenze in guerra contro il Patto Tripartito, e in particolare all’Inghilterra, importanti rifornimenti
alimentari e militari, e truppe impegnate in combattimento con fedeltà ed efficienza. Importanza
notevole ebbe il fatto che le autorità coloniali francesi in Africa rispondessero positivamente
all’appello del generale de Gaulle alla resistenza all’invasione nazista e al collaborazionismo di
Vichy, ottenendo l’appoggio delle élite indigene. Per contro in Indocina il collaborazionismo dei
francesi permise ai comunisti vietnamiti di elaborare una strategia che coniugasse lotta al fascismo e
al colonialismo. La situazione più delicata era comunque quella indiana dove la lotta per
l’indipendenza diretta dal partito del Congresso aveva raggiunto nel 1935 importanti successi con la
creazione di rappresentanze e governi locali a larga partecipazione indiana. Per volere di Gandhi – e
contro la posizione antifascista di J. Nehru – il Congresso non volle impegnarsi nella guerra a fianco
dell’Inghilterra e anzi nel 1942 scosse il potere inglese con una vasta campagna di “non
collaborazione”: uno dei maggiori dirigenti nazionalisti (Subhas Chandra Bose) collaborò con i
nazisti e i giapponesi. Comunque i rifornimenti alimentari e industriali dell’India furono
indispensabili all’Inghilterra in guerra e nella battaglia di El Alamein svolsero un ruolo determinante
i soldati indiani, in maggioranza musulmani e sikh.

La Shoah:
Con lo scoppio della guerra anche la persecuzione degli ebrei cambiò; era ormai tramontata ogni
ipotesi di deportazione coatta di massa fuori dai confini europei. Al momento dell’aggressione
all’URSS (giugno 1941), nel quadro della pianificazione dello “spazio vitale” all’Est e
dell’imbarbarimento estremo dei metodi di lotta che questo implicava, la prospettiva della
liquidazione fisica totale degli ebrei era ormai certa. Nel corso della trionfale avanzata nazista verso
est, migliaia di ebrei furono vittime di esecuzioni sommarie. Ma i massacri procedevano troppo a
rilento. Per l’eliminazione di tutti gli ebrei d’Europa era necessario procedere in modo più

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sistematico ed efficiente. Nell’ottobre 1941 venne vietata l’emigrazione degli ebrei dal Reich e
cominciarono le deportazioni verso i grandi ghetti allestiti ad est, che furono una vera e propria
anticamera di morte. Alla conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, cui parteciparono i più stretti
collaboratori di Himmler, venne elaborata una mappa di tutti gli ebrei presenti in Europa che si
intendeva sterminare: si trattava di 11 milioni di persone. Tra la primavera e l’estate 1942 furono
allestiti e cominciarono a funzionare i campi di sterminio. La deportazione seguì uno schema preciso.
Si cominciò con la Polonia: i ghetti vennero quasi completamente svuotati nel corso dell’estate 1942;
in quello stesso periodo cominciava la “purificazione” dei territori della Slovacchia. Seguirono, in un
tragicamente preciso progetto a raggiera, gli ebrei della Croazia, della Serbia della Bulgaria e della
Grecia. Dalla primavera 1942 cominciarono anche le deportazioni dall’Europa occidentale: dalla
Francia in marzo, poi Paesi bassi, Belgio, Norvegia. In Italia si cominciò subito dopo l’8 settembre
1943. La fase culminante delle deportazioni si verificò tra primavera ed estate 1942. Da tutta Europa
i convogli dei deportati giungevano verso i campi della morte, dopo viaggi di giorni e giorni nel
corso dei quali i prigionieri erano stipati in carri bestiame, senza cibo, né aria, senza spazio per
muoversi; molti morivano nel corso di questi viaggi e venivano abbandonati lungo il percorso.
All’arrivo le vittime venivano selezionate; si salvavano solo coloro che erano considerati capaci di
poter ancora lavorare per il Reich, per gli altri c’era la morte immediata
La Shoah è certamente stata una delle più grandi tragedie di questo secolo: lo sterminio
perfettamente e scientemente pianificato di 6 milioni di uomini, donne, bambini, anziani uccisi in
nome della necessità storica dell’assoluto predominio della “razza ariana”. Se nessuno poteva avere
conoscenza delle dimensioni di quanto stava accadendo, molti potevano avere notizie almeno
parziali: dal 1942 erano certamente informati sia i governi Alleati che il Vaticano, ma tutti tacquero;
in quel momento sembrava assai più importante concludere la guerra e la sorte degli ebrei non
costituiva una ragione sufficiente per abbandonare questa priorità.

Le resistenze europee:
La resistenza contro l’occupante fu un fatto transnazionale, essendosi manifestata in tutti i territori
occupati, ma non si trovò mai ad essere unificata e nemmeno coordinata. Questo immenso potenziale
di uomini e di impegno fu utilizzato dagli alleati, ma con una certa diffidenza. Coloro che presero
parte attiva alla Resistenza, pur con le specifiche e caratterizzanti differenze dovute alle diverse
condizioni politiche e di lotta nei singoli paesi, erano mossi da un duplice sentimento: il patriottismo
e l’odio per il fascismo, straniero o nazionale che fosse. La loro guerra era una battaglia politica e
insieme una lotta militare, era ideologica quanto patriottica e dunque si rivolgeva tanto contro gli
occupanti quanto contro i collaborazionisti e fu dunque anche una guerra civile. La lotta della
Resistenza fu una guerra implacabile che al terrore eretto dall’occupante a sistema di governo rispose
con il terrore dei partigiani. Gli eserciti di resistenti erano spesso poveri, privi di armi, denaro o di
personale addestrato e la loro arma principale era la mobilità. La lotta armata fu la forma di lotta che
caratterizzò appunto la resistenza armata che si suole contrapporre alla resistenza civile. Essa ebbe
inizio ad opera di gruppi, in Francia ed in URSS, che si davano alla guerriglia e la durata ed il vigore
della loro azione dipendeva anche dal concorso che ricevevano dalla popolazione poiché non
avrebbero potuto sopravvivere alla sua ostilità. La Resistenza poté allora costituire un vero fronte
come in Jugoslavia e nell’URSS, o sollevare una notevole parte della popolazione come in Francia,
in Polonia, in Italia.

La resistenza italiana:
La resistenza armata iniziò in Italia l’8 settembre 1943, il giorno in cui fu reso noto l’armistizio. Vi
confluirono le forze antifasciste che da anni lottavano contro il regime fascista e che stabilirono le
linee programmatiche della lotta, e forze antifasciste più recenti: soprattutto giovani delusi dal
regime e stanchi di combattere. Si formarono Comitati di liberazione provinciali e regionali che
coordinarono i vari partiti (comunista, socialista, d’azione, democratico del lavoro, socialista,

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democratico cristiano). La Resistenza operò soprattutto in montagna ma anche in città e nelle
campagne. Soprattutto in alcune zone poté contare su un notevole appoggio della popolazione civile;
vi parteciparono tutti gli strati sociali, in particolari operai, contadini e piccolo borghesi convinti che
la lotta armata contro il fascismo dovesse essere preludio a una più profonda trasformazione sociale.
Interpreti di queste esigenze furono soprattutto le formazioni partigiane comuniste, socialiste e
azioniste. A Milano si creò il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia che nel dicembre 1944 fu
incaricato dal governo di Roma di dirigere la guerra nella parte ancora occupata dai nazifascisti. Le
forze partigiane, trasformatesi intanto nel Corpo dei volontari per la libertà, vennero sottoposte ad un
comando militare supremo con a capo il generale dell’Esercito regolare Raffaele Cadorna (figlio di
Luigi), dal comunista Luigi Longo e dall’azionista Ferruccio Parri. Il governo di Roma voleva in tal
modo tenere sotto controllo il movimento partigiano per impedire che ne potesse scaturire una forza
politica alternativa a quella che si stava faticosamente ricostituendo al Sud.

La resistenza civile:
Accanto alla resistenza armata vi furono altre forme di insubordinazione, non collaborazione,
sabotaggio che vanno sotto il nome di resistenza civile, definizione quanto mai generica che
comprende tutte quelle forme di non obbedienza che non sono però caratterizzate dalla lotta armata.
È in realtà difficile distinguere il labile confine fra queste due forme di lotta, poiché i gruppi
partigiani combattenti furono sempre delle minoranze, che però godettero dell’appoggio di parti
consistenti della popolazione. Tuttavia il concetto di resistenza civile ha la notevole importanza di
sottolineare il passaggio graduale della popolazione dall’inerzia ad un rifiuto passivo ed infine
all’impegno attivo nella lotta. Vengono così alla ribalta aspetti nuovi come l’impegno femminile che
si svolse spesso non solo ai margini della resistenza combattente. Resistenza civile fu il sabotaggio
della produzione per la guerra, fu il disobbedire agli ordini dei superiori, furono forme via via più
articolate e complesse di presa di coscienza che andavano dalla distribuzione di volantini agli
scioperi. Al di là della diversità delle manifestazioni, è comunque fondamentale rilevare che il
prolungarsi del conflitto, la crescente mancanza di generi di prima necessità, la paura e le distruzioni
dei bombardamenti indussero sempre più persone ad adoperarsi perché la guerra potesse finire;
alcuni di questi gesti avevano anche una più ampia prospettiva politica, si inserivano in un progetto
di profondo mutamento, altri erano dettati da una più spontanea ed immediata insofferenza.

LE CONSEGUENZE DELLA II° G.M.


Le conferenze di Yalta e Potsdam:
Nel 1944 emersero sempre più chiaramente i contrasti che separavano le tre grandi potenze
impegnate nel conflitto – USA, URSS e Inghilterra – a proposito dell’organizzazione territoriale del
dopoguerra. Nel corso del conflitto era stato unanime l’accordo intorno alle proclamazioni della
volontà comune di sconfiggere la Germania e le potenze ad essa associata, ma meno facile era stata
l’intesa sulle linee di una politica per la pace. Al di là delle comuni aspirazioni a bandire la guerra, i
divergenti interessi delle grandi potenze ponevano seri limiti ai tentativi di dar vita a una piattaforma
concretamente unitaria. La conferenza di Yalta si svolse nel febbraio 1945, quando le offensive
sovietiche procedevano inarrestabili e, senza che venisse stabilita una vera e propria spartizione
geografica, venne di fatto deciso quale sarebbe stato l’assetto mondiale alla fine della guerra,
sancendo una sorta di spartizione fra Stati Uniti e Unione Sovietica, i due paesi che uscivano
enormemente rafforzati dal conflitto. Si stabilì infatti quale sarebbe stata la sorte della Germania sia
da un punto di vista territoriale, sia per quanto riguardava la smilitarizzazione e la denazificazione;
venne deciso come avrebbe funzionato l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) e l’URSS si
impegnò ad entrare entro breve tempo in guerra contro il Giappone. La conferenza di Potsdam si
svolse tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 1945, quando ormai era finito il conflitto europeo e il
Giappone stava per crollare; vennero fondamentalmente confermate le decisioni di Yalta, ma

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cominciarono ad emergere notevoli contrasti fra USA e URSS, destinati ad esplodere negli anni
successivi ed a caratterizzare per molti decenni la storia d’Europa.

L’Europa alla fine della guerra:


L’Europa uscì dal secondo conflitto mondiale profondamente prostrata a causa delle perdite e delle
distruzioni subite, ma anche fortemente ridimensionata nel suo peso geopolitico: USA e URSS erano
le due grandi potenze che uscivano vittoriose e che nei decenni successivi avrebbero determinato le
sorti politiche del vecchio continente. La crisi del sistema coloniale fu un’ulteriore conferma della
profondità del mutamento che era stato innescato. Le frontiere uscite dalla guerra rispecchiarono per
lo più i confini determinati dal limite raggiunto dagli eserciti al momento della vittoria e i governi
nazionali furono in buona misura espressione delle potenze dominanti in ciascuna sfera; i negoziati e
le trattative ebbero così un rilievo secondario. Le modifiche territoriali hanno interessato soprattutto i
paesi vinti; in particolare la Germania che venne smembrata fra le potenze vincitrici e privata di un
governo autonomo e, in misura minore, l’Italia che dovette fare cessioni territoriali alla Jugoslavia.
Tra i paesi vittime dell’aggressione nazista, Unione Sovietica e Polonia conobbero i maggiori
cambiamenti: la prima ottenne dei notevoli accrescimenti territoriali, la seconda giunse fino alla
frontiera orientale dell’Oder Naisse, annettendosi territori come la Slesia di grande importanza per le
ricchezze minerarie. Da un punto di vista territoriale, i paesi orientali occupati dall’armata rossa
sottostarono a trattati che rispecchiavano le direttive e le esigenze sovietiche sia di espansione
territoriale sia di eliminazione dei conflitti reciproci.

Germania anno zero:


Dal 1944 gli alleati erano d’accordo che avrebbero occupato militarmente tutta la Germania e
l’avrebbero poi divisa in quattro zone. Churchill infatti aveva ottenuto nel corso della conferenza di
Yalta che una parte della Germania venisse amministrata dai francesi, convinto dell’importanza che
la Francia, rafforzata, assumesse il ruolo di polo di equilibrio in Europa. Si stabilì inoltre che la
capitale, Berlino, che si sarebbe trovata nella zona d’influenza sovietica, venisse divisa a sua volta in
quattro settori amministrati da quattro comandanti militari che avrebbero preso insieme le decisioni
che riguardavano le questioni di interesse comune. Venne inoltre deciso che tutti i responsabili del
governo nazista sarebbero stati giudicati da un tribunale militare internazionale che avrebbe avuto
sede a Norimberga, città simbolo delle adunate naziste. Le riparazioni imposte alla Germania furono
molto alte, 20 miliardi di dollari, di cui la metà sarebbe stata destinata all’Unione Sovietica. Il paese
venne smilitarizzato, le istituzioni vennero “denazificate” e non venne creata nessuna
amministrazione centrale. Da un punto di vista territoriale, la riduzione del territorio tedesco fu
notevole; la Germania perse infatti i territori ad oriente dell’Oder Naisse e la Prussia orientale, circa
un quarto del territorio che aveva nel 1937. L’elemento sostanziale di novità fu comunque la rottura
dell’unità statuale e la nascita, a partire dal 1949, di due repubbliche tedesche caratterizzate da
sistemi politici, ideologici e sociali completamente diversi; la prova più concreta delle lacerazioni
prodotte dalla guerra fredda.

L’Italia:
Alla fine della guerra l’Italia si trovava in una situazione economica assai pesante. Le distruzioni
belliche avevano portato alla perdita di circa il 20% del patrimonio nazionale; l’industria si era per lo
più salvata, ma le capacità produttive erano crollate sia per la mancanza di materie prime sia per
l’invecchiamento tecnologico. L’agricoltura ebbe un calo produttivo assai pesante e non era in grado
di garantire un’alimentazione adeguata alle esigenze della popolazione. Alla difficile situazione
economica si aggiungeva una situazione politica assai complessa. Il paese usciva infatti dalla
Resistenza profondamente diviso: nel nord si era sviluppato un grande movimento di lotta contro il

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nazifascismo e si valutavano le esigenze di rinnovamento in modo più radicale e progressista che non
al sud dove la mancanza della lotta armata, la presenza della monarchia e del governo avevano
nonostante tutto assicurato una qualche forma di continuità delle vecchie istituzioni statali. I diversi
partiti antifascisti stavano consolidando le loro strutture, ma non potevano conoscere, fino a quando
non fossero state indette delle elezioni, i reciproci rapporti di forza e quindi gli orientamenti politici
di fondo del paese. Vi erano poi le forze militari alleate, che non solo erano le uniche in grado di
fornire i primi aiuti necessari ad una popolazione che attraversava una situazione economica
estremamente critica, ma sorvegliavano attentamente gli sviluppi politici della situazione italiana,
non nascondendo le loro simpatie per le forze più moderate e una netta ostilità nei confronti dei
partiti della sinistra.

Gli imperi coloniali:


Una delle conseguenze fondamentali della Seconda guerra mondiale fu lo spostamento del centro di
gravità dell’interesse politico ed economico dall’Europa agli Stati Uniti; ma un altro elemento assai
importante e denso di conseguenze fu l’emergere di nuove forze del cosiddetto “terzo mondo”. Se il
processo di decolonizzazione fu lento e graduale, è nel crollo delle posizioni europee avviato dalla
seconda guerra mondiale che va rinvenuta la svolta decisiva verso l’indipendenza dei popoli ex
coloniali. Era scontato fin dall’inizio della guerra che i vinti avrebbero perso i loro imperi; i ministri
alleati, riunitisi a Londra nel 1945, stabilirono di concedere l’indipendenza alle colonie italiane; la
Gran Bretagna contava che i tre nuovi stati sarebbero entrati nella sua sfera d’influenza. Il Giappone
fu costretto a rendere alla Cina Formosa e la Manciuria, e all’Unione Sovietica Port Arthur e
Sakaline; la Corea tornava ad essere indipendente. Ma anche i vincitori non poterono continuare ad
essere potenze coloniali come prima della guerra; gli Stati Uniti si erano espressi per la sparizione
del colonialismo; i leader nazionalisti avevano preso coscienza della divisione che esisteva fra i
colonizzatori. In molti dei territori coloniali si andava delineando una situazione assai complessa:
l’autorità francese era in profonda crisi e ai paesi del Levante fu concessa l’indipendenza; l’impero
britannico era apparentemente uscito intatto dal conflitto, ma il Canada e l’Australia erano entrati
sempre più nell’orbita degli Stati Uniti; l’indipendenza era stata promessa alla Birmania e in India
scoppiarono rivolte popolari, scioperi, ed episodi di ammutinamento da parte dei soldati.

Gli Stati Uniti d’America:


Lo sviluppo dell’industria bellica portò il tasso di disoccupazione a livelli fisiologici e pose fine alla
depressione economica, iniziata con la crisi del 1929 e protrattasi per oltre un decennio nonostante il
New Deal. La vittoria degli Alleati, con il fondamentale concorso americano, gettò le premesse per
l’egemonia statunitense nel secondo dopoguerra e offrì agli Stati Uniti l’occasione per ergersi a paese
campione della difesa dei democratici agli occhi del mondo. La seconda guerra mondiale segnò il
tramonto dell’isolazionismo. L’efficace organizzazione e gestione di un immenso apparato militare
diede agli americani un nuovo senso di sicurezza nelle proprie capacità, temporaneamente perduto
con la depressione degli anni Trenta, e li convinse che il loro paese potesse assumere con successo
responsabilità e impegni in campo internazionale anche dopo la conclusione del conflitto. La guerra
comportò anche profonde trasformazioni sociali, in primo luogo sul piano del ruolo pubblico e
sociale delle donne e su quello delle relazioni di genere. La domanda di manodopera nei centri di
produzione bellica provocò un’intensa immigrazione di lavoratori afro-americani dagli stati del Sud e
acuì la tensione razziale nelle metropoli del Nord. Il contributo della popolazione di colore allo
sforzo bellico del paese (700.000 afro-americani combatterono nelle forze armate statunitensi)
conferì maggiore incisività alle rivendicazioni dei neri per i diritti civili. L’economia di guerra
provocò un diffuso benessere e una parziale ridistribuzione del reddito a vantaggio dei ceti medi, che
costituirono le basi per la crescita dei consumi della classe media nel secondo dopoguerra. Dal
conflitto, la posizione degli Stati Uniti uscì quindi rafforzata sia in campo internazionale, sia sul
piano interno.

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite:
Sostanzialmente unitaria fu la volontà dei vincitori di creare una nuova organizzazione internazionale
degli Stati che non avesse le debolezze e che non ripetesse gli errori che avevano portato al crollo
della Società delle Nazioni (SdN).
La conferenza di San Francisco si aprì il 25 aprile 1945, alla vigilia della capitolazione della
Germania, e varò la nascita dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU), la cui creazione
rispondeva all’esigenza di ripristinare uno strumento di sicurezza collettiva per evitare una nuova
guerra disastrosa come quella che si era appena conclusa. Al di là della comune aspirazione a bandire
la guerra, i divergenti interessi delle potenze giocarono in modo da porre seri limiti ad ogni tentativo
di dar vita ad una piattaforma realmente unitaria e soprattutto da svuotare ogni costruzione
puramente formale che non si fondasse su una concreta volontà d’intesa. L’ONU, basata sul
principio della sicurezza collettiva, era retta da un Consiglio di sicurezza formato subito dopo la
guerra da potenze vincitrici: USA, URSS, Regno Unito, Francia, Cina (i 5 membri permanenti) e
soltanto l’accordo unanime delle cinque potenze avrebbe potuto consentire l’applicazione delle
decisioni. Nata allo scopo di porre fine alle prevaricazioni degli Stati più potenti su quelli più deboli,
l’ONU era dominata dalle due grandi potenze mondiali che si erano affermate nel corso della guerra:
USA e URSS. Proprio quando ne venne votato lo statuto si andarono accentuando i contrasti fra le
due superpotenze. Nel corso degli anni successivi emersero sempre più chiaramente i limiti
dell’azione dell’ONU, priva di una reale capacità di autonomo intervento, più spesso essa stessa
strumento nelle mani dei paesi che ne formano il Consiglio di sicurezza.

Il processo di Norimberga:
Nel corso delle conferenze di Yalta e Potsdam gli alleati avevano deciso che la Germania avrebbe
dovuto perdere la sua autonomia politica e che i colpevoli avrebbero dovuto essere puniti. Il processo
di Norimberga, svoltosi fra il novembre del 1945 e l’ottobre del 1946, fu di fatto l’unica prova di
concreta collaborazione fra occidentali e sovietici nel secondo dopoguerra; si andavano infatti ormai
profilando gli anni della guerra fredda. Tre erano le imputazioni fondamentali: crimini contro la pace
(preparazione di guerre d’aggressione); crimini di guerra (violazioni di norme e usi bellici); crimini
contro l’umanità (deportazioni, genocidio, lavoro forzato, ecc.). Furono portati sul banco degli
imputati, al di fuori di Hitler e degli altri responsabili nazisti che si erano suicidati (Goebbles, Ley,
Himmler), i più alti responsabili della direzione politica ed economica del Terzo Reich e i comandi
militari. L’epurazione dei nazisti fu relativamente ampia, soprattutto nella zona orientale, ma spesso
non fu realmente incisiva; molti di coloro che avevano avuto anche responsabilità notevoli subirono
solo brevi condanne e poterono riprendere presto la loro attività. La IG Farben, il maggiore colosso
chimico che aveva usufruito a Monowitz del lavoro schiavile dei prigionieri di Auschwitz, fu
condannata in uno dei processi secondari di Norimberga. I cartelli della Ruhr vennero frazionati. I
sovietici nel settore di loro competenza procedettero in modo più radicale a riforme strutturali: tutta
l’industria pesante venne nazionalizzata e le grandi proprietà terriere confiscate senza indennizzo. Il
rapporto con il difficile passato nazista passò presto in secondo piano nella politica degli alleati
rispetto ai contrasti che si andavano delineando fra le due superpotenze.

Il potenziale distruttivo della bomba atomica:


La Seconda guerra mondiale segnò un’epoca di grande sviluppo industriale e tecnologico, l’uso
dell’energia atomica applicata alle armi belliche, ed in particolare l’utilizzo della bomba atomica,
rappresentarono una fase di svolta nel potenziale distruttivo della guerra stessa. I bombardamenti di
Hiroshima e Nagasaki, da un punto di vista politico, furono sostanzialmente una prova di forza degli
Stati Uniti nei confronti dell’URSS più che verso il Giappone ormai sconfitto, ma le conseguenze di
quei bombardamenti influenzarono gli equilibri mondiali per i successivi cinquant’anni. La bomba
atomica rappresentava una svolta radicale nella storia dell’umanità: dimostrava che l’uomo aveva la

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possibilità di annullare la sua stessa esistenza sulla terra. Il possesso della bomba atomica divenne
negli anni successivi uno degli aspetti decisivi nello scontro fra le superpotenze. In un primo
momento gli Stati Uniti si dichiararono disposti a concedere all’ONU il controllo dell’energia
atomica a patto di avere la garanzia che nessun altro paese europeo la potesse produrre. Nel 1949
l’Unione Sovietica fece la sua prima esplosione atomica sperimentale: iniziava così l’equilibrio del
terrore, i due fronti contrapposti nella guerra fredda avevano entrambi la possibilità di annullare
l’umanità. Gli anni successivi furono caratterizzati da una forsennata corsa al riarmo atomico da
parte di entrambi gli schieramenti: Gran Bretagna, Francia, Cina e altri paesi entrarono in possesso
della bomba atomica e le due superpotenze divennero in tal modo due enormi arsenali di morte dotati
della possibilità di reciproca distruzione.

IMPERO OTTOMANO 800. ENNAS:


La storia dell’Impero Ottomano è estremamente complessa e molto semplice da generalizzare e
affonda le sue radici a fine XIII sec con Osman I. I discendenti giustificarono la loro ascesa al fine di
allargare la casa dell’Islam contro tutte le altre potenze del mondo, in particolar modo con quelle
europee. Questi turchi Ottomani (così chiamati per il nome del futuro imperatore Osman I) erano
guerrieri bellicosi e aggressivi, desiderosi di espandere la fede musulmana.
Gli ottomani approfittarono delle debolezze dell’impero di Costantinopoli impadronendosi del
territorio nemico. In seguito conquistarono Bulgaria e Serbia.
Il Sogno di Osman è un poema epico turco:
• Lunga serie di guerre contro la Lega Santa guidata dal Principe Eugenio di Savoia (1663-
1736) – a dx
• Forte ridimensionamento balcanico dell’Impero e l’espansione dell’Austria nei Balcani;
Pace di Karlowitz del 1699:

• Rivoluzione diplomatica;
• Abbandono concezione diplomatica ottomano-centrica;
• Applicazione principio giuridico dell’uti possidetis;
• Riconoscimento parità giuridica tra gli stati contraenti;
Pace di Karlowitz del 1699:
XVIII secolo ottomano (1708-1808)
• Fioritura culturale;
• Relativa stabilità sociale ed economica;
• Coinvolgimento ottomano in alcuni dei principali avvenimenti del diciottesimo secolo. Nello
specifico: avanzamento militare della Russia di Pietro il Grande (1682-1725); fine del
Commonwealth polacco-lituano; Rivoluzione francese; Guerre napoleoniche.
Lâle Devri or, the Age of Tulips (1718-1730)
• Epoca di relativa stabilità;
• Epoca di riforme e di apertura verso gli stati europei;
• Invio di numerose missioni diplomatiche all’estero come quella di Yirmisekiz Mehmet
Çelebi Efendi (1670-1732) a Parigi nel 1720;
• Tentativi di evitare l’isolamento diplomatico ottomano e di apprendere dalle riforme dei
sovrani illuminati europei;
Pace di Prut del 1711
• Supporto a Carlo XII di Svezia (1697-1718) contro Pietro I di Russia
• Sconfitta russa;
• L’impero russo si ritira dai territori polacco-lituani;
• Restituzione della fortezza di Azov;

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Missione ottomana a Parigi 1720-21:
Crisi ottomana di fine secolo:
• Trattato di Küçük Kaynarca del 1774 con conseguente ridimensionamento sovranità
ottomana interna ed estera;
• Fine del Commonwealth lituano-polacco nel 1795 che permette alla Russia di concentrare la
sua pressione militare sul Mar Nero e i Balcani turchi;
• Fine egemonia ottomana sul Mar Nero e pericolo che l’ingresso russo nel Mar Mediterraneo
comprometta l’equilibrio nella sua parte orientale;
• Inizio penetrazione economica e politica degli stati europei presso le signorie territoriali
ottomane;

Guerra russo-turca (1768-1774):


• Disfatta ottomana/distruzione della flotta;
• Perdita del Khanato di Crimea;
• Penetrazione russa nel Mar Nero e pressione sul Bosforo;
• Le élite ottomane avvertono il crescente bisogno di accelerare il processo di riforma
dell’amministrazione imperiale;

Trattato di Küçük Kaynarca del 1774:


• Fine sovranità ottomana sul Khanato di Crimea;
• Ridimensionamento ottomano nei Balcani e nel Mar Nero;
• Cessione di parte dei diritti di sovranità sui sudditi ortodossi dell’Impero;
• Inizio della Questione d’Oriente;

Guerra russo-turca (1768-1774)


Distruzione della flotta ottomana 1771
Trattato di Küçük Kaynarca del 1774
Spartizione finale del Commonwealth lituano-polacco nel 1795

Nizam-i Cedid (1789-1808)


• Inizio delle riforme modernizzatrici nell’Impero ottomano;
• Riforme dell’esercito di stampo europeo (soprannominato appunto: nizam-i cedid);
• Intellettuali come lo storico Ahmet Vasif Efendi (ca. 1735-1806) supportano riforme
finalizzate al «ritorno alla grandezza del passato»;
• Primo abbozzo di un sistema consolare permanente in Europa, come nel caso della missione
di Yusuf Ağa (1744-1824) alla corte di Re Giorgio III (1760-1801) tra 1793-1797;

Conseguenze di questa prima fase delle riforme:


• il parziale successo ad Acri conseguito con il supporto inglese contro l’esercito napoleonico
dimostrò che attraverso le riforme era possibile colmare il divario tecnologico con gli stati
europei;
• la fine dell’egemonia militare dei giannizzeri (yeniçeriler) portò alla rottura col trono e allo
scontro tra l’élite cittadine e quelle provinciali (ayan);

Selim III (1789-1808)

Crisi dinastica del 1808

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• La parziale estromissione dei Giannizzeri e dell’élite reazionarie sotto Selim III provocò la
sollevazione dei medesimi e l’intronizzazione del sultano con suo fratello Mustafa IV;
• L’élite provinciali (ayan) guidate da Alemdar Mustafa Pascià muovono su Istanbul e per la
prima volta impongono un proprio sultano nella persona del giovane Mahmud II;

Sened-i İttifak (Carta dell’Alleanza) del 1808


• Trattato firmato dal sultano Mahmud II (1808-1839), che ufficializzava il rapporto di
collaborazione tra il sultano e il notabilato provinciale;
• I singoli signori territoriali giuravano fedeltà al sultano in cambio del supporto del sultano al
mantenimento del loro potere a livello locale;
• l’apogeo del sistema amministrativo ottomano basato sulla collaborazione tra centro e
provincia;

Risultati della Crisi del 1808


• Il potere sultaniale venne ufficialmente legato alla sua fedeltà alle famiglie del notabilato
provinciale, chevidero ufficializzati i rispettivi domini e legittimata la propria posizione;
• Come unico membro superstite della dinastia e perciò insostituibile, il sultano Mahmud II
diede avvio a un processo di riforma in senso centralizzatore per «riannettere» i potentati
provinciali;

Pace di Bucarest del 1812


• In seguito alla sconfitta nel conflitto ottomano-russo del 1806-1812, l’Impero ottomano è
costretto a:
• cedere la Bessarabia e la Georgia alla Russia;
• concedere l’autonomia al Principato di Serbia;

Trattato di Bucarest del 1812


Congresso di Vienna del 1815-16
• In seguito alla sua collaborazione nella coalizione anti-napoleonica, il sultano inviò a Vienna
l’incaricato d’affari Yanko Mavroyeni (….-1841) per ridiscutere i termini del Trattato di
Bucarest;
• A causa dell’opposizione russa, nonostante i tentativi di Metternich, l’Impero ottomano non
poté partecipare ai negoziati con le altre potenze;

Politica interna ottomana:


• Il sultano avviò una politica di modernizzazione in vari ambiti della società: militare,
amministrativo e diplomatico;
• la graduale estromissione del notabilato provinciale dall’amministrazione produsse una serie
di conflitti dislocati in numerose aree dell’impero:
• Serbia (1808-15)
• Iraq (1831)
• Bosnia (1831-32)
• Grecia (1821-1832)
• Egitto (1833-40)
• Libia (1835)

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• Se nella maggior parte dei casi i conflitti con le élite locali permisero al sultano di creare una
nuova amministrazione centralizzata, in altri casi favorirono le spinte centrifughe supportate
dalle Potenze europee;
• Guerra di Indipendenza greca;
• Il conflitto egizio-ottomano;

Guerra di Indipendenza greca (1821-1832)


«Terzo impero ottomano»
Hatt-i Gülhane del 1839 (Editto del Roseto)
• Inizio dell’epoca Tanzimat (riforme). Alla morte di Mahmud II, il suo erede Abdülmecid I
(1839-61) nel 1839 presentò ai rappresentanti delle potenze riuniti nel parco di Gülhane le
riforme condotte sotto suo padre e le riforme che egli intendeva portare avanti per favorire
l’inclusione dell’Impero tra le Grandi Potenze:
• Riforma della coscrizione;
• Abolizione dell’imposta sui non-Musulmani;
• Garanzie riguardanti la tutela dei diritti e delle proprietà a tutti i sudditi ottoman senza
distinzione di religione o etnia;

Finalità
• Modernizzare l’Impero secondo lo standard civilizzatore europeo;
• Allontanare il rischio di intervento diretto delle Potenze in territorio ottomano;
• Essere incluso nel gruppo delle Grandi Potenze;

Abdülmecid I (1839-1861):
Hatt-i Gülhane del 1839

Guerra di Crimea (1853-1856)


• Primo conflitto tra potenze europee non legato alla soppressione di moti rivoluzionari dal
tempo delle Guerre napoleoniche;
• Giustificato dalla diatriba tra russi e francesi per l’incarico onorifico di Guardiano del Santo
Sepolcro a Gerusalemme, lo scontro fu essenzialmente legato al desiderio della Russia di
inglobare definitivamente l’Impero ottomano e la necessità franco-britannica di ostacolare
tale progetto;
• Inghilterra, Impero francese, Regno di Sardegna, Impero ottomano
Vs
• Russia

Congresso di Parigi del 1856


• In seguito alla Guerra di Crimea, i delegati delle Grandi Potenze avvallarono l’ingresso
all’interno del Concerto del Regno d’Italia e dell’Impero ottomano
• Sconfitto in Crimea, l’Impero russo venne isolato diplomaticamente e tenuto ai margini del
Concerto fino al Congresso di Berlino nel 1878
• In base al trattato di Parigi, in cambio dell’aiuto franco-britannico-sardo, l’Impero ottomano
si impegnò a garantire un certo grado di autonomia alle nascenti compagini statali balcaniche
all’interno del sistema di governo ottomano
• Il rispetto dell’accordo venne posto sotto la tutela delle potenze alleate dell’Impero ottomano,
che attraverso l’attività consolare cercarono di trovare un compromesso tra l’impegno di

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preservare l’integrità statale ottomana e la tutela dei nazionalismi serbo-rumeno-
montenegrino
• L’Impero russo dello zar Alessandro II (1818-1881) cercò di influenzare i crescenti
nazionalismi balcanici nel tentativo di suscitare un nuovo scontro con l’Impero ottomano che
lo facesse uscire dall’isolamento diplomatico

Hatt ı Şerif del 1856:


• Con l’Editto di riforma imperiale del 1856, il governo ottomano ribadì il proprio impegno
riformistico per porre termine alla discriminazione dei gruppi cristiani dell’Impero;
• Con il suo ingresso nel circolo delle Grandi Potenze, i riformatori realizzarono il piano
ottomano di venire inclusi nel circolo degli stati detentori del principio di legittimità;

Anni Sessanta dell’Ottocento:


• Sotto la guida di un triumvirato di riformatori l’Impero ottomano rafforza i suoi legami con
l’Inghilterra, contrasta le politiche interventiste di Russia, Sardegna e Francia e negozia
l’attuazione delle riforme all’interno del Concerto delle potenze europee;
• L’attivismo ottomano in senso riformatore e la sua collaborazione con gli europei gli
permisero di limitare l’influenza straniera e il rischio di intervento;

Mehmet Emin Aalì Pascià (1815-1871)


Keçecizade Mehmet Fuad Pascià (1814-1869)
Kıbrıslı Mehmet Emin Pascià (1813-1871)

Rivoluzione diplomatica degli anni Settanta:


• La crisi del sistema parigino dovuta all’apertura del Canale di Suez nel 1869, alla Guerra
franco-prussiana del 1870 e al prevalere dell’elemento nazionale nel Concerto a scapito di
quello imperiale, produsse una Rivoluzione diplomatica;
• Gradualmente, al sistema di Parigi basato sulle negoziazioni diplomatiche e il compromesso
venne a sostituirsi la Realpolitik quale pratica diplomatica prevalente;
• Con la morte dei principali fautori del sistema di Parigi, anche l’Impero ottomano del sultano
Abdülaziz (1861-1876) finì per conformarsi alla nascente «diplomazia dell’imperialismo»;
• Il sultano avviò una serie di campagne di espansione e consolidamento verso la penisola
arabica al fine di far guadagnare all’Impero ottomano una posizione di potenza nell’area,
scontrandosi con l’elemento britannico;
Abdülaziz (1861-1876)

Crisi degli anni Settanta:


• Bancarotta ottomana del 1875;
• Crisi egiziana del cotone;
• Carestia nei Balcani;
• Crisi dinastica del 1876

Crisi dinastica del 1876


• Dopo l’omicidio di Abdülaziz, venne posto sul trono Murad V (1876);
• Dopo un brevissimo regno di pochi mesi il sultano venne dichiarato mentalmente instabile e
sostituito da suo fratello, Abdülhamid II (1876-1909): a dx;

Guerra russo-turca del 1877-78:

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• Come testimoniato nel carteggio del Console a Sarajevo Cesare Durando (1830-1919), il
permanere dell’epizoozia nella provincia ottomana (eyalet) della Bosnia-Erzegovina tra gli
anni ‘60 e ’70, e una lunga serie di carestie causano nel 1875 una sollevazione anti-ottomana
dei piccoli proprietari (cristiani) nella provincia, supportata dai Principati Uniti (Romania) e
da quelli di Serbia e Montenegro
• La vittoria dell’esercito ottomano e la sua volontà di portare avanti la guerra contro i
principati ribelli causarono l’intervento russo e l’inizio di un nuovo conflitto nei Balcani tra i
principati nazionali a maggioranza cristiana guidati dall’Impero russo contro l’Impero
ottomano
• l’intensificazione delle reti e delle prerogative consolari, unita a un’accresciuta importanza
dell’opinione pubblica europea, forniscono larga copertura mediatica ai conflitti ottocenteschi
• il conflitto russo-turco del 1877-78 costituì un punto di svolta per l’utilizzo mediatico fatto
dei crimini di guerra e delle violazioni della Convenzione di Ginevra (1864) compiute da
entrambe le parti per giustificare il conflitto
• Come nel conflitto greco-ottomano, la «barbarie» del nemico viene utilizzata per giustificare
o chiedere l’intervento delle potenze

Congresso di Berlino del 1878:


• La sconfitta ottomana e il Trattato di Santo Stefano obbligarono le potenze a convocare un
congresso per la soluzione del conflitto che non favorisse troppo l’Impero russo e non
svantaggiasse troppo quello ottomano;
• Sotto l’influenza del cancelliere Bismarck (1815-1898) il congresso adottò ufficialmente la
«diplomazia dell’imperialismo», ribadita nel II Congresso di Berlino del 1884;

Nell’Impero ottomano:
• Nonostante il forte ridimensionamento territoriale nei Balcani, Abdülhamid II emerse
sostanzialmente vincitore dal conflitto;
• Grazie alla convocazione del Parlamento ottenne la convocazione del Congresso di Berlino
per ridiscutere i termini del Trattato di Santo Stefano;
• Con l’estromissione di Midhat Pascià (1822-1883) poté centralizzare l’amministrazione
ottomana sul sultano come al tempo di Mahmud II;
• La sconfitta ottomana nella guerra del 1877-78 portò all’isolamento diplomatico dell’Impero
e al riconnoscimento diplomatico dell’Impero russo
• Contemporaneamente alla sua svolta autoritaria interna, il sultano promosse l’allineamento
dell’Impero alle potenze imperiali germanofone, che dopo la cessione della Bosnia
all’Austria-Ungheria sostenevano di non avere ulteriori interessi all’espansione nei Balcani;

Riforme interne hamidiane:


• Modernizzazione;
• Centralizzazione;
• Rafforzamento sistema educativo;
• Turchizzazione amministrazione;
• Islamizzazione;
• Enfasi sul ruolo del sultano-califfo;
• Il sultano creò un sistema repressivo del dissenso interno, che insieme alla politica di
contenimento e di ottomanizzazione delle minoranze finì per rafforzare l’elemento militare

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organizzato nel CUP e la minoranza armena (persecuzione dei cristiani armeni tra il 1895 e il
1897);

Politica estera hamidiana:


• Riduzione espansionismo militare (rifiuto della riconquista egiziana);
• Riduzione fondi militari per la penisola araba;
• Panislamismo;
• Rafforzamento ruolo internazionale del sultano-califfo come mediatore tra domini islamici e
colonizzatori europei;
• Preservazione dell’equilibrio e della pace internazionale;
• Vittoria militare nel 1897 contro la Grecia;

Conflitti italo-ottomani in Africa (1880-1910):


• L’impero estese la propria autorità sui territori della Libia e dello Yemen nello stesso modo
con cui gli stati europei trattavano le loro colonie africane. Particolarmente significativo è il
caso dell’Eritrea e della Libia ottomane, nelle quali il giovane Regno d’Italia continuò ad
intensificare la sua presenza sino a rimpiazzare l’autorità ottomana

Rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908:


• Fondata nel 1865 dal gruppo dei Giovani ottomani, l’opposizione politica si era rafforzata
grazie all’impossibilità per i sultani di attuare una politica di potenza nei confronti degli stati
europei dominanti;
• Con la Rivoluzione dei Giovani Turchi (Genç Türkler) nel 1908, il partito nazionalista
Unione e Progresso (İttihat ve Terakki Cemiyeti) pose termine al regime autoritario del
sultano e riaprì il parlamento chiuso dopo il Congresso di Berlino;
• Preoccupato del potere che il sultano-califfo ancora esercitava sulle masse dei musulmani, il
CUP finì per deporlo, ponendo sul trono Mehmet V (1909-1918);
• i Giovani Turchi, guidati da un triumvirato portarono avanti un processo di nazionalizzazione
e turchizzazione dello stato ottomano.

Politica estera dei Giovani Turchi:


• Realpolitik revanscista per difendere gli interessi della nazione turca.
• Rispetto alla diplomazia ottomana improntata al compromesso per evitare il coalizzarsi delle
grandi potenze, nel clima frantumato e nazionalistico dell’inizio del XX secolo i nuovi
governanti non erano disposti a scendere a compromessi con le potenze che miravano a
ridimensionare lo stato turco, come per esempio il Regno d’Italia.

Guerra italo-turca del 1911-12:


• Necessità muscolare per l’Italia di vedere il proprio status di grande potenza, imponendo
cessioni territoriali o concessioni economiche;
• Aperto revanscismo dell’élite ottomane che vi vedevano un’occasione per rilanciare l’onore
nazionale dell’Impero;
• La destabilizzazione creata dall’occupazione italiana dell’ultimo territorio ottomano in Africa
e l’apertura del fronte mediterraneo-balcanico finirono per velocizzare quel processo che
condusse alla I guerra mondiale
Prima guerra mondiale:

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La semi-sconfitta della flotta britannica a Gallipoli e il trionfo della Rivoluzione in Russia aprirono
diversi scenari al governo ottomano per espandere la propria compagine imperiale. Nonostante la
repressione interna del dissenso e il genocidio della minoranza armena, l’impero non seppe
fronteggiare i nazionalismi arabi supportati dal governo britannico. L’incapacità del potere sultaniale
di offrire un’alternativa dopo la distruzione causata dalla leadership giovane turca portò alla
rivoluzione nazionale e alla fondazione del governo turco repubblicano, guidato dai membri della
medesima élite turca che non erano rimasti coinvolti nel genocidio armeno.

GUERRA FREDDA E DECOLONIZZAZIONE. GALFRÈ:


Età dell’oro:
Caratteristiche diverse dal periodo successivo: 1973-oggi.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale si intrecciano tre macro-fenomeni, indice di un nuovo
dirompente ciclo di globalizzazione
Ridimensionamento dell’Europa e sistema bipolare: la guerra fredda
Ridimensionamento dell’Europa e decolonizzazione: all’Onu nel 1945 le nazioni sovrane sono 51, di
cui solo 9 asiatiche e 3 africane; nel 1965 gli Stati sovrani sono 120, di cui 70 asiatici e africani
Gli Usa hanno vinto nell’Europa occidentale e in Estremo Oriente, e sono nettamente superiori,
possedendo anche la bomba atomica. Crescita impetuosa che non conobbe momenti di pausa =
crescita economica. Si accentuarono le distanze tra paesi sviluppati e non sviluppati.
Tra il 1950 e il 1973 la crescita raggiunge ritmi elevati senza stasi o crisi congiunturali. Recupero
europeo sull’economia americana.
Il Pil cresce del 2,9% annuo (1,3% nel periodo 1870-1913) e reddito di ciascun cittadino europeo del
4,1%, dato inedito e mai più raggiunto
La distanza tra paesi sviluppati e non si allarga
Il Giappone: 8,1% annuo, in Usa 2,5%
1- Anche l’Urss conobbe una forte crescita (reddito pro-capite 3,5% anno), ma il tenore di vita
dei cittadini non ne risentì. Pianificazione che favorisce l’industria pesante a scapito dei
consumi.
2- Stabilità monetaria (grazie al Gold Dollar standard stabilito nel 1944 a Bretton Woods, FMI
per regolare le crisi valutarie e World Bank per promuovere lo sviluppo dei paesi arretrati)
- Modello di Keyns
- Banca mondiale
- Fondo monetario
- Creati dei nuovi organismi
- Grande disponibilità di manodopera industriale = gli operai costavano poco, strati
sociali dapprima esclusi e poi integrati.
- Modello americano in Eu = nuovo modo di produrre = Fordismo.
- Stato dell’economia  no economia di mercato, ma si economia di Stato.
- Andamento ciclico e ridurre la disuguaglianza dei redditi.
- Avvio istituzione miste (statali e para-statali)
- Permise tramite prelievi del fisco (aumento che fu accettato) per a possibilità del
welfare.
3- Volume degli scambi internazionali aumenta del 7%
4- Disoccupazione inferiore al 2%
5- Riduzione delle disuguaglianze attraverso il welfare state
6- Grande disponibilità di manodopera industriale a basso costo
7- Diffusione del modello keynesiano.

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1. La cooperazione è favorita da una serie di organismi:
2. 1947 GATT (General agreement of tariff and trade) per ridurre le barriere doganali
3. 1948 Organizzazione per la cooperazione economica europea che nel 1961 si trasforma
nell’Ocse
4. 1951 Ceca
5. 1957 Cee

CRISI DELLA GOLDEN AGE:

• Shock petrolifero 1973


conflitto arabo-israeliano ed apre una crisi economica mondiale nei paesi che andavano avanti con il
petrolio. Tutti i paesi tranne gli Usa. Il gold standard non più dollaro in oro. Usa, indeboliti dalla
guerra con il Vietnam e sul debito, decidono di cambiare la politica protezionistica.

• Crescita di Giappone e Germania, fortemente volute dagli Usa, che mettono in crisi la
leadership statunitense
• Involuzione del modello keynesismo,
• Effetti pesanti sull’ambiente: effetti visibili sotto gli occhi di tutti, ed insieme a questo iniziò
ad essere in dubbio il modello economico dominante.

American way of life:


 boom economico che giunse anche in Italia. Società di massa, consumismo (50-60), benessere,
progressiva liberalizzazione, anti marxista che ammaliava le contrapposizioni di classe.

Guerra fredda:
Cosa fu la guerra fredda?
• Una lotta tra coalizioni opposte non era una novità
• Era una novità l’idea di una guerra fredda, combattuta per procura
• “Pace impossibile, guerra improbabile” (Raymond Aron)
• Guerra con mezzi diversi, ma anche esigenza di evitare la catastrofe

La Guerra fredda comincia con la fine della Seconda guerra mondiale ed è caratterizzata


dall’opposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, due grandi potenze con due diversi modelli di
sviluppo: da un lato il capitalismo, dall’altro il comunismo. 2 diverse ramificazioni della stessa
società in guerra (già verificato con Sparta e Atene). Pur definendosi “guerra” non assistiamo mai ad
uno scontro diretto tra le due potenze: questo conflitto infatti non può essere risolto militarmente
poiché l’avvento di strumenti di distruzione di massa come la bomba atomica (sperimentata con
i bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki) rende impraticabile l’opzione militare, pena la
distruzione mondiale. Questo non impedisce però lo scoppio di una serie di guerre regionali,
all’interno delle quali le due potenze si schierano appoggiando l’uno o l’altro dei contendenti, in una
continua battaglia volta all’affermazione della propria egemonia. 
Contrapposizione economica, sociale e militare tra URSS e USA. Da 1947 a 1991, quando
dall'URSS nascono Stati indipendenti.

- Scontro tra i valori dell’Occidente e quelli del regime sovietico, che intendeva
difendere l’influenza conquistata durante la guerra.
- Tradizionale spinta russa verso uno sbocco sui mari caldi.
- Real-politik e motivi ideologici si fondono nella visione americana dell’Urss, che
punta quindi a giustificare il contenimento dell’espansionismo del colosso sovietico.

67
- Fu una guerra fredda in Occidente, calda altrove (Lotta per la supremazia di luoghi
vitali, Germania, Medio Oriente e le sue vie d’accesso, Nord Est e Sud Est asiatici)
- Scontro tra ramificazioni della stessa civiltà europea: ognuno dei due rivendicava la
validità universale e la supremazia del suo modello.

Nascono nuovi Stati indipendenti dal 1960 che entrano nell'ONU e vengono influenzati da
entrambe le forze che “premono” per guidare i governi nascenti. La Rivoluzione di Castro a Cuba
all'inizio voleva distanziarsi da entrambe ma poi si alleò con l'URSS per evitare l'influenza
statunitense. Crisi missilistica cubana risolta con il ritiro degli stessi dall'isola da parte dei Russi e
dalla Tunisia da parte americana. Patto per evitare la guerra nucleare. Sarebbe stata una guerra
senza vincitori né vinti ma sarebbero morti tutti indistintamente.
C'erano basi americane in Italia.
Telefono rosso che collega Cremlino e Washigton per comunicare subito evitando la
convocazione degli ambasciatori in caso di pericolo di scoppio di guerra nucleare. Inizia nel 60.
Si cerca di limitare la produzione delle armi atomiche e chimiche, nonostante ce ne fossero in giro.
Quelle presenti restano ma si cerca di non produrne di nuove.

1962-1963/ 1979: Distensione tra URSS e USA che termina con l'intervento sovietico in
Afghanistan contro i talebani. Termina nell'89.

Vietnam e Indocina (che si era resa indipendente dalla Francia con una guerra di
indipendenza).

Il Vietnam ha bisogno dell'intervento americano per arginare l'avanzata sovietica nel Paese. Verrà
vinto dai Comunisti e sarà una delle grandi ferite che si ripercuoterà sulla storia successiva.
Il movimento del 68 rivendica anche la fine dell'intervento americano in Vietnam dato che i
giovano venivano mandati a combattere. America come patria dei sondaggi dove si capisce che la
maggior parte della popolazione è contraria alla guerra. Le truppe saranno ritirate nel 73.
Nel 68 c'è anche la Primavera di Praga. Paese del Blocco Comunista formato da Repubblica Ceca
e Slovacchia – Cecoslovacchia – il leader del PC Slovacco Dubcek vuole varare delle riforme
democratiche ma l'URSS non le approva per timore che questo la allontano troppo e possa, invece,
avvicinarsi alla parte americana. Dubcek viene deposto dalla stessa URSS e viene scelto un leader
più vicino ai loro ideali. Intervento militare, già avvenuto in Ungheria nel 1956, che ha gli
stessi effetti del Vietnam in America per le ferite che porta nell'Unione. Rottura in Italia.
Berlinguer, ad esempio, affermerà che il PCI sarà più sicuro con la NATO anche se resterà legato
con l'Unione Sovietica. Dal 91 cambierà nome. Nel 56 questo partito era profondamente legato
all'URSS, Togliatti era scappato in Russia. Nel 68 era cambiata la dirigenza e quindi si cerca di
prendere le distanze dall'Unione. Era iniziato un processo di destalinizzazione data da riforme
democratiche che non vengono accettate. Nel film su Iam Palak si capisce che, prima del 68, i
giornali potevano criticare l'URSS ma, appena questa interviene militarmente, tornano di regime e
nessuno può intervenire contro i Russi sparando. Il giovane si darà fuoco imitando i monaci
tibetani che lo stanno facendo proprio in quell'anno come protesta contro l'invasione sovietica.
In quell'anno si inizia a guardare come modelli comunisti il Che Guevara a Cuba e la Cina
maoista. Sistema mondo che era nato dalle scoperte cinquecentesche anche se le dinamiche
erano diverse da quelle odierne.

1961-1989: Costruzione e caduta del muro di Berlino che fa terminare l'influenza sovietica.

Tre fattori essenziali:


1. Nuova e ambigua posizione di Germania, Giappone e in parte Italia (Guerra calda).

68
2. Emergere di Stati indipendenti in Asia e Africa
3. Ascesa di un terzo polo geopolitico e ideologico: la Repubblica popolare cinese.
Tutti erano alleati  assecondarli e agire di conseguenza , processo di decolonizzazione che
modificò molto gli esterni.

• In sostanza è un bipolarismo per modo di dire, perché non era perfetto ma asimmetrico a
favore degli Usa.
• Non è affatto paritario
• Paura da parte di entrambi i contraenti di perdere la propria posizione
Confusione di esigenze di sicurezza ed espansionismo.
La guerra fredda ebbe le sue ripercussioni anche in Asia, a cominciare dalla Cina. 
Cina giocò un ruolo militare per la sua storia millenaria. Non ci fu mai un equilibrio fra le diverse
potenze. Ascesa di un terzo polo geopolitico e ideologico: La repubblica popolare cinese.

1- Le armi nucleari si rivelarono inutili se non come deterrente e da un punto di vista


psicologico.
2- Nel 1950 il Pil dell’Europa orientale è il 51% dell’Europa occidentale, nel nel 1973 il 47%,
nel 1989 il 40%.
3- Il Vietnam fu anche per questo un tragico errore,
Cina = fattore importante guerra vietnamita , si rivelò la potenza cinese uno dei fattori più
importanti.
L’economia sovietica si mostrò inefficiente e sclerotica.
L’economia capitalistica = dettero una spinta alla liberalizzazione di mercati, dopo la fine della
guerra fredda. E l’egemonia incontrastata.
Teoria dei 4 poliziotti:
Le sfere d’influenza si definiscono già durante la guerra fredda. Tra il 1943 e il 1945 a Teheran
(teoria dei 4 poliziotti, con la Cina di Chiang Kai-Shek), Yalta, Potsdam. La pace e il regime globale
della porta aperta, si parla di governi amici.
Riflettono grosso modo le posizioni determinate dalla situazione militare.
Gli accordi tra Stalin, Roosevelt e Churchill prevedono che gli stati baltici rimangano all’Urss e che i
confini della Polonia penalizzino a ovest la Germania e a est favoriscano l’Urss
A Teheran si discute della sorte della Germania, a Yalta si decide di mantenerla unita dividendola in
4 zone di occupazione, una delle quali alla Francia, con pesanti riparazioni; è creato un Consiglio di
controllo per la denazificazione. La Germania rappresentava uno dei problemi più gravi in quanto si
battevano per renderla o agricola e per renderla un’area del tutto priva di centri d’industrializzazione.
Nel 1945 viene fatto un passo in avanti per i diritti umani, viene creato l’Onu che attraverso agenzie
specializzate avrebbe dovuto attuare la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): il suo ruolo
non sempre è stato incisivo. Un’assemblea regionale con ambasciatori degli stati membri con un
ruolo non sempre efficace sulla risoluzione dei problemi.

FASI DELLA G.F.


1- 1946: la fine delle illusioni (conclusione II° G.M.).
2- 1947-49: il consolidamento dei blocchi, anno chiave, ripercussioni nei paesi di tutti i vari
blocchi.
3- 1949-1953: la globalizzazione e la militarizzazione del conflitto Korea.
4- 1953-1963: l’età del rischio calcolato.
5- 1950-1968: la lotta nel Terzo mondo.
6- 1969-1977: ascesa e declino della distensione.
7- Il panico del ’79: shock petrolifero.
8- 1980-85: segnali di cambiamento.

69
9- 1986-1990: la fine della guerra fredda.

TUTTA LA GUERRA FREDDA:


Nel corso dei processi che si tennero a Norimberga (1945-1946) i maggiori gerarchi contro l’umanità
e crimini di guerra istituirono un tribunale militare internazionale per punire i responsabili dei
crimini di guerra: focus Germania.
Durante la conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945) emersero i primi contrasti tra gli
Alleati, in particolare in merito all’autodeterminazione dei Paesi dell’Europa orientale a decidere la
propria forma di governo. Tali contrasti si formalizzarono in aperta rivalità nel marzo 1947 con
l’enunciazione, da parte del presidente americano, della dottrina Truman. Nel settembre dello stesso
anno Stalin dette vita al Cominform, con il quale nasceva ufficialmente il blocco sovietico. La
guerra fredda era iniziata.
Si passa all’epoca del bipolarismo dell’Europa, divisa in due dalla cosiddetta cortina di ferro: da
una parte gli Stati occidentali, alleati degli Stati Uniti; dall'altra gli Stati orientali, alleati dell'Unione
Sovietica.
Paesi dell’Europa orientale: retti da regimi di tipo socialista e direttamente influenzati dall’Urss, e
quello dei Paesi dell’Europa occidentale: modellati sulle democrazie liberali e legati agli Stati Uniti.
Il clima di rivalità fra i due blocchi andò aumentando: emblematico fu il blocco sovietico della città
di Berlino (già divisa in quattro settori tra gli Alleati), aggirato grazie al ponte aereo predisposto da
Usa e Inghilterra (1948-1949). 
Usa e Urss: due contrapposte alleanze militari: 1949 fu istituito, per volontà americana, il Patto
Atlantico che rappresentava di fatto un alleanza militare, con un comando integrato chiamato NATO,
e che riuniva USA, Canada, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Italia,
Danimarca, Norvegia, Islanda e Portogallo, Grecia, Turchia (quest’ultime due aderirono nel 1951) e
Germania Federale che entrò nel patto nel 1956. L’URSS, invece, diede vita nel 1955 al Patto di
Varsavia proprio per contrastare il Patto Atlantico. Vi aderirono Albania, Cecoslovacchia,
Bulgaria, Polonia, Romania, Repubblica Democratica Tedesca, Ungheria.
Così, mentre negli Usa l’anticomunismo cominciò ad assumere toni persecutori, in Urss e nei Paesi
dell’Est si esasperò la repressione contro chiunque fosse sospettato di revisionismo o di tendenze
filoccidentali.
Due furono i principali terreni di scontro fra i due blocchi: la Guerra di Corea (Stati Uniti contro la
Corea del Nord e la Cina) e la Guerra del Vietnam fra Stati Uniti e Vietnam del Nord.
Nei Balcani i partiti comunisti avevano vinto da soli, negli altri Stati invece l’Urss fece un uso
spregiudicato del potere politico da parte dei partiti comunisti nazionali. Il governo polacco in esilio
era antisovietico e l’Urss intervenne pesantemente per manovrare le elezioni a proprio favore. In
Romania e Bulgaria i sovrani furono costretti alla fuga. L‘Ungheria fu l’unico paese dove il partito
anticomunista dei piccoli proprietari ottenne una vittoria netta, ma gli equilibri furono rovesciati
grazie a una penetrazione da parte di elementi sovietici fidati In Cecoslovacchia alla guida di Benes
governo socialdemocratico con minoranza comunista. L’estromissione dei non comunisti apparve un
vero e proprio colpo di Stato. Omicidio di Jan Masaryk.
La ricostruzione economica e sociale seguì vie opposte nell’Est e nell’Ovest. Nell’Europa
occidentale la scelta anticomunista e l’influenza americana portarono alla valorizzazione della
proprietà privata, del libero mercato e una politica monetaria liberistica, secondo il modello
capitalistico. La ripresa venne notevolmente facilitata dagli aiuti statunitensi (piano Marshall),
motivati da ragioni politiche (anticomunismo) ed economiche (sbocco alla sovrapproduzione
americana). Gli aiuti americani permisero anche ai Paesi europei di affrontare i problemi sociali in un
momento in cui le condizioni di vita della popolazione erano state rese drammatiche dalla guerra. La
guerra fredda ebbe le sue ripercussioni anche in Asia, a cominciare dalla Cina. Nel Paese si era
sciolta l’alleanza antigiapponese fra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Tse-tung,
tra i quali si aprì una guerra civile (1946-1949), che si concluse con la vittoria di Mao (1949).  Mao

70
avviò la modernizzazione del Paese secondo un modello collettivistico.
Preoccupati dell’espansione comunista in Asia, gli Usa appoggiarono la Corea del Sud, che era stata
invasa dalle truppe della Corea del Nord, sostenute dalla Cina e dall’Urss. Ne scaturì una guerra
durata tre anni che decretò la corsa agli armamenti: nel novembre 1952 gli Stati Uniti fecero
esplodere la prima bomba H e l’anno successivo l’Urss dichiarò di possedere la stessa arma
conclusasi. Tutto finì con un armistizio, che confermò la divisione della Corea (1953). Nello stesso
anno, con la morte di Stalin, Kruscev inizia la cosiddetta coesistenza pacifica, anche se le
manifestazioni operaie a Berlino furono represse con la forza.
Nel frattempo nel Sud-est asiatico le truppe francesi sono messe alle strette dalle truppe Vietnamite.
Minaccia di espansione comunista in Indocina; si verificò un colpo di Stato in Iran che dette avvio
alla creazione delle covert operations: della Cia e il (National Security Council) NSC, volte a
garantire la sicurezza.
Foster Dulles, con la strategia della Roll back e le massive retaliation (rappresaglia massiccia): una
controffensiva per ridimensionare l’influenza sovietica. Maggiore aggressività. Assorbì risorse e
agenti da entrambe le parti e fu una corsa agli armamenti: con oltre il 70% di produzione mondiale
delle armi in Usa e Urss, dai 15 ai 50 miliardi di spesa tra il 1950 e il 1962, che mise in difficoltà
soprattutto l’Urss.
(anni in breve)
Paura di un nuovo conflitto, ma il nucleare funge da deterrente.
L’Europa occidentale si sente la più esposta al pericolo
La Francia rinuncia al Comunità europea di difesa, nata dopo la Ceca
Nel 1955 Germania occidentale entra nella Nato, ed i paesi stipulano il Patto di Varsavia.
1954 Seato (South East Asia Treaty organization), Usa, Nuova Zelanda, Australia, Filippine,
Thailandia
1955: patto di Bagdad (GB, Turchia, Iraq, Iran e Pakistan)
1954: soluzione sul Vietnam (divisione al 17 parallelo)
La logica bipolare stringe il pianeta in una morsa
1955: conferenza di Bandung su iniziativa di India, Pakistan, Birmania, RPC e Indonesia: limitazione
degli armamenti e autodeterminazione dei popoli
1956: Un anno drammatico per il blocco sovietico diviso sia dalla guerra fredda che all’interno dello
stesso blocco. Denuncia dei crimini sovietici (XX congresso PCUS), sommosse operaie represse nel
sangue in Polonia e intervento dell’Armata rossa in Ungheria per stroncare la rivolta antisovietica
Nella logica della guerra fredda gli Usa rinunciano a ogni intervento: appare evidente che più ampia
è l’area di influenza e meno efficace è il controllo che si può esercitare
Nel 1956 si verificò la crisi di Suez (nazionalizzazione del canale)
Nel 1948 era nato lo Stato di Israele, inaugurato da una guerra contro gli Stati Arabi, che vissero tale
nascita come un sopruso. (ma dai!)
Sempre nello stesso anno l’Egitto di Nasser e la nazionalizzazione del canale di Suez: l’attacco di
Israele, Francia e Inghilterra non è sostenuta dagli Usa. L’Onu garantisce il cessate il fuoco e ciò
decretò una svolta.
Per la Francia si aprì una crisi che portò all’indipendenza dell’Algeria.
L’attività dell’ONU decretò la crisi del coniglio di sicurezza sostanziale inerzia con la guerra tra
Cina e India per il Tibet.
Rafforzamento del bipolarismo: La crisi dell’Onu: paralisi tra l’Assemblea e il Consiglio di sicurezza
Inerzia dei paesi non allineati, con le contraddizioni evidenziate dalla guerra tra Cina e India per il
Tibet
Integrazione europea, grazie all’attività di Jean Monnet: l’estensione della logica della Ceca ad altri
campi, come l’energia nucleare, vede esitare la Francia, che reclama la propria autonomia, animata
da spirito di rivalsa per il disastro di Suez.
1957: Euratom e Cee

71
De Gaulle predilige un rapporto diretto con i governi europei, aggirando gli organismi comunitari.
Ma Italia e Germania fedeli alla Nato

Crisi di Berlino e Cuba:


- Dalla metà degli anni ‘50 Usa e Urss riducono le spese per le forze armate tradizionali e si
concentrano per mantenere l’equilibrio del terrore nucleare (missili a media e lunga gittata in
Europa, bombe a testata nucleare)
- La tecnologia degli armamenti influenza le scelte strategiche e politiche. Nel 1957 il lancio
sovietico dello Sputnik accresce il sentimento di insicurezza degli Usa
- La crisi del 1956 apre una crisi tra Urss e Cina, che si erge a custode dell’ortodossia stalinista
ed è contraria alla riabilitazione di Tito e alla coesistenza pacifica
- Politica estera aggressiva della Cina, l’Urss sospende la collaborazione atomica con la Cina
tra il 1959 e il 1960
- Problema di Berlino: Kruscev annuncia la sua riconsegna alla Germania orientale, con la
possibilità di rinegoziare i diritti di transito e comunicazione.
- L’Europa teme di divenire il campo di una battaglia che la riguarda solo in parte
- Nel maggio 1960 un U2 statunitense è abbattuto nello spazio aereo sovietico
- Nel 1959 rivoluzione castrista; l’embargo, il tentativo della baia dei porci. L’indurimento
sovietico su Berlino e la risposta di Kennedy
- Agosto 1961: la costruzione del muro e la debolezza sovietica
- 1962: l’installazione dei missili a Cuba, Kennedy ordina il blocco delle navi. Si giunge a un
compromesso
- Lo spazio negoziale del telefono rosso e la risposta flessibile finalizzata alla coesistenza
pacifica

- Fine della guerra fredda?


- Per alcuni storici la guerra fredda è limitata al periodo 1947-1963: si passa dalla guerra
fredda alla rivalità regolamentata
- Dal 1963 distensione e legittimazione reciproca
- 1963: trattato per la sospensione di esperimenti nucleari nell’atmosfera Usa Urss e Gran
Bretagna (realizzato il sogno della Pacem in terris)
- La corsa agli armamenti non si ferma: le testate e i vettori nucleari salgono da 2000 nel 1964
a 3000 nel 1967 a 4000 nel 1972, le spese militari da 50 miliardi di dollari per ciascuno del
1962 a 80 del 1968.
- Anche Cina e Francia si dotano dell’arma nucleare
- De Gaulle e la force de frappe
- Si oppone all’ingresso nella Cee della GB, che ha rapporti privilegiati con gli Usa e una rete
di rapporti commerciali complessa, e si riavvicina alla Germania
- Trattato De Gaulle-Adenauer (1963) per l’insoddisfazione nei confronti del protettorato Usa.
Ma il preambolo inserito dai tedeschi riaffermava l’importanza della Nato
- La Francia radicalizza queste posizioni in sede comunitaria. Nel 1966 si ritira dal comando
della Nato. La politica della sedia vuota alla Cee.
- I problemi dell’integrazione europea
- Gli accordi del Lussemburgo stipulati nel 1966 ribadiscono la preminenza degli Stati
nazionali sulle istituzioni comunitarie.
- La Francia rientra nella Cee, che procede però sulla strada della unificazione doganale

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- Gli Usa sempre più impegnati in Vietnam. Nel 1964 si impegna militarmente in modo diretto
(cfr. approfondimento).
- 1968: offensiva del Tet, che apre ai negoziati di pace. 50.000 morti americani
- Test di credibilità internazionale per gli Usa, che nell’aspirazione all’unità del Vietnam
videro un tentativo espansionistico del comunismo cinese e sovietico
- Inefficace e impopolare il governo del sud Vietnam
- Movimento di guerriglia attuato dai Vietcong sostenuto dal governo del nord
- Guerra assurda
- L’altro grande focolaio è il Medio Oriente

- Il Giappone
- Il generale Mac Arthur gode di maggiore autonomia rispetto ai regimi di occupazione in
Germania e in Italia
- Epurazione limitata ai vertici dell’esercito (processo di Tokyo su modello Norimberga contro
i criminali di guerra)
- L’imperatore rinuncia allo shintoismo
- Libertà e in un primo tempo politica antimonopolistica
- Riforma agraria e urbanizzazione
- Affermazione dei partiti moderati e politica deflattiva
- Il familismo giapponese
- Forte movimento studentesco
- Il miracolo giapponese

- Gli anni ‘70


- Svolta del ‘64-’65, quando Indonesia, Brasile e Congo passano all’Occidente rendendolo
inespugnabile; rompe con l’Urss anche l’Egitto di Sadat
- Crisi di egemonia di Usa per vari motivi
- Opec
- Crisi egemonica dell’Urss: parità nucleare, ma inferiorità del suo modello economico
- Dissidio con la Cina, con scontri alle frontiere (1969)
- 1972: dialogo avviato tra Usa e Cina
- Le guerre del 1967 e del 1973 estromettono l’Urss dal Medio Oriente
- Bipolarismo sempre più eroso da mutamenti che moltiplicano gli attori
- Dal 1972, con il vertice di Mosca, inaugurata una stagione di collaborazione
- Accordi SALT e ABM sugli accordi strategici, che pongono un tetto al numero dei missili;
alcuni accordi commerciali
- 1975: accordi di Helsinki, che sanciscono lo status quo in Europa, ma la differenza tra
Occidente e Oriente è vistosa: il Pil del blocco orientale è il 51% di quello occidentale nel
1950; il 47 nel 1973, il 40 nel 1989
- Le rivalità extraeuropee non sono in alcun modo regolamentate: sarà proprio lì che alla fine
degli anni ‘70 si riaccenderà l’antagonismo
- Sistema multipolare.
- La controversia sulle origini della guerra fredda non è mai finita: c’è chi la attribuisce
all’incompatibilità di due sistemi messianici; chi al problema della Germania e a una
concezione della sicurezza in termini espansionistici
- Negli anni ‘60, dopo il Vietnam, si è sviluppata in Usa una storiografia revisionista, molto
critica dell’espansionismo americano

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- Non c’è accordo nemmeno sulla deterrenza nucleare
- Di fatto è un sistema che nasce dal vuoto lasciato dal tracollo europeo e dalla paura di fronte
a sistemi di sicurezza incompatibili

- La guerra fredda fu un periodo di guerra o di pace?


- Non c’è accordo neanche su questo. La guerra non sarebbe stata perdonata dalla popolazione
- Periodo di pace relativa, ma conflitti extraeuropei con quasi 20 milioni di morti. Hiroshima
rappresentò un deterrente
- Si tratta comunque di un bipolarismo decisamente asimmetrico
- Il vantaggio economico americano non è mai in discussione, entrano nella sua sfera le regioni
più ricche
- Il fascino del modello sovietico, che resiste solo nella misura in cui è nazionalismo (De
Gaulle)
- Il terzo mondo chiedeva uno spostamento di risorse dall’antagonismo militarizzato Est-Ovest
al sostegno allo sviluppo Nord-Sud, terreno sul quale l’Urss non era in grado di dare risposte
- Ancora alla fine degli anni ’60 il 70% del prodotto mondiale è concentrato in Usa e in Europa
occidentale

LA GUERRA DEL VIETNAM - TRA DECOLONIZZAZIONE E GUERRA FREDDA


decolonizzazione in Indocina
- 1954 sconfitta francese a Dien Bien Phu (Nord ovest) da parte delle truppe nazionaliste di
Giap (Viet Minh), dopo 56 giorni di assedio; perdite francesi (Legione straniera) ingenti (1/4
su 20.000 circa)
- choc per opinione pubblica occidentale
- Conferenza di Ginevra: Vietnam diviso in due parti al 17 parallelo (provvisorio)

I precedenti della guerra del Vietnam


Dal 1950 (rivolta dei paracadutisti esercito a Saigon) la stampa Usa si interessa dell’Indocina:
consulenti militari aumentano dopo fine della guerra di Corea nel 1953
- teoria del domino: interventi Usa per evitare diffusione del comunismo in Asia, senza
dichiarazioni di guerra
- Il presidente Usa Kennedy, intervistato nel 1961 dal New York Times (a lungo unico giornale
con corrispondente fisso in Vietnam), sostiene: il luogo dove gli Usa devono mostrare la loro
potenza non è tanto Cuba quanto il Vietnam
- escalation: da conflitto localizzato con reparti speciali e pochi specifici obiettivi militari si
passa a bombardamenti a tappeto con napalm e agente Orange (defogliante) dal 1962, quando
vi sono già 12.000 americani; nel 1966 sono oltre 300.000.
- Difficoltà dei giornalisti: Kennedy suggerisce di non fornire mezzi di trasporto ai
corrispondenti per partecipare a operazioni militari
- 1962: espulso il giornalista di “Newsweek” Francois Sully per aver detto che il Vietnam
sarebbe stato un fallimento
- Denuncia di casi di corruzione da parte della stampa GB, poi Usa, ma a parte NYT
“scompare” dai giornali fino alla pubblicazione di foto da parte di “Life”
- 1963 22 novembre: omicidio JFK, impegno militare Usa continua con Lyndon Johnson
(come avrebbero dimostrato i Pentagon Papers)

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- censura militare non riesce a frenare i giornalisti: stampa, radio e TV bombardano
metaforicamente opinione pubblica Usa, che “scopre” la realtà della guerra: è il conflitto più
“raccontato” perché i corrispondenti potevano comunque muoversi in modo indipendente
- 1965 il giornalista Fred W. Friendly, presidente del settore reporter della CBS, si dimette
dopo che era stato censurato il suo servizio sul dibattito al Senato sulla guerra (che approva
escalation e bombardamento del Nord)
- 1966: l’inviato del NYT Harrison E. Salisbury*, unico autorizzato a visitare il Vietnam del
nord, descrive le conseguenze dei bombardamenti sui civili, iniziati dal 1964: “disastro di
credibilità” perché governo aveva detto di aver colpito solo obiettivi militari: gli altri giornali
isolano Salisbury, accusato di fare propaganda filo-comunista; non riceve il Premio Pulitzer.
- 1967 Salibsury pubblica Behind the lines-Hanoi: smentite le versioni ufficiali: sono colpiti
solo obiettivi militari...
* 1956 aveva diffuso il rapporto segreto di Kruscev al XX congresso Pcus

1968: la guerra cambia, controffensiva del Tet (capodanno lunare), insurrezioni in vari centri e
soprattutto a Saigon: la TV la riprende in diretta.
Il fotoreporter della AP Eddie Adams vince il premio Pulitzer per la foto del capo della polizia di
Saigon che spara alla testa di un civile.
Esecuzione filmata da operatore NBC: opinione pubblica sconvolta; un sondaggio rivela che gli
oppositori all’escalation militare passano dal 26 al 48%.
Novembre 1969: il giornalista indipendente Seymour Hersh scopre il massacro di My Lai (Song
My del 16.3.1968: uccisi 347 civili, sp. donne vecchi e bambini, torture e stupri) e lo pubblica su
“The plain dealer” di Cleveland.
Inchiesta parte dalla scoperta della lettera di un tenente Usa che aveva partecipato al massacro e si
era pentito, inviata a un deputato del congresso (condannato dalla corte marziale nel 1971, è fatto
scarcerare da Nixon). Il suo libro My Lai Vietnam vince il premio Pulitzer.
Opinione pubblica e Vietnam:
- nei campus universitari Usa aumenta ostilità nei confronti dell’escalation militari.
- 1970 repressione alla Kent University, da 4 giorni mobilitata contro la guerra (assedio a
campus in cui erano addestrati gli ufficiali della riserva): uccisi 4 studenti, sciopero in oltre
400 campus (studenti docenti).
- maggio 1972 marcia di Seattle contro la guerra

Premio Pulitzer 1972 a NICK UT, fotografo vietnamita della AP


La ragazzina di 9 anni, Kim Phuc, in fuga dal villaggio di Trang Bang dopo bombardamento al
napalm; intervista anni fa.
1973 Michael Herr pubblica Dispacci, raccolta di articoli scritti dal Vietnam per la rivista
“Rolling stone”
Sceneggiatore di Francis Ford Coppola per Apocalypse now e di Stanley Kubrick per Full metal
jacket

Il Vietnam in italia
L’offensiva del Tet nel 1968 scatena la stampa europea e italiana
Vietnam diviene parola d’ordine delle contestazioni studentesche in occidente

PENTAGON PAPERS
1964: incidente del Tonchino (presunto attacco nordvietnamita alla US Navy, opera in realtà del
National security agency, ente spionaggio USA): Congresso concede i pieni poteri e il via libera per
il bombardamento del Nord Vietnam e il dispiego di un’imponente forza militare al Sud.

75
Il ministro della Difesa Robert Mc Namara, contrario all’escalation, commissiona nel 1967
un’indagine all’agente della Cia Daniel Ellsberg (la gola profonda “più pericolosa d’America”), che
lavora alla Rand Corporation, think tank geostrategico
Ellsberg fa la “soffiata” al New York Times, che nel 1971 pubblica il dossier McNamara; denuncia
del nuovo presidente Nixon alla Corte suprema per la pubblicazione di documenti segreti, che
assolve il giornale: il governo non può censurare preventivamente fatti di evidente pubblico interesse
PP resi integralmente pubblici nel 2011 da Obama (National Declassification Center) 
Film The Post (Spielberg 2018)
https://www.youtube.com/watch?v=RGEMgSk-TwM

La decolonizzazione
• Il colonialismo e la decolonizzazione sono fenomeni storici di grande rilievo, che incidono
sugli equilibri internazionali.
• Il colonialismo ha origini che precedono gli anni ’70 dell’800
• La situazione del 1945 è poco diversa da quella del 1919
• Così la grande decolonizzazione, che vive una fase decisiva dal 1945-1960, si protrae più a
lungo, almeno finché Hong Kong non torna alla Cina nel 1997. Per altri gli imperi non sono
mai finiti, perché la colonizzazione è un processo straordinariamente complesso e c’è sempre
un impero che grava sulle menti, sulle economie e sulle politiche di Stati più deboli.
• Anche decolonizzazione è un termine con molti significati e un fenomeno non univoco
(pensate solo alla differenze tra Francia e Inghilterra).
• Significa uscire da questo processo semimillenario di dominio europeo di tanta parte del
mondo: ciò ha comportato creare uno Stato, un’economia e una cultura indipendenti. Modello
europeo o totale alterità?
• Nel corso dei decenni gli studiosi hanno letto in modo diverso la decolonizzazione.
• Nel corso di un ventennio il terzo mondo emerge sulla scena mondiale come inedito
protagonista
• Crollo dei tassi di mortalità e boom demografico
• Processi di industrializzazione e modernizzazione
• Sul piano politico e civile la situazione è molto diversa
• Terzo Mondo Denominazione entrata nel linguaggio delle relazioni internazionali alla vigilia
della conferenza di Bandung del 1955, per indicare i paesi dell’Asia, Africa e America
Latina, appena usciti dalla soggezione coloniale oppure in lotta per il conseguimento
dell’indipendenza. Tale espressione è rimasta nell’uso per designare i paesi caratterizzati da
un basso prodotto interno lordo pro capite, da una elevata crescita demografica e da una
struttura produttiva fortemente dipendente dall’importazione di capitali e tecnologie dai paesi
industrializzati; sono preferibilmente detti paesi in via di sviluppo.
• i paesi che allora costituivano il terzo mondo hanno subito evoluzioni diverse e non sono più
raggruppabili in una singola realtà omogenea: molti paesi asiatici si sono industrializzati
massicciamente o comunque hanno sviluppato economie indipendenti ed autonome, mentre
molti paesi africani restano poveri ed economicamente arretrati.
• di recente è stato coniato il nuovo termine di quarto mondo per indicare il gruppo dei paesi
più poveri. 

- Prima fase: 1945-1956 rosso. Decolonizzazione dell’Asia e della maggior parte del mondo
arabo.

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- Seconda fase: 1957-1965 arancione. Liberazione dell’Africa centrale e dell’Algeria.

- Terza fase: 1966-1990  giallo. Riguardò alcune piccole colonie inglesi e francesi
nell’America meridionale e l’Africa meridionale, cioè le colonie africane del Portogallo e i
Paesi dominati da minoranze razziste bianche (Rhodesia, oggi Zimbabwe, e Sudafrica).
• Il mandato, così come istituito dalla Società delle Nazioni, era rimasto inattuato. Nel 1945
l’Onu riprende l’idea del mandato, con l’introduzione di controlli periodici
• Gran Bretagna e Francia, fortemente indebolite, seguono politiche diverse: Commonwealth la
prima, un sostanziale irrigidimento la seconda
• Gli Usa e l’imperialismo informale: aiuti in denaro e controllo indiretto.
• In Asia la fine del conflitto ha portato alla ribalta nuovi soggetti politici indipendentisti.
• L’esempio dell’India e soprattutto della Cina (guerriglia legata alla riforma agraria).
• In Asia è un effetto del rafforzamento delle forze nazionaliste dovuto alla resistenza contro i
giapponesi
• I movimenti di liberazione in Asia hanno alcuni tratti comuni:
1. L’idea di una guerra di ispirazione rivoluzionaria condotta nelle campagne (guerriglia comunista e
contadini). Perché i contadini diventano i soggetti rivoluzionari?
2. Un’analisi di tipo marxista dello sfruttamento coloniale
3. L’intreccio di obiettivi sociali e nazionali
4. L’appoggio Urss
• Già nel 1946 diventano indipendenti le Filippine (primo laboratorio dell’imperialismo
informale Usa), Siria e Libano (francesi), mentre in Indocina si apre una guerra
d’indipendenza che giunge alla vittoria nel 1954
• Tra il 1945-49 l’Olanda è costretta a cedere sull’Indonesia
• Nel 1948 Ceylon e Birmania (al di fuori del Commonwealth), la Malesia nel 1947
• L’incontro con le economie monetarie dei paesi sviluppati, lo sviluppo di monoculture per
l’esportazione e la crescita demografica avevano sconvolto gli equilibri sociali delle
campagne, dove domina il latifondo
• In molti paesi prosegue la guerriglia

L’India
• Il primo grande paese a conquistare l’indipendenza (1947)
• La lotta per l’indipendenza dell’India si identifica per gran parte con Mohandas Karamchard
Gandhi, detto il Mahatma (“Grande Anima”). 
• Tra le due guerre Gandhi aveva lottato contro il dominio britannico con una “resistenza
attiva non violenta” 
• La Lega dei musulmani puntava alla creazione di uno Stato islamico separato dal resto
dell’India.
• Conflitto tra la maggioranza hindu e la minoranza musulmana, alimentato dal regime
britannico.
• Nel 1947 si arriva alla creazione dell’Unione indiana e del Pakistan, che spinge a migrare
oltre 12 milioni di persone, con un milione di vittime.
• Gandhi assassinato da un fanatico hindu.
• Soluzione precaria perché il Pakistan era diviso da 1700 Km di territorio indiano. Rapporti
molto difficili soprattutto per la questione del Kashmir, che si sanarono nel 1971 con la
costituzione del Bangladesh (cfr. dopo cartina)
• Questione dei sikh, membri di un’antica setta religiosa (Punjab)

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• Governa per 40 anni il partito del Congresso Nerhu leader occidentale (1947-1964),
equidistante dai blocchi
• Riforma agraria, abolizione delle caste, ruolo attivo dello Stato nello sviluppo

Gandhi
• Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:
• Autodeterminazione dei popoli: convinzione che la miseria dipendesse dallo sfruttamento
delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
• Non violenza: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita
come mezzo di pressione di massa. La violenza suscita solamente altra violenza. Egli
propone una strategia che consiste nella “resistenza passiva”, il non reagire, in altre parole,
alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile.
• “ la mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,…
portato a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, “Gandhi Parla di Se Stesso”)
• Tolleranza Religiosa: “…il mio più intimo desiderio”  dice Gandhi “…è di realizzare
la  fratellanza.. tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi ed ebrei”.

1947 divisione dell’ India (trasferimento nelle due aree del Punjab (Pakistan ovest ed est) di circa 16
milioni di profughi
1971 guerra India-Pakistan est vs Pakistan ovest: genocidio e nascita Bangladesh

Medio Oriente e Nord Africa


• Nel 1950, a parte l’Indocina, l’Asia è ormai libera e lo scenario della decolonizzazione si
sposta in Medio Oriente e Nord Africa, dove la rilevanza economica e strategica della posta
in gioco coinvolge le superpotenze. Il problema è la forza del movimento panarabo
• Siria e Libano, Iraq e Palestina
• La questione dello Stato di Israele (1948)
• 1952: proclamazione della Repubblica laica di Nasser in Egitto
• L’Urss cerca di divenire un interlocutore privilegiato del nazionalismo arabo
• Gli Usa hanno un atteggiamento meno chiaro. Colpo di Stato in Iran
• Egitto e Siria più radicali, Giordania e Arabia Saudita filoamericani. Falliti tutti i tentativi di
creare una unione panaraba
Il 1956
• Crisi di Suez segna il definitivo tramonto francese e britannico
• Per la Francia inizia un periodo estremamente difficile, dopo Dien Bien Phu (Indocina)
• Nel 1956 raggiungono l’indipendenza Marocco e Tunisia, ma in Algeria prende avvio una
guerra sanguinosissima, ultimo cruento conflitto della decolonizzazione

La guerra d’Algeria (1954-62)


• Le atrocità, l’altissimo numero di vittime, la chiusura della Francia di fronte alle richieste
algerine e le profonde ripercussioni interne fanno della guerra d’Algeria un episodio
paradigmatico della decolonizzazione.
• Le divisioni e la tendenza alla radicalizzazione tanto del fronte algerino quanto di quello
francese hanno sprigionato una potente carica eversiva che si è propagata ben al di là di
quella contingenza: in qualità di lotta di liberazione di un popolo oppresso, la guerra
d’Algeria ha fornito il modello del terrorismo moderno; mentre il controterrorismo francese,
con il potere soverchiante dei militari, da una parte si è ripercosso sulla madrepatria,

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provocando il ritorno di De Gaulle, il crollo della IV Repubblica e l’avvento di una V
Repubblica più autoritaria, e dall’altra è andato ad alimentare il terrorismo internazionale di
destra.
• Conquistata nel 1832 da Carlo X, e dai profughi di Alsazia e Lorena, è più di una colonia, è
un pezzo di madrepatria.
• Nel 1954 nasce Il FLN ed è proclamata l’insurrezione
• 1954-59: due milioni di algerini raccolti in centri di raggruppamento
• Battaglia di Algeri come momento culminante, uso di forze speciali e metodi brutali.
• Movimenti di opinione contrari e capacità di sollevare la questione algerina all’Onu
• 1958: ritorno di De Gaulle, che aprì un negoziato
• Nasce l’Oas
• 1962: referendum che sancisce l’indipendenza dell’Algeria

I paesi non allineati


• aprile 1955 conferenza di Bandung (isola di Giava): 29 paesi asiatici e africani condannano
ogni forma di oppressione e rilanciano la cooperazione contro la rivalità bipolare. Nerhu,
Sukarno e Nasser.
• Nel 1960 l’Onu condanna ufficialmente il colonialismo
• Conferenza di Belgrado nel 1961: si aggiunge la Jugoslavia di Tito
• Difficoltà del movimento dei non allineati, che è inteso in modi e con obiettivi diversi
• Solo i paesi produttori di petrolio riuscirono con l’Opec a contrastare i paesi più ricchi (choc
petrolifero 1973)
L’Africa subsahariana
• Nei primi anni ‘60 quasi tutta l’Africa subsahariana ottiene l’indipendenza con una
transizione relativamente pacifica, eccetto Kenia e Congo, mentre in Sudafrica vigeva
l’apartheid razziale. La fine dell’impero belga, con la nascita della Repubblica del
Congo(1959), fu violenta come violento era stato il colonialismo.
• A insanguinare il mondo della seconda metà del ’900 contribuisce l’intreccio tra il complesso
processo di decolonizzazione e le dinamiche polarizzatrici della guerra fredda, che relegano i
conflitti nel cosiddetto Terzo mondo.
• La decolonizzazione porta negli anni ‘60 a una gara tra le superpotenze per ancorare le nuove
nazioni alla propria orbita, che inizialmente sembrò favorire l’Urss
• Gli Usa furono visti come gli eredi dell’imperialismo europeo, dopo aver appoggiato in
Indocina la Francia, che si era rifiutata di accettare la soluzione Onu sul Vietnam, e
soprattutto dopo la rivoluzione cubana
• La contrapposizione ideologica propria della guerra fredda e un accentuato anticomunismo
non mancano di dividere la società occidentale

La guerra del Vietnam


• La guerra americana in Vietnam, destinata a segnare una profonda crisi interna di credibilità e
ad alimentare la contestazione giovanile del ’68, combina il disprezzo razziale e il violento
anticomunismo consolidatosi in tutto l’Occidente con la guerra fredda.
• «Eravamo lì per sterminare l’ideologia di cui erano portatori» - ha affermato uno dei
responsabili del massacro di My Lai. Questo come altri episodi riconducibili all’imperialismo
americano – si pensi solo al colpo di Stato cileno capeggiato da Augusto Pinochet nel 1973 -
sollevano aspre proteste nella sinistra radicale di tutto il mondo occidentale.
• Su guerra del Vietnam: cfr. PP Tacchi di approfondimento.

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ANTİSEMİTİSMO E RAZZİSMO İN EU:
Sterminio ebrei compiuto nel 1938. Settembre 1935 a Norimberga, si sancisce che gli ebrei perdono
la cittadinanza in un Eu gli ebrei non sono considerati tedeschi, torna una gerarchia sociale.
Perdono i diritti e i doveri. Solo 3 anni dopo anche altri paesi prendono questa decisione in modo più
limitato 1938:
- Romania  legge sul riesame della cittadinanza.
- Austria  annessione III Reich = alla Germania.
- Italia  Provvedimento per la difesa della razza.

Riv. Francese ed emancipazione ebraica. Gli ebrei cambiano radicalmente alcuni abitudini di vita. Si
hanno dei fenomeni di urbanizzazione e si ha un processo di assimilazione facendo diventare
l’ebraismo una scelta provata che poi non comporta alcuna sostanziale differenza nel paese di
residenza. Ottennero la parità giuridica  gli studiosi sono d’accordo sulla comparsa (fra fine 800
inizio 900) fenomeno nuovo che prende un confronto del pregiudizio ebraico vs Chiesa europea
cristiana. L’antisemitismo  apparso negli anni 70’-80’ dell’800

 dopo la rivoluzione francese.


1870 ci fu la distruzione dei ghetti in EU.
Nel dibattito storiografico la prospettiva si è allargata dopo lo studio della Shoah – si preferisce il
termine ebraico a quello generale di Olocausto perchè è più preciso -

L'antisemitismo non è solo ed esclusivamente tedesco, ma europeo. Alterità definita e discriminata


sempre presente nella storiaa persecuzione degli ebrei inizia con la diaspora. Nel 500 – 1550 – si
creano ghetti. Antigiudaismo significa persecuzione a carattere religioso, antisemitismo è etnico.
Soprattutto nel Medioevo si stava radicando il primo, il secondo è più moderno e di lungo periodo.
Invenzione del razzismo che appare dopo la rottura della società dell'Ancien Regime dato che prima
la società era divisa in classi e, appunto, gli ebrei erano ghettizzati e questi ghetti avevano
un'organizzazione propria che prescindeva dalle regole di classe. In seguito a questa emancipazione
gli ebrei entrano nella società e inizia a svilupparsi questo sentimento. Per il razzismo si può fare un
ragionamento simile.
(I semiti sono tutti i popoli non indoeuropei quindi il termine antisemitismo riferito solo agli ebrei
sarebbe scorretto e impreciso.)

In che modo l'Europa diventa antisemita?


Nasce soprattutto dalla paura e dal pregiudizio che si ha nei confronti della comunità ebraica. In
Italia il processo di parità giuridica ebraica si ha nel 1870.
Emancipazione vuol dire ottenimento della parità giuridica. Gli ebrei, nel corso dell'800,
ottengono alcuni diritti giuridici come il poter vivere dove volevano – ovvero fuori dai ghetti – a
Venezia e Roma si possono ancora vedere zone organizzate come ghetti con casa molto ravvicinate.
A Firenze viene smantellato: alcuni vanno a vivere in case popolari, altri entrano nel ceto medio.
La sinagoga viene ricostruita fuori dal ghetto.
In Francia, tanti ebrei che vivevano in città come Bordeaux, si trasferiscono a Parigi. In Germania
vanno verso Berlino.
Stereotipo dell'ebreo usuraio derivato dal Medioevo perchè solo loro potevano prestare denaro, cosa
vietata ai cristiani. Non avevano il diritto di possedere terre ma potevano svolgere numerosi lavori
legato al commercio – sia piccolo che grande – non erano solo ricchi mercanti come li dipingeva lo
stereotipo. Dopo l'emancipazione possono entrare nella pubblica amministrazione o accedere
all'insegnamento. L'alfabetismo fa parte della loro religione.

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Nel 1870 molti ghetti europei erano stati smantellati e nel 1938 c'erano ebrei di seconda generazione
che avevano un parente vissuto nel ghetto.
Affaire Drefus: 1894, Francia, c’è il sospetto di un tradimento e il colpevole è ben presto trovato:
l’ufficiale Alfred Dreyfus. La sua colpa? Essere ebreo. Ed avere una grafia simile a quella del vero
traditore. Inizia il processo e Dreyfus si dichiara fin da subito innocente, ma lo Stato francese
necessita di trovare un colpevole e di mettere in scena una pena esemplare per dimostrare la
sicurezza del suo sistema politico e militare. La stampa si dichiarò fin da subito favorevole alla
condanna dell’ufficiale e anche l’opinione popolare si schierò nettamente contro il Dreyfus che, fino
a quel momento, aveva servito fedelmente quella che considerava la propria patria.
Nonostante la totale mancanza di testimonianze, 1894 Dreyfus venne dichiarato colpevole e
condannato.
La moglie si mobilitò immediatamente per fare riaprire il caso e per salvare il marito da un’accusa
che traeva fondamento solo nella recente ondata di antisemitismo che aveva colpito la Francia.
Mentre nelle piazze francesi si gridava “morte agli ebrei!”. Dreyfus era benestante, un militare
insignito, un padre di famiglia e un ebreo. E per questo, un traditore. Nello stesso anno
l’intellettuale Emile Zola pubblicò, sulla prima pagina della rivista L’Aurore, il suo famoso
«J’accuse!», una lettera rivolta al Presidente della Repubblica in cui denuncia l’antisemitismo
dell’esercito e la condanna senza prove di un uomo innocente. Nel 1906 Dreyfus venne finalmente
scagionato e fu incarcerato il vero colpevole. L’affare Dreyfus mostra, per la prima volta nella storia,
come l’ingiustizia delle ideologie discriminatorie trova sede nelle aule giudiziarie e si riverbera sul
processo. La propaganda francese  ebreo rappresentato tramite dei simboli disumanizzati. Idee
d’invasione, violenza, di tradimento, forte uso sei processi di animalizzazione.
A fine Ottocento si sviluppa l'idea sionista a Vienna. La questione ebraica si interrompe
momentaneamente con la Prima Guerra Mondiale. Il quadro europeo dopo la guerra accetta lo
sviluppo di tali ideologie.
Crisi post guerra che si avvertono con varie ricadute. Affermazione prepotente delle minoranze dopo
il conflitto. L'antisemitismo risponde a questa esigenza di trovare capro espiatorio delle conseguenze
della crisi.
Primi gruppi vs l’odio antiebraico: 1900 con la 1° G.M. questione ebraica = fondamentale. Nei paesi
in guerra i militari ebrei combattono, soffrono e muoiono per le loro rispettive patrie come i loro
commilitoni cristiani. Ma i fermenti antisemiti latenti o inattivi si risvegliano in occasione di crisi
storiche. Il mal contento ereditato dalla fine della guerra sfocia in parte nell’antisemitismo e odio in
tutta l’EU. Questo perché diventa facile trovare un male comune, di facile accesso, facilmente
diffuso anche per la stampa. Di agevole diffusione antisemita è una pubblicazione elaborata
all’interno dei gruppi del X redatti a fine 800’ a Basilea, serie di regolamenti xxx
Sorgono così, e si affermano con grande successo, movimenti che riescono a dar vita a totalitarismi
con aspirazioni onnicomprensive: il comunismo, il fascismo, il nazionalsocialismo, i quali, pur con
diversità anche rilevanti tra loro, propongono la giustizia sociale, la creazione di un “uomo nuovo”.
Questi partiti e questi capi, pur con modalità sostanzialmente diverse, finiscono per condurre le loro
politiche anche contro la cultura ebraica. Gli ebrei diventano il capro espiatorio delle crisi
postbelliche – Terminata la guerra le condizioni di vita per gli ebrei, a causa della ripresa della
propaganda nazionalista e antisemita, in alcuni paesi comincia a deteriorarsi. Da quel momento, per
molti è chiaro che il processo di inserimento nella vita nazionale non ha ridotto, come speravano,
l’ostilità a fenomeno provvisorio e localmente limitato; al contrario, il seme piantato da intellettuali,
politici, giornalisti, scrittori, in quasi tutta Europa e in America nei decenni precedenti è germogliato:
nella maggior parte della popolazione è ormai latente un potenziale di pregiudizi che, come già in
passato, politici senza scrupoli ricominciano a utilizzare per influenzare l’opinione pubblica. 
Il crollo della Germania imperiale (novembre 1918) e la nascita della repubblica di Weimar è seguito
da un periodo caratterizzato da penuria alimentare, iperinflazione, miseria generale, sconvolgimento
delle classi sociali, accesa mobilitazione politica ed episodi di brutalizzazione e disumanizzazione

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del nemico politico. Ed è anche un momento marcato da una profonda crisi d’identità: il paese
rimpiange il passato imperiale, non accetta la perdita del rango di grande potenza e si sente vittima di
palesi ingiustizie. Perdono inizialmente la libertà di restare (richiesta di andarsene), poi in un
secondo momento vengono privati della libertà e quindi bloccati per poi essere deportati entro i
campi. Crisi dei rifugiati del 38’ esuli che fuggono e che vanno in Spagna, Austria, anche se poco
dopo bloccheranno gli accessi.
Dagli anni 20 dall'America arrivano i Protocolli dei Savi di Sion che diventa un nuovo caso
editoriale come lo era stato quello di Drefus. I Savi di Sion avevano tenuto delle riunioni delle quali
sono rimasti verbali pubblicati dove si indicano i modi in cui gli ebrei arrivino a controllare il
mondo. Si rivelano essere un falso nato in Russia durante la guerra civile chiamata “Guerra civile
bianca” dove gli esuli trovano appoggio inglese per pubblicarli. Gli inglesi stessi sapevano benissimo
che quei documenti erano falsi.
Mito del giudeobolscevismo che genera terrore nel resto dell'Europa occidentale. Idea che gli ebrei
siano i principali fautori della Rivoluzione Russa. Nel gruppo c'era sicuramente la componente
ebraica ma non erano loro i principali fautori di questa Rivoluzione.
Fascismi europei fortemente uniti ad antisemitismo. Slogan che semplificano la situazione usando gli
ebrei come capro espiatorio. Proposte di allontanare gli ebrei dalla società.
Conferenza Devian nel 1938 sulla questione umanitaria nata dai rifugiati.

“Dopoguerra, come è cambiato l’Eu tra il 39’ e 48’”:


36 milioni di morti complessivi, deportazione e espulsione. 1944 = deportati dall’Eu mondiale e
civili si mossero durante il conflitto più sopravvissuti dalla riverva religiosa, èiù prigionieri.
Voslksdeustchen  (opponenti ai tedeschi 1947) erano 7 milioni accampati nei campi profughi. Gli
ebrei avevano provato a tornare nel Paese d’origine (quelli che scoppiarono dai campi profughi) 
per poi tornarci, in quanto nel Paese Natale non ci era più alcuna casa e famiglia.  cittadini dei libri
baltici. Generò altri profughi che si rifiutarono di tornare in Patria. Nazionalità = criterio
fondamentale per capire lo Stato di Ginevra= primo caso di rifugiato politico, prima di questo erano
tutti profughi alla stessa maniera. Come criterio della nazionalità per gestire l’afflusso degli
immigrati vediamo diversi raggruppamenti:
1- Raggruppati per la nazionalità
2- Mantenere il numero dei profughi e del rimpatrio.
3- Molti profughi si ribellarono perché volevan tornare nella loro nazione.
4- Per questo (solo qualche anno dopo) vediamo il ricollocamento: Canada, Australia, USA.
La gestione dei profughi si evidenziava anche dall’uso del campo:
- II° G.M., I° maggiori campi di concentramento = nuovi campi profughi.
- Centro città di Roma (cinema) = nuovo campo profughi
Se nella prima g.m. l’attenzione all’aspetto umanitario non venne tenuto particolarmente di conto, a
fine della II° invece si; dando inizio a una professionalizzazione come social worker.
Secolarizzazione = umanitarismo non più carità ma un vero e proprio principio. Nel novembre del
1943 –> creazione del MIUR = cibo, cure mediche, vestiti  poi attivò programmi a lungo termine,
corsi di professionalizzazione: + attenti, preparati e corretti.
SIONISMO:
Movimento politico-religioso, sviluppatosi alla fine del sec. XIX in seguito all'inasprirsi
dell'antisemitismo in Europa, inteso a ricostituire in Palestina uno stato che offrisse agli Ebrei
dispersi nel mondo una patria comune e, dopo la proclamazione dello stato di Israele (15 maggio
1948), al suo consolidamento. BASILEA  congresso sionista = organizzazione che in tal data
approvò un programma per dare un posto e un luogo agli ebrei.

Lezione del 26/03/2020 Lorenzo Venuti

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OLTRECORTINA: Il Comunismo 1945-1989/91

Parte I: La fase di transizione (1945-1948) - Comunisti


Parte II: Il blocco orientale (1949-1955) - Limitazioni dei sovietici e disgelo
Parte III: In cerca di rinnovamento (1956-1968) - Ungheria e Slovacchia
Parte IV: Rilancio e stagnazione (1969-1989) - Crescita e Inizio della Fine
Parte V: Passato attuale - Cambiano le strade, le statue, i regimi e i governi

LA FASE DI TRANSIZIONE STATO PER STATO:


Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Europa centro-orientale vive un momento di fragilità e
multietnicità, vi è quindi necessaria una riflessione. La soluzione è “l’accordo delle percentuali” che
per via dell’influenza sovietica, che ha diritto di veto, non si raggiunge una vera e propria soluzione.
Bisogna trovare un accordo tra alleati e quindi dividere poi la Germania in tre zone. L'armata Russa
ha grandi capitali Europee (in: Polonia; Bulgaria; Albania; Jugoslavia) l'Inghilterra ha la Grecia e
così via dicendo. Ogni paese della zona ha caratteristiche diverse ma quasi tutte sono tendenti ad una
sinistra e ad un antinazionalismo. La Polonia rimane antisovietica ma per via dell’occupazione
nazista in passato che li ha stremati, fa qualche passo in dietro. Il partito più importante è quello
contadino polacco di Stanisław Mikołajczyk con 600.000 iscritti, che con i comunisti formano il
primo governo dopo la guerra. Il governo ridistribuisce terre. Nel 1946 c'è un referendum con brogli
elettorali e l’influenza comunista aumentò considerevolmente. Nel 1947 i comunisti controllano il
paese sempre con brogli e intimidazioni. L’Ungheria è anticomunista. C’è tolleranza nei suoi
confronti. Si trova in una situazione disastrosa post-guerra: Bucarest è assediata, ci sono ancora
campi di concentramento. Dal 1944 c’è un approccio cauto e un partito moderato con influenza
sovietica. I comunisti mantengono i ministeri fondamentali e fanno guerra ai proprietari piccoli
“tagliati a fette come un salame”. Abbiamo la presenza di polizia politica e cospirazioni, nel 1947 via
alle nuove elezioni con brogli elettorali. Le elezioni del 4 novembre 1945 furono una sorpresa per i
comunisti di Mátyás Rákosi, che ottennero appena il 17%. Nel 1949 abbiamo una Repubblica
popolare. La collaborazione fu garantita dall’influenza sovietica, e i comunisti riuscirono ad ottenere
i ministeri chiave anche nel nuovo esecutivo (Giustizia, Trasporti, Interno). Fra il 1946 e il 1948 i
comunisti colpirono gli altri partiti attraverso la polizia politica come già detto, rendendo necessarie
nuove elezioni nel 1947. I comunisti diventano primo partito, ma con un misero 22%. Solo dopo due
anni dopo con nuove elezioni sale il partito dei lavoratori. La Jugoslavia e l'Albania hanno i
partigiani e governi che durano poco. Tito si libera della monarchia. Nel 1946 abbiamo la
costituzione come quella sovietica. Quindi federalismo su carta (1945): Repubblica federativa
popolare, formata dalle repubbliche di Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e
Macedonia. Il Partito comunista aveva grande prestigio grazie alla lotta contro l’occupazione fascista
e nazista. L'Albania è influenzata nel 1945 dalle vicende della Jugoslavia, dallo stato democratico
che vince. Qui il potere fu preso da Enver Hoxha, che dopo una dura repressione ottenne il 93% dei
voti. Nel 1946 abbiamo la costituzione e quindi diventa Repubblica democratica popolare. Romania
e Bulgaria (filorussa) agiscono come la Polonia. Il Re rumeno Mihai è contro la politica e il
comunismo è sempre più influente dal 1946 cresce e vince le elezioni con Gheorghe Gheorghiu-Dej.
Nel 1947 viene esiliato il re. Con brogli e forzature come abbiamo già visto in Polonia si ha una
nuova costituzione nel 1948. La Romania nel 1946 ottiene l’armistizio ed esce dalla guerra. I
Sovietici promettono loro la Transilvania. In Bulgaria con lo zar, il comunismo prende grande
prestigio e popolarità, l'alternativa è il partito agrario con Nikolaj Petkov che boicotta le elezioni nel
1945. L’80% dei consensi vanno al comunismo. Nel 1947 le nuove elezioni diedero la vittoria a
Georgi Dimitrov, e nasce così la Repubblica popolare e la costituzione. La Cecoslovacchia è
vincitrice della guerra quindi ha diritto per le elezioni dato dalla Russia. Non ha truppe dell’armata
nel paese. Il partito comunista condensa la popolazione contro tedeschi e ungheresi, distribuisce terre
e nazionalizza banche e miniere. Le elezioni si tennero nel 1946 e videro la vittoria comunista con il

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38% dei voti e la formazione di un governo di coalizione. Tutti i partiti collaborano al potere, il
governo è pluripartitico, una sorta di Democrazia quindi. 9 ministeri vanno ai comunisti, ma il
sistema è misto e c'è esclusione estrema della destra. Abbiamo poi una svolta con il piano Marshall
nel 1947, quando l’URSS impose alla Cecoslovacchia di rifiutarlo. La Russia non vuole scontrarsi
con scioperi o altro quindi prende provvedimenti e ottiene critiche nel 1948, anno nel quale i
comunisti muovono i sindacati per non perdere il potere. Nello stesso anno i nuovi ministri con
l’aumento di tensione dovettero accettare le richieste di dimissione, un atto che portò al «Colpo di
Praga».

IL BLOCCO ORIENTALE 1949-1955:


Nel 1947 la coabitazione In Europa funzionò in modo discreto. Nell’ Europa orientale continuiamo a
trovare forte il Comunismo. Nel 1947 (il 12 Marzo) abbiamo un primo contenimento del comunismo
in USA. In questa fase i diversi governi dell’Europa orientale cercarono di limitare le strutture
sovietiche, pur innestandole nella cultura nazionale. Vengono eliminati i titoisti. La popolazione è
attiva, abbiamo la collettivizzazione e strutturazione dei piani quinquennali, attenzione all’industria
pesante, la lotta contro i kulaki, accentramento economico, le purghe interne del partito comunista, la
cacciata degli avversari politici e le riforme per la religione. Nel 1948 e nel 1949 vi è una imitazione
delle strutture sovietiche, nel 1953 c'è la triade. Si interrompe la guerra in Corea. In questi anni
abbiamo uno scisma tra Tito e Stalin. Quando Tito inizia la politica autonoma con Albania e
Confederazione aggiunge dogane anche in Bulgaria. Nel 1948 c'è la condanna pubblica e il ritiro dei
consiglieri. La morte di Stalin il 5 marzo del 1953 ebbe pesanti conseguenze. Le ristrettezze imposte
dalle milizie diedero inizio al malcontento e scioperi, stroncati dai diversi governi poi. In questo
periodo nel blocco orientale vi sono poche differenze. L'Ungheria viene invitata a rafforzare
l'esercito, poi vi sono violente purghe per la Jugoslavia che ha vicinanze con Tito e inoltre una
persecuzione dei cattolici. Nel 1955 il blocco si dotò di un proprio organo di coordinamento militare,
il Patto di Varsavia. Fino al 1947 il rapporto fra Stalin e Tito era ottimo, con il peggioramento della
tensione internazionale, l’autonomia jugoslava iniziò ad essere poco sopportata. Il 18 marzo del 1948
Stalin ordinò il rientro dei consiglieri militari sovietici, mentre i due partiti, jugoslavo e sovietico, si
facevano guerra. La Jugoslavia comincia a dare maggiore peso all’autonomia delle repubbliche e ai
consigli di fabbrica nella produzione. Dopo la morte di Stalin i due paesi si riavvicinarono, a partire
dalla visita di Nikita Chruščëv a Belgrado nel 1955. Come negli altri paesi del blocco fu varato nel
1950 un piano quinquennale, concentrato soprattutto sull’industria pesante. Lo scisma jugoslavo rese
necessaria una militarizzazione estesa del paese, mentre la polizia politica e le purghe
imperversavano, colpendo fra gli altri l’ex ministro dell’Interno László Rajk (1949). Dal 1954 la
politica di Rákosi fu criticata dalla stessa Mosca (convocato lì) e, dopo che quest’ultimo fu rimosso
dalla guida del paese, fu Imre Nagy ad ereditare il governo, attuando un programma di riforme
moderate. In tutte le realtà vi fu una politica contro i cattolici. In Cecoslovacchia dopo la morte di
Stalin il potere fu preso da Antonín Novotný. Un grande sciopero a Plzeň provocò una forte
repressione da parte del governo (1953). La Cecoslovacchia è contro i cattolici, mentre la Polonia li
sostiene. Abbiamo quindi tre paesi che si gestiscono in modo diverso dopo Stalin. La Cecoslovacchia
ha un regime duro, in Romania abbiamo l’amnistia con Gheorghiu-Dej, e la Polonia acutizza la
repressione il che è un paradosso poichè la religione si interseca con la politica (alterna persecuzione
e tolleranza). Una vera e propria evoluzione non imposta. Lo status della Germania non è ben
specificato nel 1948 ci sono unificazioni per le zone legate all’Inghilterra all’America e alla Russia.
Stalin voleva una Germania unita per tenere il controllo, gli alleati invece riformarono ugualmente le
città Federazione. La (DDR) Repubblica democratica tedesca è prettamente staliniana, il che causa in
questo periodo fughe di cittadini dalla Germania orientale in Germania occidentale. Nel marzo del
1948 le parti controllate dagli occidentali si fusero, dando origine alla Repubblica Federale Tedesca,
che aderì al piano Marshall. Il malcontento esplose il 16 giugno 1953 a Berlino est, provocando una
reazione durissima da parte del regime. Una volta sedata la minaccia il governo garantì alcune

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concessioni economiche, anche grazie alla rinuncia da parte dell’Unione Sovietica alle riparazioni
belliche. Nel 1953 Berlino est e succube di una sommossa operaia che verrà repressa dal regime e vi
sono quindi necessari cambiamenti e una vita più dignitosa.

IN CERCA DI RINNOVAMENTO (1956-1968):


Il rapporto sui crimini di Stalin, letto da Kruscev nella notte fra il 24 e il 25 febbraio 1956 a chiusura
del XX congresso del PCUS, avviò una grave crisi politica nei paesi satelliti, aprendo un periodo
nuovo, dove il comunismo sovietico fu sfidato da possibili alternative. L’Urss è un’egemonia non più
in discussione, e il socialismo diviene appetibile per le nazioni colonialiste. Da realtà monolitica il
comunismo divenne più sfaccettato, con dialettiche interne anche molto contraddittorie. Superata la
sfida ungherese e polacca l’Unione Sovietica entrò in una fase di grandi traguardi, in termini
tecnologici, con lo Sputnik, e il primo uomo nello spazio. Una politica di aperture, sia agli
intellettuali (“Una Giornata” racconta e denuncia i gulag di Stalin) che ai cattolici, si alternò a
chiusure drastiche, come quella del Muro di Berlino (1961), la crisi missilistica con Cuba (1962), e
lo scisma con la Cina. Il Potere di Mosca si allenta e abbiamo fenomeni di patriottismo socialista.
Inoltre, un nuovo atteggiamento con le minoranze (Bulgari contro i turchi). Nel 1956 la situazione si
deteriora a Poznań fu stroncata nel sangue. Malgrado l’azione di repressione lo stesso partito si
affrettò a riconoscere la legittimità delle richieste. La Polonia è il primo paese stalinista che allenta la
censura. Le richieste economiche portarono alla cessione del potere a Władysław Gomułka, leader
popolare nazionalista. Il 24 ottobre 1956 questi si accordò con l’Unione Sovietica, ottenendo, dietro
garanzia di permanenza della Polonia nel Patto di Varsavia, alcune concessioni economiche e sociali.
Si riconosce le proteste e c’è pellegrinaggio per lavoro e migliorie. Si stempera le sommosse senza
interloquire con Mosca. Dopo ottobre le terre vanno ai contadini, ci sarà una coabitazione con la
chiesa e la mancanza di militari sui posti di lavoro. Il primo governo Nagy si era interrotto nel 1955,
lasciando che fosse nuovamente Rákosi a riprendere il potere. Prima lascia la poltrona poi torna al
potere e subito nel 56 abbiamo la richiesta di libertà di stampa con una manifestazione non
autorizzata. Ràkosi non calma la situazione. La situazione era però compromessa: nel giugno il
vecchio leader fu richiamato a Mosca, lasciando il potere a Ernő Gerő, politicamente vicino a lui. La
situazione esplose il 22 ottobre 1956, quando un’assemblea di studenti elaborò 16 punti
programmatici (stemma, base di studio, salari) e indisse una manifestazione anche di sera, in
solidarietà con la Polonia. Svolta in Ungheria. Gente alla radio e scontri con la polizia. Il 23 la
manifestazione si trasformò in vera e propria rivolta, portando Nagy di nuovo al potere. Il 4
novembre 1956 le truppe sovietiche entrarono a Budapest, reprimendo la Rivoluzione. Sconti armati
con polizia e truppe sovietiche. Una vera situazione complicata, la rivoluzione ungherese, che per via
del grande componente comunista non riesce a restaurare il multipartitismo. Poi nuovo partito
socialista per lavoratori. Polacchi, rumeni e jugoslavi sono preoccupati per la situazione, ma al
contempo solidali con l’Ungheria. Dopo la Rivoluzione il regime di Kádár attuò una repressione
feroce. Poi un regime più inclusivo e accettazione, insomma il partito cerca un quieto vivere con la
popolazione. Una nuova collettivizzazione. Alla fine, il regime dal 1963 invertì politica: ai cittadini
non era richiesta fedeltà attiva, ma invece di non contrapporsi al regime, che garantiva prezzi bassi e
uno stipendio. All’amnistia del 1963, che portò alla liberazione di molti rivoluzionari del ‘56, seguì il
grande successo del regime, l’accordo parziale con lo stato vaticano (Giovanni XXIII 1964), i primi
socialisti a fare questo affare. Dopo il riavvicinamento jugoslavo-sovietico l’Albania perse di
importanza nello scacchiere europeo e continuava il forte conflitto con la Jugoslavia. Manteneva
però buoni i rapporti interni. Si occupa della collettivizzazione e del comecon per l’integrazione.
Hoxha riaffermò la validità dello stalinismo, rifiutandosi di aderire ai piani di maggiore integrazione
economica proposti da Mosca. Dal 1960 Tirana ruppe con Mosca, e si avvicinò alla Cina. Si esce
quindi da Comecon e diventa primo stato ateo della storia con la pena di morte per le moschee. Il
1956 ungherese lasciò tracce anche in Romania, con una decisa stretta repressiva contro le «attività
controrivoluzionarie». Una brutta repressione. Peggiorò la situazione per le minoranze nazionali,

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dato che l’internazionalismo stalinista si sostituì con una versione più «nazionale», chiaramente
espressa nelle «tesi di aprile» del 1964. Uno scisma anche economico, dato che la Romania rifiutò di
aderire al piano di economia integrata del Comecon. Nel 1965 A Gherghiu-Dej succedette Nicolae
Ceauşescu. Diviene il primo stato a riconoscere la repubblica federale tedesca. Il regime di Novotný
non fu toccato dagli eventi del ’56. Qualche fermento nacque però grazie alla liberazione di numerosi
detenuti politici, e a una maggiore permissività dal punto di vista culturale. Dubček imperterrito
continua sulla sua strada e riuscì ad arrivare al governo nel 1967, distinguendosi per l’abolizione
della censura preventiva e la limitazione del lavoro della polizia politica. Dietro pressione di altri
paesi satelliti, come DDR e Polonia, il 18 agosto 1968 i carri armati sovietici entrarono a Praga per
mettere fine all’esperimento cecoslovacco. Una operazione militare e non politica che possiamo
ricordare con un gesto eclatante di uno studente di filosofia che si dette fuoco.

RILANCIO E STAGNAZIONE 1969-1989:


Si tratta del periodo che comprende gli ultimi 30 anni di vita del blocco Sovietico. Dal 1969 al 1978
c’è una buona cooperazione fra i due blocchi. A una fase dinamica durante i primi anni, seguì un
lungo periodo di stagnazione dopo il 1973. Dal 73 abbiamo la guerra, e nel 74 gli Stati Uniti
complicano le trattative fino ad arrivare al 1985 con la guerra fredda (da ricordare i russi in
Afghanistan che si disinteressano della lotta politica). Nel 73 rincara il petrolio per l’Urss e i prezzi
ridotti comportarono l’esportazione in perdita. Nel 75 ci sono gli accordi di Helsinki per tutti gli stati
europei tranne l’Albania. Si rinforzano le frontiere, sempre più inviolabili, vi è uno sviluppo degli
scambi e poi i diritti dell’uomo come punto di arrivo. Dal 1979 al 1985 quindi cresce la tensione
internazionale. I paesi del blocco si indebitano. Dal 1985 al 1989 abbiamo una nuova politica con
Michail Gorbačëv. In tutto il blocco emersero movimenti dissidenti, ma solo in Polonia assunsero un
carattere di massa con grandi manifestazioni. Un periodo di crescita economica si alternò ad una
stretta austerità a partire dal 1976, quando i prodotti alimentari rincararono del 60%. Questo portò ad
un periodo di tensione ma, nel 1980, uno sciopero a Danzica fu coronato dal successo, portando alla
legalizzazione del sindacato Solidarność. Nel 1981 il potere fu preso dal generale Wojciech
Jaruzelski, che dichiarò il sindacato illegale. L’Ungheria e la Romania negli anni 70 invece vivevano
una dura crisi. C’erano però progetti per il canale sul mar Nero. L’Austerità era la parola d’ordine e il
mercato nero prende il sopravvento, ricordando che dal 84 al 87 triplica la mortalità infantile. Si
costruiscono nuove case al posto del centro storico. Importante fu l’accordo con la Germania
dell’Ovest per soldi al posto di persone che recano lì. Dal 1966 l’Ungheria si aprì timidamente
all’economia di mercato, attraverso il «Nuovo Meccanismo Economico» (NME). Dal 1984 il paese
entrò in un sistema di fatto misto, ma l’altissimo debito pubblico rendeva il paese economicamente
fragile. I Dissensi ungheresi erano diversi, ma per gli intellettuali giovani di destra che
manifestavano persero di credenza poiché ormai lo stile di vita era dignitoso. Alla fine degli anni ’60
la Romania era il paese che godeva di maggior prestigio nel blocco. Qualcosa cambiò a partire dagli
anni ‘70, quando si intensificò la centralizzazione nel Partito, e il patriottismo nell’educazione. Il
rallentamento economico spinse Ceauşescu ad inseguire progetti anacronistici, mentre il debito
contratto con l’estero spinse il paese verso misure di forte austerità. Nel 69 si hanno le prime
collaborazioni con la Germania. Per quanto riguarda in Jugoslavia nel 1963 entrò in vigore la «carta
dell’autogestione» che, liberalizzando i prezzi, consentì al paese di registrare un’intensa crescita
economica, anche grazie al fenomeno del turismo (da entrambi i blocchi). In Kosovo invece le
proteste, la tempesta rallenta l’economia, peggiorando la lotta intestina. Nonché la morte di Tito che
fungeva da collante determinante per l’unità del paese, rese il tutto ancora più difficile. La riforma
costituzionale del 1974 rese il paese uno stato federale a tutti gli effetti, con 6 repubbliche costituenti
e 2 province autonome (Vojvodina e Kosovo). La morte di Tito (1980), la perdita di centralità del
paese nello scacchiere europeo, e una crisi produttiva del sistema jugoslavo portarono però a nuove
tensioni. Il rallentamento dell’economia alimentava gli attriti fra le repubbliche, mentre i serbi
lamentavano la loro perdita di potere all’interno della struttura politica. Se fino alla morte di Tito la

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situazione rimase sotto controllo, dopo la sua morte divenne sempre più insostenibile. Slovenia più
ricca Bosnia Montenegro Kosovo grande disoccupazione rivalità tra repubbliche. L’11 marzo 1985
Michail Gorbačëv divenne il segretario generale del PCUS. Le direzioni diverse dissanguano il
centro dell’impero russo e la polonia continua con gli scioperi nel 88. Privati dell’appoggio sovietico
i vari regimi dell’Europa orientale andarono in direzioni diverse. L’Ungheria e la Polonia videro
«rivoluzioni negoziate» libere elezioni, lento fu il percorso della Cecoslovacchia, praticamente un
colpo di stato quello della Bulgaria. Nota è la fine della DDR, anche per via degli eventi legati al 9
novembre 1989, quando il muro di Berlino fu abbattuto dalla folla in festa. Quindi via
all’unificazione delle due Germanie. Da ricordare la Romania che da tranquilla poi protesta con la
folla approfittando della debolezza del regime, che nel dicembre del 1989, una rivolta a Timişoara
finì per minare le stesse basi del regime di Ceauşescu. Portando ad una «rivoluzione», con morti e
feriti. Ceauşescu scappa, poi viene catturato e giustiziato.

ITALIA REPUBBLICANA. GALFÉ:

Da un punto di vista stereografico:


• Ginsborg, Lanaro e Scoppola: trattano tutta la storia repubblicana nel quadro della generale
storia italiana andando ben al di là dell’approccio storico-politico fin ad allora dominante
• Si collocano in un momento di crisi
• Descrivono un periodo che nasce e muore con una crisi
• Storiografia dell’Italia repubblicana come storiografia della crisi

Fine crisi, sistema dei partiti, forze che si rifacevano al fascismo. Inizia un momento di revisionismo:
storiografia della crisi.
Nasce in un momento di crisi per analizzare: tangentopoli.
Dal 1945 in poi l'Italia ha un ruolo centrale nella storia europea. Sede di istallazioni missilistiche
della NATO. Attenuazione delle condizioni di pace nel 47 perché diviene Paese cobelligerante dopo
aver dichiarato guerra all'ex alleato tedesco.
1- 1943-1954:
Fine guerra fredda, finisce l’Italia fascista e vi è un momento di crisi che si conclude con la
2- Golden age italiana: 1955-1967, alle soglie del 68’.
3- 1980-1992: II° Boom economico, l’Italia di Craxi.

1-
8 settembre 1943: Data imp. storia d’Italia. Il capo del governo Pietro Badoglio annuncia
l’armistizio e la fine delle azioni belliche del regno d’Italia. La tragedia fu che il governo abbandonò
a sé stessi gli italiani con l’intero territorio nazionale occupato da eserciti stranieri. Le truppe sparse
per mezza Europa non avevano ricevuto ordini precisi sul da farsi; la casa reale si rifugiò con tutto il
governo a Brindisi, sotto la protezione dei “nuovi amici” inglesi e americani.
Seguirono giornate convulse. Il 9 settembre viene fondato il Comitato di Liberazione Nazionale per
organizzare le azioni delle truppe di partigiani che iniziavano a formarsi nelle montagne del centro-
nord occupato dai tedeschi. Il 12 settembre un reparto di paracadutisti tedeschi libera Benito
Mussolini dal suo carcere (ritenuto inattaccabile) a Campo Imperatore sul Gran Sasso; il 23
settembre si ricostituisce uno stato fantoccio a Salò guidato dallo stesso Mussolini. La Repubblica
Sociale Italiana esercitò un potere effettivo in buona parte del Nord Italia, anche se la presenza
dell’esercito tedesco fu indispensabile per resistere ai bombardamenti e alle azioni dei partigiani
sempre più strutturati e organizzati.

25 aprile – liberazione di tutto il nord Italia.

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Giugno – Nuovo governo di coalizione antifascista guidato da Ferruccio Parri (partito d’Azione).
Dicembre – Governo De Gasperi (Dc) basato sull’asse Dc-Pci. Palmiro Togliatti fu guardasigilli
(ministro dell’interno) e da quella posizione promulgò l’amnistia per i detenuti fascisti (aprile 1946).
 
2 giugno 1946 – Il referendum sancisce la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana.
45.8% favorevoli alla monarchia (maggioranza al sud) e 54.2% per la repubblica.
Nello stesso giorno ci furono le elezioni per l’assemblea costituente: DC 35.2%, PSI 20.7%, PCI
19% (a seguire gli altri partiti).
 
Luglio 1946 – Secondo governo De Gasperi. Diminuì la presenza dei comunisti nei vari ministeri.
Seguirono vari altri governi a guida De Gasperi, fino alla estromissione assoluta della sinistra dal
governo (precisa indicazione degli alleati statunitensi).
 
1° maggio 1947 – Strage di Portella della Ginestra. Le grandi azioni dei contadini del sud, sostenute
nel primo governo Badoglio dal ministro comunista Francesco Gullo, trovarono una brusca chiusura
con una serie di azioni repressive molto violente. La più tristemente nota è l’eccidio di Portella della
Ginestra che lasciò sul terreno 11 vittime e aprì scenari inquietanti sulla modalità di risoluzione dei
conflitti sociali da parte di sezioni dello stato. I governi successivi ostacolarono o smussarono
fortemente gli effetti della riforma agraria, che era un passaggio assolutamente indispensabile per lo
sviluppo del Meridione. Il motivo numero uno dell’arretratezza meridionale è senz’altro la mancata
riforma agraria.
1948: Crisi di piccole e medie imprese, assume un atteggiamento depressivo.
1° gennaio 1948 entra in carica il presidente della Repubblica provvisorio Enrico de Nicola. Il primo
presidente sarebbe stato eletto dall’assemblea parlamentare in seguito alle prime elezioni legislative
previste per aprile.

 
18 aprile 1948. Sono le elezioni che nell’immaginario collettivo segnarono l’orientamento
internazionale dell’Italia: sotto tutela Usa in caso di successo della DC, sotto tutela sovietica in caso
di vittoria di socialisti e comunisti. In realtà l’Italia era già stata assegnata all’area di influenza
americana dagli accordi di Yalta e nessuna elezione avrebbe cambiato questa collocazione
internazionale. In ogni caso la propaganda anticomunista funzionò, così come le promesse di
benessere legate al Piano Marshall.
 
14 luglio 1948 – Attentato al segretario del Pci Togliatti, che viene ferito in maniera non grave. Il suo
appello alla calma stempera la tensione che in molte parti d’Italia ha fatto temere lo scatenarsi di
scontri armati tra comunisti e forze dell’ordine.
 
L’Italia entra nella Nato (1949) ed è tra i fondatori della Comunità Economica Carbone e Acciaio
CECA nel 1951.
 
1953 giugno – Elezioni con la cosiddetta “legge truffa”. Per garantirsi una maggioranza in grado di
cambiare anche la costituzione la DC introdusse un bonus per la vittoria elettorale per cui con il 50%
+1 si sarebbe preso il 65% dei deputati. La coalizione disegnata intorno alla Dc prese il 49.85%
fallendo l’obiettivo per una manciata di voti. Il successivo governo Scelba sarà l’ultimo atto di quel
lento spostamento a destra che ha caratterizzato i primi anni di vita della Repubblica. Nel 1954 la
guida della DC passa ad Amintore Fanfani che imprimerà una rotta completamente diversa al grande
partito centrista (ricostruzione enti pubblici).
3 gennaio 1954 - La Rai inizia le trasmissioni televisive in Italia.
 

88
Boom economico:
Si parla addirittura di miracolo economico: 1955-1968. Il PdR Segni, aria di cambiamento: corte
costituzionale, modernizzazione e costruzione di un’Italia moderna: politica, civile ed economica.
l'Italia visse il così detto boom economico: uno sviluppo improvviso e grandioso. L'Italia passò
dall'essere arretrata a paese potenza industrializzata. Le industrie che crearono questo sviluppo
furono: l'automobilistica, elettrodomestica e plastica, ed erano concentrate al nord verso il cui partì
una forte immigrazione dal sud Italia (Simile a Usa, Germania, Giappone). Il tenore di vita migliorò,
si diffusero gli elettrodomestici, l'automobile e la TV. Reddito pro-capite di 3 volte superiore agli
ultimi 10 anni. 25 milioni di spostamenti interiori più gli espatri. Rivoluzione die trasporti = cambia
il senso dello spazio. Sud = arretratezza. Nasce una nuova generazione con i valori dell’antifascismo.
Le premesse per un superamento dei governi centristi sono individuabili nella linea di un accordo tra
DC e PSI lanciata da Aldo Moro al congresso democristiano dell’ottobre 1959. Nacquero così i primi
governi di centrosinistra. Fine anni 63’il centro sinistra: Marzo con il primo governo di centro-
sinistra. Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, maggioranza parlamentare sostenuta da Dc, Psdi
e Pri. Il Psi appoggiò l’esecutivo dall’esterno chiedendo tre riforme, considerate condizione “sine
qua non” per la collaborazione politica:
1.     Nazionalizzazione industria elettrica
2.     Scuola media unica
3.     Istituzione delle Regioni.
A queste Fanfani ci aggiunse la pianificazione economica nazionale, la riforma agraria e quella dello
Stato. La nazionalizzazione dell’energia fu il risultato più evidente. I privati non avevano né
l’interesse né la forza economica per promuovere gli investimenti necessari allo sviluppo omogeneo
dell’intero paese.
Anche la scuola media unica fu un grande successo del centro-sinistra. I due diversi percorsi
scolastici – professionali e licei – furono sostituiti da tre anni “uguali per tutti” con innalzamento
dell’età di obbligo scolastico a 14 anni.
In autunno la spinta riformista si era già esaurita. Inflazione e fuga di capitali limitarono
pesantemente l’azione di un governo esposto a pressioni crescenti in senso conservatore. Caddero
pertanto due riforme in fase di attuazione: l’istituzione delle Regioni
Fallimento centro sinistra, si ricerca il consenso del partito socialista.
Con la crisi del 64’ si conclude la parte più vitale del programma:
1964- piano “solo”(servizi segreti) occupazione della RAI ecc. gli anni del centro sinistra sono un
decennio segnante accusato del fallimento del boom ec.
[Il Piano Solo fu un tentativo di colpo di Stato in Italia ideato nel 1964 da Giovanni de
Lorenzo, comandante generale dell'Arma dei Carabinieri dell'epoca.
Elaborato nel corso della crisi politica del primo governo Moro, aveva lo scopo di occupare i centri
di potere dello Stato e di imprigionare quegli oppositori politici considerati «sovversivi» secondo le
valutazioni del SIFAR, il disciolto servizio di intelligence delle forze armate italiane.]
Moro II – Nel 1964 fu varato il secondo governo Moro con lo stesso programma del primo e la
stessa inconsistenza riformistica. Il Psi andava sempre più integrandosi nel sistema di gestione del
potere più per allargare il consenso che per sostenere una visione politica di progresso. Nel corso
dell’anno fu eletto il primo non democratico come Presidente della Repubblica: il socialdemocratico
Saragat anche con l’appoggio del Pci.

ANNI CONTRADDITTORI: 1970


La fase decisiva della crescita del paese è messa a livello europeo con le riforme del: divorzio,
aborto, abolizione dei manicomi. Che dettarono una cresciuta dal punto di vista culturale. L’aria del
cambiamento investì l’intero arco sociale e culturale. Non ci fu praticamente campo che non fu
attraversato da forti tensioni di innovazione, quasi sempre orientate ad allargare il controllo, la

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gestione e la finalità stessa del corpo istituzionali ad una società più libera, più democratica, più
partecipe.
1- Magistratura – Pervasa da mentalità e uomini legati al regime fascista, la magistratura ha
rappresentato per tanti anni in Italia il punto debole dell’architrave democratica, con una sistematica
asimmetria di giudizio sia per classe sociale sia per orientamento politico.
2- Esercito – La propaganda rivoluzionaria arrivò anche nelle caserme, con giovani di leva, impegnati
nella diffusione di idee di estrema sinistra.
3- Istruzione – La società civile – che nella maggior parte rimase estranea alle manifestazioni e alle
lotte dei gruppi rivoluzionari – visse i primi anni ’70 con una vitalità mai eguagliata. Ogni giorno
nasceva per iniziativa spontanea dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, una alternativa alle
strutture esistenti: asili, consultori, scuole di strada, riviste, giornali di quartiere, centri sociali. La
finalità era quella di rompere con la tradizione di autorità e gerarchia della tradizionale cultura
italiana e, nello stesso tempo, attivare una forma di socializzazione ben diversa della atomizzazione e
frammentazione sociale a cui i tempi moderni stavano rapidamente portando.
- La crisi petrolifera del 1973 mise a dura prova l’economia italiana e di tutti i paesi
occidentali.
La crisi in Italia fu particolarmente dura perché agli effetti della crisi internazionale si sommarono le
fragilità strutturali dell’economia.
La Banca d’Italia adottò quindi una politica monetaria deflazionistica, aumentando il tasso di sconto
e provocando una recessione dell’economia: diminuì il PIL, aumentarono gli interessi sui titoli di
Stato.
La presenza della scala mobile consentì la difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Ne
risentì l’occupazione, anche se la Cassa integrazione e la legislazione fortemente a orientata alla
tutela dei lavoratori, attenuarono gli effetti della recessione.
Questi anni videro l’insuccesso dei governi di centro-sinistra: le alleanze si fecero sempre più fragili
e litigiose, divise sulle soluzioni da dare alla crisi economica.
Alle elezioni del 1976 vi fu un successo elettorale del PCI, grazie soprattutto alla nuova linea politica
realizzata dal suo segretario Berlinguer, basata sulla ricerca di un compromesso storico (alleanza tra
tradizione socialista, comunista e cattolica).
Si formò un governo di un solo partito (DC) presieduto da Andreotti, seguito da un governo di
solidarietà nazionale.
Nello stesso momento si verificò uno dei più drammatici eventi della nostra storia recente: il
rapimento e la successiva uccisione di Aldo Moro da parte della Brigate Rosse (terroristi di sinistra).
Alla fine del 1978 la solidarietà nazionale entrò in crisi, e fu sostituita da nuovi governi instabili di
centro-sinistra.
Con la fine della politica della solidarietà internazionale, vennero meno anche i dialoghi tra
imprenditori e movimenti sindacali. Subentrarono duri scontri, che terminarono con la sconfitta del
sindacato.
Questi furono anche gli anni del terrorismo, di due diversi tipi:
- TERRORISMO NERO: Di stampo fascista, ha insanguinato il paese con una serie di
attentati volti a colpire indiscriminatamente i civili e a seminare terrore. Antidemocratico.
- TERRORISMO ROSSO: Sviluppatosi a metà degli anni ’70. Formato dalle Brigate
rosse, dai Nuclei armati proletari. Dichiararono di praticare la lotta armata per colpire lo stato e la
classe dirigente borghese con l’obiettivo di avviare un moto rivoluzionario attraverso rapimenti,
ferimenti, assalti e omicidi.
ANNI ’80:
passaggio dagli anni 70 = vestono in modo forte. Anni 80’= Yuppy, ragazzi scanzonati, movimenti
di pensiero più che di partito. Foto che ritrae la differenza sul modo di vestire dei politici degli anni
70 vs quelli 80. = primi: politici vecchi, gessati vs Timberland e Monclear: molto disimpegnato. 
De Micheli  politica dello spettacolo alla quale siamo abituati noi oggi.

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Vedono sparire l’impegno collettivo: siamo negli anni del craxismo, con la chiusura dle
compromesso storico guidato appunto da A. Craxi  interprete di un nuovo ottimismo. Anni della
Milano da bere. Interessa settori diversi, massiccia produttività, tramonto della grande fabbrica, del
sistema di piccole imprese e settori potenziati, fenomeno Berlusconi.
Sandro Pertini = paese legale e reale. Socialista di asta molto diversa e costruisce la sua immagine in
dura opposizione a quella socialista.
Crescita del debito pubblico, l’Italia compie un passo be più lungo della gamba facendo finire i
partiti all’ora al potere. Emergono nella vita civile i servizi e la pubblica amministrazione.
La magistratura si batte per la sconfitta del terrorismo.
La fase decisiva della modernizzazione culturale e civile coincide con alti tassi di violenza politica e
di terrorismo, sia di destra che di sinistra. Nei primi anni ’80 l’economia era in grave crisi. Ma a
partire dal 1984 si verificò una ripresa piuttosto intensa, tanto da far pensare ad un secondo boom
economico. La ripresa nasceva da una buona situazione dell’economia mondiale, favorita soprattutto
dal ribasso dei prezzi del petrolio, e da una nuova disponibilità interna degli imprenditori ad investire
e alla crisi del sindacato (nuova rottura: ritornano Cgil, Cisl e Uil).
Le grandi imprese effettuarono profonde ristrutturazioni e lanciarono nuovi prodotti, che riportarono
l’economia italiana ad una condizione competitiva sui mercati internazionali.
Limiti della ripresa: crescita incontrollata del deficit del bilancio, inefficienze dei servizi, ristagno
della ricerca scientifica. Sul piano politico si ripropose l’alleanza tra la DC, il PSI, i Liberali, i
repubblicani e i socialdemocratici, con l’esclusione del PCI dalla maggioranza.
Rispetto al centro-sinistra, il pentapartito che governò l’Italia negli anni ’80 presentava alcune
differenze, la più importante fu il rapporto tra i due maggiori partiti: se prima la posizione dominante
della DC era stata messa fuori discussione, ora i socialisti posero condizioni più dure per partecipare
alla maggioranza.
Dilagavano ancora pratiche di clientelismo, lottizzazione e corruzione.
Ma la caratteristica del sistema politico degli anni ’80 fu la paralisi del sistema politico, che rendeva
impraticabile l’alternanza e il ricambio della classe dirigente.

Secolarizzazione e la chiesa cattolica:


- Cosa intendiamo per secolarizzazione?
Progressivo autonomizzazione della politica di controllo sociale dopo la riv. Francese. Alcuni
sostengono che rappresenti un processo positivo, altri negativo nichilismo.
Con la riv. Francese tra papato e società inizia una inimicizia. La sede romana contro la apolitica
francese. Il papato risponde con condanne sapere e ripetute con forma di vita collettiva diversa da
quelli re XXX
Inizio del XXI secolo  secolarizzazione  con la riv. francese si va perdere il potere divino del re:
desacralizzazione del re e sacralizzazione della nazione e poi nella classe, partito e poi sostituito
nella realtà contemporanea. La religione si affaccia oggi a causa della crisi della realtà politica
odierna.
La Chiesa di fronte all’unificazione italiana e tedesca:
- Sia Italia che Germania rivendicano la propria autonomia dalla Chiesa
- Il Kulturkampf prende di mira soprattutto le regioni cattoliche e termina nel 1878 fino al 1953.
- Vietato ogni discorso fatto dal pulpito
- Sottratto al clero il controllo della scuola
- Introdotto il matrimonio civile
L’Italia post-risorgimentale:
- Il 1870 è il momento più avanzato della rivoluzione borghese che interrompe la riconquista cattolica.
- 1877= esigenze di bilancio.
- Liquidazione dell’asse ecclesiastico.

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- Viene ridotto l’insegnamento da obbligatorio a facoltativo nelle scuole ecclesiastiche.
- Abolizione dell’insegnamento religioso, soppressione delle facoltà di teologia.
- Anticlericalismo in molte componenti.
- 1885= 20/09 = festa di Porta Pia
Con lo Statuto Albertino 1848 si può evidenziare come all’art.1: la religione cattolica è la religione
di Stato, ciononostante gli altri culti sono tollerati. A questo articolo la risposta della Chiesa è
intransigente, ma nel concreto disponibile alla trattativa.
Proprio nel 1864 = Dillabo = la condanna dei peccati moderni, emanata dalla Chiesa su «Civiltà
cattolica», è formulata la distinzione tra TESI (chiesa ideale) e IPOTESI (adeguamento alla realtà),
che dà luogo a comportamenti assai più articolati. Ed è così che la chiesa attenua la sua critica verso
il consumismo. È il momento in cui nascono i primi partiti cattolici.
Il Papa Pio IX non vuole riconoscere lo Stato italiano. Conflitto tra Chiesa e Stato che continuerà
fino ai patti lateranensi del 1929 tra Papa Leone e Mussolini.
Riorganizzazione della struttura della Chiesa, intervento diretto di tipo sindacala o di tipo politico.
Nel 1874 viene emanato il “non expedit”; il Papa non riconosce la legge delle guarentigie.
Lo scontro è più aspro e duraturo in Italia e in Francia (1905, separazione Chiesa e Stato, governo
Combes).
Nel 1878 abbiamo il Papa Leone XIII, condanna la modernità. Nel 1891 abbiamo il “Rerun
Novarum” «Delle cose nuove»)è un'enciclica sociale con la quale per la prima volta la Chiesa
cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali e fondò la moderna dottrina sociale della
Chiesa. Caso del Mutuo soccorso  poi  arti e mestieri. Credevano nella necessità di prendere gli
strumenti della modernità per poi usarli della Chiesa.
Chiesa per combattere la rivoluzione bolscevica, la paura del comunismo e del bolscevismo è il
motivo che spinge il Papa Pio IX a stringere ben 17 concordati (Bulgaria, Albania ecc).
Scuola:
La scuola appare il luogo privilegiato per misurare il processo di secolarizzazione, in Italia più
tormentato e vischioso che altrove. 1859 con la legge Casati riformò in modo organico
l'intero ordinamento scolastico, dall'amministrazione all'articolazione per ordini e gradi ed alle
materie di insegnamento, confermando la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di
intervenire in materia scolastica a fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli era
l'unica ad occuparsi dell'istruzione, introducendo l'obbligo scolastico nel regno. Processo speculare
tra Chiesa e Stato, che cercano il compromesso più che lo scontro. La “Pascendi dominici
gregis” (spesso citata più brevemente come la Pascendi) è una celebre enciclica di san Pio X, datata
8 settembre del 1907 con essa, la Chiesa cattolica con Pio X condanna fermamente il
movimento modernista.
Sul terreno scolastico ed educativo si è resa subito evidente una dialettica fatta di tensioni ma anche
di contatti.
Lo provano le vicende della scuola reale, che al di là delle leggi, non conosce mai un’effettiva
laicizzazione.
Prima che la riforma Gentile (1923) segni l’inizio di un duraturo compromesso con la Chiesa.

I regimi fascisti e autoritari:


Il Concordato con l’Italia del 1929 (e il sacrificio dei partiti cattolici), “Patti Lateranensi” con
Mussolini e confermano la posizione di previlegio. Religione di Stato, validità civile del matrimonio
religioso, insegnamento religioso. Divini illius magistri: è un'enciclica di papa Pio XI, promulgata
il 31 dicembre 1929 e dedicata al tema dell'educazione cristiana della gioventù.
Il Concordato del 1933 con la Germania. Assicura alla Chiesa una posizione importante simile a
quella già istaurata con l’Italia. Con l’enciclica del 37’ la Chiesa condanna il regime seppur rimane
imparziale davanti alla Shoà.
All’interno della Costituzione italiana vediamo come:

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- Mette sullo stesso piano tutte le religioni e si parla espressamente di libertà
- L’art. 7 integra i Patti lateranensi
- Art. 8 libertà religiosa
Concordato del 1984: abolizione della religione di Stato. Vi è una revisione del concordato che
elimina la religione cattolica come r. di Stato e si adegua, seppur non risolva il problema dell’identità
del Paese.
Il “Papa Buono”. Papa Giovanni XXIII:
- Equilibrio tra tradizione e innovazione
- Un nuovo stile di governo
- La prioritaria attenzione pastorale
- Distacco dalla politica (elemento di novità, abituati ad uno stile di Chiesa intervestista).
- La benedizione degli ebrei, che si unisce nel 59’ di modificare espressioni antisemitiche negli scritti
cattolici come “Perfidi ebrei”.
- Scuola e incoraggiamento più che condanna
- Ridefinizione del ruolo della Chiesa sullo scenario internazionale e distacco dalle dispute politiche
- Contatti amichevoli con le altre chiese cristiane
- Promotore di Pace  demolisce il concetto di guerra Giusta e sottolinea l’importanza della pace.
- 1963 inoltre aggiunge “Uomini di buona volontà” nel Pacem in terris.
- Autonomia e responsabilità del laicato cattolico
- Possibilità di opzioni diverse anche sul piano politico
- Diritti dell’uomo e non della Chiesa e della religione
- Apertura nei confronti degli sviluppi della società contemporanea
- Distinzione tra errore ed errante, collaborazione con gli erranti

Concilio del Vaticano:


Avvia un rapporto tra Chiesa e consorzio umano. Momento di non ritorno, avvia un nuovo rapporto
con la Chiesa, non più come modello unico.
- Innovazioni sul piano liturgico
- Sulla concezione e la struttura della Chiesa
- Posizione della Chiesa nel mondo contemporaneo: non più unico modello, esplicito rifiuto dello
Stato confessionale, libertà religiosa

GLI ANNI 68’. Il Movimento studentesco:


L’Università Cattolica di Trento è la prima – addirittura nell’autunno 1967 – ad iniziare una serie
molto prolungata e clamorosa di proteste. A novembre anche la Cattolica di Milano segue l’esempio
con sit-in e manifestazioni studentesche. Poi fu la volta di Torino. Gli studenti protestavano per
l’aumento delle tasse e per il progetto di reintrodurre livelli di laurea diversi e meccanismi di accesso
più rigidi. Quando la protesta si espanse in tutta Italia le richieste si moltiplicarono: adesso in
discussione c’era tutto, dalle strutture ai metodi di insegnamento, dal contenuto dei corsi ai criteri
degli esami.
La contestazione abbracciò metodi di azione inediti, come l’interruzione a sorpresa delle lezioni per
sottoporre i professori ad una serie di questioni discusse in assemblea studentesca.
Il sottofondo delle richieste di merito era una cultura di alterità che si stava propagandando in tutto il
mondo:
1- Il movimento hippy. Nasce negli Stati Uniti e poi si propaga nel resto del mondo. Oltre ad
abbigliamento vivacemente colorato e decorato, il movimento si caratterizza per il forte
accento sulle libertà di comportamento individuale, in particolare di libertà sessuale e
dell’uso di sostanze stupefacenti. Dal punto di vista politico la contestazione prendeva di mira
l’intervento americano in Vietnam e il perbenismo borghese.

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2- L’epopea di Ernesto Ernesto Che Guevara incendiò la fantasia dei giovani contestatori di
tutto il mondo. Come l’ultimo degli eroi romantici, il comandante argentino Guevara dopo
aver contribuito alla liberazione di Cuba, lascia il posto di ministro per intraprendere altre
azioni militari a favore dei popoli oppressi. La sua morte, in Bolivia il 9 ottobre del 1967,
trasformò il “Che” in un vero e proprio mito; addirittura un’icona della cultura di sinistra del
mondo moderno.
3- Altro esempio di lotta alle gerarchie esistenti venne dalla lontana Cina: la grande rivoluzione
culturale promossa da Mao Tze tung (in realtà un inutile e assurdo bagno di sangue) fu
percepita da molti giovani italiani come un esempio di ribellione antiautoritaria.
4- I testi del parroco di Barbiana Don Milani segnarono una svolta nella percezione di cosa sia
la scuola e di cosa, invece, dovrebbe essere. La sua “lettera a una professoressa” – seguita dal
manifesto a favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare “l’obbedienza non è più
una virtù” – fornì una chiara visione alternativa per cui lottare e pretendere il cambiamento.

Forse proprio il concetto dell’anti-autoritarismo è l’elemento chiave del ’68. Al di là del rifiuto
apparente per i meccanismi del consumismo (industria musicale, cosmetica e abbigliamento
trarranno grande impulso dalla rivoluzione sessantottina) è il fascino costituito dalla libertà
individuale di rompere gli schemi tradizionali a costituire grande attrazione per il movimento di
protesta della fine degli anni Sessanta. Libertà sessuale, uso di droghe, rotture dei limiti imposti da
divieti e prassi consolidate esercitarono un potente richiamo per i giovani della classe media, per la
prima volta nella storia massicciamente schierati a sinistra. La grande novità del movimento del ’68 è
proprio la natura borghese dei suoi protagonisti. Fino a quel momento le istanze rivoluzionarie erano
sempre state ispirate al riscatto del mondo proletario.
Febbraio – L’occupazione dell’Università di Roma fu contrastata dalle forze dell’ordine e si concluse
con violenti scontri tra studenti e poliziotti. Da allora gli scontri divennero una appendice quasi
quotidiana al confronto tra studenti e forze dell’ordine. Un “odio” che si tramuterà nel corso dei
Settanta in una vera e propria “lotta armata”.
Marzo - Sciopero generale con adesioni altissime. Le condizioni degli operai stavano rapidamente
declinando e le condizioni create dal decennio di crescita (operai giovani, molti emigrati, cultura più
elevata, disuguaglianze cresciute tra operai e impiegati) chiedevano importanti riforme.
Maggio – Elezioni politiche e occupazione della città di Parigi (maggio francese). I risultati non
cambiarono di nulla lo scenario politico. Dc maggioranza relativa (39.1%) e Pci all’opposizione con
il 26.1%. Il Psi perse consensi a favore della sua ala rivoluzionaria il Psiup, per quello che sembrava
il partito più vicino ai fermenti universitari.
Estate – In molti settori, soprattutto sull’esempio di Parigi, si diffuse l’idea di costruire i presupposti
per fare la rivoluzione. In questa prospettiva il Pci era una forza della conservazione e andava
scalzato come punto di riferimento per i simpatizzanti di sinistra. La natura spontanea del movimento
fu sostituita da una miriade di gruppuscoli sostenuti da organizzazione, gerarchia, ideologia,
disciplina e strategia rivoluzionaria vagamente riferita a Marx, Lenin, Stalin e Mao. Emersero leader,
giornali, slogan con due elementi che si rivelarono estremamente negativi: la grande disponibilità
all’uso della violenza e la convinzione che ci fossero le condizioni per promuovere la rivoluzione.
A gennaio un tremendo terremoto investì la valle del Belice in Sicilia. Circa 500 morti. Emblematica
l’inefficienza della ricostruzione – incompiuta a distanza di quaranta anni – malgrado gli enormi
fondi messi a disposizione.
 
1969 - L’autunno caldo:
In autunno le agitazioni che da oltre un anno attraversavano le fabbriche italiane, spesso in modo
autonomo dai sindacati nazionali, trovarono un punto di sbocco nello sciopero generale per il
rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Oltre un milione e mezzo scese in piazza con una serie di
richieste molto precise: aumento salariale, fine del cottimo, fine delle “gabbie salariali”, introduzione

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di norme per la sicurezza, rottura del legame tra aumenti salariali e produttività. Con questo
repentino spostamento a sinistra Cgil Cisl Uil non si fecero scavalcare dalle molte sigle autonome
sorte all’interno della fabbrica e riuscirono a ottenere grandi miglioramenti. Nel dicembre ’69 fu
firmato il nuovo contratto nazionale con importanti conquiste:
1- Aumenti salariali uguali per tutti
2- Settimana di 40 ore
3- Vantaggi per assunzioni di apprendisti e lavoratori studenti
4- Diritto di organizzare assemblee all’interno delle fabbriche nelle ore lavorative con rimborso
(max 10 in un anno).
I gruppi rivoluzionari denunciarono l’accordo come un “bidone”; in realtà il nuovo contratto
rappresentò un grande successo per il sindacato e un modello di unità e coesione di notevole
efficacia. Dal punto di vista politico “l’autunno caldo” non segnò un punto a favore dell’ideologia
rivoluzionaria, piuttosto rafforzò il ruolo dei sindacati in una logica di dialettica democratica
all’interno del modello capitalista.
Nel 1970 arrivò anche lo Statuto dei lavoratori, a fissare in modo ancor più esplicito le condizioni di
garanzia del lavoratore secondo le linee teoriche delineate dalla Costituzione. Le agitazioni nel
mondo del lavoro continuarono ancora negli anni a venire ’71 e ’72 anche attraverso i consigli di
fabbrica e grazie a un consistente aumento degli iscritti alle sigle sindacali più importanti.
Quello che non riuscì – forse anche per una carenza di visione complessiva – fu di spingere governo
e parlamento a varare le riforme utili per uno spostamento strutturale su posizione di progresso
generalizzato. Interventi di tipo universalistico – e non esclusivamente per categoria – su temi quali
la Sanità, l’Istruzione, alle Pensioni, il sistema fiscale.
Marzo 1973 – Nuovo rinnovo di categoria dei metalmeccanici. Fu l’ultimo grande successo del
movimento operaio, in un clima nuovo del mercato del lavoro. La fase di espansione accelerata era
finita, c’erano accenni di crisi economica e il governo avviò una politica deflazionistica. In questo
quadro gli obiettivi del sindacato abbandonarono (drammaticamente per sempre!) rivendicazioni di
tipo generale sulla organizzazione del lavoro per concentrarsi esclusivamente sulla difesa del posto
di lavoro e il mantenimento dei salari reali in relazione all’inflazione. Fu introdotta in questa
occasione la legge delle 150 ore annue di congedo retribuito che consentiva a tutti i lavoratori di
frequentare corsi di studio.

CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA:

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• È invece estranea alla categoria dell’esuberanza irrazionale la crisi economica creata dalla
crisi petrolifera. Con il 1974 era giunto al termine il felice periodo di rapido e regolare sviluppo
successivo alla seconda guerra mondiale. Nel libro del 1994 («Il secolo breve») Hobsbawm lo ha
chiamato “età dell’oro”. Già in un libro del 1979 (ripubblicato con qualche aggiornamento nel 1986)
l’economista Jean Fourastié aveva denominato “Trenta Gloriosi” gli anni 1946-1975, riferendosi in
primo luogo alla Francia e ai progressi allora realizzati nella qualità e nella durata stessa della vita;
ma l’espressione si può giustamente estendere a tutto l’insieme dei paesi sviluppati. Ai Trenta
Gloriosi si sostituì la stagflazione del 1974-1982, con il fenomeno senza precedenti di stagnazione
più inflazione. I “Trenta” assicurarono ai paesi dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economico) una crescita annua media vicina al 5%; con la stagflazione la crescita si fermò a
poco più del 2% medio e cinque anni su nove videro una marcata riduzione della produzione
industriale.
• Il momento cruciale è quello del 16 ottobre 1973, quando gli stati arabi membri dell’Opec
(Organization of the Petroleum Exporting Contries) notificarono un aumento del 70% del prezzo del
petrolio. L’evento si impose perché del tutto inatteso, ma più memorabile sarà l’aumento di oltre il
120% deciso il 23 dicembre successivo. Entrambe erano una ritorsione contro i paesi occidentali che
appoggiavano Israele nella guerra dello Yom Kippur (la quarta guerra arabo-israeliana) scoppiata il 6
ottobre.
• Sulla crisi petrolifera dell’inverno 1973-74 l’immagine esemplare è quella della domenica
nelle strade delle città italiane, vuote o percorse solo da biciclette, dopo che fu vietato l’uso delle
automobili per alleggerire i consumi di carburante.
• Alla base della crisi degli anni ’70 vi è la crisi degli assetti economici e geopolitici della
egemonia americana emersa dopo la seconda guerra mondiale.
• Questa si fondava sull’utilizzo del dollaro come moneta di riserva e degli scambi
internazionali. Con la fine degli anni ‘60 una triplice spinta preme sull'economia statunitense: 1) La
guerra del Vietnam a livello sociale; 2) un forte aumento della spesa pubblica (Great Society); 3) un
forte aumento del debito pubblico.
• Queste tre fattori portarono alla fine del sistema dei cambi fissi di Bretton Woods nel
1971 tramite gli Smithsonian Agreement, recidendo il legame tra il dollaro e l’oro come base del
regime monetario internazionale che diede luogo ad un sistema di cambi flessibili tra le monete.

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Le due spiegazioni principali della stagflazione:
• I. La stagflazione può verificarsi quando un’economia deve affrontare uno shock dell’offerta,
come nel caso degli anni ‘70 il rapido aumento del prezzo del petrolio. Una situazione come questa
tende ad aumentare i prezzi mentre rallenta la crescita economica rendendo la produzione più costosa
e meno redditizia.
• II. Il governo può causare stagflazione se crea politiche capaci di danneggiare l’industria,
aumentando al contempo l’offerta di moneta troppo rapidamente. Queste due cose dovrebbero
accadere simultaneamente perché le politiche che rallentano la crescita economica di solito non
causano inflazione e le politiche che causano l’inflazione di solito non rallentano la crescita
economica.
Entrambe le spiegazioni sono offerte nelle analisi della stagflazione globale degli anni ‘70. Cominciò
con un aumento dei prezzi del petrolio ma poi continuò con banche centrali che utilizzavano una
politica monetaria espansiva per contrastare la recessione, provocando una spirale negativa
prezzi/salari.
• La risposta è una completa ristrutturazione della società, guidata dal presidente degli USA,
Ronald Reagan (1981-89) e dal primo ministro britannico Margaret Thatcher (1979-90):
• Politiche neoliberali, con slogan come «There is no alternative» e «There’s no such thing as
society. There are individual men and women and there are families»:
• Meno stato, più mercato con la riduzione dell’intervento dello stato nell’economia
(privatizzazioni), drastico ridimensionamento dello stato sociale, meno vincoli alla libera iniziativa
privata.
• Indebolimento del sindacato.
• Delocalizzazione.
• Automazione dettata dalla Terza Rivoluzione Industriale.

• Tutti i paesi del mondo sono stati colpiti dalla crisi, a causa della forte integrazione e
interdipendenza. La crisi finanziaria deflagrò in crisi economica nel 2009 (primo trimestre), che
determinò un aumento verticale della disoccupazione che compresse la domanda aggregata.
• Il commercio mondiale si ridurrà per la prima volta dal 1982; ne subiranno le conseguenze
maggiori i paesi fortemente esportatori, come la Germania.
Forti tassi di disoccupazione.
• Con la crisi del 2008 ci troviamo di nuovo di fronte al brusco risveglio da una euforia
finanziaria irrazionale, con la differenza che mentre nel 1929 la successione era stata “borsa, banche,
economia reale”, ora è invece “banche, borsa, economia reale”.

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• Oltre che per il quadro dell’economia, il 2008 è un anno straordinario anche dal punto di vista
della periodizzazione della storia mondiale (Tooze, 2018). Cominciato solo nel 1914, il XX secolo
merita di essere chiamato “secolo breve” (“The age of extremes” il titolo originale) perché finisce in
anticipo con l’età della frana 1973-1989/1991. Si può dire che quel che segue è come un
incerto entre deux siècles in attesa del XXI secolo, raffigurabile inizialmente come decennio delle
meraviglie, con le promesse della new economy e della globalizzazione e con la convinzione che le
crisi indomabili appartenessero al passato.
• La crisi finanziaria globale del 2007-2008 ha segnato il culmine di oltre trent'anni di sviluppo
scatenato dalla fine dei tassi di cambio fissi, dall'apertura dell'economia mondiale, dall'avvento di
una società postindustriale, da una diffusa deregolamentazione finanziaria, dall'ascesa del
fondamentalismo di mercato e da un'ondata di innovazioni finanziarie senza precedenti.
• Il processo di intermediazione finanziaria è stato trasformato dall'aumento dei mercati
finanziari e dal declino del sistema bancario tradizionale.
• L’ evento fondamentale è il fallimento della società finanziaria Lehman Brothers, avvenuto il
lunedì 15 settembre 2008 a cui è seguito (16 settembre) «il giorno dopo Lehman» in cui i mercati
monetari internazionali globali entrarono in crisi. Alla Fed di Washington lo stesso giorno iniziò la
messa a punto di una serie di piani urgenti per convogliare centinaia di miliardi di dollari nelle
banche centrali del pianeta.
• L’immagine simbolo di questa crisi può essere quella dei dipendenti della Lehman Brothers
che lasciano in tutta fretta i loro uffici con gli scatoloni dove hanno radunato le loro cose.

Le cause primarie del sopraggiungere della crisi:


• Convenzionalmente la letteratura afferma che la crisi è iniziata a causa del dissesto
dei mutui subprime (mutui ad alto rischio) negli USA.
• La diffusione dei mutui subprime è stato facilitato da: (i) l’andamento al rialzo
del mercato immobiliare; (ii) bassi tassi di interesse; (iii) meccanismo finanziario della
cartolarizzazione; (iv) Assenza di una regolamentazione rigorosa sul «leverage».
• 1999: abrogazione del Glass Steagall Act (1933) che prevedeva la separazione tra
attività bancarie commerciali e d’investimento, legittimando la nascita di grandi conglomerati
finanziari.
• A partire dal 2004 i tassi di interesse iniziarono a salire come risposta della Fed alla
fine della crisi di inizio secolo (crisi dot.com).
• Con i prezzi delle case in ribasso le banche iniziarono ad accumulare perdite ingenti:
• Crisi di fiducia: le banche hanno smesso di scambiarsi soldi (prestiti) e
comprare titoli che sono diventati «tossici».

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• Crisi di liquidità delle banche che porta alla riduzione di prestiti a famiglie e
imprese.
• la politica monetaria flessibile degli Stati Uniti è durata troppo a lungo.
• La politica monetaria flessibile per lungo tempo ha costituito la bolla immobiliare negli Stati
Uniti.
• Collegamento con l’utilizzo di titoli derivati tra il mercato immobiliare e il mercato
finanziario: Mortgage Backed Security (MBSs) e Credit Default Swape (CDSs).
• Quando la bolla esplode, trascina con sé tutto il mercato finanziario, portando al collasso
colossi finanziari come Lehman Brothers, Fannie Mae & Freddie Mac, AIG.

L’intero sistema finanziario collassò, provocando bancherotte e crescita della disoccupazione:


• 3.2008 Bear Stearns fu costretta alla cessione a JP Morgano per $ 10 per azione.
• 9.2008: Fannie Mae e Freddie Mac furono nazionalizzate. La Federal Reserve (Fed)
spese 200 miliardi per tenere in piedi questi due colossi. Negli stessi giorni Lehman Brothers
dichiarò bancarotta.
• 10.2008: l’indice Dow Jones perse il 25% del suo valore in un mese. Il mercato
azionario globale perse circa il 50% del suo valore ($28.7 trilioni).
• Nel terzo trimestre del 2008 l’economia americana cadde in recessione (-0,3% PIL).
• 11.2008: il Giappone annuncia di essere entrato in un periodo di recessione in
conseguenza di una crescita negativa.
• I governi spesero miliardi di dollari in pacchetti di salvataggio.

Conseguenze di breve periodo:


• Collasso del sistema finanziario con forte declino del mercato azionario.
• Declino del prezzo delle merci.
• Tassi di interesse instabili.
• Crollo del prezzo degli immobili.

• Nel 2010 la crisi economica apparve ancora più grave in connessione con la crisi dei debiti
sovrani, ovvero degli alti debiti pubblici di alcuni paesi europei (Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo,
Italia, Cipro, Slovenia).
• I piani di salvataggio imposero politiche di bilancio restrittive sui conti pubblici (austerity)
con forti tagli e riduzioni di spesa pubblica e aumento delle imposte.
• Da un lato questi piani furono volti a scongiurare il rischio di insolvenza (default), dall’altro
ebbero effetti ancora più deleteri sull’economia reale.

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