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Unità didattica n.

1: Successioni e funzioni di una variabile reale


IL LINGUAGGIO DEGLI INSIEMI.
Consideriamo gli elementi
♡ ♢ ♣ ♠
La scrittura
{♡ , ♢ , ♣ , ♠}
indica l’insieme i cui elementi sono appunto ♡, ♢, ♣, ♠. Possiamo assegnare un nome a un insieme, in genere utilizziamo
a tale scopo una lettera latina maiuscola:

S = {♡ , ♢ , ♣ , ♠}

Un insieme è completamente determinato dai suoi ELEMENTI, quindi deve essere sempre possibile stabilire con certezza
se un dato elemento APPARTIENE o NON APPARTIENE a un dato insieme.

♡ ∈ S

† ∈
/ S
Irrilevante è invece l’ordine in cui vengono scritti gli elementi di un insieme. Infatti due insiemi sono uguali esattamente
quando hanno i medesimi elementi. Pertanto {♡, ♢} = {♢, ♡}

ALCUNI INSIEMI NUMERICI.


N è l’insieme di tutti i numeri NATURALI (cioè i numeri interi positivi): 1, 2, 3, . . .

12 ∈ N − 12 ∈
/N 1.41 ∈
/N

Z è l’insieme di tutti i numeri INTERI (positivi, negativi e lo zero)

12 ∈ Z − 2 ∈ Z 0.41 ∈
/Z

Q è l’insieme di tutti i numeri RAZIONALI (numeri che ammettono una rappresentazione decimale finita o infinita
periodica)
12 ∈ Q
2
− = −0.6666 · · · = −0.6 ∈ Q
3

3∈/Q π∈
/Q
R è l’insieme di tutti i numeri REALI (numeri che ammettono una rappresentazione decimale finita, infinita periodica
o infinita non periodica)
2
12 ∈ R − = −0.6 ∈ R
3

3∈R π∈R

LA RETTA DEI NUMERI.


Si è soliti rappresentare i numeri reali su una retta scegliendo un verso di percorrenza, un punto sulla retta da chiamare
ORIGINE e un segmento da intendersi come UNITARIO. È nota la procedura che associa ad ogni punto della retta un
numero reale univocamente determinato (generalmente detto la sua ASCISSA o la sua ORDINATA a seconda che la
retta venga disegnata ORIZZONTALMENTE o VERTICALMENTE rispettivamente). Viceversa ad ogni numero reale
corrisponde un unico punto della retta orientata e quindi siamo in grado di stabilire una corrispondenza biunivoca tra
i punti della retta e i numeri reali. Ciò giustifica l’abitudine di indicare l’insieme dei numeri reali come la retta reale.

SOTTOINSIEMI.
Dato un insieme S, si definisce sottoinsieme di S un qualunque insieme T tale che ogni elemento di T risulti anche
elemento di S. In tal caso si scrive T ⊆ S.

ESEMPI.
Se S = {♡, ♢, ♣, ♠}, T = {♢, ♠}, U = {♠, †}, si ha che T è sottoinsieme di S mentre U non è sottoinsieme di S:

T ⊆S U ̸⊆ S

Abbiamo N ⊆ R, Z ⊆ Q. Più precisamente vale la seguente catena di inclusioni: N ⊆ Z ⊆ Q ⊆ R

1
Tra i sottoinsiemi di un dato insieme vi è sempre l’insieme vuoto, cioè l’insieme privo di elementi che si indica col
simbolo ∅. Qualunque sia l’elemento x risulta x ∈
/ ∅.

ESEMPIO.
Posto
S = {♡, ♢, ♣, ♠} ,
i SOTTOINSIEMI di S sono
∅;
{♡}, {♢}, {♣}, {♠};
{♡, ♢} , {♡, ♣} , {♡, ♠} ,
{♢, ♣} , {♢, ♠} , {♣, ♠} ;
{♢, ♣, ♠} , {♡, ♣, ♠} ,
{♡, ♢, ♠} , {♡, ♢, ♣} ;
{♡, ♢, ♣, ♠}.
16 = 24 in tutto.

INTERVALLI.
Tra i sottoinsiemi dell’insieme R dei numeri reali particolare importanza rivestono gli INTERVALLI. Se a e b sono due
numeri reali con a < b allora si definisce INTERVALLO CHIUSO di estremi a e b l’insieme

[a, b] = {x ∈ R : a ≤ x ≤ b}.

Abbiamo sempre a ∈ [a, b], b ∈ [a, b]. Si definisce invece INTERVALLO APERTO di estremi a e b l’insieme

(a, b) = {x ∈ R : a < x < b}.

molti scrivono ]a, b[ invece di (a, b). Abbiamo sempre a ∈


/ (a, b), b ∈
/ (a, b).

L’intervallo aperto a sinistra e chiuso a destra

(a, b] = {x ∈ R : a < x ≤ b}

Abbiamo a ∈
/ (a, b], b ∈ (a, b].

L’intervallo chiuso a sinistra e aperto a destra

[a, b) = {x ∈ R : a ≤ x < b}

Abbiamo a ∈ [a, b), b ∈


/ [a, b).

ESEMPIO.
Abbiamo 0.5 ∈ [−1, 4), −1 ∈ [−1, 4), −1.2 ∈
/ [−1, 4), 4 ∈
/ [−1, 4), 5 ∈
/ [−1, 4).

SEMIRETTE.
Sia a un numero reale. L’insieme
(a, +∞) = {x ∈ R : a < x}
prende il nome di semiretta aperta superiormente illimitata di origine a. Invece l’insieme

[a, +∞) = {x ∈ R : a ≤ x}

prende il nome di semiretta chiusa superiormente illimitata di origine a. La differenza tra queste due semirette consiste
nel fatto che l’origine non appartiene alla semiretta aperta mentre appartiene alla semiretta chiusa. In modo del tutto
simile, se b è un numero reale, l’insieme
(−∞, b) = {x ∈ R : x < b}
prende il nome di semiretta aperta inferiormente illimitata di origine b, mentre l’insieme

(−∞, b] = {x ∈ R : x ≤ b}

prende il nome di semiretta chiusa inferiormente illimitata di origine b.

2
INSIEMI FINITI E INFINITI.
S = {♡, ♢, ♣, ♠}
S è un insieme FINITO (è possibile ordinare i suoi elementi in una sequenza che si interrompe a un certo punto)

N = {1, 2, 3, . . . }

L’insieme N dei numeri naturali è un insieme INFINITO (non è possibile ordinare i suoi elementi in una sequenza che
si interrompa a un certo punto)
Anche l’insieme R dei numeri reali è un insieme infinito, cosı̀ come qualunque intervallo [a, b] dove a < b.

INSIEMI INFERIORMENTE LIMITATI.


Sia A un insieme di numeri reali, cioè sia A ⊆ R. Diremo che un numero reale b è un minorante (oppure, equivalen-
temente, una limitazione inferiore) per A se b precede ogni numero di A, cioè risulta b ≤ a per ogni elemento a ∈ A.
Chiaramente se b è un minorante per A anche b − 1, lo è, anche b − 2 lo è, in generale anche ogni numero più piccolo di
b è un minorante per A.
Un sottoinsieme di R si dirà inferiormente limitato se ammette almeno un minorante, inferiormente illimitato
in caso contrario. Per esempio l’insieme N dei numeri naturali è inferiormente limitato, mentre l’insieme Z dei numeri
interi è inferiormente illimitato.
Sia A un insieme inferiormente limitato di numeri reali. Una delle proprietà più importanti della retta reale permette
di asserire che tra tutti i minoranti di A ve n’è uno (univocamente determinato) che risulta più grande di tutti. Tale
numero prende il nome di ESTREMO INFERIORE di A e si indica con

inf A

Può darsi che l’estremo inferiore m di A appartenga all’insieme A, in tal caso m è il MINIMO di A e si scrive

m = min A

vale a dire, in questo caso, m è il più piccolo di tutti gli elementi di A.

ESEMPIO.
L’insieme S = {n2 : n ∈ Z} = {0, 1, 4, 9, 16, 25, . . . } è costituito da tutti i quadrati dei numeri interi. Se lo pensiamo
come sottoinsieme di R, possiamo dire che S risulta inferiormente limitato. Un suo minorante è il numero −1. Anche
−2 è un minorante, qualunque altro numero negativo è un minorante. Anche 0 è un minorante di S, e poichè 0 ∈ S
possiamo dire che 0 è il MINIMO di S.

ESEMPIO.
L’insieme { }
1
T = : n = 1, 2, 3, . . .
n
è costituito dai reciproci dei numeri interi positivi. Se lo pensiamo come sottoinsieme di R, possiamo dire che T risulta
inferiormente limitato. Un suo minorante è il numero −1. Anche −2 è un minorante, qualunque altro numero negativo
è un minorante. Anche 0 è un minorante di T , anzi si tratta del più grande minorante di T , quindi 0 è l’estremo
inferiore di T . Poichè 0 ∈
/ T possiamo dire che 0 NON è il minimo di T . Dunque T è un esempio di sottoinsieme di R
che ammette estremo inferiore (in quanto inferiormente limitato) ma non ammette minimo.

INSIEMI SUPERIORMENTE LIMITATI.


Sia A un insieme di numeri reali, cioè sia A ⊆ R. Diremo che un numero reale b è un maggiorante (oppure,
equivalentemente, una limitazione superiore) per A se b segue ogni numero di A, cioè risulta a ≤ b per ogni elemento
a ∈ A. Chiaramente se b è un maggiorante per A anche b + 1, lo è, anche b + 2 lo è, in generale anche ogni numero più
grande di b è un maggiorante per A.
Un sottoinsieme di R si dirà superiormente limitato se ammette almeno un maggiorante, superiormente illimitato
in caso contrario. Per esempio l’insieme dei numeri negativi è superiormente limitato, mentre l’insieme Z dei numeri
interi è superiormente illimitato.
Sia A un insieme superiormente limitato di numeri reali. Una delle proprietà più importanti della retta reale permette
di asserire che tra tutti i maggioranti di A ve n’è uno (univocamente determinato) che risulta più piccolo di tutti. Tale
numero prende il nome di ESTREMO SUPERIORE di A e si indica con

sup A

3
Può darsi che l’estremo superiore M di A appartenga all’insieme A, in tal caso M è il MASSIMO di A e si scrive

M = max A

vale a dire, in questo caso, M è il più grande di tutti gli elementi di A.

INSIEMI LIMITATI.
Un insieme di numeri reali si dice LIMITATO se risulta simultaneamente INFERIORMENTE e SUPERIORMENTE
limitatato. Evidentemente dire che un insieme A è limitato è equivalente a dire che A è contenuto in un intervallo [a, b]:
possiamo scegliere come a un qualunque minorante per A e come b un qualunque maggiorante per A, in particolare
potremo scegliere per a e per b l’estremo inferiore e superiore di A rispettivamente.

ESEMPIO.
Un insieme finito A di numeri reali è sempre limitato. Infatti, confrontando gli elementi di A a due a due, sarò
sempre in grado di trovare un elemento a di A che non superi gli altri elementi di A. Questo elemento a sarà dunque
necessariamente il minimo di A. Similmente, sarò sempre in grado di trovare un elemento b di A che non risulti inferiore
agli altri elementi di A. Questo elemento b sarà dunque necessariamente il massimo di A. Pertanto l’insieme A sarà
tutto contenuto nell’intervallo [a, b]. Scegliendo per esempio A = {12 , 4.5, π, 0.3, 1/6} avremo A ⊆ [ 1/6 , 12 ].

LA NOZIONE DI “INTORNO”.
Sia x0 un numero reale. Si definisce intorno di x0 un qualunque sottoinsieme I di R per il quale esista un numero reale
positivo δ tale che l’intervallo aperto (x0 − δ, x0 + δ) risulti contenuto in I.

Un insieme di numeri reali che contenga una semiretta (aperta) superiormente illimitata viene qualche volta chiamato
un intorno di +∞. Si noti bene che +∞ NON è un numero reale e che questa convenzione è dettata solo da motivi
di comodità di linguaggio. In modo simile si può parlare di intorni di −∞. Si noti infine che qualche volta si parla di
“intorno di +∞” anche nell’ambito dei numeri interi, cioè se k è un intero allora si dice talvota che l’insieme di tutti i
numeri interi che sono maggiori di k è un intorno di +∞ in Z. Si tratta dunque dell’intersezione tra la semiretta reale
(k, +∞) e lo stesso insieme Z.

Sia x0 un numero reale. Si definisce intorno destro di x0 un qualunque sottoinsieme I di R per il quale esista un un
numero reale positivo δ tale che l’intervallo [x0 , x0 + δ) risulti contenuto in I. Dobbiamo dunque poterci spostare un
poco a destra di x0 rimanendo interamente dentro a I. Analogamente si definisce intorno sinistro di x0 un qualunque
sottoinsieme I di R per il quale esista un un numero reale positivo δ tale che l’intervallo (x0 − δ, x0 ] risulti contenuto
in I. Dobbiamo dunque poterci spostare un poco a sinistra di x0 rimanendo interamente dentro a I.

ESEMPI.
L’insieme dei numeri reali positivi, oltre a essere un intorno di +∞, è anche un intorno di ogni suo elemento. Similmente
l’intervallo aperto (a, b) è un intorno di ogni suo elemento. L’intervallo [0, 1) è un intorno di ogni numero x tale che
risulti 0 < x < 1; non è un intorno di 0, ma è un intorno destro di 0. Analogamente l’intervallo (0, 1] è un intorno di
ogni numero x tale che risulti 0 < x < 1; non è un intorno di 1, ma è un intorno sinistro di 1.

Definiamo U = {x ∈ R : x2 > 1} ∪ {0}. L’insieme U risulta essere un intorno di 3 perchè ad esempio l’intervallo
(2.5, 3.5) risulta tutto contenuto in U . L’insieme U non è un intorno di 0 perchè nessun intervallo del tipo (−δ, δ), con
δ > 0, risulta contenuto in U .

Un insieme A di numeri reali che risulti essere intorno di ogni suo elemento viene chiamato insieme aperto o sem-
plicemente aperto. Quindi gli intervalli aperti e le semirette aperte sono esempi di insiemi aperti in R.

Utilizzando la definizione è facile far vedere che se I e J sono due intorni di uno stesso elemento x0 allora anche la
loro intersezione I ∩ J è un intorno di x0 . Altrettanto facilmente si vede che se I ùn intorno di x0 e M è un insieme
di numeri reali che contenga I (cioè I ⊆ M ) allora anche M è un intorno di x0 . In particolare, l’unione insiemistica di
una qualunque famiglia (anche infinita) di intorni di x0 continua ad essere un intorno di x0 . Invece non è affatto detto
che l’intersezione insiemistica di una famiglia infinita di inotrni di x0 continui ad essere un intorno di x0 . Ad esempio,
se per ogni intero positivo n definiamo In = (−1/n, 1/n) abbiamo che In è un intorno del numero 0. L’intersezione di
tutti gli intervalli In , n = 1, 2, 3, . . . risulta essere uguale a {0}, l’insieme costituito dal solo numero 0: evidentemente
questo insieme NON è un intorno di 0.

Allo stesso modo è facile far vedere che l’intersezione insiemistica di due insiemi aperti è ancora un insieme aperto, e che
l’unione insiemistica di una qualunque famiglia (anche infinita) di insiemi aperti continua ad essere un insieme aperto,
mentre non è affatto detto che l’intersezione insiemistica di una famiglia infinita di insiemi aperti continui ad essere un
insieme aperto.

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FUNZIONI.
Cominciamo da un esempio, precisamente quello della FUNZIONE fattoriale. A tale scopo utilizziamo una tabella che
subito dopo andremo a spiegare.

n n!
1 1
2 2
3 6
4 24
5 120
6 720
7 5040
8 40320
9 362880
10 3628800
.. ..
. .

A CIASCUN intero positivo n associamo un numero univocamente determinato, precisamente n! (si legge “enne fatto-
riale”) detto l’IMMAGINE di n mediante la funzione fattoriale (o anche il VALORE assunto dalla funzione fattoriale
corrispondentemente a n). Indichiamo con N l’insieme degli interi positivi. Allora la funzione fattoriale che abbiamo
visto ha l’insieme N come DOMINIO e assume i suoi valori ancora in N. Diamo un nome alla funzione fattoriale,
diciamo f . Si scrive allora
f : N → N, n 7→ f (n)
dove evidentemente f (n) = n! (e la scrittura f (n) si legge “effe di enne”)

Il dominio della funzione f si indica talvolta con D(f ), in questo caso dunque D(f ) = N.

In generale per una funzione qualunque f avremo

f : A → B, a 7→ f (a)

dove A è detto INSIEME DI DEFINIZIONE o DOMINIO della funzione, B è un altro insieme detto INSIEME DEI
VALORI di f e resta inteso che f è una LEGGE che ad OGNI elemento a del dominio A associa un UNICO elemento
f (a) dell’insieme dei valori B.

ESEMPIO.
Posto S = {♡, ♢, ♣, ♠} e Γ = {ROSSO, N ERO}, definiamo la “funzione colore” ponendo

c(♡) = ROSSO c(♢) = ROSSO c(♣) = N ERO c(♠) = N ERO

Abbiamo definito una funzione c : S → Γ per la quale risulta D(c) = S.

ESEMPIO.
Definiamo
g(♡) = 1 g(♢) = 1.5 g(♣) = 0.41 g(♠) = 1.5
Abbiamo definito una funzione g : S → R, per la quale risulta D(g) = S, C(g) = { 0.41, 1, 1.5 }.

ESEMPIO.
Definiamo y = h(x) ponendo
1
h(x) =
(x − 1)
Si dice anche che y = h(x) esprime il legame funzionale tra la VARIABILE INDIPENDENTE x e la VARIABI-
LE DIPENDENTE y. Abbiamo D(h) = R ∖ {1}, pertanto h : R ∖ {1} → R, x 7→ 1/(x − 1). Abbiamo indicato
con R ∖ {1} l’insieme DIFFERENZA tra l’insieme R di tutti i numeri reali e l’insieme {1} (il cosiddetto singoletto
costituito dal solo elemento 1). In generale dati due insiemi U e V si definisce la loro DIFFERNZA come l’insieme
U ∖ V = {x | x ∈ U, x ∈/ V }.

SUCCESSIONI.

5
La funzione fattoriale non è che un esempio di quelle particolari funzioni che vanno sotto il nome di SUCCESSIONI.
Queste sono funzioni f : A → B in cui il dominio A coincide con l’insieme N dei numeri naturali oppure con l’insieme
{0, 1, 2, 3, . . . } degli interi non negativi. Se f è una successione si ha l’abitudine di indicare con fn invece che con f (n)
l’immagine dell’elemento n del dominio. Una qualunque delle scritture

(fn )n∈N (fn )n=1,2,... (f1 , f2 , f3 , . . . )

indica la successione f nel suo complesso. Per esempio possiamo definire la successione (an )n∈N ponendo an = 1 + n2
per n = 1, 2, . . . .

LE FUNZIONI CRESCENTI.
Sia f : A → R una funzione di una variabile reale, cioè A sia un sottoinsieme di R. Poichè i numeri reali sono “ordinati”
sulla retta ha senso andare a vedere cosa succede quando la variabile indipendente cresce. Se i valori assunti dalla
funzione crescono al crescere della variabile indipendente si dice che f è crescente. In altri termini la funzione f è
crescente se comunque scelti gli elementi x1 , x2 di A con x1 < x2 risulta sempre f (x1 ) < f (x2 ).
Il tipico esempio di funzione crescente è quello di una retta con coefficiente angolare positvo. In altre parole si consideri
la funzione definita ponendo y = ax + b con a > 0. Allora se x1 , x2 sono numeri reali con x1 < x2 abbiamo

a · x1 < a · x2

a · x1 + b < a · x2 + b

In modo del tutto analogo si danno le definizioni di funzione decrescente, funzione non crescente, funzione non
decrescente.
La funzione f è decrescente se comunque scelti gli elementi x1 , x2 di A con x1 < x2 risulta sempre f (x1 ) > f (x2 ).
La funzione f è non decrescente se comunque scelti gli elementi x1 , x2 di A con x1 < x2 risulta sempre f (x1 ) ≤ f (x2 ).
La funzione f è non crescente se comunque scelti gli elementi x1 , x2 di A con x1 < x2 risulta sempre f (x1 ) ≥ f (x2 ).
Le funzioni crecenti, decrescenti, non crescenti e non decrescenti vengono messe in un unico calderone, quello delle
funzioni monotòne (attenzione all’accento).
Nei libri di testo si preferisce talvolta la terminologia di funzione strettamente crescente e di funzione crescente al
posto di funzione crescente e di funzione non decrescente, rispettivamente. Analogamente per funzione strettamente
decrescente e funzione non crescente al posto di funzione decrescente e di funzione non crescente, rispettivamente.

Per le successioni la verifica per stabilire l’eventuale comportamento crescente (risp. decrescente) si riduce al confronto
di due valori consecutivi qualunque. La successione (bn )n∈N è crescente se per ogni numero naturale n risulta bn < bn+1 .

ESEMPIO.
La successione armonica an = 1
n, n ∈ N è decrescente in quanto dalla disuguaglianza n < n + 1 segue

1 1
>
n n+1
cioè
an > an+1

ESEMPIO.
n2 +1
La successione bn = n2 −1 , n = 2, 3, . . . è decrescente, cioè risulta

n2 + 1 (n + 1)2 + 1
bn = > = bn+1
n −1
2 (n + 1)2 − 1
Infatti, sviluppando i quadrati dei binomi, la disuguaglianza precedente risulta equivalente a

n2 + 1 n2 + 2n + 1 + 1 (n2 − 1) + 2 (n2 + 2n) + 2 2 2


> ovvero > ovvero 1+ >1+ 2 .
n2 − 1 n2 + 2n + 1 − 1 n2 − 1 n2 + 2n n2 −1 n + 2n
L’ultima disuguaglianza a sua volta è equivalente a

2 2 n2 − 1 n2 + 2n
> 2 ovvero, passando ai reciproci (si tratta di numeri positivi) < .
n2 − 1 n + 2n 2 2

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Quest’ultima disuguaglianza equivale a n2 − 1 < n2 + 2n, cioè −1 < 2n che è vera. Quindi, ragionando a ritroso
concludiamo che la disuguaglianza bn > bn+1 è vera per ogni n = 2, 3, . . . .

LE FUNZIONI INIETTIVE.
Sia f : A → B una funzione qualsiasi. Pensiamo dunque che f stabilisca una relazione “funzionale” y = f (x) tra
la variabile indipendente x e la variabile dipendente y. Abbiamo visto il caso di una funzione costante, cioè di una
funzione che associa uno stesso valore, diciamo b, a tutti gli elementi del dominio. All’altro estremo abbiamo il caso in
cui a elementi distinti del dominio corrispondano elementi distinti nel codominio. In altre parole, valori distinti della
variabile indipendente danno luogo a corrispondenti valori distinti della variabile dipendente. Le funzioni che godono
di questa proprietà prendono un nome speciale che è quello di funzioni iniettive. In altre parole possiamo dire che f
risulta iniettiva se, comunque scelti elementi a1 e a2 nel dominio A con a1 ̸= a2 , risulta sempre f (a1 ) ̸= f (a2 ).

ESEMPIO.
Le funzioni crescenti sono iniettive. Le funzioni decrescenti sono iniettive. La successione definita ponendo cn = (−1)n ·n
pur non essendo crescente nè decrescente risulta tuttavia iniettiva.

CODOMINIO DI UNA FUNZIONE.


Sia f : A → B una funzione qualunque. Si chiama codominio di f l’insieme di tutte le immagini degli elementi del
dominio A. Precisamente

C(f ) = {f (a) : a ∈ A} = {b : b ∈ B, esiste a ∈ A tale che risulti f (a) = b}

Naturalmente il codominio di f è un sottoinsieme dell’insieme dei valori B e può chiaramente essere un sottoinsieme
proprio di B. Il codominio della funzione f : A → B si indica talvolta anche con uno dei simboli f (A) oppure Im(f ).

ESEMPIO.
L’insieme dei valori effettivamente assunti dalla funzione fattoriale, cioè l’insieme

{1, 2, 6, 24, 120, 720, . . . }

è il CODOMINIO della funzione fattoriale.

ESEMPIO.
Il codominio della funzione f : R → R definita ponendo f (x) = 1 + x2 per ogni numero reale x è la semiretta [1, +∞).
Infatti essendo x2 non negativo√per ogni numero reale x, abbiamo evidentemente 1 + x2 ≥ 1. D’altro canto per ogni
numero reale b ≥ 1 abbiamo f ( b − 1) (si noti che il radicando è maggiore o uguale a zero). In questo caso il codominio
è un sottoinsieme proprio di R.

Il caso in cui il codominio di una funzione coincide con l’insieme dei valori viene messo in evidenza dalla seguente
definizione. Una funzione f : A → B per la quale risulti C(f ) = B si dice che è una funzione suriettiva. Dunque
perchè una funzione sia suriettiva bisogna che ogni “potenziale” valore che può essere assunto dalla variabile dipendente
venga “effettivamente” assunto.

ESEMPIO.
Posto S = {♡, ♢, ♣, ♠} e Γ = {ROSSO, N ERO} abbiamo definito

c(♡) = ROSSO, c(♢) = ROSSO, c(♣) = N ERO, c(♠) = N ERO.

Abbiamo dunque C(c) = Γ e la funzione c : S → Γ è suriettiva.

LE FUNZIONI BIIETTIVE.
Sia f : A → B una funzione. Diremo che f è una funzione biiettiva se risulta sia iniettiva che suriettiva.

ESEMPIO.
Posto A = {♢, ♠} e B = {ROSSO, N ERO} definiamo

f (♢) = ROSSO, f (♠) = N ERO

Abbiamo definito una funzione biiettiva f : A → B.

ESEMPIO.
Scelto un numero reale a > 1 la funzione esponenziale di base a è la funzione R → R+ , x 7→ ax . Si tratta di una
funzione crescente, quindi iniettiva, e anche suriettiva.

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L’INVERSA DI UNA FUNZIONE BIIETTIVA.
Se f : A → B è una funzione biiettiva che stabilisce il legame funzionale y = f (x) fra la variabile indipendente x e
la variabile dipenadente y, allora è possibile invertire i ruoli della variabile indipendente e della variabile dipendente e
ottenere un nuovo legame funzionale che dà luogo alla funzione inversa, per la quale utilizziamo il simbolo f −1 . Dunque
per una funzione biiettiva f le relazioni y = f (x) e x = f −1 (y) hanno il medesimo significato. Avremo evidentemente
f −1 : B → A, cioè il ruolo di dominio e codominio risultano appunto invertiti.

ESEMPIO.
La funzione inversa della funzione biiettiva f : A → B vista in precedenza, dove

A = {♢, ♠}, B = {ROSSO, N ERO}, f (♢) = ROSSO, c(♠) = NERO

è la funzione f −1 : B → A dove f −1 (ROSSO) = ♢ e f −1 (N ERO) = ♠.

ESEMPIO.
Scelto un numero reale a > 1 l’inversa della funzione esponenziale di base a è la funzione R+ → R, y 7→ loga (y) detta
funzione logaritmo in base a.

FUNZIONI LIMITATE.
Si consideri una funzione f : A → R una funzione. Diremo che f è superiormente limitata se il suo codominio
C(f ), in quanto sottoinsieme di R, è un insieme superiormente limitato. Similmente diremo che f è inferiormente
limitata se il suo codominio C(f ), in quanto sottoinsieme di R, è un insieme inferiormente limitato. Diremo infine che
f è limitata se il suo codominio C(f ), in quanto sottoinsieme di R, è un insieme limitato.
Possiamo dunque dire che la funzione f : A → R è superiormente limitata se esiste un numero reale M tale che risulti
f (a) ≤ M per ogni elemento a ∈ A. La funzione f : A → R sarà invece inferiormente limitata se esiste un numero reale
m tale che risulti m ≤ f (a) per ogni elemento a ∈ A. La funzione f : A → R sarà infine limitata se esistono numeri
reali m ed M per i quali risulti m ≤ f (a) ≤ M per ogni elemento a ∈ A.

ESEMPI.
La funzione f : R → R definita ponendo f (x) = x2 + 1 per ogni numero reale x è inferiormente limitata ma non
è superiormente limitata. Infatti il codominio della funzione f consiste della semiretta chiusa [1, +∞), la quale è
appunto un insieme di numeri reali inferiormente limitato (il suo estremo inferiore è 1 che è anche il suo minimo) ma
superiormente illimitato.
La funzione g : R → R definita ponendo f (x) = x21+1 per ogni numero reale x è limitata. Infatti il codominio della
funzione g consiste dell’intervallo (0, 1], il quale è appunto un insieme di numeri reali limitato (il suo estremo inferiore
è 0, il suo estremo superiore è 1 che è anche il suo massimo).
La funzione h : R → R definita ponendo h(x) = x3 per ogni numero reale x è illimitata sia superiormente che
inferiormente. Infatti il codominio della funzione h coincide con l’insieme R di tutti i numeri reali, il quale ovviamente
è illimitato sia superiormente che inferiormente.