Relazione Tecnico Descriptiva
Relazione Tecnico Descriptiva
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4.2.2. Sottostazione AT/MT ................................................................... 49
5. GESTIONE DELL’IMPIANTO ..................................................................50
5.1. Descrizione ................................................................................. 50
6. DISMISSIONE DELL’IMPIANTO .............................................................51
6.1. Ripristino dei luoghi a fine costruzione ........................................ 51
6.2. Modalità di dismissione e ripristino dei luoghi ............................. 51
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1. GENERALITA’
Le fonti “rinnovabili” di energia sono quelle fonti che, a differenza dei combustibili
fossili e nucleari destinati ad esaurirsi in un tempo definito, possono essere considerate
inesauribili.
Sono fonti rinnovabili l’energia solare e quelle che da essa derivano, l’energia
idraulica, del vento, delle biomasse, delle onde e delle correnti, ma anche l’energia
geotermica, l’energia dissipata sulle coste dalle maree e l’energia prodotta dalla
combustione dei rifiuti solidi urbani.
Con opportune tecnologie è possibile convertire queste fonti in energia termica,
elettrica, meccanica e chimica. Le FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) possiedono due
caratteristiche fondamentali che rendono auspicabile un loro maggior impiego.
La prima consiste nel fatto che esse rinnovano la loro disponibilità in tempi
estremamente brevi: si va dalla disponibilità continua nel caso dell’uso dell’energia solare,
ad alcuni anni nel caso delle biomasse.
L’altra è che, a differenza dei combustibili fossili, il loro utilizzo produce un
inquinamento ambientale del tutto trascurabile.
Esistono comunque alcuni limiti che devono essere considerati: le fonti rinnovabili, e
tra esse soprattutto l’eolico e il solare, forniscono energia in modo intermittente.
Questo significa che il loro utilizzo può contribuire a ridurre i consumi di combustibile
nelle centrali convenzionali, ma non può sostituirle completamente.
Inoltre, per produrre quantità significative di energia, spesso è necessario impegnare
rilevanti estensioni di territorio. Tuttavia va ricordato che ciò non provoca effetti irreversibili
sull’ambiente e che il ripristino delle aree utilizzate non ha costi eccessivi.
Il bisogno di trovare rapidamente fonti di energia alternative ai combustibili fossili
nacque in seguito alla crisi economica del 1973, quando i Paesi arabi produttori di petrolio
incrementarono improvvisamente il suo prezzo comportando a catena rincari dei prezzi
della benzina, del riscaldamento e dell’energia elettrica.
Contemporaneamente nel mondo della ricerca crebbe la consapevolezza della
esauribilità dei combustibili fossili.
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Fu allora che per la prima volta si diffusero i termini di risorse “alternative” e
“rinnovabili”; alternative all’idea che l’energia potesse prodursi solo facendo bruciare
qualcosa, e rinnovabili nel senso che, almeno virtualmente, non si potessero mai esaurire.
Oggi, l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia è ormai una realtà consolidata e il loro
impiego per la produzione di energia è in continuo aumento.
Questo è reso possibile non solo dal continuo sviluppo tecnologico, ma soprattutto
perché gli Stati hanno attribuito a tali fonti un ruolo sempre più strategico nelle scelte di
politica energetica, sia nel tentativo di ridurre la dipendenza economica e politica dai paesi
fornitori di combustibili fossili, sia per far fronte alla loro esauribilità e alle diverse
emergenze ambientali.
Un ulteriore incentivo all’impiego delle fonti rinnovabili viene dalle ricadute
occupazionali, soprattutto a livello locale, legate alla produzione di energia con fonti
disponibili sul territorio nazionale.
Esistono numerosi studi e programmi della Comunità Europea tendenti a favorire lo
sviluppo delle energie rinnovabili. Così per esempio gli obiettivi del programma
ALTERNER della Commissione per l'anno 2005 sono:
• portare il contributo delle energie rinnovabili all'8% del totale delle domande;
• triplicare la produzione di energia elettrica generata con energie rinnovabili
(escludendo la produzione delle grandi centrali idroelettriche);
• utilizzare biocombustibili per un 5% del consumo dei veicoli.
L'importante aumento di produzione pianificata si basa sullo sviluppo dell'energia
eolica, fotovoltaica e idroelettrica con particolare attenzione per la prima i cui costi sono
competitivi con le altre fonti di energia.
Di fatto, la potenza elettrica di origine eolica nella Comunità Europea è passata da
pochi MW nel 1983, a 1.000 MW installati nel 1993 ed a 48.042 MW nel 2006.
La Comunità Europea favorisce lo sviluppo di queste energie in varie forme, così per
esempio attraverso il programma THERMIE sono stati finanziati aerogeneratori da 1 MW
di potenza e ciò ha permesso importanti miglioramenti tecnologici.
Attualmente la Commissione europea propone (Bruxelles, 10 gennaio 2007) un
pacchetto completo di misure per istituire una nuova politica energetica per l'Europa
finalizzata a combattere i cambiamenti climatici e a rafforzare la sicurezza energetica e la
competitività dell'UE. Il pacchetto di proposte definisce una serie di obiettivi ambiziosi con
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riferimento alle emissioni di gas serra e all'energia rinnovabile e punta a creare un vero
mercato interno dell'energia e a rendere sempre più efficace la normativa.
La Commissione ritiene che, con il raggiungimento di un accordo a livello
internazionale sul regime applicabile dopo il 2012, entro il 2020 i paesi industrializzati
dovrebbero riuscire ad abbattere le proprie emissioni del 30%. Per sottolineare
ulteriormente il proprio impegno, la Commissione propone che l'Unione europea si impegni
ora ad abbattere le emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020, in particolare
attraverso misure energetiche. Entro questo termine, l'utilizzo delle energie rinnovabili
dovrà aumentare dall'attuale media del 6 al 20 per cento del consumo energetico globale
dell'Unione europea.
In particolar modo, l’Unione Europea (UE) mira ad aumentare l’uso delle risorse
rinnovabili per limitare la dipendenza dalle fonti fossili convenzionali ed allo stesso tempo
far fronte ai pressanti problemi di carattere ambientale che sono generati dal loro utilizzo.
A conferma di ciò nella Direttiva 2001/77/CE “Promozione dell’energia elettrica prodotta da
fonti rinnovabili”, viene posto come traguardo il soddisfacimento, entro il 2010, di una
quota pari al 12% del consumo interno lordo di energia ed al 22% di quello dell’energia
elettrica, attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili. Per ottenere questi risultati nella direttiva
sono indicati degli obiettivi differenziati per ogni singolo Stato membro e l’Italia si è prefissa
di raggiungere, entro il 2010, una quota pari al 22% della produzione elettrica nazionale.
E’ appurato che la penetrazione delle fonti rinnovabili dovrebbe innanzi tutto
cambiare la distribuzione geografica dell’occupazione in quanto, per lo meno per alcuni
fonti primarie, la loro disponibilità è maggiore nelle aree meridionali del paese. Questo è
certamente vero per l’energia solare e quindi per le sue applicazioni sia elettriche sia
termiche, ma anche le condizioni anemologiche favoriscono alcune zone del Sud.
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Legge 9 gennaio 1991 n° 9
(s.o. alla G.U. 16 giugno 1991, n° 13) Norme per l’attuazione del nuovo Piano
energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e
geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali.
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1.3. Normativa di riferimento nella Regione Calabria
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1.4. L’energia eolica
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1.5. Le classi di rugosità
Gli aerogeneratori per la loro configurazione sono visibili in ogni contesto ove
vengono inseriti.
Ma una attenta disposizione planimetrica che eviti il cosiddetto effetto “selva” ed una
scelta accurata dei colori dei componenti dell’aerogeneratore, per evitare che le parti
metalliche riflettano i raggi solari, consente di armonizzare la presenza degli impianti eolici
nel paesaggio ed in alcuni casi , come nelle ex aree industriali, apportare un miglioramento
all’impatto paesaggistico delle stesse.
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1.8. Rumore
Il rumore che emette un aerogeneratore viene causato dall’attrito delle pale con
l’aria. Questo rumore può essere smorzato migliorando sia l’inclinazione delle pale e la
loro conformazione.
I soli effetti riscontrati riguardano il possibile impatto dell’avifauna con il rotore delle
macchine. Il numero di esemplari interessati è limitato a poche unità e comunque inferiore
a quello dovuto al traffico automobilistico, ai tralicci della rete elettrica..
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2. IL PARCO EOLICO “Isola di Capo Rizzuto - Santo Stefano ”
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direzione sud l’abitato della frazione Le Castella del comune di Isola di Capo Rizzuto (KR);
ad est l’abitato del comune di Isola di Capo Rizzuto.
L’area interessata si estende per circa 216 Ha ad un’altitudine media di 165 m s.l.m.
presenta una struttura orografica pianeggiante
All’interno del sito ricadono pochi insediamenti abitativi prevalentemente di tipo
agricolo e l’area è facilmente raggiungibile attraverso viabilità esistente a medio traffico.
Gli aerogeneratori sono stati posizionati nelle aree prescelte tenendo conto,
principalmente, delle condizioni di ventosità dell’area (direzione, intensità) e della natura
geologica del terreno oltre che del suo andamento plani altimetrico.
Il territorio è classificato, nel Piano di Fabbricazione del Comune di Isola di Capo
Rizzuto, come terreno agricolo prevalentemente ad uso seminativo.
L’iter autorizzativo del parco eolico Marcedusa sara’ quello previsto dalla normativa
nazionale e regionale vigente in materia del progetto.
La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale seguira’ quanto indicato dal
D.P.R. 12 aprile 1996, dalla Delibera della Giunta regionale n. 736 del 12 ottobre 2004 e
successive modifiche ed integrazioni. In particolare essendo il progetto assoggettato alla
procedura di verifica ai sensi dell’art.10 del citato D.P.R. 12 aprile 1996, la societa’
proponente presentera’ all’Autorita’ competente domanda di “screening” allegando il
progetto preliminare e la relazione relativa all’individuazione e valutazione degli impatti
ambientali del progetto.
La procedura di Autorizzazione Unica seguira’ quanto indicato nel [Link]. 29
dicemnbre 2003 n. 387 e dalla Delibera della Giunta regionale n. 832 del 15 novembre
2004. In particolare la Tess energia S.r.l. presenterà all’Autorità’ competente la domanda
di autorizzazione unica trasmettendo il progetto definitivo del parco eolico, tutta la
documentazione tecnica del gestore delle rete (TERNA S.p.a) con indicazione del punto di
connessione e delle modalita’ di allaccio e procedera’ con la richiesta di pareri e nulla osta
agli Enti qualora sull’area oggetto dell’intervento gravino i vincoli di competenza.
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L’iter autorizzativo si concludera’ con la Conferenza dei Servizi, conferenza per
l’acquisizione di tutte le intese, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i pareri, i nulla
osta e gli assensi comunque necessari per la realizzazione del progetto in base alla
normativa vigente. Durante tale conferenza tutte le amministrazioni ed enti convocati
esprimeranno in modo vincolante la volonta’ su tutte le decisioni di competenza della
stessa.
La potenza totale del parco eolico prevista dal progetto è di 32 MW e sarà prodotta
con la installazione di n° 16 aerogeneratori della potenza unitaria di 2 MW, per una
produzione stimata (secondo le tabelle di potenza delle macchine prescelte e dei dati del
vento) di almeno 57.504 MWh/anno.
2.6. Producibilità
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Dove:
EAP = Energia Annuale Prodotta;
P = Producibilità specifica in MWh/MW;
Na = Totale MW istallati;
Non sono previsti adeguamenti o grossi interventi sulle strade in quanto, le stesse,
sono adeguate al trasporto dei componenti degli aerogeneratori.
La viabilità interna al sito, tranne per piccoli tratti, corrisponderà con quella esistente
(strade provinciali, comunali e rurali) idonea per il trasporto dei componenti degli
aerogeneratori. Verranno realizzati brevi tratti per il raggiungimento delle piazzole di
montaggio degli aerogeneratori in modo poco invasivo e con l’utilizzo di materiale inerte.
1. Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Calabria DGR n.115 del 28 dicembre
2001 con indicazione delle aree non idonee e le aree di attenzione;
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2. Aree comprese tra quelle di cui alla Legge 365/2000 (decreto Soverato);
10. Ambiti territoriali non compresi in ZPS (Zone Protezione Speciale), come valichi,
gole montane, estuari e zone umide interessati dalla migrazione primaverile e
autunnale di specie veleggiatrici nonche’ dalla presenza, nidificazione,
svernamento e alimentazione di specie di fauna e delle specie inserite nell’art.2
della L. 157/92 comma b) le cui popolazioni potrebbero essere comprese dalla
localizzazione degli impianti;
11. Aree con presenza di alberi ad alto fusto e siti con presenza di specie di flora
considerate minacciate secondo i criteri IUCN (Unione Mondiale per la
Conservazione della Natura) inserite nella Lista Rossa nazionale e regionale che
potrebbero essere compromesse dalla localizzazione degli impianti;
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12. Aree interessate dalla presenza di Monumenti naturali regionali ai sensi della L.R.
10/2003 per un raggio di 2 km;
13. Corsi d’acqua afferenti al reticolo idrografico regionale, ivi comprese le sponde per
una fascia di rispetto di 150 ml;
15. Aree riconducibili a istituende aree protette ai sensi della L.R. n. 10/2003
individuabili sulla base di atti formalmente espressi dalle amministrazioni
interessate;
Per definizioni più dettagliate relative agli strumenti pianificatori territoriali e di settore
si rimanda alla Relazione di Prefattibilità ambientale.
I criteri che hanno guidato l’analisi progettuale sono stati relativi al minimo disturbo
ambientale dell’opera e si distinguono in:
• Criteri di localizzazione;
• Criteri strutturali.
I Criteri di localizzazione del sito hanno guidato la scelta tra varie aree disponibili in
località diverse del comune e le componenti che hanno influito maggiormente sulla scelta
effettuata sono stati:
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• disponibilità di territorio a basso valore relativo alla destinazione d’uso
rispetto agli strumenti pianificatori vigenti;
• Scelta dei punti di collocazione per le macchine, gli impianti e le opere civili
in aree non coperte da vegetazione o dove essa è più rada o meno
pregiata;
• Percorso per le vie cavo interrato adiacente al tracciato della viabilità interna
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per esigenze di minor disturbo ambientale.
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3.1. POTENZA DEGLI AEROGENERATORI
Per la misurazione delle curve di potenza secondo le norme vigenti, non vengono
considerati alcuni parametri dipendenti dal sito, come per esempio le intensità delle
turbolenze. Questo porta a diversi risultati di misurazione per lo stesso tipo di
aerogeneratore in diversi siti. Anche paragoni tra diversi tipi di aerogeneratori con curve di
potenza misurate, senza considerazione di tutti i parametri di misurazione, non sono chiari.
Per questo motivo, per determinare il rendimento energetico previsto degli
aerogeneratori, non si utilizzano curve di potenza misurate, ma calcolate.
Tali curve sono basate su:
• diverse misurazioni di curve di potenza per il relativo tipo di aerogeneratore da istituti
accreditati con certificazione di queste misurazioni nei rispettivi certificati delle curve
di potenza; oppure su risultati di altri tipi di aerogeneratori, in caso che le misurazioni
ancora non siano iniziate o ancora non siano terminate;
• un’intensità media delle turbolenze del 12%;
• una densità standard dell’aria di 1,225 kg/m3;
• supposizioni realistiche per il comportamento dell’anemometro;
• funzionamento degli aerogeneratori con lo storm control, che consente un
funzionamento dell’aerogeneratore senza spegnimento in caso di elevata velocità del
vento.
La curva di potenza dell’aerogeneratore deriva quindi da un calcolo altamente
attendibile e realistico dei rendimenti energetici prevedibili secondo le condizioni del vento
sul relativo sito.
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Figura 3.1 - Curva di potenza dell’aerogeneratore E – 82
21
Tabella 3.2– Curva di potenza dell’aerogeneratore E - 82
1 0,0 0,00
2 3,0 0,12
3 25,0 0,29
4 82,0 0,40
5 174,0 0,43
6 321,0 0,46
7 532,0 0,48
8 815,0 0,49
9 1.180,0 0,50
10 1.612,0 0,50
11 1.890,0 0,44
12 2.000,0 0,36
13 2.050,0 0,29
14 2.050,0 0,23
15 2.050,0 0,19
16 2.050,0 0,15
17 2.050,0 0,13
18 2.050,0 0,11
19 2.050,0 0,09
20 2.050,0 0,08
21 2.050,0 0,07
22 2.050,0 0,06
23 2.050,0 0,05
24 2.050,0 0,05
25 2.050,0 0,04
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3.2. FUNZIONE STORM CONTROL
Gli aerogeneratori scelti per la realizzazione del campo eolico nel comune di Isola Capo
Rizzuto funzionano con una speciale opzione di storm control. Questa permette un
funzionamento regolato dell’aerogeneratore con elevate velocità del vento senza le solite
procedure di arresto, che causano perdite di rendimento consistenti.
Dalla figura seguente si evince che l’aerogeneratore si ferma a una velocità del vento di
spegnimento V3 definita. La causa è il superamento di una velocità massima del vento
impostata. Negli aerogeneratori senza storm control questo succede per esempio ad una
velocità di 25 m/s nella media di 20 sec. La turbina riparte solo quando la velocità media
del vento scende al di sotto della velocità del vento di spegnimento o eventualmente ad
una velocità di riavvio ancora più bassa (nel grafico V4, isteresi di vento forte). Con vento a
raffiche ciò può durare più a lungo, per cui possono verificarsi notevoli perdite di redditività.
Figura 3.2 - Curva di potenza di un impianto di energia eolica senza funzione storm control
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3.4. Curva di potenza con lo storm control
Il grafico con le curve di potenza con lo storm control (Figura 3.3) mostra che
l’aerogeneratore non si spegne automaticamente quando si supera una determinata
velocità del vento VTempesta, ma semplicemente limita la potenza, riducendo il numero di giri.
Ciò avviene mettendo leggermente le pale fuori dal vento. Al ridursi della velocità del
vento, le pale variano la loro inclinazione di nuovo verso il vento e l’impianto comincia
subito a funzionare con la massima redditività. Così non si ha diminuzione di redditività
dovuta alle procedure di spegnimento e di riattivazione.
Figura 3.3- Curva di potenza di un impianto di energia eolica con funzione storm control
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3.5. DIMENSIONE DEGLI AEROGENERATORI E MATERIALI DA COSTRUZIONE
Nella figura seguente sono illustrate le principali altezze dal suolo degli aerogeneratori in
esame, ossia:
‐ altezza della torre = 97,10 m
‐ altezza del mozzo = 98,38 m
‐ altezza complessiva dell’impianto = 139,38 m.
Inoltre, il diametro della torre in corrispondenza della base è pari a 7,50 m e va via via
riducendosi all’aumentare dell’altezza della torre, fino a raggiungere il valore di 2 m in
corrispondenza del mozzo.
Nella medesima figura, con FOK è indicata la sommità della fondazione e con GOK il
piano campagna: la distanza tra essi è pari a 0,20 m.
Sono infine segnate le strisce opzionali, per tale tipo di aerogeneratore, da
evidenziare sia sulle pale che sulla struttura della torre. Nel nostro caso, l’impianto è
interamente bianco, ad eccezione del tratto di torre più prossimo al suolo, che risulta
invece di colore verde per meglio inserirlo nel contesto paesaggistico del sito (cfr. Errore.
L'origine riferimento non è stata trovata.).
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26
Nelle tabelle che seguono, sono riportate le caratteristiche dimensionali dell’impianto
eolico scelto, insieme ai materiali da costruzione impiegati. Per altezze al mozzo elevate
(come nel caso in esame), la soluzione economicamente più vantaggiosa è rappresentata
dalle torri ibride, con una costruzione in cemento armato e un segmento in tubo di acciaio.
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Tabella 3.3– Caratteristiche dimensionali dell’impianto eolico proposto
Altezza totale dal suolo 139,38 m
2 in acciaio
Numero di sezioni
18 in cemento armato
Tabella 3.4– Caratteristiche geometriche dell’impianto eolico proposto per sezioni di riferimento
Diametro
Lunghezza Diametro inferiore Peso
superiore
m m m to
Sezioni in
18x3,826 3,019 7,50 Ca 727
cemento armato
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3.6. FONDAZIONI
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3.7. Geometria della fondazione
Nella Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. è riportata la geometria della
fondazione dell’impianto eolico, le cui caratteristiche dimensionali e i materiali da
costruzione sono riassunti nella Tabella 3.5.
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Tabella 3.5 – Caratteristiche dimensionali e materiali da costruzione
Diametro esterno da 16,40 m
Tabella 3.6– Caratteristiche dei carichi alla base della fondazione del palo
γaero/γmasse Fxy [kN] Fz [kN] Mxy [kNm] Mz [kNm]
1.00/1.00
senza spinta 910 22231 78788 2140
idrostatica
1.00/1.00
con spinta 910 15999 78788 2140
idrostatica
1.10/1.35
senza spinta 1000 29917 86700 2350
idrostatica
1.10/1.00
con spinta 1000 15999 86700 2350
idrostatica
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3.9. Geometria del palo di fondazione
Le caratteristiche del palo di fondazione utilizzato sono riportate nella Tabella 3.7.
I pali di fondazione devono incastrarsi in terreno migliore per un tratto di 5 m. Per il sistema
complessivo costituito dalla torre eolica e dalla fondazione (inclusi i pali), il valore minimo
della rigidezza elastica di oscillazione per il serraggio tra fondazione e suolo, deve essere
pari a kf,dyn = 100000 MNm/rad (parametro dinamico del suolo), mentre kf,stat= 25000
MNm/rad (parametro statico del suolo).
L’inclinazione massima ammissibile dovuta a cedimenti di assestamento del suolo di
fondazione in 20 anni e in relazione al diametro dell’anello dei pali di fondazione è:
Δs ≤ 40 mm
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3.10. Carichi del palo di fondazione per i calcoli geotecnici
I carichi del palo di fondazione da utilizzare per i calcoli geotecnici sono riportati nella
Tabella 3.8.
Tabella 3.8– Carichi del palo di fondazione da utilizzare per i calcoli geotecnici
Massimo sforzo di compressione -1451 kN
Massimo sforzo di trazione 357 kN
I carichi per il dimensionamento dello sforzo interno ai pali sono riportati nella Tabella 3.9.
A seconda della profondità, per il palo di fondazione devono considerarsi i moduli riportati
nella .Tabella 3.10.
33
4. VIA DI ACCESSO E PIAZZOLA PER LE TORRI IN CEMENTO DA 97 M (E -
82)
Per le suddette fasi di lavoro, è necessaria una gru con le caratteristiche di cui alla Tabella
4.1.
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Lo sbraccio forzato definisce la distanza minima del gancio della gru rispetto alla
piattaforma girevole della gru.
Esempio: in caso di sbraccio forzato di 34,00 m, la distanza della ralla dal centro della
fondazione è di almeno 34,00 m (v. 2.7.8).
Il braccio (traliccio) viene montato partendo dai singoli componenti su una lunghezza di
130,00 m con l'aiuto di una gru ausiliaria e poi innalzato. Per tale operazione la gru
ausiliaria andrà posizionata lateralmente rispetto al braccio della gru principale.
Per poter montare le singole parti del braccio, per la gru ausiliaria è necessaria una
strada asfaltata. Pertanto si utilizzerà la strada di accesso all’aerogeneratore esistente. Le
strade di accesso esistenti risultano idonee a tale scopo.
Strade, ponti e vie di accesso devono essere realizzati in modo da risultare transitabili da
parte di mezzi adibiti al trasporto di merci pesanti con un carico massimo per asse di 12 t
ed un peso totale massimo di 120 t.
35
Figura 4.1– Esempio per la costruzione di vie di accesso
36
La struttura sopra riportata è solo un esempio di fondo con una portata media. In presenza
di un sottofondo molle (terreno paludoso, ecc.) possono essere necessari uno sterro
maggiore nonché il ricorso a geogriglie e ghiaia.
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4.4. Portata delle vie di accesso
Nei terreni coerenti è raccomandabile l’uso di un geotessile o di una geogriglia per ottenere una
migliore distribuzione del carico sul sottofondo delle vie di accesso. Si incrementa così anche la
durata e la resistenza delle vie di accesso. Durante la fase di montaggio devono essere effettuate
prove di pressione delle piastre di carico per poter certificare la portata richiesta.
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4.6. Raggi di curvature
Incrocio. Negli incroci esistenti si deve scegliere la soluzione costruttiva raffigurata per gli
incroci. L’area punteggiata deve essere stabile; in caso contrario, occorre rinforzarla. Le
superfici ombreggiate devono essere libere da ostacoli, in quanto queste aree vengono
ricoperte dal carico dei trasporti (le pale del rotore vengono per esempio trasportate con
uno sbalzo di 7,00 m sulla parte posteriore del mezzo).
Curva. Nelle vie di accesso da costruire, all’interno delle curve occorre scegliere la
soluzione costruttiva raffigurata per le curve. Le aree ombreggiate devono essere libere da
ostacoli, poiché queste aree vengono ricoperte dal carico dei trasporti.
39
qui nell’area interna ed esterna della curve le superfici vengono ricoperte (vedi “Requisiti
minimi per incroci e curve”).
Figura 4.3– Fascia di ingombro dei mezzi in manovra in curve al variare dell’angolo
40
− Tenuta di strada dei veicoli in curva
Di seguito viene rappresentata, a titolo di esempio, la percorrenza in curva di un trasporto di pale.
41
4.7. Trasporto e logistica
42
Figura 4.5- Camion a ponte - sezione di torre prefabbricata in cemento
43
Figura 4.9- Semirimorchio a 8 assi – generatore
44
4.8. Piazzola per la gru
45
− Individuazione dell’area destinata alla gru
46
4.9. Protezione antifulmine
Gli aerogeneratori attraggono fortemente i fulmini. Per questo motivo sono dotate di
sistemi antifulmine tali da scaricare a terra l’energia trasmessa dalla scarica atmosferica,
senza danneggiare le opere elettriche e le turbine stesse. La protezione antifulmine e dalla
sovratensione atmosferica della turbina eolica sarà progettata conformemente alla IEC
61024 e alla DIN VDE 0185.
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4. OPERE ELETTRICHE
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4.2.2. Sottostazione AT/MT
La sottostazione ed è ubicata in c/da S. Anna nel territorio del comune di Isola C.R. .
L’allacciamento alla rete elettrica in alta tensione, avverrà’ così come stabilito nella Guida
Tecnica del GRTN in corrispondenza della nuova sottostazione.
L’area sulla quale posizionare l’impianto di connessione alla rete AT ed il
conseguente collegamento alla linea e’ stata individuata prendendo come riferimento
l’ubicazione del futuro parco eolico. La sottostazione e’ composta da:
49
idrico-sanitarie, utilizzando una cisterna interrata in acciaio inox, che sarà
rifornita periodicamente, secondo le necessità, da autobotte debitamente
autorizzata con acqua potabile; mentre per i reflui fognari si è optato per la
realizzazione di una vasca Imhoff, svuotata periodicamente da ditta
autorizzata.
5. GESTIONE DELL’IMPIANTO
5.1. Descrizione
• servizio di guardiania
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6. DISMISSIONE DELL’IMPIANTO
• demolizione della virola (base di appoggio della torre) fino alle corrispondenti
fondazioni;
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• sistemazione a verde dell’area secondo le caratteristiche autoctone.
Per ogni categoria di intervento verranno adoperati la tipologia dei mezzi adeguata
ed il loro numero, il numero degli addetti secondo le fasi cui si svolgeranno i lavori come
sopra indicati.
Particolare attenzione viene messa nell’indicare la necessità di smaltire i materiali
di risulta secondo la normativa esistente, utilizzando appositi formulari sia per i rifiuti solidi
che per gli eventuali liquidi.
Saranno prese tutte le precauzioni per evitare eventuali sversamenti. La durata
dell’intervento è prevista per 6 mesi circa. Tutti i lavori verranno eseguiti a regola d’arte,
rispettando tutti parametri tecnici di sicurezza dei lavoratori ai sensi della normativa
vigente.
Il Tecnico
Ing. Claudio Felicetti
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