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Il kài di Efesini 4:11


FILIPPO CHINNICI · DOMENICA 7 GENNAIO 2018 · TEMPO DI LETTURA: 9 MINUTI

PREAMBOLO

Avendo dedicato molti anni allo studio delle lingue bibliche, sia in istituzioni evangeliche che
non, sia in Italia che all’estero, pubblicherò periodicamente, compatibilmente agli impegni di
lavoro, spunti di esegesi sulle Scritture ebraiche dell’Antico Testamento e su quelle greche del
Nuovo Testamento. Il mio assoluto amore per la Parola di Dio m’impone di concentrarmi
sulla traduzione e sulle varie sfumature che si evincono dai testi originali ed evitare le
questioni interpretative (compito più di pastori e teologi). Non avendo vincoli
denominazionali sono libero di lasciarmi guidare esclusivamente dai testi originali, senza
escludere che, per quanto mi sforzi, non possa non risentire di eventuali condizionamenti
dovuti alla mia trascorsa esperienza nel movimento pentecostale che non rinnego ma con cui
non mi identifico più.
Se fossi stato più bravo con questi aggeggi elettronici, forse avrei aperto un blog da dedicare
esclusivamente all’analisi e alla traduzione dei testi sacri, ma purtroppo sono una schiappa,
ed è già tanto per me avere questa pagina.
Inizierò pubblicando un estratto del mio libro “Dov’è la Chiesa” (credo ancora in commercio)
che pubblicai agli inizi nel 2012, prima che questioni personali e familiari mi inducessero a
prendere la decisione di farmi da parte sebbene ufficialmente il ministero abbia continuato
ancora per qualche anno (ultimamente, dopo un periodo di "guarigione" interiore, Dio sta
mettendo di nuovo lo zelo per mettere al servizio degli altri i doni che Egli mi ha dato). A
questo si aggiunga la delusione dovuta al marciume che ho visto dentro le chiese e le
denominazioni evangeliche.
Mi piacerebbe interagire con rispetto civico e amore cristiano con tutti coloro che amano lo
studio delle lingue bibliche, anche per confrontarci, ma sempre con l'unico obiettivo di
onorare il Signore e fare emergere il vero messaggio delle Sacre Scritture con i suoi significati
espliciti e impliciti che purtroppo spesso si perdono nelle traduzioni. Condicio sine qua non,
è l'assoluta fede nella Bibbia quale unica e infallibile Parola di Dio, scevra da errori ed
ispirata in ogni sua singola parola, perché purtroppo ho notato recentemente la presenza qua
e là nelle denominazioni di massoni che con dolce e lusinghiero parlare stanno ingannando i
semplici (Ro 16:18) proprio su questo tema che è stato da sempre un caposaldo di tutti gli
evangelici a partire dalla Riforma.

Introduzione

Partiamo leggendo il brano nel testo greco. E per venire incontro a coloro che non hanno
particolare dimestichezza con questa meravigliosa lingua, pubblicherò il testo interlineare
greco-italiano edito dalle edizioni San Paolo a cura di Piergiorgio Beretta. Testo greco è
quello dell’edizione critica di Nestle-Aland (XXVII edizione) mentre la traduzione
interlineare è quella del sacerdote cattolico Alberto Bigarelli che purtroppo non è sempre
impeccabile.

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La posizione degli studiosi non è unanime sull’interpretazione di questo versetto, poiché per
alcuni qui si parla di cinque ministeri, mentre per altri i ministeri sarebbero quattro. Ad
esempio, Grudem scrive:

“Probabilmente una traduzione migliore del testo greco di questo versetto (Ef 4:11) è
“pastori-dottori” (un gruppo) e non “pastori e dottori” (due gruppi)” [1].

Anche John MacArthur dice la stessa cosa:

“Il termine pastore (poimēn) è usato insieme a dottore. La costruzione greca indica che i due
termini vanno insieme, e in italiano potremo tradurli mettendo in mezzo un trattino: pastori-
dottori” [2].

Ma le cose stanno veramente cosí? È proprio vero che la costruzione greca andrebbe tradotta
«pastore-dottore» con un trattino? Tutta la questione ruota attorno alla congiunzione «e».

È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri
come pastori e dottori (gr. poiménas kài didaskálous).

Coloro i quali, come Grudem e MacArthur, sostengono che qui si parli di quattro ministeri,
ritengono che «pastori» e «dottori» costituiscano un unico ministero poiché i due sostantivi
sono uniti dalla congiunzione «e» (gr. kài). Essi si basano su una regola della grammatica
greca antica che prende il nome di colui che l’ha scoperta e formulata: Granville Sharp.

La regola grammaticale di Granville Sharp

Quando il copulativo kài connette due sostantivi nello stesso caso (vale a dire nomi di
descrizione personale, oppure sostantivi o aggettivi o participi …), se l‘articolo ho, o uno dei
suoi casi, precede il primo nome, o participio, e non si ripete prima del secondo nome o
participio, il secondo ha sempre relazione con la stessa persona che è espressa o descritta dal
primo nome o participio: cioè denota un’ulteriore descrizione della persona menzionata
prima [3].

Ora, basarsi sulla regola formulata da Granville Sharp per unire i due ministeri di «pastore»
e «dottore» è errato poiché in realtà essa non è applicabile al testo di Efesini 4:11. Infatti uno
studioso, esperto di greco biblico, che ha approfondito la questione ha rilevato che questa
regola non è applicabile nei casi di: nomi propri, sostantivi plurali e costruzioni impersonali
[4]. Ecco, di seguito, alcuni esempi in cui la regola di Granville Sharp non si applica:

molti farisei e sadducei (Mt 3:7);


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degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi (Mt 16:21);

Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano (Mt 21:2);

un gran numero di nobildonne greche e di uomini (At 17:12).

È evidente come in ognuno di questi casi i due sostantivi plurali (tre in Mt 16:21) non si
riferiscano alle stesse persone sebbene siano congiunti da kài. Allo stesso modo in Efesini
4:11, poiché i sostantivi «pastori» e «dottori» sono al plurale, non possono riferirsi alle stesse
persone, per cui la regola grammaticale decade.

Inoltre, vorrei fare notare il brano di Matteo 21:12 in cui leggiamo che Gesú «scacciò tutti
quelli che vendevano e compravano nel tempio» (gr. toús pōloûntas kài agorázontas, lett.: «i
vendenti e compranti»). Ora, nessuno può ragionevolmente supporre che qui siano descritte
le medesime persone nell’atto di vendere e comprare contemporaneamente.

Marginalmente vorrei citare un altro esempio che troviamo nella versione greca dell’Antico
Testamento, la Septuaginta. In Proverbi 24:21 leggiamo: φοβοῦ τὸν θεόν, υἱέ, καὶ βασιλέα
(foboû tòn theón, huié, kài basiléa) ossia: «Figlio mio, temi il Signore e il re». Due persone
chiaramente distinte, «Dio» e il «re», sono congiunte in greco da kài, sebbene la costruzione
della frase non sia propriamente identica e parla di due persone pure se i sostantivi sono al
singolare.

Ritornando, dunque, al testo di Efesini 4:11, è vero che tra i due termini vi è, come dire, una
certa «vicinanza» sintattico-grammaticale, ma non fino al punto da fonderli o, addirittura,
confonderli. D’altra parte, sempre nella stessa epistola, troviamo una costruzione
grammaticale simile che getta ulteriore luce su quello che stiamo dicendo: “Siete stati
edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti” (gr. tôn apostólōn kài prophētôn)
(Ef 2:20).

Come si può facilmente notare, nel testo greco di Efesini 2:20 vi è una sfumatura che si perde
nella traduzione, e cioè che i sostantivi plurali «apostoli» e «profeti» sono, per cosí dire,
«avvicinati» dalla congiunzione kài senza che l’articolo al genitivo plurale tôn si ripeta prima
del secondo nome. Ovviamente, questo non significa che «apostoli» e «profeti» debbano
essere confusi, poiché è pacifico che essi costituiscono due gruppi distinti di due ministeri
separati tra loro, e fanno bene le Bibbie a tradurre «degli apostoli e dei profeti». La
costruzione grammaticale, però, ci dice che vi è, come dire, una «vicinanza» di natura
teologica e spirituale tra questi due ministeri, come abbiamo visto a pagina 152 (del volume
“Dov’è la Chiesa?”). Lo stesso vale quando in Efesini 4:11 quando leggiamo i sostantivi plurali
«pastori» e «dottori». Si tratta di due ministeri distinti e separati, sebbene molto vicini tra
loro.

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Il buon senso

D’altra parte, se i ministeri fossero quattro, allora dovremmo giocoforza concludere che tutti i
pastori siano dottori e tutti i dottori siano pastori, mentre il buonsenso e l’esperienza ci
dicono che le cose non sono affatto cosí, poiché è possibile essere degli ottimi insegnanti pur
non essendo affatto dei pastori e viceversa. Certo, come già detto, non credo che
sintatticamente sia possibile escludere un collegamento stretto tra questi due ministeri, ma è
del tutto fuorviante fonderli. Per quello che comprendo, «pastori» e «dottori» costituiscono
due ministeri distinti e separati, sebbene possano avere funzioni parzialmente coincidenti,
nel senso che, sebbene i pastori possano insegnare – poiché questo è uno dei requisiti
necessari per gli anziani, quindi anche dei pastori (1 Ti 3:2) —, essi non sono «dottori» o
meglio «maestri» nel senso pieno del termine, e quindi non sono affatto obbligati ad
affaticarsi nell’insegnamento e nella predicazione (1 Ti 5:17) [5].

Allo stesso modo, è errato concludere che tutti i «dottori» abbiano ricevuto la chiamata di
«pastori», poiché si tratta di due ministeri distinti e separati, come distinti e separati sono gli
apostoli e i profeti. Infatti, sappiamo per esperienza quanti ottimi insegnanti sono dei
pessimi pastori e viceversa. Questa interpretazione trova il conforto non solo della
grammatica greca e del buonsenso, ma anche del contesto biblico generale.

Il contesto biblico

Va ricordato che mentre il sostantivo «pastore», riferito al ministero, ricorre una volta sola in
tutta la Bibbia (proprio qui, in Ef 4:11), non è cosí per il «dottore».

Se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare (Ro 12:7).

Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in
terzo luogo dei dottori (1 Co 12:28).

Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori (At 13:1).

Si noti come il ministero del «dottore» emerga con evidenza tutta propria e non come
attribuzione. Nel brano di Romani 12:7 il dono d’insegnamento (lett.: «colui che insegna»)
[6] è chiaramente indicato come specifico rispetto agli altri, mentre in 1 Corinzi 12:28, fra i
doni che Dio ha posto nella chiesa, quello di «dottore» è collocato senza possibilità di
equivoco come «terzo» dopo quello di apostolo e di profeta.

In Atti 13 poi viene affermato in modo incontrovertibile che in Antiochia vi erano «profeti e
dottori», ossia due categorie chiaramente indicate come distinte tra loro, senza alcuna
menzione dei «pastori».

Quindi, alla luce di quanto detto, non possiamo che concludere che i ministeri di Efesini 4:11
sono cinque e non quattro, come peraltro sostengono la maggior parte degli studiosi [7],
inclusi molti pentecostali [8].

NOTE

1. Wayne Grudem, Systematic Theology, op. cit., pp. 918, 919 (mia la parentesi). Ed.
italiana Teologia Sistematica, ed. GBU, Chieti 2014, p. 1229.
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2. John MacArthur, Il piano di Cristo per la Chiesa, ed. Aurora Mission e Associazione
Verità Evangelica, Roma 2002, p. 247.

3. G. Sharp, Remarks on the Uses of the Definitive Article in the Greek Text of the New
Testament (4-5 rule 1), cit. in Daniel B. Wallace, «The Semantic Range of the Article-
Noun-kài-Noun Plural Construction in the New Testament», Grace Theological Journal
4:1 (1983), pp. 59-84.

4. D. B. Wallace, op.cit., Grace Theological Journal 4:1 (1983), pp.63-66; Daniel B.


Wallace, Greek Grammar, Beyond the Basics: An Exegetical Syntax of the New
Testament, Zondervan, Grand Rapids, Michigan 1992, pp. 270-277.

5. Vd. pp. 159, 160 del volume “Dov’è la Chiesa?”. D’altra parte, anche gli apostoli
insegnano pur non essendo maestri (cfr. At 2:42).

6. Participio del verbo didáskō, «colui che insegna», «l’insegnante».

7. Vd. John Calvin, The Epistles of Paul the Apostle to the Galatians, Ephesians,
Philippians and Colossians, tr. T.H.L. Parker, Grand Rapids, Eerdmans, 1965, p. 179;
Andrew T. Lincoln, Ephesians, Word Biblical Commentary, Dallas, 1990, p. 250; John
R.W. Stott, The Message of Ephesians, Bible Speaks Today, Downers Grove, IL,
InterVarsity Press 1979, pp. 159–60.

8. Matthew D. Green, Tommy Barnett, Gary B. McGee, in Matthew D. Green (a cura di),
Understanding the Fivefold Ministry, Charisma House, Lake Mary, Florida, 2005, pp.
127-129, 131-136, 167-174; G. Raymond Carlson, «The Ministry Gifts of Ephesians 4»,
Paraclete, “Assemblies of God”, Springfield, Missouri, vol. 17, nr. 2, 1983, pp. 7-9.

Fonte: Dov’è la Chiesa? Il regno di Dio fatto


carne, ed. Maranatha Media Production, Montreal
2012, pp. 167-171.

https://clcitaly.com/Products/ViewOne.aspx?
ProductId=11267

7 Commenti: 9 Condivisioni: 1

Angelo D'Agostino Ottima dissertazione, come sempre!


2a

Filippo Chinnici ha risposto · 6 risposte

Giuseppe Tramentozzi ottimo studio Dio ti benedica


1
2a

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Filippo Chinnici ha risposto · 1 risposta

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