Sei sulla pagina 1di 120

Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi

Lui e la Sua Dottrina,


Lui e i Suoi

Di Giuseppe Petrelli

«PPEERRCCIIÒÒ AANNCCOORRAA G
GEESSÙÙ,, AACCCCIIOOCCCCHHÉÉ SSAANNTTIIFFIICCAASSSSEE IILL PPOOPPOOLLOO PPEERR LLOO SSUUOO PPRROOPPRRIIOO
SSA
ANNG
GUUEE,, H
HAA SSOOFFFFEER
RTTO
O FFU
UOORRD DEELL CCA AMMPPOO,, PPO
OR RTTA ANNDDO O IILL SSUUOOV VIITTUUPPEER
RIIOO.. PPEERRCCIIOOCCCCHHÉÉ NNOOII
NNOON NA ABBB
BIIAAMMOOQQUUII UUN NAA CCIITTTTÀ
À SSTTAABBIILLEE,, A
ANNZZII RRIICCEER RCCHHIIAAMMOO LLAA FFUUTTUURRAA ».

DDEEDDIIC CA A
AA coloro i quali, dipendendo sempre suullllaa ggrraazziiaa ddiivviinnaa ppeerr rriim
c olo r o i q u a li , d ip e n d e n d o s e m p re s maanneerree
uummiillm
meennttee ee ccoorraaggggiioossaam meennttee ffeerrm
mii,, ssoonnoo ddeetteerrm miinnaattii ddii uusscciirree ffuuoorrii ddeell
ccaam
mppoo ppeerr uunniirrssii aall SSiiggnnoorree G
Geessùù CCrriissttoo,, ppoorrttaannddoo iill SSuuoo vviittuuppeerriioo,, qquueessttee
ppaaggiinnee

*
****
*

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 1


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Prologo
Al Golgota si incontrano le età

È una triste verità che molte persone si trovano in grande confusione,


specialmente negli ambienti religiosi. Pochi riescono a fuggire al tumulto di una
mente turbata, agitata, e a trovare la via d’uscita da un angoscioso labirinto di teorie
che si contraddicono l’una l’altra, pervenendo allo stato di riposo. In Galati 4:5
leggiamo:” Ma quando è venuto il compimento del tempo, Dio ha mandato il Suo
Figliuolo, fatto di donna, sottoposto alla Legge; affinché riscattasse [comprasse via]
coloro che erano sotto la Legge, acciocché noi ricevessimo [potessimo accettare]
l’adottazione ”.
Il Compimento del tempo.
Il tempo è composto da molti tempi. Qui il tempo si riferisce a pienezza, alla
congiunzione delle età, delle epoche. – Nella vita di ognuno vi è la è pienezza del
tempo, congiunzione di periodi o epoche. – Il nostro soggetto perciò è Cristo in
rapporto con le età, i tempi. Alla Sua nascita i tempi si incontrarono a Betlemme; alla
Sua morte si incontrarono al Calvario; e alla Sua risurrezione i tempi si incontrarono
prima della tomba e dopo.
Occorre la Grazia per comprendere il Calvario. Parecchie età, parecchi tempi,
parecchi mondi si incontrano in questo luogo: il tempo della Legge, dell’autorità
civile. L’Impero Romano; il tempo della filosofia, cioè il mondo Greco dell’astuzia e
dei sottili ragionamenti della mente (logia), che si era infiltrato persino nel
Giudaismo; il tempo del Giudaismo, rappresentato dalla casta sacerdotale – Scribi e
Farisei; e il mondo degli usurpatori, rappresentato dal re Erode, un Idumeo, che con
adulazioni ed inganni, aveva ottenuto dall’Impero Romano il potere in Palestina.
Contro questi vari mondi o tempi, che parevano possenti e invincibili, ve ne era
un altro – quello di Cristo, rappresentato da un Uomo dall’aspetto così debole e
insignificante, che era non solo inutile, ma anche assurdo di pensare o di
immaginare che il mondo di Lui potesse conquistare altri mondi.
Il rappresentante dell’Impero Romano al tempo della morte di Gesù, era un
uomo infelice, benché la sua carriera fosse intrisa di sangue versato, eppure la crisi
della sua vita venne quando, senza averlo premeditato né desiderato, egli incontrò
Gesù Cristo in quella fatidica mattina in cui egli, Pilato, fu chiamato a pronunciare il
verdetto contro il Figliuolo dell’Uomo - Figliuolo di Dio.
Leggendo attentamente il racconto che danno i quattro Evangeli, specialmente
quello di Matteo (cap. 27), possiamo a stento nascondere un sentimento che
potremmo chiamare simpatia, verso quest’uomo. Di solito giudichiamo gli eventi del
passato senza realizzare che trovandoci noi in simili circostanze, non avremmo agito

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 2


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
meglio dei protagonisti di allora, ma forse peggio, perché lo spirito di Pilato non è
morto. Meditiamo, perciò, senza portare giudizi sulle persone, perché chi giudica è
Dio soltanto.
Di fronte al caso insolito, il Governatore, replicando, disse ai Giudei: « Quale
dei due volete che io vi liberi? Ed essi dissero: Barabba ». Pilato aveva proposto
questa scelta sperando che il popolo si sarebbe vergognato di dare la preferenza ad
un omicida, e avrebbe pertanto deciso in favore di Gesù. Vana speranza. Il popolo
non comprende facilmente come l’odio religioso sia inesorabile.. I principali sacerdoti
e gli anziani, sapendo che Pilato non avrebbe ascoltato loro, ma bensì il popolo,
avevano incitato e persuaso le masse a domandare Barabba, e ciò perché fosse
sterminato Gesù. Ed essi risposero: « Barabba ».
Pilato rimase stupefatto. La prima sua sorpresa l’aveva avuta quella mattina
quando, per rispetto alle tradizioni dei Giudei, egli era andato incontro a loro: essi
desideravano mangiare la Pasqua, e non volevano contaminarsi entrando in un
palazzo dei gentili. Allora Pilato accondiscese a recarsi in luogo neutro, dove potesse
esaminare la causa in loro presenza. Appena Gesù gli fu presentato, il primo sguardo
ispirò al Governatore il timore di trovarsi in presenza di un uomo non comune e
tanto meno di un criminale: una sensazione singolare agitò il suo cuore indurito e la
sua mente indifferente.
Il processo cominciò con alcune domande fatte dal Governatore. Egli chiese
dapprima ai Giudei perché gli presentassero quell’uomo. Che delitto aveva
commesso Gesù? Ogni accusa deve essere esposta dall’accusatore, non dall’accusato
e tanto meno dal giudice. L’astuzia dei Giudei – della setta religiosa del Giudaismo –
traspare dalla loro risposta, che se Gesù non fosse malfattore, essi non Lo avrebbero
condotto da Pilato. Strana introduzione per un processo criminale. In questo
procedere è evidente il sofisma della mente Greca: a parte l’estetica e l’arte, la
mente di quel popolo era talmente falsata dalle sottigliezze filosofiche, che dai
ragionamenti risultavano conclusioni strane e contraddittorie. Pilato continuò ad
interrogare, e i Giudei, aizzati dai loro capi, continuarono a lanciare accuse su
accuse. Il Governatore non poteva fare a meno di notare il comportamento del
prigioniero, e si meravigliava del Suo silenzio. Tutti coloro che incontrano Gesù
sono nella meraviglia, perché Egli è meraviglioso, e sono trasportati dal
campo dei ragionamenti, delle speculazioni e delle abitudini umane, nel
campo della rivelazione della nullità umana di fronte alla Maestà divina di
Lui.
Pilato si meravigliò e fece il possibile per salvare Gesù. La sua situazione era
alquanto precaria, perché molti delitti avevano oscurato il suo passato, e temeva di
essere accusato presso Cesare. L’Impero Romano che non entrava in conflitti aperti
a meno che vi fosse costretto, desiderava la pace nelle colonie; esso era edotto dalle
difficoltà inerenti al governo della Palestina. Le caste religiose ne erano consapevoli,
perciò intimorirono Pilato nella certezza che avrebbe ceduto alle loro richieste, ne

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 3


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
risultò un duello fra il giudice e gli accusatori. L’accusato, Lui, rimaneva calmo e
sereno.
Guardando, ora questo prigioniero – Unico, come mai ve ne furono né ve ne
saranno mai – ora gli accusatori, le perplessità di Pilato si accrebbero, e rivolgendosi
di nuovo a Gesù, Gli chiese: « Non odi tu quante cose testimoniano contro di te ? ».
Forse che Pilato credeva Gesù sordo, per cui non sentiva le accuse lanciate contro di
lui? No, non è questo il significato della domanda: “Non odi tu?”. I giudici sono
persone accorte; possono facilmente misurare, intuire le situazioni. Un accusato può
dire molte cose, anche proclamare la sua innocenza, ma il suo contegno, i suoi gesti
sono sufficienti per rivelare quello che vi è nelle profondità del suo essere. In questa
causa, l’accusato era il solo ad essere calmo; nessuna agitazione, nessuna emozione
traspariva dal Suo Volto, nulla in quegli occhi profondi che guardavano aldilà della
scena della morte, al Padre Suo. Le false accuse non turbavano il Suo cuore, perché
la coscienza era in pace e il Suo intento di redenzione rimaneva incrollabile.
Quantunque Pilato non avesse probabilmente fatto tanta analisi, egli dovette
intuire di trovarsi in presenza di un prigioniero diverso da tutti gli altri. Nelle tragiche
esperienze della sua lunga carriera non aveva mai incontrato un uomo come
quest’Uomo. Per questo interrogò: « Non odi tu quante cose testimoniano contro di
te? ». Gesù non rispose. La sacra scrittura dice: “Egli non rispose nulla”. Non solo
Gesù non dette alcuna risposta verbale, ma il Suo Volto, i Suoi occhi rimasero
impassibili. Egli era nella calma del cielo.
Pilato si meravigliò grandemente, eppure cominciarono i compromessi col
popolo. Questo, sotto l’influenza dei principali sacerdoti e degli anziani e spinto da
essi chiese che Barabba fosse liberato e Gesù ucciso. Pilato, colpito da stupore e
perplessità per tale mandato, pronunciò le parole, grevi di significato eterno: « Che
farò dunque di Gesù detto Cristo? ». Più che una domanda diretta ai Giudei era
questo un triste soliloquio. Se fosse possibile conoscere i molti pensieri che
s’affollarono in quella mente sconvolta, e i sentimenti che cozzarono in quel cuore
turbato, sentiremmo Pilato dire a se stesso: “Ho visto molti condannati a morte. Ho
versato sangue umano come acqua. Innumerevoli sono i delitti da me commessi.
Una morte di più non m’importerebbe; eppure qualche cosa in me mi avverte che chi
mi sta innanzi è una persona come nessun’altra, unica al mondo. Quest’uomo mi è
stato messo nelle mani per invidia. Egli è innocente. È curioso, non posso
classificarlo in nessuna categoria di uomini. Cosa mai devo fare di Lui? Rilasciarlo?…
vengo a mettermi in una situazione di gravi conseguenze: persecuzione da parte dei
giudei e accusato presso Cesare; Condannarlo?… vado contro quel sentimento sito
profondo in me che non posso analizzare, ma che mi turba. Cosa devo fare di Lui?”
Pilato si trovava fra due alternative ugualmente mortali. Mentre si dibatteva
confuso e turbato, gli fu trasmesso un messaggio segreto di sua moglie che gli
diceva: « Non aver da fare nulla con quel Giusto, perciocché io ho sofferto oggi
molto per Lui, in un sogno ». Non sappiamo se questo messaggio avrebbe potuto da

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 4


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
solo prevalere nella mente di Pilato; ma insieme con il messaggio, gli stavano
davanti, da una parte, la figura dell’accusato, solenne nella Sua maestà, e dall’altra
l’odio accanito dei suoi accusatori. Il dilemma era terribile.
« Che farò dunque di Gesù, detto Cristo? ».
Vano era l’appello perché i nemici erano determinati; nulla poteva alterare il
loro piano. Come l’urlo della tempesta, tutti gridarono: « Sia Crocifisso ». Meraviglie
delle meraviglie. Pilato, più tardi, vedendo che non riusciva a dissuaderli dal loro
intento, prese dell’acqua e si lavò le mani dicendo: « Io sono innocente del sangue di
questo Giusto; pensateci voi ». Inebriata della potenza dei suoi capi, e come
ammaliata da un serpente, la folla, di pari consentimento, rispose, - Oh! La
complicità del male, specialmente nelle masse religiose! – rispose: « Sia il suo
sangue sopra noi e sopra i nostri figliuoli ». La storia conferma questo sinistro
verdetto. Abbiamo compassione di questo popolo infelice, perché non siamo migliori
di loro. La storia è sotto i nostri occhi, e non già la filosofia della storia! Da questo
triste incidente e dalle domande investigatrici di Pilato, veniamo ad alcune
conclusioni pertinenti ai nostri tempi, e che speriamo siano un prologo adatto al
nostro libro: Lui – il medesimo Uomo del quale Pilato fu meravigliato, il medesimo
Uomo che, quel giorno, si trovò di fronte a vari mondi, epoche: era la congiunzione
delle età, dei secoli, il pleroma tou chrounou – la pienezza dei tempi. Questi tempi,
queste età si incontrarono con un altro tempo, un’altra età. Le potenze che parevano
invincibili incontrarono quel giorno, un potere che appariva quasi insignificante, ma
che era come il minuscolo seme di senape destinato a diventare grande.
Chiunque studia la religione cristiana e comincia a considerare le varie
denominazioni e confessioni – non intendiamo analizzare, e tanto meno criticare o
giudicare alcuna di esse – non può negare che vi è un conflitto d’opinioni, dottrine e
conclusioni, tutte tratte dal medesimo libro, ed aventi tutte la pretesa di dipendere
dalla medesima Persona. Ma leggiamo noi il libro come va letto? Comprendiamo noi
questa Persona, come l’Onnipotente Iddio vorrebbe che la conoscessimo? A questo
cercheremo di dare una risposta sobria, che non potrà mai essere esauriente, ma
sarà solo un suggerimento.
I vari elementi che si incontrano – e s’incontrano tutt’ora – intorno a Gesù
erano – e sono – opposti l’uno all’altro, finché ogni cristiano, riconoscendo la babele
della confusione religiosa, giungerà ad una conclusione definitiva. Chi ha ragione?
Qual è la setta che ha ragione? Chi ha realmente compreso il piano di Dio? Perché
tanti errori sono sorti, pur essendo il punto di partenza uno solo? È rimasto puro il
cristianesimo nel lungo corso dei tempi e delle opinioni? Dobbiamo credere nelle
teorie teosofiche? Accettare le direttive della scienza cristiana, dobbiamo noi,
rilevando porzioni dalle epistole e dagli Evangeli, accettarne le risultanti l’una dopo
l’altra? Dove siamo?
Purtroppo – ohimè! – da qualunque parte ci voltiamo ci troviamo di fronte a
questo dilemma: o questa direttiva, o Gesù Cristo; o una setta, o il Figliuolo

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 5


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
dell’Uomo – Figliuolo di Dio. Dobbiamo scegliere tra il settarismo e Cristo, tra
opinioni e rivelazioni. Il giorno deve venire in cui dal molteplice dobbiamo giungere
all’Uno, dal complesso al Semplice. Il Signore per un tempo ci permette di inoltrarci
nel complesso, di ascoltare molte teorie, e persino di vedere nella storia della Chiesa
molti conflitti di opinioni e di deliberazioni. Ohimè! Noi pure siamo stati perplessi e ci
siamo domandato come Pilato: «Che faremo di Gesù chiamato Cristo, l’Unto? » Noi
pure abbiamo nemici e siamo faccia a faccia con dei conflitti, desiderando fare a
modo nostro ed avere rivincite. Dotati come siamo della facoltà di pensare,
immaginiamo di essere qualificati per interpretare le Scritture, senza realizzare che
così facendo, a poco a poco diventeremo e faremo una setta edificata sulla nostra
propria teologia.
E sorge da capo la domanda: « Che farò di Gesù, l’Unto, il Cristo?». La risposta
è: « O Lui o me… me?…». lettore non ti stupire, perché nelle tue opinioni e nel tuo
settarismo ci sei te. Molti cosiddetti cristiani adorano ancora se stessi non
Cristo. Usano quel Nome Benedetto come un manto. Ma nelle profondità del loro
essere vi è l’idolo Io. Allora, che fare? Ricordiamoci le parole della grande Guida, che
se alcuno vuole, se realmente è disposto a seguire Lui, deve rinunciare a se stesso .
La prima cosa da fare è rinunciare a noi. Alla nostra propria mente, alle nostre
preferenze, ai nostri timori, alla nostra scelta, per seguire le orme del Figliuolo
dell’Uomo – Figliuolo di Dio. A coloro che potrebbero pensare che non abbiamo
presentato alcuna conclusione, rispondiamo: Siamo noi nell’obbligo di offrire una
conclusione, di risolvere il problema? Ci è forse richiesto di comprendere ogni cosa,
di afferrare e di analizzare con la mente tutta la Verità? Non vi è qualche cosa che
ignoreremo sempre? Non dobbiamo noi attendere all’al di là, il regno della pienezza
della luce perché le cose siano chiarite? Dio dichiara forse sempre tutti i Suoi motivi?
Conosciamo e comprendiamo noi tutti i misteri di Dio? Conosciamo noi una cosa
qualsiasi come dovremmo?
Lettore, tu sai nel tuo cuore qual è la risposta. Mettiamo dunque fine
all’agitazione della mente irrequieta e aspettiamo che il Signore ci riveli ogni cosa
faccia a faccia. In questa vita vediamo e conosciamo solo in parte: la pienezza è
riservata per l’al di là. Calchiamo ciecamente le orme del Figliuolo dell’Uomo. E
invece d’investigare e tentare di stabilire teorie su testi isolati, cerchiamo di
comprendere che quei libri sacri furono scritti in occasioni e con uno scopo specifico.
Difatti il Nuovo Testamento fu scritto molto tempo dopo che la predicazione
apostolica era stata iniziata, e secondo che le circostanze richiedevano: per questo
motivo può non adattarsi esattamente a tutte le occasioni e necessità. Possiamo
ricavarne benedette istruzioni. Ma la guida piena, perfetta, dobbiamo attenderla
solamente dallo Spirito Santo. Non dobbiamo cominciare dal libro per arrivare a
Cristo, ma scendere da Cristo al Libro. La Rivelazione, l’intuizione divina, viene in
primo luogo; la dottrina viene dopo. Nell’originale, il vocabolo adoperato per « Parole
» rema si riferisce, in una porzione dell’Antico Testamento (settanta) a fatti. Nel

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 6


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Signore, parole e fatti sono equivalenti; Le parole sono realtà e non vaghe
espressioni che passano. Per cui, se desideriamo realtà in noi, dobbiamo cominciare
col guardare Gesù, mettendoci sotto la guida dello Spirito Santo, il quale Egli ha
mandato come Maestro nella Chiesa. Naturalmente, lo Spirito Santo adopera anche il
libro, ma solo come conferma.
In ogni cosa, anche se ascoltiamo maestri e leggiamo libri, dobbiamo
attendere l’ultima parola, la conferma, dalla bocca stessa di Gesù Cristo. Abbiamo un
solo Maestro, come abbiamo un solo Padre, pur avendo molti padri nella Chiesa e
molti maestri istruiti dal grande Maestro. Pensieri, opinioni, vanno e vengono, ma
dobbiamo portarli in cattività a Gesù Cristo, lasciandoli nelle Sue potenti Mani, onde
Egli ci dia quello di cui abbiamo bisogno, e accettando solo quanto ci andrà
ripetendo, volta per volta, nella quiete del riposo e della pace.
Questa è la soluzione. Non ne conosciamo nessun’altra. Affascinati oggi da un
valente maestro umano, possiamo domani rimanere incantati da un altro, anche se
questi ci fa giungere alla conclusione opposta. Mentre il circolo vizioso si ripete, noi
rimaniamo sempre nel dubbio, mai fondati. Ma benedetto il giorno in cui, non
aspettando nulla da noi medesimi, ed essendo passati da esperienze ed avendo
ascoltato molti e letto assai, per Grazia Sua saremo entrati nel riposo, lasciando tutti
i problemi nelle Sue potenti mani.
A questo punto una parola alla Chiesa e a tutti coloro che percorreranno fino
all’ultima, queste pagine, imperfette si, ma scritte con tutta sincerità. La risposta del
Giudaismo – parliamo del popolo e non della dispensazione dell’Antico Testamento,
dispensazione sacra che riveriamo e che ha compiuto il suo compito – alla domanda
del Governatore romano: « Che farò io? », fu: « Sia Crocifisso! ».
Noi comprendiamo poco la Croce di Gesù, perché siamo troppo lontani da
quell’epoca e dalle prime impressioni della predicazione apostolica. Per i Greci, i quali
non potevano figurarsi un uomo crocifisso come salvatore dell’umanità, la Croce era
pazzia; per i Giudei era uno scandalo. Quel tempo, essendo ormai cosi remoto, non
ci è facile apprezzare l’importanza della Croce, a meno che possiamo rappresentarci
un Uomo Crocifisso, appeso fra cielo e terra: il cielo non Lo aveva ancora accolto, la
terra Lo aveva espulso, rigettato. Egli era appeso come un maledetto, fra l’alto e il
basso.
Questo è pure lo stato della Chiesa, dei veri seguaci di Gesù, la cui fede, pur
guardando essi a Dio, passa sovente da notti fonde, senza rivelazioni, senza
benedizioni visibili, perché il piano di Dio è che dipendiamo interamente dalla Sua
fedeltà, sapendo noi chi Egli è. Dio non può mentire, perciò penserà Lui a farci
giungere all’altra sponda. Se non abbiamo la vittoria – e nessuno ha la piena vittoria
– Egli ci trasporterà nel Regno della Luce. Abbiamo dunque pazienza, apprezziamo la
fede, perché senza la fede è impossibile piacere a Dio. Frattanto, noi pure siamo
individui crocifissi. Dicendo noi, non vogliamo indicare coloro che sono e vogliono
rimanere settari, ma coloro che sono crocifissi – non crocifissori – calunniati – non

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 7


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
calunniatori – che soffrono – eppure non infliggono sofferenze ad altri. Costoro sono
la vera Chiesa di Cristo: vivono una vita crocifissa.
Come lo Sposo fu crocifisso, cosi la Chiesa deve essere crocifissa. Non sarà
necessariamente una crocifissione fisica, ma sarà la crocifissione del cuore e della
mente. Ricordiamoci le parole del Cantico dei Cantici: che dobbiamo portare lo Sposo
come un sigillo nel nostro cuore, amandoLo di un amore eterno, invincibile; e come
un sigillo nelle nostre braccia, perché tutto il nostro lavoro deve provenire da Lui,
essere compiuto a mezzo di Lui e per Lui.
Gesù fu crocifisso in un luogo desolato chiamato Golgota – teschio – Calvario:
nessun albero, nessuna vegetazione, nulla di attraente, nessuno sguardo, nessuna
voce, nessun volto; nulla, salvo la squallida e tetra sommità di un colle sul quale il
Sangue dell’Innocente stillò goccia a goccia. Noi pure dobbiamo diventare un
Calvario, spoglio di qualsiasi pretesa, e che riceve vita per quanto il Suo sangue, che
cade goccia a goccia, trasmetterà.
Come Gesù, il Cristo, trovandosi di fronte a vari mondi, senza risentire né
spavento né emozione alcuna, rimase sereno, calmo, dipendendo del continuo dal
Padre Suo, ed accettò la crocifissione – termine della Sua carriera – così pure la
Chiesa deve rimanere imperturbata, serena di fronte alla babele dei conflitti religiosi,
scevra di spirito e di vendetta, non giudicando mai, né cercando di ragionare o
persuadere alcuno con sforzi propri. Pilato, l’uomo dal quale c’era meno
d’aspettarselo, fu turbato, quel giorno, in Gerusalemme. Uomo crudele com’era,
macchiato di molti delitti, egli fu commosso dal Volto di Gesù. Qualcuno può essere
convinto dalla nostra condotta, perché come non viviamo a noi stessi, non moriamo
a noi stessi. Siamo in un mondo di relazioni dove ogni cosa tocca ogni cosa e
ognuno.
I mondi s’incontrano alla nascita di Gesù: Egli rimane impareggiabile, Unico. I
mondi s’incontrano nell’aula del tribunale, al Calvario, alla Sua morte: Egli rimane
impareggiabilmente Unico. Dei mondi s’incontrano intorno al cristiano; egli pure deve
rimanere impareggiabile. Al sepolcro di Gesù s’incontrano giureconsulti onorati,
magistrati, insieme alla peccatrice penitente, la madre di Gesù e coloro che più Gli
erano affezionati. Alla Sua resurrezione grandi cose avvennero. Eppure l’odio dei
nemici non si placò mai: nemmeno la resurrezione non li commosse. Ohimè! Nessun
segno evidente è efficace dove l’odio domina – e l’odio religioso è il peggiore di tutti.
Dei mondi s’incontrano a Gerusalemme durante la predicazione apostolica. Epoche,
mondi, s’incontrarono quando il Sinedrio cercò di ridurre al silenzio Pietro e Giovanni.
Mondi hanno sempre affrontato e affrontano Gesù.
In ultima analisi, e concludendo, notiamo che vi sono due forze che dominano
l’universo: il bene – DIO; il male – SATANA. Il male non può essere eterno: alla fine
il bene, lo spirito del bene trionferà. Al principio i mondi sembravano – e sembrano
tutt’ora – invincibili, onnipotenti; ad affrontarli vi fu - e vi è – l’Unica Persona di
Gesù. Egli apparve a Gerusalemme senza difesa, senza potenza, e fu crocifisso in

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 8


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
debolezza; ma Egli resuscitò potente. Gesù parve, ma non fu mai, - e nemmeno lo è
ora – debole. Difatti, non vi è debolezza nel soffrire; anzi, l’unica forza è nella
sofferenza. L’espressione più elevata della Saggezza e della Potenza di Dio sta nella
crocifissione – la Croce essendo il culmine della potenza e della saggezza. Quello che
sembrava insignificante, senza forza, doveva essere la sola cosa che ha un
significato, che ha potenza; ogni altra cosa è transitoria. Solo uno è la Verità; benché
le affermazioni di eventi nel Libro furono – e sono – vere, nel linguaggio biblico,
verità è quello che rimane, che ha sostanza, che è eterno.
Seduto su un colle che dominava Gerusalemme col suo tempio grande ed
imponente ricostruito da Erode, e la cui magnificenza sfida qualsiasi descrizione –
orgoglio dei Giudei – un Uomo, senza fama, senza molti seguaci, circondato da pochi
e insignificanti discepoli oriundi di una provincia disprezzata, la Galilea dei Gentili,
non rispettata dai Gentili perché appartenente alla Palestina, e tenuta in poco conto
dai Giudei, dato che confinava col paese dei Gentili – quest’Uomo, che nella Sua
umiliazione appariva povero, pronunciò le parole che sono il tema vitale, il filo rosso
che ci guida nel labirinto della vita, e che ci affranca dalle varie opinioni degli umani,
anche nel campo religioso – Gesù disse: « Il cielo e la terra passeranno, ma le mie
parole non passeranno ».
Lettore, che tutto scompaia nella tua vita: non aderire a nulla, a nessun credo,
a nessuna opinione, a nessuna definizione e a nessuna classe di gente, perché
presto o tardi tutto scomparirà. La nostra meta deve essere una Persona, un Volto,
un Messaggio. Lascia che Cristo abbia l'ultima parola in te in ogni cosa, perché il
cielo e la terra passeranno, ma Gesù e le Sue parole sono eterne. Che tutto nella tua
vita svanisca, perché Gesù soltanto possa rimanere.
Il soggetto è cosi sublime che preghiamo il lettore di pazientare se, a questo
punto, aggiungiamo qualche cosa che ci è passato più volte nella mente e nel cuore.
Tutti abbiamo periodi di dubbi e perplessità. Noi pure siamo familiari col mondo
scientifico e sappiamo che l’universo è immenso. Sappiamo pure che taluni dubitano
dell’esistenza di una Persona di nome Gesù Cristo. Che follia! Mentre nella nostra
corrispondenza giornaliera scriviamo una data, che dovette necessariamente
cominciare a un certo punto di un certo luogo – molte volte dubitiamo dell’origine e
della causa di questa data. Pur vedendo il risultato del cristianesimo che ha
permeato come un lievito tutto e tutti nel mondo quantunque certuni possano non
aver nemmeno udito il nome di Cristo – ci accade talvolta di dubitare ancora.
Azzardiamo un’ipotesi. Supponiamo che Cristo non esista e che l’Evangelo sia
l’invenzione di alcuni illusi, o anche che sia un prodotto letterario di un’epoca di
mentalità e civilizzazione diverse dalle nostre. Ohimè! La illogicità della gente
cosiddetta logica e più illogica di quello che possiamo immaginare di più strano. Ma
andiamo avanti nella nostra ipotesi: nessun Cristo, nessun Gesù; solo caos; Dio così
distante e misterioso che nessuno può dirne nulla non avendo Colui che ne può dare
la rivelazione. Supponiamo che tutto sia distrutto. E allora?… Ignoriamo quale possa

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 9


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
essere la risposta del lettore. Ecco la nostra.
Non manteniamo tale supposizione perché noi sappiamo in chi abbiamo
creduto. Vi è una realtà in noi, grazie al potente Spirito Santo: Ma supponendo
qualsiasi supposizione, cosi rispondiamo: Tommaso – in quel giorno ricco di eventi,
in cui Gesù deliberò di tornare in Giudea per resuscitare Lazzaro, per cui i discepoli
temettero che questa volta Egli sarebbe stato lapidato dai Giudei – Tommaso,
parlando per tutti, pronunciò le parole che furono come un incoraggiamento per gli
altri, nonché un’affermazione di ciò che aveva nel cuore. Il suo pensiero era: « È
inutile tentare di dissuadere il Maestro, perché vuole andare in Giudea. Inutile anche
farsi illusioni che lo lasceranno in vita, perché hanno deliberato di ucciderLo. Ma cosa
faremmo se Egli si reca a Gerusalemme solo e muore? Che sarà di noi se ci viene a
mancare? Dobbiamo decidere! Andare, Egli andrà: e noi non vogliamo restare senza
di Lui ».
« Andiamo anche noi acciocché moriamo con Lui ».
Quello che avvenne è noto. Lazzaro fu resuscitato. Gesù non venne ucciso
quella volta, ma trattenuto per la crocifissione.
Se un tale Cristo non fosse mai esistito, se la narrazione che ne abbiamo fosse
l’invenzione di illusionisti e di menti falsate, che cosa rimarrebbe a noi, che ci siamo
cibati dell’Evangelo, che da tanti anni siamo alla scuola dello Spirito Santo, e che
abbiamo, per questo potente Gesù un amore che si va sempre più intensificando,
avendo riconosciuto la vanità di ogni cosa intorno a noi e avendo perduto ogni
fiducia in noi stessi e nell’umanità – all’infuori della Grazia? Che sarebbe di noi se
questo potente Signore non fosse mai esistito, se l’Evangelo fosse una fantasia che
cosa ci resterebbe? Dove andremmo? In chi ci confideremmo? Senza Gesù tutto
sarebbe un caos, e come Tommaso diremmo: Se questo non è altro che illusione,
non rimane nulla: meglio è allora scomparire con Lui! Non desideriamo restare in
questo mondo, perché non speriamo nulla, in nessuno!
Ma – grazie a Dio vi è un glorioso Ma – Gesù, l’unica REALTA’ dell’universo,
che ci conduce nel regno della piena realtà, è VIVENTE! E perché Egli vive, noi pure
viviamo. Benché in un mondo di confusione, guardando all’al di là, al giorno in cui,
traslati nel regno della Luce, vedremo ogni cosa chiara, rimanendo per sempre
strettamente uniti al Figliuolo dell’Uomo - Figliuolo di Dio.
Benedetto sia il Suo Nome ora e in eterno. Amen

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 10


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Parte I

Cristo – Gesù - Signore

CAPO I
(Filippesi 3: 8)

Niuno si aspetti un trattato esauriente sul Personaggio dai tre titoli, titoli che
sono un Nome solo - quel Nome. Non ne siamo capaci, né pretendiamo ci siano dei
ragionamenti sufficienti intorno a sì elevato tema. Il terreno é sacro, perciò
dobbiamo trarre la scarpe dai piedi, per essere calzati da Lui.
Due ricordi si affacciano alla mente. Uno, e l'abbiamo accennato nella seconda
parte dal libro « Il Redentore », in quella sezione che ha per titolo « Redenzione
dalla mente ». Ripetiamo: Un uomo dotto e di carattere illibato soleva dire a me,
giovanetto, che se egli avesse ragionato nel campo della religione, sarebbe passato
dal dubbio all’incredulità. È vero che i misteri del Cielo sono al disopra della ragione,
ma non contro la ragione. Ma ci si deve intendere che cosa comprendiamo per «
ragione », giacchè la stessa parola ha più significati, secondo a che si applica.
Per ragionare, nel campo dallo spirito, mi azzardo intendere che è un
fermarci alla Persona di Cristo, accettando Lui quale nostra mente e
sapienza anzitutto, e cessare dall'argomentare.
Romani 10: 4 deve essere meditato, e lo faremo nei limiti del possibile,
mentre, confidando nella Grazia, andremo avanti in questo lavoro.
L'altro avviso: Fu da uno, profondo nella Scrittura, uomo di meditazione e di
preghiera, e di molte lacrime. Egli soleva ripetere l'ammonimento di San Paolo, che
bisogna serbare - custodire gelosamente - la forma delle sane parole. Egli evitava
ardue discussioni, e rispondeva breve e semplice, ripetendo alcune espressioni
scritturali, senza spiegarle.
Strano, dirà qualcuno, se non riflette al perché di quel contegno su parole che,
a volerle distillare, ci si immerge in una valanga di discussioni le quali hanno
generato sette e discordie.
Senza esaminare troppo o poco le parole di quel santo - egli é trapassato da
molti anni - suggeriamo che vi è nella semplice parola della Scrittura, quando ce la
legge e ce la fa udire lo Spirito Santo, una forza di penetrazione che dà luce allo
spirito - alla parte intima di noi - benché il più delle volte la mente, dico la mente
umana, rimane vuota. Ho detto « mente umana », non per approvare l'ignoranza, e
il non investigare, e il non procurare di conoscere e crescere conoscendo (Osea 6;
Giovanni 17: 3), ma per insistere che vi é un'altra mente, la quale, formata -

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 11


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
secondo il Cielo, ragionerà coi metodi del Cielo. Ed a questi due ricordi mi permetto
aggiungerne un altro - recente - di un onesto e colto giovane, uomo di pietà e
squisita gentilezza, uno dei pochi eletti che io conosca, e il quale ha procurato,
attraverso sacrifici, di formarsi una cultura teologica per meglio servire il Signore,
così ha pensato lui - e che alla fine, dopo aver conseguito titoli universitari, senza
che io gli rivolgessi domande, confessò che aveva udito, letto tante teorie e dottrine
contradditorie. Non disse, ma l'onesto giovane fece intendere che era perplesso, se
non confuso. E con umiltà e modestia egli ascoltò con rispetto le parole di uno che
gli disse: « Tutto ciò ti sarà in bene, se le tue mani si addestreranno a guidare il
cavallo su cui cavalchi, se, cioè, tu controllerai e non sarai controllato da libri, teorie,
dottrine ecc.. ecc.. Bene.
Lo spirito di lui é elevato e comprensivo. La mente, benché colta, é al presente
come in un labirinto. Ma vincerà lo spirito, e il giovane da bene aiuterà altri a mezzo
delle sue esperienze.

CAPO II
Procuriamo, confidando in Colui che guida in ogni verità, scrivere qualche cosa
su Romani 10: 4. E premettiamo ciò che dovrebbe essere chiaro, cioè che lo Spirito
Santo non si sottomette ai nostri capricci, curiosità, o ambizioni mentali. L'ufficio Suo
é d'innalzare CRISTO - GESÙ - SIGNORE, ed anche in ciò Egli ammaestra, guida,
ispira secondo la misura a lui stesso nota per ciascuno e per ogni tempo. Guida in
ogni verità, secondo che ne sorge la necessità - semplice ed onesta - necessità.
Un altro ricordo. Eravamo un piccolo numero di cristiani « Maturi » (ci
credevamo maturi), e ciascuno aveva qualche verso biblico e qualche osservazione.
Era come una palestra mentale teologica, e passavamo, svelti e sicuri, da versi a
versi - ma cominciavamo a sentire una stanchezza - quando uno di noi udì il monito
severo: « Basta! ». Eravamo un mucchio di presuntuosi, intenti a maneggiare, oltre
misura, e forse senza misura alcuna, i tesori del Cielo. I gioielli sono serbati con
gelosia, e usati quando e come dovuto.
Al nostro soggetto. Esso é Romani 10: 4.
Procuriamo leggerlo il meglio che ci sarà concesso: « Perciocché il fine della
legge é Cristo in giustizia ad ogni credente ».
Desiderando raccogliere, le sfumature del testo leggiamo, seguendo anche
l'ordine delle parole: « Un termine, perciocché della legge il Cristo - per [verso] in
ognuno che crede [più chiaro, che é - é divenuto credente, cioè stabilito
nella fede].
La parola tradotta « fine » - « termine » é anche usata per la facoltà visiva,
tele-patia - telescopio, - sentire - vedere a distanza. La parola tradotta « legge » dà
anche l'idea di mente, di sforzi umani, di attività. Oh, vi é un vocabolario dello Spirito

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 12


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Santo.
L'assieme del verso - ricco - come é ricca e vasta la Parola di Dio, la quale si
stende, nella misura sempre allargantesi di chi la desidera, apprezza e riceve, é:
(Parafrasiamo) Lo scopo, l'uso, il limite finale della legge, di ogni sforzo umano é di
spingerci, dopo che ci siamo esauriti, a buttarci ai piedi di Cristo. Dopo il grande «
Basta » e definitivo rinunziare ad ogni ideale basato su noi stessi, siamo presentati a
Cristo - ed é Lui che ci avvia verso la Giustizia - e ciò che questa santa parola
racchiude e ispira. Lui, nostra Giustizia che ci rivela la Giustizia del Regno (Matteo 6:
33) - e ci fa divenire giusti; prima considerati giusti per fede - e poi praticamente
giusti in ogni linea.
Ciò é dato solo al CREDENTE, a colui che ha davvero creduto, tanto che ha
acquistato, per grazia, quello stato di semplicità e ricettività, per cui é sempre ben
disposto a credere, e vorremmo aggiungere (benché non é nel testo) ad ubbidire.
Credere, davvero Credere...
Lo sappiamo; il linguaggio nostro é insufficiente; ma esso parte da un cuore
innamorato di Gesù Cristo Signore. Lo Spirito Santo lo spiegherà, allargandolo, ai
lettori semplici e benevoli. A tale credente - deciso credente - lo Spirito Santo che,
senza che lui, il credente, se ne sia accorto, lo ha guidato e guardato, protetto dagli
agitati sforzi di ogni genere e programmi legalistici di santità, presenta finalmente
Cristo (Unto - non dimenticare lo Spirito Santo), affinché il credente si fermi dal suo,
e si lasci portare dal Signore verso le alture della Giustizia di Dio.

CAPO III
(Fil. 3: 8; Rom. 10: 4)

Teologia. La parola é santa. - Logia - discorso, ragionamento intorno a Dio. Ma


come scuola, quando nacque essa?
Vi furono dissertazioni sottili nel gran messaggio di Pietro nel dì della
Pentecoste, o nell'unico discorso di Stefano, o - anche nei discorsi di Gesù, come se
Lui - Gesù Cristo - si sia mai preoccupato di filosofare sul Padre?
Affermazioni semplici, ma potenti furono le loro, le quali, partite dallo Spirito
Santo, dovevano trovare « Assenso » nei cuori. La teologia come scuola - venne
dopo.
Necessaria? Non azzardiamo una risposta, per non destare un vespaio, perché
gli argomenti sul che sia stata necessaria, sono molti ed affascinanti. Né
pretendiamo, e nemmeno ne siamo capaci, seguire il corso della seconda parte del
primo secolo ai giorni nostri. Sette e dottrine, spesso contraddicentisi, spuntarono e
si estesero, e ciò, ohimè, per il volere troppo e tutto spiegare. Ci sono stati e ci sono

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 13


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
quelli che dissero e dicono: « Gesù solo », e altri che: « Gesù é creatura », benché la
prima creata; ci furono e ci sono quelli che ritennero solo apparenti le sofferenze di
Gesù; e che più, e che più?
Quando il fervore e lo slancio primitivo si affievolì, al posto del
messaggio semplice e potente, subentrò il raziocinio teologico, eloquente,
brillante, ma di luce fredda, laddove il messaggio primitivo ardeva e faceva
ardere.
Ma non dobbiamo perderci di animo, come se il piano di Dio fosse fallito. Gli
uomini – molti – hanno fallito – ma non Iddio. La grande sorpresa nel Cielo, a coloro
che ci andranno, sarà di vedere tanti e tanti che non furono mai nelle Chiese o
Scuole Bibliche o altro, o se furono nelle Chiese, vi stettero come stranieri o
sprezzati. Il Signore preserva i semplici; di tali é il Regno, perché essi sono poveri in
ispirito (Salmo 16: 6; Matteo 5).
Ma Egli non ci ha lasciati senza il Suo piano teologico. Leggiamo in Matteo 11:
27: « Ogni cosa mi é stata data in mano dal Padre mio, e niuno conosce il Figliuolo,
se non il padre; parimenti, niuno conosce il Padre se non il Figliuolo, e colui, a cui il
Figliuolo avrà voluto rivelarlo».
Pesarle tali affermazioni, perché nessuno ha saputo o potuto dire tanto e con
tale precisione in si poche parole. Leggiamole nell'ordine espressivo del testo: «
Tutte le cose [non alcune] a Me [a nessun altro] sono state date [consegnate,
affidate] dal Padre mio [di ME PADRE]; e niuno APPIENO conosce [può
realmente conoscere] il Figliuolo tranne che il Padre, né può conoscere [il vero
conoscere appieno] il Padre, se [tranne] non il Figliuolo, e colui al quale abbia
voluto il Figliuolo rivelarlo » (la parola é la stessa « Apocalisse » - piena rivelazione
dall'Alto – Manifestazione). Dopo tale fondamento vi é il grande invito ai perplessi,
sofferenti, aggravati: « Venite a me ».
Dunque, tutto é sempre a base di rivelazione a coloro che si tengono - come
bambini, sempre ammaestrabili. A tali, é promessa la conoscenza, la quale viene ed
è mantenuta, accresciuta, sempre per Grazia, ed é in prima, conoscenza in ispirito, la
quale, sempre sotto l'assoluto controllo della Grazia, invade anche la mente.
È penoso, l'osservare che tanti e tanti, dopo avere cominciato, per Grazia, nella
rivelazione che carne e sangue non danno mai, cioé, né visibile, né forza d'uomo non
danno - poi, come se non fossero più bisognosi di continua grazia e luce dal Cielo, si
stendono in un campo di investigazioni ed argomenti - usando mezzi strettamente
umani, a fini celesti Mente di uomo per scoprire Iddio!

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 14


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Capo IV
LE CAUSE DELLA CONFUSIONE

Varie, ma ne accenniamo due, da cui rampollarono e rampollano le altre


rovine: Superbia ed Avarizia.
La Superbia - causa del peccato - istillata dal gran ribelle che disse: « Io »,
penetra e insidia molti cuori, e procura avvelenare anche i più santi. Non s'affaccia
arditamente con un « Io » di Lucifero, ma con metodi che paiono innocenti o non
dannosi. –– Piccole superbie, come accennate nel Salmo 19, le quali menano alla
Vanità e finale Superbia. Qualcuno ha descritto la Vanità come una lente che tenta
ingrandire anche gli oggetti più piccoli.
Avarizia, quell'attaccamento non in Dio ai beni di questa terra, come invidiando
che altri li prendano o che noi avremmo mancamento. Non occorre dire molto, ché «
superbia ed avarizia » apparirono fin dalla Chiesa primitiva, e possiamo leggere di
parzialità nell'uso dei beni fra popolo e popolo (Fatti 6), dopo che siamo informati
della vanità ed avarizia di Anania e Saffira. Le discordie mentali furono precedute
dalle rovine nell'animo. Superbia ed avarizia apparvero prima; false dottrine e
discordie, dopo. Il primo lamento nei capitoli II e III dell'Apocalisse è circa la perdita
della primiera Carità, e questa si era affievolita, perché le prime opere di
abnegazione e generosità erano venute meno. Si ponderi la lettera Apocalittica alla
chiesa di Efeso.
Fra le superbie, vi é quella dell'ecclesiasticismo, di signoreggiare l'eredità del
Signore. Perciò fu ed é necessario badare ai numeri - al proselitismo; ma per avere e
serbare numeri é necessario compromettere. Niuno, infatti, può accontentare molti
senza transigere in qualche cosa, o usare una certa abilità umana.
Due metodi sorsero: il raziocinare, ed una certa diplomazia o politica.
Non si accusi niun gruppo in particolare.
Ohimè! ohimè! Uomini di fede e luce hanno vacillato, da quando molto lavoro é
cresciuto sotto il loro ministerio. Cominciarono bene, ma poi, a serbare un gran
nome procurato loro dalle benedizioni, hanno fatto di tutto per tenere insieme masse
di popolo, dimenticando che tutte le grandi masse vengono vagliate e si riducono a
pochi, e che anche i pochi vengono messi al cimento.
Nessun libro si offre a tanti ragionari quanto la Bibbia, perché é da
essa che tutti i Movimenti hanno tratto argomenti... Ogni settario dà im-
portanza a ciò che serve al caso suo, ignorando il resto, e, a causa della sua
ostinatezza, non può armonizzare le Scritture, cioè unire all'« È scritto » l'altro « È
scritto ». La spada deve essere maneggiata da Uno Solo, e questo Uno vuole
lavorare Lui, usando noi, e non che noi dobbiamo presumere - NOI - di usare Lui!
Ma ogni raziocinio invita indirettamente – il raziocinio opposto.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 15


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Perciò, una esagerazione ha fatto eco ad altra esagerazione. Nel quadro
babilonese, un uccello immondo ne ha chiamato un altro.
Troppo spiegare la Deità di Gesù - ha generato il « Gesù solo », oscurando
l'umanità e l'umiliazione di Lui. Troppo insistere sulla Creatura, ha oscurato la Deità
in Lui. Troppo insistere sulla Potenza, a spese del fatto che Lui - Figliuolo si era
volontariamente umiliato, e muoveva passo passo per grazia - é arrivato a negarGli
un corpo reale, e le sofferenze atroci e le tentazioni, ecc..
Possiamo noi, può alcuno ragionare interamente fino all'estremo su uno solo
dei punti accennati, e ragionarvi senza che dia l'adito ad un ragionamento opposto?
Ma la superbia vuole vincere. I superbi ed ostinati sono in ogni campo, e tutti colla
Scrittura alla mano. Quindi, le sette; quindi le persecuzioni: quindi le più funeste, fra
scandali, guerre: le guerre religiose.
Gli eletti, i veri, soffrono, e non litigano.

CAPO V
L'ORDINE NEI TRE NOMI

(Fil. 3: 8 ; Rom. 10: 4)

Non per trascurare altro ordine nei tre nomi, o per escludere altri titoli, ma ad
insistere sulla relazione fra causa ed effetto, fra lo Spirito Santo e la conoscenza di
lettera, noi seguiamo - per quanto opportuno - il metodo di San Paolo: « CRISTO -
GESÙ - SIGNORE » Meditazioni utili sono anche sul dire: « Gesù Cristo il Signore; il
Signore Gesù Cristo », e altro. Al soggetto CRISTO.
Esso non é nome, ma titolo, benché parlando di Lui, « Nome » è comprensivo
dall'assieme della Persona - Personalità. Tenero e profondo é il significato e la
ispirazione nel dire, se ce lo fa dire, lo Spirito Santo, « Nome ».
Una delle pagine più tenere al cuore e vaste all'orizzonte dello spirito é nel
capo 4 di San Giovanni. « La donna di Samaria », quella donna, che possiamo
chiamare derelitta, sprezzata di un popolo sprezzato, ed alla quale, ufficialmente,
erano negati i vanti e i privilegi di Gerusalemme, enunciò una delle più grandi verità,
quando disse: « Io so che il Messia, il quale è chiamato Cristo, ha da venire; quando
esso sarà venuto, ci annunzierà ogni cosa » (4: 25). Ripetiamo alcune parole del
santo colloquio: « Acqua viva », « Né questo monte né Gerusalemme », « Iddio
Spirito e verità, è adorato in ispirito e verità », « E il Padre - Dio è anche Padre é in
cerca di veri adoratori ». Un complesso di affermazioni inafferrabili alla mente
umana, se lasciata a se stessa, ma che avevano impressionato quella donna. Chi può
risolverle e dire una parola autorevole e definitiva?

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 16


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
La Samaritana aveva udito, perché l'aspettativa di un Qualcuno era generale,
che un Personaggio verrebbe, il Messia - che significa Cristo - e che Lui solo, dopo
venuto, annunzierebbe ogni cosa.
Di altri titoli o nomi la Samaritana non fa cenno, perché forse non li aveva
uditi. Non disse: « Re - Figliuolo di Davide » ma, al Cristo - all'Unto - ella rimise i
problemi e tutti gli annunzi; la parola « annunziare » include - senza che lei forse vi
pensasse - molto più che una semplice informazione, perché sottintende un
proclamare con autorità, luminoso e chiaro. Egli annunzierà - proclamerà, dichiarerà,
e ciò quando Lui sarà venuto - un passato veramente avvenuto, che precederebbe
l'annunziare. Che venga Lui, del venire che é veramente arrivo e ricevimento - ed
Egli dirà tutto.
Altro non aggiunse, ma parlò con accento che rivelava la coscienza di un
bisogno sentito. Non occorreva dire altro. Su ciò la grande risposta: Gesù le disse: «
Io, che ti parlo, son desso » (v. 26).
Parola e luce inondarono il cuore e la mente dell’interlocutrice. Fu rapido,
immediato l'effetto, seguito dal messaggio che lei diede ad altri: « La donna
adunque. lasciata la sua secchia, se ne andò alla città, e disse alla gente: Venite,
vedete un uomo che mi ha detto tutto ciò ch'io ho fatto; non é costui il Cristo? » (v.
28, 29). E decisi furono gli effetti su gli altri: « Uscirono adunque dalla città, e
vennero a lui » (v. 30).
Sarebbe errore intendere le parole di lei « mi ha detto tutto ciò che ho fatto »
come riferentesi solo alla scoperta dei cinque mariti, e del sesto che non era marito,
perché quando Gesù le scoprì ciò, lei non riconobbe altro se non che Gesù era
profeta, ma non quello promesso in Deuteronomio 18. Profeti ve ne sono stati molti;
Deuteronomio annunzia un Personaggio, IL PROFETA.
Il « mi ha detto ogni cosa » esprime una luce che è Una come splendore, e
molteplice come esame; lo scoprire in un lampo tutto un passato, seguito dalla
sospensione, almeno per un tempo, di ogni attività, per metterci anche noi ad
annunziare.
Ella non presentò argomenti, ma un fatto lampante, chiaro e preciso,
personificato in chi diceva che Uno aveva annunziato « ogni cosa di lei », e da ciò la
conclusione in forma di domanda, per non insinuare dubbio, ma ad escludere la
possibilità di qualsiasi dubbio, che cioè, Uno solo poteva dire ciò, e quell'Uno era, é
« IL CRISTO ».

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 17


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO VI
CRISTIANI

(Fatti 11: 26; Isaia 65: 15; Fatti 26: 28; 1 Pietro 5: 16)

« ...E i discepoli, primieramente in Antiochia furono nominati Cristiani ». Breve


ricordo.
Affidandoci all'Interprete, Maestro, Spirito Santo - al disopra di qualunque
studio linguistico, leggiamo il « Primieramente » non solo come tempo, cioè che
prima di allora erano stati indicati con altri nomi, ma anche come importanza - che,
cioè, checché si possa dire di essi, quali che siano le qualità particolari, il carattere
essenziale che li deve distinguere è che sono « CRISTIANI DI CRISTO ».
E diciamolo: UNTI DI SPIRITO SANTO come il loro Capo, che per lo Spirito
Santo nacque, visse, operò, ammaestrò, comandò, e guida anche ora per lo Spirito
Santo.
« Cristiani » senza unzione di Spirito Santo é contraddizione nel titolo.
Fu una donna disprezzata, di un popolo disprezzato - la Samaritana - che
enunciò che ogni conoscenza comincia e si stende nell'attendere che venga il Cristo.
Fu in una città distante e diversa da Gerusalemme che il titolo « Cristiani » fu
applicato per la prima volta ai seguaci del Signore. Ci volle una feroce persecuzione e
dispersione dal centro giudaico - fino allora centro cristiano a portare l'Evangelo
lontano, fino in Antiochia, una delle tre città socialmente più importanti, e forse
innanzi a tutte nella corruzione e nei culti abominevoli.
Abbiamo ragione di credere che il nome fu dato per ischerno, ma non solo per
ischerno, ma a delineare una distinzione precisa fra la nuova dottrina e il Giudaismo,
perché fino allora, in molto e da molti vi era stata confusione, supponendo che si
trattasse di una forma corrotta, o una setta del Giudaismo.
Il nome rimane. Anche in ciò si avverò quel detto che « salute viene molte
volte dal procedere dei nemici ». Perciò quel nome, non nella mente di chi lo diede,
ma di chi deve onorarsi di accettarlo, include due verità fondamentali che non
ammettono contraddizione.
« Unti di Spirito Santo » - e separati dal vecchio Patto adempiuto in Cristo.
Nuovo Sacerdozio, quindi Nuova Legge. Nuovo Patto, non Vecchio. Non lettera su
tavole di pietra, ma volontà di Dio - legge nello spirito, scritta nella mente, stampata
nel cuore. Tale il senso della grande parola « Cristiano ».
Popolo e nome crebbero, tanto che un imperatore apostata, con editto
speciale. decise di proibirlo, ordinando che essi non fossero più chiamati « Cristiani
», ma « Giudei e Nazareni ». Ma quanta forza ebbe tale ordine, lo si vede dal fatto
che niun altro nome ebbe mai la stessa importanza - e che lui stesso, l'imperatore

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 18


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
filosofo, morente - dovette esclamare: « Galileo, hai vinto ».
Vera o no tale tradizione, essa illustra la verità, che mentre tutto passa, Gesù
Cristo Signore rimane eterno.
In due altri passi scritturali leggiamo questo titolo benedetto:
Quando il corrotto e vanitoso re Agrippa non potè continuare ad ascoltare le
parole di un uomo incatenato, ma libero nello spirito, misero nel corpo, ma forte e
sicuro nel linguaggio, diciamo di San Paolo, lui, Agrippa esclamò, quale che sia stato
l'accento: « E Agrippa disse a Paolo: Per poco che tu mi persuadi di divenir Cristiano
» (Fatti 26: 28), al che il santo prigioniero rispose: « E Paolo disse: Piacesse a Dio
che, e per poco ed affatto, non solamente tu, ma ancora tutti coloro che oggi mi
ascoltano, divenissero tali quali son io, da questi legami infuori » (29).
L'altro passaggio scritturale é in una lettera ricca di pietà e di particolari
esortazioni di San Pietro, esempio ammirevole di vero Pastore di anime, formato
sotto il Sommo Pastore. Leggiamo: « Ma, se patisce come cristiano, non si vergogni;
anzi glorifichi Iddio in questa parte » (I Pietro 4: 16). L'insegnamento di San Pietro
é: Il Cristiano indentificato nella morte e resurrezione del Signore deve anche lui
prendere e portare la sua Croce.
Grandi, santi nomi illuminatori sono: « CRISTO e CRISTIANI ».

CAPO VII
GESU'

Il nome Gesù o Giosué fu dato a molti prima della venuta del Signore. Oltre al
Giosué della Scrittura, vi furono alcuni fra gli Ebrei che portarono tale nome. Per
quanto sappiamo, nessun uomo, dal tempo di Gesù in poi, è stato chiamato Gesù.
Vi sono fenomeni storici che costringono a meditare.
Guardando attorno in ogni movimento religioso, scopriamo molti nomi biblici,
ma, a quanto io mi sappia, mai alcuno ha concepito l'alto ardire di nominare
bambino alcuno col nome « Gesù ». Il nome é rimasto per Uno solo.
Vi sono verità che si affermano da sè, non occorrendo premeditazione, sforzi o
ragionari di uomini.
I nomi hanno significato, ed il significato di questo nome é: « Salvatore ». Di
nomi « Salvatore » - l'interpretazione - ve ne sono molti, rimanendo esclusivo quello
che viene interpretato.
« Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù; perciocché egli
salverà il suo popolo da' lor peccati » (Matteo 1: 21).
Ma prima ancora che a Giuseppe, quel nome era stato additato alla vergine: «
Ed ecco tu concepirai nel ventre, e partorirai un figliuolo, e gli porrai nome Gesù »

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 19


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
(Luca 1: 31).
Maria non disse nulla del grande segreto; Giuseppe dovette averlo rivelato a lui
stesso dall'Alto. Ma i due furono i primi a formare un accordo sul nome Benedetto, e
non é fuori posto osservare che i cristiani devono mettersi non in accordi umani, ma
ciascuno isolatamente, per rivelazione, e poi è avvicinato ad altri che hanno la stessa
rivelazione. Tutto dal Cielo. In ciò è la chiave della grande promessa del Signore in
Matteo 18: 19. « Un consentire » o incontrarsi in ciò che a ciascuno individualmente
é stato rivelato dal Cielo.
Gesù di Nazareth.
Gesù il Galileo.
Gesù il falegname.
Tali nomi non provocarono gelosia ne’ persecuzione. Ma quando al nome
vennero aggiunti altri titoli - che Lui é « il Profeta » (non un profeta, ma IL
PROFETA), e si capiva che era il grande Personaggio promesso (Deut. 18), o il titolo
« Figliuolo di Davide » ecc., oh, allora la gelosia e l'odio si svegliarono e si
manifestarono.
Ma il titolo che più fu contrastato - e ohimè è ancora- contrastato, benchè
sottilmente - è Gesù il Cristo - perché in esso abbinamento era ed è indicato il
compimento del piano di Dio.
Non tutti vengono attratti al Signore collo stesso metodo. Mentre il Salvatore è
Uno, i metodi non sono « uno ». San Paolo fu convertito dall'Alto, di modo che la
luce che lo circonfuse ed accecò per un tempo, lo menò ad accettare quello che per
lui - Saulo - era offesa e bestemmia, che, cioé, quell'uomo che era stato crocifisso é
Cristo - il Signore. Questa fu la prima lezione che gli fu data dalla Voce e Parola:
« Io sono Gesù - il quale tu perseguiti ».
« Io sono Gesù il Nazareno ».
Si uniscano i brevi cenni in Atti 9 e 22. I due segni dall'Alto e dal basso (Isaia
7: 11). A volte è dall'Alto che siamo portati a considerare ciò che è da basso; a volte
è l'opposto - ma l'alto e basso ci sono sempre nelle relazioni col Cielo.
Dal monte della Trasfigurazione a giù nella valle. Dalla gloria del passaggio del
mar Rosso alle prove del deserto.
Negli apostoli, e in ogni vero cristiano, i due segni ci sono sempre, alternandosi
e unendosi. Il metodo preferito di San Paolo è « Cristo Gesù ». Egli ha insistito
nell'additare la Croce, qualificandola « Sapienza e Potenza di Dio », e invita a
meditare l'Uomo. Così raccomanda a Timoteo: « Ricordati che Gesù Cristo è
risuscitato da' morti, il quale è della progenie di Davide, secondo il mio evangelo » (2
Tim. 2: 8). Morte e Resurrezione sono i capisaldi della predicazione cristiana, e
furono affermati in un modo sicuro dagli Apostoli. Il Venuto dall'Alto - poi crocifisso -
poi risuscitato - poi tornato al Cielo, ove è Sacerdote in eterno, secondo l'ordine, di
Melchisedec - vive per intercedere.
Dal cieco nato, Colui che gli aveva dato la vista, fu imprima qualificato a

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 20


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
profeta » (un profeta), ma poi quando vide la faccia del Benefattore, che lui
identificò alla voce già udita, e udì da quella bocca che Colui che gli parlava era - è -
il Figliuol di Dio - l'uomo semplice, il cieco - credette, si prostrò, adorando. Il basso lo
portò all'Alto.
Vogliamo limitarci a due Scritture su questo nome benedetto ed unico: « Ma
avevano contro a lui certe quistioni intorno alla lor superstizione, e intorno ad un
certo Gesù morto, il qual Paolo dicea essere vivente » (Fatti 25: 19). Festo era un
magistrato relativamente onorato, inclinato a giustizia. Non poteva capire in che si
basasse la persecuzione dei Giudei, e perciò diede l'informazione come di un
soggetto, diciamo, umoristico, se non di scherno. Scherno non si scopre in quelle
parole, ma piuttosto una certa condiscendenza ad occuparsi di un tema inutile, anzi
ridicolo: Un certo Gesù... morto... e Paolo dice che è vivo!
Ci sia dato, per lo Spirito, di penetrare nello spirito di quella scena, e leggere i
personaggi.
Un povero uomo - in linguaggio moderno vi sono certe frasi - un « nessuno »
morto... Vivo.
Ora è su questo Gesù - Vivo che si impernia tutto il Cristianesimo. A tacere
degli altri scrittori del Nuovo Testamento i quali tutti, in sostanza, dicono lo stesso, ci
piace riferirci a San Giovanni: « Chi è colui che vince il mondo, se non colui che
crede . che Gesù è il Figliuolo di Dio? » (1 Giov. 5: 5). Già aveva detto: « Per questo
si conosce lo Spirito di Dio: ogni spirito che non confessa Gesù Cristo venuto in
carne, non è da Dio; e quello é lo spirito dell'anticristo, il quale voi avete udito dover
venire; ed ora egli è già nel mondo » (4: 2).
Confessare che Gesù è il Cristo - confessare Gesù Figliuolo di Dio.
Noi leggiamo queste ed altre affermazioni, senza darci importanza o la dovuta
importanza, ma esse grondano sangue e lagrime, e dovrebbero farci gemere e
sospirare, cadere in ginocchio, adorare.
Quando Pilato affissò sull'alto della croce l’iscrizione in tre lingue che Gesù il
Nazareno è il Re dei Giudei, questi si sentirono offesi come avendo ricevuto uno
schiaffo. Ma fu loro risposto - breve - incisivo: « Quello che è scritto è scritto ».
Rimase scritto. I Giudei non ebbero più re, e non ne hanno neppure ora, nello Stato
giudaico. La Croce fu oggetto di scherno ai Greci (al mondo) - scandalo ai Giudei.
Noi non consideriamo ciò che in quel tempo, significava « Morto in Croce! ». Le cari-
cature, gli scherni ai cristiani furono molte, e un po' ve ne sono ancora. Dei vituperii
che sono o si possono addossare alle varie attività, partiti, sette, imprese non ve ne
sono, non ve ne furono mai che lontanamente siano da paragonare al vituperio della
Croce - in quel tempo - specialmente.
Oggi, ohimé, ed è peggio, vi è come un'universale noncuranza. Non così allora.
Credere, ALLORA costava! Diciamo il vero « credere ». Era peggio che ogni
scomunica; peggio che l'essere qualificati « Paria », non toccabili - fare del fedele
uno scacciato dal Consorzio sociale, bollandolo di infamia e di ridicolo.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 21


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Vi furono tempi che senza una luce dal Cielo e un vigore continuo di Spirito
non si poteva abbracciare la « Vergogna, il vituperio della Croce ». Iddio in Croce?
Possibile!
Alza gli occhi al cielo stellato, ove rotolano milioni di mondi. Come pretendere
che Colui che ne fu il Creatore, nel cui Nome furono ordinati, è stato crocifisso, dopo
tutto quello che precede’ il martirio?
Fuvvi mai - a mente umana - più grande stoltizia, debolezza e diciamola la
parola, più grande bestemmia che accettare, proclamare che il Creatore - e pei
Giudei, il loro Re e Cristo - fu crocifisso?
I nemici, dopo la Sua Resurrezione, aggiunsero la parola « seduttore ».
Quando si considera tutto ciò - e il cristiano di Cristo deve considerarlo - possiamo
capire le affermazioni di San Giovanni.
Il titolo oggi non suona in generale - come allora; quasi, quasi è considerato
come sinonimo di « uomo ». « È Cristiano – uomo – non é una bestia », dicono
alcuni. Perciò noi scriviamo ed insistiamo, volendo vedere la parola riscattata da
leggerezza ed abusi. Diciamo: il Cristiano di Cristo – come dire nel vero senso della
parola.
Chi poteva, a quei tempi di San Giovanni, accettare e vivere secondo la parola,
confessava ciò che Giovanni scrive.
Ora, giacché le parole dette dalla Scrittura inducano a realtà, non è «
confessione di labbra » ma è assenso intimo che muove dal centro ed é dichiarato
dalle labbra – è un dire veramente – forse con parole poche, ma profonde e colla
vita che – Gesù – quell'Uomo nato e vissuto povero, e che morì in Croce, é
nientemeno il « Cristo », l'Atteso, secondo libri antichi. Re – Figliuolo di Dio, Signore.
Dire ciò è possibile solo da chi ha Dio nel cuore.
Chi «confessa » ciò – afferma il figliuolo del tuono – è da Dio, eletto, nato
dall'Alto; ha la fede che soffre e vince, quando pare che sia sconfitto. CONFESSA,
cioè, che Gesù è il Cristo - il Figliuolo di Dio.

CAPO VIII
IL SIGNORE

Un ricordo di molti anni addietro:


Fra un evangelista ed un gruppo di anarchici si decise per un dibattito sul tema
« l'esistenza di Dio ». La sera stabilita, l'evangelista non apparve, forse impedito da
infermità. Gli avversari ne menavano vanto, quando uno dell'uditorio si fece avanti,
offrendosi lui al posto dell'annunziato campione ecclesiastico, a condizione, però, che
si cambiasse il tema della controversia. Invece di argomentare sulla esistenza di Dio,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 22


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
propose: Gesù Cristo - Uomo - Dio.
Non é il caso, a distanza di un quarant'anni, riandare ai particolari di quella
palestra, solo informiamo che l'oratore dalla parte chiesastica, con meraviglia degli
stessi suoi correligionari, esordì col dire che lui non era capace di dimostrare
l'Esistenza di Dio, ma che era pronto in qualunque tempo, in qualunque luogo a
parlare su un tema solo:
GESÙ - CRISTO – SIGNORE.

e trattare tale tema non usando i metodi della così detta « Teologia sistematica » -
ché, egli non si dichiarò teologo - ma con argomenti storici - sociali.
Disse, fra l'altro, che gli uomini i più famosi, dopo morti sono a poco a poco
dimenticati. Domandò: quanti nemici o amici ha oggi un Ciro Persiano, un Annibale,
un Giulio Cesare, un Napoleone? E citò nomi meno lontani. Poi aggiunse: vi è il
Nome di Uno che oggi, dopo quasi venti secoli, ha nemici ed amici - tanti che si
ostinano a negarlo o impicciolirlo, e molti, forse i meno conosciuti, che darebbero la
vita per Lui.
È morto Costui o è vivo?
Solo i vivi destano odio ed opposizione, o amore e dedicazione: GESÙ
CRISTO. Solo in quel Nome noi ci sentiamo animo di parlare di « Religione » e del
Creatore. Ma al soggetto: CRISTO - GESÙ - SIGNORE.
« SIGNORE ». - Non vi è contraddizione fra i cristiani nel dire che « Signore »
per essi non è un titolo di cerimonia o cortesia, ma significa « Padrone assoluto ». È
più che re, imperatore, dittatore, padrone - giacché questi nomi furono dati, e sono
dati a uomini autorevoli, a volte spietati, ma che, pure esercitando vasti poteri,
incontrano un limite nella vita interiore dei loro sudditi, seguaci o vittime. Ma vi è
Uno il quale richiede un dominio assoluto su tutte le attività umane, e comincia dal
volere controllare i moti segreti, i motivi, le aspirazioni dei cuori, i pensieri e le
immaginazioni. Signore assoluto e perfetto che comanda in modo perfetto.
Questi è CRISTO - GESÙ - SIGNORE.
Ed è tanto Signore, che Lui stesso ha avvertito che niuno sa e può dire di Lui,
tranne che Dio stesso, a mezzo del Suo Spirito.
E qui, avanti di procedere, si presenta un problema che ha confuso e confonde
molti. Dall'insieme di alcune affermazioni scritturali si ricava che Lui si sottomise a
volontaria Umiliazione. Disse che non poteva fare nulla da Sè, ma solo quando e
quanto mosso dal Padre. Pregò il Padre. Pregò con grandi gridi e lagrime. La Sua
vita terrena fu un dipendere assoluto da un Altro.
Chi può negare ciò, anche se abbia letto poco le pagine del Nuovo
Testamento? È scritto che crebbe in istatura e grazia. Eppure vi sono altre
affermazioni - ed atti - che lo presentano « Signore ». Ai discepoli disse che essi, a
ragione, lo chiamavano Maestro e Signore, e che tale Lui era - è.
Varie scuole sorsero e sono tuttora. Il dare enfasi alla sola Umiliazione e

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 23


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Dipendenza, ha menato a ritenerlo « creatura » e non Signore.
Guardando al potere ed alla affermazione « Signore », Lo si é ritenuto
Creatore - e che il processo umano fu solo una rappresentazione.
L'umiliazione fu assoluta. Assoluta è la Signoria di Lui; ai discepoli si dichiarò «
Signore ».
Vi è una soluzione al dilemma? Vi è, ed è semplice. Ma prima di accennarla, ci
si permetta una osservazione.
Noi non pretendiamo dire tutto, e dirlo efficacemente, o in modo esauriente.
Conosciamo i nostri limiti, e sappiamo che le Verità gloriose - generali - si intuiscono,
sono luminose allo spirito, ma come adombrate all'intelletto; e soprattutto, volendole
spiegare, non si può altro che accennarle, ed anche imperfettamente. Che nel
presentarle, chi le espone non deve pretendere che egli ha saputo farlo, o in modo
da non provocare controsservazioni. Chi le espone deve dire: « ho creduto, perciò
parlo ».
Ho creduto prima, ed ora sono in un processo di conoscenza; e fo appello al
lettore che creda anche lui, e poi conoscerà, e che intanto dipenda anche lui dallo
Spirito Santo, onde gli spieghi ed allarghi ciò che lui ode o legge; si disponga, non a
cavillare o a contraddire, ma ad ascoltare attento, chiedendo grazia al Signore.
Va da sè che tale raccomandazione è possibile rivolgerla solo a « Cristiani ». E
si tenga chiaro questo che Gesù disse a Pietro, quando gli lavò i piedi, che quello che
Egli faceva, sarebbe stato compreso « APPRESSO ».
Tale affermazione, come tutto di Lui, si stende all'infinito. Il « conoscere » - e
si deve conoscere - comincia, ma non finisce mentre siamo in questi corpi. Vi sarà
molto che ci diverrà luminoso nell'al-di-là.
Ai discepoli, ai Suoi veri discepoli - liberati da pregiudizi, è dato di « conoscere i
misteri del Regno » - ma non è detto in quanto tempo, e come.
Ciò premesso, confidando nella Grazia, e appellandoci alla pazienza, umiltà e
benevolenza dei lettori, continuiamo il glorioso tema:
« SIGNORE ».

CAPO IX
RE IN ESILIO

« Perciocché conviene che in voi sia il medesimo sentimento, il quale ancora è


stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio, non reputò rapina l'essere
uguale a Dio; e pure annichilò sè stesso, presa forma di servo, fatto alla somiglianza
degli uomini; e trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò sé stesso,
essendosi fatto ubbidiente infino alla morte, e la morte della croce » (Filippesi 2: 5-

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 24


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
8). « Queste cose disse Gesù; poi alzò gli occhi al cielo, e disse: Padre, l'ora é
venuta; glorifica il tuo Figliuolo, acciocché altresì il Figliuolo glorifichi te; secondo che
tu gli hai data podestà sopra ogni carne, acciocché egli dia vita eterna a tutti coloro
che tu gli hai dati. Ora dunque, tu Padre, glorificami appo te stesso, della gloria che
io ho avuta appo te, avanti che il mondo fosse » (Giovanni 17: 1, 2, 5); « Or Davide
si partì di là, e si salvò nella spelonca di Adullam; il che come i suoi fratelli, e tutta la
famiglia di suo padre, ebbero inteso, discesero a lui. E tutte le persone ch'erano in
distretta, e indebitate, e ch'erano in amaritudine d'animo, si adunarono appresso di
lui, ed egli fu lor capitano; e si trovarono con lui intorno a quattrocent'uomini » (1
Samuele 22: 1, 2).
Dalle citazioni in Filippesi e Giovanni 17 è chiaro che sono additati due tempi -
quello precedente alla incarnazione, e gli anni della vita terrena del Salvatore.
Nell'antecedente é il « Verbo » - l'Unigenito col Padre, nella gloria e potenza,
delle quali poi Egli volontariamente si privò, ed assunse in assoluta dipendenza, una
vita di umiliazione è di esilio. Perciò fu uomo perfetto, in assoluta dipendenza dalla
Grazia del Padre - eppure fu Signore.
Questo lo si può, se non del tutto, capire e spiegare pure in parte, cominciando
coll'illustrare con un esempio: Davide era stato unto re; ma sul trono d'Israele
sedeva Saulle, ed era quest'ultimo che esercitava i poteri del regno. Davide era un
esiliato e fuggiasco. Anzi, per alcuni, almeno per un Nabal,. Davide era un ribelle. Ma
al re povero, fuggiasco, in esilio si unì un numero di persone che erano in grande
distretta ed amaritudine. Su tali uomini Davide ebbe autorità, anzi furono essi stessi,
per bocca di uno di loro, che volontariamente lo vollero « Capitano » - e la parola qui
ha grande senso, non meno di re, anzi, significa « assoluto comandante ».
È una pallida, ma fedele immagine dei rapporti di alcuni con Gesù Cristo.
Mentre Gesù, per i suoi conterranei era « un - il falegname », un frequentatore della
sinagoga - e più tardi, ad alcuni, un semplice « Rabbi », per altri era un « seduttore
», ma ad alcuni, pochi, Egli fu Re e Signore.
Di fatto era - non fu per tutti né Re né Signore, benché di diritto Egli fu sempre
l'uno e l'altro. Ma a pochi umili, Egli fu « profeta ». « il PROFETA », « Il figliuolo di
Davide », « il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente ». Nello stesso tempo -
effettivamente, in pratica - Egli fu Gesù - l'Uomo dell'Umiliazione - povero e
dipendente.
Abbiamo accennato a Davide - facciamo un'altra ipotesi:
Un Re detronizzato e caduto in povertà va in esilio, ed è costretto a ricevere il
pane come per elemosina. In un tempo o altro, Egli dirà che non può fare nulla, e
così è; é Re di diritto, ma non di fatto. Il regno glielo hanno negato; lo riavrà, e
glorioso; però nel frattempo non é Re, pure essendo Re.
Alcuni, però, che lo amano, vogliono dividere con Lui i disagi e le umiliazioni. A
tali, il Sovrano in esilio dirà qualche volta: voi mi chiamate Re e Signore; e tale sono,
per voi; giacché voi volontariamente mi avete seguito ed eletto vostro Sovrano,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 25


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Sovrano sono; non per tutti ancora, ma Sovrano per voi. Perciò UBBIDITEMI.
Questo vale anche oggi, perché Gesù non è ancora sul trono per tutti - ma lo è
per Sionne - Sionne lo ha proclamato suo Re.
Questo, riguardo al Regno, realtà di oggi, era più evidente ai giorni della Sua
carne, quando volontariamente si era spodestato, pur sapendo che il Padre gli
avrebbe ridato ogni potere.
Intanto, allora Egli fu uomo perfetto.
Il potere, di diritto in Lui, non era in Lui di fatto, perché passo passo, schiavo
perfetto, dovette dipendere in tutto, anche nelle parole, dal Padre. L'umiliazione fu
assoluta e perfetta. Egli, da Se stesso non potè nulla, ma solo quando e quanto il
Padre volle.
Umiliazione perfetta, intera - menò a Signoria perfetta.
Rileggiamo riverenti di nuovo Filippesi 2: 5-8. Scese il più che si può scendere;
salì, e più alto non si può salire.

CAPO X
SIGNORE

(Atti 2: 36; Matteo 28: 18)

Che Egli esercitò atti - e molti - di signoria, durante il Suo pellegrinaggio, é


innegabile, ma fu una signoria delegata, volta per volta. In Sè, fu sempre il
dipendente, il Servo, benché Figliuolo, e sempre ubbidiente. Ma ora è rivestito di
altra Signoria.
Fu conseguita a prezzo di Sangue, e per cui il Cielo è più ricco di come mai sia
stato.
Vi è un UOMO-DIO, un DIO-UOMO alla destra della Potenza.
Andiamo adagio.
Procuriamo leggere, raccogliere, ché questo è il significato derivativo di «
leggere », attenti 1 Corinti 12: 3: « Perciò io vi fo assapere che niuno, parlando per
lo Spirito di Dio, dice Gesù essere anatema; e altresì niuno può dire Gesù esser il
Signore, se non per lo Spirito Santo ».
Prima parte: è impossibile dire male o parlare leggermente di Gesù, se si è
guidati dallo Spirito Santo. Ma non è assolutamente possibile dire (è impossibile dire)
- e qui é il dire non delle labbra, facile a tutti, ma l'espressione che è frutto di un
assenso e luce interiore - che Gesù, l'Uomo che visse povero e morì crocifisso in
Palestina, è Signore, se non per lo Spirito Santo. Notiamo che il « per - a mezzo » è
testualmente « in - nello Spirito Santo ». A proclamare tanta verità occorre più che la

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 26


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
guida; l'essere addirittura immersi nello Spirito Santo.
Perché, « Signore », nel linguaggio del Cielo, non è espressione di
semplice stima o rispetto, come nelle relazioni umane: « Signore » é quasi
intraducibile in una parola sola, perché suppone una autorità assoluta, che
ci possiede dentro e fuori, in tutto l'essere nostro, ed in ogni attività.
Signore - assoluto - è riconosciuto tale da schiavi assoluti. Cuore e mente ed ogni
parte e attività di noi sono possedute e dirette da Uno solo - dal Signore.
Abbiamo accennato che Gesù fu sempre « Signore », ma lo fu «
potenzialmente », giacché fu il Grande in esilio, privato, nelle proprie forze, di
signoreggiare. Signoreggiò; molte volte, è vero; risuscitò dei morti, sgridò e scacciò
demoni; calmò tempeste - atti di vera signoria - ma ciò per potere che Gli veniva
delegato, volta per volta, dal Padre, a mezzo dello Spirito Santo; ma dopo la croce,
per la Resurrezione, noi lo vediamo « Signore » di fatto.
Gesù non si risuscitò da Sè, perché Egli, spirando si era abbandonato nelle
mani del Padre, al quale rimise il Suo spirito. Egli fu risuscitato dal Padre, per lo
Spirito Santo (Romani 8: 11). E fu, per tale Resurrezione, proclamato - additato in
modo speciale (questo il senso intimo) - Figliuolo di Dio.
Si rilegga Romani 1: 4: « Fatto del seme di Davide, secondo la carne; definito
Figliuol di Dio in potenza, secondo lo Spirito della santità, per la risurrezione da'
morti ».
Ascese al Cielo; non fu portato. E prima di andare affermò in modo definitivo -
si pesino le parole - in Matteo 28: 18: « Ogni podestà mi è data in cielo ed in terra ».
L'estremo del vuotarsi di Se stesso e della umiliazione lo ha portato al massimo
di potenza ed esaltazione. Se ci é permesso un tale linguaggio - e ne conosciamo il
limite ed insufficienza - é nella Provvidenza di Dio che le cose seconde siano più
grandi delle prime. Il ristoramento è più grande della caduta; la Grazia più grande
del peccato; la Gloria della seconda Casa è maggiore della primiera; e niuno si
scandalizzi - l'universo, dopo l'ascensione di Gesù, è più ricco di quanto lo era prima,
perché vi è l'Asceso al Trono - Uomo e Dio - Dio e Uomo - Sacerdote in eterno, per
intercedere - Lui - Cristo Gesù - Signore - lo stesso ieri, oggi e in eterno.

CAPO XI
AL TRONO E DAL TRONO

(Ebrei 7: 25)

Che ancora vi sia un futuro, non dobbiamo ignorarlo, ma per lo Spirito Santo,
chiediamo di penetrare al di là della Cortina. La separazione é tolta via per quella

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 27


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
morte seguita da gloria. La via dell'Alto - vero Santuario - è stata aperta attraverso
quella Croce, e Gesù - Signore - è salito ed é in Alto. Là dobbiamo seguirLo in
ispirito, e là vivere, se vogliamo, di fatto, vivere con Lui in eterno.
Forse, e senza forse, noi imperfettamente comprendiamo la parola «
Intercedere ». Avendo avuto - speriamo ciò sia al passato - un'idea alquanto erronea
di Dio, ce Lo siamo figurato un Padre severo, che deve essere calmato dal Figliuolo
pietoso. Ma, finalmente, andiamo riconsiderando le parole del Figliuolo, che il Padre
stesso ci ama, e ci ha amato sempre, e che fu l'amore che portò la Croce, e non
la Croce che generò l'amore di Dio - e ricevendo, oh! gloria - la intima
rivelazione di Chi é il Padre, noi rimeditiamo la parola « intercedere ».
Anzitutto: Che la Croce porta amore, é vero: ma genera amore in noi, e
non in Dio. In Dio l'amore fu, è eterno. In noi ha dovuto essere prodotto
dallo Spirito Santo, e scaturisce dalla contemplazione dell'Uomo crocifisso
per noi, e cresce nell'ammirare lo stesso Personaggio, ora in Cielo, alla Destra
(Forza) della Potenza (del Padre). Cresce, perché accettiamo commossi questa
verità: « Laonde ancora può salvare appieno coloro i quali per lui si accostano a Dio,
vivendo sempre, per intercedere per loro » (Ebrei 7: 25).
« Salvare appieno » - sino all'estremo del tempo e dello stato in cui uno si
trovi, accostandosi, a mezzo di Lui, a Dio - alla Potenza - e ciò perché Egli - l'Asceso
vive, è attivo, vigilante per intercedere.
Un certo ammaestramento sull'intercedere ci viene dal capo 14 della Genesi,
nella scena dell'incontro fra il vittorioso Abramo e il Personaggio Re - Sacerdote -
Melchisedec. Questi si presenta senza padre e madre, e senza genealogia. Cioé, non
dice nulla di se stesso; non ha storia personale, ma ha un alto compito da
adempiere: benedire, fortificare Abramo, rivelargli l'Iddio altissimo, possessore del
Cielo e della terra, e che ha dato la vittoria ad Abramo. Non vi sono né beni né vit-
torie senza l'Iddio Altissimo. Null'altro disse, e di altro non vi era bisogno, perché
Abramo non abbisognava di un sermone, bastandogli poche solenni parole, dette da
quella voce, ispirate da quel volto dignitoso e solenne del Re - Sacerdote.
Abramo fu protetto; rimase straniero a Sodoma ed alle offerte dei re.
Tale il ministerio dell'Asceso al Cielo - di Gesù - Cristo - Signore - il
personaggio che ha raggiunto il più alto limite di gloria, per dare l'estremo aiuto di
salvezza (Ebrei 7: 25).
Pausa.
Conosco alcuni, che, di tempo in tempo, sono portati ad un cumulo di miserie
angosciose, simile ad una montagna insormontabile di mancamenti e di peccati -
cumulo mai visto prima, o tanto chiaramente visto, e l'affanno è tale che in certi
momenti vorrebbero dire: Signore, ritirati da me; è troppo, è troppo, perché è
sempre arduo accettare in modo assoluto Grazia assoluta. Senonchè lo Spirito
consolatore addolcisce, abbrevia tali momenti di angoscia, e addita il grande prezzo:
SANGUE - e sorge, risorge la « Fede », e il monte viene gettato nel fondo del mare.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 28


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
A luce che sempre cresce, riappare, per essere, a grazia crescente, di nuovo gettato
in fondo al mare.
Questi affioramenti sono regolati dalla Provvidenza al fine di umiliarci ed
incoraggiarci, perchè siamo ancora nel deserto.
L'immensità della Misericordia del Misericordioso ci confonde, quando dallo
Spirito Santo siamo elevati a contemplare l'Asceso al Trono. e ci viene detto che vi è
altro per noi. Altro? Ancora altro?
Certo, perché per raggiungere l'eredità immacolata, tu pure, o cristiano, devi
essere formato immacolato, e devi essere conservato. - Io? - Come! Ecco, leggi
Romani 5: 8-10: « Ma Iddio commenda l'amor suo verso di noi, in ciò che mentre
eravamo ancor peccatori, Cristo é morto per noi. Molto maggiormente adunque,
essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo per lui salvati dall'ira. Perciocché se
mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per la morte del suo
Figliuolo; molto maggiormente, essendo riconciliati, sarete salvati per la vita di esso
».
Vale la pena meditare: Cristo Gesù è morto per te. Vive - è vigilante al Trono
per te - per aiuto fino all'ultimo tuo respiro. Vive per intercedere.

CAPO XII
(Ebrei 7: 25; Atti 2: 36; Apoc. 5: 1-7; 1)

Egli, dunque VIVE - e, ripetiamolo il « vive », qui, é più che mera esistenza, il
non essere più morto, ma indica diligente attività, vigilanza. Intercedere è molto più
che pregare e chiedere: è il porsi in mezzo fra l'abisso e uno che sta per cadervi, fra
il mostro e una creatura che il mostro vorrebbe sbranare, divorare.
I tanti aiuti ricevuti nel passato non li conosciamo nemmeno tutti, perché
l'Intercessore é venuto incognito; ci é passato vicino, e non lo abbiamo veduto.
Siamo in piedi, oggi, perché Egli morì per noi, e vive, intercede per noi. Non
dimentichiamo che il tema nostro é: « Signore », ma il coraggio viene perché
l'Intercessore è « Signore » con ogni podestà, ed il Signore, il Potente, è anche
Intercessore, aiuto rapido, efficace in ogni distretta. Ci vuole per noi tale Signore -
Intercessore, per essere messi in pié dalla grande caduta, e fortificati e messi nel
cammino e portati all'altra sponda. Egli, prima di ascendere, dopo l'affermazione di
assoluta autorità e potere, aggiunse: « Insegnando loro di osservare tutte le cose
che io vi ho comandate. Or ecco, io son con voi in ogni tempo, infino alla fin del
mondo. Amen » (Matteo 28: 20).
« In ogni tempo » - e nei vari tempi - per potere anche noi - ciascuno - dire
coll'uomo dal cuore verso il Signore, che « i miei tempi sono nella Tua mano »

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 29


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
(Salmo 31: 15). Signore che domina, e aiuta in tutto, sempre.
In quel libro che, in modo speciale e definitivo è detto « Apocalisse -
Rivelazione di Gesù » - Lui é, attraverso tutte le pagine, Cristo - Gesù - Signore.
Un po' di esempi:
Egli è Leone ed Agnello. Agnello e Leone che prende il libro suggellato, e si
dispone ad aprirlo. Lui (Apocalisse 7: 17) é in mezzo del Trono nel centro della
Potenza. Forte, ma sempre pietoso, che pastura, guida alle fonti delle acque. Un
lavoro continuo - ed è solo così che ogni lagrima viene asciugata. La parola dice
assai più che il cessar dal piangere, ma che quelle lagrime sono
trasformate in perle, perché le perle sono figlie di ferite, e perciò di
lagrime.
Ma è tempo di chiudere questa parte del libro - diciamo « chiudere », e non «
concludere », perché abbiamo toccato solo un lembo della grande tunica, e scoperto
solo una striscia del continente.
Eccolo Pietro, in piedi, il giorno della Pentecoste, a proclamare Cristo - Gesù -
Signore. I tre titoli sono nel suo discorso, e la conclusione è nel verso 36; l'apostolo
non potè continuare, perché fu interrotto: « Sappia adunque sicuramente tutta la
casa d'Israele, che quel Gesù, che voi avete crocifisso, Iddio l'ha fatto Signore, e
Cristo » (Atti 2 : 36).
« Quel Gesù che voi avete crocifisso » - in tanta umiliazione - Iddio Lo ha fatto
- non si è fatto Lui, perchè si era vuotato di Sè, ma « Iddio l'ha fatto Signore e Cristo
».
Il resto è noto. Molti furono compunti - feriti nel cuore (oh - il ricordo del cuore
di Gesù trapassato dalla lancia) e dissero: « Fratelli, che dobbiamo fare? ». La
risposta di Pietro la sappiamo. Cristo - Gesù - Signore!
È lo stesso Personaggio che appare a, San Giovanni in Patmos. Potenza e Pietà
sono in quel quadro. Un grande lavoro preceduto da grande aiuto, dal « Non temere
», perché il Personaggio - è il capofila, ed è la retroguardia - noi essendo nel mezzo.
Perciò la mano sul capo del caduto come morto a quei piedi; perciò il comando: «
Scrivi adunque ».
Lo scrittore dell'Epistola agli Ebrei - non sappiamo chi fu - e vi è un motivo,
perché egli scrive dell'Apostolo Gesù, e non si azzarda di porre il suo nome vicino a
quello di Gesù Cristo, non dice nulla di sè, anche perchè accennando di Melchisedec.
sconosciuto egli pure, lo scrittore, si tiene sconosciuto.
Oh - l'amare di essere nascosti..,!
Ma non è nascosto il Personaggio asceso. Tutto è Lui, e da Lui.
Avanti di parlare di Lui intercessore, nel capo 7°, l'Epistola assicura con queste
parole, parlando di ferma, incrollabile speranza: « La quale noi abbiamo, a guisa
d'ancora sicura e ferma dell'anima, e che entra fino al didentro della cortina » (Ebrei
6: 19). La figura è di un'ancora che ha afferrato noi, nel profondo di noi, ma che è
assicurata ad un punto di partenza che non può venire meno, al didentro della

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 30


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
cortina, cioè al Trono. « Dov'è entrato per noi, come precursore, Gesù, fatto in
eterno sommo sacerdote, secondo l'ordine di Melchisedec » (versetto 20).
Eppure noi abbiamo detto su quale base è la speranza.
Leggiamo: « Acciocché, per due cose immutabili, nelle quali egli è impossibile
che Iddio abbia mentito, abbiamo ferma consolazione, noi, che ci siamo rifuggiti per
ottener la speranza propostaci » (Ebrei 6: 18).
Speranza ferma su due cose immutabili. Quali?
DIO È PADRE. IL PADRE È DIO.
Che varrebbe se Egli fosse solo Potente e non Padre, o solo Padre, e non
Potente? Le due forze sono: POTENZA ed AMORE.
In Lui - ed in ogni cosa di Lui sono:
POTENZA INFINITA - AMORE INFINITO. Amen.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 31


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
PARTE II

EGLI E LA SUA DOTTRINA

CAPO XIII
(Matteo 7: 28.29; Giovanni 7: 46)

« Ora, quando Gesù ebbe forniti questi ragionamenti, le turbe stupivano della sua
dottrina; perciocché egli le ammaestrava come avendo autorità e non come gli Scribi
» (Matteo 28, 29).
È il verdetto della moltitudine che abbiamo trascritto. Benché non possiamo
accettare, indiscriminatamente che « voce di popolo sia voce di Dio », pure si deve
ammettere - che certe opinioni ed affermazioni spontanee, che sorgono nelle masse
di persone, incolte secondo le scuole, e sorgono senza che alcuno le abbia insinuate
e senza premeditazioni, sono, almeno, suggerimenti a cui è prudenza prestare
attenzione. Quanto più bisogna considerarle nel caso in esame, da quelle turbe sino
allora sotto l'influenza dei loro dottori contro cui non avrebbero mai sognato opporre
la menoma mancanza, se non di stima, almeno di rispetto, dopo aver udito Uno -
diciamo così - Uno quasi sconosciuto, ripieni di stupore di ciò che avevano udito da
quella bocca, esclamarono - si può dire in coro - che si trovavano dinanzi ad un
fenomeno nuovo.
Ricordavano, sì, gli ammaestramenti degli Scribi, gli ufficiali dottori, ma un
nuovo Personaggio era apparito con una dottrina che li stupiva - perchè questo
ultimo ammaestrava con autorità; e qui è la meraviglia - non come gli Scribi. Gli
Scribi, dunque, ammaestravano, ed essi - la moltitudine - non giudicavano la
sostanza degli ammaestramenti, ma il « come » venivano dati. Nel parlare degli
Scribi mancava qualche cosa, che essi qualificavano « autorità ». Le parole forse
erano o parevano logiche e sane, ma non penetravano. Non vi era autorità; quella
forza che va prima all'anima, e poi all'intelletto. Crea e conferma un assentimento
interiore. Ma Lui, il nuovo Personaggio parlava con autorità.
Il paragone era fra due scuole, due classi di Maestri - fra i molti - ed Uno solo.
Leggiamo ora Giovanni 7: 45, 46: « I sergenti adunque tornarono a' principali
sacerdoti, ed a' Farisei; e quelli dissero loro: Perché non l'avete menato? I sergenti
risposero: Niun uomo parlò giammai come costui ».
Questa volta il verdetto viene da altre bocche, inferiori di numero, ma è
verdetto più che significativo. Sono impiegati del Tempio, obbligati quindi ad
ubbidienza all'autorità che li aveva comandati. Dopotutto, il comando è tenuto per
legittimo in ogni tempo. Nel linguaggio legalistico di oggi, diremmo un invito che é

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 32


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
comando di apparire avanti a competente autorità, se non altro che per rispondere a
domande che riguardano la sicurezza pubblica. I sergenti non erano deputati ad
esaminare, ma solo a menare Gesù avanti a dei giudici. Non vi é ribellione o rifiuto
da parte di Gesù, perché a Lui non fu data alcuna intimazione dagli ufficiali stessi, i
quali trascurano il loro dovere. Essi, non solo non menavano il prigioniero, ma si
azzardavano di rispondere ai giudici in un modo che va al di là di ogni confronto
negli annali giudiziari.
Alla domanda: « Perché non lo avete menato? » avrebbero potuto rispondere
in altro modo che non fecero, come scusandosi di una distrazione tale che li aveva
resi dimentichevoli. No; essi diedero una risposta che è o da pazzi e da ribelli o è la
voce del Cielo, affermazione da chi meno si sarebbe atteso. Tale affermazione ci dà
anche a pensare che, secondo l'umana coltura, non avevano i dati per così
rispondere. Anzi, nessun dotto potrebbe così rispondere in soggetti meno arditi. Qui,
nientemeno è il paragone fra il parlare di Uno, non al confronto degli Scribi, ma di
tutti gli uomini, e di ogni tempo.
È risposta breve, fulminea, illuminatoria: « Niuno uomo parlò giammai come
costui ». E fu tale il fascino di siffatte parole, che, almeno per quella volta, non si
fece nulla contro Gesù. Ne’ gli stessi sergenti, ne’ altri furono mandati per l'arresto.
Vi fu l'osservazione ingiusta che la moltitudine non può giudicare, che anzi è
maledetta, perchè a loro dire, essa « non sa la legge ». Furono parole piuttosto per
chiudere l'increscioso incidente. E fu in quell'occasione che un altro personaggio di
nostra conoscenza osservò che non si può condannare senza udire l'accusato.
Risposero anche a Nicodemo in modo subdolo, non esatto, perché la Galilea
aveva avuto anch'essa i suoi profeti - ma la cosa finì lì. I sergenti avevano dominato
la scena col « Niun uomo parlò giammai come costui ». « E ciascuno se ne andò a
casa sua ».
Ma vi era Uno - unico in tutto - che non aveva casa.
« E Gesù se ne andò al monte degli ulivi ».

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 33


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XIV
LA PREPARAZIONE DEL DOTTO

(Isaia 50: 4-7)

Impossibile seguire intelligentemente e con riverenza un tanto soggetto se non


teniamo presenti i due capisaldi dal Cristianesimo: La Deità e l'Umanità di Gesù - la
Croce e la Gloria - l'umiliazione e l'esaltamento del Figliuolo dell'Uomo - Figliuolo di
Dio. È savio familiarizzarci con Giovanni 1: 1-14, e Filippesi 2: 5-8: il Verbo incarnato
è vissuto fra noi; l'Emmanuele, Dio con noi. E Lui che ha lasciato tutto nelle mani del
Padre, si abbassò alla più profonda umiliazione, dipendendo in tutto dal Padre,
quindi anche come allievo alla scuola. Troppo non sappiamo e non ci azzardiamo a
dire. È vero che Egli disse - dice - che agli eletti (ai « voi ») è dato conoscere i
misteri del Regno dei Cieli, ma non è detto in quanto tempo, ne’ in quale tempo -
perché fino a che siamo in questa tenda conosciamo in parte. ed aneliamo a più
luminosa conoscenza in altro tempo, e possiamo aggiungere, in altro luogo. Inoltre,
il grande tema della umiliazione di Cristo, e della Gloria che l'ha preceduta e della
Gloria che seguì alla Croce - é mistero dei misteri che precede l'invito al Regno ed al
riceverlo. Mistero prezioso che lo spirito devoto intuisce, ma che la mente non può
spiegare, tranne che accennarla, contenta di attendere luce e più luce.
Vi è - vi fu una preparazione in Colui che cominciò dalla culla di Betleem, morì
in Croce, risuscitò, ascese al Cielo, ove è Sacerdote in eterno - vive per intercedere.
Riduciamoci ad una informazione sola: Isaia 50: 4-5: « Il Signore Iddio mi ha
data la lingua de’ dotti, per sapere parlare opportunamente allo stanco; egli mi desta
ogni mattina l'orecchio, per udire come i dotti. Il Signore Iddio mi ha aperto
l'orecchio, ed io non sono stato ribello, non mi sono tratto indietro ».
Tutto gli venne dal Padre. Da Lui ebbe la lingua degli ammaestrati, e la ebbe
perché ha saputo ascoltare. All'affermazione che « niuno parlò giammai come costui
» si deve abbinare l'altra, non iscritta ma chiara, che niuno altresì, ascoltò come
Costui.
Chi ascolta, ha abilità e diritto di parlare, quando il parlare è dove-
roso. Vi è un tacere quando la parola offende o è inopportuna, ma vi è un
parlare quando il tacere sarebbe colpa o peccato.
A quella scuola l'Alunno venuto dal Cielo ascoltò ed imparò, perché di mattino
in mattino - e molto vi è in questa parola « mattino » - Gli fu « aperto l'orecchio ».
Udendo, ascoltando, ricevè capacità di udire, ascoltare dippiù. Si cresce nella vista e
udito del Cielo sino a veder ciò che altri non vedono, a udire suoni impercettibili e
così delicati che sfuggono anche ai più esercitati della terra. Suoni e voci più delicati
di quelli che indussero Elia a coprirsi il capo, e mettersi più e più ad ascoltare ed

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 34


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
attendere la voce divina (1 Re 19).
Lo scopo dell'udire ed ascoltare - secondo Isaia 50: 4-5 é duplice « Saper
parlare opportunamente allo stanco ».
Muoviamo in mezzo a sventure e sventurati. Anche quelli che paiono felici ed
allegri secondo il mondo, nascondono affanni nei quali il Cielo solo può leggere.
Sono « stanchi », stancati di tutto, di tutti! Non sanno udire, e meno ascoltare; e
non lo vogliono nemmeno.
In uno dei poemi più grandi sotto il sole è il quadro di un penitente che,
volgendosi a uno con cui aveva scambiato poche parole, gli disse breve e reciso che
lo lasciasse andare solo, perché aveva volontà di piangere, e non di parlare.
Non è facile attrarre l'attenzione di persone stanche, le quali sono pervenute a
tale punto che non vogliono nemmeno più essere confortate. Ed è allora che ci vuole
il dottore celeste - il quale sa come parlare a tempo e modo - allo stanco. Vi sono
parole che feriscono, avvelenano, uccidono; ma ve ne sono altre che medicano e
sanano.
Oh - il parlare, opportunamente allo « stanco », agli stanchi!
Ma a quella scuola l'Allievo celeste dovè imparare altro: l'orecchio aperto ed
aperto ha ricevuto l'ammaestramento a che, ed a come soffrire. E l'Allievo non è
stato ribelle, ne’ si è tratto indietro. Perciò dice: « Io ho porto il mio corpo a'
percotitori, e le mie guance a quelli che mi strappavano i capelli; io non ho nascosta
la mia faccia dalle onte, ne’ dallo sputo » (Isaia 50: 6).
È quadro di umiliazione che supera la forza di ogni descrizione. Così percosso,
strappato, coperto di sputi, non è venuto meno, perché ha ricevuto momento per
momento aiuto e forza dell'Alto: « Ma il Signore Iddio è stato il mio aiuto; perciò non
sono stato confuso; perciò ho renduta la mia faccia simile ad un macigno, e so che
non sarò svergognato » (verso 7). Il perfetto uditore divenne il martire perfetto - e
quindi il Maestro perfetto, che esorta ed avverte come è scritto, annunzia: « Chi è
Colui, d'infra voi, che tema il Signore, che ascolti la voce del suo Servitore? benché
cammini in tenebre, e non abbia chiarezza alcuna, pur confidisi nel Nome del
Signore, e appoggisi sopra l'Iddio suo. Ecco, voi tutti che accendete del fuoco, e vi
attorniate di faville, camminate alla luce del vostro fuoco, e alle faville che avete
accese. Questo vi è avvenuto dalla mia mano; voi giacerete in tormento » (versi 10-
11).
Due classi. Una, la numerosa - i molti del verso 11 - che non odono, né
attendono, ma accendono scintille - le artificiali - e fuoco - quello strano; e l'altra
classe, non numerosa - indicata nelle parole « Chi è colui », in tenebre (anche
interiore, perché vi è differenza fra tenebre e non chiarezza) non sa, non vuole altro
che appoggiarsi, senza vederLo, e spesso, senza udirLo e sentirLo, al « Nome » (!)
del Signore e quindi, sempre in fede si appoggia all'Iddio - ora più che mai -
divenuto « SUO DIO ».

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 35


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XV
IL VERBO
L'UOMO E LA SUA PAROLA

Da alcune bocche abbiamo udito che Egli parlava con autorità e non come gli
Scribi - i dottori ufficiali; da altri abbiamo appreso che nessuno parlò giammai come
Lui. Due paragoni. La conoscenza viene dal paragone.
Ai piedi del più alto monte della Cordigliera delle Andes, notai varie colline che
potrei qualificare montagne. Sono montagne, se immaginate isolate, ma ai pié di
elevazioni giganti, sono colline che paiono quasi insignificanti. Così di Gesù. Gli
uomini più grandi e più notorii di ogni tempo, vicini a Lui sembrano pigmei.
Ognuno faccia mentalmente paragone fra Lui e i più grandi eroi, e concluderà:
Niuno come Lui - Altresì niuno parlò mai come Lui.
Il come Lui - personalmente - e il come parlò, insegnò Lui, vanno d'accordo.
L'Uomo e la di Lui parola sono Uno. Il Verbo - Parola - parla anche in silenzio - e
quando Lui parla con espressioni audibili è Lui - la persona di Gesù.
Abbiamo detto e udito di alcuni che sono uomini importanti, ma che lasciano
un senso di delusione quando parlano, e di altri che attirano a sé quando parlano,
ma che il loro carattere non è conforme alle loro parole. Ciò vale solo per fugaci
impressioni di uomini che abbiamo visti di rado, e pochi. Ma in realtà, parole e
carattere devono accordare, perché la bocca parla di ciò che soprabbonda dal cuore.
A lungo andare scopriamo che tutti sono ciò che parlano e parlano di ciò che sono.
Gesù che parla, Gesù in silenzio anche se ci guarda con uno dei Suoi sguardi, è
lo stesso. Nessuno come Gesù. Nessuno parla come Lui.
Ma il soggetto nostro è « Nella Sua dottrina ». Lo Spirito Santo ci aiuti su tema
tanto vasto. Alcune linee: In Luca quindici leggiamo di due classi - che in fondo sono
una - che, cioè, i pubblicani e peccatori, gli sprezzati da altri, e i qualificati peccatori
si accostavano a Gesù, come attratti da una forza invisibile, per udirLo. Avevano
bisogno di Lui, e di udire parole da quella Bocca.
E in una certa occasione, affollato da molti, tanto che anche i contorni della
casa erano pieni di gente, Egli annunziava loro la Parola. Che cosa predicava?
Sono insignificanti tutti i predicatori al paragone di Lui. Che specie di
messaggio era il suo? Che annunziava? Commentava, forse, ricamandoci
sopra, qualche passaggio biblico? Egli, messaggiero del Padre, venuto per
ricondurre gli uomini a Dio, annunziava che Iddio ama le Sue creature,
anzi tutta la Creazione. Egli, il grande ponte fra Cielo e terra, invitava gli
uditori ad affidarsi al Creatore che è Padre, al Padre che é Creatore. Il
messaggio si imperniava su due grandi linee: Il Padre che ha tanto amato
ed ama, che ha mandato Lui - Gesù; e Gesù che ha tanto ubbidito per

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 36


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
menare gli uomini, attraverso Sè stesso - a Dio - al Padre. Questo il centro
del messaggio: Dio e l'uomo. L'uomo e Dio sono il grande tema della
predicazione - della dottrina di Gesù.
Dal Cielo venne Lui, e dal Cielo é la Sua dottrina.

CAPO XVI
In una delle profezie, nel libro dei Proverbi (capo 4: 2), il Signore, rivolgendosi
a « Figliuoli », li esorta ad ascoltare l'ammaestramento del Padre, e ad essere
attenti, e ciò a fine di conoscere la « prudenza ». La ragione dell'esortazione è che
Egli ha dato buona dottrina: perciò li esorta a non lasciare - così Egli dice - « la mia
legge ».
Un accenno alla parola legge: in Geremia 7: 22, 23 é scritto qualcosa che invita
a considerare che la legge, in comandi scritti e in sacrifici, fu come una parentesi nel
gran piano della Redenzione.
Leggiamo Geremia 7: 22, 23: « Perciocchè io non parlai a' vostri padri, ne’
diedi lor comandamento, quando li trassi fuor del paese di Egitto, intorno ad
olocausti e a sacrificii; anzi, comandai loro questo, cioé: Ascoltate la mia voce, ed io
vi sarò Dio, e voi mi sarete popolo; e camminate in tutte le vie che io vi comando,
acciocché bene vi avvenga ».
« Ascoltate la mia voce » - questa la legge eterna, alla quale il Messaggero
celeste Gesù - vuole ricondurre il Suo popolo.
In altra parola profetica vi é un lamento. Leggiamo Isaia 28: 9: « A cui
s'insegnerebbe la scienza, e a cui si farebbe intender la dottrina? costoro son come
bambini spoppati, svezzati dalle mammelle ».
A chi? Togliendo le parole in corsivo le quali non sono nel testo, dopo le
domande « A chi? » seguono le parole « bambini spoppati ». Il senso, pare a noi, è
che per intendere la scienza e la dottrina del Signore bisogna divenire quali piccoli
bambini. Questo pensiero è prolungato nelle parole di Gesù, in Matteo capo 11: 25 a
30, e capo 18: 3.
« In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo gloria e, lode, o Padre, Signor
del cielo e della terra, che tu hai nascoste queste cose a' savi e intendenti, e le hai
rivelate a piccoli fanciulli » (Matteo 11: 25) - « E disse: Io vi dico in verità, che se
non siete mutati, e non divenite come i piccoli fanciulli, voi non entrerete punto nel
regno de’ cieli » (Matteo 18: 3).
Tali coloro che udiranno, ascolteranno la dottrina.
Varie classi di uditori ebbe Gesù, e solo alcuni udirono, ascoltarono. Leggiamo
Marco 1: 27: « E tutti sbigottirono, talché domandavan fra loro: Che cosa é questa?
quale é questa nuova dottrina? conciossiaché egli con autorità comandi eziandio agli

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 37


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono ».
Sbigottivano - si domandavano circa la dottrina - che riconoscevano « nuova
» - differente di qualità - e notavano comando con autorità agli spiriti immondi, e
che, Gli ubbidivano.
In Marco 4: 2 leggiamo: « Ed egli insegnava loro molte cose in parabole, e
diceva loro nella sua dottrina ». Si noti l'espressione « Nella sua dottrina ». Ma
non tutti riconoscevano in Lui dottrina ed autorità. Gli oppositori erano persone
ostinate nelle loro credenze, quindi non ammaestrabili. Tali udirono con pregiudizio.
Non si meravigliavano o lodavano, ma si allarmarono, perché vedevano minacciati i
loro castelli, credi e tradizioni. Gli furono ostili - e sono ostili sempre. A capire ciò
occorre meditare Giovanni 5: 39: « Investigate le Scritture, perciocché voi pensate
per esse aver vita eterna; ed esse son quelle che testimoniano di me ». La parola «
Investigate » é da molti letta come se Gesù comandasse la investigazione delle
Scritture. Da altri è letta quale la constatazione di un fatto, che essi, i cavillatori,
erano investigatori delle Scritture.
Che si debbano investigare le Scritture è chiaro da altri passaggi, ma qui Gesù
osserva che la investigazione era fatta a fine di dire che avevano vita eterna,
appunto perché si famigliarizzavano con versi biblici. Come se il ripetere parole sia lo
stesso che possedere ciò che le parole significano.
La conoscenza della lettera non dà, per se stessa, la vita eterna, perché la
Scrittura è un testimone di Gesù. Investigavano, ma non volevano udire Gesù per
ricevere vita eterna. Essi, pieni di lettera, non sentivano l'amore di Dio.
Questo mena ad un più attento esame della relazione della Scrittura alla
predicazione cristiana. Abbiamo toccato un soggetto arduo e scottante. Iddio ci aiuti
ad esporlo con franchezza e carità. Riconosciamo che non possiamo esaurirlo, ma
solo darne osservazioni e suggerimenti. Ciò vale solo pei lettori che si tengono aperti
al vero, che danno luogo all'amore della verità.
Senza di un po' di esame su ciò, non vediamo come continuare a scrivere sul
tema « Nella Sua dottrina ».

Capo XVII
L’INVITO A SEGUIRLO

(Marco 8: 34-38)

Bisogna ascendere all'esame dell'alto tema, come uno che, a piedi, sale ad alto
monte. Deve andare come a zig-zag. Così noi, nel parlare di Lui, in certi soggetti
delicati ed arditi.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 38


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
In Gesù i movimenti e le parole si accordano; così, quando volle dire ai
discepoli quello che chiamiamo il Sermone sulla Montagna, Egli, senza mandare via
nessuno, salì sul monte. I discepoli Lo seguirono; ed essi, Egli ammaestrò. Quel
discorso non era pel piano, per tutti, ma per quelli che, seguendo Lui, sarebbero
ascesi al monte.
In Marco 8 è altro quadro.
Qui è Gesù che si rivolge alla moltitudine ed ai discepoli. Nelle parole «
moltitudine coi suoi discepoli » si intuisce il pericolo che anche i discepoli sono in
pericolo di smarrirsi, perché sono mescolati in una folla. Ed è vero anche che nelle
folle sono mescolati coloro che vorranno seguirLo.
Da qui il messaggio a tutti, quale insegnamento ad un popolo, per proteggere i
principianti che seguono, e chiamare altri a seguire.
La dottrina di Lui: - Dopo averLo veduto e udito; ognuno decida senza
chiedere consiglio o cooperazione ad alcuno. Deve VOLERE venire a Lui. È la
volontà, a base del seguirLo. Non emozioni, benché ci siano, ma un deciso volere.
Deve liberarsi dal supremo ostacolo, il « se stesso » di ciascuno; deve togliere la
croce che il Signore consegna a ciascuno, e che non è mai la stessa per due
individui, e poi - solo allora - può seguirLo.
Una spiegazione: i disagi, le malattie e altro che sono in comunione
colla umanità non sono croce. Nella croce è elemento essenziale la pos-
sibilità di prenderla o rifiutarla. Condizioni forzate non sono croci. Gesù ha
un piano speciale per ognuno che Lo segue, e involge un sacrificio, qualche cosa che
si é liberi di non accettare, ma che si accetta per amore di Lui. Tale la Croce. Gesù
volle andare in croce; il cristiano prende ad occhi aperti la croce che il Signore gli
offre, e si avvia dietro a Lui.
Certo che nell'animo degli uditori si affacciano obiezioni serie, e Gesù risponde
a domande non espresse. E insegna che nel nuovo territorio vi é una legge che
chi vuole guadagnare perde, e chi perde guadagna. Ma che il perdere sia
per amore di Lui - ché anche se alcuno potesse guadagnare tutto il mondo
(assurda tale possibilità) non gli gioverebbe, perchè a costo della sua anima (vita). E
che non è possibile riparare a tale perdita. E inoltre, che l'uomo deve decidere fra il
vergognarsi di Gesù e delle Sue parole o l'essere disposto a vituperio per amore di
Lui.
Questi alcuni punti fondamentali dell'insegnamento della Sua dottrina.
Già nelle parole « Sua dottrina » è evidente che vi sono varie dottrine; le molte
sono contradittorie e la unica del Maestro unico è la SUA dottrina.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 39


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XVIII
IL CRISTO E LE SCRITTURE

(Deuteronomio 18: 15-19; Giov. 5: 39)

Benediciamo Iddio per i molti Giudei che allora e in poi riconobbero in Gesù il
Cristo - il Signore. Amiamolo questo popolo, perché Dio lo ama.
A svolgere il nostro tema, riconosciamo che vi è un sistema, il Giudaismo, che
fu in ogni tempo ed è anche oggi il più grande nemico del Cristianesimo. È
fenomeno strano e doloroso che i più ostinati oppositori di progresso sono
quelli che si fermano nella classe che precede quelli che sono guidati a
muovere avanti.
Leggiamo in Deuteronomio 18: 15, 18, 19: « Il Signore Iddio tuo ti susciterà
un profeta come me, del mezzo di te, de’ tuoi fratelli; esso ascoltate... Io susciterò
loro un Profeta come te, del mezzo de’ lor fratelli, e metterò le mie parole nella sua
bocca, ed egli dirà loro tutto quello ch'io gli avrò comandato. E avverrà che, se
alcuno non ascolta le mie parole ch'egli dirà a mio Nome, io gliene ridomanderò
conto ».
Non ci si attenda a voler scoprire tutto il piano di Dio solo nelle parole
suddette, ma é chiaro che esse profetizzano l'apparire di un uomo come Mosè, ma al
di sopra di Mosè, perché nella bocca di tale uomo a venire sarebbero parole messe
tutte - una per una - dall'Alto. Quindi bisogna ascoltarLo. E guai a chi non Lo avrà
ascoltato.
A questa profezia Gesù si riferì più volte, parlando a persone che si vantavano
di riverire Mosé, laddove gli disubbidivano di fatto, in quello che Mosé aveva detto -
testimoniato.
Umana contraddizione.
Noi, a distanza di secoli, siamo incoraggiati ed assicurati più e più dallo scritto
in Deut. 18: 15-19, e vediamo che Uno solo risponde a quel ritratto. Parole di Dio -
tutte, una per una - nella Sua bocca. In Gesù viene confermato Deuteronomio 18:
15-19, e Giovanni 12: 49, 50. Si rilegga Giovanni 12: 49, 50, perché non vi fu mai
uomo tranne che Lui che parlò solo le parole del Padre, e così come - coll'enfasi -
voce - accento - come il Padre gliene diede. Molti profeti, ma un Profeta - il
PROFETA.
I Giudei comprendevano il senso delle parole affermate da alcuno che
qualificavano Gesù - Profeta. Tale qualifica faceva ardere di odio i cuori di quelli che
avevano deciso di non accettarLo.
Ma è giusto osservare che in ogni tempo ci sono stati pretendenti a ciò che
non apparteneva ad essi. Perciò, diciamo che il semplice affermare di Gesù, che Lui

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 40


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
era l'atteso di cui Mosé aveva scritto non era, non è sufficiente. Gesù previde
l'obiezione, ma i Giudei avevano le prove se le volevano; oltre che i tanti segni - e
quel parlare unico oltre a tutto, ci fu la voce autorevole di Giovanni Battista,
testimone non sospetto - uomo di Dio, stimato da tutti - amato da molti. Ma chi si
ostina in un corso di odio, non ascolta i Giovanni Battista, e sfugge ad ogni
ragionamento. Quando non può argomentare, si chiude in un silenzio tetro e
maligno.
Infatti, alla domanda di Gesù se il battesimo di Giovanni sia dal Cielo, gli
avversari non vollero rispondere, forzati come erano a confessare il ministerio di
Giovanni, e quindi la testimonianza di lui che proclamò che Gesù é l'Agnello di Dio - o
disconoscere il Battista. Non vollero cedere al vero - e temevano; di irritare il popolo,
il quale riveriva la memoria del Battista.
Ma ha mai Gesù Cristo invitato alcuno a seguirLo senza dargli prova evidente
che Lui ha diritto ad essere creduto, ubbidito?
Non vi è mistero più grande di Gesù - ma non vi è Personaggio più accertato,
luminoso di Lui. Egli Luce, illumina quelli che Lo seguono. Nell'invito iniziale Egli
appella a fede - e fede nasce e si fortifica al suono della Sua voce - di quella Voce - e
allo splendore di quel Volto. Ma a ciò segue subito una luce che va crescendo, per
cui la fede di un giorno diviene conoscenza nel tempo appresso. Sacro è il messaggio
dell'Apostolo che affermò il « Noi abbiamo creduto [prima] - ed abbiamo conosciuto
[dopo] che tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente » (Giovanni 6: 69). E vi è
altro: perché Gesù ha annunziato che quelli che ubbidiscono, conoscono che la
dottrina di Lui è da Dio.
Certo che Egli annunzia il metodo celeste che è « credere » prima e «
conoscere » dopo. Fede comincia allo scuro, ma termina nella luce, tutta luce.
Ma è poi vero che « Fede » comincia davvero, allo scuro? - o almeno, in tutto
allo scuro? - E non vi è nell'uomo, che non ha pregiudizio, una capacità interna -
spirito - che può intuire almeno ciò che è dall'Alto? E non ebbero davvero i Giudei
opportunità, quando spontanea sorse l'affermazione che Gesù parlava con autorità e
non come gli Scribi - e che « Niun uomo, parlò giammai come costui? » - Che forse
non vi erano circostanze atte a dare almeno una santa disposizione di udire,
ascoltare? Ricordiamo che in Fatti 16 è scritto di Lidia - una donna a cui certo non
mancava intelletto e qualche esperienza delle relazioni umane - lei si mise ad
ascoltare - e poi ebbe il cuore aperto a credere.
È sempre così: una santa disposizione ad ascoltare precede ogni buona
decisione. Ed è così, che chi vede Gesù nel poco che in principio Si mostra - e poi
crede - quel tale ode le promesse del Cielo (Giovanni 6: 40).
Ma vi sono nemici che non si persuadono mai, perché non si vogliono
persuadere, e indurano in opposizione sistematica. Ce ne sono anche oggi che si
avvicinano, chiedendo dimostrazione, promettendo che se dimostriamo questo o
quello, essi poi vengono con noi!

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 41


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
E ci siamo illusi che se dimostriamo, essi si arrendono! Ma non si arrendono,
anche se fossimo capaci di chiarire, come essi pretendono, che si dimostri. Perché
l'ostacolo non è nella mente, bensì nelle tortuosità di un cuore che preferisce
rimanere chiuso alla luce, perché amano rimanere e crescere nello stato in cui si
trovano.
Dimostrazione? Ha potuto mai alcuno - colla sola Bibbia alla mano -
provare a chi si rifiuta di attendere alla voce del Cielo - luce nascosta che
Iddio pone nei cuori di tutti - ha potuto mai il libro e tutte le teologie
sistematiche dimostrare, convincere, persuadere in modo che l'anima
corra al Salvatore? Ma, dunque, a che serve la Scrittura, libro davvero
unico e prezioso, che noi a ragione chiamiamo « Parola di Dio »? Dobbiamo
però esaminare che significa « Parola di Dio », e quando lo scritto lo si può chiamare
« Parola di Dio ».

CAPO XIX
LE SCRITTURE TESTIMONIANO

Il testimone non è la « Corte » o « Tribunale », ma è usato dalla Corte -


Tribunale giudiziario. Qualcuno introduce una causa, una lite, un argomento, e poi
procura dimostrarlo con documenti e testimoni. Non si comincia coi testimoni, ma si
ricorre ad essi, dopo che il caso è annunziato.
Così nei fatti umani, e così anche nelle relazioni col Cielo.
È Dio stesso che annunzia la grande Causa, e aiuta ad accettarla con mezzi
vicini a noi. L'annunzia in quella luce interiore di cui è scritto in Giovanni 1: 9; lo
insiste, mettendoci nello stato di bisogno di qualche cosa che è fuori delle nostre
forze, e prosegue, dandoci qualche prova per aiuto e soccorso. Popoli senza una
qualche religione non ve ne furono. non ve ne sono, perché anche quelli che si
vantano di non credere nulla, credono, sospirano verso qualche cosa. Venendo alla
predicazione di Gesù prima, e degli apostoli dopo, notiamo l'abisso che separa i loro
parlari e quelli dei tempi che seguirono. Gesù mai dimostrò l'esistenza di Dio, o altro,
o altro. Cominciò affermando. Di rado, e in casi eccezionali accennò alle Scritture,
non perché Lui ne avesse bisogno, ma per aprire la mente agli uditori circa il valore
proporzionale di ciò che è scritto. Satana, il falso e dotto teologo, citò scritture e le
citò con malizia. Gesù gli rispose, insegnando come va citata la Scrittura. Ai Giudei
che si vantavano di Mosé, per annientare o impicciolire Gesù, Egli, il Signore, rispose
appellandosi a Mosè stesso. Si vantavano della « Legge », e Gesù domandò al
dottore che cosa é scritto e come deve essere letto, inteso, lo scritto (Luca 10: 26).
Egli mai cominciò alcun discorso aprendo un libro o citando a memoria un testo, per
poi dividerlo, secondo quella scienza che si chiama « Omiletica » e altri e altri nomi...

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 42


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Gli apostoli annunziarono fatti - e soprattutto ritrattarono il Personaggio, ed
occasionalmente citarono le Scritture. Ne’ mai vi fu una così detta « Scuola Biblica »
ai tempi degli apostoli. Non ti stupire, o mio fratello, chè, lo so anch'io che in Berea
esaminarono le Scritture, ma ciò a scopo di testimoniare che in esse vi è profetizzato
di Cristo. Le Scritture erano « testimoni », ove il testimone scritto ci voleva, e ci
voleva ci vuole, ove chi osserva e obietta comincia col presentare, lui, la Scrittura.
Il Libro - prezioso sempre - ha per noi valore relativo: per Giudei era ben altro.
Noi siamo posti alla scuola del Maestro dei maestri - dello Spirito Santo - il
Quale, quando vuole, e solo per quelle porzioni che Lui vuole, addita qualche
scrittura. La Chiesa non cominciò con un libro, ma col ritrattare Gesù Cristo. È lo
Spirito Santo - che solo - Lui solo - può innalzare, spiegare Gesù, e guidare, passo
passo, nella Verità - Cristo e in ogni verità che mena a Lui - e scaturisce da Lui.
I libri del Nuovo Testamento furono scritti decenni dopo l'Ascensione del
Signore, e furono dettati da speciali occasioni. Usarli dobbiamo. però additati,
spiegati e misurati dallo Spirito Santo, mai da intelletto umano, come mero intelletto.
È una dolorosa affermazione - vorremmo avere errato che, in generale, si predica il
Libro - e Chiese e Chiese, e propaganda e propaganda - ma assai poco Cristo - Gesù
- Signore.
Gesù parlò del Padre e Lo innalzò; gli apostoli proclamarono e innalzarono
Gesù Cristo; citarono le Scritture, ma predicarono Cristo. È vero che se leggiamo il
Libro, sotto la guida e misura dello Spirito Santo, cresciamo verso il Cielo - ma non
sono le Scritture che fanno crescere, bensì é lo Spirito Santo, il Quale colle
intimazioni delicate che Lui dà allo spirito nostro, addita qualche passaggio
scritturale, come ad aiutare, con una prova tangibile, ciò che abbiamo accettato
nell'uomo interiore.
Ma i Giudei erano così pieni di scritture, e ripetevano « Parola di Dio - parola di
Dio », tanto che non conobbero ne’ l'Autore, ne’ il Personaggio centrale delle
Scritture. Lo uccisero.
E noi, che?

CAPO XX
L'USO DELLA SCRITTURA

(Giov. 5 : 39)

È un fatto doloroso che gli eretici sono quelli che sono più armati di versi
biblici. Vi sono medici ignoranti o disonesti che uccidono i malati con molti rimedi,
laddove il professionista abile e onesto è scarso nel dare medicine o consigliare

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 43


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
operazioni chirurgiche, fondandosi più e più su quello che si chiama « Terapia
naturale ». Qualche rimedio lo dà, qualche specifico, se necessario. Del resto egli si
affretta ad avvisare che non se ne abusi, ma che si badi più e più a cura naturale,
godendo con sobrietà i beni che Dio ha dati: Aria, luce e cibo sano, con misura. Così
il servo onesto di Cristo non usa lunghi discorsi, e canti e canti - spesso con musiche
e melodie distraenti, e parole su parole, per eccitare emozioni, citando versi su versi
biblici, scegliendo quelli che paiono adatti ad una certa tesi - ad una setta - ed
evitandone altri.
Ci si permetta un ricordo.
Abbiamo assistito ad una conversazione fra alcuni « dottori teologici ». Uno di
essi si teneva in silenzio, e forzato a parlare, spiegò che lui preferiva, di regola,
parlare poco, temendo dire qualche cosa che avrebbe scandalizzato ed offeso. «
Come! - esclamò uno, ed era il Direttore di un collegio Biblico - avete trovato qualche
cosa di nuovo nella Bibbia? » E l'altro - il mesto silenzioso - di botto disse: «
Conoscete voi la Bibbia? ». La parola dura reagì, provocando una smorfia rapida sul
volto del tale e sugli altri, e l'uno di essi rispose poco e con tono che voleva na-
scondere il risentimento. Ma l'altro non si scompose, e spiegò che lui, che aveva
domandato, lui, non la conosceva che poco la Bibbia, e rivolse una serqua di
domande. Ne cito alcune: Domandò che disse Gesù ai due discepoli che Lo
seguirono quel giorno in cui Giovanni Battista Lo designò esclamando: « Ecco
l'Agnello di Dio ». – Che disse Gesù a Maria di Betania, seduta ai Suoi piedi. - Quali
furono tutti gli insegnamenti di Gesù nei quaranta giorni avanti l'ascesa al Cielo. -
Che significano le parole di chiusa all'Evangelo di Giovanni (21: 25), anzi, anche
quelle del capo 20: 30, 31; Poco è scritto, e il poco è scritto acciocché voi crediate
che Gesù è il Cristo, ecc. Notiamo che lo scritto vale solo per chi è disposto ad
accettarlo, nel segreto lavorio dello Spirito Santo, il quale solo Lui fa sentire il
desiderio dello scritto, ce lo addita ed illumina.
Chiunque abbia anche una superficiale conoscenza della storia ecclesiastica
avrà inorridito alla relazione delle guerre religiose, dico delle guerre tra cristiani e
cristiani, guerre che hanno desolato e insanguinato paesi, per conflitti sorti nel
discutere e stiracchiare versi biblici. Usiamo la parola « Cristiani » nel senso
popolare, e non nel senso divino. perché i Cristiani di Cristo soffrono e non
perseguitano, né si vendicano. E ce ne furono in ogni tempo, di tali, ed anche
parlando di una Chiesa che ha molto perseguitato (anche altre hanno perseguitato)
ci furono alcuni che in tempi tristi non hanno voluto eserciti vicini ad essi per la
conversione di eretici (così detti), ma che hanno affermato che volevano usare il
metodo di Gesù Cristo, e non forze e minacce. Cristiani di Cristo ce ne sono stati,
benchè pochi, in ogni tempo, e sono pochi ohimè - anche oggi. Ma oggi non ci sono
persecuzioni - alcuno può dire. Non quelle persecuzioni, ma altre, sottili ed insidiose
ce ne sono anche oggi.
Per chiudere sull'increscioso tema: Scritture in relazione a Gesù Cristo,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 44


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
ripetiamo che i Giudei, possessori delle Scritture non vollero capirle. Le recitavano a
fine errato, e non come testimoni del Cristo, il Quale solo ha, e nel Quale solo è la
Vita.
Chi esamina, anche oggi, i movimenti chiesastici, noterà la sproporzione che vi
è fra ricami esegetici scritturali, notizie e notizie, miracoli e miracoli su corpi (non
molti accenni a malattie di anime) - e quanto poco - o come poco viene ritrattato
Cristo Gesù - il Signore.
Dottrine ve ne sono, e vi è vanto assai, ma sono esse quella – la Sua dottrina?
Ed, avanti di proseguire, è giusto ricordare ciò che il Risuscitato disse in Luca
24: 25 a 27: « Allora egli disse loro: O insensati, e tardi di cuore a credere a tutte le
cose che i profeti hanno dette! Non conveniva egli che il Cristo sofferisse queste
cose, e così entrasse nella sua gloria? E cominciando da Mosé, e seguendo per tutti i
profeti, dichiarò loro in tutte le scritture le cose ch'eran di lui ».
Ci volle Lui per dichiarare, aprire il senso delle Scritture. Lui stesso, avanti di
ascendere al Cielo, disse così (Luca 24: 44): « Poi disse loro: Questi sono i
ragionamenti che io vi teneva essendo ancora con voi; che conveniva che tutte le
cose scritte di me nella legge di Mosè, e ne’ profeti, e ne’ Salmi fossero adempiute ».
Tre grandi linee di testimonianza, ma sempre solo testimonianza. Era
necessario dire ciò, perchè le Scritture vi erano e vi sono. E si noti che «ALLORA »,
in quell'occasione, Lui, VIVO che dà la parola viva, aperse loro la mente per
intendere le Scritture.
Di esse, solo quello che Lui ci fa intendere, solo quello è profittevole. Intanto ci
domandiamo che significa che Lui li ammaestrava nella Sua dottrina.
La risposta non pretendiamo darla, se non limitata, perché noi sappiamo poco,
e in parte. Ma abbiamo fiducia che i lettori onesti, non schiavi di sette o pregiudizi, si
metteranno e rimarranno con noi alla Scuola di quel Signore e Maestro che è Verità e
mena alla Verità.

CAPO XXI
ALLA SCUOLA DI LUI

Ci si dirà, ed a ragione: ma tu che scrivi, non citi Scritture e Scritture? Santa


osservazione. Rispondiamo che è doveroso farlo, perché ci aggiriamo in mezzo a
copie e copie di Scritture, e dovunque ci muoviamo udiamo Bibbia e Bibbia - e
vediamo e udiamo: « Questa io voglio osservare, da copertina a copertina (Oh, sia
così!) ecc. ». Noi pure le abbiamo lette e con amore queste benedette Scritture.
Iddio ci aiuti a saperle leggere, e opportunamente usarle.
Proseguiamo.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 45


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Gli uomini che sono vissuti per molto tempo in pregiudizi ed errori sia
pure parziali, e diciamolo, sono nati e cresciuti in ambienti di « Credi e
teorie » in cui è il bene, ma mescolato ad esagerazioni ed errori, tali hanno
bisogno di grande grazia per accettare correzioni, e più assai per
cominciare da capo, non solo per imparare, ma assai più per disimparare e
abbandonare gli idoli, anche quelli mentali. È sacrificio, ma è essenziale.
Dunque mettiamoci alla scuola di Cristo Gesù Signore. Lo Spirito Santo
sopraintende e dirige.
Ma dunque non ci siamo noi a tale scuola?
Se ci sei, rallegrati che un altro ne parla e scrive; ciò ti confermi e consoli. Se
non ci sei, o non ci sei come si deve, mettiamoci tu ed io a quella scuola, e
cominciamo col dire che non sappiamo nulla, almeno che non sappiamo come
dobbiamo e come Lui vuole che dovremmo sapere.
Alcune linee direttive per quella scuola:
Una è in Matteo 11: 25-30. Un'altra in Giovanni 8: 31-36.
Cominciamo con Matteo 11: 25-30: « In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti
rendo gloria e lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, che tu hai nascoste
queste cose a' savi e intendenti, e le hai rivelate a' piccoli fanciulli. Sì, certo, o Padre,
perciocché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi é stata data in mano dal Padre mio, e
niuno conosce il Figliuolo, se,non il Padre; parimenti niuno conosce il Padre, se non il
Figliuolo, e colui, a cui il Figliuolo avrà voluto rivelarlo. Venite a me, voi tutti che
siete travagliati e aggravati, ed io vi alleggerò. Togliete sopra voi il mio giogo, e
imparate da me, ch'io son mansueto, ed umil di cuore; e voi troverete riposo alle
anime vostre. Perciocché il mio giogo é dolce, e il mio carico leggiero ».
Le affermazioni, inviti e promesse contenute nei versi suddetti seguono ai
rimproveri alle tre città, le quali avevano veduto potenti operazioni, e non si erano
ravvedute; lezione questa a dirci che la conversione a Gesù Cristo è fondata su altra
base che quella di eccitamenti per miracoli.
Le verità eterne sono e rimangono nascoste ai savii e intendenti, ma vengono
rivelate ai piccoli fanciulli, perché i primi sono chiusi nel loro modo di pensare, e i
secondi - i piccoli - non hanno pregiudizi, ma sono aperti a ricevere. Un piccolo
fanciullo impara facilmente lingue e costumi di un altro paese. Perché nel regno dello
Spirito la regola che si deve divenire come piccoli fanciulli é ammessa, ma raramente
praticata o appena praticata. Gesù non assegnò ragione di questo metodo divino.
Piace così al Padre e ciò basti. Non si leggano tali linee in fretta o leggermente. Sono
fondamentali, e menano alla conoscenza del Cristo e della Sua dottrina.
Quindi segue. l'affermazione che sfugge ad ogni esame preventivo. Solo il
Padre conosce il Figliuolo e Lo introduce, e solo il Figliuolo conosce il Padre e Lo
rivela a chi Lui vuole, il che significa a quelli che sono disposti a farselo rivelare. Ed
ora il grande invito espresso con parole fra le più dolci del linguaggio cristiano.
L'invito è ai travagliati ed aggravati, colla promessa che Lui, Gesù, li alleggerebbe.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 46


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Altri non attendono a tale invito; l'alleggiamento può attendersi da Uno solo. Vi è un
giogo da prendere, ma é quello che Lui darà, non altro - e dopo ci si mette alla
scuola di Lui per imparare. È invito a contemplazione della mansuetudine (contegno
esteriore), figlia di umiltà. Contemplando, si è confermati nell'alleggiamento e si
gode riposo all'anima. Quindi l'assicurazione che così alleggeriti ed a riposo, il giogo
di Cristo viene trovato dolce, e il carico leggiero.
Il mondo ha i suoi gioghi e carichi che non sono ne’ dolci e ne’ leggeri.
Nel rispondere alla angosciosa domanda di Giovanni Battista, Gesù disse fra
altro che l'Evangelo Buona Novella è annunziato ai POVERI. La Provvidenza, a mezzo
di vie ignote, prepara quelli che sono disposti a mettersi alla scuola del Cristo.

CAPO XXII
(Giovanni 8: 31-36)

Leggiamo: « E Gesù disse a' Giudei che gli avevano creduto: Se voi
perseverate nella mia parola, voi sarete veramente miei discepoli. E conoscerete la
verità, e la verità vi francherà. Se dunque il Figliuolo vi franca, voi sarete veramente
franchi » (vv. 31, 32, 36).
Gesù aveva annunziato che Lui non faceva nulla da Se stesso, ma che parlava
secondo che il Padre Gli aveva insegnato. E il Padre era sempre con Lui perché Gesù
del continuo faceva le cose che piacciono al Padre. Vi è ubbidienza a quello che
viene comandato, e vi è un compiere atti non comandati, ma che piacciono, che
sono grati al Padre. Mentre Gesù ragionava, molti credettero in Lui. Credere è parola
potente, e quando è vero credere, mena alle grandi conseguenze della Grazia. Ma in
questo passaggio, lo si deve ritenere quale un credere iniziale, sia pure più che
semplice impressione. Il verso 33 autorizza siffatta osservazione.
Egli si rivolse in modo speciale a quelli che avevano creduto, e cominciò con un
« se », come a dire che quel credere era efficace solo a condizione: « Se voi
perseverate nella mia parola ». Gesù non raccomandava alcuno scritto, ma che
dovevano tenere sacra, costante, la « Sua Parola ». Lui è Parola; e Lui parlò e parla.
Il Sommo Pastore non é muto. Egli è il predicatore interiore. Solo così diverrebbero
veramente Suoi discepoli. VERAMENTE. Tanti sembrano, ma non sono davvero
discepoli. E solo così - fermi a udire, ascoltare Lui, divenuti seguaci di Lui, e non per
altro modo, si conosce la verità - e solo così, dalla conoscenza del vero - Realtà - si
perviene alla libertà. Vi sono molti che, pure professando, non sono liberi, ma schiavi
di se medesimi, o di uomini o di gruppi.
Alla prova, quelli presentati come avendo creduto, si rivelarono protestando
che essi, progenie di Abrahamo, erano liberi. E ciò dissero, mentre politicamente

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 47


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
erano sotto dominio straniero. Gesù rispose che chi fa il peccato è servo del peccato,
e non li arguì dell'errore nell'affermazione che erano liberi. È il metodo di Lui, di mai
schiacciare un avversario; ma di occuparsi solo di ciò che tende allo scopo
immediato. E conchiuse che solo quando il Figliuolo franca, si è davvero franchi.
Durante gli orrori ed eccessi della Rivoluzione francese, una donna di grande
mente e di alti sensi morali, una benefattrice, venne tratta alla ghigliottina. Quando il
« carretto » passava davanti alla statua detta della « Libertà », essa esclamò: « Oh,
Libertà, quanti delitti si commettono nel tuo nome! ».
Spesso, nel cuore deluso di più di un cristiano sono sorte queste parole: « Oh,
grande Signore, quanti errori ed orrori si compiono nel Tuo Nome! Perdona, o
Signore, e dacci spirito di ravvedimento acciocché agiamo e ci muoviamo in questo
mondo come Tu vuoi ».
Ha Egli lasciato un Manuale o Catechismo, come un ammasso di regole
dottrinali? Ha Egli raccomandato sottili investigazioni dell'intelletto, per cui, con sforzi
di mente, afferriamo ed esponiamo i misteri dello Spirito?
Un'altra scuola - un altro metodo - di Lui.
Accedono all'invito i travagliati ed aggravati. E l'Evangelo, udito
superficialmente da molti, è, di fatto, annunziato, proclamato ai poveri.

CAPO XXIII
IN TERRA ED IN CIELO

(Giov. 3: 13)

Leggiamo: « Or niuno è salito in cielo; se non colui ch'è disceso dal cielo, cioé:
il Figliuol dell'uomo, ch'è nel cielo ».
Lo scopo di questi scritti, se il Signore condiscende a benedirli, è di
menarci alla sete interiore di contemplare, imitare, identificarci in Gesù ed
essere portati dalla Grazia a vivere per Lui, come Lui ai giorni della Sua
carne visse per il Padre. Tale altura é assai ardua da raggiungere, anzi impossibile
senza la Grazia, perché mentre è vero che senza di Lui non possiamo fare nulla, è
vero altresì che in Lui possiamo tutto, nei limiti della Sua volontà riguardo a ciascuno
di noi.
Gesù visse contemporaneamente in due mondi. Intendiamoci, mai con cuore e
mente divisi, ma praticò nel mondo inferiore quello e come gli veniva dall'Alto - in
comunione costante col Padre, tanto che potè affermare che non era Lui che faceva
le opere, ma il Padre in Lui. Non a sbalzi, ora sì, ora no, ma sempre - tanto che potè
dire che Egli del continuo operava in modo da piacere al Padre. Abbiamo accennato,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 48


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
che « piacere ad uno » è assai più che ubbidirgli letteralmente. È uno scrutare il
cuore e gli ideali dell'altro e agire in modo da rallegrarlo, riempirlo di letizia. Un
esempio lo si ha - e ve ne sono altri - in Maria di Betania che, avendo in precedenza
scelto il posto ai piedi di Gesù per ascoltarLo, intuì e capì ciò che altri non
compresero, o non come lei, o un po' lo compresero solo più tardi; e preparò l'olio
odorifero di gran prezzo. Ella ubbidì non a comando alcuno, ma a quella forza di
amore e devozione intensa che rende facili e giocondi anche i sacrifici più grandi.
Molto è scritto; ma il più non é scritto. Molto é comandato, ma assai - assai più
non é comandato. Che dico: Molto è comandato? Mi correggo, perché in conclusione,
il cristiano vive sotto un solo comando - che chiameremo Invito di amore. Cioè, ha
una sola responsabilità, ma è seria, ed è di dimorare in Gesù in modo tale che le
parole di Lui dimorino in esso cristiano. Comandi verranno, ma scaturiranno dalla
fonte della comunione, anzi, identificazione con Gesù Cristo. Tali comandi vengono
dati a mezzo dello Spirito Santo. Un altro territorio, un altro Sacerdozio, e una nuova
legge, che è la prima con cui il Creatore conversò con la creatura, ed è la finale, la
conclusione: La Voce di Dio, e la Parola di Lui, udita, chiarita a mezzo dello Spirito
Santo. Il « semplice » non ubbidito; ha reso necessario il « complesso », ma per
arrivare definitivamente al semplice: Dio e l'uomo; l'uomo e Dio. Perciò venne, morì,
risuscitò e siede alla destra del Trono, Lui, il Redentore. Lo Spirito Santo rivela passo
passo Gesù - Cristo - Signore.
Ci sieno dunque chiare le parole a Nicodemo, che il Figliuol dell'Uomo era nello
stesso tempo in Cielo e in terra; in terra e in Cielo.
Circondato dall'acqua, il palombaro lavora nel fondo del mare e non teme
perché è tutto coperto da un abito impenetrabile all'acqua, mentre ha la respirazione
assicurata a mezzo di un lungo tubo, anch'esso impenetrabile che gli trasmette l'aria
necessaria. Guai a lui, al palombaro, se l'indumento che lo copre o il lungo tubo che
gli reca l'aria vengono meno! Eppure, chissà quanti sono periti nei gorghi profondi
per essere venuta meno l'una o l'altra protezione. Dopo tutto è il lavoro dell'uomo.
Ma - ma ben altro è l'indumento che avvolge il cristiano nell'oceano del male che lo
circonda, e ben altro il tubo conduttore che gli dà il respiro. La Giustizia di Cristo, Lui
Giustizia, e che crea in noi giustizia - lo copre: il contatto continuo del Cielo gli dà
forza costante. Ciò é espresso in quella figura che egli è ancorato da una forza che lo
ha legato quaggiù, mentre il capo dell'àncora è assicurato al Trono, in alto.
Tale fu Gesù, che visse e mosse circondato di mali, e mai ne fu infettato,
perché - questo é il sovrano perché - nello stesso tempo in cui lavorava in terra,
viveva sempre in Cielo legato a Suo Padre.
Vi è un Come - Così per la Chiesa. Di ciò al capo seguente.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 49


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XXIV
COSI' - COME - TALE - QUALE

L'incarnazione è il piano del Cielo. Iddio si è incarnato nel Figliuolo; il


Verbo - la Parola si è fatta carne, e in un visibile tabernacolo, é abitata fra noi. Gesù
Cristo si incarna nei componenti, della Chiesa (intendiamoci, « Sua Chiesa »), e si
presenta in essa al mondo. In Gesù, in quel Corpo fu veduto Iddio; nella Chiesa deve
essere veduto Gesù.
Del vasto soggetto scegliamo tre confronti:
Gesù ha amato ed ama, e come! Ma non ha fatto pompa del Suo amore, bensì
ha posto in evidenza quello del Padre, ed ha detto che « come il Padre ha amato
Lui, così ha Lui amato i discepoli », i « voi » - e tale amore si stende. Anzi, tale
amore, come un oceano di benevolenza, ci circonda, ed è pronto, volenteroso ad
invaderci, solo che noi ci apriamo ad esso. Così é della Luce divina, e di tutto ciò che
è eterno. Ne siamo circondati e gridiamo: « Dammi, o Signore », laddove dovremmo
dire: « Aprimi, Signore ». Tale é la Sua Parola, stabile, eterna nei Cieli; ma non
anticipiamo.
Come il Padre ha amato Lui. Così Lui ha amato, ama la Chiesa, e attraverso
questa, fa noto il suo amore alle creature, alla Creazione. Mediazione a Mediazione.
Un altro « Come - Così » é detto quando Egli, il Risuscitato apparve agli undici
a porte chiuse, e disse « Pace a voi », e mostrò le ferite nelle mani e nel costato.
A porte chiuse, é atto straordinario: il « Pace a voi » sono parole dolci ma
anche i demoni possono entrare a porte chiuse ed anche i micidiali sanno dire «
Pace, Pace ». Ma ciò che rese l'entrata a porte chiuse e il « Pace a voi » solenne fu il
mostrare le inimitabili impronte delle ferite nelle mani e nel costato, perché quello è
il finale documento dell'amore e fedeltà di Dio. Scolpiti nelle mani di Lui (Isaia 49:
15-16).
Tutto può essere imitato, artefatto, tranne il vero amore legato a frutto del
sacrificio. Egli disse: « Come il Padre ha mandato me;. così io mando voi ». Nel
testo il « Me » ed il « Voi » seguono il verbo e non lo precedono, e così hanno vera
forza. Il « Me » - il Voi » sono messi in evidenza dopo che sono mandati. E la parola
« mandato » è assai potente, lasciando supporre una forza per la quale non si
fermeranno mai, ne’ mai indietreggeranno; davvero mandati, spinti, dinamitati da
Lui.
È una forza concentrata che non offende e non schiaccia chi ne è l'oggetto, e
non è forza rumorosa. Mai alcuno saprà COME deve andare, se non avrà realizzato, il
paragone del «COME» per arrivare al «COSI'».
Chi avrà davvero capito e fatto suo quel « Come - Così » pronunziato, vissuto,
dimostrato da Gesù, non sarà mai settario, non sarà mai maldicente, ma sarà

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 50


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
davvero servo di Cristo. Non contenderà, ma andrà avanti, testimoniando di Gesù, di
chi è Gesù, e di che Lui ha compiuto e compie, mentre, lui, testimone, nasconde se
stesso e non ha genealogie e storie proprie a presentare.
Ma il tema è così vasto e tanto tenero che piuttosto che spendervi altre parole,
diciamo anche noi, e diciamo invocando Lui: Signore, concedici che noi ci
immedesimiamo in quel « Come - Così » che Tu hai pronunziato.
Un altro paragone, e chiudiamo questo capitolo: Leggiamo 1 Giovanni 4: 17: «
In questo è compiuta la carità inverso noi [acciocchè abbiamo confidanza nel giorno
del giudicio]: che quale egli è, tali siamo ancor noi in questo mondo ». Si noti che
Giovanni, testimone concentrato delle più grandi alture della Rivelazione, presenta
risultati precisi e promesse brevi. Chi ama è nato da Dio. Chi é nato da Dio non
pecca (odia il peccato, e se vi cade, corre al rimedio e ha spavento di ricadere). Chi
crede che l'Uomo - il perseguitato Gesù è nientemeno che l'Unto - il Figliuolo di Dio,
quel tale é davvero anche lui immerso in Dio.
Non è stato mai facile accettare Gesù - quale Re - Signore. Lui - un crocifisso!
Accettare che Iddio Figliuolo fu esposto a tutti i vituperii, ed alla croce. I secoli
hanno come sbiadito il quadro: Crocifisso fra due ladri - esposto al pubblico, gran
pubblico in giorno di grande concorso.
Alza lo sguardo al Cielo stellato. Vedi solo poco, ma il poco confonde. Sono
milioni e milioni di mondi, creati nel Figliuolo, e ora il Figliuolo è in Croce. Gesù in
Croce. Chi è Lui?
Il santo dice e sa dire chi è il Cristo, il Figliuolo di Dio Lo dice perchè,
perdonato dal Signore, si è messo alla scuola di Lui, e lo comprende per lo spirito, la
mente essendo dominata da luce interiore. Lo dice davvero nell'uomo interiore,
perché il solo dire delle labbra non basta, ed afferma: Lui - Gesù è il Cristo - il
Figliuolo di Dio. Solo un santo, uno davvero cambiato di dentro può dire ciò. E chi
dice questo, per San Giovanni, è già un vincitore, che appartiene all'altro mondo.
E qui azzardiamo una parola che sembra, ma non è strana - ed é che è più
facile ricevere i benefici di Dio, e cominciare anche a servirLo (di imperfetto servizio)
piuttosto che CREDERE davvero che Egli è (È), ed é premiatore di quelli che Lo
ricercano. Credere in Dio così come mostratoci dal Redentore!
Ed ora ci avviciniamo a meditare I Giovanni 4: 17, nella parte del confronto «
quale Egli, siamo ancor noi ».
Compiuta - perfetta carità - rende coraggiosi, eliminando ogni paura. Chi
davvero realizza (usiamo la parola che ci sembra meno lontana dal concetto fermo di
che è Carità) chi realizza, assenso interiore che fuga i dubbi, la Carità di Dio verso
lui, e lui è immerso in quella tanta carità - quel tale non ha paura. perché l'Universo
ubbidisce al Creatore, e quindi è dal Creatore stesso messo al servizio delle creature.
Quel tale non ha spavento, definitivo spavento di nulla. Le cose paiono
impressionarci, ma non hanno forza in se stesse.
Da questo nasce la confidanza, perché il non paventare è negativo; l'opposto

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 51


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
positivo - è il confidare.
Confida e non paventa il giudicio, anzi lo invoca del continuo, gridando, anche
se le labbra non si muovono: « Giudicami, o Dio ». Pel cristiano (di Cristo!) il giorno
del giudizio è « OGGI », quale che sia il senso a dare alla informazione che si deve
comparire avanti al Tribunale di Cristo. Il cristiano si presenta volontario ed assetato
a quel giudizio, e benché sa che deve essere corretto, disciplinato, non ha paura, ma
confida che si troverà sempre più legato al Signore.
La « non paura », anzi confidanza, é basata sul fatto che « quale Egli è [Gesù
é] - siamo noi in questo mondo ».
Non che vi sia uomo alcuno che abbia mai potuto raggiungere l'altura,
profondità, ed estensione del Cristo. Ma - lo ha intensamente desiderato e solo per
la gloria di Lui stesso, anelando vivere passo passo per Gesù, come Gesù è vissuto
pel Padre. Non gli é riuscito che poco e debolmente, ma ha da fare col Generoso che
pesa gli spiriti e compatisce tutto in tutti.

CAPO XXV
LA PAROLA DI DIO - A NOI - DA NOI

(Apocalisse 1; Giov. 1: 1-14; Salmo 119)

Lungi da noi il menomare l'importanza del libro più prezioso che esista. Il
pericolo di non saperci spiegare o di essere malintesi, lo riconosciamo, ma
desideriamo fermarci a meditare sul significato « Parola di Dio ». Gesù predicò la
Parola di Dio; gli Apostoli la predicarono. Essa, spada dello Spirito va profondo e
separa. Essa è la sola armatura attiva, in Efesi 6: 10-20 chiamata « Spada dello
Spirito », spada a due tagli, perché da usarsi solo dallo Spirito Santo. È annunziata
a noi, per noi passarla ad altri. Che è essa? Dove è essa?
Dove? - Salmo 119: 89.
Come si fa a conoscerla? - Salmo 12: 6.
Avanti di procedere, ci si permetta due osservazioni: Una, è che il Signore ha
consacrato per noi l'importanza dei Salmi, menzionandoli per ultimo nella triplice
sorgente scritturale a cui Egli fece appello ai discepoli, cresciuti nell'Antico Patto. - È
scritto di Gesù nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi.
Qualcuno udì chiaro queste parole dall'Alto; le udì di notte, e sono rimaste
nella memoria del cuore:
« I Salmi, i Salmi, il libro della gloria e del Millennio ».
Non commenti, perché entreremmo in altre linee discusse e controverse.
L'altra osservazione é che le esagerazioni nuociono alle cause che vogliono

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 52


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
difendere. La Bibbia è preziosa al suo posto, se chiamata dallo Spirito Santo a
testimone e non a giudice. Il Giudice è il Signore, ed Egli usa i testimoni, fra cui é la
Scrittura. Quando poniamo il libro come giudice, nel fatto, siamo noi che ci facciamo
« giudici ». Nello stesso tempo che maneggiamo il libro e ci vantiamo che esso é la
nostra legge e guida, e citiamo versi e versi (i nostri versi preferiti), noi offendiamo il
libro, e causiamo pena ai diritti di cuore, i quali, vedendoci gonfi e tronfi col volume
sotto il braccio, pensano, se non dicono: Ecco un altro argomentatore e settario. Ma
basta!. Torniamo al soggetto: la Parola di Dio, secondo il Salmo 119: 89 e il Salmo
12:6.
Dove? - Come?
Dove e per quanto tempo?
« O Signore, la tua parola é in eterno; ella é stabile ne’ cieli » (Salmo 119: 89).
Eterna - immutabile - nei cieli. Il luogo, in tutti i cieli, abbraccia e vede ad un
colpo d'occhio, se così ci possiamo esprimere in un tanto soggetto. Non é « Parola »
che viene artefatta di tempo in tempo, e che si muta e si adatta. Si adatta sì, ma
non si muta. Iddio ha detto, e tutto ha detto.
Quando l'orecchio di Isaia, dopo che lui era stato purgato nelle labbra fu
aperto, egli udì la voce del Signore che diceva: « Chi manderò? Chi andrà per noi? ».
È Uno che comanda, e il mandato va a nome dei « Noi ». L'Uno e Trino, se ci si
permettono le parole. Il Signore non disse quelle parole in quel momento; le parole
erano, ma Isaia potè udirle solo dopo che ebbe le labbra toccate dal fuoco divino, ed
ebbe l'iniquità rimossa ed il peccato purgato.
Un altro passaggio a proposito è nel Salmo 62: 11: « Iddio ha parlato una
volta, e due volte ho udito lo stesso; che ogni forza appartiene a Dio ».
Cioé, Iddio ha parlato una volta per sempre, ma il Salmista ha udito nel tempo,
e ha dovuto udire due volte, cioè essere « confermato », più che assicurato che
quello che udiva era la « Parola di Dio », nella porzione e misura, adatta a lui -
uomo.
E che sia così è confermato da questo, che gli stessi passaggi scritturali - del
testimone - si allargano, si stendono e si approfondiscono a misura che cresciamo
nel Signore. Perciò i « Credi » sono sempre limitati; se pure siano sinceri, perché
limitano la Rivelazione a noi.
Questa Parola, già stabilita ed eterna, arriva a noi sempre nella misura del
pane, di giorno in giorno, nella porzione di cibo a tempo. Come?
La risposta il santo l'ha nello spirito: è tutto quello che noi apprendiamo da
fuori, incluso lo Scritto, che lo Spirito di Dio lo ha già, in germe. messo nel cuore
(Salmo 51: 6). Senza il « di dentro », vano è ogni ammaestramento da fuori; il libro
confonderebbe, senza illuminare. Ma ecco un testimone al come si afferra e
riconosce la Parola di Dio.
Essa è perfetta, ma arriva all'uomo imperfetto, quando questo è nella
condizione del Salmo 12: 6: « Le parole del Signore son parole pure, argento

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 53


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
affinato nel fornello di terra, purgato per sette volte ».
È uno dei linguaggi invertiti per cui il Cielo dice ciò che in fatto è detto per noi.
Due esempi ci aiutino: Iddio conosceva prima dell'ubbidienza che Abrahamo non
avrebbe rifiutato il figliolo. Fu Abrahamo a conoscere quanto lui amava Iddio. Dio
sapeva.
Nell'annunziare che il Sacerdote celeste può compatire perché ha sofferto
(Ebrei II e IV), lo Spirito Santo vuole dire che noi, finalmente, dinanzi a tanto
sacrificio, crediamo che Dio ci ama; ma Egli ha amato di amore eterno; perciò il
sacrificio.
Le parole di Lui sono state e sono sempre pure - ma noi le udiamo « pure »
quando noi siamo affinati nel fornello di terra (semplice, modesto fornello) e siamo
purgati e purgati all'estremo per udire non come vogliamo noi, ma per udire come il
Signore vuole che udiamo Lui.
Lo stesso parlare ha effetti differenti in cuori differenti; perciò il Benedetto ha
ammonito di badare a come udiamo. Per udire bene noi dobbiamo essere affinati,
abbassati, purgati appieno. Ma la Parola di Dio è perfetta - eterna - stabile nei Cieli -
in tutti i Cieli.
Ed Egli crea, porta tutto colla Potenza della Sua Parola.
Vi è una osservazione fra le tante che si possono avanzare: la si usi con misura
e mai per abuso.
È stato detto - ed é vero che la « Parola », « Cristo Parola » e « Cristo
Rivelazione » e Scrittura armonizzano. È vero, ma con misura, perché il Signore che
è il Giudice è al disopra del testimone. Lo scritto é testimone, non corte o giudice. Di
nuovo, ci si legga nell'amore e timore di Dio, perché in conclusione, tutto viene
verificato secondo il « frutto », se cioè, rimaniamo o no legati a Gesù, e cresciamo in
Lui.
Se ogni atto dovesse prima essere scoperto per approvazione nello scritto, noi
saremmo confusi, perché casi particolari richiedono rimedi adatti particolari. Un
esempio ci basti. Si rilegga 1 Re 20: 35: « Allora un uomo d'infra i figliuoli de’ profeti
disse al suo compagno, per parole del Signore; Deh! percuotimi. Ma colui ricusò di
percuoterlo ».
Uno strano comando, a nome del Signore: « Percuotimi ». L'altro ricusò,
disubbidì, e fu più tardi ucciso da un leone. Ma non aveva quel poveretto ragione per
disubbidire? Ove è scritto, in tutto quello che era già scritto a quel tempo (e molto
era già scritto) sulla possibilità di tale comando? Eppure l'ordine era per « Parola di
Dio », non da leggere in nessun scritto precedente, anzi, anzi contraddetta, perché
non è lecito né ferirci, ne’ dire ad altri che ci percuotano. Ma quello fu caso unico,
con direzione unica. La Parola vi era, ma non lo scritto per confermarlo. Lo stesso
potremmo dire di quando Gesù mandò a sciogliere l'asino legato, asino che
chiaramente apparteneva ad un qualcuno. Non vi era niun scritto su cui appoggiare
tale ordine, tranne che l'autorità e parola viva di chi aveva comandato. Sia

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 54


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
benedetto Iddio per le Scritture, ma Iddio é al di sopra di esse. Le usa
quando, quanto e come Lui vuole, ma non si è venduto ad uno scritto. Lo chiama «
testimone ». E il testimone non si fa avanti da sè. Deve essere chiamato, se pur
chiamato.
Oh, niuno si spaventi di queste osservazioni.
Abrahamo non aveva scritture, ma udiva il Signore e conversava con Lui. Così
altri, prima che si cominciasse a scrivere.
Pericoli? E dove non ci sono pericoli? Ma la prova definitiva è Siamo o no,
rimaniamo noi in Cristo? Questa è la prova ultima, al disopra. di ogni raziocinio.
Dunque: « la Parola » è oceano immenso attorno a noi. E piuttosto che dire: «
Signore, parlaci », preghiamo meglio. Il dire « parlaci » non è errore, ma linguaggio
umano. Dobbiamo dire: « Signore, aprimi alla Tua Parola, affinami, purgami affinché
io voglia, oda, ubbidisca la Tua Parola ».

CAPO XXVI
LA VOCE DELLA PAROLA
La lettera e lo Spirito

(Esodo 15: 26; 23: 22; Luca 13: 6-9; 2 Cor. 3: 6)

Affermiamo subito che le parole in 2 Corinti 3: 6, che, cioè « la lettera uccide,


ma lo spirito vivifica » si riferiscono alla distinzione tra il Vecchio e il Nuovo Patto.
Eppure quelle parole, almeno come analogia e illustrazione, dicono anche altro. E ci
aiuti un paragone secondo i giudizi terreni, in cui abbonda più la parzialità e il rigore,
che il senso di vera giustizia. Si tenga a mente il detto antico che « estrema
giustizia è estrema ingiustizia », e che il savio ha avvertito di non essere noi, di
non farci noi TROPPO giusti. Giusti, ma non troppo. E ci si permetta un personale
ricordo, di molti anni addietro, nell'inizio del mio ministero.
Rivedo la misera abitazione - un camerone a pian terreno, freddo, umido, con
poca luce - ove abitava una famiglia numerosa: due poveri, il padre e la madre,
invecchiati anzi tempo, e che nello squallido aspetto portavano scritti lunghi disagi.
Attorno ad essi un mucchio di bambini mal vestiti e squallidi di aspetto, che
fissavano con certi occhi lustri lustri e come spaventati. Ricordo vi era un processo
ecclesiastico contro i due. Non voglio dire quale, perché vi è sempre qualcuno pronto
a scandalizzarsi. Due o tre « giusti » insistevano, puntando alcuni versi biblici per
una soluzione dolorosa, ma che credevano necessaria. lo ero un visitatore di fuori, e
appellavano a me come a giudice. Or io ero novizio in un'opera vasta, in tempo in
cui era pericoloso mostrarsi non stretto alla Scrittura, o, come i più dicevano, « alla

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 55


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Parola di Dio ».
Ma vi sono uomini che si sono sentiti quasi stranieri in ogni dove. Pur non
potendo contrastare alla lettera, io sentivo un dolore, un contrasto indicibile. Gli
accusatori, forti nella lettera e nelle prove ammesse dagli stessi due sventurati, mi
parvero carnefici - e vittime innocenti gli accusati.
Che possiamo dire? Chi può contrastare a ciò che Dio ha fatto in noi e che è
fondamentalmente rimasto fermo per più di mezzo secolo, e contrastarvi quando
Gesù Cristo diviene tutto in tutto, e quando, per Sua grazia, siamo - alcuni -
pervenuti ad odiare noi stessi? (Salmo 100: 3). Torniamo a quel fatto antico.
Io rifiutai di decidere e me ne andai. Era una sera fredda, sotto un cielo sereno
e di luna piena. Camminavo sospirando, e rimproverandomi, fra due forze: il timore
ecclesiastico e la voce della pietà che mi inondava il cuore. E lo ricordo! Sollevai il
volto lagrimoso, e gridai (ero in un luogo deserto ed era tardi), gridai al Signore per
luce. Ed una voce, la ricordo, la ricordo: « Non mettere la mano contro quei due
travagliati, hanno sofferto da anni e soffrono. Furono trascinati nella loro condizione
da altri. lo ho risolto la loro causa al Trono. Sono innocenti ».
Ci si consideri come si voglia; ma ci si faccia l'onore di credere che abbiamo
procurato di ritrattare, in parte almeno, al vero, un incidente di molti anni addietro. E
non fu il solo.
Conosco cristiani che portano il marchio di essere stati amici dei caduti o dei
disordinati, ecc. Certo vi é una pietà che non è del tutto da approvare; ma è vero
altresì che vi è un ministero verso i caduti, un ristoramento di rovine, per cui bisogna
soffrire; ministero noto solo a Dio che lo dà, ed a chi lo riceve.
Un esempio lampante della differenza esistente fra la parola come lettera, e la
parola come voce (perché è sempre parola quando è intesa) è in Luca 13: 6-9. Il
comando era preciso: il padrone - Dio – ordinò «Taglialo, questo fico sterile ». Il
servo osò disubbidire, e propose un lavoro speciale, e protestò che lui non lo
avrebbe tagliato mai. « Tu lo taglierai ». Ciò perché quel servo - oh, ve ne sieno
molti! - udì la voce dietro la parola. E la voce indicava dolore, e chiedeva pazienza e
un nuovo lavoro a favore dell'infelice.
Negli statuti degli uomini vi é qualche cosa che si chiama « consuetudine ed
equità ». E laddove i codici sono precisi in alcune linee, la consuetudine e il senso di
equità intervengono spesso ad addolcire il rigore delle leggi. Ma torniamo al tema.
Nel capo 15 e 23 dell'Esodo, la condizione dell'aiuto divino è sottoposta
all'udire la « Voce » dietro le parole. Quella Voce. Spesso la parola - lettera - ha
detto: « Manda », « va », « annovera ». Ma la Voce ha detto il contrario. Le spie
comandate da Dio, comando permissivo, erano state volute dal popolo. Balaam volle
lui andare. Davide volle lui contare il popolo. La lettera disse « Sì», ma la Voce divina
disse « No ».
Oh, Voce di Cristo, fa che io oda e ubbidisca.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 56


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XXVII
LA PAROLA A VOI - DA NOI

(Apoc. 1)

Così l'apostolo: « Io ero nell'isola chiamata Patmo, per la parola di Dio, e per la
testimonianza di Gesù Cristo ».
Come, prima di allora non vi erano stati annunziatori della Parola di Dio, e
testimoni di Gesù? Vi erano stati; ma qui l'enfasi é speciale ad unire la « Parola di
Dio » alla « testimonianza di Gesù Cristo », per dire che esse si spiegano e
compenetrano e che non vi è testimonianza vera di Lui senza la Parola di Dio, come
non può esservi conoscenza della Parola di Dio senza vedere e vedere sempre più
Gesù - Cristo.
Ci volle una preparazione speciale, in luogo speciale - l'esilio e un'isola deserta
e rocciosa - per avere appieno la Rivelazione di Gesù, ed appieno udire la Parola di
Dio.
Già, in ogni tempo, specie dai profeti, il messaggio é incisivo: « Così ha detto il
Signore », « Udite la Parola del Signore ».
Ma dobbiamo arrivare a San Giovanni nell'Apocalisse per davvero contemplare
e udire Gesù Cristo. Una lunga preparazione, e poi un cessare da tutti e da tutto -
soli in disprte, in luogo desolato - col mare tutto attorno - per vedere, udire Lui -
davvero! Giovanni ha testimoniato della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù
Cristo.
Questo é il libro della Scrittura più ricco di luce intorno al Signore, e più
abbondante di minacce, e di consolanti promesse.
« Giovanni era in ispirito nel giorno della Domenica ». Il tempo e la condizione.
In « ispirito », quindi come staccato da ogni pensiero ed immagine terreni. « Nel
giorno della Domenica » è « nel giorno del Signore ». Una data che non dice nulla, o
dice molto, secondo che la si legge. Nelle date degli eventi umani, in alcuni
antichissimi, si nota il secolo, ed approssimativamente l'anno, e così dal molto al
giorno. Ma qui non vi è cenno di secolo, di anno o di mese. ll tempo è - non in un
giorno, ma nel giorno del Signore: uno solo. Il giorno apocalittico non ha sera, lad-
dove i giorni della prima creazione cominciano colla sera, verso il mattino. Qui è un
mattino che non ha sera.
Udì dietro di sè. Spesso ciò che è della più alta importanza è vicino vicino, e a
volte anche, ci siamo passati accanto senza scorgerlo. Conviene fermarsi e guardare
indietro.
Udì grande (maestosa) Voce, come di una tromba, acuta, squillante e sonora,
ma più che di tromba: vi era un volume ed un'armonia tali, che la Voce dava

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 57


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
l'impressione di cosa tangibile e visibile. La Voce parlava: « Io son l'Alfa e l'Omega; il
primo e l'ultimo; ...ciò che tu vedi scrivilo in un libro, e mandalo alle sette chiese che
sono in Asia: ad Efeso, e a Smirne, e a Pergamo, e a Tiatiri, e a Sardi, e a Filadelfia,
e a Laodicea » (v. 11).
Giovanni si volta per vedere la Voce - vedere la Voce - e vide... - il lettore
rilegga il capitolo. Nel ritratto del Personaggio vi è di nuovo un accenno alla Voce,
descritta « come il suono di molte acque ». Si noti nel verso 15 che la parola « era »
è in corsivo, quindi non è nel testo originale. Quindi quella Voce è eterna. La udì
Giovanni - e la udirà chiunque va in qualche Patmo, solo a solo col Signore. Giovanni
- il contemplativo - notò il Personaggio nei particolari, ma quando Lo vide, allora, e
non prima, cadde ai Suoi piedi come morto. Lo aveva veduto anche prima, in mezzo
ai sette candelieri delle sette chiese. Lo aveva veduto tanto da poterLo descrivere, a
parte che aveva potuto contemplarLo a lungo nei giorni della umiliazione, tanto che
in una solenne occasione lo vediamo appoggiato sul petto di Gesù. Ma ora soltanto
ha raggiunto il vedere completo, tanto che scrive: « Quando io lo vidi, caddi come
morto »; ma cadde ove non si rimane morto, cioè ai piedi di Lui. E infatti quella
mano che regge i mondi, che tiene le sette stelle, la destra potente e benefica, si
posò sopra lui, e come primo incoraggiamento Gesù disse « Non temere. Io sono... »
È l'eterno « Io sono » a base di ciò che deve essere e rimanere eterno. La forza al «
Non temere » viene dal « Io sono » di Lui. Nulla è se non è l'lo sono che la fa
essere. In Lui è vita, e senza di Lui, non c'è vita. Di qui il comando: « Scrivi ». E
Giovanni scrisse. Poiché la chiave del gran libro è nella introduzione del libro stesso,
tutto ciò che Giovanni scrisse - e rimane scritto - é testimonianza della Parola di Dio.
Voce e Parola vanno insieme, e sono quella Parola, ed è testimonianza di Gesù
Cristo.
Tutti i servi di Dio hanno dovuto prima udire essi e conoscere la Parola, per poi
passarla ad altri. Giovanni udì, e vide; continuò a vedere e udire, e potè quindi
affermare che alla scuola di Gesù - testimone fedele e verace - anche lui. Giovanni,
sa che dice cose vere.
Gli accenni di Giovanni, di questo principe dei contemplativi, sono brevi, ma
luminosi; appaiono come lampi nelle profonde oscurità che ci circondano, ma a
coloro che vivono in ispirito, danno luce che non si diparte, e tracciano le linee sicure
della Grazia, facendo desiderare luce e più luce - udire e più udire, sino ad essere
portati, ora, in ispirito nella Nuova Gerusalemme, e vedono il Trono dell'Agnello; non
templi, perché tutta la Città é un tempio; non luminari artefatti, perché vi è un solo
Luminare, l'Agnello di Dio.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 58


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Capo XXVIII
ATTENDI A TE STESSO ED ALLA DOTTRINA

Così San Paolo a Timoteo, ed a primo aspetto parrebbe che al discepolo fosse
stato affidato come un manuale dottrinario, una specie di catechismo e
commentario, con elaborate definizioni. Ma chi legge attento le epistole
dell'Apostolo, scoprirà che si tratta sempre del Personaggio Cristo - Gesù - Signore,
ora in un aspetto, ora in un altro, per un ritratto completo, per quanto possibile
averlo in questa vita.
L'apostolo ha insistito con Timoteo a ricordarsi di Gesù - Uomo venuto della
progenie di Davide - crocifisso e risuscitato. Uomo e Dio - Mediatore: Dio - Uomo.
Fu proprio S. Paolo, divenuto vecchio, che nel carcere di Roma confessò che
anelava « conoscere Cristo » per vincerlo come Sposo dell'anima.
Si legga quel glorioso passaggio Filippesi 3: 7-4. Dice che a raggiungere tale
eccellente conoscenza egli aveva dovuto e doveva fare perdita di ogni cosa. Come il
mercante di belle perle vende tutto, quindi anche le perle già acquistate, per
comperare la Perla di gran prezzo. La parola « Perla » fa ricordare che essa é
prodotta dal dolore - da un corpicino estraneo che ferisce la carne del povero
animaletto, per cui esso copre come di lagrime il corpo estraneo, e questo diviene
una perla.
San Paolo aveva fatto perdita di tutto, per l'acquisto della grande Perla.
Tali quelli che anelano alla più alta vocazione di Dio: conoscere Lui e
la potenza della Sua Resurrezione, per essere portati alla comunione delle
sofferenze di Cristo. Ecco la Dottrina, la « Sua Dottrina ».
Il resto è cumulo di insegnamenti umani, con un po' di vero, e molto di mal
compreso, esagerato od erroneo addirittura.
Vi é un solo Signore - Padrone - Un solo Dottore. Vi sono i dottori sotto quel
Dottore. È scritto - ma, in conclusione, come non vi é « la dottrina » senza Gesù
Cristo, poiché Lui solo - lo disse la Samaritana - annunzia ogni cosa; quindi non vi
sono dottori, se del continuo non guardano, non odono quel Dottore che solo ha
dottrina e la dà Lui a mezzo di chi Lui vuole e come vuole.

CAPO XXIX
NELLA SUA DOTTRINA

Procuriamo venire più vicino al tema: « Nella Sua dottrina », benché di già ce
ne siamo occupati, se siamo stati chiariti che in Lui « Personalità e Parola -

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 59


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Dottrina » sono Uno. Egli è ciò che parla ed insegna. Egli insegna ciò che
Lui è. Infatti in Giovanni 12: 49 leggiamo che Lui dice: « Il Padre ha ordinato ciò
che io debbo dire e parlare ». Cioè, non ci sono parole, da Quella bocca, di varia
radice e varia importanza, come quando uno distingue fra predicare e conversare.
Tutto - sempre - in ogni tempo, dal Padre.
Le parole « NELLA SUA DOTTRINA » avvertono che vi sono altre dottrine -
tante - e dottrina, suppone lunga disciplina di ammaestramento, come abbiamo già
scritto, citando Isaia 50: 4.
Il Suo fu insegnamento progressivo, secondo che i discepoli potevano udire
con profitto. E ciò ci ammonisce che vi è pericolo nel conoscere senza la base della
Grazia: e ci dice che la Grazia deve precedere, illuminare e mantenere la dottrina.
Gesù ripetè più volte che la Sua dottrina non era la Sua, ma gli veniva dal Padre,
anzi era del Padre; che Lui non giudicava nessuno.
Eppure é Giudice. Cioè, non giudicava, Lui, come indipendentemente, ma
parlava, giudicava secondo che udiva dall'Alto; quindi il giudizio era esatto. Disse e
dice che, a differenza dai metodi umani, la prova e riprova della fonte e veracità del
Suo parlare, era basata sull'avere ubbidito prima alla volontà di Dio.
« Come sa costui dottrina, non essendo stato ammaestrato? » Volevano dire,
da alcun uomo. Proprio per questo Egli ebbe, ha una dottrina che nessuno ebbe, una
dottrina nuova, non solo nel tempo, perché fino allora nessuno aveva avuto tale,
tanta dottrina, ma nella qualità, dando importanza all'essere prima che al dire,
cominciando dal fare, avanti di dire. E ciò non si apprende dagli uomini, i cui pareri
sono discordi, come discordi furono le opinioni che diedero e danno intorno a Gesù.
Gli uomini della terra dissero, e Gesù attese che i discepoli - uomini anch'essi, ma
nella Grazia, dicano chi Lui - Figliuolo dell'Uomo, è. Ai tanti si contrappose l'Uno.
Parlò lo Spirito Santo per la bocca di Pietro. Solo tali hanno la dottrina, quella
dottrina.

CAPO XXX
CONCLUSIONE

(Malachia 3: 16 ecc.)

Abbiamo già scritto molto e troppo poco. Poco, di fronte al vasto e inesauribile
tema. Molto pei lettori fastidiosi, dato che ne avessimo di tali lettori.
Ai beneintenzionati raccomandiamo di accogliere questi scritti - imperfetti, ma
sinceri - come incoraggiamento a che essi approfondiscano il grande tema.
Ci si parla spesso di accordi per avere un solo parlare. Accordi in che? In chi?

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 60


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Ecco un suggerimento. Leggiamo Malachia 3: 16, 17. Il profeta ritratta il
quadro delle confusioni religiose, di ogni tempo. Un rimanente solo è fedele a Dio -
ed è unito con Lui e unito fra di loro.
Sono quelli che temono il Signore e pensano al Suo Nome. Tali parlano l'uno
all'altro.
Non è scritto su che parlano, ma non è necessario. Parlano di ciò che essi sono
ed hanno.
Pensano al Signore.
Nome è profezia di Gesù.
Temono il Signore.
Sono i candidati alla Dottrina, di quella Dottrina.
Laddove il pensare li eleva al Trono, il timore li tiene nella giusta misura,
affinché si tengano nei limiti, e imparino passo passo a camminare dietro le orme di
Gesù Cristo.
Questi sono la Chiesa, ed essi sono legati dalla organizzazione che è fatta dallo
Spirito Santo, ossa ad ossa, e vivono in Cristo e nella Dottrina - la Sua Dottrina.
Amen.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 61


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Parte III

CAPO XXXI
FIGLIUOLI DI RISURREZIONE

(Giovanni 11: 25; Colossesi 3: 3-4)

Se è vero che la familiarità delle parole fa impallidire il valore di esse, non vi


sono espressioni che tanto abbisognano di essere valutate nel loro alto significato
quanto queste: Cristiano, figliuoli di Dio, Chiesa di Cristo.
Ogni cristiano cioè unto di Dio - figliuolo di Dio - parte della Chiesa di Lui, se
davvero lo è secondo il senso della parola, è chiamato ad essere figliuolo della
Resurrezione. Di tali ve ne furono in ogni tempo, dal giorno della Pentecoste in poi,
e, ve ne sono oggi, perché il Signore è lo stesso ieri, ed oggi, ed in eterno.
I componenti la Chiesa di Cristo, chiamata questa con vari altri nomi, sono
dallo Spirito Santo portati da conoscenza a conoscenza, da altura ad altura, fino al
punto che ciascuno individualmente, e tutti nell'assieme, sono definitivamente nel
Regno di Dio, di Gesù Re in Sionne - eletti fra eletti - e poi su tutto Israele.
Dal vasto soggetto scegliamo questa parte: « Figliuoli della Resurrezione ».
Vi é una presente resurrezione. San Paolo ce lo dice in Efesi 2: 4-6: « Ma
Iddio, che è ricco in misericordia, per la sua molta carità, della quale ci ha amati,
eziandio, mentre eravamo morti ne’ falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati
per grazia); e ci ha risuscitati con lui, e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti, in
Cristo Gesù »; ma più chiaramente in Colossesi 3: 3, 4: « Perciocché voi siete morti,
e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, che è la vita vostra,
apparirà, allora ancor voi apparirete con lui in gloria ». Ciò non suppone che tali
risuscitati non siano più esposti a tentazioni, e né esclude ciò che è riserbato per
oltre tomba, o per dire meglio, per quando lasceremo questo terreno albergo; ma
dice chiaro che vi é per il cristiano - se è cristiano - un tempo che egli si sente
davvero figliuolo della Risurrezione. La verità gli è stata annunziata; lo spirito l'ha
afferrata; ma il tempo viene che la conoscenza diventa realtà nella mente e nel
cuore.
Questo il nostro soggetto, e il Signore ci aiuti a toccarlo, calmi e sereni, alla
gloria del Signore.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 62


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XXXII
ALCUNI TIPI DI « FIGLIUOLI DELLA RESURREZIONE »
I tre patriarchi
ABRAHAMO

Niuno che legga attento le Scritture circa questi personaggi può non avere
notato che, staccato da tutti gli eventi e le benedizioni preparatorie, ci fu un evento
e preparazione che in modo preciso segnano come un distacco fra il passato e il
futuro. Come una tomba.
In Abrahamo il grande evento fu il comando, seguito da ubbidienza; di offrire
al Signore il figliuolo; l'unico, e che egli amava. L'agonia del vegliardo - lenta e
silenziosa - fu nei tre giorni di distanza e di viaggio dal comando al monte, e la morte
fu nell'atto che levò il coltello sul petto del giovinetto.
Solo lo Spirito Santo può descrivere gli strazi lenti nel cuore di Abrahamo, e il
sospiro finale, come l'ultimo del moribondo, quando il vecchio levò il braccio per
sacrificare il figliuolo.
Ebrei 11 informa che Abrahamo riebbe il figliuolo, come in figura, dalla
risurrezione. Ma fu Abrahamo, lui pure, che scese da quel monte come un uomo
morto e risuscitato. Lui santo anche prima - è ora un altro: ha vistola morte; è stato
lui ucciso nel cuore, ed è lui che è tornato a vita. È un altro uomo, benché santo era
anche prima. Tutto il visibile ebbe per lui, da quel tempo in poi, altro aspetto. Lui, il
vecchio, era un uomo venuto d'oltre tomba straniero prima, ora è più che mai
immerso nel futuro, aspettando la città che ha i fondamenti, ed il cui costruttore e
architetto è Dio. Tale visse da allora in poi. Tale fu nello scegliere la moglie al
figliuolo.
Ma più di tutto dobbiamo pesare le parole di Gesù riguardo al patriarca, come
ripetuto in San Giovanni 8: 56, 58. « Vide » (il luminoso vedere del Cielo) e se ne
rallegrò.
Quando?
E quale tempo più adatto che allorchè la voce dall'Alto lo fermò, e lo assicurò
che il di lui amore era conosciuto in quella ubbidienza e gli fu riconfermato e
allargato il, patto.
« Vide », quando lui, Abrahamo, morì: l'ultimo atto di morte a sè stesso. Alla
fine del corso, al lasciare questo corpo, egli rese lo spirito e fu accolto « ai suoi
popoli ».

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 63


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XXXIII
ISACCO

(Genesi 26: 18; 27: 33)

Teniamo sott'occhio il nostro soggetto: « Figliuoli della Resurrezione »; e che


tali sono la Chiesa di Cristo, se è la Chiesa che Lui ha edificata ed edifica. Non vi è
resurrezione se non vi è morte che la precede. Vi sono morti e vi è la morte:
intendiamo dire al di qua della tomba. Vi sono le morti nel deserto, quali tanti
funerali, come lasciando, noi stessi pezzo a pezzo. Non ci confondiamo: in fede «
tutto è compiuto » e tutto si vede compiuto in Cristo - ma ci sono le realizzazioni
parziali che precedono una, per così dire, finale realizzazione.
Leggendo Isaia 53: 9, nel testo originale è che Gesù ebbe per così dire varie
morti, le quali culminarono nella morte in Croce. Dopo vi fu la resurrezione, e dalla
resurrezione in poi i movimenti e l'agire di Gesù furono differenti che nel passato. Ciò
si ripete nella vita dei santi. Come Lui, così la Sua Chiesa.
Dal momento che si riceve Gesù, si entra in un periodo di lenta crocifissione in
fede completa, perchè in fede ci si deve ritenere morti con Cristo, e risuscitati con
Lui, ma, praticamente, con lenti martirii, che terminano in un atto supremo, per cui,
in modo preciso, si viene crocifissi e si è fatti « figliuoli della Resurrezione ». Ciò,
ripetiamolo, è al di qua della tomba, ma non esclude che vi è una morte finale, per
cui l'anima si stacca dal corpo, e che è Resurrezione. Parliamo di una morte mistica e
resurrezione mistica, per cui l'uomo di Dio si trova come in altro territorio, in un
distacco fra il passato e il futuro.
Chi non ha fatto tale esperienza non sorrida di incredulità e ne’ argomenti in
contrario; e chi - i rari che l'hanno avuta - non giudichino quelli che ancora si
dibattono fra i « sì » ed i « no », e non sono ancora fondati, stabiliti.
È scritto in Ebrei che i santi del passato abbracciarono in fede la grande
promessa, si misero, cioè, sotto il Cristo che era da venire.
Ed ora uno sguardo ad Isacco. Teniamo presente che la Chiesa é destinata a
sedere con Abrahamo, Isacco e Giacobbe, e che Iddio è chiamato, fra gli altri titoli «
l'Iddio di questi tre patriarchi ». Dunque vale la pena di meditare circa questi uomini,
perché come è vero che, contemplando Gesù, conosciamo meglio uomini e cose, è
altresì vero che studiando gli uomini, specie i santi, conosciamo meglio Gesù.
Non è facile scoprire nella vita di Isacco l'evento preciso che possiamo
qualificare « morte »; ma non è fuori posto dire che sono presentate tre epoche, che
possiamo qualificare di crocifissione; due sono preparatorie, e la terza, l'epilogo
finale.
E sono, quando, ascesa la montagna col vecchio genitore, caricato delle legne

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 64


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
per l'olocausto fu legato e messo sull'altare: Poteva fuggire, ma rimase, come un
agnello pronto ad essere immolato. Se ciò non é - domando a chi legge - che cosa è
morte a noi stessi?
Eppure non è tutto. Isacco è maturo negli anni, e si aggira nel territorio in cui
pellegrinò il padre; non mostra nulla di cospicuo, come di propria iniziativa. Ma, così
leggiamo nella Genesi: « E Isacco cavò di nuovo i pozzi d'acqua che erano stati
cavati al tempo di Abrahamo, suo padre, i quali i Filistei avevano turati dopo la morte
di Abrahamo; e pose loro gli stessi nomi che suo padre avea lor posti ».
Incidenti di poca importanza, dirà il lettore superficiale; di grande significato,
dirà colui che si abitua a meditare e considerare. Tutti più o meno, amano di fare
qualcosa di cui essi siano gli autori o per lo meno gli agenti principali. Pochissimi
coloro che sono per così dire senza iniziativa, tranne quella di porre in evidenza il
lavoro di altri, ed essi nascondersi.
Isacco è uomo nascosto, e ci dà il ritratto della pazienza della fede. Scavò i
pozzi che suo padre aveva scavati, i quali i filistei avevano turati, e, si noti, « pose
loro gli stessi nomi che suo padre aveva posti ».
Insignificante tutto ciò? Era forse questo patriarca un uomo insensibile o di
poca energia per agire a quel modo? Tale non lo si può chiamare se si legge attento
tutto il capo 26 della Genesi e si noti l'agire dignitoso che comandò, alla fine, rispetto
anche ai suoi tormentatori - ai Filistei.
Non si agisce come Isacco, ne’ sul monte e né iscavando pozzi, se non si é
morti a sè stessi.
Eppure vi é altro, perchè vi sono « Morti e Morti ».
Isacco é ormai vecchio; gli occhi sono oscurati, e non vedono (Genesi 27: 1).
Ingannato, benedice Giacobbe di grande benedizione. Arriva Esaù col cibo preparato,
e chiede la promessa benedizione. Si ricordi che l'uomo - Isacco aveva un che di
preferenza per Esaù (siamo tutti uomini). Il vecchio scopre l'inganno, ma non può
ripararvi. Non ci occupiamo dell'agire di Giacobbe, ma del piano ultimo di Dio, che
volle benedire Giacobbe. Vi è mistero a volte, benchè il mezzo non sia buono (e il
mezzo non buono andrà - andò al giudizio) - ma l'effetto era, fu, in Dio. La
benedizione a Giacobbe, il santo vecchio, benché addolorato, non potè revocarla.
Ecco, Isacco - uomo di Dio - vecchio, quasi cieco, ingannato, e da uno dei figli,
e impossibilitato di correggere il già fatto. E ingannato quando avrebbe dovuto
essere avveduto, perchè già un dubbio gli era balenato, al contrasto fra ciò che
toccava - collo e mani pelose - e la voce - perché la voce era di Giacobbe e non di
Esaù.
Leggiamo in Genesi 27: 33: « Ed Isacco sbigottì di un grandissimo
sbigottimento, e disse: Or chi è colui che prese della cacciagione, e me la recò;
talchè, avanti che tu fossi venuto, io mangiai di tutto ciò ch'egli mi presentò, e lo
benedissi? ed anche sarà benedetto ».
« Ed Isacco sbigottì di un grande sbigottimento ». Altra traduzione ci dice che

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 65


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Isacco tremò di eccessivo timore. Che fu ciò, se non come un atto finale che lo
uccise per questa terra, ormai facendogli rimanere solo il Cielo?

CAPO XXXIV
GIACOBBE - ISRAELE

L'Iddio di Abrahamo - di Isacco - di Giacobbe.


Tre nomi differenti l'uno dall'altro formarono la prima grande unità della fede.
Più volte leggiamo « l'Iddio di Giacobbe », senza menzione degli altri due. L'Iddio -
anche di Giacobbe, perché non è facile scoprire in questo personaggio uno dei ritratti
più belli di Gesù: il Pastore sofferente.
Giacchè il tema nostro è « Figliuoli della Resurrezione » e la Resurrezione
presuppone la morte, e la morte stessa è preceduta da vari fatti che sono morti
preparatorie, cerchiamo, alla luce dello Spirito Santo, di scoprire per quali eventi
Giacobbe arrivò alla Resurrezione. Tre eventi si delineano tragici nella vita di lui.
La fuga dalla casa paterna, per paura di Esaù. Uomo tenero di affetti, un
giorno dovè udire dalla stessa bocca di colei che tanto l'amava: « Ora dunque,
figliuolo mio, levati (sorgi), fuggi » (Genesi 27: 43). E leggiamo che Isacco lo
benedisse e gli indicò il cammino del pellegrinaggio. Che questo distacco - che era
una fuga - dovè essere crudele, possiamo immaginarlo, se consideriamo i legami
domestici della vita patriarcale; la causa che lo allontanava, e il fatto che proprio
quella benedizione ottenuta a mezzo di sotterfugi ed inganno al vecchio genitore -
proprio per quella benedizione egli diveniva un fuggiasco. È vero che la benedizione
fu irrevocabile nel cuore di Isacco, ma non sappiamo come la qualificò Giacobbe, il
quale aveva già come protestato colla madre, che, se scoperto, avrebbe potuto
attrarsi maledizione in luogo di benedizione.
Un primo grande distacco - come una morte, e funerale al passato. Iddio lo
visitò a Betel, con gloriosa promessa; ma l'evento rimane scultorio nel cuore del
pellegrino.
Non descriviamo conflitti e sofferenze, perchè ve ne sono nella vita di tutti, ma
accenniamo agli eventi principali che menano alla morte e resurrezione.
Il secondo evento: fu a Peniel (Genesi 32), in quel conflitto con quello
Sconosciuto Uomo - Angelo - Signore, da cui uscì benedetto, ma storpiato e per cui
si prostrò, lui, uomo del Cielo - Israele - dinnanzi all'uomo della terra, Esaù - e poi
chiese ad Esaù - come per grazia, che non lo accompagnasse, ne ordinasse ad altri
di accompagnarlo, perché lui Giacobbe - Israele, se ne voleva andare piano piano, al
passo dei piccoli fanciulli e della gregge che non poteva spingere a cammino rapido.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 66


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Ed accenna ad altro evento:
Sulla via di Betel morì la donna che lui tanto amava, e morì nel dare alla luce
quel bambino che fu chiamato dalla morente « figliuolo del dolore », e da Giacobbe
« figliuolo della destra ». Là, sulla via dì Betleem, Israele seppellì Rachele, e poi
proseguì nel ritorno. Quanto questa separazione sia rimasta scolpita nel cuore di
Giacobbe, lo si può anche rilevare dal fatto che, dopo molti anni, Giacobbe infermo,
parlando a Giuseppe circa le benedizioni di Dio, disse tra l'altro queste parole che
rivelano una piaga che non era mai guarita: « Or, quant'è a me. quando io veniva di
Paddan, Rachele morì appresso di me nel paese di Canaan, per cammino, alquanto
spazio lungi di Efrata, e io la seppellii quivi nel cammino di Efrata, ch'è Betlehem »
(Gen. 48: 7). E disse ciò a Giuseppe, che tanto rassomigliava alla madre - morta.
Ma l'evento finale, che chiameremo completa crocifissione, gli era serbato in
qualche cosa che non lo uccise nel corpo, ma lo lasciò come un'ombra del passato: é
delineato in Genesi 37.
« Or Israele amava Giuseppe più che tutti gli altri suoi figliuoli; perciocchè gli
era nato nella sua vecchiezza, e gli fece una giubba vergata. E i suoi fratelli,
veggendo che il padre loro l'amava più che tutti i suoi fratelli, l'odiavano, e non
potevano parlar con lui in pace » (vers. 3, 4).
Giuseppe era l'immagine di Rachele.
Tralasciamo i particolari - e veniamo a ciò che attiene al nostro tema.
Leggiamo: « Ed essi presero la giubba di Giuseppe; e scannarono un becco, e
tinsero quella col sangue. E mandarono a portar quella giubba vergata al padre loro,
e a dirgli: Noi abbiam trovata questa giubba riconosci ora se è la giubba del tuo
figliuolo, o no » (v. 31, 32).
E così, con animo freddo, essi mandarono al vecchio genitore quella famosa
giubba vergata ridotta uno straccio insanguinato…
« Riconosci »!
Giacobbe non cadde fulminato perché Dio non volle, volendosene usare come
profeta in Egitto; ma un fulmine gli schiantò l'anima e uccise ogni illusione terrena,
se ancora ve ne fosse. Riconobbe la giubba. Disse: « Questa è la giubba del mio
figliuolo; una mala bestia l'ha divorato; Giuseppe per certo è stato lacerato ».
Non mori, ma fu assorto da un cordoglio che non ebbe mai tregua.
Tutti, del grande parentado, gli si fecero attorno per consolarlo. Ma - così
leggiamo: « Egli rifiutò di essere consolato ».
Consolare? Vi sono occasioni in cui ogni parola di umano conforto, suona, se
non addirittura uno scherno - maggior dolore.
Ricordiamo le parole di un Salmo (77: 2): « L'anima mia ha rifiutato d’essere
consolata ».
E la Scrittura aggiunge in Genesi 37, che Giacobbe disse: « Certo io scenderò
con cordoglio al mio figliuolo nel sepolcro ».
E chiude: Suo padre lo pianse.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 67


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Vi è Uno che consola, benché non sempre a modo dell'uomo. Giacobbe non
morì; ma pure morì.
Da quell'evento in poi egli è davvero l'uomo, il pellegrino dell'altro mondo. È un
risuscitato, e i risuscitati agiscono in modo molto differente da prima di morire. Iddio
lo tenne in vita, ma per farne un uomo, di alta dignità, e grande profeta.
Si noti come Giacobbe si comportò davanti al più grande monarca di quel
tempo - innanzi a Faraone. Si rilegga la breve risposta alla domanda: « Quanti anni
hai? ».
« E Giacobbe rispose a Faraone: Il tempo degli anni de’ miei pellegrinaggi è
centotrent'anni; il tempo degli anni della mia vita è stato corto, e malvagio, e non è
giunto al tempo degli anni della vita de’ miei padri, ne’ quali andarono peregrinando.
Poi Giacobbe, salutato Faraone, se ne uscì fuori dal suo cospetto » (Gen. 47: 9, 10).
Non vuole essere seppellito in Egitto, ma nella sepoltura dei suoi padri, e vuole
che Giuseppe glielo prometta con giuramento. Benedice i figli di Giuseppe,
incrociando le braccia. Poi chiamò tutti i, figliuoli per benedirli. E comincia con le
parole che tanto dicono: « Adunatevi, ed io vi dichiarerò ciò che vi avverrà nel tempo
a venire. Adunatevi, e ascoltate, figliuoli di Giacobbe prestate udienza a Israele,
vostro padre » (Gen. 49: 1, 2).
Adunatevi - Unità per intendere. Ascoltate.
Sono Giacobbe - l'uomo Giacobbe ma ora é un altro - è Israele che vi parla.
E poi alla fine leggiamo: « E, dopo che Giacobbe ebbe finito di far questi
comandamenti ai suoi figliuoli ritrasse i suoi piedi dentro al letto, e trapassò, e fu
raccolto ai suoi popoli (Gen. 49 33).
L'epistola agli Ebrei così somma quella lunga e grande vita: « Per fede
Giacobbe, morendo, benedisse ciascuno de’ figliuoli di Giuseppe; e adorò appoggiato
sopra la sommità del suo bastone » (11: 21).
Era morto alla terra da molti anni - ed ora finiva come pellegrino, e nella
grande anima crocifissa ci fu, benchè non detto: Eccomi Vengo, Signore.

CAPO XXXV
GI0BBE

(Giobbe 42: 5-6)

Queste le ultime parole di un voluminoso parlatore: « Io avea con gli orecchi


udito parlar di te; ma ora l'occhio mio ti ha veduto. Perciò io riprovo ciò che ho
detto, e me ne pento in su la polvere, ed in su la cenere ».
Giacché siamo esortati per la Scrittura ad essere imitatori di quelli che per fede
e pazienza eredarono le promesse, e giacchè la conoscenza abbondante è data

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 68


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
quando ci mettiamo nella comunione dei santi, è necessario meditare la vita di certi
uomini, per imparare a conoscere ed amare sempre meglio il Signore.
Veniamo a Giobbe certo uno degli uomini più santi del tempo antico, se tale
parola « più » ci è lecito usarla.
Giobbe nei primi due capi del libro ci si rivela uomo raro. Accettò con elevata
rassegnazione i disastri che lo privavano dei beni e dei figliuoli, e poi il male terribile
che lo ridusse oggetto di ribrezzo a sè ed agli altri. Un eroe - Giobbe. Ma Iddio aveva
un piano - cioé di elevare Giobbe al più alto ministero per cui diveniamo simili a
Gesù: ad intercedere.
Gesù é in Alto per intercedere.
Intercedere è l'atto culminante nel ministero di Gesù Cristo (Isaia 53: 12). Ma
niuno può davvero essere usato quale intercessore se non è morto a se stesso, per
dire più esattamente, se non è « figliuolo della Resurrezione ».
Santo era, ma in molto Giobbe non era morto, e soprattutto nel dimenticare
interamente sè stesso. Accettò con dolce rassegnazione le grandi prove, che ritenne
mandate da Dio, e di certo venivano da Dio, perché senza il permesso di Lui, Satana
non avrebbe potuto fargli nulla, ma fu impaziente e resistè alle insinuazioni dei tre
amici. Era tenacemente afferrato alla propria giustizia, a come lui fino allora
intendeva; e replicava, e replicava.
Ci volle un messaggero speciale per cominciare a far ammutolire Giobbe.
Invitiamo i lettori a rileggere i capi 32 a tutto 37 del libro. Tra altro, nella prima parte
del messaggio Elihu gli disse che più volte l'anima si accosta alla fossa, ma che se vi
è un interprete, un intercessore, Iddio fa grazia e l'uomo torna a vivere - è
risuscitato. « La sua carne diventerà morbida, più che non è in fanciullezza; egli
ritornerà ai dì della sua giovinezza » (Giobbe 33: 25).
Il grande messaggio di Elihu, se dato in una o più volte, non sappiamo, ebbe a
scopo di menare Giobbe a udire la voce di Dio. Ed Egli - Dio - gli parlò dal turbo. Ci
viene da pensare al Salmo 18 - specie a quella parte dove informa che il Signore
tuona dal Cielo - che fa apparire i canali delle acque, e scopre i fondamenti del
mondo (Salmo 18: 12-14). I santi, la Chiesa di Lui, devono essere scoperti, polveriz-
zati, uccisi per vivere, distrutti per essere e rimanere.
A Giobbe dunque:
Non è nostro proposito esaminare, ne’ il discorso di Elihu - grande davvero -
ne’ ciò che Iddio gli tuonò; ma solo notiamo:
Giobbe rispose due volte.
La prima è replica che sembra, ma non è, di uomo arreso, bensì di un uomo
avvilito. Leggiamo: « Ecco, io sono avvilito, che ti risponderei io? io metto la mia
mano in su la bocca. Io ho parlato una volta, ma non replicherò più; anzi due, ma
non continuerò più » (39: 37,38).
Vi era ancora molto di Giobbe in Giobbe - e il Signore continuò (capi 40, 41).
Ed alla fine Giobbe rispose e fu l'ultimo suo parlare: « Io so che tu puoi tutto; e che

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 69


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
cosa niuna che tu abbia deliberata, non può essere impedita. Chi è costui, che
oscura il consiglio senza scienza? Perciò, io ho dichiarata la mia opinione, ma io non
intendeva ciò ch'io diceva: son cose meravigliose sopra la mia capacità, ed io non le
posso comprendere. Deh! ascolta, ed io parlerò; ed io ti farò delle domande, e tu
insegnami. Io avea con gli orecchi udito parlar di te; ma ora l'occhio mio ti ha
veduto. Perciò io riprovo ciò che ho detto, e me ne pento in su la polvere, ed in su la
cenere » (42: 2-6).
È un morto risuscitato che parla ora e si esprime come uno che è appena
sbarcato in un nuovo territorio, che vuole dire, ma non sa dire; un parlare
sconnesso, che vorrebbe esprimersi e non sa meglio - e si rimprovera con le stesse
parole con cui il Signore ha cominciato ad arguirlo: « Chi è costui?... ». È Giobbe che
sgrida Giobbe, poi continua con parole come spezzate, e conclude: « Io aveva cogli
orecchi udito parlar di Te [di Te, o Dio]; ma ora [finalmente] l'occhio mio Ti ha
veduto ».
E perciò « Io riprovo ciò che ho detto, e me ne pento in su la polvere, ed in su
la cenere ».
Tacque. Non sapeva parlare. Ma Iddio parlò - non a Giobbe questa volta; ma ai
religiosi che lo avevano travagliato, e comandò loro: « Ora, dopo che il Signore ebbe
dette queste cose a Giobbe, egli disse ancora ad Elifaz Temanita: L'ira mia è accesa
contro a te, e contro a' due tuoi compagni; perciocchè voi non mi avete parlato
dirittamente come Giobbe, mio servitore. Ora dunque, pigliatevi sette giovenchi, e
sette montoni, e andate al mio servitore Giobbe, e offerite olocausto per voi; e faccia
Giobbe, mio servitore, orazione per voi; perciocchè certamente io avrò riguardo a lui,
per non farvi portar la pena della vostra stoltizia; conciossiaché voi non mi abbiate
parlato dirittamente come Giobbe, mio servitore » (42: 7, 8).
Qualificò Giobbe « servitore », chiamandolo tale quattro volte. Ci viene da
pensare alla città quadrangolare. Notate: Giobbe non era ancora sanato, ed ubbidì,
perché oramai Giobbe per Giobbe era morto, e agiva solo ciò che Iddio muoveva in
lui. Giobbe, così come era, offrì sacrificio per i tre; e non chiese nulla per sè.
I morti risuscitati non pensano nemmeno a chiedere per se stessi.
Ma Iddio - Iddio, prende cura dei risuscitati; sono sacri a Lui.
Poterono offendere Gesù e maltrattarlo fino - ma non oltre - la morte. Nella
Resurrezione è tutto nuovo. La vita é un « da ora innanzi »
come dice San Paolo, « e le cose di prima sono passate » (2 Cor. 5: 16-17).

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 70


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO XXXVI
NAOMI

(Rut 1: 21)

Che l'ammirazione, mai troppa per Rut Moabita, non ci distragga dal meditare
su Naomi, perchè senza Naomi, non sapremmo nulla di Rut. Naomi adunque - morta
- risuscitata.
***
Avvertiamo che non vogliamo qualificare, « Figliuoli della Resurrezione »
Naomi e non Rut. Rut e tanti altri furono, sono, figliuoli della resurrezione, benchè di
molti non sappiamo per quali eventi arrivarono alla morte e alla Resurrezione. Certo,
anche Rut - come tutti i santi - ha una storia di eventi non scritta, per cui venne il
tempo che morirono e risuscitarono.
***
Non è difficile scoprire il carattere e la personalità di Naomi se meditiamo le
parole e gli atti di lei, riportati nel libro. Son pochi, ma luminosi. Come dal dito si
conosce il gigante, e da un osso lo scienziato dà la misura dello scheletro,
così dal parlare e dai movimenti si conosce l'uomo. In quel tempo le famiglie
non emigravano facilmente; erano le tribù legate ognuna al loro territorio. Fu errore
per Naomi e la famiglia lasciare Betleem per andare in Moab. La causa che a ciò li
indusse fu grave: la fame. Non potendo approvare, dobbiamo però compatire,
perchè anche i cristiani più consacrati fanno vari movimenti prima che siano
veramente stabiliti. Il Signore lo sa: non comanda, ma permette molto, e poi Lui sa
come trarre il bene anche dai nostri errori. L'andata di Naomi in Moab scoprì e portò
via da quel paese una perla rara: Rut, Moabita. Benediciamo e adoriamo il Signore
nei Suoi inscrutabili disegni, e nelle Sue vie.
Però Moab fu il cimitero di quanto Naomi aveva di più caro. Elimelec, suo
marito, morì, e Naomi non si mosse per un ritorno. Aveva due figli. e questi,
familiarizzatisi ormai nel paese, sposarono due Moabite. Passarono degli anni ancora.
Poi, l'inaspettato avvenne. I due figli morirono anch'essi, e Naomi rimase priva dei
figli e del suo marito. Leggiamo:
« Ed ella si levò ».
Finalmente! Finalmente! Ci vollero tre funerali - di tutti i suoi, per cui morta
anche lei ad un passato, terminato tragicamente - finalmente « si levò » - e la parola
è spesso quasi sinonimo di « risuscitò », e se ne tornò dalle contrade di Moab. Aveva
udito, é vero, che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli del pane; ma non
dovè essere questo il motivo vero del ritorno. Il pane - così pensò Naomi -
gioverebbe più alle nuore che a lei, disposta ormai ad ogni disagio. Si accinse al

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 71


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
ritorno, menando seco le nuore. Questi i costumi del tempo. Si misero in cammino.
È una morta risuscitata che parla. Dietro di lei è un passato - un tempo
fiorente e poi doloroso; davanti, una povertà sicura, e una solitudine di famiglia. Un
lampo illuminò quella coscienza, e vide in quelle due altre vedove - le nuore - due
future martiri nel paese di Giuda.
Era noto l'esclusivismo delle tribù di Israele: doveva ciascuno maritarsi nella
propria tribù. Che i figli di Naomi sposarono donne straniere fu un'eccezione, scusata
dalla nuova residenza, ma ora due giovani vedove di Moab, sarebbero rimaste
sempre vedove, e per di più, sotto - ci duole dirlo - un che di disprezzo, perché la
legge proibiva ai Moabiti di far parte della radunanza di Israele, per varie
generazioni. Naomi vide tutto ciò e decise: Sono e rimango sola, e non obbligo
queste due sventurate a divenire più sventurate di quello che sono, menandole
lontano dal loro paese, dai suoi costumi e da ogni possibilità di maritarsi. Sia lungi da
me questa morbosa pietà di me stessa, per cui sacrificherei altri. Basta con gli errori
del passato. Sarò la sola a soffrire. Almeno - almeno a queste poverette, se non
potrò fare altro bene, darò il solo consiglio che Dio e la coscienza mi dettano.
Esortò le nuore a lasciarla partire sola, e ne additò le ragioni. Le lodò per la
loro condotta nel passato; affermò che le era duro staccarsene; ma insistè, e insistè
finchè una - Orpa - accettò la liberazione e si allontanò. Avevano pianto tutte e due
le nuore: ora sono due, di fronte l'una all'altra.
Noi scriviamo di Naomi, e incidentalmente di Rut. Due donne Moabite fin qui
paiono di uguale statura e carattere, ma ora l'evento le provò; e ci viene da pensare
alle parole di Gesù una è presa (menata in Giuda); l'altra rimane (in Moab). Se è
vero - ed è che simile attira simile - come Gesù Stella Mattutina, attira coloro a
cui è sorta una stella nel cuore, così Naomi attirò Rut. E Rut fu attirata perché
nel suo cuore vi erano grandi decisioni. Il di lei passato - passato dell'animo - ci é
ignoto; ma anche lei è una morta risuscitata. Morta al passato, vivente per altro
futuro.
L'energica resistenza di Naomi con Rut è nota; e nota è anche la decisa
risposta di Rut. Lettore, rileggila. « So, so tutto » - ci pare di leggere in quel volto
bello e risoluto. « Ma voglio il tuo futuro. So ciò che voglio. Conosco me stessa ».
Così pensano, se anche non lo dicono, i morti risuscitati. Mi rimane solo Dio, il tuo
Dio: e sono teco fino a che la morte non ci separi.
E l'altra risuscitata capì che era vano insistere perchè, se gioia alcuna rimaneva
alla vedova Moabita, era solo nella fatta decisione. I risuscitati non profittano di
sacrifici offerti nei momenti di entusiasmo, ma eccettano quelli che partono da anime
decise.
Elevata anima, Naomi nello insistere, ed elevata altresì quando, vedendo che
Rut era ferma, restò da parlargliene.
E così le due vedove, immagino ciascuna con un povero sacco addosso, si
avviarono verso Betleem di Giuda.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 72


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Ci si apre un altro spiraglio per scoprire Naomi.
La città si commosse. Perchè? dicevano le donne, quelle che ricordavano.
Dicevano: « Questa, Naomi? » Questa - così ridotta? - E lei a rispondere: « Non mi
chiamate Naomi, anzi chiamatemi Mara perciocchè l'Onnipotente mi ha fatto avere di
grandi amaritudini. Io me ne andai piena, e il Signore mi ha fatta ritornar vuota.
Perchè mi chiamereste Naomi, poiché il Signore ha testimoniato contro a me, e l'On-
nipotente mi ha afflitta? » (Rut 1: 20, 21). Aveva il nome « Gioconda », ma il nome
era una storia antica, apparteneva ad una morta. Avevano davanti ben altra donna -
il suo nome era « Amareggiata ». Era viva; ma viveva come un'ombra, come in un
sogno.
Ma è proprio ora che lei non è più quella del passato, ma é un'altra - proprio
ora che le è serbato ciò che potrà chiamarsi, il proficuo lavoro della sua vita, un
procurare un futuro a Rut Moabita, futuro di cui Naomi non può prevedere gli effetti,
futuro a noi noto, e che leggiamo commossi.
Mentre un passato si chiudeva, un'altra - e ben altra - esistenza si apriva. « Ed
esse arrivarono in Betleem nel principio della ricolta degli orzi ».
Un nuovo principio.

CAPO XXXVII
DAVIDE

(2 Sam. 23: 5; 24: 14; 17)

Il verdetto del Signore su Davide è in I Samuele 13: 14 - e in Fatti 13: 22: « Io


ho trovato Davide, uomo secondo il mio cuore, il quale farà. tutte le mie volontà ». «
Ho trovato » suppone un cercare ciò che è raro. Uomo secondo il mio cuore, vale a
dire non è secondo altro cuore.
Eletto, certo, grande cosa è essere eletto; ma l'elezione dev'essere
accettata e resa stabile facendosi maneggiare dal Signore stesso (II Pietro
1: 10). Grande cosa è essere eletto; ma altresì costa essere un eletto. Tali
sono esposti a un lento martirio il cui epilogo e crocifissione. Tali sono in fede, e poi
anche di fatto, come dei morti risuscitati.
Davide fu grande peccatore, ma altresì grande penitente. Fu uomo di profonda
umiltà, ma fu una umiltà di cui non potè mai inorgoglirsi, perché a contrapeso egli
ebbe una coscienza sensibile ai mancamenti. Fu grande innanzi a molti, ma davanti a
se stesso si sentì sempre povero e indegno. Si notino le parole in 2 Samuele 23: 5.
Iddio aveva fatto molto per lui, ma lui e la sua casa non meritarono nulla. « Non così

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 73


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
la mia casa ».
Dovendo restringerci nei rapporti del nostro tema, notiamo tre eventi che
furono come tre morti parziali, fino a fare di quest'uomo davvero un morto
risuscitato.
La fuga, conseguenza di fede debole, al re Filisteo, per cui si trovò nel dilemma
o di tradire il re che lo aveva accolto, o di combattere contro il suo popolo. Lui, che
aveva ucciso Goliat; lui, il vincitore di tanti Filistei, ridotto a guardia del re Filisteo!
Solo il Signore potè liberarlo; usando i principi filistei che non lo vollero seco, e così
Davide fu libero; ne’ tradì il benefattore, ne’ combattè contro Israele. Ma, a quale
prezzo! Oltre all'angoscia che dové scavargli un abisso nel cuore, il fatto che
trovarono Siclag incendiata, possessioni e famiglie portate via dagli Amalechiti - vi è
questo, che i più intimi che lo avevano raggiunto e seguito in esilio, si erano come
stancati e inviperiti davanti a tanta tragedia, e mormoravano di lapidarlo. I più intimi,
lapidare lui! Cosa attraversò il cuore di Davide, niuno può descriverlo. Ma in un
attimo, come uno che ha perso tutto, si volse con uno slancio dell'animo all'Iddio
suo. Le cose cambiarono in bene. Però il martello era caduto su lui e l'aveva, come
dire, ferito. Protetto, liberato, sì - a grande costo di travaglio e di agonia.
Tralasciamo di occuparci dei dissapori che gli procurò il suo più abile generale
e che gli fu sempre fido, Gioab. I violenti figliuoli di Seruia furono una spina ai fianchi
di Davide.
Passiamo al secondo grande evento - grande peccato - al triste fatto di Uria
Hitteo. Leggasi il capo 12 del II Samuele. Il Salmo 32 accenna al lungo silenzio di
Davide, mentre il di lui umore diveniva simile ad arsura di estate e le ossa
invecchiavano, e poi lo si veda davanti al profeta - dapprima facendosi coraggio con
uno zelo eccessivo contro il supposto ladrone della pecorella; e poi come fulminato
sotto l'aspetto solenne e le parole concentrate: « Tu sei quell'uomo » e l'annunzio
del castigo. E vero che alla pronta umiliazione « Io ho peccato », seguì il primo
annunzio del perdono di Dio - ma a che prezzo: « il figliuolo che ti è nato per certo
morrà ». E seguiamolo quest'uomo dal cuore straziato, nella camera adiacente a
quella del piccolo moribondo: digiuno, coperto di sacco e di cenere, agonizzante
nell'anima, mentre il bambinello agonizzava in lunga agonia.
Possiamo solo immaginare ciò che gli si scolpì nell'animo in quell'evento, in
quella morte, come se cento voci gli gridassero « Tu hai ucciso il bambino ».
La ribellione di Absalom, il tradimento di un uomo sul quale egli aveva sempre
fidato - di Ahitofel - la fuga da Gerusalemme, le ingiurie di Simi, e da ultimo, la
morte del ribelle che pure era suo figliuolo e che avrebbe voluto risparmiare; e poi la
discordia fra le tribù che menò alla guerra civile, sono colpi sopra colpi su un cuore
già spezzato, che veniva frantumato e ridotto in polvere.
Fu protetto, liberato sempre, ma a grande prezzo. I Salmi, pieni di gloria al
Signore, sono altresì un grido di dolore, come vi scorresse dentro un fiume di
lagrime. COSTA, costa essere eletto.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 74


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Tralasciando molto; veniamo all'ultimo quadro.
L'esperienza della guerra civile tra le dieci tribù e Giuda, e qualche altro
movente, spinsero Davide a volere contare il popolo.
I Croniche 21: 1 dice: « Or Satana si levò contro a Israele, e incitò Davide ad
annoverare Israele ».
II Samuele 24: 1 dice: « Or l'ira del Signore si accese di nuovo contro a
Israele; ed egli incitò Davide contro ad essi, dicendo: Va, annovera Israele e Giuda
».
Tutte e due le affermazioni sono vere. Popolo e re, incitati da Satana, volevano
contare il popolo. Iddio comandò Davide che lo contasse. Uno di quei voleri
permissivi che danno all'uomo l'opportunità di conoscere se stesso. Il comando di
annoverare fu sgradito a Gioab - immaginate, ad un Gioab; ma Davide insisté. Ma
poi « Davide fu tocco nel cuore », dopo ch'egli ebbe annoverato il popolo. « E
Davide disse al Signore: Io ho gravemente peccato in ciò che io ho fatto; ma ora,
Signore, rimuovi, ti prego l'iniquità del tuo servitore; perciocché io ho fatta una gran
follia » (2 Sam. 24: 10). Ma - ma Iddio gli si presentò a mezzo del profeta Gad. Si
noti come il Signore non usò lo stesso uomo. Natan, il servo gigante di II Samuele
12, è ora risparmiato dal redarguire il suo re. Più che commenti, invitiamo a
rileggere:
« Va, e di' a Davide: Così ha detto il Signore: Io ti propongo tre cose;
eleggitene una e io te la farò. Gad adunque venne a Davide, e gli rapportò la cosa e
gli disse Qual cosa vuoi tu che ti avvenga? o sett'anni dì fame nel tuo paese; o che
tu fugga per tre mesi davanti a' tuoi nemici, o ch'essi ti perseguitino; o che per tre
giorni vi sia pestilenza nel tuo paese? Ora considera, e vedi ciò che io ho da
rispondere a colui che mi ha mandato » (vv. 12 e 13).
Scegliere? Un castigo più terribile dell'altro. Ma il castigo doveva venire. Davide
rispose: « Io son grandemente distretto: deh! caggiamo nelle mani del Signore;
perciocchè le sue compassioni sono grandi, e ch'io non caggia nelle mani degli
uomini » (v. 14).
« Cadiamo nelle mani di Dio » disse l'uomo dal cuore verso Dio.
La peste venne, e molti morivano - e morivano. Davide, non fu toccato dal
morbo, ne’ alcuno della sua famiglia. All'occhio superficiale pare che il Signore lo
abbia risparmiato. Sì, ma mandandogli la piaga nel cuore e la febbre nel cervello, il
che per Davide era peggio che se lui fosse giaciuto divorato dal male, e fosse morto.
Se qualche cosa rimaneva ancora dell'uomo antico, morì in quel dolore, e un altro
sorse nelle parole « ...Ecco, io ho peccato, io ho operato iniquamente; ma queste
pecore, che hanno fatto? Deh! sia la tua mano sopra me, e sopra la casa di mio
padre » (v. 17). Non volle nulla regalato, ne’ l'aia, ne’ i buoi perché non volle offrire
al Signore ciò che non gli costava.
Costa essere eletto.
È vero il prezzo lo ha pagato lui - ma gli eletti devono anch'essi essere crocifissi

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 75


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
- morire per risuscitare.
Un morto risuscitato è Davide da ora innanzi. Come se tutte le angosce
passate non bastassero, gli era serbato un altro grande dolore: la congiura di Adonia
- e questa volta anche di Gioab. Davide, più che dagli anni - che a paragone di altri
non erano molti - indebolito da sequele di eventi, Davide non poteva lasciare il letto -
e dal letto diede i suoi ultimi avvisi ed ordini. Salomone e non Adonia doveva essere
il re.
Non ebbe animo di inorgoglirsi quando grandi ricchezze furono raccolte a sua
iniziativa - e il più lo mise lui stesso - pel futuro tempio.
Davide si sentì insignificante davanti al grande onore che Dio gli faceva dì
accettare un'offerta - offerta che Lui stesso aveva dato loro per offrire.
Era l'uomo di un altro mondo. Un morto risuscitato che agiva e parlava.
E trapassò - dopo tempi che riconobbe tutti da Dio - contento e sazio di giorni.

CAPO XXXVIII
TESTIMONI

(Fatti 14: 17)

Così nella prima parte del verso 17 del capo 14 dei Fatti: « Benché egli non si
sia lasciato senza testimonianza ». Questa affermazione è parte di un discorso di S.
Paolo a quei di Listra, i quali erano Gentili, quindi ignoranti del Giudaismo. La
testimonianza a cui si riferiva l'apostolo era - è: « ...facendo del bene, dandoci dal
cielo pioggie e stagioni fruttifere; ed empiendo i cuori nostri di cibo e di letizia ». Ma
che Dio non si sia lasciato senza testimonianza, ha applicazioni più estese che nel
messaggio a quei di Listra. Diciamo: Iddio ha avuto, in ogni tempo - e possiamo
aggiungere, benché non abbiamo sempre come dimostrarlo - i Suoi testimoni in ogni
luogo: viventi testimoni a quella vivente generazione.
Due verità si affacciano lampanti: le teorie - e ve ne sono di bellissime, non
sostanziate dall'esempio pratico - generano il più odioso dei vizi degradanti l'umana
natura: l'ipocrisia. L'altra verità è: la legge universale che il bene ed il male, per
essere effettivi, tendono ad incarnarsi. Bene astratto, male astratto, sono parole. Vi
sono, ohimè! tali, che la Scrittura chiama figli di Satana, cioè che mostrano Satana
nei loro caratteri e procedere; e vi sono figli di Dio, che mostrano gli attributi di Dio.
Il nostro soggetto è « Figliuoli della Resurrezione »: cioè individui che hanno
cominciato in fede, ritenendosi morti con Cristo e con Lui risuscitati - ma che poi, a
un certo tempo, dopo certi eventi, sono diventati davvero morti risuscitati. Ciò non
esclude che vi è una morte finale, per cui l'anima abbandona il corpo e che vi è

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 76


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Resurrezione finale. Ma noi scriviamo di morte e Resurrezione per quanto è possibile
mentre siamo ancora in questi , tabernacoli. Negare o argomentare su ciò, ci
renderebbe cristiani pallidi e tiepidi. Vi furono, vi sono, i morti risuscitati che furono,
che sono ancora in questi corpi mortali. Non furono, non sono infallibili, ma esposti
sempre - anzi più - a tentazioni tali che si é piantato nel loro cuore e fisso nella loro
mente qualche cosa potente da generare in essi vibrazioni dolorose al menomo
accenno di deviazione dallo stato in cui Morte e Resurrezione li hanno portati.
Questo il destino di tutti i cristiani, se sono cristiani. A tanto lo Spirito Santo li
fa pervenire avanti che partano da questa terra. Come Gesù fu in ispirito ucciso
avanti la fondazione del mondo, e morì, per così dire, prima di morire al Calvario (si
rilegga nel testo Isaia 53: 9 nella parola « morti »); e come Lui fu rinvigorito, come
rimesso in vita, quando la vita gli sfuggiva in Getsemane, così nella Sua Chiesa, i
Suoi santi muoiono e risorgono avanti di morire e risorgere in senso finale. Il Cielo
comincia sulla terra, e non lo si godrà mai, se in un senso spirituale non si è morti
alla terra - al visibile, e risuscitati pel Cielo, mentre siamo in questi tabernacoli. Non
ci, illudiamo.
Abbiamo fatto pochi nomi, ma quanto basta al soggetto: Testimoni. Senza
occuparci qui di Giona, tipo di morte e resurrezione, come Gesù ce lo ha affermato,
tenendo presente che Giona fu profezia non solo di Gesù, ma di tutti i discepoli di
Lui, i quali sono destinati ad essere come morti risuscitati - vogliamo riferirci a due
santi - che furono testimoni a re e popoli stranieri alla repubblica d'Israele.
Sono: Giuseppe in Egitto e Daniele in Babilonia.
Giuseppe interpreta i sogni di Faraone e dà consiglio pel tempo della carestia.
« E Faraone disse ai suoi servitori: Potremmo noi trovare alcuno pari a costui,
ch'è uomo in cui è lo Spirito di Dio? E Faraone disse a Giuseppe: Poichè Iddio ti ha
manifestato tutto questo, e non vi è alcuno intendente, ne’ savio, come tu sei »
(Genesi 41 38-39).
Si noti; un pagano dovette confessare: « in cui è - abita, ha casa - lo Spirito di
Dio.
Daniele interpreta i sogni del re di Babilonia, sogni che il re stesso aveva
dimenticato, e il re dovette confessare: « E il re fece motto a Daniele, e gli disse: Di
vero il vostro Dio è l'Iddio degl'iddii, e il Signore dei re, e il Rivelatore de’ segreti;
poichè tu hai potuto rivelare questo segreto » (Dan. 2: 47). Dopo anni, ci fu quello
che è detto « Convito di Belsazar », in cui apparvero sulla parete dita misteriose,
scrivendo caratteri misteriosi. Nel tenore generale, quando nessuno poteva leggerli,
ci fu qualcuno che si ricordò di un qualcuno che era stato dimenticato.
La regina (probabilmente la regina madre) disse: « Vi è un uomo nel tuo
regno, in cui é lo spirito degl'iddii santi; e al tempo di tuo padre si trovò in lui
illuminazione e intendimento, e sapienza, pari alla sapienza degl'iddii; e re
Nebucadnesar, tuo padre, o re, lo costituì capo de’ magi, degli astrologi, de’ Caldei, e
degl'indovini » (Dan. 5 11).

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 77


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Iddio senza testimoni? Oh - No. Colui che seppe proteggere l'Arca nel paese
dei Filistei è l'Iddio Eterno. Ebbe; ha testimoni.
Di Giuseppe in Egitto, di Daniele in Babilonia ce ne furono uno solo. Così di
Pietro, Paolo, Giovanni ed altri. Dobbiamo scendere un po' nel vortice del mondo, e
vedere se in esso vi sono « testimoni di Dio ». Non saranno profeti come quelli di cui
abbiamo i nomi, ne personaggi come gli Apostoli - ma saranno, sia pure
parzialmente, testimoni di di Dio - anche se non lo dicano colle labbra.
Limitiamoci.
Noi parliamo, almeno in parte, degli attributi di Dio e della Sua essenza.
Diciamo che Egli è « Amore », che si diletta nella misericordia, che è Paziente, e
vuole che Gli crediamo, ecc. Diciamo tante belle cose. Ma se quelli a cui parliamo
non vedono neppure uno nel quale sia incarnato l'amore di Dio, o la di Lui sapienza,
o Misericordia o altro, e non vedono nemmeno uno che CREDE davvero, che effetto,
avrà il nostro parlare, tranne che suscitare lo scherno, ed alimentare maggiore incre-
dulità? Ohimè, che ciò accade molto e, in molti. Ma grazie a Dio, vi sono le nobili
eccezioni - i veri testimoni di Cristo che cioé attraggono a Gesù Cristo - non a se
stessi. - La prova suprema che erano mandati da Gesù era non nelle parole, ma nel
fatto che si sarebbero amati gli uni gli altri.
« Come si amano » esclamarono in certi tempi, alcuni pagani, notando le
comunità cristiane. E grande fu la testimonianza viva di pietà e misericordia, quando
durante alcune pestilenze i malati e moribondi venivano abbandonati finanche dalle
famiglie, ma curati teneramente dai cristiani.
Disastroso è menzionare il nome di Dio, senza averne il « NOME », carattere
nel cuore. Perciò la Parola ci tuona:
« Dipartisi dall'iniquità chiunque nomina il nome del Signore ».
Ma i testimoni di Lui sono morti - risuscitati.

CAPO XXXIX
TESTIMONI DEI TESTIMONI

(2 Re 2: 15)

Ma, ci si dirà su quale base abbiamo messi Giuseppe e Daniele nel numero di
morti - risuscitati; e noi confessiamo che additare tempo preciso di morte e
resurrezione non possiamo, ma che nel ricordo biblico vi é abbastanza, per dirci che
ambedue avevano dietro ad essi grandi tragedie. Si rilegga il capo 37 della Genesi, ai
versi 23, 24 e verso 28.
Giuseppe fu tratto dalla fossa, ove sarebbe morto - e possiamo immaginare in

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 78


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
che stato fu tratto e poi venduto, e poi, senza conforto alcuno, menato in Egitto, e
rivenduto. E poi, dopo essere stato innalzato - a causa di un'accusa crudele, quando
avrebbe meritato lode e non biasimo - di nuovo calato giù, come in una fossa, in
carcere alcuni anni. Almeno tre morti, se possiamo argomentare ciò dalla narrativa, e
dopo tratto di carcere e menato davanti a Faraone. Inorgoglirsi? Certo la tentazione
assale in ogni tempo, ma vi sono eventi, che lasciano tale impronta nel carattere, per
cui non si può nemmeno sorridere senza fatica e senza pena. Ce lo dicono quelli che
hanno a lungo trascinato la catena al piede - o sono stati negli orrori di un disastro -
se non si è scolpito, e rimane in loro, qualcosa del passato.
E Daniele.
Si ricordi che egli era di famiglia nobile di Gerusalemme, e fu, giovinetto,
menato prigioniero in Babilonia. Educato santamente, si immagini lo schianto ch'egli
dovè provare quando volse gli occhi, arsi di dolore, per l'ultima volta al tempio che
non avrebbe più veduto, ma che gli rimase scolpito nella memoria del cuore, tanto
che anche nella vecchiaia non poteva nemmeno pregare senza quella o quelle
finestre aperte, che volgevano verso la lontana Gerusalemme.
Ma è di Eliseo che ci sentiamo di dire una parola.
Poco sappiamo di lui prima che fosse separato da Elia: il poco ce lo
raccomanda. Accolse subito la nuova commissione, si licenziò con amore dai suoi,
andò dietro ad Elia - gli fu servo per molti anni - senza mai farsi lui avanti come
prendendone il posto. « Versava l'acqua sopra le mani di Elia »: questo il rapporto -
ed altresì l'altra informazione che la parola di Dio era in lui - che cioè quelli che ne
avevano avuto l'opportunità, avevano notato che le parole di lui, di Eliseo, non erano
di lui, ma di Dio.
Ma, l'atto finale che lo ritratta come passando da un tempo ad un altro - che è
come morte ad un passato, che pure fu onorevole, è in 2 Re cap. 2; cioè, nel seguire
Elia, in modo deciso - nel chiedergli la doppia parte dello spirito di lui, e poi
nell'essere separato da lui solo da ciò che riuscì a separarlo: « da un carro di fuoco e
di cavalli di fuoco ». E che lui seguì con lo sguardo Elia in alto finché non lo vide più,
e che per prima reazione ci fu un grido di lui: « Padre mio, padre mio, carro d'Israele
e sua cavalleria », parole che rivelano affetto e stima intensa. E che poi « prese i
suoi vestimenti e li stracciò in due pezzi ». E solo allora, solo allora, ebbe animo di
prendere quel famoso mantello - che, simbolo di autorità gli fu buttato addosso al
primo incontro da Elia, mantello che lui non tenne, ma restituì ad Elia - solo allora
raccolse quel mantello, di tanto significato. E arrivato al fiume, non agì come
essendo oramai indipendente - di moto proprio - ma come uno sdoppiamento di Elia.
« ... si fermò in su la riva del Giordano; e prese il mantello d'Elia, che gli era caduto
d'addosso, e ne percosse le acque, e disse: Ove è il Signore Iddio d'Elia? Ed avendo
anch'egli percosse le acque, esse si partirono in qua e in là; ed Eliseo passò »(vv. 13,
14).

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 79


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
***
Un nuovo incontro.
I figliuoli dei profeti lo avevano veduto e gli avevano parlato, quando Eliseo
accompagnava Elia. Eliseo aveva risposto alle parole - diciamolo pure non troppo
rispettose, con accento severo e breve: « Anch'io lo so. Tacete ».
Ma ora è ben altro incontro. Eliseo è solo: possiamo immaginarlo -
nell'andatura, nello sguardo - un uomo davvero di un altro mondo qualcosa di
importante è partito da lui; qualche cosa di grande è avvenuto su lui, in lui. È Eliseo,
ed è più che Eliseo. Leggiamo:
« Quando i figliuoli de’ profeti che dimoravano in Gerico, l'ebbero veduto,
venendo incontro a loro, dissero: Lo spirito di Elia si è posato sopra Eliseo. E gli
vennero incontro, e s'inchinarono a terra davanti a lui » (v. 15).
Mentre l'andatura e l'assieme di Eliseo testimoniavano di Elia scomparso,
eppure presente, i figliuoli dei profeti testimoniarono del testimonio: « Lo spirito di
Elia si era posato su Eliseo ».
Non più le parole del mattino. Ma non parole solo: « s'inchinarono a terra
davanti a lui ».
Quella scena, quegli eventi, carro di fuoco, cavalli di fuoco, rapidi, decisi, quella
separazione istantanea, e contro cui nulla si poteva, quel salire in alto di Elia, quel
mantello caduto, furono attimi nel tempo, ma eterni nel cuore: finirono una
trasformazione già cominciata. Ci fanno pensare alle parole di un apostolo, che si
sarà tramutati in un batter d'occhio.
Furono Morte e Resurrezione ».

CAPO XL
FIGLIO DEL DOLORE,
FIGLIO DELLA MANO DESTRA

(Genesi 35: 18; Giovanni 16: 21; Matteo 2: 18)

Giacobbe - Rachele: due grandi figure della Chiesa, ambedue rifiutano di


essere consolati.
Vi sono schianti che solo il Cielo può riparare, medicare; e dolori per cui le
umane consolazioni, per sincere che siano, non hanno valore.
Matteo 2: 18, come i passi della Genesi a cui si riferisce, e come le
Lamentazioni di Geremia, sono scritti da meditare molto a chi ama realizzare le
parole « Morte - Resurrezione ».
Apriamo il libro a Genesi 35, e leggiamo dal verso 10 al 20. Sulla via fra Betel -
casa di Dio - e Betleem - casa del pane - (due nomi significativi), fra i due luoghi di

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 80


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
tanta importanza nella Scrittura, vi fu una nascita ed una morte.
« Rachele partorì ed ebbe un duro parto ». « Eccoti ancora un figliuolo », le
disse la levatrice. Ma ella, moribonda, pose nome al bambino « Benoni » - Figliuolo
del mio dolore. Ma suo padre lo nominò « Figliuolo della destra ».
Rachele morì e fu seppellita nella via di Betleem. « E Giacobbe rizzò una pila
sopra la sepoltura di essa. Quest'è la pila della sepoltura di Rachele, che dura infino
al dì d'oggi » (v. 20). Una insegna. Una testimonianza, che, cioè, il « Figlio della
destra » è in prima « Figlio di dolore », e il suo arrivo costa la vita a una bella e
santa creatura, a una « pecora di Dio » (Rachele vuole dire pecora - pecorella). La
morte prima e poi la vita. Dolore prima e poi la forza e il coraggio.
Beniamino il figlio della destra - il più piccolo della famiglia, è un personaggio
significativo: nacque sul cammino fra due luoghi importanti, fra i quali vi fu la
sepoltura della madre e il piccolo monumento - Beniamino ci apparisce più tardi fra
due paesi: quello del dolore, dove Giacobbe viveva in angoscia e cordoglio pel
figliuolo Giuseppe - e l'Egitto - il paese del pane.
Giacobbe non voleva staccarsi da Beniamino; Giuseppe protestò che non
avrebbe dato più grano, se i fratelli non apparirebbero con Beniamino. Il bisogno del
pane fu più forte che la protesta di Giacobbe. Il vecchio genitore, familiarizzato
ormai alle angoscie, dovè a tutto il resto aggiungere anche questo: il distacco da
Beniamino, l'ultimo filo di legame alla indimenticabile Rachele, ed all'amato e mai
abbastanza compianto Giuseppe. Beniamino figlio della destra e figlio di dolore,
dové viaggiare fra i due paesi. Ci fu il pane, ed abbondante, e un nuovo territorio si
aprì alla casa di Giacobbe - ma il paese del pane fu una transizione, per un ritorno,
dopo prove ed angosce, al paese del dolore - paese quest'ultimo che divenne
all'occhio di Dio, territorio della Destra - Potenza. È verso Canaan e in Canaan -
simbolo di riposo, che il Signore portava con mano forte il suo popolo, per menarlo
attraverso altre esperienze ad esilio e ritorno. E Giacobbe non volle rimanere nel
paese del pane. Il pane è per dare forza - a stare alla destra del Padre - e lui, il
Principe di Dio, volle la sepoltura non nel paese del pane, ma in quello del dolore e
della speranza.
E qui ci tornano a mente le parole di Gesù in Giovanni 16: 21: « La donna,
quando partorisce, sente dolori, perciocchè il suo termine è venuto; ma, dopo che ha
partorito il fanciullino, ella non si ricorda più dell'angoscia, per l'allegrezza che sia
nata una creatura umana al mondo ». Dolore ed angoscia, madre di allegrezza -
perchè nasce una creatura al mondo.
E per la Chiesa - la donna mistica della Scrittura, ad essa come Corpo e a
ciascuno dei membri isolatamente, dolore ed angoscia menano a morte che genera
la vita. Infatti, se si è innestati con Lui nella Sua morte - se, ed è grande grazia, si è
resi conformi alla Sua morte, dopo intima comunione con le di Lui sofferenze, si è
fatti partecipi della Sua Resurrezione.
E siamo sempre nel santo tema:

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 81


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
MORTE - RESURREZIONE.
MORTI RISUSCITATI.
FIGLIUOLI DELLA RESURREZIONE.

CAPO XLI
« DALLA MATRICE DELL'ALBA»

(Salmo 110: 3)

Ricordiamolo: il Signore nel riferirsi alla testimonianza della Scrittura disse,


dice, che é scritto di Lui nella legge di Mosé, nei profeti e nei Salmi. Egli ha di
preferenza citato i Salmi, specie nelle ultime ore della Sua vita terrena.
Ci si permetta un ricordo personale: vale per chi vuole accettarlo.
Fu in un tempo di transizione fra una linea di servizio ad altra, e quando, non
avendo luce su ciò che mi attendeva, ero come in silenziosa aspettativa; e una notte
udiii distinte queste parole: « I Salmi - I Salmi. Il libro della gloria e del Millennio ».
Non commento. Quel libro, da quel tempo, mi è di giorno in giorno più prezioso,
scoprendo linee ed alture e profondità dello Spirito, che appena si cominciano a
vedere dopo anni di comunione col Signore - una luce che si va schiarendo più e più
sino al meriggio del giorno.
Figliuoli della Resurrezione.
Il soggetto suppone che sono figliuoli maturi, chè nel linguaggio ori-
ginale vi sono due parole: una che si riferisce a semplici « nati »; sono figliuoli - e
l'altra, a quelli che hanno imparato a camminare col Signore - « maturi ». Tali. sono
« figliuoli della Resurrezione ».
Altro punto da tenere fermo è, che è lo Spirito di Potenza che li dichiara
figliuoli - lo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti, e che - se tale Spirito abita in
noi, risuscita i nostri corpi mortali. Grande il futuro della Chiesa - nell'al di là, ove
Gesù è andato a preparare il posto e non è entrato in cuore di uomo ciò « che il
Signore ha preparato per quelli che amano Lui ».
Ma vi è un al di qua, qualche cosa che si riceve in fede prima, e poi di fatto,
perché la fede di oggi e la realtà pratica di domani. Per fede il cristiano è « morto
con Cristo, e con Lui risuscitato »; ma vi è - attraverso eventi noti a ciascuno che li
affronta - qualche cosa che davvero è « Morte e Resurrezione ». Se no, non
avrebbero valore le parole di San Paolo ai Colossesi: « Se siete risuscitati con Cristo,
pensate alle cose di sopra, cercate... ».
La Resurrezione, ripetiamolo, suppone la morte, come il giorno e la luce
suppongono la notte e le tenebre.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 82


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
E così ci accostiamo al testo di questo capitolo: Matrice dell'alba.
Questo insegnamento di notte a giorno, è in molte parti della Scrittura. Nel
Salmo 30: 5 leggiamo: « La sera appo noi alberga il pianto, ma la mattina vi è
giubilo »; nel 46: 5, riferendosi alla « Città di Dio », è scritto che: « Egli la soccorrerà
allo schiarire del mattino ». In Giobbe 35: 10: « Il Signore dà materia di cantare di
notte ». In Fatti 16: 25 è ricordato che Paolo e compagni, nonostante luogo e
condizione, cantavano inni a Dio, di notte. La liberazione venne nel mattino. Niuno
dubiterà che tali gloriose promesse ed altro, sono per la Chiesa durante il terreno
pellegrinaggio, pur sempre ricordando che il « compimento finale » è nell'al di là. Nel
Salmo 134: 1, è scritto: « Ecco, benedite il Signore, voi tutti i servitori del Signore,
che state le notti nella Casa del Signore ». Stanno fermi - decisi - le notti - e ve ne
sono molte, più o meno oscure - nella Casa del Signore - in comunione col Signore e
con tutti i santi.
Fu all'avvicinarsi del giorno, dopo lunghi affanni e conflitti, che Giacobbe fu
benedetto, e divenne « Principe del Signore ».
Ed ora una parola sul grande Salmo Messianico, il 110.
La promessa del verso 3 segue a ciò che è detto in precedenza: applicando alla
Chiesa - e si può e si deve, ciò che è di Gesù - impariamo che Gesù deve
signoreggiare, padrone assoluto, sulla Chiesa, come il Padre è Signore del Figliuolo;
che la Chiesa deve entrare nel riposo e stare ferma alla destra della potenza; - e
attendere; che essa non può contrastare o fermare i nemici, ma attendere che il
Signore li usi, uno dopo l'altro, come sgabelli a poggiarvi i piedi; non a calpestarli -
oh no! ma quali gradini che fanno salire in alto. Che la Potenza e lo scettro del
Signore cominciano da Sionne - gli eletti fra gli eletti - Sionne, come sappiamo, è
fortezza in Gerusalemme. Il Signore ha un popolo speciale, che è come nascosto o
sconosciuto, che apparirà nel magnifico Santuario (nella bellezza della santità). Ed è
allora - non prima, e si applica, prima che al Corpo, all'insieme, alle membra che lo
compongono, si applica ad ogni cristiano che ha praticamente seguito le stazioni del
Salmo - è allora che la rugiada, fresca, gentile, che cade sul far del giorno, sarà
prodotta come una cosa che nasce dalla matrice dell'alba - dopo la notte.
Anime piangenti, tritate, muoiono nella notte, muoiono a se stesse, sconfitte nelle
loro fortezze ed illusioni, scosse nel terreno ed anche nei loro cieli, arrivano al nulla
di sè, e sembra che abbiano perduto tutto. Una finale tragedia scolpisce e per
sempre in loro, come un distacco finale dal visibile: muoiono. Ma Colui che li ha presi
ed ha vegliato su loro, attende proprio quella crisi finale - che è come una morte -
fine. Ma è proprio quella morte del santo che è preziosa nel di Lui cospetto, e il
Redentore si presenta sull'uomo incenerito e lo risorge. Come un abisso, si apre fra il
passato e il futuro di quel tale incenerito e risuscitato! È nel mondo e non è più del
mondo. Ed egli lo sa che è come estraneo a tutto, tranne che al Cielo. Anzi - anzi -
egli entra in uno stato che, all'occhio superficiale, pare indifferenza. Di fatto è che ciò
che prima era fervore e slancio è come sparito; il soprannaturale è divenuto tanto

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 83


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
naturale, che quasi non lo avverte nemmeno. È l'esiliato ormai che muove
meccanicamente, non ponendo interesse a nulla, tranne che a quella relazione
costante col paese a cui appartiene, se può averne notizie, e se no; coltiva nella
mente e nel cuore tutto quello che ad esso si riferisce, al luogo ove anela di tornare.
Tornare? Perchè in ispirito egli è stato, e più volte, portato in alto. Straniero, attende
solo alla voce e alla guida del Signore. Tentato, distratto, in pericolo? Come no? Ma
si tiene fermo a ciò che gli è piantato nel cuore - a ciò che si è formato in lui - ed è
più che i principii elementari - è conseguenza del lavoro dello Spirito Santo, per cui il
Cristo si è formato in lui; se tale è e rimane, egli compie il suo corso terreno,
mostrando i due aspetti di Morto-Risuscitato.

Capo XLII
QUI – ORA

Prima di meditare il capo 37 di Ezechiele onde scoprire con quale processo


della Provvidenza di Dio, delle ossa; destinate a divenire la Chiesa furono, benchè
molto secche e friabili, ravvivate, vivificate e congiunte le une alle altre, formando
nell'assieme, il grande esercito del Signore vogliamo rivolgere una parola a tutti
coloro che, con cuore sincero, ricercano la Verità.
È inutile parlare, o anche pensare al Cielo se non si é determinati di chiedere al
Signore che ci dia Grazia per cominciare a vivere nel Cielo mentre siamo ancora in
questo mondo. Triste assai é constatare che molte persone hanno un insegnamento
non equilibrato, essendo occupati più dall'al di là che del tempo presente. Una delle
astuzie di Satana consiste nel concentrare l'attenzione sia sul passato, sia sul futuro,
trascurando o ignorando completamente il presente.
Ricordiamoci dei due avverbi: QUI - ORA. Dov'è Dio? Qui! Quando questi
avvenimenti? Ora!
Questo però non significa che non vi sia nessun altro luogo, perche un altro
luogo vi è; né che vi sia altro tempo se non il presente, perchè vi è anche un futuro.
Ma il seme, per così dire, del futuro, è qui, ora. Preghiamo adunque il Signore che ci
renda attenti al presente, perchè come Gesù' è stato in questo mondo, così
dobbiamo essere anche noi.
Prima dell'Incarnazione, l'Eterno Figliuolo di Dio fu immolato in ispirito.
Mediante il Calvario venne la Resurrezione e l'Ascensione al Trono, dove Egli si trova
ora, intercedendo per la Chiesa. Noi attendiamo il Suo ritorno; questo deve
intendersi anche come una presenza e una rivelazione continua, ininterrotta di Gesù.
La Chiesa pure deve esperimentare il medesimo processo. Noi siamo spiriti. Dio
è Padre degli spiriti. Eppure dobbiamo, mentre viviamo in corpi d'argilla, essere

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 84


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
sottoposti a prove che ci porteranno alla crocifissione spirituale, alla quale
seguiranno resurrezione e traslazione in cielo. Per la Chiesa, questo ha luogo mentre
noi - i suoi componenti siamo ancora in questa vita, perchè se viviamo per Cristo,
moriamo in Lui e risuscitiamo in Lui mentre siamo in questo tabernacolo terrestre -
QUI - ORA.

CAPO XLIII
LA VALLE DELLE OSSA SECCHE

Alcune porzioni delle Scritture sono state attribuite, sia per negligenza, sia per
ignoranza, ad estranei, che furono, senza discriminazione, tacciati di peccatori. Molti,
per esempio, pensano che il Salmo 51 sia il grido di un uomo che implorava
perdono, mentre è la confessione di uno che era già stato perdonato e che aspirava
alla perfezione. Anche la parabola del figliuol prodigo si riferisce non già a qualcuno
di fuori, ma ad uno che già era un figliuolo nella casa del padre e che, passato da
tristi esperienze, arrivò a conoscere meglio se stesso e il padre suo - profezia della
vita della Chiesa e dei suoi membri. Astenendoci dal citare altri passi sul soggetto, ci
limitiamo al tema su menzionato.
Notiamo che non furono sacerdoti a ricevere la visione; ma fu un profeta
ch'era stato preparato nella terra d'esilio ed era stato in ispirito traslato parecchie
volte, perché vedesse l'agire segreto di taluni nel tempio di Gerusalemme. A questo
medesimo uomo il Signore aveva dato le gloriose rivelazioni del capitolo primo del
libro; fu lui che, sotto il controllo del Signore, doveva imparare a rimanere a casa
sua, e che, per un dato periodo fu privo della favella, sospirando ed esperimentando
in sé le prove e le tragedie del popolo di Dio, perché la parola che doveva
raggiungere altri doveva prima penetrare nel suo cuore. Ezechiele, essendogli morta
la moglie la mattina, doveva predicare la sera stessa: segno al popolo d'Israele.
Questo è l'uomo al quale il Signore dette il grande comando di profetizzare alle ossa
secche.
Così dice il primo versetto di Ezechiele capo trentasette « La mano del Signore
fu sopra me, e il Signore mi menò fuori in ispirito, e mi posò in mezzo d'una
campagna, la quale era piena d'ossa ».
La mano del Signore fu sopra me. Questa espressione si trova parecchie volte
nel medesimo libro; e significa non solo che Dio guida col Suo Spirito Santo, ma
anche ch'Egli ci costringe ad obbedirGli proclamando le Sue parole. Talvolta non è
facile obbedire, sia perché le cose sembrano sragionevoli, sia perchè siamo intimoriti
considerando le persone alle quali dobbiamo parlare. Per associazione di idee,
ricordiamo le parole che Isaia scrisse quando doveva dare un messaggio severo al re
e al popolo di Giuda. Così il racconto: « Perciocchè, così mi ha detto il Signore, con

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 85


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
fortezza di mano; e mi ha ammaestrato a non andar per la via di questo popolo,
dicendo: Non dite lega, di tutto ciò che questo popolo dice lega; e non temiate ciò
ch'egli teme, e non vi spaventate. Santificate il Signor degli eserciti; e sia egli il
vostro timore e il vostro spavento. Ed egli sarà per santuario; ma altresì per pietra
d'intoppo, e per sasso d'incappamento alle due case d'Israele; per laccio, e per rete
agli abitanti di Gerusalemme... Serra la testimonianza, suggella la Legge fra i miei
discepoli » (Isaia 8: 11-14, 16).
Isaia pure ricevette l'ordine di dare un forte messaggio, ma Dio dovette
forzarlo, per così dire; ad obbedire e proclamare senza paura la Sua volontà. Così fu
per il profeta Ezechiele. L'ordine di andare in una valle e predicare a delle ossa
secche, era strano, ma la mano del Signore era sopra lui.
Osserviamo, passando, che San Giacomo parla della pazienza e delle
sofferenze dei profeti. Non disprezziamo certo i sacerdoti di Giuda, molti dei quali
furono fedeli; ma i sacerdoti, essendo in un servizio ritualista e metodico, non erano
in pericolo di provocare risentimenti o sospetti com'era il caso per i profeti i quali,
sovente, sembravano degli eretici. Nell'udire un Isaia che ammonisce il popolo circa
l'inutilità dei sacrifizii offerti senza purità di cuore; e un Davide che proclama che Dio
non domanda olocausti, ci scandalizzeremmo se prendessimo la Parola alla lettera,
perchè vi è un libro nell'Antico Testamento che tratta soprattutto di sacrifici. Ma i
profeti videro al di là dei fatti materiali, al di là della lettera. Pochi erano disposti ad
ascoltarli. Essi furono perciò - e sono - martiri, martiri speciali, che proclamano la
Parola di Dio con potenza e realtà.
Torniamo al soggetto.
Il Signore trasportò Ezechiele in ispirito le cose del Signore cominciano sempre
in ispirito - in una valle piena di ossa secche. Nessuno fino allora aveva visto quelle
ossa secche; il privilegio era riservato ad Ezechiele. Il profeta eseguì in silenzio
l'ordine ricevuto, di ispezionare quelle ossa, e vide che erano non solo secche, ma
molto secche. Un osso secco è anche friabile, facile a rompersi; per cui la condizione
di quelle ossa era davvero disperata. Ma il rimedio venne in tempo.
Ricordiamo ciò che è scritto, che nessun osso del giusto sarà rotto: profezia
adempiuta in Gesù Cristo, perché quantunque i nemici coprissero il Suo Volto di sputi
e trafiggessero il Suo fianco, non poterono spezzare le Sue ossa, destinate ad essere
usate come lo scheletro, l'ossatura della Chiesa la quale é osso delle Sue ossa, carne
della Sua carne.
Le ossa, come Ezechiele le vide, erano molto secche. In che modo, per quali
motivi erano divenute tali? Rappresentano esse quelle di fuori, coloro che potremmo
considerare come peccatori? Non tocca a noi dare tale qualifica a qualcuno, perchè
Uno solo lo può, lo Spirito Santo: dei peccatori ve ne sono, ma solo lo Spirito di Dio
può convincere di peccato.
Come può l'osso diventare secco? Uno sprazzo di luce sul soggetto si trova in
Proverbi 17: 22: « Il cuore allegro giova, come una medicina; ma lo spirito afflitto

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 86


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
secca le ossa ». Uno spirito afflitto. Ma uno spirito afflitto è prezioso agli occhi di Dio.
Leggiamo infatti nel Salmo 51: 17: « I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu
non isprezzi il cuor rotto e contrito ».
Il cuor rotto e contrito, secondo le Scritture, é prezioso agli occhi di Dio: «
Perciocchè, così ha detto l'Alto, e l'Eccelso, che abita l'eternità, e il cui Nome e il
Santo: Io abito in luogo alto, e santo, e col contrito, ed umile di spirito; per vivificar
lo spirito degli umili, e per vivificar il cuor de’ contriti » (Isaia 57: 15).
Da questo versetto rileviamo che lo spirito, dopo essere stato. contrito viene
vivificato, rianimato, ed esperimenta, per così dire, una risurrezione. Le ossa secche
non erano dunque un popolo senza la conoscenza di Dio; erano Israele, la Chiesa di
quei tempi; e sono una profezia della Chiesa in ogni tempo. Per potere ascoltare il
messaggio del profeta, dobbiamo dapprima essere contriti nello spirito, come le ossa
secche, perché solo colui che ha perso ogni speranza in se stesso e in altri, è in
grado di ascoltare e prestare attenzione alla Parola del Signore per cominciare una
vita nuova. Dio ha un nuovo inizio per i Suoi, ma solo dopo che hanno attraversato il
deserto e raggiunto i proprii limiti. Allora, solo allora, essendo morti - risuscitati, Egli
li introdurrà in un nuovo regno.

Capo XLIV
OSSA SECCHE - ASCOLTATE!

L'opera del profeta cominciò con una domanda rivoltagli dal Signore: « Figliuol
d'uomo, potrebbero quest'ossa rivivere? Ed io dissi: Signore Iddio, tu il sai ».
Nell'Apocalisse troviamo la stessa domanda rivolta in altra occasione e in altre
circostanze, a Giovanni. Ne’ l'uno ne’ l'altro risposero; confessarono di non sapere e
chiesero luce a Colui che aveva rivolto la domanda. Ezechiele non sapeva se queste
ossa secche potevano riprendere vita; eppure sapeva che Dio poteva - può - com-
piere quello che è impossibile all'uomo. Egli rispose, ed era la risposta giusta: «
Signore Iddio, tu il sai. » (Si notino le parole Signore Padrone assoluto; Dio -
Onnipotente).
Dopo che Ezechiele ebbe confessato la sua ignoranza, esprimendo nel
contempo la sua volontà di accettare la conoscenza di Dio, venne il comando di dare
il messaggio alle ossa secche: « Profetizza sopra queste ossa, e dì loro: Ossa secche,
ascoltate la parola del Signore ».
Profetizzare è parlare con autorità per conto di Dio. Non é emettere suoni
incerti, ma parlare alle orecchie e al cuore in modo tale, che la gente è costretta ad
ascoltare e rimane senza scuse. Il profeta è un ardito proclamatore, un chiaro araldo
della volontà di Dio e della parola di Dio.
Il messaggio cominciò coll'interpellare quelle ossa col loro nome « Voi, ossa,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 87


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
siete, secche; il vostro stato è disperato; siete sull'orlo della distruzione.
Una lieve mossa, una leggera brezza bastano a spezzarvi; il vostro caso
sarebbe senza speranza se non rimanesse ancora un po' di tempo, unica
opportunità per voi di uscire dalla vostra condizione; e avete bisogno di
una Grazia speciale, da chi solo può darla - DIO. Ossa, voi siete secche,
secche assai! ».
La seconda parte del messaggio era: « Ascoltate la parola del Signore ». È la
parola del vostro Maestro, del vostro Padrone. Per lungo tempo avete dato retta a
molta gente., ma ora dovete imparare ad ascoltare la voce di Uno solo, del Signore.
« Ascoltate la parola ». « Parola » non si riferisce solo alla Scrittura, ma implica
anche il Soffio divino; lo Spirito, nella Scrittura. Ascoltate, e non siate distratti.
Concentrate la vostra attenzione con intensità sulle parole che procedono dalla bocca
del Signore.
Queste ossa erano in uno stato veramente lamentevole; eppure, per la
misericordia di Dio, erano ancora in grado di udire. Dovremmo essere grati al
Signore quando rimane, sia pure tenue e vacillante, una capacità di udire le Sue
parole. Nella loro totale incapacità e debolezza, le ossa dovevano disporsi ad
ascoltare le parole del Signore, escludendo tutte le altre voci, provenissero esse dal
diavolo, da altra gente, o da se stessi, escludendo pure qualsiasi scusa. Allora, e
allora soltanto, sarebbero in grado di concentrare la loro attenzione su Uno solo, il
Signore, alla cui Voce solamente dovrebbero dare ascolto.
« Le mie pecore - disse Gesù - ascoltano la mia voce ».

CAPO XLV
L'ALITO DI VITA

Il profeta continua: « Così ha detto il Signore Iddio a quest'ossa: Ecco, io fo


entrare in voi lo spirito, e voi riviverete » (Ezechiele 37: 5).
Questa è la sintesi del messaggio; i particolari vengono dopo. Dio parla in
modo chiaro e preciso; Egli non usa molte parole, ma parla in modo che chi ascolta,
se é onesto, non può trovare la scusa che il messaggio sia oscuro o generi
confusione. Infatti, se il Signore non può parlarci, se non Lo comprendiamo, chi mai
sarà capace di parlarci, chi comprenderemo? Così il Signore continuò « Io fo entrare
in voi lo spirito. e voi riviverete ».
L'uomo fu chiamato all'esistenza e divenne un'anima vivente mediante l'Alito
del Signore. Allo stesso modo, col Suo Alito veniamo pure portati nel regno più
elevato dello Spirito. Come Gesù divenne uno Spirito vivificante, così col Suo Alito
veniamo vivificati per una vita e un regno superiori. Alcuni di noi ci siamo a volte

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 88


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
sentiti venir meno: scoraggiamenti e delusioni ci hanno schiacciati e siamo caduti in
uno stato che appariva disperato; ma subitamente lo Spirito c'infuse un vigore che
eravamo lungi dall'aspettarci. Ogni tanto Dio vivifica i Suoi figliuoli con l'Alito, lo
Spirito Suo. Questo è espresso implicitamente nelle parole che l'apostolo Pietro
scrisse quando era già avanti negli anni.
L'Alito che doveva penetrare nelle ossa secche era assai più che un semplice
soffio passeggero. Quando Gesù soffiò sui discepoli preparazione alla venuta dello
Spirito nella Sua pienezza - essi ricevettero tale Soffio sul volto; eppure quel Soffio
era importante perchè apri loro le Scritture. Più tardi, nel giorno della Pentecoste, lo
Spirito venne in loro. Il profeta Ezechiele, parlando alle ossa disse che lo Spirito
entrerà in loro. È lo Spirito Santo, arra della risurrezione, che viene ad abitare in noi
(Giovanni 14: 17).
Come i figliuoli d'Israele, prima di entrare in Canaan, dovevano vedere qualche
frutto di quel paese, frutto portato dalle spie di ritorno dalla spedizione nella Terra
promessa, quale prova e saggio della fertilità del territorio - così noi pure, prima di
passare da questa vita all'altra, avremo qualche caparra del Cielo, un pegno della
potenza di risurrezione.
« Metterò lo spirito in voi, e riviverete ». In un senso, le ossa secche erano già
morte; in un altro senso non erano interamente morte, se no non avrebbero potuto
ascoltare. Di certe persone è detto nella Scrittura che sono morte, eppure sono
invitate ad ascoltare. Basterà citare un esempio nel libro dell'Apocalisse. La chiesa di
Sardi, della quale é detto che è morta, é invitata ad ascoltare. Ciò significa che,
rimanendo in quella condizione, la sua morte sarebbe certa; eppure vi era, per così
dire, una latente possibilità in essa, grazie alla quale, se pure la chiesa ascoltava
l'ammonimento dello Spirito, essa poteva essere liberata, ristorata (Apoc. 3 : 1-6).
Le ossa secche erano morte, eppure viventi: morte, se rimanevano secche;
viventi se, prestando attenzione al messaggio del profeta, accetterebbero il Soffio
generatore di Vita del Signore, perché il Suo Soffio, il Suo Spirito è Vita, reale Vita.
Tornando in vita mediante tale Alito, esse sarebbero messe in grado di ricevere ciò
che il Signore aveva da dare loro.
Di ciò tratteremo nel capitolo seguente.

CAPO XLVI
CONOSCERE IL SIGNORE

« E metterò sopra voi de’ nervi, e farò venir sopra voi della carne, e vi ricoprire
di pelle poi metterò lo spirito in voi, e riviverete; e conoscerete che io sono il Signore
» (Ezechiele 37: 6).

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 89


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Sarebbe troppo lungo di entrare nei particolari e di dare un messaggio sulle
singole aggiunte che il Signore mise su quelle ossa : nervi, carni, pelle. Il lettore
chieda luce sui molteplici fattori che occorrono per fare un santo maturo, che vive
nella presenza di Dio.
Per raggiungere l'unità in noi stessi, specialmente fra anima e spirito, un
cristiano dev'essere omogeneo: quando in lui predomina l'anima, egli è carnale;
quando lo spirito controlla e comanda l'anima, egli é spirituale. Un esempio di reale
unità l'abbiamo nella benedetta madre di Gesù In Luca 1: 46, 47 leggiamo: « Maria
disse L'anima mia magnifica il Signore; e lo spirito mio festeggia in Dio, mio
Salvatore ».
Qui l'anima è menzionata prima, lo spirito dopo. Uno dei metodi della Scrittura
è di presentarci in primo luogo la cosa che ci attrae maggiormente; e la prima cosa
che vediamo nel nostro prossimo è l'anima, non lo spirito; ma l'anima di Maria
magnificava il Signore perchè lo spirito suo esultava in Dio, il suo Salvatore. Quando
esultiamo, siamo anche capaci di magnificare il Signore. Davide, l'uomo dal cuore
verso il Signore, chiese al Signore che le sue ossa potessero rallegrarsi, onde egli
potesse conoscere la gioia del Signore. Il Signore comincia sempre l'opera Sua nella
parte più interiore di ciascuno.
Questa unità fra anima e spirito avviene quando il Soffio di Dio entrando in noi,
rimaniamo alla scuola di Cristo, accettiamo la Sua disciplina e i Suoi insegnamenti,
affinchè nervi, carne e pelle possano ricoprirci. Allora - solo allora - Dio potrà, per
tramite nostro, soffiare su altri, parlare loro, perchè solamente quando ci saremo
abbeverati di Gesù, fiumi d'acqua viva scorreranno dal nostro seno,
automaticamente (Giovanni 7: 37-39).
Una delle conseguenze di questo complesso operato del Signore sarà: «
Conoscerete che io sono il Signore ».
Conoscere, realmente conoscere, richiede una completa consacrazione.
Facendo astrazione di ciò che è puramente teorico e superficiale, vi sono vari modi di
conoscere. Vi è conoscenza e raffinata conoscenza: epignosis; conoscenza profonda,
che scandaglia, scruta. È per ottenere tale conoscenza che l'apostolo Paolo pregava,
come leggiamo in quel magnifico brano, in certo qual modo autobiografico, in
Filippesi 3: 7-14; egli, Paolo, desiderava conoscere il Signore, la Sua eccellenza e la
potenza della Sua resurrezione, perchè questa potenza di resurrezione lo renderebbe
atto a comprendere la morte del Signore e perciò a identificarsi, ad avere comunione
con le Sue sofferenze. Questo é il piano di Dio per la Chiesa, perchè il popolo che è
morto e risuscitato con Cristo deve conoscere il Signore.
Il messaggio alle ossa era: « Voi conoscerete che Io [benedetto IO del
Signore, Padrone Assoluto, Maestro] sono il Signore ». Rammentiamo le parole
di un apostolo, che niuno può dire che Gesù è Signore, se non per lo Spirito Santo. «
Dire », qui, non significa balbettare, perché chiunque può ripetere parole, ma è il
risultato del Soffio del Signore in noi. Come l'uomo naturale, così l'uomo spirituale è

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 90


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
dotato di sensi. La nuova creatura in noi può vedere, udire, odorare, toccare e
gustare; essa ha anche una voce e una lingua per parlare. Perciò, dire Signore,
significa che dalle profondità del nostro essere interiore, Gesù é proclamato nostro
Signore: proclamazione profondamente radicata in noi e che non può essere smossa
da nessun vento di dottrina, né da nessuna paura dell'uomo. Ma questo avviene solo
dopo che, essendo divenuti ossa secche ed essendo disposti a dare ascolto ormai ad
una Voce sola, la Parola di Dio, si é animati dal Soffio che dà Vita, il Soffio dello
Spirito. Solo chi è passato da tale esperienza, essendo veramente un morto -
risuscitato, è un testimone vivente agli altri. Egli sa, egli proclama con la sua vita, più
che a parole, che Gesù è il SIGNORE.

CAPO XLVII
SCOTIMENTI E ASSETTI

Leggiamo: « Ed io profetizzai, come mi era stato comandato, e come io


profetizzava, si fece un suono; ed ecco un tremoto; e le ossa si accostarono, ciascun
osso al suo » (Ezechiele 37: 7).
Sovente il ministero del profeta genera sconvolgimenti rumore e scotimenti. Le
cose non possono rimanere nello stato in cui erano fino allora. Le persone di chiesa,
in generale, sono proclive a compiacersi nelle loro vie e a stabilirvisi, mentre invece il
Signore scuote continuamente non solo la terra, ma anche i cieli in noi.
In virtù di questo profetare, di questi rumori e scotimenti; le ossa si
accostarono, ciascun osso, al suo. È un'importante considerazione questa, che pur
essendo Uno, Dio è allo stesso tempo Triplice. Perciò, come vi é unità nel Capo, così
vi dev'essere unità, armonia nel Corpo, collettivamente ed in ogni singolo membro.
Una tale unità, come abbiamo menzionato prima, avviene soltanto per la parola del
Signore. Per molto tempo vi è disarmonia fra anima e spirito: quando l'uomo è
guidato dall'anima, cioè dai molteplici sentimenti che esistono sotto il sole, egli è
carnale; quand'è guidato dallo Spirito, e lo spirito in lui comanda l'anima, egli è
spirituale. Il Cantico di Maria lo prova (Luca 1: 46, 47): ella magnificava il Signore
nell'anima, conseguenza di una gioia profonda e di una profonda armonia dello
spirito suo con Dio. Difatti, l'opera del Signore comincia nello spirito, perché
leggiamo in Romani 8 che lo Spirito di Dio rende testimonianza allo spirito nostro che
siamo figliuoli di Dio.
Ma torniamo al soggetto.
Nella grande effervescenza prodotta dalla profezia dell'uomo di Dio, ogni osso

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 91


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
si unì « al suo », perchè non solo le ossa erano molto secche, ma erano pure fuori
posto. La profezia di Ezechiele le condusse a ricevere il Soffio di Dio ed a essere
rivestite di nervi, carne e pelle; e poi mosse da una forza superiore a qualsiasi
intendimento o stratagemma umani, ogni osso fu spostato, trasportato al suo posto.
Per lungo tempo, uno dei maggiori problemi nella vita del cristiano consiste
non solo nel sapere qual'è la volontà di Dio, ma nel discernere il modo di eseguire
tale volontà, comprendendo e rimanendo nella propria nicchia. Nel Regno di Dio, noi
siamo portati da una compagnia all'altra (Salmo 84: 7).
Così, le parole « ciascun osso al suo », significano che ogni osso dev'essere
strettamente unito alla parte alla quale appartiene: unità nel Corpo come assieme, e
unità fra i vari membri che compongono la Chiesa. Quando siamo divenuti uno in noi
stessi, dobbiamo essere fatti uno nel Corpo, ciascuno prendendo il posto destinatogli
e assegnatogli dallo Spirito. Questo movimento può sembrare sragionevole ai
letteralisti, desiderando essi che la gente rimanga dove si trova, mentre che nel
piano di Dio, ogni membro della Chiesa deve prendere il posto ed essere aggregato
là dove Dio vuole. Ma questo non può avvenire senza attrito, senza persecuzione,
perchè la maggioranza della gente di chiesa insiste nell'affermare che ciascuno deve
rimanere al suo posto, e ciò perche interpretano male le parole di Ebrei 10: 24, 25,
che non dobbiamo abbandonare le nostre assemblee. Se si deve rimanere nel luogo
dove si è ricevuto la prima testimonianza, i Giudei del giorno della Pentecoste avreb-
bero dovuto rimanere Giudei, e coloro che sono stati trasportati da una classe
all'altra, avrebbero dovuto rimanere nella classe precedente. Le parole in Ebrei
significano che dobbiamo sempre avere un'assemblea con la quale possiamo essere
in comunione e con la quale adorare il Signore non significa separazione dagli altri,
ne’ mancanza di carità; ma significa che dobbiamo servire il Signore dove Egli ci
mette e non dove ci siamo messi da noi, o dove altri desiderano che rimaniamo. Solo
quando un osso sarà congiunto al suo osso, ogni membro del Corpo avrà un vero
servizio, perché il Corpo funzionerà simmetricamente e armoniosamente.
Epperò, benché le ossa fossero rivestite di nervi, carne e pelle, non vi era
ancora in esse alito alcuno. Il Soffio era stato promesso fin dal principio; il Signore
aveva difatti soffiato su di essi, promettendo che il Soffio sarebbe in essi. Perciò Egli
dette un ulteriore comando al profeta. Leggiamo: « E il Signore mi disse: Profetizza
allo spirito; profetizza, figliuol d'uomo, e dì allo spirito: Così ha detto il Signore Iddio:
Vieni, o spirito, da' quattro venti, e soffia in questi uccisi, acciocché rivivano » (v- 9).
Uccisi! Sì, perchè le ossa son gente che è stata, è, uccisa. Questo non vuol
necessariamente dire che ognuno sia stato assassinato in senso materiale; ma tutti
coloro che sono membri di quel Corpo debbono subire come un martirio,
un'uccisione. L'Agnello di Dio fu immolato prima della fondazione del mondo.
In Giovanni 10, il Signore Gesù, il Grande Pastore, parlando delle Sue pecore,
si lamenta che esse, prima d'incontrare Lui, il solo vero Pastore, erano sotto falsi
pastori. Ogni cristiano fa dure esperienze con coloro che non sono veri predicatori

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 92


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
dell'Evangelo; egli deve trovarsi in molte e svariate circostanze e condizioni prima di
poter dare ascolto alla voce del profeta: egli deve prima essere ucciso. Il mondo, le
circostanze avverse e le tragedie della vita conducono l'ucciso a Colui che, solo, può
e vuole dare la Vita.
Naturalmente. dobbiamo distinguere fra vita e vita. Esiste la vita del corpo
come quella dello spirito. Vi é vita e vita abbondante. Le parole di Gesù: « ...Io son
venuto acciocché abbiano vita, ed abbondino » (Giov. 10: 10), significano che
dobbiamo entrare in quella vita, la quale, nel piano di Dio, è veramente Vita eterna.
Il profeta predicava ad un popolo ch'era stato ucciso e nel quale il Soffio del Signore
era entrato Solo quei tali – morti - risuscitati – possono entrare nella vita reale, e
rimanere in vita.

CAPO XLVIII
IL GRANDE ESERCITO DEL SIGNORE

Il testo dice: « Ed io profetizzai, come egli mi avea comandato; e lo spirito


entrò in essi, e ritornarono in vita, e si rizzarono in pie’, ed erano un grandissimo
esercito » (Ezechiele 37: 10).
Si notino le parole « come egli mi aveva comandato »: non una parola di più
né una di meno, includendo l'enfasi e l'autorità che accompagna la parola di Dio. Si
noti pure la congiunzione « e » ripetuta tre volte. L'alito divino penetrò dentro di loro
- il ricevere definitivo dello Spirito Santo - e vissero: solo allora ebbero la vera vita,
vita reale. Ed essi si rizzarono in pie’, risoluti, determinati. « In pie’ » significa: non
secondo l'incedere, i consigli degli altri, ma ciascuno essendo responsabile
personalmente davanti al Signore. Era un esercito grandissimo.
Guardando intorno a noi, vediamo che i cristiani sono pochi; che non vi è unità
nel Corpo; che non molti appartengono realmente al Regno di Dio. Ma quando
guardiamo le cose dal punto di vista di Dio, vediamo ch'Egli ha un grande esercito.
Nel libro dell'Apocalisse, Giovanni, a un certo punto, vide una numerosa folla, che
nessuno poteva annoverare, ed essa proclamava con voce unanime: « Alleluia,
Gloria a Dio ». E in un'altra occasione, il profeta Elia si lamentava di essere rimasto
solo - così s'immaginava essendo stati uccisi i profeti del Signore, distrutti i Suoi
altari, e desiderando il popolo uccidere il profeta stesso. La risposta che il Signore
diede era che Egli, l'Onnipotente, si era riserbati - come custoditi da sentinelle -
settemila uomini, sconosciuti dal profeta, che non avevano mai baciato Baal, né
piegate le ginocchia davanti a lui: il visibile.
Dio ha avuto, ha ed avrà sempre un popolo Suo. Possiamo non sapere chi
sono né dove si trovano i suoi componenti, ma quando il numero ne sarà contato in

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 93


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
cielo, vedremo che la Chiesa di Cristo è un grande popolo, un esercito. Noi siamo in
questo mondo per una guerra, non secondo la carne, ma secondo lo spirito. Per
appartenere a questo esercito, dobbiamo rivestirci dell'intera armatura di Dio, onde
potere rimanere in piedi nel giorno dell'avversità - e molti sono i giorni dell'avversità
nella vita del cristiano - contro le astuzie del nemico.
Quando gli Israeliti erano completamente accerchiati dai soldati del re di Siria -
tanto che il compagno del profeta era spaventato - Eliseo pregò che gli occhi del
giovane si aprissero, onde potesse vedere che coloro che erano per loro erano molto
più numerosi dei loro avversari. Egli, il profeta, vedeva l'esercito del Signore
accampato sui monti: erano angeli mandati dal Signore per proteggere il Suo
servitore. Così è pure del Corpo di Cristo: quando ogni suo membro é al suo posto,
tutti assieme essi costituiscono un grande esercito. Leggiamo: « Ed egli mi disse: Fi-
gliuol d'uomo, queste ossa son tutta la casa d'Israele; ecco, essi dicono Le nostre
ossa son secche, e la nostra speranza è perita; e, quant'è a noi, siamo sterminati »
(v. 11).
Essi dicono. Vi é un tempo in cui noi, cristiani, siamo quasi disperati, e diciamo
come il profeta: « La mia via è nascosta al Signore ». Siamo stanchi, scoraggiati, ma
il Signore è sempre fedele; Egli non si stanca mai; anzi è sempre pronto a rincorarci
(Isaia 40: 27-31).
Gli Israeliti secondo la carne furono sovente scoraggiati, ma i nemici non
poterono mai distruggerli perchè Iddio aveva, ed ha tuttora, un piano da eseguire
mediante il popolo d'Israele. Vi è anche l'Israele spirituale, la Chiesa; i nemici della
Chiesa non possono distruggere nemmeno essa. Il Signore non ha promesso che
saremmo esenti da prove e persecuzioni, ma ci assicura che le porte dell'inferno non
potranno vincere la Chiesa. Quando, raggiungiamo i nostri proprii limiti, il Signore
interviene con un grande esercito, una grande protezione, e c'incoraggia, ci rimette
in piedi; e noi, nell'unità del Corpo, in comunione con tutti i santi e vivendo
nell'invisibile mentre ancora in questi corpi visibili, diveniamo un grande esercito,
pronti per un nuovo lavoro che il Signore ci affiderà.

CAPO XLIX
LE STIMMATE DI CRISTO

(Galati 2: 19-20; 6: 17)

Se ci accade in questi o altri scritti di menzionare Paolo più che gli altri
apostoli, ciò non è parzialità, perchè noi non ci azzardiamo a preferire un apostolo
agli altri. Di Paolo abbiamo più ricordi scritturali che degli altri, sia attraverso le sue

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 94


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
lettere, e sia perché egli ebbe la grazia rara che un amico e compagno di lavoro,
Luca, scrisse di lui. Di Pietro e di Giovanni sappiamo anche meno che di Paolo; degli
altri quasi nulla, eccetto tradizione. L'anima nostra li ama tutti questi discepoli di
Gesù Cristo, e siamo convinti che ognuno di essi, se ne conoscessimo la storia, ci
darebbe chi in una linea, chi in un'altra - uno speciale ritratto di Gesù.
È uno dei segreti della di Lui Provvidenza, che di alcuni uomini abbiamo più
testimonianze che di altri; anzi, che alcuni hanno il dono speciale di edificare; altri di
narrare le loro esperienze - ed altri sono come muti riguardo a se stessi.
Paolo - Giovanni - grandi apostoli ambedue, legati tutti e due al Signore,
eppure sono diversi l'uno dall'altro.
Pietro, quell'ideale pastore di anime alla scuola del Sommo Pastore, quanto si
può dire di lui! Senonché il tema nostro ci obbliga a presentare qualche dato
scritturale da cui scaturisce chiaro il nostro soggetto MORTE E RESURREZIONE -
FIGLIUOLI DELLA RESURREZIONE. Tutti i santi sono morti-risuscitati prima di
passare nell'al di là. Sono « figliuoli della Resurrezione » prima della Resurrezione
futura.
***
Di Paolo, ora.
Ai fini del nostro soggetto, procuriamo scoprire attraverso il ricordo biblico, per
quali vie il Signore, che è savio, ridusse Paolo a morto-risuscitato. Paolo fu pronto a
dire « Che vuoi da me, Signore? » quando folgorato da luce più forte di quella del
sole cadde a terra e udì quel « Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Egli ti è duro
ricalcitrare contro agli stimoli ». Ma fra l'essere disposto e pronto a tutta la volontà di
Dio, e l'essere ridotti al nulla di noi - che tale è infine il termine ultimo della volontà
di Dio - ci corre molto.
Se qualcuno domandasse di dire in poche parole quali furono le spine che più
andarono trafiggendo questo uomo raro, diremmo: due. Prima, il disinganno che
dovè amareggiarlo non poco per la freddezza anzi una specie di sospetto da parte
della Chiesa di Gerusalemme, e dai capi - contegno ch'egli non potè mai dimenticare,
e per cui lo vediamo quasi esiliarsi nelle contrade di Arabia. Gerusalemme, i capi
ufficiali non furono mai in grande comunione con Paolo. Colpa di nessuno: così Dio
volle. Paolo veniva da fuori, e non era fra quelli che avevano seguito - e noi
aggiungiamo veduto – Gesù ai tempi della di Lui carne. È vero che ci fu Barnaba che
lo protesse, e poi lo cercò, e un cuore generoso come Pietro che lo loda e difende
nella sua seconda epistola; ma una certa distanza fra lui e gli altri è innegabile. Ciò
lo trafisse, e gli accenni nelle sue lettere sono come lampi, fugaci è vero, ma, come
lampi, sono illuminatori.
L'altro grande chiodo al cuore di Paolo fu: che i Giudei non vollero saperne di
lui, anzi lo perseguitarono. Paolo amò il suo popolo, e desiderò essere ascoltato pel
fatto che era stato uno di loro, e che aveva perseguitato i cristiani. Ma a nulla
valsero i suoi sforzi. Questi due chiodi lo trafissero fino alla morte. Se ci si permette;

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 95


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
furono due martelli ch'ebbero l'ufficio di andarlo spezzando e polverizzando.
Ma vi è un terzo chiodo, ed è il contrasto tra la carità e mansuetudine a cui lo
chiamava il Signore, e il di lui carattere vulcanico e risentito. Se lo stile è l'uomo; se
le esortazioni e insegnamenti su cui più insistiamo provano che proprio su quelle
linee abbiamo dovuto lottare e stare in guardia, è chiaro che nessuno scrittore del
Nuovo Testamento insiste tanto quanto Paolo su morte e resurrezione - soffrire con
Gesù per regnare con Lui - sulla carità, mansuetudine. Ciò è perché Paolo aveva del
continuo il ritratto di se stesso. Questo conflitto fra una grande visione accettata e
seguita, e il se stesso di ciascuno, è uno dei mezzi più efficaci che il Signore usa per
tenerci umiliati, nello stesso tempo che Lo serviamo e prosperiamo nel Suo servizio.
Egli sa come non farci inorgoglire.
Cosa sia stato lo « stecco nella carne » - le « guanciate di Satana » che
tenevano umiliato quel grande Apostolo - niuno lo può affermare. Vi sono opinioni
varie. Chi dice che era malato negli occhi, tanto che erano una piaga da destare
schifo, chi dice altro, e chi altro. Il fatto è che l'uomo di grande zelo, di grande
mente e consacrazione dovette più volte sentirsi più che afflitto, addirittura avvilito.
E non mancavano quelli che ne schernivano la presenza malaticcia e debole. La
storia, i patimenti di quest'uomo, come del resto di tutti i servi di Cristo, è nota solo
al Cielo. Qualcuno così descrive il santo: Cosciente dei propri mancamenti e
pentimento, ma non cosciente della propria bellezza, santità spirituale e influenza
sugli altri. Benediciamo Dio che così vuole.
L'epistola ai Galati ha due affermazioni che rivelano come una specie di morte
a se stesso del grande apostolo, e un vivere che fu Cristo: « Io son crocifisso con
Cristo; e vivo, non più io, ma Cristo vive in me; e ciò che ora vivo nella carne, vivo
nella fede del Figliuolo di Dio, che mi ha amato, e ha dato se stesso per me » (Galati
2: 20).
L'altro passaggio è Galati 6: 17: « Nel rimanente, niuno mi dia molestia,
perciocché io porto nel mio corpo le stimmate del Signor Gesù ». Parole che rivelano
come una impazienza, a stento frenata, di un uomo che ha molto da dire, e che non
vuole dire: Spaventi, travagli di dentro e di fuori; in pericolo - malato - povero - mal
compreso; in certi momenti sembrava che il cuore gli si dovesse spezzare. Contrasti
dovunque. Anime leggere, ma che non erano deboli nel creare disturbi nelle Chiese,
insinuavano contro di lui, e cercavano prove e prove del suo apostolato. Curvo nelle
spalle piegate dai digiuni, ed anche dalle molte percosse, appena si reggeva sulle
gambe. Che prove! E basti dire. Le prove, le lacrime parlano a chi vuole vederle.
« Mi si lasci in pace. Niuno mi dia molestia... perciocché ecco io porto nel mio
corpo - i segni - le stimmate del Signor Gesù ». Che erano? Molte opinioni, ma erano
tali da non lasciar dubbio che l'uomo, schiavo di Cristo, portava in qualche modo
singolare un marchio che lo dichiarava appartenente a Gesù. Vi sono ancora - e li
usano per alcune bestie che comprano - marchi a fuoco, o semplicemente a ferro
tagliente, che imprimono sulla bestia l'iniziale del compratore. Vi furono i marchi per

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 96


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
gli schiavi - e ve ne sono ancora. - Ma ci piace riferirci alla prova decisiva che Gesù
diede agli undici - paurosi - che se ne stavano a porte chiuse. Mostrò loro, le grandi
ferite nelle mani e nel costato.
E ricordiamo in Isaia 49: 16: « Ecco, io ti ho scolpita sopra le palme delle mani;
le tue mura son del continuo nel mio cospetto ».
Ma vi è ancora altro, per poterci almeno avvicinare al tema nostro: Morto-
Risuscitato.

CAPO L
«DA ORA IN POI »

(2 Cor. 5: 16-17)

Leggi con enfasi, in modo che l'accento scolpisca il significato. « Da ora in poi
», da questo momento innanzi.
Due tempi e due vite sono davanti: un passato ed un futuro. Fra essi un muro,
o se si vuole, un abisso di separazione. Non che tutto nel passato sia a disapprovare,
se l'uomo ha ubbidito il meglio che ha saputo secondo la luce, e che ha potuto;
secondo la grazia ricevuta - allora; ma perché eventi o un evento hanno scosso non
solo la terra, ma anche il cielo - per un nuovo principio.
San Paolo dice, in 2 Corinti 5: 16: « Noi... » ma la testimonianza viene da lui.
Egli è l'uomo del « Da ora innanzi », ed in fede include anche altri, e scrive: « Noi ».
A capire meglio quel « da ora in poi » è bene leggere il verso precedente: «
Avendo fatta questa determinazione: che se uno è morto per tutti, tutti adunque
erano morti; e ch'egli è morto per tutti, acciocché coloro che vivono non vivano più
per l'innanzi a se stessi, ma a colui che è morto e risuscitato per loro » (2 Cor. 5:
15). Lui morto - risuscitato. Noi pure dobbiamo in fede considerarci morti a tutto, a
tutti, per vivere in - a - Lui.
Dimenticando il passato, tranne che nel ricordare sempre i benefici del Signore
e quanto ci ha amato e perdonato, da ora innanzi, che?
Noi - ed il noi comincia coll'io di chi scrive - noi non conosciamo più alcuno
secondo la carne. Letteralmente - ed è forte l'espressione - è « Niuno conosciamo »
cioè un escludere in modo assoluto, tutti, senza considerazione alcuna, tranne che
vederli attraverso il Signore, e così agire con tutti - e ciascuno come Dio vuole. «
Non conosciamo » - non abbiamo relazione secondo il visibile, e considerazioni -
secondo l'uomo. Ogni relazione è diretta e governata dalla relazione che noi abbiamo
col Signore. È come dire: agiamo, conversiamo, abbiamo relazioni con tutti, sempre
avendo l'occhio a Gesù Cristo per quanto Lui, in noi, vuole avere relazione con essi -
a mezzo nostro. Ricordiamo le parole di Lui a qualcuno che Lo avvertiva che dei

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 97


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
congiunti Lo attendevano di fuori. Disse: « ...Chi è mia madre, e chi sono i miei
fratelli? E guardati in giro coloro che gli sedevano d'intorno, disse: Ecco mia madre,
e i miei fratelli; perciocché, chiunque avrà fatta la volontà di Dio, esso è mio fratello,
e mia sorella, e mia madre » (Marco 3: 33-35). Nessuna riflessione di qualifica a quei
congiunti, specialmente alla madre - a quella madre - ma un'affermazione che Gesù
non è mosso da parzialità alcuna, bensì ha i suoi rapporti radicati nel Padre Suo. Così
Lui. Tali dobbiamo essere noi.
Scrivendo sul tema specifico « Figli della Resurrezione », per quanto ci riesce
dai brevi ricordi biblici, ci domandiamo per quale evento, o corso di eventi, cioè,
quando, questo uomo raro - San Paolo - che tanto ha insistito sulla morte e
resurrezione, quando, lui stesso, è passato dalla fede alla realtà di morte e
resurrezione. E pur non dimenticando i vari passaggi scritturali che accennano a
grandi sofferenze, ci fermiamo a due: 2 Corinti 1: 9 e 1 Timoteo 1: 13.
Veramente 1 Timoteo 1: 13 non è un fattore singolo, ma è come condizione di
animo che ha dato la spinta verso un finale distacco e una decisa consacrazione,
benchè distacco e cansacrazione ci furono dal momento che, caduto a terra, Saulo
esclamò: « Signore, che debbo fare? » (Atti 22: 10).
1 Timoteo 1: 13 è lo scoppio di una confessione come ad un figliuolo: « Me, il
quale innanzi [che prima] era bestemmiatore, e persecutore ed ingiurioso; ma
misericordia mi è stata fatta, perciocchè io lo feci ignorantemente, non avendo la
fede »: le parole nel testo rivelano l'esplosione di una energia dolorosa.
Me - lui (quel tale) diffamatore (così traduce qualcuno) – e persecutore - e
uomo violento.
E... e..., e...! Come se una sola enormità non fosse già enorme. « Ma
misericordia mi è stata fatta ». Misericordia è più che semplice perdono: suppone
incontro di un estremo con un altro estremo. Miseria attira Misericordia. Le parole «
perchè io lo feci ignorantemente » non escludono responsabilità; e non dobbiamo
leggerle con superficiale attenzione. Si tratta di ignoranza relativa alla Persona di
Gesù Cristo, Persona che Paolo non aveva compresa, ma non di ignoranza riguardo
all'eccesso dello zelo che lo spinse ad atti che la legge mai permetteva. Ricordiamo
che San Pietro, pure ammettendo « ignoranza » nei crocifissori di Gesù, tuonò i «
Ravvedetevi ». I moventi di certi atti crudeli sono molti, benchè vi sia ignoranza in
qualche linea, e non è impossibile rintracciarli nel caso di Paolo, l'uomo colto ed
energico, che aveva davanti a sé un avvenire brillante. La predicazione evangelica
metteva la scure alla radice di ogni ambizione giudaica, e soprattutto l'eloquenza di
Santo Stefano aveva dovuto colpire il giovane fariseo. Chi non si arrende alla verità,
diverrà un persecutore di essa, tanto più violento e ostinato per quanto più energico
e sensitivo è colui che perseguita. San Paolo aveva udito Stefano, e non aveva
potuto abbatterlo colla parola. Ciò afferriamo se ricordiamo in quale Sinagoga
Stefano parlò di preferenza. Paolo, secondo ogni probabilità, era un frequentatore di
quella Sinagoga, e non dei meno prominenti. Poi il posto che egli prese mentre si

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 98


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
lapidava il primo martire - cioé, di guardare i panni di quelli che lapidavano - gli die’
opportunità di vedere, udire Stefano. E il ritratto di quel martire, dal volto di angelo -
ciò che disse morente - gli si stamparono nell'animo, e non riusciva a liberarsene, ma
procurava - come l'ubriaco - a soffocarlo con atti violenti. Gli era duro di lottare
contro gli stimoli della coscienza che lo inseguivano sempre, dovunque. Iddio
perdonò; ma vi sono fatti, nella vita dei santi, che essi non dimenticano. Sono
perdonati, ma essi non si perdonano. E certe immagini ora vive, ora come sbiadite,
ma sempre reali, rimangono, ed è la Provvidenza che le fa rimanere, affinchè, come
il sacerdote antico, ministro del santuario, non ci sia volontà d'inorgoglirsi, perchè
circondati da infermità - specie se un evento tragico - o più eventi - nel passato,
hanno lasciato una cicatrice che sparirà solo nell'oltre tomba.
Meditare la vita dei santi. E come no, se è vero che siamo invitati ad essere
imitatori di coloro che per fede e pazienza eredarono le promesse? È vero che
contemplando Gesù, impariamo a conoscere gli uomini; ma è altresì vero che la
conoscenza degli uomini porta a meglio conoscere il Signore.
Non diciamo che il ritratto costante di Stefano, e gli atti violenti di Paolo lo
abbiano reso un « Morto-risuscitato » in un senso finale, come finale si può
raggiungere in questa terra, ma non è errato dire che per lui la coscienza del
passato, quelle facce di patimenti, non abbiano agito sul temperamento sensitivo ed
energico di San Paolo come un male cronico, che lima lento, ma inesorabile, questa
esistenza. L'uomo si trascina col suo male cronico e segreto, fino a che un colpo - un
evento - che sembra accaduto a caso, ma che è nel piano di Dio, non gli dà l'ultima
spinta, e lo fa morire.
Quando avvenne ciò per San Paolo?

CAPO LI
LA SENTENZA DI MORTE

(2 Corinti 1: 3-9; 2 Corinti 5: 15-17)

Vi è un poema della grande mistica spagnuola, Santa Teresa d'Avila, il quale mi


ha sempre commosso, e spesso fatto piangere. È il grido di un'anima innamorata di
Gesù, che sentendosi in esilio, teme che vivendo a lungo in questa terra, abbia a
perdere il Cielo - o meglio, Gesù stesso. Tutte le stanze del poema terminano,
ognuna, con parole che significano: Mi sento morire perché sto vivendo. È il terrore
che questa vita terrena - che in realtà non è vita - possa fare perdere quella che solo
é vera vita.
Torniamo a San Paolo.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 99


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Procuriamo considerare 2 Corinti 1: 3, 9.
L'apostolo ringrazia il Signore per le sofferenze che lui, Paolo, ha patite,
perchè, consolato, è reso capace di consolare altri in qualunque affilizione.
Poi dice : « Perciocchè, fratelli, non vogliamo che ignoriate la nostra afflizione,
che ci è avvenuta in Asia: come siamo stati sommamente gravati sopra le nostre
forze; talché siamo stati in gran dubbio, eziandio della vita » (v. 8). Come dire: è
necessario che io mi spieghi meglio, e ribadisca la esortazione con un esempio, cioè
dicendovi che ciò è avvenuto a me stesso. Sono arrivato a tale punto, che non solo
non avevo più forza fisica, ma nemmeno di pregare per guarigione « Era in gran
dubbio eziandio della vita ». Aveva pregato, e tanto, per altro, e di certo, nei lunghi
e continui disagi era stato in piedi per un appoggio costante della grazia di Dio, ma
quella volta, era così male ridotto e così disanimato, che non poteva nemmeno
pregare e sperare. Sì, vi è un tale stato, in cui un pò il tentatore, e un pò il nostro
ragionare, insinuano che tutto e finito per noi, perchè e perchè... Era come dire: Sei
morto - e basta. Alla fine si deve morire. Rassegnati; hai la sentenza di morte in te
stesso.
Una pausa. Il santo, quando davvero é venuta l'ora sua, è dal Signore stesso
preparato. Ma nel caso di 2 Corinti 1: 8, 9 il male venuto era tanto distruttore, da
non dare speranza di vita. « In dubbio della vita », vuole dire che il Signore non lo
aveva preparato per la morte, quella che stacca l'anima dal corpo. La luce che
l'apostolo aveva, le visioni e la intuizione di ulteriore servizio, non lo avevano
preparato per quell'evento. Nel fondo dello spirito, a parte ogni ragionamento di
esaurimento organico, sperava distesa di vita terrena per distesa di servizio. E
intanto venne ciò che non poteva essere altro che crisi finale, menante alla morte.
Paolo, anche se pregò, non ebbe fede che sarebbe stato esaudito. Ma il Signore
intervenne, se ci permettiamo di dire, con uno di quegli atti sovrani della Sua
Provvidenza. La crisi passò, Paolo ritornò alla solita energica sua attività.
Ma - benché santo prima - quell'evento lo fece un altro uomo. un morto-
risuscitato, o, per dire meglio, un « figlio della Resurrezione ». Lui, dottore della
grazia, dovè essere innestato in Cristo nella morte, per esserlo nella Resurrezione; lui
- ora davvero - è divenuto, per quanto si può essere in questi tabernacoli, un morto-
risuscitato; « e ciò » - diamo a lui la parola - « affinchè non ci confidiamo in noi
medesimi, ma in Dio che risuscita i morti ». Leggi: in Dio - quello - che risuscita i
morti.
Ma, dunque, non lo sapeva e non l'aveva anche insegnato, che Dio risuscita i
morti? Lo sapeva e lo aveva insegnato, e certo lo credeva fermamente. Ma vi è
qualche cosa che è più che sapere ed è più che credere, benché preceduto da
sapere e da credere, ed è « realizzare ». L'idea, la teoria, sono divenuti « fatti »
concreti. La fede, la speranza, sono divenuti « verità » tanto sostanziali e tangibili,
che quasi non le sappiamo più nemmeno discernere. L'uomo, in quella linea, é
divenuto fatto e prova. Altri lo devono vedere; lui appena lo saprà dire,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 100


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
contentandosi di fare poche parole soltanto. « Affinché non ci confidiamo in noi
stessi ». L'uomo terreno confida nelle forze organiche e nei rimedi; l'uomo del cielo
(e chi oserà giudicarlo) confida un po' nel suo vigore organico, e negli aiuti visibili ma
si appoggia dippiù alla fede. Cioè, prega, e attende dal Signore. Quindi, confida un
po' o molto, in se stesso, ma dirà (ed e anche vero in un senso) che la preghiera
cambia le cose e dirà: « Ma io ho creduto, ho pregato ».
Ma nel caso di San Paolo, confidenza alcuna non vi era, sia nel vigore fisico,
oramai spento, né nel coraggio di fede e preghiera. Il corpo, benché proprio non vi
era stato l'ultimo respiro, poteva considerarsi morto, e l'animo era senza coraggio e
volontà di pregare. Vuoto assoluto.
Ma, allora, venne il Sovrano - dai tanti titoli per quanti sono i bisogni umani -
questa volta venne, col titolo distinto « l'Iddio che risuscita i morti ».
Ed é un morto-risuscitato che continuò a scrivere e servire; è un morto che
annunziò il « d'ora innanzi », di cui ci siamo occupati nel capo precedente, ed
aggiunse: « ...e avvegnaché abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, pur ora non
lo conosciamo più » (v. 16).
Vi è dunque una conoscenza non errata, ma assai limitata di Cristo: il vedere
solo il visibile di Lui - senza intuire la forza dietro il visibile, e che ogni passo di quella
grande Vita ha distesa infinita, ripetendosi nella Chiesa e in ogni componente di
essa. Quando in noi resi polvere è venuto l'Iddio della Resurrezione, la storia
evangelica assume proporzioni infinite. In ispirito siamo portati a quei tempi, e noi
siamo tanti in uno; in ciascuno di noi si muovono gli uomini di quei tempi. I secoli
divengono un tempo solo - un giorno - in noi. Le moltitudini divengono uno solo - e
uno solo diviene una moltitudine. Quando si é risuscitati, avviene, nei rapporti di «
conoscere Gesù », qualche cosa che si può solo indicare, ma non appieno spiegare,
perché ognuno deve sperimentare, per passare dal sapere al realizzare, dal
conoscere al vivere Lui, in noi, e noi in Lui, tanto che è difficile, anzi impossibile
separare Lui da noi, e noi da Lui. La Parola fatta carne è fatta carne in noi. Ed
allora... Parli ancora San Paolo: « Se adunque qualcuno è in Cristo, egli è nuova
creatura; le cose vecchie son passate; ecco, tutte le cose son fatte nuove ».
Si badi a quel tremendo SE, perché é possibile essere un credente ed ancora
non essere « IN Cristo », benchè in fede si sia.
E che il SE non debba leggersi leggermente, si ricava da questo, che « colui
che è in Cristo è nuova creatura (creazione). Le cose vecchie - come tante foglie
secche - sono passate »; hanno fatto il loro corso. Ecco, nulla è perduto; lo stesso
passato, attraverso quel grande Signore - tutte le cose sono divenute nuove.
Nuovi Cieli. Nuova terra.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 101


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO LII
GIOVANNI NELL'ISOLA DI PATMOS

(Apocalisse 1: 9)

« Io ero nell'isola chiamata Patmos »: il nome significa « mortale »; la parola,


nella sua radice, indica « sofferenze » - patire. Qualcuno traduce « ridotto in pezzi ».
Isola rocciosa, deserta, a quel tempo luogo di esilio dell'impero romano.
Nella vita dei santi vi è il deserto, ed è nel deserto che il Signore li attira; da
quel posto desolato dà loro le vigne - grazie e doni speciali, rendendo la valle di
turbamento, una entrata di speranza. E attraversata quella valle simile a galleria
sotterranea immagine della morte - si entra in altro territorio, ove si canta come ai dì
della fanciullezza, come quando si uscì dall'Egitto. Questo l'annunzio di Osea: «
Perciò, ecco, io l'attrarrò, e la farò camminare per lo deserto, e la racconsolerò; e le
darò le sue vigne, da quel luogo, e la valle di Acor, per entrata di speranza; ed ella
canterà quivi, come a' dì della sua fanciullezza, e come quando salì fuor del paese di
Egitto » (Osea 2: 14-15). È un nuovo canto, simile a quello del primo entusiasmo,
ma un cantico reso sicuro da passate esperienze, e specie, dal fatto che si è attra-
versata la valle - e si è in un altro paese. Le grazie più singolari, i doni più grandi, il
servizio migliore vengono proprio quando, secondo il visibile, pare che tutto sia
finito.
Fu nelle carceri, come impedito di esercitare la sua grande attività missionaria,
che San Paolo scrisse alcune delle sue epistole - e fu nel carcere, in Roma, dopo
avere invano tentato di fare appello ai giudici, che lui, prigione, ebbe la libertà di
parlare del Regno di Dio a tutti coloro che, non cercati da lui, ma mandatigli dal
Signore, andavano a visitarlo.
Un altro personaggio ci si fa innanzi: colui che passò ultimo fra i dodici da
questa terra, l'ultimo messaggero di Gesù alla Chiesa, secondo le Scritture. Era stato
promesso che sarebbe rimasto sino alla venuta di Gesù. E il Signore, a cui ogni
podestà fu data e in Cielo e in terra, fece a quel discepolo un appuntamento, in un
luogo desolato, usando la tirannia di un potente terreno per mandarlo in esilio, forse
costretto chissà a quali ardue fatiche, in quell'isola rocciosa. Non Chiese, in quel
luogo; non conforto alcuno, al vecchio apostolo. Il Cielo sul capo; il mare d'ogni
intorno e il posto, simbolo di dolore e abbandono. Quivi l'incontro.
Giovanni non sa parlare di sè, tranne che pochissimo, e solo a connessione di
ciò che ha da dire. Ecco quel che ha da dire di sè « Io Giovanni, che son vostro
fratello, ed insieme consorte nell'afflizione, e nel regno e nella sofferenza di Cristo
Gesù, era nell'isola chiamata Patmo, per la parola di Dio, e per la testimonianza di
Gesù Cristo ».

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 102


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Si noti « sofferenza di Gesù »; la parola « di Cristo » non è nel testo. È un
accenno al Figliuolo dell'Uomo, avanti di vederlo nella gloria, perché se non patiamo
con Gesù, nemmeno avremo parte con Lui, Cristo e Signore.
E il lettore rilegga dal verso 10 al 16; noti che nel verso 11, nell'elencare le
sette chiese, le parole « in Asia » non si trovano nei testi antichi. È vero che quelle
località erano in Asia - ma il messaggio è alla Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo.
Per tale messaggio ci volle l'esilio di quel servo - e in quel luogo - e ci volle l'incontro
di Gesù Cristo Signore.
Il ritratto di un tale Signore supera ogni potere di descrizione. Giovanni aveva
goduto santa familiarità col Signore nel passato; Lo aveva servito molti anni. Egli
ascolta, raccoglie ogni parola da quella bocca, parola così penetrante e reale, che è
detta « spada acuta ».
Osserva - ricorda di Lui. Ma poi ad un tratto, ne coglie come nell'assieme tutto
l'aspetto dice « l'ebbi veduto » - di quel suo vedere intenso; e fu allora che lui, il
vecchio servo, non potè rimanere nella postura in cui era - perchè... ce lo dice lui
stesso « quando l'ebbi veduto caddi ai suoi piedi come morto ». Ne’ vedere, e ne’
udire poteva egli più. Ci volle un nuovo principio - per un nuovo lavoro.
Ed ecco: « ...Egli mise la sua man destra sopra me, dicendomi Non temere; io
sono il primo e l'ultimo, e Quel che vive; e sono stato morto, ma ecco, son vivente
ne’ secoli de’ secoli, Amen; e ho le chiavi della morte e dell'inferno » (Apoc. 1: 17-
18).
Morto definitivamente, o come morto. Che importa la differenza?
È uno che non può più nulla, caduto a quei piedi. Caduto - la parola è
espressiva - come se una folgore l'avesse abbattuto. Il Signore usò la mano - la
destra - posandogliela sul capo, e la parola all'uomo caduto, ma caduto in buon
posto, a quei piedi, e gli disse quel « Non temere », che solo ha forza di davvero non
far temere - e l'assicurò che nulla, nessuno può mai essere estraneo al suo potere,
perciocché Egli è il Primo - capofila - ed é anche l'Ultimo -retroguardia; ed aggiunse
che Lui è il Vivente, l'eterno Vivente, e non vi è vita se non in Lui; è stato morto, ma
non è rimasto morto; perché risuscitato - vive per sempre - ed é Lui che ha le chiavi
della morte e dei luoghi sotterra...
Perciò tu, morto - ma ora rimesso in vita; tu - ora: Scrivi!
Non è nostro compito in queste pagine seguire il grande apostolo nel libro
dell'Apocalisse. Un pò di ciò - ohimè! debolmente l'abbiamo fatto in altro libro. Qui
siamo davanti al tema « Figliuoli della Resurrezione ». Nessuno può mai vantarsi di
avere tanto lavorato per il Signore, quanto Giovanni (ed anche altri apostoli) avanti
quel morire e vivere. Ma pure, pel nuovo compito di scrivere alle sette Chiese, a
tutta la Chiesa - di ogni luogo e di ogni tempo, ché tale è il messaggio delle sette
lettere - il messaggio completo, col ritratto completo di Gesù, e poi - sempre in
ispirito - seguire tutto ciò che è svolto nel libro unico - Rivelazione - ci volle un
morto-risuscitato.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 103


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Non che Giovanni sia stato come ignorante, o leggermente a conoscenza della
morte e resurrezione. Oh! no! Lui che ai pie’ della Croce aveva contemplato il
Trafitto, e che più tardi, con Pietro, predicò coraggiosamente la Resurrezione. Ma vi
sono gradi di conoscenza e di esperienze. Per l'Apocalisse - rivelazione finale -
completa di Gesù Cristo Signore - ci volle la morte - perché niuno può vedere Lui e
vivere - e ci volle la Resurrezione pel nuovo, completo messaggio. E il risuscitato
vede il passato, il presente, il futuro.
Portato, dal deserto desolato alla più grande altura, egli - l'apostolo, ode le
ultime parole del grande Risuscitato a lui che era pure risuscitato: « Ecco.. Io vengo
tosto » (rapidamente).
E alla grande promessa del Risuscitato, fece, pronta risposta l'altro risuscitato,
perché la promessa e la riposta sono scambiate nel Regno della Resurrezione.
Giovanni - pronto – rispose:
« Sì, vieni, Signore Gesù ».

Capo LIII
CROCIFISSO - RISUSCITATO
I due estremi

(Romani 4: 24-25; Filippesi 2: 5-8)

Gli estremi si toccano: Morte - Resurrezione. Estrema umiliazione, suprema


glorificazione. Bisogna credere ciò, perché in ciò è fondato il cristiano, affinchè, per
Io Spirito Santo, riceva grazia, forza e guida di camminare dietro le orme del Signore
Gesù. La insistenza su questi due caposaldi - tema di tutta la Scrittura, ed anche
dichiarata in chi vi pone mente, in tutto ciò che ci circonda ed è al disopra del nostro
capo - tale insistenza la dobbiamo di preferenza a San Paolo, secondo ciò che
abbiamo di scritti, benché è chiara anche nelle altre pagine e fu proclamata da tutta
la predicazione di quel tempo - le dobbiamo all'uomo che ci pare sia stato il più
travagliato, e pel suo temperamento, e più ancora per i conflitti speciali che lo
assediavano. Si insiste di regola dove si è stati più manchevoli, e maggiore si sente il
bisogno. Per gli undici - la morte e resurrezione di Gesù era così incarnata in loro,
lavorata lentamente, dall'avere seguito Gesù in Palestina - e poi dagli eventi
culminanti alla Croce e dalla Croce al Monte dell'Ascensione, che quasi era loro
increscioso argomentarvi. Le loro affermazioni come ricaviamo da Pietro e Giovanni -
ché degli undici non ci furono serbati ne’ atti, e ne’ parole - le loro affermazioni sono
brevi, fulminee, e sdegnano quasi di venire a dimostrazioni, Infatti - Pietro afferma
breve: « Investigando quando, e in qual tempo, lo Spirito di Cristo ch'era in loro
testimoniando innanzi le sofferenze che avverrebbero a Cristo, e le glorie che poi

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 104


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
appresso seguirebbero, significasse quella dovere apparire » (1 Pietro 1: 11).
Sofferenze e glorie.
E Giovanni esclama: « Chi avrà confessato che Gesù é il Figliuol di Dio, Iddio
dimora in lui, ed egli in Dio » (1 Giov. 4: 15). - « Chi è colui che vince il mondo, se
non colui che crede che Gesù è il Figliuolo di Dio? » (1 Giov. 5: 5). Come dire: che
bisogno abbiamo di argomenti se si crede (SE) che Gesù, quel falegname, povero,
senza importanza sociale è nientemeno il Figliuolo di Dio: se si crede ciò; e credere
questo è grazia suprema, a chi si è disposto a credere, a chi ha cominciato a vedere
anche poco dell'Uomo Gesù, ai giorni della Sua carne. Credere in questi due estremi:
che l'Uomo Gesù crocifisso è nientemeno il Cristo, il Figliuolo di Dio.
Accettare ciò di intimo assenso, questo è vittoria.
La predicazione apostolica insiste sulla resurrezione. Leggiamo che, con grande
forza, testimoniavano della Resurrezione. Per questo furono perseguitati. Fu, è, il «
Vivo, il Risuscitato », che turba le forze sataniche. Ma la Resurrezione suppone la
morte che la precede. Perciò Romani 4: 24-25: « Ma ancora per noi, a' quali sarà
imputato; i quali crediamo in Colui che ha suscitato da' morti Gesù, nostro Signore; il
quale è stato dato per le nostre offese; ed è risuscitato per la nostra giustificazione
».
E che questo sia l'essenziale della predicazione, è chiaro dal fatto che anche
davanti al pomposo uditorio - di Agrippa, Festo ed altri - Paolo, coperto di catene,
insistè sulla morte e Resurrezione. E già nelle parole di Festo, si ricava che questo
era il, motivo della persecuzione de’ Giudei a Paolo: « Ma aveano contro a lui certe
quistioni intorno alla lor superstizione, e intorno ad un certo Gesù morto, il qual
Paolo dicea esser vivente » (Fatti 25: 19).
« Un certo Gesù morto » - che Paolo affermava « essere vivente » (affermava
- la parola rivela un dire chiaro, insistente, come svelare ciò che è nascosto -
manifestava).
Gli estremi si toccano: il più profondo da basso mena al più elevato all'alto.
L'estremo del vuotarsi - il massimo della Pienezza. L'estremo disprezzo al massimo
dell'esaltazione. Quel Nome vilipeso e schernito è il più glorioso nell'Universo, ed il
solo a cui si deve piegare ogni ginocchio di creature (e creazioni) celesti, terrene,
sotterranee. Nulla è escluso. Quel Nome riempie l'universo. Tale il Morto-Risuscitato;
Crocifisso, esaltato.
La Chiesa, la Sua, i santi, i Suoi - che cioè hanno fatto patto con sacrificio,
sono essi pure - ciascun membro a solo, e come parte del Corpo, destinati a croce e
Resurrezione - umiliazione e gloria.
Egli bevve il calice - intero. Ed un calice ha lasciato alla Chiesa. affinché
ciascuno ne assapori un poco - e tutti insieme lo bevano tutto.
Colossesi 1: 24 afferma ciò che uomo alcuno non ardirebbe affermare; ma è
lo Spirito Santo che fa scrivere. Leggiamo: « Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per
voi, e per mia vicenda, compio ciò che resta ancora a compiere delle afflizioni di

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 105


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Cristo, per lo corpo d'esso, che è la Chiesa ».
Ripetiamolo, benché tanto già insistito, che la Chiesa - la Sua - si compone di «
morti-risuscitati, di Figliuoli della Resurrezione ».
Scriviamo - se ci leggono - per quelli che siano ancora in questi tabernacoli.
Perciò, occorre avere chiaro che vi è una morte e resurrezione - prima dell'ultimo
morire, e finale risorgere.

Capo LIV
GESU': REGNO DI DIO E RESURREZIONE

(Luca 14: 16-27; 17: 21)

Ohimè! che il nostro parlare é debole e spesso inefficace, toccando al più, la


superficie dell'animo e non scendendo allo spirito a dinamitarlo. Ohimè! che noi non
riusciamo come gli apostoli a mettere il mondo sottosopra, e fare dire che
annunziamo - un altro Re - il Sovrano - Re Gesù. Noi ci occupiamo più dell'al di là
che dell'al di qua; più di quello che farà il Signore per noi, che di ciò che noi
dobbiamo divenire, se maneggiati da Lui; più di attività e di servire esternamente,
che non di adorare in ispirito e verità. Non siamo pervenuti a ciò che è scritto in
Apocalisse 22: 3, che i servi di Lui - Lui, servono nel Suo Tempio. Tempio, non solo
quello in alto, aperto e mostrato a quel morto-risuscitato, San Giovanni (Apoc. 11:
19), ma che comincia in noi stessi, templi dello Spirito Santo. E ciò perché molti che
parliamo di Gesù, non siamo Figliuoli della Resurrezione, morti-risuscitati. Ed, ohimè!
molti non sono sulla via di essere tali, perché chiudono gli orecchi e non vogliono
ascoltare e dire altro che i principii elementari (Ebrei 6).
Ora quelli che di cuore sono disposti al tutto che Dio ha per loro e divenire qui
- qui come Dio li vuole - tali, per fede, sono già dei morti-risuscitati - e tali saranno
praticamente avanti di passare da questo corpo. Ma occorre farsi vuotare -
annientare, e farsi scuotere, e scuotere nella terra e nei loro cieli.
Regno di Dio - Resurrezione.
Queste due ricorrenti affermazioni urtavano molti uditori. Invitiamo a rileggere
Luca 14: 15 a 27.
Qualcuno, udito che occupandosi dei derelitti, avrà la ricompensa nella
resurrezione dei giusti, come più che a canzonare, e non sul serio, e come a porre
un termine a un parlare che gli pareva fantasioso, esclamò: « Beato chi mangerà del
pane nel regno di Dio » - Futuro! Intanto, occupiamoci di altro: siamo pratici -

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 106


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
dicono il mondo e i religiosi superficiali. Gesù rispose con quella gloriosa parabola
della Cena e degli invitati, parabola che si dovrebbe meditare in ginocchio. E il succo
di essa è, che il Regno di Dio - il mangiare quel pane, deve cominciare qui sulla
terra. Gli invitati, in un primo entusiasmo, avevano promesso di udire e ubbidire in
tutto; ma quando furono avvertiti del banchetto apparecchiato, si scusarono, non
usando violenza, ma con un linguaggio che velatamente insinuava che quel famoso
banchetto era come una illusione - ma che essi erano davvero occupati - attivi pel
Signore. Ohimè! Ohimè! che in tale stato sono molti che si chiamano cristiani.
Cominciarono bene, avendo ricevuto perdono ma non vogliono essere guidati in ogni
verità dallo Spirito Santo. Sono chiusi nei loro « Credo », mettendo un muro di
separazione fra se stessi e la Rivelazione progressiva di Colui che ha detto che ha
molto da dire, e che verrebbe un giorno che non parlerebbe più in parabole, ma
apertamente del Padre.
Parlavano del Regno di Dio, senza davvero credervi, perché non attendevano a
Colui che personifica il Regno di Dio - a Gesù Signore.
Vi sono molti che paiono interessati, laddove sono mossi, solo da curiosità
mentali. In una certa occasione, dei Farisei domandarono a Gesù: quando il Regno di
Dio? Domandavano - davvero? Gesù rispose: « ....Il Regno di Dio non verrà in
maniera che si possa osservare »(Luca 17: 20).
Il Regno di Dio è dentro di voi - « nel mezzo di voi ». Qualcuno traduce: «
perché la Maestà - Basileia - di Dio è nel mezzo di voi ». Gesù era innanzi a loro -
Re e personificazione del Regno. E intanto, senza badare al contesto - ché Gesù
rispondeva ai Suoi più accaniti avversari che sempre Lo spiavano, e che volle riferire
a se stesso - intanto non pochi ripetono: « Il Regno di Dio è dentro di voi » nelle
Chiese, illudendosi e illudendo che gli uditori sono sotto il controllo del Re Gesù.
Il Regno di Dio, nella finalità, è al futuro. Preghiamo « Il Tuo Regno venga ». I
regni di questo mondo devono passare al Re dei re e Signore dei signori. Come -
quando - possiamo solo intuire. Ma è vero, altresì, che vi sono di quelli che accettano
e mettono sul trono del cuore (benchè ve lo metta il Padre), il Re Gesù.
Mentre le genti rumoreggiano e i popoli e molti religiosi mormorano cose vani -
Iddio afferma: « Pur nondimeno ho io consacrato il mio Re sopra Sion, monte della
mia santità » (Salmo 2: 6).
Sionne - sono i morti-risuscitati - Figliuoli della Resurrezione.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 107


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO LV
RESURREZIONE

(Giovanni 11: 25; Colossesi 3: 3-4)

Vi sono tre individui di cui abbiamo il ricordo che da morte tornarono a vita: il
figlio della vedova, la figlia di lairo e Lazzaro. Sono « figliuoli della Resurrezione ».
Essi poi morirono veramente, nel senso che lasciarono addirittura il corpo terreno, e
in ciò è la distinzione fra morte e resurrezione nel senso di questo nostro soggetto, e
morte e resurrezione, definitiva. I tre rivissero nel corpo che avevano avuto prima di
morire - tornarono in vita per un tempo solo. Ma questi tre sono figure della Chiesa,
che si compone dì morti-risuscitati, viventi in questi corpi mortali fino a che non
muoiano ed attendano ben altro corpo, quello della resurrezione. Come e quanto
vissero quei tre, dopo l'evento, non sappiamo; ma è chiaro che, mentre erano le
stesse persone, pure qualche cosa - e molto in essi - non era lo stesso.
Il giovinetto tornato a vita si pose a sedere, riposò, cominciò a parlare - e fu
dato alla madre; non si slanciò lui nelle braccia di lei.
La fanciulla tornata in vita non fece nulla, ne’ disse parola; ma si mise a
camminare.
Dei movimenti di Lazzaro non sappiamo nulla: assoluto silenzio intorno a lui,
tranne che vi fu un banchetto in suo onore, e che, i nemici di Gesù, per torre via un
tale testimone, volevano uccidere anche lui.
Vite nascoste e come chiuse in Gesù, sono quelle dei morti-risuscitati. Ce lo
dice San Paolo ai Colossesi: « Perciocché voi siete morti, e la vita vostra è nascosta
con Cristo in Dio. Quando Cristo, che è la vita vostra, apparirà, allora ancor voi
apparirete con lui in gloria » (3: 3, 4).
Se davvero risuscitati - e s'intende mentre sono ancora in questi tabernacoli -
non ancora oltre tomba, essi hanno la loro vita - direzione ed azione - non in se
stessi, ma in un Altro - cioè in Gesù. In se stessi sono come annientati, inerti:
muovono, parlano, agiscono solo quando e per quanto il Signore, divenuto loro
Sovrano, si manifesterà in loro. Assomigliano al cherubino - cherubini - uno e più -
più ed uno - veduti da Ezechiele, i cui movimenti non erano in se stessi - in se stesso
(un Corpo - e più membri del Corpo) ma nelle ruote accanto a loro.
Una parola sulla resurrezione, ritorno in vita, di Lazzaro.
Questo il lamento di Marta a Gesù: « ... Signore, se tu fossi stato qui, il mio
fratello non sarebbe morto » (Giov. 11: 21). Grande lezione nelle di lei parole,
benchè essa non avrà nemmeno immaginato l'applicazione ed estensione di ciò che
disse. Il verso 22: « Ma pure, io so ancora al presente che tutto ciò che tu chiederai
a Dio, egli te lo darà », è anche una grande verità, quale che sia stato il senso intimo

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 108


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
che Marta abbia dato. Il « chiedere » di Gesù è paragonabile al paragone di chi si
presenta a uno sportello bancario per chiedere denaro, avendo un documento nella
mano che gli dice che ha un deposito, dal cui ammontare può ritirare denaro. Gesù
ha un credito illimitato al Trono; e il Suo chiedere è prendere da un tesoro -
attingere a una fonte che non vengono mai meno. Perciò le Sue preghiere, e quelle
in nome di Lui, non sono mai inesaudite.
Alle parole di Marta Gesù rispose: « ...E tuo fratello risusciterà » (v. 23). E
Marta, come ad affermare che era come Gesù diceva, ma che l'evento era lontano,
replicò: « ... Io so ch'egli risusciterà nella risurrezione, nell'ultimo giorno » (v. 24).
A questo Gesù proclamò - diciamo « proclamò », più che rispose con parole
che non ci riesce commentare, e che vanno ripetute così come caddero da quella
bocca: « ...Io son la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, benchè sia morto,
vivrà. E chiunque vive, e crede in me, non morrà giammai in eterno. Credi tu
questo? » (vv. 25, 26).
La conclusione é un appello da Uno - a uno - faccia a faccia da Lui a ciascuno,
isolandolo
CREDI - TU QUESTO?

che, cioè, Gesù è Resurrezione e Vita. Risuscita, tiene, mantiene in vita.


Marta, santa donna, non capì, ma intuì che per quella conversazione ci voleva
ben altra persona che lei - e chiamò la sorella - Maria. Gesù non aveva detto nulla di
Maria, ma la buona donna intuì che vi era una chiamata in ispirito.
Credere alla Resurrezione non è facile. Parlarne si può; ma per affermarla in
modo deciso e reciso, occorre avere Gesù dimorante in noi cioè, ci vuole il Battesimo
con lo Spirito Santo, Battesimo che è caparra e garanzia della Resurrezione.
Quando Gesù comandò che si togliesse la pietra (e Lui che poteva farla
rotolare da invisibili, volle umana collaborazione), quando Egli disse: « Togliete la
pietra », Marta - oh, anima gentile! - fu invasa da timore che il risultato non
risponderebbe a tanta aspettativa; e come ormai ad accettare l'inevitabile, disse: «
Signore, egli pute di già; perciocché egli é morto già da quattro giorni » (v. 39).
Ma qui di nuovo, più che una risposta di Gesù, un di Lui proclama che va al di
là del tempo e dello spazio; disse: « Non t'ho io detto che se tu credi, tu vedrai la
gloria di Dio? » (v. 40).
Pesiamolo questo proclama, per quanto - e ohimè! quel poco - ci sia dato. Se -
tu - credi - tu vedrai - la gloria di Dio!
Facciamoci animo, noi, ancora deboli e tentati, perché ciò che effettivamente
Gesù disse è: Se tu vuoi credere, se sei, disposta a credere. Perchè Lui - benigno
Signore - la buona disposizione ce l'accredita come realtà. Vedrai che? Lazzaro uscire
dalla tomba? Oh, no! Perché nonostante, il credere o il non credere di alcuno in quel
luogo, Lazzaro sarebbe tornato in vita lo stesso.
La gloria di Dio, dunque, è più che quel fatto singolo; che solo in quel tempo, e

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 109


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
da relativamente pochi fu veduto: Vedere - grande parola questo vedere - è
nell'accettare, nel volere accettare che Iddio compie ciò che all'uomo è impossibile,
nel fatto, e nel saperlo immaginare, cioè Iddio che é Amore scende, pagando Lui il
prezzo, fino a giustificare l'empio. Iddio che è Potenza - risuscita i morti. Le due
affermazioni su cui siamo ancorati - se - e il problema è nel cuore - se siamo disposti
a credere.
Dio - il Forte - è Padre.
Il Padre - l'Amore infinito - è Dio.
A tanta altura si muovono e camminano - Morti-Risuscitati,
Figliuoli della Resurrezione.

CAPO LVI
NELLA RESURREZIONE

(Matteo 22: 23-32)

Arduo davvero ci è scrivere questo capitolo: vi poniamo mano solo per ubbidire
ad un intimo comando dello Spirito Santo. Arduo, applicare il verso trenta, per
quanto è possibile, in questa terra, applicarlo anche ai più santi, perché siamo tanto
circondati dal visibile, e così fragili, che certe condizioni le crediamo strane o
impossibili.
« Perciocché nella risurrezione non si prendono, ne’ si danno mogli; anzi gli
uomini son nel cielo come angeli di Dio ».
Il cammino del cristiano è diritto, ma stretto, e fra due abissi. È facile, a chi
non ancora è equilibrato dallo Spirito, di impiccolire o esagerare le Scritture,
negando verità fondamentali, o esagerando in una religione volontaria di umano
rigorismo, o umano liberalismo. Infatti, Paolo avverte che vi sarebbero di quelli che
vieterebbero il maritarsi e insisterebbero sull'astenersi di alcuni cibi. Un estremo di
interpretazione è di accettare lo scritto come riferentesi o tutto al passato, o tutto al
futuro, lasciando così sfuggire il presente. Laddove nel Regno dello Spirito bisogna
tener ferme due parole, piccole, ma grandi di senso. Sono: ORA - QUI. Cioè, la
Parola di Dio si comincia ad applicare ora, eppure ha un futuro. Il Signore è qui,
presente; eppure vi è un luogo speciale, al disopra di tutti i monti dell'Universo.
È notevole che non poche delle affermazioni di Gesù furono come provocate
dagli avversari - così questa in Matteo 22: 30 a 32.
I Sadducei - la classe sacerdotale, aristocratica e superba - furono gli ultimi ad
affrontare Gesù. Il ricordo biblico informa che essi non credevano alla Resurrezione;
ma era proprio sulla Resurrezione che Gesù insisteva. Più come a scherno, che altro,

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 110


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
pensando metterlo in un dilemma da cui non si sarebbe estricato, gli si presentarono
- e immaginiamo il sorriso di superba condiscendenza, nei loro volti, come se
trattassero con un demente - gli domandarono di chi nella resurrezione sarebbe
moglie la donna, rimasta sei volte vedova, e sposata per ragione di consanguineità a
sette uomini, i quali erano fratelli. Di chi moglie nella resurrezione? E tacquero,
pensando di avere irretito Gesù. Il Signore rispose come è scritto nei versi 30 a 32
del capo 22 di San Matteo; anzi, fissandoli con quel suo sguardo che scava gli abissi
dell'animo, cominciò: « Voi errate, non intendendo le Scritture, né la potenza di Dio
».
Giacchè la parola « errate » nel testo è la stessa che viene usata per dire «
inganno », « siete ingannati »: perciò quell'« errate » è più che semplice ignoranza,
ma un disonesto ragionare di persone disoneste, che, per via di torbidi nelle loro
anime, arrivano ad avere l'intelletto confuso ed intenebrato. Perché nel Regno
dello Spirito, quelli che contrastano sono tortuosi nel cuore, prima di
essere perplessi e oscuri nella mente.
Dopo avere scoperto il motivo delle loro parole in quel grossolano e inventato
incidente, il Signore, come Lui sa fare, sollevandosi dal volgare dell'uomo al sublime
del Cielo, affermò come è scritto nei citati versi 30 a 32: che nel Cielo, nella
resurrezione, e s'intende, quella di oltre tomba, non vi sono matrimoni - non si può
negare la Resurrezione da chi abbia letto ed accettato le Scritture le quali parlano
dell'Iddio di Abramo, Isacco e Giacobbe - e che Lui è Dio dei vivi. E la Resurrezione
vi è, perchè Iddio è potente, e risuscita i morti.
Ora noi ci domandiamo se le parole del verso 30 hanno qualche applicazione e
insegnamento per noi, non solo per l'al di là, ma per mentre siamo in questa terra.
Diciamo « qualche applicazione », giacchè non vogliamo esagerare o negare che le
parole di Gesù si riferiscono in quel testo, all'al di là; ma che lo Spirito Santo il quale
ci rammenta i Suoi detti, ce li spiega ed illustra, ci dà - per quanto nei limiti umani è
possibile - l'applicazione mentre ancora siamo in questi corpi mortali.
Alcune altre Scritture ci aiutano. Gesù annunziò che vi sarebbero tempi come
quelli in cui visse Noè, tempi nei quali gli uomini, mangiando e bevendo, prendevano
e davano mogli. Ciò solo Egli disse di quel tempo - laddove noi, leggendo il capo 6
della Genesi, ci saremmo spaziati a teorizzare sulle immaginazioni dei cuori - che
erano immaginazioni cattive. Mangiare e bere, dare e prendere mogli, non sono
peccati in se stessi. Il male era non nel fatto, ma in questo, che a ciò erano intesi,
senza dipendere dal Cielo. Vi sono cose ed operazioni legittime, che divengono
illegittime, se i motivi non sono legittimi. È una delle lezioni date da Gesù che alla
luce del Cielo - il valore delle azioni è dato da motivi e non da ciò che è esterno.
Iddio, il Creatore, non era nei calcoli degli antediluviani - e perirono. Si noti: non è
cenno di nessun crimine - di come le leggi degli uomini chiamano crimini - ma solo di
atti contro cui le leggi dell'uomo non hanno forza. La chiave del grande soggetto è
nel pronome soggettivo – ESSI – agivano, per solo calcolo terreno - senza dipendere

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 111


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
dal Creatore.
Un altro punto a chiarire questo capitolo. È innegabile che vi è una morte ed
una resurrezione avanti di lasciare questo terrestre albergo. I passaggi scritturali al
riguardo sono tanti, ma noi ci fermiamo a Colossesi 3: 1-4. Nessuno vorrà affermare
che l'esortazione di quei versi sia per l'al di là, perché non ci sono predicazioni
preventive per come agiremo nell'oltre tomba. Gli insegnamenti, le esortazioni, il
mangiare l'Agnello è durante questa dispensazione - mentre è notte - e si vedono
solo le stelle e la luna - e il sole lo attendiamo che deve sorgere. Colossesi 3: 1. Che
se siamo risuscitati con Cristo, le cose di sopra dobbiamo cercare (cercare
intensamente) dove Cristo è alla destra del Padre - seduto (usiamo l'ordine del
testo). Se - vale dire che vi sono molti che non sono « risuscitati con Cristo »,
benchè, forse perdonati; e che vi sono i risuscitati con Cristo (o « a Cristo » perchè
la parola ammette il « con » e « a »), cioè, per vivere a Lui. Ambedue i sensi.
Essendovi una resurrezione al di qua, profezia e preparazione a finale Resurrezione,
vi sono regole di vita santa da applicarsi nell'al di qua.
San Paolo esorta che il cristiano, qualunque cosa faccia, in parole, in opere,
deve farlo alla gloria di Dio. Egli scende agli esempi più ordinari della vita. Leggiamo:
« Così adunque, o che mangiate, o che beviate, o che facciate alcun'altra cosa, fate
tutte le cose alla gloria di Dio (I Cor. 10: 31).
Vi è questo passaggio in Zaccaria proprio alla fine (14: 20): « In quel giorno vi
sarà sopra le borchie de’ cavalli: SANTITA' AL SIGNORE; e le caldaie della Casa del
Signore saranno come i bacini davanti all'altare ». Cose ordinarie: borchie dei cavalli
- caldaie. Al futuro, o al futuro soltanto? Ma dobbiamo ancora ripetere che le cose
del Cielo cominciano in questa terra.
È chiaro dunque che vi è una resurrezione. Morti-risuscitati, ed è anche chiaro
che tali morti-risuscitati vivono davvero come stranieri in questa terra - e che per
essi tutto è sacro - anche le pietre delle strade, gli alberi della campagna: essi vivono
nei cieli come nella loro città - e sono ancora coi piedi sulla terra - ma che ciò che
fanno è tutto alla gloria di Dio.
Il santo riconosce Dio in tutte le sue vie, e dipende da Lui passo passo..
Affrontando il delicato soggetto della vita domestica, la famiglia, il matrimonio è
sacro.
Invitiamo il lettore a rileggere Tito 1: 15: « Ben è ogni cosa pura ai puri; ma a'
contaminati ed infedeli, niente é puro; anzi e la mente e la coscienza loro è
contaminata ».
Il santo, se chiamato ad avere famiglia, attenderà che il Signore gli dia la
compagna - perchè il bene viene solo dal Cielo. Riceviamo, diviene nostro solo quello
che è dall'Alto (Giovanni 3 : 27).
Questo il grande peccato degli antediluviani. Agivano, muovevano, senza tener
conto di Dio. Questo è il procedere di quelli che vivono col cuore in alto: si muovono,
agiscono, hanno umane relazioni, ma sempre dipendenti da Dio.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 112


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Tali i morti-risuscitati - i Figliuoli della Resurrezione.

CAPO LVII
LA MANIFESTAZIONE DEI FIGLIUOLI DI DIO

(Romani 8: 19)

Pur affermando che vi sarà un tempo finale, in cui le promesse di Dio avranno
l'intero adempimento, riconosciamo che tali promesse si verificano parzialmente in
ogni tempo, e a, mezzo di alcuni individui. Non che il mondo creato - o le creature -
dicano con parole, che attendono la manifestazione dei figliuoli di Dio - ma il loro
stato parla senza parole.
Il mondo è sottoposto alla vanità - nobili e volgari non sono che vanità -
delusioni sono dovunque. Tutto geme e travaglia intorno a noi. Vi é una musica
dolorosa, in toni minori, nel vento, nello scrosciare della pioggia, nei movimenti del
mare. Vi è un lutto dovunque, come di una grande tragedia. Il canto stesso di quelli
che procurano divertirsi o divertire, ha come una nota triste, nascosta fra le pieghe
di una gioia irrisoria, di una felicità che non esiste. Anzi, le gioie stesse, così
chiamate dal mondo - dello spirito del mondo - sono miste a dolore, e finiscono nel
dolore. Vi è una sola gioia che rimane calma, serena, non agitata: quella del Cielo, a
mezzo dello Spirito Santo. Una sola allegrezza - che diviene giubilo - proprio sotto la
macinatura di grandi angosce (Matteo 5 12; Isaia 61: 3; Salmo 89: 15). Beato il
popolo che conosce (sa sperimentalmente) cosa sia il giubilare! tali camminano alla
luce del volto del Signore.
Ma tali, non sono i più fra i credenti, perchè i più accendono e procurano fuoco
e scintille artificiali (Isaia 50: 11). Tale gioia, giubilo santo, irragionevole a mente di
uomo, lo conoscono solo quelli che hanno sofferto - e molto - che sono crocifissi e
risuscitati: i figliuoli della Resurrezione.
Ora, a Romani 8: 19 - applicandolo anche ai nostri giorni, ammettendolo pei
tempi passati e futuri fino al completo adempimento.
Il mondo creato - creature - non chiedono nulla ai figliuoli di Dio; nulla dicono.
Ma chiede e dice lo stato loro: il Signore in loro chiede. Parola ardita questa,
giacché il Creatore che muove le cose è al disopra delle cose. Beato colui che ode
e vede nei bisogni e nei gemiti altrui, come se il suo Dio stesso - gemesse e
chiedesse. Egli - l'Onnipotente - si nasconde nel misero e chiede ai Suoi figliuoli di
cooperare con Lui per conforto ed aiuto dove ce n'è bisogno.
Attendono la manifestazione - ma di chi? Dei figliuoli di Dio. E si noti che nelle
Scritture la parola « figliuoli » si riferisce a due classi: i semplicemente « nati » e
coloro che sono « maturi », e che camminano secondo la volontà del Padre, in

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 113


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
costante dipendenza e comunione col Padre.
La manifestazione di tali, è l'attesa; non altro. Cioè: l'aprirsi di un libro chiuso,
illuminandone le pagine e i caratteri, manifestando davvero chi è Dio, la cui essenza
è « Amore ».
Ma è necessario, per non illuderci o illudere, ritrattare, sia pure breve, un
quadro doloroso. Vi sono manifestazioni che allontanano e non avvicinano gli altri.
Molti, sempre, e alcuni per molto tempo, manifestano non il grande Cuore e la
Sapienza di Dio, ma se stessi o una setta. L'uomo non si arrende alla voce dell'altro
uomo, benchè finge di udire ed ascoltare. Solo il Creatore può parlare alla creatura -
e parla a mezzo dello Spirito Santo. Alcuni ci sfuggono perchè noi procuriamo
avvicinarli come volendoci, mostrare migliori di loro, o volendo noi proteggerli.
L'orgoglio che è in tutti, fino a che il Signore ci domina, resiste e spinge all'opposto.
Di qui i tanti nemici delle chiese (delle chiese), benchè molti di tali avversari gemono
e travagliano, attendendo, sperando in qualche cosa.
Ma vi sono dei cristiani - ed ognuno che davvero é cristiano raggiungerà tale
statura - vi sono di quelli - che dopo dolorose esperienze ed anche errori, sono morti
a se stessi - e sono pervenuti a vedere in ogni cosa ed in ogni creatura, un oggetto
caro al Cielo. Ed essi, pervenuti allo stato di morti fatti viventi, non mostrano più se
stessi o setta alcuna, ma dovunque passano, pare che chiedano perdono a tutti, per
non averli amati, anzi averli giudicati. Anche la strada su cui camminano è preziosa a
tali. Essi non parlano molto - ma dovunque muovono, a volte, senza che se ne
accorgano, mostrano qualche cosa che è dell'altro mondo - e che tocca i cuori, a
volte anche di quelli che, pur sentendo, non sono ancora disposti a riconoscere.
San Pietro accenna di alcuni che ora ci sono avversi; ma che, se vedono in noi
il bene, glorificheranno Dio.- non subito, forse, o non in presenza nostra - ma nel
giorno della loro visitazione - giorno nascosto a noi e ad essi, noto a Dio solo.
Il capo 8 ai Romani è un grande capitolo - Vita in Cristo – nello Spirito. Vi è
enfasi sulla « Resurrezione » in tale capitolo. Tale enfasi è in tutta la Scrittura - ma
in Romani 8: 11 leggiamo:
« E se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù da' morti abita in voi, Colui che
risuscitò Cristo da' morti vivificherà ancora i vostri corpi mortali, per lo Suo Spirito
che abita in voi ».
Resurrezione in questi corpi mortali - cioè prolungato vigore nei corpi, ma più e
più come un nuovo principio in noi stessi - un « da quel tempo innanzi... ». Ed è
dopo avere scritto Romani 8: 11 che l'apostolo arriva a ciò che è detto in Romani 8
19 - cioè che i santi, manifestando Dio solo, e nascondendo se stessi, sono aiuto e
refrigerio dovunque.
Il Salmo 84: 6 è grande profezia: « I quali, passando per la valle de’ gelsi, la
riducono in fonti, e anche in pozze che la pioggia empisce ». Tali spandono intorno a
loro un odore di pace - giacché l'Iddio della pace è in loro (Filippesi 4: 8-9).
Tali sono - morti-risuscitati – figliuoli della Resurrezione.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 114


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
CAPO LVIII
«NON TOCCARMI»

(Giovanni 20: 17)

Come Lui e di Lui, così della Sua Chiesa, come Corpo formato, e come individui
che la compongono. Che vi sia stato un distacco ben preciso fra l'agire degli altri
verso Lui e il Suo verso gli altri, fra prima che spirasse e dopo, nella resurrezione, e
nei quaranta giorni; è espressamente dichiarato nell'Evangelo. In. 1 Timoteo 3: 16
leggiamo:
« E senza veruna contraddizione, grande è il ministerio della pietà Iddio è stato
manifestato in carne, è stato giustificato in ispirito, è apparito agli angeli, è stato
predicato a' Gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria ».
Soffrì in carne; ma nella resurrezione apparve solo agli angeli, ed angeli
messaggeri furono sono - i discepoli di Lui. San Pietro nella casa di Cornelio dichiarò
che Gesù, risuscitato, si manifestò non a tutto il popolo, ma ai testimoni ch'erano
stati scelti da Dio, « cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con Lui ». E si badi
che quel « mangiare e bere con Lui » è più che il semplice atto indicato dalle parole,
ma avevano perseverato con Lui - financo nelle Sue tentazioni, come Gesù stesso
ci ha informati.
Apparire agli angeli - l'entrare e uscire, dopo breve trattenimento, il mandare i
discepoli ad attenderlo in Galilea, per dare loro ammaestramenti intorno al Regno di
Dio, ammaestramenti che non sono scritti, perché è lo Spirito Santo che ci deve dire
e spiegare ciò che Egli disse. E di Gesù ben poco è scritto, ed è scritto solo per
i principianti (sì solo - per i - principianti), se leggiamo bene le energiche e
brevi parole di San Giovanni. (capo 20: 30-31 e 21: 25).
Dal momento ch'Egli spirò, tranne l'atto del soldato che con la lancia. gli forò il
costato, dal quale - finale provvista di sacrificio, uscì subito sangue ed acqua - da
quel momento in poi, solo mani pietose hanno toccato quel Corpo, e Lo videro solo
persone adatte a vederLo, udirLo. Iddio Padre disse: « Basta ». Niun osso del
Giusto poteva essere rotto, e niuno ne fu rotto. Però, anche coi più intimi vi fu come
una nuova relazione. Se la Maddalena è - ed è - una delle più belle figure della
Chiesa, vi è molto da meditare intorno a lei, al sepolcro, da quando vi rimase,
ostinata e piangente al momento che Gesù la chiamò a nome « Maria » - all'atto di
lei, che rapida, si buttò ai piedi di Gesù per baciarglieli - alle parole, poche -
energiche - di Gesù a lei: le leggiamo nell'ordine del testo e sono: « Non me toccare!
non ancora perché io non sono andato su (salito) al Padre di me (a mio Padre).
Va però ai fratelli di me (miei) e dì (proclama) ad essi: Io vo su (salgo) al Padre di
me (mio) e al Padre di voi (vostro); e all'Iddio di me (mio) e all'Iddio di voi

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 115


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
(vostro) ». Mio - perché Mio, anche vostro. Padre Mio - perchè Mio, anche vostro
Dio.
Poi, dopo, - essa ed altri Lo toccarono. - Ma niuno lo toccò in quel momento
che ebbe chiamato a nome la grande penitente di Magdala.
E forse, ci si domanda da alcuno - che ha a vedere ciò col contegno dei morti-
risuscitati - dei figliuoli della Resurrezione.
Molto, invero, se intendiamo che significa « crocifissi con Cristo; risuscitati con
Lui », specie se un evento unico abbia proprio scavato come un distacco di abisso fra
il passato e il futuro.
Tali morti-risuscitati sono ancora sulla terra. Tutto attorno a loro è lo stesso e
non è mutato - ma essi non sono gli stessi di prima. Cioè sono, perché la
individualità è rimasta, e non sono, perché in loro si e scolpito, formato qualche cosa
che ne ha alterato profondamente i pensieri e l'agire; Certo, tali non diranno - forse
mai diranno ad alcuno: « Non toccarmi », ma lo dirà ciò che è in loro. Saranno, se
non del tutto insensibili, almeno indifferenti - o subito indifferenti, sia alle lodi e sia ai
biasimi. Hanno veduto la morte, hanno avuto come un funerale, sono stati ravvivati -
risuscitati, e vivono ormai come stranieri.
In tale stato, pare che la facilità all'antica tendenza emotiva sia scomparsa.
Guardando superficialmente, sembra che sieno incapaci di umore e risentimento.
Sembra che non abbiano nemmeno più slanci di grandi estasi verso il Cielo. Il fatto è
che il Cielo - che il Signore - si sono stabiliti tanto dentro di essi, che essi non hanno
bisogno di cercarlo fuori. Muovono, agiscono, parlano, affrontano male e bene - se
male vi può essere per essi - ma essi non qualificano nulla essere male, ma tutto
sotto il governo di Dio. Muovono calmi - e come fuori di sè, in un certo modo; ma ad
ogni evento, ad ogni tentazione, riferiscono tutto, tutti alla relazione col Signore. Non
colle parole dunque, ma nel silenzio, e prima di ogni agire - atto o parola - è come
annunziato, a chi lo intende: « devo prima udire dall'Alto ».
Ciò, se rimangono fermi, per lo Spirito, nel nuovo territorio - essi, i Morti-
risuscitati, Figliuoli della Resurrezione.

CAPO LIX
LE TOMBE SI APRIRONO

(Matteo 27: 52)

In Zaccaria 12: 10 è una gloriosa promessa, legata o subordinata alla,


contemplazione del Trafitto, in modo che, i contemplatori, anche essi come trafitti,
faranno cordoglio; quale il cordoglio pel figlio unico in amaritudine pel primogenito.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 116


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
San Giovanni vide - contemplò il Trafitto, e la Chiesa è chiamata a tale
contemplazione con cordoglio, per ricevere grazia per supplicare.
Leggiamo Zaccaria 12: 10 « E spanderò sopra la Casa di Davide, e sopra gli
abitanti di Gerusalemme, lo Spirito di grazia, e di supplicazioni; e riguarderanno a me
che avranno trafitto; e ne faran cordoglio simile al cordoglio che si fa per lo figliuolo
unico; e ne saranno in amaritudine, come per un primogenito ».
Il Signore non è più sulla Croce, ma il memoriale del Calvario è eterno. È il
Leone della tribù di Giuda che ha vinto per dissuggellare e aprire il Libro misterioso;
ma quando si attende che Lui venga a prenderlo, Giovanni, e quelli di cui Giovanni e
figura, vedono non un Leone (un personaggio dall'aspetto leonino) - ma Uno che fa
pensare ad un agnello – piccolo, Agnello - ora ora ucciso. Il ricordo del Sangue è
eterno - tanto che lo stesso apostolo vede il Signore a capofila di molti - lui e i molti
su cavalli bianchi, Lui - vestito di una veste tinta di sangue e il Suo Nome è la Parola
di Dio. Veste e Parola - sono nel Sangue: il Sangue parla. Ce lo dice Ebrei 12: 24.
Solo dopo la visione di Apocalisse 19 sono enumerate varie vittorie - e poi il giudizio
- e Resurrezione - e infine la Nuova Gerusalemme e il finale messaggio « Ecco io
vengo tosto » - rapidamente.
Vi è un rapporto diretto fra Croce e Resurrezione, fra lo spirare di Gesù - come
Uomo di dolori, esperto in languori - sulla Croce, e la Resurrezione. E lo spirare di Lui
cominciò col mettere in vita gli altri, non se stesso. Lui fu rimesso in vita, risuscitato
dal Padre, a mezzo dello Spirito Santo (Romani 8: 11).
Viene qui da ricordare Giobbe, figura di Gesù e della Chiesa. Giobbe, ridotto
polvere - come morto - dovè prima essere occupato pel bene degli altri - pregare per
i tre che lo avevano travagliato - e solo dopo fu ristorato lui.
Così è dei morti-risuscitati; dimenticano se stessi, e vivono per gli altri. Il
Signore li glorificherà nel suo buon tempo, nel Regno della Luce. Sulla terra, sono
lasciati per altri; ne’ essi - se vivono nello Spirito in cui Dio vuole che vivano - ne’
essi desiderano nulla per se stessi, anzi, come è scritto in Giovanni capo 16: 21-24,
non sanno nemmeno più pregare da se stessi e per se stessi – ma solo nel Nome di
Gesù (verso 23).
Vogliamo chiudere queste pagine lunghe - e anche troppo brevi - con un
ritratto. È San Matteo che lo ha scritto:
« E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo Spirito. Ed ecco, la
cortina del tempio si fende’ in due, da cima a fondo; e la terra tremò; e le, pietre si
schiantarono; e i monumenti furono aperti e molti corpi de’ santi, che dormivano,
risuscitarono » (S. Matteo 27: 50-52).
Dopo la nascita di Gesù, bambini innocenti furono fatti uccidere da Erode. Ma,
poiché è scritto che il giorno della morte è preferibile a quello della nascita - è alla
morte che si conosce davvero il santo.
Il santo, che già in un senso è morto ed è risuscitato, arriva poi, finalmente,
alla morte - abbandono del corpo. Ed è da allora che egli diviene davvero prezioso -

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 117


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Iddio lo fa prezioso. La morte è porta alla vita - vera vita.
Queste, alla morte di Gesù, furono davvero resurrezioni: Tombe si aprirono -
dei morti tornarono in vita - ma non si mossero se non dopo che fu risuscitato Gesù.
Lui è il Principe della Resurrezione.
Molto in vita aveva operato Gesù - ma ora, da quando è spirato, si allarga più
e più la grande opera di Lui. Senza che Egli abbia detto nemmeno una parola a
quelle tombe - o predicato ad alcuno - fu alla Sua morte che tombe si aprirono -
morti tornarono in vita. Il centurione esclamò la più grande testimonianza: «
Quest'uomo... Figliuolo di Dio », e le turbe furono commosse e se ne andarono
battendosi il petto. Ah! disse bene qualcuno - che nessuno fu tanto poco curato
mentre fu in vita e tanto onorato dopo morto - diciamo da quella morte in poi. Tale è
il ritratto che i santi hanno fisso nel cuore e così vivono - quelli che sono « morti con
Lui - risuscitati con Lui: Figliuoli della Resurrezione.

Capo LX
DALLA TOMBA AL PAESE
IL VOSTRO PAESE

« Perciò profetizza, e dì loro: Così ha detto il Signore Iddio: Ecco, io apro i vostri
sepolcri, e vi trarrò fuor delle vostre sepolture, o popol mio; e vi ricondurrò nel paese
d'Israele » (Ezechiele 37: 12).
Senza negare le promesse speciali nei riguardi del popolo d'Israele - promesse che
sono scritte nel Libro - specialmente in tre capitoli dell'epistola ai Romani - Israele,
davanti a Dio, é profezia della Chiesa. Il Signore, parlando al Suo popolo, l'Israele
spirituale, promette di aprire le loro tombe; che in questo caso esistevano per
davvero. Coloro che escono dalle loro tombe non possono muovere, agire
immediatamente, ma debbono aspettare l'ordine dallo Spirito; costoro saranno e
sono ricondotti nel paese d'Israele.
Quando il Signore spirò sulla croce, le tombe furono aperte; ma i santi così
richiamati in vita non entrarono subito nella città, perchè il Principe-Duce della
Resurrezione doveva prima tornare in vita. Solo quando il Signor Gesù risuscitò, quei
santi, le cui tombe erano state aperte, entrarono nella santa città. Non desideriamo
estenderci sul soggetto, perchè altra è la nostra meta, altro il nostro scopo. Il punto
che stiamo trattando è, che quando si e risorti, da morti che si era, non siamo
padroni delle nostre mosse: queste debbono essere guidate, passo dopo passo, dal
Principe-Duce della Resurrezione. Perchè come Gesù non si risuscitò da Sè, ma fu
risuscitato dal Padre per la potenza dello Spirito Santo (Romani 8: 11), così noi, se
siamo risuscitati con Lui, dobbiamo essere guidati dal Principe-Duce della

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 118


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
Resurrezione. Inoltre, come Egli é entrato nel cielo nel giorno dell'Ascensione
portando con Sè in cattività moltitudine di prigioni, così a nostra volta, prima di
raggiungere l'al di là, siamo ora nel regno dello Spirito, muovendoci in nuovo ter-
ritorio, non con sforzi o volontà umani, ma calcando le orme del nostro Signore Gesù
Cristo. Egli ci condurrà nel paese d'Israele.
Nell'Antico Testamento vediamo che fu Giosuè - Giosuè significa Gesù,
Salvatore - a condurre il popolo dal deserto nel paese di Canaan. Ed è il vero Giosuè,
il Salvatore Gesù Cristo, che conduce ora, mentre siamo in questa vita, dal territorio
primiero nel regno dello Spirito. I santi richiamati in vita alla morte di Gesù non
furono risuscitati appieno finché Gesù non era risorto, ma quando il grande
avvenimento ebbe luogo, essi entrarono nella città santa. Così pure tutti quelli che
sono passati dalla morte ed hanno raggiunto la vita mediante la resurrezione, ri-
cevono in questa vita una caparra, un pegno del futuro, essendo introdotti, traslati,
dalla potenza del Signore in un nuovo regno.
Concludiamo. Leggiamo in Colossesi 1: 13 « Il quale ci ha riscossi dalla
podestà delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figliuolo dell'amor suo ». In
generale si considera il rapimento della Chiesa (traslazione), come un avvenimento
futuro che avrà luogo al ritorno finale di Gesù. È uno sbaglio, perché vi sono molte
venute di Gesù; e vi sono speciali rivelazioni del Signore, per cui abbiamo bisogno
di Grazia speciale, com'è scritto in I Pietro 1: 13. Vi è dunque anche una
presente traslazione. Ricordiamoci che l'apostolo Paolo dice che viviamo nei luo-
ghi celesti come nella nostra propria città; il che significa che la nostra cittadinanza è
nei cieli. Perciò, coloro che son passati dalle porte della morte mistica e sono entrati
nella resurrezione, nella misura concessa in questa vita, sono introdotti, condotti,
seguendo il Principe-Duce della Resurrezione, ed in ispirito entrano nella città e
vivono nell'al di là, quantunque ancora su questa terra. Questa é traslazione. A
nulla giova parlare di rapimento finale o di traslazione finale se non siamo
rapiti, traslati, mentre siamo in questo corpo. I cristiani che passano dai
processi dolorosi di morte ed entrano nella resurrezione, nella vita nuova, dimorando
sempre in Cristo, vivono simultaneamente in due mondi: in cielo ed in terra.
Un'ultima considerazione. La zona limitrofa fra questi due regni è, al principio
della nostra vita cristiana, molto spessa (opaca); ma a mano a mano che avanziamo
col Signore, il muro di separazione diventa sempre più sottile; in un certo senso
diventa trasparente. Infatti, il tempo viene per quelli che son passati da morte a
resurrezione, che prendono maggiore interesse all'al di là che non alle cose della vita
presente. Si muovono in questa vita come in un sogno, perché il loro cuore e i loro
affetti sono in cielo, la patria loro. Vero è che non sono ancora in cielo; ma
cominciano a rallegrarsi nelle potenze del mondo a venire, e mentre sono ancora in
questo corpo, cominciano a conversare anche con gli angeli, non solo nei luoghi
celesti, ma anche nella Nuova Gerusalemme. Le realtà celesti si delineano sempre
più grandi; e mentre la terra svanisce, il cielo si fa sempre più vicino. Parlando

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 119


Lui e La Sua Dottrina, Lui e i Suoi
materialmente, essi sono in questo pianeta; ma spiritualmente, essi vivono nell'al di
là. Essi, in un certo senso profetico, sono già passati da morte a vita.
Questi sono figliuoli di resurrezione.

Capo LXI
TRASLAZIONE

Il PELLEGRINAGGIO CRISTIANO può considerarsi come consistente tre parti:


Rivelazione, che include naturalmente la Grazia, e che a questa sussegue; Guida,
o il dimorare in Cristo per conoscere la Sua volontà e obbedirvi; e finalmente
Traslazione.
In Colossesi 1: 13 leggiamo: « Il quale ci ha riscossi dalla podestà delle
tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figliuolo dell'amor suo ».
Un cristiano - anche dopo che é diventato nullo in se stesso, dopo che si è
completamente abbandonato al suo Signore e identificato con Lui - anche allora egli
é suscettibile di venir meno; egli può essere tentato di tornare indietro, specialmente
se è stato duramente provato.
Questo stato esiste, perché le delusioni che si protraggono a lungo tendono a
scoraggiare anche i più consacrati. Perplessi nella mente, col cuore dolorante, il
pellegrino non ha ne’ la forza, né il coraggio di proseguire il cammino: la sua anima
gli viene meno. Tenebre e silenzio lo avvolgono più che mai. Sembra, a volte, che
tutto sia perduto; eppure lo Spirito del Signore e sempre in attività, quand'anche il
pellegrino non lo veda, non lo percepisca. La preghiera è trasformata in lamenti;
l'allegrezza in pianto. A quel punto (o in quel frangente) interviene il Signore. Egli
raccoglie lo stanco, ma fedele pellegrino nelle Sue potenti braccia - per così dire - e,
con atto sovrano, lo trasporta, benché ancora nel suo corpo nel benedetto Regno
dello Spirito. Questa è traslazione.
Forse non sono numerosi coloro che possono comprendere questo, ma in
confidenza affermiamo che questa è (la fine) di ogni santo. Una grande inaspettata
crisi, un cumulo di eventi tristi e di conflitti, qualche grave perdita o lutto doloroso,
spezzano gli ultimi legami che ancora ci tengono attaccati alla nostra esistenza
terrena.
Il Signore allora interviene, e trasporta il Suo figliuolo nel regno superiore - nel
Regno del Figliuolo dell'amor Suo.

Lui e la Sua Dottrina, Lui e i Suoi: Giuseppe Petrelli Pagina 120