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Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

Nella splendida Ferrara dei duchi d’Este, nel 1474, nasce Ludovico


Ariosto. È uno dei poeti più straordinari mai esistiti e la sua opera principale –
«l’opera di una vita», come diceva Italo Calvino – ossia l'Orlando furioso, ne è
la prova tangibile. Fu iniziato agli studi forensi ma ben presto seguì
la vocazione letteraria. Studiò il latino (bene) e un po’ di greco. Si dedicò alla
poesia in lingua volgare: scrisse rime d’amore e satire, secondo il modello
oraziano. Cercava, inoltre, le amicizie dei letterati dell’epoca. Ad esempio,
conobbe Pietro Bembo (l’umanista autore delle Prose della volgar lingua,
1525) e ne subì l’influenza, come vedremo più avanti.   

   Una seconda edizione del Furioso è nel 1521; l’opera stava avendo


un successo travolgente, contando addirittura 17 ristampe.

L’ultima revisione dell'Orlando Furioso pubblicata nel 1532 con


significativi aggiustamenti (passa da 40 a 46 canti, e revisione
linguistica secondo il modello bembiano); qui muore nel 1533, in contrada
Mirasole, nella sua piccola e dignitosa casa, circondato dagli affetti familiari.
Dell'Orlando Furioso avanzarono 5 canti, pubblicati a parte, postumi.   

Alcuni anni prima dell'uscita dell'Orlando Furioso, sempre a Ferrara,


intorno al 1494, il poeta Matteo Maria Boiardo, morendo, aveva lasciato
incompiuto un altro poema sul celebre paladino: L'Orlando inamorato.
Ludovico Ariosto, con l'Orlando Furioso, dichiara di voler fare una «gionta»
(un’aggiunta) all’Innamorato; e quindi la sua narrazione parte proprio da
dove Boiardo l’aveva interrotta. Rispetto al predecessore, Ariosto porta
alle estreme conseguenze l’amore disperato di Orlando per Angelica,
principessa del Catai. Da quest’amore egli esce pazzo: ossia Furioso.  

Definire la trama dell'Orlando Furioso è quasi impossibile perché ci troviamo


di fronte a una selva intricatissima di trame e sotto-trame, come già fa
intendere Ariosto nei primi due versi del proemio (Orlando Furioso I, 1: «Le
donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto…»,
utilizzando un doppio chiasmo, segno che l’intreccio è fittissimo).      

Ci sono tre trame principali nell'Orlando Furioso:      


1. La guerra dei Franchi contro i Saraceni;
1
2. L’amore di Orlando per Angelica;
3. Le vicende di Ruggiero e Bradamante

I personaggi principali dell'Orlando Furioso, oltre ad Orlando e


Angelica, sono appunto Carlo Magno, Rinaldo, Astolfo, Rodomonte, tutti
appartenenti al ciclo carolingio, mentre del ciclo bretone, abbiamo la magia e
il meraviglioso, che ritroviamo in personaggi come la maga Alcina e il mago
Atlante. Tanti personaggi, tante storie: Bachtin, un grande critico letterario,
definisce opere di questo genere «polifoniche», dalle moltissime voci al punto
che non esiste un unico protagonista. L'Orlando Furioso è un labirinto in cui
tutti i personaggi sono alla ricerca inutile e frustrante di qualcosa. Ognuno è
impegnato nella propria ‘queste’ (dal francese, ricerca o inchiesta), sempre
fallimentare, al punto che il movimento è perenne e circolare; il cavaliere
‘erra’. 

Lo spazio dell'Orlando Furioso è orizzontale e multi-direzionale (i


personaggi si muovono quindi sullo stesso piano e vanno in diverse direzioni),
si riparte da un altro personaggio, e così via, intrecciando una trama
all’altra. Da un punto di vista stilistico, Ludovico Ariosto nell’edizione
definitiva utilizzò una lingua che avesse un respiro nazionale, e quindi si affidò
alle teorie di Bembo che proponeva come modello il fiorentino
scritto di Boccaccio e Petrarca. Abbiamo quindi un linguaggio dai toni medi
pronto a impennate sublimi, tanto quanto a discese pacate nel comico. Il metro
usato nell'Orlando Furioso è l'ottava, tipica del poema epico-cavalleresco.   

Gli ultimi canti dell'Orlando Furioso accentuano di più l’aspetto epico:


si va verso lo scontro finale contro i Saraceni; le trame tendono a risolversi pur
lasciando un finale aperto. Quest’opera, quindi, sintetizza la visione della realtà
dell’Umanesimo cogliendone già gli elementi di crisi. Ariosto sembra presagire
che molte delle guerre che di lì a poco si combatteranno, saranno causate
da ciechi idealismi.