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PARTE QUARTA L’età delle corti: la prima fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1380-1492)

CAPITOLO I L’età delle corti: il Quattrocento 1

S4 ON LINE I cenacoli umanistici (V. De Caprio)

INTERPRETAZIONI Secondo Vincenzo De Caprio, la struttura aggregativa del cenacolo non comportava un’unica linea di politica
culturale. Si trattava di “gruppi di amici”, che si riunivano per «contiguità socioculturale», senza alcuna forma di
centralizzazione, con l’unico «scopo, non strumentale, dell’unione di gruppo». In tali gruppi l’interesse collettivo
per le attività dei singoli membri si accompagna all’esigenza di non «condizionarle direttamente se non entro i li-
 da V. De Caprio, I cenacoli miti fluidi di una funzione socializzante»: di qui le tendenze polidirezionali e il carattere del tutto sperimentale del-
umanistici, in AA.VV.,
Letteratura italiana, diretta da la loro attività culturale. Ma è soprattutto interessante la parte del saggio di De Caprio in cui viene analizzato il
A. Asor Rosa, Il letterato e le rapporto fra struttura del gruppo, carattere interdialogico della conoscenza che esso presuppone e sviluppo del
istituzioni, I, Einaudi, Torino
1982, pp. 801-804, con tagli. genere umanistico del dialogo. Di questa parte riproduciamo i passi più significativi.

La fortuna di questa particolare formula aggregativa1 può verosimilmente essere vista come l’effetto indotto dall’inizia-
le refrattarietà delle vecchie istituzioni culturali, soprattutto delle università, verso le istanze dell’Umanesimo; dall’esi-
genza di autoindividuazione (attraverso un sistema oppositivo verso la cultura e gli istituti medievali) di ceti intellettua-
li nuovi2 o che si sentono tali; dalla tendenza a sostituire un apparato laico e privato agli apparati tradizionalmente de-
legati alla formazione e alla trasmissione del sapere e ormai poco funzionali rispetto a una rinnovata domanda socia-
le di cultura; infine dall’esigenza del confronto fra posizioni diverse, dello scambio delle esperienze, del dialogo aper-
to, che costituisce un risvolto importante di una concezione «sociale» della cultura3 (quale è quella maturata nel pri-
mo Umanesimo fiorentino), e, più in generale, di un’attività elaborativa (quale è nel complesso quella umanistica) di
tipo «sperimentale», cioè aperta, volta in più direzioni e perciò anche contraddittoria e per certi versi lacerante. Insom-
ma il diffondersi delle sodalitates4 parrebbe un fenomeno necessario nella sua funzionalità alle esigenze della cultu-
ra umanistica, dei suoi agenti, dei ceti sociali che essa esprime, oltre che alle caratteristiche «sperimentali» che essa
si trova ad assumere. Anzi, da quest’ultimo punto di vista, l’istanza solidaristica presente nei cenacoli pare rivelare la
stessa origine delle fratture, delle lacerazioni, delle polemiche che attraversano la cultura umanistica.
Per cogliere la pluralità dei piani su cui è necessario articolare l’ipotesi di un nesso organico fra Umanesimo e soda-
litates, non va inoltre sottovalutato un elemento ideologico-culturale di fondo che spinge intellettuali imbevuti del mi-
to della paradigmaticità5 delle esperienze classiche a cercare di conformare nuovi istituti culturali ai modelli offerti
dalla tradizione antica. E questi sono certamente dei modelli che vanno in direzione della tipologia del cenacolo. […]
Come s’è accennato, la specificità quattrocentesca delle sodalitates non è un dato riscontrabile solo sul piano
delle situazioni di fatto, conseguenza della proliferazione di istituti informali poi soppiantati da altri e ben più so-
lidi, quali le accademie in senso proprio. Essa si situa anche, e direi soprattutto, nell’essere la sodalitas,6 per l’in-
tero Quattrocento e sino ai primi decenni del Cinquecento, l’istituto culturale forse più produttivo di discorso in-
torno a se stesso. Il riferimento al dialogo umanistico diventa a questo punto obbligato. Ma se il dialogo può
presentarsi come la proiezione discorsiva della sodalitas, questa, a sua volta, si alimenta, si sviluppa, si trasfor-
ma sulla base di questa propria capacità proiettiva.7 Attraverso il dialogo l’istituto-cenacolo diffonde all’esterno
un’immagine di sé che si pone come limite al quale tendere, strumento ideologico di lettura della sodalitas da
parte dei protagonisti ed elemento di trasformazione della stessa tipologia aggregativa. Per questo la sodalitas,
in sé, si rivela anche come una delle istituzioni quattrocentesche più produttive sul piano della capacità di deli-
neare e di diffondere (e in qualche modo di realizzare, per autoconformazione ad esso) un proprio modello. […]
Il dialogo umanistico, se non esprime una concezione dialogica della verità, per esempio di tipo socratico, espri-
me tuttavia, sul piano intanto dei procedimenti formali, quella che può essere definita come una concezione dia-
logica del processo conoscitivo.8 Rinviando a questa concezione, il dialogo va nella direzione della modellizzazio-
ne dell’istituto del cenacolo come della struttura funzionalizzata a quest’unica produttiva forma di procedimento
conoscitivo attuata in comune, attraverso lo scontro e l’incontro delle posizioni dei singoli.9 In altri termini, la con-
sapevolezza del valore conoscitivo della discussione costituisce il fondamentale tratto ideologico capace di crea-
re un collegamento fra strutturazione formale del dialogo ed esemplarizzazione della tipologia culturale della so-
dalitas. La coscienza di questo valore diventa anzi l’asse ideologico intorno al quale, insieme, si giustifica la riaf-
fermazione del genere dialogico e si definisce, per accumulo di valori, il modello di sodalitas.

1 formula aggregativa: l’autore si riferisce mo fiorentino tra elaborazione intellettua- 8 Il dialogo…conoscitivo: il dialogo uma-
alla diffusione del sistema dei cenacoli, le e attività politica. nistico non rimanda a una concezione del-
associazioni di amici che si riunivano pres- 4 sodalitates: sodalizi, gruppi di amici, ce- la verità che nasce dal dialogo, secondo
so un mecenate, un libraio, in un conven- nacoli. il modello socratico, ma viene usato co-
to, uniti dagli stessi interessi culturali. 5 paradigmaticità: esemplarità. me metodo, come procedimento formale
2 dall’esigenza…nuovi: dall’esigenza da 6 sodalitas: sodalizio, cenacolo. attraverso cui si sviluppa il processo del-
parte dei nuovi intellettuali di trovare una 7 Ma se il dialogo…proiettiva: come il dia- la conoscenza.
propria identità, opponendosi alle vecchie logo traduce sul piano del discorso la 9 il dialogo…singoli: la struttura di gruppo
istituzioni. struttura del cenacolo, quest’ultimo si svi- del cenacolo diventa il modello più fun-
3 concezione «sociale» della cultura: con- luppa grazie alla capacità di proiettare le zionale a questa forma di procedimento
cezione della cultura come impegno al proprie caratteristiche nel dialogo. Il dia- conoscitivo, che si attua attraverso il dia-
servizio della comunità. Si ricordi il forte logo diventa elemento fondante la tipolo- logo, il confronto e lo scontro delle posi-
legame che sussiste nel primo Umanesi- gia dei vari cenacoli umanistici. zioni dei singoli personaggi.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]