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PARTE TERZA Autunno del Medioevo e rinnovamento preumanistico: l’età di Petrarca, Boccaccio, Chaucer (1310-1380)

CAPITOLO VII Il Canzoniere 1

S21 ON LINE Il sonetto proemiale e il pubblico del Canzoniere (M. Santagata)

INTERPRETAZIONI Alla luce del rapporto tra «io» e «voi» postulato nel *sonetto *proemiale del Canzoniere, Santagata definisce la
novità del pubblico dei lettori sancita dall’opera petrarchesca. A differenza delle *poetiche precedenti, l’opera-
zione letteraria di Petrarca non presuppone più un pubblico specifico cui rivolgersi, ma ipotizza di fatto l’apertu-
ra a un pubblico potenzialmente illimitato (universale). A questa modificazione corrisponde la novità della ma-
teria petrarchesca, che è l’io del poeta, inteso tanto nel suo aspetto individualistico quanto come rappresenta-
tivo della soggettività in senso universale. Appunto la trasformazione di queste due entità, il «voi» (non più pub-
 da M. Santagata, Dal sonetto blico definito ma lettore in generale) e l’«io» (non più solo origine del discorso ma oggetto di esso), definisce la
al Canzoniere, Liviana, Padova
1979. novità della lirica petrarchesca, la modernità fondativa del Canzoniere.

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono


di quei sospiri ond’io nudriva ’l core

Il rapporto che il Canzoniere istituisce col suo pubblico, emblematizzato da quel pronome (Voi) che lo nomina da
una sede tanto importante può essere un buon punto di avvio per la nostra ricerca. Nel rapporto col pubblico sta
infatti una delle maggiori innovazioni della poesia petrarchesca, una di quelle che hanno segnato il corso della
lirica europea. Il testo petrarchesco si rivolge ad un uditorio privo di caratterizzazioni sociali o culturali o ideologi-
che: non è una cerchia aristocratica né un pubblico borghese, non un gruppo di «scuola», né una udienza spe-
cializzata (le donne o i «fedeli d’amore»). L’unico requisito che il testo sembra richiedere al proprio lettore è quel-
lo di essere tale, di «ascoltare». È forse la prima volta nell’epoca moderna che la poesia lirica si rivolge a un pub-
blico non preselezionato. Sicuramente, rispetto alle condizioni duecentesche, anche alle più «aperte», Petrarca ipo-
tizza e richiede un’udienza molto più vasta, tendenzialmente universale. Mentre dunque la prassi poetica duecen-
tesca appare strettamente legata ad una specifica referenza sociale, la poesia del Petrarca sembra non volersi rap-
portare a nessun referente determinato. A questo pubblico indifferente Petrarca propone una storia d’amore, la
sua personale storia d’amore. Una storia però che è anche un itinerario spirituale e in quanto tale un itinerario sim-
bolico, suo e di tutti, individuale ed esemplare. È ovvio allora che un testo di morale cristiana si rivolga ad un pub-
blico universale: una vicenda di salvazione (in senso agostiniano) non può rinchiudersi entro confini socialmen-
te determinati.
Quella descritta ora è però l’esplicita operazione ideologica del Petrarca, l’intenzione che la regge e il quadro
di riferimento entro il quale vuole collocarsi. Se la assumessimo sic et simpliciter,1 rinunceremmo a fare del-
la storia per fare del «petrarchismo», filologicamente fondato, ma pur sempre subalterno al grande gioco del
fondatore.
Anche il rilievo e la coerenza che, soprattutto nella critica più recente, si tende ad attribuire alla storia d’amore,
necessario presupposto dell’altra storia, mi sembrano un tributo non illegittimo, ma forse un po’ forzato, alle espli-
cite indicazioni di lettura del Petrarca. È una impressione condivisa da molti lettori del Canzoniere che quella
storia sia più asserita o suggerita che effettivamente calata in racconto. Non credo che si cada necessariamen-
te nello psicologismo rilevando che, prima ancora della dimensione narrativa, ciò colpisce nel Canzoniere è l’in-
vadenza del personaggio che dice «io», al punto che la storia stessa sembra quasi in funzione di quell’«io», che
viene così ad accamparsi al centro dello spazio testuale, nella duplice veste di oggetto e di soggetto del discor-
so. La macrostruttura con le sue articolazioni «romanzesche» solo in un secondo momento viene percepita come
«forma» che dà senso ed orientamento ad una esperienza individuale; al primo impatto appare piuttosto il luo-
go o lo spazio creati dall’espansione di un «io» soggettivo.
«Io» soggettivo non apparirà una zeppa2 se si riflette su ciò che quel pronome indica nella lirica del Duecento: ivi
l’«io» del poeta è infatti una istanza locutrice o testimoniale3 che si rapporta immediatamente ad una collettività:
l’«io» che parla non si identifica con la materia di cui parla, l’«io» che fonda il discorso non è l’oggetto del discor-
so. Dunque la seconda grande novità petrarchesca, omogenea al rifiuto di una specifica referenza sociale, è nel-
l’aver chiuso su se stesso il cerchio della poesia: l’«io» parla di sé. Lo statuto della lirica duecentesca ne viene ra-
dicalmente sconvolto: la poesia da mezzo di scambio, da canale di trasmissione di una realtà culturale di cui es-
sa è parte ma che in essa non si esaurisce, richiudendosi in se stessa si trasforma in oggetto. Il poeta ed il pro-
prio testo, fra loro individualmente legati, si offrono alla fruizione del pubblico. Una fruizione che può, anzi che de-
ve essere apprendimento, ma una forma di apprendimento che ignora i canali della didassi.4 Al dire d’Amore, che
richiede un pubblico «intelligente», Petrarca sostituisce il confessare l’amore sollecitando la simpatia, la compren-
sione, oggi diremmo l’identificazione da parte dei suoi lettori.

1 sic et simpliciter: letteralmente vale co- artisticamente ma richiesta da ragioni me- menti di esso.
sì e semplicemente; cioè ‘senza operare triche, stilistiche, ecc. 4 didassi: i processi didattici.
distinzioni e approfondimenti’. 3 una istanza locutrice o testimoniale: il
2 una zeppa: un’aggiunta non necessaria punto di origine del discorso o dei riferi-

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE TERZA Autunno del Medioevo e rinnovamento preumanistico: l’età di Petrarca, Boccaccio, Chaucer (1310-1380)
CAPITOLO VII Il Canzoniere 2

Se mettiamo in rapporto il «voi» che inaugura il Canzoniere con quell’«io» che lo affolla in ogni piega, misuriamo
in un solo colpo d’occhio tutta la sproporzione tra la vastità del pubblico a cui il poeta si rivolge e la limitatezza
dell’oggetto su cui la sua poesia si costruisce. Sembrerebbe quasi che il prezzo pagato dalla lirica per svincolar-
si da una committenza sociale ristretta sia stato la rinuncia al vasto territorio extrasoggettivo. […]
Ma questa è una operazione ideologica che nasconde, un disagio di fondo, il disagio di una poesia che ha per-
so il contatto ravvicinato, organico con il suo pubblico. Il rovesciamento attuato con il romanzo presuppone infat-
ti l’individualismo di base, presuppone la rottura del rapporto duecentesco tra pubblico e poesia.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]