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Indice

•Introduzione: una nuova definizione

•Sono apparso alla madonna: un'autobiografia critica

•Nostra signora dei Turchi


-il letterato e il poeta
-generi e forme
-i mezzi
-come nacque Nostra Signora dei Turchi
-Nostra Signora dei Turchi dal punto di vista della parodia

•Altre lingue di Carmelo Bene

•Altri linguaggi di Carmelo Bene: cinema e musica


-Il film di Nostra Signora dei Turchi
-La musica di Nostra Signora dei Turchi

•Conclusioni

1
Introduzione

Una nuova definizione


In un'intervista di Sandro Veronesi del 19951 Carmelo Bene disse: “non si può fare
letteratura con la letteratura, non si può fare teatro col teatro, non si può fare cinema
col cinema, io dico non si può vivere con la vita” e analogamente nella lunga
intervista pubblicata in Vita di Carmelo Bene con Giancarlo Dotto “Nessuno fa
letteratura per fare letteratura. Nessuno vive per vivere. Non si può fare musica con
la musica.”2). Questo è il primo di una serie di principi apparentemente paradossali
che hanno animato la sua vita e la sua opera. Salta all'occhio l'apparente
contraddizione con cui l'autore dice che “non si può fare letteratura con la
letteratura”, mentre aveva pubblicato nel 1966 il suo primo di cinque romanzi:
Nostra Signora dei Turchi (oltre alle analoghe contraddizioni sul teatro, a cui è
sempre stato associato, e sul cinema, in cui si sperimentò in cinque film ma in una
parentesi ristretta di anni nella sua vita). Questo denota sia una tendenza al gusto per
la provocazione, il paradosso (“assurdi dialoghi o monologhi interiori sviluppati alla
maniera di Beckett3”), la critica verso la letteratura e il cinema, la volontà di
distruggere i mezzi utilizzati, di differenziarsi dagli altri interpreti di quel mezzo
comunicativo, quindi nuove definizioni di 'letteratura', 'teatro' e 'cinema'.

Sono apparso alla madonna: un'autobiografia critica

L'autobiografia di Bene Sono apparso alla madonna è anche spesso un'opera critica
delle sue opere, seppure dobbiamo tenere conto fin dove le sue analisi possono essere
considerate oggettive o verosimili, come lui stesso ci avverte: “Ora, quando si narra
una sia pur sintetica autobiografia, che fondandosi sul proprio non-esserci,
sull’abbandono, sulla mancanza, non può che lasciarsi stilare dall’immaginario di
questo stesso reale si vuol dire che Otranto fu visitata da una storia che (...) fu e
continua ad essere il culto (cultura) di tutte le altre storie che quell'evento storico
estromise4”.

1 Intervistato in occasione del centenario dell'invenzione del cinema e trasmesso a puntate che
precedevano una trasmissione quotidiana sul Festival di Venezia di Sandro Veronesi (l'intervista
completa è disponibile su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=aOMK_HqF5IM )
2 C. Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, Milano, 2016, p. 393
3 S. Giorgino, L'ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella, Lecce, 2015
4 C. Bene, Sono apparso alla madonna, Bompiani, Milano, 2016, p. 9

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Di certo sappiamo che nacque a Campi Salentina nel 1937: 'in terra d'Otranto (…) E' lì
appunto, nel primo dì d'un settembre io fui nato5'. Si nota già la tendenza, che tratteremo
in seguito, dell'autore all'arcaismo ('io fui nato') con una costruzione passiva di un verbo
in realtà intransitivo, che denota il pensiero di Bene nel sentirsi agito piuttosto che agire
e quindi 'fui nato' e non 'nacqui'. Infatti vederemo che ogni capitolo di questo testo
presenterà un diverso lessico, stile e sintassi a seconda dell'argomento trattato,
modellato su autori specifici o determinati periodi. La madre di Bene era una casalinga,
suo padre un industriale del tabacco. A diciassette anni, col pretesto di studiare Legge,
come volevano i suoi genitori, si trasferisce a Roma, dove inizia a frequentare due
scuole teatrali: la Silvio D'Amico e la Sharoff, entrambe però giudicate male da lui,
eccetto per i pochi amici conosciuti, e le lotte di scherma, svolte in solitaria all'interno
delle stesse scuole teatrali, e che preferiva alle lezioni di teatro, ritenute inutili. In quel
periodo per conto suo si istruisce sulla musica di Verdi e Musorgskij, che nel film
Nostra Signora dei Turchi fa da collante della storia e da' significato altrimenti nascosto
alle scene, tratteremo più avanti l'importanza dell'udito e della musica nel suo pensiero.
Inizia a conoscere anche la letteratura leggendo per conto proprio.

Nel 1959 finalmente insieme a Enrico Ruggiero, conosciuto alla Silvio d'Amico, ha
luogo il suo esordio al Teatro della scala col Caligola, i cui diritti vengono
inaspettatamente ceduti da Albert Camus a Bene in un breve incontro al Teatro la
Fenice di Venezia. Anche qui non sappiamo quanto il resoconto dell'incontro possa
essere verosimile: 'il primo determinante incontro della mia vita. Albert Camus.
Venezia. Teatro La Fenice. Esterno-giorno. Un incontro in tre tempi.'6. Anche in
questo caso oltre al dato biografico interessa la sintassi tipica di una sceneggiatura6
che è usata nel racconto, ben pertinente al contesto teatrale, cioè il tentativo di
richiesta a Camus, raggiunto al teatro La Fenice di Venezia, dei diritti del Caligola.
“Io e il mio compagno regista esponevamo a Camus la messa in scena (...). Camus

5 C. Bene, Sono apparso alla madonna, Bompiani, Milano, 2016, p.7


6 C. Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, Milano, 2016,
p. 14

6 'Per le opere letterarie di Carmelo Bene non è possibile ricorrere alle tradizionali distinzioni di
genere, dal momento che le caratteristiche delle sue pubblicazioni fanno pensare, piuttosto, ad una
contaminazione di generi letterari differenti, al limite fra drammaturgia, saggio, romanzo,
autobiografia, e sceneggiatura, da 'S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op.cit., p. 23

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seguiva attentissimo e finalmente persuaso s’informò molto gentilmente a chi
sarebbe stato affidato il primo ruolo. “A me, non le basta?” “Tre aranciate”, confidò
Camus sorridente al cameriere. Le ultime tre aranciate, grazie a Dio, dal momento
che a condir meglio le nostre buone intenzioni ci eravamo addirittura inventati astemi
per la grande occasione, e quindi s'era di già alla trentesima di quelle benedettissime
aranciate.7” Il pezzo, giocando sulla metafora delle aranciate, diventa uno sketch
comico. Camus diede a Bene gratuitamente i diritti del Caligola in precedenza
sospesi per l'Italia.
Lo spettacolo fu un successo di critica e pubblico, ma le numerose repliche
stancarono Bene e l'oppressione dello Stato dovuta al Ministero dello Spettacolo e
del Turismo (“il ministero fu poi davvero abrogato, dopo un mio ricorso al Tar, con
un plebiscito”8) lo rendevano insofferente. Allora si ritirò nella villa paterna di Santa
Cesarea Terme, dove scrive e ambienta Nostra signora dei Turchi il suo primo e più
importante romanzo, che avrà due versioni teatrali (nel '66 e nel '73) ed una
cinematografica (che aprirà la parentesi cinematografica 1968-1972 di Bene
vincendo il Leone d'Argento a Venezia).

Quasi ogni capitolo di Sono apparso alla madonna esplora un secolo letterario o una
genere, capacità che trasferisce in ogni sua opera e Bene ne è consapevole: 'Fino a
qualche anno fa potevo scrivere nel 'volgare' di tutti i secoli, a partire dal provenzale,
nella lingua del Boccaccio del Guinizzelli, senza peraltro vantare crediti di filologia
romanza. Mi sono sempre esercitato molto, letto un'infinità di testi dal 1100 in poi.
L'arcaismo di Sono apparso alla Madonna serve sopratutto a sottrarre l'argomento
dell'attualità banale (…) Spostato anacronisticamente in un non-luogo e in un
nontempo, ne guadagna un senso critico e un'ironia che lo squallore dell'attuale non
potrebbe mai dare9'
Per questo quando scrive sulla lectura dantis tenuta a Bologna nel capitolo in cui
raggiunge il climax dell'autobiografia e che da' il nome all'opera intera Sono apparso
alla madonna il ritmo si fa più lento e 'infernale' con una gran quantità di arcaismi, di
termini danteschi (galeotto, bolgie), quattrocentismi; secondo Giorgino è
un'imitazione dei primi commentatori di Dante10.

7 C. Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, Milano, 2016 p


8 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, Milano, 2016, p. 2012
9 C. Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, Milano, 2016, p. 247
10 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op. cit., p. 172

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Nostra Signora dei turchi

Il letterato e il poeta

In particolare interpretare i testi di Carmelo Bene significa anche basarsi su lui


stesso, che è stato il maggior critico di sé, avendo dato costantemente chiavi di
interpretazione del suo lavoro, a volte fin troppo manifeste, altre volte ascrivibili a
codici condivisi, infine alcune volte esclusivamente personali e biografiche.

Nostra Signora dei Turchi, come ricorda Sciotto “la prima opera totalmente
autoriale”11, ha un ruolo centrale nella poetica e nella biografia di Carmelo Bene sia
per motivi di contenuto che per motivi formali. Giorgino sottolinea l'importanza non
sempre riconosciuta che riveste la produzione letteraria: “Carmelo Bene è stato un
poeta (…) dunque, la prospettiva può essere così ribaltata: nella ricerca artistica di
Carmelo Bene è la poesia che precede il teatro”12. Secondo Giorgino la sua opera è
un grande progetto automitografico: “Carmelo Bene ci ha lasciato una vasta
produzione scritta (…) con cui dà compimento al suo progetto automitografico13”,
ultima delle quali, nel 1995, Opere per Bompiani, non a caso preceduta da una
Autografia14. Carmelo Bene stesso compose una 'autobiografia immaginaria15', Sono
apparso alla madonna: “la pubblicazione dell'autobiografia (…) si può infatti
valutare come la prima tappa di un “progetto automitografico”, in cui Bene si
propone non solo di edificare e far sopravvivere il ricordo di sé ben oltre l'effimero
della sua arte attoriale, altrimenti destinata a scomparire con lui, ma ambisce anche a
fornire al suo pubblico e ai suoi futuri lettori una precisa linea interpretativa della sua
opera”16. Se Carmelo Bene voleva essere letto anche dopo la sua morte voleva essere
letto come poeta e non come attore che produsse letteratura teatrale17; allo stesso

11 M. Sciotto, Un Carmelo Bene di meno. Discritture di Nostra Signora dei Turchi, Villaggio Maori,
Catania, 2014
12 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, cit., p. 26
13 S. Giorgiono, L'ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella, Lecce, 2015, pp 15, 16
14 C. Bene, Opere. Con l'autografia d'un ritratto, Bompiani, Milano, 1995
15 'Affondare la propria origine – non necessariamente connessa alla nascita – in terra d’Otranto è
destinarsi un reale-immaginario', cit in C. Bene, Sono apparso alla madonna, p.7
16 E. Ragni, Il libro del teatro di Carmelo Bene, in 'Rivista di letteratura teatrale' n. 2 , 2009 p. 164, ora
disponibile sul sito www.italianisti.it, p.7, cit. in Giorgino, L'ultimo trovatore. Le opere letterarie di
Carmelo Bene, Milella, Lecce, 2015, p. 16
17 'Nostra Signora dei Turchi (…) si può leggere e godere, come moltiplicata e consapevole menzogna,
come teatro', cit. U. Volli, Prefazione in C. Bene, Nostra signora dei Turchi, Sugarco, Milano,
1978,p. 14

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modo in vita la poesia e la letteratura precedeva nella sua creazione artistica il
mestiere di attore, ruolo a cui è sempre stato associato. “Nella 'poesia' composita un
“poeta” può non essere attore, così come in un teatro del composito, un 'attore' può
non essere poeta”18.

Una volta data per certa la preponderanza della letteratura sull'attorialità bisogna
aggiungere che non fu un romanziere comune, ma come nel caso degli altri media,
tentò una ridefinizione del mezzo utilizzato. 'Per le opere letterarie di Carmelo Bene
non è possibile ricorrere alle tradizionali distinzioni di genere, dal momento che le
caratteristiche delle sue pubblicazioni fanno pensare, piuttosto, ad una
contaminazione di generi letterari differenti, al limite fra drammaturgia, saggio,
romanzo, autobiografia, e sceneggiatura'.19
Quando scrive Nostra signora dei Turchi paradossalmente l'autore dichiara di
incasellarsi nel genere 'romanzo' solo per infrangerne le regole, con esiti poetici e
presenza di frequentissimi endecasillabi, e con funzione dissacratoria e parodistica:
'(…) lo stile di Bene non di rado assume, proprio per l'abbondanza di figure retoriche
utilizzate, le caratteristiche del poeme en prose, manifestandosi,infine, come poesia a
tutti gli effetti,seppur senza soluzione di continuità come la prosa' 20. Per la forma
dovremo fare riferimento alla concezione della musica e dell'oralità nel pensiero di
Carmelo Bene, che si riflettono nella sintassi del testo: 'poesia è la voce, il testo la
sua eco'21. La sua 'scrittura vocale' è uno scimmiottamento del parlato o comunque
prossimo all'orale, esperienza secondo Giorgino paragonabile ai trovatori, perché per
l'autore ''l’orale ha la precedenza sullo scritto: lo scritto inteso come morto orale''22.

Generi e forme
In effetti, anche se l'autore dichiara di voler superare i generi e le forme, non si
possono non riconoscere alcune parziali aderenze con scuole e movimenti e
caratteristiche che ci possono far meglio comprendere la sua possibile collocazione.

18 C. Bene, Sono apparso alla madonna, Bompiani, Milano, 2016 p. 113


19 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op.cit., p. 23
20 Giorgino p 201
21 C. Bene, La voce di Narciso, Opere. Con l'autografia d'un ritratto, Bompiani, Milano, 1995, p. 1015
22 Autografia in Opere. Con l'autografia d'un ritratto, Bompiani, 1995 p.1

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Bene voleva 'eccedere le forme'23 e incasellarlo in un genere letterario sarebbe
controproducente, anche se abbiamo visto che in questo romanzo ci sono molti punti
di contatto col decandentismo. Allo stesso modo la sintassi eroicomica24 che
suggerisce Giorgino, che vedremo dopo, è innegabile, e ancora più visibile con le
colonne sonore eroiche di Musorgskij nel film omonimo dove la voce fuoricampo
pronuncia le stesse parole del romanzo.

'Ripensò a Des Esseintes e a come legamenti mentali del genere gli avevano lasciato
a secco l’esperimento, come gocce improvvise dal soffitto25', scrive nella seconda
pagina di Nostra Signora dei Turchi, riferendosi al protagonista Des Esseintes del
romanzo Controcorrente di Karl Huysmans, predecessore del decadentismo, un
genere evocato quindi non troppo nascostamente dallo stesso Bene. Il legame col
decadentismo26 e il maledettismo è innegabile seppure, ovviamente, parziale. Nostra
Signora dei Turchi presenta preziosismi ed elementi kitch tipici del movimento
('zucchero in tanto rosso tiziano, alitando fatata sopra l’incenso addormito, rosando
argento e oro nel cuore della stanza del tesoro e i suoi preziosi in lucciole, all’alitare
rosa di lei profumato d’aria fresca, impallidivano in madreperla (…) un altro tesoro
dal profondo delle acque di viola in tante, sempre più, scaglie dorate, viola e oro
splendeva un altro altare. E lassù dentro il cielo ciclamino, trovò una mezza luna,
gialla, come issata a prua delle barche da pesca tornanti'27). Uno stile definito da Bene
più sotto il termine di 'barocco' ricordando lo stile architettonico del Palazzo
Moresco e della Cattedrale di Otranto, veri protagonisti di Nostra Signora dei Turchi:
'Nostra Signora dei Turchi (1964) è il jeu de cartes d’un perverso romanzo della
idiolessi. È divertita e spietata parodia della “vita interiore”, affidata risibilmente alla
formula narrativa in terza persona: monodia affollata da mille e una voce.
Ambientazione e visione d’un sud del sud dei santi (il barocco “fatto in casa”, il
23 'Eccedere le forme. Per muovere i primi passi, devi uscire dal tuo cammino, smarrirti, rinunciare al
tuo modo, se vuoi pervenire a ciò che non ha più modo. Evadere ogni forma d’Arte o, quanto meno,
avvertirne l’imbarazzo', cit. da C. Bene, Adelchi o la volgarità del politico in Opere. Con l'autografia
d'un ritratto, op.cit. p. 1273
24 'La prosa di Carmelo Bene fagocita stilemi riconducibili a (…) a) il poema epico-cavalleresco o
eroicomico' in S. Giorgino, L'ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella, Lecce,
2015, p. 203
25 C. Bene, Nostra signora dei Turchi, Bompiani, Milano, 2016, p.14
26 'Nostra signora... non è soltanto una 'geniale parodia della vita interiore', un Des Esseintes smontato
e irriso. Nossignori. E' ben altro.' da C. Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, Milano, 2016,
p. 46
27 C. Bene, Nostra signora dei Turchi, cit., pp. 45,46

7
kitsch moresco d’un palazzo, la cattedrale-ossario dei martiri otrantini, etc.),
convocate ad alimentare un rogo etnico, sono “croste”... La musica è oltremare28'.
'Anche il barocco, di che s'agghinda la narrazione sempre all'imperfetto29, è un
barocco morsicato, come lo sono tutte le facciate delle chiese e delle chiesette del
Leccese'31, e come conferma in altri luoghi sempre usando un tono decadentista:
'Artificio d’un artificio, al di fuori, un fuoco incandescente di bengala in girandole
illuminava una calcomania barocca della chiesa30', ed hanno notato i critici: 'Non a
caso Carmelo Bene è nato a Lecce, nel barocco più fiorito, dove sopravvive un
artigianato di santuari di cartapesta31'. 'Si pensi infatti alla letterarietà evocatoria della
terra meridionale, continuamente distratta dal suo immobilismo e tuttavia espressa in
termini splendidamente barocchi, con una contraddizione implicita e non risolta di
nostalgia e di distruzione32'. Il barocco diventa in Carmelo Bene sinonimo di
decadenza, di distruzione.

Tuttavia il genere più frequentemente adottato in Nostra Signora dei Turchi è quello
eroicomico33: 'Meglio, forse più utile, senz’altro più doveroso, sarebbe stato
parlamentare dall’altro balcone, quello sul mare, con l’ambasciatore turco. Piuttosto
che assoggettarsi a tutto quel fastidio, era meglio fingere di aver paura. Fortuna, anzi,
che si era alzato presto. Se intendevano rifare quanto avevano già fatto a Otranto
cinquecento anni fa, si sbagliavano di grosso. Anzi era inutile parlamentare, tanto lui
il turco non lo parlava. E quand’anche? Perché addivenire a un compromesso? Se era
vero anche di un quinto il danno arrecato allora, perché accomodare oggi una
situazione che aveva in mano?'.

28 C. Bene, I, p. 5 in Opere. Con l'autografia d'un ritratto, op. cit.


29 'L'uso della terza persona singolare e dell'imperfetto indicativo inserisce apparentemente la
narrazione nel solco della più consolidata tradizione letteraria , ma è un'ortodossia diegetica soltanto
di facciata che sottonde una ricerca stilistica inquieta, in sommovimento appena sotto la superficie
del testo che sempre caratterrizato dalla sovrapposizione di registstri etereogenei che spaziano dal
kitch al comico, dal tragico a lirico, dal linguaggio infantile a quello muliebre, dal vernacolo
all'aristocratico' da S. Giorgino, op. cit. p. 202 31 C. Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit, p.
210
30 C. Bene, Credito italiano V.E.R.D.I., in Opere, op. cit., p. 1084,1085
31 E. Flaiano, Il rosa e il nero di Carmelo Bene in Opere, op. cit., p.1393
32 G. Bartolucci, Carmelo Bene o della sovversione in Opere, op. cit. p. 1420,1421
33 'La prosa di Carmelo Bene fagocita stilemi riconducibili a (…) a) il poema epico-cavalleresco o
eroicomico' in S. Giorgino, L'ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella, Lecce,
2015, p. 203

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I mezzi
Abbiamo già parlato dell'aspetto musicale e orale nella scrittura di Carmelo Bene, ma
questo aspetto è stato ancora più presente concretamente nella sua vita nel fatto che
esplorò molti mezzi espressivi diversi. E' stato infatti un autore multimediale, che
cioè ha sperimentato diversi generi mediali, per i quali, come abbiamo detto, è stato
maggiormente associato che non alla letteratura, eccedendo le forme'34, cioè
trasferendo soggetti e idee da un media all'altro. 'Se è universalmente riconosciuta la
grandezza dell'attore, se tanto si è scritto sul cineasta, e addirittura sul polemista
televisivo, ancora tanto rimane da dire su Carmelo Bene scrittore'35. E' infatti
universalmente noto come attore, seppure abbia scritto cinque opere in prosa definite
variamente da lui stesso: un romanzo Nostra Signora dei Turchi; un racconto,
Lorenzaccio; quasi un racconto, Credito Italiano; un romanzo A Boccaperta36; un
invenzione tratta da Il monaco di Lewis' il Rosa e il nero37.

Inoltre Nostra Signora dei Turchi è l'unico scritto ad essere trasferito da media
(romanzo) ad un altro (cinema) senza subire variazioni testuali significative. Infatti
solitamente nella produzione dell'autore uno stesso soggetto si propone da un media
all'altro con infinite variazioni testuali40: 'Una cosa possiamo scriverla, metterla in
musica, parlarla, berla, ci possiamo fare tutto'38. Questo dato dovrebbe sottolineare
l'importanza poetica e personale di Nostra Signora dei Turchi.

Come nacque Nostra Signora dei Turchi


'Per i tipi di Sugar, scrivo in meno d’un mese Nostra Signora dei Turchi, romanzo.
Sin dalle prime pagine ero certo di sputar fuori un gran libro. E così fu, anche se
trascurato dagli scribi specifici. Nostra Signora... non è soltanto una 'geniale parodia

34 'Eccedere le forme. Per muovere i primi passi, devi uscire dal tuo cammino, smarrirti, rinunciare al
tuo modo, se vuoi pervenire a ciò che non ha più modo. Evadere ogni forma d’Arte o, quanto meno,
avvertirne l’imbarazzo', cit. da C. Bene, Adelchi o la volgarità del politico in Opere. Con l'autografia
d'un ritratto, op.cit. p. 1273
35 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, cit., p.14
36 In realtà sceneggiatura di un film che non vedrà mai la luce
37 Queste definizioni citate come tali in Opere. Con l'autografia d'un ritratto, Bompiani, Milano, 2006
40 è il caso degli amleti (1961, 1967, 1973, 1974, 1978, 1987, 1990, 1994), tra cui una versione
cinematografica (Un amleto di meno, nel '73) e due versioni televisive (Amleto nel 1978 ma girato nel
'74, Homelette for Hamlet, operetta inqualificabile (da Shakespeare a Laforgue) nel 1990), una
radiofonica
(Amelto, da Shakespeare a Laforgue, nel 1974) e una discografica, registrazione di spettacolo-concerto
(Hamlet suite, spettacolo concerto da Jules Laforgue, 1994)
38 Contro il cinema, p. 31

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della vita interiore', un Des Esseintes smontato e irriso. Nossignori. È ben altro. È il
più bel saggio, in chiave di romanzo storico, su quel mio sud del Sud. Fatelo leggere
o raccontatelo a quegli indigeni e se lo troveranno, naturale, addosso, come un fado
del loro bardo più grande. La 'modestia': jamais couché avec.'

Non sappiamo nell'ambito automitografico39, cosa significhi il simbolo dei Turchi o


delle Sante o dell'orsa maggiore e minore, senza poter attingere alla biografia e alle
dichiarazioni di Bene (anche queste tutte legate alla sua vita soprattutto nella lunga
intervista citata Vita di Carmelo Bene). Dal momento che, nel primo assedio, il
protagonista per combattere i Turchi deve scrivere al Ministero dello Spettacolo,
bisogna concludere che i Turchi rappresentano proprio l'assistenzialismo dello Stato
italiano, sia sotto forma dell'impulso al turismo ('Che sarà di Otranto? Appunto. Chi
difenderà le mura? Nessuno! Ve li immaginate i turchi sfondare una porta aperta?
Entreranno. Non troveranno una fede da castigare. Si ridurranno a vagabondare per
le vie del centro, turisti alla ricerca di quanto avrebbero dovuto fare, perduti a sera tra
le inesattezze della loro storia, finché, scandalizzati dai prezzi, se ne andranno,
contravvenendo ai termini della crociera. Una stagione estiva come un’altra'.), sia
sotto forma della mancanza di avere piede libero nel mestiere teatrale: ('Allora non
ero sovvenzionato dallo spettacolo del ministero del turismo mancato'40); mentre il
secondo attacco dei Turchi avviene durante un amplesso con la Santa,
rappresentando l'illusione e la burocrazia41 dell'amore: ('E' lo stereotipo vittimistico
del secondo amore. Quello crocerossino. La Santa avrà le sue crisi di pianto: 'Per te,
per te, ho lasciato un paradiso42'...'43). D'altro canto, nella trama, la scrittura delle
lettere e il successivo incontro con un editore (di cui per sbaglio viola la casa) non
può che rimandare al fatto delle stesse circostanze di pubblicazione del romanzo di
Nostra Signora, che, anche in questo caso, apprendiamo, come lo racconta
romanticamente, lo stesso Bene: “Una volta esaurito il capitolo terzo, lo sottoposi, su

39 Riferimento cit. a S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op. cit., p. 203

40 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, p. 212


41 'Nel corso della puntata del Costanzo Show del 1994 parla della 'presenza della burocrazia nello
Stato, nella famiglia e financo nell'amore', convergente con 'Eh, sì, è stucchevole persistere in siffatta
pluricompiaciuta sfidarella post-freudiana, da libera docenza del 'culto delle nevi': madri puttane o
meno, padri assassini o vittime, burocrazia, famiglie, istituzioni' in C. Bene, Sono apparso alla
Madonna, op. cit., p. 128
42 Carmelo Bene si autocita, da Nostra Signora dei Turchi
43 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, p. 212

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consiglio di Roberto Lerici, a Massimo Pini (Sugar) raggiunto a Milano. Lo spacciai
questo brano, per l'opera d'un frate francescano che intendeva restare anonimo fino
alla stesura finale. Libro che avrebbe continuato solo con il placet dell'editore.”
Anche nel corso del romanzo ci sono riferimenti alla creazione dell'opera e ai contatti
con l'editore: “Non so se avrà successo. I manoscritti sono incompleti. Questione
d’un mese. Vado di là a prenderveli. Intanto preparatemi un assegno, capirete, dovrò
dedicarmici. Per me è un problema di tranquillità... So che non è una regola
anticipare denaro agli esordienti... Sono costretto a chiedervene, nel mio e
nell’interesse della casa editrice”. Rappresenta senza dubbio il suo giudizio
sull'editoria. Mentre nel film l'editore compare vestito di bianco come un regista,
facendo pensare lì più ad una critica nei confronti nel cinema.

Nostra Signora dei Turchi dal punto di vista della parodia


La trama di Nostra Signora è anche, da un altro punto di vista, una parodia comica di
un personaggio continuamente ammalato e infortunato a causa di imprevedibili
catastrofi che si autoprocura. 'L'effetto complessivo, oltre che alle tribolazioni dei
Santi, rimanda anche ai grotteschi e ripetuti infortuni di una macchietta delle
comiche, ad uno Charlot ripetutamente battuto o vittima di continui e ridicoli
incidenti.'44 Ne esce un quadro drammatico ma 'ho sempre avuto accanto, in queste
tentazioncelle, una sorta d'angelo custode, ebete, idiotizzato quanto vuoi, ma
intransigente nella sua qualità di controllore. Per cui tutto, al tempo stesso, riga dopo
riga, mi si rivoltava in farsa. Automatico.'45
Sembra che molti degli infortuni che si procura siano dovuti alle tre donne: Flora
(che apre e chiude il libro, ma compare meno di tutte), Flavia (una serva),
Margherita (la Santa, quella che gli dà più problemi, la sua vera compagna). Nella
prima scena mentre cerca di cogliere loro dei fiori si ferisce e da lì inizia la sequela di
incidenti. La sintesi della triade sembra essere Flora, la vicina di casa, la più
disponibile, colei con cui, paradossalmente, il protagonista non riesce a soddisfarsi. Il
romanzo è sempre dissacratorio e parodistico anche nell'uso del mezzo dichiarato
romanzesco, che viene stravolto in favore di una prosa densa, poetica,

44 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, cit.,p.196


45 C. Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit.,p. 221

11
contraddittoria, dove 'il sublime si rovescia in volgare, il tragico in comico' 46. Infatti,
come abbiamo detto, l'autore non crede nelle forme, che vuole eccedere e mescolare.
Anche la sintassi eroicomica di cui abbiamo parlato sopra è, per definizione, usata
per raggiungere un effetto, oltre che solenne e decadente, anche parodistico (effetto
ancora più percepibile con l'aspetto uditivo delle colonne sonore eroiche di
Musorgskij nel film omonimo). Analogamente è parodica ovviamente la scelta del
lessico, che mescola alto e basso. Mescola negli stessi brani termini settoriali (nomi
di medicine, di alcolici, di intellettuali, della sfera spirituale cristiana, o citazioni di
personaggi della filosofia) con strutture auliche, colloquiali, e con termini volgari.
Campi semantici (quelli delle medicine e del malato) che ossessionano Bene al punto
di ritrovarli, come vedremo, anche in altre sue altre opere. Il lessico più frequente in
Nostra Signora è il lessico della malattia, delle religioni, della sfera musicale. Ci
sono anche molti nomi di liquori. C'è anche un citazionismo continuo di opere
letterarie (Des Esseintes), fatti e personaggi storici o religiosi.
Ecco i termini trovati in Nostra Signora di farmaci, liquori (non si sa perché molti
con l'iniziale minuscola) e del lessico della malattia e della dipendenza e della
sofferenza fisica e mentale:
pernot, Antiquary (p.13), Congiuntivite (p.14), sonnifero (p.17), paziente sotto i ferri
(p.19), nirvana, calvario (p.19), Bottiglia di Eparema (p. 28), Hepatos b 12 (p.35),
martini, gruccie (p.38,39), whysky, garza (p.42), Laevocistein, ebetismo (p.44),
medicarsi, curati, barcollando, impazzita, impazzire , flagellarsi, martirizzato [p.131]
(ovunque), un tubetto di Veramon (p.109), sigarette, bere.
Ad esempio: “In altri meriggi, preferiva salire in terrazza, più su delle palme,
davvero molto più su del mare. Ci arrivava per la scala esterna, consumata, da parere
l’affresco di una scala, tenendo in mano un bicchiere di Hepatos B 12”. Nella stessa
frase convivono l'arcaismo “meriggi”, parodia di un tono aulico nel contesto di una
sintassi eroicomica, e c'è un nome settoriale di una specifica medicina con tanto di
lettera e numero che la identificano 'Hepatos B 12'47 (la stessa medicina compare con
l'etichetta ben visibile in un'inquadratura in primo piano dell'omonimo film). Così
anche nell' Autografia vengono elencate molte malattie e operazioni del settore
medico: “coronarografie, biopsie, gastroendoscopie, scintigrafie, risonanze

46 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, cit.,, p. 178


47 Il nome del farmaco Hepatos B 12 è leggibile anche in una inquadratura dell'omonimo film

12
magnetiche; astanterie d’ospedali e sale operatorie, broncopolmoniti, paradontologie,
odontoprotesi, epatopatie, infarti, accidentacci vertebrali, discopatie, disfunzioni
gastrointestinali, anestesie complesse, interventi chirurgici logoranti, disfunzioni
oculari, emicranie intollerabili, irriducibili insonnie, complicazioni delle vie
urinarie”48. Vengono usati anche termini volgari, spesso insieme a termini aulici,
arcaizzanti, e filosofici: “(...) un qualche spiffero del soggetto (per quanto
rannicchiato) che vomitava, d’accordo (si vomitava addosso) il testo a grumi, ma, nel
suo pro-ferirsi all’interno, non riusciva ad azzerare la percezione del dire in chi
l’udiva”.49
Continuo il citazionismo, da opere, di fatti, di personaggi storici. Ecco i termini più
ricorrenti che citano personaggi storici, molti dei quali della sfera religiosa, in Nostra
Signora dei Turchi: Des Esseintes (p. 14) Marx, Hegel (p.16), un Enrico qualsiasi
(p.40, cioè Enrico d'Inghilterra), Madonna, Vergine (da p. 42), Frate Asino, San
Giuseppe da Copertino (p.43), Dio, Santi, Cristo, Santa Margherita, San Cosimo e
Damiano (da p. 44), Maometto (p.46), Erode (p.90), Vergini di Rudiae, Giacobbe,
Rachele, Venere (p.104), ragazze nude a Salem (p.113).

Altre lingue di Carmelo Bene

Allo stesso modo ne L'orecchio Mancante inventa una lingua del sud come lui stesso
critico di se stesso afferma, infatti densa di regionalismi, in particolare neologismi
calcati da meridionalismi con cambiamento delle vocali e>i e consonanti s>z k>g,
raddoppiamenti (cinicittà, centoventimilioni, sguarde, studie, litteratura, numere,
telefone, comunguo, avvogato, ricorde, bambina innamorate, fenesta, lucive,
sinzibilitudine, inzomma, z'innamora, dippiù ecc), altri esistenti (divozione,
tristamente, sagresti), o esistenti nel parlato, anche strafalcioni, che parodizzano e
screditano, non per la prima volta, l'industria cinematografica. Anche in questo caso

48 Autografia
49 Ivi

13
non continua a seguire ossessivamente la sua filosofia sopraesposta di imitazione del
parlato.
Al contrario sperimenta uno stile barocco ed eroicomico, già usato in Nostra
Signora, nel capitolo Attrici di Sono apparso alla Madonna, non a caso è il capitolo
in cui racconta la gestazione del romanzo di Nostra Signora; ghiotta occasione per
scagliarsi indirettamente sugli scrittori contemporanei, differenziandosi da loro, in
particolare da Eugenio Montale con cui condivise un soggiorno invitato da Antonio
Giusti50, a cui dedica un capitolo intero a parte (Eusebio): 'Non ho niente a che
spartire con tutto il Novecento con i Calvino, i Bassani, i Buzzati, i Parise, o i
Manganelli'51. Commento convergente con 'la poesia è fare i conti solo col
linguaggio. Gadda, Pizzuto, Brancati sono stati in questo senso dei geni della prosa,
ma in poesia non c'è un analogo. Non c'è un Gadda della poesia'52), ma che aggiunge
di nuovo come dice Giorgino il fatto che nella ricerca artistica di Carmelo Bene è la
poesia che precede il teatro'53
Altri linguaggi: il cinema e la muscia

Il film di Nostra Signora dei Turchi

'Bene, forse il solo che abbia saputo attraversare i linguaggi più diversi e combinarli
in una stessa riuscitissima sfida 'contro la rappresentazione': teatro, cinema, poesia,
letteratura, musica, sono i materiali e i territori di numerosissime scritture, letterarie o

50 'Montale sparagnino. Il suo è un tentar poesia del tempo libero. Il verso, il suono, salvi certi meriggi,
gli son decisamente inessenziali. E lo sapeva. Ma contenti gli altri...' in Eusebio, Sono apparso alla
Madonna, op. cit . In realtà Antonio Giusti che li aveva invitati per un soggiorno a casa sua riposta il
rapporto ambivalente ma di studio che Bene nutriva nei suoi confronti: Carmelo era diventato un po'
noioso con le sue continue critiche acide su Montale. In quel periodo si era messo in testa che l'unico
vero poeta italiano fosse Dino Campana e che tutti gli altri non esistessero. Una sera, per dimostrare la
superiorità di Campana, declamò anche dei versi di Ossi di Seppia, ma con tale maestria che lasciò
tutti a bocca aperta. Ci venne il sospetto che Carmelo sapesse tutto Montale a memoria e, per
accertarcene, lo provocammo citando singoli versi scelti a caso.Ad ogni attacco Carmelo faceva
seguire l'intera poesia recitandola senza enfasi e con la sua naturale bravura. In pratica si contraddisse,
poiché l'uditorio non poté fare a meno di paragonare sfavorevolmente Campana a Montale. Da questo
episodio fu dedotto che l'atteggiamento di Carmelo nei riguardi di Montale non era che una polemica
mirata a provocarlo.
51 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, p. 223
52 C. Bene, Autointervista (o la solitudine di un poema impossibile), in www.poetrywave.it cit in S.
Giorgino, cit, p. 26
53 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, cit., p. 26

14
sceniche o filmiche o soltanto foniche''54
Nel 1968 creò l'omonima versione cinematografica che vinse il Leone d'Argento al
Festival del cinema di Venezia (l'autore a testimonianza della sua insofferenza per la
critica non volle fare alcuna conferenza stampa con i giornalisti italiani, ma solo con
quelli stranieri55). Su Nostra signora dei Turchi l'autore dice 'più che 'feroce parodia
della vita interiore', è sfigurata parodia del cinema'56. Premettiamo che al cinema
l'autore si dedicò per solo cinque anni, dal 1968 al 1973, come già detto e che l'autore
considera il cinema come un'arte che 'ha sempre saccheggiato e scimmiottato le altre
arti'57, perché 'al cinema è precluso l'immediato e una sorta di cecità 'visiva' della
musica', quindi un' arte ibrida (fatta di musica e immagine) quindi inferiore alle altre
arti (prime fra tutte la musica58, il teatro e la letteratura). Questo lo portò a compiere
quell'annientamento delle forme allo stesso modo di quello operato per le forme
letterarie:'trucchi artiglianali: fondi di bicchiere, vetri e gelatine colorate posti davanti
all'obbiettivo o ai proiettori […] Poi tutto il girato viene frantumato e reinventato in
due settimane di montaggio. […] Un ulteriore livello di elaborazione, se si vuole di
'critica' del girato e del montato, si verifica nelle ventiquattr'ore necessarie per il
doppiaggio e la sincronizzazione. […] La prima versione dura '160, poi ridotta a
'125 per la presentazione il 3 settembre in concorso alla Mostra 'contesta' di
Venezia'59.

Infatti l'autore stesso dice 'il cinema è sempre servito a pacciare storielle, ma nessuno
ha mai spacciato la pellicola'60 per questo, e anche per rimarcare la predominanza
della parte sonora sulla parte visiva (rappresentata dalla pellicola) deteriorò una
lunga sequenza del film: 'squartata, bruciata, fatta a pezzi (…) la bruciacchiavamo
con le sigarette, la storpiavamo sotto le scarpe (…) questo i cineasti non si sono mai
azzardati a farlo'61. Infatti l'autore, se da molti è considerato solo un attore, e io
dimostro che è anche un letterato, sicuramente non si considerava un cineasta: 'del
54 Giacché Fofi, Introduzione, in Per Carmelo Bene in Giorgino p. 20
55 Nostra signora dei Turchi – Trailer - Carmelo Bene https://www.youtube.com/watch?
v=U5vY8DXp3IY
56 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit, p. 271
57 Ivi p. 276
58 La superiorità della musica e del senso dell'udito sulla vista sono state costanti nell'opera e nel
pensiero di Carmelo Bene in parte convergenti con quelle dell'amico Gille Deleuze di Immagine-tempo,
con sui scrive poi a due mani Sovrapposizioni.
59 C. Aprà, Carmelo Bene oltre lo schermo cit. in Giorgino p. 208
60 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit, p. 282
61 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit, p. 282

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detestar qualcosa. Per poi demolirla. Non è detto che ci sia riuscito'62.

La musica di Nostra Signora dei Turchi

''Questa tecnica – non l'azzardo e l'attualismo – ha informato (unico al mondo oggi,


lo dico per i posteri) tutto il mio esercizio teatrale- ora cinematografico – il discorso
sull'attore, la citazione, la situazione in luogo del personaggio, ensamble ,luci,
musica, asincrono, etc'63 . Addirittura Giorgino: 'La scrittura di Bene è insomma da
inquadrare, più che come testo, come spartito67'.
Lo stesso effetto di parodia è reso nei film e in particolare in Nostra Signora dei
Turchi accostando scene grandiose – il Palazzo Moresco e l'Ossario della Cattedrale-
a lessico e scene quotidiane o volgari64; queste scene sono sempre parodicamente
accompagnate da musica classica: Notte sul monte Calvo e Picture from an Exibition
di Musorgskij; opera lirica: Musica proibita cantata dal tenore Giuseppe di Stefano
(autore così descritto 'il fraseggio di Di Stefano fanno di lui un “soffio” musicale,
alato, che, davvero, non basta la musica a contenere. Le sue nenie siciliane dei
carrettieri sono quanto di più geniale possa esprimere il canto lirico'65); musica
popolare: Bruxelles di Jacques Brel. Questi tre brani, fra tutti gli altri non citabili,
tornano ossessivamente, come cornice a tutto il film, a sottolineare scene simili
nell'atmosfera riempiendole di un significato ulteriore. In alcuni casi addirittura le
musiche determinano totalmente la scena: quando il protagonista si fa la barba sul
tetto della cattedrale e solo le musiche e le inquadrature ci informano che sta
avvenendo una battaglia immaginaria contro l'assedio dei Turchi, come era già
avvenuta cinquecento anni prima. L'evento infatti si riferisce alla strage dei martiri
cristiani ad opera dei Turchi nel 1480. L'aspetto musicale cioè il senso dell'udito,
come si è detto è predominante su quello della vista nel pensiero dell'autore, cosa
che, come si è citato lo porta a martoriare una sequenza della pellicola ed esprime

62 C Bene, G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit, p. 285


63 C. Bene, L'orecchio mancante, op. cit., p164, cit in S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op. cit., p. 81
67 S. Giorgino, L'ultimo trovatore, op. cit., p. 169
64 l'apparizione della Madonna-partner Margherita interpretata dalla compagna Lydia Mancinelli a letto
che sfoglia una rivista femmile o il protagonista che si fa una puntura nei glutei scoperti fissando
l'obbiettivo della telecamera
65 C. Bene, Sono apparso alla Madonna, op. cit., p. 68

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questa filosofia spesso, anche nelle sue dichiarazioni, con la frase 'Tutta la storia è
storia della fonè66' che apre l'opera dell' Adelchi o della volgarità del politico del
1984. La musica quindi, anche se non sarà lo specifico di questa tesi, secondo le
intenzioni dell'autore, è uno dei fili conduttori che getta luce sugli eventi del film e
sul loro significato, un'importanza che ha rivestito in tutte le opere dell'autore fino a
quando diventa ancora più concretamente pervasiva nel passaggio al teatro-concerto
e alla 'macchina attoriale'.
Nel film Nostra Signora dei Turchi è presente un fenomeno di sovrapposizione
sonora in sottofondo di citazioni in scene cruciali come l'uomo che continua a correre
in paese mentre viene ripetuto ossessivamente il testo della Canzona di Bacco di
Lorenzo il Magnifico (recitata da Arnoldo Foà) oppure Il generale della Rovere
recitato in sottofondo nella scena della puntura.
Bibliografia

Opere di Bene

Carmelo Bene, Nostra Signora dei Turchi, Milano, Bompiani, 2016

Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna, Milano, Bompiani, 2016

Giancarlo Dotto – Carmelo Bene, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, 2015

Carmelo Bene, Opere. Con l'autografia d'un ritratto, Milano, Bompiani, 2002

Opere su Bene

Osvaldo Guerrieri, Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a


Carmelo Bene, Vicenza, Neri Pozza, 2013

Marco Sciotto, Un Carmelo Bene di meno. Discritture di Nostra Signora dei Turchi,
66 C. Bene, L'Adelchi o della volgarità del politico in Opere, op. cit., p. 1235

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Catania, Villaggio Maori edizioni, 2014

A cura di Emiliano Morreale, Contro il cinema, Minumum Fax, 2017


Simone Giorgino, L'Ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Lecce,
Milella, 2014

Piergiorgio Giacchè, Carmelo Bene. Antropologia di una macchina attoriale, Milano,


Bompiani, 2007

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