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5.

Il concetto hegeliano di Assoluto e la dialettica


• La realtà, per Hegel, è l’Assoluto che si manifesta.
• L’Assoluto è lo Spirito o la Ragione così come li abbiamo intesi finora, ossia:
 un soggetto spirituale e in divenire che trova il suo culmine nell’uomo;
questo soggetto viene denominato con i termini di Idea o Ragione, o con quelli
equivalenti di Assoluto, Dio, Spirito.
• Realtà e Assoluto, dunque, coincidono.
• La realtà non è una sostanza statica: la categoria fondante della realtà hegeliana è
proprio il divenire.
• La realtà (la natura, l’uomo, la sua attività, le sue istituzioni, la storia, l’arte) non è che
un insieme di tappe di svolgimento della struttura razionale che si esplica nel mondo,
con il quale coincide.
• Ora, questo divenire, che è l’assoluto o ragione, e di cui la realtà finita è
manifestazione oggettiva, è guidato dalla dialettica.
• In altre parole, se è vero che la realtà non è che una ragione che diviene, e che si
esplica, la dialettica è la logica interna alla realtà, la logica del suo divenire.
 Passiamo dunque ora a esaminare la dialettica hegeliana.
La dialettica è:
• la legge, o il ritmo, con cui la ragione si manifesta;
• la legge con cui la realtà si sviluppa;
• la legge secondo cui l’Assoluto si oggettiva nella realtà;
• siccome realtà e pensiero si identificano, essa è anche legge di funzionamento del
pensiero: dunque dialettica è sia il modo in cui la ragione opera, sia anche il modo
in cui funziona la realtà.
 Dunque la dialettica è la legge del movimento del reale, ossia dei momenti attraverso
cui l’Assoluto si manifesta nel reale.
 Ma come funziona propriamente la dialettica?
 La dialettica, la quale a sua volta esprime il ritmo del divenire della realtà, è un
processo che si sviluppa mediante l’unificazione di opposti. La dialettica è dunque
sintesi di opposizioni.
 In generale essa è processo di riconoscimento e poi conciliazione e superamento di
opposti, è processo di ricomposizione delle scissioni.
 L’opposizione/differenza tra i fenomeni è ricomposta su un piano più alto, che tiene
conto dell’opposizione, ma che la risolve in un’unità più alta.
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 Lo schema di funzionamento della dialettica è triadico: affermazione-negazione-
superamento della negazione. Oppure: tesi (pongo)-antitesi (pongo contro)-sintesi
(pongo insieme).
 Hegel è convinto che la dinamicità, regolata dalla dialettica, investa ogni ambito della
realtà: dalla realtà del pensiero (studiata dalla logica), ovvero la trasformazione dei
concetti gli uni negli altri, alla realtà della natura (studiata dalla filosofia della natura) e
alla realtà umana (lo spirito) come, ad esempio, la storia.
 Le leggi che regolano tali trasformazioni sono identiche in qualsiasi ambito noi le
esaminiamo: saranno le stesse leggi nella realtà del pensiero, in quella della natura e
in quella dello spirito.

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6. I capisaldi del sistema
Per poter seguire proficuamente lo svolgimento del pensiero hegeliano risulta indispensabile
avere chiare, sin dall’inizio, le due proposizioni di fondo del suo sistema: 1) la risoluzione del
finito nell’infinito; 2) l’identità di razionale e reale.
Con la prima tesi Hegel intende affermare che la realtà non è un insieme di sostanze
autonome, ma una Struttura globale di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione.
Poiché questa struttura globale non ha nulla fuori di sé ed è la causa e il fine di ogni realtà,
essa coincide con l’Assoluto o con l’Infinito; mentre i vari enti del mondo, essendo parti o
manifestazioni di essa costituiscono il finito.
Di conseguenza, il finito, come tale, non esiste poiché ciò che viene denominato finito è in
verità, secondo Hegel, un’espressione parziale dell’Infinito. Per cui, come la parte non
può esistere se non in relazione al Tutto, in rapporto al quale soltanto ha vita e senso, così il
finito esiste unicamente nell’Infinito e in virtù dell’Infinito.
Il punto 2), ossia l’identità di reale e razionale, si riassume nella nota affermazione
hegeliana secondo cui “ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”.
Con la prima parte della formula Hegel intende dire che la razionalità non è pura idealità,
astrazione, dover-essere, ma la struttura stessa di ciò che esiste, poiché la Ragione
abita nel mondo e lo costituisce.
Viceversa, con la seconda parte della formula Hegel intende affermare che la realtà non è
una materia caotica, ma il dispiegarsi di una struttura razionale (l’Idea o la Ragione) che
si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo consapevole nell’uomo.
Per cui, con il suo aforisma, Hegel non esprime la semplice possibilità che la realtà sia
penetrata o intesa dalla ragione, ma la necessaria, totale e sostanziale identità di realtà e
Ragione. In tal modo non fa che ribadire la dottrina della realtà come luogo di realizzazione di
un soggetto spirituale infinito, di cui tutto ciò che vediamo è parte o momento di sviluppo.

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Sintesi per punti
 Finora abbiamo detto sostanzialmente questo: ciò che propriamente esiste, nella
prospettiva hegeliana, è l’Assoluto inteso come un organismo unitario, di cui le singole
cose finite sono parti o manifestazioni.
 Queste parti non possono sussistere per sé, separate dall’Assoluto; in questo senso
Hegel può dire che il finito è ideale, ovvero che il finito non esiste come qualcosa di
autonomo, ma solo come manifestazione parziale dell’infinito.
 Il mondo finito è dunque la manifestazione e la realizzazione di un assoluto
infinito, di un soggetto spirituale infinito, di cui tutto ciò che vediamo è parte o
momento di sviluppo.
 Tale soggetto viene denominato con il termine di Idea, e con quelli equivalenti di
Assoluto, Dio, Spirito e Ragione. Le considerazioni precedenti permettono di
comprendere la nota affermazione contentuta nella Prefazione alla Filosofia del diritto,
in cui si riassume il senso stesso dell’hegelismo: “Ciò che è razionale è reale; e ciò che
è reale è razionale”.
 La filosofia, in quanto conoscenza dell’Assoluto, o della totalità del reale, consiste nel
prendere atto di ciò che esso è, nel comprendere le strutture razionali della realtà nel
suo complesso. Alla filosofia spetta dunque il compito di mettere in luce l’aspetto
razionale della realtà.
 Ora, abbiamo anche detto che l’Assoluto non è una “sostanza”, cioè non si tratta
di una realtà statica, come Hegel riteneva fosse l’Assoluto schellinghiano: esso è una
processualità, un soggetto in divenire, che compie un percorso di “oggettivazione”,
o manifestazione progressiva, le cui tappe sono altrettanti momenti in cui si svolge la
realtà, qualunque sia il campo di essa considerato: la natura, l’uomo, la sua attività, le
sue istituzioni, la storia, l’arte etc.
 L’Assoluto o spirito per Hegel è fondamentalmente pensiero, ossia la forma più
alta della soggettività umana, che si manifesta e oggettiva, prendendo in tal
modo sempre più compiuta consapevolezza di sé.
 In altri termini, Hegel ritiene che la realtà, secondo uno schema tipico della filosofia
romantica, costituisca una totalità processuale, formata da una serie di momenti
che rappresentano ognuno il risultato di quelli precedenti e il presupposto di
quelli seguenti.
 Questo ritmo, questa processualità di momenti attraverso cui si sviluppa l’Assoluto o
Idea è guidato da una legge che si chiama dialettica.

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7. La dialettica hegeliana
Chiamiamo dialettica il superiore movimento razionale, dove tali, che sembrano
assolutamente separati, passano l’uno nell’altro per se stessi, mediante quello appunto
ch’essi sono, e dove il presupposto della loro separazione si toglie via. E’ appunto
l’immanente natura dialettica dell’essere e del nulla, che essi mostrino la loro unità, il divenire,
quale loro verità. Hegel, Scienza della logica.
Nel passo sopra riportato Hegel fornisce una definizione generale della dialettica, e insieme
menziona un caso dialettico tra i più celebri della sua Logica, quello dell’essere e del nulla, la
cui opposizione si risolve nell’unità del divenire.
Serviamoci dunque di questo passo per comprendere che cos’è la dialettica in Hegel.
Essa consiste nel togliere l’apparenza di una separazione fra gli opposti – in questo caso
l’essere e il nulla, ma si potrebbero fare tanti altri esempi: l’opposizione tra soggetto e oggetto
nella conoscenza, tra necessità e libertà, tra servo e signore, tra umano e divino.
L’apparenza che gli opposti siano separati e per dir così incomunicanti l’uno con l’altro,
ognuno “per conto proprio”, non è un fatto naturale; per Hegel essa è il prodotto dell’attività
dell’intelletto, ossia della facoltà della conoscenza che mette ordine nella caoticità immediata
dell’esperienza sensibile, distinguendone e classificandone i fenomeni: da una parte, per
esempio, la natura inorganica, dall’altra quella vivente. E’ questa l’attività che genera e
cristallizza, per così dire, le opposizioni.
Si tratta ovviamente di un’attività preziosa, indispensabile per il costituirsi delle scienze
particolari, che dunque non merita, agli occhi di Hegel, il disprezzo con cui l’ha investita quella
parte della cultura romantica che ha visto in essa la causa principale delle lacerazioni che
tormentano la coscienza moderna e la imprigionano nella finitezza, e ha esplorato perciò vie
mistiche, o comunque irrazionali di accesso all’unità suprema della realtà.
Le distinzioni operate dall’intelletto sono dunque necessarie, ma non rappresentano
l’orizzonte ultimo della conoscenza; al contrario, esprimono solo in parte la razionalità del
reale e sono da considerarsi subordinate e propedeutiche rispetto al “superiore movimento
razionale” che consiste appunto nel “fluidificare” gli opposti, mostrando la loro unità.
Questo non significa annullare la distinzione fra gli opposti, cancellarla come si farebbe con
un errore; significa invece che tale distinzione viene “tolta”, cioè eliminata in quanto
fattore di separazione, ma al tempo stesso conservata in una superiore sintesi di cui
gli opposti costituiscono i momenti interni.
Consideriamo l’esempio storico-filosofico dell’essere e del nulla. Per il pensiero “l’essere è e il
non essere non è”, aveva detto Parmenide, proibendo di ammettere come vera qualunque
forma di “mescolanza” tra l’essere e il non essere.
Per Hegel, al contrario, è solo una parvenza, un’illusione, che l’essere sia separato e
“immune” dal non essere: l’essere, pensato nella sua generalità e indeterminatezza, non
come essere di questa o quella cosa, l’essere e “niente più”, è un essere “ineffabile”, che
svanisce nel nulla, come altrettanto il nulla, pensato come negazione assoluta dell’essere, per
il fatto stesso di essere pensato non è più nulla ma essere.

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E’ dunque per una necessità interna all’essere (tesi) e al nulla (antitesi), per la loro
“immanente natura dialettica”, che essi possono sussistere solo come momenti del divenire
(sintesi).
La verità non sta né nell’essere né nel nulla considerati separatamente, ma soltanto nella
nozione del divenire, cioè appunto – fuori dall’esempio – nella superiore totalità che toglie
la contraddizione unificando gli opposti.
Il processo, come accennato, vale per il pensiero ma anche per la realtà, in quanto tutti e
due hanno le stesse leggi: e allora un seme (tesi), per poter diventare pianta, deve morire
come seme, ovvero passare per la negazione del seme (antitesi) e per la negazione di questa
stessa negazione, ossia la nascita della pianta (sintesi). Allo stesso modo, nota Hegel, Gesù
dovette morire per poter realizzare la sua missione.
Ogni singolo concetto, ogni determinazione, non ha senso isolatamente, al di fuori della
totalità. La dialettica è appunto il movimento che forzando ogni realtà determinata, e
svelandone la parzialità, la articola nella vita del tutto. La dialettica rende fluidi i concetti
cristallizzati.
Questo è per Hegel il movimento della dialettica, nel quale ha una funzione decisiva la
ragione, intesa come la facoltà che muove gli opposti l’uno verso l’altro, sciogliendoli dalla
rigida fissità imposta loro dall’intelletto.
Già Fichte e Schelling avevano assegnato alla dialettica una funzione rilevante. Ma per
trovare un filosofo che abbia attribuito alla dialettica una funzione così strategica come quella
che le attribuisce Hegel, bisogna risalire fino a Platone; e certo si tratta di una funzione ben
diversa da quella che Kant era stato disposto a riconoscerle.
Per Kant la dialettica era infatti la “logica dell’apparenza”, distinta dall’analitica in quanto
“logica della verità”, era cioè la logica delle contraddizioni in cui s’impiglia la ragione nel
tentativo di elevarsi alla realtà sovrasensibile.
Dal punto di vista di Hegel, tali contraddizioni sono la prova non del fallimento della ragione,
ma al contrario della sua superiorità rispetto all’intelletto. La contraddizione è una
componente oggettiva del rapporto tra gli opposti: l’intelletto (il senso comune, le scienze
particolari) arretra dinanzi a essa, mentre la ragione speculativa (la filosofia) l’affronta, la
sopporta e la risolve in una sintesi superiore. Hegel utilizza lo schema della dialettica per
spiegare ogni ambito della realtà.

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Schema riassuntivo per punti

Tesi di fondo della filosofia hegeliana:

1. Risoluzione del finito nell’infinito;


2. Identità di Ragione e realtà
3. Dialettica come legge che regola lo sviluppo del reale;
4. Funzione della filosofia (ragione) come conoscenza dell’assoluto.

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