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IL “CASO” INGLESE

Enrico VIII (1509-47), re di Inghilterra, difende il cattolicesimo contro Lutero.


Nel 1527 entra però in contrasto con papa Clemente VII che rifiuta l’annullamento del matrimonio con
Caterina d’Aragona.
Il re lo ottiene dal clero inglese (1531) e nel 1534, con l’Atto di supremazia, il Parlamento lo proclama
unico capo della chiesa di Inghilterra.
La Chiesa anglicana
Enrico si limita ad assumere il controllo della chiesa e dei suoi beni, senza modificarne il credo.
Solo sotto il successore, Edoardo VI (1547-1553) re a 10 anni, i suoi tutori introducono concezioni
riformate (Book of the common prayer, 1549-52).
Con Maria Tudor (1553-1558) si tenterà un ripristino del cattolicesimo.

IL CALVINISMO
La riforma in Svizzera
La diffusione del luteranesimo fu piuttosto limitata. Una maggiore forza espansiva dimostrò la Riforma in
Svizzera, che:
Sviluppò un’antropologia meno pessimistica e più favorevole all’impegno del cristiano nel mondo.
Non subordinò la Chiesa ai principi, ma fece del potere politico il “braccio armato” della Riforma.
Protagonisti: Zwingli (†1531) e Calvino.
Jean Cauvin (1509-1564)
Francese, aderisce alla Riforma ed è costretto all’esilio.
Pubblica le Istituzioni della religione cristiana (1536), prima sistematizzazione della teologia protestante.
Di passaggio a Ginevra, viene convinto dal predicatore Farel ad impegnarsi nella riforma della chiesa della
città, che mirava a staccarsi dai cattolici duchi di Savoia.
La dottrina calvinista
Come Lutero, Calvino sminuisce il valore delle “opere”: l’uomo è predestinato da Dio alla salvezza o alla
dannazione.
Il credente può riconoscere di essere tra i redenti attraverso: la propria coscienza; L’irreprensibilità morale;
Il “successo” della propria attività (anche professionale) nel mondo.
L’ “attivismo” calvinista
Per Lutero l’uomo, anche redento, non può compiere nulla di buono. Il giusto resta peccatore.
Per Calvino, invece, Dio premia gli eletti benedicendone l’attività: le “opere” non sono causa ma effetto
della salvezza.
L’uomo ha il compito di impegnarsi nel lavoro e di “riuscire” in quello che fa per rendere gloria a Dio.
Il sociologo Max Weber (1864-1920), nello scritto “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1905)
mise in relazione lo sviluppo del capitalismo con l’attivismo calvinista.
La Chiesa calvinista
La riforma della chiesa di Ginevra incontrò resistenze. Solo nel 1541 fu approvata dalle autorità cittadine.
Calvino costruì una nuova organizzazione basata su pastori (predicatori), dottori (teologi), diaconi (opere di
carità) e anziani (sorveglianza).
L’organo direttivo e giudiziario era il Concistoro (anziani e pastori).
La “teocrazia”
Anche per Calvino l’autorità politica è voluta da Dio; essa però deve conformarsi alle leggi divine.
Il governo di Ginevra fu sottomesso all’autorità della Chiesa e del Concistoro che vegliava sulla fede e sui
costumi degli abitanti, imponendo un rigido moralismo e limitando la libertà di coscienza.
Diffusione del calvinismo
L’ “attivismo” dei calvinisti spiega la loro diffusione (più ampia rispetto a quella dei luterani) al di fuori di
Ginevra.
Chiese calviniste si formarono in Francia (“Ugonotti”), in Scozia, in Inghilterra (“Puritani”), nei Paesi
Bassi e nell’Est.
Non hanno l’appoggio dei sovrani, contro i quali, tuttavia, per motivi di fede, Calvino ammetteva la
disobbedienza.

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