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LA FILOSOFIA DELLA NATURA

La filosofia della natura è la scienza che espone il secondo momento del processo dell'Assoluto, l’Idea “fuori di sé”, ovvero l’Idea “nella
forma dell'essere altro”
Hegel non condivide l’entusiasmo per la natura che caratterizza i romantici.
Essa è bensì espressione dell’Idea, e quindi intelligibile, tuttavia lo è in modo minimo e inadeguato. Per questo motivo, dice Hegel, “non è da
divinizzare”, non va considerata come la realtà che meglio rivela l’Assoluto.

FILOSOFIA DELLO SPIRITO

La filosofia dello Spirito tratta del riemergere dello Spirito dalla natura e del suo attuarsi in forme sempre più elevate, prima individuali, poi
universali, sino alla sua piena realizzazione.
Nell’Idea in sé il reale si dà come intelligibile: nello Spirito tale potenzialità si attua pienamente. Lo Spirito non è solo intelligibile, ma
intelligenza.
Il primo momento dello Spirito è lo SPIRITO SOGGETTIVO, ossia che si attua nell’individuo.

Il secondo momento è lo SPIRITO OGGETTIVO.


Detto anche diritto, in senso lato, si articola in diritto astratto, moralità ed eticità.
Per realizzare la propria libertà lo Spirito deve superare la dimensione individuale, e realizzarsi in un mondo sopraindividuale oggettivo: il
mondo delle istituzioni, delle leggi, dei costumi, ciò che Hegel chiama, in senso ampio, “diritto”.
La libertà dello spirito si attua anzitutto come DIRITTO ASTRATTO, l’insieme delle relazioni che si realizzano tra individui che si
rapportano come “persone giuridiche”, ossia soggetti capaci di proprietà.
Nel diritto la libertà dello spirito si oggettiva nelle cose possedute; tale esteriorità è negata nella moralità ove la libertà è “interiorizzata”.
Al livello della MORALITÀ, infatti, il soggetto è libero in se stesso: le cose esteriori sono indifferenti, ciò che conta è l’ intenzione di
realizzare il bene.
Ma nella moralità si dà la separazione tra il bene e la soggettività che deve realizzarlo, tra dover essere e essere. Lo si vede nella morale
kantiana, laddove: Il dovere si presenta come un’ideale impotente, che non è mai realizzato; il formalismo conduce ad un astratto distacco dai
contenuti dell’agire.
La sintesi tra l’esteriorità del diritto e l’interiorità della moralità si ha nell’ETICITÀ, in cui il bene diventa istituzione visibile. L’eticità è la
adesione a finalità concrete, la consapevole e volenterosa dedizione al bene della comunità in cui si vive.
I suoi momenti sono la famiglia, la società civile e lo stato.
Nella famiglia, sulla base naturale dell’amore tra i sessi, si ha il primo inserimento del singolo in una totalità sopraindividuale oggettiva.
La Società civile è intuizione originale di Hegel l’introduzione di una entità intermedia tra individuo e Stato. La società civile è l’unione di
più famiglie sulla base dei bisogni, soddisfatti attraverso il lavoro e lo scambio. E’ luogo di incontro ma anche dello scontro degli interessi
particolari. Al suo interno sorge la divisione del lavoro e la distinzione tra le classi (agricoltori, fabbricanti/commercianti e funzionari). La
difesa degli interessi particolari porta al nascere delle corporazioni e di istituzioni preposte alla giustizia e all’ordine pubblico.
La società civile non va però confusa con lo Stato, culmine dell’eticità.
Nello STATO si ha la sintesi di famiglia e società: quel tipo di solidarietà e di unità spirituale che troviamo nella prima, assume dimensioni
universali.
Lo Stato è una realtà etica: aderendo ad esso l’uomo concorre al bene universale della comunità, ben superiore all’interesse individuale o
corporativo. La società civile nasce in funzione dei bisogni degli individui, ma questi esistono in funzione dello Stato. Lo Stato è presupposto
agli individui, come un organismo è presupposto alle sue parti. Come le parti di un organismo trovano senso nel tutto, così gli uomini
trovano la loro realizzazione nello Stato.
La concezione liberale vede lo Stato come strumento per la tutela della sicurezza e dei diritti degli individui.
Secondo Hegel il liberalismo confonde lo Stato con la società civile: lo Stato non esiste in funzione degli individui sono questi ad esistere
per lo Stato.
Hegel si oppone anche alla concezione democratica che fonda la sovranità dello Stato nel popolo.
Si tratta di un non senso, in quanto non esiste popolo prima, o fuori, dello Stato, ma solo una moltitudine informe.
Lo Stato non si fonda sugli individui ma sull’idea stessa di Stato, ossia sul concetto di un bene universale.
Anche l’idea che lo Stato nasca da un “patto sociale” e quella che esista un diritto naturale prima dello stato vengono respinte.
L’assoluta sovranità dello Stato hegeliano non si traduce in un dispotismo, perché esso opera solo attraverso le leggi; è uno “stato di diritto”.
Lo Stato ha perciò una costituzione, che non è frutto di un progetto astratto, bensi l’espressione della vita di un popolo.
Forma razionale di costituzione è la monarchia costituzionale moderna.
Lo Stato è l’espressione dello spirito di un popolo, ma i popoli sono molti e spesso in contrasto tra di loro.
Secondo Hegel, il diritto internazionale (ossia una legislazione che regoli le relazioni tra i diversi Stati) non esiste, perciò è necessario che i
rapporti tra gli Stati si decidano con la forza e, spesso, con le guerre.
La giustizia nei rapporti internazionali è ciò che risulta da questo confronto, è quanto emerge nel corso della storia: essa è il vero “tribunale
del mondo”. I conflitti non sono un male assoluto, ma soltanto il momento dialettico che muove la storia verso la completa realizzazione
dell’Assoluto. Anche la storia, come ogni realtà, è razionale: tutto in essa concorre all’affermazione del bene, anche il male.
Soggetti della storia non sono gli individui, ma i popoli e gli Stati: attraverso di essi vive e si attua lo Spirito del mondo, l’Assoluto, che è il
vero protagonista della storia.
La Ragione si serve delle passioni e delle intenzioni particolari, spesso irrazionali degli individui, per portare a termine il proprio grande
disegno ( astuzia della ragione). Esistono uomini che, come i condottieri e gli eroi, incarnano lo spirito di un popolo e, con la loro azione
individuale, fanno avanzare la storia. Ma anch’essi sono strumenti dello Spirito: infatti non concepiscono in modo chiaro quanto vogliono o,
meglio, devono realizzare; esaurito il loro compito, la Ragione li abbandona al loro destino (cf. Napoleone).

LO SPIRITO ASSOLUTO
Negli stati e nella storia lo Spirito trova un’incarnazione che resta sempre determinata e finita. Nello Spirito Assoluto lo Spirito raggiunge la
piena consapevolezza di se stesso, e si coglie non in una manifestazione finita ma in se stesso. I suoi momenti sono l’arte, la religione e la
filosofia. Sono tre forme di conoscenza che condividono il medesimo contenuto: l’Assoluto
e si distinguono per il modo in cui contenuto viene colto: L’intuizione sensibile per l’arte
La rappresentazione per la religione; Il concetto per la filosofia.