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Madonna della Perla di Raffaello
(Museo di Madrid)
La

Galleria dei Gonzaga


venduta
all'lnghilterra nel 1627-28

DOCUMENTI

DEGLI ARCHIVI DI MANTOVA E LONDRA


RACCOLTI ED ILLUSTRATI

DA

ALESSANDRO LUZIO

MILANO
CASA EDITRICE L. F. COGUATI
CORSO PORTA ROMANA, 17

1913.
Fina Art»

p'3

PROPRIETÀ LETTERARIA
i)-mHò
-

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a Pompeo Molmenti


gli

A ONGO auspici del tuo nome illustre


sotto caro quanti

a

g)

amano l'arte ed una delle sue più incantevoli culle, Venezia


di

1 Tl5Kx» questo mio volume ricerche archivistiche.


Gli
di

d'
studiosi troveranno, nuovo
vi

spero, parecchio importante

:
ma mie rapsodie varranno mostrare fonte inesausta
le

sopratutto qual per


a

storia artistica donde poco o


la

rimangano sempre carteggi gonzagheschi

;
i
gli

antichi eruditi, sconciando

le
punto attinsero incompiutamente spesso
(e

loro scoperte con errori gravi) moderni.


i

Non v'ha rubrica del piccolo archivio gonzaghesco,


in
cui non s'anni
dino notizie artistiche preziose, che premierebbero largamente un'esplorazione
metodica, sola veramente efficace fruttuosa. Son appena pochi mesi, che
la

un mio valoroso collaboratore, Torelli, trovava, dove meno sarebbe


Io
si
il

di

aspettato, contratto stipulato pel monumento sepolcrale Margherita


il

Malatesta, affidato ad un artista insigne delle tue lagune, Piero dalle Ma-
(5

segne aprile 1400).


Le indagini,
di

cui ho qui risultati, limitano


a'

raccolto
io

pittori
si
i

Mantova
di

più cospicui, che operarono pe' Signori ma tesoro anche mag


:

dell'arte,
di

giore documenti sarebbe facile adunare per ogni altro campo


tutti rami del lusso, storia del Palazzo ducale,
la

per segnatamente per


i

di

collezioni antichità un tempo ammassatevi. Eppure vecchie


le

le

per guide
della Reggia non fanno che ripetere stereotipe fiabe sono pubblicati vo
si
:

lumi sugli scavi Roma, senza che alcuno (eccettuando


di

qualche magro
contributo del Muntz o qualche spropositata razzia del Bertolotti) abbia mai
di

curato esame dossiers inces


in

prendere voluminosi sulla esportazione


i

cimeli classici dall' Urbe alla città de' Gonzaga.


di

sante
Agli archivi mantovani (comprendendo tra essi quasi affatto dimenti
il

collezioni
di

cato archivio notarile, che pur racchiude inventari ragguardevoli


private della Reggia stessa) vuol dunque esser rivolta attenzione partico
e
in

larissima quella revisione generale, che molto saggiamente pensa oggi


si

intraprendere, delle fonti della storia artistica, perchè dessa riposi su più
salda base scientifica.
VI A POMPEO MOLMENTI

Il buon gusto, la competenza tecnica sono naturalmente i fattori precipui


d'una seria critica d'arte : ma quelle doti essenziali hanno pur bisogno d'esser
sorrette e corrette da uno studio esatto, positivo delle condizioni reali in cui
l'attività dell'artista si svolse, delle vicissitudini che l'opera sua inevitabil
mente subì, nel volger procelloso de' tempi.
Se il ne sutor ultra crepidam è un monito indispensabile per l'archi
vista estraneo all'arte, il cui ufficio è accertar fatti, produr documenti e nulla

più: il crìtico estetico a sua volta non deve mai sdegnare il modesto ausi
liario, che può dar lume o certezza alle sue intuizioni.... e perchè no? fre
nare salutarmente certi voli troppo arditi della sua fantasia.
Fra le migliori mie soddisfazioni di.... topo d'archivio, conto quella ap

gli
punto di aver ripescato

gli
elementi necessari per identificare otto superbi

trionfi gonzagheschi del Tintoretto, sperduti non sa come un castello

in
si
Baviera: che tu, innamorato dell'arte veneziana, sarai felice
di

di
veder
e

qui riprodotti.
Del Tintoretto non troverai incisioni

di
scrittura tra

le
nessun facsimile

di
del volume ma questa un'altra conseguenza non trascurabile un'at
gli (è
:

tenta disamina) artisti, rivolgendosi Principi, preferivano valersi del


a'
l'altrui mano, peritosi com'erano
di

trattare penna anche perciò un esper


la

;
Milanesi,
di

tissimo conoscitore autografi, quale potè incorrere nella svista


il

Lorenzo de' Medici una lettera...


di

produrre come scritta dal Mantegna


a

che rivela invece mano d'un segretario della cancelleria


la

gonzaghesca.
Mi quindi attenuto nella scelta degli autografi
sono quelli che non

a
lasciassero dubbi Tiziano sarà curioso distin
di

di

sorta tra varie firme


le
e
:

sua genuina dalle altre che per conto del scarabocchiò


la

guere compare
Pietro Aretino!....
Tu, infaticabile hai saputo
di

che nella multiforme produzione scrittore


loro
di

raggiungere un accordo felicissimo qualità raramente associate tra


(genialità, competenza artistica, erudizione) sii indulgente alle mie oneste
libro
in

di
fatiche gradisci ad ogni modo questo l'attestazione sincera
e
:

di

una calda ammirazione, una fraterna amicizia.

Mantova, 15 agosto 1912.


Alessandro Luzio.
LA

GALLERIA DEI GONZAGA


VENDUTA ALL' INGHILTERRA
NEL 1627-28.
^fdvviene luttogiorno che famiglie scialacqualrici, dopo aver geiiato somme

pazze nell'arredo di palagi, di ville, siano improvvisamente costrette dalla ressa

de' creditori a disperdere in un momento, e per vilissimo prezzo, il frutto di


lunghe fatiche, di ingenti sacrifici.

Questo doloroso spettacolo di incauta prodigalità diedero i Gonzaga con


la vendita della Galleria; emigrata in Inghilterra, proprio al chiudersi di un
trentennio, in cui erano stati più intensi gli sforzi, più enormi le spese de' Prin
cipi di Mantova per arricchire le collezioni artistiche della Reggia.
Si pensi: nel 1604 i Gonzaga, precorrendo e forse superando (fatta ra
gione a' tempi) i prezzi favolosi oggi offerti da miliardari americani per ipo

tetici quadri d'autore, donarono un feudo del valore di 50 mila scudi a' Canossa

per la n Madonna della Perla n ; e nel 1627-28 alienarono il meglio della


Galleria per il doppio appena di quanto era loro costato, ventitré anni in
nanzi, quel solo, oggi assai discusso, dipinto di Raffaello!
Come e perchè ciò avvenisse non è stato mai narrato a dovere 0): m'è
parso quindi debito d'archivista raccogliere tutti i documenti conservati a Man
tova e Londra (2), su quella vendita, che, oltre aver inaugurato in proporzioni

gigantesche gli esodi purtroppo continui delle nostre opere d'arte olir Alpe e

oltre mare, riuscì doppiamente funesta all'Italia, sparpagliando ai quattro venti


una collezione di quadri giudicata allora la prima d'Europa!

(1) Pubblicazioni frammentane di documenti fecero il Baschet nella Raccolta Veneta del 1866,
il Noel-Sainsbury nel raro libro Originai unpublished Papera illustrative of the life of Sir *P. 'P.
II,

Rubens, Londra, 1859; il D'Arco nelle Arti ed Artefici, 288. Sovra que' dati incompleti son
basate anche opere inglesi più recenti, del Phillips, del Law, che avremo più oltre occasione
di
le

ricordare un breve scritto del Reumont, comparso ne' Jahrbiicher


di

Kunstwissenschaft Lipsia,
f.
e
:

del 1869 (II, 250).

(2) Avverto una volta per tutte, che intendono tratti dall'archivio Gonzaga documenti che
s'

non rechino altra indicazione speciale.


INDICE

A Pompeo Molmenti Pag. V

...
"
Introduzione vii
Capitolo I — Un po' di bilancio della Corte de' Gonzaga
"
1
Capitolo II — La formazione della Galleria
"
19
CAPITOLO III — La vendita della Galleria n
63

DOCUMENTI.
Documento I — L'inventario dei quadri del 1627 Pag. 89
Documento II — La corrispondenza degli archivi di Mantova e Lon
"
dra concernente la vendita del 1627-28 137
DocuMEMTO III — Eslratti dal Catalogo di Bathoe "
168

APPENDICI.

APPENDICE A — Iconografia Gonzaghesca Pag. 179


Appendice B — I ritratti d'Isabella d'Este "
183
APPENDICE C — Il Palazzo del Te e i rapporti di Federico Gonzaga
"
con Michelangelo 239
Appendice D — Quadri acquistati in Toscana da Vincenzo e Ferdi
n
nando Gonzaga 252
APPENDICE E — La collezione di stampe del card. Scipione Gonzaga
— Lettere di Giorgio Alario n
273
Appendice F — Pourbus e Rubens a Mantova "
275
Appendice G — Domenico Fetti n
285
Appendice H — La Favorita, l'Albano e il Baglione "
292
APPENDICE / — Quadri donati alla Regina di Francia e a Richelieu
"
dal duca Ferdinando 300
Appendice K — Il lusso del duca Ferdinando "
303
Appendice L — Il tentativo di ricostruire la Galleria "
305
"
Indice de' nomi 319
"
Indice delle illustrazioni 323
Il

Fantastico ritratto della contessa Matilde capostipite de' Signori di Mantova

del Fetti del Fetti


"
"

'

*
(Nella Gonzaga del Possevino). (Nella Gonzaga del Possevino).
Ill


a

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3

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u.

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CAPITOLO PRIMO.

Un po' di bilancio della Corte de' Gonzaga

yfrW^U HI visita oggi quell' immensa necropoli, che è ormai il Pa-


'azzo ex-ducale di Mantova, non può non domandare, tra
^?$S'
$fe£<à} addolorato ed attonito, a se stesso : d'onde mai i sovrani d'un
minuscolo stato traessero i mezzi per creare quelle magnificenze, i cui
avanzi superbi la nuova Italia non sa o non può conservar degnamente.
Per quanto sui registri economici della corte de' Gonzaga abbia
"
infierito vandalicamente la burocrazia austrìaca, che votò allo scarto u

la massima parte de' conti, ritenendoli roba vecchia liquidata da secoli


e perciò inutile; pure non v'è penuria di elementi sicuri per ricostruire
a grandi linee il bilancio dei Principi di Mantova.
Già molto prima di assorgere al dominio della città, que' Corradi
di Gonzaga ('), a cui la vanità e l'adulazione aulica fabbricheranno più
tardi genealogie favolose, derivandoli da un Vitichindo di Sassonia o
riallacciandoli a' Reali di Francia (2), venivano annoverati tra le fami-

(1) Che si chiamassero Corradi può sicuramente affermarsi in base ad alcune bolle del 1288
con cui Niccolò IV conferiva certa prebenda * dilecto filio Petrozano nato nobilis viri Corradi de
Corradis de Gonzaga canonico , (Rome, VII1 Kal. Mali, P. N. a. Petrozzano o Pietro Giovanni
I).

era fratello primo capitano del esiste anzi un atto del 15 aprile 1341 con cui
di

Luigi, popolo:
Petrozzano dichiarava tacitato dal primo Signore Mantova per quota spettategli dell'asse paterno.
la
di
si

(2) Vincenzo scrivendo nel settembre del 1606 poeta Gabriele Zinani, che s'era proposto
al
I,

Sari bene che assicuriate meglio della ve


"

celebrare genealogia de' Gonzaga, avvertiva


di

la vi
la

lo

rita dcll'historia, perchè non fu Luigi che portò Sassonia Italia casa nostra, ma Vitichindo.
di

in

Fu ben Luigi primo signore questo stato, ma altri centinaia anni, tutti
d'
le
di

precedettero per
lo

di

cavalieri d'heroiche qualita ecc. (lett. orig. 22 settembre). Men modesto suo padre, duca Fer
il
,

un suo scritto polemico anonimo, nel quale accampava pretese co' Savoia,
di

dinando parità
in

affermava che l'origine della sua casa deduce con retta discendenza per mille ducento et tanti
'
si

anni dai Re Francia cominciando dall'a. 379, ricadere Hugone che regnò
di

in

quale viene poi


la

Italia l'a. 946, dal quale discendono


in

Gonzaghi ,.
li

1
CAPITOLO PRIMO

glie più doviziose e potenti del mantovano. Inurbatisi nella seconda


metà del duodecimo secolo, competettero subito di ricchezza e di in
fluenza co' Bonacolsi: i quali, agevolando incautamente le mire ambi
ziose de' rivali, concessero nel 1324-26 a Luigi Gonzaga vero fon

(il
datore della dinastia) poter arrotondare considerevole,

di
propria,

la
già

di
fortuna co' beni cittadini o ('). Indi

di
congiunti banditi dal Comune
poco, caduti lor volta nella cruenta lotta dell'agosto 1328, Bo

a
a

i
nacolsi impinguarono nuovi Signori con possedimenti così

di
Mantova

i
vistosi da far gola Cangrande della Scala, più tardi Bernabò
a

a
Visconti: quegli ne tentò confisca suo beneficio, questi volle im

la

a
almeno l'umiliazione

di
Gonzaga vassalli
ai

porre piegarsi suoi

ri
a

e
conoscere da lui l'investitura delle accumulate ricchezze (2).
Sulle prime Gonzaga capitani del popolo parvero appagarsi d'uno
i

stipendio che veniva lor corrisposto come ad ufficiali pubblici, d'una

e
percentuale sui profitti della zecca 0)
di
Mantova ma poco poco

a
;
loro mani tutte
in

concentrarono risorse del Comune uno de' più


le
si

:
fiorenti dell'Italia superiore, per industria per popolazione (4). Era
e

da' dazi segnatamente che Comune ricavava suoi redditi: ten-

la
il

e
i

(1) 1326, 30 sett. Raynaldus de Bonacolsi».... jussit, voluit et mandavit quod omnes emp-
"
:

tiones aeu acquisitiones quoquo modo facte per Loysium de Gonzaga quibiucumque bannitis con
a

finati! seu suspectis Comunis Mantuae ve) ab habentìbus cauaam ab eia valeant, teneant ac plenum
sorciantur effectum.... non obstantibus aliquibus stalutis ku reformationibus civitatis et Comunis
Mantue.... ,. Estesa anche ad altri Gonzaghi, oltre Luigi, era concessione anteriore del 20 set
la

1316, 12 dicembre, licenza accordata


"

tembre 1324: risale infine


di la

nobilibus viris D.no Con


al

rado de Gonzaga et Loisio eius D.ni Conradi filio acquistar certa casa
in

contrata Bechariorum u.
'
a

(2) Cangrande aveva ottenuto addirittura da Lodovico Bavaro privilegi necessari per ap
il

sostanze de' Bonacolsi ma quella concessione del 29 aprile 329 restò lettera morta.
le

propriarsi
1
:

Maggiore smacco soffersero Gonzaga da Bernabò Visconti. Questi nel 358 costrinse far atto
a
1

li
i

sudditanza: donandogli possedevano Mantova, Cremona, ecc., per riaverne poi subito
di

quanto
a

l'istesso giorno giugno) l'investitura ex nono da lui. Gonzaga nel curvarsi quella sopraffazione
(8

a
I

premunirsi, emettendo dinanzi Mantova una solenne protesta


al

Vescovo
di in di

di

Bernabò cercarono
di

essa che se dovevano acconciarsi a stipulare proprio danno un contratto


in

segreta. Dichiararono
Milano, ciò facevano contro coscienza propter vim et metum Berna-
*

col diabolico Signore


ti
p

dona
di

'vis ,, nè erano quindi obbligati rispettare patti, appena potessero infrangerli. L'atto
a
ii

zione intanto, del 358, importantissimo perchè specifica ad uno ad uno vasti possedimenti gon-
1

città e nel territorio. Eppure aveva generosamente reintegrato ne' loro


in

zagheschi Luigi Gonzaga


beni taluni de' Bonacolsi (rogito 25 luglio 1346)1
4 II,

(3) Cfr. PORTIOU, La zecca di Maniova, 40. primo stipendio corrisposto dal Comune
Il

capitano Luigi Gonzaga ascendeva a non più mila lire p. M. (piccioli


di

di
al

Mantova).
oscillò sempre tra' 25 35-40 mila
in

(4) Dalla metà del quattrocento


la

poi popolazione
e
i

abitanti.
UN PO DI BILANCIO DELLA CORTE DE GONZAGA J>

denza fiscale disponeva già allora di mille ingegnosi espedienti per spillar
denaro da tutto e da tutti ('). Dazio sul vino all'ingrosso e al minuto,

sulla beccaria, sulla macina, sul pesce de' laghi, sulle lane, su' contratti (2),

su'.... postriboli 0) ; monopolio del sale, pedaggi d'ogni sorta, tassa sui

forestieri (4).... ecco, per dire i soli cespiti principali, i proventi copio
sissimi del bilancio comunale, in cui i Gonzaga potevano liberamente
pescare, amalgamando l'amministrazione pubblica con la privata.
Il loro dominio datava appena da quarant' anni : e da' rogiti di
mutui, dagli istrumenti d'acquisto di nuove proprietà fondiarie, da' libretti,
diremmo oggi, di cassa di risparmio, dalle costituzioni di doti, da' legati
innumerevoli de' testamenti.... si può toccar con mano quanto fosse cre
sciuta la ricchezza de' Signori di Mantova, quanto fosse cercata ed am
bita la loro alleanza.
Un libretto del 1 370-76 può veramente assomigliarsi a uno dei
nostri conti correnti di banca: vi sono elencati tutti i depositi fatti dal
terzo capitano Lodovico a Venezia (5) distinguendo nettamente il ca
gli

pitale versato e interessi che via via accumulavano. banco cor


si

Il
°/°

rispondeva allora pochi anni dopo diminuì tasso dell'in


si

il
5
il

teresse, senza che per ciò cessassero depositi de' Gonzaga, dacché un
i

(1) Si veggano numerose rubriche riflettenti dazi negli Statuti bonacolsiani che C. D'Arco
le

pubblicò ne' suoi studi sul municipio (II, 292). Sotto Vincenzo fu stampato 1'" ordine
di

Mantova
I

quello che ha da pagare alle Gabelle fratelli Osanna,


di

Mantova
di

(Mantova, indice
si

609)
:
,

merci, derrate, soggette dazio, così per l'entrata, come per l'uscita
*

alfabetico tutte
di

le

dalle
a

porte della citta.

(2) Era anche chiamato dazio degli istrumenti.


il

marchese Gianfrancesco, preso da scrupoli, disponeva nel suo testamento del 23 settem
Il

(3)
bre 444 volo, jubeo et mando quod dacium postribuli civitate Mantue statim amoveatur ,.
di in
'
1

(4) Del 1612 ha stampa una estesissima nota quello che pagano
"

forastieri per
si

li

il

dazio dello bollette ,. Si pagava più o meno, entrando Mantova, non solo se
di

di

era a piedi
si
a

o a cavallo o carrozza: ma anche


in

seconda del luogo provenienza del forestiero. Asolani


di

"
a

a cavallo o carrozza paga soldi et cavallo o


in

piedi soldi bresciani carrozza soldi


in
7

2
a

8
:
3,

dinari et piedi soldi dinari e segue così per ordine alfabetico l'elenco de' forestieri da
a

9
:
,
*

sottoporre alla varia tassazione. tramontani a cavallo o carrozza soldi


in

genere pagavano
1

7
,
6,

8.

denari piedi soldi denari Qualonchc forastiero che venira Mantova ooero apresao un
"
2
a

miglio alla città a cavallo obligato pagare ut supra ,.


a

(5) "In Christi nomine Amen M.cus D. D. Lodovicus de Gonzaga habet infrascriptos denarios
ad cameram imprestitorum civitate Veneciarum ut inferius continetur scriptos contrata S. Boldi
in

in

de Veneciis ,. Ogni cifra porta distinta l'intestazione: Hoc est capitale — hec est utilitas conti
"

I
,

liquidavano ogni semestre; p. es. nel 1376 così: Facta ratione XX marcii MCCCLXXVI vi-
"
si

detur quod omnia imprestila... sunt summa due. LXXXm XVI auri, s. VII p. Tangit omni medio
in

anno due. MM auri, s. XXV p. ,.


4 CAPITOLO PRIMO

altro libretto del 1385 intestato al quarto capitano, Francesco (l'ineso


rabile sposo di Agnese Visconti, la quale ebbe tra parentesi 50 mila

gli
fiorini di dote) fontigo de biavi altre somme

di
dà credito

"
sul

li

,
(').

°/°
cospicue, che fruttavano solo

3
il
Prestiti numerosi veggono fatti cittadini mantovani,

si

e
a
a
vicini: p. nello stesso anno 1385, 40 mila ducati Vi

a'
di
principi di es.

sconti, 25 mila agli Estensi. Questi ebbero altri prestiti negli anni
44 mila

di
successivi, tanto che sui primi del quattrocento eran debitori
ducati d'oro boni et justi ponderis, ex causa mutui Avevano anzi
"

u.
gli

di
Estensi rilasciato in pegno una bella quantità argenti gioielli

e
(di cui v'è l'elenco descrittivo) graziosa liberalità del sovventore

la
ma

:
restituirli, castello

di
consentì contentandosi della sola ipoteca sul
a

di
Melara. nel 1435 furono stipulate nozze Margherita

le
Quando
Gonzaga con Leonello d'Este, venne minorato debito, con l'assegna

il
dote mila ducati su' 44 mila an
di

zione fatta alla sposa una di 25


cora insoluti.
Imparentati con famiglie italiane più illustri — Dovara, Da
le

i
Visconti,
gli

Polenta, Scaligeri, Malaspina, Malatesta, Carrara, ece.

i
i
i

— Gonzaga ebbero, e cercarono, sopratutto privilegio delle unioni


il
i

con Germania. Sin dal 1354 v'è tra


di

case regnanti
le

segnalare

a
gli

essi Absburgo un doppio matrimonio, che preludeva alla gloria,


e

più tardi conseguita da' Principi Mantova, veder assunte due con
di
di

ad imperatrici. gennaio 1354 Filippino Gonzaga rilascia


Il

sanguinee
3

chi deve sposarlo con Verena comitissa de Hauspurch so-


"

procura
a

rore egregiorum D. Johannis, Rodulphi et Gottofredi Comitum de H. u.

febbraio dà ricevuta de' mila fiorini d'oro, portati dote dalla


in
9
Il

contessa Verena.... da qualche storico mantovano confusa con un ram


pollo della famiglia Varano!.... Al contrario, 30 marzo 1354 Elisa
il

betta Gonzaga Rodolfo Absburgo con dote


di
d'

"

sposata septem
è

milia florenorum auri boni ece. nec non 300 florenos che spettano
le

u,

dall'eredità materna.
La

(I) M.cus D. D. Franciscus de Gonzaga.... habet


"

Veneciis ad fonticum bladorum 66 m.


677 ducato* auri, de quibus habet pro utili ad racionem trium pro centenario.... m. ducato* auri ,.
2

Anche Elisabetta Gonzaga depositava nel 1382


"

vinti milia ducati mezo de bon or e de boa


e

pesy.... fontigo de biavi del Comun solito tasso d'interesse,


al

de Venesia con l'obbligo


al
,;
li

del preavviso sei mesi pel ritiro del deposito.


di
UN PO DI BILANCIO DELLA CORTE DE CONZACA 5

Elevati nel 1 432 a Marchesi di Mantova dall'imperator Sigismondo,


a cui fecero dono di 12 mila fiorini d'oro, i Gonzaga potevano darsi
il lusso di sposare una Brandeburgo, senza curarsi né punto ne poco
di dote: e Io dichiararono espressamente nella scrittura nuziale del 5
luglio 1433. In garanzia della dote di 25 mila fiorini che essi stessi

facevano a Barbara di Brandeburgo, i Gonzaga le cedevano i redditi


de' due castelli di Peschiera ed Ostiglia : costituivano per giunta in de
"

li-
posito a Venezia un'altra somma di 25 mila fiorini, che ex mera
('). Molti più tardi,

di
beralitate regalavano all'avo Barbara anni
u

Barbara reclamava almeno una briciola dell'asse paterno, ricordando,


Germania, che essa non

in
nell'istruzione inviato
al

rimessa suo agente


aveva mai avuto dote alcuna aveva quindi diritto una qualche
"

a
u

gli
d'oro lasciato dal che altri
di

parte sul gruzzolo gioie, padre,


e

eredi egoisti negavano.


Auspice strinsero nuovi
la

Brandeburgo, parecchi parentadi


si

de' Gonzaga con corti germaniche: Barbarina Gonzaga impalmò


le

nel 1474 conte Eberardo del Wiirtemberg con dote 20 mila

di
il

fiorini: Paola Gonzaga tratta nel 1476 infauste nozze con Leo
fu

nardo Conte del Tirolo (2); d'altra parte, Margherita venne


di

Baviera
Mantova nel 463 Federico (3.° marchese) con
di

la
sposa semplice
a

1
di

dote 10 mila fiorini (3).


attribuirono all'alleanza con case tedesche de
le

Gonzaga certe
I

teriorazioni fìsiche della loro stirpe: tendenza alla gibbosità,


la
la

pin
guedine (4); questa considerazione Fran
di

dovette matrimonio
si
e
a

il

non desiderante* ex causa die


"

tI) marchese Gianfrancesco suo figlio Lodovico matri


ti
Il

moni! bona aliqua temporalia aut dotem seu donationem sed potius amicitiam, benivolentiam et affi-
nitatem p.ti D.ni Marchionis Brandeburgensis.... liberaliter dictam d.nam Barbaram dotare volunt et
eidem.... ratione dotis donare et largiri 25 milia florenorum renensium, ita quod dieta pecunia sit
propria dos ipsius Barbare.... Ex mera liberalitate
d.

volunt donare et largiri


al

march. Federico
,

Brandeburgo altri 25 mila fiorini, quando sposa sarà condotta a Mantova.


di

la

(2) Ebbe anche lei 20 mila fiorini


di

dote del suo corredo facean parte dei superbi cassoni


e
:

nuziali, con l'istoria Traiano, disegnata dal Mantegna (cfr. EISLER, "Die Hochzeitstruhen der lelzien
di

Grtifin fon Gorz nello Jahrbuch der K. K. Zentral-kommission fiir Kunst- und historische Dcnl(walc,
del 1905: e LUZIO, Un'opera sconosciuta perduta del Mantegna, nella Lettura dell'aprile 1907.
e

(3) Cfr. LANZONI, Sulle nozze di Federico Gonzaga con Margherita di ÌVittelsbach, Mi-
I

Uno. 1898.

(4) Federico Gonzaga dichiarava nel 1516 non voler sposare una francese mal formata,
di

non voria renovar gobba essendo omai anichilita et cancellata dalli


la

perche corpi ben fatti et


'

belli de ex. S.ri genitori soi (LUZIO, Isabella d'Este Leone X, parte p. 70).
I,
e
li

,
CAPITOLO PRIMO

d'Este, che

gli
recò dote 25 mila

in
cesco (4.° marchese) con Isabella
ducati d'oro sontuoso corredo.

e
Dell'ascendente de' Gonzaga nella prima metà del Cinquecento
son luminosa testimonianza pratiche intavolate dal 5.° marchese e

le
per aver figlia del re

in

di
primo duca Federico moglie dapprima una

de' Medici. — Andrea

di
Polonia, poi.... Caterina Borgo, incaricato
da Carlo V condurre trattative col re polacco, scri

di
in

le
persona
Mantova era un marchesato, im

di
veva agosto 522 che quello
7
il

1 realtà poteva considerarsi un ducato per

in
nome:
di

le
propriamente,
bellissime città redditi, numerosi, ricchi nobili sudditi.
"

u, grassi

e
i
i

Carlo V — —

di
ama

"
soggiunge assai questa famiglia originaria
tutti Principi non ve

di
Germania guardando attorno Europa,
u:
e

i
n'ha alcuno che pareggi Mantova, come

di
Signore un eccellente
il

partito da preferire per auguste nozze 0).


La vita dissipata Federico Gonzaga destava preoccupazioni
di

le
fu
chi doveva affidargli una figliola
in

in
gittime isposa: forse questa

e
ragione recondita per cui fallirono trattative col re Po

di
la

così
le
VII,
fu
lonia, come successive con Clemente che un pelo nel 530
le

1
Marchese o neo-Duca Mantova nipote Ca
di

di

promettere sua
al

la
terina poco più che decenne!
Chi — mi sia consentito domanda che già
di

dire ripetere
la

sa

feci altra volta (2) — quali incalcolabili conseguenze avrebbe prodotto


di

questo divisato matrimonio Caterina con Federico Gonzaga? Qual


piega diversa avrebbe preso storia Francia, d'Europa,
di

senza
la

il
regno della virago medicea, senza della
S.
di

notte Bartolo
le

stragi
meo? — pretesto apparente o ragione reale del disaccordo tra
la
Il

dif
di fu

Pontefice per non concludere quel parentado


la

Gonzaga
il

e
il

ficoltà microscopico dominio Carpi,


di

assicurare dote Caterina


in

il
a

cui principe mantovano cupidamente aspirava, per allargare suoi


a

il

confini verso l'Italia centrale. Credette d'aver indi poco raggiunto


a

il

ex Germania oriundam.... singulari gratis


"

(1) Sacr.mus Caroliu ob familiam D.ni Marchionu


eum complectilur ,. Può sicuramente affermarsi, conclude A. Di Borgo, che inter Principe* chri-
'

stianos non sit nunc ubi S.mus Rex Poloniae possit collocare filiam suam melius, quum nullus
D

Rex est cui nunc bene dari possit et etiam nullus Din est qui habeat tale dominium, videlicet par
in

Milano.
di

redditibus liberis et securis ut habet p.tus D. Marchio ,, eccetto quel

(2) LUZIO, 1Pronostico satirico di P. pretino, Bergamo, 1900, p. 82.


UN PO DI BILANCIO DELLA CORTE DE CONZAGA /

culmine della potenza con l'acquisto del Monferrato, recatogli in dote


da Margherita Paleologa : si pompeggiò anzi il neo-Duca di poter con
0);

gli
Bisanzio ma quella invece

di
per antenati

fu
tare Imperatori
l'origine prima della rovina della sua casa, cui l'eredità de' PaleoIoghi

a
maturò lutti del 1630.
i

sentendo immediata

la

di
Federico Gonzaga, sola importanza un

aumento territoriale costituì contro

la
ingente, Margherita Paleologa

a
d'oro:
di

100 mila ducati da allora un movimento ascen

vi
fu
dote

e
sionale vertiginoso nelle doti hinc inde assegnate alle spose che anda
vano o venivano dalla corte di Mantova.
Eleonora d'Austria portò 100 mila fiorini d'oro: Margherita Far
nese, poi ripudiata, 300 mila scudi d'oro; Eleonora de' Medici, Mar
Savoia, Caterina de' Medici, altrettanto!
di

gherita
Mentre, canto,

af
d'altro marchese Federico nel 1480 aveva
il

fermato costante della casa de non dare ma-


"
esser massima

le
a
done che per quella erano maritate se non ducati XXI mila u, solo

e
decideva ad elevare 30 mila dote Clara,
la

di
per eccezione
di si

spo
a
(la

Duca futura madre del Connestabile

di
al

sata Montpensier

Borbone): un secolo dopo, Margherita Gonzaga, moglie dell'ultimo Duca


Duca Lorena,
di

Ferrara,
di

ebbero 100 mila


al

Margherita, sposa
e

dote; Anna Caterina, sposa all'arciduca Ferdinando d'Austria,


di

scudi
20 mila Eleonora, 50 mila scudi, seconda
la

prima imperatrice,
1
1

Eleonora imperatrice 400 mila talleri!


Questo flusso riflusso d'oro trovava suo contrappeso nella
il
e

vasta possidenza fondiaria de' Gonzaga, che poteva solidamente garan


tire doti delle spose. Nelle scritte relative erano specificati
le

sempre

ipoteca per l'investimento delle doti che entravano


in

fondi costituiti
i

che uscivano: talvolta davano


di

in

per pagamento quelle


si

ga
il
e

ranzia redditi de' dazi più produttivi, specialmente allorché trattava


si
i

Mantova;
di

ma
di

di

alla
lo

fissare spillatico neo-principessa regola


di

ettari terreno alla misura


di

erano migliaia migliaia (ragguagliati


e

3138
di

of

mantovana biolca: mq.) che davanti un notaio erano


a
in

ferti ed accettati garanzia ipotecaria.

Savoia,
"

viene ,, esclamava duca Ferdinando nel cit. scrìtto polemico contro non
*

(1) Non
il

Mantova con quota descendenza ad ener hoggidì solo, vero et legittimo successore
di

viene Duca
il

degli imperatori orientali? ,.


8 CAPITOLO PRIMO

Per es. per la dote di Eleonora de' Medici, ne' capitoli stipulati
con Bianca Capello ('), i Gonzaga diedero in ipoteca possedimenti del
l'estensione di circa 10 mila biolche. Per Caterina de' Medici s'ipote
carono parimenti i latifondi della Virgiliana : innumerevoli molini, valli....
ed altri beni allodiali, vastissimi.

Le case principesche nel contrarre parentado fra loro volevano veder

chiaro nelle faccende patrimoniali : v'erano perciò alla corte gonzaghesca


de' registri tenuti in perfetta regola, per stabilire ad ogni evenienza il
dare ed avere rispettivo co' parenti; registri quasi costantemente bollati....
col busto di Virgilio! Il culto per il grande poeta concittadino — la
cui immagine figurò quasi sempre nelle monete mantovane — si mani

festa invero anche in quest'omaggio, diremo così fiscale-contabile, del

quale si posson seguire le traccie perenni ne' secoli, pur attraverso alle
distruzioni barbariche fatte sotto l'Austria nell'archivio Gonzaga.
B
Liber iste cartarum quadraginta octo bullatus bullo virgiliano pro
Comune Mantue consueto datus et asignatus fuit per nobilem et cir-

cumspectum virum D. Benedictum de Strociis generalem intractarum


Rectorem u (a vari esattori de' dazi), è intestato un registro del 1451:
e lo stesso bollo virgiliano troviamo nel 1577-82 su tre registri della
cassa forte o tesoro del duca Guglielmo.
Ben lungi dal credere che l'amministrazione gonzaghesca fosse tra
sandata e ciecamente spendereccia, la si deve anzi ritenere sufficiente
mente ordinata e oculata nel non trascurare nessuna fonte di lucro e
nel mettere a profitto ogni cespite d'entrata. I dazi erano appaltati col
sistema del miglior offerente : talvolta a un tasso così elevato da allon
tanare ogni aspirante (2); dal sistema spicciolo della licitazione separata
si passò via via all'appalto generale, che de' grossi capitalisti, forestieri
o israeliti, assumevano, corrispondendo al Principe rispettabili somme.
"
Altrettanto praticavasi per le terre o corti u de' Gonzaga: pochissime
erano condotte in economia o date a cortigiani in temporaneo godi
mento a remunerazione de' loro servigi ; le più erano affittate, e in guisa

(1)
' Io Bianca Capello gran duchessa di Toscana capitolo et dichiaro co. di s. ,, e la firma
apposta al celebre atto del 6 gennaio 1584, con cui a Vincenzo Gonzaga veniva sposata Eleonora
de' Medici : previa la " pruova vistasene in fanciulla , intatta, che desse " certezza della potentia et
attitudine (di lui) al matrimonio con vergine ,.
" nota delli datii di S.
(2) Per es. c'è del 1568 una E. posti al pubblico incanto a quali nes
suno vi ha detto ,.
UN PO DI BILANCIO DELLA CORTE DE GONZAGA 9

da assicurare non meno la buona coltivazione de' fondi, che il puntuale


versamento de' canoni dovuti al signore.

Questi aveva dunque delle rendite cospicue ordinarie, che s'au


mentavano in via straordinaria: con le sovrimposte, co' prestiti forzosi,
con le condotte militari — a seconda de' tempi e de' casi.
Venivano anni diffìcili per guerre, carestie, peste ; le tene o i dazi

non rendevano abbastanza? Giù, una buona sopratassa, che oggi di


remmo: decimo di guerra, sovrimposta per i danni del terremoto.... o
che so io. A Mantova (né sono finora riuscito a scoprir l'origine del

nome) quella imposta eccezionale che deliziava assai spesso i sudditi


era chiamata macaluffo: gravava specialmente su' commestibili. Quasi
ogni Signore, morendo, raccomandava che la si togliesse ('): ogni Si
gnore assumendo il principato con pompe fastose e col getto obbliga
torio di monete, espressamente coniate, alla plebe si faceva bello del
l'abolizione dell'odiata tassa.... ma questa ricompariva presto alla prima
occasione, e magari non senza pretese alla riscossione degli arretrati.
Le condotte militari davano anch'esse vistose pensioni a' Gonzaga,
particolarmente sino alla metà del secolo XVI (2): Francesco, quarto
marchese, il così detto vincitor di Fornovo, intascò a più riprese, dalle
varie potenze che se lo disputavano, ragguardevoli stipendi. Federico
suo figlio ebbe nel 1529 da Carlo V l'assegno d'una H
pension par
chacun an.... de six mille escuz soleil u: persino Vincenzo lI percepiva
"
dall'impero nel 1621 sex mille scutorum annuam pensionem u. Ma in
gli

fondo l'utile delle condotte militari bilanciava appena oneri inerenti:


questi non erano soverchianti per inevitabili conseguenze delle
le

se pur

guerre, che sul mantovano rovesciarono sovente amici nemici egual


e

mente funesti (3).

(1) Federico Gonzaga dal suo letto morte (giugno 1540) ordinava fosse levato macaluffo
di

il

acciocchè quando piaccia a N. Dio ch'egli abbia corso della sua vita, ciascuno possa
S.
"

finire
a

il

conoscere quanto amasse suoi sudditi. Sotto figlio Guglielmo, trova invece che Don Angelo
si
il
i
a

Pietra, celebre riformatore della contabilita, aveva istituito de' registri speciali anche per riscossione
la

del macaluffo.

(2) Nella cit. lettera da Borgo, rìcordavasi come Gonzaga avessero percepito un
di

Andrea
i

Milano,
di

annuo stipendio 70 mila ducati da' Duchi


al

cui soldo erano presi.


di

(3) Nel 1495 tutti massari de' comuni mantovani indirizzarono Francesco Gonzaga una
a
i

protesta collettiva agosto) dicendosi gravati da tasse carichi intollerabili de


la

presente guerra ,,
(5

pregandolo ad adottare temperamenti che sollievo de' sudditi aveva concesso suo padre, mar
e

a
i

chese Federico, durante Toschana ,. La lega Cambrai provocò conseguenze rovi


di

di
la

guerra
'

nose pel Mantovano.


IO CAPITOLO PRIMO

La floridezza di Mantova toccò dunque il suo apice, quando


verso la metà del Cinquecento adagiatisi alla preponderanza spagnuola
i Gonzaga deposero quasi affatto le armi: mirando a svolgere operosi
tutte le risorse d'un periodo di pace. E allora che il duca Guglielmo
dà assetto eccellente all'amministrazione della corte: facendo la grande
riforma del 1 553, che può essere additata a modello di parsimonia e

di accortezza. Suo padre, Federico, aveva lasciato debiti enormi: s'era,

pare, a spese del Principe, ingrassato oscenamente il tesoriere Carlo


Bologna, da cui si trovano compilati, per anni parecchi, de' bilanci con
cento e più mila lire di deficit.... della quali egli appariva miracoloso
e magnanimo creditore. Il cardinal Ercole, come tutore de' nipoti mi
norenni, cominciò col liquidar subito i crediti del Bologna, consegnan

gli
dolo al carnefice: l'amministrazione fu risanata; stipendi degli uffi
ciali, falcidiati della metà. Così restaurata sincerità de' bilanci,

la
può

si
vedere ogni menomo dettaglio come
in

fossero regolate della

le
spese
corte gonzaghesca: come
ci

spieghiamo perfettamente malgrado

le
e

fabbriche lussuose del duca Guglielmo, questi chiudesse normalmente


annuale con avanzo non 50 mila ducati!
la

gestione un inferiore

a
Poterono allora inaugurarsi, o meglio esser onore ('),

in
appunto rimessi

que' tali libri che abbiam ricordato col


in

triplice esemplare, bollati

si
mulacro Virgilio, recanti
di

nota delli denari camarino


la
"

posti nel
gli

gli
di

ferrato corte vecchia: ori


in

una cassa ferrata et argenti sopra


scansie „. Si cominciò nel 1577 con un primo deposito di 105 mila
scudi d'oro, sacchetti tutti ben numerati a quel
in

distribuiti pesati;
e

primo versamento ne seguirono altri tredici, due anche più all'anno,


e

20 mila scudi, tal'altra 30, 50, 60 mila


di

di

sino 587 talvolta


al
1

!
:

La prima rata (100 mila scudi) della dote Farnese venne


di

Margherita
depositata intatta, forza de' capitoli nuziali anche
in

restò
a'

Gonzaga
e

inedita,
In

dopo decretato ripudio. una relazione complessiva, sul


il

con enfasi con veracità non


di

principato Guglielmo (2), manifesta, ma

Infrascripti sunl denari! positi cassono intestato un libretto del 1380, che anche
in
'

(1)
B

continuasse ad acccantonar de' risparmi nel tesoro corte indubitato: non poterono però
di

poi
si

mai esser così rilevanti come sotto Guglielmo.

(2) Collima con relazione veneta, edita dall'Alberi, del 587 merita perciò piena fede, a
la

parte tono ampolloso adulatorio. Con lettera 27 ottobre 1587 Vincenzo dicevasi pronto pre
a
il

stare Filippo sino 300 mila scudi I...


II
a

a
UN PO' DI BILANCIO DELLA CORTE DE' GONZAGA 1I

contestabile, si magnificava che pur avendo egli tenuto sempre in corte


"
non meno di mille persone, aveva saputo accumulare due miglioni
"
d'oro in contanti u nella sua cassaforte ! senza contare le gioie et cose
di grandissimo valore,

gli
et oltre la argentana et addobbamenti pre-
tiosissimi !...
u

Non può destar meraviglia che accantonassero economie così

si
rilevanti, ove osservi con quanta amministrativa perizia fossero
si

i
riusciti ad alleggerire certi capitoli non addirit

di
Gonzaga spese, se

di
tura convertirli d'entrata. Essi ebbero merito bat
in

cespiti

il
a

tere più belle ed artistiche monete, che vantino zecche italiane:


le

le
eppure, lungi dal tornar loro d'aggravio, l'" officina monetaria ap

u
degli utili, perchè un ingegnoso sistema

di
portava regia eliminava tutti
gli

oneri per Principi, quali incassavano dividendi annui con l'ap


e
i
i

paltatore della zecca una percentuale sulle monete coniate anche per
e

conto (').
di

estranei

La cavalli era celebre Europa:


di

razza gonzaghesca per tutta

esercitò decisiva influenza sull'allevamento del puro sangue inglese; forni


cavalli favoriti re ed imperatori. Ad onta delle ingenti spese (30 mila
a

che importava stalla neanche bilancio


la
"

suo speciale

si
scudi)
il

chiudeva tutto dacché vendita de' polledri, soccida


in

la

la
passivo,
delle cavalle affidate all'industria privata offrivan spesso lauti guadagni (2).
A.
Si

S.

lascia l'entrata delle cavalle della razza


in

consideratione
"

PORTIOLI, La Zecca di Mantova, 108 sgg. Caratteristica questa lettera


di

(I) Cfr. Giulio


I,
eh'

corte, duca Ferdinando, giugno 1624: Un mercante....


"
al

Verona
di

Campagna, ufficiale
3

far battere cecha fin alla summa 40 mila scudi


di

in

fatto ricercare a Madama Ser.ma


di

di

giustine,
S. ha dimandato a me se può battere, ho risposto che battitura delle giustine,
le

et M.nu
lo

la
si

soldi, sessini et quattrini V. A. S. se riserva per lei et che a


la

quest'effetto ha messo
in

cecha
m. scudi. Inteso questo, M.nu m'ha comandato che ne scriva a V. A. S. che compiacendosi
di
3

quantità sudetta giustine, che


di

concedere che batti a detto mercante


la

dell'onoranza spettante
si

contenta darne metà all' A. V. S. ,.


la
di

a lei
si

(2) Cfr. CARLO CAVRIANI, Le razze gonzaghesche di cavalli nella liauegna contemporanea,
a. II, nn. 3-4. Quando Enrico
III Mantova nel 1574, Guglielmo volle
fu

forza donargli 200


a

cavalli (DE NOLHAC-SOLERTI, viaggio di Enrico III in Italia, p. 187). L'uso dare
di

in
//

soccida degli animali era antichissimo casa Gonzaga se ne trovano documenti del 283.
in

II
1

7
:

sub porticu domus Bonav. de Bonacursiis


in
"

maggio un cotal Mucius Gonzaga.... confessus fuit se


socido accepisse et habuisse unam vaccam, unum manzum, unum vitulum d.no Corallino q.
in

D.ni Antonii de Gonzaga dante prò se et vice ac nomine D.ni Federici canonici mantuani eius
(11

Mantova era anche chiamato Corradino, forse perchè min


di

fratris „. padre del primo Signore


secundum bonum usum socidi ,.
"
le

custodire bestie affidategli


di

gherlino). Mucius prometteva


12 CAPITOLO PRIMO

et de poledri „, è detto in un bilancio del 1578: notevole per la mi


nuziosa cura adoperata nel tener conto di tutto. Dopo aver elencato

gli
introiti de' dazi, degli affitti, del sale, ecc. raccolgono persino

le
si

di
briciole, registrando regalie più insignificanti cioè onoranze

le

le
lo e
:
offerti dono da' castellani delle ville

in
polli spadone che mer

i
Natale;

di
canti

al
di panni presentavano Principe, ogni festa pesce,

il
frutta, carciofi, ecc. recati omaggio alle cucine ducali.

in
le

gli
Erano affittati tanti lotti

in
piccoli persino orti giardini

e
i
del Te: tanto (è registrato) rende l'orto de' cardi, l'orto sul Te del
gioco della palla, l'orto maggiore, giardino, ecc. letame delle stalle

Il
gli il
era portato Te: stallieri che ab antico

di
del Castello avevan

al avevano dovuto abbandonarlo cambio

in
ritto quel grasso provento
a

velluto, che
di

25 braccia

di
del grazioso regalo Principe distribuiva

il
Si

loro Natale. trova fatta persino menzione, nella riforma del 553,
a

1
candele: de' moccoletti, che non dovevano
di

degli avanzi esser gettati


via sbadatamente, ma raccolti un ad hoc
in

ripostiglio servivano per


andare attorno per casa quando bisogna g: l'illuminazione abituale non
"

contemplava che un assai limitato numero di doppieri nell'anticamera


Le

di
del Duca. grandi luminarie eran serbate per feste parata

le
della reggia.
In

complesso, se Guglielmo disciplinò l'amministrazione gonzaghesca,


rendendola più saggia provvida, non cambiò punto sostanzialmente
e

basi del bilancio, modalità caratteristiche


le

né né più nel paga


le

mento degli ufficiali. Restò immutato anche con lui l'antico sistema così
gli

detto delle bocche: ufficiali corte erano


di

pel quale pagati metà


danaro alimenti. Co' proventi de' fondi condotti eco
in

in

in

metà
e

gli

nomia, col grano de' mulini, con onoranze de' castellani, con acquisti
le

fatti mercato favore ('),


di

eran
v'

all'ingrosso sul prezzi speciali


a

derrate abbondanza per mantenere dalle 700 alle mille


in

persone:
il

bilancio della corte stabiliva dunque per quante bocche ogni ufficiale
dovesse esser contato. A seconda della sua maggiore o minore impor
tanza era computato per 2-3-5 bocche: più modesti naturalmente
i

(1) La privativa della pesca sui laghi Mantova era data appalto con l'obbligo fornire
di

in

di

tutto pace necessario alla corte un prezzo favore; nel bilancio del 1588 Svantaggio del
di

'
a
il

pace acquistato così buon patto era quotato ducati 2846 '/,(
a
M
UN PO' DI BILANCIO DELLA CORTE DE' GONZAGA 13

dovevano appagarsi d'esser calcolati per una bocca. Su questa base si

computava quanti pani, quante libre di carne, di pesce, di sale, quanto


vino, quant'olio, quante candele toccassero a ciascuno; e la dispenserìa

della corte faceva le distribuzioni, fissate anno per anno, di questi ge


neri di prima necessità, a cui andava poi aggiunto un compenso in
denaro. Ben inteso chi non risiedeva in corte, aveva o il godimento di
una casa spettante al Principe, o l' indennità d'alloggio : la provvisione in
numerario era maggiore per chi non percepiva il vitto in natura. Per
questi ultimi nella riforma del 1 553, furono stabilite certe regalie straor
dinarie nelle feste più solenni : Pasqua, Natale, Carnevale ; regalie che ac
quistano un sapore di satira involontaria, quando leggiamo che a' membri
"
del Senato di giustizia si donava a Natale un'oca per ciascuno B.

Se la serie degli atti fosse stata mantenuta integra si potrebbe


fare la più curiosa rassegna di quanto, sotto ciascun Principe, veniva
corrisposto a' vari ufficiali: ma anche da' frammenti superstiti emergono
istruttivi ragguagli sul trattamento molto decoroso e generoso che tutti
ricevevano. Come del resto si può facilmente presumere, letterati ed
artisti illustri non avrebbero mai fissato stabile residenza alla corte
de' Gonzaga, e chiuso a Mantova la loro vita, se non ve li avesse

trattenuti, oltre la soddisfazione dell'amor proprio, la benignità de' Prin


cipi e l'agiatezza materiale.
Certo, quel sistema patriarcale aveva i suoi gravi difetti funzionali
(prescindendo da quello organico, del mutabile favore di corte): ba
stava il maltalento o la negligenza del tesoriere, dello spenditore, dei
fattori, per far levare degli urli di protesta sul ritardo de' pagamenti,
sulla cattiva qualità o sull'assoluta deficienza delle forniture. Non di rado
ne' carteggi gonzagheschi s' incontrano lamenti disperati di gente che in
gli

veisce, che supplica per alimenti: ma quasi subito intervento del


Y

sconcio ('), con una buona lavata allo


lo

di
fa

Principe cessare capo


gli

(I) Per a. nel 1464 un Giacomo miniatore lagnava che fosse stato negato del grano
si

dal fattore Marmirolo,


di

marchese Ludovico dava costui


di

quale protestava non averne


e

a
il

il
:

un solenne rabbuffo (lett. da Coito, aprile). Ricordatogli che Giacomo aveva diritto alle spese,
2
11 * 10

avvertiva che grano nei magazzini marchionali ce n'era a bizzeffe grafia de Dio....
di

la

tua
'

,;

a ditte vero e una discrebone da asino, et se te portarai


el

questo modo gè provederemo ,.


a
gli
gli

Tebaldeo nel 1496 deplorava che tutto l'anno scalchi avessero dato vino tristissimo et
'

carne a suo modo ,. marchese Francesco, che guerreggiava nel reame scrisse tosto
di

Napoli,
II

Mantova che poeta ferrarese doveva avere spese per tre bocche honorevolmente ,.
"
le
il
14 CAPITOLO PRIMO

spenditore di corte, a' fattori che non pagano a tempo o non sommi

nistrano derrate mangiabili.


Spesso le casse erano a secco o per imprevidenza nello spendere
o per arenamento nelle riscossioni : e allora consenziente il Principe si
ricorreva a' più bizzarri ripieghi. Putacaso si frugava se sull'orizzonte
dell'amministrazione giudiziaria facesse capolino qualche grossa multa da
far pagare a un contravventore: e si cedeva in spe quella somma a' cor

tigiani postulanti per sé o per altri ( ' ). In un bilancio del 1 526 leg

giamo che il dazio delle prigioni di Mantova rendeva 1 50 ducati : iI


"
conduttore era compensato con tanti mandati de gratie al Natale et
Pasqua de personi che sono incarcerati „ ; il che vuol dire che Fede
'
rico Gonzaga traeva profitto persino dalle grazie a' contravventori o
a' delinquenti, sbarazzandosi della spesa per la custodia delle carceri.
Ma
gli
erano sopratutto israeliti, che rappresentavano nel sistema

economico salvadenaio cui attin


di

in
casa Gonzaga un sempre aperto,
Principi
In

gere largo mano. apparenza tolleranti spregiudicati,

e
a

i
di
Mantova facevano pagar salate cui godevano,
di

semiti immunità
le
a'

cui riboccano, decreti,


di

con stucchevole ripetizione periodica,


e

i
Si
mandati, patenti degli atti gonzagheschi. può dire che ad ognuna
le

quelle concessioni susseguisse un piccolo alla borsa


di

grosso salasso
o

degli israeliti o della loro università o de' più denarosi fra essi. Mo
un decreto del duca Guglielmo, cattolico sino

al
struoso es. bigot
p.

tismo asprissimo nell'accumular denaro per fas per nefas. Dopo


e

aver riconosciuto, bontà sua, decreto, datato XIII


in

questo £a/.
577,
gli

sextilis che israeliti erano indispensabili commerci,


bi
a'
1

sognava perciò largamente proteggerli, soggiungeva che per indurli ad


affluire Mantova sempre più numerosi ed alacri, concedeva loro l'im
a

gli

punità per eventuali delitti, nascosti o no, che avessero sulla co-

(1) Nel 1507, per certe spese inerenti alla fabbrica del palazzo S. Sebastiano, B. Ghisolfo
di

marchese Francesco che un quidam Canneto doveva esser condannato de iure


di

avvertiva
in
'
il

ducati 500 circa, qual ha terre che facto che fusse condemnatione se poterìa subastare et ven
la

dere (leti. aprile) e così accomodare ogni cosa, nell'interesse del Prìncipe. — Nel 627, non
1
1
1

;
,

so che cortigiano tedesco, aveva presentato delle poesie


II,

Vincenzo e ne aspettava compenso.


a

G. B. Bremio segretario ducale suggeriva, con letterina dal The, 27 maggio: S. A. ha risposto
"

che ella favorisca cento scudi che sin hora glieli dona, onde
di lo

fargli trovare una condanna


di

di

in mano lei sta poter aiutare tedesco per corapositione che ultimamente ha presentate
le
il

il

all' A. S. ..
UN PO' DI BILANCIO DELLA CORTE DE' GONZAGA 15

scienza ('). Era una motivazione immorale e indubbiamente falsa, che


mal palliava l' intenzione sudicia di quel decreto: un nuovo contributo
forzato che gli israeliti s'acconciavano versare nella cassa ducale, pur

a
attendere tranquillamente consueti Lodovico
d'

negozi. cancelliere

a'

Il
Gabbioneta, del decreto che nella villa

di
fu
estensore segnato Gonzagai
ce ne svela retroscena con una letterina del 20 luglio un suo
il

a
Havrà V.

S.
collega, cui scrive cinicamente: con queste

"
tre spedi
A. decreto che
S.

nola fermate da et un fatto oggi alli hebrei

si

la è
nulla scudi che pagano all' A.

S.
per 12 per remissione dei delitti
i

da loro. Però sarà V.

S.
commessi bene che nel mandar esso decreto
gli

Nicolò Guarino faccia che molto utile


al

S.r sapere importa per

gli
della cancelleria et che perciò avertisca ch'essi hebrei non caccias
sero carotte per haver detto decreto gratis con pochi danari che
il

o
non sarebbe conveniente.... u.

Gli israeliti pagavano del resto non malvolentieri queste contribu


zioni periodiche, poiché l'egida del Principe era usbergo potente contro
ferocia antisemitica della plebe: d'altro canto ave-
di

frequenti scoppi
i

van essi tutto l'agio rifarsi co' lucri del commercio co' pro
di

fiorente,

venti de' banchi feneratizi, dove interesse saliva ad altezze scandalose.


l'

Una grida ducale del 31 gennaio 1601 esordisce così: invigilando


"
di

continuo, come siamo tenuti far sempre


di

beneficio de' nostri


al

noi
sudditi, matura consideratone risoluto solevarli in
di

habbiamo dopo
delle usure solite pagarsi de' loro
la

parte dalla gravezza sopra sorte

crediti alli banchieri hebrei.... u.

concretava nel % usurano,


d'

sollievo interesse
E.

questo
si

7
1

agli abbienti, nel


ai

fissato pe' grossi prestiti P^ piccoli prestiti


5
1

conduttori
di

poveri! Ben avrebbero dunque potuto banchi feneratizi


i

noi toseremo seconda mano — babbo,


di

versi del Giusti


"

anticipare
i

A
gli

tuo nome lor volta commercianti israeliti erano


in

onesti
le
„!

di

da' contratti d'appalto de' dazi, sia dagli affitti


al

gati Principe, sia

terre, sia dalle forniture che facevano alla corte,


la

molteplici più pro


ficua delle quali toccava furono sempre come
a'

gioiellieri. Gonzaga
I

Ne ob timorem poenae propter delieta quae ab ipsis orlasse patrata essent, deterreantur ,.
*

(1)
f

prova una lettera del ottobre 1579


al
di

in di

Della grossolana superstizione Guglielmo capitano


2
è
gl'

ordinava mutar instromenti de tormenti ne quali potrebbe essere qualche


di

giustizia cui
'
si

cantesimo, come dicono dottori


1
li

,
16 CAPITOLO PRIMO

abbacinati dal luccichio delle gemme e de' gioielli : sin dal trecento la
storia dell'oreficeria troverebbe negli atti dell'archivio Gonzaga i docu
menti più ghiotti sugli squisiti lavori che uscivan di mano agli artefici
di tutt' Italia e che i Signori di Mantova bramosamente cercavano. I
corredi nuziali delle principesse Gonzaga (') dimostrano quante e quanto
superbe gioie portassero andando a marito: stupendo fra tutti il corredo
di Elisabetta, sposa nel 1382 a Carlo Malatesta. La sua scritta nu
ziale è una pergamena di molti metri di lunghezza, comprendente un
interminabile elenco di gioie del più peregrino lavoro. Suo fratello Fran
cesco aveva depositato addirittura tre casse di gioie a Venezia (rogito
14 dicembre 1406). Gli inventari di gioie si susseguono per ogni Prin
cipe, elencando, dove più, dove meno, favolose ricchezze: talvolta l'in
ventario è corredato di disegni riproducenti i più fini lavori d' orefice.
Si arriva così a Vincenzo I che accumulò un prodigioso tesoro di gemme
d'ogni sorta.... fors' anche al di là di quanto desiderasse. Molte gioie
invero, io suppongo, che Vincenzo comprasse per rientrare in qualche
modo ne' suoi capitali. Liberalissimo co' principi tedeschi, suoi congiunti,
aveva largheggiato con loro ne' prestiti : e non di rado per riavere le
gli
fu
sovvenute a costoro, mestieri metter

a'
somme cospicue panni
de' tardi debitori qualche gioielliere petulante d'Augusta.... Desideroso
nel maggior numero più buon mercato possi
di

al

acquistar gemme,
e

bile, Vincenzo 1593 trattative con un prete


in

s'impigliò nel vene


I

ziano, aver saputo da un collega (cui


d'

quale pretendeva era stato


il

fabbricar perle artificiali. L'offerta


di

rivelato
in

confessione!) segreto
il

tentatrice avrà sedotto Vincenzo, sempre facile ad ascoltar proposte


gli

alchimisti, negromanti, che


di

ciarlatanesche spillavan continuamente


gli

aver
di

denari.... fecero persino correre rischio grattacapi con


il
e

S.™ Inquisizione!...
la

gli

Tutte autentiche ond'erano rigonfi scrigni ducali ac


le

gemme
carezzava Vincenzo con voluttà anche ne' suoi estremi momenti.
Il
I

De Mori narrava febbraio 1612 card. Fer


al

suo segretario Augusto


9
il

dinando, trattenuto lontano dal letto del padre moribondo, che duca
il

Vincenzo, appena sentì invaso dall'ansioso timore d'una fine immatura


si

(I) Gioielli meravigliosi donò duca Guglielmo alla sua sposa Eleonora d'Austria: l'elenco
il

occupa nove grandi facciate.


Federico Gonzaga del Francia
(Raccolta Leatham di Londra).
Eleonora d'Aragona
Plaquette'di Gian Cristoforo Romano
(Marchesi Cavriani di Mantova).
UN PO' DI BILANCIO DELLA CORTE DE' GONZAGA 17

1
cominciò a far portare gioie in tanta bellezza et quantità che è stu

gli
pore tt, su cui parevano affisarsi estasiati stanchi suoi occhi azzurri.
All'indomani G. B. Bignami annunciava mede

di al
del decesso, un

Si
sono trovate gioie valore

"
simo card. Ferdinando (24 febbraio)

:
d'un miglione et docentomilla scudi, et ottocento nulla scudi contanti.

in
A.

(il
Vuole successore, Francesco) tutti debiti,
S.
"

pagare

i
mostra haver pensieri grandi et dal popolo et dalla città tutta

si
spera

felicissimo governo B.

vescovo Agnelli, lettera del 24 aprile, soggiungeva che


in
una
Il

solo guardaroba teatrale lasciato da Vincenzo era un tesoro ine

"
il

I
stimabile splendor delle vesti, de' broccati d'oro, ecc., ammon
lo

u, per
scudi.
di

tanti oltre mezzo milione


a

Ahimè! doveva

la
questi splendori abbaglianti presto seguire
a

La
di

più desolante rovina. collezione gioie ammassate negli stipi gon-

pit
di
intanto direttamente sfacelo della
lo

zagheschi provocò galleria


di

ture: facilità trovar denaro,


la

perocché impegnando que' superbi


gioielli, portò duchi Ferdinando Vincenzo esorbitar nelle spese;
II
a
e
i

di

sorvenuti imposero dilemma

le
tempi procellosi perdere gioie
il
i

impegnate o vendere meglio de' quadri.... anime pic


di

purtroppo,
e
il

cole, preoccupate un falso decoro, non potevano esitar nella


d'

scelta,

come vedremo.
Basti frattanto aver chiarito, con questi rapidi cenni, come
al
me

cenatismo artistico de' Gonzaga non mancasse una solida base econo
mica, neppure, nelle sue linee fondamentali, una plausibile ammini
e

strazione. Mancò purtroppo, negli ultimi tempi,


la

la

saggezza politica,
consistenza morale spensieratezza nel vivere La
la

dilagò nel godere.


e
:

lussuria tratto comune dominante ne' Gonzaga sin d'uno de' primi
il
è

fra loro, Guido, 2.° capitano, rozzo cronista Aliprandi lamentava nei
il

Guido —
" fu

sedicenti suoi- versi: largo savio sacente forte pechò


"

volir luxuriarel Filippino vivia altieramente fioli legiptimi


in

e

non avia.... Stasia sempre cum granda compagnia piacialli cazar osel-
e
|

lare.... ('). giù, da questo lato della sete immoderata de' pia
E

su per
u

ceri, tutti, sino 1627 anche dopo,


al

Gonzaga rassomigliano
si

e
i

usque ad finem della dinastia regnante. Luigi Gonzaga, capostipite


il

(I) Ed. Orsini-Bcgani, dell' Aliprandina, p. 123.


18 CARTOLO PRIMO

de' Signori, morto nonagenario, dopo aver sposato tre mogli, fu quasi
1' unico caso di longevità nella sua stirpe, nella quale con l' infiacchirsi
progressivo delle avite energie s'accorciò via via spaventosamente anche
la durata media della vita. Pochi de' Gonzaga superarono i 60 anni,
molti non raggiunsero i 50 ; la linea principale si spense nel 1 627 dopo
aver visto sparire in tre lustri quattro duchi: Vincenzo I, di 50 anni
(1612), i suoi figli: Francesco, di 26 anni (1612), Ferdinando, di 39
(1626), Vincenzo II, di 33 (1627). In tanta ricchezza di bastardi,
mancò a' Gonzaga un erede legittimo per assumere senza contrasti quel
dominio, che animosi rivali assiepavano e minacciavano: primi fra tutti
"
i Savoia, con cui i Duchi di Mantova avevano osato competere di
parità B, non sentendo nella lor fatuità impotente quanto la molle effe
minatezza li rendesse ornai inadatti a cozzare con una dinastia guer
riera, piena di audacia e d'avvenire.
Strano a dirsi: i Gonzaga affondavano ornai in completa decadenza,
e sognavano ciò nondimeno o di supplantare i Savoia o se non altro
venire ad accordi vantaggiosi, scambiando il Monferrato con l'isola di
Sardegna! Il vescovo Agnelli scriveva da Roma 16 febbraio 1619 al
duca Ferdinando, avergli il Papa dimandato
' s' era vero che V. A.
facesse baratto del Stato di Monferrato col Regno di Sardegna.... di
cendomi che non sa se fosse partito vantaggioso per V. A. ed accen
nandomi che miglior sarebbe quello di Cremona! a
CAPITOLO SECONDO.

La formazione della Galleria

1
ON è paese alcuno più abondante di palazzi discosti l' uno
dall'altro in qualche luogo meno di mezzo miglio, accomodati
con caccie di diverse salvaticine et pesche, con giardini et
altre commodità proprie de Principe „
— scriveva l' anonimo esten
sore della relazione complessiva sul regno di Guglielmo; e a ragione,
gli

poiché inventarli del 542 annoveravano extra moenia questi palazzi


1
di

de' Signori Mantova (da non confondersi co' Gonzaga dei rami

la
di

terali, provvisti anch'essi fastose residenze, benché loro trono non


il

palazzo del Te, della Montata,


di

fosse che un guscio castagna) della


:

Porto,
di

di di
di

di

Marmirolo,
di

Rasega, Gonzaga, Spinosa, Marengo,


Revere, Pietole, Belfiore, Poggioreale, rocchetta Borgoforte, rocca di
Goito, ecc. L'elenco
di

Sacchetta, Cavriana, incompleto; successiva


è

di

mente furon costruiti palazzo della Favorita, palazzo Bosco


il
il

Maderno Garda, dove


di

Fontana, senza dire della deliziosa villa sul

Vincenzo che Ferdi


di

profuse tesori: senza dire della villa Frascati


I

nando acquistò come Cardinale, ne de' palazzi che Gonzaga avevano


i

Milano, Venezia.
a

Una delle passioni predominanti


fu

insomma
la

ne' Gonzaga mania


gli

delle fabbriche: pittura era naturalmente chiamata ad adornar


la
e

La
di

edifìci, cui Principi seminavano loro angusti domini. pittura


i

per altro dapprima confinata all'ufficio subalterno decorativo;


si

restò

metter per ogni dove armi de' Signori, de' loro amici
le
di di

trattava
e

alleati: ripetere certe imprese favorite, certe allegorie, certe figura


zioni storiche topografiche, addirittura stereotipe, dacché negli inven
e
di

tari quasi tutti palazzi gonzagheschi vedono delle stanze indicate


si
i
20 CAPITOLO SECONDO

gli
su per giù con stessi nomi (camera del sole, del crogiuolo, della
museruola, delle città, degli elementi, degli Imperatori, ece.).
Che già nella seconda metà del Trecento molti pittori lavorassero
Mantova attestato dalle richieste che ne facevano Visconti,

è
a

i
i
lor volta illeggiadrire

di
quali desiderando caccie

"
figure ca

il
a

u
Pavia, per aver buoni artefici (lett.

a'
stello
di rivolgevano Gonzaga

si
1380 del Conte

di
25 sett. Virtù).
Da quella anonima stacca solo verso 1425

di
folla pittori

si

il
un' individualità Pisanello: corte, che die

di
geniale, primo pittore

il
il
nome, per soavi cose fiorite dal suo pennello, un appartamento
le

a
del palazzo, rovinato nel 1480.
Di quel periodo poco o punto sappiamo troppe vecchie parti

:
della Reggia furon distrutte dal piccone de' Gonzaga medesimi, non

e
senza loro rammarico se dobbiamo arguire da una disposizione testa

mentaria del 1444 raccomandava

di
marchese Gianfrancesco che nel
corte, sacrificate

in
rifar altrove pitture della cappella uno
di
degli
le

ultimi rimaneggiamenti del Item volo et jubeo


"

palazzo. quod omnes

Curia que delete fuerant


in

ille picturae que erant capella veteri


in
et

in
quando pallacium fuit reformatum repingantur eo modo quo erant
quadam alia ecclesia vel capella, ubi melius fidecomissariis meis vi-
debitur u.
Novara,
S.

castello Giorgio era


di

eretto da Bartolino

di
stato
Il

(la

forse assai prima che non creda data del 395 rappresenta piut
si

che non della costruzione): certo che


la

tosto fine principio ma


il

nel 1459 se ne abbattè una buona metà per rifarlo più splendido. Se è

vantava marchese Ludovico una briosa lettera certo vicario


in

ne
il

Roncof erraro
al di

bislacco profeta ammonitore, che ogni tanto regalava


:

suo Principe de' predicozzi co' fiocchi, pretendendo d'aver più volte
imbroccato con catastrofiche.
le

nel segno sue previsioni astrologiche


Il

buon marchese Ludovico, senza adontarsi de' vaniloqui


di

quel profeta
gli

dava questa settembre 1459:


di

malaugurio, arguta ramanzina


6
il

Havemo ricevute alcune tue lettere quale non habiamo dato altra
"

in le
a

risposta, perchè dirti vero tu intri cose che più tosto sono pacie
il
a

che altro. Tu farai bene officio dove te habiamo


in

stare posto fin


a

che Dio piace. Non havemo adesso bisogno de astrologi se tu


a

fosti quello che predicesse ill."» q. nostro patre chel castello de


lo
a
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 21

Maritila ruinarebe, tu non hai saputo indivinare che nui il facessemo

trar gioso mezo, come habiam fatto, perhò attendi a vivere e lassa stare
queste novelle H.

A' profondi rimaneggiamenti del castello aveva dato occasione il


Concilio del 1 459 : che il marchese Ludovico spiegò febbrile operosità
per ospitar degnamente nella sua corte tanti e così illustri personaggi.
Un' incommoda torre a Porta Cerese era stata di netto spostata da
maestro Aristotile di Bologna: a eseguire i restauri del castello s'ado
però il Fancelli, a quanto pare di conserva con Antonio Manetti (i);
mentre, indi a poco, sarebbero convenuti a Mantova due araldi glo
riosi dell' architettura del Rinascimento, l'Alberti e Luciano da Lau-
rana (2).
Il Mantegna comparve a Mantova quando appunto s'era per così
dire creato il campo al nuovo pittore di prodigare e nel sacellum o
cappella, e nella camera degli sposi, le creazioni del suo genio titanico.
Gli indugi del Mantegna nell'accogliere l'invito di succedere al
Pisanello avevano indotto l'impaziente marchese Ludovico ad intavolar
trattative anche con altro pittore, oggi affatto dimenticato, ma valente
di certo, a giudicare dalla deferente lettera direttagli dal Principe man
tovano il 14 novembre 1458.
"
Magistro Michaeli Ungaro pictori in Ferraria .... Havendone

dicto m.ro Jacomo nostro miniatore chel ve ha scripto quanto seria el


gli

desiderio nostro circa li facti vostri et la bona risposta haveti facta,


caro chel non ve rincrescesse giongere fin qui ad nui,
di

haressemo
a

perchè vui intenderestive intentione et nui vostra


la

la

nostra speramo
e

che remaressimo d'acordo insieme g.

Fortunatamente per Mantova, questa pratica andò vuoto;


il
a

Mantegna assunse ben tosto conferitogli ufficio; despota assoluto,


il

incontrastato per quasi mezzo secolo, cacciò nell'ombra molti pittori


i

(1) Leti. 17 giugno 1459 del marchese Ludovico a Cosimo de' Medici, concernente m.ro An
'

tonio Manetta ,.
Laurana era certo a Mantova, Sforza conte
di

gia da tempo, nel 465 Alessandro


II

(2)
1
e

chiese allora per havere parere suo circa


in

"
lo

Cotignola prestito per pochi giorni consiglio


e
il

quelle sue fabriche ,. Poichè l'artista fu trattenuto più lungo, Marchese scrisse maggio) allo
(8
a

il
*

Sforza, sollecitando
di

ritorno magistro Luciano.... perche nel vero presente habiamo gran


al
il

lui, senza quale sarebbe molto m.ro Luciano


di

"

15 novembre 466
"

bisogno impacciato ,.
Il

1
il
,

era partito da Mantova, lasciando suo luogo un Francesco da Urbino


in

'

,.
22 CAPITOLO SECONDO

gli

di
che erano accanto che incaricati eseguire fedelmente suoi

i
disegni venivano spesso trattati con soldatesca durezza. Per es., certo
Samuele (') castello Cavriana,

di

in
ebbe commissione adornare

di
la

il

d' di
cartoni Andrea: era un lavoro

a'

di
base messer qualche importanza,
poiché sentiamo nominare fra altro una stanza Ercole, una stanza

l'
del sole; nerbo o

gli di
ma pittore doveva rigar diritto suon poco

il

a
meno. Tra il serio faceto, marchese Ludovico faceva balenar

il
e

il
visione del carcere, se non dipingeva ammodo, o s'attardava
la

spesso

troppo nel finire suo penso (2).


il

Altro collaboratore del Mantegna deve ritenersi quel Giovanni


Andrea Billano, che nel 1469 era raccomandato dal marchese Ludo
vico assai caldamente Rettori Vicenza, venne invece

di
nel
a'

1471

e
bruscamente licenziato 0).
Più solida fortuna ebbe Mantova Niccolò da Verona, che aiutò
a

frescare chiesa S. Francesco, oggi Arsenale; dove


di
Mantegna
la
il

una Madonna stupenda rivela, se non mano, l'ispirazione diretta del


la

gran padovano (4).


Verso deferenza de' Marchesi Mantova, che
di
la

quale suc

si
il

cedettero dal 1459 1506, era improntata alla più grande


al

rispet

e
ammirazione, cui possa inorgoglire un artista. Quando nel 1461
di

tosa

(1) Forse costui era figlio dello scultore Jacopino Tradate, qui tanquam Praxitcles viro*
di

'

ex marmore fingebat vultus ,, come diceva l'epigrafe del monumento erettogli a Mantova, una

in
II,

chic» oggi distrutta, da (VOLTA, Storia di Mantova,


"

Samuel obs. 120).


f.
di ,

(2) Dalle curiose lettere del vicario Cavriana togliamo questi brani faceti Maistro Samuele
'
:

se ricomanda a V. E. lavora per forza per non depingere batiponto (prigione) che non vede
lo

e
e

mai quello uscio che tuto trema M. Samuele se recomanda a V. Ex. non
"

(19 febbr. 1463).


e
,

ha dubio alcuno che quella faza metere solaro non sia compito.... ben dice
lo

lo

lo
in

batiponto per
se ge poria metere per tropo lavorare, che lui pare fare cose de gran maraviglia (17 marzo).
a

(3) %ectoribus Vincentie, 29 marzo 1469:


El venir! M. V. diletto nostro citadino et depintore Zohanne Andrea q. de mae
le
'


a

il

stro Billano de Bugati ,, Lo raccomanda nelle cause vertenti possa ritornare più presto
*

perche
il
al

servitio nostro ,.
Viceversa 28 aprile 47 marchese Ludovico scriveva da Borgoforte Jac. Bochalini
1

a
1
il

il

Tu vederai quanto per


*

inclusa ne scrive quello Zo. Andrea depintore.... (Lo paghi) dicen


la

si

done etiam cum A. se lassa andare cun dio tanto sera meglio a.
el

Mantegna et quanto più presto


(4) Rassegna d'arte del 15 marzo 1911. Che Niccolò da Verona lavorasse S. Francesco
è
a

provato da una lettera del marchese Ludovico Francesco della Rama (Coito, nov.
1

469)
S
a

in :
I
*

visto quanto tu ne scrivi de ditferentia che hai cum m.ro Nicolò depinctore per non navere
la

teso pacti et conditione hai cum lui de fornirte quelle tue capelle gesia de S. Francesco
in
la
li


gli

farà render ragione da' suoi officiali,


LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 23

il Mantegna tornò a Padova per definire non so che pendenza, potè


presentarsi al Vescovo con una lettera principesca, riboccante delle espres
('): —

gli
sioni più lusinghiere la provvisione mensile di 75 lire era
pagata con puntualità quasi sempre irreprensibile (2); Marchese stesso

il
chiedeva scusa pe' ritardi procedenti da forza maggiore.
Guai poi che osassero cozzare con messer Andrea,
ai

malcapitati
scontroso, spesso

in
carattere ombroso volentieri lite co' suoi vicini
e

e
torto o ragione.
a

Nel 1468 un ortolano ebbe dargli molestia, marchese Ludo

e
il
al di
vico fulminò l'impertinente con questo rabbuffo cui incaricava l'Agnelli
dite all'ortolano che sta presso luogo de A. M.
"

la
agosto):
(1

a
Predella che havemo più caro esso Andrea ne ponta del pede

la
"
H

— Molti
fu
che mille poltroni corno lui L'ortolano subito licenziato.
è

B.

di
anni dopo, Mantegna, che malgrado suoi frequenti omei miseria,
il

risparmi, ebbe a lamentare un


di

era largamente provvisto case, poderi,


di

gioie, da parte del suo infedele barbitonsore;


di

furto pecunia
e

e
marchese Francesco s'affrettò render ragione all' implacabile artista,
il

corda figaro mariolo (3).


In

invocante
la

al
peggio per grazia padre
il
e

(1) D.no Episcopo Padue


Rev. ecc. El se transferisce a Padua Andrea
el

Mantegna portatore presente, qua! come


V. stato cubi nui gia bon tempo et ne


fa

credono sapia R. S. alcune opere de l'arte sua ne


la la

qual come po' riaver intesi solemne magistro et perciò havemo carissimo. Et perchè
la

ha
è

l'

l'

far certa sua facenda ne qual secondo chel ne dice p.t» R. V.


la

S.
la

po' favorirlo assai



a

siamo mossi a scriverli questa e pregarla.... (a) prestarli adiuto e Consilio suo mediante
lo

el

quale con
segua optirao bon spaciamento e possa ritornar servirce, che nel vero ce ne farà piacere assai,
e

la a

ne manco grato ne sarà favore e Consilio che gè prestara che se a nui propri
la
el

facesse....
il

Mantue XIIII julij 1461.

(2) Per esempio durante Toscana, marchese Federico scriveva alla consorte
di
la

guerra
il

Margherita
:

Ex castri» S.mc Uge apud Petram Sanctam die XXI 479. — De


*

maij provisione se hanno


le
in 1

dare gè sonno quelli che hanno ad esser pagati de mese mese, come Vice
el

podestade,
è
a

il

zudese de appellationc, Consilio, Andrea et altri.... Se ben questori) non fosseno cussi
el

Mantegna
pagati a ponto fine del mese et che se gè dessero page sue de 35 35 zorni.... considerato
in
le
al

bisogno nostro non haveriano a dolersi ,.


il

(3) Con questa lettera inedita, non compresa tra molte che ha dato rCristeller nella sua
le

il

magistrale monografia:

11l.° et Ex.0 Signor, dopoi debite racomandacione. Io narrai alli giorni passati ad V. S. come
le

uno che chiama due volte, zoè duj sabati, che lui mi venne a radere,
di in

Saviola mi robbò
in
di si

il

33 libre seconda un rubino ligato 16 ducati,


io
lo

feci pigliare
la

danari, prccio perche


al

il

et etiam esaminare certo testimonio sopra ciò, et eravi tal indicio che lui poteva mettere ala
lo di

si

corda per qual cosa Federico Soscalco podesta, taliter che esso Saviola fo
la

favorì
al

apresso
24 CAPITOLO SECONDO

eran tollerati anche i figli del Mantegna: de' poco di buono, che pro
vocarono spesso, a parte le ramanzine del Principe, il formale intervento
del capitano di giustizia pe' loro misfatti.
Delle opere innumerevoli, compiute a Mantova in 47 anni dal
Mantegna, ci furono invidiate dal tempo non le sole decorazioni murali
di edifici oggi distrutti, ma anche molti ritratti di famiglia ch'ei dovette
eseguir pe' Gonzaga : in occasione di nozze, o come dono a congiunti
ed amici. P. es. nel 1466, allorchè si trattava di sposar Dorotea Gon
zaga a Galeazzo Maria Sforza, l' ambasciatore mantovano a Milano,
Guido Nerli, mandò in fretta certo ritratto, che s'era clandestinamente
procurato, di non so che rivale di Dorotea (probabilmente Bona di

Savoia). Il marchese Ludovico nel restituire il ritratto avvertiva la moglie,

gli

di
Barbara di Brandeburgo, che pareva opportuno farne subito trar
copia: dar questo carico Andrea Mantegna.... La Dorotea
"

posseti
a
non ne pare già mancho bella de questa (lett. marzo da Goito).

I
u
Marchese invitava l'artista dui retracti

"
Nell'agosto 1471 portargli
il

u
dolevasi
in

di
lettera non aver
d'

Gonzaga: più una Mantegna


il
e
a

agio tempo sufficienti così ardui delicati lavori, come ritratti


e
a
e

i
dal naturale (lett. luglio
6

1477).
cuore del marchese Ludovico

di
Stava sopratutto veder finita
a

camera dipinta o sala degli sposi come quella che doveva eternare
lo la

splendore della sua corte celebrare uno degli avvenimenti più lieti
e

— l'assunzione un Gonzaga alla porpora cardinalizia; —


d'

della casa
erano impartiti fattor generale
di

ed ordini fornire imme


al

perentori
diatamente quanto occorresse Goito 25 ottobre 1471, Facton
al

"

pittore.
generali. Vogliamo tu faci havere incontinenti ad A. Mantegna pesi tre

de olio de nose per lavorare quella nostra camera


a

u.

La sala degli sposi, che nella parte non dipinta doveva essere

corame, anch'essa per bellezza,


di

apparata con una spalliera famosa

lassato onde mi parve cosa ingiusta. Hora ho novo facto pigliare et etiam ho trovato magior
di
lo

indiai, ma mi pare che cosa vada et dubito che come prima serà favorito. Ma aciò
in

longo:
la

ladri pari suoi prego V. degni far scrivere ad maestro Jacomo che
S.

lo

castigano castighi
si
si

li

indicio lui ha del venerabile homo, rendendomi certo che quella fara bona et sancta opera,
lo

attento
gli

et etiam smorbare tutto tanto morbo etc. et non dubito trovare et da


di

io

lo

paese anello
il

nari miei. Ad V. Vili


S.

mi racomando. Mant. mai1 1499.


E. D. V.
S.r Andreas Mantenga.
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 25

divenne subito la meta di visitatori, di ammiratori (') ; era là che si

gli
davano le udienze solenni, venivan ricevuti ospiti più illustri (2);

la
configurazione del castello permetteva allora che sin quasi alla soglia
della sfolgorante sala arrivare cavallo (3).

si
mantegnesca potesse

a
A quelle meraviglie un'altra, non minore, ne aggiunse Mantegna

il
di

Cesare,

in
co' Trionfi già fatti parte, prima che pittore fosse chia

il
mato Roma da Innocenzo Vili, ma non ancora compiuti nel 1492,
a

quando marchese Francesco premiava l'opera superba con un dono


il

200 biolche Trionfi furono adoperati più volte,


di

di
cospicuo terra.

I
scenario inestimabile, ad apparamento degli spettacoli teatrali, che te

si
rado nel cortile del castello, dove ancor oggi occhieg-
di

nevano non

(1) Prova ne siano quote due lettere del segretario Antimaco Marchesi: sett. 1492.

ai

I
de Rossi, ventenne, vescovo e.... studente
fu

a l'adun ... e venuto

"
figliuolo del conte Guido
Il

a
et

per desiderio veder vederìa anche camera depincta per


di

Mantova.... volontieri la

la la
fama
'

gli
sua et spalera de V.rs Ex... unde opererò che dieta camera apparata sia monstrata et
la

spa
lera destesa ,.
10 dicembre: A questo oratore s'e facta et fossi ogni honorevole demonstratione, et qui

in
'

di

terra se mostra ciò che bello et già ha veduto camera depincta, ca-
la

la

la
spalera,
la

è
le li

li

pelletta et cose de M. Andrea Mantegna, videlicet triumphi et altre sue gentilezze ,.


li

Moro (cfr. LUZIO-RENIER, Relazioni d'Isabella con


fu

(2) Nel 1498 ospitato Lodovico


vi

il

Ludovico Beatrice Sforza, p. 142). Gia nel 1475 un atto donazione del marchese Ludovico
di
e

luglio reca intestazione Mantue castro, in camera magna picta audientie ill. D. N. ,.
in
"

rogato
il

l'

:
I

493, mentre Isabella Venezia,


fu

(3) Nel Este era accolto Mantova con grandi onori


d'
1

un ambasciatore turco; e fra' molti ragguagli mandati alla Marchesa merita speciale rilievo se
il

guente
:

Mantue XX julij 1493.


....
gli

Venissimo castello, nel quale era


la

ill.n» m.« Duchessa (d' Urbino) acompagnata


in

da una gran parte de zentildone de terra inscieme cum R.rno Mons. S. et cusì ricevetteno
le

la

lo

nanti camera depinta, perche vene a cavallo fino all' ascio de sala,
lo

pio Ambasciatore
la

la

et
V. S.
fu

cusì acompagnato ne camera dove e deputato suo alogiamento....


di
la

la

lo

FEDERICUS DE CASALMAIORE.

Che Isabella Este collocasse de' quadri nella sala del Mantegna apprende da una lettera
di d'

si

del 1506, allusiva certo S. Sebastiano del Salviati, allora allora rimessole dall'artista. G.
al

Ja

19 maggio mentre Marchesa, per


di

copo Calandra scriveva


la

la
le

quell'anno, peste infunante


il

nella citta, villeggiava Sacchetta:


a

Zannetto mi ha hoggi facto stare tutto suspeso dicendomi che ha ritrovato


le

finestre de
di la
'

camera depinta sbandate, quale sa certo haverle serrate strictissimamente quando V.


S.

partì
la si

qui, che quadro del S.to Sebastiano stato mosso dal suo loco portato più verso finestra,
è
e

di e
il

che sa certo che camera stata aperta poi raserrata, questo ne dimanda conto a
la

per
è

e
il

me. Se questo vero, me ne maraviglio ne resto stupido perchè so certo che dal mio lato non
e
e

sij

chiave alcuna che quella camera e de quelli pochi che sono castello non e alcuno che
di di

in
è

debba tanto desyderare veder quello quadro che cum artigli1 alcuni ardisse di aprire quel uscio....
,

sul 5. Sebastiano del Salviati lettera stessa del pittore ch' Rh. d'Italia
la

io

(Cfr. pubblicai nella


del dicembre 1909, p. 860, parlando dello studiolo d'Isabella).
26 CAPITOLO SECONDO

giano qua e là frammenti di decorazione e capitelli di colonne, a ram


mentare che là si rappresentarono le prime commedie tradotte di Te
renzio, di Plauto (1).
L'influenza assorbente mantegnesca non impedi tuttavolta che al
tempo di Francesco Gonzaga e Isabella d' Este si conoscesse ed ap
prezzasse il valore d'altri pittori; i due sposi gareggiarono anzi nel pro
cacciarsi opere di pregio da' pennelli più celebrati del loro tempo: il
francese Jean Perréal, i Bellini, il Carpaccio, il Sodoma, il Civerchio,
il Dossi.... (2).
Ognuno sa quale assedio formale facesse Isabella d'Este a Leo
nardo, al Francia, al Perugino, a Raffaello, al Correggio, perchè des
sero de' quadri pel suo studiolo (3) : e com'ella sguinzagliasse pronta
mente i suoi agenti per aver due tele di Giorgione, non appena le
giunse l'annuncio della morte del grande artista di Castelfranco (4).
A raccogliere la successione del Mantegna, come pittore di corte.

(1) Or. il d. 231 dell- Inventario


(2) Per Jean Perreal, pittore di Luigi XII, cfr. PÉL1SSIER, La politique da Marquis de
Mantoue, p. 53; a cui è da aggiungere questa divertente lettera italo-franciosa dell'artista medesimo,
indirizzata al marchese Francesco:
' Magnifique et excellentissime P. A la V. S. mi recommando voi pregando que habeati a
perdonare al vostre servitore Joan di Paris per que io non habea libre la testa al vostre pleser
et ancque al mio, segonde el vostre desiderio et M. S. qualque die io deliberato fare cosse melile.
M. S. io reste qui a Millan un poco tempo per que *: voleti la testa del Re mandatemi lettre et
la farò di bonne volle, per que io pillo pleser a fare service a la V. M. S. et sence core et amore
queste service non se pò fare, per que sapiate que io tant amore a la V. M. S. per que voi site
patron et amator de li nobilissime arte di pinture.
' M. S. io mi recommando a voi pregando que mi mandate qualque cosse di belle di li vostre
que tante habeati, a se que meilli mi recorde da voi. Que Dieu voi guarde de mal.
* A Millan a 14 de novembre
(1502) de la man del vostre esclave
*
JOHAN di Paris

Pe' Bellini, cfr. Arch. Si. dell'Arte. 1. 276. Per Carpaccio il n. 191 dell' Inventario. Pel

Sodoma e il Civerchio, BERTOLOTTI. Artiall, pp. 152-54. Il Dos» lavorò nel 1512 a Palazzo
PosterIa: e forni più tardi a Isabella d' Este la pianta di Ferrara per quelle serie di disegni di citta
*
che ella tanto amava. — Lett. 11 luglio 1523 di Isabella a Girolamo da Sestola : seguendosi
l'ordine delle città che facemo pingere alla alobia nostra di corte, si aprozima il loco dovi vorres-
simo fusai pieta Ferrara. Però vi pregamo ad far il possibile per farni haver uno disegno.... ,. —
Lett. del 4 agosto al medesimo:
' Molto ni piace che non mancati d solicitare M."> Dosso per

il disegno di Ferrara ,.

(3) Cfr. Rlokla d'Italia cit.


(4) Arch. Si. dell'Arte, I. 47.
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 27

aspirava certamente il Bonsignorì, che nel cenacolo di S. Francesco


s'era sforzato di crear un pendant
gli
alla sala degli sposi ('): ma sebbene

non mancassero più larghi premi dalla generosità del Principe,

ei
i
dovette cedere passo un nuovo venuto, Lorenzo Costa, già sulla
il

a
fine del 506 insediatosi Mantova, come pittore officiale (2). A lui
1

a
furono affidate decorazioni del Sebastiano,

S.
iniziato

di
le
palazzo
nel 1507: lui pare che Isabella

d'
Este commettesse tutta una serie
a

0);
di

parabole evangeliche da inserire ne' suoi gabinetti ed entrambi


valevano
di

coniugi quadri del Costa per doni prelibati principi


si

a
i

italiani stranieri (4). L'artista, che godeva d'una lautissima provvisione (5),
e

(1) Vedi l'Appendice sai ritratti d'Isabella d'Este.


(2) 29 nov. 1506, Calmele Lazioso, scrivendo al Marchese della sepoltura magnifica che
Il

doveva erigersi cortigiano Milanese, barbaramente trucidato da rivali, suggeriva


in

S. Francesco

di
al

adoperare anche pennello del nuovo pittore corte: Occorre dopoi


di

"

la

la
sepultura capella
il

e
fatta per
la

felice memoria del vostro servo.... ancor uno quadro da anchona che sia per compito
ornamento satisfattone de l'anima come de mondana pompa, fatto perhò per mane, parendo
la

e

E. V., del Costa ,.


la
a

questo un fatto che desume dagli Inventari del 627 e del 665, nel primo de' quali
E

si

(3)
1

1
*

legge: nel camerino della grotta dove sono parabole de Evangelio del.... nome restò
si

le

(il
l'

nell' inventario del ,


627 nella penna dell'assai ignorante notaio). Più esatto inventario del 665
1

1
P

mano del Costa vechio ,.


"

reca: otto
di

di

pezzi quadri con l'opera del testamento vecchio


(Cfr. Appendice /..).
(4) P. es. nel 1518 Luigi Gonzaga aveva scritto da Amboise Marchese
al

(20 maggio)

:
mo' quarto o Cr.mo Re et narandomi un certo suo
d'
'

quinto giorno acadendomi parlare cum


il

pittore {Leonardo reputato qui excellente, mi disse che molto se delectava haver figure de tutti
P)

questa arte et mi dimandette se V.


di

Ex. avea pictore alcuno valentomo.


Io

primi risposi che


li

quella havea un nominato m. Costa quale era persona assai laudata. Sua M. mi disse che volontieri
haverebe una sua qualche figura nuda over una qualche Venere.... ,.
Francesco adempieva desiderio del Re donnaiolo, cui mesi dopo direttamente inviava
il
a
il

suo dono.... anzichenò scollacciato:


Regi dir."»
Sire. Per questo camerero Federico mio figliolo mando V. M.ià un quadro de pictura
di

qual ho fatto far a posta al mio pletore, havendo inteso che quella desiderava haver una im
di

bono judice bel-


di

ditta pictura vene inanti a uno grande


di

magine questa sorte. So ben che


la

donne et per questo tanto piò voluntieri mando....


la

leze
di

di

corpi maximamente
Mant., ultimo nov. 1518.

(5) L. 50 Giulio Romano che


di

mese, 25 meno, com'era giusto, del Mantegna, e doppio


al

il

ai inllio ebbe sole L. 25 mensili luglio 1511 Amico Maria della Torre annun
di

provisione.
Il
5

V. Costa, facilità per più 3.m du


di

padre ha donato hora


al
"

ziava principino Federico: S.


al

Il

quella de Bernardino de Lancino ,. — L'8 gennaio 1519 veniva Costa nominato


di

cati quale era


il

superiore dell'ufficio del sale, col vistoso emolumento inerente alla carica..., e con l'esonerazione dai
relativi pesi. Moti assidua et fideli servitute.... superioratum salerii nostri.... cum facultatibus etiam
'

substituendi virum aliquem idoneum qui huiusmodi officium nomine ipsius Laurentii exercere pos-
sit, ecc. ..
28 CAPITOLO SECONDO

si rimetteva docile al finissimo gusto della Marchesa, invocandone de


ferente il giudizio (1).
In fondo però anche la deliziosa Marchesa e suo marito subor
dinavano sempre la pittura a decorazione degli appartamenti, per la
quale potevano bastare artisti di minor conto, come il Corradi, il Leon-
bruno, ecc. (2): o tutto al più la adoperavano a celebrare i fasti della
dinastia, come pe' quadri commessi al Moroni, al Bonsignori, al Costa,
"
ad immortalare la cacciata de' Bonacolsi e le glorie militari del vin-
citor u di Fornovo. Isabella poi la violentava innaturalmente per cicli
gli

allegorici in cui artisti costretti un penso letterario prefisso sen

si
a
tivano disagio.
a

L'idea prima della collezione, della non sorge

di
galleria quadri
Mantova che sotto Federico per l'influsso Giulio Ro

di
Gonzaga

e
a

mano. Già maggio del 1524 scriveva Federico Baldassare Ca


3

a
il

stiglione
:

Siamo contenti che fate far quelle spallere corame alte quattro

di
"

pelli, et che fati metter nostra impresa del Monte Olimpo dove
la

a
voi parerà che stii meglio, ve faremo mò mandare misure delle lon-

le
di

di

in

ghezze spallere pezo pezo.


Voressimo anche che ne facesti fare Sebastianello Venetiano
"

pittura a vostro modo, non siano cose sancii,

di
pittore un quadro
di

ma qualche picture vaghe et belle de vedere, et non solamente

a
M.ro Sebastianello, ma qualche altro excellente pittor, un quadro per
a

cadauno de quella grandeza che pare voi, vero che non vores-
è

li
a

semo troppo grandi ne anche troppo piccoli. Benevalete B.

Appena arrivato Mantova Pippi, s'avviaron pratiche con


le
il
a

Pietro Aretino per ottenere da Clemente VII celebre ritratto raffael-


il

(1) Arch. Si. dell'Arie, 253.


1.

(2) Al Corradi riferiscesi questa letterina d'Isabella Vicario S. Benedetto:


di
al

m.r Hieronimo Conradi pletore certa differentia con alcuni contadini


di

di

Havendo quel
'

gli

nostro vicariato sopra certi lini, volemo che tu viste administri justicia, facendo chel
le

ragioni sue
resti satisfatto expediendo cosa presto, acciò che possi ritornar ad certi lavoreri nostri che l'ha
la

I
in
le

mani....
Mantue, VI nov. 1519 ,.
"

d'arte del maggio-giugno 1906. Non so chi fosse un mastro An


"

Su conbruno cfr. Rassegna


l.

ch'ella nel maggio 1533 adoperava una villa


in

selmo pittore fatta fabricare


al

luogo del Dosso


,
,

(leti. 25 maggio Cagnino Gonzaga).


a
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 29

lesco di Leone X ( ' ) ; il palazzo del Te, incominciato allora, doveva


essere, secondo il primitivo disegno, non soltanto un luogo sacro alle
voluttà sardanapalesche di Federico Gonzaga, ma anche un tempio no
bilitato dal culto dell'arte.
Nel 1531 si festeggiarono le nozze di Federico con Margherita
PaleoIoga: e tutta un'ala nuova del castello venne costruita da Giulio,
per ospitare la giovane sposa, per la quale fu predisposta una piccola
ma sceltissima collezione di quadri hors tigne — l'embrione della gal
leria gonzaghesca futura. Ce ne dà ragguaglio Ippolito Calandra in una
bellissima lettera del 28 ottobre, il cui originale è purtroppo in parecchi
"
punti lacero e guasto : Finite che siano le arme che se hanno da
refare in dita camera cominciaranno a metere suso li quadri per ador
namenti, li quali staranno a questo modo.... Primo ne la camera delle
arme se mete quello quadro grande che fece m. Julio et il quadro di
papa Leone, et il quadro di V. Ex. che fece m. Ticiano et anche

quello che fece Raffaele da Urbino a Roma di V. Ex., et quello che


sa V. Ex- che già li donò un venetiano a V. Ex. de quella donna
con quello putino, quale è molto laudato da m. Julio et anche se li
mette uno Delissimo quadro di uno S. Hieronimo fatto in Fiandra a olio,
che già comprò V. E., quale è bello. Tutti li sopradetti quadri sono
stati adorati li soi cornisamenti, fanno bellissimo vedere. Nel camerino
dove alogiarà la ilI."™ S.™ Duchessa vi è da mettere, se 'l pare a
V. Ex., forse da sei quadri, quali tutti serano benissimo aconzati et

adorati, come è quello quadro che fece il Mantegna de quel Christo


ch'è in scurto et quello S. Hieronimo di m. Tiziano et quello che fece
m. Julio de la S. Caterina et quello di Lonardo Vinci, che donò il
Conte Nicola (Maffei), et quali tutti faranno bello adornamento in
detta camera u.

Isabella d'Este aveva nel 1506 spiegato tutta la sua astuzia fem
minile per ottenere a ogni patto la Sommersione di Faraone di G. van
Eyck, o G. di Bruges (2) : ma è solo nel 1 535 che entrò nella inci
piente collezione mantovana il fondo più ricco di quadri fiamminghi per

(1) Pel ritratto di Leone X vedi la memoria Braghirolli-D'Arco nelMrcA. .1/. il. del 1868;
e cfr. il n. 132 dell' Inventario.

(2) Cfr. al n. 234 dell' Inventario.


30 CAPITOLO SECONDO

un vistoso acquisto fatto direttamente in Fiandra di oltre cento "


paesi ,.
Isabella stessa ne veniva informata dal conte Nicola Maffei, or or no
minato come amatore di belle arti:
' Mattheo de Nasar che sta col X."" è qua: qual ha portato
trecento quadri di Fiandra: de paesi in tavola et in tela, bellissimi
quanto dire si possa: et d'essi il Src Duca mio Ill.™° ne ha compro
cento e vinti: per quatro cento scuti d'oro: tra i quali ve ne sono
da vinti cinque in trenta ad oglio et tra essi ve ne sono quatro grandi,

gli
belli, che costano cento scudi:

in
estremamente et tutti questi

ci
di
ne sono vinti, che non mostrano altro che paesi foco, che pare che
brusino mani approximandosi Ex. ha

S.
le

per toccargli. Questi quadri


nove, che vanno fodrate de
in

pensato mettergli Castello nelle stantie

asi de noce, nelle quali seranno incastrati et compartiti et poi incorni-


sati, et nelli camerini seranno quelli che sono più feniti; et più

li
grandi, per esser più propinqui alla vista et aere suo, et altri farà

li
poi mettere nelle camere et esse ancora vanno fodrate come ca

li
:

merini, et ciò fare molto gentilmente per esser tutti cento


si

li

e
vinti quadri
di

(2
tre grandezze solamente maggio).
u

Duca

di
Quante portentose composizioni eseguissero per primo

il
Mantova pittor delle Grazie mago Vecellio ornai risaputo
il

il
e

pe' diligenti lavori del Cavalcaselle, del Braghirolli ('); la è serie de' do
dici Cesari acquistò subito tal rinomanza che da ogni parte se ne chie
devano copie, Duca Baviera mandava Mantova un suo
di

pit
il
e

tore perchè squisitezze dell'arte italiana (2). Alla morte


vi

imparasse
le

(1) Or. anche mie Spigolature tizianesche ruNjlrch. st. dell'Arte. III. 207 n. del
le

e
il

Inventario. Pel Correggio v. n. 295.


il
l'

tre diverse sorte insieme


di

(2) . . . Mando per presente latore mio depentore tre horologij


'

il
di .

con un par maniche de malia della più fina.... Et perche pto mio servitore molto desideroso
è
il

vedere et imparare modo del depenzere italiano, havendo specialmente inteso V. Ill.m» S. ha-
el
di

rara et eximia excellentia, pertanto mi ha supplicato ad volerlogli recoman


di

vere un depentore
voler havere recomandato pio mio
di

dare,... Se volgi dignare dare cominone


el

esso suo depentore


a

maniera disciplina della depentura italiana....


in

monstrarli et insegnarli
la
in

depentore qualche parte


e

'Landahuet, XI seti. 1534.


1

LUDOV1CUS utriusque
Bavariae Dui
"

marni pp. ,.

Lo stesso Duca ringraziava l'anno appresso Federico Gonzaga


di

quadri inviatigli;

Generose nobis sincere dilecte salutem.


Redditae sunt nobis litterae vestrae a cubiculario nostro Joanne Frìeshamer cum duabui qua-
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 31

di Federico Gonzaga, avvenuta nel 1540, l'inventario degli oggetti


d'arte adunati nel suo studio (') era così ricco da poter solo i tesori
della grotta dell'incomparabile madre ecclissarlo.
Spenti quasi ad un tempo, Isabella d'Este e il suo primogenito,
anni grigi sopravvennero per la reggia di Mantova: il cardinal Ercole,
reggente lo stato pe' nipoti minorenni, senti il dovere di frenare il lusso
smodato della corte, di risollevare le finanze depresse (come dianzi fu
esposto); e all'arte concesse quel tanto che le pompe religiose esige
vano. Come aveva nel I 528 chiamato il CelImi per cesellare i vasi del

gli
preziosissimo sangue e intagliargli un suggello con l'Assunta e apo
stoli (2) volle ora che migliori pittori della vicina Verona disputas

si
i

vittoria nelle ancone del duomo,


la

sero cominciare dal giovanissimo

a
Paolo Caliari. nomi del Brusasorci, del Farinati, Battista del Moro

di
I

— —
di

Paolo Spezzapreda come firmava modestamente Caliari


si
e

il
veggon riuniti 553,
in

una preziosa lettera dell' marzo


si

1
1
appunto

1
indirizzata Cardinale, lor compito.
al

per annunziargli finito


il

Sull'esempio dello zio Cardinale, duca Guglielmo predilesse l'arte


fu il
in

sacra tutte sue manifestazioni: grande patrono del Palestrina,


le

buon compositore egli stesso; fece dal Bertani


di

la
messe erigere
e

chiesa Barbara, arioso,


S.
di

cui alato campanile s'ammira ancor


il

Commise pale d'altare per quella basilica Brusasorci,


al

oggi (3).

al
le

Ghisoni (4), Lorenzo Costa iuniore: cui tele sono rimaste, più
le
a

il

o meno, intatte fra tanta procella d'eventi, mentre nessuno sa qual fine
Leoni, cui
di

abbian fatto statue d'argento del andavano superbe


le

Adriano
S.
S.

due cappelle del tempio, intitolate Silvestro (5).


e
a

dris »cu tabuli* opera equidem et industria arteque auctoris exquititiuima express» depictisque, quae
non tam nobis vehemender gratae quam jucundissiraae fuerunt, quibus vii etiam hoc tempore optatiiu
qukquam nobis cadere potuisset....
Landshuet. XXVI junij 1535.

Comincia così novantacinque retrati de varii Sri et capitanei christiani et infideli ,, ed


'

è
;
(I
)

perciò troppo impreciso perche possa giovare riprodurlo.


il

(2) PLON, fi. Celimi, 156 sgg., 187 sgg. Del suggello stupendo d'Ercole, fatto dal Cellmi,
card. Federico Gonzaga, variando solo dicitura come da un bell'esemplare
la

valse poi anche


si

il

rimasto cell'Arch. Gonzaga.

(3) L'Arch. Gonzaga conserva un bellissimo disegno (P. Ili, del campanile, che presenta
3)

varianti notevoli con l'opera compiuta poi dal Bertani.

(4) Cfr. n. 220 dell' Inventario.


il

feste Natale.
di
le

rileva che statue erano gia


le

(5) Da documenti inediti del 569 posto, per


si

a
1
32 CAPITOLO SECONDO

Grandi rimaneggiamenti apportò Guglielmo al palazzo ducale: e

Raffaello Toscano nelle sue ottave sgangherate (ma preziose come te


stimonianza di contemporaneo) sull' fèdificatione di JXCanlova, stampate
a Padova del 1 586, così magnificava le costruzioni dirette dal Bertani,
oggi ridotte a lacrimevole cumulo di rovine:

Sontuoso è il palazzo, et ammirando


Di Cortevecchia, dove Passarino

gli
Con altri BonacoUi stava quando
Hebbe contrario maligno destino.

il
e

fa
Ogn'altra cura l'huom bando

in
porre

a
Sol mirare aere ivi un giardino;

in
'a

D'ogni stagione ingombrano bel loco

il
Frutti, fior, fronde, girasole croco.

e
gran Gulielmo che regge governa
Il

e
largo Stato con bel giudicio
si
Il

Fatto ha ridurre fabrica moderna


in

La maggior parte Edificio;


di

questo

Hanno lasciato ancor memoria eterna


Gli inventori del nobile artificio.
Fra quali Bertan fu, quel perfetto
si
il
i

Historico chiarissimo Architetto.


e

Membro Corpo anco


di

questo Castello
e
'l

Già dal Marchese Lodovico eretto.


Duca Federigo accrebbe quello
Il

D'appartamenti, ciascheduno eletto:


e

Ma
di

superbe stanze e assai più bello


L'have reso Gulielmo, più perfetto:
e

fatto d'un lavoro egregio,


E

tutto
è

Meraviglioso, d'incredibil pregio.


e

Ne gran Sala abito succinto


in
la

La fatidica Manto che s'adopra


è,

A fondar Città;
la

ma tutto finto.
è
fu

Chè sua non questa mirabil opra:


Ocno l'edificò come ho distinto,
Aperto
fa

chiaro poco
di

sopra;
e

Ne l'altre stanze dimostra poi


si
gli

gli

De Dei memoria, de Heroi.


la

e
Famiglia del Licinio
(Galleria d' Hampton Court).

Isabella e Beatrice d'Este — Affresco di Ercole Grandi


(Palazzo Calcagnini, Ferrara).
Lorenzo Costa — Sacra Famiglia
(Museo di Lione).
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 33

Tre ve ne sono ove si vede espresso


Di quattro Capitani ampia l'historia,
E di quattro Marchesi anco il successo,
E di tre Duci al ciel salir la gloria;
Resto ammirato e smarito in me stesso
Mentre penso di poi formar memoria
De la Rustica, terzo appartamento.
Che bello ha 'l muro, il tetto, e 'l pavimento.

Di Saturno il hgliol qui si trasforma


in Aquila, in Montone, in Cigno, in Toro;
Hor in Diana, e ver Calisto l'orma
Muove, e la sforza il Re del sommo Coro;
Hor vii Pastor diviene, hor pioggia d'oro ;

In fuoco inganna Egina; Anfitrione


Esser poi finge e fa torto a Giunone.

Ewi Nettuno, ch'ingannò Medusa,


Arne, Cerer, la Ninfa d'Enipeo;
D'Aloo tenne la moglie in braccio chiusa
Contra la sacra legge d'Himeneo:
La figlia di Bisalto rese esclusa

Del suo virgineo fiore Ennosigeo:


E come l'alto e folgorante Giove
Sovente si vestia di forme nove.

Di Bacco, che di Semele e di Giove


Nacque (qual fu del vin poscia inventore)
Veggonsi cose inusitate, e nuove,
E come trionfò con grande honore;
Tutta la vita sua, tutte le prove,

E quando fu de l'India vincitore;


E v'è dipinto il suo garrulo augello,
Il Capro, il Thirso, l'Edera e 'l Crivello.

Anco è ritratto nel medesmo ostello


Con i mesi de l'anno il divo Giano;
Cose altre assai appariscono in quello
Fatte con arte da divina mano.
Tutto è pittura, et opra di scalpello;

D'ogni cosa inventar stato è 'l Ber la no.


Il qual d'invenzioni, e di concetti

Have avanzato i più rari intelletti.


34 CAPITOLO SECONDO

Dal Titiano al naturaI ritratti


I dodici vi sono imperadori,
E in una sala si mostrano i fatti
De' Troiani, e de' Greci e

gli
altri honori,
Frigi u ron disfatti

E
come alfin

f
i
Per commessi da Paride eiTori,

li
vede CavaI legno

il di
E
vi
gran

si

il
Che distrusse Ilione, tutto Regno.

e
Ricca scena: gl'istrioni intenti

la

ù
le è
A bell'opre concorrono spesso,
cui superbi nobili ornamenti

e
I

Mostran quant'arte l'Arte ivi abbia messo.


Di travi fabricata d'assamenti

e
A pittura, rilievo, segue appresso
a

e
Una città, qual par che sia ripiena
Di quant'arti e virtudi unqua ebbe Athena.

Contra gran Palco che con grazia pende


il

Mille gradi Bertan pose architetto,


il

Ch'un mezzo circol fanno, e


vi
s'ascende
Con gran facilità su fin tetto;
al

Giù resta un campo, ove sovente accende


fiero Marte suoi petto:
a'

seguaci
Il

il

Tempi, Torri, Palazzi Prospettive,


e

figure che paion vive.


E

vi

son

Altre un bel giardino


vi

stanze sono,
e

Che scopre intorno:


le

lago, campagne
è, il

Un tal non cercando ogni confino


Da l'apparire tramontar del giorno.
al

Per veder vengon lontan camino


gli di di

Gli Humani loco beltade adorno;


il

Quindi ne traggon elevati ingegni


mille bei disegni....
di

L'essempio poi

La
fu

nuova
la

costruzione più grandiosa del duca Guglielmo però


villa Goito, che doveva, per dire,
di

così con maggior austerità


la

correttezza delle composizioni pittoriche far un consolante contrasto


e

con Marmirolo del Te. Una schiera artisti,


di

licenziosità
la

di

ca
e

pitanata dal Borgani, inframmise alle decorazioni una serie d'affreschi,

raffiguranti pagine più insigni della storia della dinastia: contendendo


le

Tintoretto che per invito del duca Guglielmo quel torno


al

in
la

palma
LA FORMAZIONE DELLA CALLER1A 35

di tempo, eseguì, se non addirittura improvvisò, otto quadri di istorie


gonzaghesche, serbati oggi nella Alte Pinakotbek di Monaco (').
Col duca Guglielmo s'affermò anche più nettamente il proposito
di creare a Mantova una grande galleria di quadri e di statue: ma
vita non bastò colorire pare da' documenti
gli
la suo disegno,

il

e
a
d'archivio che sue cure maggiori volgessero alla scultura: tutta
le

si

la
ultra-ortodosso prelati autorevoli del Vati
di

sua influenza principe su

diretta
fu

di
cano precisamente ottenere necessario permesso esportar

il
a
da Roma un numero ragguardevole antichi 40 scudi

di
cimeli....

il
Recatosi Roma 1572, duca

vi
pezzo! nel Guglielmo conquistò

il
a

opime spoglie, cosicchè già nel 574

di
sua galleria statue, formar

la
1

a
quale l'avevano aiutato, come consulenti, Vittoria Tiziano;

la
la

il

e
cui s'erano incorporate
di

in

sua galleria statue, spiccavano per ec

e
cellenza migliori anticaglie della grotta isabellesca, aveva gran rino
le

gli

manza tra amatori d'arte (2) e.... veniva celebrata dal Toscano

in
versi grotteschi, non però privi d'importanza storica.

In Corte vecchia giù posto terreno


è

Quel loco, che Grotta Mondo appella,


la

il

quale asconde entro suo ricco seno


il

il

ha prezioso Italia bella;


di

Quanto
Fu -edificato, et abbellito apieno
Da l'Estense magnanima Isabella,
Da colei, cui per moglie Himeneo rese
A Francesco Mantova Marchese.
di

(1) Sulla villa Coito cfr. una memoria documentata dell' intra neW'Arch. si. lombardo
di

del 1888: su' fasti gonzagheschi del Tintoretto, quanto pubblicai neWArch. si. dell'Arie, III, 397,
io

e n. 281 dell' Inventario.


il

Amava moltissimo decorazioni anche all' esterno degli edifici del


le

Guglielmo pittoriche
e
;

ott. 579 troviamo quest'ordine ducale Pedemonte


al
1
3

S. A. ha rissoluto che loggie intorno a Corte Vecchia siano depinte perchè non pia-
le
'

li

ciono così bianche, perciò farete depingere chiaro et scuro quella parte ove sono ancor
di

ponti,
di li

su et
in

facendo che restante delle faciate che sono dalli portici


di la

pittura confacia con gratis


si

il

non mancate prestezza ,.


gli

gli

stucco,
le

scolture
di

Quest'altra lettera ducale del ottobre concerne ornati intagli


e
6

delle stanze oggi più devastate negli appartamenti Toria.


di

Fatte che Gallinone scriva a Vinegia Segala che venga fornire sala de Marchesi
"

la
al

a
il

far
Il le

teste del1i Cardinali


la

per galleria ,.
e
a

(2) vescovo Galimberti, che avea assistito Duca nelle compere, esclamava che quando tutte
il

statue fossero a posto sarebbe spettacolo non più veduto nè forse per vedersi tempi nostri ,.
"
le

(Roma, agosto 1573).


8
36 CAPITOLO SECONDO

Cinque stanze contien; ma due di quelle


Fabricò l'Arte per alloggiamento
Si bene ornate, si vaghe e si belle,
C'hor son del Mondo l'istesso ornamento;
E l'altre tre pur rendono a vedelle
Gran stupore a' mortali, e gran contento;
E son coperte di finissim'oro
Con bel disegno, e con sottil lavoro.

Di gran valuta un Corno unico e bello


Quiv'e riposto, di quell'animale
Che prigion resta al grembo verginello.
Cosi è prescritto il suo corso fatale;
Molte medaglie ancor nel vago ostello
Veggonsi, il cui valore in alto sale;
E vi sono i più ricchi minerali.
Cose altre mille, e gemme orientali.

La virtù, che in bei quadri have il Mantegna


Ivi spiegata, et altri gran Pittori,
Con nuovo zelo a celebrar m'insegna
Le lodi altrui, et i perfetti honori:
Non meno e l'opra sontuosa e degna
Ch'ivi s'ammira di tanti scultori.
Duo Cupidi vi son, ch'empion d'invidia
Pigmaleone, Prassitele e Fidia.
».

Di scorze d'alber de la prima etade


Un libro v'è; v'è d'alabastro ancora
Un organo di tanta, e tal bontade
Ch'infinita armonia rende e sonora.
Segue un Qiardin di singolar beltade,
Ch'un fonte ha in mezzo, ù scaturiscon fuora
Limpide l'acque, il qua! è d'ogni intorno
D'antiche statue riccamente adorno.

La passione per la pittura parve soverchiare ogni altra soltanto


sotto il ducato di Vincenzo I, forse con esagerazione soverchia chia
"
mato dal Muratori negli Annali d'Italia (ad a. 1612) gran scialac-
quator di denaro u. Certo, ei profuse tesori : ma non era poi tanto
cieco nello spendere da buttar il denaro sans compier: egli è anzi il
solo de' Principi di cui si trovino lunghe filze di conti settimanali, re
golarmente muniti del visto e sottoscrizione ducale. Possiamo così ren
LA FORMAZIONE DELLA CALLERIA 37

derci conto degli acquisti incessanti di opere d'arte, fatte da Vincenzo


ne' suoi frequenti viaggi anche all'estero: p. es. nel 1591 a Monaco
e ad Augusta:

In Monico 8 agosto
Pagato a Georgio Hovenagen miniator fiamengo n. 4 ta
volette miniate (1) a duc. 9 l'una d. 36
*
Una più grande 18
Dua quadretti in una tavola "20
n. 2 quadretti di mano sua per

n fl.
14
un quadro della Madona

6
due quadri fatti suttilissimamente con penna .

la

"
. . . 10
di

mano Alberto Duro


di

eleo

*
una testa 12
a

pittura senza oleo

"
una

6
una boscalia verdura fatta oleo '10
a
e

Pagato Sadeler pittor fiamengo ostinato per quadretti


al

3
venduti S. A duc. 46,7
a

n. 220 disegni cioè carte folio


in

in
al

sudetto stampa
n. carantani 20 l'una car. 120: carte 18 car. 12
6

a
a

l'una, car. 216, carte foglio l'una


di

Vi

196 car.
4
a

car. 784.

duca Vincenzo aveva spiccate preferenze per l'arte fiamminga:


Il

acclimatò Mantova, via via, un'eletta


di

con lui pittori insigni,


si

a
e

che s'inizia con Giovanni Bahuet, con Federico van Valckenborch e

termina col Pourbus, col Rubens! (2).

Aggiungendosi questi consiglieri accortissimi l'opera illuminata


a

1594,
(1) Secondo una lettera, 21 giugno
di

un Jacques orefice fiammingo, sarebbero stati


mandati poi da Francoforte a Mantova altri
"

quattro quadretti picoli de tempi de l'anno del


4
li

miniatore de Hoefnaeghel ,.

(2) Tra' conti del 588 Vincenzo troviamo notate


di

le

"

seguenti spese m. Giov.


1

a
I

Bahuet per tre ritratti piccioli e un grande L. 144, altri due ritratti L. 36, altro ritratto duc. ,.
l|j
3

pittore del S.n»


S.

fu chiamato a Firenze per farvisi co


"

Nell'ottobre 1584 Giovanni Principe


,

S.r Giovanni
"

noscere. Nel novembre 1593 Angela India moglie del Bahuet fiamingo pittore
di

A. 200 scudi,
"

riceveva un assegno conto della sua dote ,.


S.

di

(Lett. del 20 nov. del


a
,

vistato da Vincenzo un pagamento L. 60


di

Nel 595
"

Chieppio). Giovannino depintore


1

a
I

V. A. L. 432 Federico depintore per resto de due. 96 per


fa

"
di

conto delli quadri che per


a
,;

l'amontare de 12 quadri della stagione ,. Questo Federico appunto Valckenborch o Valchen-


è

il

documenti del marzo 595, 596 che


in

di

burgo nominato giugno


lo

accreditano varie somme


1

1
1

duc. cento da L. conto delli quadri


di
"

per quadri grandi piccoli: Amadis de Gaule oltre


a
6
e

altri 50 duc. hauti prima ,. due artisti furono ecclissati da' connazionali che seguirono sui quali
li

:
I

rimando all'appendice Fe celebri articoli del Baschet nella Cazetie d. B. A. (maggio 1866
a'

sgg.).
e
38 CAPITOLO SECONDO

della consorte del Duca, Eleonora de' Medici, la collezione mantovana


di quadri raggiunse ben presto l'apogeo del suo splendore.
Avvezza alle magnificenze della corte paterna, Eleonora de' Me
dici volle che la sua patria d'adozione non avesse nulla da invidiare
a Firenze. Appena entrata a Mantova giovane sposa ( 1 584) la vediamo
adoperarsi col Bronzino perchè si desse attorno a scovarle de' quadri
di Andrea del Sarto, a quanto pare, il suo prediletto ('). Divenuta nel

1 587 Duchessa, per la morte del suocero Guglielmo, Eleonora de' Me


dici spiegò sempre più liberamente le sue iniziative di collezionista : pro
cedendo di conserva col marito, incitandolo e, credo io, dirìgendolo

negli acquisti. Certo sino al 1611, in cui Eleonora morì, seguita in


men di un anno dall'infedele ma affezionato consorte, è tutto un suc

cedersi di compere di quadri e statue: sia nelle città principali d'Italia:


Roma, Firenze, Milano, Napoli, Bologna, dove

gli
Venezia, ambascia
tori spiavano ogni occasione per rendersi accetti duchi mecenati;

a'
sia

ne' piccoli centri, dove qualche capolavoro sperduto mal poteva esser
difeso dalle insistenti sollecitazioni della corte Mantova.
Purtroppo documenti nella loro imprecisionedi abituale non per
di i

mettono spesso identificare quali opere fossero acquistate per conto


del duca Vincenzo della sua vigile sposa ma non v'ha dubbio che
e

fior fiore delle collezioni Italia


di in

private esistenti venisse gradata


il

di

ad arricchire formatasi attorno


la

mente galleria quadri statue,


e

Troia.
di

all'appartamento
Tra
gli

scorcio del Cinquecento albori del Seicento tutto


lo

un febbrile che studio


di

affaccendarsi ottenere
lo

in
"

per pittura
u

ispecial modo (chiamavasi studio allora ogni collezione) messo assieme


a

non avesse Italia, Europa:


in

in

Mantova rivali accogliesse soltanto


e

valore.
di

opere indisputato
delle copie offerte
in

Respingendo acquisto, cancelliere ducale


il

Annibale Chieppio l'8 dicembre 1600:


"

proclamava solennemente essi

non sono V. A. quale non ha


la

di

quadri proposito per bisogno


a

copie ma ricerca originali buona mano fra molti


di

di

et degni stare

altri che l'A. V. ritrova


di

pittori principali ssimi


si

„.

Chieppio soggiungeva d'aver fatto esaminare que' quadri sepa-


"
Il

(1) Cfr. Appendice D.


LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 39

ratamente u dal Borgano e dal Viani, prefetto delle fabbriche 0). Erano
essi che insieme ad altri valentissimi artisti, ospiti della corte: il figlio
del Tintoretto (2), l' intagliatore Andreani 0), Pourbus, Rubens, ece. gui

davano le scelte per la galleria. Prescindendo perciò da' doni spontanei,


che molti privati facevano per ingraziarsi Vincenzo ed Eleonora, la co
storo attenzione era continuamente richiamata da quell'entourage su

quante insigni tele o marmi meritassero di venir compresi nella colle

gli
zione mantovana. Segnalata la preda, si concentravan tutti sforzi per
accettando qualunque forma venditori

di
accaparrarla: pagamento pre

i
ferissero. Così un vecchio curiale romano, che aveva una splendida rac
colta antichità, fra cui un Antinoo meraviglioso, fece, per cederla,
di

si
dal Duca una buona pensione annua: Canossa Verona

di
assegnare

i
acciuffarono, come narrato dell'Inventario, l'occasione per

di
n.
al

8
è

ventar Marchesi Monferrato, associando fumo del


di

Cagliano nel

al
titolo l'arrosto de' redditi pingui del feudo.... dovuto pennello del

al
Sanzio
!

Era assolutamente una frenesia che aveva nel 1604 invaso duca

il
Vincenzo accumulare Mantova ogni sorta tele: con strano ac
di

di
a

coppiamento egli confondeva nel tempo stesso madonne ritratti delle


e

più appariscenti beltà mondane.


Dell' febbraio, pochi giorni dopo concluso l'accordo co' Canossa,
1
1

(1) La corte bavarese cedette alla gonzaghcsca pittore-architetto Antonio Maria Viani, che
il

partì da Monaco con quota commendatizia:

S.me D.n«
Sistit se tandem Anthoniua pictor et venisset quidem citili*, nos illum
ni

Maria vel potius


ii

labores impedivissent, quos ab eo cupiebamus. Habeat igitur illum D. V. excusatum ut habeat etiam
;

carum non rogamus, cum eum iam excipiat tanquam suum....


Dal. civitate nostra Monachio, XII LXXXXII.
in

die aprili* a.

GU1LHELMUS D. G. Comes Palatini»* Rheai.


utriusque Bavariae Dux.

Nel 1595 veggon firmati dal Viani molti conti relativi alle fabbriche corte: p. es. egli
di
si

gli

sc. 37 certo Domenico che dipinse


di

di

approva pagamento Lippi indorò armadi della


e
a
il

sala degli specchi.

(2) Cfr. 281 dell- Inventario.


n,
il

(3) Intagliò, come noto, trionfi del Mantegna, e forse a quel lavoro riferisce ricevuta
la
si
è

seguente
Io :
*

Andrea Andriano intagliatore ho ricevuto dal M.co S.f Otaviano Capriano schudi vinti
per comicione A.
di

S. S. Sotto questo 20 febraro 1594.


AND.* ut supra ,.
"
40 CAPITOLO SECONDO

è questa lettera a Carlo De Rossi, residente mantovano alla corte di


Francia :

.... Al presente faccio fare una capella nella quale desidero di riavere li ri
trattipiù simili che sia possibile delle immagini di N." S." che fanno e hanno fatto
miracoli in diverse parti del mondo, sarà perciò contenta V. S. di farmi fare quelli
che sono in cotesto Regno di famosa divotione et in quella miglior forma che potrà

con il nome de luoghi et altre particolarità, che non guarderò a spese ma desidero
che siano fatti di buona mano et eccellente.

Di
più faccio fare una camera nella quale penso di raccogliere li ritratti di tutte
le più belle dame del mondo, cosi Principesse come dame private, onde vorrei che
parimenti V. S. si pigliasse pensiero di farmi havere li ritratti di quelle più famose
di bellezza di cotesto Regno, non tanto vive quanto morte, et non tanto Principesse
quanto d'altra conditione, rimettendo a V. S. l 'esquisitezza della pittura che da me
sarà pagata la spesa prontissima .

Nel giugno dell'anno stesso il Duca fece una delle consuete soste

a Casale di Monferrato (l'altra metà del dominio gonzaghesco, che do


veva riuscir sì fatale) : e di là il pensiero suo volava a Mantova, alla
galleria cominciata nel 1594 ('), tardandogli di vederne compiuto l'or
dinamento, per opera del Viani e del Rubens. Importantissima è la

ducale, indirizzata al consigliere Chieppio, il fac-totum della cancelleria


mantovana :

.... Dopo la partenza nostra da casa sono avertilo che i quadri de pitture
et specialmente quelli che sono in la sala£de Troia et nella Galarietta sono mal an
dati et guasti, però da parte nostra pregarete Madama a voler nanti che se ritiri
fuori della città provedere a tal disordine, facendole visitare tutte et acconciare, si
che ve si rimedij quanto più si puote, et del tutto non vaddano a male con fare
ancora che col parere di S. A., il Prefetto Pietro Paolo, quale fac
al

Viani] et
[il

ciò scrivere da Francesco


di

ciamo nostro pittore Pourbus] sia fatto disegno


[il

il

del compartimento che s'ha da fare d'esse pitture nella Gallarla grande, sicchè
ri al

ritorno nostro troviamo fatto d.1° disegno. Intendendo noi che più oltre non
si
il

tardi a disporle alli suoi luoghi, et però vogliamo che non perda tempo
in

finire
si

Galleria grande, che l'A.


S.

essa darà ordine che s'attenda et poi che cessano


a

altre nostre fabriche promettiamo che quella Galleria che sarà


ci
le

adesso d'essa
sola sarà tanto più presto ispedita....

Di Casale 17 Giugno 1604.


Vincenzo.

(I) Ne' conti del maggio 1594 rilevasi l'impostazione Danari datti
"

rendere ragione per


la
a
:

fabrica della Calarla


in

Corte vechia ..
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 41

A nome d'Eleonora rispose il Chieppio a volta di corriere:

.... Ha veduto Madama ciò che V. A. scrive in materia delle pitture che
sono nella sala di Troia et altrove, et si daranno buoni ordini acciò siano custoditi
meglio, et che la fabrica della Galleria si tiri inanti....

Mantova 23 Giugno 1604.

Nell'ottobre del 1605 l'ordinamento della galleria poteva dirsi


"
a buon termine u, tantochè il duca Vincenzo, passando in rassegna i

suoi tesori artistici, e trovandovi scarsamente rappresentato il Perugino

(del quale Mantova possedeva la sola tela scadente, commessagli da


Isabella d'Este, il Trionfo della castità) officiava il card. Bevilacqua
per procurarsi qualche dipinto, di maggior pregio, del Vannucci:

Hormai mi trovo a buon termine di dar compimento a una mia galleria, nella
quale con progresso di molti anni et con molta diligenza ho procurato di redurre
delle migliori pitture che siano rioggi in Italia, fra quali una sola ne tengo de Pietro
da Perugia, che non è anche de mia intima sodisfattione, onde sapendo quanto va
glia l'autorità di V. S. Ill.ma in quelle bande ho pensato di ricorrere al mezo suo
acciò si compiaccia di tener mano perchè me ne capiti qualcheduna, contentandomi
di pagarla liberalmente secondo verrà approvato dal giuditio di lei che so essere
finissimo.... (4 ottobre 1605).

Il card. Bevilacqua, che a proprio beneficio aveva sequestrato il


meglio delle ricchezze artistiche d' Umbria ( ' ), fece dono a Vincenzo
d'una Madonna del Perugino (2) ; e ciò riempì di gioia il Duca, che il
22 novembre replicava con enfasi:

Ogni picciola cosa di mano di quel valent'huomo sarà da me ricevuta volen


tieri et havrò dove impiegarla secondo la sua proportione....

Per mezzo del Bevilacqua entrò il duca Vincenzo in rapporti col


canonico perugino Cesare Crispolti, che gelosamente custodiva un libro

(1) Lodovico Sarego vice-Legato scriveva da Perugia 21 ottobre 1605 a Vincenzo :


' Ho tenuto anche aviso, prattica et spie in questa Provincia per havere qualche cosa di Pietro
da Perugia, o di altro eccellente pittore, degna di V. A., ma infatti Mons.r Ill.mo Legato Beve-
lacqua mio Sig.re in cinque anni, che è stato qui, che hora ritorna a Roma, ha raccolto ogni cosa
in modo tale che io quasi dispero di servirla in questo, ecc. ,.
' Una Madonna col figlio in braccio, che se bene de poca inventione e de maniera secca
(2)
secondo I' uso di que' tempi, nondimeno è pur opera di Pietro et stimata assai buona da quelli della
professione ,. Lett. 7 dic. del Cardinale, in BRACHIROLU, Notizie e doc. intomo a P. Vannucci,
Perugia. 1874.
42 CAPITOLO SECONDO

"
di disegni de' primi huomini che siano mai stati nella pittura.... Ra-
faello, Pietro, Micalangelo, Tiziano, Tadeo, Parmegiano, Barocci et tanti
altri che sarebbe lungo a nominarli tutti u; e probabilmente l'acquisto
fu concluso, benché non se n'abbia documento sicuro (').
Di quegli anni s' incontrano invece numerose testimonianze sulla

cura grandissima che veniva posta nell'accelerare i lavori della galleria


da parte de' tagliapietra, muratori, vetrai.... Per le finestre s'era natu

ralmente ricorso a Murano, sin dal 1600-01 (2), ma nel 1604 resta

vano ancora a risolvere certe modalità d'esecuzione. Il residente man


tovano a Venezia, Ercole Udine, riferiva il 22 maggio al consigliere
Chieppio :

.... Trattai col Pittore da Murano che deve dipingere l'aquile o l'arme nei
cristalli delle finestre della galleria di S. A. il quale mi disse in presenza di m. An
gelo delli Angeli che non havea cominciato a dipingere, perchè non era mai stato ris-
soluto come dovevano farsi, cosi lo pregai mettere in scritto il modo, nel quale dette
arme sariano state meglio dipinte, ch'io havrei mandato la scrittura a V. S., la qual
scrittura esso pittore tri' ha portato questa mattina et io glie la mando qui annessa
(manca).

gli
Peggio andava la bisogna co' muratori e scalpellini, che non
pagati finirono per scioperare, con pochissima riverenza munifico Prin

al
cipe. Fabio Gonzaga informava dell'occorso 30 novembre 605
lo

il

:
.... Li muratori del corritore hanno già coperto l'altra parte sopra

le
camere
denari, avanzando 300 scuti circa, per finito pagamento.
di

della rustica, et voriano

(1) BRAGHIROLU, docc. LXII, LXIII, LXV. Duca voleva avere sott'occhio libro dei
Il

il

Mantova, esigendo che un inca


di

disegni prima acquistarlo Crispolti recalcitrava dall' inviarlo


a
il
:

ricato del Duca recasse Perugia, segretamente, per trattare l'acquisto. Quale componimento
si

si
d' a

trovasse non saprei dire un prezioso libro parla molto ne' documenti mantovani
di

disegni
si
si :

del 1627-26, ma non può asserire se fosse precisamente questo del Crispolti. Parrebbe anzi che
fosse un libro disegni del Parmegianino solo, acquistato nel 599 n. 243 dell' Inventario.
di

cfr.
1

il
;

(2) Lo prova una sgrammaticata letterina da Venezia 13 maggio 1601, mittente ado
in

cui
il

terza
la

pera confusamente prima persona


la

Braganze avisa A. V.
S.
"

le

Bortolo
la

ho prentipiato teste sante dove


di

qualmente
le
io

spiero nel S.r V. A. S,... Retrovandomi con m. Angiollo Spegier che


Idio dar sodisfatione
a

a
li

giorni pisati a fado marchado con V. A. S. di far tutte quele fenestre di la ghalaria, che ve
ramente ho visto alcuni distali che sari una cosa molto nobile, me dise chel fava far
io

la

liga-
il

dura un fabro a. (Ha visto che


detti cristali lavoro e brutto e troppo caro esibisce lui)
di

si
e
a

il
R

far una cosa che sarà bellissima e notabile con manco spesa
di

di

quella vole fabro dorato


e
il

a foco.... ,. Cfr. su M.k> Anzolo d'Anzoli vetraio BERTOLOTTI, Le arti minori alla corte di Man
tova, nrWArch. si. lombardo del 1868, p. 1024.
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 43

potrà V. A. comandare dove et come si haveranno di pagare, dispiacendomi infi


nitamente di dirgli, che li tagliapietra che facevano li antiporti di marmore se sono
partiti lasciando il lavoro imperfetto per non haver denari, et li stuccatori si tengono
con gran difficoltà, però a tutto può rimediare solo l'A. V. con un cenno....

Il Duca rispose sollecitamente dalle casette di Comacchio (4 di

gli
cembre) che si trovasse il danaro a tutti i costi e si rabbonissero
artefici, quali non sdegnava dirigere benignamente graziose esortazioni
a'

confidare nella sua generosità:


di

.... Scrivo Presidente del Maestrato, che ad ogni modo dia qualche
al

si
sodisfattone a quei muradori che lavorano nella galeria, quale vorrei che omni-

la
mio ritorno, et però per l'amor Dio, V.

S.
mano

di
namente fusse finita tenga
al

che trattenerli et consolarli con parte del denaro, et che vadano


di

procuri

la
si

vorando allegramente, che alla fine del lavoro saranno intieramente soddisfatti come
convenuto, et cosi parimenti rimediare aHi stuccatori che finalmente
di

procuri
si
si
è

danari quella che bisogna per trattenerli che Presidente


di

non cosi gran somma

il
è

maniere non trovare (lett. ducale Fabio Gonzaga).


in

tutte
le

la

possa
a

Grazie agli incitamenti continui del duca Vincenzo galleria era


perfettamente finita tra 1611 1612: Rubens la
ordinatore era
al
e
il

il

succeduto Francesco che mise mani molte tele de' più


in

Borgano,
le

restauri. Se ne vantava egli stesso


di

in
celebri maestri, bisognose due
lettere del 1611, creditori, alle
di

di

piene querimonie per molestie


le

quali invocava dalla protezione ducale


di

esser sottratto
:

Mi settembre cons. Imberti) tutte biade et uve


al

stato sequestrato
le

(lett.
8
è

nei campi, tal che vedendomi entrate della possessione


di

che sono privo


le

tutte
a

nè sapendo come vivere nè come pagare detti hebrei et altri ancora, tanto più che
lavoro nella galleria S. A. quale ho tralasciato ogni altro
di

contino vament per


la
e

A., può vedere, et ho accomodato


S.

solo per servire come


di

affare presente
si
a

molti quadri de Titiano (1) d'altri pittori come Ser.mo S.r Principe sa, però
il
e

vengo con ogni humiltà supplicare all'A. S. che.... non sia molestato.... ch'io possa
a

lavorare alegramente nelle non mai a bastanza belissime et lodate pitture, nelle quali
lavoro con quella maggior diligenza che per me sia possibile et spero
di

riportarne
honore assai....

L'indomani ripicchiava:

.... non ho danari per fatti et continovamente


di

presente pagamenti già


li

lavoro nella galleria, nè cessarò mai sin tanto che non sia da finita per eccellenza
gli

Borgano ritoccò specialmente undici Cesari del Vecellio.


Il

(1)
44 CAPITOLO SECONDO

bene, e non dimanderò per tal fattura pagamento alcuno sino che S. A. sia da
me sodisfatto completamente de detti quadri della Gallerìa, e sin hora il Ser.'no
S.r Principe sa la quantità delli quadri da me accomodati.... Si levi qualsivoglia se
questro fatto sin tanto che io habbia datto fine alla Gallaria, che sarà di qua da
fatale senza fallo alcuno.

11 secolo d'oro di Mantova finì con Vincenzo I, che non aveva


soltanto ammassato incomparabili tesori d' arte nella sua reggia, ma
aveva trovato pur modo di donarne alle corti di Germania e di Spa
gna 0). Nel 1608, Vincenzo aveva sbalordito l'Italia con le feste date
per la fondazione dell'ordine del Redentore (2) e per le nozze di suo
figlio Francesco con Margherita di Savoia 0) : quest'alleanza pareva
aver rassodate le sorti della dinastia, allontanando il maggior pericolo
che poteva derivarle dalla rivalità de' Sabaudi. Ma la fortuna rese su

bito vano quel provvido disegno di saggezza politica: e morto Vin


cenzo, fu in breve su casa Gonzaga un grandinar di sciagure, conse
guenza ineluttabile de' mali esempi di scostumatezza che egli aveva
dato a' suoi figli. Una lettera indirizzata al card. Ferdinando (13 marzo
1612) da don Silvio de' chierici regolari, confessore del moribondo
Vincenzo, dipinge al vivo le ansie e i rimorsi che in quegli estremi
momenti lo travagliarono. Prometteva, se il cielo gli

di
consentisse so

far tanto male havea fatto sino


di

allora u;
"

pravvivere, bene quanto


piegò volonteroso contrito quanto confessore gli per
si

suggerì
il
e

espiare maggiori suoi falli più gravi furono assommati


a quattro
(i
i

(1) Cfr. Appendice n. 132 dell'Inventario.


F
e

collare doveva esaere una ricchezza abbagliante, ma fare possibilmente eco


di
d'

cercò
si

(2)
ll

nomia, giudicare da questa lettera


d'

un orefice milanese incaricato d'eseguirlo


a

Ser.mo Signore
5,

Credo bavera hauto doij pezzi del colar de ordine fatti con diamanti quali costano
la 1
li

l'

V, Milano da L. uno et pesano d'oro lire 47 de Milano, per


di

scudi 47 fattura delli detti


6
l'

don pezzi L. 48, sono tutto L. 380 libre de Millario puro costo, che volendoli fare
in

questo
è
il
:

V. A. pare. Le tre granate fiamma costano L.


6,

più o men spesa ordenera come


di

di

di in

che
in
li

tutto fanno L. 386 Milano. L' havera hauto parimente per man M. Davit de Cervi
di

bot
5
li

toni per banda, nelli quali sono 20 robini et 20 turchine per uno, quali costano scudi 15
la

le
li

oro L. 86 et soldi cinque. Come sara fenito


di

prede per ogni bottone et pesano bottone mag


il

manderò V. A....
lo

giore
a

JACOMO CORTE.
di

Milano. settembre 1609. GIO.


1

(3) Cfr. rare stampe del Follino sulle feste del 1608, uscite quell'anno istesso dall'officina
in
le

degli Osanna, tipografi ducali.


LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 45

capi nel cenno naturalmente generico che ne dava don Silvio al car
dinale Ferdinando); aprì con larghezza anche maggiore del solito i cor
doni della borsa, distribuendo sussidi a povera gente, a destra ed a
manca; e con ciò sperava di aver scongiurato la Nemesi, che sentiva

pesare sulla sua famiglia.


Invano ! L' immediato erede di Vincenzo I, il duca Francesco morì
di vaiolo dopo pochi mesi di regno: e in quel breve periodo è appena

osservabile qualche tentativo di continuare le magnificenze paterne. Aveva


per es. avviato a Venezia l'acquisto d'una galleria privata, a cui fu
costretto di rinunciare per l'esorbitanza de' prezzi : aveva, non sappiamo
con quale intento, probabilmente per donarle a principi esteri, commesso
le copie de' trionfi del Mantegna a un pittore Dondi, del quale si

rammenta altresì una bizzarra composizione ordinatagli da Francesco sul

primo canto del Furioso; aveva infine voluto, a sfregio degli odiati
Farnese, che la galleria mantovana possedesse la riproduzione (ad opera
del Facchetti) del ritratto della ganza di Alessandro VI, della celebre
Giulia da cui i Duchi di Parma ripetevano le origini impure della loro
potenza ('). Su quest'ultimo episodio vai la pena di soffermarsi, porgen
doci esso un caratteristico esempio delle rivalità mal represse tra le corti
italiane del tempo.
Checche obbietti oggi il Pastor nella sua Qeschichte der Pàpste
n
(II, 537), la leggenda u diffusa dal Vasari era allora generalmente
creduta autentica da tutti.... dagli stessi Farnese: i quali adoperavano
la loro influenza in Vaticano, perchè forse occultata a sguardi indiscreti
la pretesa Giulia Farnese del Pintoricchio (o Fregnese, come dicevano
gli

sboccati romani). Quel ritratto, che oggi può facilmente veder


in si

riprodotto, per es. nella tav. 83 della Tapiri der Renaissance dello
Steinmann, eccitava appunto maligni desideri della corte
di

Mantova.
i

mantovano, Mons. Aurelio Ricordati,


di

L'agente incaricato pro


curarne scriveva alla cancelleria ducale
in

una copia, gran segreto


(Roma, 25 agosto 1612):

.... A.
S.

quando mi disse che havrebbe voluto qualche pittura stravagante


da pore
in

andai pensando farli havere l'effigie de l'origine


di

di

una galaria, casa


Farnese, che hora professione far tanto rumore. Questa, come sa forse V. A.
di
fa

(1) Cfr. nn. 231, 281 dell'Inventario.


i
46 CAPITOLO SECONDO

sta ritratta in una Madona sopra la porta della camera dove dorme l'inverno il
S.r Card. Burghese ma è sul muro. I farnesiani hanno fatto ogni opera per faria
cancellare, ma per esser mano di quel grand'uomo non l'han voluto fare. Questo si
che vi è inchiodato sopra una tela con chiodetti spessissimi e poi vi è un tafetà, e

sopra di esso una Madonna del Populo. Io ho corrotto il guardarobba di Burghese


con un par di calze di seta e l'ho fatta cavare dal Fachetti nostro, che me la cede
per una cosa rara ma non è ancor finita ben bene.
8 settembre.
Poichè cosi comanda S. A., come sii finito il ritratto di quella bellissima ma
dona lo inviare a S. A. stando tuttavia in mano del Fachetti, che lo finisse a casa,
essendosi solo hieri levato da S. Pietro : è di molta fattura, e il Fachetti lo stima
assai, è di mano di Pietro Perugino....
6 ottobre.
E finito il quadro della madonna che rappresenta la figura della S.ra Giulia
Farnese origine della grandezza di quella casa. Il Fachetti l'ha fatto con gran dili
genza, pretenderebbe assai, ma ho pensato insieme cum qualche altro che per esser
amico nostro li possi bastare di 25 scudi, se ben lui vorrebbe che io facessi stimarlo
et cinque scudi tra la tela et i colori che per la magior parte e azurro oltramarino.

Questi 30 scudi aspettare che V. S. me li mandi per pagar il pittore et il coloraro,


che io tra tanto per il primo che viene mandare il quadro et è cosa da stimare per
non ve n'esser d'altri che l'originai solo.

Francesco Gonzaga nell'estate del 1612 per celebrare l'elezione


del nuovo imperatore Mattia, diede grandissime feste e spettacoli: uno
de' quali, in piazza S. Pietro, raffigurava il ratto delle Sabine.... ese

guito da' cortigiani in massaI In un banchetto offerto a 60 dame, nei


"
giardini ducali, fece drizzare una grandissima aguglia coperta di tanti
argenti dal piede sin alla cima, ch'era superbissima cosa da vedere li....
Il secondogenito di Vincenzo, cardinal Ferdinando, ricevè l'an
nunzio della morte inaspettata del fratello, la vigilia di Natale del 1612,
mentr'egli in Vaticano assisteva in pompa magna alle consuete funzioni :

volò subito a Mantova per sventare i maneggi de' Duchi di Savoia, e

salvare lo stato alla sua casa ; e ne' primi mesi del suo dominio non
ebbe agio di attendere a svaghi, dovendo fronteggiare l'uragano scate
natosi sul Monferrato. Appena però potette allietarsi d'aver rintuzzate
le insidie nemiche, non ebbe più freno ad accogliere i molti artisti co

nosciuti a Roma, in Toscana; e riprendere la vita spendereccia che


già da Cardinale l'aveva condotto sull'orlo del fallimento! Nulla v'ha
infatti di più curioso quanto leggere la corrispondenza familiare tra Vin
cenzo I e il suo figlio porporato. Il padre prodigo è costretto a dar
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 47

de' solenni rabbuffi al rampollo non degenere.... che lo supera nello


sparnazzare il denaro. Vincenzo esorta Ferdinando a non compromet

tere il decoro del sacro Collegio e l'onore della casa : minaccia che
sarà quella l'ultima volta che pagherà i debiti dell'incorreggibile eccle
siastico.... ed allora non prevedeva che per la morte del primogenito
sarebbe destinato a salire sul trono un cardinale dissipatore.
Gli artisti osannarono entusiasti all'assunzione di Ferdinando: la
"
cantante Adriana Basile vedeva già rifiorire il secolo d'oro u di Vin
cenzo (lett. 23 dicembre 1612); e primo a prendere la strada di Mantova
— fra' molti pittori, che a Roma avevan servito il card. Gonzaga (') —
fu Domenico Fetti; poi Carlo Saraceni, specialmente incaricato di pre
parare i cartoni per le decorazioni della galleria principesca (2).
A Mantova aveva Ferdinando già subito condotto seco l'architetto
Niccolò Sebregondi, che i molteplici lavori della sua lunga carriera in
servigio de' Gonzaga iniziò con la costruzione della Favorila: una villa

che potrebbe ancor oggi essere ammirata, in parte, nella bellezza delle
sue linee architettoniche e nella sontuosità delle sue decorazioni se van

dalica incuria non avesse lasciato ruinare l'ultimo maestoso salone una

dozzina d'anni fa ! Il duca Ferdinando, quasi non bastassero le gallerie


del palazzo, aveva istituita una succursale nella Favorita : per la quale
si vedono frequenti ordinazioni di quadri sacri e profani agli agenti
ducali in Roma, Firenze, Venezia, Bologna, senza pregiudizio degli af-

* 1610 ad
(1) Da un libro di apesedel card. Ferdinando spigoliamo queste impostazioni artistiche:
Antiveduto della grammatica, a Paolo Brilli per paesi di pittura , —
' 1611, 7 dic. A Domenico
Fetti per pitture fatte, 80 scudi , —
* 1612, 22 sett. A Niccolò
Sobregondio architetto per essere
andato a Frascati ,. Nel genn. del 1612 acquistò una Madonna di Caraccioli e un S. Francesco
* assai boni
di Paolo Brillo ,

(2) Al residente mantovano Mons. Suardo indirizzata e la seguente:

Ul.mo e Rev.mo mio S.rc on.mo

Supplico V. S. Ul.ma farmi gratia di nuovo scrivere a Mantova, che desidero di sapere par
ticolarmente la grandezza, larghezza et altezza della sala o galena che sia, se la volta è liscia o no,
gli

hanno da fare pittura o stucco, s'e solo


di

vi di

se essa volta che va dipinta,


di

la

compartimenti
s'

o pure tutta da capo piedi, overo se va fregio, se sono pillastrì o altri vanni dove vadano
vi
a

saper per potere attendere intanto alIi pensieri et agli huomini


di

dipinti grotteschi et questo desidero


idonei et proportionati detta opera, che per ciò necessario che scrivano tutti questi particolari
è
fo a

distinti, et con questo humilmente riverenza V. S. IlI.


a

Di Casa questo

di

gennajo 1615.
2

Di V. S. Ill. et R.ma Humiliss.o serv.re


CARLO SARACENI.
48 CAPITOLO SECONDO

freschi, de' cartoni, de' dipinti commessi al Cerano, al Morazzone, al


Caccia, Fra Semplice
a da Verona, al Baglioni, al Monterasio, agli
"
scolari di Guido Reni, e al così detto Anacreonte della pittura B,

Francesco Albano (0. Tra le minute del 1617 ve n'ha una, senza
indirizzo, che io penso fosse destinata al Reni: la quale a ogni modo

gli
intenti del Duca accrescere, con belle pitture,

di
precisa bene

la
sua collezione sorgente nella Favorita.

Desiderando ornare certe mie stanze con alcune pitture dei migliori maestri

di
io
che hoggidì vivano mi son ricordato principalmente della persona vostra, onde vengo
a ricercarvi con questa un quadro mando,
di
della misura che cui soggetto

vi

il
sarà della Giustitia et della Pace che s'abbraccino insieme, rimettendomi per resto

il
quanto rappresentarlo disegno quello che
al

in

vi
somministrerà vostro speri

il
giuditio vo sicuro che della vostra mano non uscirà cosa se non degna

di
mentato
;

voi et che corrisponderà alla mia aspettatione, et quanto prima potrete darmi l'opera
ispedita l'haverò più cara per ricambiarvene largamente.... 24 ottobre.

Ferdinando,
di

Sotto dotato

di
regno versatile, enciclopedico
il

gli

gli
ingegno, come dicevano ammiratori (2), doni

di
acquisti quadri,

e
i
statue, avvicinano per importanza quelli del duca Vincenzo; cu
si

riosissimo ad es. che crocifìsso d'avorio, creduto

di
l'apprendere un
è

Raffaello confondeva Sanzio con un


(si

intagliatore suo omonimo)


il

fosse andato finire Castiglione delle Stiviere, donde se ne faceva


a

un Principe con letterina che segue:


al

la

presente ossequiosa

Ser.rno Principe....

Vivendo felicissima ombra protettione V. A. della


di

in

sotto
la

Ser.™* segno
e

mia devotissima fed.ma servitù de miei antenati, mando all'A. V. un crucifisso


e

d'avorio, Urbino,
d'

fatto per mano Raffaello


di

huomo celebre suoi


a'

famoso
e

tempi, donato Lelio Torelli da Fano fratello de madre mio padre da


di

S.r
al

la

buon amico quella città, mentre corso


di

per 65 anni
di

suo più servì per primo


il

duca Alessandro de' Medici poi nell'istesso carico consigliera


di

segretario
il

di e

ancora Gran Cosimo gran duca Francesco, avolo, credo io, V. A. zio
il

S.ma Duchessa. l'A. V. gradire, ecc.


di

M.ma Supplico
a

Di Castiglione 18
di

giugno 1617
li

Giacomo Ammiani Auditore.

(1) Cfr. Appendici G, H; nn. 143, 285 dell'Inventario.


le

e
i

gli

Magni» equidem de tua rumor encyclopaedia, maiusque quod credo ,, scriveva da


'

(2)
Piacenza 30 genti. 1622 un fra Innocentius Constantius lector olivetanus ,. Ferdinando era flui
"

dissimo scrittore italiano anche verso.


in

in

latino...
e

e
La famigua di Vincenzo I Gonzaga del Pourbus
(Posseduta dal Conte Senatore D'Arco).

I duchi Guglielmo e Vincenzo I


Con le mogli Eleonora d'Austria ed Eleonora de' Medici, del Rubens

(Accademia Virgiliana).
5
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5
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id

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id
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v.
>
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 49

Mentre Margherita Gonzaga, vedova dell'ultimo Duca di Ferrara,


abbelliva a sua volta il convento delle Orsoline, ov'erasi rifugiata, con
dipinti del Fetti e del Caracci ('), il duca Ferdinando comperava ad
dirittura delle collezioni in blocco: accettava da un tesoriere imprigionato
sotto l'accusa di malversazioni, in rimborso de' danni causati all'erario
mantovano, una bella e sceltissima raccolta di quadri (2); acquistava
intere partite di tele, disegni, medaglie, statue, a Roma, Bologna, Pia
cenza, ecc. Un bolognese Mangino, forte collezionista, vendè a Ferdi
nando quanto aveva ammassato in oggetti d'arte 0) ; i domenicani di
Fiesole sacrificarono senza rammarico per qualche centinaio di scudi
ben 17 manoscritti miniati e una pala di fra Bartolommeo (4); fu con
"
trattato a Roma lo studio u di un canonico Pasqualina che ne pre
tendeva ventimila ducatoni (5); dal marchese Orazio Scotti e conte Ce
sare Todeschi di Piacenza si ottennero non so che " libri di disegni u

e una Madonna di Leonardo Vinci.... (6).

Si comprende perciò come artisti esordienti, italiani e stranieri,


mirassero a Mantova, sospirando d'esservi accolti e di mostrarvi la lor
gli

valentia (7): e fra aspiranti possa fondatamente annoverarsi giovane

il
gli

Vandyck, che venendo Italia, sotto auspici del Rubens,


in

nel 1621

nella corte ove


di

vagheggiò sostare qualche tempo ospitale, suo

per tanti anni nutrito formato contatto del- il


al

grande maestro s'era


e

(1) Or. n. 586 dell'Inventario.


il

(2) Or. n. 28 dell' Inventario.


1
il

(3) Leti, Barbazzi, Bologna,


"

Andrea 29 settembre 1621 Fui casa del Magino


di

et....
di a
:

sicuro tutti quadri con farne inventario et ascendono 143 pezzi. Tutta questa
al

numero
in

posi
li

città gode de l'acquisto che V. A. S. ha fatto et tutti mi dicono che vagliono molto più ,.
— Idem, quadri ch'egli ha
di

ottobre Torna Viani con una mano accapato oltre


'
1
6

il
:

quelli dello studio del Magino ,.


a

(4) Cfr. Appendice ©.


leti, Possevino, storico, mediatore della vendita. Si con
(5) Minute del 13 agosto 1621
al

lo
:

cluse per in. scudi, ma pare che contratto fosse poi stornato dal Duca con un pretesto, perche
6

il

non aveva più denari da pagare (sua lett. orig. del marzo 1622).
4
i

(6) BERTCLOTTI, Artisti, p. 67. In altra lettera precedente (p. 66) una tavola
di

parla
si

tre quadri del Brugel, che pure duca Ferdinando


di

del Parmegianino esistente Casalmaggiore


e
a

il

intendeva acquistare nel 1622.

(7) S.mo Signore.... Mi 25 anni


di

di

capitato qui un giovane pittore grande aspettatione


è

gentilhuomo trevisano, ma fuori della sua patria per varie fortune. Fu creato del Malombra pittore
venetiano famoso per inventione forza più che per colorito ha comperato tutto
la

per
il
e

il

e
l'

ritratti
di

dissegno. Fa professione
di

di di

di

suo studio che passa due milla pezzi grande picciolo


e
e

ogni forma, studiosissimo et ha stimoli ardenti virtù et ricco altre qualità.


di
in

in

particolare
è
è

4
50 CAPITOLO SECONDO

l'arte italiana. Mi sorride infatti l'ipotesi che a lui possan riferirsi queste
lettere d'un agente diplomatico del re di Polonia, che trovo nel car
teggio milanese del 1623, dirette al conte Striggi, gran cancelliere di
Ferdinando.

Ill."1o Sig.r mio Padrone Coli.m°

Non credarò che possa esser 'uscita di mente a V. S. IH.™s la cognitione della
persona; benchè io non abbia quella continuato con lettere; ma fu nell'haver io
accompagnato a Mantova, et a S. A.™ Ser.™* il Pittore, che desiderava, Pietro
Francesco Morazzoni. Rimasi all'hora tanto appagato delle gratie che S. A.™ Ser.™*
fece all' istesso Morazzoni, ch' io mi stimai obligato, quando mi si fosse presentato
altro sogetto ancorchè non di tanta pezza poterlo proporre per serviggio nella me
desima Al.* Hora havendo per le mani un virtuoso dell' istesso mestiero del pen
nello, il quale ha già fatto molte oppere segnalate di sua mano, et ritrovandosi egli
qua forestiere, con desiderio d'impiegarsi a mettere il suo talento per qualche gran
Sig.ra; m'è parso di persuaderlo che non farebbe meglio, che di collocarsi al ser
viggio dell'AI." di Mantova, per le grandi occ."' che tiene di adoprare virtuosi; non
tanto alla galaria famosa quanto ad altri luoghi di eminenza campestri. Ho però vo
luto, prima ch'egli reccerchi altro appoggio, confidare di far sapere a V. S. IH.™*,
che porrebbe riuscire costà per alcuni delli molti servigi ne quali occorre a S. Al.7*
Ser.m* di valersi a tali oppere. Mi farà V. S. IH.™" gratia singolare a tenere di lui
proposito con S. Al.z" Ser.ma ; e venendo a risolvere ch'io l'havessi ad incaminare
a Mantova, di molto buona voglia sono per disporlo, et metterlo al viaggio per la
confidenza che tengo che egli con l'oppere sue, possa dar la compiuta sodisfatione
che si deve a S. Al.M Ser.™ ; e V. S. Ill.ms si degnarà iscusarmi di questa briga,
sicura che a quella non mi moverei se non tenessi tal sogetto per atto a riuscire
all'intento di tanto serviggio. Con che a lei rinnovo il desiderio che sarà sempre
in me di servirla; e le baccio le mani, augurandole di continuo ogni sua maggiore
prosperità. Da Milano li 4 di Aprile 1623.
D. V. S. IH.™" Devot.mo et Obblig.™° Ser.re
Luigi Solari.
IH.™° S.r mio....
Ho ricevuto la benignissima risposta che V. S. I. si è compiaciuta dare alla
mia lettera, et sempre più rimango appagato della propria gentilezza di Lei et be
nignità verso me: et da che risserva nel ritorno del S.mo Signore il tenerle propo-

Brama ricovrarsi sotto l'ombra favorevole della prottetione di V. A. nè vole accordo veruno per
chè non pretende mercatare ma solo farsi conoscere dall'A. V....
gli

M. Carlo thedesco sotto mano ha fatto offerire mezzo scudo spese ha mo


al

le

giorno
e

strato non intendere, perchè non ha l'animo vile, dietro un quadro V. A....per presentare

Mantova, 27 marzo 1623. GlO. M.> da V.a (Fra Giovanni Maria da Viadana).
Del medesimo Le invio pittore che vien allegramente giovane
(s.

di

di

spirito garbo.. .
'

d.)
e
il

V. A. che onnisciente nella sua propria professione potra insegnarli più hore che
in

maestro
è

il

anni. Dal quadro sbozzato che porta seco conoscerà fiera dalli onghioni. V. A.
la

doni com-
in

le

modità, perchè tutto


lo

spirito suo servirla farsi honore sa che


di

quel gran Principe che ,.


è

è
è
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 51

sito del pittore avvisatole, hora che qua si sparge che S. A. possi haver dato di
volta in cotesta città, questa servirà solo a pregare V. S. I. di tener memoria di
tale serviggio, già che vado trattenendo al meglio ch'io posso esso pittore sino al
l'avviso che ricevarò da V. S....
Milano a 14 di giugno 1623.
D.mo Obbmo S.re
Luigi Solari.

II Vandyck, com'è dimostrato dalle ricerche del Menotti (jlrch.


sIot. dell'arte del 1897, pp. 292, 397) s'era allora soffermato a Mi

gli
lano con la contessa Arundel : ed anche se uffici del Solari non
concernessero lui, indubitato che Mantova recò con quella no

si
a
è

bile gentildonna inglese, nell'estate del 1623. Possediamo lettera en

la
duca Fer
in
con cui Contessa reduce
la

tusiastica, patria ringraziava

il
dinando delle splendide accoglienze ricevute:

Ser.mo Principe
Riconosco con ogni più possibile riverenza et devotione molta benignità e
gratia con quale V. A. S.m" degnò honorarmi sua humilissima serva la nella splen
la

la

dida et gloriosa sua corte, per qual favore segnalato


(oltre che ne restarà perpetua
il

non ho potuta meglio exprimere dovuta gratitudine che


in

memoria
la

questa casa)
V. A.
gli

che mi seranno
di

col essequir comandamenti sempre sacri et inviolabili.


V. A. col S.mo Principe mio S.r che ne resta
di

Compli adunque conforme gusto


al

sodisfattisimo, non tanto per quella sua cortesissima offerta


di

pitture (ben che siano


cose da lei stimate tra più pretiose) ma principalmente de haver cognitione par
le

ticolare delle grandissime sue virtù et valore et de l'amorevole affetto che porta
li

V. A. quale concorre d'obligarseli. Et non potendo aggualiare con


io

Ser.""1 con
la

debolezza delle mie forze l'infinita sua verso


di

me, supplico humilissi-


la

gratia
la

recevere supplimento mio molto volere devotione che


in

et con
la

le

mamente
il

et con profundissima riverenza inchinandomi prego da N.


S.

serverò sempre Iddio


a V. A. S.™ colmo d'ogni grandezza.
il

Casa d'Arundell Xbre 20 1623.


Di V. A. S.™
r-fam.1" et d.ms serva
A. Arundell Surrey.

Vandyck partecipò delle cortesie munifiche prodigate alla sua


Il

dalla corte Mantova: vuole che Ferdinando


di

protettrice facesse
si

si
gli

di

ritrarre dal giovane artista, donasse una collana del valore


e

centinaio scudi — consueto regalo che vediamo fatto


di

qualche pit
a

grido (all'Albano,
al
di

tori Baglioni, ecc.).


Vandyck non potè non rimanere abbagliato da' capilavorì che
Il

nella Reggia ed dato, prò


a'

vide ammassati gonzaghesca: quali s'era


52 CAPITOLO SECONDO

prio allora, speciale risalto nelle feste addirittura fantastiche di cui Man

gli
tova fu teatro Eleonora, ad

di
per sponsali assunta Imperatrice.
Nel 622 folla de' Principi accorsi Mantova per quelle nozze era

la

a
1
rimasta stupita dalla sontuosità degli appartamenti ducali, dove, secondo
descrizione del Bertazzolo 0), fior delle pitture
la

di
"
s'era esposto,

il
Andrea del Sarto, del Tiziano, del Man-

di
Raffaele, del Correggio,
vasi

di

di
tavole scrittoi rimessi cristallo

"
tegna insieme gemme,

e
a

antiche moderne
di

di

di

di
monte, diaspro, lapislazuli, agate onde

e
„,

ben ricevere la.... mag


"

potevano quelle stanze chiamare auguste et


si

gior principessa del mondo u.

chi Ferdinando che nel 1625 dotò Man


lo

Eppure penserebbe?
tova Università, de' gesuiti (2); Fer
di

una vera propria sotto l'egida


e

dinando così orgoglioso geloso della sua galleria, dove nel 1622 aveva
e

fatto collocare loco honoratissimo


in
"

un orologio stupendo per mec


u
canismi ingegnosi 0), finì due anni dopo, in limine mortis, per prestar
l'orecchio proposte tentatrici vendita, susurrategli insidiosamente
di

al
a

l'orecchio dal mercante Daniel Nys.


Come mai questa improvvisa, inaspettata débàcle? Agevole spie

garlo: Ferdinando era un abulico, cui abituali intemperanze avevan


le
a

tolto ultimo resto Ch'ei non misura nel mangiare,


di

energia. conoscesse
l'

nel bere altra aveva osato dire pubblica


in

di

ogni sorte crapula,


e

scientifica, lardellata
di in

mente suo medico Francesco Bruschi un'opera


il

Duca
di

citazioni erudite: s'era offeso vedersi messo così crudamente


il

alla berlina dal suo cercò alla


di

Esculapio; questi scusarsi meglio,


e

con una curiosa lettera del maggio 1624, nella quale infilzava una
9

serqua d'esempi illustri, che potevano, se non assolvere, scusare male


le

abitudini del suo augusto paziente.


Bruschi
in

taceva che a rifugiarsi quelle intemperanze era


Il

s'

il

Duca ridotto per acquietare rimorsi della coscienza, che non davano
gli
i

iniquo tradimento danno Camilla Faà (4),


di

tregua dopo commesso


a
l'

della bella Ardizzina!


"

u.

(1) Si vegga raro opuscolo del Bertazzolo: Breve relatione dello sposalitio fatto dalla Set. ma
il

1Pr. (Eleonora, ecc. Mantova, fratelli Osanna, 1622 (p. 16).

(2) Cfr. VOLTA, Compendio st. cronol. della Storia di Mantova, IV, 47 sgg.
(3) Lett. giugno, agosto 1622 da Venezia dell' inventore Attilio Parsio.
2

1
8

(4) Cfr. D'ARCO, Degli sfortunatissimi amori di C. F., Mantova, 1844.


LA FORMAZIONE DELIA CALLERIA 53

Ognuno sa, che la fidente giovinetta era stata presa al laccio d'un
simulato matrimonio, in cui s' appalesò tutta la profonda corruzione e

la scaltrita ipocrisia dell'ex-Cardinale. Quando ancora vestiva la por


pora, Ferdinando, nello scrivere al fratello regnante, Francesco, amava
adoperare espressioni che denotavano il suo illimitato disprezzo per la
curia romana e per il clero in generale. Al fratello scriveva il 14 set
"
tembre 1612 da Roma : Per servire a V. A. non posso far altro che
dissimulare come s' usa tra noi preti „. E l' indomani al cancelliere
"
Chieppio: Costì sete troppo buoni et mi perdonarete non conoscete
ancora questi preti de' quali il più sincero et il megliore è quello tenuto
che non inganna se non alle occasioni d' importanza!... u

Ebbene egli mostrò poi col fatto che la brutta lebbra della simu
lazione s'era appresa a lui sovratutto: così malvagio da sedurre e ab
bandonare la Faà, da costringerla a prendere il velo in un chiostro, da
rinnegare il figlio Giacinto, che avrebbe potuto salvar la corona a casa
Gonzaga.... se fosse stato legittimato. Mentre Ferdinando commetteva
queste indegnità per calmare le gelosie della sterile consorte Caterina
de' Medici; con ipocrita raffinatezza si baloccava nel dettare scritti asce
tici, o si sbracciava a tenere edificanti sermoni co' suoi visitatori.... (0.
Il disordine morale di questo Duca si rispecchia nella sua corri
spondenza, piena de' più bizzarri contrasti: asceticismo bigotto che s'af
fanna a scovar dappertutto reliquie di santi; morbosa passione per co
mici, musici, nani, buffoni; lusso personale smodato nelle vesti, ne' me

nomi dettagli dell'arredo degli appartamenti (2).


Intanto che si versava pazzamente a piene mani il denaro, ufficiali
di corte e fornitori strillavano perchè non pagati: le grandi spese per
le nozze di Eleonora, lo sborso della sua dote accrescevano le difficoltà
finanziarie, alle quali invano si cercò di porre argine nel gennaio 1626
di gli

( I ) Un fra Angelico cappuccino scriveva da Milano, agosto


1

1
1
8
8

Vivo con ardentissimo desiderio vedere quell'operetta da Lei composta ad Virgines de spi
"

rituali foecunditate,... per esser opera così alto ingegno, ecc. „.


di

Daniele Nys, futuro acquirente della galleria, dopo aver visto Venezia duca Ferdinando
a

il
il

gli

esclamava entusiasta, che costui era parso nel ragionare che ha fatto per sua bonta meco che
"

sia alogiata nella persona S. A. S. Lui non


di

sia l'albergo del Re Davit et che sua anima


la
la

si

parlava mai che Dio per l'amore grande che poetava sempre psalmi spirituali che
di

portava,
li

faceva cantare alli suoi musichi, et giorno et notte aveva suo studio nella sacra scrittura.... Beato
il

mondo se tutti Principi facessero così, ecc. ,.


li

(2) Cir. Appendice K.


54 CAPITOLO SECONDO

con la creazione di un Banco di S. Barbara.... che attirasse copiosi


depositi de' ricchi cittadini. Chi poteva fidarsi di consegnare i suoi ca
pitali a tal Principe, quando per giunta le complicazioni politiche, gra
vide di minaccie di guerra, facevano temere imminenti disastri?
Ferdinando si vide forzato a' peggiori espedienti: prestiri forzosi,
riduzioni di stipendi, nuovi dazi sul pesce, sul riso; monopolio degli....
stracci !

Que' pegni di gioie, che erano cominciati a farsi inquietanti sotto


Vincenzo I (c'è nella rubrica D, XII, 6 un grosso fascicolo d' inven
tario di questi gioielli, co' nomi de' banchieri o monti di pietà di Fer
rara, Genova, Verona, Firenze, ov'erano depositati) divennero così one

rosi sotto Ferdinando da dover temere ogni giorno lo scandalo d' una
vendita all'asta, ad arbitrio de' creditori insoddisfatti.
Si poteva permettere che que' gioielli andassero perduti per casa

Gonzaga, aggiungendo al danno materiale del valsente lo scorno morale


gravissimo? Benché di regola i pegni fossero intestati a de' prestanome,
a de' gentiluomini amici (p. es. in Verona ai Canossa) pure tutti co
noscevano la provenienza principesca di quelle gioie superbe e si doveva
perciò a ogni patto riscattarle.... (') anche a costo di commettere un
errore più deplorevole, di subire un danno più ingente e irreparabile.
Germinò così nella mente fiaccata dal male del duca Ferdinando
la prima idea di alienare parte della galleria (2): idea che fu accettata
II,

facilmente dal successore Vincenzo più debole flaccido del fratello,


e

che tutto dire.


è

II,

Vincenzo
fu

cui incoronazione celebrata con feste solennis-


la

sime, quasi per imporre silenzio tristi presentimenti generali sulle sorti
a'

del Ducato de' Gonzaga via solito monete d'argento


al

(buttando
e
e

di

fin d'oro) era una larva d'uomo, non che Principe. Destituito del
vivido ingegno, della estesa coltura, della brillante facondia del fratello

L'inventario delle gioie S. A. Sei.nu impegnate per due. 547151 nel sacro monte
di
"

(1)
gli

Verona
di

conservato tra inventari del 1627. V'era persino compre») un diamante grande
"
è
,

tavola legato anello smaltato de negro.... che donò S. M.ta Cesarea Ser.mo S. Duca Ferdi
in

al

nando1 Non erano tutto che una ventina ma ognuno qualificato cosa esquisita et
in

al di

gioielli:
'

gran valore ,; una croce piena venti, un bussolo da ritratto


di

diamanti numero da tutte


di

di

due diamanti, pezzi d'oro smaltati, ecc.


le

di

parti pieno
e

lI,

(2) Cfr. Documenti, leti. febbr. 1629 del Nys a Lord Dorchester: cui afferma d'aver
in
2

fatto risolvere alla vendita duca Ferdinando, poco prima della sua morte.
"

il
,
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 55

Ferdinando, lo emulava ne' vizi e ne' perfidi inganni matrimoniali. Egli


veramente non s'era innamorato d' una ingenua, incauta giovinetta: forse

più sedotto che seduttore, s' era incapricciato d' una vedova ricca di

prole — Isabella principessa di Bozzolo — e l'aveva segretamente tratta


all'altare, quando egli indossava ancora la porpora cardinalizia, rilevata
dal fratello. Stanco assai presto della stagionata vedovella, pretese Vin
cenzo di considerare come nullo il matrimonio contratto: e osò appel
larsi al Papa stesso, spergiurando
— con false testimonianze ad hoc
fabbricate — d' esser rimasto vittima d' una infernale maliarda. Quale
prova più lampante (egli esclamava con grottesca incoscienza) degli ar
tifici adoperati a mia rovina, quanto il fatto puro e semplice che io
Cardinale di S. Chiesa non sentissi i doveri impostimi dalla mia sacra
veste e mi precipitassi nel talamo vietato a' miei pari? Evidentemente,
ciò non poteva essere che opera del demonio, invocato da una sua mi

nistra.... Vincenzo Gonzaga ragionava così: e assistito dal duca Fer


dinando (che voleva assicurare almeno al fratello la possibilità d' un
matrimonio fecondo), secondato pur anco dalla Regina di Francia, sua

zia, riuscì a far incoare un formale processo di stregoneria contro Isa


bella! A così oscena guerra avrebbe forse costei dovuto soccombere,
se, oltre lo spirito pronto, ardito, tenace, non l'avesse soccorsa l'appoggio
de' Savoia. Una causa che accresceva imbarazzi pe' Gonzaga entrava
gli

ne' calcoli de' Sabaudi, quali con uno de' consueti doppi giochi della
i

favor Isabella, per indurre


d'

politica principesca s'adoperarono prima


a

poi Vincenzo un matrimonio combinato da essi! ('). Ma l'onestà del


a

Papa molti prelati, cui ributtava


di
lo
di

spettacolo inique sopraffa


e

zioni ad una donna, sventò ogni macchinazione: clandestino matrimonio


il
fu

dichiarato valido....
Gli atti d'archivio riboccano delle più ciniche prove
di

mostruosa
disonestà, offerte allora così dal duca Ferdinando come dal fratello
Vincenzo. Costui
in

impigliò addirittura pratiche criminose per far


s'

avvelenare Isabella nella casa ospitale ove Roma alloggiava: Ferdi


a

nando più astuto ne


lo

dissuase tempo.... ma intanto instava col Papa


a

Caratteristica questa lettera, da Mantova ott. 624, G. Pecorelli


di

al

duca Ferdinando
1

:
(
)

Savoia un' hora mill'anni Si


di

S. Duca
di

Pare
al

poter baciare et abbracciare


'

Principe
il

Don Vincenzo come suo genero che seguito tal matrimonio


al

sicuro vederi
in

questa casa
si
e

Ser.ma prole numerosa per fecondità delle Principesse


di
la

quella casa
di

Savoja u.
56 CAPITOLO SECONDO

perchè la " maliarda u venisse assoggettata alla tortura — unico mezzo


infallibile per accertare le sue astuzie di donna satanica!
Anche dopo lo smacco della verità trionfante, del giogo nuziale
ribadito, non si diede Vincenzo per vinto: creato Duca, nel 1627 lo
vediamo ancora intrigare in Ispagna e per vane questioni di titoli (lo
crucciava il pensiero di esser da meno de' Savoia e de' Granduchi di
Toscana) e per lo scioglimento della catena matrimoniale con Isabella.
Si voleva rimettere in piedi il processo perduto, affacciando altre prove
più valide...; l'ambasciatore mantovano a Madrid, Alessandro Striggi
(nipote dell'omonimo gran cancelliere ducale) doveva a queste nuove
mosse di Vincenzo II propiziare la corte spagnuola. Per vincere le ri
luttanze dell'Olivarez e del re Filippo IV, ebbe lo Striggi, a parer
suo, un'alzata di genio: ricorse alle seduzioni dell'arte, destinata spesso
allora a mezzana de' peggiori intrugli politici. Fu così che venne tirato
in ballo il Velasquez, in cui si sperava un indiretto e inconscio patro
di Vincenzo

Il.
cinatore de' pasticci matrimoniali Lasciamo narrare allo
Striggi stesso curiosissimo episodio:
il

Jll Duca. Quello che mai hanno potuto hora miei uffici
"

fin

i
favore V. A. nella causa D.
di

del preteso matrimonio

di

lo
ha

l.
a

finalmente potuto un honesto artificio mio usato con S. Co. Duca.

Io
il

mi era adoperato con ogni possibile maniera perchè


di

nuovo scrivesse
si
dal Re Co. d'Ognate nella conformità precisa contenuta
al

nel memoriale

V. A....
gli

che diedi nome ma tutto


di

sempre era riuscito vano


a

che l'autorità M. non era ragione che s'in


S.

dicendomi
di

questi s.n

cosa Re
in

Io di

di

terponesse giustitia, perchè prieghi tanto sarebbono


i

espressi comandi.... dopo haver pensato molti modi per ottenere


di a

intento feci fare dal più famoso pittore queste parti due ritratti
l'

li

M., l'altro del


S.

uno
di

cavallo S.1 Conte Duca, che saranno qui


a

l'

V. A.
fo

annessi, de quali humilissimo dono pigliando pretesto


e
a

da E.
S.

in

tempo che ella buona vo


di

d'esser fosse disoccupata et

della lettera
di

glia per ringratiarlo.... protettione regia, fìngendo che già


nelle mani lei fosse pervenuta insieme che dall' A. V.
di

dissi mi era
le

comandato che
io

stato mandassi due ritratti naturali che


le

più
si
i

del Re E.
S.
di

et che
in

potessero esecutione della commissione ne


e

haveva fatti far due ma che per carestia


di

buoni originali non sapeva


lltJWi(]lm<>
et &?&lp> mio fanor&^f <Up<u J_A èiÀiirAj %J^omXnixeion^-'' Mtijh La, '&£v\J
\wokrA, ; p L/y, ortftik) ÀÀ [U-mo |'du» ffflr Omo Ocn.h-i.tk> L-A.rntA' hrifAtfiKt AifìdtrAndo
ì Qmfci"mO_> mfntr<<k uédutct^ L-^^dpTA, I - 5 ' l-K4uAf^ mi / 'nvuédèft t*t/
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ftniM aut. di Francesco Mantegna. Lettera autografa di ANDREA MANTEGNA.


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Firma oV LUDOVICO MANTEGNA. Sig/a <// LUDOVICO MANTEGNA.


1Ari *l\ci^. v'f 1LtVJfL"V

Firma e disegno di FRANCESCO BONSIGNORl.

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totttlQtno ùtn&o xt

\n pren y
Firma del PERUGINO. In alto, firma di GlUUO ROMANO.
In basso, visto di GIULIO sotto mandato di pagamento.

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-^r^^%^ p^^o^ Firma del FRANCIA.

^J^rtrOo Wo-n/Crww $MnAAìf UVQ

Firma di LEONBRUNO.

Firma di LORENZO COSTA SENIORE.


Jootì f/rm fóy JlCtSffyP
» ,
Firma aut. di T\ZlANO

b^ìiJ&iU .'*■ ««.***>■


e f^tt* Due firme apocrife di TIZIANO
-pttiof in lettere scritte per lui da Pietro

Aretino.

t - \ i

Firma del CAROTO.

]^
- * < Firma di

SEBASTIANO
DEL PIOMBO.

Firme

del Moro

MI /rS^? Paolo Veronese


c/r

..

?*

del BRUSASORCI
(censore della lettera collettiva)

"£>«**
f*M
II*** del FARINATO.
Firma del BRONZINO.

'^Up^"^
Firma del MORAZZONE

(far flu |

3
i/i^ j§w Ow/^
Ffrma </«/ RUBENS.

^Obea^etJ.j^ ^
■J
F/rmo </«/ POURBUS.

*■ V C/iA%t'04
Firma del GUERaNO. Z7'"™ <W VlANI.

■ ■■■- M«

Firma «M/'ALBANO. Firma del LlGOZZL

Firma del FETO. f7'™"» <W CRESPI.


LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 57

se fossero riusciti così perfetti come haverei voluto che fossero : che però
la supplicava farmi gratia di comandare che dalla sua guardarobba me

gli
ne fussero prestati due de migliori, che io haverei fatti subito co
piare, et nel medesimo tempo mostrai miei pregandola

le
sempre

a
i
troppo ardire mio E.

S.
in

di
perdonarmi supplicarla così fatta cosa.
il

vide ritratti con molto gusto contenta molto

di
suo et restò essi ma
i

più della stima V. A. mostra fare lei et mirandoli

di
che fissamente

mi disse che se bene non poteva dire se non che fossero buoni ad
ogni modo Velasquez si
pittore del Re haverebbe fatti assai migliori,

li
V. A.

di
consigliandomi già che haveva da inviarli non lasciare

a
valermi del sodetto pittore, accettai fare

di
qual cosa prontamente
la

E.
S.

da mi fusse fatta gratia


di
purchè domandargliele ella medesima
affinchè fussero più perfettamente fatti; onde incontinente diede ordine
detto pittore che stava nel suo quartiero che
al

dipingendo Regina

la
lasciata ogni altra opera etiandio M.
S.
di

me ne facesse due piccioli,


quali finiti invierò anche subito all' A. V. andò ringra-
la

qual sempre
E. faceva. Allhora
S.

molto honore che


di

tiando vedendo

io
d'
le

ria
ver ben colpito haver dato all' E.
S.
di

et quel cibo che dà gusto

le
mostrandosele stimarla cominciai
di

entrare nella materia matrimo


a

niale.... pregandola far scrivere Roma come desiderava.... Et


si
a

ottimo
di
così effetto fece solo artificio mio che non mi partii


il

che diede ordine nome del Re.... Madrid, 24


di

scrivere subito....
a

marzo 1627 u.

data allo zio). due ritratti che invio A.


S.

(pari sono ec
"

a
1

cellenti et giuro che dopo haverli fatti fare


di

haverli mo
le

et prima

strati Co. Duca me n'era pentito perchè non havendone fatto prima
al

accordo con pittore pretendeva 100 scudi moneta che sono


di di

questa
il

50 dobble ho potuti haver per meno 110 scudi


di

et Mantova
li

del paradiso. Questo V.


S.

per 1O santi dico Ill.™ perchè sappia


1

tutto, affinchè alcuno non pensasse che valessero una donzena


di

talari
il

come costì forse sarebbe. Quelli che E. mi


S.

fare dal pittore del


fa

Re mi danno fastidio, perchè forse detto pittore me vorrà donare


il

li
in

che se me E.
io

sarò tanto più che


S.

et magior obligo vendesse,


li

V.
gli

saprà molto bene quello che havrò


S.

dato. Ill.™ sappia che


qui dobble stimano come nostri scudini
le

Mantova forse
si

e
a
i
58 CAPITOLO SECONDO

manco.... A parer mio S. A. potrebbe far fare in grande li dui ritratti


che le invio per molti rispetti et anche per occultare il mio artificio ,.

14 aprile allo zio. *


Mando a S. A. dui ritrattini fattimi fare dal
S.1 Co. Duca.... Al pittor ho donata una colana di 27 dobble d'oro
et è rimasto assai sodisfatto u-

Al Duca. "
Le mando qui congiunti due ri trattini che credo sa

ranno stimati da Lei per cose eccellentissime, potendole dire che il Re


havendo veduto ogni giorno a fare il suo, atteso che il pittore sta in

palazzo et saputo che era per FA. V. mostrandone gusto si è contentato


di star qualche poco fermo perchè riuscisse tanto migliore et più per
fetto. L'altro poi del S.1 Conte Duca è bellissimo anch'egli et è a sodi-
sfattione di S. E. che tanto stimo potrà bastare per commendarlo molto
et assicurare V. A. che è similissimo. Al pittore che li ha fatti ho
mandato in dono per il mio maggiordomo una collana di 27 dobble
della quale è rimasto assai contento u.

"
8 giugno. Ho guadagnato il punto che tutti i grandi di Spagna
mi danno la mano diritta nelle loro case nel medesimo modo che fanno
con Savoja et Fiorenza u.

Tra le minute del maggio 1 627, una ve n' ha del 22 all'amba


"
sciatore Striggi, che annunzia: Habbiamo ricevuto.... la scat toletta dei
ritrattini di S. M. Cat.™ et del S.r Conte Duca che ci sono stati cari ,.

Prova sicura, questa, che i due preziosi ritratti giunsero a Mantova,


dove purtroppo se n'è poi smarrita ogni traccia.
mantovano a Madrid,
gli

affari
di

Checche scrivesse l'ambasciatore


Vincenzo non migliorarono punto per siffatti blandimenti all'Olivarez:
li

non
di

documenti degli ultimi mesi


di

regno questo Gonzaga destano,


i

Io

saprei, se più nausea o pietà. Lettere suoi cortigiani


di di

ce dipingono
que' nani che furono sempre
di

unicamente occupato pappagalli


la
e

passione de' Gonzaga.... (') ansimante nel pigliare strani medicamenti,


o

(1) Cfr. LUZIO-RENIER, Buffoni Nani nella N. Antologia del 1891. Dall'epoca Vin
di
e

cenzo poi crebbe anche maggiormente Yengouemcnt per questi giocattoli umani, che n recluta
in in
I

Polonia, raro tra' conti o ne' ruoli de' salariati


di

vano fin lontani paesi Ungheria. Non veder


è
:
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 59

che potessero fare il prodigio di ridar vigore al suo povero corpo in


dissoluzione ('). Sentiva di aver pochi mesi di vita e voleva nondimeno

annoverata " tra le dame di M.™ Serenissima a una nana, e un nano " ongaro o polacco , tra

gli
S. Chiesa non sdegnava

di
camera del Duca. Persino un Cardinale fornire nani
di

di

di
aiutanti

i
Gonzaga, come n'è prova seguente lettera a Vincenzo

la

:
I
Ser.mo Prencipe

Dal presente mio gentilhuomo V. A. Ser.mo intenderà successo del mio viaggio verso Roma:

il
per quale mando V. A. duoi nani nati nobilmente maschio et femmina, et quello che più

è
a
il

fratello et sorella. Se havessero lineamenti del corpo, come mi pare comprendere che habbiano

di
i

quelli de l'animo, ardirei sperare che havessero satisfare V. A. molte parte, così come sono
di

in
a
loro poco et desidero molto. Se amano fraternamente insieme et se fossero separati

fa
di

prometto
cilmente questi prencipii non hanno

la
In

morìrebbeno. lingua italiana ma facilmente apprende


si

I'
ranno. desidero che reescano miraculosi ma quando facessero altrimente V. A. escuserà me come
Io

non haverli ritrovati migliori, et essi come mostri natura, che non sono atti

di
poco aventurato
in

a fare operationi perfette. Con essi vengono alcune altre cosette de Polonia,

di
le
bande quali se

le
bene costì non sarano pretiose serviranno almanco per ricordo della mia servitù.... V. A. et

al
a
S.mo sig. Duca suo padre...

Di Castelfranco, 10 maggio 1586.


di

S.« Andrea Card. Bathoreo.


di

L'appartamento speciale pei nani quel perìodo (fine del cinquecento). Vincenzo andava

li
è

pe' pappagalli. Per uno questi volatili, poco mancò che l'ambasciatore
di

pazzo anche pe' mori...


e

mantovano Venezia dovesse officiare addirittura Senato segretario ducale G. B. Bremio scri
II
il
a

veva dal Te, 30 giugno 1627, all'amb. Parma:


curiosità che havea sentir nuove del papagallo ,. Sua Altezza
di

Per subito lesse


la

avida
'

a
Restò S. A. con qualche disgusto vedendo chel mercante ritiri dal venderlo
"

mente lettera.
la

si

e
moglie mi
fa

veramente essendone innamorata dubitar grandemente. Tuttavia preme tanto l'A. S.


la

d'haver animaletto che ordina che V. S. S.r Avellani cui ne scrivo tentino ogni strada
e

a
'I
l'

per levarlo dalle mani del detto mercante, usando dico qualsivoglia mezzo per riportarlo sia con
minaccie o con quel più stimerà costì proposito per intento. Ma non vuole già ch'ella ne parli
si

l'

colleggio, non volendo per causa tale fastidir


la

Repubblica, ecc. ,.
in

Data impazienza del Duca, esorta l'ambasciatore ad affaticarsi tal negozio


in

"

con tutto
lo
l'

di

spirito: non dico


le

più1 ,.
In altra missiva del 28 settembre da Goito Bremio comunica:
il

S.mo Padrone ha sentito lettera.... nel particolare della mora. Et S. A.


I1

la

n'

ha formato
'

così bel concetto nell'animo suo che persiste volerla et però comanda che V.
di

S. faccia ogni pos


sibile per haverla, che non essendo nana forse havrà minore difficoltà. A.
S.

preme ancora havere


di

faraone.... sei tortore bianche etc per arricchire


di

sei galline et due galli


la

sua uccelliera nova.... ,.


Leti, dell'amb. Striggi da Madrid 25 luglio 1626:
(1)
Dal Conte gran Cancelliere mio zio mi fu commandato nome V. A.
di

S.
in

che con prima


'

di

inviassi da libbre perle orientali delle più esquisite da far macinare per valersene
le

opportunità
4

medicamenti per sua persona et che insieme mandassi una mediocre quantità per ciascuna sorte
la
di in

tutti medicinali che sono ultimamente venuti dalle Indie ,.


li

Ne manda una cassa, con due libri rari medicina acquistati


di

Lisbona non trovando nè


'

si
a

Madrid nè Siviglia nè altrove per essere 50 anni che impressero con una sola edizione ,.
s'
a

Nel 622 facevan venire da Londra Mantova 50 grani d'aurum potabile un medico
fa
si
1

moso vendeva scellini grano.... per pura amicizia: chè tutto ammonta
lo

100 se. che


si
'
2
a

di il

sono L. sterline et duc. 20 cotesta moneta fiorentina.


5

g
60 CAPITOLO SECONDO

gli
aggrapparsi tenace all' esistenza, sperando di poter sventare intrighi
de' suoi stessi cortigiani, cui aveva paura! gran cancelliere Ales

di

Il
gli
sandro incuteva sopratutto

lo
Striggi spavento, perchè supponeva
suoi danni — legato cioè Guastalla,

di
al
congiurato Principe aspi

a'
rante — Vincenzo una lettera angosciosa

di
Ducato Mantova

in
al

e
;
del 27 agosto 1627 confessava alla sorella, imperatrice Eleonora, ch'egli
era costretto dissimulare dinanzi potente ministro.... ma avrebbe

al
saputo suo atempo disperderne trame riaffermare propria au

le

la
e
di a

torità sovrano....

gli

gli
vero che frattanto eventi precipitavano: imbarazzi pe
Il

cuniari diventavano più opprimenti umilianti; contro voto dei più

il
e

e
fidi consiglieri ducali prevalse precisamente parere dello Striggi che

il
occorresse senza inutili omei vendere meglio della galleria alla che

il
tichella per far denari, pagare creditori molesti, crearsi un piccolo fondo
i

guerra o almeno che s'addensavano.


di

contro
di

previdenza pericoli

i
Lo Striggi doveva aver già tutto concertato dapprima col Nys:
mercante consumata scaltrezza, che non bene se fosse francese,
di

si sa

chiamato Nice o
In

od inglese, o fiammingo. alcuni documenti francesi

è
Nizze, ciò farebbe supporre origine semitica: fiammingo

lo
designa un
e

Michele Vignon una sua lettera da Venezia del maggio 1622.


in

tal 21

Le sue relazioni incettatore d'oggetti d'arte con l'Inghilterra, con l'Arun-


d'

del, con Carlo datavano da lungo tempo: ed era parimenti da più


I

rapporti d'affari con corte Mantova. L'aveva


di
in

anni spesso servita


la

Venezia per forniture varie


di di

di

gli di
di

specchi, pelliccie, vasi, pro


a

fumi...; vantava ancora un credito inesatto mila ducatoni, pre


4

rientrare nel suo.... cogliendo due piccioni ad una fava, dacchè


di

meva
bene essere anche Londra celebratissime ricchezze della
le

sapeva
a

Mantova, come re
di

collezione sotto un Principe innamorato dell'arte


Carlo Carlo
In

sincrona Rubens chiamava


"

una lettera prince


le
I.

il

plus amateur de peinture, qui soit au monde proprio allora,


le

la

u;
e

nel 626, aveva Re invitato alla sua corte pittore italiano Orazio
il

il
1

Gentileschi, colmandolo onori, insieme alla figliola Artemisia,


di

di

agi
e

parimenti pittrice (').

(I) Su' Gentileschi cfr. LAW, 'Che Royal Galkry Hamplnn Court, p. 86 sgg. Orca
of

un
quadretto, che Gentileschi aveva fatto con gran cura, molt'anni innanzi, pel duca Vincenzo, Bar-
il

lolommeo Pollini scriveva da Roma, 24 ottotobre 1609, segretario ducale G.


al

Magno:
LA FORMAZIONE DELLA GALLERIA 61

Intuiva il Nys quanto la situazione fosse più propizia per le sue

II,
mire, col neo-duca Vincenzo che avrebbe certo accampato minori
riluttanze Ferdinando. Ed invero non s'era Vincenzo 1618, pur
di
nel

gli
ottenere dalla onori
di

d'
Spagna sterili un generalato (alle stesse
condizioni cui avevan concesso don Piero de' Medici) mostrato
l'
a

a
Madonna
di

va

di
disposto regalare una raffaellesca, pressochè uguale
lore quella che padre suo aveva così esorbitantemente pagato
il
a

Del 20
di
Canossa quell'anno appunto strana lettera che

la
a'

agosto

è
?

Vincenzo dirigeva all'ambasciatore mantovano Madrid:

in
Ho Madonna grande mano propria Rafael Urbino,
di

di

d'
.... una

lo
cosa sin
et compagna della quale dal S.r Duca Vincenzo mio S.r padre che sia
la

golarissima
gloria S." Marchesi Canossa per ducatoni. Mi vien detto che
in

fu

ai

pagata m.

io 0
ammirata Corte, onde, se ben 1 agli occhi me
in

le
sarebbe cotesta con lagrime
disfarei, nondimeno manderò sempre ch' Ella me ne persuada. Ne più bello
la

ne
nè qualificato regalo, credo io, che far S.r Cardinale Lerma

di
poi
al
potesse
si

chè dai più intendenti pittori vien attestato che detto quadro sia delle perfette
il

cose che facesse l'autore. Alcun altra galanteria anco manderò come d'orioli o
si

si
mile, ecc.

Gli risposero da Madrid che alla corte spagnuola preferivano


si

.... Gentileschi m' incomincia riuscire fatti, poichè


in
"

sono mi venne ad invitare ch'io



Il

V. S.,
fa

andassi vedere quadro che ad istanza trova quasi totale perfettione,


di

in

quale
si
a

il

il

et per mio poco giuditio sarà cosa molto rara et degna certo una Madonna
di

ogni gran Principe.


E

bambino braccio, nudo da un poco fascia poi che


in

di

in

sedere con copre un pochino


le
a

il

i|

corpo, che cinti et ambi duoi guardano con affetto grand.mo con tutto ch' bambino sia età
d'
si

il
'<

un mese et non più, ma ben fatto et natural. La Madonna vestita


di
d'

gialo con un manto


e

azurro, che se bene cade per terra però bella vista et ornam.1o bell. ma faccia senza
fa

di
le

al
È

diademma, et ha spalle scoperte et nude, onde


le

cappo fuor che


di

cun ornamento
la

vede
si

il

bello fatto dalla natura. Nè altro mi spiace esso quadro se non l'essere assai picciolo, perchè non
in

sarà a pena, nè se bene mi raccordo, credo siano palmi d'altezza et


di

larghezza, per che


4

il

figura per essere buona statura, et piutosto grossa che mediocre. Insomma
di

malam.te
la

capisse
ci

conosce che naturale bonis.ms robba. non ho procurato farlo vedere ad


di
Io

alcun Pittore
si

è
il

per cavarne loro buono et fino giuditio, perchè non finito intieram.te ma farò
Io

per saper
è
il

V. altro meglio et più sicuramente. Toccai


di

scrivere a S. da lontano prezzo, et se bene non


il

uscì ad alcuna particolarità, m'accorsi nondimeno che prezza molto, assai,


lo

lodandolo bene
si

fattura sua.... u.
Roma, 13 1610. quadro Gentileschi viene con
la

persona del S.< Virgilio


'

febbraio
Il

Gonzaga, che hierì partì per costà et nel ritorno fatto de esso (il quadro era stato rimandato
si

per dei ritocchi) non ha fatto poltronerie sicuro come ero


al

all'artista
io

insuspettito, cioè che non


gli

rendessi copia per originale, poichè per certi segni fatti nascostamenteho trovato medesimi quando
ha restituito.... Chi ha veduto oltre S.n Facchetti et Stametti
lo

me stimano 50 scudi (fu


li
l'
l'

pagato 25).
62 CAPITOLO SECONDO

i bei dobloni anziché i quadri anche se fossero di Raffaello ('): e così

allora la tela del Sanzio fu salva. Ma nel 1626-27 nulla purtroppo


sorvenne a impedire la dispersione di tanti tesori ammassati nella Reggia,
che questa larva di Duca sacrificò a una dozzina di gioielli, senza

neppur rendersi conto, nella sua lacrimevole miseria morale, dell'inde

gnità che perpetrava.


Bizzarria de' casi ! Mentre lo Sfriggi e il Nys dibattevano i prezzi

della vendita, un povero fraticello francescano mandava dalle Marche


in dono a Vincenzo II un Cristo e.... un altro quadro anzichenò scol

lacciato, perchè li collocasse nella galleria.... ormai votata a miseranda


servitute oltre l'Alpi u.

Ser.™ S."....
Non rechi a V. A. (la supplico) amiratione se da un fraticello vestito di sacco,
professore di pudicizia e castità li venghi apresentato in segno di somma osservanza
et affettuoso vasallaggio e volontario un quadretto lascivo certamente (e non lo niego)
già destinato al fu Card. Aldrobandino di mano di ecc.111° pittore, il cavallier Ma-
lagigi, del quale solea dire il famoso Federico Barocci da Urbino ch'esso cavalliero
pingeva pitture vive e dava spirito alle pitture altrui ancor che d'ecc.mo pittore. Sia
come si voglia, hor sia una Madalena non penitente od un'Eva nostra madre a
V. A. viene avanti, la qua! supplico a rimirar cotesta minima cosa con il grand 'oc
chio da Prencipe come è nata et è, e rimiri l'affetto mio che l'accompagna.... Se
nel petto di V. A. si fosse ingenerato qualche scrupolo di amiratione della lascivia
del quadro, la supplico con ogni humiltà restar servita di doverlo scancellare con
un'altra pittura d' un Cristo N. S. spirante in croce che devo per obbligo di servitù
mandarli....
Di Recanati, li 12 marzo 1627.

Fra Bartolomeo Cimarello, Min. oss.

(1) Altra leti, originale di Vincenzo del 24 ottobre 1618:


* Gia che le pitture sono cotta in poca istimatione et che non si conviene ch' io entri in
par
ticolari di gioie ai non di gran prezzo, delle quali son esausto, risolvo che V. S. s'estenda a promet
tere sino alla somma di mille doppie ,.
CAPITOLO TERZO.

La vendita della Gallerìa

rgtf l virgiliano
— et penitus loto divisos orbe britannos — cor-
m W/f reva probabilmente alle labbra de' mantovani anche nel Sei-

.&s cento: ed uno de' motivi determinanti la vendita della Gal


leria all' Inghilterra fu la quasi certezza che la lontananza avrebbe fatto
perder le traccie di tutti que' tesori disparsi dalla reggia gonzaghesca;
impenetrabile segreto avrebbe quindi coperto la vergognosa cessione.
Le relazioni de' Gonzaga con la corte britannica erano state in
antico assai cordiali: Enrico VI aveva persino concesso nel 1437 al
primo marchese Gianfrancesco di poter conferire la divisa de' Reali
d'Inghilterra a cinquanta nobili cavalieri, degni di esserne fregiati (0.
L'amore comune a' cavalli rese affettuosi i rapporti di Enrico VIlI
col marchese Francesco e suo figlio Federico: i doni di superbi cor
sieri della razza mantovana eran giunti straordinariamente graditi al so
vrano, che li aveva con regale generosità ricambiati. V'era stata tra il
piccolo Principe di Mantova e il potentissimo Re d'Inghilterra addirittura
una gara di munificenza (2).

(1) Lo provano due lettere di Enrico VI, datate l' una del 19 e l'altra del 31 ottobre 1437
(' anno regni nostri XV ,); nelle quali ringrazia Gianfrancesco delle accoglienze fatte a un consigliere
aulico inglese che recandosi in Terrasanta era passato anche da Mantova. Da costui aveva appreso
"
che il march. Gianfrancesco prepotens et inclitus Princeps carissimus et predilectus consanguineus
noster.... specialiter affectat licentiam de nobis habere conferendi liberatam nostrani colere aut devi
amenti diversis subditis suis et amicia prò honore nostro ac speciali recordatione nostri habendis
unde sibi grate» intime referimus multiforme!. Nos igitur affectui suo in hac parte favorabiliter incli
nati remque sibi placidam agere volentes concessimus et licentiam dedimus eidem consanguineo nostro
conferendi liberata* colere nostre aut devisamenti quinquaginta personis dunctamen ipsi nobiles ac de
prosapia valida et sanguine existant. In cuius rei testimonium has literas nostras, etc. ,.
(2) Cfr. il cit. lavoro del Cavriani : al quale si potrebbero aggiungere molte lettere di Francesco
64 CAPITOLO TERZO

Giovani gentiluomini inglesi eran venuti ad educarsi a Mantova —


la patria del Castiglione, dell'autore del Coriegiano, popolarissimo tra

l'aristocrazia britannica — ('); e per reciprocanza s'era caldeggiato il


progetto che Ercole Gonzaga, il futuro Cardinale e presidente del con
cilio di Trento, avrebbe dovuto compiere il suo apprentissage di prin
cipe a Londra, dove

gli
promettevano da parte del monarca tenere

si
cure paterne (2).

Federico Gonzaga, esultanti per quelle cospicue relazioni con corte inglese. Francesco faceva

la
e

Re, 21 nov. 1514, che S. M. l'avevan reso ineffabilmente felice.

di
scrivere doni
al

i
enim inde existimationi mcae tota Italia accessisse cognosco, ut nihil mini hactenus

in
"

Tantum
natura datum, neque fortuna indulctum, ncque virtute mea militari

(si
me rxistit)

in
neque qua
a

partum sit, quod tanto decori conferri possit, quantum mihi ex benivolentia V. M.tù redundat ,.
Offre sè, calcoli S. M. "se quoque statum Italia habere et Conzagam familiam sibi
Io

stato

in
;

obsequentissimam,obedientemque, ad quorum tutelam et conservationcm aliquando respicere dignetur ,.


Gli manda 12 cavalle, ut ex eis sobolem suscipere possit, cum ex nobilissimo et insigni equite
"

D.no Griffith Don nuncio suo intellexerim eam quoque equini gregis magno studio detineri ,. Di una
delle cavalle donate dice con enfasi ncscio an ea praestantiorem ulIa unquam adhuc aetas viderit a.
"
:

Re manderà ogn'anno messi Italia omnia mea stabula illis patefaciam a.


in

"

Se
il

Este, allora tutta

d'
Con non minore entusiasmo scrìveva Federico Gonzaga alla madre Isabella
assorta nel suo viaggio Roma (22 nov):
di

cortesia et gentileza da quel S.r Duca de Suffort che me ha mandato


di
*

Per non lassarmi vincere


uno ubinetto picolino et uno cavallo
lo

ambassatore dil Re
di

ad donare per Anglietcrra ungaro


mando ad donar mia cavalla turcha de razza, bestia perfettissima fornita alla turchesca con
la

la
li

semitara, brochero, arco, carcasse et maza et un pugnaletto anchor et dono apresso mio bal-

il
li

zanello corsero bonissimo, benissimo guarnito. A l'ambassator ho donato mio bon corsero Spez-
il

zacatena, perchè lui mi donò uno ubino et faciolo volentieri per monstrar ad ogniuno de chi son
nato.... ,.
Francesco scriveva alla moglie che doni ricevuti erano più richi et superbi, vera
"

Anche
li
:

un tanto Re ma che egli avrebbe ben cercato ricambiarli. Reduce


di

mente degni Inghilterra,


d

d
;
,

Correggio assicurava (22 luglio 1518) Mantova che Enrico VIII desi
di

di

Manfredo Marchese
il

derava ardentemente suoi cavalli come se fusseno de oro puro ,.


"
i

(1) Cfr. EINSTEIN, The Italian Renaissance in England, New York 1902, p. 61 sgg.
e
;

Enrico Vili Curia,


di

una lettera da Roma genn. 1519 dal Vescovo Gigli, rappresentante


la

presso
9

Marchese gentiluomo inglese Antonio Frokmorthon (?), venuto


di

che raccomandava
al

Mantova
il

costumi et maniere ,. Fra tante corti della penisola sua scelta era
la
"

le

Italia per
s'
in

impararvi
e
"

fermata sulla quella de' Gonzaga


di

magnificentia
I
a

Sua Ex. ha anche dicto voler


di
d'

24 nov. 1514 Isabella Este


"

(2) B. Capilupi scriveva


a
il

S. Aluise ad alevarsi sua corte tra due anni ,.


in

mandare
la
il

Gonzaga da piccino chiamava Luigi). Francesco Chierigati avvertiva 15 aprile 1517


si

(Ercole
il

Vili Londra.
"

Marchesi Mantova d'aver parlato con Enrico su questo viaggio d'Ercole Ri"
di

a
i

M. clic del Bolo suo quando V. E. mandarla ne haria quella cura et ne farìa
la
el

sposerai S.
II,

figlio a. (Negli Slate 1Paperi, Venetian, 379 lettera


la

quella existimatione quanto sei ge fus«


è

datata erroneamente 18 aprile). Tra lettere del Chierigati dall'Inghilterra già edite son notevoli
le

gli

quelle del 19 inaggio 1517 sulla celebre congiura della plebe inglese contro stranieri; del agosto
6

sulla letale malattia del sonno che imperversava nell'isola, ecc. (State 'Papers, ibid., pp. 385,413).
Ritratto di Francesco Gonzaga del Bonsignori
(già posseduto dall'antiquario Bressanelli di Mantova).
Medaglia nuziale di Francesco Gonzaga
ed Isabella d'Este
(Gabinetto delle Medaglie di Berlino).

Medaglia di Gian Cristoforo Romano


(esemplare di lusso del Museo di Vienna).

Vincenzo II Gonzaga Duca di Mantova


LA VENDITA DELLA GALLERIA 65

Col duca Federico tentò Enrico Vili anche accordi politici (0,
ma la bifida natura di quel voluttuoso indolente sfuggiva ad ogni pro
posta rischiosa: e il carteggio tra Mantova e Londra restò confinato
ai consueti regali di cavalli, per giostre, tornei, ece. (2).
Lo scisma religioso, con le conseguenti tragedie coniugali di En
rico Vili, sorvenne presto a troncare anche queste officiosità de' Gon
zaga: devotissimi alla Chiesa romana, segnatamente a tempo del cardi
nale Ercole, amico sviscerato per giunta del suo collega di porpora,
Reginaldo Polo. Quando nel 1546 Enrico Vili mandò il bolognese
Ludovico dell'Armi a Mantova per tentare non so che pratiche poli
■ gli

tiche segrete, risposto che l'età immatura del duca Francesco


di fu

non
gli

permetteva provocarsi nemicitia de qual sia de Prencipi


la

si
christiani u.

All'Inghilterra però non cessava di guardare anche da osser


si

vatori mantovani con quell'acuto spirito d'indagine con quella rara

gli
facoltà che eran allora, per così dire, innati
di

penetrazione tutti

a
ambasciatori italiani non soli veneti, come esagerando s'è ritenuto
a'
e

talora. Del mantovano Litolfi sono p. es. quelle stupende relazioni sul
carattere inglese, che furono accolte nel State Papers 0).
of

Calendar
Meravigliosi dispacci che dal 558 566 (4)
sono al
egualmente
1

1
i

Schifanoia o Schivenoglia faceva pervenire soppiatto da Londra


di

uno

corte Era costui


di

alla Mantova. un fervente cattolico: ed avendolo


reso lunga dimora perfettamente familiare con co' costumi
la

lingua
la

(1) Cfr. Isabella d'Este Sacco di Roma, p. 102.


il
e

(2) P. es. del 30 gennaio 520 questa lettera del Decrevit S.nrni Rei Anglie
"

Sofolcus
'
in 1

:
,

meus hiis proximis Kal. Maij armis se exercere, et quo haslicij sui ludi spectaculum multorum
frequentili redderetur insignius, exterarum etiam gentium nobiles invitai ut et illi quoque una expe-
riantur quantum viribus atque armis polleant. Me simul hoc negocio comitem sibi assumpsit,
in

jussitque singula quae ad


id

exercitij genus spectant quam celerrime parare ,.


Manda quindi un agente provvedersi, nel mantovano, 1328,
di

buoni cavalli. Del primo


' a

luglio, un altro barbari fatto Casale, per conto


di

acquisto Mantova da Gregorio del Re


è

si a
(
d'

Inghilterra, Su' corridori Scozia, egli dice,


di

"

gran scommesse ma son desiderati


di

giocano
:
a

cavalli mantovani assai più veloci ,.


'
i

Venetian, VI,
fu

(3) 1668-73. Ivi però ne data una lezione incompleta, mentre l'Arch. Gon
zaga possiede testo integro
di

quell' importante relazione.


il

(4) Si trovan pure riferiti, ma non tutti, nel Calendar of State Papera, Venetian, VII, sgg.
1

Manca un dispaccio dello Schifanoia da Bruxelles 21 luglio 1560, pur relativo alle vicende inglesi:
come mancano altri atti disseminati rubriche varie dell' Arch.
in

di

Gonzaga (p. es. una lettera Scozia


sulle vicende Stuarda, fra' dispacci veneziani del
di

Maria 566 lett. 29 aprile del Du Ferrier).


1

5
66 CAPITOLO TERZO

inglesi, rabbrividiva alla dura prova impostagli dal cielo di presenziare,


coatto testimonio, alle esorbitanze della rivoluzione protestante nella ca
pitale britannica. Le sue narrazioni e descrizioni (bellissima, tra queste,

l'ampia relazione del 1559 sull'incoronazione della regina Elisabetta)


hanno una vivacità straordinaria : par di vedere il buon curiale italiano
tremar a verga a verga per la paura di un'improvvisa apparizione dia
bolica, tramezzo alle tregende protestanti cui era forzato di assistere.
A sentire infatti certi superstiziosi narratori non eran vane paure
di donnicciuole, coteste: in una relazione stampata del 1586 si asseriva

fermamente (con le debite illustrazioni grafiche) che a Londra mentre


"
si recitava una comedia in dispregio della S. fede ivi spaventevolmente
apparsero molti diavoli et via se ne riportorno i recitanti u.

Con questi terrori in corpo i Gonzaga eran poco disposti ad ac


cogliere scismatici inglesi : Tommaso Arundel il " Father of vertu in

England u che nel 1580 volle visita Mantova, sentì il bisogno di farsi
precedere da una commendatizia dell'imperatore Rodolfo! (').
gli

scozzesi rimasti fedeli alla chiesa

di
Naturalmente inglesi
e

Roma potevano sicuri del maggior favore alla corte Mantova:

di
esser

585 trovò benigne accoglienze Cristoforo Parkings (?) clamo


vi

nel
1

;
vicende v'ebbe Xadmirable Crichlon, che colmarono

di
rose Gonzaga
i

onori.... ma cui gloriosa giovinezza rimase troncata dal ferro del prin
la

cipe Vincenzo, tenebrosa avventura notturna. Molto


in

una si dispu
sulle circostanze è
che l'uccisione
di

tato su' moventi quella tragedia (3)


e

del Crichton fosse fortuita — non già provocata da malvagia ferocia,


carattere bonario Vincenzo
di

pietoso amico
al

repugnante
I,

generoso
e

Torquato Tasso — dimostrato dal fatto


di di

protettore parmi che


e

Giacomo VI Scozia non esitava, pochi anni dopo, raccomandare


a

un altro Crittonio allo stesso omicida deìYAdmirablel... (4).

(1) Lett. 13 maggio dell'Imperatore; Thomas Arundelius.... quem praeter natalium iplendorem
'

gli

melioribus literis probe institutum esse cognovimus visita Italia per istruzione e special
in

è
l'

;
a
"

mente raccomandalo dalla carissima Elisabetta.


,

(2) Lettera duca Guglielmo, Venezia, 26 genn. 585. Prior Inghilterra raccomanda
d'
al

Il

vivamente Cristoforo Parkings ab Hoptono prete dottissimo, anche compositore musica, fervente
di
"

cattolico, assai stimato da' gesuiti, gia docente a Ingolstadt, poi


in

Polonia.
INTRA, Una pagina della giovinezza del "Principe V. Q. neW'Arch. st. il. del 1886;
(3) Cfr.
DOUGLAS CRICHTON, The Admirable C, London, 1909.
e

Jacobus dei gratia Rex Scotorum ill.mo et invict.mo Principi dilectus


"

(4) Vincentio.... Cum


consanguineus noster Robertus Crittonius Sancherù regulus Mimma indole et ingenio ad virtutem so-
LA VENDITA DELLA GALLERIA 67

Dopo d'allora però, se ne togli qualche possibile scambio di prin


cipeschi ritratti e i rapporti del cardinal Ferdinando con un intagliatore
inglese, certo Beniamino Wright ('), che scriveva il più divertente e

spropositato italiano, ubbriacandosi regolarmente invece di lavorare (2);


tra Mantova e l'Inghilterra può dirsi intercedesse un abisso.
Sugli avvenimenti inglesi pervenivano alla corte di Mantova solo
notizie indirette col tramite dell'ambasciatore mantovano a Parigi: eran
ragguagli talora preziosi egualmente, perocché quell'agente, all'epoca della
regina Maria de' Medici (strettissima congiunta delle duchesse Eleo
nora e Caterina) era spesso addentro nelle più segrete cose. Ma ciò
non toglie che ogni corrispondenza diretta tra le due corti, gonzaghesca
e britannica, fosse affatto troncata.
L'arte doveva ravvicinarle di nuovo: per opera de' conti Arundel,
splendidi mecenati, come ognun sa.
La Contessa soggiornò lungamente a Venezia: ove il suo nome
fu anzi mescolato alla fosca tragedia d'Antonio Foscarini, giustiziato
come traditore della patria, e subito dopo riconosciuto innocente! 0).

lidamquc gloriam nato.... [torna in Italia per istruirai; Io raccomanda caldamente], ut qua decet eius
ordinis et dignitatis virimi humaniter admittere, fide atque authoritate vestra apud vos degentem ab
omni injuria tueri, benigne fovere, studiaque ejus ad veram virtutem solidamque gloriam promovere
velili».
"VII Kal. Maia» 1597.
Frater amantissimi!» JACOBUS REX ,.

(1) Cfr. FA VARO, Carteggio inedito di "Cicorie Brahe, G, Keplero, Bologna, 1886, p. 154.
e», così : ' dare a mi quatrina per comprare mi bisonia.... Io trouve me multo
(2) Scriveva ad
stufe.... Io bave finet quest vostro tafel ,. Roma, 18 agosto 1612.
"
(3) Dispacci dell' oratore mantovano, Battaino, Venezia, 23 aprile 1622 : Mercordì sera fu
sententiato a morte il Senatore Foscarini, convinto d'haver rivelato i secreti della Repubblica a questi
ministri cesareo et spagnolo intervenendoci anco il mezo della Contessa di Rondel alla quale perciò
dicono che sia stato fatto precetto di partirsi da questo dominio et hieri mattina fu per questo in
collegio col ambasciator d' Inghilterra. La notte circa le sei hore fu strangolato in prigione et la
mattina nell'alba è stato appeso alle forche in piazza co' piedi in su et poi la sera sepelito in S. Gio
vanni et Pauolo. II suo cameriero che fu con lui carcerato et che li ha fatto la spia è stato subilo
liberato con darli bona somma di denari et il beneficio di doi bandi.... ,.
7 maggio. * Essendosi doluta acremente la Contessa di Rondel per l' imputatione datali del
Foscarini et essendo dama della qualità che è et principalissima del regno d' Inghilterra, e parso bene
alla Republica di darli la sodisfattone che V. A. intendera dalle congionte scritture et oltre di ciò il
giorno dell'Ascensione a Murano con occasione di certe regate li ha fatto un solenne banchetto : cose tutte
che fanno credere maggiormente quello che si è detto, ma che si voglia coprire con queste apparenze ,.
13 agosto ' Fra poco parte la Contessa di Rondel alla volta d' Inghilterra, e questo fa credere
che habbia hauto parte nel caso del Foscarini ,.
68 CAPITOLO TERZO

Degli onori resile dal duca Ferdinando, nel suo passaggio per Mantova,
toccammo teste: e a propria volta anche il marito, ammiratore delle
fabbriche mantovane, chiese ed ottenne, verso il medesimo tempo, un
disegno completo del palazzo del Te.
"
L' Ece.mo S. Co. d'Arrondel Gran Mariscial d' Inghilterra (veniva
scritto il 18-22 luglio 1623 da Milano al gran cancelliere Striggi) de-
sideraria poter haver il modello del Palazzo del S.™° S. Duca di Man
tova detto del Tei, ma vorre' che fusse fatto con ogni puntualità e per
mano di persona inteligente e che mostrasse ogni particolarità con una
distinta naratione delle cose principali vi son dentro, in materia di scul
tura e pittura, cioè in camera e sala tale vi è la tale e tal cosa, e

quando si potesse havere il modello istesso originale sopra il quale fu


fatto l'edificio saria molto più grato.
"
Desidera parimente S. E. il modello di un cortile del palazzo
di Mantova di ordine rustico fabricato non è molto tempo con la me-
dema puntualità u.

E il 9 agosto :
"
A questo sig. Agente di Lucca a chi fu lasciata
cura dalla sig.a Contessa di Rondel di procurare il modello et descrit-
tione delle fabriche A. di S. nostro S.re et sborsar il denaro bisogne
vole ho detto quello che V. S. Ill.™ mi scrive in questo proposito.
Rende le dovute gratie all' A. S. della pronta dispositone di compia
cere alla sodetta S.™ et priega inoltre V. S. Ill.™ quando non si trovi
ancor presso S. A. fatto il modello di dette fabriche.... restar servita
d'intendere qual sarebbe la pretensione dell'Architetto di S. A. per far
detti modelli et descrittione, conforme la nota che già rimessi a V. S. u (').
Ve
gli

Sotto auspici dell' Arundel dell'ambasciatore britannico


e

nezia officiosità tra' reali


d'

Inghilterra Gonzaga ridivennero


le

espan
e
i

sive.... et pour cause: vendita della galleria era per compiersi;


la


capisce facilmente perchè delle insinuanti lettere scritte duca


al
si

il
e

27 agosto, 17-24 settembre, dispacci sulla trama infernale che


fu

ordita danno dell' infelice


a

Foscarini, omai riconosciuto innocente. Nel dispaccio del 24 sett. Battami annuncia:
il
fu

Hieri Inghilterra per licentiarsi da


in in
"

la

Contessa Rondel con l'ambasciatore


di

d'

Collegio
S. S.t* dovendo breve partirsi alla volta della sua patria ,. Cfr. RAWDON BROWN, L'Archivio
di Venezia con riguardo speciale alla storia inglese, Venezia, 1865, p. 124; e ROMANIN, Storia
doc. Venezia, VII, 184 sgg.
di

(I) Leti, del residente mantovano G. Matteo Parodio, a cui Arundel s'era rivolto col tramite
l'

dell'agente lucchese.
LA VENDITA DELLA CALLERIA 69

Vincenzo li dall'ambasciatore Isaac Wake (') e dalla regina Enrichetta


Maria, moglie di Carlo I (2).

Eran degli abilissimi accorgimenti, per secondare l'opera scaltra


del Nys, che s'accingeva di tutta lena ad effettuare il suo intento: spo
gliare, a buon mercato, la reggia de' Gonzaga!
Molt'anni innanzi (nel 1529) standosi per vendere in Italia una

scelta biblioteca il Molza aveva scongiurato il card. Ercole a compe


"
rare que' libri, per impedire che così nobile tesoro u uscisse d'Italia
"
in compagnia di tanti altri grandissimi danni et nostra vergogna. Questo
dico perchè non li pigliando V. S. I. sono per andare in Inghilterra,
il che tolga Iddio vivente il Card, di Mantova u (lett. 29 aprile) :

prova importante, cotesta, che a batter certe vie avevano i codici e i

cimeli d'arte della penisola imparato già allora. Si fosse o no il car


dinale Ercole arreso all'esortazione del Molza di salvare il decoro ita
liano, non avrà certo mai immaginato che la decadenza della sua casa
dovesse, in meno d'un secolo, coinvolgerla nello scandalo di quelle ven
dite pregiudizievoli al patrimonio nazionale....
La lettera con cui Daniele Nys riallacciò le pratiche interrotte
dalla morte del duca Ferdinando è del 14 novembre 1626 (3). Il suo

incaricato di prendere in nota i quadri vendibili, il pittore Filippo Use-

gren, arrivò a Mantova sulla fine di gennaio dell'anno successivo (4):

(1) Lett. d'Isaac Wake, Venezia, 5 aprile 1627, al duca Vincenzo II:
' Dalla lettera di V. A. e la cortese visita del sig. Parma suo residente, comprendo che vive
in V. A. quell' affetto amorevole con il quale la Corona d' Inghilterra e la Ser.ma Casa Gonzaga
hanno per lo passato cordialmente corrisposto insieme : e si come posso assicurare l'A. V. del reci
proco e sincero amore del Re mio Signore, cosi conformandomi anch' io all'ottima volontà di S. M.
dopo avere rese all'A. V. riumilissime grazie de l' honor che m' ha fatto, me le offerisco pronto in
ogni occorrenza per servirla in tutto quello che si degnerà di comandarmi. Dio prosperi la persona
di V. A. alla quale auguro ogni colmo di felicità, ecc. ,.

(2) Monsieur mon cousin. Les asseurances que vous nous aves donnees de vostre affection tant
hereditaire que particuliere par le Marquis Pompee Strozzi nous ont este si agreables que vous ne
pouves doubter d'une correspondence de nostre part aussi sincere et cordiale que vous scauries de-
sirer. Ce que nous amplifierions icy par les raisons qui nous y obligent, si nous n'eussions discount
asses particulierement sur ce subjet avec le dict Marquis vostre ambassadeur, auquel nous nous re-
mettons, prians dieu vous vouloir tousiours avoir en sa saincte garde.

Donne a Londres ce 29 de aoust 1627.


Vostre bien affectionnée Cousine
HENRIETTE MARIE.
(3) Documenti II.
li,

(4) Documenti lett. 28 gennaio 1627.


70 CAPITOLO TERZO

e la costui missione venne subito risaputa a Venezia, per modo che


l'ex-tesoriere Niccolò Avellani credè doveroso da parte sua, come sol
lecito della fama di casa Gonzaga, mettere in guardia la cancellerìa
ducale, perchè o si frastornasse assolutamente la vendita o si impedisse
la diffusione di voci oltraggiose all'onore del Principe (').
"
Il Nys garantiva quanto a sè che sarebbe ogni cosa tenuta se
creta u e che se indiscrezioni partite da Mantova avessero fatto trape
"
lare alcunchè, avrebbe ben egli smorzato u le chiacchiere col dire che

nulla s'era potuto concludere (2).

gli
Purtroppo non abbiamo in archivio elenchi originali su cui
vendita de' quadri (3): fino certo
fu

stipulata ma un
la

punto sup

a
inventario generale dell'eredità del duca Ferdinando, che pe'

di
plisce
l'

pinti cominciato 1627, certamente


fu

compilare proprio nel gennaio


a

col mal nascosto farne delle trattative iniziate (4).


di

proposito base

la
inventario dirsi fondo inedito, benchè dal
in

Questo può pubblicato


D'Arco: per semplice ragione ch'egli, mal servito da copisti fretto
la

losi, tralasciò moltissimi numeri, ommise costantemente indicazioni

le
sulle cornici, che pur erano un elemento non irrilevante della stima fatta
di

ciascun quadro (potendo anzi presumersi che talvolta cornice sfar

la
zosa venisse valutata più della tela); infine l'inventario D'Arco
e

è
cosparso continuamente errori ridevoli, che alterano addirittura
di

il
soggetto del quadro ne rendono impossibile l'identificazione.
e

Quanti de' dipinti esso elencati furono alienati Nys? Tutti


in

al

no, senza dubbio: che non poteva decentemente denudarsi affatto

di la
reggia, nè alienare certi ritratti domestici quadri raffiguranti fasti
o

casa Gonzaga.
Lo Striggi sbraitava più tardi (5) che, malgrado vendita all'In
la

di

straricca
di

corte Mantova era pur


di

ghilterra, tele
la

sempre
e
II, II.

(1) Docc. lett. 20 febbraio 1627.

(2) Docc. lett. marzo 1627.


6

wu
*

(3) Anche Sainsbury scrìve (p. 332): unfortunately do not nnd this catalogue;
it
il

no doubt delivered to Charles ,. Non se ne trova traccia nella grande collezione degli Siate 'Paperi
I

dove pur sono elencate riassunte lettere del Nys. Probabilmente potranno ripescare questi
le

si
e

ottobre 1629, dell' amb.


II.

elenchi nel carteggio del Richelieu (cfr. Documenti lett. giugno,


2

6
gli

francese Parigi riuscirono però infruttuose.


di

Venezia). Le mie richieste presso Archivi Nazionali


a

Cfr. D'ARCO, Arti


II,

(4) Documenti artefici, 153 sgg.


e
l.
II,

(5) Docc. lett. settembre 1627.


8
LA VENDITA DELLA GALLERIA 71

marmi; ma ad onta di cotal postuma apologia, fatta per tacitare le


violente censure, onde venne accolto in tutt' Italia l'annuncio della ma

laugurata cessione, può ritenersi come accertato che il meglio della col
lezione mantovana fosse precisamente divenuto preda dell'abile mercante

cosmopolita, spalleggiato da Niccola Lanier, musico di S. M., mandato


giada Carlo I nel 1625 in Italia per procacciarvi scelte pitture (').
La prima lista de' quadri profferti al Nys occupava tre fogli di
carta (2), eppure il prezzo richiesto non arrivava alla cifra tonda di
ventimila ducatoni (3) ! Seguirono altre liste, la seconda delle quali com
prendeva la Madonna raffaellesca de' Canossa, una Madonna di An
drea del Sarto, il S. Girolamo di Giulio Romano, i dodici Cesari del
Vecellio; e i ducatoni domandati non erano che ventisettemila!... In
breve con tutte quelle squisite cose di cui il Nys svaligiava la corte
di Mantova per dotarne l'inglese, non si riusciva a mettere insieme
molto più di sessantaduemila ducatoni, accettando le stesse richieste dei
venditori: prova lampante che per quanto si fossero rialzati i prezzi in
fondo restavan sempre come base del contratto le stime dell'inventario
generale del 1627, dove il valore assegnato a una tela di artista so

vrano non superava mai d'ordinario i 100-150-200 scudi di Mantova


da sei lire l'uno.
Sembra comico, se non fosse rattristante, udire di fronte a sì mo
deste pretese le proteste del Nys: che le sue offerte erano addirittura
magnifiche; che egli si lasciava trascinare alla rovina dal soverchio
amore per la pittura ; ed altre consimili scaltrite malizie di acquirente (4).

(1) Sul Lanier cfr. NOÉL-SAINSBURY, p. 320.


II, Il,

(2) Docc. leti. 24 aprile 1627.

(3) Docc. lett. cit. 24 aprile. Secondo una grida del 14 giugno 1627 ducatene era va
il

lutato L. 10 Mantova, scudo L. 6,5.


di

lo

grano era allora carissimo, tantoche Annibale Gon


Il

zaga scriveva da Mantova seti. 1627 all'ambasciator mantovano Venezia:


in
8
1

Farò
la

diligenza per formento che durarono fatica ad havere per trentaquattro lire
gli il

il

saccho ,. 28 luglio aveva annunciato:


E

già
il
*

Mando due para seta giala et costano L. 26


le

di

calcette da donna
di

paio. formento
Il
il

qua vale L, 33 né molto bello et minor prezzo. bellissimo poi vende L. 35, onde
si
è

Il
è
il

stimarci meglio ch' Ella provedesse costà....


si
"

Brazza cinque cenciaIo nero a L. brazzo importa L. 20, che sono ducatoni d'argento ,.
4

2
il

Questi dati dimostrano anche più evidentemente qual basso prezzo fossero stimati venduti
a

quadri
in

un anno
di

semi-carestia
1
i

II,

(4) Docc. lett. aprile, 14 maggio, 13 giugno, 10 luglio 1627.


3
72 CAPITOLO TERZO

Era un artista consumato, e a buon diritto scriveva poi in Inghil


"
terra (0 vantandosi d'aver usato ogni artificio u ed essere stato oltre

ogni speranza assistito dalla fortuna, o, com'egli asseriva nel suo gergo

pietista, dall'aiuto divino. Il cielo l'aveva realmente favorito col metterlo


a contatto di cortigiani, sitibondi di danaro, e facili a seguire le sapienti
mosse del Nys. l] quale tentò dapprima di guadagnare sulla moneta,

accettando le cifre dello Striggi, salvo la differenza ch'egli avrebbe vo


luto convertire in scudi di Mantova i ducatoni che importava

la
(il
quattro lire per visto che tirchieria
di

sua

la
perdita ducatone): poi,
l'affare, invocò un

di
mandar monte

la
di

minacciava sospensione

mese abbondante, a
per.... meditare sulla grande imprudenza che propen
deva commettere, per troppo amore alla pittura.
a

Dopo lunghe contestazioni tra sua borsa suo cuore d'ar

la

il
e
tista, concluse che sarebbe partito per Mantova, per trattar sopra
perchè con viva voce
fu

la

sua, seppe

la
luogo: mossa astutissima
e

sbaragliare ultime resistenze dello Striggi degli altri consiglieri


le

e
ducali.
Lo Striggi aveva esibito Nys sua casa per esser più ad agio
al

la

nelle trattative ma furbo mercante declinò quell'onore, per non dare


il
:

nell'occhio, ne provocare mormorazioni de' cittadini (2).


le

sospetti
e
i

Stette diciassette giorni Mantova concluse non solo l'avviato


a

negozio; ma ne intavolò un secondo, pel quale nominò suoi procura


tori due ufficiali della corte gonzaghesca 0) manifesto indizio della co
;

di
storo sfacciata connivenza col mercante inglese. l'uno
E

capisce
si

essi, G. Cesare Zavarelli, appaltatore generale de' dazi Mantova, van


di

col Duca: smaniava mettersi


di

tava crediti coperto, poco


al

vistosi
e
gli

de' quadri,
di

distruggere galleria pur rimpinguare


la

importava
i

propri forzieri.
non po
di

Pare che da' consueti mali


lo

Striggi, assalito gotta,

tutte contrattazioni svoltesi Mantova o ne fosse


le

tesse assistere
a
a

parte alla fissazione


in

da' suoi emuli tagliato fuori forse ciò nocque


e
;

definitiva del prezzo, che sarebbe d'alcun poco avvantaggiato per


si

(1) Docc. II. lett. 12 maggio 1628.


(2) Docc. kit. 24 luglio 1627.
II. II.

(3) Docc. kit. 30 amasio 1627.


LA VENDITA DELLA GALLERIA 73

l'abilità del gran cancelliere, com'egli almeno pretendeva nelle sue auto
apologie (1).
Certo è che il duca Vincenzo lI non aveva volontà propria, e

si lasciò rimorchiare da' funesti consiglieri: pago soltanto d'aver prov


veduto illusoriamente alla sua dignità col raccomandare due cose sopra
tutto — che il più geloso mistero circondasse la vendita, e che le pit
ture andassero davvero all'estero.... e tanto lontano da non aversene

mai più notizia in Italia.


Era così ignoto allora ogni sentimento di solidarietà nazionale nella
serva e divisa penisola, che l'unico rammarico, provato dalla corte di
Mantova per lo sfacelo della galleria, proveniva dall'ansiosa preoccupa
zione che il Nys avesse potuto giocare un brutto tiro a' Gonzaga : sotto

pretesto cioè di comperare pel Re d'Inghilterra, avesse destinato i quadri

vendutigli o al Duca di Parma o al Granduca di Toscana, o ad altro


principe italiano (2).

Questo pericolo fatto balenare a Vincenzo II


gli
incuteva un ter
rore, una rabbia indicibili: non v'ha descrizione più eloquente della
e

Duca, quanto 22-29 1627,


di

in
microcefalia esso lettere settembre
le

cui un fidato cortigiano narrava una sua visita alla Ser.m■ Altezza, sog

giornante nella paradisiaca villa Maderno Garda 0).


di

sul

Quell'onesto affezionato servitore, un tal Diego Crestino, ebbe


e

II,

parlar franco Vincenzo che rimase


di

allibito
al

coraggio sen
a
il

Nella
di

tirsi zimbello tutt' Italia vendita


la

per de' quadri. sua povera


cozzano idee confuse sul modo mal fatto:
di

domanda
al

testa riparare
sarebbe possibile un'operazione
di

se prestito per ricuperar pitture;


le
gli

chiede anzitutto se odiati Farnese siano


di

sottomano reali acqui


i

renti che Nys con sleale simulazione avrebbe servito.... poi ripiomba
il

nella sua nullità, nella sua decrepitezza precoce, soffermandosi parlare


a

cui infatuato. La vuole ad ogni costo


di

d'una nana, vedano servitori


è

procurargli quel balocco umano, viva forza


di

dovesse magari rapirla


si

!
II. II,

(1) Docc. lett. cit. sett. 1627.


8

(2) Docc. lett. 21, 22, 29 settembre.

(3) Sulla villa Maderno cfr. VOLTA, III, 220: Vincenzo —


la

fece nel 1603


di

per cercar
I

■a' atmosfera più confacente alla mal ferma salute — costruire dal Viani, spendendovi centomila
scudi d'oro giardini, caccie, ecc. Delle delizie Maderno ha
in

di

palazzo, stampa una pianta


si

del 1659, disegnata dal fiammingo Francesco Geffels, architetto del palazzo Sordi.
74 CAPITOLO TERZO

gli
Non occorreva dunque molto per tacitar scrupoli d'un Duca
siffatto: datagli l'assicurazione formale che sospetti concepiti sul Nys

i
erano infondati che quadri spediti già segretissimamente nel settembre

i
1627 Murano, alla villa del Nys ('), avrebbero veleggiato fra breve

a
Gran Brettagna, donde non sarebbero mai più per uscire; Vin
la
per

Si
cenzo subito l'animo sdraiò soddisfatto nelle

in
mise pace. più
II
sibaritiche Maderno

di

in
delizie accarezzando gioie parte riscattate

le
:
Verona; annusando odori squisiti mandatigli regalo, sopra mer

gli

in
a

cato, dal Nys (2) solo per un ultimo scrupolo artistico impose che

e
;
facessero almeno copie de' quadri più belli venduti. Partiti per
le
si

sempre dodici Cesari tizianeschi, doveva se non altro una esempla-


i

gli
zione purchessia sostituirli, per ingannare credenzoni indiscreti.

e
i
Ordinò che mandasse uno de' pittori corte Venezia

di
tal uopo
si
a

:
ma Nys rispose con grande gentilezza che v'erano de' buoni artisti
il
là,

anche sulla confezione delle copie avrebbe vigilato egli stesso 0).
e

L'astuto abbondava cortesie conforti alle


in

in
negoziatore saggi

:
ciancie del volgo esclamava doversi opporre indifferenza suprema;

il
vento avrebbe presto disperse. Meglio tornava conto (ei soggiungeva)
le

occuparsi del secondo contratto abbozzato, pel quale alla prima ven

dita sarebbero seguiti, sulla via marmi, cammei, ed


d'

Inghilterra,
e

e
altre pitture.... tra cui Trionfi del Mantegna, ostinatamente contesi sin
i

Si

allora dal duca Vincenzo. sa bene: Nys garantiva, con solenni


il

scongiuri, scrupoloso segreto generosità ne' prezzi (4).


e

Frattanto però Vincenzo venne morte (25 dicembre


II

1627)
a

con lui cessò anche l'ultimo ritegno nel disperdere quattro venti
a'
e

ricchezze della galleria. La scomparsa, senza eredi diretti, dell'ultimo


le

Duca della linea principale gonzaghesca addensò sul mantovano un tur


bine così furioso, che nuovo principe, Carlo Nevers, non ebbe
di
il

più libertà mezzi difesa. Se Vincenzo aveva


di

scelta nei propria


II
a

recalcitrato vendere Trionfi, pe' quali aveva fatto costrurre apposta


a

due sale superbe, che sarebbero rimaste spoglie del loro precipuo or-
II, II, II. II,

(1) Docc. leti. settembre 1627.


4

(2) Docc. lett. 20 settembre 1627.

(3) Docc. lett. ottobre 1627.


2

lett. 30 ottobre,
6,

(4) Docc. 20 novembre, dicembre 1627: nella qual ultima lettera e


4

accluso l'elenco de' marmi de' quadri contrattazione.


in
e
LA VENDITA DELLA GALLERIA 75

namento ('), Carlo di Nevers assillato dal bisogno di denaro per sal
vare la vacillante corona, non esitò un momento a sacrificare e il gran
dioso ciclo delle composizioni mantegnesche, e cammei, e marmi.... tra
cui i Cupidi dormenti di Prassitele e di Michelangelo! (2).

Il Nys non si lasciò naturalmente sfuggire l'occasione per quest'ul


tima colossale retata al miglior prezzo possibile, sfruttando le strettezze
finanziarie del neo-Duca e i cresciuti pericoli della situazione politica.
di gli

Quanto più vedeva agenti mantovani accostarglisi ossequiosi per

ri
pigliare trattative vendita, tanto più Nys mostrava freddo
le

si
il

e
concludere secondo negozio:
di

svogliato torceva naso su' cammei


il

il
non trovandoli abbastanza belli; furia stiracchiare

di
combinò l'ac
e
a

quisto per diecimilacinquecento sterline, promettendo bontà sua copie

le
de' trionfi, proprie spese, un regalo alla principessa Maria nuora
a

del Nevers, ed altre bazzecole (3).


Poi giubilante del colpo riuscito scriveva a Londra che — come
un paio del Sanzio del Correggio, nel
di

quadri primo acquisto, va


e

levano da soli quant'egli aveva tutto — così,


di

confronto

al
pagato
de' marmi, strappati per un Mantova,
di

duca
al

di
pezzo pane

le
raccolte nell'intera Inghilterra potevan riguardarsi
i

statue bagattelle (4).

M
Pure Nys non potè lungo gioire del suo trionfo: rampollarono
il

anzi per lui dalla seconda compera, che completò great mantuan
la
"

collection innumerevoli guai, fallimento discredito inseparabile


il
il

y,
e

dall'insolvenza.
Alle lettere che narrano l'odissea delle sue disgrazie v'è poco o
di

nulla da aggiungere (5) bastando solo chiarire che quel po' po' scia
:

causato dalla lentezza allora inevitabile nelle comunicazioni,


fu

gure
e

dall'inconsideratezza con cui Nys credè licenziarsi all'acquisto, senza


di
il

aver interpellato suo augusto committente. La prima compera era


il

stata cioè pienamente approvata da re Carlo col tramite del Lanier


I,

(ospite per molti mesi nella stessa casa del Nys), col plauso del-
e
II, II, II,

(1) Docc. lett. febbraio 1629 n. 231 dell'Inventario.


2

(2) Docc. lett. settembre 1626.


8

(3) Docc. lett. settembre 1628 cit. lett.


la

febbraio 1629.
9

2
e

(4) Lett. cit. febbraio 1629. -


2
II,

2,

(5) Docc. lett. febbraio 1629, memoriale re Carlo


9

I.
76 CAPITOLO TERZO

l'ambasciatore Wake: quindi a suo tempo il Nys ebbe regolare rim


borso de' fondi anticipati. Ma per la compera de' Trionfi mantegneschi
e de' marmi il mercante agì di suo capo, nella certezza di fare un bel

gli
colpo che avrebbe procurato mille doppi favore sovrano: senza

il
a
avere perciò nè l'autorizzazione preventiva del Re, neppure l'assistenza

e
personale del Lanier, che già con un paio de' quadri più delicati del
Correggio s'era, per via de' Grigioni, restituito Londra, dopo aver

la

a
ben disposto carico delle altre pitture imbarcate nave Mar

"
sulla

gherita 0). il
u

Nys temendo che per un malaugurato ritardo della corrispon


Il

denza con Londra potessero scappargli mano del Man-

di
capolavori

i
Mantova, cui dire stendevano avi
di

statue su già suo


le

tegna
e

a
Francia (2);

di
damente Granduca Toscana

di di

la
mani Regina
le

il

e
arditamente decisione concludere contratto,
la

sotto pro

la
prese

il
pria esclusiva responsabilità personale.
Fu rovina. Neanche Carlo riposava sur un letto
la

sua

I,
questa

gli
di

rose; l'assassinio del suo favorito Duca faceva già

di
Buckingam
sentire anzi acerbissime della corona regale; 10,500 sterline,
le

spine

e
non erano
di

con giunta delle


la

spese trasporto (3), esigua somma

neanche per lui. Quando Nys tirò su Londra le ordinarie tratte, con
il

certezza che sarebbero pagate, non contemplava


la

nemmen per sogno


gli

l'ipotesi che cambiali tornerebbero insoddisfatte Venezia. Per


le

a
tra Londra Venezia, Roth-
fu

anni circa Burlamacchi


vi

tra

(il
tre
il
e

Nys, questo palleggiamento


di

schild
di

que' tempi) cheques inesi


e
il


gli

gibili: Nys scongiurava che risparmiasse l'onta d'un falli


si
il

mento; vantavasi d'aver reso un grande, disinteressato servigio Re


al

ch' egli da abile mercante


d'
d'

Inghilterra, procacciandogli tesori arte


di

avrebbe potuto rivendere con ingente guadagno alla Regina Francia


o Richelieu W; Londra lasciavano sbraitare
lo
al

ma sua posta,
a

senza soccorrerlo, l'ineluttabile avvenne.


e
li,

(1) Duce. lett. 12 maggio 1628.


/;

febbraio 1629. Cfr. Appendice pratiche successive del Nys stessa,


le

(2) Lett. cit. per


2

II,

col card. Richelieu con Francia, v. lettere dell'amb. francese Venezia. (Docc.
di
la

Regina
a
e

giugno, ottobre 1629).


2

Nys indica 10,500 sterline, equivalenti 50 mila ducati.


in

(3) prezzo
a
Il II

il

NOÉL-SAINSBURY, p. 334, pubblica delle istruzioni del Nys un suo agente, inviata
a

(4)
a Londra per reclamare pagamento nelle quali detto that might have had from the Quee»-
'
è
il

I
LA VENDITA DELLA GALLERIA 77

Il Nys nel giugno 1631, oberato di debiti, invocò la moratoria


(com'oggi diremmo) : aprì a' creditori la sua casa perchè si pagassero
con quanto aveva di meglio (').
Fu allora, secondo almeno quant'egli afferma nella lettera del 13

giugno, che rovistando la sua abitazione si sarebbe avverata una delle


sorprese più strane.... e meno credibili. Dimenticate (?!) nella casa del
Nys sarebbero state allora scoperte delle pitture squisite di Tiziano,
Raffaello e i due Cupidi di Michelangelo e Prassitele, con altri marmi
di gran valore, ch'egli prometteva di mandare a S. M. Carlo I, alla
prima occasione propizia.
E mai verosimile una storiella siffatta? Nessuno può sensatamente

gli
Il Nys aveva tempestato con del Duca Man

di
supporlo. ufficiali
Cupidi, dimenticati delle spedizioni del 1628:
in
tova per avere una
i

s'era rifiutato persino ultimare pagamenti, cogliendo appunto pretesto


a

da quell' inesattezza nella consegna delle statue contrattate (2) non

e
;
gli

ammissibile che spedendo Londra oggetti della seconda com


è

pera dimenticasse addirittura


le

gemme.
Più alla verità più ragionevole ogni caso,
in

consentaneo

il
è
e

in

supporre che subodorando difficoltà opposizioni, cui avrebbe


le

le
e

urtato Londra, avesse voluto riserbarsi una scelta prelibata di capo


a

lavori, che l'avrebbero alla peggio aiutato recuperare buona parte del
a

danaro sborsato Duca Mantova.


di
al

Come finissero suoi guai non sappiamo una supplica sua dispe
i

rata del 1635 circa Carlo mostra sbalzato Londra


lo

re ce
a

a
I

male reclamante ancora invano


in

assai arnese, reintegrazione dei


la
e

suoi capitali con danni Per giovare


al

interessi. regio tesoro e.... se


a
e

stesso, suggeriva mezzi più idonei per far denaro: viceversa, sembra
i

che corte Mantova ancora qualche residuo credito


la

di

di

vantasse
a

sua volta col Nys, dacché nel 1639 officiava l'ambasciatore inglese a
Venezia (3) per ottenere un'indennità dal mercante fallito fuggiasco.
e

Mother 50,000 dollars, equal lo L. 15,000 for them, besides all the expenses, which Sig. Burla-
by

machi, now Amsterdam, was advised agent for Card. Richelieu ,. Ciò non col
in

Sig. Lopez,
lima però affatto con
le

lettere cit. dell'ambasciatore francese Venezia!


a
II, II,

(1) Docc. lett. 13 giugno 1631.


8,

(2) Docc. leti. 25, 26, 27 settembre, 14 ottobre, 15 novembre 1626, 28 febbraio,
10 marzo 1629.
II,

(3) Docc. lett. aprile 1639.


2
78 CAPITOLO TERZO

La vendita della gallerìa mantovana ebbe dunque esito disastroso


per tutti: pel mediatore, che trovò la débàcle finanziaria, dove aveva
sperato o lauto profitto o immenso favore regale; — per la corte de'
Gonzaga che col denaro racimolato in que' contratti pagò appena i de
biti più pressanti ('); — per Carlo I, a cui il mecenatismo artistico
attirò maggior odio dalla fierezza puritana de' sudditi.
Giovò almeno agli interessi dell'arte la vendita? Il quesito è de'

più curiosi a risolvere, ove si pensi che l'ultimo sfacelo della gallerìa
mantovana, avvenuto tra' rumori della guerra, a cuor leggero affrontata
da Carlo di Nevers (2), precedette di due anni appena il sacco di Man
tova. Si entra quindi nel campo sconfinato e mal certo delle congetture
a voler decidere che cosa sarebbe avvenuto se la galleria fosse caduta,
tuttora intatta, nelle mani de' vincitori ebbri di preda, di sterminio, di

sangue....
gli

Nessuno può dirlo: storici mantovani parvero affatto ignorare


vendita del 1627-28, quando asserirono, come fanno l'Amadei
la

il
e
gli

Volta (3), perdute tra orrori del '30 tante belle cose che già ave

vano preso volo per Inghilterra.


il

l'

narrare l'Amadei che

n
Comico ad es. l'udir l'Aldringen nello
è

staccar dalle pareti soffitti più rare pitture esistenti nella rinoma
le
e

tissima biblioteca ducale, asportò undeci ritratti de' romani imperatori


dipinti sulla tavola dal famoso Tiziano.... ma duodecimo non poten
il

dosi agevolmente cavar fuori dalla sua nicchia murata


fu

alquanto sfre
l'ho veduto fino miei tempi (4) conservavasi per
io

giato guasto,
e
a
e

rarità indi fatto accurata


fu

reliquia originale, ma appunto per sua


la

mente levar fuori dal conte D. Carlo Stampa, mentr'era amministra


tore Mantova austriaco Carlo VI
di

per l'imperadore seco portollo


e

partendo l'anno 737


in

(5).
1

u
II,

0) Docc. lett. 14 ottobre 1628.


Giulio Mazzarino, da Bologna gennaio 1630, che assai
di

(2) Importantissima una lettera


8

saviamente esortava neo-Duca a evitare consiglio del grande diplomatico.... allora


la

guerra
in
1
II
il
fu

erba non purtroppo ascoltato.


(3) VOLTA, Compendio. IV, 105; AMADEI, Cronica di M., ms. nell'Arch. Gonzaga, III, 271.
Mantova, mori
di

(4) L'Amadei vissuto alla corte dell'ultimo Duca 15 febbraio 1755.


fu il

passo che sussegue nel racconto dell' Amadei


"

(5) Interessante e
in

quest' occasione ma
il

libri tutti scelti, quali alla rinfusa cacciati


di

nomessa anco biblioteca ripiena molti sacchi ed


in
la

publico incanto piazza per due scudi sacco.


in

invogli furon venduti


al

In

questi libri eranvi due


il
LA VENDITA DELLA GALLERIA 79

I dodici Cesari erano precisamente compresi nella prima vendita


fatta al Nys : l'Aldringen e lo Stampa poteron dunque gloriarsi nel 1 630

e nel 1737 d'aver semplicemente dimostrato la propria ignoranza col


prendere per originali le copie eseguite a Venezia de' dipinti tizianeschi,
"
messe negli appartamenti ducali, nella galleria de' libri ,„ come dice
l'inventario del 1665, per gettar polvere negli occhi a' visitatori italiani
e stranieri.

In complesso, perciò, considerati i vandalismi perpetrati dall' Al-


dringen e sozi (') si potrebbe applaudire, ne' riguardi dell'arte, alla pre

volumi delle opere di S. Agostino, scritti di suo pugno sul papiro.... Portati a Milano dal compra
tore venderonsi diece milla reali ,. Cfr poi LANZON1,
Un famoso cimelio gonzaghesco, Bergamo, 1901,
per quanto riguarda il superbo onice del Museo di Brunswick, rubato nel sacco dalla grotta d' Isa
bella d' Este. Questa dovè essere allora leucramente distrutta dalla furia de' barbari imperversanti
nella collezione di cristalli, di medaglie, di gemme, ecc. Francesco Nerli scrìveva più tardi (Miinster,
24 agosto 1646) d'aver riferito alla Duchessa di Longavilla le sue impressioni di testimonio oculare
del sacco : ' passò ad interrogarmi de danni patiti nel sacho et discendendo a molti particolari, mas
sime delle richezze, come di tanti christalli che v' erano, pitture et gioie, sopra che havendo io
hauto pur tropo campo di discorere come testimonio di veduta potei, ecc. ,. La Duchessa chiese il
ritratto del Duca " per farsene far copia dal pittore medesimo di cui il s.r Duca suo si serve, che e
pittore del1i ambasciadorì olandesi che I' hanno condotto seco per volere li retratti di tutti li am
basciatori del Congresso... „.
In una lettera successiva (Parigi,
14 febbraio 1649) lo stesso Nerli narra d'esser stato egual
mente interrogato dalla Regina di Francia " de cristalli de quali gl'ho reso conto così de vasi princi
pali come delle rotture di essi dalla M. S. amirato et compatito : poi m' ha domandato di quel sacho,
dove era Madama S.m*, ecc. ,.
Si comprende come dopo tante manomissioni della Grotta non restasse di meglio che portar
via anche i superbi soffitti, la porta di G. Cristoforo Romano, ecc. e adattar tutto alla meglio nei
nuovi locali del Paradiso, ov'oggi s' ammiran quelle ultime reliquie dell' appartamento a pianterreno
d' Isabella I

(1) Il quadro di Lorenzo Costa, rappresentante il trionfo di Francesco Gonzaga, è conservato


nel castello del Principe Clary a Teplitz (VENTURI, Galleria Crespi, p. 72): e proviene certo
dall'eredità dell' Aldringen. Costui ebbe solenni rabbuffi dall' Imperatore per le sue crudelta ed estor
sioni : Eleonora Gonzaga premeva sul marito perchè fossero rintracciate e restituite " almeno le cose
più pretiose B: ma tutti i capitani imperiali interpellati rispondevano invariabilmente che non trova
vano niente I Così ci apprende una lettera del 21 nov. 1630, del Vescovo di Mantova, Vincenzo
Agnelli, mandato ad hoc in corte cesarea. Il suo carteggio è interessantissimo per la storia del sacco
e delle sue conseguenze. Tra le lettere da Vienna del 1631 ve n'ha una, pure, bellissima, di Gia
como Antonio Pico, che n a nome di Mantova , espose in una supplica commovente lo stato orrì
bile della città, già fiorente di 40 m. abitanti, ed ora ridotta a meno di 6 mila * et anco questi
nascosti chi qua, chi là (nè queste sono hiperboli) per non poter resistere alle gravi et impossibili
contributionil... ,. Di grande importanza storica è la lettera che l'imperatrice Eleonora scrìveva di
tutto suo pugno a conforto della nipote:

A Maria
Ill.m* et ecc.au S.1a nipote et figlia mia amat.nu. Oggi a otto ricevetti una di V. E. nella quale
si lamenta ch' io non li habia risposto ad alcune sue scrittemi doppo l'entrata de l'arme cesaree in
80 CAPITOLO TERZO

cedente vendita della gallerìa gonzaghesca, se questa anche in Inghilterra,


dopo la tragica fine di Carlo I, non avesse subito vicende poco più fauste
delle presumibili conseguenze del sacco del 1630.
E da premettere che secondo un antico catalogo delle collezioni
di Carlo I catalogo Bathoe, che or ora citeremo) molti quadri ar

(il

n
rivarono da Mantova assolutamente rovinati utterly ruined and spoiled M,

delle cornici, contenenti mercurio restauratori

"
causa quicksilver
a

„.

I
fecero resto....
il

più insigne de' capolavori mantovani — Trionfi di Cesare


Il

i
del Mantegna furono così guasti da uno scellerato ristauro del Laguerre,
che oggi Law Court costretto

di
nel suo catalogo Hampton

ri
il

a
conoscerli BL. ('). Cesari tizianeschi, venduti per
"

very dilapidated

I
trentamila lire all'ambasciatore spagnuolo, nell'asta pubblica della colle
zione Carlo Madrid, dove tutti non
di

in
emigraron perirono

si
I,

incendio dell'Alcazar che molte tele,

E
sa quale (2). probabile specie
lascive, molti marmi

di
distrutte da' puritani 1649:
le

fossero nel

e
quadri mantovani Carlo valse per operare de' cambi non se n'ha
si

e
I

più alcuna notizia, cominciando da' due Cupidi Pras-

di
Michelangelo

e
sitele, su' quali forse tuttora discutere con poco profitto,
si

seguita
a

traccia Italia,
in

vuol cercare

la
perchè ne senza tener
la

se presente
loro emigrazione
in

Inghilterra.

Mantova. Ora questo primo ponto, con assicurarla ch' non ho usato tale mal termine
io

rispondo
a

verso mia amatissima sig.ra figlia, che amore certo m' tale, benchè questi rumori
in
la

non
in
è

habia hauto fortuna poterglielo dimostrare come era mio desiderio, poichè nel principio
di

quando
tenevo buone occasione non mi volsero fidare nè credere mie lettere, ne ultimo poi non sa
si

l'

pevo come governarmi per non esser indovina scoprendo animi altrui. Dio sia lodato, perciò non
li

ho mai perduto nè perderò amore alla E. V. quale sa Dio quanto da me vieti compatita et
la
l'

quello ch' faccio per lei et travaglio sentito. Mi rallegro però che pacce sia conclusa se bene
io

la
il

questa nostra casa et di ciò ne rìngratiano come loro


di

con qualche puocho


di

perdita francesi
i

proiettori, che se alla prima facceva mio modo non saria stata
la

quarta parte, però meglio


si

è
a

pacce come spero che sarà da qui avanti. Non


di di

cedere qualche cosa et vivere tralascio far


in

il

possibile acciò resti contenta con restitutione almeno parte delle gioie et altre cosse levate cassa
in

come più intieramente intenderà da D. Diodato lui mi rimetto per non haver più tempo
si al

quale
a

scrivere, come ancora sopra senso che qua hauto per insolentie usate da soldati ne' mo
le
di

è
il

nasteri et dame che V. E. S.ia tardi et mi


di

mi scrive. Scusami grazia, nipote, l'ora perchè


è

cena. Dio guardi come prego, ch'


io

aspettano l'abraccio con tutto core.


la

lo
a

il

Di Ratisbona, 14 ottobre 1630. Di V. E. aff.n™ zia et madre che l'ama


di
li

Eleonora.
(1) LAW, The Royal Gallery of Hampton Court illustrated, London, 1898, p. 276.
(2) PHILLIPS, The 'Picture Gallery of Charles nel Portfolio del gennaio 1896, p. 99.
I
FASTI GONZAGHESCHI
del TINTORETTO.

GlANFRANCESCO GONZAGA, CREATO MARCHESE DALL'IMPERATORE SIGISMONDO

(1433).

Vittoria navale di Ludovico Gonzaga contro i veneziani


(1439).
FASTI GONZAGHESCHI
del TINTORETTO.

Federico Gonzaga libera Lugano


(1478).

Battaglia di Fornovo
(1495).
LA VENDITA DELLA GALLERIA 81

Resta appena una fioca speranza che talune opere siano come

seppellite ne' castelli signorili d' Inghilterra difficilmente accessibili : e la

supposizione può trovar conforto nel fatto che di tanto in tanto, quando
men lo si aspetta, fa capolino nelle esposizioni londinesi d'arte o....
nelle botteghe de' mercanti d'antichità qualche quadro d'indubbia orìgine
mantovana. Tale ad es. è il caso del ritratto tizianesco d'Isabella d'Este,
ora appartenente alla collezione Goldschmidt: ricomparso, per curiosa
coincidenza, in Inghilterra poco dopo che era venuto alla luce il ritratto
di Federico Gonzaga, giovinetto, dipinto dal Francia (').
Ingenti ad ogni modo sono le perdite : a riscontro delle quali può
"
solo computarsi il bel numero di tele della great mantuan collection u

che rimangono tuttora ad Hampton Court, elencate già nel catalogo di


Bathoe (2) ed ora ne' lavori del Law e del Phillips. Del solo Giulio
Romano e del Fetti se ne conservano una ventina....
Altre tele, disseminate a' quattro venti, splendono nella loro im
mortale bellezza o alla National Gallefy di Londra, o al Louvre di
Parigi, o all'Eremitaggio di Pietroburgo, o al Prado di Madrid, o ai
Musei Imperiali di Vienna 0).... e ben ci spiegano quanto dovessero i
mantovani, dopo il 1630, rimpiangerne la perdita, nell'erronea credenza
che tutte fossero state rapite o distrutte da' saccheggiatori alemanni.
Molti servitori fedeli di casa Gonzaga tentarono anzi, ne' primi
anni successivi a tanta catastrofe, di seguir l'orme de' ladri, e di riscat-

( 1) Cf r . lo studio su' ritratti d' Isabella d' Erte.


(2) Catalogue of King Charles the first'* Collection edited by George Vertute and publishcd
in London by W. Bathoe, 1757. Mi professo gratissimo alla cortesia squisita del conte Franco
Venier, che spese parte del suo soggiorno a Londra per trascrìvermi dal Catalogo (librariamente ir
gli

reperìbile) del Bathoe tutte le indicazioni relative a quadri mantovani. (Cfr. estratti che ne do
n. Ili de' Documenti).
di

Bathoe tratto da un ras.


di

catalogo Van der Doort (conservatore


al

Il

esistente nella Bodleiana d'Oxford


di

delle collezioni Carlo sulla sua importanza danno preziosi


I)

ragguagli l'opuscolo (del Roussel) La Petite Sainte-Famille de Raphael, Parigi, 1892; Phil
e
il

lips, p. 51.
(3) Rinunziando fare dell' erudizione a buon mercato, mi son dispensato nell' inventario
di
a

accennare quali siano quadri più celebri della collezione mantovana, conservati tuttora, che Law
di il
i

o nelle opere loro designano. La Deposizione Tiziano, An


di

Phillips
la

Madonna con l'angelo


il

drea del Sarto, morte della Vergine Michelangelo da Caravaggio,


di
la

Cristo morto del Man-


il

fatiche Ercole del Reni, Mercurio che insegna a Cupido del Correggio ed
d'
le

tegna (in iscorcio),


altre tele famose siffatte son note ogni persona mezzanamente colta, che ha viste almen ripro
le
a

dotte. Ho invece abbondato nella documentazione, intercalando all' inventario tutti que' dati impor
tanti che posson desumere da fonti archivistiche su' vari acquisti quadri, o su' rapporti tra
di
si

pittori Gonzaga.
e
i
82 CAPITOLO TERZO

tare qualche reliquia venduta a viI prezzo da' devastatori ; ma, com'era

naturale, i risultati furono assai sconfortanti, e ne' carteggi d'archivio in


contriamo appena cinque o sei lettere, annunziano' qualche felice ricu
pero, od esprimenti la speranza di ottenerne di maggiori.
L'abate don Paolo Maghenzani avvisava ad es. da Monticelli,
"

gli
17 ottobre 1 63 1 : Nel pasagio che hanno fatto Allemani per Cre
mona hanno lasciato presi nella galaria V. A. Mi

S.
di
mappamondi

li
sono capitati nelle mani et conosciuti che erano della Ser.™ Casa....
subito presi et gli ho mandati V. A. S....
li

a
u.

Da Como un Gio. Antonio Lucino annunziava 18 nov. 1631

il
Carlo Nevers
di
a

Ser.mo Signore,

di
Nel ritorno dell'esercito ali emano di Mantova un ufEtiale quella natione ha
certa persona da me conosciuta alquanto discosta qua un quadro

di
venduto et
a

con sopra un Christo croce et doi Angioli con calici


in

puris

di
lato, tutto

li

il
a
simo oro, et detto Christo et Angioli dicesi essere assai coperti o intreciati o come
diamanti qualche decine migliaia de scudi:
di

di

di
conci valore
di

siano finissimi
et perchè s'intende essere delli predati nel Ducal Palazzo V. A. S. Mantova,

di

in
forsi anche delli nobili addobamenti de Ser.™ Duchi suoi antecessori, però a me
parso particolar debito dame parte V. A. che quando pensa sia cosa sua
il
io è

A.
gli

haverlo,

fu
S.

verò da et darò tema per massime che comprato per


il

V. A.

af
vil prezzo che proprio Gradisca intanto

S.
tanto meraviglia. buon

il
è

fetto, ecc.

Un Marco Dardani da Brescia assicurava (lett. settembre


4

1634)
trovarsi colà mobili, arazzi, scrittoi, baldacchino, ecc. che parevan levati
"

furtivamente dal convogio dell' Aldringher verso Trento u.

ladro era stato, quanto vede, un po' saccheggiato sua volta.


si
Il

a
a

Da Bergamo nel 1635 Ottavio Brembato riferiva 14 marzo:


il

Milano Cav. Tasso mio cugino l'acclusa lettera


S.
"

stato scritto da
al
È

V. A. materia de dieci quadri che s'attro-


in

che invio Ser.™ (manca)


a

Francesco quella città. Questi sono


S.
di

di

di

vano nel convento quelli


V. A. Mantova et dicono esser
di

nel sacco
di

furono levati dalla galleria


de più belli. Ho stimato mio debito darne subito aviso all' A. V. acciò

possa farli ricuperare col scrivere a11'Em.mo Card, governatore.... u.

Ma non che cosa dieci quadri


ef

sa fossero ne se venissero
si

fettivamente ricuperati. Infine nel 1640 saltò fuori Roma un ritratto


a

del Pourbus, che dicevasi proveniente dalla galleria saccheggiata dieci


LA VENDITA DELLA GALLERIA 83

anni innanzi (lett. da Roma, 12 maggio, di G. B. Tarabuzzi alla prin


cipessa reggente Maria, figlia di Margherita di Savoia) :
i .... Il S.r Ga
sparo Morroni rappresenta a V. A. sicome le pitture e ritratti lasciati
da suo zio a S. Carlo del Corso hoggi stanno per vendersi in adem
pimento de legati, onde essendo fra quelli un ritratto in piedi della
Ser.""1 Infante madre di V. A. di mano di Gio. (sic) Purbes tanto
bello che più non si può dire, già nel sacco furato a cotesta Galleria
e portato qua; e parendogli che stasse molto bene alle mani de V. A.
glielo fa sapere acciò volendolo comprare glie ne faccia far motto, che
il S.r Vincenzo Roseo poi come ufficiale in d.u chiesa di S. Carlo le
ne farebbe fare ogni possibile diligenza per il buon mercato. Veramente
il S.r Gasparo dice che il ritratto valerebbe da 200 di questi scudi,
ma credo le possa essere dato per 50 u....

Se queste velleità di ricupero a poco o nulla approdarono in fondo,


più fruttuosi furono i tentativi de' nuovi Duchi, della linea di Nevers, di ri
stabilire via via il lusso grandioso della corte, anche ne' riflessi dell'arte : e

con nuovi acquisti medicar le ferite insanabili delle vendite e del sacco.
Carlo I cercò di avere alla sua corte Guido Reni ('): ma l'ar
tista non voleva staccarsi da Bologna, e il Duca indi a poco morì, af
franto dalle ambasce dell'infelice suo regno.
Più intenso divenne il movimento artistico a Mantova, passata la
metà del Seicento. Molte commissioni ebbero da Carlo II il Guercino
e il Sustermann (2): presero stabile soggiorno alla sua corte il fiammingo
Daniele Vandyck, confuso dal D'Arco col celebre Antonio 0), e il

' Ho parlato col S.r Guido Reni, acciò


(1) Enea Magnanini da Bologna 31 agosto 1636;
voglia servire V. A. S.ma di farli una pala d'altare, quale mi ha promesso servirla con ogni esqui
sitezza et solecitudine.E però necessario che V. A. li facci mandare le misure.... quanto al venir
sin a Mantova s'è scusato sopra le molte occupationi ,. — Molti anni dopo, pure da Bologna un
Bartolommeo Bonaccorsi scriveva al Duca di Mantova (3 die. 1648): " II sig. Aiutante Masini ser
vitore dell'A. S. ha veduto due quadri di pitture, uno d'Anibale C'arrazzi, e l'altro di Guido Reni :
sono confidati a me per giorni 15 in tutto, essendo 1'uno e l'altro in vendita ; il picciolo di dette
pitture è un S. Sebastiano del Reni con tre figurine picciole che apena si vedono, intendo essere
delle migliori, assolutamente, pitture che babbi fatto il Reni.... Vogliono per prezzo.... doble d' oro
30 per pezzo.... ,.

(2) Pel Guercino, cfr. n. 236 dell' Inventario. Pel Sustermann, cfr. BERTOLOTTI, Artiati, p. 67.
(3) Non v'ha dubbio per me che molte opere del Vendico, elencate nell'Inventario del 1665,
e dal D'Arco ascritte nell' indice ad Antonio, siano di Daniele ; che era buon pittore di fiori, di
ammali. Di lui si conservano molte lettere nell'Arch. Gonzaga, allusive appunto a' lavori che veniva
compiendo per Carlo II.
84 CAPITOLO TERZO

genovese G. Benedetto Castiglione. Entrambi furono adoperati nel pro


curare anche acquisti di quadri: e il Castiglione, fiancheggiato dal fra
tello Salvatore, macchinò addirittura di spogliare la superba sua patria
a profitto di Mantova. La galleria di casa Imperiale fu salvata a stento
da un divieto del governo genovese, che impose di rispettare i vincoli
fidecomessari (').
Per opera de' Castiglione e di D. Vandyck, statue e quadri di
Raffaello, di Paolo Veronese, del Caravaggio furono comperati a Ve
nezia, Milano, riportando a Mantova un lembo del pristino splendore.
L' inventario della galleria, compilato nel 1 665, ci attesta, soprattutto
nella Favorita, la esistenza d'una sequela d' opere d'arte invidiabili : le

quali, con l'andar del tempo, avrebbero realmente potuto, come enfa
ticamente promettevano i Castiglione, ricostituire nella reggia mantovana
uno de' centri più luminosi d' Italia. ,
Ma era purtroppo l'ingannevole guizzo della lampada che si spe

gne : Ferdinando Carlo, ultimo duca, provocò con bestiale incoscienza (2)

la procella che doveva sommergerlo, condurlo alla fuga, alla morte scon
gli

solata in esilio. L'uragano rombava già sul capo: corte

la
sua

si
e
trastulli balli, commedie....
in

di

di

di

baloccava cene,

Ferdinando rifugiandosi nel Veneto trasse seco meglio della sua


il
di

680 altri
B

buona mano buoni pittori


di

galleria 242 quadri


e

;
:

u
non tanto buoni come sodetti locuzione ado
la

per usare
"

quadri
li

u,

tutti mobili S. A.

S.
di

perata nell'officiale elenco della corte


di
"

comando mandati Venezia l'anno


di

di

Mantova che suo sono


si

707 (3).
1

(1) Appendice L; cfr. leti. marzo 1664.


2

(2) L'Amadei, Cronica, IV, 500, racconta come spettatore immediato mi rammento ancora
'
:

me medesimo cui proruppe Duca allorquando


di

in

con ribrezzo collera


di

di

quell'enfatico trasporto
di il

trovandosi camera del march. Ascanio Andreasi mio padrone mi comandò


in

dovergli leggere
e

tradurre nostra lingua (il trattato che sua avversa fortuna


in

lo

bestemmiò
la

spossessava):... chi
e

avevalo consigliato partito delle due Corone: ma non era più tempo
di

prender querelarsene.
a

il

quel momento inviato Francia, sig. per calmarlo nelle sue smanie,
in in

di

di

Sovraggiunse Cergy,
l'

assicurandolo nome del suo Re che avrebbelo assistito con una grossissima pensione, valevole
al

decoroso mantenimento lui tutta sua corte poi disse che nella pace generale
di

di

la

avrebbe
lo
e

e
;

fatto mettere tutti stati.... con totale risarcimento de' danni patiti1
in

di

possesso
i

(3) Codice D'Arco, n. 102, dell' Arch. Gonzaga. dati questo elenco anonimo, ma desunto
di
I

senza dubbio dall' Inventario generale della corte, coincidono con una nota officiale delle robbe
"

dell'ex-Duca che trovasi nella serie H, VII,


di

Mantova Appendice L).


I.

(Cfr.
LA VENDITA DELLA GALLERIA 85

Oltre quel migliaio quasi di quadri asportati dall'esule Duca, pa


recchie tele rimasero affidate in Mantova a congiunti o cortigiani del

(ci
Principe: per es. dice medesimo elenco) S.r Marchese Claudio

al
"
il
20 giugno 1707

gli
sono dati

in
Gonzaga li se deposito.... tre quadri
grandi, uno solevatione

di
Mantova contro

la
rappresenta Passarino
Bonacolsi, opera del Mantegna molto logorata dal tempo. Li altri due (')
rappresentano altre istorie, assai logori, fatti da un veronese con ma

le
S.
niere del Mantegna. Stimati dal Calabro tutti tre doppie due
cento (2).
u

celebre
al

ascritto

la
quadro Mantegna (3) tela, posseduta
Il

è
cui Morone ha con tanta vigoria rappre
in

ora dalla galleria Crespi


il
:

guerra civile del 1328 che sull'ecatombe de'


di

sentato quell'episodio
debellati rivali fondò l'incontrastato dominio de' Gonzaga per 380 anni.
Al fiacco ed imbelle Ferdinando Carlo, che non aveva saputo cader
da sovrano con l'armi pugno, doveva riuscir incresciosa
in

vista d'un

la
quadro, cui eran legati così forti gloriosi ricordi della sua casa.
e
a

Meglio perciò relegar tra' ciarpami quella pittura di malaugurio, dagli


auspici sinistri: che non seco condurla sulla via d'un esilio senza spe
ranza. Quali conforti invero sorridere Duca, ricco
al

di
potevano figli
naturali ma destituito legittimi eredi costretto quindi sentir spento,
di

a
:

con l'avita energia, anche l'avvenire della sua razza?


in

se,

La morte Ferdinando Carlo Padova


di in

benigna tolse presto


("}"

luglio 708) alle acerbe amarezze, alle inani illusioni principe


5

spodestato. La sua eredità sempre vistosa (aveva seco, secondo l'Amadei,


500 cavalli dall'Au
fu

non meno da molteplici


di

contesa aspiranti
!)

che l'aveva spogliato, dalla sterile vedova, dalle sorelle sposate


in

stria

Francia, Germania, da figli naturali (comprese tre


in

di

una serqua
da una folla insomma
di

monache), accapigliantisi eredi.

Di simile grandezza ,, aggiunge questo punto nota officiale delle robbe ,, cit. qui sopra.
*
la
'

(1)
a

(2) Cfr. D'ARCO, Aiti


lI,

artefici, 186, ov'è pubblicata perizia, fatta da' pittori Canti


la
e

Calabro, della galleria Ferdinando Carlo. vale


di

L'atto non datato quindi del 706 circa


1
e

e
è

a stabilire quali fossero quadri migliori asportati dall' ultimo duca Gonzaga.
i

(3) V'era allora una grande facilita p. es. nella nota


di

attribuire
al

Mantegna opere dubbie


e
;

officiale delle robbe in


"

Ferdinando Carlo troviamo questa annotazione finale assai discutibile:


di

'

principali camere ed anticamere


le

tutte corte rimasero quadri che formano fregio alle stesse,


di

li

dodeci de quali mano del Mantegna (?), compagni, con cornice stretta adorata furono levati dalla
di

camera principale castello et hora servono per soprausci negli appartamenti ducali ,.
di
86 CAPITOLO TERZO

La lite svoltasi davanti alla Quarantia Criminale di Venezia fu


presto risolta a favore del Duca di Lorena, nato dalla figliuola dell'im
"

gli
di tutti

ef
peratrice Eleonora Gonzaga, dichiarato erede necessario
fetti esistenti Venezia (').

in
Padova

u
Così un fato malefico perseguiva Gonzaga, condannando emi

a
i
grare oltremonti anche ultime reliquie della loro infranta grandezza,

le
del loro improvvido fasto.

(1) L'Amadei annovera (IV, 514) oltre

*
ricche suppellettili un peculio che fu detto am

le
montare 22 m. doppie. D'ogni cosa Senato fece fare solenne inventario ,. Per
di

più quale
a

il

il
cfr. Appendice cit.
L
DOCUMENTI
I.

L'inventario de9 quadri nel 1627

Il duca Ferdinando lasciò il patrimonio in tali disastrose condizioni che


il successore Vincenzo II deliberò (mandato del 15 novembre 1626) di ac
cettare n Theredità del S.mo fratello che sia in cielo con il beneficio di legge
et inventario n. A compilar questo, n con tutta la diligenza et integrità che
si conviene n deputò i più alti funzionari di corte, co' relativi n notari e sti
matori n. L'inventario incominciato subito nel dicembre 1626 richiese molti
mesi di assiduo lavoro : occupa dodici fitti fascicoli ; il 3.° e il 4.° dedicati
alla galleria de' quadri vengono qui testualmente riprodotti (con la sola ag
giunta dei numeri progressivi, per opportunità di ricerca).

Die Martis 12 Januarij 1627.

Nel logion serato che guarda nel giardino altre volte de bussi.

1. Undeci quadri dipinti con 1' aritrati dell' Imperatori antichi fatti di mano di Ti
tano incornisati con cornici guarnite d'oro, stimati scuti, da L. 6 l'uno, mille
e cento, L. 6600.
L'ambasciatoremantovanoB. Agnello scrivevada Venezia 10 agosto1538 al duca Federico: Ho parlato
"
con m. Titiano de li quadridelti Imperatori,qual m'ha rispostofinhoraesserstatooccupatoin far un quadronella
saladel granConsiglio{battagliadi Cadore), ma ch'orache l'ha finitoattenderàall'Imperatori et che senzaalcun
fallo veniràcon essia trovarV. Ex. a meggioil meseproximo". Gli Undici Cesarifuronoriccamente pagatidal
duca Federico,tantochePompeoPedemonterintuzzando le pretesesmodatedi altriartistiosservavail 7 luglio 1587
"
non doversicostoroparagonaicol Vecellio. Intesi una voltache gli Imperatorifatti da Ticiano l'eccellenzadel
S.r Duca Federico... gli detteuna gran summadi denari. Ma V. S. mi dira fora: egli pagòla reputatone,ma
foraiche no, per ciò che per la eccellentiae dottrinasua fu l'inventoreessoTiciano dalle testein fuoriperchèle
tolsedalle medaglie, benchèancoraIi ci vuole buona intelligentia.Pagò ancheper quanto intesia Antonio da
"
Correggiocerti puochiquadricol maritarglidue figliole,ecc. Nei mandatide'Gonzagasi trovache anchemal-
"
t'armi dopo la mortedi Federico, veniva pagatoun assegnoannuo di 25 ducati et hoc pro pensionequam
" "
D. PomponiusfiliusD. Ticiani Vecellii tenetursolvere (pel suo beneficio di Medole): quod beneficiumlll.mus
quondamDux... promisitdicto D. Ticiano in retributionem quarundarum
"
tabularumin quibuspinxeratimmagines
degli Imperatori.Notissimele copiede' Dodici Cesarifatteda B. Campì(Phillips, p. 99). MassimilianoII mandò
" "
nel 1572 egualmente a copiarliil suopittoreGiovanni de Monte (lett. 26 nov,,pubbl.dal Davari nei Jahrbuch
dei Musei viennesidel 1895). A sua voltail duca Guglielmo nel 1574, incaricò Fermo Ghisoni di esemplare
quei dipinti tizianeschi,per farne donoa un potenteministrospagnolo,com'èdettoin quest'ordine di pagamento
"
del 29 marzo: Magn.co D. Thesoreredella cameraducale,pagatea me Fermopittorescudi dogentoe ottanta
d'oro in oro per il pretiodi duodici ritratti dei duodici Imperatoriet quattroaltri ritratti dell'istoriadi Psiche,
fata"a olio, per lui vendutia S. E. Ill.ma, li quali quellaha mandatoa donar,in Spagnaal signorAntonio Perez,
segretario della C.a maesta ". In un testamento di Camillo Capilupi del 1603è rammentata fra altreopered'arte
"
la seriedei Xll Cesari,cavatida quelli che S. A. tiene in Castello de mano de Titiano et per le manidi
m. Theodoro(Ghisi) ''.
Cfr. n. 88 degliestrattidal catalogoBathoe(Doc. IH).
90 DOCUMENTI

2. Un altro quadro simile con figura d'un Imperatore di mano di Giulio Romano,
incornisato come li sopradeti, stimato scuti cento, L. 600.
Pei le opere<£Giulio Romanoeh. i no. 27-31. 38. 40, 43. 48. 56, 57, 76 del cat Bathoe.

3. Un quadro con sopra dipinto Venere et Cupido che dorme et un Satiro con
un ornamento frigiato d'oro stimato scuti 150, L. 900.
Cfr. n. 36 cat. Bathoe: e i nn. 17, 18. 37, 81 per altreoperedel Correggiovendutea Carlo I.

4. Un quadro con una Madonna con un puttino in braccio, un Angelo, con San
Giovanni, dipinto di mano di Andrea del Sarto, stimato scuti 150, L. 900.
Cfr. per Andrea i nn. 33, 41 del cat. Bathoe.

5. Un quadro con una Madonna et un puttino in braccio, un padre di famiglia


ritrato con l'effige de suoi figlioli, di mano di Titiano, stimato scuti 60, L. 360.
6. Un quadro con sopra un S. Geronimo che a sedere sta contemplando, con la
cornice, di mano di Giulio Romano, stimato scuti 100, I_. 600.
7. Un quadro con sopra dipinto una Lucretia romana di mano di Titiano, con
cornice di violino, stimato scuti 60, L. 360
Pairebbe il n. 1 del catalogoBathoe.Cfr. per altreoperedel Vecellio i nn. 23-26. 39, 87, 91, 92.

8. Un quadro con sopra una Madona, S. Elisabetta, S. Giovanni et N. S. con ornamento


freggiato d'oro, di mano di Rafaele d'Urbino, stimato scuti 200, L. 1200.
Come si può vederedallelett.del Nvì, 27 marzo,3 aprile1627, le Madonnedi Raffaellovendutefurondue:
" " " "
una grande e una piccola — la Madonna de' Canossao della Perla e la Petite Satntefamillc del
Routtel. Senzaaddentrarcinellecompii .te questionisollevatedal Roussel,eccoi documentirelativi all' acquisto
della Madonnade' Canossa,oggi a Madrid, ma assaideprezzata(PHILLIPS, p. 78 ; cfr. n. 35 cat. Bathoe):
// Duca Vincenzo a Mario Bevilacqua, 28 marzo 1592:
Se V. S. si contenterà di farmisaperela qualità delle coseche si trovanonello studio del S.r Conte Giro
lamoCanossabaveropensierodi attendercivolendoi partitiche me si offeriranno.Pregolainoltread informarsidi
certepitturedi Raffaello,Titiano et altri che intendoesserein manocosti degli heredid' un certomons.Zancho
et avisarmeneche mi farà cosa gratissima.

// Duca Vincenzo al s.or Conte Qaleazio Canossa,


Mantova,li 5 di feb-lfcW.
Mi è statodi grancontentola .isolutionefattada V. S. di darmiil quadrodella Madonna (I) et lo studio
quali veramente moltodesideravo,onde ne la ringratioquantodebbo,et perchemai sonoper lasciarmivincerein
cortesiasi per questosi anco per la grata memoriaqual tengodella servitùdi V. S. et del devotoaffettomostrato
di lungamanodalla casadi Lei a me et alla casa mia, le dico che anchele faccio liberodono d*uno feudo in
Monferratocon titolodi Marchesato,restandoche se venghia suo piacerealla caubonedella scrittura,et intanto
vogliochequestamia servaperautenticoprivilegioet per investitura formaleda essereda mespeditiad ogni richiesta
di V. S. in buonaformaet intantome le raccomando.
(Minuta).
— Al medesimo,dello stessogiorno;

Mando il Morino eshibitoredi questaa levaril quadrodella Madonnaet il studio.Sarà V. S. contentadi


consegnarglieli,
dovendoegli havercura di accomodarbeneogni cosaet di condurliqua, con averea notaresul
inventariotuttoche li saràconsegnato a quantodico a V. S. in l'altramia. Qui finisco
et per il restorimettendomi
raccomandandomele.

// Conle Canosznal Duca Vincenzo;


S.mo mio S.re et Pad.ne Col.mo,
Siccomeio saròsempreprontodi spenderla vitail sangueet la roba in serviciodi V. A. S. et perellecione
et per voluntàet ora per obligo comesuditoet vassallo,cosi puòesserpiò che sicurach' io ho sentitosommocon
tentoin haversuperatotuttele difficultàche vertiviuionel negociodel quadro da l'A. Sua desiderato, et hors
per il Morino gl'invio insiemeeoa la statuadi bronzo. Piacia a Dio ch'io possi incontrareoccasioneonde possi
ancoin effettomostrarlequantoio le viva ser.reoblig.mo,et percheio non mi conoscomeritartantodalla gratia
et benignitàdell'A. S. S. in navermivolutograciaredi cosihonorataricompensa,
facendomi liberodonodi un feudo

(1) Si vedala riproduzionedatanedal MUNTZ. Raphael, Parigi, 1886. p. 530.


l'inventario de quadri nel 1627 91

nel suoflato di Monferratocum tittulodi Marchese,attribuiròil tuttoalla Magnanamitàet liberalitadi un tanto


pcencipeversoun suo ob.moet devot.mos.re.... Io sarò a Mantoa per la fine di questo per riceverl'investitura
comel'A. S. S.ma m' invita; intantoanderòmandandole il ressiduodel studio,comenelTinventario....
Di Verona 8 febb.° 1604. GALEAZZO CANOSSA.
// Canossoal Duca.
Per il Morino invio a V. A. S. buonapartedelle robbedel studio, et in particolarele pitture, nelle quali
piacciaa Dio vi sia cosa di suo gusto.Porta anco le medaglie,delle quali se bene V. A. S. non ne a gusto,
tuttaviasia più che sicurache è tutta robba fiorita,et forsecon tempogli potrianoessercare. Il residuodel studio
saràin prontoad ogni voleredell'A. S....
Verona 16 feb.o 1604. GALEAZZO CANOSSA.
// Canossaal segretarioducale, 16 febbr.
Il Ser.moS.r Duca a giornipassatimi ricercòvolerlocompiacere di certa Madonna anticadi casanostra
della qualepiù volte ne abbiamorifiutatomigliaiade scudi.... Et se beneera fidecommissa....ho fattosi con
"
miei fratelliche glie l' ò mandataa donare". Dà ora il studio d'antichitàet pitturee marmidella f. m. del
S.r mio padrequale è stimatosei in 7 m. scudi ". Spera d'avereper feudoun
"
loco di qualchesuo gusto".
Il decretocon cui Vincenzo concedevaa GaleazzoCanossail feudodi Caglianonel Monferrato,col titolodi
Marchese,ha la data " Mantuae,pridie nonasmarni 1604 ". L'originale è possedutotuttoradalla famigliaCa
nossa: mentrenon lo si trovatrascrittotra' decretidell'Arch. Gonzaga.

Qualche annoinnanziavrebbeil duca Vincenzo volutoacquistareanchela Madonna,attribuitaa Raffaello.


dell'Accademiadi S. Luca: ma le pratichecondottedall'agente Lelio Arrigoni Ce cui lettereriproduciamo) an
daronoa vuoto.
'Roma, 24 marzo 1601. "
Gionto che fui in Roma mandaisubitoa dimandarm. Pietro Facchettiet gli
significaiil desideriodi S. A. circa al far acquistodi pittuiesingolariet di quadridi perfettamanoet massime
d nnominiantichi,et il pregaicaldamente per servigiodell'A. S. a volerbaverequestonegozioa petto.Mi disse
egli che non navrebbemancato,si come non ha fattonavendovedute alcunecosedel S.r CardinaleSfondrato,
dellequali non è restatoa pienosodisfatto,non estimandoleegli di quella eccellenzache vengonoreputateda
ma, soggiongendomi
S. S. 11I. in questopropositoche non bisognanaverfrettama star su l' aviso,et non lasciarsi
intendereche si vaddanocercandopittureper servinodi S. A. perchele gentiterrebbero alto il mercato....".
"
7 aprile. M. Pietro Facchettiha due quadriin postaper servitiodi S. A., l'uno de quali è di mano di
Raffaeled' Urbino, donatoda lui alla Congregazione de' pittori,che è la più bella cosache sia in Roma et in
conseguenza in tutta Europain questogenere.Et che ciò sia veron'addimandanoIO m. scudiet V. S. non stij
a riderepercherealmente la cosasta cosi. Del quale essom. Pietro ne ha offertoloro mille, essendola cosain se
stessaprecio» in manierache avanzaogni credenza,et che nelle mani di S. A. valefebbeogni tesoro.Il dissegno
di essosarà annessoa questamia, che cosi m' è statopromesso da m. Pietro, et è un ritratto che fa San Luca
della Vergine gloriosissima. L'altro quadroè d' incertoautorema di buona manoet non indegnodella galena di
S. A. et la pittura è una Madalenaportatain cielo dagli Angeli che fannoun bel groppodi figure: et questo
senzafallo havereiio comperatoper l'A. S. quandonon fossestatoin asseet difficileda transportarsi ma in tela,
poichèla spesadi essosaràintornoalfa'40 scudidi Roma. Se l'A. S. continueràin questoardentedesideriodi
volerepittureinquisiteet di raraeccellenzasaràella necessitata a fardue cose: l' una di fidarsidel giuditioet della
fedeltàdel Facchettiet l'altra di rimetterein manode qualchemercanteuna sommaragguardevole ".
"
28 aprile. Ho compratoil quadrod' incertoAutore che miè costatoquatordicidobleet speroche l'A. S.
ne debbarestarsodisfattissimo poi che vienegiudicatoda personeintelligentissime per buonoe meritevoledi stare
in qualsivoglialuogo. Di quell'altroquadrodi Rafaelenon so ciò che si faremosi perchela Compagniade Pittori
sta moltosu le alte, nè si lasciaa pienointenderedi volerlovendere,oltre che comedono fatto a quellaChiesa
da Rafaelenon so se si fosseper ottenerelicenzadi levarlodi là per mandarloa Mantova, si anco perchenab
biamoritrovatoche il quadroha patitomoltoper certahumiditàcagionatada un muronuovo pressoal qualesta
posto,che ha fattocurvarl'assisoprale quali sta la pitturaconnon pocaoffesadellavista. Quanto poi al restante
la pitturaè stupendissima nè vi si può opponerecosaalcuna,che cosi affermanoquestivalent'huominidell' arte;
ma'l trattaredi spenderein essamille et più scudiè anco un granpasso,nè io ardireid'entrarein questaspesa,
se non con un espressacommissione dell'A. S. alla quale si compiaceràdi significarquantole scrivoin questo
particolare".
"
5 maggio. Scrissiper l'ordinario passatoa V. S. ch' io havevacomperatoper quatordicidoble il quadro
d' incertoAutore che da alcuni vienegiudicatoper operadi Pirin del Vago, et di più le significaiil difettoche
havevatrovatonel quadrodi Rafaele(I) et la difficoltàche havrebbepotutooccorrereper l'estranonedi essonon

"
(I) La rispostadel Duca è tra le minutecon la data del 18 maggio. Quando il difett