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La personalità anziana nella prospettiva della fede

Scriveva Kurt Willj Bacher: "Nelle vecchie querce c'è tanta potenza e nelle vecchie
strade tanto fascino e colore. Perchè allora a me, come a tutte queste cose, non
deve essere permesso d'invecchiare con amore?".
Ecco affacciarsi il possibile obiettivo sul quale riflettere: "invecchiare con amore". Sia
per chi già sta vivendo questa esperienza; sia per chi si sta avviando a raggiungerla
e desidera affrontarla con serenità e creatività, ricordando il classico adagio: "ogni
stagione ha i suoi frutti".
"Invecchiare con amore". Per poter amare è indispensabile conoscere, saper vedere
tutti gli aspetti, quelli positivi e quelli negativi, o che almeno sembrano tali. Cono-
scere l'esperienza dell'invecchiamento, le strutture portanti della personalità
anziana: è il primo obiettivo di queste riflessioni.
Sembra utile precisare che i diversi dati emergenti dalla ricerca saranno raccolti at-
torno ad alcune coordinate di tipo esperienziale-psicologico, che sono apparse utili
sia perchè permettono di raggiungere una buona sintesi, sia perchè sono aperte a
corrispondenti prospettive di fede, in una maniera piuttosto logica ed ordinata.
L'apertura al mondo della fede è la nota che caratterizza le riflessioni quasi come ul-
tima finalità: nella luce di Dio e dello spirito viene cercato il senso profondo dell'in-
vecchiare, per una definitiva pacificazione con i limiti e le sofferenze dell'ultimo pe -
riodo dell'esistenza. E nella fede si prospettano le energie che rendono possibile
"l'invecchiare con amore".
Tuttavia la fede non è mai un aspetto isolato dalla totalità dell'esperienza umana; è
nel cuore stesso della vita reale che essa si innesta per essere autentica e diventare
orientamento nelle scelte concrete. Si spiega così la partenza delle riflessioni dal
campo dell'esperienza, per giungere poi alle mete soprannaturali, rese possibili dal-
l'accoglienza di Dio e della Sua Parola.
I° Invecchiare consiste nel vivere in modo sempre più coinvolgente tre esperienze
fondamentali: il pericolo, la frustrazione e la perdita.
Anzitutto una premessa. La persona umana, in qualsiasi età si trovi, è sempre un'u-
nità psico-somatica: il suo essere è formato inscindibilmente da tre dimensioni: fi-
sica-psichica-spirituale, che sono sempre presenti e fra sé comunicanti in ogni espe-
rienza umana. E ciò anche nei fenomeni del cambiamento che la persona anziana
prova; e in modo più evidente ed immediato a livello fisico, cioè nella sua corporeità.
Il nostro corpo non è soltanto qualcosa che inizia e finisce lo spazio, ma è ciò che ci
consente di essere al mondo, come elemento fondamentale della nostra esistenza.
Quando siamo giovani, quando viviamo nell'età della maturità, siamo in sintonia con
il nostro corpo, quasi non ci accorgiamo di averlo, perchè è completamente d'ac-
cordo con le nostre tensioni, desideri, azioni; ci segue e ci accompagna senza che
noi ce ne rendiamo conto. La nostra immagine corporea è come un quadrato per-
fetto, senza rotture o sbavature.
Ma ad un certo punto della vita, l'armonia con il corpo si rompe, il quadrato si de-
forma, poichè nel corpo stesso si manifestano modificazioni che ci costringono a
cambiare la precedente immagine (ad es.: le rughe, difficoltà nell'attività percettiva,
debolezze nel tono muscolare, ecc.). tutta la realtà corporea lentamente viene ad
opporsi a noi come un oggetto che ha bisogno di cure e di attenzioni: qualcosa di cui
preoccuparci, qualcosa che alla fine ci dice: "Non sei più come prima".
Ma, dicevamo, la persona umana è un essere fatto indissolubilmente di corpo-psi-
che-spirito; e la stessa verità "Non sei più come prima" risuona alla sua coscienza a
tutti i livelli: non solo quello fisico ma anche quello psichico e spirituale. La ferita che
l'età avanzante o avanzata porta nell'immagine corporea si dilata allora ancor più
notevolmente in una seconda ferita all'immagine di se che costringe ad una
revisione profonda della propria identità. Ed è nel cammino di tale revisione, che si
affacciano alla coscienza e nella carica affettiva della personalità anziana le tre
esperienze del pericolo, della frustrazione, della perdita.
1. Esperienza del PERICOLO
Il passare dei giorni costituisce una minaccia costante sulla propria situazione vitale.
In pratica, sempre più spesso la persona anziana si pone questa domanda: "Cosa
mi potrà capitare?". L'incertezza dell'avvenire è una realtà che può fare paura e
causare nell'animo una particolare e forte ansietà.
La minaccia del cambiamento nel tempo può provenire da noi stessi o dagli altri: le
risposte del nostro fisico, l'atteggiamento delle persone significative o che ci stanno
intorno, l'ipotesi di cambiamenti di luogo con la prospettiva di nuovi necessari adat-
tamenti ad usanze e metodi diversi da quelli abituali, i cambiamenti introdotti dalle
nuove generazioni che mettono a dura prova la capacità di reciproca comprensione.
"Tutto potrebbe cambiare! E non sempre in meglio": ecco sinteticamente il
significato dell'esperienza di "pericolo".
2. L'esperienza della FRUSTRAZIONE
La frustrazione è l'insieme di insuccessi sulla via che ci conduce ad un determinato
traguardo. Ora, l'obiettivo di fondo, nella vita umana, è la propria realizzazione, è
l'efficienza nelle prestazioni individuali.
Nel periodo dell'anzianità, a causa degli effetti dell'invecchiamento tante prestazioni
subiscono una diminuzione progressiva fino alla loro completa cessazione. Presta-
zioni che si riferiscono soprattutto alla propria vita precedente: incarichi, ruoli, re-
sponsabilità. La stessa memoria può tradire, la resistenza viene a mancare e il ren-
dimento diventa sempre più spesso un ricordo del passato e non già la realtà
confortante di ogni giorno.
La persona stessa se ne accorge, ma fatto ancor più doloroso, gli altri glielo fanno
notare. Dall'insieme di queste esperienze nasce una reazione spontanea, a livello
istintivo: una diffusa aggressività verso le cause degli insuccessi e verso coloro che,
pur involontariamente, le ricordano ogni giorno la realtà, in un doloroso confronto
con la rispettiva efficienza ed il loro giudizio, non sempre espresso, ma ugualmente
presente.
Giudizi acidi, frequente irritabilità, sistematiche impazienze, reazioni scontrose, per-
malosità apparentemente ingiustificate, sono alcune delle espressioni, talvolta ca-
muffate, di tale aggressività.
3. Esperienza di PERDITA
Con il passare degli anni, "non siamo più quelli di prima", perchè lungo il cammino si
lasciano tante cose di cui veniamo privati automaticamente.
Lasciamo la nostra salute o perlomeno la piena efficienza delle nostre forze; la-
sciamo il mito della giovinezza, con le sue caratteristiche di coraggio e di spregiudi-
catezza; lasciamo il nostro posto ad altri, rischiando di essere messi da parte e len-
tamente dimenticati; lasciamo progressivamente la nostra autonomia, la nostra auto-
sufficienza ed ogni giorno di più ci accorgiamo di avere bisogno degli altri; lasciamo
tante nostre realizzazioni in mano ad altri e non sappiamo cosa potrà essere di ciò
che noi con tanto amore abbiamo costruito.
L'insieme di queste perdite-privazioni trova una reazione automatica in un diffuso
senso di inferiorità, quasi fossimo degli esseri diminuiti con il rischio dell'emargina-
zione e di una progressiva dipendenza dagli altri.
A questo punto appaiono chiaramente le manifestazioni psicologiche che il feno-
meno fisico dell'invecchiamento induce nella personalità anziana.
Rimane ora da considerare la ripercussione che tale esperienza opera nella dimen-
sione Spirituale, terzo aspetto imprescindibile nella visione totale della persona.
Certamente nascono nuove domande sul senso della vita, sulla realtà dei valori; cer-
tamente le proprie credenze religiose possono entrare in crisi, con grida angosciate
al proprio Dio, con proteste o ribellioni più o meno manifeste.
Ma proprio da questa realtà, la realtà della Fede, sembra possano scaturire nuove
ed appropriate ENERGIE. L'ipotesi di lavoro può presentarsi in questi termini: avere
fede è superare le reazioni istintive della nostra dimensione psichica, innestando nel
funzionamento della personalità quelle forze vive che provengono dalla Parola di
Dio e che corrispondono rispettivamente alle esperienze di pericolo, di frustrazione e
di perdita.
L'ipotesi allora si enuclea in tre aspetti che potremmo chiamare il "cammino della
spiritualità"
II° Le forze vive del cammino di spiritualità, per la persona anziana, si sviluppano
lungo tre linee portanti: la Fiducia in Dio, la realizzazione di sé in obiettivi alternativi,
l'impegno in nuove conquiste.
1. L'esperienza del pericolo viene superata dalla Fiducia in Dio "Roccia, fortezza, li-
beratore". Il Salmo 17 ci dà un saggio di tale fiducia: "Ti amo, Signore, mia forza, Si -
gnore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza" (v. 2-4).
E il salmo 130 ci offre il risultato più bello di tale sicurezza gioiosa: "Io sono
tranquillo e sereno, come bimbo svezzato in braccio a sua madre; come un bimbo
svezzato è l'anima mia" (v. 2).
La citazione dei due Salmi non è casuale ma suggerisce una rilettura dei Salmi sotto
questa ottica: la riscoperta di Dio, come fonte della nostra sicurezza.
Al di là di un vero approfondimento del tema, solo alcune indicazioni di altri Salmi:
22 ,23, 30, 41, 45, 58, 70, 72 ,91, 117, 141, 143.
E' un insieme di espressioni profondamente umane e piene di poesia (basti pensare
all'immagine del "pastore - S. 22"; o della "cerva che anela - S. 41"); che potranno
radicare il senso della sicurezza e aiutare a superare l'ansietà e la paura che talvolta
possono prendere l'anziano in maniera piuttosto intensa.
Oltre a questa prospettiva possiamo aggiungere tutto ciò che sul tema della fiducia
troviamo nella Parola di Gesù. Egli invita i suoi discepoli ad aprirsi come bambini al
dono di Dio (MC 10,15); la preghiera al Padre celeste è sicura allora di ottenere
tutto. Particolarmente bello e indicativo è il capitolo 12 del Vangelo di Luca.
"Tutto potrebbe cambiare!", dicevano parlando dell'esperienza del pericolo; ma ora
possiamo aggiungere: "la fedeltà del Signore rimane in eterno".
2. L'esperienza della frustrazione viene superata dalla realizzazione di sé in obiettivi
alternativi.
"La persona anziana non deve mettere al centro della sua vita ciò che inevitabil-
mente diminuisce ma ciò in cui può crescere fino alla morte" (Tillich).
Certe prestazioni non sono più realistiche, ma rimane il compito di scrutare ed utiliz-
zare altre numerose potenzialità che forse finora sono rimaste inesplorate e che
possono costituire obiettivi validi di impegno. Come esemplificazione si possono ac-
cennare tre prospettive:
a) L'impegno nel controllo di sé come correttivo dell'aggressività istintiva e come
espressione di quella saggezza che dovrebbe essere tipica della personalità an-
ziana.
b) L'aggressività è in parte, espressione di una certa carica di egocentrismo. L'obiet-
tivo dell'impegno potrebbe essere, allora, una serie di concretizzazioni che realizzino
l'ideale della donazione di sé, gratuita e disinteressata, nella misura di Cristo (come
Io ho amato voi....).
c) Spostare sempre più l'attenzione dal piano del fare a quello dell'essere.
Dopo aver tanto corso nella vita, è ora il momento per vivere un'attività interiore:
l'ammirazione, lo stupore, la meditazione, la contemplazione....
3. L'esperienza della perdita viene superata dalla consapevolezza di nuovi
traguardi-conquiste.
Per accettare di perdere ciò che lasciamo naturalmente lungo il cammino della vita,
è indispensabile essere coscienti che anche nell'età della persona anziana è
possibile raggiungere altri traguardi e conquiste.
Alcune esemplicazioni:
a) Il consolidamento della saggezza. La persona anziana diventa così maestra di
vita. Forse perde in ampiezza, ma acquista in profondità, in carica di esperienza,
elemento insostituibile di valutazione.
b) L'acquisto di una certa tranquillità. Se da una parte avverte l'avanzare di elementi
limitanti la propria autonomia, d'altra parte la persona anziana si rende progressiva-
mente libera da impegni e responsabilità e può quindi disporre tranquillamente del
suo tempo; anche per realizzare antichi sogni rimasti nel cassetto al tempo dei tanti
impegni: la lettura..., il passeggio, lo spazio per gli hobbis..., lo spazio per la pre-
ghiera.
c) C'è però un guadagno-conquista che possono considerarsi decisivi per la persona
di Fede e di cui parla S. Paolo nella lettera ai Filippesi (3,7-10):
"Ho rifiutato tutto come cose da buttar via per guadagnare Cristo.... Tutto è una per-
dita di fronte al vantaggio di conoscere Gesù Cristo il mio Signore...". "Conoscere
Cristo": ecco il nuovo, appassionante compito e... conquista; "in lunghezza, lar-
ghezza e profondità". "Voglio soffrire e ,morire in comunione con Lui...": verranno le
sofferenze, verrà la morte (ormai non è più tanto lontana); ma assieme a Lui, in co -
munione con Lui, sulla Croce con Lui, la morte diventa vita. Ecco l'ultimo traguardo:
guadagnare Cristo, "per raggiungere anch'io alla resurrezione dai morti".
Il che non è poco, anzi è tutto.