Sei sulla pagina 1di 6

Dal libro del Genesi 1,1-3

«1In principio, Dio creò il cielo e la terra. 2La terra era informe e deserta. Le tenebre
ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3Dio disse: sia fatta luce. E la
luce fu».

Gli uomini di scienza, con il loro orologio terrestre, calcolano che, dal Big Bang alla comparsa
dell'Uomo, sono trascorsi circa quattordici miliardi di anni. Il Genesi racconta che Dio conseguì lo
stesso risultato in soli sei giorni.
Chi ha ragione?
Einstein, con la sua teoria della relatività, ha risolto questo enigma dimostrando che si tratta di una
contrapposizione apparente. Nell'Universo vi sono infiniti tempi ognuno con il proprio ritmo, secondo
le velocità e i campi di gravità in cui sono valutati. Così un osservatore misura sulla terra un tempo,
nella luna un altro, nel sole, in ogni stella e nel cosmo altri ancora, tutti con un proprio ritmo, diversi
l'uno dall'altro. Vi è quindi una scansione biblica che descrive la storia dell'Universo in soli sei giorni
ed un'altra calcolata da noi qui sulla terra che descrive la stessa storia in circa quattordici miliardi di
anni.
Tutti e due i tempi sono esatti, questa è la grande conseguenza della teoria della relatività.
Il conflitto esistente tra creazionisti ed evoluzionisti è solo apparente perché quando il Genesi (2,7)
racconta: "allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito
di vita e l'uomo divenne un essere vivente.", la creazione dell'uomo non avvenne in un attimo come
immaginano alcuni ermeneuti del Genesi, ma in milioni di anni valutando il tempo con il nostro ritmo
temporale terrestre, quindi l'evoluzione descritta da Darwin è non solo vera, ma chiarisce tutto il
racconto biblico.
L’inizio dell’Antico Testamento, il Genesi, ha interessato immensamente Einstein per una ragione in
particolare: questo brano coincide, in linea generale, con la teoria del Big Bang.
Nel 1951, l’idea che l’universo potesse essere cominciato con una grande esplosione non era ancora
ben presente nella mente degli scienziati. Il Big Bang era soltanto una delle varie ipotesi, collocata
sullo stesso piano delle altre possibilità, nello specifico quella dell’universo eterno. Ma Einstein aveva
diverse ragioni per propendere verso la tesi del Big Bang.
Da un lato, la scoperta di Hubble1 che le galassie si stavano allontanando le une dalle altre indicava
che prima esse erano vicine, come se fossero partite da un unico punto. Dall’altro, il paradosso di
Olbers2, che si può risolvere soltanto se l’universo non è eterno. Un terzo indizio è la seconda legge
della termodinamica3, che stabilisce che l’universo si dirige verso l’entropia, presupponendo così
l’esistenza di un momento iniziale di massima organizzazione ed energia. E, infine, le sue stesse
Teorie della Relatività, che si fondavano sul presupposto che l’universo fosse dinamico, in
espansione o in ritrazione. Ora, il Big Bang si inquadrava in uno sfondo di espansione. C’era il
problema di sapere che cosa fosse quella forza che si opponeva alla ritrazione provocata dalla
gravità. Per risolverlo, Einstein è arrivato a proporre l’esistenza di un’energia sconosciuta, che ha
chiamato costante cosmologica. Più tardi lui stesso ha respinto questa possibilità, dicendo che

1
Il telescopio spaziale Hubble rilevò che la luce di lontane galassie presentava un redshift, e dimostrò che la velocità di
recessione era proporzionale alla distanza: più distante era l'oggetto, più pronunciato era lo spostamento verso il
rosso.
2
Il Paradosso di Olbers ha il seguente enunciato: come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l'infinità di
stelle presenti nell'universo?
3
il secondo principio della termodinamica asserisce che l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico
tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto
quell’idea era stato l’errore più grave della sua vita, ma adesso si presume che Einstein avesse
davvero ragione e che ci sia, in effetti, un’energia sconosciuta che si oppone alla gravità e che
provoca l’espansione accelerata dell’universo. Invece di chiamarla costante cosmologica, tuttavia,
adesso si preferisce denominarla energia oscura.
Quello che Einstein ha cercato di determinare era se ci fosse o meno una verità nascosta nella
Bibbia. Lui non era alla ricerca di verità metaforiche né di verità morali, ma di verità scientifiche.
Sarebbe stato possibile trovarle nell’Antico Testamento?
Naturalmente la grande difficoltà cominciava subito nel Genesi. I primi versi della Bibbia stabiliscono,
al di là di qualsiasi dubbio, che l’universo è stato creato in sei giorni. Sei giorni soltanto. Ora, dal
punto di vista scientifico, questa era un’assurdità. È chiaro che si sarebbe potuto dire che l’intero
testo è metaforico, che Dio voleva parlare di sei fasi, che questo o che quello, ma Einstein credeva
che ciò avrebbe falsato il problema, non sarebbe stato altro che un trucco per fare in modo che la
Bibbia avesse ragione a qualsiasi costo. In quanto scienziato, egli non poteva accettare questo
metodo. Ma il problema rimaneva.
La Bibbia diceva che l’universo era stato creato in sei giorni, ma questa non era altro che un’evidente
menzogna.
Oppure no?
Einstein, pur essendo ebreo, non era un uomo religioso. Lui pensava che, dietro all’universo,
potesse esserci qualcosa di trascendente, ma questo qualcosa non era il Dio che ordinò ad Abramo
di uccidere il proprio figlio per avere la certezza che il patriarca gli fosse fedele. Einstein credeva in
un’armonia trascendente. Credeva in una presenza intelligente. Credeva in una forza universale.
Ma gli sarebbe stato possibile trovarla nella Bibbia? Quanto più analizzava le sacre scritture ebraiche,
tanto più si convinceva del fatto che la risposta si trovava da qualche parte nel Genesi, ed in
particolare nella questione dei sei giorni della Creazione. Sarebbe stato possibile creare tutto in soli
sei giorni?
Ma, che cosa si intende con l’aggettivo tutto?
In questo contesto per tutto si intendono, la luce, le stelle, la Terra, i pianeti, gli animali e l’uomo,
che, dice la Bibbia, è stato creato nel sesto giorno.
I calcoli relativi al Big Bang prevedono che tutta la materia sia stata creata nelle prime frazioni di
secondo. Prima che il primo secondo arrivasse alla fine, l’universo si era già espanso per un milione
di milioni di chilometri e la superforza si era già frammentata in forza di gravità, forza forte e forza
elettrodebole.
Einstein ha pensato che non era possibile creare tutto in appena sei giorni. Ma, malgrado questa
ovvia conclusione preliminare, ha risolto di liberare la sua mente dai preconcetti e di partire dall’idea
che tutto ciò fosse possibile. Come risolvere il problema? Dunque, posta così la questione, era
evidente a tutti che il nodo gordiano si trovava nella definizione dei sei giorni. Che cosa erano sei
giorni? La domanda ha aperto una pista ad Einstein, che si è dedicato anima e corpo alla soluzione
problema.
Studiando il Libro dei Salmi, un testo ebraico di circa tremila anni fa, Einstein si è imbattuto in una
frase del Salmo 89,4 che diceva, «Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato».
Mille anni sono come un giorno che è passato? Ma che cosa significa questa frase? È possibile che
si tratti soltanto di una metafora? Einstein ha concluso, inizialmente, che si trattava di una metafora,
ma la verità è che la lettura del Salmo 89 lo ha riportato immediatamente alle sue Teorie della
Relatività. Mille anni ai tuoi occhi rappresentano il tempo in una prospettiva, il giorno di ieri che è
passato rappresenta il tempo in un’altra prospettiva.
È stato questo che Einstein ha pensato leggendo il Salmo 89: Il tempo è relativo.
In buona sostanza questo è ciò che dicono le Teorie della Relatività.
In altri termini il tempo trascorre a velocità differenti conformemente alla velocità del movimento nello
spazio.
Per spiegare meglio questo concetto, è stato fatto l’esempio della separazione di due gemelli. Uno
di essi parte in una navicella spaziale molto rapida, mentre l’altro rimane sulla Terra. Quello che si
trova nella navicella spaziale ritorna sulla Terra un mese dopo e scopre che suo fratello è diventato
vecchio. Il fatto è che, mentre nella navicella è passato soltanto un mese, sulla Terra sono passati
cinquant’anni.
Il tempo è connesso allo spazio. In termini tecnici, le due cose non si distinguono con chiarezza,
pertanto si è creato il concetto di spazio-tempo. Il fattore chiave è la velocità ed il punto di riferimento
è la velocità della luce, che Einstein ha stabilito essere costante. Quello che le Teorie della Relatività
ci hanno detto è che, a causa della costanza della velocità della luce, il tempo non è universale. Una
volta si pensava che ci fosse un tempo unico globale, una specie di orologio invisibile comune a
tutto l’universo e che misurava il tempo ovunque allo stesso modo, ma Einstein è riuscito a provare
che non era così. Non esiste un tempo unico globale. Il cammino del tempo dipende dalla posizione
e dalla velocità dell’osservatore. Supponiamo che accadano due eventi, A e B. Per un osservatore
equidistante, questi fatti avvengono simultaneamente, ma chi si trovasse più vicino all’evento A
penserebbe che esso è avvenuto prima del B, mentre chi si trovasse più vicino all’evento B
penserebbe il contrario. E, in realtà, tutti e tre gli osservatori hanno ragione. O meglio, hanno ragione
ciascuno secondo il proprio punto di vista, visto che il tempo è relativo alla posizione dell’osservatore.
Non esiste un tempo unico. Ora, tutto questo significa che non esiste un presente universale. Quello
che è presente per un osservatore è passato per un altro e futuro per un terzo. Questo avvenimento
è inevitabile perché, pur essendo già avvenuto in un punto, non è ancora avvenuto in un altro, ma
avverrà.
Questo è quello che dicono le Teorie della Relatività. Inoltre, questo concorda con l’affermazione di
Laplace4 che il futuro, così come il passato, è già determinato. Riguardo al paradosso dei gemelli, è
importante stabilire che la percezione temporale dell’osservatore dipende dalla velocità a cui si
muove lui stesso. Quanto più vicino alla velocità della luce si muove l’osservatore, tanto più
lentamente avanza il suo orologio. Cioè, per questo osservatore il tempo è normale, chiaro, un
minuto continua a essere un minuto. È solo per chi si sta muovendo a una velocità più lenta che
sembra che l’orologio dell’osservatore rapido sia più lento. Allo stesso modo, l’osservatore che
viaggia vicino alla velocità della luce vedrà la Terra ruotare intorno al Sole a gran velocità. Gli
sembrerà che il tempo della Terra sia accelerato, che un anno passi in appena un secondo, ma,
sulla Terra, un anno continua ad essere un anno.
Questo è stato provato quando, nel 1972, è stato collocato un orologio ad alta precisione all’interno
di un jet molto rapido per confrontare poi la sua misurazione del tempo con quella di un altro orologio
ad alta precisione rimasto a terra. Quando l’aereo è volato in direzione est, l’orologio a bordo ha
perso quasi sessanta nanosecondi rispetto al terrestre. Quando è volato in direzione ovest, l’orologio
volante ha guadagnato più di duecentosessanta nanosecondi. Questa differenza si deve, come è
evidente, all’unione della velocità del jet con la velocità di rotazione della Terra. Ad ogni modo, tutto
ciò è stato in seguito confermato dagli astronauti dello Space Shuttle.
Un’altra delle cose che Einstein ha scoperto è che lo spazio-tempo è curvo. Quando qualcosa si
avvicina ad un oggetto molto grande, come il Sole, è attratto da quell’enorme massa, come se,
repentinamente, cadesse in fondo ad un pozzo. È questo che spiega la gravità. Lo spazio si curva

4
Pierre-Simon Laplace, marchese di Laplace, è stato un matematico, fisico, astronomo e nobile francese. Fu uno dei
principali scienziati nel periodo napoleonico.
e, siccome spazio e tempo sono connessi, anche il tempo si curva. Quello che la Teoria della
Relatività Generale ha detto è che il passaggio del tempo è più lento in presenza di alta gravità e più
rapido in presenza di gravità debole. Questo provoca varie conseguenze, tutte interconnesse.
La prima è che ogni oggetto esistente nel cosmo possiede la propria gravità, frutto delle proprie
caratteristiche, e questo significa che il tempo scorre in modo diverso in ogni punto dell’universo. La
seconda conseguenza è che il tempo sulla Luna è più rapido del tempo sulla Terra che, a sua volta,
è più rapido del tempo sul Sole. Quanta più massa possiede un oggetto, tanto più lento è il tempo
sulla sua superficie. Gli oggetti conosciuti che possiedono la maggiore gravità sono i buchi neri;
questo significa che, se un’astronave si avvicinasse ad un buco nero, vedrebbe la storia dell’universo
accelerare e giungere alla fine davanti agli occhi del proprio equipaggio.
Tutto quanto detto sin ora è rilevante per spiegare che Einstein ha deciso di partire dal principio che
i sei giorni della Creazione, così come descritti nella Bibbia, devono essere visti alla luce della
relazione tra il tempo sulla Terra e lo spazio-tempo nell’universo. Quando parla di un giorno, l’Antico
Testamento si sta riferendo, evidentemente, ad un giorno terrestre. Ma, secondo le Teorie della
Relatività, quanto più grande è la massa di un oggetto, tanto più lento è il passaggio del tempo sulla
sua superficie. E la domanda che Einstein si è fatto era questa: a quanto tempo, sulla scala
temporale dell’universo, corrisponde un giorno sulla Terra?
La stessa Bibbia stabilisce che la Terra è stata creata solo nel terzo giorno. Pertanto, benché la
misurazione sia fatta in giorni terrestri, l’Antico Testamento si riferisce evidentemente al terzo giorno
sulla scala dell’universo, visto che nei primi due la Terra non esisteva.
Quale punto di riferimento per la misurazione Einstein si è basato su una previsione fatta nel 1948
relativa alla teoria del Big Bang: l’esistenza della luce reminiscente del grande atto di creazione
dell’universo. Ogni onda di luce funzionerebbe come un tic del grande tic tac universale. Le onde
che arrivano alla Terra si estendono per 2,12 milionesimi di secondo rispetto alle onde generate
dalla luce sulla Terra. Questo significa, per esempio, che per ogni milione di secondi terrestri, il Sole
perde 2,12 secondi. La domanda semplice è: se il Sole perde più di due secondi in relazione alla
Terra, quanto tempo perde l’intero universo, che ha una massa molto più grande?
Einstein ha anche considerato che la gravità dell’universo muta nel corso del tempo. Quando
l’universo ha avuto inizio, la materia era tutta concentrata, la gravità era maggiore. Questo significa
che la forza di gravità era inizialmente enorme e, di conseguenza, il passaggio del tempo molto lento.
A mano a mano che la materia è andata allontanandosi, il passaggio del tempo ha accelerato perché
la gravità è diventata minore. In precedenza il tempo era più lento un milione di milioni di volte
(questo calcolo è confermato dalla misura delle onde di luce primordiali), ma poi è andato
accelerando. Ogni raddoppio della misura dell’universo ha accelerato il tempo del doppio.
Facendo un po’ di conti scopriamo che Il primo giorno della Bibbia è durato otto miliardi di anni. Il
secondo è durato quattro miliardi, il terzo due miliardi, il quarto un miliardo, il quinto è durato
cinquecento milioni di anni e il sesto giorno è durato duecentocinquanta milioni di anni.
La somma di tutto questo periodo è di quindici miliardi e settecentocinquanta milioni di anni. In buona
sostanza la Bibbia dice che l’universo ha avuto inizio circa quindici miliardi di anni fa, il che coincide
con gli attuali calcoli sull’età dell’universo che la collocano tra i dieci e i venti miliardi di anni. Quindi,
quindici miliardi rappresenta esattamente il punto intermedio. Ulteriori calcoli più precisi, tuttavia,
avvicinano l’età a circa quattordici miliardi di anni. Una valutazione recente della NASA ha posto
l’età dell’universo molto vicino ai quattordici miliardi di anni.
Einstein ha pensato che questa fosse una coincidenza curiosa, tanto curiosa da incoraggiarlo a
proseguire i calcoli. Allora ha deciso di comparare ogni giorno biblico agli avvenimenti occorsi
simultaneamente nell’universo ed ha scoperto una cosa molto interessante:
Il primo giorno biblico è durato otto miliardi di anni. E’ cominciato quindici virgola sette miliardi di anni
fa ed è terminato sette virgola sette miliardi di anni fa. La Bibbia dice che è stato in quel momento
che si è fatta luce e che sono stati creati il cielo e la terra. Oggi sappiamo che, in quel periodo, c’è
stato il Big Bang e la materia è stata creata. Si sono formate le stelle e le galassie.
Il secondo giorno biblico è durato quattro miliardi di anni ed è terminato tre virgola sette miliardi di
anni fa. La Bibbia dice che Dio ha creato il firmamento in questo secondo giorno. Oggi sappiamo
che proprio in questo periodo si sono formate la nostra galassia, la Via Lattea, e il Sole, che sono
visibili nel nostro firmamento. Cioè, tutto quello che si trova intorno alla Terra è stato creato in questo
periodo.
Il terzo giorno biblico, corrispondente a due miliardi di anni, terminati uno virgola sette miliardi di anni
fa, è dedicato alla formazione della terra e del mare e alla comparsa delle piante. I dati scientifici
riferiscono che la Terra si è raffreddata in questo periodo ed è apparsa acqua liquida, alla quale è
seguita immediatamente la comparsa di batteri e vegetazione marina, nella fattispecie alghe.
Il quarto giorno biblico è durato un miliardo di anni ed è terminato settecento cinquanta milioni di
anni fa. La Bibbia dice che in questo quarto giorno sono apparse le luci del firmamento, ovvero il
Sole, la Luna e le stelle. Occorre precisare che, anche se il Sole e le stelle della Via Lattea sono
apparse nel corso del secondo giorno biblico, circa sette miliardi di anni fa, non erano ancora visibili
dalla Terra. La Bibbia dice che sono diventate visibili soltanto nel quarto giorno. Ora, il quarto giorno
corrisponde esattamente al periodo in cui l’atmosfera della Terra è diventata trasparente, lasciando
vedere il cielo. Corrisponde anche al periodo in cui la fotosintesi ha cominciato a liberare ossigeno
per l’atmosfera.
Il quinto giorno biblico è durato cinquecento milioni di anni ed è terminato duecentocinquanta milioni
di anni fa. È scritto che, nel quinto giorno, Dio disse: «Che le acque siano popolate da innumerevoli
esseri viventi e che sulla terra volino uccelli, sotto il firmamento dei cieli». Come si può notare, gli
studi geologici e biologici indicano per questo periodo l’apparizione degli animali multicellulari e
dell’intera vita marina, oltre a quella dei primi animali volanti.
E arriviamo al sesto giorno biblico, che è cominciato duecentocinquanta milioni di anni fa. Secondo
la Bibbia, Dio disse: «Che la terra produca esseri viventi, secondo le loro specie, animali domestici,
rettili e animali feroci, secondo le loro specie». E, più avanti, Dio aggiunge: «Creiamo l’uomo».
Si potrebbe obiettare che gli animali esistono da più di duecentocinquanta milioni di anni ma, a
questo punto, occorre rammentare che, esattamente duecentocinquanta milioni di anni fa, c’è stata
la più grande estinzione di specie di cui si abbia notizia, quella del Permico. Per una ragione ancora
non definita, ma che alcuni suppongono connessa all’impatto di un grande corpo celeste nella
regione dell’Antartide, circa il novantacinque per cento delle specie esistenti si sono estinte da un
momento all’altro. Anche un terzo degli insetti è scomparso, in quella che è stata l’unica estinzione
massiccia di insetti nella storia. L’estinzione del Permico è quella in cui la vita sulla Terra è stata più
vicina all’eliminazione totale. Quel grande cataclisma è avvenuto esattamente duecentocinquanta
milioni di anni fa. Curiosamente, nel momento in cui è cominciato il sesto giorno biblico. Dopo questa
monumentale estinzione di massa, la Terra è stata ripopolata. Vi è inoltre nella Bibbia un riferimento
esplicito ai rettili secondo le loro specie: il periodo coincide con l’epoca della presenza ed estinzione
dei dinosauri. L’uomo appare alla fine. Cioè, alla fine della catena evolutiva.
La cosa interessante in questo lavoro di Einstein è che la storia biblica dell’universo, se il tempo è
misurato in accordo con le frequenze di luce previste dalla teoria del Big Bang, concorda con la
storia scientifica dell’universo e fornisce una stretta correlazione tra ciò che gli scienziati hanno
scoperto sulla storia dell’universo e quanto narrato nel Genesi.
Chi ha ispirato gli autori della storia biblica, in modo che la concordanza di quanto narrato, con ciò
che è stato scoperto scientificamente molto più tardi, fosse così accurata?
Una riflessione sulla quale meditare.
Carlo Dei Lazzaretti