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SOMMARIO

KUMBHA MELA E I PRINCIPALI LUOGHI SACRI DELL'INDIA

Che cos'è la Kumbha Mela


Dove e quando
Gange, Yamuna, Sarasvati
La città di Prayag (Allahabad)
L'origine della Kumbha Mela
Concetti fondamentali della filosofia indiana
Altri luoghi di pellegrinaggio del Sanatana dharma
Luoghi sacri di altre religioni in India
Da migliaia di anni in India si celebra un festival religioso che vede riuniti m
ilioni di pellegrini, sadhu, e religiosi induisti di ogni gruppo. Lo scopo di qu
esto incontro è squisitamente ecumenico: si tratta di 40 giorni di incontro, di mu
sica devozionale, di mantra, di dibattiti filosofici, rappresentazioni sacre, in
cui tutti i pellegrini si bagnano insieme nelle acque dei fiumi sacri per celeb
rare l'universalità della vita spiritualea per centinaia di migliaia di pandal (gr
andi tende per incontri spirituali), templi (e altoparlanti!), tende da abitazio
ne normali o di lusso, bagni, cucine, centri di pronto soccorso, mercati interni
e così via -- il tutto viene rimosso al termine del festival. Giorno e notte si t
engono rappresentazioni sacre e recitazioni delle scritture e delle avventure de
i vari avatara divini, canti e cerimonie rituali ai quali tutti possono partecip
are liberamente.
Per restituire vigore e purezza all'induismo che stava languendo di fronte a bud
dhismo, jainismo e islam, nell'VIII secolo Adi Shankaracharya, che secondo le sc
ritture vediche era un'incarnazione di Shiva stesso, istituì alla Kumbha Mela (che
già esisteva da tempo immemorabile) la tradizione di svolgere incontri filosofici
dove gli esponenti dei vari gruppi potessero discutere della Verità Assoluta e de
l bene supremo per l'umanità. Questo è in effetti lo scopo principale della Kumbha M
ela: ascoltare le istruzioni spirituali e stare in compagnia delle persone sante
. Tutto il resto può essere interessante e folkloristico, ma non è veramente essenzi
ale.
DOVE E QUANDO
L'antichissima città santa di Prayag (nello stato dell'Uttar Pradesh) è sempre stata
considerata un centro di cultura e religione durante i numerosi millenni della
storia indiana, e come tale fu presa particolarmente di mira dagli invasori musu
lmani sudditi dell'imperatore Akbar, che ne trasformarono addirittura il nome in
Allahabad ("la città di Allah"). Nelle scritture vediche viene invece chiamata Pr
ayag, Prayag Raja o Tirtha Raja, che significa "il più importante tra i luoghi dov
e si celebrano sacrifici". Sulle rive del Gange si trovano quattordici prayaga (
luoghi di celebrazione di sacrifici rituali), e Allahabad è sempre stata considera
ta il più importante, tanto che secondo il Mahabharata persino il signore Brahma,
il creatore dell'universo, vi celebrò un grande sacrificio.
Come narra il Ramayana, durante il Treta yuga il Signore Ramachandra, insieme co
n Sitadevi e Lakshmana, trascorse diversi giorni nell'ashram del saggio Bharadva
ja, nei pressi della confluenza dei tre fiumi, il Triveni sangam, prima di parti
re per l'esilio che sarebbe durato quattordici anni. A circa 132 km da Prayag si
trova Citrakuta, la seconda tappa dell'esilio di Ramachandra, dove il Signore s
oggiornò per diversi anni.
Circa 5000 anni fa, i cinque Pandava accompagnati dalla moglie Draupadi e dalla
madre Kunti, visitarono Prayaga, come descrive il Mahabharata (Vana Parva) prim
a di impegnarsi nella famosa battaglia di Kurukshetra per difendere il regno dai
malvagi cugini, i figli di Dhritarastra. L'epica battaglia di Kurukshetra segnò l
'inizio dell'era di Kali, l'epoca di discordia e ipocrisia nella quale ci trovia
mo attualmente.
La Sri Chaitanya Charitamrita riporta che circa 500 anni fa Sri Chaitanya Mahapr
abhu visitò Prayaga (a quei tempi già chiamata Allahabad) e Si bagnò nel Triveni sanga
m per dieci giorni consecutivi, recandoSi anche a visitare il tempio di Bindu Ma
dhava con un seguito di migliaia di persone; fu proprio in quel periodo a Prayag
a che Sri Chaitanya trasmise a Rupa Gosvami i Suoi insegnamenti sulla pura devoz
ione a Krishna.
Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, fondatore del Movimento I
nternazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) visse a Prayag per alcuni ann
i e fu iniziato qui da Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura alla Rupa Gaudiya
Math di Prayaga. In seguito, dopo la fondazione dell'ISKCON, partecipò alla Kumbh
a Mela nel 1971 e poi ancora nel 1977, poco prima di lasciare il pianeta.
Anche le cronache storiche di altri paesi dimostrano l'antichità e l'importanza in
ternazionale della Kumbha Mela; nel 302 a.C. lo storico greco Megastene racconta
il suo soggiorno di 72 giorni alla Kumbha Mela di Prayaga, dove secondo il suo
resoconto parteciparono due milioni e mezzo di persone. Nel VII secolo l'imperat
ore Harsha invitò alla Kumbha Mela il viaggiatore cinese Hieun Tsang, che nel suo
diario lodò la religiosità e la generosità dell'imperatore. La Kumbha Mela venne descr
itta anche da Mark Twain (1895) nel suo More Tramps Abroad, dove racconta delle
moltitudini impolverate che camminano sotto il sole con grande passione e determ
inazione per recarsi all'appuntamento spirituale, dei "fachiri" con i capelli in
collati insieme con sterco di mucca (poiché molti asceti fanno voto di non pettina
rsi mai né di tagliarsi i capelli, lo sterco di mucca salda i capelli costruendo u
na difesa antisettica), degli asceti intenti a vari tipi di austerità e penitenze,
e infine della processione di yogi nudi (i Naga Baba) che costituiscono il grup
po di pellegrini più rispettato e temuto.
I Naga Baba sono considerati potentissimi yogi (per la maggioranza maschi, ma an
che diverse femmine) e viaggiano sempre in un gruppo foltissimo (circa mezzo mil
ione), completamente nudi e spesso coperti di cenere. Nessuno ha il permesso di
avvicinarsi a loro, e quando passa la loro processione la polizia tiene a bada l
a folla che cerca di raccogliere la polvere toccata dai loro piedi. Si dice che
i Naga Baba si spostino smaterializzandosi e rimaterializzandosi attraverso la c
orrente dei fiumi e i raggi del sole e della luna, grazie ai loro poteri mistici
. E' un fatto che nessuno, tra le vaste folle che si dirigono al Kumbha Mela, li
vede arrivare né ripartire. Arrivano al Triveni sangam nei momenti più propizi per
il bagno rituale (specialmente nella luna nuova del mese di gennaio-febbraio), e
dopo che hanno concluso le loro abluzioni e sono usciti dall'acqua il massiccio
servizio d'ordine permette al resto della folla di bagnarsi nelle acque sacre.
Oltre a vedere da rispettosa distanza i Naga Baba, alla Kumbha Mela è possibile in
contrare numerosi yogi e asceti ma anche molti ipnotisti, maghi e falsi yogi, pa
nda (preti) e guru che approfittano della religiosità dei pellegrini per raccoglie
re donazioni. Anche gli abitanti del luogo cercano di trarre il massimo vantaggi
o dalle enormi folle, spesso chiedendo prezzi esorbitanti per traghetti, viaggi
in taxi, alberghi e generi alimentari. Un altro pericolo della Kumbha Mela consi
ste proprio nel numero enorme di pellegrini; qualsiasi zuffa si verifichi specia
lmente nel momento di entrare nel fiume per le abluzioni rituali può degenerare in
un vero massacro dove centinaia di persone vengono schiacciate e soffocate. All
'inizio degli anni 50 ci fu un famoso incidente in cui 350 persone rimasero ucci
se. Da quella volta, il governo organizza un rigido servizio d'ordine, specialme
nte nei momenti astrologici delle abluzioni rituali.
Per evitare la calca spaventosa, è opportuno recarsi sull'isoletta al centro del T
riveni Sangam, con un certo anticipo (preferibilmente la mattina presto) con un
traghetto o anche attraversando il fiume a guado, per poi fare il bagno nel fium
e sulla sponda dell'isoletta, proprio di fronte alla riva dove si affollano i mi
lioni di pellegrini.
Il periodo astrologico propizio nel quale si tiene questo festival va dalla luna
piena del mese di Pausha (gennaio), al famoso Makara Sankranti (5 giorni dopo, è
l'ingresso del Sole nel segno del Capricorno secondo il calendario astrologico i
ndiano, che considera la precessione degli equinozi e quindi è leggermente diverso
da quello occidentale), alla luna nuova dei Muni ("santi" e yogi, 10 giorni più t
ardi rispetto a Makara Sankranti), al quinto giorno lunare successivo (Vasanta P
anchami, 5 giorni dopo la luna nuova) che celebra l'inizio della primavera in In
dia e festeggia la dea Sarasvati, alla luna piena del mese di Magha (febbraio, 1
1 giorni dopo Vasanta Panchami) fino a Maha Shiva Ratri (la festa di Shiva, in c
ui si celebra il suo matrimonio con Parvati, 13 giorni dopo, cioè alla luna nuova
successiva). Le date precise, che sono basate sul calendario lunare e non su que
llo solare e quindi variano da un anno all'altro, possono essere ottenute dai va
ri centri di cultura vedica presenti in tutto il mondo. Nelle scritture vediche è
detto che abitando per almeno tre giorni alla confluenza dei tre fiumi sacri si
conquista il paradiso, e bagnandosi nelle acque sacre nei momenti propizi, si ot
tiene la liberazione dal ciclo di morti e rinascite, purificandosi da ogni pecca
to.
Ogni anno si tiene una Magha Mela (festival di gennaio) spirituale in uno dei qu
attro luoghi dove caddero le gocce di nettare dal vaso divino: Prayag (Allahabad
in Uttar Pradesh), Nasik (Maharashtra), Ujjain (Madhya Pradesh), e Haridwar (Ut
tar Pradesh, sui contrafforti dell'Himalaya). A Nasik i pellegrini si bagnano ne
l fiume sacro Godavari, a Ujjain, nella Ksipra, a Hardvar nel Gange e a Prayag a
lla confluenza tra Gange, Yamuna e Sarasvati. Prayag è considerata il più importante
tra questi quattro luoghi santi, e la Kumbha Mela di Prayag è quella che attira i
l maggior numero di persone. In cicli di 12 e 144 anni la Kumbha Mela acquista u
n maggior potere spirituale, e viene quindi chiamata rispettivamente Maha Kumbha
Mela e Maha Purna Kumbha Mela. L'ultima Maha Purna Kumbha Mela si è avuta nel 198
9, quindi la prossima Maha Kumbha Mela si terrà nel gennaio 2001, poi nel 2013.
A metà del ciclo di 12 anni (cioè ogni 6 anni) si tiene una Ardha Kumbha Mela, legge
rmente meno importante della Maha Kumbha Mela.
GANGE, YAMUNA, SARASVATI
Questi tre fiumi sacri hanno origine sulle alte vette dell'Himalaya. Il Gange sg
orga da una caverna chiamata Gomukha ("bocca di mucca"), ed è considerato il fiume
più importante e più famoso dell'India. Le sue acque sono ricche di una dorata argi
lla naturale che possiede grandi proprietà di purificazione e di guarigione (chiam
ata tilaka) e che viene usata da tutti i religiosi per decorare il corpo con seg
ni di buon augurio, di disegno diverso a seconda del gruppo di appartenenza.
Il Gange emana dai piedi di loto del Signore dall'oceano Garbhodaka situato al d
i là della copertura dell'universo materiale, che fu perforata dal piede dell'avat
ara di Vishnu Vamanadeva quando prese possesso dei "tre passi di terra" offerti
dall'imperatore Bali Maharaja, coprendo tutta la vasta estensione dell'universo
e urtando addirittura con il piede la sua copertura esterna.
Originariamente il Gange scorreva soltanto sui pianeti superiori (dove si chiama
Mandakini), ma un re di nome Bhagiratha la pregò di discendere sulla Terra per pu
rificare e liberare i suoi sessantamila antenati. Compiaciuta dalle grandi auste
rità di Bhagiratha, Madre Gange accettò di discendere sulla Terra, dove venne accolt
a nientemeno che dal signore Shiva in persona, dalla cui testa poi scorre sull'H
imalaya (dove Shiva risiede sul monte Kailash insieme ai suoi compagi) e nella v
alle sottostante.
Anche la Yamuna e la Sarasvati hanno origine nella stessa zona dell'Himalaya, ma
il fiume Sarasvati diventa sotterraneo dopo circa 100 km. di percorso.
La Yamuna è considerata figlia del Sole e sorella gemella di Yamaraja (il deva che
giudica le anime trapassate e risiede a Pitriloka, il pianeta "tribunale" dell'
universo). In sanscrito, yama significa infatti "gemello". Le sue acque sono di
un profondo blu come la carnagione di Krishna, e infatti questo fiume è strettamen
te collegato con i divertimenti di Krishna nella zona di Mathura-Vrindavana.
La personificazione del fiume Sarasvati è la dea Sarasvati (chiamata anche Sarada,
Vidyadevi o Brahmani), la figlia del signore Brahma che concede la benedizione
della saggezza e della conoscenza. Tutti gli studenti e gli studiosi, i musicist
i, gli insegnanti e gli artisti adorano la dea Sarasvati per ottenere le sue ben
edizioni.
LA CITTA' DI PRAYAG (ALLAHABAD)
Si trova a 135 km. ad ovest di Varanasi (Benares) e a 227 km a sud est di Luckno
w, l'attuale capitale dell'Uttar Pradesh. E' raggiungibile in aereo da Calcutta,
Delhi, Kanpur e Varanasi (Benares), e in treno da tutte le principali città dell'
India.
Fu storicamente la capitale dell'impero Gupta, e dopo l'invasione musulmana l'im
peratore Akbar (1584) ne fece la sua residenza, e vi costruì il Forte che ancora o
ggi sorge alla confluenza dei fiumi sacri. Dopo il declino dei Moghul passò nelle
mani dei Maratha, fu saccheggiata dai Pathan e infine ceduta dal Nawab di Oudh (
allora reggente delle province unite di Agra e Oudh) nel 1801 agli inglesi, e da
l 1857 divenne uno dei centri di rivolta contro l'imperialismo britannico. Nel 1
920 divenne il centro dell'Indian National Congress, e qui il Mahatma Gandhi pre
sentò per la prima volta il suo programma di disobbedienza civile non violenta per
ottenere l'indipendenza dall'impero britannico.
La famiglia Nehru abitava qui; la casa originaria, chiamata Ananda Bhavan, è attu
almente un museo storico che conserva oggetti personali appartenuti a Motilal Ne
hru, Jawaharlal Nehru e Indira Gandhi.
All'interno del forte di Akbar si trova il famoso tempio di Patalpuri, dove cres
ce un albero baniano considerato immortale, e già descritto nel 643 dal viaggiator
e cinese Hiuen Tsang.
L'ORIGINE DELLA KUMBHA MELA
Lo Srimad Bhagavatam, chiamato anche Bhagavata Purana, racconta l'apparizione e
le attività delle varie manifestazioni divine (dette avatara) per la creazione, il
mantenimento e la distruzione dell'universo. Il gioco divino del mantenimento d
ell'universo consiste essenzialmente nel bilanciare creazione e distruzione con
il costante rinnovamento, nell'intervento divino nella costante lotta tra il ben
e e il male, tra la luce e le tenebre. La cultura vedica indica nelle figure dei
deva e degli asura la personificazione delle forze del bene e del male; questi
dei e demoni abitanti dei pianeti superiori possiedono enormi poteri e una durat
a di vita molto più lunga rispetto a quella degli esseri umani. Un giorno sui pian
eti celesti, per esempio, corrisponde a un intero anno terrestre. I deva sono pe
rsone dotate di qualità divine, che seguono gli insegnamenti delle scritture e lav
orano per la corretta amministrazione dell'universo, mentre gli asura sono esser
i dediti al materialismo, che agiscono soltanto per soddisfare i propri capricci
di avidità e potere.
Nell'eterna lotta tra deva e asura ci sono varie vicende molto interessanti dall
e quali si possono trarre utili insegnamenti anche per la vita su questo pianeta
. In uno di questi episodi, deva e asura decisero di collaborare per estrarre il
nettare dell'immortalità dall'oceano di latte. Questa titanica impresa fu aiutata
direttamente dal Signore che per l'occasione Si manifestò in diverse forme. Innan
zitutto, come Prishnigarbha, trasportò il monte Mandara fino all'oceano di latte (
che si trova a Svetadvipa, il pianeta Vaikuntha all'interno dell'universo materi
ale, dove risiede la forma di Vishnu chiamata Paramatma, Ksirodakasayi Vishnu) p
erché fungesse da perno. Poi il Signore Si manifestò nella forma di Kurma, l'avatara
tartaruga, perché nessun altro essere vivente avrebbe potuto sostenere l'immenso
peso del monte Mandara facendogli da perno.
Il serpente celeste Vasuki, principe dei Naga, divenne la corda, e deva e asura
insieme si misero a frullare. Il primo prodotto di questo lavoro fu un'opera di
purificazione dell'oceano di latte: venne infatti a galla una schiuma velenosa c
he doveva essere eliminata per procedere alla estrazione del nettare. Queste sco
rie erano così tossiche che nessun essere vivente, per quanto potente, era in grad
o di neutralizzarle. I deva pregarono dunque il potentissimo Signore Shiva, che
non è un'anima individuale bensì una manifestazione secondaria di Vishnu stesso. La
Brahma samhita afferma che il Signore Maha Vishnu, al momento della creazione, p
osa il Suo sguardo sull'energia materiale e in questo modo Si trasforma in Shiva
, proprio come il latte, entrato a contatto con il succo di tamarindo, si caglia
. Così Shiva è allo stesso tempo uguale e differente dal Signore Vishnu.
Per salvare l'universo dal potente veleno prodotto come scoria dall'oceano di la
tte, Shiva lo raccolse con la mano e lo inghiottì trattenendolo nella gola. L'azio
ne del veleno produsse una colorazione bluastra sulla gola di Shiva, che ancora
oggi è conosciuto come Nilakantha. Mentre Shiva inghiottiva il veleno, alcune gocc
e gli caddero di mano e diedero origine ai cobra, agli scorpioni e alle altre cr
eature velenose, animali e vegetali.
Dopo che il veleno fu così eliminato, dall'oceano di latte uscirono la mucca Surab
hi (che fu assegnata ai Rishi), il cavallo Ucchaishrava (che fu assegnato a Bali
Maharaja, l'imperatore degli asura), l'elefante Airavata (che fu assegnato a In
dra, il re dei pianeti celesti), il gioiello Kaustubha (che fu offerto al Signor
e Vishnu), l'albero Parijata (che fu offerto ai deva), poi le danzatrici celesti
chiamate apsara e Lakshmidevi, che scelse di diventare la consorte del Signore
Vishnu. In seguito apparvero Varuni, la dea dei liquori, che andò agli asura, e Ba
lachandra, la luna crescente, che fu offerta al Signore Shiva per rinfrescarlo,
perché si sentiva poco bene dopo aver bevuto il veleno. Apparvero poi la conchigli
a Panchajanya e l'arco Haridhanu, che andarono entrambi al Signore Vishnu, e inf
ine un personaggio splendente, Dhanvantari, che portava un vaso pieno di nettare
.
Fino a quel momento la divisione dei prodotti dell'oceano di latte era stata ese
guita senza dispute, ma il vaso di nettare costituiva lo scopo dell'impresa, per
ciò deva e asura cominciarono a strapparselo vicendevolmente di mano. Durante ques
ta lotta quattro gocce di nettare caddero sulla Terra, rispettivamente a Prayag,
Nasik, Ujjain e Haridwar, creando piccoli "laghi" di nettare all'interno di var
i fiumi sacri, che ogni anno tornano a manifestarsi in quel preciso momento astr
ologico.
Alla fine gli asura riuscirono a impadronirsi del vaso di nettare e fuggirono, p
oi cominciarono a litigare tra loro per stabilire chi avrebbe bevuto per primo.
Il Signore Vishnu Si manifestò allora nella forma di una donna bellissima, Mohini,
e Si avvicinò agli asura offrendoSi di distribuire personalmente il nettare e met
tere così fine alla disputa. Gli asura, totalmente affascinati, accettarono, e Moh
ini chiese a tutti, deva e asura, si sedersi in fila ordinatamente e aspettare i
l loro turno. Naturalmente Mohini cominciò a distribuire il nettare ai deva, che s
i preoccupano sempre del buon funzionamento e della protezione dell'universo, e
uno dei demoni, Rahu, si travestì da deva e s'infilò in mezzo a Surya (il Sole) e Ch
andra (la luna). Mentre però stava portando alla bocca la coppa del nettare, Rahu
venne scoperto e Mohini gli mozzò la testa con il Suo disco Sudarshana prima che p
otesse inghiottire: in questo modo il corpo morì ma la testa rimase immortale perc
hé era entrata a contatto con il nettare, diventando uno dei pianeti dell'universo
, che causa periodicamente le eclissi di sole e di luna.
CONCETTI FONDAMENTALI DELLA FILOSOFIA INDIANA
Induismo o sanatana dharma
La cultura indiana attuale è costituita da una sovrapposizione di numerose influen
ze dovute alle vicende politiche e militari degli ultimi 5000 anni. La cultura o
riginale indiana, basata sui Veda, viene attualmente chiamata Induismo o Brahman
esimo, ma la definizione più precisa è piuttosto quella di Sanatana dharma ("la reli
gione eterna") che consiste nel ristabilire il collegamento tra l'anima individu
ale e il Tutto supremo e assoluto. I Veda costituiscono la raccolta di scritti r
eligiosi più vasta e antica del mondo e contengono dettagliati insegnamenti sullo
yoga, sulle celebrazioni rituali, sulla creazione e sulla geografia dell'univers
o, sulla filosofia e sulla teologia, ma anche sulla medicina, sull'arte militare
e così via.
Secondo la tradizione vedica, i Veda stessi sono eterni, ma circa 5000 anni fa v
ennero messi per iscritto da Krishna Dvaipayana Vyasadeva, che compilò anche una s
erie di commenti ai Veda, tra cui il Vedanta sutra, le Upanishad, i Purana, le I
tihasa e così via.
Tra i pilastri fondamentali della filosofia del Sanatana dharma ci sono la reinc
arnazione, il karma e lo yoga, che negli ultimi decenni sono diventati estremame
nte popolari anche in occidente. Riteniamo indispensabile dare qui di seguito qu
alche essenziale spiegazione dei concetti basilari della filosofia del Sanatana
dharma, così come sono spiegati nel suo testo più importante e universalmente ricono
sciuto, la Bhagavad gita.
Il sé (atma)
Dal punto di vista puramente linguistico, il termine atma (sé) indica generalmente
l'anima spirituale, ma a seconda delle circostanze e del grado di realizzazione
può indicare anche la mente e talvolta persino il corpo. Viene dunque usato in tu
tti questi significati, e va interpretato a seconda del contesto. Un livello anc
ora superiore alla comprensione di atma come anima spirituale è quello del param-a
tma, l'Anima Suprema, il Sé supremo, concetto fondamentale per comprendere la teol
ogia vedica ma estremamente difficile da penetrare, tanto che sul''interpretazio
ne di questo punto cruciale si sono formate diverse scuole teologiche. Le due pr
incipali scuole teologiche vediche sono definite dvaita-vadi (personalista) e ad
vaita-vadi (impersonalista). Secondo la scuola impersonalista questo param-atma,
Anima Suprema, è l'unica vera realtà, e l'individualità dell'atma è pura illusione, non
solo al livello del corpo e della mente ma anche al livello dell'anima; gli imp
ersonalisti tendono dunque a interpretare alcuni versi della Gita secondo una vi
sione che esclude l'esistenza di un Dio personale. La scuola personalista sottol
inea invece che l'individualità dell'anima è eterna e che il Brahman, lo spirito sup
remo impersonale, in realtà ha origine dalla Suprema Personalità di Dio. Non si può co
ltivare devozione (bhakti) verso uno spirito impersonale o verso il sé impersonale
, eppure Krishna parla chiaramente, affermando in moltissimi versi che soltanto
la devozione, la meditazione, la recitazione e l'ascolto delle sue avventure div
ine (divyam) possono portare l'anima alla perfezione. Per brevità, evitiamo di dil
ungarci in una discussione dettagliata sulle differenze tra le due scuole e sull
a loro sintesi, che potrà essere trattata in un'altra pubblicazione.
La Gita inizia spiegando il punto fondamentale della realizzazione spirituale, c
ioè il fatto che il vero sé non è il corpo ma l'anima, che è spirituale, eterna e immuta
bile. L'anima è eternamente individuale e cosciente e non perde mai la propria spe
ciale identità, ma ha la tendenza ad essere ricoperta dall'illusione a causa della
sua natura infinitesimale. Allo stato liberato, tale identità non va persa ma è piu
ttosto sgravata dalle false concezioni di sé (ahankara) che confondono l'anima fac
endole credere di essere materia, di essere il centro dell'universo, di essere l
'autore e il beneficiario dell'azione.
Il meccanismo della reincarnazione è un processo continuo che si svolge anche dura
nte questa vita, poiché il nostro corpo è in continua trasformazione dalla nascita a
ll'infanzia, alla giovinezza alla maturità e infine alla vecchiaia. La differenza
fondamentale della morte rispetto al passaggio da un'età all'altra è che le condizio
ni del corpo e della mente non permettono più un ricambio graduale delle cellule e
dell'identificazione materiale, ed è necessario un cambiamento più radicale: bisogn
a abbandonare completamente l'involucro precedente e ricominciare a raccogliere
materia per il nuovo corpo nella situazione più consona al nostro viaggio interior
e.
Il dharma
Il concetto di dharma, generalmente tradotto come "religione" è in realtà molto più co
mplesso, e può essere definito meglio come "qualità intrinseca" e "attività collegata
con la propria natura", proprio come diremmo che il dharma del fuoco sono la luc
e e il calore e il dharma dell'acqua è la liquidità. Al livello condizionato delle d
ivisioni sociali dell'umanità abbiamo diversi dharma collegati con la diversa natu
ra psicologica e attitudinale delle categorie di esseri umani, che sono consider
ati doveri religiosi in quanto lo svolgimento coscienzioso del proprio dovere è ac
cettato dalla teologia induista come una forma legittima di adorazione del Supre
mo. Questo concetto si collega anche alla celebrazione del "sacrificio" (yajna)
che può essere eseguita sia con l'esecuzione di particolari rituali religiosi sia
con la giusta e accurata esecuzione del proprio dovere naturale. Poiché il dharma
eterno dell'essere vivente è quello di servire il tutto, le diverse categorie soci
ali hanno il dovere religioso di servire il corpo sociale. Il dharma di una pers
ona di famiglia è quello di servire la famiglia, la società e così via. Chi non ha nie
nte e nessuno da servire finisce per servire i propri sensi, la propria mente, o
anche solo un animale da compagnia, ma è sempre e comunque impegnato nel servizio
.
A livello dell'anima, però, l'eterna religione o natura (sanatana-dharma) dell'ani
ma individuale è la relazione armoniosa con Dio, il servizio al Supremo. La differ
enza tra dharma eterno (religione spirituale) e dharma condizionato (religione m
ateriale) è quindi fondamentale: chiunque può spostarsi da una tradizione religiosa
(cioè dottrinale, sociale e culturale) all'altra, ma non è mai possibile modificare
la propria natura fondamentale, che è quella di servire il Tutto Assoluto in una r
elazione di amore.
Il karma
Il termine karma è ormai entrato a pieno diritto nei vocabolari di tutte le lingue
, poiché il suo complesso significato non ha una traduzione equivalente in nessun'
altra lingua del mondo. Potremmo tradurlo parzialmente come "azione, reazione e
relazione tra azione e reazione" e di conseguenza "destino, buona o cattiva fort
una", "bagaglio di lezioni da imparare o già imparate" eccetera. La scienza dell'a
zione viene spiegata dettagliatamente nella Gita, che la considera un punto fond
amentale nello sviluppo spirituale. Fondamentalmente, la legge del karma è una leg
ge puramente fisica e scientifica: ogni azione provoca una reazione uguale e con
traria. Come in fisica succede per le forze, le reazioni si possono accumulare,
smaltire e controbilanciare sempre applicando l'azione (cioè nuove forze).
La Gita distingue tra karma propriamente detto ("azione positiva compiuta per ot
tenere un risultato"), vi-karma ("azione negativa compiuta per egoismo senza pre
occuparsi dei risultati") e a-karma o nais-karma ("azione che non produce reazio
ni vincolanti, né buone né cattive, per il suo autore"). E' importante notare che il
karma è sempre temporaneo e soggetto a esaurimento, quindi il "destino" in sé viene
riscritto ad ogni istante.
I guna
La parola guna significa letteralmente "corda", "colore", "qualità", "attributo",
"caratteristica". I guna della natura materiale sono tre: sattva (bontà), rajas (p
assione) e tamas (ignoranza). L'interazione tra queste tre qualità fondamentali d
ella natura dà origine a un'immensa varietà di sfumature di livelli di coscienza neg
li esseri viventi e di caratteristiche fisiche negli oggetti inanimati. Esseri v
iventi e oggetti inanimati interagiscono tra loro grazie a queste "corde" che li
collegano, e in particolare gli esseri umani, equipaggiati di una mescolanza pa
rticolarmente propizia di "colori", possono usare saggiamente le "corde" della n
atura issandosi attraverso la rete che esse formano e liberarsi così dalla trappol
a della materia.
Lo yoga
La parola yoga deriva dalla radice verbale yuj, "unire", "collegare", "disciplin
are", "asservire", "controllare", proprio come i cavalli vengono "aggiogati" al
carro per trainarlo. In questo senso, la parola yoga ha lo stesso significato pr
imario della parola "religione" (che deriva dal latino "re-ligare", cioè collegare
l'essere umano al divino).
Il concetto di yoga però è decisamente più ampio, in quanto si applica ai diversi live
lli di identificazione relativi all'atma: corpo/volontà, sensi/mente, mente/intell
igenza, intelligenza/sé spirituale, sé inferiore/sé superiore, sé individuale/Sé supremo,
dove l'uno deve essere disciplinato, collegato, controllato e usato dall'altro i
n direzione ascendente. In generale, lo yoga è la pratica disciplinata di questo c
ontrollo del superiore sull'inferiore per progredire nell'evoluzione personale.
La Bhagavad Gita menziona vari metodi dello yoga, che non sono però incompatibili
tra loro: il buddhi-yoga (yoga dell'intelligenza, della consapevolezza), il kar
ma-yoga (yoga dell'azione disinteressata compiuta secondo il proprio dovere), il
jnana-yoga (yoga della ricerca della conoscenza filosofica e scientifica), il s
ankhya-yoga (yoga della ricerca logica e analitica della verità), il bhakti-yoga (
yoga dell'amore e della devozione al Supremo) e l'hatha-yoga, detto anche astang
a-yoga, "l'ottuplice" sentiero tradizionale della disciplina tantrica.
Una delle pratiche più importanti dell'hatha yoga è il pranayama, il "controllo dell
a respirazione" -- unica funzione che nell'essere umano può essere allo stesso tem
po consapevole e inconsapevole ed è collegata strettamente con il flusso dei pensi
eri, delle emozioni e della coscienza.
Tutte le pratiche yoga hanno lo scopo di portare la consapevolezza al punto del
samadhi (sama-dhi, "intelligenza costante") in cui non ci sono più momenti di inco
scienza, ma la visione interiore è sempre perfettamente chiara.
Vishnu e Krishna
Secondo le scritture vediche, il Signore Supremo e trascendentale, chiamato Nara
yana o Vishnu, crea l'intera manifestazione cosmica, poi entra in essa per soste
nerla e mantenerla, manifestandoSi inoltre in numerosi avatara ("incarnazioni")
per proteggere il mondo e attirare a Sé le anime condizionate con avventure affasc
inanti.
Vishnu viene rappresentato in una forma maestosa e potente, con quattro braccia
che reggono i simboli del fiore di loto (benedizione), conchiglia (protezione),
mazza (punizione per i malfattori) e disco (che rappresenta il tempo eterno, l'o
rbita del sole). La compagna eterna di Vishnu è Lakshmi, la dea della fortuna e de
lla bellezza.
La forma più intima e amata di Vishnu è Krishna, il pastorello trascendentale che sc
ambia relazioni di amore profondo con i Suoi devoti, tra cui le gloriose pastore
lle di Vrindavana (gopi). Krishna apparve su questo pianeta 5000 anni fa, poco p
rima dell'inizio del Kali yuga, e manifestò i Suoi divertimenti a Mathura, Vrindav
ana e Dvaraka. La compagna eterna di Krishna è Radharani, manifestazione della pur
a e totale devozione al Signore. La storia di Krishna e di altri avatara è narrata
soprattutto nel Bhagavata Purana. Krishna espose la famosa Bhagavad gita ad Arj
una sul campo di battaglia di Kurukshetra, come riporta il Mahabharata.
Shiva e la Dea Madre
Una manifestazione indiretta di Vishnu, Shiva è il padre del mondo materiale, e la
sua compagna eterna è la Dea Madre, chiamata anche Parvati, Sati, Durga, Mahakali
o Bhadrakali, Trayambaka, Chamundi, Narayani e Vaishnavi. La Dea Madre (detta a
nche Shakti, "energia" o "potenza") viene anche adorata in altre forme a seconda
della sua relazione con gli altri aspetti diretti e indiretti del Signore (Radh
arani, Lashmidevi, Bhu, Nila, Sitadevi, Sarasvati, Brahmani, Gayatri, Savitri, S
itala ecc.)
Così come Vishnu è talvolta adorato nella forma di pietre sacre (chiamate Shila), an
che Shiva viene adorato generalmente nella forma di una speciale pietra chiamata
Lingam. Mentre l'offerta più gradita a Vishnu o Krishna è costituita da foglie e fi
ori freschi di Tulasi, Shiva gradisce particolarmente l'offerta di foglie di Bil
va (bel). Entrambe queste piante sono ricche di proprietà terapeutiche, purificant
i e disintossicanti e vengono usate nella farmacopea indiana per guarire ogni so
rta di malattia.
Shiva è considerato il guardiano di tutti i luoghi santi dell'India (Kshetrapala)
e i suoi templi sono disseminati ovunque. E' inoltre molto misericordioso, e si
occupa in particolare di proteggere le persone semplici (viene chiamato anche Bo
lenath), la gente in generale (Lokanath), gli animali (Pasupati), i fantasmi (Bh
utanath) e coloro che cercano i poteri del tantra.
Mentre Vishnu cavalca una grande aquila (chiamata Garuda), Shiva cavalca uno spe
ciale toro, di nome Nandi. Mentre Vishnu ha un aspetto maestoso e ricco, ed è deco
rato da meravigliosi abiti e gioielli, Shiva rappresenta la rinuncia e l'austeri
tà, e viene raffigurato con gli abiti semplici dell'asceta, spesso cosparso di cen
ere, decorato da collane di rudraksha (il seme di una pianta particolare), da se
rpenti (simbolo di Sankarshana, che è la sua origine diretta, e di Kundalini, l'en
ergia vitale presente nel microcosmo del corpo umano). La sua testa è decorata dal
la falce di luna crescente (per questo viene chiamato Somanath) e dal fiume Gang
e (Gangadhara). Il famoso Hanuman, grande devoto di Ramachandra, è considerato una
manifestazione di Shiva.
Il culto dei deva
Secondo i Veda le diverse manifestazioni dell'universo sono controllate da una g
erarchia di intelligenza divina, che si manifesta nella forma dei diversi deva (
"esseri divini"). Poiché le manifestazioni universali sono moltissime, esistono an
che numerosissimi deva, ma la posizione di deva è raggiungibile però da qualsiasi es
sere vivente che si qualifichi in modo adeguato. Oltre ai deva principali esisto
no enormi schiere di semidei e angeli (upadeva e gandharva) che risiedono sui pi
aneti celesti (il paradiso).
Il più importante tra i deva è senza dubbio Brahma, il creatore o meglio il demiurgo
di questo universo, che organizza la materia primordiale manifestando tutte le
forme di vita specifiche secondo la conoscenza vedica che riceve da Vishnu. Poic
hé nella manifestazione materiale esistono innumerevoli universi, ci sono anche in
numerevoli Brahma, e ciascuno ha un numero di teste corrispondente al numero di
dimensioni dell'universo che controlla. Brahma viene dunque raffigurato con quat
tro teste e quattro braccia, seduto sul fiore di loto mistico dal quale si svilu
ppano i 14 sistemi planetari. Sul pianeta Terra esiste un solo luogo sacro dove
Brahma viene adorato: Pushkar.
Il re dei pianeti celesti è Indra, riconoscibile dalla grande quantità di occhi che
costellano tutto il suo corpo. Governa sulle schiere di semidei e presiede alla
distribuzione delle piogge.
Ganesh, figlio di Parvati e Shiva, è riconoscibile dalla testa di elefante e dal c
orpo grassoccio; si occupa di distruggere ogni ostacolo sulla via del progresso
dell'universo ed è spesso adorato da mercanti e uomini d'affari perché può accordare l
a prosperità. Un altro famoso figlio di Shiva e Parvati è Kartikkeya, chiamato anche
Muruga o Subhramanyam, che conta numerosi devoti nell'India meridionale (specia
lmente nel Tamil Nadu). Un altro personaggio divino che ha parecchi devoti nell
'India del sud è Ayappan, considerato figlio di Shiva e suo avatara. Come Vishnu,
anche Shiva discende nel mondo sotto forma di avatara per diffondere i principi
della spiritualità.
Surya è la personificazione del Sole; viaggia su un carro dorato, che è rappresentat
o nei suoi templi e specialmente a Konarak, in Orissa, il luogo sacro al Sole pe
r eccellenza. Chi adora Surya ottiene facilmente la salute e la longevità.
Chandra è il deva della luna, al centro di numerose storie affascinanti che spiega
no le caratteristiche speciali della Luna. Anche gli altri pianeti e le stelle s
ono personificati da vari deva o saggi celesti, che vi abitano con i loro compag
ni (Brihaspati, Sukracharya, i sette Rishi dell'Orsa maggiore, Dhruva sulla Stel
la polare ecc.).
ALTRI LUOGHI DI PELLEGRINAGGIO DEL SANATANA DHARMA
La zona dell'Himalaya
La catena montuosa dell'Himalaya è composta dalle montagne più alte della Terra e co
mprende numerosi luoghi sacri, tra cui anche le fonti dei fiumi sacri Gange (Gan
gotri), Yamuna (Yamunotri) e Sarasvati; alcuni di questi luoghi santi sono attua
lmente su territorio indiano, altri fanno parte del Tibet (e quindi sotto il con
trollo della Cina) o del Nepal, come il fiume Gomati dove si trovano le Salagram
a shila. Le città sante di Hardwar e Rishikesh sono famose come dimora di yogi Sh
ivaiti e pullulano di ashram di vari gruppi spirituali.
Al centro dell'Himalaya, sorge il monte Kailash, dimora di Shiva e Parvati, luog
o inaccessibile e meraviglioso, ma ad altitudini minori ci sono altri famosi tem
pli, come Badrinath (la dimora di Nara Narayana), Kedarnath, Amarnath (con il fa
moso Shiva linga di ghiaccio), e il lago Manasa Sarovara, che è ogni anno meta di
un pericoloso e difficile pellegrinaggio al quale partecipano migliaia di person
e.
Ai piedi dell'Himalaya si trova Ayodhya, la famosa città santa patria dell'avatara
Ramachandra, le cui avventure sono narrate nell'epopea storica Ramayana.
Uttar Pradesh
Delhi, al centro dell'Uttar Pradesh, è l'antica Hastinapura, la città dei re e degli
elefanti, che fu al centro della storia indiana fin dai tempi di Maharaja Yudhi
sthira, circa 5000 anni fa. Nei pressi di Delhi c'è il famoso campo di Kurukshetra
, dove si svolse la battaglia narrata nel Mahabharata e dove fu enunciata la Bha
gavad gita, il testo sacro più famoso e amato dell'India.
Sempre collegati con le avventure di Krishna sono Mathura e Vrindavan, rispettiv
amente il luogo dell'apparizione di Krishna (i cui genitori, Vasudeva e Devaki,
erano stati ingiustamente imprigionati dal malvagio fratello di Devaki, Kamsa, a
l quale era stato predetto che sarebbe stato ucciso dall'ottavo nipote) e il luo
go dove Krishna venne nascosto alla nascita e dove rimase per 16 anni come figli
o adottivo del re dei pastori, Nanda Maharaja, svolgendo attività meravigliose e a
ffascinanti, distruggendo parecchi esseri demoniaci e giocando con pastorelli e
pastorelle nelle foreste attorno al fiume Yamuna. In particolare, a Vrindavana s
i trova la collina Govardhana, fiancheggiata dai due famosi laghetti Radhakunda
e Syamakunda, i luoghi più sacri della tradizione della bhakti (amore e devozione
per Dio). La danza rasa di Krisnna con le gopi è stata rappresentata in innumerevo
li dipinti, spettacoli teatrali, spettacoli di danza, poesie e altri mezzi artis
tici.
Varanasi (Benares), la città più antica del mondo, è sacra all'adorazione di Shiva, ch
e viene adorato in numerosi templi ma soprattutto nel tempio di Vishvanatha, dal
le cupole d'oro. Varanasi è anche famosa per i suoi studiosi (e per la maggiore un
iversità di sanscrito e studi vedici), gli astrologi e i dotti sacerdoti che si im
pegnano nell'adorazione rituale. Nei pressi di Varanasi si trova Gaya, dove trad
izionalmente i seguaci della cultura vedica si recano per adorare Vishnu e prese
ntare agli antenati le offerte rituali.
Di Prayag (Allahabad), del Triveni sangam e del Kumbha Mela abbiamo già parlato ne
lla prima parte di questo libretto. Diremo soltanto che secondo la cultura vedic
a, il culto della madre Gange e l'importanza dei brahmana (i saggi spiritualisti
esperti nello studio delle scritture) costituiscono i pilastri della purificazi
one e della religiosità.
Gujarat e Rajasthan
Come abbiamo detto in precedenza, alla storia di Krishna è legata anche Dvaraka, l
a città sacra costruita da Krishna e dal fratello Balarama per la propria dinastia
(Yadu), dove andarono a vivere con Vasudeva e Devaki e tutta la famiglia di ori
gine. Attualmente Dvaraka è per la maggior parte sommersa dall'oceano, ma sulla co
sta esistono ancora parecchi templi. A Dvaraka è anche particolarmente onorata Mir
abai, la principessa rajput che scelse Krishna come suo sposo e compose per Lui
delle bellissime canzoni d'amore.
A Jaipur, centro dell'antico regno rajput, si trovano le Divinità originali di Vri
ndavana (Radha Govinda), che furono trasportate qui ai tempi dell'invasione arab
a per salvarle dalla dissacrazione che i musulmani compivano regolarmente sulle
Divinità e sui templi delle altre religioni. A Dauji c'è un famoso tempio dedicato a
Balarama. Sempre in questa zona si trova la caverna di Goltapahara, dove Balade
va Vidyabhushana scrisse il famoso Govinda Bhashya, il commento Vaishnava al Ved
anta Sutra, che nel medioevo stabilì le basi della rispettabilità filosofica e teolo
gica della Vishnu-bhakti.
Maharastra
Nasik, sul fiume Narmada, era la capitale di un antico regno, quello dei Chandel
la (la Dinastia della Luna) del quale sono andate perdute quasi tutte le testimo
nianze. Un altro famoso luogo di culto del regno dei Chandella è Khajuraho, con i
suoi templi decorati esternamente di sculture e bassorilievi di grande pregio ar
tistico. A Ujjain, famoso centro religioso, si trovano i jyotir lingam di Mahaka
leshwar e Omkareshwar, mentre a Mysore c'è il maggiore centro di culto di Chamunde
shwari.
Bombay, famoso centro commerciale fin dai tempi antichi, non ha particolari aspi
razioni religiose, ma i suoi abitanti sono fedeli adoratori di Ganesh e ogni ann
o celebrano un grandioso festival in suo onore.
Bengala e Assam
La zona di influenza culturale bengali comprende il Bengala occidentale ma anche
gli altri stati indiani del Bihar, il Bangladesh (Bengala orientale) e i sette
stati indiani del Nord-est: Assam, Tripura, Nagaland, Mizoram, Manipur, Meghalay
a, Arunachal Pradesh. In questa zona esiste un'antica tradizione tantrica. In pa
rticolare, in Assam si trova Kamakshi kotam, un famoso santuario di Kali.
Il centro della cultura bengali è Calcutta, anticamente conosciuta come Kali-ghat
, luogo sacro a Kali o Durga. Infatti costituisce il centro dove si svolge con m
aggiore fasto il festival annuale di Durga puja e Kali puja (in ottobre), che ri
corda come il Signore Ramachandra offrì adorazione a Durga per ottenere la benediz
ione di poter sconfiggere il potente demone Ravana. La celebrazione della vittor
ia di Ramachandra è chiamata anche Dusserha, e in varie parti dell'India viene ric
ordata bruciando un'effigie gigantesca di Ravana. La relazione tra Ramachandra e
Shiva-Shakti è molto complessa e ricca di sentimento. Dipavali, la festa delle la
mpade, celebra il ritorno di Ramachandra, Sitadevi e Lakshmana alla città di Ayodh
ya, dove gli abitanti in festa accesero milioni di lampade per illuminare il tra
gitto e accogliere degnamente il loro Signore.
Navadvip e Mayapur, nel distretto di Nadia, a circa 100 km. da Calcutta, sono st
ate per lungo tempo centri di cultura e spiritualità, soprattutto da quando, circa
500 anni fa, vi apparve l'avatara del puro amore per Dio, Sri Chaitanya Mahapra
bhu, chiamato anche Gauranga ("dalla carnagione dorata"), che diede inizio alla
tradizione Gaudiya Vaishnava.
La capitale dell'Assam è Guwahati, l'antica Pragajyotisapura, dove regnava il demo
niaco Narakasura, che fu ucciso da Krishna. Nei pressi di Guwahati si trova l'as
hram di Vasistha Rishi.
Orissa
L'Orissa è famosa soprattutto per il "triangolo" costituito da Bhubaneswar-Puri-Ko
narak, in cui si trovano numerosi luoghi sacri e templi anche molto antichi dedi
cati sia a Vishnu che a Shiva. Puri, chiamata Purushottama kshetra, è il luogo sac
ro al Signore Jagannath ("protettore dell'universo") e vede ogni anno il famoso
festival dei carri, il Ratha Yatra, a cui partecipano enormi folle. Altri templi
di Vishnu della zona sono Sakshi Gopal, Alarnath e Kshira Chora Gopinatha (Remu
na, Balasore).
Bhubaneswar è un antico centro religioso, dominato dal tempio di Lingaraja, mentre
Konarak è dedicata al culto di Surya (il sole). A pochi chilometri da Bhubaneswar
a ricordiamo Dhauli, dove si svolse la famosa battaglia di Kalinga, dopo la qual
e l'imperatore Ashoka, disgustato dal massacro, scelse la non violenza e divenne
buddhista, iniziando la diffusione del buddhismo in tutto il suo impero.
India del Sud
Negli ultimi 2000 anni l'India meridionale è salita alla ribalta della vita religi
osa indiana, grazie a grandi acharya apparsi proprio nel Dravida-desa: Sankarach
arya, Madhvacharya, Vishnuswami, Nimbarka e Ramanujacharya. Nei tempi antichi il
sud era famoso soprattutto per gli ashram di yoga, ma i grandi acharya ravvivar
ono la tradizione del culto nei templi, facendo dei centri religiosi della zona
splendidi modelli di ricchezza e devozione. Uno dei templi più famosi dell'India (
e certamente il più ricco) è il tempio di Venkateshwara a Tirupathi. Altri famosi te
mpli di Vishnu nell'India meridionale sono Srirangam, dove Narayana è adorato insi
eme alle Sue energie Bhu e Nila (terra e cielo), Trivandrum dove Padmanabha è ador
ato con Sri (il mondo spirituale) oltre a Bhu e Nila, Udupi dove l'adorazione di
Gopala fu stabilita da Madhvacharya, Guruvayur con il tempio del piccolo Krishn
a-Narayana.
Un altro famoso centro spirituale è Kanchipuram, nei pressi di Madras, dove si dic
e che Shankaracharya raggiunse l'illuminazione e dove si trovano diversi templi
dedicati sia a Vishnu che a Shiva Shakti.
Altri centri spirituali, specialmente dedicati all'adorazione di Shiva, sono Kum
bakonam, chiamata anche "la città dei templi", Tiruvannamalai (dove si trova il "L
ingam di Fuoco"), Kalahasthi e il "Lingam di Aria", Madurai dove si celebrò il mat
rimonio di Shiva e Minakshi (Parvati), Kanyakumari e la punta estrema dell'India
, Tiruchi con il tempio di Shiva Thayumanavar, il tempio di Thanjavur e la raffi
gurazione dell'astronave di Shiva, i templi di Shiva a Tiruvarur e Vaitheshwaran
coil, Rameshwaram e il tempio sull'isola sulla strada per Lanka, Chidambaram con
siderato il luogo della danza cosmica di Shiva, Trichur e il tempio di Shiva Vad
akunnathan. Nella città di Pooram si tiene annualmente la processione degli elefan
ti in onore di Shiva.
Altri luoghi interessanti sono Mahabalipuram, dove gli ultimi resti dell'antichi
ssimo tempio di Bali Maharaja affonda nella sabbia, Suryanarcoil con il tempio d
edicato ai pianeti, Sabarimala dedicato al culto di Ayappan e i centri del culto
popolare di Muruga (Karttikeya) Tiruchendur, Tiruthani, Sikkal e Palni.
LUOGHI SACRI DI ALTRE RELIGIONI IN INDIA
Buddha apparve in India, e sempre in India condusse la sua predicazione. Bodhgay
a è forse il centro più famoso del culto buddhista, poiché fu qui che il Buddha (che p
recedentemente si chiamava Siddharta Gautama ed era un principe della dinastia S
akya) raggiunse l'illuminazione e iniziò a predicare. La diffusione del buddhismo
in larga scala iniziò con l'imperatore Ashoka, che divenne buddhista e promulgò dell
e leggi speciali per favorire la non violenza e la compassione verso tutti gli e
sseri viventi, e la diffusione della cultura buddhista. Il luogo in cui Ashoka s
i convertì (Dhauli, a pochi chilometri da Bhubaneswara, Orissa) viene tuttora visi
tato da numerosi pellegrini; vi si trova uno stupa e vi sono ancora conservate l
e tavole di pietra dei famosi editti di Ashoka. Attorno a Dhauli ci sono le grot
te di molti eremiti buddhisti che vissero qui nel corso dei secoli.
L'insegnamento di Buddha (che tra l'altro è riconosciuto come uno dei 10 principal
i avatara di Vishnu) si fonda sull'illuminazione (buddhi significa "intelligenza
, comprensione") e sulla comprensione delle cause della sofferenza umana. Questo
porta a vincere i desideri materiali e a raggiungere la pace, il nirvana.
Mahavira, fondatore della religione jainista, fu contemporaneo di Buddha ma inse
gnò una via più drastica di penitenza e di austerità, scegliendo una forma estrema di
non violenza. Ancora oggi i monaci jainisti indossano una garza davanti a bocca
e naso per evitare di aspirare inavvertitamente piccoli insetti e spazzano il te
rreno davanti a sé con uno scopino per evitare di calpestare inavvertitamente qual
che formica. Ci sono due scuole principali di monaci jainisti: gli svetambara ("
vestiti di bianco") e i digambara ("vestiti di cielo", cioè nudi). I jainisti laic
i si astengono da diverse professioni (come l'agricoltura), sono strettamente ve
getariani e osservano diverse regole di austerità e non violenza. Gandhi era di fa
miglia jainista. Tra i luoghi sacri del giainismo ci sono diversi monasteri e te
mpli antichi sparsi per l'India, benché l'adorazione nei templi non sia particolar
mente sviluppata in quanto i fedeli possono offrire personalmente adorazione in
qualsiasi luogo senza alcun bisogno di preti che facciano da mediatori nel culto
.
Guru Nanak è il famoso fondatore della religione sikh, che cercò di conciliare indui
smo e islam predicando che i principi fondamentali delle due religioni sono perf
ettamente compatibili. Il sikhismo è una religione originaria del Punjab e del Kas
hmir e si basa soprattutto sulla tradizione familiare e sociale, sulla solidarie
tà e sulla comunità. Molti pensano che i sikh originari fossero i discendenti di un
insediamento ebraico nella regione del Kashmir che risale a diverse migliaia di
anni fa, tanto che in Kashmir esistono tuttora la tomba di Mosè e quella di Gesù. Il
principale luogo sacro dei sikh è il tempio d'oro nella città di Amritsar; il princ
ipale oggetto di culto è il libro sacro (Granth) che contiene gli insegnamenti rel
igiosi, e la caratteristica più evidente che permette di identificare i sikh è il vo
to di non tagliarsi mai capelli e barba e quindi di portare un turbante che li t
iene raccolti. Questo voto costituisce l'esatta controparte del voto di nazireat
o molto diffuso nella tradizione ebraica, e seguito tra l'altro da Gesù (detto il
Nazireo) e da Sansone, il famoso fortissimo eroe della Bibbia che combatté contro
i Filistei (antichi abitatori della Palestina).