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VEDERE LA POESIA di Marialetizia Mangiavini

“Una poesia ha il colore di chi la legge ”

Donatella Bisutti

Si può insegnare la poesia?

La poesia è verità, essenza, conoscenza. Comporta lentezza, riflessione, concentrazione sulla parola,

introspezione. Atteggiamenti , questi, completamente opposti rispetto al tipo di fruizione tipico dei giovani

di oggi: casuale, distratto, superficiale, immediato.

Per questo parlare di poesia, insegnarla ad adolescenti o adulti in formazione appare oggi impresa

sempre più difficile.

D’altra parte le modalità di educazione al testo poetico della scuola secondaria superiore prevedono come

approccio una accurata analisi della struttura del testo, delle figure retoriche e metriche , spesso anche la

parafrasi. E tutto ciò, nella visione degli studenti,

finisce col rendere la poesia un ” meccanismo “, col

distruggerne la capacità di parlare profondamente a

ciascuno: ” un’eco che tu senti /prima di aver gridato ”

(Roberto Piumini).

L’idea della videopoesia nasce perciò dall’esigenza di

un approccio completamente diverso al testo poetico,

dal tentativo di stimolare negli studenti motivazione ,

interesse, di creare le condizioni più favorevoli ad un

percorso didattico complesso ed impegnativo.

Carlo Maria Le tecnologie sono state la chiave di questo approccio ,


Mariani
mediante il quale gli studenti si appropriano della poesia e la recuperano come

espressione artistica da fruire e da godere col puro atteggiamento disinteressato di chi si lascia invadere

dallo stupore , dall’emozione per la bellezza e per gli echi interiori che una poesia è in grado di suscitare.

Ma all’atto pratico, ha dimostrato anche una valenza didattica più specifica. Ci si è resi conto che poteva
raggiungere un obiettivo più ambizioso: non già solo motivare, ma costituire essa stessa una analisi di

testo grazie ad una metariflessione sui prodotti realizzati .

Le attività in classe: dal vedere al fare


Ma andiamo con ordine.

L’idea iniziale era quella di mostrare agli studenti una videopoesia realizzata dal docente.

L’ambiente migliore è un’aula oscurata dotata di videoproiettore e casse acustiche, per consentire una

vera e propria “immersione multimediale”. Immediatamente gli studenti hanno avvertito una

amplificazione del senso della parola poetica: l’impatto emotivo è risultato molto forte , decisamente più

potente rispetto alla sola lettura in classe, grazie alla multisensorialità e alla contaminazione di diversi

linguaggi espressivi, scritto-iconico-fonico.

Attraverso il mezzo digitale, infatti ,viene enfatizzata “la naturale sinestesia propria del testo poetico, che

parla insieme all’occhio e all’orecchio: segni e spazi bianchi, un rincorrersi o un lento fluire di suoni . E

che, con le parole, evoca cose alla nostra immaginazione: la primavera che “brilla nell’aria” , la luna, la

siepe, il girasole, o la”nebbia impalpabile e scialba”…(1)

Ma che cosa intendiamo qui per videopoesia? In letteratura sono presenti numerose tipologie, variamente

definite (2). La nostra “videopoesia” è molto semplice: consiste di un video in cui sono montati

fotogrammi-immagine , alternati o sovrapposti a fotogrammi testuali, e accompagnati da una musica di

sottofondo. Il testo non viene recitato, ma è presente solo in forma scritta: ci sembra che in questo modo

la capacità evocativa del testo e la sua polisemia non vengano distrutte, e l’indeterminatezza del testo

poetico sostanzialmente mantenuta.

Dopo questa prima fruizione passiva le tecnologie sono entrate in gioco come veicolo di una didattica

attiva , secondo un modello costruzionista.

Una delle caratteristiche che l’uso delle tecnologie dell’apprendimento comporta è proprio quella di

consentire “di non disperdere , ma valorizzare, in un quadro intellettuale più strutturato, forme di

intelligenza intuitiva, empirica, immaginativa assai diffuse fra i giovani” (3), ed anche, si potrebbe

aggiungere, la naturale predisposizione all’apprendimento visivo, che i nuovi mezzi di comunicazione

hanno prodotto nell’ultima generazione. Nei giovani , oggi, sembra infatti prevalere un apprendimento

fondato sull’immagine, che comporta una dimensione più emotiva, ludica, analogico- associativa che

astratta.

Gli studi di neurolinguistica hanno stabilito che il processo di apprendimento linguistico procede

dall’emisfero destro a quello sinistro , e cioè da modalità globali e sensoriali a modalità più formali. Il ”
pensiero per immagini “è molto vicino alle dinamiche emotivo istintuali.

Perché, allora, non sfruttare tutti questi elementi per articolare una sequenza didattica che abbia come

obiettivo quello di un graduale avvicinamento ad un linguaggio estremamente formalizzato, ambiguo,

polisemico e dunque spesso di difficile comprensione, qual è il linguaggio poetico?

Interpretare un testo poetico: “smontare” o “montare”?

Oggi abbiamo trattato una poesia:

prima il maestro a voce alta l’ha letta

ed era ancora bella, era perfetta.

A cinque bambini è poi toccato,

tutti hanno dovuto leggerla e ciò mi ha davvero annoiato.

Poi tre bambini hanno dovuto raccontarla,

non avevano nemmeno un voto sul registro:

ha perso, la poesia, braccio destro e piede sinistro.

Poi l’abbiamo smontata tutta

ogni singolo verso è stato commentato:

l’osso del collo purtroppo le ha frantumato.

Bernd Lunghard, da “come si tratta una poesia”

“Chiunque legga una poesia, indipendentemente dal suo grado di coscienza o di conoscenza culturale

rapporta le parole a una sfera di competenza e di risonanza che non è soltanto linguistica ma che è di

tutta la sua mente, di tutta la sua coscienza, di tutto il suo inconscio. Anzi questo avviene in un modo

diverso, e possiamo dire, per certi aspetti, più profondo o più coinvolgente di quanto non sia per altre

forme di comunicazione linguistica ,proprio perché è ambigua..” (4)

Questa interpretazione nella scuola avviene essenzialmente tramite uno smontare gli aspetti costitutivi

del testo poetico, ma, come si diceva, “con tutto il suo corredo di parafrasi, analisi, figure retoriche e

metriche, riferimenti intra ed extratestuali, troppo spesso la poesia, per uno studente, diventa…muta.

Proprio la poesia, che è per definizione suono, ritmo, musica” (5).

Il procedimento della videopoesia comporta invece un montaggio, nel vero e proprio senso del termine. Il

metodo è articolato in quattro step: esempio, addestramento al software, fase operativa, metariflessione.

Dell’esempio abbiamo già detto; esaminiamo ora gli altri step.

Innanzitutto gli studenti vengono addestrati all’utilizzo di un software, utilizzando modalità ludico-

esplorative (II step). Per la realizzazione è stato scelto Moviemaker, un software gratuito per il sistema

operativo Windows XP e dunque largamente disponibile. Un altro motivo della scelta è l’interfaccia
intuitiva e la relativa semplicità d’uso del software stesso.

In sostanza si tratta di importare una serie di immagini, di posizionarle come fotogrammi sullo storyboard

tramite un procedimento di “drag and drop “, di formattare e inserire tra l’uno all’altro fotogramma o

sopra una immagine il testo della poesia, di importare un file musicale. A questo punto inizia la fase di

montaggio del video. Le immagini vengono rielaborate attraverso effetti presenti nel software e tra l’una

e l’altra si possono inserire effetti di transizione.

Fig. 1-Interfaccia dell’applicativo Moviemaker, vista generale e storyboard

Per lavorare meglio su questo aspetto è opportuno visualizzare lo “storyboard” come “timeline”:

spostando, sovrapponendo parzialmente le immagini, controllando la durata dei singoli fotogrammi e del

testo si può dare , per così dire, il ritmo al clip video.

Una volta appreso l’ utilizzo del software gli studenti possono costruire la loro videopoesia ( III step).

Scelto il testo effettuano una attenta lettura allo scopo di ricercare le immagini in rete, costruendo

analogie e corrispondenze tra il linguaggio iconico e quello scritto. Il docente non spiega e non analizza il

testo poetico; lascia il compito agli studenti, intervenendo soltanto su richiesta e sostenendoli se

necessario. Per questo motivo scelta dei testi è importante: meglio poesie contemporanee, dove il filtro

della lingua antica e dell’impianto concettuale non creano ostacoli insuperabili.

È qui che inizia il vero apprendimento.

La scelta delle immagini è operazione delicata, tanto più se il testo poetico presenta simboli e concetti più

che oggetti, se la sua dimensione è più evocativa che descrittiva, se possiede un elevato livello di

polisemia .

“Dopo la creazione il poeta rimane solo; sono altri e non lui, i lettori, che ora stanno per creare se stessi

nel ricreare l’opera poetica” (Octavio Paz).

L’interpretazione del testo poetico non viene “calata dall’alto”, trasferita allo studente in modo versativo :

con questa operazione è lo studente, non l’insegnante il vero lettore , e anche ri-creatore, del testo

poetico. La selezione delle immagini, la non sempre semplice ricerca di una musica che si adatti al testo,

che esprima il colore della poesia , costringono ad una lettura attenta e consapevole, e ad una

interpretazione personale .

In poesia “la pienezza sensibile, sensuale delle parole restituisce al linguaggio una densità comparabile a

quella della pietra scolpita» (6) . E questa densità può essere tradotta in immagine, utilizzando linguaggi

e codici in cui i giovani si trovano immersi nella quotidianità e che rappresentano il loro naturale modo di

esprimersi.

Si tratta di un passaggio operativo ed insieme riflessivo, anche se lo studente , in genere , avverte


soltanto l’aspetto operativo. Quello riflessivo rimane, per così dire, sullo sfondo, è tacito e inconsapevole:

l’applicazione della metodologia del “learning by doing” (7). verrà poi completata dall’ultima fase, quella

metariflessiva.

Non caso è stato utilizzato il termine “traduzione”; infatti questa operazione implica necessariamente una

manipolazione accurata del testo, un processo di decodifica e ricodifica dal linguaggio verbale al

linguaggio visuale e a quello musicale , un atto autenticamente interpretativo. Solo che lo studente non si

rende conto di compierlo, perché si concentra sulle operazioni di elaborazione del clip video.. Anche la

vecchia versione in prosa e la vecchia parafrasi sono traduzioni, ma, incentrate come sono sul significato

referenziale e sul senso sintattico finiscono col “frantumare l’osso del collo alla poesia”. Qui , invece, la

traduzione è una vera e propria ri-creazione; ed è “questa risonanza , questa interiorizzazione del testo,

uno dei caratteri peculiari della funzione poetica” (8).

Il prodotto che ne risulta è dunque un testo metalinguistico. Attraverso l’approccio tecnologico , infatti , ci

si serve di un linguaggio visivo e musicale per interpretare un altro sistema linguistico assunto come

oggetto di analisi:quello poetico .

Alcuni esempi: una immagine può esprimere una metafora, la ripetizione di un fotogramma corrisponde

ad una anafora e una particolare sequenza di immagini può esprimere intuitivamente altri procedimenti

retorici. La durata stessa dei fotogrammi può rendere visibili alcuni elementi ritmici del testo.

Dopo il vedere e il fare, il pensare

I prodotti realizzati vengono quindi caricati su Youtube, visibili a tutti.(9) E anche questa operazione è

importante: premia il lavoro degli studenti, permette di mostrarlo ad altri e si accorda con quella voglia di

essere protagonisti che i “social networks” consentono; questa volta, però, non con il solito video rubato

con il telefonino..

I discenti, sia adolescenti che adulti, si entusiasmano per questa attività; profondono impegno nella

realizzazione dei clip, trovano soddisfazione nel creare. Se l’obiettivo primario era quello di costruire un

approccio motivante, questo entusiasmo e la gratificazione degli studenti ne costituiscono salde basi. Ma

nell’attività digitale realizzata si intravedono altre potenzialità.

Da tutto quanto s’è detto finora dovrebbe risultare chiaro che quel che conta non è certamente la qualità

tecnica del prodotto, ma il processo che ha portato a realizzarlo. E’ su questo che bisogna puntare, sta

proprio qui il cuore dell’ azione e della innovazione didattica: nel condurre a consapevolezza cognitiva le

operazioni svolte .

L’insegnante dunque, dopo il ruolo di scaffolder (10), assume quello di facilitatore. Sollecita un confronto

tra i prodotti realizzati, stimola la discussione promuovendo competenze metacognitive e guidando gli
alunni verso una riflessione sulla lingua e il mondo poetico degli autori. Ma anche qui sono loro

protagonisti dell’apprendimento: loro che attraverso stimoli e confronti cominciano ad “interrogare”

consapevolmente il testo poetico.

Per maggior chiarezza, un esempio. Uno degli studenti aveva costruito una videopoesia su “Il gelsomino

notturno” e così aveva fatto anche il docente. Il confronto tra i due prodotti si è concentrato sulla musica

scelta: il famoso tema del film “Lezioni di piano” di Nyman per il docente, la colonna sonora del film

Forrest Gump per lo studente. Alla visione dei clip entrambe sembrano molto indicate e adatte al testo,

ma anche molto diverse. Nella prima prevalgono elementi di sensualità quasi morbosa, nella seconda è

l’innocenza l’aspetto più evidente. Da questo confronto possono scaturire molti elementi utili alla

comprensione del poeta: dalla sua concezione della vita e dell’amore, alla poetica del fanciullino , al

Decadentismo e via dicendo.

Non ci illudiamo che questo utilizzo delle tecnologie nella didattica risolva tutti i problemi

dell’insegnamento della poesia. Ma ci sembra un metodo innovativo per avvicinare gli studenti al testo

poetico senza i soliti pregiudizi che lo accompagnano e per stimolarne una comprensione più personale ,

profonda, attiva.

Note e bibliowebgrafia

1. M. Bettoni, M. Mangiavini, Dal latino al database, in Atti Convegno Didamatica, 2007, vol I, p.124

2. Videolettura, videoperformance, videopoesia sonora etc, cfr. http://www.3vitre.it/saggi/il_video-

segno.htm

3. http://www.swif.uniba.it/lei/scuola/infophil/yinfo32a.htm

4. Da un’ intervista a Franco Fortini sulla poesia: http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=299

5. M.Bettoni, M.Mangiavini, Dal latino al database,cit., p.125

6. P. Ricoeur, Filosofia e linguaggio [1978], in Filosofia e linguaggio, Guerini e Associati, Milano 1994)

7. Modello di ShancK, http://www.engines4ed.org/about/ourtake.cfm

8. M. Bettoni, M. Mangiavini, Dal Latino al database, cit.,p.125

9. Per vedere la raccolta di videopoesie sinora realizzate: http://www.youtube.com/user/07videopoesia

10. Il termine Scaffolding, coniato da Bruner nell’ambito della metodologia didattica costruttivista,

significa impalcatura, e si riferisce al ruolo di sostegno che un adulto competente- in questo caso il

docente-offre a colui che apprende.Con questa tecnica didattica lo studente è protagonista del processo
di apprendimento e il docente non si sostituisce a lui; anzi, “l’impalcatura” è destinata a sparire non

appena lo studente diverrà autonomo nella abilità che sta apprendendo.