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FISIOLOGIA

Lezione n°6 del 9 Marzo 2017 Materia: fisiologia Revisionata da: Caterpie Argomenti: proprietà elettriche passive della membrana; propagazione dei segnali elettrici lungo la membrana

Nella lezione precedente sono stati trattati i meccanismi ionici che danno origine al potenziale di membrana a riposo, fino a determinare un modello elettrico della membrana attraverso il quale si è dimostrato che il potenziale di membrana a riposo è determinato dai diversi potenziali d’equilibrio di Nernst degli ioni, alla quale la membrana è permeabile, pesati attraverso la conduttanza di membrana per quel determinato ione rispetto alla conduttanza totale. Infatti, se la conduttanza di uno qualsiasi di questi ioni dovesse cambiare improvvisamente, il potenziale di membrana cambierebbe con esso, tendendo verso il potenziale di equilibrio dello ione per il quale la conduttanza è variata. Tutto questo ci ha permesso di capire come viene generato e da cosa dipende il potenziale di membrana a riposo (se cambia una conduttanza ionica viene generato un segnale elettrico dato dalla corrente ionica in uscita dalla membrana).

PROPRIETÀ ELETTRICHE PASSIVE DELLA MEMBRANA

Questo argomento verrà trattato senza considerare l’evenienza che venga generato un potenziale d’azione (dato che, nel caso fosse generato la potenziale d’azione, si parlerebbe di propretà elettriche attive della membrana).

parlerebbe di propretà elettriche attive della membrana). La conduzione elettronica Per conduzione elettrotonica si

La conduzione elettronica Per conduzione elettrotonica si intende la conduzione dei segnali elettrici lungo la membrana determinata esclusivamente dalle caratteristiche elettriche passive della membrana stessa. Questa è caratterizzata da una notevole attenuazione del segnale mano a mano che ci si allontana dal punto in cui il segnale viene generato (cosa che invece non avviene nel potenziale d’azione).

Esempio:

Si tiene in considerazione una fibra muscolare (potrebbe

anche trattarsi di un grosso dendrite, di un neurone o in generale di una fibra in grado di ricevere segnali che non superano la soglia di attivazione, non comportando quindi una

risposta dettata dalla generazione di un potenziale d’azione).

Si

inserisce un elettrodo stimolatore a livello della membrana

di

questa fibra e si induce una corrente elettrica attraverso

iniezione di cariche positive (ioni Na + , ad esempio) che porteranno ad una depolarizzazione della membrana, oppure di cariche negative che porteranno invece ad una

iperpolarizzazione.

L’esperimento è controllato attraverso degli elettrodi

stimolanti (questo controllo avviene fisiologicamente a livello

di una sinapsi o di un punto di membrana dove viene generato

un potenziale d’azione) che conferiscono un impulso di corrente a gradino (ad un certo tempo x=0 si fa passare una corrente costante per un tempo a piacere). Attraverso altri elettrodi registranti si misura così il potenziale di membrana a diverse distanze dal punto in cui viene iniettata la corrente (0

mm, 2.5 mm, 5 mm) e si nota che:

iniettata la corrente (0 mm, 2.5 mm, 5 mm) e si nota che: N.B. La descrizione

N.B. La descrizione del docente non è molto chiara, ho provato a spiegarla in questo modo:

Si assume un tempo t=0 nel quale il potenziale di membrana ha valore costante; si fa passare, attraverso degli elettrodi, della corrente costante per un tempo a piacere (t=10, ad esempio) definito impulso di corrente a gradino; utilizzando poi altri elettrodi si registra quindi la variazione di potenziale di membrana a diverse distanze dal punto in cui viene iniettata la corrente (x=0 mm, x=2.5 mm, x=5 mm) e si nota che:

1.

Le variazioni di voltaggio (tensione) di membrana non sono istantanee, ma impiegano del tempo a verificarsi (cioè la membrana risponde con una sua inerzia). Notiamo quindi che il potenziale di membrana cambia lentamente ma in modo esponenziale fino a raggiungere asintoticamente un valore finale che viene mantenuto per tutto il tempo in cui abbiamo la corrente. Le variazioni di corrente sono istantanee (improvvisamente la corrente passa da 0 ad un determinato valore sempre sotto soglia come da precedente premessa).

2.

Mano a mano che ci allontaniamo dal punto in cui la corrente è stata generata, il valore finale raggiunto dal potenziale di membrana diventa sempre più basso le variazioni del potenziale di membrana si attenuano nella distanza. Il grafico (B) dell’immagine in alto a destra mostra che, dopo un tempo sufficientemente lungo (in questo caso 100 ms), il valore di potenziale di membrana si stabilizza in funzione della distanza dall’elettrodo stimolante: questa caduta di tensione procede con andamento esponenziale che, dopo pochi millimetri, farà tendere le variazioni del potenziale di membrana a 0 (anche in presenza del mantenimento della corrente iniettata dall’elettrodo stimolante). Quindi, la variazione esponenziale di potenziale è inversamente proporzionale alla distanza dall’origine dell’impulso.

Ragioni biofisiche alla base del comportamento elettronico.

Si parte dal presupposto che la membrana generi una variazione di potenziale più lenta rispetto agli stimoli

elettrici che l’hanno generata.

Per comprendere questo comportamento si tiene in considerazione il circuito equivalente elettrico di membrana, importante per poter determinare il potenziale di membrana a riposo in condizioni stazionarie.

potenziale di membrana a riposo in condizioni stazionarie. Per la proprietà fisica delle resistenze, è possibile

Per la proprietà fisica delle resistenze, è possibile sommare tutte le resistenze di membrana considerandole una unica (le leggi fisiche sono applicabili perché, quando parliamo di un passaggio di cariche da un punto

di vista biofisico, è irrilevante la dimensione di queste ultime, quindi che si tratti di ioni sodio, cloro o

potassio).

Dato che a noi interessa descrivere il passaggio attraverso tutte le conduttanze che permettono il transito

di ioni attraverso la membrana e dato che le varie resistenze vengono conferite dai canali ionici (che,

considerati come resistenze, sono tutti posti in parallelo), si utilizza la formula delle resistenze in parallelo.

La resistenza totale di un circuito del genere è quindi data da:

totale di un circuito del genere è quindi data da: Essendo la conduttanza l’inve rso della

Essendo la conduttanza l’inverso della resistenza, quindi, se ne deriva che la conduttanza ionica totale della membrana è uguale alla somma delle conduttanze dei singoli ioni.

Il professore aggiunge che le batterie di Nernst (una batteria di Nernst corrisponde al potenziale di

equilibrio di un determinato ione) possono anche non essere considerate dato che questo valore è molto importante per determinare qual è il potenziale di membrana a riposo in assenza di stimoli. Dato che al momento ci interessa sapere quanto rapidamente ed in che modo cambia il potenziale di membrana in presenza di uno stimolo, si può trascurare il valore di partenza (non prendendo in considerazione le batterie di Nerst) semplificando l’equazione ad un circuito RC semplice formato da una resistenza e un condensatore di membrana in parallelo (prima immagine di questa pagina).

Ciascun segmento di membrana viene rappresentato come equivalente elettrico dal circuito RC in parallelo, dove la resistenza totale è data dalla conduttanza ionica e la capacità è dovuta al doppio strato

fosfolipidico, cioè l’isolante che divide i due conduttori elettrici: il liquido extracellulare e il citoplasma (entrambe soluzioni ioniche che conducono quindi elettricità).

Se poi viene aperto un canale che determina il passaggio di una carica conferita per esempio da ioni sodio, verrà indotta una depolarizzazione di membrana data dal sodio stesso durante il passaggio lungo questo cnale (determinando una corrente in entrata di cariche positive). Si genererà quindi un cambio di carica tra l’esterno e l’interno che verrà separata dalla membrana che assume la funzione di condensatore.

Se, quindi, in un certo punto della membrana entreranno delle cariche positive, queste andranno a neutralizzare le cariche negative accumulate ai lati del condensatore nelle zone immediatamente adiacenti, aumentando così la carica positiva all’interno della cellula. Per repulsione elettrostatica, anche le cariche positive che stanno dall’altra parte della membrana si allontaneranno, inducendo così una corrente chiusa (la corrente elettrica circola soltanto in un circuito chiuso).

Se ne deduce che la depolarizzazione della membrana è determinata da una corrente uscente dalla membrana stessa, la quale viene determinata dalla repulsione tra le cariche positive aggiunte all’interno della cellula e dalle cariche positive presenti all’esterno che quindi si allontanano.

positive presenti all’esterno che quindi si allontanano. N.B.: 1. CORRENTE CAPACITATIVA : viene definita in questo

N.B.:

1. CORRENTE CAPACITATIVA: viene definita in questo modo perché, attraverso il condensatore, non abbiamo cariche positive che fisicamente attraversano la membrana, ma c’è una variazione delle cariche accumulate ai lati del condensatore che determina corrente. Infatti, l’aggiunta di cariche positive nello spazio intracellulare determina un allontanamento per repulsione delle cariche positive dello spazio extracellulare. Questo movimento di cariche viene inteso come una circolazione di corrente capacitativa (fisicamente non passano ioni attraverso il condensatore, che in questo caso è il doppio strato fosfolipidico).

2. CORRENTE REISISTIVA o IONICA: è una corrente effettiva poiché le cariche elettriche attraversano fisicamente i canali della membrana (canali ionici).

Per un condensatore, ∆V = ∆Q/ C (variazione di voltaggio dipendono dalle variazioni di cariche ai lati diviso le capacità). Le variazioni di voltaggio ai lati del condensatore sono inversamente proporzionali alla capacità e variano in modo lineare con il passare del tempo in presenza di una corrente costante: se si applica quindi una corrente a gradino che passa esclusivamente attraverso il condensatore (senza la resistenza in una

si applica quindi una corrente a gradino che passa esclusivamente attraverso il condensatore (senza la resistenza

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situazione ideale), si noterà che il potenziale ai lati del condensatore non cambierà istantaneamente, bensì linearmente aumentando sempre più fino a raggiungere l’asintoto. La corrente continua a variare il numero di cariche accumulate ai lati del condensatore e, teoricamente, si dovrebbe depolarizzare in modo lineare tendente all’infinito (anche se non è quello che succede, dato che registriamo le variazioni del potenziale di membrana che gradualmente diminuiscono fino a raggiungere un valore massimo oltre il quale il voltaggio non cambia più in presenza di quella determinata corrente stimolante).

Per un circuito RC in parallelo, le variazioni di tensione ai lati di uno dei due elementi sono sempre e comunque identiche alle variazioni di tensione dell’altro elemento; la differenza di potenziale ai lati della capacità sarà sempre esattamente uguale alla differenza di potenziale che registriamo ai lati della resistenza (conduttanza di membrana). Quindi, le variazioni di potenziale che vengono generate ai lati della capacità determineranno anche una variazione di potenziale ai lati della resistenza, ma la resistenza si comporta secondo la Legge di Ohm, dove I = V/R.

Se si applica quindi una corrente stimolante costante, tutta questa passerà inizialmente attraverso il condensatore (corrente completamente di tipo capacitativo) che non può passare ancora attraverso la resistenza dato che, attraverso la resistenza, ci può essere un passaggio di cariche solo se la differenza di potenziale viene generata in qualche modo (per la Legge di Ohm). Inizialmente quindi, tutta questa corrente sarà di tipo capacitativo e mano a mano che questa genererà una

differenza di potenziale passerà anche all’interno della resistenza (canali ionici) trasformandosi in corrente

di

tipo resistivo o ionico.

Il

potenziale di membrana andrà ad aumentare con un andamento di tipo esponenziale fino a raggiungere

asintoticamente un valore finale determinato attraverso la Legge di Ohm. Quindi, se si applica una certa corrente, dopo un tempo sufficientemente lungo tutta la corrente passerà

attraverso la resistenza e la reazione di voltaggio verrà determinata unicamente dalla legge di Ohm.

Il fatto che la membrana risponda lentamente ad uno stimolo di corrente dipende dalla presenza della

capacità. Se non ci fosse capacità di membrana (se non ci fossero condensatori) le variazioni di voltaggio sarebbero istantanee. Questo aspetto è molto importante per quando studieremo le sinapsi, infatti parlare di corrente sinaptiche e di potenziale post-sinaptico (potenziale sinaptico) non è la stessa cosa:

- La corrente sinaptica è la corrente ionica determinata dal fatto che certi canali si aprono perché è presente il neurotrasmettitore.

- La corrente sinaptica genererà attraverso questo meccanismo un potenziale sinaptico che avrà caratteristiche temporali rallentate rispetto alla corrente che l’ha determinato. Questo fenomeno non avviene solo durante la fase di depolarizzazione, ma anche quando la corrente viene meno.

Legge di Ohm D V = I × R m m
Legge di Ohm
D
V
=
I
×
R
m
m

Vediamo che in presenza di una variazione istantanea (o quasi) di corrente, le variazioni di voltaggio di membrana sono molto più lente e quando interrompo la corrente stimolante il potenziale di membrana non torna istantaneamente al valore iniziale, ma impiega del tempo per tornare al valore di base. C’è un’inerzia non solo quando si instaura un segnale elettrico, ma anche quando questo viene meno. Il potenziale sinaptico dura quindi di più ed è più lento della corrente sinaptica.

Come descriviamo questa variazione di tensione generata da una stimolazione di corrente determinata attraverso un parametro che è la costante di tempo? Abbiamo detto che se diamo uno stimolo a gradino, cioè uno stimolo costante di corrente, le variazioni di potenziale di membrana sono di tipo esponenziale; questo viene descritto attraverso l’equazione:

t - D V ( ) t = I R × (1 - e t
t
-
D
V
( )
t
=
I
R
×
(1
-
e
t
)
m
m

Quando è trascorso un tempo t uguale a Tau (t/Tau=1) vorrà dire che, considerando il valore di e, la variazione del potenziale di membrana viene a essere uguale al 63% del valore finale, ovvero manca il 37% per raggiungere il valore finale.

Lo stesso processo avverrà durante la scarica: se viene tolta la corrente, il condensatore di membrana incomincerà a scaricarsi e tornerà verso il valore iniziale attraverso un decadimento esponenziale. Tau indica il tempo necessario affinché il valore di potenziale sia uguale al 37% del valore finale.

La costante di tempo è uguale al prodotto della resistenza per la capacità. La velocità con cui una membrana risponde ad uno stimolo ricorrente dipende sia dal valore della capacità, che comunque è costante per una membrana (un microfarad per cm 2 ), sia dal valore della conduttanza di membrana (quanti canali sono aperti). Inoltre, se la resistenza è elevata ci vorrà più tempo perché la membrana cambi il suo potenziale, se invece è molto bassa la velocità di risposta della membrana sarà superiore. Quindi variando la resistenza di membrana (che corrisponde a variare il numero di canali aperti) viene fatta anche variare la velocità con la quale la membrana risponde in termini di variazioni di voltaggio ad uno stimolo corrente.

SOMMAZIONE TEMPORALE

Considerando un neurone, affinché un input sinaptico abbia una qualche rilevanza (possa modificare la frequenza di scarica di un neurone), occorre che questo potenziale sinaptico generato in una sinapsi qualunque (posizione dendritica o del soma del neurone) si propaghi in modo elettrotonico, cioè attraverso propagazione passiva del segnale, lungo tutta la membrana sino a raggiungere il cono di emergenza. I potenziali sinaptici, nella maggioranza dei neuroni, determinano delle variazioni di potenziale di pochissimi mV, inoltre questi potenziali sinaptici devono essere trasmessi passivamente lungo tutta la membrana in modo attenuato, perciò il potenziale d’azione (che arriva sul potenziale presinaptico) attraverso il suo segnale post sinaptico sul neurone successivo, avrà pochissime possibilità di cambiare la frequenza di scarica del neurone stesso e se la cambia lo farà in modo minimale. Però quando viene generato un potenziale d’azione in grado di superare la soglia di attivazione, viene generato un treno di potenziali d’azione (il potenziale d’azione non viaggia quasi mai da solo) con una frequenza che dipende da quanto si supera la soglia.

con una frequenza che dipende da quanto si supera la soglia. Supponiamo di avere un treno

Supponiamo di avere un treno di potenziali d’azione che raggiunge una cellula postsinaptica che ha una costante di tempo di circa 1 ms (che non è reale, dato che la costante di tempo di una cellula è di circa 10/20 ms), si noterà che i potenziali sinaptici generati da ciascun potenziale d’azione non avranno nessun effetto sul potenziale di membrana che viene raggiunto a questo livello perché il secondo potenziale d’azione interviene quando l’effetto di quello precedente è completamente svanito a causa di una notevole velocità di risposta della membrana alla corrente sinaptica prodotta dalla sinapsi stessa.

Se invece la membrana postsinaptica assumesse una costante di tempo nettamente superiore (circa 10 ms, valore fisiologico delle membrane), si noterebbe che l’effetto del primo potenziale d’azione si non

esaurirebbe per fare in modo che i secondi, terzi, ecc

bensì si assisterebbe ad una somma dei potenziali d’azione precedenti.

potenziali d’azione possano influire sulla cellula,

Questo fenomeno avviene perché la variazione di potenziale impiega del tempo per assumere un valore finale, a differenza della corrente che è immediata; analogamente, quando la corrente viene meno, la ΔV impiega del tempo per ritornare al suo valore iniziale.

Questo processo sta alla base di un principio fondamentale dell’integrazione neuronale denominato sommazione temporale: se invece di un unico potenziale d’azione applicato sulla cellula viene applicato un treno di potenziali d’azione con una costante di tempo sufficientemente elevata, si verificherà la sommazione temporale dei vari effetti sinaptici. Questo processo comporta una possibilità maggiore di modificare l’eccitabilità del neurone variandone in modo più efficace la sua frequenza di scarica (quanto più è elevata la frequenza di scarica di questo assone presinaptico tanto maggiore sarà l’efficacia di questo input nel modificare l’attività di scarica di questo neurone, se la frequenza invece sarà bassa, questo effetto sarà inferiore).

L’integrazione neuronale è quindi un meccanismo fondamentale per determinare l’efficacia del neurone postsinaptico.

Perché questi segnali elettrici quando vengono propagati si attenuano con la distanza? Da cosa dipende questa attenuazione? L’attenuazione non è uguale per tutti i neuroni. Affinché una corrente generata in un certo punto della membrana si propaghi alle zone vicine, si ha la necessità che vi siano delle correnti anche all’interno dell’assone anch’esse con azione di propagazione.

dell’assone anch’esse con azione di propagazione. Tutti questi circuiti unitari che rappresentano la membrana

Tutti questi circuiti unitari che rappresentano la membrana sono uniti tra di loro, all’interno del neurone, tramite il citoplasma (liquido in grado di condurre corrente) e all’esterno da una soluzione elettrolitica (anch’essa in grado di condurre corrente). Quindi tutti questi circuiti RC sono collegati da resistenze. La resistenza assiale o assonica o resistenza interna è la resistenza che il citoplasma offre al passaggio di corrente. Gli assoni normalmente sono molto piccoli e quindi, come per tutti i conduttori, se la sezione del conduttore è molto piccola la resistenza può essere notevolmente elevata. Quanto più è piccolo l’assone

tanto maggiore sarà la resistenza, come avviene anche per i fili di rame, un filo di rame grosso ha una resistenza molto inferiore rispetto a uno piccolo. Anche all’esterno abbiamo una resistenza al passaggio di corrente, ma si può semplificare notevolmente il circuito basandosi sul fatto che la resistenza esterna dello spazio extracellulare è molto più bassa rispetto alla resistenza di membrana e alla resistenza interna. Quindi, in un circuito completo, bisognerebbe inserire anche una resistenza esterna tra un circuito RC e l’altro, ma questa resistenza esterna è minima e trascurabile.

Bisogna capire come mai un circuito di questo genere determina una risposta lungo la membrana. La capacità è fondamentale per determinare quanto velocemente il potenziale cambia ma, dopo un tempo sufficientemente lungo, questo potenziale si attenua, diventando completamente di tipo resistivo. La capacità, infatti, è importante per rallentare la variazione di potenziale ma una volta che ha raggiunto asintoticamente il valore finale, la variazione di potenziale dipende solamente dalla resistenza di membrana.

Questo discorso ci serve per comprendere che è possibile semplificare ulteriormente il circuito.

che è possibile semplificare ulteriormente il circuito. Il fenomeno della risposta lungo la membrana è quindi

Il fenomeno della risposta lungo la membrana è quindi spiegato e rappresentato dall’immagine, dove ogni lunghezza unitaria di membrana può essere modellata in modo da avere una resistenza di membrana che tende a far uscire la corrente verso l’esterno (R M ), ed una resistenza assiale che invece permette la propagazione della corrente verso zone più lontane di membrana (R L ). Da un punto di vista elettrico questo modello viene definito come nodo.

Quando la corrente incontra un nodo si ripartisce sulle due resistenze sulla base dei valori di resistenza (in altre parole cerca di andare dove la resistenza è inferiore) e questa quindi, dipartendosi, da una parte fluirà lungo la resistenza interna per andare a depolarizzare una zona più lontana di membrana, dall’altra usicrà attraverso la resistenza di membrana che viene cortocircuitata. A livello di ogni nodo, quindi una parte di corrente uscirà, e la quantità che andrà a depolarizzare la zona successiva sarà inferiore. Di conseguenza, mano a mano che ci allontaniamo dal punto in cui viene generata la corrente, questa diminuirà sempre di più.

Se la nostra fibra muscolare fosse perfettamente isolata (in presenza di mielina ciò è parzialmente possibile) la perdita di corrente sarebbe incredibilmente piccola, quindi tutta la corrente iniettata in un punto potrebbe depolarizzare in egual modo anche zone lontane della membrana, ma questo fisicamente non è possibile. Avremo quindi una decadenza esponenziale del valore di potenziale partendo dal punto iniziale alle zone più lontane dell’assone.

una decadenza esponenziale del valore di potenziale partendo dal punto iniziale all e zone più lontane

Esiste una costante che descrive questo decadimento che prende in nome di costante di spazio:

x - l D V ( x ) = D V × e m 0
x
-
l
D V
(
x
)
= D
V
×
e
m
0
r
m
l
= = costante di spazio
r
a

Il potenziale di membrana ad una certa distanza x dal punto

iniziale sarà uguale alla differenza di potenziale iniziale ∆V, che

registriamo in corrispondenza dell’applicazione dello stimolo, che decade esponenzialmente secondo una legge esponenziale

(e elevato alla distanza, diviso la costante di spazio). λ

rappresenta quella distanza alla quale il segnale iniziale è giunto al 37% del valore iniziale.

Il valore della costante di spazio sarà uguale al rapporto che tra il valore della resistenza di membrana e la resistenza interna o assiale (in realtà è uguale alla radice quadrata di questo rapporto, ma non ci interessa).

- Se la resistenza di membrana fosse molto elevata, in questo nodo sarebbe maggiore la quantità di corrente che viaggia lungo l’interno dell’assone stesso.

- Se la resistenza di membrana fosse invece particolarmente bassa, avremmo una quantità maggiore di corrente che viene dispersa lungo il percorso e attraverso la membrana.

Questo vale anche per la resistenza interna, un assone molto grosso o un dendrite di grosse dimensioni che avrà una resistenza interna più bassa, condurrà meglio la corrente e quindi agirà sulla costante di spazio in modo inverso, se aumenta la resistenza assiale diminuisce la costante di spazio, se invece la resistenza interna assiale diventa più piccola la costante di spazio aumenterà, un segnale sarà in grado di viaggiare per distanze maggiori lungo l’assone.

SOMMAZIONE SPAZIALE

per distanze mag giori lungo l’assone. SOMMAZIONE SPAZIALE Supponiamo ora che vi siano due neuroni che

Supponiamo ora che vi siano due neuroni che ricevono lo stesso input da un neurone presinaptico (vedi immagine), ma che i neuroni post-sinaptici abbiano una diversa costante di spazio: a parità di resistenza di membrana, la resistenza interna cambia molto a seconda della grandezza del dendrite che riceve la sinapsi.

A parità di distanza, se la costante di spazio è molto breve, questa corrente verrà dispersa lungo il cammino in maniera evidente. Si noterà quindi che il potenziale sinaptico si propagherà fino al cono d’emergenza

dell’assone, con ampiezza nettamente inferiore rispetto ad altre situazioni in cui la costante di spazio è molto più lunga (di solito la costanza di spazio fisiologica è di 1-3 mm). Una sinapsi vicino al soma è generalmente molto più potente di una sinapsi su un dendrite periferico. Questo sta alla base di un altro meccanismo di base d’integrazione neuronale, chiamato sommazione spaziale.

Sommazione temporale e sommazione spaziale sono i due meccanismi fondamentali d’integrazione neuronale. Un neurone genera i potenziali d’azione in corrispondenza del cono d’emergenza dell’unico assone che possiede. Un motoneurone medio ha una propagazione dendritica molto estesa e mediamente può ricevere circa 10'000 contatti sinaptici sul suo albero dendritico o sul suo soma. Ciascun contatto sinaptico produce dei potenziali post-sinaptici molto piccoli, 1-2 mV dipende da quanti bottoni ci sono, e questi devono viaggiare lungo i dendriti e lungo il soma fino a raggiungere il cono d’emergenza in maniera attenuata.

a raggiungere il cono d’emergenza in maniera attenuata. Supponiamo che ci siano due sinapsi: la prima

Supponiamo che ci siano due sinapsi: la prima genererà sul neurone postsinaptico un segnale sotto soglia, e

il secondo idem. Se i due assoni venissero attivati contemporaneamente perché sufficientemente vicini, ci sarebbe una sommazione spaziale degli effetti sinaptici dei due assoni (sinapsi), che porterà ad un superamento della soglia che produrrà quindi un potenziale d’azione.

Questo è il meccanismo della sommazione spaziale, analogo a quello della sommazione temporale dove un

singolo assone viene stimolato con un treno sufficientemente ravvicinato di potenziali d’azione. Grazie a questa integrazione complessa viene determinata l’eccitabilità complessiva del neurone e la frequenza di scarica di quel neurone post-sinaptico.

Il neurone post-sinaptico rielabora gli input ricevuti in modo diverso rispetto ai segnali entrati, poiché i potenziali sinaptici singoli ricevuti sono troppo deboli per generare un segnale di scarica.

POTENZIALE D’AZIONE

Proprietà del potenziale d’azione

Il potenziale d’azione è un evento tutto o nulla. Mentre un potenziale graduato presenta un’ampiezza ed una durata che rispettano più o meno fedelmente le caratteristiche dello stimolo che lo hanno generato, per il potenziale d’azione non è così. Gli stimoli di corrente applicati generano dei potenziali graduati fino a quando questi potenziali sono ad una ampiezza inferiore al valore di soglia (che di solito è 20-30 mV più positivo rispetto al potenziale di riposo). Se questi potenziali hanno un’ampiezza inferiore alla soglia, si parla di stimoli subliminali o sotto soglia che generano potenziali elettrotonici che si propagano per attenuazione senza causare una risposta dalla cellula. Se invece il potenziale raggiunge il valore di soglia, si produrrà un potenziale d’azione la cui forma e ampiezza non dipenderanno dagli stimoli che l’hanno provocata (indifferentemente dall’ampiezza dello stimolo, una volta superata la soglia darà origine ad un potenziale che avrà sempre la stessa forma e caratteristiche). Una volta superata la soglia viene generato un potenziale d’azione completo che determina sempre un’inversione di polarità del potenziale di membrana che raggiunge i 20-30 mV, dopodiché la membrana si ripolarizzerà rapidamente e spontaneamente indipendentemente dallo stimolo prodotto.

Diversi neuroni hanno forme del potenziale d’azione diverse. La forma del potenziale d’azione varia da cellula a cellula.

Nei neuroni la durata tipica, di un potenziale d’azione è di 1-2 ms. Nel muscolo scheletrico invece la forma del potenziale d’azione è diversa e la durata complessiva è intorno ai 5 ms. Nei neuroni si parte da un potenziale intorno ai -70 mV, mentre per il muscolo scheletrico e anche per quello cardiaco si parte da valori molto più negativi, intorno ai -90 mV. Nel muscolo cardiaco, invece, il potenziale d’azione ha una forma completamente diversa, con una durata di 200-300 millisecondi.

diversa, co n una durata di 200-300 millisecondi. La forma del potenziale d’azione delle fibre nervose
diversa, co n una durata di 200-300 millisecondi. La forma del potenziale d’azione delle fibre nervose

La forma del potenziale d’azione delle fibre nervose normalmente presenta una fase crescente di depolarizzazione (che porta ad un potenziale a descritto graficamente “a punta”), in cui si verifica un’inversione della polarità di membrana, seguita da una ripolarizzazione con fase decrescente. In tutte le

cellule abbiamo una iperpolarizzazione postuma che porta la cellula dopo la ripolarizzazione a valori di potenziale più negativi rispetto a quelli di riposo (verrà spiegato meglio nelle prossime lezioni). L’iperpolarizzazione determina anche una minore eccitabilità della cellula per un certo periodo di tempo che consegue un rallentato rientro nei valori di controllo.

Una caratteristica tipica della membrana è la costante di tempo che caratterizza la sua variazione di potenziale rispetto alle variazioni di corrente che l’hanno generato. Se si fornisce uno stimolo (ad esempio attraverso un elettrodo-stimolante) ad un neurone e si registra

l’insorgenza di un potenziale d’azione o meno, è possibile notare che, a seconda dell’ampiezza dello stimolo

di

corrente, la latenza con la quale viene generato il potenziale d’azione cambia. Questo perché ovviamente

lo

stimolo di corrente produce una variazione di tensione più lenta nel tempo, abbiamo quindi stimoli

sottolaminari che non raggiungono la soglia ma si trovano praticamente al limite di stimolazione. Infatti, se l’intensità di questo stimolo viene aumentata, si otterrà uno stimolo laminare, cioè l’intensità minima di corrente che è in grado di far scaricare un potenziale d’azione al neurone. Naturalmente questo valore di soglia verrà raggiunto in un tempo notevole, che sarà due o tre volte la costante di tempo (dato che la variazione di tensione esponenziale raggiungerà la soglia dopo un certo tempo di latenza, che sarà nettamente inferiore se si fornisce una stimolazione d’intensità maggiore). Se si fornirà quindi uno stimolo d’intensità maggiore, si otterrà un potenziale d’azione assolutamente identico a quello che viene effettuato da un stimolo minore, tuttavia il tempo che verrà impegato per raggiungere la soglia sarà inferiore. Esiste quindi una relazione abbastanza marcata tra l’intensità dello stimolo e tempo di risposta del neurone allo stimolo per produrre un potenziale d’azione.

neurone allo stimolo per produrre un potenziale d’azione. In questo grafico in ascissa si ha il

In questo grafico in ascissa si ha il tempo. Applicando degli stimoli di corrente d’intensità crescente, questi stimoli determineranno un potenziale di membrana a gradino. L’andamento è sempre esponenziale in tutti i casi, ma il valore di soglia viene raggiunto in un tempo molto lungo se lo stimolo è perfettamente laminare e, naturalmente, verrà raggiunto anche in tempo molto più brevi se lo stimolo è d’intensità maggiore rispetto al valore di soglia.

In tutti i casi il potenziale d’azione generato sarà assolutamente identico, ma il tempo la membrana impiegherà per raggiungere quello stesso potenziale d’azione sarà diverso (in questo caso minore).

Dal punto di vista dell’elettrofisiologia clinica, questi parametri sono importanti. In questo campo utilizzano due termini specifici: cronassia e reobase.

La reobase è l’intensità di stimolazione minima che determina un potenziale d’azione come risposta da parte della cellula, identificato graficamente come una curva che tende asintoticamente verso il valore di soglia. Questo valore tende alla soglia senza raggiungerla mai (o meglio, raggiungendola solo ad un t→∞, ma in realtà non è così).

Per stimare l’eccitabilità dei fasci nervosi, anche a livello clinico, viene utilizzata la cronassia: si misura la reobase, si raddoppia l’intensità di stimolazione (due volte la reobase) e si vede qual è la latenza di risposta del potenziale d’azione. Quindi, per un’intensità di corrente due volte la reobase, il tempo di risposta è la cronassia. La cronassia è quindi la velocità con la quale il nervo risponde ad uno stimolo incorrente misurandone la sua eccitabilità (più bassa è la cronassia più è eccitabile quella fibra nervosa e viceversa).

È possibile dimostrare che i nostri fasci nervosi hanno dei valori di cronassia molto diversi, dato che ci sono

delle fibre nervose con assoni di diametro molto diverso (per quanto riguarda i nostri nervi perificerici, si va infatti da 1 a circa 20 µm, anche se le fibre C amieliniche possono essere un po’ più piccole di 1 µm.) Le fibre α, molto più grosse, hanno un valore di cronassia basso intorno ai 100 µs, rispetto a quello delle fibre

C che è di 400 µs.

Questa differenza di valori di cronassia è data dal fatto che le varie modalità sensoriali viaggiano su fibre

periferiche di diametro diverso.

Questo è importante in ambito clinico dato che, se si forniscono degli impulsi abbastanza brevi, si riescono

a stimolare soltanto le fibre di grosso diametro (come ad esempio quelle tattili) senza stimolare invece quelle dolorifiche.

quelle tattili) senza stimolare invece quelle dolorifiche. Accomodazione : se prendiamo in considerazione una membrana

Accomodazione: se prendiamo in considerazione una membrana ed iniziamo a depolarizzarla lentamente, si noterà che il valore di soglia non resterà costante ma si sposterà verso valori sempre più positivi (e, conseguentemente, la membrana diverrà sempre meno eccitabile). È possibile raggiungere anche un potenziale di a zero mV, causando una depolarizzazione completa della membrana (rendendola completamente ineccitabile) senza che questa generi mai il potenziale. Questa proprietà, definita come accomodazione, dipende dalle proprietà dei canali voltaggi-dipendenti con inattivazione.