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APPUNTI SUL PROGETTO DEGLI IMPIANTI A

GAS

A cura di

Bernardo FORTUNATO

1
MODELLI NON LINEARI PER LA SIMULAZIONE DEL CICLO

TERMODINAMICO DI IMPIANTI TURBOGAS

Alcuni problemi ingegneristici richiedono, per ottenere una soluzione sufficientemente accurata, un
approccio di tipo numerico, al fine di risolvere il sistema di equazioni non lineari che regge la fisica
dell’apparato in esame. Problematiche numeriche tipiche sono:
a) Progetto ed ottimizzazione di cicli termodinamici reali.
b) Analisi del funzionamento stazionario in condizioni di fuori-progetto.
c) Comportamento dinamico di turbogas.
Esaminiamo anzitutto il primo dei tre punti citati, vale a dire il progetto. Il procedimento per la
realizzazione di un modello di simulazione di un impianto può essere suddiviso in tre passi
principali:
1° step) Individuazione delle componenti del sistema (a titolo di esempio: compressore,
turbina, combustore, ugello, diffusore, scambiatore di calore, mixer).
2° step) Individuazione delle equazioni che descrivono il comportamento di ciascun
componente.
3° step) Risoluzione del sistema di equazioni.
Analizziamo qui di seguito i passi descritti.

1.1 Componenti di un sistema

In questa fase del progetto, è opportuno schematizzare l’impianto con moduli di tipo generale; in
questo modo si possono raggiungere due risultati:
1. Fissando l’attenzione su una singola componente si riducono le possibilità di errore di
implementazione.
2. Possiamo sviluppare delle parti di codice numerico dedicate (subroutine o function),
riutilizzabili per componenti analoghe di altri progetti.
La Fig.1 riassume i simboli comunemente adottati per schematizzare gli impianti turbogas, mentre
la Fig.2 mostra due configurazioni possibili per un turbogas destinato alla produzione di corrente
elettrica .

2
Moduli:

combustore
compressore

scarico
turbina

Figura 1: Moduli per gli schemi dei turbogas

fuel

2 B 3

C T

Figura 1a: Impianto monoalbero a ciclo semplice

3
fuel

2 B 3
4

C HPT LPT

Figura 2a: Turbogas bialbero con turbina di potenza

1.2 Equazioni che descrivono la fisica del sistema


Per ciascun componente possiamo scrivere le seguenti equazioni:
1. Equazioni di conservazione (massa, quantità di moto, energia).
2. Equazioni di stato.
3. Equazione della trasformazione termodinamica da cui il componente è interessato.
In alcuni casi particolari, certe relazioni possono non essere necessarie per descrivere il modello e
pertanto sono trascurabili: in questo modo è possibile semplificare il modello del sistema.
La scelta delle equazioni necessarie alla descrizione del sistema è fondamentale per la costruzione
di un modello adeguato agli scopi per il quale esso viene creato. In quest’ottica, bisogna trascurare i
fenomeni non necessari alla descrizione del sistema, in modo da rendere il modello sufficientemente
snello. Il grado di approssimazione delle equazioni in gioco, inoltre, deve essere il più omogeneo
possibile: in questo modo si evita l’inserimento di equazioni che variano poco il risultate finale,
appesantendo soltanto la soluzione numerica.
Si analizzano ora in dettaglio le equazioni di governo delle componenti degli impianti a gas:

1.1 Compressore
Esaminiamo nello specifico le equazioni valide per un compressore monostadio, valide anche per
uno multistadio senza prelievi intermedi di aria per il raffreddamento delle pale della turbina, dei
dischi o delle casse; per i discorsi qui di seguito, supporremo di lavorare con un fluido
termicamente, non caloricamente, perfetto. Facciamo riferimento, per i pedici, alla Figura 3

4
2

aria

aria

Figura 3: Schema di un compressore

Consideriamo quali grandezze termodinamiche fondamentali, la pressione (p), la temperatura (T) e



la portata massica m , supposte uniformi, nelle sezioni di ingresso (1) ed uscita (2). Per quanto
concerne la chimica del problema, dobbiamo considerare le frazioni massiche, fi, del fluido che
attraversa la nostra macchina. Dato che, in generale, trattiamo compressori che operano su aria,
possiamo considerare il nostro gas composto essenzialmente da azoto, ossigeno, vapor d’acqua e
anidride carbonica, trascurando le specie presenti in quantità inferiori. Sotto queste ipotesi, le
incognite del nostro problema diventano:

m , p, T, f N 2 , f O2 , f CO2 , f H 2O (1)

5
Nel caso in esame, tuttavia, risulta una complicazione inutile considerare la chimica del problema,
in quanto essa non varia durante la compressione. Possiamo pertanto riferirci soltanto alle prime tre
incognite scritte. Nel nostro modello, pertanto, faremo soltanto riferimento alle seguenti grandezze:
1. h: entalpia sensibile;
2. cp: calore specifico a pressione costante;
dT
3. ϕ = ∫ cp T
.

Dobbiamo adesso relazionare le grandezze in ingresso ed in uscita al modulo:


 •
ingresso : m1 , p1 , T1
 (2)
uscita : m• 2 , p 2 , T2

Le equazioni che governano la fisica del compressore sono:


1. EQUAZIONE DI CONTINUITÀ:
• •
m1 = m 2 ; (3)
2. EQUAZIONE DELLA POLITROPICA DI COMPRESSIONE:
p2
R ⋅ ln = (ϕ (T2 ) − ϕ (T1 )).η y ,c , (vedi Appendice A) (4)
p1

ove η y, c rappresenta il rendimento politropico di compressione, considerato costante.

Facciamo riferimento a questo rendimento, non a quello isentropico ( ηis ), in quanto esso è

funzione del rapporto di compressione, in quanto al crescere di quest’ultimo, ηis decresce in


quanto aumenta il contro-recupero.
3. EQUAZIONE DELLA CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA:
1 •
Pass = ⋅ m 1 ⋅ (h ( T2 ) − h ( T1 )) , (5)
η m ,c

ove η m, c rappresenta il rendimento meccanico del compressore, supposto costante, e Pass la

potenza assorbita dallo stesso.


Siamo in presenza di sei incognite, le (2), e solo tre equazioni. In effetti le incognite sono 7,

considerando anche la potenza assorbita, ma in genere la portata in ingresso compressore m1 è
nota o calcolabile dalla potenza dell’impianto. Inoltre, in fase di progetto sono note, in generale, le
p2
condizioni in ingresso al compressore (p1, T1) ed il rapporto di compressione β = . Sotto
p1

queste ipotesi, il problema diventa ben posto (3 equ. in 3 incognite: Pass, m 2 e T2 ). Per conoscere

6
il rendimento politropico, il quale rappresenta un indice di qualità della macchina, ci si basa in
generale sull’analogia concernente macchine simili in condizioni di funzionamento analoghe. Il
rendimento meccanico è in genere noto, poiché deriva da quello di tutti i meccanismi connessi
all’albero.

1.2 Camera di combustione


Esaminiamo adesso la camera di combustione, il cui schema è rappresentato in Figura 4

fuel

aria
1 B gas
2

Figura 4: Camera di combustione

Siamo in presenza di due ingressi e tre uscite: facciamo riferimento alle seguenti grandezze:
 •
ingresso : m1 , p1 , T1
 
 m • (6)
 b , Tb

 •
uscita : m 2 , p 2 , T2
ove il pedice b indica le grandezze relative al carburante; si trascura la pb in quanto il suo contributo
nella equazione della conservazione della quantità di moto risulta trascurabile, a causa della piccola
incidenza della portata di combustibile rispetto a quella di aria.

7
Tra ingresso ed uscita, in questo caso, cambia la composizione chimica, in quanto in ingresso
abbiamo aria mentre in uscita sono presenti gas combusti. In questo caso, a differenza di quanto
visto per il componente precedente, dobbiamo fare riferimento alle frazioni molari del gas f N 2 ,

f O2 , f CO2 , f H 2O , il che comporta un aggravio del problema, avendo in gioco un maggior numero di

variabili. Per ridurre la complessità del sistema, facciamo riferimento ad una sola grandezza, vale a
dire al rapporto fra portata d’aria e di combustibile:

ma
α = . (7)

mb
Si tenga presente che, in caso di turbine refrigerate, questo rapporto non si mantiene costante
durante tutta l’espansione bensì è destinato a variare.
Le equazioni che governano la fisica della camera di combustione sono:
1. EQUAZIONE DI CONTINUITÀ:
• • •
m1 + m b = m 2 ; (8)
2. EQUAZIONE DELLA CONSERVAZIONE DELLA QUANTITÀ DI MOTO. Al fine di
evitare le complicazioni generate da questa equazione, in genere si preferisce adottare un
coefficiente sperimentale che tiene conto della perdita pneumatica all’interno del
combustore:
p2 = p1 yb (9)

8
3. EQUAZIONE DELLA CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA. In questo caso, a differenza
del compressore, non è possibile trascurare l’effetto dell’entalpia di formazione nel calcolo
della conservazione dell’energia del sistema. L’equazione della conservazione dell’energia
può pertanto essere scritta come:
• • •
m 2 hgas (α , T2 ) = m1 haria (T1 ) + m b hb (Tb ) (10)

ove abbiamo indicato con h l’entalpia assoluta del sistema. L’entalpia dei gas combusti,
oltre che funzione della temperatura, dipende anche dalla composizione chimica dei gas, e
quindi dal rapporto α.
La relazione (10) la possiamo anche riscrivere in funzione delle entalpie sensibili:
• • •
m 2 hgas ( α ,T2 ) = m 1 haria ( T1 ) + m b [hb ( Tb ) + η b H i ] (11)

dove abbiamo indicato con Hi il potere calorifico inferiore del combustibile e con ηb il
rendimento del combustore, il cui valore al giorno d’oggi è molto prossimo all’unità. Le
relazioni (10) e (11) sono analoghe in quanto il potere calorifico inferiore viene calcolato
proprio a partire dall’entalpia di formazione dei comburenti, supponendo che l’acqua che si
forma a seguito della combustione non condensi.
Determiniamo la composizione dei gas combusti, con riferimento alla combustione completa di un
idrocarburo di composizione nota, la cui generica equazione è data da:
 y y
C x H y +  x +  O2 → x CO2 + H 2 O (12)
 4 2
Il rapporto tra il numero di moli di aria ed il numero di moli di combustibile può essere determinato
in funzione di α dalla relazione:
massa di aria
moli di aria MWaria  massa di aria  MWCx H y MWCx H y
= =   = α , (13)
moli di C x H y massa C x H y  massa C x H y  MWaria MWaria
 
MWCx H y

ove si è indicato con MW il peso molecolare della specie in esame.


Nota la composizione dell’aria:
moli O2 moli N 2
= 0.21 , = 0.79 , (14)
moli aria moli aria
con riferimento ad una mole di combustibile, possono essere determinate le moli delle singole
specie chimiche presenti nei gas combusti:

9
 MWCx H y y
nO2 = 0.21 α − x−
 MWaria 4
 MWCx H y
n N = 0.79 α
 2 MWaria

nCO 2 = x , (15)

n H O = y
 2 2
 N specie chimiche
ntot = ∑ ni = nO2 + nN2 + nH 2O + nCO2
 i =1

La frazione molare della generica specie chimica è data da:
ni
χi = . (16)
ntot
Le precedenti relazioni sono valide nell’ipotesi, sempre verificata nel caso delle turbine a gas, che
l’aria sia in eccesso rispetto al valore stechiometrico. In alternativa alla formulazione precedente, è
possibile esprimere la composizione dei gas combusti con riferimento all’aria stechiometrica ed
all’aria di diluizione:
massa di aria stechiom. (moli di aria stech.) MWaria
α stech = = =
massa di comb. ( moli di comb.) MWcomb
(17)
1 (moli O2 stech.) MWaria 1 y MWaria
= = (x + )
0.21 ( moli di comb.) MWcomb 0.21 4 MWcomb
La frazione di aria di diluizione è data da:
α dil = α − α stech. . (18)
Tenendo conto che
massa di aria di diluizione (moli di aria diluiz.) MWaria MWaria
α dil = = = χ aria,dil. , (19)
massa di combustibile ( moli di comb.) MWcomb MWcomb
con riferimento ad una mole di combustibile, il numero di moli di aria di diluizione è dato da:
MWcomb.
naria, dil. = α dil. . (20)
MWaria
Il numero di moli N2 , facenti parte dell’aria di diluizione e che transitano allo scarico, sono dati da:
0.79  y
n N2 = x + . (21)
0.21  4
Il numero di moli di acqua ed anidride carbonica sono dati dalle stesse espressioni viste in
precedenza.

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1.3 Turbina
Per questo modulo, qualora non sia presente portata di refrigerazione delle pale, il sistema di
equazioni che possiamo scrivere risulta analogo a quanto visto per il compressore; facendo
riferimento alla Figura 5.

gas

gas
2

Figura 5: Schema di una turbina

1. EQUAZIONE DI CONTINUITÀ:
• •
m1 = m 2 ; (22)
2. EQUAZIONE DELLA POLITROPICA DI ESPANSIONE
p2
R ⋅ η y ,t ⋅ ln = ϕ (T2 ) − ϕ (T1 ) , (23)
p1

ove η y , t rappresenta il rendimento politropico di compressione, considerato costante, per il

quale valgono le analoghe considerazioni fatte per i compressori.


3. EQUAZIONE DELLA CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA:

Per = η m, t ⋅ m1 ⋅ (h (T1 ) − h (T2 ) ) , (24)

ove η m, c rappresenta il rendimento meccanico del compressore, supposto costante, e Pass la

potenza assorbita dallo stesso.

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1.4 Scarico
Facciamo riferimento alla Figura 6.

Figura 6: Scarico

Possiamo scrivere le seguenti equazioni:


1. EQUAZIONE DI CONTINUITÀ:
• •
m1 = m 2 ; (25)
2. EQUAZIONE DELLA CONSERVAZIONE DELLA QUANTITÀ DI MOTO. Al fine di
evitare le complicazioni generate da questa equazione, in genere si preferisce adottare un
coefficiente sperimentale che tiene conto della perdita pneumatica all’interno dello scarico.
p2 = p1 yb (26)

SEZIONE IMPIANTO

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1.5 Risoluzione del sistema di equazioni
Il sistema non lineare delle n equazioni in n incognite che descrive il funzionamento del sistema,
può essere rappresentato nel seguente modo:

 f 1 ( x1 , x 2 , ..., x n ) = 0

... (27)
 f ( x , x , ..., x ) = 0
 n 1 2 n

Il sistema descritto dalla (27) può essere risolto tramite due approcci distinti:
1) Procedimento iterativo sequenziale.
2) Metodi di risoluzione simultanea:
a. Newton – Raphson.
b. Ricerca di minimo vincolato.
La

Tabella 1 riassume i pregi ed i difetti delle due metodologie citate.


Prima di poter scrivere le equazioni che reggono la fisica del comportamento di ciascun componente del sistema occorre
definire un modello in grado di descrivere con sufficiente accuratezza le proprietà termodinamiche del fluido operante,
vale a dire quelle proprie delle miscele di gas reali.

Tabella 1: principali caratteristiche delle differenti metodologie di risoluzione numerica del sistema (27).
VANTAGGI SVANTAGGI
- Si segue la trasformazione del fluido
- Non si presta ad una scrittura
nel suo moto nel sistema.
modulare del programma.
SOLUZIONE - Non è richiesta una soluzione di
- Il programma deve essere
SEQUENZIALE primo tentativo.
riscritto ogni qual volta si
- Sono richieste ridotte risorse di
cambia il sistema.
calcolo.
- Richiede una soluzione di
tentativo iniziale.
- Il programma può essere scritto
SOLUZIONE - Il procedimento potrebbe non
semplicemente assemblando le
SIMULTANEA convergere.
equazioni che descrivono il sistema.
- Richiede maggiori risorse di
calcolo

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Esempio di calcolo
Consideriamo la risoluzione di un impianto monoalbero a ciclo semplice. Lo schema dell’impianto
è dato dalla Figura 3:

fuel

2 B 3

C T ∼

Figura 3: Impianto monoalbero a ciclo semplice

Siano assegnati:
1. la temperatura di ingresso in turbina TIT;
2. il rapporto di compressione βc;

3. la portata di aria all’ingresso m1
Le incognite del problema sono quelle che compaiono all’interfaccia (nodi) fra i vari moduli e sono:

1. m (portata di aria o gas)
2. T (temperatura)
3. p (pressione)
i nodi di tale impianto sono 3 (trascurando quello iniziale in cui le condizioni si suppongono note)
quindi le incognite del sistema sono 3 x 3 = 9 a cui va aggiunta la portata di combustibile per un
totale di 10 incognite.
Le equazioni che reggono la fisica del problema sono fornite da:
3. due equazioni dal compressore (continuità, legge della trasformazione); l’equazione di
conservazione dell’energia non è utile alla risoluzione in quanto introduce una nuova
incognita data dalla potenza assorbita dal compressore;
4. tre equazioni dalla camera di combustione (continuità, perdita pneumatica, conservazione

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dell’energia);
5. due equazioni dalla turbina (continuità, legge della trasformazione);
6. una dalla perdita di pressione allo scarico;
7. una equazione relativa all’imposizione del rapporto di compressione:
p2 - βc⋅p1 = 0
8. una equazione dovuta all’imposizione della temperatura di ingresso in turbina:
T3 - TIT = 0
Il problema in esame, pertanto, consta di 10 equazioni in dieci incognite e risulta pertanto ben
posto.

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ANALISI DELLA FASE STAZIONARIA DI UN IMPIANTO BIALBERO

Un impianto turbogas bialbero a ciclo aperto è sinteticamente composto da un compressore (C),


da una camera di combustione (B), da una turbina di alta pressione (TH) calettata sull’albero del
compressore, da una turbina di bassa pressione (TL) calettata sull’albero dell’alternatore e da un
camino di scarico (S).
Per l’analisi del transitorio la massa dell’intero sistema si è considerata concentrata in un primo
plenum (A) coincidente con il combustore ed in un secondo plenum (B), più piccolo,
coincidente con il collettore di collegamento tra le due turbine (eventualmente eliminabile). Lo
schema dell’impianto, con la relativa simbologia usata, è mostrato nella figura seguente:

schema semplificato dell’impianto turbogas bialbero

L’impianto inoltre non prevede rigenerazione, né raffreddamento delle pale delle turbine né
postcombustione.

SISTEMA DI EQUAZIONI

La risoluzione del problema stazionario comporta l’individuazione, per ogni nodo, di

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temperatura, pressione e portate , oltre che della determinazione delle potenze, cosa che può
anche essere fatta a valle del calcolo del ciclo. Considerando incognite anche le potenze e
supponendo che siano noti tutti i rendimenti, le incognite complessive risultano essere 23:

Il problema è quindi ben posto e viene risolto dal programma di calcolo per via sequenziale. Nel

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sistema non compaiono le costanti elastiche, i calori specifici e le entalpie poiché, essendo
funzione della sola temperatura assoluta, sono facilmente ricavabili nota quest’ultima. Anche la
potenza utile è facilmente ricavabile, una volta risolto il sistema precedente, dall’equilibrio
dell’albero dell’alternatore.

MAIN PROGRAM (PARTE STAZIONARIA)


Il programma di calcolo principale si occupa, nella sua prima parte, di gestire la risoluzione del
problema stazionario secondo il seguente diagramma di flusso:

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APPENDICE A

Trasf. Politr. Adiabatica di compressione


dT
ϕ = ∫ cp T
.

η yc = (dLi-dLw)/dLi (cost. durante la trasformazione)

dLi= cp dT

dLi-dLw = vdp

dLi-dLw= η yc dLi

vdp = η y cp dT

pv=RT ; v=RT/p

RT dp/p = η yc cp dT

R dp/p = η yc cp dT/T

Integrando tra 1 e 2 si ha :

p2
R ⋅ ln = (ϕ (T2 ) − ϕ (T1 )).η y ,c ,
p1

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