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Eugenio Montale – il pensiero e la poetica

Ø Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896 e, come Ungaretti, è unanimemente considerato un
poeta del Novecento, anzi uno fra i più importanti.

Ø Il padre possiede una ditta di commercio mentre egli frequenta la scuola per ragionieri,
coltivando parallelamente la passione per la musica, soprattutto per il canto. Nel 1915 partecipa
alla guerra, sebbene fosse ideologicamente contrario al conflitto. Nell'estate del 1922 con
151d38b osce Anna degli Uberti, la sua prima donna, che canta nelle sue liriche col nome di
"Annetta-Arletta". In seguito entra in contatto con i poeti liguri, con l'aiuto dei quali riesce a
pubblicare le prime poesie, e col gruppo di Gobetti. Sulla rivista di questo gruppo pubblica il
saggio Stile e tradizione, importante perché riassume la poetica montaliana - la quale si traduce
nel bisogno di chiarezza e di semplicità.

Ø Dopo aver omaggiato Svevo nella rivista L'esame, pubblica nel 1925 Ossi di seppia. Intanto
firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce e nel 1927 si trasferisce a
Firenze; lavora come redattore presso la casa editrice Benporad e per un periodo è direttore del
gabinetto della rivista Diesseuse. Montale, non avendo la tessera del regime, non poteva ricoprire
a quel tempo cariche pubbliche e per vivere si dà da fare con le traduzioni. Nel frattempo conosce
la sua seconda donna, Irma Brandeis, che nelle liriche canta col nome di "Clizia". Pubblica la
seconda raccolta, Le occasioni, e collabora con Vittorini per la produzione di un'antologia di
autori americani.

Ø Nel 1939 conosce la sua terza donna, Brusilla Tanzi, chiamata nelle poesie con l'appellativo
"Mosca", che sposerà solo nel 1962. Esce intanto a Lugano, ma non in Italia, la terza
raccolta Finis terrae, che confluirà ne La bufera e altro. Durante la persecuzione ospita Carlo
Levi e Saba. Si iscrive al Cln (Comitato di liberazione nazionale) e al Partito d'azione. Nel 1948
si trasferisce a Milano, dove lavora come redattore per Il corriere della sera, ma si occupa anche
di musica e di traduzioni. Escono intanto alcuni saggi critici e le altre raccolte,
come Satura, Diario e Quaderno di quattro anni, tutte confluite in Tutte le poesie della
Mondadori.

Ø Montale muore nel 1981 a Milano, dopo essere stato ricoverato in una clinica.

Pensiero e poetica

Ø Mentre Ungaretti privava il verso degli elementi superflui, arrivando alla parola pura che
pretende di cogliere l'Assoluto, per Montale tutto ciò non è possibile, perché tra l'uomo e
l'Assoluto c'è la realtà contingente e ineliminabile delle cose dalla quale non si possono ricavare
risposte definitive.

Ø Mentre Ungaretti seguiva l'"insegnamento" di D'Annunzio, Montale segue la scia lasciata da


Pascoli, nel senso che il suo linguaggio è preciso e la sua è una poesia delle piccole cose. Per
Montale però non è possibile praticare l'analogia perché la parola non allude ma indica con
precisione.
Ø Quella dell'uomo è, per Montale, una condizione difficile che non permette illusioni. Attraverso
gli oggetti descritti nella sua poesia l'autore identifica la condizione dell'uomo, che risulta
estraneo sia alla realtà che all'Assoluto. Infatti l'uomo moderno non riesce a capire né l'una né
l'altra cosa: tutto ciò porta ad una paralisi conoscitiva e l'uomo rimane sbalordito di fronte ad una
realtà che non riesce a conoscere a fondo. La poetica di Montale è quindi definita "del correlativo
oggettivo": ogni oggetto è emblema di una condizione esistenziale. Montale usa quindi l'allegoria
(l'emblema) e non la via dell'analogia.

Ø Il "male di vivere" (v. poesia) si configura perciò come la condizione esistenziale per
eccellenza dell'uomo moderno, che Montale non spiega ma incarna in alcuni elementi (quali, ad
esempio, il rivo strozzato, l'accartocciarsi delle foglie e il cavallo stramazzato). Nell'omonima
poesia - che nella prima strofa procede "dall'alto in basso", nel senso che parte dal male di vivere
per poi arrivare alla realtà, mentre nella seconda "dal basso in alto" - risalta inoltre un forte
contrasto fra il male che affligge l'uomo e "la divina indifferenza", la quale si configura come
l'unica vera soluzione di fronte al male. Quest'indifferenza è chiarita da alcuni eloquenti esempi
che rimandano ad immagini quali la freddezza di una statua, l'estraneità dai problemi umani e
terreni di una nuvola e la libertà di un falco, tutti emblemi di una realtà e di una condizione
umana. Di fronte a questa condizione l'uomo deve ritirarsi e osservare la realtà senza porsi
problemi: è questo l'unico modo per sopportare il vuoto e l'aridità della condizione umana. La
realtà, come già detto, è estranea all'uomo perché egli non riesce a capirla.

Ø La facoltà più importante per il poeta rimane comunque la ragione, attraverso la quale egli
cerca di intrecciare con la realtà delle cose qualche, seppur difficile, rapporto di compenetrazione.

Ø Montale tenta infine di instaurare, nelle sue poesie, un rapporto di solidarietà col lettore,
consapevole del fatto che entrambi - egli stesso e il suo interlocutore - si trovano nella medesima
condizione di sofferenza, e stimola, in questo senso, un rapporto di compassione (dal latino
"sentire assieme") che aiuti a sopportare meglio il male di vivere. Questa "sopportazione" e
consapevolezza del dolore possono quindi essere riconducibili e giustificabili dal cosiddetto
"stoicismo montaliano".

Forma

 Montale rifiuta le avanguardie e tenta di recuperare anzi la tradizione letteraria italiana, nella
speranza di ancorarsi a qualcosa di solido.

 Il ritorno alla tradizione avviene soprattutto nello stile. Il poeta usa la ragione come facoltà che
metta ordine: si ha quindi una forma elaborata, che Montale conquista attraverso la ragione.
Egli recupera inoltre i versi tradizionali, ovvero quelli regolari (a differenza di Ungaretti). Per
quanto riguarda il lessico Montale usa una certa varietà lessicale (a differenza del
monolinguismo ungarettiano).

 Il recupero della tradizione non è però del tutto completo: ad esempio si ritrova ancora una certa
libertà nella lunghezza delle strofe in quelli che in realtà dovrebbero essere sonetti oppure si
hanno dei versi più lunghi del solito quando in realtà essi dovrebbero essere solamente dei
semplici endecasillabi. Montale attua e tende quindi alla ricerca di un equilibrio che non viene
però perfettamente raggiunto.
Opere

 Montale, sulla scia di molti suoi predecessori, riunisce e inserisce le sue liriche in diverse
raccolte, che fa pubblicare man mano e che segnano ognuna importanti tappe per quanto riguarda
l'evoluzione del pensiero e della poetica.

Ossi di seppia
Il titolo indica quello che rimane dopo che la natura ha levigato il pesce in questione (la seppia). La
raccolta rappresenta quindi l'aridità e la povertà dell'ispirazione di Montale, al quale non rimane
quindi altro che narrare delle piccole cose. L'autore cerca perciò uno spiraglio nella natura per
trovare la verità; questa ricerca viene fatta anche attraverso la memoria, la quale riesce a trovare la
verità nel recupero del passato.
Le occasioni
Le occasioni si configurano come eventi della vita che sono in grado di interrompere la monotonia
dell'esistenza umana; essi fanno però sperare invano nella novità perché in realtà si rivelano illusori.
Quest'interruzione della "routine", nelle poesie di Montale, avviene anche attraverso incontri e
presenze di figure femminili (come Annetta-Arletta).
La bufera e altro
Il titolo della raccolta fa riferimento alla seconda Guerra Mondiale. In queste poesie si assiste ad
un'accentuazione del pessimismo di Montale, secondo cui la guerra è un'esperienza di per sé tragica
che viene comunque vissuta da egli come un avvenimento fra tanti della storia: essa è una vicenda
di portata sconvolgente come lo sono state molte altre. La storia, inoltre, non dà insegnamenti e non
concede all'uomo possibilità di cambiamento.
Satura
 Il titolo - ed è questa la supposizione più accreditata - potrebbe richiamare il significato
originario del termine latino, e rimandare cioè a quel piatto tipicamente romano e pieno di
primizie che veniva offerto agli dei: la raccolta si configurerebbe così, in questo senso, come
una miscellanea in cui troverebbe posto la realtà che distrugge l'uomo. Il titolo potrebbe però
anche fare semplicemente riferimento alla parola "satira".

 In queste poesie il male di vivere diventa un problema più complesso. Sintassi e simbologia si
complicano e rendono le liriche di difficile comprensione.

 La donna diventa tramite fra la realtà fenomenica (ovvero quella materiale delle cose) e quella
metafisica: essa è quindi emblema di salvezza (e assume perciò lo stesso ruolo redentore e
salvifico che Beatrice aveva per Dante). Come anche nelle precedenti raccolte le donne sono
cantate o dopo la loro morte o in seguito alla loro scomparsa o allontanamento dalla vita del
poeta (ad esempio Clizia viene cantata quand'è oramai lontana in America).

 Tutta la produzione montaliana potrebbe essere letta e vista come un viaggio attraverso la
scoperta della verità. In questo senso le prime tre raccolte si configurerebbero come "il diritto"
di un'ipotetica medaglia - infatti in esse c'è ancora la speranza di trovare un varco di verità e di
salvezza - mentre l'ultima come il rovescio. In Satura si assiste infatti ad un'analisi più
pessimista delle precedenti dove l'elemento metafisico scompare e si allontana per lasciare posto
alla ben più dura realtà concreta delle cose, realtà nella quale si ritrova la società frenetica dei
consumi che ammazza l'uomo e lo stesso viver civile.
 Montale arriva perfino al sarcasmo, usando prima la satira e l'ironia. Lo stile di questi
componimenti è pertanto più complesso dei precedenti e in esso si ritrova la presenza di frasi
aforistiche, spezzettate e sentenziose: lo stile è quindi disarmonico e dissonante.

 Su questa linea proseguono il Diario del '71 e del '72 e Quaderno di quattro anni.