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I quaderni di Serafino Gubbio operatore- Quaderno I, capitolo I.

Ai fini della comprensione del romanzo, bene analizzare nel dettaglio la parte introduttiva dei Quaderni di Serafino Gubbio
operatore di Luigi Pirandello.
In questa prima fase il protagonista e narratore Gubbio introduce i quaderni dilungandosi immediatamente in un'amara critica al
mondo della meccanizzazione e al moderno stile di vita che avrebbero condotto, a suo dire, l'umanit all'alienazione e al completo
asservimento alla macchina.
Una condizione, questa, che riguarda molto da vicino Gubbio al quale, in quanto operatore, cio addetto alla cinepresa, richiesta la
massima impassibilit ed estraneit dalla scena come credenziale caratteristica di un buon mestierante. Io sono operatore. dir,
appunto, di s Ma veramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo [..] non vuol dire mica operare..
L'immagine (pi volte ribadita) di s stesso come una mano che gira la manovella e della cinepresa come di un ragno a sei zampe
che si nutre dell'anima e la vita degli attori risulta, per, calata nel contesto del dramma che si appresta a raccontarci, come un fittizio
panegirico volto all'auto-assoluzione e all'incriminazione piuttosto opinabile della macchina. Egli, infatti, scrive i quaderni per
narrare un evento che l'ha visto protagonista e indirettamente responsabile di un delitto consumatosi durante le riprese di un film.

Alla luce di tale consapevolezza, i discorsi di Gubbio assumono un significato profondamente diverso per il fruitore: la macchina che
si sostituisce all'uomo, la mano che gira la manovella, le invettive contro il frenetico vivere contemporaneo che non concede soste,
non appaiono pi come riflessioni fini a s stesse o, in ogni caso, finalizzate alla critica sociale, ma piuttosto dei tentativi continui di
trascinare il lettore su un focus personale (e certamente parziale e poco oggettivo) di Serafino, interessato a presentarsi a noi come
vittima e non carnefice, come ligio operatore, quasi automa, e non uomo in carne ed ossa, come inerte spettatore dell'esistenza e non
parte attiva nel corso degli eventi. Scriver, infatti: Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia
professionale impassibilit e mi vendico, anche; e con me vendico tanti, condannati come me a non essere altro che una mano che
gira la manovella
Tutto ci innesca, inevitabilmente, un meccanismo di scissione tra narratore e lettore, una sorta di tacita lotta tra i due, dove il primo
tenta di persuadere il secondo del suo punto di vista prestandogli i suoi occhi e il suo pensiero, mentre questi gli resiste diffidando di
ci che egli racconta e andando alla ricerca dell'indizio, il dettaglio o la sfumatura chiave che lo avvicini all'oggettivit del fatto, in
una lettura tendenziosa degna di un libro giallo.
Ci che ci stimola a guardare con aria diffidente e sarcastica la narrazione consiste proprio nel fatto che continuamente vi si scopre il
protagonista a cadere in contraddizioni e goffaggini che dimostrano con quanta facilit egli si inganni e si smarrisca, insomma, nella
sua puerilit e quanto la sua versione dei fatti, cos polemica, ricca e alle volte ridondante, altro non sia che una trasposizione
tendenziosa, parziale e tuttalpi mendace del fatto cos com' accaduto.

Importante, a tal proposito, analizzare il profilo psicologico che il protagonista traccia di s. Lo stesso nome Serafino Gubbio un
chiaro rimando alla figura di San Francesco d'Assisi, o meglio, alla descrizione offertaci di lui nelle prose dantesche: L'un fu tutto
serafico in ardore e cio quella di un personaggio fortemente immerso in un suo cosmo spirituale fatto di astrattezze, uno studioso
attento della realt che lo circonda, intento a coglierne e comprenderne le sue dinamiche pi astruse ma che, scrivendo, rinuncia, in
un certo qual modo, a vivere e, su quei fogli, con quella penna, trova l'occasione propizia per attuare la sua vendetta.
Si definisce, per l'appunto, un ozioso. Ovviamente, il termine ozioso non da intendersi nell'accezione di pigro o nullafacente,
ma in quella pi alta (e per molti aspetti positiva) dell'otium ciceroniano, cio la capacit di soffermarsi sul bello e di afferrare la
fuggevole utilit dell'inutile, contrapposto al negotium, la capacit di impresa, lavoro e produzione che lo renderebbe pi adatto a
quel frenetico stile di vita che, invece, denuncia e condanna e che, a conti fatti, lo schiaccia e uccide.
Questa estraneazione, ponderatezza e imparzialit di Gubbio chiara sin dal primo periodo che costituisce il romanzo. Esordisce,
infatti, cos:Studio la gente nelle sue pi ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me: la
certezza che capiscano ci che fanno..
Di nuovo, in questa come in altre occasioni, Pirandello si rif alla dimensione religiosa e ai testi biblici. Le parole finali, appuntola
certezza che capiscano ci che fanno sono un evidente riferimento evangelico (Luca 23, 34). Cristo, prima di morire sulla croce, si
rivolge al Padre e lo invoca a perdonare l'umanit, inconsapevole del delitto di cui si resa responsabile. Parallelamente, Serafino
assolve l'uomo per i crimini che quotidianamente portato a commettere in un'esistenza che fragorosamente si affaccenda senza
requie e nella quale Nessuno ha tempo d'arrestarsi un momento a considerare, se quel che vede fare agli altri, quel che lui stesso
fa, sia veramente ci che sopratutto gli convenga, ci che gli possa dare quella certezza vera, nella quale trovare riposo. Quel riposo
[..] gravato da tale stanchezza [..] che non ci dato di raccoglierci un minuto a pensare. e, insieme con l'umanit, assolve anche e
sopratutto s stesso per quell'orribile delitto dato in pasto alla cinepresa.
Certo , per, che non si fugge dai proprio fantasmi, per quanto ci si convinca della propria innocenza e ci si ostini a trovare nel
mondo la colpa del nostro male, per quanto si possa dipingere il nostro candore negli occhi degli altri attraverso orchestrazioni e
sofismi architettati a regola d'arte, non potremo mai dipingerlo dentro noi stessi e rappresentarci innocenti su una tela macchiata di
colpevolezza.
Atti ambigui, menzogne vergognose, cupi livori, delitti meditati all'ombra di noi stessi fino agli ultimi particolari, e ricordi obliati e
desideri inconfessati, irrompono in tumulto, con furia diabolica, ruggendo come belve.

Mirko Gentile