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In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio: tutto stato fatto per mezzo di lui. (Giov. 1:1-3).

Questo passo, famosissimo, che d inizio al Vangelo di Giovanni viene spiegato in vari modi.
Per cercare dinterpretarlo correttamente necessario capire, prima di tutto, che cosa levangelista,
depositario della dottrina esoterica di Cristo, abbia voluto intendere con il termine Verbo in
questo contesto. Il vocabolo latino Verbum si rif, infatti, a quello greco Lgos che solitamente
viene tradotto con parola ma che pu assumere, in quella lingua assai evoluta, significati diversi
in diversi contesti.
Gi per lesegesi vetero testamentaria il Verbum identificabile nel Lgos, inteso come principio
primo. Senza il Lgos nulla avrebbe potuto giungere allesistenza di quanto percepiamo attraverso
i nostri sensi; esso era presso Dio, Gli era anzi tanto vicino da potersi identificare con Lui, era la
Sua forza creativa (Goethe) .
Recentemente il filosofo cristiano contemporaneo Jean Guitton ha scritto: Sotto la faccia visibile
del reale vi quello che i Greci chiamavano un Lgos, un elemento intelligente, razionale, che
regola, dirige ed anima il cosmo e fa s che il cosmo non sia caos ma ordine. In altre circostanze
Lgos, dalla matrice del verbo lgo, pu essere anche tradotto come pensiero, espressione, numero,
computo, algoritmo. Ed proprio a queste ultime accezioni che ci si pu riferire per dare a quei
versi, che costituiscono il prologo del Vangelo di Giovanni, uninterpretazione nuova, in sintonia
con le pi recenti scoperte della fisica moderna. La fisica, come si sa, la scienza rivolta a
formulare sistemi di leggi capaci di fornire una visione razionale, la pi esatta e completa possibile
della natura. Ma non solo questo. Essa, seguendo la tradizione antica, anche filosofia della
natura, cio ricerca dei principi primi costitutivi della realt. In questo senso filosofi naturali
possono dirsi i pi grandi scienziati della storia dellumanit, a cominciare dagli astronomi e dai
matematici egiziani e caldei, per passare agli esponenti greco-antichi della scuola Jonica o di
Mileto, a Platone, a Pitagora ed alla sua scuola, ai leaders della rivoluzione scientifica da cui nato
luomo moderno ( Descartes, Galileo, Leibniz, Newton ), per finire ai fisici e matematici moderni
( Mach, Einstein, Bohr, Heisenberg, Schrdinger, Dirac, Russell) e contemporanei ( Wheeler,
Feynman, Weinberg, Barrow, Davis, Penrose, Greene, Hawking, Deutch, Connes, Smolin, Rovelli,
Zeilinger, Wolfram ).

Gli sviluppi della fisica moderna e contemporanea

Nei primi anni del secolo scorso sono avvenuti alcuni grandi eventi che hanno sconvolto la fisica e,
con essa, i nostri modi di comprendere la natura e la costituzione delluniverso, dallinfinitamente
grande allinfinitamente piccolo, tra questi: lenunciazione della Teoria della Relativit e la
formulazione della Teoria dei Quanti.
Ma mentre la Teoria della Relativit fu subito essenzialmente speculativa, la Teoria dei Quanti ha
avuto un inizio sperimentale legato allo studio dellirraggiamento energetico dei corpi, che avviene
mediante lemissione di onde elettromagnetiche. Tale emissione era logicamente supposta continua,
trattandosi di onde, ma non si riusciva ad esprimerla in termini matematici concordi con le regole
sperimentalmente trovate che la governano.
Il fisico tedesco Max Planck, in un tentativo di soluzione, prov ad introdurre una specie di
accorgimento formale al quale non attribu alcuna realt fisica, ma che mostr di funzionare
egregiamente: se lemissione di onde elettromagnetiche, invece che continua, fosse pensata come
flusso di quantit discrete di energia in pacchetti, si arriva ad una formula matematica che racchiude
in s tutte le leggi del fenomeno con completa precisione.
Fra i primi a intuire limportanza della scoperta fu Albert Einstein, che contribu allo sviluppo della
teoria e alla sua conferma sperimentale, con gli studi sul cosiddetto effetto fotoelettrico che gli
valsero il premio Nobel nel 1921. Il fatto singolare che sia lideatore Planck sia lo stesso Einstein,
per tutta la loro vita, si rifiutarono di accettare come entit reali quei pacchetti di energia, da essi
chiamati quanti o fotoni.
I fotoni si rivelarono per, sperimentalmente, entit reali e quindi misurabili, dotate di una doppia
natura ondulatoria e corpuscolare: essi si comportano, cio, in alcuni casi come onde ed in altri
come particelle, a seconda degli esperimenti cui vengono sottoposti. Solo che, mentre le particelle
materiali ( elettroni, protoni e neutroni, con i loro componenti e derivati ) hanno una massa, i
fotoni essendo atomi di luce sono pura energia.
Ma anche questa distinzione va meglio interpretata e integrata. Infatti, la famosissima formula della
Relativit Generale di Einstein E = mc2 stabilisce lequivalenza tra la massa m e lenergia E, dove
c rappresenta la velocit della luce nel vuoto. Se in un evento scompare parte della massa, da
qualche altra parte deve comparire lenergia equivalente. E viceversa.
I comportamenti, a partire da quello corpuscolare e ondulatorio insieme, delle particelle elementari
dotate di massa sono, quindi, descritti dalla cosiddetta Meccanica Quantistica. A livello
molecolare, atomico e sub-atomico, nucleare e sub-nucleare, la natura non si comporta infatti
secondo le leggi della meccanica classica, ma quelli che eravamo abituati a considerare oggetti
solidi, anche se ultra-microscopici, si trasformano in fenomeni probabilistici. Gli oggetti
quantistici ( atomi, elettroni, quanti di luce, ecc. ) si trovano cio in stati indefiniti, che posso
essere descritti solo da equazioni matematiche, come la funzione donda di Schrdinger, o dalla
equivalente matematica delle matrici di Heisenberg.
Soltanto allatto della misurazione fisica da parte di un soggetto sperimentatore, lo stato,
precedentemente astratto e indefinito, fornisce un valore reale; ma finch la misura non viene
effettuata, loggetto quantistico rimane in uno stato che oggettivamente nebuloso, sebbene sia
matematicamente definito: esso descrive solo una potenzialit delloggetto o del sistema fisico in
esame, ovvero contiene linformazione relativa ad una rosa di valori possibili ( le diverse
soluzioni delle equazioni ), ciascuno con la sua probabilit di divenire reale ed oggettivo allatto
della misura. Nel linguaggio della meccanica quantistica, si dice che allatto della misura lo stato
collassa in uno dei tanti possibili stati dotati di un valore definito.
Il fatto che non possibile prevedere, in alcun modo, quale valore effettivo si avr allatto della
misura delle caratteristiche di un sistema fisico, ma si ha soltanto una rosa di probabilit su certi
valori matematicamente definiti, fu chiaramente espresso da Heisenberg nel 1927 col celebre
"Principio di indeterminazione che, fra laltro, coinvolge losservatore nello svolgimento dei
fenomeni, con conseguenze a dir poco sconcertanti.
Esso afferma che se misuriamo con grande precisione la posizione di una particella, avremo, in
linea di principio, una certa indeterminazione sulla sua velocit e viceversa.
Le caratteristiche reali ed oggettive, definite solo quando vengono misurate, sarebbero, cio,
influenzate dallatto di osservazione.
Le reazioni a tale concezione misero a confronto le convinzioni di grandissimi scienziati, come
Einstein, che riteneva che la meccanica quantistica fosse incompleta o comunque inaccettabile in
questa forma, e come Bohr che sosteneva invece la validit della teoria.
Negli anni 30 Einstein, assieme a Podolsky e Rosen, concep un esperimento concettuale che
avrebbe dovuto far crollare il mondo delle apparenze quantiche, restituendo ad ogni evento la sua
causa. Esso si basava essenzialmente sul principio fisico della causalit locale. Tale principio nega
che eventi distinti e lontani fra loro possano influenzarsi in maniera istantanea senza alcuna
comunicazione. Quello che il gruppo EPR sottoline, prescindendo da qualsiasi ragionamento sul
determinismo o lindeterminismo, fu che la teoria quantistica violava tale principio ritenuto sacro ed
inviolabile.
Largomentazione di Einstein dovette attendere qualche decennio per essere messa alla prova. Negli
anni 60 il fisico Bell propose un esperimento che, se avesse dato certi risultati, avrebbe confermato
la validit della meccanica quantistica con tutti i suoi paradossi.
Negli anni 70, con il progresso della tecnica, lesperimento di Bell fu realizzato da vari ricercatori,
che verificarono la validit della meccanica quantistica nella sua interezza, ivi comprese quelle
situazioni in cui si producono effetti non locali. Successivamente furono effettuati esperimenti
sempre pi sofisticati e precisi, fino a quello condotto da Aspect nel 1982, che viene considerato
decisivo per la validit della meccanica quantistica nella forma non gradita ad Einstein.
La verit evidenziata anche dagli esperimenti fece dire a James Jeans, celebre fisico ed astronomo:
"L'universo comincia a sembrare pi simile ad un grande pensiero che non a una grande
macchina".
Il fisico Daniel Bohn afferma, ancora oggi, che esiste un ordine implicito, nascosto nella
profondit del cielo. Tutto ci che noi crediamo sullo spazio e il tempo, tutto ci che immaginiamo
a proposito della localit degli oggetti e della causalit degli avvenimenti, ci che possiamo pensare
del carattere separabile delle cose che esistono nelluniverso, non altro che unimmensa e perpetua
allucinazione che ricopre la realt con un velo opaco. Sotto questo velo esiste una realt strana e
profonda, una realt che non sarebbe fatta di materia ma di spirito, un vasto pensiero che dopo
mezzo secolo di tentativi la nuova fisica comincia a comprendere.

La realt virtuale

Le scoperte avvenute negli ultimi anni in un altro importante settore scientifico, qual quello della
Teoria dellInformazione, confermano tali intuizioni, tanto da poter dire che luniverso una
grande mente o, per meglio dire, una struttura software.
La realt fenomenica, descritta dalla Teoria dei quanti, mostra, infatti, profonde analogie con un
altro fenomeno recentemente prodotto dalla tecnologia cibernetica pi avanzata, che prevede luso
di computers speciali atti a consentire uninterazione, pressoch totale, tra il soggetto agente e la
macchina alla quale esso collegato da sensori che ne stimolano i sensi principali.
Questo fenomeno, definito nella scienza dei computers di Realt Virtuale , come si sa, molto di
pi di una rappresentazione audiovisiva. Esso consiste infatti in un software, ossia in un
programma, altamente sofisticato, che permette ad un utente qualsiasi di avere limpressione di
muoversi in un ambiente, di poterlo osservare e percorrere senza che questo ambiente esista.
Lutente pu entrare, cio, in un ambiente simulato, percepirlo con tutti i suoi sensi e interagire con
esso e con gli oggetti che contiene, manipolandoli come accade nei sogni, senza riuscire a
distinguere la realt dalla finzione.
Ci stato efficacemente rappresentato in quella straordinaria forma darte contemporanea che il
Cinema, in alcune opere recenti quali Nirvana di Salvatores, Matrix dei fratelli Wachowski, Il
tredicesimo piano di Josef Rusnak ed altre.
Le analogie cui si fatto accenno tra la realt virtuale e la realt fenomenica, descritta dalla Teoria
dei quanti, possono, seppure in minima parte, dedursi dalle seguenti semplici considerazioni:

1) La Teoria dei Quanti afferma che lenergia, che costituisce la trama delluniverso
fisico e che allorigine di tutti i fenomeni che in esso si verificano, non continua ma si
distribuisce in quantit discrete.
Analogamente la matrice informatica della Realt Virtuale, cos come ogni altro programma
informatico, costruita matematicamente secondo un astratto reticolo di punti, in numero
finito, denominati pixel informatici.

2) In base alla Meccanica Quantistica gli oggetti submicroscopici del mondo fisico, che
costituiscono i componenti dei corpi macroscopici a noi pi familiari, si trovano in stati
indefiniti di natura probabilistica che sfuggono ad ogni comprensione e possono essere solo
descritti da equazioni matematiche.
Analogamente gli oggetti della Realt Virtuale, cos come lintero programma informatico a
essa sotteso, non sono altro che algoritmi matematici.
3) La Fisica Quantistica, che descrive questi livelli fondamentali della realt, presenta
incredibili paradossi che coinvolgono losservatore cosciente: luniverso non si trova in uno
stato puramente oggettivo, ed un sistema fisico pu comportarsi in modi diversi ma finiti
(cio computabili), tanti quanti sono le soluzioni ai sistemi dequazioni, a seconda di ci che fa
losservatore.
Cos pure nella Realt Virtuale il programma si sviluppa secondo le scelte comportamentali,
anche queste limitate nel numero ( quindi computabili ), dellutente agente.

Traendo le conclusioni da queste analogie, dal momento che alla base della Realt Virtuale c un
software, ossia un algoritmo, ovvero delle espressioni matematiche elaborate da una mente
cosciente, che ne costituiscono la realt intrinseca, possibile che anche nella realt fisica descritta
dalla Meccanica Quantistica i fenomeni non siano semplicemente descritti da equazioni
matematiche ma che essi pi propriamente siano equazioni matematiche generate da una Mente
ordinatrice.
Chi ha infuso la vita nelle equazioni? Chi vi ha soffiato il fuoco ?, si chiede oggi Stephen
Hawking, considerato uno dei pi grandi fisici teorici vivente.

Bruno Valentini