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Dispense per le lezioni di Fisica Teorica

Enore Guadagnini

Capitolo 1
Particelle e campi
I dati sperimentali mostrano che i costituenti elementari della materia si comportano come
particelle, la cui dinamica e` in accordo con le leggi della meccanica quantistica ed e` covariante per trasformazioni di Lorentz. Quindi per descrivere i fenomeni che coinvolgono
le particelle elementari e` conveniente utilizzare il formalismo della teoria quantistica dei
campi, che esprime le leggi della meccanica quantistica in forma relativisticamente covariante. In questo capitolo si considerano alcuni aspetti introduttivi delle teorie quantistiche
dei campi che sono utili alla descrizione della fisica delle particelle. Gli argomenti trattati
comprendono: la costruzione dello spazio di Fock degli stati con un numero variabile
di particelle, le regole di commutazione per gli operatori di creazione ed annichilazione,
la cosiddetta seconda quantizzazione, la struttura generale degli operatori di campo, la
rappresentazione di interazione, e infine un esempio di calcolo di vita media per un decadimento a due corpi.

1.1 Fisica delle particelle


Il confronto degli esperimenti con le previsioni basate sulle teorie quantistiche dei campi
mostrano che il contenuto di tutta la materia esistente in Natura, insieme con le cause
stesse delle interazioni tra le varie componenti della materia, sono descrivibili unicamente
in termini di particelle. In relazione alle diverse condizioni fisiche in cui avvengono i vari
processi, certe particelle possono essere considerate elementari oppure composte. Ad
energie sufficientemente basse, ovvero quando i valori dellenergia o dellimpulso scambiati tra le particelle sono sufficientemente bassi, leventuale struttura interna di una particella si pu`o generalmente trascurare; in questo caso, la particella si comporta approssimativamente come una particella elementare.

1.1.1 Costituenti elementari


Rispetto alle energie attualmente raggiunte negli esperimenti, i leptoni non mostrano una
struttura interna e si comportano come particelle elementari, mentre gli adroni risultano
essere particelle composte e i loro costituenti elementari sono stati chiamati quark e
gluoni. Sperimentalmente risulta che, a differenza dei leptoni, quark e gluoni non si
presentano mai come particelle libere ma si manifestano unicamente come gradi di libert`a
costituenti degli stati composti adronici. I vari tipi di particelle elementari, che sono stati
osservati direttamente od indirettamente in natura, ammontano a poche decine: sei leptoni
3

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

(con spin 1/2), sei quark (con spin 1/2) ciascuno dei quali possiede tre possibili stati di
colore, il fotone (con spin unitario e due soli stati di elicit`a) e tre bosoni vettoriali massicci
(con spin unitario). A queste particelle occorre aggiungere una particella di spin nullo
denominata particella di Higgs e otto bosoni di spin unitario (gluoni).
Le interazioni tra elettroni e fotoni sono descritte dalla cosiddetta elettrodinamica
quantistica che nel limite classico riproduce le equazioni dellelettromagnetismo. Le leggi
dellelettrodinamica classica sono state studiate e verificate dal confronto con gli esperimenti per quasi due secoli. Mentre i concetti e gli aspetti teorici propriamente quantistici
dellelettrodinamica sono stati elaborati negli ultimi sessantanni e sono in ottimo accordo
con gli esperimenti.
Lesistenza della particella di Higgs, che era stata ipotizzata su basi teoriche, sembra
essere confermata dagli attuali dati sperimentali. Anche la presenza in Natura dei gluoni,
quali responsabili delle interazioni forti, e` basata su argomenti teorici. In questo caso
la corrispondente teoria delle interazioni forti esclude la possibilit`a di una diretta osservazione sperimentale dei gluoni e propone verifiche indirette della loro esistenza; i dati
sperimentali al riguardo sono in buon accordo con le previsioni teoriche.
Infine, lipotizzata particella la cui esistenza dovrebbe essere collegata con il manifestarsi delle interazioni gravitazionali e` stata denominata gravitone; la diretta conferma
sperimentale dellesistenza del gravitone e` attesa nel prossimo futuro.

1.1.2 Particelle identiche


Per ogni assegnato tipo di particella, caratterizzato da un opportuno insieme di numeri
quantici (come per esempio il valore della massa, dello spin e della carica elettrica),
risulta sempre possibile produrre sperimentalmente un numero arbitrario di tali particelle;
inoltre, tutte le particelle dello stesso tipo sono identiche, ovvero sono tra loro indistinguibili. Per definizione, due particelle sono identiche se non esiste alcun esperimento
capace di distinguere una particella dallaltra.
In un sistema composto da due particelle identiche, laffermazione che la prima particella si trova nello stato |A e la seconda particella si trova nello stato |B e` una affermazione priva di significato. Infatti, per stabilire quale delle due particelle si trova
per esempio nello stato |A, occorrerebbe distinguere in qualche modo le due particelle;
ma questo, per definizione, non e` possibile poiche le due particelle sono identiche. Similmente, per un sistema di due particelle identiche, la dicitura la particella nello stato |A
e` priva di significato poiche indipendentemente dagli stati in cui si trovano particelle
identiche restano comunque tra loro indistinguibili.
Il concetto di particelle identiche e` del tutto indipendente dalla struttura della dinamica e non e` connesso col principio di indeterminazione o con la meccanica quantistica.
Lassenza di entropia di mescolamento per due gas costituiti dallo stesso tipo di molecole,
per esempio, e` una delle numerose conseguenze dellesistenza di particelle identiche.
Il modo migliore di illustrare il concetto di particelle identiche consiste nel considerare il processo di scambio schematizzato in Figura 1.1. In un sistema composto da
due particelle identiche, si immagini di effettuare nello spazio degli stati del sistema
loperazione di scambio indicata in Figura 1.1(b). In Natura si osserva che lo stato del
sistema ottenuto dopo tale operazione coincide con lo stato iniziale, ovvero coincide con
lo stato del sistema in cui non si e` effettuato alcuna operazione, come mostrato in Figura 1.1(a). In altri termini, contrariamente a quanto e` naturale aspettarsi osservando la

Particelle e campi

figura 1.1(b), loperazione di scambio delle due particelle identiche e` rappresentata da un


cammino chiuso nello spazio degli stati quantistici del sistema.

|B

|A
(a)
Figura 1.1.

|B

|A
(b)

(a) trasformazione identica; (b) processo di scambio.

1.1.3 Localit`a
La localit`a delle interazioni tra particelle e` un fatto sperimentale. Quando si studiano i processi di collisione tra particelle, per esempio, si osserva che i centri di diffusione degli urti
che si verificano tra le particelle coincidono coi punti di intersezione dei fasci di particelle.
Similmente, analizzando le tracce nei rivelatori e i dati relativi alla cinematica delle particelle prodotte in un decadimento, si pu`o verificare la localit`a dellevento di decadimento.
I limiti sperimentali sulla localit`a delle interazioni sono determinati essenzialmente dalla
struttura dei rivelatori. Il modo in cui la localit`a delle interazioni tra le particelle si manifesta in Natura presenta un aspetto universale molto importante: sperimentalmente risulta
che tutte le particelle direttamente osservabili, qualora siano sufficientemente distanti tra
loro, si comportano come particelle libere.

1.1.4 Cinematica e dinamica


Nella descrizione di ogni processo di decadimento o di diffusione tra particelle, e` utile distinguere due aspetti: cinematica e dinamica. Le varie relazioni di cinematica relativistica
che risultano essere verificate nei diversi processi, come la conservazione del quadrimpulso e del momento angolare totale, sono conseguenze della covarianza relativistica.
Luso di un formalismo manifestamente covariante garantisce la validit`a della covarianza
relativistica. La dinamica dei processi tra le particelle riguarda invece la struttura generale delle interazioni, la loro universalit`a e la loro interpretazione per mezzo di principi di
simmetria relativi a numeri quantici interni. I problemi che si studiano in questo contesto
sono, per esempio, le leggi di conservazione della carica elettrica e del numero leptonico e barionico, linvarianza di gauge, la simmetria di spin isotopico, le violazioni della
conservazione dellipercarica.

1.2 Spazio degli stati


Nei processi di interazione tra le particelle, il numero di particelle od il numero di particelle di un certo tipo possono cambiare. Conseguentemente e` necessario introdurre
uno spazio degli stati che permetta di descrivere gli stati relativi a tutte le possibili combinazioni dei vari numeri di particelle. Per illustrare la costruzione di questo spazio degli

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stati, risulta conveniente considerare inizialmente un solo tipo di particelle, successivamente verranno introdotti tutti gli altri tipi.

1.2.1 Stati di singola particella


Sia H(1) lo spazio degli stati di una singola particella di tipo fissato. Nello spazio lineare
H(1) , che ha generalmente dimensione infinita, e` sempre possibile introdurre una base
ortonormale di vettori {|} in cui lindice assume valori interi = 1, 2, 3, .

1.2.2 Stati di molte particelle


Lo spazio degli stati di due particelle H(2) e` contenuto nel prodotto tensoriale H(1) H(1) .
Siccome le particelle sono identiche, e` necessario tener conto della statistica.
I dati sperimentali sono in completo accordo con lipotesi che le funzioni donda di
un qualunque sistema contenente particelle identiche di spin 1/2 debbano essere completamente antisimmetriche per lo scambio delle variabili di due particelle identiche. Questo
implica che, in generale, dato un generico sistema contenente particelle identiche di spin
s, per scambio delle variabili di due particelle identiche la funzione donda debba essere
necessariamente simmetrica se s assume un valore intero o nullo (s = 0, 1, 2...), oppure
la funzione donda debba essere necessariamente antisimmetrica se s assume un valore
semintero (s = 1/2, 3/2, ...). Questa propriet`a si esprime affermando che particelle con
spin semintero seguono la statistica di Fermi-Dirac, mentre particelle con spin intero o
nullo seguono la statistica di Bose-Einstein.
Nel caso della statistica di Bose-Einstein, H(2) coincide con lo spazio dei vettori di
H(1) H(1) che sono simmetrici per scambio delle variabili relative alle due particelle.
Mentre nel caso della statistica di Fermi-Dirac, H(2) coincide con lo spazio dei vettori di
H(1) H(1) che sono antisimmetrici per scambio delle variabili delle due particelle.
In maniera analoga, si pu`o procedere a costruire lo spazio H(n) relativo agli stati di
n particelle identiche. Le particelle che hanno spin nullo o spin intero seguono la statistica di Bose-Einstein; conseguentemente i corrispondenti vettori di stato devono essere
completamente simmetrici per scambio delle variabili relative a due particelle qualunque.
Le particelle che hanno spin semintero seguono invece la statistica di Fermi-Dirac ed i
corrispondenti vettori di stato devono essere completamente antisimmetrici per scambio
delle variabili di due particelle qualsiasi.
Bose-Einstein :

Fermi-Dirac :

H(n)
H(n)

n
!
"#
$ %%
= H(1) H(1) H(1) %

simm.

n
"#
$ %%
!
= H(1) H(1) H(1) %

antisimm.

Infine, la somma diretta degli spazi H(n) al variare di n rappresenta lo spazio degli stati in
cui il numero n di particelle pu`o variare come n = 1, 2, 3, .

Nota 1. Questa rappresentazione dello spazio degli stati risulta essere poco conveniente.
In questo formalismo loperazione di simmetrizzazione o di antisimmetrizzazioni dei vettori di stato nelle variabili corrispondenti alle singole particelle non appare in maniera
naturale o automatica, ma deve essere imposta dallesterno. Questa mancanza di naturalezza appare anche nel procedimento logico che generalmente si utilizza per individuare

Particelle e campi

e rappresentare gli stati di particelle identiche. Infatti, inizialmente si assume di poter


distinguere le particelle tra loro, e gli stati a molti particelle vengono quindi descritti per
mezzo dei vettori appartenenti al prodotto tensoriale degli spazi di singola particella. Successivamente, si introducono gli effetti della indistinguibilit`a delle particelle mediante la
simmetrizzazione o antisimmetrizzazione dei vettori.

1.3 Spazio di Fock


Per mettere in evidenza gli aspetti fondamentali connessi con lesistenza di particelle
identiche, e` conveniente utilizzare il formalismo dello spazio di Fock, in cui si quantizza il
numero di particelle e si introducono opportuni operatori di creazione e di annichilazione
per le particelle. La nuova descrizione degli stati delle particelle e` basata sulla seguente
Osservazione 1. Per un sistema composto da particelle identiche, e` possibile scegliere
una base completa nello spazio degli stati in cui ciascun vettore di base e` univocamente
caratterizzato specificando, per ogni valore dellindice che labella gli stati di singola
particella, il numero n di particelle che si trovano nello stato |.
Viene ora descritta la costruzione dello spazio di Fock nei due casi in cui si abbia statistica
di Bose-Einstein o statistica di Fermi-Dirac.

1.3.1 Statistica di Bose-Einstein


Sia {|} una base ortonormale di vettori nello spazio degli stati di singola particella.
Quando le particelle identiche obbediscono alla statistica di Bose-Einstein, il numero n
di particelle che si trovano nello stato | pu`o assumere valori interi arbitrari od il valore
nullo, n = 0, 1, 2, 3, . Questi possibili valori di n si possono interpretare come gli
autovalori di un operatore N che agisce in un opportuno spazio vettoriale V . Il modo pi`u
semplice di rappresentare N consiste nellutilizzare lanalogia esistente tra gli autovalori
di N ed i livelli di un oscillatore armonico unidimensionale. Si introducono quindi due
operatori a ed a rispettivamente di annichilazione e di creazione definiti in V che
soddisfano le seguenti regole di commutazione
[a , a ] = a a a a = 1 .

(1.1)

Si assume inoltre che esista un vettore |0 V di norma unitaria, che sar`a chiamato il
vettore corrispondente allo stato fondamentale, con la seguente propriet`a
a |0 = 0 .
Allora, posto
|n =
e

1 & ' n
a
|0 ,
n !

(1.2)

(1.3)

N = a a ,

(1.4)

N |n = n |n .

(1.5)

si ha

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Lo stato descritto dal vettore |n pu`o essere interpretato come lo stato in cui n particelle si trovano nello stato |. Gli operatori a ed a rappresentano rispettivamente
loperatore di annichilazione e di creazione di una particella nello stato |.
Il procedimento appena descritto pu`o essere ripetuto per ogni possibile valore dellindice . Conseguentemente, per ogni stato | di singola particella, si introduce uno spazio
vettoriale V in cui sono definiti gli operatori di annichilazione e di creazione a ed a che
soddisfano le regole di commutazione (1.1). Si consideri ora lo spazio HF che si ottiene
prendendo il prodotto tensoriale degli spazi V per tutti i possibili valori di
HF = V=1 V=2 V=3

(1.6)

Gli operatori {a } ed {a }, che sono definiti in HF , verificano le relazioni


[a , a ] =

[a , a ] = 0 = [a , a ] .

(1.7)

Il vettore |0 corrispondente allo stato fondamentale in HF ,


|0 = |0=1 |0=2 |0=3

(1.8)

e` anche chiamato il vettore di vuoto perche descrive lo stato in cui non ci sono particelle.
Uno stato che contiene, per esempio, n particelle nello stato |, n particelle nello stato
| ed n particelle nello stato | e` rappresentato da
|n , n , n = (

& ' n & ' n & ' n


1
a
a
a |0 .
n ! n ! n !

(1.9)

Il vettore (1.9) e` completamente simmetrico per scambio di due qualunque operatori di


creazione poiche gli operatori di creazione commutano tra loro, [a , a ] = 0. Questa
propriet`a di commutazione si traduce nella propriet`a di simmetria dei vettori di stato per
scambio delle variabili corrispondenti a due particelle qualunque. Loperatore N corrispondente al numero totale di particelle e` dato da
)
)
N=
N =
a a .
(1.10)

Infine, lo spazio H dei vettori di stato del sistema corrispondente ad un tipo fissato di
particelle identiche si ottiene considerando il completamento (o chiusura) in HF delle
combinazioni lineari finite di vettori di HF con un numero finito di particelle.

1.3.2 Statistica di Fermi-Dirac


Sia {|} una base ortonormale di vettori nello spazio degli stati di singola particella.
Quando le particelle identiche obbediscono alla statistica di Fermi-Dirac, il numero n
di particelle che si trovano nello stato | pu`o assumere solamente i valori n = 0 oppure n = 1. In questo caso, per ogni valore di si introducono uno spazio vettoriale
bidimensionale V ed una base ortonormale {|0, |1 } in V , dove |0 corrisponde allo
stato in cui nessuna particella si trova nello stato |, mentre |1 corrisponde allo stato
in cui una particella si trova nello stato |. Questi vettori si possono rappresentare, per
esempio, nel modo seguente
* +
* +
0
1
|0 =
, |1 =
.
(1.11)
1
0

Particelle e campi
Gli operatori a e a corrispondenti alle seguenti matrici
*
+
*
+
0 0
0 1

a =
, a =
,
1 0
0 0

(1.12)

verificano le relazioni
{a , a } = a a + a a = 1 ,
{a , a } = 0 = {a , a } .

Loperatore numero di particelle nello stato | vale


*
+
1 0
N =
= a a .
0 0

(1.13)
(1.14)

(1.15)

Si consideri ora lo spazio HF che si ottiene prendendo il prodotto tensoriale degli spazi
V per tutti i possibili valori di
HF = V=1 V=2 V=3

(1.16)

il vettore di vuoto |0 H e` dato da


|0 = |0=1 |0=2 |0=3

(1.17)

Differentemente dal caso della statistica di Bose-Einstein, i vettori che si ottengono applicando i vari prodotti degli operatori {a } al vettore di vuoto non possiedono le giuste
propriet`a di simmetria. Infatti, nel caso della statistica di Fermi-Dirac, i vettori di stato
devono essere completamente antisimmetrici per scambio delle variabili relative a due
particelle qualunque. Daltra parte, il vettore a a |0 con = , per esempio, e` simmetrico per lo scambio perche gli operatori a e a commutano tra loro, [a , a ] = 0.
Per ovviare a questo inconveniente e` sufficiente modificare gli operatori {a } e {a } in
modo opportuno1. Gli operatori di annichilazione e di creazione per le particelle che obbediscono alla statistica di Fermi-Dirac saranno indicati con {b } e {b } e sono definiti
da
b = a = a , b = a = a ,
(1.18)
dove
=

1
,*
=1

+
1 0
.
0 1

(1.19)

E` facile verificare che gli operatori {b } e {b } soddisfano le seguenti relazioni


{b , b } =

{b , b } = 0 = {b , b } .

(1.20)

Gli stati a molte particelle si ottengono applicando prodotti degli operatori di creazione
{b } allo stato di vuoto. Per esempio, lo stato che contiene una particella nello stato |,
una particella nello stato | ed una particella nello stato | e` rappresentato dal vettore
|, , = b b b |0 .
1

(1.21)

J.D. Bjorken and S.D. Drell, Relativistic quantum fields, Ed. McGraw-Hill, Inc. (New York, 1965).

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Il vettore (1.21) e` antisimmetrico per lo scambio , come pure per lo scambio


oppure , perche gli operatori di creazione anticommutano tra loro, {b , b } = 0.
Loperatore N corrispondente al numero totale di particelle e`
)
)
)
N=
N =
a a =
b b .
(1.22)

Anche in questo caso, lo spazio H dei vettori di stato del sistema corrispondente ad un
tipo fissato di particelle identiche si ottiene considerando il completamento in HF delle
combinazioni lineari finite di vettori di HF con un numero finito di particelle.

1.4 Statistica e regole di commutazione


Per ogni fissato tipo di particella, gli stati con un numero non nullo di particelle sono rappresentati dai vettori che si ottengono applicando gli operatori di creazione ad un vettore
di vuoto, che descrive la situazione fisica in cui non vi sono particelle. Il tipo di statistica
associato alle particelle e` univocamente determinato dalle relazioni di commutazione o
di anticommutazione dei corrispondenti operatori di annichilazione e di creazione. La
statistica di Bose-Einstein richiede le regole di commutazione (1.7), mentre la statistica
di Fermi-Dirac richiede le regole di anticommutazione (1.20).
Si consideri ora il caso realistico in cui vari tipi di particelle devono essere descritti simultaneamente. Anche in questa situazione, gli stati delle particelle si possono descrivere
mediante lapplicazione di opportuni operatori di creazione al vettore di vuoto. Per ogni
tipo di particelle, si introducono i corrispondenti operatori di annichilazione e di creazione
le cui regole di commutazione tra loro sono univocamente fissate dalla statistica. Invece,
le regole di commutazione tra gli operatori di annichilazione e di distruzione relativi a
diversi tipi di particelle non sono a priori fissate.
Osservazione 2. Tutti i diversi tipi di particelle che seguono la stessa statistica (di BoseEinstein oppure di Fermi-Dirac) si possono sempre interpretare, mediante lintroduzione
di opportuni numeri quantici, come stati distinti di un solo e unico tipo di particelle.
Conseguentemente, la struttura delle regole di commutazione e di anticommutazione si
pu`o estendere e in effetti risulta valida anche per gli operatori di annichilazione e di
creazione relativi a diversi tipi di particelle. Ovvero, consideriamo tutti gli stati di singola
particella per i due tipi di statistica; sia {|} una base ortonormale per tutti gli stati
con statistica di Bose-Einstein, e sia {|i } una base ortonormale per tutti gli stati con
statistica di Fermi-Dirac. I corrispondenti operatori di annichilazione e di creazione
soddisfano le relazioni
[a , a ] =

[a , a ] = 0 = [a , a ]

{bi , bj } = ij

{bi , bj } = 0 = {bi , bj }

[a , bi ] = 0 = [a , bi ]

(1.23)

[a , bi ] = 0 = [a , bi ] .

Lo spazio H dei vettori di stato contiene il vettore di vuoto |0 che verifica a |0 =


0 = bi |0. Tutti gli stati che contengono un numero non nullo di particelle si ottengono
applicando ripetutamente gli operatori di creazione a e bi al vettore |0; H coincide con

Particelle e campi

11

il completamento delle combinazioni lineari finite di vettori che descrivono un numero


arbitrario ma finito di particelle.
Linterpretazione fisica del formalismo e` basata sulla corrispondenza tra i vettori di
stato di singola particella e i vettori ottenuti applicando un operatore di creazione al vuoto;
lisomorfismo tra questi due spazi lineari e` dato da
| a |0 ,

| i bi |0 .

(1.24)

La corrispondenza (1.24) e` in accordo con le regole di commutazione. Infatti, siccome i


vettori {|} formano una base ortonormale, si ha | = . Daltra parte, in base alle
relazioni (1.24) e alle equazioni (1.24), si riottiene precisamente | = 0|a a |0 =
.
Le relazioni (1.24) determinano anche le propriet`a di trasformazione degli operatori di
annichilazione e di creazione in corrispondenza con le trasformazioni che agiscono nello
spazio dei vettori di stato di singola particella. Per esempio, alla trasformazione
)
U | ,
(1.25)
| | =

ottenuta mediante loperatore unitario U, corrisponde lintroduzione di corrispondenti


operatori di creazione e annichilazione
)
)

1
a U
.
(1.26)
U a , a a =
a a =

Analoghe leggi di trasformazione valgono anche per gli operatori di annichilazione e di


creazione delle particelle che seguono la statistica di Fermi-Dirac.
La particolare scelta della base {|} oppure {| i } per i vettori di stato di singola
particella e` totalmente arbitraria. Infatti, se si effettua un cambiamento di base mediante
una matrice unitaria equazione (1.25), gli operatori di creazione e di annichilazione
nella nuova base mostrati in equazione (1.26) soddisfano ancora le regole di commutazione (1.24). La struttura delle regole di commutazione (1.24) e il vettore di vuoto
sono invarianti per un cambio di base nello spazio degli stati di singola particella.
Nota 2. I numeri quantici che labellano gli stati {|} di singola particella corrispondono agli autovalori di osservabili quali, per esempio, la posizione, limpulso, lenergia,
il momento angolare, la massa, lo spin, la carica elettrica, lipercarica, ecc. Questi numeri
quantici descrivono le particolari propriet`a delle particelle osservate in Natura. Invece,
i numeri quantici che labellano i vettori di H, ovvero dei vettori dello spazio di Fock
HF equazione (1.6) oppure (1.16) sono i numeri interi che corrispondono ai numeri
di occupazione degli stati di singola particella; essendo numeri naturali, questi numeri
quantici hanno un significato e una struttura universali. Quindi tutta linformazione sulle
particolari caratteristiche delle particelle e` contenuta unicamente nellindice degli operatori di annichilazione e di creazione.

1.5 Seconda quantizzazione


Si consideri ora linsieme delle particelle identiche di un tipo fissato e sia {|} una base
ortonormale nello spazio dei vettori di stato di singola particella
)
| = ,
|| = 1 .
(1.27)

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12

E` possibile labellare gli stati di singola particella per mezzo degli autovalori delloperatore
posizione per esempio e di una opportuna componente dello spin, che saranno convenzionalmente indicati con . Eventualmente, si potrebbe convenire di includere nellindice anche ulteriori numeri quantici, senza modificare la struttura delle formule che
seguono. I corrispondenti vettori {|} soddisfano

| = ( ) ,
d || = 1 ,
(1.28)
dove il simbolo di integrale in denota lintegrale spaziale e comprende anche la somma
sui valori di una componente dello spin; similmente, il simbolo ( ) denota lopportuno
prodotto di funzioni delta.
.
La decomposizione del vettore | nella base {|}, | = d ||, definisce
le cosiddette funzioni donda () = |, che formano una base ortonormale per lo
spazio delle funzioni a quadrato sommabile. La funzione donda (), corrispondente ad
un generico vettore, si pu`o scrivere come
)
)
() =
c () , [ similmente, () =
c ()] ,
(1.29)

dove i coefficienti c sono numeri complessi. La decomposizione del vettore | nella


base {|} assume la forma
)
)
| =
|| =
| () .
(1.30)

Lequazione (1.30) e lisomorfismo (1.24) permettono di determinare univocamente loperatore di creazione a e conseguentemente anche loperatore di annichilazione a
per una particella nello stato |. Loperatore di annichilazione a viene generalmente
/ mentre loperatore a viene denotato con / (),
denotato con ()

)
)
/ =
()
a () , / () =
a () .
(1.31)

Il confronto delle equazioni (1.31) e (1.29) mostra lanalogia formale esistente tra una
/
/ ammettono uno
generica funzione donda () e loperatore ().
Entrambi () e ()
sviluppo in termini delle funzioni donda (); ma mentre nel caso di () i coefficienti
/ i coefficienti dello sviluppo sono operatori.
di tale sviluppo sono numeri, nel caso di ()
/ e / () viene anche denotata col
Per questo motivo, lintroduzione degli operatori ()
nome di seconda quantizzazione. Lutilizzo degli operatori (1.31) in meccanica quantistica e` stato discusso per esempio da Landau2 .

1.5.1 Funzioni donda orbitali di singola particella


Tra i numeri quantici che labellano gli stati di singola particella il vettore posizione gioca
un ruolo fondamentale. Trascurando tutti gli altri numeri quantici di cui si pu`o facilmente tener conto in seguito gli autovettori | x delloperatore posizione soddisfano
x | y = (x y) ,
d3 x | x x | = 1 .
(1.32)
2

L. Landau et E. Lifchitz, Mecanique Quantique, Editions MIR (Moscou, 1970).

Particelle e campi

13

Sia p (x) la funzione donda dello stato di singola particella che e` autofunzione dellimpulso corrispondente allautovalore p. Volendo utilizzare funzioni donda normalizzabili,
risulta conveniente vincolare la particella nel sistema di riferimento fissato entro una
regione spaziale cubica di lato L (e volume V = L3 ) e successivamente considerare
il limite di volume infinito. Allora, la funzione donda normalizzata che descrive una
particella con impulso p assume la forma
0 p x1
1
,
(1.33)
x | p = p (x) = exp i
!
V
dove p x = p1 x1 + p2 x2 + p3 x3 . Lequazione (1.33) implica, per gli autostati dellimpulso
| p e | k , le relazioni
3
V
3 (2)
p|k = !
(p k ) ,
d3 p | p p | = 1 .
(1.34)
3
3
V
(2) !
Conseguentemente, in accordo con la corrispondenza (1.24), gli operatori di annichilazione e di creazione di una particella con impulso p e k devono soddisfare, nel caso
di statistica di Bose-Einstein,
[a(p), a (k)] = !3

(2)3
(p k ) ,
V

(1.35)

mentre nel caso di statistica di Fermi-Dirac, si ha


{b(p ), b (k )} = !3

(2)3
(p k ) .
V

(1.36)

Dalle relazioni (1.35) e (1.36) segue che gli operatori di annichilazione e di distruzione
sono adimensionali.

1.6 Covarianza relativistica e operatori di campo


Per mezzo degli operatori di annichilazione e di creazione, si possono definire gli operatori di campo associati ai vari tipi di particelle. Al fine di esprimere la dinamica delle
particelle in maniera relativisticamente covariante, risulta conveniente utilizzare operatori di campo con definite propriet`a di trasformazione rispetto al gruppo di Poincare. In
particolare, conviene definire operatori di campo che siano locali e che trasformino come
tensori irriducibili rispetto al gruppo di Lorentz. In questa sezione, verr`a illustrata la
costruzione di un operatore di campo locale (x) corrispondente ad un tipo fissato di
particelle di massa m e con spin nullo.

1.6.1 Notazioni relativistiche


Il simbolo x denoter`a linsieme delle componenti x delle coordinate dei punti dello
spazio-tempo (spazio di Minkowski) e p denoter`a linsieme delle componenti p del
quadrivettore impulso; inoltre, si useranno le seguenti notazioni3
x = ( c t , x ) ,
3

p = ( E/c , p ) ,

,
x

x = x ,

L. Landau et E. Lifchitz, Theorie des Champs, Editions MIR (Moscou, 1970).

(1.37)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

14

dove la metrica di Minkowski e` data da

1 0
0
0
0 1 0
0

=
0 0 1 0 = .
0 0
0 1

(1.38)

Per una singola particella libera di massa m, lenergia E e` funzione solamente della componente spaziale p dellimpulso della particella ed assume la forma
(
E = E(p) = c m2 c2 + (p)2 .
(1.39)

1.6.2 Dipendenza dal tempo


La localit`a del campo implica che loperatore (x) debba dipendere esplicitamente dal
tempo. Prima di considerare levoluzione temporale degli operatori di annichilazione e
di distruzione, pu`o essere utile ricordare la dipendenza dalla coordinata temporale delle
funzioni donda degli stati di singola particella libera. Nel caso in cui ci si limitasse a
considerare levoluzione temporale in rappresentazione di Schroedinger degli stati
in H(1) , la relazione (1.39) implicherebbe
8
9
px
E(p) t
1
1
(1.40)
i
= eipx/! ,
p (t, x) = exp i
!
!
V
V
dove si e` posto
px = p x = E(p) t p x .

(1.41)

In realt`a, nel formalismo della teoria quantistica dei campi, la dipendenza delloperatore
campo (x) dal tempo e` in accordo con lutilizzo della rappresentazione di Heisenberg
per particelle libere, in cui levoluzione temporale riguarda esclusivamente gli operatori
della teoria mentre gli stati del sistema non hanno evoluzione temporale.
Sia H0 loperatore hamiltoniano che agisce nello spazio degli stati H delle particelle
del tipo considerato (che hanno spin nullo e massa m). Nello spazio degli stati di singola particella, si scelga una base {|} in cui ciascun vettore | descrive uno stato con
energia definita. Allora, lhamiltoniana H0 per particelle libere si ottiene moltiplicando
loperatore numero di occupazione dello stato | per lenergia di una particella nello
stato | e sommando su tutti i valori di . Ovvero, lhamiltoniana vale
V
H0 =
d3 p E(p) a (p ) a(p ) .
(1.42)
(2)3 !3
Utilizzando loperatore (1.42), in rappresentazione di Heisenberg la dipendenza dal tempo
degli operatori di annichilazione e di distruzione risulta essere
a(t; p) = eitH0 /! a(p) eitH0 /! = eiE(p) t/! a(p) ,
a (t; p ) = eitH0 /! a (p) eitH0 /! = eiE(p) t/! a (p) .

(1.43)

Si ottiene quindi
1
a(t; p) p (x) = a(p) eipx/! = a(p) p (t, x) ,
V
1
a (t; p) p (x) = a (p) eipx/! = a (p) p (t, x) .
V

(1.44)

Particelle e campi

15

/
Gli operatori di annichilazione (x)
e di creazione / (x) di una particella situata nel
punto x allistante t,
V
1
/
(x) =
d3 p a(p) eipx/! ,
3
3
(2) !
V
1
V
d3 p a (p) eipx/! ,
/ (x) =
(1.45)
3
3
(2) !
V

non trasformano in maniera covariante per trasformazioni di Lorentz.

1.6.3 Modalit`a di trasformazione


Sia w un quadrivettore di Lorentz di componenti w = (w 0 , w). Sotto lazione del gruppo
di Lorentz, (w 2 ) = (w w ), 4 (w) e d4 w sono invarianti, mentre (w) trasforma come
1/w 0 e corrispondentemente d3 w trasforma come w 0 . In particolare quindi, (p) trasforma come 1/E(p) e d3 p trasforma invece come E(p). A seguito di una trasformazione
di Lorentz, gli operatori a(p) e a (p) vengono mandati negli operatori corrispondenti alle
variabili trasformate; inoltre, dalle regole di commutazione (1.35) segue che la norma
degli operatori a(p) e a (p) trasforma come
1
a(p) (
V E(p)

a (p) (

1
.
V E(p)

(1.46)

/
Si consideri ora il comportamento di (x)
per una trasformazione di Lorentz x x. Il
ipx/!
fattore di fase e
resta invariato purche si trasformi anche il vettore impulso
p p.
3
A seguito delle trasformazioni di Lorentz per`o, il prodotto(V d p a(p)(1/ V ) sotto il
segno di integrale non risulta invariante, ma trasforma come E(p). Conseguentemente,
/
(x)
non trasforma come uno scalare (e nemmeno come un tensore irriducibile non banale). Per avere
( covarianza relativistica occorrerebbe, per esempio, introdurre un fattore
correttivo 1/ E(p) negli integrali che compaiono nelle espressioni (1.45).

1.6.4 Operatore di campo scalare reale


Per un tipo fissato di particelle libere, di massa m e spin nullo, il corrispondente operatore
di campo locale (x) e` definito dalla seguente relazione
9
8
eipx/!
V
d3 p
!
eipx/!

(
+ a (p)
.
(1.47)
(x) = 3
a(p)
!
(2)3 2E(p )
V
V

Per trasformazioni di Lorentz, loperatore (x) trasforma come uno scalare; inoltre, si
ha (x) = (x) e per questo motivo (x) e` anche denotato col nome di campo scalare
reale. Per determinare le dimensioni [(x)] delloperatore campo, e` utile notare che il fattore V d3 p/ !3 e` adimensionale. Ricordando che anche gli operatori di creazione e di an1/2
nichilazione sono adimensionali, si ottiene
L)/(L3/2 ) = M 1/2 /L1/2 . Con
. 3 [(x)] = (M
questa normalizzazione, lintegrale d x ((x)/t)2 ha le dimensioni di unenergia.
La struttura delloperatore di campo mostrata in equazione (1.47) e` generale e si
mantiene sostanzialmente inalterata anche per campi spinoriali e vettoriali, che sono associati a particelle rispettivamente con spin 1/2 e con spin 1. In genere, per ciascun tipo
di particella si introduce il corrispondente operatore di campo.

16

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

1.7 Evoluzione temporale e dinamica


Loperatore di campo (x) mostrato in equazione (1.47) si riferisce a particelle libere ed
e` definito in rappresentazione di Heisenberg poiche soddisfa
(t, x) = eitH0 / ! (0, x) eitH0 / !

(rappres. di Heisenberg) ,

(1.48)

dove H0 rappresenta loperatore hamiltoniano (1.42). In questo schema, gli stati del sistema non subiscono evoluzione temporale.
Nota 3. Due sistemi fisici interagiscono tra loro quando, variando lo stato del primo
sistema, si pu`o modificare levoluzione del secondo sistema e/o viceversa; ovvero, uno
dei sistemi influenza levoluzione dellaltro. In Natura si osserva che, aumentando la
distanza relativa tra due sistemi localizzati in regioni spaziali finite, gli effetti osservabili
delle mutue interazioni possono essere resi piccoli a piacere e, nel limite in cui questi
effetti siano trascurabili, i due sistemi sono detti liberi. Similmente, si utilizza il concetto
di particelle libere per designare il comportamento delle particelle realmente osservate in
Natura che sono quindi necessariamente particelle interagenti nella situazione ideale
in cui gli effetti delle interazioni siano trascurabili.
Quando si tiene conto dellinterazione tra le particelle, lhamiltoniana H del sistema
ha una struttura generalmente molto pi`u complicata di quella dellhamiltoniana libera H0 .
In presenza di interazioni tra le particelle, risolvere esplicitamente lequazione (1.48)
ovvero determinare la soluzione delle equazioni del moto per gli operatori di campo
rappresenta un problema estremamente complicato di cui, in generale, non si conosce
soluzione. Risulta allora conveniente abbandonare la rappresentazione di Heisenberg e
utilizzare la cosiddetta rappresentazione di interazione, nella quale gli operatori di campo
presentano sempre la struttura (1.47) di campi liberi. Il formalismo della rappresentazione
di interazione descrive in maniera naturale i processi elementari tra le particelle.
Lhamiltoniana totale H del sistema e` generalmente decomposta nella somma di due
termini,
:,
H = H0 + H
(1.49)

in cui H0 rappresenta lhamiltoniana per particelle libere, cio`e lhamiltoniana in assenza


: descrive le interazioni tra le particelle. Nella rappresentazione di intedi interazioni, e H
razione, levoluzione temporale e` distribuita in maniera opportuna tra operatori e vettori
di stato e riguarda sia gli operatori che gli stati del sistema.

1.7.1 Rappresentazione dinterazione


La connessione tra la rappresentazione di Heisenberg e la rappresentazione di interazione
si pu`o illustrare considerando lelemento di matrice di un generico operatore O allistante
t tra gli stati |A e |B. Si denoti con OH (t) loperatore in rappresentazione di Heisenberg
e con OI (t) loperatore in rappresentazione di interazione; allora si ha
B|OH (t)|A = B|eitH/! OeitH/! |A
;
<
= B|eitH/! eitH0 /! eitH0 /! OeitH0 /! eitH0 /! eitH/! |A
= B(t)| OI (t) |A(t) ,

(1.50)

Particelle e campi

17

dove si e` posto
OI (t) = eitH0 /! O eitH0 /! ,

(1.51)

|A(t) = eitH0 /! eitH/! |A = U(t, 0) |A .

(1.52)

Come mostrato nelle equazioni (1.51) e (1.52), nella rappresentazione di interazione sia
gli operatori che i vettori di stato dipendono dal tempo. Per quanto riguarda gli operatori,
la loro dipendenza dal tempo coincide con la dipendenza dal tempo nella rappresentazione di Heisenberg nel caso in cui lhamiltoniana sia quella libera. Questo significa che,
in rappresentazione di interazione, gli operatori campo assumono la forma (1.47) degli
operatori campo relativi a particelle libere.

1.7.2 Ordinamento cronologico


Si consideri ora loperatore U(t, 0),
U(t, 0) = eitH0 /! eitH/! ,

(1.53)

che appare in equazione (1.52) e che determina levoluzione temporale dei vettori di stato.
Derivando U(t, 0) rispetto al parametro t, si ottiene
i!

Si ha inoltre

;
<
dU(t, 0)
: eitH/!
= eitH0 /! H H0 eitH/! = eitH0 /! H
dt
;
<
: eitH0 /! eitH0 /! eitH/!
= eitH0 /! H
: I (t) U(t, 0) .
= H

U(0, 0) = 1 .

(1.54)

(1.55)

Le equazioni (1.54) e (1.55) determinano univocamente U(t, 0), che si pu`o anche ottenere
integrando direttamente lequazione (1.54) tenendo conto della condizione iniziale (1.55).
Il risultato e`
=
>
- t2

:
U(t2 , t1 ) = T exp (i/ !)
dt HI (t) ,
(1.56)
t1

dove il simbolo T denota lordinamento cronologico, ovvero lordinamento nel parametro temporale degli operatori che compaiono nellespressione (1.56). Nellordinamento cronologico, allaumentare del parametro temporale gli operatori vanno posti a
sinistra, in accordo con lequazione (1.54); per esempio, si ha
?
@
: I (t) H
: I (t ) = (t t ) H
: I (t) H
: I (t ) + (t t) H
: I (t ) H
: I (t) .
T H

(1.57)

: I (t) che si ottiene considerando


Lespressione (1.56) ammette uno sviluppo in potenze di H
lo sviluppo di Taylor dellesponenziale e facendo agire su ciascun termine cos` ottenuto
lordinamento cronologico.

18

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

1.7.3 Ampiezze di transizione


Come mostrato in equazione (1.52), levoluzione temporale degli stati del sistema e` implementata dalloperatore (1.56). Le quantit`a che vengono effettivamente misurate negli
esperimenti sono le probabilit`a di transizione tra gli stati iniziali e quelli finali. A causa
della localit`a delle interazioni, i processi di misura degli apparati sperimentali generalmente coinvolgono intervalli temporali molto maggiori dei tempi di interazione tra le particelle. Per questo motivo, gli stati iniziali possono venir identificati con gli stati asintotici
del sistema al tempo t = mentre gli stati finali si possono rappresentare per mezzo
degli stati asintotici del sistema a tempo t = +. Quindi, le ampiezze di transizione che
occorre calcolare per poter effettuare un confronto significativo coi dati sperimentali
sono
UB A = B| U(+, ) |A ,
(1.58)
in cui

U(+, ) = T exp (i/ !)

: I (t)
dt H

>

(1.59)

Per descrivere la dinamica delle particelle elementari occorre perci`o specificare (o deter: I (t). Loperatore H
: I (t), che deve essere espresso
minare) lhamiltoniana dinterazione H
in rappresentazione di interazione, e` in generale una funzione o, pi`u propriamente, un
funzionale degli operatori di campo (in rappresentazione di interazione) associati ai vari
tipi di particelle.

1.8 Decadimento particella scalare


Questa sezione contiene un esempio, di natura puramente illustrativa, dellutilizzo degli
operatori di campo per descrivere le interazioni tra le particelle. Si assuma che esistano
tre diversi tipi di particelle con spin nullo particelle di tipo a , b e c dotate di masse
ma , mb e mc . Si assuma inoltre che in Natura si osservi il decadimento
a b+c

(1.60)

Per ogni tipo di particella si introduce un operatore di campo scalare, a (x), b (x) e
c (x), ciascuno dei quali ha la struttura mostrata in equazione (1.47). A questo punto
occorre determinare la forma dellhamiltoniana di interazione che risulta rilevante per
descrivere il decadimento (1.60). In generale, la soluzione di questo problema non e` nota
a priori. Si possono allora formulare ipotesi pi`u o meno plausibili e proporre una
possibile forma per lhamiltoniana di interazione con la quale calcolare lampiezza di
: I (t)
transizione e fare il confronto coi dati sperimentali. Si assuma, per esempio, che H
sia
:
HI (t) = (gc/ !) d3 x a (x)b (x)c (x) ,
(1.61)

dove il parametro reale g ha dimensione [g] = M 1/2 L3/2 /T 2 . In generale, il parametro che moltiplica lhamiltoniana di interazione viene denotato col nome di costante di
accoppiamento poiche determina in qualche modo lintensit`a dellinterazione tra le particelle. Facendo uno sviluppo di Taylor in potenze di g delloperatore (1.59) e limitandoci

Particelle e campi
al primo ordine nella costante di accoppiamento, si ottiene
=
>
- +

:
U(+, ) = T exp (i/ !)
dt HI (t) =

ig
= 1 2 d4 x T [a (x)b (x)c (x)] +
!
ig
= 1 2 d4 x a (x)b (x)c (x) +
!

19

(1.62)

Si noti che lordinamento cronologico agisce in maniera banale sugli operatori del termine
lagrangiano a (x)b (x)c (x) poiche questi operatori sono definiti a tempi uguali e quindi
commutano tra loro.
Si denoti con ka il quadrimpulso della particella di tipo a che decade e con kb e kc
i quadrimpulsi delle particelle di tipo b e di tipo c prodotte. I vettori normalizzati corrispondenti agli stati iniziale e finale sono
|in = |ka = aa (ka ) |0 ,

out| = kb , kc | = 0| ab(kb ) ac (kc ) .

(1.63)

Pertanto lampiezza di decadimento A(kb , kc ; ka ), al primo ordine nella costante di accoppiamento, risulta determinata da
A(kb , kc ; ka ) = kb , kc | U(+, ) |ka =
ig
= 2 d4 x 0|ab (kb )ac (kc )a (x)b (x)c (x)aa (ka )|0 .
!

(1.64)

Utilizzando la forma esplicita (1.47) delloperatore di campo scalare e le regole di commutazione degli operatori di annichilazione e di creazione, si ottiene
A(kb , kc ; ka ) = i

g !5 (2)4 4 (ka kb kc )

.
V 3/2 2Ea 2Eb 2Ec

(1.65)

La probabilit`a di transizione e` data dal modulo quadro dellampiezza. In questo contesto,


si utilizza la relazione
A
B2
(2)4 4 (ka kb kc ) = (2)4 4 (ka kb kc ) ( V T / !4 ) ,
(1.66)

dove V T denota il quadrivolume (volume spaziale per intervallo temporale). La somma


sugli stati finali del modulo quadro dellampiezza va effettuata rispetto alla densit`a di stati
che, per singola particella, vale
V
densit`a di stati =
d3 p ,
(1.67)
(2)3 !3

in accordo con lequazione (1.34); si veda anche lequazione (5.8).


La probabilit`a di decadimento d per unit`a di tempo, nel sistema di riposo della particella
che decade, assume la forma
V2
1
|A(kb, kc ; ka )|2
d 3 kb d 3 kc =
T
(2)6 !6
d 3 kb d 3 kc
g2
.
= (ma c2 Eb Ec )(kb + kc )
32 2 ma Eb Ec

d =

(1.68)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

20

Lespressione (1.68), che corrisponde ad una distribuzione isotropa per i prodotti di decadimento, deve essere confrontata coi dati sperimentali. Se le previsioni teoriche non sono
in accordo con gli esperimenti, occorre modificare lespressione della hamiltoniana di interazione. In caso di accordo con gli esperimenti, si pu`o determinare sperimentalmente
il valore, per esempio, della costante di accoppiamento. Si assuma che il processo (1.60)
risulti ben descritto dallhamiltoniana (1.61).
Integrando lespressione (1.68) si ricava la cosiddetta larghezza di decadimento
- 3
g2
d kb
= d =
(ma c2 Eb Ec ) .
(1.69)
2
32 ma
Eb Ec
Sia k il valore dellimpulso della particella di tipo b prodotta nel decadimento. Naturalmente, la conservazione dellimpulso implica che k e` il valore dellimpulso della particella di tipo c prodotta nel decadimento. La funzione delta di conservazione dellenergia
si pu`o esprimere come
(ma c2 Eb Ec ) =

Eb Ec
(|kb | |k|) ,
ma c4 |k|

(1.70)

per cui lespressione (1.69) conduce al risultato finale4


=

g 2 |k|
,
8 (ma c2 )2

(1.71)

dove |k| e` il modulo dellimpulso di uno dei prodotti di decadimento


|k| =

'1/2
c & 4
ma + m4b + m4c 2m2a m2b 2m2a m2c 2m2b m2c
.
2ma

(1.72)

ha le dimensioni dellinverso di un tempo; nel caso in cui il processo (1.60) rappresenti


lunico canale di decadimento della particella di tipo a, linverso di corrisponde alla
vita media della particella a.

V. Berestetski, E. Lifchitz et L. Pitayevski, Theorie quantique relativiste, Editions MIR (Moscou,


1972).

Capitolo 2
Principio dazione
In questo capitolo si introducono le basi della teoria dei campi e viene discusso il teorema
di Noether. Il formalismo lagrangiano basato sul principio di minima azione e` particolarmente utile per descrivere la corrispondenza tra le propriet`a di simmetria di un sistema
fisico e le corrispondenti leggi di conservazione; in effetti, esso rappresenta anche il punto
di partenza della cosiddetta quantizzazione canonica. Inoltre il funzionale dazione ha un
ruolo fondamentale in meccanica quantistica poiche permette di collegare in maniera diretta il comportamento quantistico dei sistemi fisici col principio di sovrapposizione.

2.1 Unit`a di misura naturali


Risulta conveniente utilizzare un sistema di unit`a di misura nel quale la costante di Planck
ridotta ! e la velocit`a della luce c assumono il valore unitario
!=1 ,

c=1.

Allora, per semplificare le notazioni, nelle espressioni delle grandezze fisiche si pu`o omettere di indicare esplicitamente la dipendenza da ! e da c. In questo modo, la dimensione
[A] di ogni quantit`a fisica A risulta apparentemente modificata e assume convenzionalmente la forma di una potenza di una energia (oppure di una massa), [A] = (energia)n .
Alcuni esempi di dimensioni in questa convenzione delle cosiddette unit`a naturali
sono riportati nella seguente tabella.
A
massa
lunghezza
tempo
energia
impulso
velocit`a
azione

[A] = (energia)n

n
1
-1
-1
1
1
0
0

In relazione con la tipica scala di energia che appare nella fisica delle particelle elementari,
sovente lenergia si esprime in MeV. Per riottenere i valori delle varie quantit`a fisiche nelle
usuali unit`a di misura, occorre introdurre un fattore moltiplicativo contenente le opportune
21

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

22

potenze di ! e di c. I valori numerici di alcuni fattori di conversione sono qui riportati.


2.997 1010 cm / sec
6.582 1022 MeV sec
197.327 1012 MeV cm

c
!
!c

velocit`a della luce


costante di Planck ridotta
costante di conversione

2.2 Teorie di campo


Ciascuna teoria di campo e` un modello matematico per mezzo del quale si descrive la
dinamica di un opportuno sistema fisico che possiede infiniti gradi di libert`a le cui
variabili possono essere codificate per mezzo di un campo o di un insieme di campi che
saranno denotati semplicemente con (x). Nelle applicazioni delle teorie di campo alla
fisica delle particelle elementari, generalmente si assume per essere in accordo coi dati
sperimentali che la dinamica sia locale e relativisticamente covariante.

2.2.1 Covarianza relativistica dei campi


Ogni campo (x) e` caratterizzato dalla legge di trasformazione che specifica come esso
viene modificato per effetto di un cambiamento del sistema di coordinate. Per trasformazioni del gruppo di Poincare, le coordinate trasformano come

x x = x + a ,

(2.1)

dove {a } sono i parametri di traslazione e e` la matrice che rappresenta una trasformazione di Lorentz. Un campo (x) ha in genere varie componenti che saranno indicate
con { (x)}. Per effetto della trasformazione (2.1), il campo viene modificato nel modo
seguente
(x) (x ) ,
(2.2)
dove
(x ) = R() ( x(x ) ) ,

x (x ) = [1 ] (x a) ,

(2.3)

e la matrice R() corrisponde ad una rappresentazione lineare generalmente di dimensione finita del gruppo di Lorentz. Le componenti irriducibili di questa rappresentazione descrivono le componenti irriducibili dei campi. Per esempio, un campo scalare
(x) trasforma come
(x) (x ) = (x(x )) ,
(2.4)
mentre per un campo vettoriale B (x) si ha
B (x) B (x ) = B (x(x )) .

(2.5)

2.2.2 Azione
In un modello lagrangiano, la dinamica e` descritta dalla azione S che e` una funzione dei
campi, S = S[]. Il principio di azione stazionaria determina le equazioni del moto
S[]
=0
(x)

(equazioni del moto).

(2.6)

Principio dazione

23

La localit`a della dinamica significa che le equazioni del moto (2.6) sono locali, cio`e coinvolgono i campi (x) definiti in un solo punto e le loro derivate di ordine finito. Ad
eccezione di alcuni casi piuttosto particolari, la localit`a implica che lazione assuma la
forma
4
S[] = d x L(x) = d4 x L ((x)) ,
(2.7)
in cui la densit`a lagrangiana L ((x)) e` una funzione locale dei campi e delle loro derivate
di ordine finito. In molte situazioni, L ((x)) e` un polinomio dei campi e delle loro
derivate prime.
La covarianza relativistica che verr`a sempre assunta nel seguito significa che
le equazioni del moto (2.6) sono covarianti per trasformazioni del gruppo di Poincare.
Questo implica che la densit`a lagrangiana L ((x)) debba essere uno scalare per trasformazioni di Lorentz.
Quando il campo (x) rappresenta variabili indipendenti in ogni punto dello spaziotempo e non necessariamente soddisfa le equazioni del moto, il campo (x) e` detto offshell. Quando invece si assume che i valori del campo (x) siano limitati alle soluzioni
o a particolari soluzioni delle equazioni del moto, il campo (x) e` detto on-shell.
Come in tutti i principi variazionali, lazione S[] e` una funzione del campo offshell (x). Nel derivare le equazioni del moto (2.6), i campi sono considerati off-shell e
generalmente si assume che i campi tendano a zero allinfinito in maniera sufficientemente
rapida in modo tale che, nellintegrale (2.7), qualunque derivata parziale nelle variabili x
si possa integrare per parti.
Nelle teorie classiche dei campi, i campi corrispondono a variabili classiche e lo studio
della dinamica del sistema consiste nella ricerca di soluzioni delle equazioni del moto
(2.6) e nello studio delle loro propriet`a.

2.2.3 Teorie quantistiche dei campi


Nelle teorie quantistiche dei campi si distinguono solitamente due aspetti; quello classico
e quello quantistico. Inizialmente si pu`o immaginare che lazione sia definita per campi
classici (x). Successivamente, in accordo con la procedura standard della cosiddetta
quantizzazione canonica, vengono introdotti gli operatori di campo che sono generalmente indicati con lo stesso simbolo (x) e si studiano le propriet`a della corrispondente
teoria quantistica. Questo modo di procedere non ha un significato intrinseco assoluto ma
pu`o risultare conveniente per definire la teoria. Non tutte le teorie classiche di campo
ammettono una versione quantistica consistente; questo punto verr`a discusso in seguito.

2.2.4 Lagrangiana di interazione


Per determinare le ampiezze di transizione tra stati asintotici del sistema fisico, nelle teorie
quantistiche dei campi sovente si utilizzano gli operatori di campo in rappresentazione di
interazione e, similmente, le osservabili vengono calcolate per mezzo della teoria delle
perturbazioni. In questi casi, risulta conveniente scomporre lazione nella somma di due
parti
4
S = S0 + SI = d x L0 ((x)) + d4 x LI ((x)) .
(2.8)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

24

La cosiddetta lagrangiana libera L0 ((x)) e` una funzione quadratica dei campi (e delle
loro derivate); nel caso in cui SI = 0 e quindi S = S0 , il modello descrive particelle libere
ovvero particelle non interagenti. La parte rimanente della lagrangiana LI ((x)) e` chiamata la lagrangiana di interazione. Generalmente, LI ((x)) e` un polinomio contenente
termini cubici e/o quartici nei campi e descrive i processi di interazione tra le particelle.
E` importante notare che la decomposizione (2.8) della lagrangiana totale L in parte
libera e parte interagente, L = L0 + LI , pu`o non essere univoca. Infatti, la somma di
un campo scalare (x) con una costante non nulla v rappresenta un altro campo scalare,
(x) + v = (x). Quindi laffermazione che L0 corrisponde alla parte di L che e` quadratica nei campi e` ben definita qualora si specifichino univocamente le eventuali costanti
additive per i campi scalari.
Nella definizione e nello studio di ogni teoria quantistica di campo, i ruoli di S0 e di
SI sono:
Lazione libera S0 specifica quali tipi di particelle sono descritti dal modello e fissa
i valori delle masse e dello spin di queste particelle. Infatti, le soluzioni classiche
delle equazioni del moto che derivano da S0 rappresentano le funzioni donda
per gli stati di singola particella. Insieme con gli operatori di creazione e di distruzione delle particelle, queste funzioni donda determinano la forma degli operatori
di campo in rappresentazione di interazione.
La lagrangiana di interazione LI ((x)), nella quale i campi classici sono stati
rimpiazzati dagli operatori di campo in rappresentazione di interazione che sono
stati definiti nel punto precedente, si utilizza per calcolare le ampiezze di transizione nei vari processi tra le particelle.
Nel precedente capitolo, loperatore di evoluzione temporale (1.59) tra gli stati asintotici e` stato definito mediante lhamiltoniana di interazione e lordinamento cronologico
T , la cui azione sugli operatori e` descritta in equazione (1.57). Benche lespressione
(1.59) non sia manifestamente covariante, i risultati che si ottengono utilizzando lequazione (1.58) sono relativisticamente covarianti. Per mantenere manifesta la covarianza relativistica, risulta allora conveniente utilizzare, insieme con un nuovo ordinamento cronologico, la lagrangiana di interazione al posto della hamiltoniana di interazione.

2.2.5 Tprodotto
Il nuovo ordinamento cronologico degli operatori di campo che verr`a utilizzato da ora
in poi sar`a denotato col nome di Tprodotto, o prodotto Tordinato. Il Tprodotto di
due operatori di campo vale
T [ (x) (y)] (x0 y 0 ) (x) (y) + (1) (y 0 x0 ) (y) (x) ,

(2.9)

in cui = 0 tranne quando entrambi i campi assumono valori che sono descritti da variabili anticommutanti, nel qual caso = 1. Mentre il Tprodotto delle derivate degli
operatori di campo e` definito essere
=
>
(x) (y)

T

T [ (x) (y) ] .
(2.10)

x
y
x y

Principio dazione

25

Si noti la differenza tra le equazioni (2.10) e (1.57) nel caso in cui almeno una delle
derivate riguardi la variabile temporale. In generale, tutte le derivate spazio-temporali che
agiscono sugli operatori di campo che appartengono ad un prodotto Tordinato
sono interpretate, per definizione, come derivate che agiscono sul Tprodotto degli stessi
operatori non derivati.

2.2.6 Evoluzione temporale


Utilizzando il prodotto Tordinato degli operatori di campo, loperatore di evoluzione
temporale tra stati asintotici assume la forma
* +
4
U(+, ) = T exp +i d x LI ((x)) .
(2.11)
Siccome i valori medi sul vuoto del Tprodotto dei campi sono relativisticamente covarianti e siccome LI ((x)) trasforma come uno scalare, lespressione (2.11) risulta essere
invariante per trasformazioni di Lorentz1 . Conseguentemente, in ogni processo di transizione quantistica tra uno stato iniziale ed uno stato finale, tutti i numeri quantici relativi
alla simmetria di Lorentz sono conservati, in completo accordo coi dati sperimentali.
Quando la lagrangiana di interazione e` un polinomio dei campi e non contiene derivate
dei campi, le espressioni (2.11) e (1.59) sono manifestamente equivalenti; mentre nel
caso in cui LI ((x)) contenga derivate dei campi, la derivazione dellequazione (2.11)
dalla definizione (1.59) e` non banale; questo argomento e` stato discusso per esempio da
Itzykson e Zuber2 .

2.3 Teorema di Noether


In teoria dei campi le variabili dinamiche sono rappresentate dai campi (x). Conseguentemente tutte le trasformazioni di simmetria si possono esprimere esclusivamente in
termini di modificazioni dei campi. Si consideri per esempio una trasformazione infinitesima
:
(x) (x) + (x)
,
(2.12)

:
in cui (x)
e` una funzione locale dei campi e delle loro derivate di ordine finito e la variabile reale rappresenta il parametro infinitesimo della trasformazione. Se il parametro
non dipende dalle coordinate x dei punti dello spazio-tempo, il parametro e` detto
essere una variabile globale.
Teorema 1 (Teorema di Noether). Se lazione S[] e` invariante per trasformazioni infinitesime (2.12) solo nel caso in cui sia una variabile globale, allora tra le variabili del
sistema esiste una corrente conservata J (x),
J (x) = 0 .

(2.13)

La corrente J (x) e` un campo locale che e` funzione degli operatori di campo (x) e delle
loro derivate; inoltre, J (x) e` un campo vettoriale rispetto allindice di Lorentz .
1

N.N. Bogolioubov et D.V. Chirkov, Introduction a la theorie quantique des champs, Dunod Editeur
(Paris, 1960).
2
C. Itzykson and J-B. Zuber, Quantum Field Theory, McGraw-Hill (Singapore, 1980).

26

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

Dimostrazione. Laffermazione che il funzionale dazione e` invariante per le trasformazioni (2.12) significa che, senza far uso delle equazioni del moto ovvero per campi
: in potenze di non contiene il termine
classici off-shell lo sviluppo di S[ + ]
lineare in
: = S[] + O(2 ) .
S[ + ]
(2.14)
Come al solito, nella derivazione della relazione (2.14) si assume che i campi tendano a
zero allinfinito in maniera sufficientemente rapida in modo tale che qualunque derivata
parziale si possa integrare per parti. Si consideri ora una nuova trasformazione dei campi
che si ottiene dalla (2.12) sostituendo il parametro globale con una funzione arbitraria
(x) delle coordinate dello spazio-tempo
:
(x) (x) + (x) (x)
.

Al primo ordine in (x), la variazione dellazione vale


S
:
S = d4 x (x) (x)
,
(x)

(2.15)

(2.16)

e si ha S = 0 per ipotesi. Si consideri il calcolo esplicito di S; se si trascurassero tutte


le derivate che agiscono sulla funzione (x) allora, in accordo con lequazione (2.14),
si otterrebbe il risultato nullo S = 0. Questo significa che S deve dipendere dalle
derivate della funzione (x). In effetti, almeno una derivata deve agire sulla funzione
(x); pertanto, S assume necessariamente la forma seguente
4

S = d x (x)J (x) = d4 x (x) J (x) ,


(2.17)
dove J (x) e` una funzione locale dei campi (x) e delle loro derivate. Per covarianza
relativistica, J (x) deve trasformare come un campo vettoriale rispetto allindice .
Le variabili del sistema quantistico sono definite tramite gli operatori di campo (x)
che soddisfano le equazioni del moto. Quando valgono le equazioni del moto (2.6),
lequazione (2.16) mostra che la quantit`a S deve annullarsi per qualunque scelta della
funzione (x). Daltra parte, S e` data dallespressione (2.17); pertanto, quando valgono
le equazioni del moto ovvero per gli operatori di campo on-shell, la corrente J (x)
e` conservata. Questo conclude la dimostrazione.

2.3.1 Carica conservata


La carica globale Q che e` associata alla corrente definita dal teorema di Noether si
ottiene integrando nello spazio la componente temporale della corrente
Q = d3 x J 0 (x) ,
(2.18)
e rappresenta una quantit`a conservata, dQ/dt = 0. Il segno della corrente che appare in
equazione (2.17) e` stato scelto in modo tale che, utilizzando le convenzioni standard in
meccanica quantistica ([q, p] = i) per quanto riguarda il commutatore tra una variabile q
ed il suo momento coniugato p, loperatore Q sia il generatore delle trasformazioni (2.12)
sugli operatori di campo,
:
i [Q, (x)] = (x)
.
(2.19)

Principio dazione

27

Le equazioni (2.17) e (2.19) possono anche essere interpretate come le relazioni definenti
della procedura di quantizzazione. In effetti, nelle teorie quantistiche di campo (ed in
meccanica quantistica) il passaggio dalle variabili classiche (x) agli operatori quantistici
di campo deve essere tale da verificare le equazioni (2.17) e (2.19). Una discussione su
questo argomento si pu`o trovare, per esempio, nel libro3 di Bogoliubov e Chirkov.
E` importante notare che la normalizzazione della corrente di Noether J , e quindi
la normalizzazione della corrispondente carica conservata Q, e` unicamente fissata dalle
equazioni (2.17) e (2.19). Questo fatto ha un ruolo importante nello studio delle simmetrie
dinamiche delle interazioni forti e sul loro legame con la normalizzazione delle correnti
deboli.

2.3.2 Quantizzazione canonica


Sia S[] lazione per il campo classico (x); la variabile (x) canonicamente coniugata
a (x) e` definita da
S[]
(x) =
,
(2.20)

(x)

dove (x)
= (x)/x0 . La quantizzazione canonica consiste nel sostituire la variabile classica (x) con un operatore campo op (x) tale che, insieme con loperatore
op (x) corrispondente allespressione classica (2.20), soddisfi la seguente regola di commutazione canonica a tempi uguali
[op (t, x ), op (t, y )] = i (x y ) .

(2.21)

Utilizzando la quantizzazione canonica, le relazioni (2.17) e (2.19) per gli operatori di


campo sono soddisfatte.
Nota 4. Nella procedura della cosiddetta quantizzazione canonica, il punto di partenza e`
rappresentato dallazione. Utilizzando S[] si definiscono e si introducono successivamente gli operatori di campo e, insieme con essi, si introduce lo spazio degli stati delle
particelle libere. In questo modo di procedere, la dinamica specificata da S[] sembra avere un ruolo fondamentale. In realt`a, tutta la struttura collegata con lesistenza dello
spazio degli stati delle particelle libere e` del tutto indipendente dalla dinamica relativa
alle interazioni tra le particelle. Infatti, come mostrato nel Capitolo 1, la definizione dello
spazio di Fock e lintroduzione degli operatori di annichilazione e di creazione per le particelle non dipendono dalla forma della hamiltoniana di interazione o della lagrangiana di
interazione.

2.4 Simmetrie e correnti


Verranno ora presentati alcuni esempi di simmetrie e delle relative correnti.
Esempio 1. Lazione per un campo libero scalare (x) reale di massa nulla
S0 = d4 x 21 (x) (x)
3

(2.22)

N.N. Bogolioubov et D.V. Chirkov, Introduction a la theorie quantique des champs, Dunod Editeur
(Paris, 1960).

28

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

e` invariante per le seguenti trasformazioni (traslazioni del campo)


(x) (x) ,

(2.23)

dove e` il parametro della trasformazione. La corrispondente corrente di Noether assume


la forma
J (x) = (x) ,
(2.24)
e la carica conservata Q vale
Q=

d3 x (x)

Esempio 2. Lazione libera S0 per un campo scalare reale (x) di massa m,


&
'
S0 = d4 x 12 (x) (x) m2 2 (x) ,

(2.25)

(2.26)

e` invariante per la seguente variazione infinitesima del campo


(x) = (x) ,

(2.27)

che corrisponde ad una traslazione infinitesima nello spazio-tempo, x x + x =


x + . In questo caso, le componenti di rappresentano i quattro parametri reali della
trasformazione. Le corrispondenti quattro correnti conservate costituiscono le componenti del tensore energia-momento
&
'
(2.28)
T (x) = (x) (x) 21 (x) (x) m2 2 (x) .

Gli operatori P che generano le trasformazioni (2.27) sono


A 2
B
P0 = d3 x 12 ()
+ ()2 + m2 2 ,
Pj =

d3 x j ,

per j = 1, 2, 3 .

(2.29)
(2.30)

Esempio 3. Lazione libera per un campo scalare complesso (x) di massa m vale
&
'
S0 = d4 x (x) (x) m2 (x)(x) .
(2.31)
Lazione (2.31)`e invariante per le usuali trasformazioni del gruppo di Poincare, ed e` anche
invariante per le seguenti trasformazioni infinitesime
(x) (x) + i(x)

(x) (x) i (x) ,

(2.32)

dove rappresenta un parametro reale. Le trasformazioni (2.32) sono associate ad una


simmetria interna, ovvero una simmetria commutante con le simmetrie del gruppo di
Poincare. La corrispondente corrente di Noether e` data da
J (x) = i ( (x) (x) (x)(x)) ,

(2.33)

e la carica conservata Q vale


Q=i

?
@

d x .
3

(2.34)

Principio dazione

29

Esempio 4. Si consideri un modello di teoria di campo definito in termini di N campi


scalari reali {i (x)} in cui i = 1, 2, 3, ..., N. Si assuma che lazione abbia la forma
seguente
C
D
S = d4 x 21 i (x) i (x) V (i (x)i (x)) ,
(2.35)
in cui la somma
Esugli indici ripetuti e` sottintesa e V e` una funzione arbitraria nellargomento i i = i i i . Il funzionale (2.35) e` invariante per trasformazioni
i (x) i (x) = Oij j (x) ,

(2.36)

dove Oij e` una matrice ortogonale N N. Le trasformazioni di questo tipo che sono
connesse allidentit`a formano il gruppo SO(N) delle matrici ortogonali a determinante
unitario. Se {T a } in cui lindice a assume i valori a = 1, 2, 3, ..., N(N 1)/2
indicano i generatori del gruppo SO(N), le trasformazioni infinitesime dei campi sono
j (x) j (x) + ia [ T a ]jk k (x) ,

(2.37)

dove {a } denotano i parametri del gruppo e [ T a ]jk rappresentano gli elementi di matrice
dei generatori T a . Le corrispondenti correnti conservate risultano essere
Ja (x) = i j (x) [ T a ]jk k (x) .
Gli operatori di carica Qa sono dati da
a
Q = i d3 x j (x) [ T a ]jk k (x) .

(2.38)

(2.39)

Esempio 5. Lazione del modello che descrive N tipi di particelle libere di massa m e di
spin 1/2 e` data da
N
)
4
j (x) (i m) j (x) ,
(2.40)
S0 = d x
j=1

in cui i campi j (x) corrispondono a spinori di Dirac. Come verr`a discusso in seguito,
denotano le quattro matrici gamma di Dirac, e gli indici spinoriali sono sottintesi.
Lintegrale (2.40) e` invariante per le seguenti trasformazioni dei campi
j (x) Ujk k (x)

j (x) k (x) Ukj


,

(2.41)

dove Ujk denota una matrice unitaria N N, ovvero U U(N). Le corrispondenti


trasformazioni infinitesime assumono la forma
j (x) j (x) + i a [ T a ]jk k (x) ,
j (x) j (x) i k (x) a [ T a ]kj ,

(2.42)

in cui a rappresentano parametri reali e {T a } denotano i generatori hermitiani di U(N),


con a = 1, 2, ..., N 2 . Le correnti di Noether risultano essere
Ja (x) = j (x) [ T a ]jk k (x) ,
e le cariche conservate Qa valgono
a
Q = d3 x j (x) 0 [ T a ]jk k (x) .

(2.43)

(2.44)

30

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

2.5 Rottura esplicita di simmetria


Risulta utile considerare anche la situazione nella quale lazione S[] di un determinato
modello di teoria di campo non sia invariante per certe trasformazioni di simmetria. Un
caso particolarmente interessante e` quello in cui:
1. lazione si pu`o scrivere come somma di due termini S[] = S1 [] + S2 [];
:
2. S1 [] e` invariante per trasformazioni globali (x) (x) + (x);
.
3. il funzionale S2 [] = d4 x L2 ((x)) non e` invariante per le trasformazioni definite
nel punto 2;
.
4. il funzionale S2 [] = d4 x L2 ((x)) dipende dai campi (x) ma non dipende
dalle derivate dei campi (x).
:
In questo caso, per trasformazioni (x) (x) + (x)(x),
la variazione dellazione
risulta essere
8
9
S2 []
4

:
S = d x (x) J (x) + (x)
,
(2.45)
(x)
dove J denota la corrispondente corrente di Noether che si otterrebbe dallazione S1 [].
Quando valgono le equazioni del moto, deve essere S = 0 per qualunque valore del
parametro (x); pertanto, dallequazione (2.45) si ricava
:
J (x) = (x)

S2 []
.
(x)

(2.46)

A causa della rottura esplicita della simmetria dovuta alla presenza del termine S2
nellazione, la corrente J (x).non e` conservata. Loperatore di carica Q(t) associato
alla corrente J , ovvero Q(t) = d3 x J 0 (t, x), non e` una costante del moto ma, siccome
S2 non dipende dalle derivate del campo, Q(t) continua ad essere il generatore della trasformazione sui campi (a tempi uguali)
:
i [Q(t), (t, x)] = (t,
x) .

(2.47)

Come esempio, si consideri il caso di un campo scalare reale (x) in cui lazione
&
'
S = d4 x 12 (x) (x) m2 2 (x)
(2.48)
non e` invariante per le trasformazioni globali (x) (x) . In questo esempio,
lequazione (2.46) assume la forma
[ (x)] = m2 (x) ,

(2.49)

che coincide con lequazione del moto.


conseguenza della regola di commutazione
. Come
3
canonica (2.21), loperatore Q(t) = d x (x)

verifica
i[Q(t), (t, x)] = 1 ,

che corrisponde precisamente allequazione (2.47).

(2.50)

Capitolo 3
Operatori di campo
Nel presente capitolo si introducono le lagrangiane che descrivono sistemi di particelle
libere, si ricavano le funzioni donda relativistiche per gli stati di singola particella nel
caso di spin 0, 1/2 e 1 e vengono presentati i corrispondenti operatori di campo.

3.1 Campo scalare reale


Lazione libera per un campo scalare reale (x) di massa m e` data dalla seguente espressione
&
'
S0 = d4 x 21 (x) (x) m2 2 (x) ,
(3.1)
e la corrispondente equazione del moto e`
&

'
+ m2 (x) = 0 .

(3.2)

Il campo (x) viene utilizzato per descrivere particelle di spin 0. Un set completo di
funzioni donda a tempo fissato e` rappresentato per esempio dalle onde piane {eipx };
per ognuna di queste funzioni, lequazione (3.2) determina la possibile dipendenza dalla
variabile temporale. Le soluzioni classiche dellequazione del moto forniscono pertanto
linsieme completo di funzioni donda covarianti relativistiche {eipx } insieme con le

funzioni donda complesse coniugate {[eipx ] = eipx }, in cui


vale p p = m2 poiche
(
la componente temporale dellimpulso e` data da p0 = E(p) = |p|2 + m2 .

Nota 5. Quando il campo (x) e` considerato una variabile


che non e` soggetta a
. 4 generica
ipx
nessun vincolo, la sua trasformata di Fourier (p)
:
= d x e (x) pu`o avere supporto
in tutto R4 relativamente alla variabile p . Invece, quando (x) soddisfa lequazione del
moto, la sua trasformata (p)
: ha supporto solamente sulliperboloide ovvero sul guscio
2
o shell definito da p = m2 . Per questo motivo, i campi che soddisfano le equazioni
del moto sono genericamente detti on-shell, in contrasto coi campi non vincolati detti
off-shell.
Utilizzando funzioni donda normalizzate, loperatore di campo (x) assume la forma
(x) =

1
V d3 p
(
3
(2)
2E(p)

eipx
eipx
a(p) + a (p)
V
V

31

(3.3)

32

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

in cui gli operatori di annichilazione e di creazione per le particelle soddisfano:


(2)3
(p k) .
(3.4)
V
Lespressione (3.3) e` in accordo con le regole della quantizzazione canonica. I generatori
P delle traslazioni spazio-temporali si ottengono integrando le componenti temporali del
tensore energia-momento (2.28),

P = d3 x T 0 (x) .
(3.5)
[a(p), a (k)] =

Utilizzando la forma esplicita (3.3) delloperatore di campo, si ottiene


D
V d3 p 1 C

a(p)a
(p)
+
a
(p)a(p)
,
p
P =
2
(2)3

(3.6)

in cui p0 = E(p). Per mezzo delle regole di commutazione (3.4), lespressione (3.6) si
pu`o scrivere nella forma
V d3 p

P =
p a (p)a(p) + costante ,
(3.7)
(2)3
in cui appare loperatore numero di particelle con impulso fissato a (p)a(p). Nel caso
delloperatore P 0 , il valore della costante additiva che appare in equazione (3.7) e` divergente poiche corrisponde alla somma di tutte le energie degli stati fondamentali degli
oscillatori armonici associati ai vari modi del campo. La presenza di questa divergenza
nellespressione (3.7) non ha conseguenze fisiche osservabili, e si pu`o quindi trascurare.

3.1.1 Nota sulle osservabili


A differenza dei modelli ordinari di meccanica quantistica nonrelativistica in cui ad
ogni operatore hermitiano corrisponde, almeno di principio, una osservabile nelle teorie
quantistiche di campo ad un generico operatore hermitiano non necessariamente corrisponde unosservabile. Infatti quasi mai, in teorie di campo, ad un generico operatore
hermitiano corrisponde una osservabile, ovvero una quantit`a effettivamente misurabile
in laboratorio. Si consideri per esempio loperatore P 0 definito in equazione (3.5); siccome ogni quantit`a misurata in laboratorio si riferisce sempre ad una regione limitata
dello spazio-tempo, la somma su tutto lo spazio della densit`a di energia ad un istante fissato non e` certamente osservabile. Ci`o non toglie che il concetto di operatore P 0 , come
definito in equazione (3.5), sia estremamente utile.
Nei fenomeni naturali che coinvolgono le particelle elementari, tutte le quantit`a realmente osservabili sono quelle che possono essere misurate o definite unicamente in termini di processi di interazione tra particelle (scattering, decadimenti,...). Si consideri ora
leffetto della costante additiva nella espressione (3.7). Lintroduzione di una qualsivoglia
costante additiva nellespressione della hamiltoniana libera H0 = P 0 non altera i commutatori di H0 con gli operatori di creazione e di annichilazione associati agli stati di singola
particella. Quindi lintroduzione di una costante additiva in H0 non modifica la dipendenza dal tempo delle funzioni donda associate agli stati di singola particella (ovvero
non modifica lenergia di singola particella), e quindi non modifica le ampiezze di transizione corrispondenti ai processi di interazione tra le particelle e, pertanto, non produce
alcun effetto fisico osservabile.

Operatori di campo

33

3.1.2 Ordinamento normale


La presenza di costanti numeriche additive divergenti nelle espressioni delle varie cariche
conservate e` un fenomeno piuttosto frequente in teorie di campo. Siccome queste divergenze non corrispondono a quantit`a osservabili, la loro presenza non altera la validit`a
delle teorie quantistiche di campo e la loro interpretazione fisica. In alcuni casi, si conviene di normalizzare le varie quantit`a in modo tale da rendere nulli i loro valori medi
sul vuoto. Questa convenzione equivale ad introdurre, nelle varie espressioni degli operatori, lordinamento normale (per esempio : (x)(x) :) secondo il quale gli operatori di
creazione delle particelle devono apparire a sinistra degli operatori di annichilazione. Per
esempio, si pu`o porre
A
B
1
0
P = 2 d3 x : (x)
(x)

+ (x)(x) + m2 2 (x) : .
(3.8)

3.1.3 Dimensione canonica del campo scalare


Utilizzando le unit`a di misura naturali in cui ! = 1 = c, lazione deve essere adimensionale. Per compensare il volume di integrazione, la densit`a lagrangiana deve avere le
dimensioni di una massa (o di una energia) alla quarta potenza. La densit`a lagrangiana
nellespressione (3.1) e` quadratica nei campi ed ogni termine lagrangiano contiene esplicitamente un fattore con le dimensioni di una massa al quadrato: il termine m2 oppure
le due derivate che agiscono sui campi. Quindi, il campo scalare (x) deve avere dimensione di una massa. Lespressione (3.3) e` in accordo con questa conclusione.

3.2 Campo scalare complesso


Lazione libera per un campo scalare complesso (x) di massa m e` data dalla seguente
espressione
&
'
S0 = d4 x (x) (x) m2 (x)(x) ,
(3.9)
e le corrispondenti equazioni del moto sono
&
'
&
'
+ m2 (x) = 0 = + m2 (x) .

(3.10)

Il campo (x) viene utilizzato per descrivere due tipi di particelle con spin 0 e con la
stessa massa (per esempio, la coppia particella antiparticella) e pu`o essere interpretato
come combinazione lineare di due campi scalari reali
1
(x) = (1 (x) + i2 (x))
2

1
(x) = (1 (x) i2 (x)) .
2

La forma operatoriale del campo scalare complesso vale


8
9
1
V d3 p
eipx
eipx

(
(x) =
a(+) (p) + a() (p)
,
(2)3 2E(p)
V
V
8
9
eipx
1
eipx
V d3 p

(
a(+) (p) + a() (p)
.
(x) =
(2)3 2E(p)
V
V

(3.11)

(3.12)

(3.13)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

34

Gli operatori di annichilazione e di creazione sono definiti da


a(+) (p) =

a1 (p) + ia2 (p)

a(+) (p) =

a1 (p) ia2 (p)

,
2

(3.14)

a() (p) =

a1 (p) ia2 (p)

a() (p) =

a1 (p) + ia2 (p)

,
2

(3.15)

e verificano le regole di commutazione


[a(+) (p), a(+) (k)] = [a() (p), a() (k)] =

(2)3
(p k) ,
V

(3.16)

[a(+) (p), a() (k)] = 0 = [a(+) (p), a() (k)] ,


[a(+) (p), a() (k)] = 0 = [a(+) (p), a() (k)] .

(3.17)

3.2.1 Simmetria interna


Lazione (3.9) e` invariante per le seguenti trasformazioni dei campi
(x) (x) = ei (x) ,

(x) (x) = ei (x)

(3.18)

in cui e` un parametro reale che assume i valori 0 < 2. Le trasformazioni (3.18)


formano un gruppo abeliano che e` isomorfo ad U(1) SO(2). Loperatore di carica
si ottiene integrando la componente temporale della corrispondente corrente conservata
J (x) = i ( (x) (x) (x)(x)),
Q=

1
V d3 p 0

a (p)a(+) (p) a() (p)a() (p) ,


(2)3 (+)

(3.19)

che e` il generatore delle trasformazioni U(1) definite in equazione (3.18)


(x) = i(x) = i [Q, (x)] ,
(x) = i (x) = i [Q, (x)] .

(3.20)

Siccome valgono le relazioni


[Q, a(+) (p)] = a(+) (p)

[Q, a() (p)] = a() (p)

[Q, a(+) (p)] = a(+) (p) ,

[Q, a() (p)] = a() (p) ,

(3.21)

a(+) (p) e a(+) (p) sono gli operatori di creazione e di annichilazione di una particella di
carica +1, mentre a() (p) e a() (p) sono gli operatori di creazione e di annichilazione di
una particella di carica 1.

Operatori di campo

35

3.3 Campo vettoriale massiccio


Lazione libera per un campo vettoriale reale B (x) di massa m = 0 e`
*
+
m2
1

S0 = d x 4 F F +
B B
,
2

(3.22)

dove
F (x) = B (x) B (x) .

(3.23)

2 B B + m2 B = 0 ,

(3.24)

Il campo B (x) viene utilizzato per descrivere particelle con spin 1 e dotate di massa m.
Dallequazione del moto,

segue prendendo la divergenza di ambo i membri che


B = 0 .

(3.25)

Tenendo conto del vincolo (3.25), lequazione del moto si pu`o riscrivere come
&
'
+ m2 B (x) = 0 .

(3.26)

Un possibile insieme completo a tempo fissato di funzioni donda che soddisfano


lequazione del moto (3.26) e` rappresentato da
8
9
eipx
(p, b)
,
(3.27)
V
(
in cui p = {pi } R3 , p0 = E(p) = |p|2 + m2 . Gli stati di polarizzazione rettilinea
(p, b), con b = 1, 2, 3, hanno componenti controvarianti
0 (p, b) =

pb
m

j (p, b) = jb +

pj pb
,
m(m + E(p))

(3.28)

e verificano le relazioni
p (p, b) = 0 , (p, b) (p, c) = bc ,
3
;p p
<
)

(p, b) (p, b) =

m2
b=1

(3.29)

Loperatore di campo B (x), che ha dimensioni di una massa, assume la forma


3 0
)
V d3 p
1
eipx
(
B (x) =
a(p, b) (p, b) +
3
(2)
V
2E(p)
b=1

eipx 1
,
+ a (p, b) (p, b)
V

(3.30)

in cui gli operatori di annichilazione e di creazione delle particelle soddisfano


[a(p, b), a (k, c)] = bc

(2)3
(p k) .
V

(3.31)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

36

3.3.1 Campo vettoriale massiccio complesso


Le componenti U (x) e U (x) di un campo vettoriale complesso massiccio si possono
interpretare come combinazioni lineari di due campi vettoriali reali
'
1 &
U = B(1) + iB(2)
2

'
1 &
U = B(1) iB(2) .
2

(3.32)

In questo caso gli operatori di campo sono


3 0
)
1
V d3 p
eipx
(

U (x) =
a
(p,
b)

(p,
b)

(2)3 2E(p) (+)


V
b=1

eipx 1
,
+ a() (p, b) (p, b)
V

U (x)

(3.33)

3 0
)
V d3 p
eipx
1

=
a
(p,
b)

(p,
b)

(2)3 2E(p) (+)


V
b=1

eipx 1
,
+ a() (p, b) (p, b)
V

(3.34)

in cui gli operatori di annichilazione e di creazione per le particelle verificano regole di


commutazione analoghe alle relazioni (3.16) e (3.17); in particolare, gli unici commutatori non nulli sono descritti da
[a(+) (p, b), a(+) (k, c)] = [a() (p, b), a() (k, c)] = bc

(2)3
(p k) .
V

(3.35)

3.4 Campo vettoriale reale di massa nulla


Lazione libera per un campo vettoriale reale A (x) di massa nulla e` data dalla seguente
espressione
1
1
4

S0 = 4 d x F F = 4 d4 x ( A A )( A A ) ,
(3.36)
e la corrispondente equazione del moto assume la forma
A (x) A (x) = 0 .

(3.37)

Un campo vettoriale reale di massa nulla pu`o essere usato per descrivere i campi elettrici e
magnetici; per questo motivo, il campo A (x) pu`o essere identificato con il quadrivettore
potenziale dellelettromagnetismo.

3.4.1 Invarianza di gauge


Lazione (3.36) e` invariante per trasformazioni di gauge
A (x) A (x) = A (x) (x) ,

(3.38)

Operatori di campo

37

dove (x) e` una funzione scalare arbitraria. Nellinterpretazione fisica del modello definito dallazione (3.36), linvarianza di gauge e` strettamente connessa col fatto che il
campo A (x) non rappresenta unosservabile; le osservabili devono essere quantit`a invarianti di gauge. Le componenti del campo classico A (x) off-shell rappresentano quattro
funzioni reali arbitrarie; ma lazione (3.36) essendo invariante di gauge in realt`a
dipende (in maniera non banale) solamente da tre funzioni reali. Questo significa che
lequazione del moto (3.37) determina levoluzione temporale di queste tre componenti
solamente; ovvero, levoluzione temporale di una opportuna combinazione delle componenti A (x) non e` fissata dallequazione del moto (3.37). Conseguentemente, non esiste
un insieme completo di funzioni donda a quattro componenti con dipendenza temporale univocamente determinata dallequazione del moto (3.37). Per superare questo
problema, generalmente si utilizza una procedura di gauge-fixing, per mezzo della quale
si modifica la lagrangiana in modo tale da non alterare la dinamica delle osservabili.
Pur essendo i valori delle osservabili univocamente determinati, la procedura di gaugefixing non e` univoca; una possibilit`a consiste nellutilizzare al posto dellequazione del
moto (3.37) la seguente equazione
A (x) = 0 .

(3.39)

Un insieme completo di funzioni donda che soddisfano lequazione (3.39) e` rappresentato da


8
9
eipx
(p, )
,
(3.40)
V
in cui p = {pi } R3 , p0 = |p| e gli stati di polarizzazione sono descritti da (p, ), con
= 0, 1, 2, 3. Si pu`o utilizzare una base di polarizzazioni rettilinee nella quale (p, 1)
e (p, 2) corrispondono alle due polarizzazioni fisiche del fotone. Le componenti temporali dei vettori (p, 1) e (p, 2) sono nulle, mentre le loro componenti spaziali sono
ortogonali al vettore impulso p, come indicato in Figura 3.1.

(1)
(2)

Figura 3.1 Polarizzazioni fisiche o trasverse (p, 1) e (p, 2).


Le funzioni di polarizzazione (p, ) si possono scegliere reali, inoltre
(i) per = 0 si pu`o porre
(p, 0) = ( 1 , 0 , 0 , 0 ) ,

(3.41)

(ii) mentre per = j, k = 1, 2, 3 si ha


pi
,
|p|

(3.42)

ijk i (p, a) j (p, b) = abc k (p, c) .

(3.43)

0 (p, j) = 0 ,
3
)
i=1

i (p, j) i (p, k) = jk ,

)
ij

i (p, 3) =

38

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

Loperatore di campo A (x) assume la forma


3 )
eipx
eipx 1
V d3 p 1 0

(
a(p, ) (p, ) + a (p, ) (p, )
, (3.44)
A (x) =
(2)3 2|p|
V
V
=0

dove gli operatori di annichilazione e di creazione soddisfano le regole di commutazione


[a(p, ), a (k, )] =

(2)3
(p k) .
V

(3.45)

3.5 Campo spinoriale massiccio


Lazione libera per un campo spinoriale di Dirac massiccio (x), in cui lindice spinoriale assume i valori = 1, 2, 3, 4, e` data da
&
'
S0 =
d4 x (x) i
m (x)
(3.46)
=
d4 x (x) (i m) (x) ,
dove si e` posto
0
(x) = (x)
.

(3.47)

Il campo spinoriale (x) viene utilizzato per descrivere particelle e le corrispondenti


antiparticelle di spin 1/2 e di massa m. Ciascuna delle quattro matrici di Dirac { } e`
una matrice 4 per 4; esse soddisfano
{ , } = 2 .
La cosiddetta rappresentazione standard delle matrici e` data da
=
>
=
>
1 0
0 j
0
j
=
, =
,
0 1
j 0

(3.48)

(3.49)

dove j = 1, 2, 3 e gli elementi che appaiono entro le parentesi quadre sono a loro
volta matrici 2 2. Le matrici di Pauli { j } sono
*
+
*
+
*
+
0 1
0 i
1 0
1
2
3
=
, =
, =
.
(3.50)
1 0
i 0
0 1
Lequazione del moto che segue dallazione (3.46) e` lequazione di Dirac per uno spinore
libero
(i m) (x) = 0 .
(3.51)

3.5.1 Covarianza relativistica


Si consideri una trasformazione di Lorentz definita da x x = x in cui la matrice e`
data da () = exp( 2i J ). Il campo spinoriale trasforma come
(x) (x ) = R() (1x ) ,

(3.52)

Operatori di campo
dove

39

+
i
i

R() = exp

, = [ , ] .
(3.53)
4
2
La covarianza relativistica dellequazione di Dirac (3.51) e` garantita dalla relazione
R1 () R() = .

(3.54)

Le matrici {R()} forniscono una rappresentazione di dimensione quattro del gruppo di


Lorentz e verificano
R1 () = 0 R () 0 .
(3.55)

3.5.2 Funzioni donda


Risulta conveniente utilizzare il seguente insieme completo di funzioni donda
9
8
eipx
eipx
,
(3.56)
u(p, r) , v(p, r)
V
V
(
in cui r = 1, 2, inoltre p = {pi } R3 , p0 = E(p) = |p |2 + m2 . Gli spinori a quattro
componenti u(p, r) e v(p, r), che soddisfano le relazioni
(/
p m) u(p, r) = 0

(/
p + m) v(p, r) = 0 ,

con p/ = p , assumono la forma

>
=
> =
p/ + m (r)
E + m (r)
,
= p
u(p, r) =
(r)
E+m 0
E+m
= > = p (r) >

/
p+m 0
E+m (r) .
v(p, r) =
(r) =
E + m
E+m

(3.57)

(3.58)

(3.59)

Gli spinori bidimensionali (r) e (r) , di norma unitaria, descrivono gli stati di polarizzazione delle particelle e delle antiparticelle. Le relazioni di ortogonalit`a assumono la
forma
u(p, r) u(p, s)
u (p, r) u(p, s)
v(p, r) u(p, s)

v (p, r) u(p, s)

=
=
=
=

2m rs = v(p, r) v(p, s) ,
2E(p ) rs = v (p, r) v(p, s) ,
u(p, r) v(p, s) = 0 ,
u (p, s) v(p, r) = 0 ,

(3.60)

e le relazioni di completezza sono


2
)
B
A
u (p, r) u (p, r) v (p, r) v (p, r) = 2m ,

r=1
2
)
r=1
2
)
r=1

u (p, r) u (p, r) = (/
p + m) = (p + m) ,
p m) = (p m) .
v (p, r) v (p, r) = (/

(3.61)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

40

3.5.3 Stati di elicit`a definita


Nel caso in cui le componenti spaziali dellimpulso non siano tutte nulle, ovvero p = 0,
e` possibile introdurre una opportuna base per (r) e (r) corrispondente a stati con elicit`a
definita1 . Posto
p (2)
p (1)
= (1) ,
= (2) ,
(3.62)
|p|
|p|
allora gli spinori u(p, 1) e u(p, 2) corrispondono a stati di una particella con elicit`a +1/2
e 1/2 rispettivamente. Mentre, introducendo
p (1)
= (1)
|p|

p (2)
= (2) ,
|p|

(3.63)

gli spinori v(p, 1) e v(p, 2) descrivono stati di una antiparticella con elicit`a 1/2 e +1/2
rispettivamente.

3.5.4 Algebra delle matrici di Dirac


Nella rappresentazione standard (3.49) delle matrici gamma, valgono le relazioni
& 0 '

= 0

& i '
= i

& '
0 i 0 = i .

(3.64)

Definendo
5 = 5 = i 0 1 2 3 ,
si ottiene

(3.65)

>
0 1
5 =
= (5 ) ,
1 0
{ 5 , } = 0

B
5 , = 0

(3.66)
& '
Tr 5 = 0 .

(3.67)

Utilizzando le notazioni p/ = p , p q = p q , valgono le seguenti relazioni


p/ q/ = p q i p q
p/ q/ /
k = 2 /
k q/ p/

p/ = 2 p/ ,

p/ q/ = 4p q .

(3.68)

La traccia di un numero dispari di matrici gamma si annulla; inoltre

&
'
Tr 5 p/ q/ = 0
,
Tr ( p/ q/ ) = 4p q ,
;
<
Tr 5 p/ q/ /
k / = 4i p q k ,
;
<
Tr p/ q/ /
k / = 4 (p q k p k q + p q k) .

(3.69)

J.D. Bjorken and S.D. Drell, Relativistic quantum fields, Ed. McGraw-Hill, Inc. (New York, 1965);
C. Itzykson and J-B. Zuber, Quantum Field Theory, McGraw-Hill (Singapore, 1980).

Operatori di campo

41

3.5.5 Bilineari covarianti


Ogni base nello spazio lineare delle matrici 4 4 deve contenere 16 elementi; una base
particolare e` la seguente
{ 1 , 5 , , 5 , } .
(3.70)

I bilineari covarianti sono i campi composti che si ottengono utilizzando i campi (x) e
(x); questi campi composti e le loro propriet`a di trasformazione sono
(x)(x)
(x) (x)
(x) (x)

scalare
vettore
tensore

,
,

(x)5 (x) pseudo-scalare


(x) 5 (x) vettore assiale

(3.71)

Gli operatori di campo (x) e (x), che hanno dimensione di una massa alla potenza
(3/2), sono dati da
8
9
2 )
eipx
eipx
1
V d3 p

(
b(p, r) u(p, r) + d (p, r) v(p, r)
(3.72)
(x) =
(2)3 2E(p)
V
V
r=1

8
9
2 )
1
V d3 p
eipx
eipx

(
(x) =
b (p, r) u(p, r) + d(p, r) v(p, r)
(3.73)
(2)3 2E(p)
V
V
r=1

in cui b(p, r) e b (p, r) denotano gli operatori di annichilazione e di creazione per una
particella, mentre d(p, r) e d (p, r) rappresentano i corrispondenti operatori per una antiparticella.
Nella base degli stati di elicit`a (3.62) e (3.63), loperatore b (p, 1) crea una particella
con elicit`a +1/2 mentre b (p, 2) crea una particella con elicit`a 1/2; loperatore d (p, 1)
crea una antiparticella con elicit`a 1/2 mentre b (p, 2) crea una antiparticella con elicit`a
+1/2.
Gli anticommutatori non nulli sono
(2)3
(p k) .
{b(p, r), b (k, s)} = {d(p, r), d (k, s)} = rs
V

(3.74)

Utilizzando come tensore energia-momento la seguente espressione


(x) = i (x) (x) ,

(3.75)

le componenti delloperatore impulso P che implementa le traslazioni sono date da

3
0
P = d x (x) = d3 x (x) (i ) (x) .
(3.76)
Tenendo conto della forma esplicita delloperatore di campo e delle relazioni di ortogonalit`a (3.60) per gli spinori, si ottiene
2 )
D
V d3 p C

P =
p
b
(p,
r)
b(p,
r)

d(p,
r)
d
(p,
r)
.
(2)3
r=1

(3.77)

Anche in questo caso, lespressione (3.77) differisce dalla sua espressione in cui si utilizza
lordinamento normale per una costante additiva, che e` formalmente divergente ma non

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

42

e` osservabile. Si noti che sia le particelle che le loro antiparticelle possiedono energia
positiva. Il tensore del momento angolare totale
&
'
M (x) = i (x) x x + 14 [ , ] (x) ,
(3.78)

e` la somma di due contributi; la parte orbitale e la parte dovuta allo spin intrinseco del
campo. I generatori delle rotazioni spaziali nello spazio degli stati, per esempio, assumono la forma
1
Mi = 2 ijk d3 x M0jk (x)
&
'
(3.79)
=
d3 x (x) iijk xj k + 12 i (x) = Li + Si .

3.5.6 Simmetria interna U (1)


Lazione (3.46) e` invariante per trasformazioni del gruppo U(1) definite da
(x) (x) = ei (x)

(x) (x) = ei (x) ,

(3.80)

dove e` un parametro reale. La corrispondente corrente conservata e`


J (x) = (x) (x) ,

(3.81)

e loperatore di carica Q risulta essere


Q=

2 )
'
V d3 p &

d x J (x) =
b
(p,
r)
b(p,
r)
+
d(p,
r)
d
(p,
r)
.
(2)3
r=1
3

(3.82)

Capitolo 4
Spinori chirali
Gli stati di particelle corrispondenti agli spinori con chiralit`a definita hanno un ruolo
fondamentale in Natura; essi intervengono in maniera essenziale nella descrizione della
struttura delle interazioni elettrodeboli e nello studio delle simmetrie dinamiche delle interazioni forti. In questo capitolo si introducono gli spinori di Weyl, che corrispondono a
spinori con chiralit`a definita, e si mostra come gli spinori di Dirac si possono decomporre
in termini di spinori di Weyl. Si illustrano le propriet`a di simmetria della rappresentazione chirale e degli stati con chiralit`a definita; si considerano i termini di massa di Dirac
e di massa di Majorana. Vengono poi presentati gli operatori di campo che corrispondono
a particelle di massa nulla con spin 1/2. Infine si ricordano brevemente le simmetrie discrete che corrispondono alle operazioni di inversione spaziale, di inversione temporale
e di coniugazione di carica nellambito delle teorie di campo.

4.1 Gruppo di Lorentz


Le trasformazioni del gruppo di Lorentz SO(3, 1) comprendono le rotazioni spaziali e
i boost, che descrivono le trasformazioni delle componenti dei vettori e tensori nel passaggio tra due sistemi di riferimento in moto relativo uniforme. Le matrici di Lorentz si
possono parametrizzare nel modo seguente
A
B
= exp 2i J ,
(4.1)

dove { } sono variabili reali e le sei matrici {J = J } sono i generatori del gruppo
SO(3, 1)

0 0 i 0
0 0 0 i
0 i 0 0

i 0 0 0

J 02 = 0 0 0 0 J 03 = 0 0 0 0
J 01 =
i 0 0 0
0 0 0 0
0 0 0 0
0 0 0 0
i 0 0 0
0 0 0 0

0 0 0 0
0 0 0 0
0 0 0 0
0 0 i 0 31 0 0 0 i 23 0 0 0 0

J 12 =
0 i 0 0 J = 0 0 0 0 J = 0 0 0 i . (4.2)
0 0 0 0
0 0 i 0
0 i 0 0
Definendo i parametri {a } ed {a }, in cui a = 1, 2, 3, tramite le relazioni
a = 21 abc bc

,
43

a = 0a ,

(4.3)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

44

un generico elemento di SO(3, 1) si pu`o scrivere come


A
a
a B
= [(, )] = ei(a J +a K ) ,

(4.4)

dove si e` posto

J a = 12 abc J bc
a

K a = J 0a .

(4.5)

I generatori {J , K } soddisfano le seguenti relazioni di commutazione, che definiscono


le costanti di struttura dellalgebra di SO(3, 1),
[J a , J b ] = iabc J c , [J a , K b ] = iabc K c , [K a , K b ] = iabc J c .

(4.6)

Utilizzando la forma esplicita (4.2) dei generatori, si ricava anche


J aK a = 0 ,

J aJ a K aK a = 3 .

(4.7)

Le rappresentazioni dellalgebra descritta in equazione (4.6) forniscono anche rappresentazioni dellalgebra di SL(2, C) che e` un ricoprimento del gruppo di Lorentz. Introducendo le combinazioni
JRa =

1
2

(J a iK a )

JLa = 21 (J a + iK a ) ,

(4.8)

lalgebra (4.6) assume la forma


[JRa , JRb ] = iabc JRc , [JLa , JLb ] = iabc JLc , [JRa , JLb ] = 0 ,
{JRa }

(4.9)

e {JLa } sono

in cui gli operatori


hermitiani. Le relazioni (4.9) mostrano che lalgebra
di SL(2, C) e` somma diretta di due algebre semplici ciascuna delle quali e` isomorfa
allalgebra di SU(2). Le rappresentazioni unitarie irriducibili di SU(2) si possono classificare per mezzo del cosiddetto spin j, che specifica il valore delloperatore di Casimir
J a J a = j(j + 1) e determina anche la dimensione d della rappresentazione tramite la
relazione d = 2j + 1. Le rappresentazioni irriducibili di dimensione finita dellalgebra di
SL(2, C) si possono quindi classificare per mezzo di una coppia ordinata di numeri interi
o seminteri (jR , jL ), che rappresentano i valori dello spin per le rappresentazioni di {JRa }
e di {JLa } rispettivamente. Ovvero, JRa JRa = jR (jR + 1) e similmente JLa JLa = jL (jL + 1).

4.1.1 Parit`a e chiralit`a


Una trasformazione di parit`a corrisponde a modificare il verso degli assi cartesiani di tipo
spaziale; posto x = (x0 , xi ), per trasformazione di parit`a si ha
x0 x0

xi xi .

(4.10)

In accordo con la relazione (4.10), a seguito di una trasformazione di parit`a i generatori


del gruppo di Lorentz trasformano come
Ja Ja

Ka Ka ,

(4.11)

ovvero, utilizzando le definizioni (4.8), si ottiene


JRa JLa

JLa JRa .

(4.12)

Se la rappresentazione del gruppo SL(2, C) e` invariante per parit`a ovvero e` equivalente alla sua trasformata per parit`a essa e` detta non chirale; in caso contrario, e` una
rappresentazione chirale. Per trasformazione di parit`a, la rappresentazione irriducibile
(jR , jL ) viene mandata nella rappresentazione (jL , jR ); la rappresentazione (jR , jL ) e`
chirale se e solo se jR = jL . Le rappresentazioni chirali fondamentali sono le rappresentazioni (1/2, 0) e (0, 1/2).

Spinori chirali

45

4.1.2 Rappresentazioni chirali fondamentali


La rappresentazione (1/2, 0) e`
JRa = 21 a

JLa = 0 ,

rappr. (1/2, 0)

(4.13)

da cui segue che


J a = 12 a

K a = 2i a .

rappr. (1/2, 0)

(4.14)

Mentre la rappresentazione (0, 1/2) e` data da


JRa = 0

JLa = 12 a ,

J a = 21 a

K a = 2i a .

rappr. (0, 1/2)

(4.15)

da cui si ottiene
rappr. (0, 1/2)

(4.16)

Le matrici che rappresentano gli elementi del gruppo nelle rappresentazioni (1/2, 0) e
(0, 1/2) sono quindi
R(1/2,0) = exp

&i

'
&i
'
1
1
a
a
a
a

,
R
=
exp

.
a
a
(0,1/2)
a
a
2
2
2
2

(4.17)

I tre parametri reali {a } si riferiscono al sottogruppo delle rotazioni nello spazio, mentre
i tre parametri reali {a } rappresentano le rapidit`a associate ai boost.

4.1.3 Spinori chirali


I vettori bidimensionali su cui agiscono le due rappresentazioni chirali fondamentali di
SL(2, C) sono chiamati spinori di Weyl. Lo spinore con chiralit`a positiva R , chiamato
anche spinore destrorso o spinore right, trasforma come
R R = R(1/2,0) R = exp

&i


2 a

'
12 a a R .

(4.18)

Mentre lo spinore con chiralit`a negativa L , chiamato anche spinore sinistrorso o spinore
left, trasforma come
L L = R(0,1/2) L = exp

&i

'
1
a
a

L .
a
a
2
2

(4.19)

Se gli spinori R e L sono dei campi, cio`e dipendono dalle coordinate x dei punti dello
spazio-tempo, le leggi di trasformazione coinvolgono le componenti degli spinori come
mostrato in equazioni (4.18) e (4.19) e contemporaneamente la dipendenza funzionale
dalle coordinate. Tutte le rappresentazioni irriducibili dellalgebra di SU(2) si ottengono
decomponendo il prodotto tensore di varie rappresentazioni fondamentali (j = 1/2).
Similmente, tutte le rappresentazioni finito dimensionali di SL(2, C) sono contenute1 nei
vari prodotti tensoriali delle rappresentazioni (1/2, 0) e (0, 1/2).
1

V. Berestetski, E. Lifchitz et L. Pitayevski, Theorie quantique relativiste, Editions MIR (Moscou,


1972).

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

46

4.1.4 Propriet`a di coniugazione


Una trasformazione di parit`a scambia tra loro le rappresentazioni (1/2, 0) e (0, 1/2),
ovvero
R L
,
L R .
(4.20)

Le matrici R(1/2,0) e R(0,1/2) di equazione (4.17) verificano le relazioni

1
R(1/2,0)
= R(0,1/2)

1
R(0,1/2)
= R(1/2,0)
.

(4.21)

Pertanto, utilizzando gli spinori R e L , si possono formare gli scalari di Lorentz


R L

L R .

(4.22)

Come verr`a mostrato in Sezione 4.3, il termine lagrangiano di massa di Dirac Lm = m


per uno spinore di Dirac e` uno scalare di Lorentz costruito con le componenti right
R e left di L di e corrisponde alla somma degli scalari (4.22). Le matrici di Pauli
(3.50) godono delle seguenti propriet`a
& 1 '
& 2 '
& 3 '

= 1 ,

= 2 ,

= 3 .
(4.23)
Introducendo la matrice unitaria (i 2 ),
*
+
0 1
2
(i ) =
1 0

(i 2 )1 = (i 2 ) ,

(4.24)

si ottiene, per a = 1, 2, 3,
(i 2 ) ( a ) (i 2 )1 = a = (i 2 )1 ( a ) (i 2 ) ,

(4.25)

da cui segue che

(i 2 ) R(1/2,0)
(i 2 )1 = R(0,1/2)

(i 2 ) R(0,1/2)
(i 2 )1 = R(1/2,0) .

(4.26)

Le propriet`a (4.26) implicano che, dato uno spinore right R , e` possibile costruire uno
spinore left :L che ver`a denotato con RC
:L = RC = (i 2 )R .

(4.27)

:R = LC = (i 2 )L .

(4.28)

Similmente, dato uno spinore left L , e` possibile costruire uno spinore right :R = LC ,

Gli spinori RC e LC sono detti gli spinori C-coniugati di R e di L . Siccome le equazioni


(4.21) si possono riscrivere nella forma
&
'1
&
'1
T
T
R(1/2,0)
= R(0,1/2)
,
R(0,1/2)
= R(1/2,0)
,
(4.29)

e` facile dimostrare che per mezzo degli spinori R1 e R2 (oppure L1 e L2 ) si possono


formare gli scalari di Lorentz
T
R1
(i 2 )R2

T
L1
(i 2 )L2 .

(4.30)

Come verr`a discusso in Sezione 4.4, il termine lagrangiano di massa per uno spinore di
Majorana e` uno scalare di Lorentz costruito con un singolo spinore chirale che possiede
la struttura mostrata in ciascuna delle espressioni (4.30).

Spinori chirali

47

4.2 Spinori di Dirac e spinori di Weyl


Uno spinore di Dirac che possiede quattro componenti si pu`o decomporre nella
somma di due spinori di Weyl; pi`u precisamente, e` somma di uno spinore right e di uno
spinore left. Utilizzando la rappresentazione (3.49) delle matrici gamma, i proiettori pR e
pL assumono la forma
=
>
=
>
1 5
1+5
1 1
1 1 1
1
pR
, pL
.
(4.31)
=2
=2
1 1
1 1
2
2
Dalla relazione di completezza 1 = pR + pL segue che lo spinore a quattro componenti
si pu`o decomporre nella somma di due spinori, ciascuno dei quali ha due componenti
indipendenti,
= R + L ,
(4.32)
dove si e` posto
R = pR

L = pL .

(4.33)

Utilizzando la forma esplicita dei proiettori, si ricava


>
= >
=
L
R
,
R =
,
L =
L
R
dove

*
+
1 + 3
R =
2 + 4
1
2

L =

1
2

1 3
2 4

(4.34)
+

(4.35)

Resta da dimostrare che gli spinori a due componenti R e L , dati in equazione (4.35),
possiedono le giuste propriet`a di trasformazione (4.18) e (4.19). Lazione di una trasformazione di Lorentz sulle componenti dello spinore di Dirac e` mostrata in equazione
(3.52); per trasformazioni infinitesime si ottiene
i
= + ,
4

(4.36)

dove i generatori { } sono dati in equazione (3.53). Nella rappresentazione (3.49), si


ha
=
>
= c
>
0 a
0
0a
ab
abc
=i a
, =
,
(4.37)

0
0 c
e quindi

=
>
i
ia a /2 a a /2

=
.
a a /2 ia a /2
4

Pertanto, il calcolo esplicito della relazione (4.36) conduce al risultato


&
'
R R = R + 2i a a 12 a a R ,
'
&
L L = L + 2i a a + 12 a a L .

(4.38)

(4.39)

Lequazione (4.39) e` in accordo con le leggi di trasformazione (4.18) e (4.19) e mostra che
R e` uno spinore right mentre L e` uno spinore left. Usualmente si dice che R rappresenta
la componente right di mentre L rappresenta la componente left; tali componenti
corrispondono a stati fermionici con chiralit`a definita.

48

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

4.2.1 Massa di Dirac e chiralit`a


La lagrangiana libera per uno spinore di Dirac massiccio assume la forma
&
'
L0 = i 0 m 0 .

(4.40)

L0 = R i 0 R + L i 0 L mL 0 R mR 0 L .

(4.41)

Utilizzando le componenti right e left dello spinore e ricordando che la matrice 5


anticommuta con le matrici gamma, si ottiene

Lequazione (4.41) mostra che, nella lagrangiana per uno spinore di Dirac libero, il termine cinetico derivativo che contiene le derivate del campo preserva la chiralit`a,
mentre il termine di massa di Dirac non preserva la chiralit`a, poiche accoppia spinori left
con spinori right.

4.3 Rappresentazione chirale


Per evidenziare le diverse componenti chirali degli spinori, e` conveniente introdurre una
rappresentazione delle matrici gamma di Dirac in cui 5 risulti diagonale. Questa nuova
rappresentazione, che sar`a chiamata la rappresentazione chirale, e` definita da
=
>
=
>
0 1
0 i
0
i
=
,
= i
,
(4.42)
1 0

0
dove { i } sono le matrici di Pauli che verificano le relazioni
C i jD
A i jB
, = 2 ij ,
, = 2iijk k .

(4.43)

Nella rappresentazione (4.42) si ottiene

>
1 0
=
,
0 1
5

(4.44)

e, conseguentemente, i proiettori sulle componenti right e left degli spinori di Dirac assumono la forma seguente
>
=
>
=
1 0
0 0
, pL =
.
(4.45)
pR =
0 0
0 1
Lo spinore di Dirac si decompone quindi nelle sue due componenti chirali nel modo
seguente
= >
?
@

= R
,
= R , L .
(4.46)
L
Valgono inoltre le seguenti relazioni
=
>

0
=
,
0
0

in cui

&
'
= 1, i

&
'
= 1, i .

(4.47)

(4.48)

Spinori chirali
Lazione per uno spinore di Dirac libero assume la forma
0
1

S0 = d x R i R + L i L m L R m R L ,
da cui risulta che termine lagrangiano di massa di Dirac
;
<
Lm = m = m L R + R L

49

(4.49)

(4.50)

corrisponde alla somma degli scalari di tipo (4.22).

4.3.1 Algebra delle matrici sigma


Utilizzando le definizioni (4.48) si ottiene
1
2

( + ) = = 12 ( + ) .

= 2

= 2 .

(4.51)
(4.52)

Valgono le relazioni
tr ( ) = 2 ,
'
&
'
&
tr = 2 + i .

(4.53)
(4.54)

I generatori { } del gruppo di Lorentz, che agiscono sulle componenti dello spinore,
risultano essere
>
=i
( )
0

2
.
(4.55)
=
i
0
( )
2
La rappresentazione chirale delle matrici gamma e` legata alla rappresentazione standard
(3.49) tramite una trasformazione unitaria. Siano S le matrici gamma della rappresentazione standard, si ha
=
>
1 1 1

1
= W S W , dove W =
.
(4.56)
2 1 1
In alcune circostanze, come nel calcolo delle anomalie chirali di gauge, risulta conveniente utilizzare la rappresentazione chirale delle matrici gamma. Naturalmente, tutti i
risultati e tutte le conseguenze fisiche che ne conseguono non dipendono dalla particolare
rappresentazione che viene utilizzata.

4.4 Spinori di Majorana


Uno spinore di Majorana M e` uno spinore a quattro componenti che a differenza
di uno spinore di Dirac e` invariante per coniugazione di carica. Questo significa che
M possiede solamente due componenti indipendenti. Si potrebbe utilizzare un campo
spinoriale di Majorana per descrivere una ipotetica particella di spin 1/2 che coincide con
la sua antiparticella. In rappresentazione chirale, M pu`o essere scritto nella forma
= C>
= >
L

M =
, o equivalentemente M = R
,
(4.57)
L
RC

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

50

dove, per esempio, le due componenti di L rappresentano le componenti indipendenti di


M . Un termine lagrangiano di massa di Majorana vale
?& '
@
A
B
M aj
C
Lm = m M M = m L L + h.c. = m LT (i 2 )L + h.c.
(4.58)

e risulta non nullo qualora le componenti dello spinore L siano variabili anticommutanti,
ovvero quando le componenti di L siano descritte da variabili di Grassmann (questo
punto verr`a discusso nel Capitolo 8). Il possibile utilizzo degli spinori di Majorana per
descrivere la massa ed il mixing dei vari tipi di neutrini e` stato discusso, per esempio, da
Ramond2 .

4.5 Operatore di campo spinoriale chirale


Gli stati con chiralit`a definita di una particella di massa nulla e spin 1/2 che non coincide con la sua antiparticella possono essere descritti da uno spinore di Weyl; pi`u
precisamente, questi stati possono essere descritti da un campo spinoriale right oppure da
un campo spinoriale left. Siccome ogni spinore right si pu`o sempre interpretare come il
C-coniugato di uno spinore left, e` sufficiente considerare il campo spinoriale left (x).
Lazione libera per il campo spinoriale chirale left (x) e` data da
S0 = d4 x (x) i (x) ,
(4.59)
e la corrispondente equazione del moto e`
i (x) = 0 .

(4.60)

(x) = 0 ,

(4.61)

Lequazione (4.60) implica


quindi (x) descrive particelle a massa nulla. Un insieme completo di funzioni donda
che soddisfano lequazione (4.60) e` rappresentato da
8
9
eipx
eipx

w(p) , w (p)
,
(4.62)
V
V
in cui p = {pi } R3 , p0 = |p| e lo spinore a due componenti w(p) descrive lo stato di
polarizzazione di una particella con elicit`a definita sinistrorsa
i pi
w(p) = w(p) .
|p|
Introducendo la notazione p = |p|( sin cos , sin sin , cos ), si pu`o porre
* i
+
(
e
sin(/2)
w(p) = 2 |p|
,
cos(/2)

(4.63)

(4.64)

e valgono le relazioni
w (p) w(p) = 2p
2

w (p) w (p) = ( p ) .

P. Ramond, Journeys Beyond the Standard Model, Westview Press (Boulder, 2004).

(4.65)

Spinori chirali

51

Loperatore di campo (x) assume la forma


8
9
V d3 p w(p)
eipx
eipx

(
(x) =
b(p) + d (p)
,
(2)3 2|p|
V
V
8
9
eipx
eipx
V d3 p w (p)

(
b (p) + d(p)
,
(x) =
(2)3 2|p|
V
V

(4.66)

(4.67)

dove b(p) and b (p) sono gli operatori di annichilazione e di creazione per una particella, mentre d(p) e d (p) sono i corrispondenti operatori per la sua antiparticella. Gli
anticommutatori non nulli sono
{b(p), b (k)} = {d(p), d (k)} =

(2)3
(p k) .
V

(4.68)

4.6 Parit`a
La trasformazione di parit`a, denotata con P , modifica il verso degli assi cartesiani di tipo
spaziale e pertanto si ha
0

P : ( x0 , xi ) ( x , x ) = ( x0 , xi ) .

(4.69)

Un campo scalare S (x) ed un campo pseudo scalare P S (x) trasformano come


P : S (x0 , xi ) S (x0 , xi )

P : P S (x0 , xi ) P S (x0 , xi ) .

(4.70)

Le componenti di un campo vettoriale V (x) = {V0 (x), Vj (x)} soddisfano


P : V0 (x0 , xi ) V0 (x0 , xi ) ,

P : Vj (x0 , xi ) Vj (x0 , xi ) ,

(4.71)

mentre per un campo vettoriale assiale A (x) = {A0 (x), Aj (x)} si ottiene
P : A0 (x0 , xi ) A0 (x0 , xi )

P : Aj (x0 , xi ) Aj (x0 , xi ) .

(4.72)

La trasformazione di parit`a agisce3 sul campo spinoriale di Dirac (x) nel modo seguente
P : ( x0 , xi ) 0 ( x0 , xi ) .

(4.73)

In termini delle componenti right R (x) e left L (x) di (x), la trasformazione di parit`a
assume la forma
P : R (x0 , xi ) L (x0 , xi ) , P : L (x0 , xi ) R (x0 , xi ) .

(4.74)

Lequazione (4.73) determina il comportamento dei bilineari covarianti (3.71) per trasformazioni di parit`a. Il P -trasformato di un campo spinoriale left (right) si comporta come un
campo spinoriale right (left). Lazione libera di un singolo campo spinoriale chirale (left,
oppure right) non e` invariante per una trasformazione di parit`a, a meno di non combinarla
anche con la coniugazione di carica.
3

J.D. Bjorken and S.D. Drell, Relativistic quantum mechanics, Ed. McGraw-Hill, Inc. (New York,
1965).

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

52

4.7 Coniugazione di carica


Loperazione di coniugazione di carica, denotata con C, equivale a scambiare tra loro il
ruolo delle particelle e delle antiparticelle. Questo significa modificare i segni dei numeri quantici interni di un sistema fisico senza modificare i numeri quantici cosiddetti
orbitali cio`e i numeri quantici associati alle propriet`a cinematiche. I numeri quantici
interni sono collegati allazione di opportune simmetrie cosiddette interne ovvero che
commutano col gruppo di Poincare che agiscono sui campi: i numeri quantici sono
determinati dagli autovalori dei generatori del gruppo di simmetria.
Per ogni rappresentazione unitaria R di un gruppo compatto, e` possibile definire la
rappresentazione complessa coniugata, che verr`a indicata con R . Si consideri il caso
fisicamente interessante in cui R denota una rappresentazione irriducibile di un gruppo
unitario U(N), con N fissato e arbitrario. Ogni elemento di R si pu`o scrivere come
exp(ia Ra ) dove a sono parametri reali e le matrici Ra , che rappresentano i generatori
del gruppo, sono hermitiane. Gli elementi della rappresentazione R sono perci`o della
forma exp(ia Ra ) = exp(ia RaT ) = exp(ia (RaT )) dove RaT rappresenta la ma:a della rappresentazione R sono dunque dati da (o
trice trasposta di Ra . I generatori R
a
:
:a di R
unitariamente equivalenti a) R = RaT . Quindi gli autovalori dei generatori R
si ottengono dagli autovalori dei generatori Ra di R mediante un semplice cambiamento
di segno. Quindi, effettuare la trasformazione di coniugazione di carica corrisponde essenzialmente a sostituire ogni campo col suo complesso coniugato.
Per un campo scalare complesso (x), si pu`o porre
C : (x) (x) .

(4.75)

Un campo complesso si pu`o decomporre nella somma di due campi reali; quindi, diagonalizzando lazione della trasformazione (4.75), e` possibile definire lazione della coniugazione di carica anche su campi reali. Un campo reale pu`o essere pari per C-coniugazione
oppure pu`o cambiare segno. Siccome il campo elettromagnetico A (x) accoppia alla
corrente che definisce la carica elettrica, si ha
C : A (x) A (x) .

(4.76)

Per uno spinore di Dirac (x) la coniugazione di carica agisce4 come


C : (x) (i 2 ) (x)

C : (x) (x) (i 2 )1
,

(4.77)

dove la matrice 2 e` definita in equazione (3.49). Sulle componenti chirali di (x), la


trasformazione (4.77) assume la forma
C : R (x) (i 2 ) L (x) = LC (x) ,

C : L (x) (i 2 ) R (x) = RC (x) . (4.78)

Lazione combinata della parit`a e della C-coniugazione sulle componenti con chiralit`a
definita dello spinore di Dirac risulta essere
CP : R (x0 , xi ) RC (x0 , xi ) ,

CP : L (x0 , xi ) LC (x0 , xi ) .

(4.79)

Come nel caso della trasformazione di parit`a, lazione libera per un singolo campo spinoriale chirale (left, o right) non e` invariante per C-coniugazione; essa risulta invariante per
una trasformazione di CP che e` composta dalla trasformazione di parit`a e dalla coniugazione di carica.
4

M.E. Peskin and D.V. Schroeder, An Inntroduction to Quantum Field Theory, Westview Press (Boulder,
1995).

Spinori chirali

53

4.8 Inversione temporale


La trasformazione di inversione temporale, che e` usualmente denotata con T , cambia il
segno della coordinata temporale
T : ( x0 , xi ) ( (x )0 , (x )i ) = ( x0 , xi ) .

(4.80)

Leffetto di una trasformazione di inversione temporale consiste nel modificare il verso


dellevoluzione temporale dei campi. Linversione temporale e` implementata da un operatore antiunitario. Questo significa che, nelleffettuare la T -coniugazione di una variabile
operatoriale, occorre prendere il complesso coniugato di tutti i coefficienti numerici che
appaiono nella composizione della variabile stessa. Nel caso del potenziale vettore A (x)
dellelettromagnetismo, si ha
T : A0 ( x0 , xi ) A0 ( x0 , xi )

T : Aj ( x0 , xi ) Aj ( x0 , xi ) .

(4.81)

Utilizzando la base (3.49) delle matrici gamma, la trasformazione T agisce su uno spinore
di Dirac (x) come
&
'
T : ( x0 , xi ) i 1 3 ( x0 , xi ) .

(4.82)

Per campi scalari, la T -coniugazione diagonalizzata agisce come


T : ( x0 , xi ) ( x0 , xi ) .

(4.83)

La scelta del segno nella (4.83) e` fissata dal richiedere che la densit`a lagrangiana L(x) e
ogni corrente vettoriale conservata J (x) trasformino come
T : L( x0 , xi ) L( x0 , xi )

T : J ( x0 , xi ) J ( x0 , xi ) .
(4.84)
In generale, per ogni modello di teoria di campo la cui dinamica e` locale, causale, relativisticamente covariante ed e` descritta da una densit`a lagrangiana L(x), vale il Teorema
CP T . Questo teorema afferma che e` possibile fissare i segni (ovvero le fasi) associati alle
singole trasformazioni C, P e T in modo tale5 che
,

CP T : L( x0 , xi ) L( x0 , xi ) .

(4.85)

Linvarianza per una trasformazione di CP T significa che, per ogni processo fisico elementare, lampiezza di transizione tra lo stato iniziale |in e lo stato finale |out coincide
con lampiezza di transizione relativa al nuovo processo che si ottiene modificando il
verso degli assi spaziali, sostituendo ogni particella con la propria antiparticella e invertendo formalmente il verso dellasse temporale cos` da scambiare tra loro gli stati asintotici |in e |out.
5

G. Luders, Ann. of Phys. (N.Y.) 2 (1957) 1; R.F. Streater and A.S. Wightman, PCT, Spin and Statistic
and All That , W.A. Benjamin, Inc., (New York, 1964).

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

54

4.8.1 CP T e prolungamento analitico


I dati sperimentali mostrano che, per qualunque sistema fisico e in qualunque fenomeno
osservato, i valori assunti dallenergia sono limitati inferiormente; questa propriet`a e`
sovente chiamata positivit`a dellenergia. In effetti, sperimentalmente risulta che tutti i
valori assunti dallenergia sono positivi. Conseguentemente, nelle teorie di campo che
si riferiscono ai fenomeni naturali e` possibile effettuare un prolungamento analitico nella
dipendenza dei vari campi dalla coordinata temporale. Infatti, levoluzione temporale per
gli stati di singola particella introduce il tipico fattore di fase
exp (itE) = exp [i(t2 t1 )E ] ,

(4.86)

dove t = t2 t1 rappresenta lintervallo di tempo trascorso tra listante t1 di creazione


della particella e listante t2 di una sua possibile osservazione. Siccome ogni particella
evolve nel tempo solo dopo essere stata creata, si ha necessariamente t = t2 t1 > 0. Essendo lenergia E positiva e t > 0, il prolungamento analitico assume la forma t i ,
con > 0, e le teorie definite in questo modo prendono il nome di teorie euclidee [25].
Lutilit`a del prolungamento analitico nella regione euclidea per il calcolo delle ampiezze
di transizione verr`a illustrata nei prossimi capitoli. In una teoria di campo euclidea, il
gruppo di Lorentz SO(3, 1) deve essere rimpiazzato dal gruppo compatto SO(4) delle
matrici ortogonali 4 4. SO(4) e` isomorfo al gruppo delle trasformazioni lineari connesse allidentit`a di R4 che sono isometrie dello spazio quadrimensionale euclideo. La
matrice 4 4 data da 1, che differisce dalla matrice identica unicamente per il segno,
appartiene ad SO(4); quindi la trasformazione (4.87) pu`o essere interpretata nella regione euclidea come rappresentante di 1 , che e` un particolare elemento di SO(4). In
questo senso, la validit`a del teorema CP T nello spazio di Minkowski pu`o essere intesa
come un effetto dovuto alla simmetria SO(4) nella regione euclidea. Infine, nellambito
delle teorie quantistiche di campo, la connessione6 tra spin e statistica e` determinata dalla
richiesta di localit`a, di covarianza relativistica e di causalit`a.
Teorema 2 (Teorema di Spin e Statistica). Utilizzando operatori di campo locali ed imponendo la covarianza relativistica, la causalit`a e` verificata quando i campi che descrivono
particelle di spin intero soddisfano le regole di commutazione canoniche ed i campi associati a particelle di spin semintero soddisfano le regole di anticommutazione. A sua volta,
questo implica che particelle con spin semintero seguano la statistica di Fermi-Dirac
mentre particelle di spin nullo o di spin intero seguano la statistica di Bose-Einstein.

C. Itzykson and J-B. Zuber, Quantum Field Theory, McGraw-Hill (Singapore, 1980).

Capitolo 5
Calcolo dei processi elementari
In questo capitolo si espongono le regole per il calcolo delle sezioni durto e delle vite
medie relative ai processi elementari tra particelle a partire dalle ampiezze di transizione; queste regole vengono illustrate per mezzo di vari esempi riguardanti la fisica
delle alte energie. Gli esempi considerati si riferiscono alla cosiddetta approssimazione
ad albero; i contributi successivi in potenze del numero di loop alle ampiezze di
transizione verranno discussi nei prossimi capitoli. Si introduce il concetto di propagatore o di contrazione di Wick tra due operatori di campo e si studiano alcune sue
propriet`a analitiche. Lutilizzo dei propagatori per il calcolo delle ampiezze di transizione
viene illustrato in alcuni esempi di processi tra particelle elementari.

5.1 Ampiezze e probabilit`a


Assumendo di conoscere.in termini degli operatori di campo lespressione dellazione di interazione SI = d4 x LI ((x)) che e` rilevante per un determinato modello o
per un determinato processo, in rappresentazione di interazione loperatore di evoluzione
temporale tra stati asintotici e` dato da
* +
4
U(+, ) = T exp +i d x LI ((x)) ,
(5.1)
Il T-prodotto per gli operatori di campo e` definito in equazioni (2.9) e (2.10).

5.1.1 Matrice S
Loperatore U(+, ) e` il prodotto di due termini: U(+, ) = ei0 S. Il primo
termine ei0 e` un semplice multiplo dellidentit`a che assume la forma di un fattore di fase.
Nel connettere tra loro gli stati asintotici a tempi , ei0 corrisponde ad un unico fattore
moltiplicativo per tutti i vettori di stato. Mentre il secondo termine, che e` non banale e
contiene tutta linformazione sui processi di interazione tra le particelle, prende il nome
di matrice S
&
'
T eiSI = U(+, ) = ei0 S = ei0 (1 + i T ) .
(5.2)

Siccome loperatore U(+, ) e` unitario, anche S e` unitaria. La matrice S, a sua


volta, si decompone nella somma delloperatore identit`a pi`u i volte la cosiddetta matrice
55

56

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

T. Convenzionalmente, il fattore di fase ei0 non viene incluso nelle ampiezze di transizione; questo argomento verr`a discusso nel prossimo capitolo. Lampiezza di transizione
A(out ; in) tra stati asintotici normalizzati, ovvero tra uno stato iniziale |in ed uno stato
finale |out entrambi di norma unitaria, corrisponde agli elementi di matrice di S
&
'
A(out ; in) = out| S |in = ei0 out| T eiSI |in .
(5.3)
Per calcolare lampiezza (5.3) si pu`o utilizzare uno sviluppo di Taylor di eiSI in potenze
della lagrangiana di interazione,
=>n
n
)
i
i0
4
A(out ; in) = e
out| T
d x LI ((x)) |in .
(5.4)
n!
n=0

La lagrangiana di interazione e` in generale la somma di vari termini ciascuno dei quali e`


un monomio nei campi; ogni termine e` proporzionale alla costante di accoppiamento relativa al tipo di interazione che si considera. Il calcolo dellampiezza A(out ; in) mediante
lo sviluppo in potenze di LI ((x)) equivale pertanto ad uno sviluppo di A(out ; in)) in
potenze delle costanti di accoppiamento. Tale metodo di calcolo si chiama sviluppo perturbativo.
Si consideri un sistema costituito da vari tipi di particelle che verranno denotate semplicemente con un indice . Ad ogni tipo di particella e` associato un operatore di campo
(x) che e` definito in termini degli operatori di annichilazione e di creazione a e a .
Ogni stato di singola particella di tipo e` caratterizzato dal valore k dellimpulso spaziale
ed, eventualmente, da altri numeri quantici. Per semplificare le notazioni, tutti i numeri quantici ad esclusione dellimpulso k non verranno denotati in maniera esplicita
ma saranno sottintesi.

5.1.2 Stati asintotici


Si assuma che lo stato iniziale contenga m particelle dotate di impulsi {k1 , , km },
|in = |k1 , k2 , , km = a1 (k1 ) a2 (k2 ) am (km ) |0 ,

(5.5)

mentre lo stato finale contenga n particelle con impulsi {k1 , , kn },


|out = |k1 , k2 , , kn = a1 (k1 ) a2 (k2 ) an (kn ) |0 ;

(5.6)

i valori degli impulsi iniziali e di quelli finali siano tutti diversi tra loro. Dopo aver calcolato lampiezza di transizione
&
'
A(k ; k ) = ei0 k1 , k2 , , km | T eiSI |k1 , k2 , , kn ,
(5.7)

si pone il problema di ricavare dallampiezza (5.7) lespressione della sezione durto


o della probabilit`a di decadimento per le particelle.

5.1.3 Densit`a di stati nello spazio degli impulsi


Per una singola particella vincolata a muoversi entro una scatola cubica di lato L (e,
quindi, di volume V = L3 ), i valori permessi per ogni componente dellimpulso sono ki =

Calcolo dei processi elementari

57

2ni /L dove ni (con i = 1, 2, 3) sono interi. Conseguentemente, la somma adimensionale


sui numeri quantici {ni } determina nel limite continuo la seguente densit`a di stati
nello spazio degli impulsi
)))
V d3 k
.
(5.8)

(2)3
n
n
n
1

Lespressione (5.8) coincide con la densit`a di stati per singola particella (1.67).

5.1.4 Probabilit`a di transizione


La probabilit`a di transizione si ottiene prendendo il modulo quadro dellampiezza (5.7) e
moltiplicando il risultato ottenuto per la densit`a degli stati finali. Siano Ki e Kf i quadrimpulsi totali corrispondenti rispettivamente allo stato iniziale e finale. La struttura generale
degli operatori di campo, le regole di commutazione tra gli operatori di annichilazione e
di creazione per le particelle e linvarianza per traslazioni spazio-temporali della dinamica
implicano che lampiezza (5.7) assume necessariamente la forma seguente

4 4

A(k ; k ) = (2) (Kf Ki )

Lm

i=1 (2Ei )

1/2

Ln

1/2
j=1 (2Ej )
(n+m)/2

M(k ; k ) ,

(5.9)

dove M(k ; k ) verr`a denotata col nome di ampiezza invariante. Pertanto, ricordando che
2
[(2)4 4 (Kf Ki )] = (2)4 4 (Kf Ki ) V T , il modulo quadro dellampiezza vale
(2)4 4 (Kf Ki ) |M(k ; k )|2 V T
L
L
,
|A(k ; k )| =
V (n+m) i (2Ei ) j (2Ej )

(5.10)

e la probabilit`a di transizione risulta essere


n
,
V d3 kj
T (2)4 4 (Kf Ki )

2
L
.
|M(k
;
k
)|
3 2E
V n+m1 i (2Ei )
(2)
j
j=1

(5.11)

Conseguentemente, la probabilit`a di transizione per unit`a di tempo, chiamata anche rate


dw, e` data da
n
,
d3 kj
(2)4 4 (Kf Ki )

2
L
dw =
|M(k
;
k
)|
.
3 2E
V m1 i (2Ei )
(2)
j
j=1

(5.12)

5.1.5 Decadimento
Nel caso del decadimento di una particella di massa M, occorre sostituire m = 1 nellequazione (5.12); nel sistema di riposo della particella che decade, la larghezza parziale di
decadimento d assume la forma
n
1 , d3 kj
|M(k ; k )|2 (2)4 4 (Kf Ki ) .
d = dw =
2M j=1 (2)3 2Ej

(5.13)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

58

5.1.6 Processo di urto o scattering


Si consideri ora il processo di urto o di scattering tra due particelle incidenti di impulsi k1 e k2 e velocit`a v 1 = k1 /E1 e v 2 = k2 /E2 . In questo caso, occorre sostituire
m = 2 nella formula (5.12) e, per ricavare lespressione della sezione durto differenziale,
occorre dividere la probabilit`a di transizione per il flusso incidente in , la cui espressione1
e` data da
(
(k1 k2 )2 m21 m22
in =
,
(5.14)
V E1 E2
dove m1 ed m2 indicano le masse delle due particelle. Si noti che, nel caso in cui le
velocit`a v 1 e v 2 delle particelle incidenti siano collineari, il flusso (5.14) vale
in =

|v1 v 2 |
.
V

(5.15)

La sezione durto differenziale d per il processo di urto si ottiene dividendo la probabilit`a


di transizione per unit`a di tempo dw per il flusso incidente
1

d = (
4 (k1 k2 )2 m21 m22

n
,

d3 kj
|M(k ; k )|2 (2)4 4 (Kf Ki ) .
3 2E
(2)
j
j=1

(5.16)

5.1.7 Spazio delle fasi


Le espressioni (5.13) e (5.16) si riferiscono alla situazione in cui tutti gli impulsi e gli stati
di spin delle particelle sono fissati. Per ottenere la larghezza totale di decadimento o la
sezione durto totale di un processo di scattering, occorre integrare le espressioni (5.13)
oppure (5.16) nel cosiddetto spazio delle fasi associato alle particelle dello stato finale.
Nel caso in cui non si osservino le polarizzazioni delle particelle, occorre mediare sugli
stati iniziali e sommare sugli stati finali di spin. Per quanto riguarda lo spazio delle fasi
delle particelle, occorre distinguere due possibilit`a:
Nel caso in cui ogni particella dello stato finale sia distinguibile dalle altre, lo spazio
delle fasi comprende tutti i possibili valori degli impulsi finali {kj } e tutti i possibili
valori degli spin.
Si consideri ora il caso in cui linsieme delle n particelle finali sia lunione di vari
sottoinsiemi di particelle identiche.
ESupponiamo che il sottoinsieme b-esimo contenga yb particelle identiche, si ha b yb = n. Scambiando tutte le variabili relative
a due particelle identiche non si ottiene un nuovo stato. Conseguentemente, lo
spazio delle fasi comprende tutti i possibili valori degli impulsi e degli spin finali
a meno di permutazioni tra gli insiemi di particelle identiche. Siccome il modulo
quadro dellampiezza di transizione e` invariante per scambio delle variabili relative
a due particelle identiche, si pu`o convenire di integrare su tutti i possibili valori
degli impulsi
L e sommare su tutti gli stati di spin purche si introduca il fattore correttivo 1/ b (yb!). (Questo modo di procedere e` simile allintroduzione del fattore
di Gibbs 1/N! nel calcolo del peso statistico per N molecole identiche in fisica
statistica).
1

L. Landau et E. Lifchitz, Theorie des Champs, Editions MIR (Moscou, 1970).

Calcolo dei processi elementari


In conclusione, la larghezza totale di decadimento assume la forma
- ,
n
d3 kj
1
1
L
|M(k ; k )|2 (2)4 4 (Kf Ki ) .
=
2M b (yb !) j=1 (2)3 2Ej

59

(5.17)

Mentre la sezione durto totale per un processo di urto tra due particelle vale
=

1
1
L
(

4 (k1 k2 )2 m21 m22 b (yb !)


- ,
m
d3 kj

|M(k ; k )|2 (2)4 4 (Kf Ki ) .


3 2E
(2)
j
j=1

(5.18)

5.1.8 Covarianza relativistica


In presenza di campi esterni, linvarianza per traslazioni spazio-temporali pu`o essere violata; conseguentemente, il quadrimpulso totale finale non necessariamente coincide col
quadrimpulso iniziale poiche parte dellimpulso e` fornito il campo esterno. In assenza
di campi esterni, la covarianza relativistica del formalismo della teoria di campo assicura
che la funzione M(k ; k) che appare in equazioni (5.17) e (5.18) sia uno scalare di
Lorentz.

5.1.9 Spinori e matrici gamma


Quando campi spinoriali sono coinvolti nel calcolo dellampiezza di transizione, la funzione M(k ; k ) che e` definita in equazione (5.9) contiene termini del tipo
0
u(k, s) v(p, r) = u (k, s)
v (p, r) ,

(5.19)

in cui denota un prodotto di matrici gamma, = 1 2 n . Quindi, nel calcolo


del modulo quadro dellampiezza di transizione, si ottiene il fattore
0
| u(k, s) v(p, r) |2 = u (k, s)
v (p, r) v(p, r) 0 u (k, s)

= u (k, s) v (p, r) v (p, r) u (k, s) ,

(5.20)

in cui si e` utilizzata la propriet`a 0 0 = 1 e in cui si e` posto


0 0 = ( 1 2 n ) = n 2 1 .

(5.21)

Un semplice calcolo mostra che


= 0 0 =

5 = 0 5 0 = 5 .

(5.22)

Nel caso in cui si debba sommare lespressione (5.20) sugli stati di polarizzazione, le
relazioni di completezza (3.61) conducono al risultato
?;
< ;
< @
)
| u(k, s) v(p, r) |2 = Tr /
k + m p/ m .
(5.23)
r,s

Espressioni analoghe alla formula (5.23) si ottengono utilizzando gli spinori u e v nelle
quattro combinazioni possibili, oppure utilizzando gli spinori chirali (4.66). Verranno ora
presentati alcuni esempi di calcolo di processi elementari.

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

60

5.2 Decadimento della particella di Higgs in elettrone e


positrone
La teoria di campo denominata Modello Standard che e` il modello di teoria di campo
che descrive le interazioni tra le particelle elementari prevede lesistenza di una particella h di spin nullo, denominata particella di Higgs, che pu`o decadere, per esempio, in
elettrone e positrone
h e+ + e
(5.24)
Sia h(x) il campo scalare reale associato alla particella di Higgs e sia (x) il campo
spinoriale che descrive lelettrone (e il positrone). La lagrangiana di interazione, che
risulta rilevante per il decadimento, assume la forma
LI (x) = ghe h(x) (x)(x) ,

(5.25)

dove, come verr`a mostrato nel Capitolo 20, la costante di accoppiamento adimensionale
ghe vale circa ghe 2 106 . Si denoti con M la massa della particella di Higgs e con m
la massa dellelettrone; si assuma che il valore della massa M sia sufficientemente elevato
da permettere il decadimento (5.24). Sia p il quadrimpulso della particella che decade,
e k1 e k2 i quadrimpulsi dellelettrone e del positrone prodotti. Al primo ordine in ghe ,
lampiezza A di transizione,
= >
4
A = 0|a(p) i d x LI (x) b (k1 )d (k2 )|0 ,
(5.26)
vale
A = (2)4 4 (p k1 k2 )

3/2

(ighe v(k2 )u(k1 )) .


2Eh 2E1 2E2

(5.27)

Utilizzando le notazioni dellequazione (5.9), la corrispondente ampiezza invariante risulta


M = i ghe v(k2 , r2 ) u(k1 , r1 ) ,

(5.28)

dove r1 ed r2 denotano le polarizzazioni delle particelle prodotte. Nel sistema di riposo


della particella di Higgs, sommando sugli stati di polarizzazione si ricava
- 3
?
@
2
d k1 d 3 k2
ghe
/
/
Tr (k1 + m)(k2 m) 4 (p k1 k2 ) .
(5.29)
= 2
8 M
2E1 2E2
?
@
Siccome Tr (/
k1 + m)(/
k2 m) = 4k1 k2 4m2 , si ottiene
g2
= he
M

g2
k 4 dk
2 + k 2 ) = he M
m
(M

2
m2 + k 2
8

m2
14 2
M

+3/2

(5.30)

5.3 Scattering di mesoni


Per il calcolo della sezione durto riguardante il seguente processo di scattering tra i
mesoni pseudoscalari (denominati pioni)
+ + 0 + + 0

(5.31)

Calcolo dei processi elementari

61

si pu`o utilizzare la lagrangiana di interazione


LI (x) = 0 (x) 0 (x) (x)(x) ,

(5.32)

dove la costante di accoppiamento ha le dimensioni dellinverso di una massa al quadrato.


Il campo pseudoscalare reale 0 (x) crea o annichila un pione scarico 0 . Il campo complesso (x) crea un pione carico + o annichila una sua antiparticella, ovvero un pione
; mentre il campo (x) annichila un mesone + o crea un mesone .
Lespressione (5.32) risulta sufficientemente accurata nel limite di bassa energia e si
ha = 1/f2 , dove f denota la costante di decadimento debole dei pioni. Siano p1 e
k1 (p2 e k2 ) gli impulsi iniziali (finali) del mesone 0 e del mesone + rispettivamente.
Lampiezza di scattering risulta
= >
4
A = 0|a0 (p2 )a+ (k2 ) i d xLI (x) a0 (p1 )a+ (k1 )|0
=

(2)4 4 (p1 + k1 p2 k2 )
(
(
(
(
(i 2 p1 p2 ) ,
V 2 2Ep1 2Ek1 2Ep2 2Ek2

(5.33)

per cui lampiezza invariante vale

M = i 2 p1 p2 = i 2 p1 p2 .

(5.34)

Sia m0 la massa del mesone 0 ; nel sistema di riferimento in cui il mesone 0 si trova a
riposo nello stato iniziale, la sezione durto (5.16) assume la forma
(
*M
+
p2 2 + m20
2 m0 3
2
2
d p2

p2 + m0 + Ek2 Ek1 m0 .
(5.35)
d =
16 2 |k1 |
Ek2

5.4 Decadimento del pione neutro in due fotoni


Il mesone 0 ha parit`a intrinseca negativa ed e` pari per coniugazione di carica. Circa il
99% di tutti i possibili decadimenti del 0 sono dovuti alla reazione in cui il mesone 0
decade in due fotoni
0 +
(5.36)
Quindi linverso della larghezza di questo decadimento determina essenzialmente la vita
media del 0 . Pur essendo una particella neutra, 0 deve interagire necessariamente col
quadrivettore potenziale elettromagnetico A perche 0 decade in due fotoni; in effetti
il pione e` una particella composta ed i suoi costituenti elementari possiedono cariche
elettriche non banali.

5.4.1 Lagrangiana fenomenologica


Pur non conoscendo in dettaglio la struttura interna del 0 in termini dei suoi costituenti, e`
possibile descrivere la struttura cinematica del decadimento (5.36) mediante lintroduzione
di una lagrangiana di interazione fenomenologica LI . Siccome le interazioni elettromagnetiche conservano la parit`a e la coniugazione di carica, LI deve essere invariante per trasformazioni P e C. La struttura interna di una qualunque particella composta si manifesta
in maniera sempre pi`u rilevante allaumentare dellenergia o dellimpulso trasferito;

62

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

ad energie sufficientemente basse, una particella composta si comporta approssimativamente come una particella elementare e pu`o essere descritta da un operatore di campo locale. La lagrangiana fenomenologica deve riprodurre gli aspetti essenziali dellinterazione
dello stato composto 0 col campo elettromagnetico a bassa energia. Questa lagrangiana
e` costruita col campo pseudoscalare 0 (x) associato alla particella 0 e col campo
vettoriale A (x) e deve essere invariante di gauge. In generale, LI e` la somma di vari
termini ed occorre trovare un criterio per ordinare questi termini rispetto allimportanza
che essi hanno per la fisica delle basse energie. Questo criterio e` basato sullanalisi dimensionale e consiste semplicemente nel conteggio del numero di derivate che agiscono
sui campi. Siccome ogni derivata sui campi rappresenta un impulso, a bassa energia i termini dominanti sono quelli che contengono il minor numero di derivate. Quindi il termine
lagrangiano dominante per il decadimento 0 + assume la forma
LI = g0 A (x) A (x) 0 (x) ,

(5.37)

dove g0 rappresenta una costante di accoppiamento fenomenologica che ha le dimensioni dellinverso di una massa. Siccome il campo 0 (x) e` pseudoscalare, la presenza
nellespressione (5.37) del tensore completamente antisimmetrico assicura linvarianza
di LI per parit`a.

5.4.2 Larghezza di decadimento


Si denoti con p limpulso del mesone 0 , mentre lo stato finale dei due fotoni sia caratterizzato dagli impulsi k1 e k2 e dagli stati di polarizzazione e . Al primo ordine in g,
lampiezza di transizione invariante per il processo (5.36) vale
M = i 2 g0 (k1 ) (k2 ) (k1 , ) (k2 , ) .

(5.38)

Sommando sugli stati delle polarizzazioni fisiche dei due fotoni nello stato finale e integrando sui valori degli impulsi, si ottiene la larghezza di decadimento che, nel sistema di
riposo del 0 , vale
m3
= g02 0 ,
(5.39)
16
dove m0 e` la massa del mesone 0 . La vita media del 0 e` data quindi da = 1/.
Sperimentalmente, la vita media del 0 risulta essere 8.4 1017 secondi; da questo
dato si pu`o quindi determinare il valore della costante fenomenologica g0 , il risultato e`
g0 1.23 105 MeV1 .

(5.40)

5.4.3 Costante di accoppiamento


Utilizzando argomenti di simmetria basati sulla espressione della anomalia chirale di
flavour, e` possibile collegare il valore della costante di accoppiamento g0 con i valori
di altre costanti di accoppiamento che intervengono in processi diversi; si ottiene
g0 =

em Nc
6 f

(predizione teorica) ,

(5.41)

dove em denota la costante di struttura fine elettromagnetica e2 /4 e Nc rappresenta il


numero di colori dei quark.

Calcolo dei processi elementari

63

5.5 Scattering di elettroni in potenziale coulombiano


La lagrangiana di interazione tra particelle di spin 1/2 descritte dal campo spinoriale
(x) con carica elettrica e ed il campo elettromagnetico A (x) e` data da
LI (x) = e (x) (x) A (x) .

(5.42)

Si consideri lo scattering di elettroni dovuto al campo elettrostatico generato da un nucleo


pesante a riposo nellorigine del sistema di coordinate. Il potenziale elettromagnetico
generato dal nucleo di carica Ze e` dato da
A0 (x) = A0 (x) =

Ze
4|x|

Ai (x) = 0 .

(5.43)

Il processo di urto riguarda un elettrone nello stato iniziale |p, r e nello stato finale
|k, s. In questo processo non si ha produzione od annichilazione di fotoni, pertanto
il campo elettromagnetico A (x) pu`o essere considerato, in prima approssimazione, un
campo classico il cui valore e` dato in equazione (5.43). Se b (p, r) denota loperatore di
creazione di un elettrone di impulso p e stato di polarizzazione descritto dallindice r, al
primo ordine nella lagrangiana di interazione, lampiezza di transizione risulta essere
= >
4
A = 0| b(k, s) i d xLI (x) b (p, r) |0
= ie d4 x A0 (x) 0| b(k, s) (x) 0 (x)b (p, r) |0
= (

ie
(

2(E(p) E(k)) u(k, s) 0 u(p, r)


2E(p) 2E(k)V
d3 x A0 (x) eix(pk) .

(5.44)

Siccome il campo esterno classico (5.43) rompe linvarianza per traslazioni spaziali, nellampiezza (5.44) appare solamente la delta di conservazione dellenergia. La trasformata
di Fourier del campo esterno rispetto allimpulso trasferito (k p) vale
Ze
d3 x A0 (x) eix(pk) =
.
(5.45)
|p k|2
Quindi lespressione (5.44) diventa
A=

iZe2 2(E(p) E(k))


(
(
u(k, s) 0 u(p, r) .
|p k|2 2E(p) 2E(k)V

(5.46)

Dividendo la probabilit`a di transizione per unit`a di tempo rispetto al flusso incidente che
vale |v|/V , dove v = p/E(p) denota la velocit`a dellelettrone incidente, si ottiene la
sezione durto
2
%2
Z 2 em
(E(p) E(k)) d3 k %%
0
% ,
d =
u(k,
s)
u(p,
r)
(5.47)
|p k|4
|p|
E(k)
dove e` stata introdotta la costante di struttura fine elettromagnetica
em

1
e2

.
=
4
137

(5.48)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

64

Utilizzando la relazione
d3 k = d |k|2 d |k| = d |k| E(k) dE(k) ,

(5.49)

dallespressione (5.47) segue


2
%
%
Z 2 em
d
%u(k, s) 0 u(p, r)%2 .
=
d
|p k|4

(5.50)

A questo punto, prendendo la media degli stati iniziali e la somma sugli stati finali di
polarizzazione, si ricava
2
)
d
Z 2 em
=
| u(k, s) 0 u(p, r) |2 .
d
2 |p k|4 r,s

Le propriet`a degli spinori implicano


?
@
)
0
2
0
0
/
| u(k, s) u(p, r) | = Tr (k + m) (/
p + m)
r,s

&
'
= 4 2E(p)E(k) p k + m2 .

(5.51)

(5.52)

Sia langolo di diffusione dellelettrone e v il modulo della velocit`a dellelettrone, | p | =


vE; allora si ottiene
E(p) = E = E(k) , |p| = |k| = vE , |p k|4 = 16v 4 E 4 sin4 /2
p k = m2 + v 2 E 2 (1 cos) = m2 + 2v 2 E 2 sin2 /2 ,
(5.53)
e la sezione durto (5.51) assume la forma [3]
&
'
Z 2 2
d
= 4 2 em4
1 v 2 sin2 /2 .
d
4v E sin /2

(5.54)

5.6 Propagatore
Gli esempi precedenti hanno illustrato come calcolare lampiezza di transizione (5.7) in
casi molto semplici. Si considerino ora gli aspetti generali del problema. Come mostrato
in equazione (5.4), lampiezza (5.7) viene calcolata facendo uno sviluppo in potenze della
lagrangiana di interazione
n )
i

i0
A(k ; k) = e
d4 x1 d4 xn 0| a1 (k1 ) a2 (k2 )
n!
n=0
T [ LI (x1 ) LI (x2 ) LI (xn )] a1 (k1 ) a2 (k2 ) |0 .

(5.55)

La lagrangiana di interazione e` in generale un polinomio dei campi e delle loro derivate.


Ogni termine
0|a1 (k1 )a2 (k2 ) T [ LI (x1 ) LI (x2 ) LI (xn )] a1 (k1 )a2 (k2 ) |0

(5.56)

risulta non nullo quando, muovendo a destra gli operatori di annichilazione e a sinistra
gli operatori di creazione fino ad applicarli sul vuoto, tutti gli operatori di annichilazione

Calcolo dei processi elementari

65

e di creazione esplicitamente mostrati nella espressione (5.56) vengono eliminati


utilizzando le regole di commutazione. Quel che resta eventualmente da calcolare, allora,
e` il valor medio sul vuoto del prodotto di un certo numero di operatori di campo, o delle
loro derivate, ordinati cronologicamente secondo il T-prodotto
A
B
0| T i (xi ) j (xj ) k (xk ) |0 .
(5.57)

Per valutare lespressione (5.57), e` sufficiente conoscere i valori medi del prodotto T
ordinato delle singole coppie di operatori,
0| T [ (x) (y) ] |0 = (x) (y) .

(5.58)

Se gli operatori di creazione e di annichilazione contenuti nei campi (x) e (y) si


riferiscono a particelle diverse tra loro, la quantit`a (5.58) assume il valore nullo. Mentre se
i campi (x) e (y) si riferiscono allo stesso tipo di particelle, allora la quantit`a (5.58)
e` non nulla e la funzione (x) (y) rappresenta il cosiddetto propagatore di Feynman.
Siccome gli operatori di campo sono lineari negli operatori di creazione ed annichilazione
per le particelle e il commutatore (od anticommutatore) tra due operatori di creazione ed
annichilazione e` un numero, che commuta con tutti gli altri operatori, vale2 il seguente
Teorema 3 (Teorema di Wick). Il valor medio del prodotto T-ordinato di un numero
fissato di campi soddisfa la relazione
0| T [1 (x1 ) 2 (x2 ) n (xn )] |0 =
n
?
@
)
=
i 1 (x1 ) i (xi ) 0| T 2 (x2 ) /i (xi ) n (xn ) |0 ,

(5.59)

i=2

dove il simbolo /i (xi ) indica che il campo i (xi ) e` stato eliminato. Il fattore moltiplicativo i e` uguale allunit`a quando i campi 1 e i sono di tipo commutante (statistica di Bose); mentre, se questi campi sono anticommutanti (statistica di Fermi), si
ha i = (1)fi dove fi e` il numero di campi anticommutanti compresi tra 1 e i
nellespressione di partenza.
Utilizzando in maniera ricorsiva la relazione (5.59), lampiezza (5.57) risulta uguale alla
somma di prodotti di propagatori. Il valor medio del prodotto T-ordinato di un numero
dispari di campi e` nullo.
Per illustrare lutilizzo del Teorema di Wick, e` utile considerare due esempi. Nel caso
di un campo scalare reale, si ha
0|T[(1)(2)(3)(4)]|0 = (1) (2) (3) (4) +
+ (1) (3) (2) (4) + (1) (4) (2) (3) .

(5.60)

Mentre nel caso di un campo spinoriale, si ottiene


B
A
0| T (1) (2) (3) (4) |0 = (1) (3) (2) (4) + (1) (4) (2) (3) .
(5.61)
2

J. Schwinger, Particles, Sources, and Fields, volumes I, II and III, Advanced Book Program, Perseus
Books Publishing L.L.C. (Reading MA, 1970).

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

66

Loperazione di sostituire due campi mediante il propagatore corrispondente si chiama


anche contrazione di Wick. Una semplice regola permette di ottenere i prodotti di propagatori col giusto segno; quando si effettua una contrazione di Wick tra due campi occorre
modificare, se necessario, lordinamento di questi operatori in modo tale da disporli in posizioni consecutive. Nel modificare la posizione degli operatori, occorre ricordare che gli
operatori di campo di tipo commutante che seguono la statistica di Bose commutano
con tutti gli altri operatori, mentre gli operatori di tipo anticommutante che seguono la
statistica di Fermi anticommutano tra loro.

5.6.1 Calcolo del propagatore per campo scalare


Nel caso di un campo scalare reale (x) la cui dipendenza dagli operatori di creazione
e di annichilazione per le particelle e` mostrata in equazione (3.3) si ottiene
0|T [(x)(y)] |0 = (x0 y 0 )0|(x)(y)|0 + (y 0 x0 )0|(y)(x)|0
?
@
d3 k
0
0 ik(xy)
0
0 ik(yx)
=
(x

y
)e
+
(y

x
)e
.
(5.62)
(2)3 2E(k)
Come verr`a dimostrato nella prossima sezione, vale la seguente identit`a
0 0
@
1 ? 0 iEx0
dk 0
i eik x
0 iEx0
=
(x )e
+ (x )e
,
2 (k 0 )2 k2 m2 + i
2E(k)

(5.63)

in cui rappresenta un parametro reale positivo infinitesimo che va messo a zero dopo
aver effettuato lintegrale. Allora lespressione (5.62) assume la forma manifestamente
covariante
eik(xy)
d4 k
.
(5.64)
0|T [(x)(y)] |0 = i
(2)4 k 2 m2 + i

5.6.2 Componenti del propagatore


In base alla definizione (2.9) del T-prodotto e tenendo conto della dipendenza degli operatori di campo in rappresentazione di interazione dagli operatori di creazione e di annichilazione per le particelle discussa nel Capitolo 3 si pu`o procedere al calcolo esplicito
dei vari propagatori. I risultati sono di seguito riportati.
Campo scalare reale
0| T [ (x) (y) ] |0 = (x) (y) = i(x y) ,
dove
(x y) =

eik(xy)
d4 k
.
(2)4 k 2 m2 + i

(5.65)
(5.66)

Campo scalare complesso


Lunica componente non nulla del propagatore vale
0| T [ (x) (y) ] |0 = (x) (y) = i(x y) .

(5.67)

Calcolo dei processi elementari

67

Campo vettoriale reale massiccio


0| T [ B (x) B (y) ] |0 = B (x) B (y) = iD (x y) ,
dove
D (x y) =

d4 k ik(xy) + k k /m2
e
.
(2)4
k 2 m2 + i

(5.68)

(5.69)

Campo vettoriale complesso massiccio


0| T [ U (x) U (y) ] |0 = U (x) U (y) = iD (x y) .

(5.70)

Campo vettoriale reale di massa nulla

0| T [ A (x) A (y) ] |0 = A (x) A (y)


= i 0 (x y) + termini di gauge ,
dove
0 (x y) =

d4 k eik(xy)
.
(2)4 k 2 + i

(5.71)

(5.72)

Lespressione (5.71) contiene una parte non esplicita che e` determinata dalla particolare
scelta della gauge.
Campo spinoriale

dove

A
B
0| T (x) (y) |0 = (x) (y) = iS (x y) ,
S (x y) =

k + m)
d4 k ik(xy) ( /
e
.
4
2
(2)
k m2 + i

(5.73)

(5.74)

Le espressioni dei propagatori nello spazio degli impulsi contengono al denominatore il


parametro infinitesimo reale positivo ed e` sottinteso che, dopo aver calcolato le ampiezze di interesse, questo parametro deve essere mandato a zero. Questa prescrizione,
chiamata prescrizione- di Feynman, garantisce che il risultato finale che si ottiene sia
consistente con la propriet`a di causalit`a e di positivit`a dellenergia. Si ricordi che quando
alcune derivate spazio-temporali agiscono sui campi che appaiono nel T-prodotto, allora
in accordo con la definizione (2.10) il valor medio corrispondente si ottiene semplicemente applicando le derivate al propagatore che e` definito per i campi liberi senza
derivate.

5.6.3 Funzione di Green


Il propagatore rappresenta la funzione di Green causale associata allequazione del moto
per campi liberi; equivalentemente, il propagatore corrisponde allinverso delloperatore

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

68

differenziale che interviene nella lagrangiana libera. Per esempio, la lagrangiana libera
(3.1) per un campo scalare reale si pu`o riscrivere come
&
'

2
4 1
(5.75)
S0 = d x 2 (x) m (x) = d4 x 12 (x) Q (x) ,
in cui loperatore differenziale Q = ( m2 ), che appare nella lagrangiana (5.75),
interviene anche nellequazione del moto per il campo (x)
&
'
Q (x) = m2 (x) = 0 .
(5.76)

Proposizione 1. Le regole di commutazione canoniche implicano che il propagatore per


il campo (x) debba soddisfare la relazione
Q (x) (y) = i 4 (x y) .

(5.77)

Dimostrazione. Dalla definizione (2.9) di T-prodotto segue

0|T [(x)(y)] |0 = (x0 y 0 )0|(x)(y) (y)(x)|0 +


x0
+ (x0 y 0 )0|(x)(y)|0

+ (y 0 x0 )0|(y)(x)|0

. (5.78)
Siccome a tempi uguali i campi commutano, [(x0 , x), (x0 , y)] = 0, il primo termine
nel membro di destra dellequazione (5.78) si annulla. Allora
*

x0

+2

0|T [(x)(y)] |0 = (x0 y 0 )0|(x)(y)

(y)(x)|0

+
+ (x0 y 0)0|(x)(y)|0

+ (y 0 x0 )0|(y)(x)|0

(5.79)

La regole (2.20) e (2.21) della quantizzazione canonica implicano per il campo scalare
[(x
0 , x), (x0 , y)] = i(x y), per cui
Q 0|T [(x)(y)] |0 = i 4 (x y) + (x0 y 0 )0|Q (x) (y)|0 +
(y 0 x0 )0|(y) Q (x)|0 .
(5.80)
Siccome loperatore di campo (x) soddisfa lequazione del moto (5.76), lequazione
(5.80) risulta equivalente alla relazione (5.77).
Naturalmente, e` immediato verificare che lespressione esplicita (5.64) del propagatore
del campo scalare (x) verifica lequazione (5.77). Siccome la funzione 4 (x y) rappresenta la matrice unit`a nello spazio delle x, lequazione (5.77) mostra in che senso
(x) (y) pu`o essere considerato linverso delloperatore Q. Pi`u precisamente, dalla relazione (5.77) segue che (x) (y) equivale a una funzione di Green associata allequazione
del moto per il campo (x) (moltiplicata per il fattore immaginario i). Lintroduzione
della prescrizione- di Feynman assicura che la funzione di Green (x) (y) sia causale
ed in accordo con la positivit`a dellenergia. Utilizzando loperatore differenziale appropriato per le varie equazioni del moto, la struttura dellequazione (5.77) risulta valida
anche per i propagatori associati ai diversi operatori di campo.

Calcolo dei processi elementari

69

5.7 Struttura analitica del propagatore e diagrammi di


Feynman
Per analizzare gli effetti della prescrizione- di Feynman, si consideri per semplicit`a il
propagatore di un campo scalare reale
(x) (y) = i

d4 k eik(xy)
.
(2)4 k 2 m2 + i

(5.81)

Per ogni valore fissato dellimpulso spaziale k, lintegrando che appare in equazione
(5.81) possiede due poli nel piano complesso della variabile di integrazione k 0 . Al primo
ordine in > 0, le posizioni di questi due poli nel piano complesso di k 0 sono dati da
(

= (k)2 + m2 i (
= E(k) i
.
2
2
2E(k)
2 (k) + m

(5.82)

(
dove E(k) = (k)2 + m2 > 0. Lintegrale nella variabile reale k 0 , che appare nellespressione (5.81), corrisponde al cammino di integrazione lungo lasse reale nel piano
complesso k 0 ; questo cammino e le posizioni dei poli (5.82) sono mostrati in Figura 5.1.
Nel limite 0, i poli si posizionano sullasse reale; quindi, la prescrizione- di Feynman rappresenta semplicemente una ricetta che determina univocamente il modo di contornare i poli sullasse reale.
Im k 0

Re k 0

Figura 5.1 Piano complesso dellenergia.


Questa prescrizione e` in accordo col fatto che, a causa della positivit`a dellenergia, non
si devono incontrare singolarit`a nel prolungamento analitico Euclideo t i . Infatti,
per mantenere la dipendenza funzionale standard dalle coordinate e dai momenti
nelle trasformate di Fourier, quando si effettua il prolungamento analitico t i nelle
coordinate risulta conveniente effettuare simultaneamente la sostituzione k 0 i negli
impulsi. In base alla prescrizione-, nel piano complesso k 0 i poli vengono contornati in
modo tale che il cammino di integrazione pu`o essere trasformato con continuit`a (mediante
una rotazione di 90 gradi in senso antiorario) in un nuovo cammino diretto lungo lasse
immaginario nel piano complesso k 0 senza incontrare singolarit`a. Conseguentemente, la
prescrizione- e` in accordo con lesistenza del prolungamento analitico Euclideo.
Si consideri ora il calcolo esplicito dellintegrale nella variabile k 0 che appare nellespressione del propagatore. Quando lintervallo temporale x0 y 0 e` positivo, lintegrale
(5.81) pu`o essere effettuato utilizzando il cammino mostrato in Figura 5.2 nel limite in cui
il raggio del semicerchio nel semipiano complesso tende allinfinito. In base al teorema

70
dei residui, si ottiene
(x) (y) =

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

d3 k
0
0
eik(xy) ei(x y )E(k) ,
3
(2) 2E(k)

per x0 y 0 > 0 .

(5.83)

In maniera analoga si calcola lintegrale quando lintervallo temporale x0 y 0 e` negativo.


Sommando i due contributi, si ottiene infine
?
d3 k
ik(xy)
0
0 i(x0 y 0 )E(k)
e
(x

y
)e
(x) (y) =
(2)3 2E(k)
@
0
0 i(y 0 x0 )E(k)
+ (y x )e
.
(5.84)
Lespressione (5.84) pu`o essere interpretata nel limite formale in cui la massa della particella tende allinfinito come lampiezza di transizione per una particella che e` creata
ed annichilata in corrispondenza dei punti x ed y dello spazio di Minkowski. Pi`u precisamente, quando t = x0 y 0 > 0, una particella viene creata in un intorno del
punto di coordinate y e viene annichilata in un intorno del punto x; lindeterminazione
spaziale e` fissata dalla lunghezza donda Compton x 1/m. Similmente, quando
t = y 0 x0 > 0, una particella viene creata in un intorno del punto di coordinate x e
viene annichilata in un intorno del punto y.
Im k 0

Re k 0

Figura 5.2 Cammino di integrazione.


Levoluzione temporale, tra il momento di creazione e di annichilazione della particella,
che appare nellespressione (5.84) fa intervenire unicamente il valore positivo dellenergia.
Infine, il fattore di normalizzazione 2E(k) al denominatore dellintegrando nella formula
(5.84) garantisce linvarianza relativistica della misura di integrazione d3 k/2E(k). La
contrazione di Wick (x) (y) rappresenta quindi lampiezza di transizione causale relativistica associata ad una particella che nel limite non relativistico propaga tra i punti
di coordinate x ed y ; per questo motivo (x) (y) e` chiamato il propagatore.

5.7.1 Asimmetrie e causalit`a


Il propagatore di Feynman ha un ruolo fondamentale nella descrizione delle interazioni tra
le particelle elementari che viene fornita dallo sviluppo perturbativo in teorie quantistiche
di campo. La definizione di propagatore 0|T [(x)(y)] |0 potrebbe risultare non naturale e potrebbe apparire piuttosto asimmetrica sia nei riguardi della variabile temporale,

Calcolo dei processi elementari

71

sia per quanto riguarda lintroduzione della prescrizione-. In realt`a, il formalismo utilizzato nelle teorie di campo e` in accordo coi dati sperimentali, in base ai quali ogni particella
propaga in maniera relativistica nel tempo con energia positiva e viene eventualmente
rilevata solo dopo essere stata creata. Infatti, la presenza del T-prodotto nella definizione
del propagatore fa s` che, inizialmente, un operatore di creazione agisca sul vuoto per
originare uno stato di singola particella e solo successivamente un operatore di annichilazione riconduca lo stato del sistema al vuoto. Per quanto riguarda la propagazione della
particella nellintervallo tra la sua creazione e la sua annichilazione la prescrizione-
esprime in maniera relativisticamente invariante la positivit`a dellenergia.

5.7.2 Diagrammi di Feynman


Si consideri in generale il calcolo delle ampiezze di transizione mediante il metodo perturbativo. Ad ogni ordine perturbativo fissato, cio`e ad ogni ordine fissato delle potenze
delle costanti di accoppiamento, il contributo allampiezza pu`o essere descritto mediante
opportuni grafici chiamati diagrammi di Feynman in cui
ogni diagramma rappresenta unampiezza ovvero un numero complesso;
ogni diagramma e` composto da linee e da vertici (o vertici di interazione). I vertici
sono i punti in cui varie linee si uniscono. Le linee possono essere interne od esterne
al diagramma. Entrambe le estremit`a di una linea interna appartengono a vertici.
Una linea e` esterna se almeno una sua estremit`a non appartiene ad un vertice;
ogni propagatore e` rappresentato da una linea interna;
le funzioni donda degli stati iniziali e finali (od i corrispondenti numeri quantici)
sono rappresentate da linee esterne;
per ogni tipo di termine nella lagrangiana di interazione corrisponde un tipo di
vertice nei diagrammi. Se un determinato termine della lagrangiana di interazione
e` un monomio di grado n nei campi, il corrispondente vertice dei diagrammi di
Feynman e` il punto di incontro di n linee.
I diagrammi di Feynman risultano particolarmente convenienti per descrivere lo sviluppo
perturbativo nel calcolo delle ampiezze di transizione. Figura 5.3 contiene due esempi di
diagrammi di Feynman. Le linee esterne dei diagrammi corrispondono agli stati asintotici
iniziale e finale delle particelle. Mentre le linee interne dei diagrammi, che rappresentano propagatori di Feynman, corrispondono alla evoluzione degli stati intermedi che si
incontrano in teoria perturbativa. Una linea interna di un diagramma viene generalmente
indicata come la propagazione di una particella virtuale il cui impulso non soddisfa in
generale la condizione di mass-shell p2 = m2 ; gli stati corrispondenti a una particella
virtuale non compaiono tra gli stati asintotici iniziale e finale bens` appaiono nelle somme
sugli stati intermedi dello sviluppo perturbativo dellampiezza.

5.8 Scattering Compton


Per illustrare luso del Teorema di Wick nel calcolo delle ampiezze, si consideri il processo di scattering elettromagnetico in cui si ha un elettrone ed un fotone nello stato

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

72

iniziale ed un elettrone ed un fotone nello stato finale. Lo stato iniziale sia specificato da
|in = b (p1 , r) a(k1 ) |0 ,

(5.85)

dove lelettrone si trova nello stato di polarizzazione descritto dallindice r mentre il fotone si trova nello stato di polarizzazione rettilinea corrispondente allindice . Lo stato
finale sia descritto da
out| = 0| b(p2 , s) a (k2 ) .
(5.86)
La lagrangiana di interazione vale LI (x) = e(x) (x) A (x); quindi, al secondo
ordine nella costante di accoppiamento, lampiezza risulta essere
e2
4
d x d4 y 0| b(p2 , s) a (k2 )
A =
2
C
D
T (x) (x)A (x) (y) (y)A (y) b (p1 , r) a(k1 ) |0 .

(5.87)

Loperatore a (k2 ) pu`o eliminare un operatore di creazione contenuto in A (x) oppure


contenuto in A (y). Queste due possibilit`a danno origine a due contributi tra loro identici; quindi, e` sufficiente considerare uno solo di essi e moltiplicare per un fattore due. Si
assuma, per esempio, che a (k2 ) elimini un operatore di creazione contenuto in A (x).
Allora, loperatore a (k1 ) deve eliminare un operatore di annichilazione contenuto necessariamente in A (y). Pertanto si ottiene
e2
A =
V

eik2 x eik1 y ()
(
d4 y (
(k2 ) ()
(k1 )
2|k2 | 2|k1 |
D
C
0| b(p2 , s) T (x) (x) (y) (y) b (p1 , r)|0 . (5.88)
4

dx

Loperatore b(p2 , s) pu`o eliminare un operatore di creazione contenuto in (x) oppure in


(y). Nel primo caso, loperatore b (p1 , r) deve eliminare un operatore di annichilazione
contenuto in (y) mentre, nel secondo caso, b (p1 , r) deve eliminare un operatore di
annichilazione contenuto in (x). Questi due contributi non sono equivalenti e vanno
sommati.
p

k2

k2

k1

k1

(a)

(b)

Figura 5.3 Scattering Compton elettrone-fotone.


Avendo eliminato b(p2 , s) e b+ (p1 , r), restano due operatori di campo fermionici su cui

Calcolo dei processi elementari

73

effettuare la contrazione di Wick. In conclusione, lampiezza (5.88) assume la forma [3]


ie2 (2)4 4 (p1 + k1 p2 k2 )
(
A =

4V 2
E(p1 )E(p2 )|k1 | |k2 |
0
p/1 + /
k1 + m
/() (k1 ) u(p1 , r) +
u(p2 , s) /() (k2 )
2
(p1 + k1 ) m2 + i
1
p/1 /
k2 + m
()
()
+u(p2 , s) / (k1 )
/ (k2 ) u(p1 , r) . (5.89)
(p1 k2 )2 m2 + i

Lampiezza di transizione (5.89) ammette una descrizione in termini di diagrammi di


Feynman. Utilizzando una linea continua per il campo spinoriale ed una linea ondulata
per il campo vettoriale, i due contributi allampiezza (5.89) sono descritti dai diagrammi
di Figura 5.3(a) e Figura 5.3(b). I diagrammi di Figura 5.3 contengono due vertici di interazione poiche lampiezza (5.89) e` stata ottenuta utilizzando il quadrato dellazione di
interazione ed e` del secondo ordine nella costante di accoppiamento. In ciascun vertice si
riuniscono tre linee: una linea ondulata corrispondente al campo A e due linee continue
che sono associate ai campi e . Il diagramma di Figura 5.3(a) indica lampiezza di
scattering relativa al passaggio dellelettrone e del fotone dallo stato iniziale allo stato
finale tramite la propagazione nello stato intermedio di un elettrone virtuale con quadrimpulso (p1 + k1 ). Il diagramma di Figura 5.3(b) rappresenta lampiezza associata allo
scambio di un elettrone virtuale con quadrimpulso (p1 k2 ).

5.9 Scattering neutrone neutrone


I dati sperimentali mostrano che linterazione tra la particella neutrone di spin 1/2 e
carica elettrica nulla e il mesone 0 (il neutrone interagisce anche con numerose altre
particelle) pu`o essere descritta, in prima approssimazione, da
SI = ig

d4 x 0 (x) n (x) 5 n (x) ,

(5.90)

dove n (x) denota il campo spinoriale associato alla particella neutrone e g denota una
opportuna costante di accoppiamento adimensionale. Le interazioni tra i barioni ed i
mesoni verranno discusse dettagliatamente in seguito; per gli scopi del presente capitolo,
lespressione (5.90) rappresenta un semplice esempio di azione di interazione mediante
la quale illustrare il calcolo della ampiezza di transizione in un processo di scattering.
Il contributo dellinterazione (5.90) allampiezza di transizione nello scattering neutrone-neutrone e` descritto al secondo ordine nella costante di accoppiamento g dai
diagrammi mostrati in Figura 5.4, in cui il propagatore del campo 0 (x) e` rappresentato
dalla linea tratteggiata. Siano k1 e p1 i valori degli impulsi dei neutroni nello stato iniziale,
e k2 e p2 gli impulsi dello stato finale. Lampiezza di scattering e` data da
g2
A =
2

dx

d4 y 0 (x) 0 (y) 0| b(p2 , r2 ) b(k2 , s2 )

n (x) 5 n (x) n (y) 5n (y) b(p1 , r1 ) b (k1 , s1 ) |0 .

(5.91)

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

74

Eliminando gli operatori di creazione e di annichilazione dei neutroni che appaiono negli
stati asintotici si ottiene
8
g2
4
4
0
0
A =
d x d y (x) (y)
2
eip1 x eik1 y eik2 x eip2 y
( ( ( (
u(k2 , s2 ) 5 u(p1 , r1 ) u(p2 , r2 ) 5 u(k1 , s1 )
2
4 Ep1 Ek1 Ep2 Ek2 V
9
eip1 x eik1 y eik2 y eip2 x
5
5
( ( ( (
u(p2 , r2 ) u(p1 , r1 ) u(k2 , s2 ) u(k1 , s1 ) (5.92)
.
4 Ep1 Ek1 Ep2 Ek2 V 2
k2

k2

k1

k1

Figura 5.4 Scattering neutrone-neutrone.


Inserendo nella formula (5.92) lespressione del propagatore del mesone 0 , di massa m,
si ricava
8
d4 k
1
(2)4 (k2 + p2 k1 p1 )
ig 2
( ( ( (
A =
8
(2)4 k 2 m20 Ep1 Ek1 Ep2 Ek2 V 2

(2)4 (k + k2 p1 ) u(k2 , s2 ) 5 u(p1 , r1 ) u(p2 , r2 ) 5 u(k1 , s1 )


9
5
5
4
+(2) (k p1 + p2 ) u(p2 , r2 ) u(p1 , r1 ) u(k2 , s2 ) u(k1 , s1 ) ,(5.93)

da cui segue che lampiezza invariante vale


8
ig 2
1
M =
u(p2 , r2 ) 5 u(p1 , r1 ) u(k2 , s2 ) 5 u(k1 , s1 )
2 (p2 p1 )2 m20
9
1
5
5
u(k2 , s2 ) u(p1 , r1 ) u(p2 , r2 ) u(k1 , s1 ) . (5.94)

(k2 p1 )2 m20

I due termini che appaiono nella formula (5.94) corrispondono ai due diagrammi di Feynman della Figura 5.4 e sono in accordo con lantisimmetria dei vettori di stato per scambio
delle variabili di particelle identiche che seguono la statistica di Fermi-Dirac. Utilizzando
il formalismo della teoria dei campi quantizzati ovvero il formalismo della cosiddetta
seconda quantizzazione la propriet`a di simmetria o antisimmetria degli stati per scambio di particelle identiche risulta automaticamente verificata.

5.10 Potenziale elettrostatico


In molti casi risulta che le interazioni efficaci tra particelle si possono interpretare in
teoria perturbativa come originate dallo scambio di una particella virtuale, spesso de-

Calcolo dei processi elementari

75

nominata bosone (o mesone) intermedio. A questo proposito risulta significativo mostrare


come si manifesta e come si calcola nel formalismo della teoria di campo il potenziale elettrostatico tra cariche elettriche.
Per determinare il potenziale elettrostatico occorre considerare il limite in cui due
cariche elettriche puntiformi Q1 e Q2 sono poste a riposo nei punti x1 e x2 dello spazio;
lenergia di interazione tra queste cariche al variare della distanza relativa identifica
il cosiddetto potenziale elettrostatico. Risulta pertanto utile sostituire, nella lagrangiana
di interazione dellelettrodinamica quantistica LI = e(x) (x)A (x), loperatore
corrente elettromagnetica e(x) (x) con una opportuna corrente classica j (x). Sia
quindi
LI (x) = j (x) A (x) ,
(5.95)
dove la corrente j (x) che deve essere conservata per mantenere linvarianza di gauge
dellespressione (5.95) assume la forma
j 0 (x) = j 0 (x) = Q1 (x x1 ) + Q2 (x x2 ) ,

Q1

j(x) = 0 .

(5.96)

Q2

Figura 5.5 Scambio di un fotone virtuale.


Lampiezza A determinata dallo scambio di un fotone virtuale, schematicamente indicata dal diagramma di Figura 5.5, vale
1
4
A = 2 d x d4 y j 0 (x) j 0(y) A0 (x) A0 (y) ;
(5.97)
trascurando le auto-interazioni di ciascuna carica con s`e stessa che non sono rilevanti
per il calcolo del potenziale elettrostatico tra due cariche distinte si ottiene
0
A = Q1 Q2 dx
dy 0 A0 (x0 , x1 ) A0 (y 0, x2 )
0 0
0
d4 k eik(x1 x2 ) eik (x y )
0
0
.
(5.98)
= iQ1 Q2 dx
dy
(2)4 (k 0 )2 (k)2 + i
Siccome la corrente classica e` conservata, larbitariet`a dovuta alla scelta della gauge
della forma del propagatore per il campo vettoriale A (x) e` del tutto irrilevante (ovvero,
senza conseguenze) e lespressione (5.98) e` univoca. Integrando nella variabile y 0 si
ricava
d3 k eik(x1 x2 )
0
A = iQ1 Q2 dx
(2)3 (k)2
+
*
Q1 Q2
0
.
(5.99)
= i dx
4 |x1 x2 |

76

E. Guadagnini - Lezioni di Fisica Teorica

Lampiezza A rappresenta unazione moltiplicata per i, e lazione e` lintegrale nel tempo


della lagrangiana che, in assenza
. di0 termine cinetico, coincide con lopposto dellenergia
potenziale Vpot , ovvero A = i dx (Vpot ). Dallequazione (5.99) si ricava quindi
Vpot =

Q1 Q2
,
4 |x1 x2 |

(5.100)

che rappresenta lenergia potenziale elettrostatica tra due cariche, nelle notazioni (3.36)
in cui la lagrangiana libera per il campo elettromagnetico vale L = (1/4)F F .

5.11 Soluzione perturbativa delle equazioni del moto


In quanto funzione di Green associata alle equazioni del moto per campi liberi, il propagatore interviene in maniera essenziale nel risolvere in maniera perturbativa le
equazioni del moto nel caso interagente. Si consideri per esempio la seguente equazione
del moto per il campo scalare (x)
( 2 m2 )(x) (g/6)3(x) = J(x) ,

(5.101)

dove J(x) rappresenta una funzione assegnata chiamata anche sorgente classica e g
denota una opportuna costante di accoppiamento. Volendo determinare il valore di (x)
che soddisfa lequazione (5.101) in funzione di J(x), si pu`o utilizzare il metodo perturbativo che e` basato su uno sviluppo di (x) in potenze della costante di accoppiamento
(x) = 0 (x) + g1 (x) + g 2 2 (x) +

(5.102)

Inserendo lespressione (5.102) in equazione (5.101) ed uguagliando i termini con le


stesse potenze della costante di accoppiamento, si ottiene un insieme di equazioni che
risolte ricorsivamente permettono di determinare n (x) per ogni n. Allordine zero
in potenze di g, si ottiene
( 2 m2 )0 (x) = J(x) ,

(5.103)

la cui soluzione e` formalmente data da


*
? &
@
'
2
2 1
0 (x) = i m
iJ (x) =
In base alla Proposizione 1, i ( 2 m2 )

i
2 m2

iJ .

(5.104)

rappresenta precisamente il propagatore

(x) (y) = i(x y) per il campo scalare (x), e lespressione (5.104) significa
0 (x) = d4 y i(x y) iJ(y) .
(5.105)
Il risultato (5.105) per 0 (x) pu`o essere rappresentato dal diagramma di Figura 5.6(a), in
cui la linea continua rappresenta il propagatore per il campo (x) e la zona tratteggiata
denota il termine di sorgente iJ(y).

Calcolo dei processi elementari

77

(a)

(b)

Figura 5.6 Diagrammi che rappresentano le espressioni (5.106) e (5.108).


Al primo ordine in potenze di g si ricava
( 2 m2 )1 (x) = (1/6)30(x) ,

(5.106)

la cui soluzione
1 (x) =

i
2
m2

(i/6)

=*

i
2
m2

iJ

>3

(5.107)

pu`o essere rappresentata dal diagramma di Figura 5.6(b). Lequazione (5.107) si pu`o
riscrivere in dettaglio come
1 (x) =

d y i(x y)(i/6)

=-

d z i(y z)iJ(z)

>3

(5.108)

In generale, lo sviluppo perturbativo (5.102) della soluzione dellequazione del moto


(5.101) e` costituito dalla somma di diagrammi aventi una struttura ad albero e vertici
4-valenti; per esempio, il diagramma di Figura 5.7 rappresenta un contributo a 4 (x).

Figura 5.7 Contributo a 4 (x).


Il ruolo che questi diagrammi ad albero hanno nellambito delle teorie quantistiche di
campo verr`a discusso nei prossimi capitoli.