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Associazione Nazionale Industrie Manufatti Cementizi

Sezione Produttori Tubi per Acquedotti

MANUALE DI PROGETTAZIONE ED UTILIZZO

TUBAZIONI IN C.A. ORDINARIO E PRECOMPRESSO PER CONDOTTE IN PRESSIONE

ASSOBETON

La redazione del presente manuale stata curata dal


Prof. Ing. Roberto Guercio, ordinario di costruzioni
idrauliche, marittime e di idrologia presso luniversit
Sapienza di Roma.

SIFONE DI SEGARIU - CAGLIARI


Doppia canna in c.a.p. DN 3.200 mm

SEZIONE TUBI PER ACQUEDOTTI


Tubi in pressione in cemento armato ordinario e precompresso,
per acquedotti idropotabili, irrigui, industriali e per scarichi.

AZIENDE ADERENTI ALLA SEZIONE


Sede legale:

Stabilimenti:

OPERE IDRICHE S.p.A.

74016 MASSAFRA (TA)


S.S. 7 Appia Km 635,700

Via Guidubaldo del Monte, 13 00197 Roma


Tel. 06 8070281
Fax 06 8083292
mail: opop@iol.it
web: www.operepubbliche.it

07040 OLMEDO (SS)


Localit Rudas
33097 SPILIMBERGO (PN)
Via Val Cellina
Zona Industriale Nord Istrago

Sede legale:

Stabilimenti:

SAFAB S.p.A.

09034 ELMAS (CA)


Viale del Pino Solitario

Via dellAntartide, 7 00144 Roma


Tel. 06 5922999
Fax 06 5926417
mail: info@safab.it
web: www.safab.it

71016 SAN SEVERO (FG)


S.S. 16 Adriatica km 654,300

Sede legale:

Stabilimenti:

VIANINI INDUSTRIA S.p.A.

70025 GRUMO APPULA (BA)


S.P. 1 Binetto-Bitetto km 2

Via Montello, 10 00195 Roma


Tel. 06 374921
Fax 06 37492383
mail: e.tusino@vianinigroup.it

74013 GINOSA (TA)


S.P. 154 Ginosa Bernarda km 8,500
07046 PORTO TORRES (SS)
Zona Industriale

SCOPO DEL MANUALE


Questo manuale ha lo scopo di indirizzare progettisti, committenze, utilizzatori ed imprese
esecutrici verso una oculata valutazione delle caratteristiche e dei conseguenti vantaggi tecnico
prestazionali dei tubi in cemento armato ordinario e precompresso ai fini del loro corretto
impiego nella realizzazione di condotte per adduzioni idriche in pressione.
Lobiettiva preliminare disamina delle componenti caratteriali di questi manufatti, pu peraltro
essere un valido aiuto, nella fase di impostazione progettuale di una condotta, per la scelta del
materiale tubolare da impiegare.

ACQUEDOTTO DELLA CAMPANIA OCCIDENTALE - 3 LOTTO


Posa in opera di condotta in c.a.p. DN 2.100 mm affiancata

MANUALE DELLE TUBAZIONI IN C.A.

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MANUALE DELLE TUBAZIONI IN C.A. ORDINARIO E


PRECOMPRESSO PER CONDOTTE IN PRESSIONE

1. Introduzione

2. Evoluzione dei principi produttivi e delle tipologie

3. Produzione e collaudo idraulico in stabilimento

15

4. La normativa di riferimento

20

5. Trasporto, posa e collaudo in opera

24

a) Carico in stabilimento

24

b) Trasporto

25

c) Scarico in cantiere

26

d) Sfilamento

27

e) Scavo e preparazione del letto di posa

28

f) Posa in opera

31

g) Collaudo della condotta a giunti scoperti

36

h) Rinterro definitivo e collaudo finale

38

6. Giunti e pezzi speciali

39

I - Problematiche di carattere statico criteri di progettazione

42

II - Problematiche di carattere idraulico

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Manuale tubazioni CAP

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MANUALE DELLE TUBAZIONI IN C.A.

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1. Introduzione
Le tubazioni in C.A. ordinario e precompresso per il convogliamento dei fluidi in pressione
costituiscono, nellambito del proprio campo applicativo, la soluzione pi valida dal punto
di visto tecnico economico evidenziando indici prestazionali di assoluta rilevanza rispetto a
tutte le possibili alternative attualmente disponibili. In particolare si possono
sinteticamente indicare nellaffidabilit e nella durabilit di tale tipologia di condotte gli
aspetti pi rilevanti per progettisti, committenze, realizzatori ed utilizzatori di opere
acquedottistiche.
Al fine di evidenziare tali caratteristiche, spesso ignorate in ambito professionale, verranno
proposte nel seguito alcune indicazioni di carattere progettuale, prestazionale ed esecutivo
da considerare per un corretto impiego del materiale e nel contesto delle differenti
soluzioni tecnologiche disponibili commercialmente. Per una pi organica articolazione
funzionale della esposizione verranno considerate sequenzialmente la fase di produzione
delle tubazioni con un richiamo alla loro evoluzione tipologica, le modalit di trasporto e
posa in opera, le verifiche di accettazione e collaudo in opera ed infine le procedure di
gestione ordinaria e di manutenzione del sistema acquedottistico in esame, corredate di
unappendice sui criteri progettuali di natura idraulica e strutturale.

2. Evoluzione dei principi produttivi e delle tipologie


Uno dei pi famosi sistemi acquedottistici dellantichit, lacquedotto di oltre 56 km di
sviluppo che collegava la localit di Eifel a Colonia, venne realizzato dagli antichi Romani
nell80 a.C. ed tuttora esistente, dopo un esercizio di oltre 1800 anni. Il segreto di tale
longevit da ricercare nella natura del materiale con cui vennero realizzate le
canalizzazioni, un conglomerato di inerti e leganti naturali.

Tubazioni in materiali lapidei del I sec d.c.

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Sul finire dell800, sulla scorta di numerose e concordanti osservazioni, divenne prassi
comune il rivestimento delle condotte metalliche con malte cementizie o linglobamento di
getti in calcestruzzo allinterno di elementi tubolari in lamierino metallico.
Nel 1919 venne prodotto negli Stati Uniti il primo significativo quantitativo di condotte in
pressione costituite da un nucleo di lamierino metallico, con funzioni di tenuta idraulica,
inglobato in un getto di calcestruzzo, con funzioni statiche e di inibizione dei processi di
corrosione metallica. Tale combinazione diede origine ad un composito per la
realizzazione di tubazioni in pressione dotato di elevata officiosit idraulica e
sostanzialmente privo di perdite, nonostante gli elevati valori di pressione interna, e che
oggi si identifica nel tubo Bonna prodotto in Francia.
Ed proprio in questo contesto che i primi tubi in calcestruzzo ordinario furono immessi
nel mercato italiano, sin dai primi anni del secolo scorso, dalla Vianini di Roma che ne
aveva messo a punto i sistemi di fabbricazione industriale mediante centrifugazione,
pervenendo nel 1909 al conseguimento dei primi brevetti.
Successivamente i diritti di sfruttamento furono acquistati da importanti societ di diversi
paesi europei che a loro volta dettero inizio ad una notevole attivit con lo stesso metodo
della centrifugazione.

Anno 1896: tubazione in c.a.o. di grande diametro

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In Italia nel periodo 1912-1915 oltre 150 km di tali tubi furono impiegati in varie
diramazioni dell'Acquedotto Pugliese, destinate ad alimentare tutti i centri abitati a nord di
Bari e, in parte, la stessa citt di Bari; seguirono negli anni 1925-1931 altri 100 km circa di
tubi in c.a.o. con cui furono realizzate altre importanti diramazioni dell'Acquedotto
Pugliese e, in particolare, i rami Adriatico e Jonico del Grande Sifone Leccese.

Anno 1925: trasporto tubi in c.a.o. centrifugati DN 600 mm


L'esigenza di incrementare le pressioni di esercizio e il diametro delle condotte stimol la
ricerca di soluzioni tecnologiche atte ad assicurare l'incremento prestazionale delle
tubazioni in calcestruzzo, nell'ambito di un accettabile incremento di costo produttivo. Tra
le diverse possibilit considerate, un ampio consenso si manifest a favore del
procedimento di precompressione delle tubazioni che riprendeva, adeguandolo
opportunamente, il principio della cerchiatura forzata delle botti in uso per il trasporto del
vino sin dall'epoca dei Galli.
Fecero cos la loro apparizione, agli inizi degli anni '30, i tubi in cemento armato
precompresso con l'avvio degli studi e delle sperimentazioni che hanno dato luogo
all'attuale loro produzione su scala industriale.

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Le prime applicazioni di tali tubi in Italia si ebbero nel 1934 con la realizzazione
dell'Acquedotto Industriale del Neto per conto degli Stabilimenti Montecatini di Crotone.
Si trattava di tubi del diametro 800 mm, in elementi lunghi tre metri e mezzo, con estremit
a cordone e bicchiere, collaudati in opera a 10 atm.
La fase sperimentale di questo tipo di manufatto si pu ritenere conclusa negli anni '50 con
le impegnative realizzazioni delle condotte forzate per gli impianti idroelettrici di Predazzo
in Trentino e di S. Antonio in Alto Adige con tubi di diametri 1900-2100 mm, nonch
dell'Acquedotto del Peschiera a Roma, con tubi di diametro 2000 mm e pressione di 14
atm e con i 75 km di tubi costituenti il gruppo degli Acquedotti Campani il cui successo,
confermando i buoni risultati delle precedenti condotte precompresse realizzate, determin
la successiva larghissima diffusione in Italia di questi manufatti, in elementi di 5-6 m di
lunghezza, anche per prestazioni sino allora riservate ai soli tubi metallici.

Tratta pensile acquedotto con tubi c.a.p. DN 1400 mm


Questa diffusione stata resa possibile dalla continua ricerca di metodi costruttivi pi
perfezionati e dal conseguente progressivo aumento delle dimensioni e delle pressioni di

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esercizio dei tubi; dal diametro 800 mm del citato Acquedotto Industriale del Neto e dei
primi tronchi dellAcquedotto Pugliese, si pervenuti alla produzione di serie di tubi del
diametro 3.000 mm per lAcquedotto del Sinni in Basilicata ed eccezionalmente alla
fabbricazione dei tubi dei diametri 4500, 5000 e 5400 mm per il collettore principale della
rete fognaria della citt di Buenos Aires e per lattraversamento subacqueo del porto di
questa citt; altrettanto dicasi delle pressioni di esercizio, che raggiungono le 20 atm. per i
tubi di serie normale, con punte ben pi elevate, quali le 28 atm. di esercizio dei tubi da
1.900 mm della citata condotta forzata dellimpianto idroelettrico di Predazzo.
A quanto sopra vanno ad aggiungersi le prestigiose realizzazioni dellACEA di Roma con
lAcquedotto del Lago di Bracciano (circa 20 km del diametro 2500 mm) e significative
tratte del gi citato Acquedotto del Peschiera (circa 16 km dei diametri 2020-2200 mm),
dellEnte Irrigazione Puglia e Basilicata con lAdduttore S.VenereLocone (circa 50 km
del diametro 2800 mm), nonch dellENEL con le condotte di derivazione per limpianto
idroelettrico del torrente Cellina a valle di ponte Ravedis in Friuli (circa 30 km del
diametro 2650 mm) e con quelle subacquee diametro 2000 mm di adduzione di acqua di
mare per la centrale termoelettrica di Fiumesanto in Sardegna.

Deposito tubazioni in c.a.p. DN 2650 mm

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In definitiva, a tuttoggi, nel nostro Paese, risultano realizzati approssimativamente oltre


2500 km di condotte in pressione con tubi in c.a.o. e c.a.p., con una significativa presenza
di diametri medio-alti compresi tra 1800 e 3000 mm.
Ultimamente, e pi precisamente da poco pi di un ventennio, il settore dei tubi in
calcestruzzo ordinario si arricchito di un nuovo tipo di tubo - denominato TAD, tubo
ad armatura diffusa - che il risultato di molti anni di ricerche e sperimentazioni e si
differenzia dalla corrente produzione per il fatto di avere le armature trasversali e longitudinali costituite da un elevatissimo numero di fili di acciaio, ad alta resistenza e di
diametro assai ridotto, uniformemente distribuiti nello spessore di parete, nonch per il
processo di fabbricazione che consiste essenzialmente nella proiezione di un calcestruzzo
confezionato con inerti di pezzatura sottile su un mandrino metallico rotante sul quale si
avvolgono elicoidalmente i fili.

Macchina per la fabbricazione dei tubi ad armatura diffusa TAD


L'elevata resistenza specifica di tale materiale composito consente di realizzare pareti di
spessore molto ridotto, adeguate a tubi di piccolo diametro, sicch il campo di applicazione
dei tubi TAD varia da 500 a 1400 mm.

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Sul versante invece dei tubi in c.a.p., le applicazioni sempre pi impegnative a cui questi
sono chiamati a soggiacere soprattutto in termini di vincoli di tracciato, di pressioni e di
moto vario, nonch di competitivit prestazionale con i tubi metallici, hanno indotto
progettisti, utilizzatori e produttori a ricorrere ad un materiale tubolare che, pur
conservando tutti i pregi che hanno determinato la diffusione dei tubi precompressi,
presenti maggiori margini di resistenza meccanica e tenuta idraulica nei confronti di
casuali sovraccarichi idraulici transitori, e una maggiore adattabilit alle pi difficili
condizioni di posa.
Il diverso tipo di tubo che risponde a queste nuove esigenze, pu essere facilmente
individuato nei tubi precompressi con cilindro metallico inglobato, studiati e sperimentati
negli Stati Uniti d'America sin dagli anni '30 dalla Lock Point Pipe Company e utilizzati in
larga scala nello stesso Paese e altrove da circa 50 anni. I tubi in argomento sono i ben noti
prestressed concrete pressure pipes, embedded steel cylinder type (tubi per condotte in
pressione in calcestruzzo precompresso, del tipo con cilindro d'acciaio inglobato) di cui
alle norme AWWA (American Water Works Association) C-301, i cui primi impieghi
risalgono al 1953 negli Stati Uniti dove, a tutt'oggi, risulta ne siano stati posati ben oltre
8.000 km con diametro massimo di 6.400 mm e pressioni di esercizio oltre le 30 atm.

Tratta pensile acquedotto con tubi c.a.p. DN 1200 mm

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I tubi in oggetto sono costituiti da un nucleo in calcestruzzo, nel quale inglobato un


cilindro di lamiera metallica di piccolo spessore; alle estremit del cilindro sono saldati due
robusti anelli metallici sagomati rispettivamente a bicchiere e cordone, quest'ultimo con un
profilo adatto a consentire l'alloggiamento di un anello di gomma. Il tubo nucleo
precompresso trasversalmente con una spirale di filo di acciaio, protetta come al solito con
rivestimento cementizio e manto bituminoso. La presenza del cilindro metallico conferisce
a questi tubi prestazioni decisamente pi elevate rispetto ai tubi precompressi del tipo
corrente, non solo per la idoneit a pi elevate pressioni di esercizio, ma anche nei riguardi
della impermeabilit, della tenuta idraulica dei giunti e del margine di sicurezza alla
pressione interna.

Posa in opera di due canne in cap DN 2650 mm

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Ad oggi, i primi tubi in c.a. ordinario per condotte in pressione sono perci in servizio da
oltre 100 anni e quelli in c.a. precompresso da circa 70 anni: tutti sono ancora
perfettamente funzionanti e in regolare esercizio.
In definitiva si pu concludere che levoluzione tecnologica degli ultimi cinquantanni ha
individuato differenti tipologie produttive di tubazioni in cemento armato ordinario e
precompresso, idonee a rispondere a particolari esigenze applicative, con particolare
riferimento al diametro della condotta ed alla pressione di esercizio.
Volendo classificare tali tipologie costruttive, in accordo con la normativa tecnica europea,
possiamo individuare:
-

Tubazioni in pressione in c.a. ordinario e ad armatura diffusa (UNI EN 640).

Tubazioni in pressione in c.a. con cilindro metallico inglobato (UNI EN 641).

Tubazioni in pressione in c.a.p. con cilindro metallico inglobato (UNI EN 642).

Tubazioni in pressione in c.a.p. (UNI EN 642).

Il confronto qualitativo fra tali diverse tipologie (tubi presso-centrifugati, precompressi o


con armatura lenta, vibrati in verticale con o senza cilindro dacciaio incorporato),
sintetizzato nella figura seguente che pone in evidenza i campi di impiego ottimali delle
differenti tecnologie produttive.
2.7

2.4

2.1

Tubo in c.a.p.
con cilindro
d'acciaio
inglobato

Pressione di Esercizio MPa

1.8

1.5

Tubo in c.a.p.

1.2

0.9

Tubo in c.a.o.
con cilindro
d'acciaio
inglobato

0.6

0.3

Tubo in c.a.o.
DN (mm)
4200

4000

3800

3600

3400

3200

3000

2800

2600

2400

2200

2000

1800

1600

1400

1200

800

1000

600

400

200

Confronto prestazionale tubazioni in CAP

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3. Produzione e collaudo idraulico in stabilimento


La tecnologia pi diffusa per la fabbricazione di tubi in c.a.o. e dei nuclei dei tubi in c.a.p.
affermatasi, come sopra ricordato, sin dai primi anni del secolo scorso, quella della
centrifugazione (integrata o meno da rullatura) ottenuta per rotazione di stampi entro i
quali sia stata preliminarmente posizionata la gabbia dell'armatura prestazionalmente
dimensionata, il cui profilo caratteristico riportato in figura.
5

Procedimento di vibro-presso-centrifugazione
Legenda
1) Cassaforma
2) Rullo vibratore
3) Rullo costipatore
4) Tramoggia fissa
5) Alimentatore mobile

Una volta messo in rotazione l'insieme, il calcestruzzo viene uniformemente distribuito


nello stampo da un nastro trasportatore e costipato per effetto della centrifugazione che, in
particolari sistemi di fabbricazione accompagnata da una forte azione di compattazione
ottenuta per mezzo di un asse di rullatura disposto all'interno dello stampo. Per quanto
riguarda i tubi in c.a.p. nel nostro Paese si sono affermati i tubi a struttura composita, con
nucleo prefabbricato appunto per centrifugazione (con o senza rullatura) sul quale, una

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volta stagionato, viene avvolta la spirale di precompressione trasversale che viene


successivamente protetta da un rivestimento cementizio con sovrapposto manto
bituminoso. Il nucleo altres precompresso longitudinalmente mediante tiranti pretesi
annegati nello spessore di parete.

Procedimento di precompressione
Legenda
1) Gruppo rotazione
2) Sistema di frenatura
3) Carrello distributore
4) Gruppo davvolgimento

Per i tubi di grandi dimensioni si pu adottare anche un sistema di fabbricazione con


casseforme verticali: con tale tecnologia getto e stagionatura del nucleo, previa
predisposizione dei tiranti pretesi per la precompressione longitudinale, vengono effettuati
in un'unica postazione senza spostare le forme che sono costituite da due parti, esterna ed
interna, ciascuna divisibile in pi settori per consentire l'estrazione del tubo dopo la
stagionatura. Il getto del calcestruzzo avviene dall'alto e l'impiego della vibrazione per
immersione garantisce identici tempi di vibrazione per tutti gli strati di calcestruzzo che

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vengono man mano gettati, garantendo cos la massima omogeneit strutturale; quanto alla
superficie interna, il getto contro cassaforma metallica ne garantisce la perfetta levigatezza.

Fabbricazione tubi di grande diametro con casseforme verticali


Completata la stagionatura, effettuata inizialmente in presenza di vapore e quindi in
ambiente naturale, il nucleo segue lo stesso iter tecnologico gi descritto, cio viene
trasferito sulla macchina di cerchiatura per essere precompresso trasversalmente.

Macchina per il ribaltamento dei tubi di grande diametro

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Dopo la precompressione trasversale, il tubo viene sottoposto al collaudo idraulico con una
macchina di prova appositamente costruita per far s che nessuna parte del tubo, specie alle
estremit, resti esclusa dalla pressione pi di quanto lo sia in esercizio.

Collaudo idraulico in stabilimento


La durata della prova di 10 e la pressione di collaudo applicata determinata dal calcolo
in funzione sia della pressione di esercizio sia della tensione del calcestruzzo della parete al
momento della prova, in ogni caso mai inferiore a 1,5 volte la pressione di esercizio.
La prova ritenuta positiva se non si verificano perdite, fessurazioni e trasudi.
Superato positivamente il collaudo, il tubo viene avviato al rivestimento cementizio prima
e bituminoso poi. Pi precisamente le spire dacciaio vengono protette da un primo
rivestimento in calcestruzzo avente uno spessore di 25 mm. Questo calcestruzzo garantisce
una assoluta impermeabilit e una porosit molto bassa, in quanto costituito da una miscela
di cemento e sabbia fine mista a risetta.
Completato il rivestimento, il tubo viene lasciato ulteriormente stagionare (min. 24 ore) a
temperatura ambiente, proteggendolo dallazione dannosa degli agenti esterni (vento e/o
soleggiamento).

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Formazione del rivestimento cementizio del tubo in c.a.p.


Raggiunta la necessaria stagionatura del rivestimento cementizio, il tubo viene preparato al
rivestimento bituminoso con lapplicazione sulla superficie di un primer che consente
ladesione del successivo rivestimento bituminoso.

Bitumazione esterna del tubo in c.a.p.


Il tubo viene posto in rotazione sulla macchina di bitumazione e il bitume fuso cola sulla

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sua superficie. Lo spessore standard del rivestimento di 5 mm, e viene raggiunto con due
strati di bitume ossidato con interposto un nastro di vetro tessile prebitumato.
Lefficacia del rivestimento protettivo bituminoso funzione delle sue caratteristiche di
aderenza, di resistenza alle azioni meccaniche e di isolamento elettrico. Allo scopo, sul
rivestimento vengono eseguite in stabilimento prove di strappo per valutare laderenza
sulla superficie del tubo.
Il rivestimento bituminoso viene infine protetto dal soleggiamento con un velo di latte di
calce.

Deposito tubi c.a.p. DN 2500 mm protetti con velo di latte di calce

4. La normativa di riferimento
Le tubazioni in pressione di calcestruzzo ordinario e precompresso sono regolamentate in
ambito nazionale dalle norme UNI EN 639 e UNI EN 642 del maggio 1996 (norme di
prodotto) e dalla norma UNI EN 805 del giugno 2002 (norma generale per i sistemi idrici);
dette norme sono le versioni in lingua italiana delle norme europee pari numero,
rispettivamente dell'ottobre 1994 e del gennaio 2000. Dette tubazioni sono oggetto anche
del preesistente DM LL.PP. 12.12.85 (Normativa tecnica per le tubazioni) e relativa
circolare esplicativa n.27291 nonch delle indicazioni propositive contenute in differenti

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raccolte di linee guida quali la "Proposta di norme per le tubazioni in c.a.p." del 1972 ed il
"Disciplinare della Cassa per il Mezzogiorno del giugno 1980.
Lo scopo principale delle norme UNI EN sopra indicate quello di fissare i requisiti
prestazionali e le modalit di fabbricazione delle tubazioni in pressione, indicando le prove
di accettazione dei materiali e dei prodotti finiti da effettuarsi in stabilimento, nonch le
modalit di verifica delle tubazioni in relazione alla pressione interna ed alle azioni esterne.
In particolare:
x

La norma UNI EN 639 specifica le prescrizioni comuni ai componenti di condotte


in pressione in calcestruzzo ordinario e calcestruzzo precompresso, quali tubi di
calcestruzzo dei diversi tipi, giunti e pezzi speciali, da utilizzare in sistemi idrici per
il trasporto di acqua potabile, per scopi industriali, per irrigazione o acque di
scarico.

La norma UNI EN 642 tratta i requisiti e la fabbricazione dei tubi in calcestruzzo


precompresso del tipo con o senza il cilindro metallico e relativi pezzi speciali per
condotte in pressione.

La norma UNI EN 805 indica le linee guida per la progettazione di reti idriche e tra
l'altro, per quanto attiene ai criteri di resistenza, stabilisce una nuova terminologia
di classificazione delle pressioni nelle condotte ed un diverso riferimento per la
scelta della classe delle condotte. Pi precisamente:
-

riferendosi ai sistemi di approvvigionamento di acqua, la pressione di progetto


pE come definita nel DM LL.PP. 12/12/85 ed impiegata nellespressione di pn,
viene sostituita con lespressione MDP (Pressione massima di progetto
Maximum Design Pressure) definita come la pressione di esercizio massima
del sistema o della zona di pressione fissata dal progettista, considerando gli
sviluppi futuri ed includendo il colpo dariete.

distingue come definizioni le pressioni di progetto del sistema, di servizio del


sistema, di esercizio dei componenti, indicando in ultima analisi per i
componenti una progettazione eseguita sulla base della PMA Pressione
massima che si verifica occasionalmente, compreso il colpo dariete, che un
componente in grado di sostenere durante lesercizio, che deve peraltro

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risultare comunque uguale o maggiore della corrispondente MDP,


tralasciando ogni riferimento alle pressioni diversamente definite.
Pur estendendosi il campo dimensionale considerato normativamente (UNI EN 639) da
DN 200 a DN 4000 mm, commercialmente i diametri disponibili risultano abitualmente
compresi nell'intervallo da DN 500 a DN 3000 mm.

Giunto a bicchiere ed anello elastomerico


Le norme, oltre tutte le prescrizioni sui materiali utilizzati, sul processo di fabbricazione e
sul controllo di qualit:
 prescrivono che i giunti, suddivisi in tre categorie diverse in relazione alla deviazione
angolare consentita (giunti rigidi, regolabili o semiflessibili, flessibili), assicurino gli
angoli minimi di deviazione fissati per ognuna delle tre categorie;
 consentono esplicitamente la maturazione accelerata ed eventuali riparazioni che si
dovessero rendere necessarie durante o al termine del ciclo di fabbricazione,
dettandone le modalit;
 fissano la serie dei diametri nominali consentiti espressi in mm (200 -250 -300 - 400500 - 600- -700 - 800- - 900 - 1000 - 1100 - 1200 -1250 - 1300 - 1400 - 1500 - 1600 1800 - 2000 - 2100 - 2200 -2400 - 2500 - 2600 - 2800 - 3000 - 3200 - 3500 - 4000 - );
 impongono a cominciare dal 1 gennaio 2001 la coincidenza fra diametro nominale DN
e il diametro interno ID.
Per quanto concerne i criteri da adottare per le verifiche di sicurezza le norme preesistenti
sopra richiamate, di cui al DM LL.PP. 12/12/85, stabiliscono che:

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 nel progetto devono essere definite, lungo le tubazioni e per le varie tratte di esse,
le pressioni di esercizio pe come massimi valori della pressione p che pu
verificarsi in asse alle tubazioni per il pi gravoso funzionamento idraulico del
sistema, comprese le eventuali sovrappressioni p determinate da prevedibili
condizioni di esercizio, anche se conseguenti a fenomeni transitori; per queste
ultime, in assenza di calcolo specifico, si adotter un valore p = 2,5 kgf/cm2;
 devono essere determinate con specifici calcoli le pressioni complementari nonch
le tensioni determinate, oltre che dal peso proprio e dell'acqua, dalle effettive
condizioni di impiego delle tubazioni, quali la natura e l'altezza del terreno di
copertura, i sovraccarichi esterni (statici e dinamici), le variazioni termiche e le
altre eventuali azioni, incluse quelle sismiche, ove necessario;
 viene definita come pressione equivalente p0 la pressione assiale che conferisce al
tubo tensioni di trazioni massime uguali a quelle determinate in base alle specifiche
condizioni esterne indicate al punto precedente;
 si definisce infine pressione nominale pn della tubazione la somma delle pressioni
di esercizio ed equivalente
pn = pe + p0
Tale valore pn costituisce sinteticamente l'elemento di base per la scelta della classe
dei tubi, dei giunti e dei pezzi speciali costituenti le tubazioni destinate all'esercizio
in pressione. E opportuno sottolineare che la pressione nominale pn non coincide in
generale con la pressione idrostatica che la condotta destinata a sopportare, in
quanto questultima costituisce solo una parte delle azioni esterne e vincolari che
determinano per sovrapposizione degli effetti la condizione pi gravosa di
sollecitazione della tubazione. Tanto maggiori risultano tali azioni complementari e
tanto minore sar la quota di pressione nominale residua destinata a fronteggiare la
pressione interna.
 salvo diversa specifica indicazione in progetto, indipendentemente dalle condizioni
che hanno portato a determinare il valore della pressione nominale pn, i tubi devono
essere idonei a sopportare una sovrappressione dinamica p non inferiore a 2
kg/cm2.

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5. Trasporto, posa e collaudo in opera


Normalmente lesecuzione di una condotta in c.a. ordinario o precompresso prevede una
sequenza di operazioni sui tubi che possono essere come di seguito schematicamente
indicate:
a) Carico in stabilimento.
b) Trasporto.
c) Scarico in cantiere.
d) Sfilamento.
e) Scavo e preparazione del letto di posa.
f) Posa in opera.
g) Collaudo della condotta a giunti scoperti.
h) Rinterro definitivo e collaudo finale a rinterro ultimato.

Carico tubi c.a.p. DN 600 mm in stabilimento


a) Carico in stabilimento
Per quanto riguarda la movimentazione degli elementi tubolari, il carico in stabilimento
pu essere eseguito o su vagoni ferroviari o su idonei automezzi, con lausilio di un

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carrello sollevatore dotato di forche, opportunamente rivestite in gomma onde assicurare


lintegrit del rivestimento protettivo esterno del manufatto.

Trasporto per ferrovia di tubi c.a.p. DN 2500 mm


b) Trasporto
Per le fasi di trasporto, i tubi sono posizionati sui mezzi in modo che ne sia garantita
l'immobilit trasversale e longitudinale sia per criteri di sicurezza, sia per evitare danneggiamenti al
tubo stesso. Il trasporto viene effettuato a mezzo di normali pianali d a 1 2 m o 1 3 , 5 m trainati da
motrice, dotati di speciali selle con rivestimento in gomma, nelle quali sono alloggiati i tubi in
numero variabile in funzione del diametro e del peso del tubo. In linea di massima le ipotesi di
carico sono le seguenti, salvo prevedere situazioni diverse per ogni singola commessa (diametri
diversi in uno stesso carico,...)

DN

600

700800

Q.t

9001000 11001600 17003200


4

Non ammesso l'uso di cavi o imbracature d'acciaio a diretto contatto con i tubi allo scopo di
non alterarne il rivestimento bituminoso. Durante il trasporto, se necessario, devono essere
utilizzate fasce in tessuto plastificato (tipo nylon).

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Trasporto con carrello speciale di due tubi in c.a.p. DN 2650 mm da 70 tonnellate

c) Scarico in cantiere
Lo scarico in cantiere deve avvenire con limpiego di adeguati mezzi di sollevamento e
coppie di idonee fasce atte a preservare il rivestimento protettivo esterno delle tubazioni ed
a sollevare il carico in modo equilibrato evitando urti accidentali con altri elementi del
carico.

Scarico in cantiere di tubo c.a.p. DN 3000 mm


Leventuale accatastamento transitorio, prima dello sfilamento lungo il tracciato deve
essere effettuato in area pianeggiante, su appoggi continui e stabili, disposti in maniera da

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preservare lintegrit delle estremit da giuntare, avendo cura di bloccare i singoli elementi
mediante cunei idonei ad impedire improvvisi rotolamenti.
d) Sfilamento
L'operazione di sfilamento dei tubi consiste nel loro scarico a lato dell'allineamento della
condotta, da effettuarsi, di norma, prima dello scavo della trincea. Durante tale operazione
si effettua il primo accertamento dell'integrit dei tubi prima della posa (assenza di lesioni
e, soprattutto, integrit di maschio e bicchiere).
Le operazioni di scarico dei tubi dai mezzi di trasporto non devono provocare urti al
manufatto, in particolare non devono danneggiare le zone di estremit (maschio e
bicchiere) che sono di importanza fondamentale per la tenuta della condotta in opera. I
mezzi e le attrezzature di sollevamento e movimentazione devono essere adeguati al peso
dei tubi e verificati, con riferimento alla portata e alle condizioni generali delle stesse, dal
Responsabile di Cantiere prima del loro uso. Il personale incaricato salir sul pianale e
provveder all'imbraco. obbligatorio l'uso di fasce e/o bilancieri; sono da evitare le
catene che potrebbero danneggiare il rivestimento dei tubi e non garantirne la stabilit
durante le fasi di sollevamento (il tubo tende a scivolare). Le fasce dovranno essere
sistemate in modo baricentrico (tenendo conto del peso del bicchiere) e prossime alle
estremit del manufatto, affinch sia garantita la stabilit anche nel caso di movimenti
bruschi (da evitare per quanto possibile).

Posa in opera e giunzione tubi in cap DN 1400 mm

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Il sollevamento del tubo deve avvenire con l'uso di autogr di portata adeguata,
correttamente stabilizzata. In terreni nei quali il transito dell'autogr non pu avvenire
(terreni scarsamente portanti ed eccessivamente fangosi) potr essere utilizzato un
escavatore, dotato di Diagramma delle Portate e dispositivo di blocco del braccio, che ne
consenta l'uso come mezzo di sollevamento. Durante il sollevamento del tubo sono proibite
manovre a strappo. Il gruista, ricevuto il segnale dall'addetto all'imbraco, provveder al
sollevamento del tubo avendo cura di rispettare la tabella delle portate in funzione degli
sbracci consentiti. Durante tutta l'operazione, l'area di scarico dovr essere interdetta al
personale non addetto.
assolutamente vietato posizionarsi sotto il carico sollevato qualsiasi sia il tipo di
imbracatura e di mezzo di sollevamento utilizzato. Il tubo viene calato sul terreno
provvedendo, se necessario, ad impedirne il rotolamento con il materiale pi idoneo (ad
esempio cunei o selle di terra). Si ricorda che il tubo pu essere liberato dalle imbrache dal
personale addetto quando non sussiste alcuna possibilit di movimento del tubo.
e) Scavo e preparazione del letto di posa
La profondit degli scavi e le sezioni della trincea sono in genere quelli previsti nel
progetto esecutivo, ma opportuno vengano comunque realizzate in modo da garantire la
sicurezza e la buona tecnica delle attivit di posa.

Inclinazione indicativa delle scarpate di scavo


A tale riguardo, le attivit dovranno essere condotte come segue:
SCAVO: L'inclinazione delle pareti di scavo dipende dalle condizioni del terreno.
Terreni argillosi, incoerenti o non omogenei necessitano di opere di sostegno (quali

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blindature degli scavi o impiego di palancole) nel caso in cui non sia possibile
realizzare le pendenze richieste e indicate in figura. In caso di presenza d'acqua lo
scavo dovr essere opportunamente drenato con idonee pompe di aggottamento ed
opportuno aumentare sia la larghezza dello scavo sia la pendenza delle pareti. La
larghezza dello scavo in corrispondenza della quota di posa deve essere superiore di
almeno 80 cm al diametro esterno del tubo per consentire la necessaria operativit. Le
attivit di scavo vanno condotte in assoluta sicurezza: importante verificare l'assenza
di qualsiasi sottoservizio e in particolare di cavi elettrici interrati o condotte in
pressione. Durante il movimento del braccio meccanico vietata la presenza di operai
nel campo d'azione della macchina operatrice.
Il materiale di scavo (da utilizzarsi poi per il rinterro) deve essere posto a buona
distanza dal ciglio dello scavo per evitare che con il suo peso vada a gravare sulle
pareti della trincea generando smottamenti. assolutamente vietato depositare il
materiale di risulta in zone di compluvio di acque. In corrispondenza degli scarichi
della condotta il deposito di materiale dovr essere interrotto.

Sezione tipo di scavo


PREPARAZIONE DEL LETTO DI POSA La capacit portante della condotta
fortemente influenzata dalla preparazione del letto di posa: pertanto un appoggio
uniforme della tubazione lungo la condotta importante per la buona riuscita e la

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durabilit dell'opera. La posa diretta delle tubazioni su terreni fortemente cedevoli


assolutamente da evitare. Nel caso di terreni di riporto necessario approfondire lo
scavo sino ad arrivare al terreno indisturbato. Se non si trovano soluzioni alternative e
si costretti ad attraversare terreni cedevoli occorre prendere una serie di
provvedimenti la cui entit ed importanza dipendono principalmente dal tipo di terreno
interessato e dalla sua profondit. Si ricorre ad un letto di posa di adeguata larghezza e
spessore, onde allargare la superficie di ripartizione del carico del tubo sul terreno
contenendo cosi i cedimenti differenziali che sono quelli che possono creare i danni
alle condotte.

Preparazione del letto di posa in corrispondenza dei giunti


Quando si attraversano terreni paludosi, sede di falda freatica ovvero facilmente
alterabili per l'azione di acque percolanti o con presenza di corpi rocciosi affioranti,
consigliabile stabilizzare il letto di posa con un sottofondo. Questa attivit consiste
nell'eliminare il terrno non idoneo rimpiazzandolo con materiale selezionato e con
materiale drenante opportunamente compattato che sia idoneo a sostenere le
sollecitazioni indotte dalla condotta in esame. Sistemato adeguatamente il sottofondo,
sul fondo scavo e prima della posa del tubo deve essere steso un letto continuo di
materiale sciolto: al riguardo preferibile utilizzare materiale di provenienza naturale
(di fiume) e di idonea pezzatura (3050 mm) opportunamente confinato con un telo di
tessuto non tessuto che permetta il drenaggio di eventuali infiltrazioni (acque
superficiali e di falda) e ne garantisca la stabilit nel tempo.
sconsigliato l'uso di materiale frantumato i cui spigoli vivi possono danneggiare il
rivestimento bituminoso dei tubi.
In corrispondenza del bicchiere del tubo necessario predisporre una nicchia onde
evitare disassamenti della condotta con conseguenti dannose sollecitazioni aggiuntive.

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In caso di terreni con media o forte pendenza preferibile sostituire il letto di posa con
una platea di calcestruzzo semplice o armato.
Lo spessore del letto di posa deve essere uniforme lungo il tracciato, mai inferiore allo
spessore della parete del tubo, e comunque sempre superiore a 20 cm. Non sono
ammesse zone vuote, o cavit o grandi bolle affioranti sulla superficie di posa e di
contatto con il tubo. La formazione di un corretto letto di posa della tubazione, che
segua quanto pi possibile la livelletta teorica prevista nel profilo di progetto, di
fondamentale importanza per il buon funzionamento della condotta. In particolare, sia
lo scavo che la successiva operazione di stesa del materiale di sottofondo dovranno
sempre essere effettuati con un costante controllo delle quote altimetriche che potr
avvenire anche semplicemente con l'ausilio di tre biffe che, una volta posizionate, non
richiedono la presenza di un topografo, ma vengono usate dagli stessi operai addetti
alla posa. Un corretto letto di posa eviter disallineamenti non previsti tra tubazioni
contigue e, nel caso di pendenze modeste, eventuali contropendenze che darebbero
luogo a sacche d'aria che potrebbero ridurre la portata teorica dell'acquedotto e
provocare indesiderati e repentini fenomeni di "colpo d'ariete".
Per la realizzazione del letto di posa, gli operai accederanno al fondo scavo con una
scala regolamentare o con opportuna rampa di accesso. assolutamente vietato
utilizzare i tubi in tiro come "montacarichi" o "ascensori" per la discesa nello scavo.
Gli addetti che lavorano a fondo scavo per la realizzazione del letto di posa, attendono
che sia completata l'operazione di scarico del materiale sciolto prima di procedere al
livellamento.
f) Posa in opera
La posa delle tubazioni si articola nelle fasi di seguito descritte:
Movimentazione dei tubi per la posa - Le fasi di movimentazione del tubo per la
posa in trincea dovranno essere seguite attentamente per evitare qualsiasi danno a
persone, materiali e opere.
II tubo dovr essere imbracato con le fasce, con le modalit viste per lo scarico e il
mezzo di sollevamento, correttamente stabilizzato, effettuer le operazioni di discesa
sul fondo scavo.

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La posizione della macchina operatrice (autogr e/o escavatore) dovr essere tale
da non compromettere la stabilit delle pareti sotto il peso del mezzo e del carico
trasportato.
Durante la fase di trasferimento del tubo dal punto di deposito al punto di posa
vietato sostare entro il raggio d'azione dell'autogr.
II tubo verr calato nello scavo e guidato (dal personale presente nella
trincea), sino all'imbocco del

BICCHIERE

del tubo posizionato in precedenza, solo

quando ormai si trova quasi a contatto con il terreno


II tubo dovr rimanere imbracato al mezzo di sollevamento sino a che non vengano
ultimate le operazioni di infilaggio. pertanto assolutamente vietato procedere
a qualunque tipo di movimentazione del prefabbricato senza che lo stesso sia
assicurato a mezzo delle imbrache al gancio dell'autogr.
vietato far sostare gli operatori tra il tubo e la parete di scavo.

Posa in opera in trincea di tubi c.a.p. DN 3000 mm

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Infilaggio dei tubi - L'attivit pi importante e delicata nella posa dei tubi quella
dell'infilaggio che consiste nell'accoppiamento del manufatto con quello precedente
gi posato, inserendo il lato
BICCHIERE

MASCHIO

del tubo in posa nella conformazione a

del tubo gi posato e interponendo una guarnizione elastomerica ad anello.

Per effettuare il corretto scivolamento del

MASCHIO

nel

BICCHIERE

occorre applicare al

tubo una spinta in senso assiale adatta a vincere l'attrito del terreno e la resistenza allo
schiacciamento della guarnizione. L'applicazione della spinta (che deve essere il pi
possibile assiale) in modo da non far deviare il tubo dall'asse della condotta, deve
essere applicata in modo graduale ed uniforme. Allo scopo deve essere utilizzato un
argano meccanico a leva, ad azionamento manuale od oleodinamico denominato
Tirfor. opportuno verificare frequentemente lo stato delle funi del Tirfor.

Argano meccanico a leva ad azionamento manuale od oleodinamico


Non ammesso l'impiego a spinta di macchine operatrici (ad esempio pale
meccaniche, benne di escavatori, ecc.) in ragione dei danni da urto che possono
derivarne alla zona di alloggiamento delle guarnizioni e al tubo stesso. L'argano dovr
essere preventivamente verificato per garantirne il corretto funzionamento, l'assenza di
lesioni nelle funi e la portata efficace. Le modalit di utilizzo dei tirfor nelle attivit di
infilaggio suggerite dalla pratica operativa sono le seguenti:
- Tubi DN < 1400 mm utilizzo esterno ai tubi
- Tubi DN > 1400 mm utilizzo interno ai tubi
Il tiro del tirfor viene contrastato con degli elementi di sostegno particolari onde evitare
lo sfilamento durante il carico applicato.
La guarnizione in gomma - Il materiale adoperato nella fabbricazione dell'anello di

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tenuta della guarnizione la gomma. La durezza della gomma di classe 2


corrispondente ad una durezza Shore 50, idonea per le condotte di media ed alta
pressione. L'anello di tenuta deve poter assicurare le seguenti caratteristiche:
- tenuta idraulica,
- insensibilit ai movimenti contenuti dei tubi per cedimenti o curvature,
- assenza di fessurazioni nel bicchiere,
- assoluta resistenza contro le radici.
Considerato che la guarnizione fondamentale per assicurare la tenuta dei tubi in
pressione, ne deve essere curato al massimo il posizionamento prima dellinfilaggio.
Prima di posizionare la guarnizione, il giunto deve essere perfettamente asciutto.
opportuno avere sempre a disposizione in cantiere del materiale assorbente per asciugare
il giunto in caso di pioggia o nel caso di presenza di acqua di falda. La guarnizione deve
essere posizionata in corrispondenza dell'incavo presente nel

MASCHIO.

La

conformazione particolare del giunto del BICCHIERE agevola il rotolamento dell'anello in


gomma durante l'infilaggio. Durante l'infilaggio si noter una certa resistenza
all'avanzamento del tubo dovuto alla presenza della guarnizione; questo un
fenomeno normale che garantisce il corretto infilaggio del tubo. E' da evitare
assolutamente l'uso di grasso o prodotti lubrificanti per agevolare l'infilaggio: la
guarnizione dei tubi, infatti, deve rotolare e non scivolare per prevenire la formazione di
"ernie" che comporterebbero la mancata tenuta del tubo in collaudo e in esercizio.
Durante l'infilaggio, la guarnizione deve raggiungere uno schiacciamento di circa il
40% e portarsi, con rotolamento, nella posizione finale indicata in figura.
Lallineamento della condotta e le deviazioni angolari - Un dato caratteristico del tipo
di giunzione la deviazione angolare , ossia l'angolo massimo tollerato che forma
l'asse di un tubo rispetto all'asse del tubo contiguo. La deviazione angolare deve essere
da un lato contenuta perch sia assicurata la tenuta del giunto e, dall'altro, tale da
permettere contenuti aggiustamenti orizzontali e/o verticali lungo la tubazione. I valori
teorici massimi delle deviazioni angolari tollerate dai giunti dei tubi in c.a.p. con
assicurata la tenuta della condotta sono riportati nella seguente tabella.
DN (mm)

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500-700
2

800+1400
150'

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1500+3000
050'

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Quando necessario superare piccole deviazioni angolari che oltrepassano i valori


indicati ( > ) opportuno calcolare, prima della posa, su quanti tubi tale
deviazione possa essere realizzata senza far deviare ogni singolo tubo dalle
tolleranze stabilite e procedere poi successivamente all'allineamento secondo i calcoli
("corda molle"). Il corretto allineamento della tubazione deve essere effettuato
servendosi di apposite biffe indicanti la quota di posa, secondo la pratica operativa del
cantiere. E' comunque consigliabile, anche per valori modesti di deviazione angolare,
prevedere sempre un pezzo speciale in acciaio in corrispondenza dei vertici sia
altimetrici che planimetrici. (cfr. 6 )
Il controllo del giunto e della guarnizione - Allo scopo di evitare perdita in fase di
collaudo e in esercizio, necessario controllare che, durante l'inflaggio, la guarnizione
abbia raggiunto la sua posizione definitiva senza creazione di "ernie", con l'uso di una
dima opportunamente sagomata in grado di scorrere lungo il bordo del giunto; Va
inoltre controllata la chiusura del giunto allo scopo di evitare problemi in fase di
collaudo (perdite idriche dai giunti). Il controllo deve essere eseguito misurando, con
il calibro o una dima tarata, la distanza o gioco esistente tra MASCHIO e BICCHIERE di due
tubi consecutivi dopo la posa. Le misure dovranno essere rilevate all'interno del tubo.
L'apertura teorica del giunto pari a 5 mm. Sono tuttavia ammesse aperture del giunto
fino ad un massimo di 10 mm. Nel caso di posa delle condotte in tratte a forte
pendenza opportuno controllare che il giunto non scenda mai sotto i 5 mm perch
altrimenti, considerata la conicit del giunto, valori inferiori potrebbero causare delle
lesioni in corrispondenza del bicchiere. In questo caso consigliabile inserire dei
distanziatori che garantiscano un giunto pari almeno a 5 mm. Nel caso di posa delle
condotte con piccole deviazioni angolari consentita una apertura massima del
giunto, nel punto pi aperto, di 20 mm; valori superiori non sono ammessi perch
porterebbero, a condotta in pressione, alla fuoriuscita della guarnizione con conseguente
perdita di tenuta.
Rincalzo del tubo posato e sganciamento dall'autogr - Completato l'infilaggio, il
tubo dovr essere accuratamente rincalzato con il materiale di sottofondo allo scopo
di impedirne qualsiasi movimento prima delle operazioni di sganciamento dal mezzo
di sollevamento. La rimozione delle imbrache dal tubo dovr essere effettuata con
cautela soprattutto per evitare che le stesse vadano ad alterare il letto di posa. di

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fondamentale importanza per la vita della condotta e la sua durata nel tempo,
l'operazione di rinfianco che deve essere la pi accurata possibile in modo tale da
creare un appoggio continuo alla tubazione. Sono da evitare tassativamente, durante la
posa, pietre o tacchi in legno utilizzati come spessori per allineare la condotta. E' inoltre
indispensabile che alla fine della giornata di posa i tubi vengano incavallottati per
evitare che, in caso di allagamento della trincea di posa, provocata da forti piogge, i
tubi vengano sollevati dalla spinta idraulica.
Applicazione della continuit elettrica - La spirale d'acciaio delle tubazioni in cemento
armato precompresso pu essere soggetta al fenomeno della corrosione, generato da
processi elettrochimici causati dall'aggressivit del terreno o da correnti vaganti o da
coppie galvaniche. Per ovviare a questo fenomeno la spirale di acciaio deve essere
protetta. Esistono due tipi di protezione:
-

protezione attiva;

protezione passiva.

Con la protezione attiva si applica una corrente elettrica che consente di ridurre a zero
la corrosione, per cui la condotta pu essere tranquillamente immersa in un terreno
altamente corrosivo senza che si deteriori. Il punto debole di questo tipo di
protezione che in caso di mancata periodica manutenzione, ed in particolare se non
vengono sostituiti gli anodi sacrificali una volta esauriti, le correnti galvaniche
corrodono rapidamente la spirale di precompressione con conseguente perdita
dell'intera condotta. Nei tubi in c.a.p. inserita una lamina metallica che consente,
all'atto della posa, di realizzare la continuit elettrica con un cavo di rame tra tubo e
tubo qualora i Capitolati prescrivano l'impiego di una protezione catodica attiva.
La protezione passiva invece normalmente garantita dall'applicazione degli strati
di rivestimento nei tubi (rivestimento cementizio e bituminoso). Infatti, sia il
rivestimento cementizio utilizzato (controllato con riferimento a porosit e
permeabilit), sia il sovrastante rivestimento bituminoso da 5 mm di spessore, armato
con lana di vetro, si sono dimostrati particolarmente efficaci nella protezione
dell'acciaio da precompressione.
L'esperienza pluridecennale su decine di chilometri di condotte posate, ha dimostrato
che preferibile affidarsi esclusivamente alla protezione passiva.

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g) Collaudo della condotta a giunti scoperti


Per il collaudo della condotta a giunti scoperti, la condotta deve essere sottoposta a prova
di tenuta idraulica, per successivi tronchi, con pressione pari ad 1.5 volte la pressione di
esercizio, con durata e modalit stabilite in progetto o indicate dalla D.L. e comunque
conforme alle previsioni dell'art. 3.10 del DM 12/12/1985 sulle Norme tecniche relative
alle tubazioni.

Attrezzatura per la prova idraulica


La prova eseguita a giunti scoperti viene considerata positiva in base alle risultanze del
grafico del manometro registratore ufficialmente tarato ed alla contemporanea verifica di
tenuta di ogni singolo giunto.

Condotta in c.a.p. DN 2650 mm rincalzata e approntata per il collaudo a giunti scoperti

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pag. 38

La medesima prova viene quindi ripetuta dopo il completo rinterro delle tubazioni sulla
base delle risultanze del grafico del manometro. La prova a giunti scoperti ha durata di 8
ore e la seconda, dopo rinterro, di 4 ore. La pressione di prova deve essere raggiunta
gradualmente, in ragione di non pi di 1 atmosfera al minuto primo. I verbali, i dischi con i
grafici del manometro, eventuali disegni illustrativi inerenti le prove devono essere
consegnati al Collaudatore, il quale ha comunque facolt di far ripetere le prove stesse.
Limpresa deve provvedere, a sua cura e spese, a fornire lacqua occorrente, eventuali
flange cieche di chiusura, pompe, manometri registratori con certificato ufficiale di
taratura, collegamenti e quantaltro necessario. Lacqua da usarsi deve rispondere a
requisiti di potabilit, di cui deve essere fornita opportuna documentazione. La Direzione
dei Lavori, a suo insindacabile giudizio, pu vietare allImpresa luso di acqua che non
ritenga idonea. Delle prove di tenuta, che saranno sempre eseguite in contraddittorio, viene
redatto apposito verbale qualunque ne sia stato lesito.

Esempio di grafico del manometro registratore

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pag. 39

h) Rinterro definitivo e collaudo finale


La seconda prova, da eseguirsi dopo il rinterro completo della condotta, viene effettuata
ad una pressione uguale a quella di esercizio e ha la durata di 4 ore. I criteri di giudizio per la
validit della seconda prova sono gli stessi della prima. II rinterro della condotta si effettua
con il materiale di risulta degli scavi della condotta. L'operazione di rinterro deve essere
eseguita con attenzione onde evitare il possibile danneggiamento dei tubi. quindi
necessario che il materiale a contatto con la superficie esterna del tubo sia di materiale
minuto onde evitare lesioni al tubo e/o al suo rivestimento bituminoso. Detto materiale
deve abbracciare il tubo e ricoprirlo sino a 30 - 40 cm sulla generatrice superiore. Il
sovrastante successivo materiale di rinterro sino alla quota di progetto potr contenere
anche pietrame di media e grossa pezzatura. Per le attivit di rinterro dovranno essere
adottate le medesime precauzioni previste per l'uso dei mezzi meccanici nelle attivit di
scavo.

Collaudo della condotta a giunti scoperti

6. Giunti e pezzi speciali


Giunti e pezzi speciali sono regolamentati dalle norme UNI EN 639, che identifica
differenti tipologie (rigidi, regolabili, semiflessibili o completamente flessibili) in relazione
ai valori minimi di deviazione angolare consentita (cfr. tabella). Il giunto pi comune per i
tubi in CAP quello a cordone e bicchiere con anello di gomma.

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Particolare del giunto a bicchiere ed anello elastomerico


Le superfici di giunzione, sagomate per favorire lalloggiamento della guarnizione,
possono essere ricavate dagli anelli metallici di estremit o dal profilo in calcestruzzo della
tubazione. La guarnizione di tenuta inserita in prossimit della giunzione dei tubi per
strisciamento o per rotolamento. La guarnizione elastomerica deve avere un volume
sufficiente affinch, quando il giunto assemblato, lanello venga compresso per realizzare
una chiusura a tenuta sotto pressione. La compressione di progetto della guarnizione
normalmente intorno al 30% .

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Controllo di chiusura del giunto


I pezzi speciali comprendono le chiusure, gli adattatori, le connessioni con flange alle
valvole, le curve, i T, le diramazioni ad angolo, i riduttori e le biforcazioni (Y). Di norma
vengono realizzati in acciaio, opportunamente contrastati con blocchi di ancoraggio in
calcestruzzo armato e debbono resistere alla pressione interna esercitata dal fluido nonch
ai carichi esterni.
Deviazioni Angolari Consentite
DN

Giunti
semiflessibili

Giunti
semiflessibili

Giunti complementari
flessibili

Giunti complementari
flessibili

Radianti
Gradi
Radianti
Gradi
< 300
0,03
1 43
0,06
3 26
0,02
1 09
0,04
2 18
300 d DN d 600
0,01
0 34
0,02
1 09
600 d DN d1000
DN > 1000
0,01 x 1000/ DN 34 x 1000/ DN 0,02 x 1000/ DN 109 x1000/DN

Le curve, sono prodotte su richiesta con qualsiasi angolo. I componenti in epigrafe possono
essere collegati mediante adattatori.
Deviazione angolare massima del giunto


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APPENDICE

I - Problematiche di carattere statico criteri di progettazione


Poich la norma europea relativa alla progettazione strutturale delle tubazioni, a
completamento delle norme EN sopra richiamate non ancora stata emessa ma allo
studio del gruppo di lavoro che ne cura la stesura e conseguentemente non disponibile la
versione in ambito nazionale UNI - EN della stessa, per quanto attiene alle verifiche
statiche delle tubazioni si deve fare riferimento necessariamente, in attesa di detta norma,
alle prescrizioni del DM 12/12/85 e delle gi citate indicazioni propositive correntemente
utilizzate fino ad oggi per la progettazione, la verifica ed il collaudo delle tubazioni in
calcestruzzo precompresso.
Dal punto di vista statico, per la loro geometria, le condotte in calcestruzzo precompresso
rientrano nella tipologia delle condotte rigide o semirigide (per rapporto s/DN < 1/12), cio
caratterizzate solo da una modesta deformazione sotto l'azione dei carichi esterni, non
sufficiente in generale a mobilitare reazioni laterali da parte del terreno di rinfianco, pu
cio considerarsi che la spinta esercitata dal terreno sulla condotta sia di tipo attivo ed
agisca su tutta la condotta distribuita secondo il classico trapezio di spinta
Determinati i valori di M ed N per le sezioni caratteristiche (chiave, fianco, base) e per le
aperture angolari dell'appoggio o della sella d'appoggio, si determinano le tensioni
ammissibili all'estradosso e all'intradosso (e, i) date da:
e, i = N/s 6M/s2
Il criterio di verifica quindi quello riferito al massimo carico di rottura. Poich peraltro
per le tubazioni in pressione interrate per condizioni di posa ed altezze di rinterro normali e
per i valori di pressione idraulica con i quali si realizzano le condotte, le pressioni sono di
gran lunga prevalenti sulle prime, il giudizio di stabilit di una condotta interrata il frutto
del confronto tra le pressioni di prova in stabilimento ed in opera ed il valore risultante in
esercizio dall'azione della pressione interna e dei carichi esterni considerati, nel loro
insieme, come P0; in sintesi pu affermarsi che l'equivalenza ai fini della stabilit va
sempre riportata ai valori di pn, concetto pi generale.
Va considerato, ai fini della progettazione statica, che la compressione data al nucleo con
la messa in tensione dell'armatura circonferenziale, deve essere confrontata con la somma

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della trazione dovuta alla pressione idraulica interna alla quale il componente viene
assoggettato e della trazione dovuta alle azioni esterne, entrambe dipendenti dalle
condizioni di posa del componente, la prima dipendendo dal regime idraulico e la seconda
dal letto di posa, rinfianco, acqua, peso del tubo, altezza e peso del rinterro.
La disuguaglianza suindicata indicher di volta in volta il grado di sicurezza alla rottura del
componente.
La disuguaglianza sopra detta espressa dalla:
prec = pED/2s + N/s 6M/s2
Tale disuguaglianza deve sempre fornire valori inferiori a quelli ammissibili per i materiali
costituenti la condotta, salvo prove a rottura.
Particolare attenzione deve essere prestata alla determinazione dei valori delle tensioni di
trazione in relazione al possibile verificarsi di fessurazioni.
I tubi devono essere calcolati per resistere alle sollecitazioni di flessione e trasversali
che risultano da ciascuna delle seguenti condizioni:
1)

pressione di calcolo (PFA) + carichi permanenti (p01);


non deve esserci trazione nel tubo nucleo;

2)

massima pressione di calcolo (PMA) + 100 kPa + carichi permanenti (p01):


la trazione nel tubo nucleo non deve essere maggiore di 0,38
tipo con cilindro o 0,13

3)

2
per i tubi del tipo senza cilindro;
f ck

pressione di calcolo + carichi permanenti + carichi variabili (p0):


la trazione nel tubo nucleo non deve essere maggiore di 0,38
tipo con cilindro o 0,13

4)

2
per i tubi del
f ck

2
f ck

2
f ck

per i tubi del

per i tubi del tipo senza cilindro;

massima pressione di calcolo (PMA):


non deve esserci trazione nel tubo nucleo;

dove: "fck" la resistenza caratteristica cilindrica a compressione del calcestruzzo a


28 giorni, in MPa.

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II - Problematiche di carattere idraulico


Le potenzialit di impiego delle tubazioni di materiali lapidei limitatamente al
convogliamento di acqua in pressione, sono largamente influenzate dalle specifiche
caratteristiche idrauliche e strutturali che le contraddistinguono. Il comportamento
idraulico della tubazione, in condizioni di regime, pu essere assimilato a quello di tubo
liscio soggetto a significativi fenomeni di invecchiamento. Il calcolo delle perdite di carico
viene generalmente effettuato facendo uso della formula di Darcy-Weisbach derivata da
considerazioni teoriche basate sullanalisi dimensionale
J

OV 2 / 2 gD

nella quale J rappresenta la perdita di carico per unit di percorso, D il diametro della
condotta, V la velocit media, g laccelerazione di gravit e O lindice di resistenza.
Lindice di resistenza O pu essere valutato utilizzando la relazione di Colebrook e White
(C-W) ovvero da relazioni approssimate come la formula di Altschoult la cui espressione
fornisce esplicitamente il valore di O:
O

1
Re
(1.8 log
 7) 2
Re H
10 D

Lequazione C-W una combinazione dellequazione di Prandtl (1952) per tubi lisci e di
quella di von Karman (1934) per tubi scabri, la sua espressione
1

2.51
H
2 log


3.71D Re O

dove H rappresenta la scabrezza del tubo e Re il numero di Reynolds VD/P con P


viscosit cinematica del fluido. Sebbene derivata dallabbinamento di due relazioni
teoricamente basate, lequazione C-W possiede un fondamento puramente empirico. Il suo
impiego nel campo delle tubazioni in materiale lapideo giustificato dalla possibilit del
verificarsi di condizioni di regime di transizione. La complessit computazionale insita
nella risoluzione dellespressione implicita dellequazione C-W pu essere agevolmente
superata con lausilio di formule approssimate come quelle proposte rispettivamente da

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Cozzo o da Bonvissuto. Nella formula di Cozzo viene eliminato lindice di resistenza al


secondo membro:
5.8
1 H
,
 2 log10

R 0.9 3.71 D
e

1
O

ottenendo unespressione che per diventa implicita se risolta in funzione dellincognita D.

La formula di Bonvissuto fornisce invece direttamente la cadente J in funzione di un


coefficiente N di cui viene fornita lespressione in funzione di tre possibili coppie di
variabili: J e Q, D e Q, D e J.
J

5 Q Q 2
Q gJ

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2
0.203 log10
N Q2
g
D5

0.2

QD

4
Q

Q2

 0.54 H
gJ

8/ 9

 0.27

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0.2

H
D

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2Q
D

1
gJD

 0.27

H
D

Essa consente quindi il calcolo diretto del diametro D, nellipotesi di lunga condotta in cui
siano trascurate le perdite localizzate.
E necessario sottolineare inoltre che, come conseguenza del modesto valore delle perdite
di carico distribuite il dimensionamento idraulico delle condotte in materiale lapidee
risulter pi sensibile agli effetti localizzati, (giunzioni, raccordi derivazioni,ecc.) rispetto a
quanto ipotizzabile teoricamente.
Le perdite di carico in corrispondenza di giunzioni e pezzi speciali possono essere
direttamente stimate come prodotto di un coefficiente di perdita Km, e della velocit di
massima.
H=Km V2/2g
Tali perdite di carico vengono espresse come lunghezza equivalente di tubo Le, che
rappresenta la lunghezza di tubo rettilineo che produrrebbe la stessa perdita di carico che si
verifica nel giunto. Esse assumono due espressioni differenti a seconda che ci si riferisca
alla formula di Hazen-Williams ovvero a quella di Darcy-Weisbach:
L=0.33Km V0.148/2g C1.852
L=Km D/f
Si deve sottolineare che i coefficienti di scabrezza determinati in laboratorio possono
essere inadeguati alla rappresentazione del comportamento idraulico della condotta dopo
linstallazione. Ci dovuto al fatto che i coefficienti determinati in laboratorio sono
ottenuti con sperimentazione con acqua priva di sedimenti, su tratti rettilinei di condotta
privi di qualsiasi tipo di ostruzione. Ci rende necessario introdurre un incremento di
scabrezza dellordine del 20-30% per ottenere coefficienti di progetto che tengano
effettivamente in conto della diversit delle condizioni reali nelle quali la condotta sar
operativa rispetto a quelle ideali di laboratorio. Il coefficiente di Manning di laboratorio
per i tubi in materiali cementizi pari a 0.009 - 0.010 viene usualmente incrementato ai
valori di 0.012 e 0.013 in fase di progetto.

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Nella tabella seguente vengono forniti alcuni valori di riferimento dei coefficienti di
scabrezza da introdurre nelle formule precedenti, nonch la loro variabilit temporale o
rispetto alle condizioni di laboratorio.
Tabella Valori dei coefficienti di scabrezza

Hlaboratorio

Causa

Hcampo

0.006y0.06 mm

Curve e giunti

0.09 y0.12 mm

|0.00 mm

Pellicola biologica

0.5 y0.7 mm

0.01 mm

Difetti di giunzione

0.06 mm

Particolare del grado di finitura interno delle tubazioni in cap

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