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Capitolo IX

2. Traduzione e memoria. La psicoanalisi dopo S come un altro


Possiamo dire che con Soi-mme comme un autre il lungo
ed articolato dialogo intrapreso da Ricur con Freud, e con la
psicoanalisi, sin dallet delladolescenza, giunge a compiersi.
Questopera, infatti, tentando di raccogliere in sintesi, di ricapitolare, tutto il suo lavoro filosofico104, trae anche, indirettamente,
le somme del confronto con la psicologia del profondo. Tuttavia,
non dobbiamo scordare che in diverse occasioni come gi accennato Ricur ha definito questa sua ricapitolazione non solo una
personale lettura ma anche una semplice proposta di bilancio
provvisorio105. Anche per la psicoanalisi, dunque, dovremmo parlare di bilancio provvisorio, piuttosto che di compimento. Ce ne
da prova il fatto che il dialogo con Freud proseguito anche dopo
Soi-mme comme un autre; e per tutti gli anni Novanta, ed oltre
attraverso saggi come Molteplice estraneit del 1995, dove Ricur
ritornando ad esplorare il campo di variazione dellalterit si
sofferma sul Das Unheimliche (tr. it., Il perturbante) di Freud, o
il racconto della mia nascita non pu essere raccontato da me). Abbiamo gi
discusso di alcuni problemi legati a questo punto, che non solo mettono in
difficolt il freudismo ma stabiliscono un limite tra il narrativo letterario (in
cui le storie hanno sempre e comunque compimento) ed il narrativo della
vita. Ebbene, attraverso Jung, Ricur trova una chiave che gli permette di
aggirare in parte il problema. Resta, certo, che la vita non si esaurisce nella
sola narrazione, ma attraverso il modello psicoanalitico junghiano si rende
possibile raccogliere la vita in un racconto che si sostiene in una sorta di unit: () i pazienti di Jung erano uomini e donne, in et matura, che si erano
venuti a trovare di fronte ad una prova di verit circa la propria esistenza
e, facendone un bilancio, ne avevano scorto la parte di scacco. Comprendo,
allora, perch Jung fosse sempre meno soddisfatto della definizione sessuale
della libido dal momento in cui aveva scoperto che i problemi pi drammatici della vita non sono un residuo della relazione edipica ma sono connessi
al senso che la vita viene acquistando nel suo progredire verso la fine. Ora,
cosa ne concludo a titolo di correttivo di tutta lanalisi precedente? Che il
momento narrativo non pu funzionare da solo al di fuori di ci che chiamo
lelemento proiettivo. Poich la nostra vita non terminata e non conosciamo la fine della storia, il racconto che narriamo di noi stessi sempre in
relazione con ci che attendiamo ancora dalla vita. Il solo narrativo che ci sia
accessibile, allora, un narrativo caratterizzato da ci che Gadamer ed i suoi
allievi, come Koselleck, hanno chiamato orizzonte dattesa (pp. 151-152).
104
D. Jervolino, Introduzione a Ricur, cit., p. 66.
105
P. Ricur, Autobiografia intellettuale, cit., p. 90 (75). Corsivo
nostro.

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come La traduzione. Una sfida etica (pubblicato nel 2001), dove


il lavoro della traduzione accostato al lavoro della memoria
ed al lavoro del lutto in psicoanalisi; o la monumentale opera
La mmoire, lhistoire, loubli, uscita nel 2000, che ancora ritorna
su questi temi esplorando opere come Erinnern, Wiederholen und
Durcharbeiten (1914) o come Trauer und Melancholie (1915); fino
allultimo libro Parcours de la reconnaissance106 (2004). Sar
P. Ricur, Parcours de la reconnaissance, Paris, ditions Stock
2004; trad. It., F. Polidori, Percorsi del riconoscimento, Milano, Raffaello
Cortina 2005. Abbiamo cercato di mostrare la rilevanza della psicoanalisi allinterno di questopera nel nostro lavoro: V.B., Il passaggio per
la psicoanalisi in M. Piras (a cura di), Saggezza e riconoscimento. Il
pensiero etico-politico dellultimo Ricur [Atti del Convegno di studi
su Paul Ricur, Centro Teologico di Torino, 28-29 settembre 2006],
Meltemi 2007, pp. 143-162. Lidea che la rilevanza della psicoanalisi
in questopera sia direttamente connessa alla centralit della concezione antropologia che la sottende e che si trova sintetizzata nel capitolo
centrale del secondo studio, intitolato Une phnomnologie de lhomme
capable (questo perch, come abbiamo cercato di dimostrare studiando
il saggio del 1990, la concezione antropologica dellultimo Ricur facendo perno sul concetto di identit narrative si struttura sullesperienza
analitica). A questa linea ne possiamo intrecciare qui una seconda (minore) che tocca la sfera del politico e passa attraverso il concetto
di emancipazione (richiamato in diverse occasioni da Ricur) messo
a punto da Jrgen Habermas nella seconda met degli anni Sessanta
guardando allesperienza della psicoanalisi. (In fin dei conti, quello teorizzato da Ricur nel libro del 2004 pu essere interpretato come un
percorso emancipativo del riconoscimento). Infine una terza linea pu
passare attraverso il concetto stesso di reconnaissance. La connessione
con la psicoanalisi si stabilisce per il tramite del concetto di desiderio letto secondo una griglia hegeliana che Ricur mette a fuoco gi dalla fine
degli anni Sessanta e che si ritrova anche nel testo della Conversazione
del 2003 con Giuseppe Martini (Si veda pi oltre, p. 451, n. 140). Noi
lo abbiamo incontrato discutendo del rapporto tra Lacan, Hyppolite e
Ricur ed a proposito della lezione di Kojve (Cfr., supra, p. 182). In
quel contesto abbiamo citato un brano tratto da Immagine e linguaggio
in psicoanalisi e che ora riproponiamo perch si inserisce nel contesto
di un diverso discorso: () Perch la situazione analitica possiede questa virt di riorientare la ripetizione verso il ricordo [remmoration]?
Perch offre al desiderio una relazione immaginaria vis--vis nel processo di transfert. Non solo il desiderio parla, ma parla allaltro. Questo
secondo punto di partenza nella pratica analitica non meno carico di
implicazioni teoriche. Rivela che fin dalla sua origine il desiderio umano
106

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anche vero come scrive Jervolino nella sua Introduzione alla


nuova edizione italiana del De linterprtation (2002) che il
Freud che ha interessato Ricur negli ultimi anni quello di
alcuni piccoli scritti su cui egli si sofferma nellultima opera La
memoria, la storia, loblio ()107, ma noi, in questo paragrafo,
seguendo ed illustrando questi ultimi passi del cammino con
Freud, cercheremo di dimostrare come lopera dello psicologo di
Vienna abbia di fatto rappresentato fino allultimo un riferimento fondamentale nella riflessione filosofica del filosofo francese.
Prova ne , gi di per s, il fatto che il nome di Freud compaia in
relazione ad alcuni dei temi pi importanti dellultimo Ricur,
come il tema della traduzione, quello della memoria, quello del
riconoscimento. Ma il luogo simbolicamente pi significativo lo si
trova nel libro Vivant jusqu la mort; in uno dei frammenti, per la
precisione lultimo, scritto poco prima della morte, un solo nome
menzionato, quello di Freud. Ricur abbozza in uno schizzo una
lettura della coppia mitologica Eros/Thanatos (ovvero, pulsione
di vita/pulsione di morte) come dinamismo non di vita/morte ma
di vita vs. morte (in opposizione palese allessere-per-la-morte
heideggeriano ed allo stesso pessimismo freudiano) 108.
Certo, si pu obiettare che in questi passaggi finali Ricur non
aggiunge nulla di nuovo alla sua lettura della psicoanalisi, che si
mantiene nei pressi di contenuti gi noti, sviluppati dal lavoro
interpretativo precedente. Ma questa a nostro avviso una lettura
superficiale. Non solo perch la ri-presa di questi temi (sovente
solo tracce tematiche, in precedenza semplicemente toccate, sfiorate) in contesti diversi, in momenti diversi e per ragioni diverse
, per usare lespressione di Hegel, desiderio del desiderio dellaltro e,
in definitiva, desiderio di riconoscimento. In chiusura, rimandiamo al
brano del Conflitto delle interpretazioni in cui forse per la prima volta il
tema del riconoscimento entra esplicitamente e pienamente nel circolo
della riflessione filosofica; di esso citiamo qui solo il passaggio finale in
cui la dialettica hegeliana servo-padrone, letta come lotta per il riconoscimento, messa in relazione al fenomeno del dinamismo psichico teorizzato da Freud: [cest un] processus quasi hglien scrive Ricur
que Freud nonce dans le fameux adage: Wo es war, soll ich werden.
L o tait a, doit advenir je (P. Ricur, Le conflit des interprtations, op. cit., p. 237).

107
D. Jervolino, Introduzione, in P. Ricur, Della Interpretazione (ed.
2002), cit., p. XV.
108
Paul Ricur, Vivant jusqu la mort, cit., p. 134.

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rappresenta una vera e propria ri-lettura ed una vera e propria reinterpretazione, e perci costituisce un nuovo tassello allinterno
della filosofia della psicoanalisi ricuriana considerata nel suo
insieme ma anche perch la ri-trattazione, ovvero il ritorno
su tematiche precedenti, il loro recupero a nuovi livelli, in nuovi
momenti (sullesempio delle agostiniane Retractationes109e,
aggiungiamo, anche dellhegeliana Phnomenologie des Geistes)
lo stile ed il metodo stesso della filosofia di Ricur una filosofia
in cui le tappe successive arricchiscono, non rendono vane le
precedenti110.
Molteplice estraneit
In apertura allarticolo Molteplice estraneit che il testo
della relazione inaugurale del Congresso europeo di ermeneutica tenuto ad Halle, dal 21 al 24 settembre del 1994 Ricur
spiega: Il tentativo che propongo derivato da una mediazione
sui rapporti fra ci che Platone chiama nei Dialoghi definiti metafisici i generi maggiori, fra cui i due ultimi generi dello stesso e
dellaltro, e luso che la fenomenologia ermeneutica fa delle nozioni
di alterit ed estraneit111. Il testo intende riprendere il discorso
di S come un altro dallangolatura tematica della dispersione
delle figure dalterit sul piano fenomenologico112 unangolatura
che, com facile intuire, porta quasi immediatamente la riflessione
a focalizzarsi su quei tre registri dalterit esplorati nella sezione
ontologica del saggio del 90, ovvero il corpo proprio o la carne,
lalterit dellaltro e la coscienza (ora, rispettivamente, la
carne, lestraneo, il foro interiore).
A differenza di S come un altro, per, dove lesplicito riferimento alla psicoanalisi era comparso nellultima di queste figure
con il Super-Io come voce altra dalla coscienza indirizzata a
me dal fondo di me stesso113 , qui si da subito con/nella figura
della carne. Si viene a ripristinare, cos, in maniera esplicita quella
connessione tra la dimensione dellinconscio e la dimensione del
corpo che, stabilita sin dai tempi de Le volontaire et linvolonD. Jervolino, Introduzione, cit. p. XV.
Ib.
111
P. Ricur, Molteplice estraneit, cit., p. 115.
112
Ivi, p. 120.
113
Ivi, p. 122.
109
110

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taire, pareva essersi smarrita in Soi-mme comme un autre. In


questopera, infatti, Ricur, studiando il fenomeno del corpo in
relazione alla questione dellalterit si era mantenuto sulla linea
esistenzialista del discorso filosofico, senza alcun riferimento a
Freud ed alla psicoanalisi.
Allora, se rispetto allinterpretazione della psicoanalisi di Freud
possiamo dire che lelemento di novit, stricto sensu, viene in
questarticolo semplicemente dal commento breve al Perturbante
di Freud dal punto di vista dellermeneutica ricuriana del s, e
rispetto alla questione della presenza della psicoanalisi nel saggio
Se come un altro, possiamo senza dubbio affermare che il punto
veramente notevole e, rispetto a questo saggio, nuovo proprio
questa connessione tra la dimensione della carne e la dimensione
dellinconscio.
Va, tuttavia, precisato subito che questa connessione da
Ricur solamente indicata, potremmo dire, quasi, bisbigliata.
Non perch dalla carne non venga pi richiamato quel fondo involontario comune allinconscio ma, piuttosto, perch quel richiamo dellinconscio alla carne dice che linconscio realt. E di
questa realt dellinconscio, la seconda filosofia della psicoanalisi
di Ricur depurata ormai, lo abbiamo visto, anche dalle ultime
tracce di energetismo non pi in grado di render conto.
Eppure questa connessione nuovamente stabilita. Ma come
spiegarla, come giustificarla? Ricur si limita a scrivere: linconscio pu () venir designato parzialmente, va riconosciuto
come parola vietata114. Con quel parzialmente egli riammette la dimensione pulsionale dellUnbewusst poich il suo
significato che non tutto linconscio luogo della parola, non
tutto linconscio parola vietata poich non tutto linconscio
linguaggio. Qui, perci, Ricur ritorna anche se brevemente
alla sua prima interpretazione della psicoanalisi. Ma senza aggiungere altro: la strategia di sviluppare la tematica dellinconscio
nella problematica del chi parla? problematica connessa alla
carne, ma indirettamente, dal lato del linguaggio , piuttosto
che direttamente nella problematica del corpo proprio, cio in
relazione al lato pulsionale dellinconscio, gli permette di evitare
la difficolt di questo punto, che rimane cos come un nodo irrisolto, come un nodo morto. Ma Ricur pu rispondere come fa

114

Ivi, p. 124.

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effettivamente che quali che siano le forze in gioco che impediscono di dire, come indica il concetto di rimozione, ci pertiene
allesperienza psicoanalitica e al suo discorso specifico, non alla
fenomenologia; il fenomenologo si limita a ricevere listruzione
della psicoanalisi nella dichiarazione del non-poter dire115.
Vediamo. Anzitutto, Ricur cerca di conferire alla parola
carne unampiezza maggiore di quella del corpo proprio o del
corpo vivente116, attraverso lanalogia del patire analogia
che richiama la correlativa analogia dellagire (senza la quale
essa non ha senso). Nonostante la correlazione, per, per Ricur
si d una disparit del patire rispetto allagire, uno scarto
che rende il s estraneo a se stesso nella propria carne117 e che
spinge la riflessione a ripartire dalla molteplicit delle domande
chi?: chi parla? chi fa? chi racconta? chi tenuto come moralmente
responsabile dellaltro?118. Queste interrogazioni, infatti, hanno
ora perso limmediatezza del loro riferimento. Il referente del chi
un s la cui dialettica interna sdoppia, dissimula e offusca la
trasparenza e limmediatezza della propria soggettivit. Perci, al
chi parla? non posso pi rispondere con certezza e semplicit
Io: Io costituisce problema.
Scrive Ricur:
Chi parla?, chiediamo in primo luogo. E tutte le nostre risposte a
questa domanda hanno ricondotto allo stesso centro, il fenomeno del
poter-dire. Io posso articolare i miei pensieri, indirizzare la mia parola
ad un altro, rifletterla in soliloquio privato, al punto da poter autodesignarmi come lautore delle mie parole, dei miei enunciati. Ma il soggetto
parlante possiede una padronanza di se stesso tale che questo poter dire
sia non solo completo, ma trasparente a se stesso?119.

qui, con questa domanda, che entra in gioco la psicoanalisi.


Qui si pu far riferimento per una prima volta scrive Ricur
alla psicoanalisi come disciplina annessa, bench irriducibile ad ogni fenomenologia per i suoi presupposti ed il metodo di
trattamento120. Con lespressione irriducibile ad ogni fenomeIb.
Ivi, p. 122.
117
Ivi, p. 123.
118
Ib.
119
Ib.
120
Ib.
115

116

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nologia si allude ancora, evidentemente, al fondo energetico, non


interamente linguistico dellinconscio freudiano. Ma la linea del
discorso che la domanda chi parla? stringe al linguaggio porta
subito a sviluppare la trama ermeneutica della psicoanalisi. Ora
linconscio pu essere letto come parola vietata:
Tenendo conto delle caratteristica principale della cura psicoanalitica quale talk-cure, si pu dire che la psicoanalisi designa in primo luogo, mediante laggettivo sostantivato dinconscio, una impotenza fondamentale di dire. Quali che sano le interpretazioni date al fenomeno della
rimozione (e forse sono tutte da trattenere in funzione dei molteplici
campi dellagire-patire), la prima e la meno contestabile quella che ne
fa () un processo di desimbolizzazione, di sgrammatizzazione, di comunicazione mancata. Lesperienza dellanalisi lo verifica a contrario
per il posto conferito nel trattamento alla parola, nellesclusione di ogni
acting-out. Far parlare linconscio potrebbe costituire la caratterizzazione pi semplice e meno sofisticata dellanalisi. Linconscio pu cos venir
designato parzialmente, va riconosciuto come parola vietata.

A questo punto, la precisazione quali che siano le forze in


gioco ; a ricordare che in atto non una fenomenologia dellinconscio ma una fenomenologia dellalterit121. Ci ovviamente
un argomento che ha una validit solo parziale solo, cio, in
relazione allo specifico gioco logico-metodologico del testo che
stiamo considerando. Listruzione che, infatti, la fenomenologia ha ricevuto qui dalla psicoanalisi anche, listruzione che,
da unaltra parte in un altro gioco (quello di una filosofia della
psicoanalisi) , la psicoanalisi ha ricevuto dalla fenomenologia.
Lunica variazione per la verit, minima (perch semplicemente
estetica) data dallinterpretazione de Il perturbante di Freud o,
meglio, dallanalisi semantica del titolo originale. Ecco il brano:
() vorrei isolare il fenomeno dellestraneit a cui Freud ha consacrato un saggio specifico dal famoso titolo di Das Unheimliche, tradotto
in francese col titolo di Inquitante Etranget. Di questo piccolo meraviglioso saggio vorrei trattenere pi che la riduzione finale alla paura
di castrazione, il percorso semantico che precede tale riduzione finale
e nel corso del quale Freud stesso si disperde attraverso una polisemia
121
Per la precisione, una fenomenologia dellalterit, posta nel segno
della dialettica dello stesso e dellaltro articolata con una fenomenologia
dellagire, a sua volta posta nel segno dellaccezione dellessere come potenza
ed atto (Ivi, pp. 118-119).

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essa stessa strana ed inquietante sullHeim la casa propria e sulla


negazione Un non a casa propria . Grazie a tale rigogliosa polisemia,
lUnheimlich potrebbe caratterizzare linconscio stesso, almeno a livello
dei sintomi che inquietano nel senso forte della parola il paziente in
cerca di una parola meno mutilata ed in cammino verso una risimbolizzazione della propria vita attiva profonda122.

Cos si chiude lanalisi scaturita dalla domanda chi parla?.


Si passa ora alla seconda domanda, chi agisce? sempre nel
quadro della trattazione fenomenologica della prima figura dellalterit, la carne , dove Ricur ritorna su questanalisi semantica
del Das Unheimliche. Unheimliche esprime bene la condizione
di fragilit e lo stato di minaccia cui soggiace costantemente il
nostro poter fare.
Non sarebbe difficile introdurre di nuovo in scena la psicoanalisi,
nella misura in cui, nella versione di romanzo familiare, le prime relazione perturbate sono quelle tra il fanciullo e laltra persona pi prossima, laltra persona incontrata per prima allalbeggiare della vita, cio
il padre e/o la madre. Sono cos le stesse strutture che si dichiarano di
volta in volta strutturanti e/o destrutturanti, soccorrenti e/o ostili, rassicuranti e/o terrificanti. Non un caso che nel saggio di Freud sopra
ricordato, lesempio paradigmatico sia costituito dalla minaccia simbolica di castrazione mascherata dallapparenza del mercante di sabbia che
minaccia di cavare gli occhi dei bambini. il caso di dire che la casa
propria per eccellenza, quello della famiglia nucleare, del focolare familiare, che accumula i significati dellheimlich e dellunheimlich123.

A questo punto, ci si attenderebbe unanalisi della coppia heimlich-unheimlich freudiana in relazione alla dialettica dellagire e
del non agire, dellagire e del patire. Ma una simile analisi non
viene svolta. Eppure, la nevrosi potrebbe senza alcuna difficolt
essere considerata azione vietata! Perch, allora, Ricur non segue questa via? Forse per il fatto che attraverso di essa lanalisi
fenomenologica si imbatterebbe nel patologico [e nel traumatico]
come fenomeno da spiegare nei termini di forza (nei termini di
forza che si oppone al potere di agire, alla volont di agire)? La
ragione sembrerebbe proprio questa. Ricur, infatti, compie la
mossa di collegare questanalisi al discorso precedente sul chi
122
123

Ivi, p. 124.
Ivi, p. 126.

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parla?, evitando cos il pericolo di un nuovo scontro della fenomenologia con lenergetismo ed assicurando un secondo varco
linguistico alla psicoanalisi. Ma al prezzo di una fenomenologia
interrotta del chi agisce?.
Inutile dire che questo secondo varco linguistico aperto
dalla domanda chi racconta? con lanalisi della quale la fenomenologia pu terminare la quadratura ermeneutica della
psicoanalisi.
Esse [le avventure del poter raccontare, V. B.] concernono direttamente il problema dellidentit personale, in virt dello stretto legame tra coesione della vita, nel senso conferito a questo termine da
Dilthey, ed il racconto. Bisognerebbe innanzitutto parlare dellincapacit di raccontare nel luogo in cui la domanda chi parla? e la domanda
chi racconta? si sovrappongono. con questa incapacit che si scontra
da principio lesperienza dellanalisi, quale Freud la riporta nel saggio
intitolato Erinnern, Wiederholen und Durcharbeiten. Ne deriva che la
difficolt di ricordare, quindi di raccontare, si scontra con la pulsione a
ripetere che costringe il paziente a ripetere il trauma ed i suoi sintomi,
invece di ricordarsi124.
Ib. A proposito dellincapacit di raccontare, Ricur sottolinea che essa non riguarda solamente quelle forme patologiche raccolte da Freud sotto la denominazione di compulsione a ripetere
(Wiederholungszwang), ma si estende a tutte le modalit dellinadeguazione fra il tentativo di padroneggiamento del tempo attraverso il
racconto e la sottile dialettica di prossimit e distanza, di estraneit e
familiarit, che il gioco della memoria comporta (Ivi, p. 128). Giunti
a questo punto, resta per Ricur da mostrare in che cosa lestraneit
del mondo stesso in un modo o in un altro sempre mediatizzata da
quella della carne (Ib). A chiarire questa estraneit del mondo per la
mediazione della carne interviene ancora una volta il termine freudiano
unheimlich la cui dialettica [con lheimlich] , per, questa volta letta
attraverso lanalitica esistenziale del Dasein heideggeriano. Questo passaggio costituisce lultimo momento di incontro in Molteplice estraneit con la psicoanalisi; eccolo: trovarvicisi lo strano per eccellenza. Sarebbe forse in una fenomenologia della spazialit, troppo spesso
occultata da quella temporalit, che potrebbero venir riconosciute ed
espresse le modalit a loro volta multiple e disperse di una tale estraneit. Per restare fedele allidea direttrice del presente studio, secondo cui
la fenomenologia dispersa del patire rimane correlata alla fenomenologia raccolta dellagire, si potrebbe prendere per asse di riferimento latto
di abitare in cui si coniugano lagire ed il patire derivante da ci che con
Heidegger si definito Befindlichkeit. Questa scelta tanto pi legittima
124

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Il lavoro della traduzione. Una sfida etica


Ne La traduzione. Una sfida etica (2001 [1992, 1997, 1998,
2000]) che una raccolta dei testi maggiori dedicati da
Ricur a questo tema (se si escludono le riflessioni dedicate
alla traduzione di luoghi specifici della Bibbia125) Domenico
Jervolino avanza lidea che la traduzione possa costituirsi come
terzo paradigma dellermeneutica ricuriana, dopo i paradigmi
del simbolo e del testo126. (Evidentemente si tratta di un paradigma che va al di l del terreno dellermeneutica in senso stretto;
si impone come metafora dellincontro e del dialogo con laltro,
con lo straniero, con i popoli, richiama questioni di diritto e giuridiche, ad esempio, e conferendo al concetto di sfida etica il
suo significato pi pieno). Dal punto di vista della nostra lettura,
esso rappresenterebbe un quarto tema dominante lermeneutica
ricuriana dopo il tema del simbolo, del testo e del s.
che lespressione unheimlich, da cui siamo partiti seguendo Freud, fa
riferimento a Heim, alla casa, in quanto luogo privilegiato dellabitare.
A tal riguardo la coppia heimlich-unheimlich che andrebbe presa in
considerazione. Il lato heimlich vi sarebbe rappresentato dallatto dallestire, di costruire: atto volontario e pianificato, che un tempo fu alla base
della sedentarizzazione dei nomadi e che oggi sottintende il processo
forzato dinurbazione. Ma il lato heimlich della coppia non arriva mai ad
eclissare il lato unheimlich. () Per avanzare oltre in questa fenomenologia dellheimlich-unheimlich sul piano dellessere al mondo, bisognerebbe mostrare come le molteplici figure dellestraneit della carne, sul
piano del linguaggio, dellazione, del racconto, dellimputazione morale,
suscitano delle figure correlative dellestraneit del mondo che la dialettica dellabitare, dispiegantesi fra allestire ed issare, non esaurisce (Ivi,
pp. 129-130).

125
D. Jervolino, Introduzione, in P. Ricur, La traduzione. Una sfida
etica Brescia, Morcelliana 2001, 2002, p. 27. I testi raccolti sono i seguenti:
I) Dfi et bonheur de la traduction [Discours la remise du Prix de traduction pour la promotion des relations franco-allemandes (15 avril 1997)],
DVA Fondation, Stuttgart 1997, pp. 15-21; II., Le paradigme de la traduction
[Leon douverture la Facult de Thologie protestante de Paris, octobre
1998], in Esprit n. 253, juin 1999, pp. 8-19; III) Quel thos nouveau pour
lEurope? In P. Koslowski (ed.), Imaginer lEurope. Le march intrieur
europen, tche culturelle et conomique, Paris, Cerf 1992, pp. 107-116;
IV) Du Concile de Trente au Colloque de Trente, relazione per il Convegno
Lutero e i linguaggio dellOccidente, Trento, 29-31 Maggio 2000.
126
Ivi, p. 26. Al riguardo, segnaliamo dello stesso autore il recente D. J.,
Ricur. Hermneutique et traduction, Paris, Ellipses 2007.

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Questo quarto elemento tematico entrerebbe paradigmaticamente


a costituire il momento finale dellermeneutica ricuriana, quello
che va da Soi-mme comme un autre a La mmoire, lhistoire,
loubli, e che si articola tra lermeneutica del s e la problematica
della traduzione. Scrive Jervolino:
Che la traduzione venga assunta come paradigma di Ricur non ha
bisogno di essere argomentato, essendo esplicitamente detto dallAutore, persino nel titolo di uno dei testi qui pubblicati () [Le paradigme
de la traduction, V. B.]: quello che si deve mostrare e verificare ladeguatezza di tale paradigma a rappresentare questa fase del suo pensiero
e a connettersi dialetticamente con gli altri127.

E questo quanto si impegna a fare Jervolino nelle pagine


successive della sua Introduzione dimostrando che come il paradigma del testo non elimina ma integra quello del simbolo,
allo stesso modo il paradigma della traduzione non contraddice
i precedenti ma li completa128; rappresenta
() un modo felice per andare oltre il testo e la fascinazione della
testualit, senza abbandonare il linguaggio. Nella traduzione lavorano il
proprio e lestraneo, il s e laltro, laltro che ritroviamo dentro di noi e che
non si riduce allalterit dellaltro uomo. Nella traduzione allopera un
concetto di umanit plurale eppure una, non riducibile a una sola cosa in
termini di una scienza unificata, di un sapere assoluto o di una lingua unica, ma unificabile sul modello dellospitalit e della convivenza, della coabitazione in un mondo reso abitabile da una prassi di convivialit129.

Questo brano rende bene i riverberi tematici di S come un altro nel campo tematico della traduzione. Le analisi di questopera
possono infatti essere lette come uno sforzo incessante di traduzione fra approcci diversi al nodo enigmatico dellidentit130. E,
Ivi, pp. 27-28.
Ivi, p. 29.
129
Ivi, p. 34.
130
Ib. Per esempio: non forse in atto nella dialettica fra identit-ipse
ed identit-idem un lavoro implicito di linguaggio? e lanalisi linguistica posta in apertura del saggio non forse avviata da un lavoro di traduzione? Si
pensi, ancora, alla polisemia della domanda chi? o al tentativo di far
comunicare culture filosofiche, come quella analitica e quella fenomenologica-ermeneutica [] (pp. 34-35). Ma precisa Jervolino la fecondit e il
carattere illuminante del paradigma della traduzione appaiono soprattutto
127

128

Narrazione, identit, traduzione

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viceversa, possiamo dire che il lavoro di traduzione ha sempre a


che fare con i problemi dellidentit e dellalterit.
Ebbe, se ci atteniamo a questa lettura possiamo sostenere che
la psicoanalisi viene a svolgere un ruolo di un certo rilievo anche in
relazione alla costituzione di questo paradigma della traduzione.
Infatti, sul piano del metodo, il lavoro della traduzione, esplicitamente accostato da Ricur al lavoro della memoria e al lavoro
del lutto, offre un modello al lavoro ermeneutico, che sempre
anche traduzione131. In altre parole, il lavoro ermeneutico
ripensato a partire dal lavoro di traduzione, inteso [e definito]
questultimo attraverso il doppio senso attribuito da Freud, in due
differenti saggi (Ricordare, ripetere e rielaborare e Lutto e melanconia), al concetto di lavoro (lavoro come lavoro del ricordo
e lavoro del lutto). Su questo punto le parole del nostro filosofo
sono inequivocabili: cos, infatti, scrive in apertura al saggio Dfi
et bonheur de la traduction (sul quale ora ci soffermeremo):
() suggerisco di intendere il compito del traduttore () nel doppio senso dato da Freud alla parola lavoro, quando parla in un saggio di
lavoro del ricordo e in un altro di lavoro del lutto132.

Tradurre significa per Ricur, che riprende qui unaffermazione di F. Rosenzweig, servire due padroni: lo straniero nella
sua opera, il lettore nel suo desiderio di appropriazione133 (lettore
che non straniero poich abita la stessa lingua del traduttore).
Si tratta di una condizione paradossale, di una condizione problematica che in linea teorica non ha soluzione: il gesto di traduzione
resta bloccato, per cos dire, tra un desiderio di fedelt ed un
sospetto di tradimento.
Ed qui, nello spazio paradossale del movimento doppio del
portare il lettore allautore e del portare lautore al lettore,
come dice Schleiermacher, che sta lequivalente di quello che
se consideriamo la soluzione filosofica del problema dellidentit, che viene
cercato di fronte allopposizione teorica tra un cogito esaltato e un cogito
umiliato, tra filosofie del soggetto e filosofie dellantisoggetto sul terreno
eminentemente pratico dellattestazione di essere quello stesso che agisce e
che soffre (p. 35).
131
Ivi, p. 34.
132
Ivi, p. 41. Il corsivo nostro.
133
Ivi p. 42.

450

Capitolo IX

in precedenza Ricur ha chiamato lavoro del ricordo e lavoro


del lutto.
Lavoro del ricordo innanzitutto: questo lavoro, paragonabile a un
parto, concerne i due poli della traduzione. Da un lato, si radica nella sacralizzazione della lingua definita materna, nella sua suscettibilit
identitaria134.

Per descrive questo dinamismo della traduzione Ricur ricorre al termine psicoanalitico di resistenza: resistenza al lavoro di
traduzione, lo definisce. Una forza che il traduttore incontra in
diversi stadi del suo lavoro.
Lincontro gi prima di iniziare sotto forma di supposizione di
una non traducibilit, che linibisce ancor prima di affrontare lopera.
come se nellemozione iniziale, nellangoscia talvolta di cominciare, il testo straniero si ergesse come una massa inerte resistente alla
traduzione135.

Da una parte si tratta di una forma fantasmatica di resistenza, dovuta alla banalit che la copia tradotta non avr una
seconda originalit, dallaltra ancora una forma fantasmatica che si
esprime nel timore che la traduzione sia una cattiva traduzione.
Oltre a ci, si aggiunge una nuova resistenza una volta cominciato
il lavoro di traduzione: si tratta di una forma meno fantasmatica,
occasionata da zone dintraducibilit () disseminate nel testo
(nel testo poetico, come in quello filosofico), che rende drammatica la traduzione ed il desiderio di una buona traduzione una
scommessa136.
Il lavoro psicoanalitico di ricordo, dunque, trova il suo equivalente nel lavoro di traduzione, inteso come lavoro che si conquista
Ivi, pp. 42-43.
Ivi, p. 43.
136
Ivi, p. 44. In occasione di una recente intervista Ricur ritornato
sul tema dellintraducibilit, parlando dellintraducibilit di partenza di
un testo i n quanto estraneo, ed accostando questa intraducibilit alla intraducibilit prodotta e rivelata dalla psicoanalisi nellesperienza analitica
quando lanalista si trova di fronte alla doppia estraneit della sofferenza
dellaltro (lestraneit dei fatti e lestraneit dellesperienza della sofferenza)
o quando il paziente stesso a vivere come estraneit la propria sofferenza
(P. Ricur, Conversazione sulla psicoanalisi, in D. Jervolino e G. Martini (a
cura di), Paul Ricur e la psicoanalisi, cit.
134
135

Narrazione, identit, traduzione

451

il suo spazio sul duplice fronte di una doppia resistenza137. E


qual lequivalente, in traduttologia (traductologie), del lavoro
del lutto? Il lavoro del lutto risponde Ricur trova il suo
equivalente in traduttologia, apportando la sua amara ma preziosa compensazione. Lo riassumer in una parola: rinunciare
allidea della traduzione perfetta138. Questo passaggio, che chiude
il confronto con la psicoanalisi, rappresenta anche la soluzione di
Ricur al problema della traduzione evidentemente una soluzione pratica ed etica139, che rende il tradurre una sfida etica.
Solo questa rinuncia permette di vivere, come una deficienza accettata, limpossibilit enunciata sopra di servire due padroni: lautore e
il lettore. Questo lutto permette cos dassumere i due compiti, ritenuti
discordanti, di portare lautore al lettore e di portare il lettore allautore. In breve, da coraggio dassumere la problematica ben conosciuta
della fedelt e del tradimento: insieme, auspicio e dubbio140.
Ivi, p. 47.
Ib.
139
Cfr., Ivi [D. Jervolino, Introduzione], p. 32.
140
Ivi, p. 47. Nella gi menzionata Conversazione sulla psicoanalisi del
2003 troviamo un elemento ulteriore per cogliere lampiezza del significato
di sfida etica in psicoanalisi. Per illustrarlo utile far riferimento al testo
che raccoglie i contributi al seminario di studio organizzato nel settembre
2003 dal Centro di Psicoanalisi Romano sul tema Psicoanalisi ed ermeneutica. Equivoci, convergenze, prospettive, nel quale fu per la prima volta
presentata e discussa questa Conversazione con Ricur: G. Martini (a cura
di), Psicoanalisi ed ermeneutica. Prospettive continentali, Milano, Franco
Angeli 2006. Il tema si sviluppa attorno al concetto di irrappresentabile, su
cui si aggancia il tema del desiderio poich il desiderio a cercare la rappresentazione e quello del riconoscimento perch la struttura profonda
del desiderio umano ha, secondo Ricur, una vocazione linguistica ed
da subito, prima di essere una struttura dialogica, una struttura di indirizzo di richiesta: una richiesta oscura che d allo sconforto stesso una struttura potenzialmente linguistica (D. Jervolino e G. Martini [a cura di], Paul
Ricur e la psicoanalisi, cit., p. 158). La ragione per cui secondo il filosofo
non si deve mai separare la sofferenza dalla parola sta qui. Esiste sempre la
possibilit di liberarla e non solo in sede clinica , di trasformarla, comprenderla e sopportarla attraverso i mezzi della narrazione, e pi in generale
della rappresentazione. Abbiamo una sorta di doppia opacit spiega
lopacit primordiale della sofferenza che porta il paziente alla ricerca di un
aiuto attraverso il linguaggio ed il dialogo, e lopacit che egli scopre attraverso linterpretazione. La forza dellinterpretazione non consiste nellabolire
del tutto lopacit, piuttosto nel renderla accettabile, sopportabile. Torniamo
sempre alla questione della sofferenza: la sofferenza insopportabile e la
137

138

452

Capitolo IX

La mmoire, lhistoire, loubli (2000). Lavoro di memoria


e lavoro di lutto
Ricur torna a considerare i concetti freudiani di lavoro di
memoria e lavoro di lutto in La memoria, la storia, loblio:
la sua ultima grande opera anchessa originata, come tutte
le () precedenti, dalla scoperta e dallesame delle questioni residue lasciate senza soluzione in unopera anteriore; in questo
caso Temps et rcit, dove lesperienza temporale era messa a
confronto direttamente con lattivit narrativa, senza considerare la mediazione esercitata dalla memoria tra luna e laltra141.
Unopera, questa, in cui Ricur torna a dialogare in soste pi o
meno brevi, s, ma decisamente significative con i grandi testi
del freudismo142: Die Traumdeutung, Zur Psychopathologie des
Alltagslebens, ber Psychoanalyse, Triebe und Triebschicksale,
Die Verdrngung, Das Unbewusste, Die Zukunft einer Illusion,
Das Unbehagen in der Kultur; e non solo, il nostro si sofferma
anche su alcuni dei pi importanti scritti speculativi, come Eine
Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci, Totem und Tabu,
Der Moses des Michelangelo, Der Mann Moses und die monotheistische Religion: Drei Abhandlungen oltre, che, come pi
volte si detto, sui due saggi minori, Erinnern, Wiederholen und
Durcharbeiten e Trauer und Melancholie. attorno a questi ultimi che si gioca il pi importante confronto, svolto in questopera,
con Freud. In estrema sintesi si pu anticipare che in questopera
sofferenza sopportabile. Penso a una poesia molto bella che dice: ogni tristezza pu esser resa sopportabile se convertita in racconto. La messa in
racconto trasforma le sofferenze () (p. 164). Commentando questo brano
Anna Maria Nicol che firma la presentazione al libro del 2006 osserva
che questo non sempre vero ed vero solo per alcuni pazienti e non per
tutti (G. Martini, Psicoanalisi ed ermeneutica, cit., p. 12): lo dimostra il lavoro clinico. Tuttavia il discorso di Ricur va oltre il piano pratico e tecnico,
e rimanda al concetto di sfida etica. Nellidea di irrappresentabile come
sfida si apre uno spazio etico. Non solo una sfida cognitiva o tecnica, dunque. Ma una sfida etica. Al di l della situazione e della condizione particolare del paziente, lanalista in quanto uomo chiamato a lottare per vincere la
sfida dellirrappresentabile.
141
P. Ricur, Il mio cammino filosofico, cit., p. 141.
142
Anche se nellintervista precedentemente ricordata Ricur non ha esitato ad affermare che la sua interpretazione della psicoanalisi di Freud appartiene ad una stagione passata della sua filosofia (P. Ricur, Conversazione
con Paul Ricur, cit.).

Narrazione, identit, traduzione

453

i concetti di lavoro di memoria (travail de mmoire) /lavoro del


lutto (travail de deuil) sono utilizzati per articolare unimportante
analogia con il carattere paradossale del nostro rapporto con la
storia (non privo di implicazioni politiche) teso tra, da una parte,
eccesso di memoria che ricorda i fenomeni compulsivi e ossessivi
descritti dalla psicopatologia e, dallaltra, eccesso di oblio che
non pu non accostarsi al fenomeno della rimozione.
Di seguito renderemo il quadro di questopera con lintento
non tanto di offrire una sintesi compiuta, quanto di indicare le
coordinate generali, gli estremi dello spazio in cui si sviluppa il
confronto con la psicoanalisi di Freud tra il lavoro di memoria ed
il lavoro del lutto.
Abbiamo gi ricordato che lopera intende coprire lo spazio
mancato in Temps et rcit tra il tempo e la narrazione143. Lo spazio
di mediazione della memoria che cela lenigma (cos lo definisce
Ricur) della presenza nella mente di unimmagine delle cose
passate e ormai assenti144, ossia, lenigma della presenza dellassenza che riassume tutte le difficolt inerenti allesercizio della
capacit del ricordo145.
Si viene cos a configurare una nuova capacit di quello che
Ricur ha definito lhomme capable o lhomme capable
de filo conduttore, come sappiamo, di tutta la sua filosofia.
Ed anche della filosofia delluomo sottesa a La memoria, la storia, loblio; questopera, infatti, pu essere letta anche come una
filosofia delluomo concreto, delluomo storico come suggerisce Jervolino, affermando che limpegno del filosofo nellopera
del 2000 di passare dalla grammatica dellidentit personale
143
In realt, nellAvvertissement de La mmoire, lhistoire et loubli
Ricur scrive che la ricerca nata da tre preoccupazioni (di ordine, rispettivamente, privato, professionale e pubblico). Alla motivazione sopra riportata che coincide con la motivazione di carattere privato dobbiamo perci
aggiungere le altre due, e cio: dal punto di vista professionale, lininterrotta frequentazione di tematiche connesse in vario modo alla relazione tra
memoria e storia; dal punto di vista pubblico, linquietante spettacolo cui
danno luogo qui leccesso di memoria, l leccesso di oblio, per tacere dellinfluenza delle commemorazioni e degli abusi di memoria e di oblio, a cui
necessario rispondere con una politica della giusta memoria (politique
de la juste mmoire) [P. Ricur, La memoria, la storia, loblio, tr. it., D.
Iannotta, Milano, Raffaello Cortina 2003, p. 7; orig., P. R., La mmoire, lhistoire et loubli, Paris, Seuil 2000, p. I].
144
P. Ricur, Il mio cammino filosofico, cit., p. 141.
145
Ib.

454

Capitolo IX

definita in Soi-mme comme un autre alla sua declinazione nella


condizione storica effettiva degli esseri umani146. Questopera
si troverebbe, dunque, collegata al saggio del 90. Non solo, per
effetto della sintesi superiore di S come un altro, La memoria,
la storia, loblio si legherebbe anche alla giovanile Philosophie de
la volont147 ed, in qualche modo, a tutte le altre opere, a tutte
le altre tappe della lunga via ricuriana come una nuova ritrattazione, come un ritorno circolare non semplicemente retrospettivo o ripetitivo, ma dialettico e, potremmo dire, intensivo.
Dicevamo dellatto di far memoria come potere dellhomme
capable. Scrive Ricur:
Latto di ricordarsi e il potere che esso mette in opera si situano al
crocevia verso lirreale e la memoria propriamente detta, diretta verso
una realt scomparsa, il passato. Tutte le difficolt accumulate a proposito della memoria culminano in quella dellidentificazione del criterio
differenziale tra lirreale, oggetto mentale privilegiato dellimmaginazione, e il tipo di assenza che distingue il passato ricordato dal reale immaginato. A tal proposito, lesperienza del riconoscimento pu essere
considerata come il criterio in cui si attesta la capacit della memoria
di rappresentare il passato. Certamente, la ricerca del ricordo nelloperazione del richiamare alla memoria occasione di ogni sorta dabuso,
di disprezzo, di errore, di delusione, ma il momento del riconoscimento
resta lultimo e insostituibile criterio di ci che il filosofo Henri Bergson
ha molto felicemente chiamato la sopravvivenza o reviviscenza delle immagini del passato148.

Lesperienza del riconoscimento si costituisce come un momento cruciale in cui le tre problematiche della memoria, della
storia e delloblio si rincontrano. Il riconoscimento da parte della memoria, infatti, non soltanto riconoscimento di una cosa
passata ma anche riconoscimento di se stessi149. Ecco emergere,
Ivi, p. 79.
Jervolino stabilisce una pi specifica analogia tra lastratezza della fenomenologia de Le volontaire et linvolontaire e della grammatica
dellidentit di Soi-mme comme un autre, da una parte, e la concretezza dellempirica della volont di Finitude et culpabilit e lantropologia
delluomo storico de La mmoire, lhistoire et loubli, dallaltra; tra laltro,
questantropologia delluomo storico richiamerebbe la giovanile Histoire et
vrit (Cfr., D. Jervolino, Introduzione a Ricur, cit., p. 78 e sgg).
148
P. Ricur, Il mio cammino filosofico, cit., p. 142.
149
Ib.
146
147

Narrazione, identit, traduzione

455

dunque, nello spazio della memoria cio, ancora una volta tra il
tempo e la narrazione lidentit personale estesa a sua volta a
tutte le forme didentit comunitaria150.
Ritrovo cos sul percorso della memoria la nozione didentit narrativa elaborata a conclusione di Temps et rcit e che si trova ormai radicata nellesperienza mnemonica151.

Veniamo ora alla struttura. Lopera si articola in tre parti: la


prima, De la mmoire et de la rminiscence, una fenomenologia della memoria di scuola husserliana; la seconda, intitolata
Histoire. pistmologie, nella sostanza unepistemologia delle
scienze storiche; infine, La condition historique sviluppa una ermeneutica della condizione storica. Se, da una parte, vero che
queste tre sezioni sono nettement dlimites par leur thme et
leur mthode152, dallaltra esse non costituiscono tre libri separati, tematicamente sciolti. Un filo conduttore, spiega Ricur,
lega e stringe la fenomenologia della memoria, lepistemologia
della storia, lermeneutica della condizione storica: celle de la
reprsentation du pass153.
La questione viene posta nella sua radicalit fin dallindagine
sulla faccia oggettuale della memoria: che cosa ne dellenigma di
unimmagine, di un eikon per parlare greco con Platone e Aristotele
che si d come presenza di una cosa assente, marchiata con il sigillo
dellantecedenza?154.

Naturalmente, la fenomenologia della memoria sceglie di iniziare linvestigazione partendo dalloggetto della memoria, piuttosto
che dal soggetto; cos lapproccio egologico si trova in qualche
modo subordinato allapproccio oggettuale della fenomenologia
la quale sonda il campo della memoria disegnando una sorta di
Ib.
Ib. Inoltre aggiunge Ricur questa esperienza della rappresentazione del passato nel momento del riconoscimento pone in tutta la sua ampiezza e radicalit la problematica ben nota della traccia, nel senso dellimpronta lasciata da un evento sopraggiunto in un certo momento del tempo
su un supporto qualsiasi e cos offerta alla decifrazione e allinterpretazione
(pp. 142-143).
152
P. Ricur, La mmoire, lhistoire, loubli, cit., p. I (tr. it., p. 7).
153
Ivi, p. II (8).
154
Ib.
150
151

456

Capitolo IX

arco analitico inverso o di ritorno, dalloggetto al soggetto. Cos


la fenomenologia della memoria si viene a strutturare attorno a
due questioni conseguenti: de quoi y a-t-il souvenir?, de qui
est la mmoire155? La questione chi? il punto di arrivo come
a dire che il soggetto ricordando si ricorda di s. Dalla memoria
data, insomma, alla memoria riflessa.
Il passaggio a questultima fase di carattere riflessivo spiega Ricur ritardato da uno sdoppiamento significativo della
prima questione tra una dimensione propriamente cognitiva ed
una pragmatica, che introduce tra il che cosa? ed il chi? la
domanda intermedia come?: come si ricorda?; ovvero la memoria esercitata. Ecco, qui, con questa domanda sulla memoria
esercitata, che entra in gioco la psicoanalisi. Nella mmoire exerce
si d, s, la distinzione tra laspetto cognitivo e laspetto pragmatico,
ma si d anche la loro ricongiunzione per opera della rimemorazione (remmoration) quellatto di riconoscimento della
veridicit del ricordo che Henri Bergson ha chiamato effort de
mmoire e che Freud ha spiegato attraverso il concetto di travail
de remmoration. Ora, Ricur spiega che questi termini sono
inerenti al campo della pratica, perci necessitano che il discorso
si apra al campo [pratico] degli usi e degli abusi della memoria.
Questo loggetto del secondo capitolo, La mmoire exerce: us
et abus156, articolato in due paragrafi: Les abus de la mmoire
artificielle: les prouesses de la mmorisation e Les abus de la
mmoire naturelle: mmoire empche, mmoire manipule,
mmoire abusivement commande. in questultimo paragrafo,
sotto la tipologia della memoria empche, impedita, che si
svolge lanalisi della teoria freudiana del lavoro di memoria e del
lavoro di lutto. Spiega Ricur:
Propongo la seguente griglia di lettura, al fine di evitare un uso
massivo e indiscriminato della nozione di abuso di memoria. Segnaler,
innanzitutto, un approccio francamente patologico, che mette in gioco
categorie cliniche, ed eventualmente terapeutiche, improntato principalmente alla psicoanalisi. Cercher di restituire a questa patologia la
sua ampiezza e la sua densit collegandola con alcune esperienza umane
tra le pi fondamentali. In secondo luogo, far spazio a forme concertate

155
156

Ivi, p. 3 (tr. it., p. 13).


Ivi, pp. 67-111 (83-131).

Narrazione, identit, traduzione

457

di manipolazione o di strumentalizzazione della memoria, che scaturiscono da una critica delle ideologie157.

Questo, dunque il piano di lavoro: un percorso di figura in


figura degli usi e abusi della memoria, a partire dalla memoria
impedita fino alla memoria obbligata, passando per la memoria manipolata.
La memoria impedita. Certamente, spiega Ricur, a livello patologico e terapeutico si pu legittimamente parlare di memoria
ferita [blesse] e memoria malata, ma non senza sollevare almeno due gravi difficolt. Anzitutto, come possiamo applicare alla
memoria collettiva delle categorie determinate nei colloqui analitici, donc un niveau interpersonnel, marqu principalement
par la mdiation du transfert?158. In secondo luogo, necessario
chiarire come una pathologie de la mmoire si possa iscrivere
dentro lorizzonte di indagine di uninchiesta sullesercizio della
memoria, sur la tekhn mmorielle. La difficolt nuova
commenta il nostro : sono qui in gioco le alterazioni individuali
e collettive debitrici delluso, della pratica della memoria159.
Per chiarire ed in qualche modo superare queste difficolt
Ricur si rivolge a Freud, ai due saggi gi menzionati Ricordare,
ripetere e rielaborare e Lutto e melanconia due lavori che
Ricur non esita a definire remarquables. Lanalisi dello studio
svolto da Ricur su questi testi ci permette di rilevare una serie di
rimandi a temi ed a momenti successivi dellopera; a testimonianza
della diffusa presenza nascosta della psicoanalisi in La mmoire,
lhistoire, loubli.
Ricur prendendo per primo in esame il saggio del 1914
soffermandosi sul concetto di Wiederholungszwang, utilizzato da Freud per definire uno dei principali ostacoli alla
Deutungsarbeit ostacolo attribuito alle resistenze della rimozione (Verdrngungswiderstnde). Un fenomeno, quello
della coazione a ripetere, analogo, al fenomeno dellidea fissa
(hantise) e collegato allesperienza delloblio. (Ecco il primo
rimando interno allopera, alla tematica delloblio, oggetto del

Ivi, p. 100 (orig., p. 83).


Ivi, pp. 83-84 (tr. it., p. 101).
159
Ib. (orig., p. 84).
157

158

458

Capitolo IX

terzo capitolo della terza parte160). Limportante per noi spiega


Ricur , il legame fra coazione a ripetere e resistenza, cos come
il sostituirsi di questo duplice fenomeno al ricordo161; non tanto
per lesperienza clinica in s, quanto piuttosto perch Freud fait
deux propositions thrapeutiques162, una riguardante lanalista
una lanalizzando, che risulteranno della massima rilevanza al
momento di trasporre lanalisi clinica sul piano della memoria
collettiva. La prima concerne le ripetizioni che sopraggiungono a
pi riprese una volta instauratasi la relazione di transfert, per le
quali consigliata una grande pazienza.
La traslazione, nota Freud, crea cos un ambito intermedio fra la
malattia e la vita reale; se ne pu parlare come di una palestra, in cui
la coazione autorizzata a manifestarsi in una libert pressoch totale,
laddove viene offerta al fondo patogeno del soggetto loccasione di manifestarsi apertamente163.

Ma Freud chiede qualcosa anche al paziente:


smettendo di gemere o di nascondere a se stesso il suo vero stato,
egli deve trovare ora il coraggio di rivolgere la sua attenzione alle manifestazioni della sua malattia. La malattia stessa deve cessare di essere
per lui qualche cosa di esecrabile e diventare piuttosto un degno avversario, una parte del suo essere che si fonda sopra buoni motivi, e da cui
dovranno essere tratti elementi preziosi per la sua vita ulteriore [cit., S.
Freud, Ricordare, ripetere e rielaborare, V. B.]164.

In altre parole, il paziente deve giungere alla riconciliazione


di s con se stesso. (Qui abbiamo un secondo rimando, per il
concetto di rconciliation, alle riflessioni dellEpilogo sul perdono165). Diventa centrale in questa teorizzazione di Freud il concetto
di lavoro, un termine pi volte ripetuto e sempre opposto a
compulsione: travail de remmoration contre compulsion de
rptition166.
160
Cfr., Ivi, pp. 589-646 (orig., pp. 536-589); in particolare, pp. 632-635
(orig., pp. 575-579; Loubli et la mmoire empche).
161
Ivi, p. 102 (85).
162
Ib.
163
Ib.
164
Ib.
165
Ivi, pp. 649 e sgg. (593 e sgg).
166
Ivi, p. 85 (tr. it., p. 103).

Narrazione, identit, traduzione

459

A questo punto entra in scena Trauer und Melancholie: il lavoro del ricordo pu, infatti, essere accostato al lavoro del lutto.
Scrive Ricur:
Se il lavoro della melanconia occupa, nel presente saggio, una posizione strategica parallela a quella che la coazione a ripetere occupa nel
precedente, si pu suggerire che sia dovuto al fatto che il lavoro del lutto
si rivela costosamente liberatorio in quanto lavoro della memoria, ma
anche reciprocamente. Il lavoro del lutto il prezzo del lavoro della memoria; ma il lavoro della memoria il vantaggio del lavoro del lutto167.

Ora, Lutto e melanconia resiste pi del saggio precedente ad


una trasposizione sul piano della memoria collettiva nella misura in cui il lutto viene trattato meno per se stesso, precisamente
in quanto lavoro, che a titolo di termine di paragone per scorgere
meglio gli enigmi della melanconia168. Ma, ad ogni modo, lestensione dellanalisi freudiana al traumatismo dellidentit collettiva
garantito dalla costituzione bipolare dellidentit personnelle
e dellidentit communautaire169. Spiega Ricur:
Possiamo parlare, non soltanto in un senso analogico ma nei termini di una analisi diretta, di traumatismi collettivi, di ferite della memoria
collettiva. La nozione di oggetto perduto trova unapplicazione diretta
nelle perdite che, nello stesso modo, segnano il potere, il territorio, le
popolazioni, che costituiscono la sostanza di uno Stato. Le condotte di
lutto, che si dispiegano a partire dellespressione dellafflizione fino alla
completa riconciliazione con loggetto perduto, sono di primo acchito
illustrate delle grandi celebrazioni funebri, attorno alle quali un intero
popolo si raccoglie. A questo proposito, possiamo dire che le condotte di lutto costituiscono un esempio privilegiato di relazioni incrociate
fra lespressione privata e lespressione pubblica. Il nostro concetto di
memoria storica malata trova, cos, una giustificazione a posteriori in
questa strutta bipolare delle condotte di lutto170.

Cos, possibile trasporre sul piano della storia le categorie


patologiche desunte dal freudismo il che significa, dal punto di
vista filosofico, inserire la teoria freudiana come analizzata in
seno a questa fenomenologia della memoria nel circolo riflessivo
Ivi, p. 105 (orig., pp. 87-88).
Ivi, p. 103 (86).
169
Cfr., Ivi, p. 95 (tr. it., p. 113).
170
Ivi, pp. 113-114 (orig., p. 95).
167

168

460

Capitolo IX

dellermeneutica della condizione storica. Manca solo da mostrare


che tali categorie non fanno riferimento a situazioni eccezionali,
ma son pertinenti allesistenza collettiva in quanto sue strutture
fondamentali. Ricur dimostra ci ricordando sulla scia della
filosofia di Hobbes quanto la violenza sia stata costitutiva della
storia; e con essa la dialettica della memoria. Ed arriva a pensare
che
() la sovrapposizione fra lavoro del lutto e lavoro della memoria
acquista tutto il suo senso sul piano della memoria collettiva, forse ancora di pi che su quello della memoria individuale171.

171

Ivi, p. 96 (p. 115).