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Platone

IL PLATONISMO

Il Platonismo pu essere adeguatamente compreso solo se collocato


in quel contesto di crisi politico-culturale in cui:

Atene venne sconfitta nel Peloponneso;


Il fallimentare esperimento aristocratico del governo dei Trenta Tiranni;
Il deludente ritorno a una democrazia che si era bagnata del sangue di Socrate.

Platone essendo un aristocratico avvert di pi questa crisi e trov in Socrate un maestro.


Vedeva la sua figura, da un lato come il simbolo della crisi, dallaltro la speranza di un
superamento della stessa. Di Socrate apprezz in particolare il desiderio del superamento del
relativismo sofistico (inesistenza di una sola verit con metro di giudizio luomo) e la ricerca di
definizioni stabili e universali (assolutismo) per non lasciare gli individui in quel vuoto di
certezza che per Platone era la causa della crisi; per lui, insomma, la crisi era prima di tutto
intellettuale e voleva porvi rimedio.

LA VITA E LE OPERE

Platone nacque ad Atene da famiglia aristocratica nel 428 a.C.


A ventanni cominci a frequentare Socrate e fu tra i discepoli sino alla morte del maestro. La
sua morte segna lorientamento decisivo della sua vita. Da allora, la filosofia gli apparve come
la sola via che potesse condurre luomo singolo e la comunit verso la giustizia. Dopo una
serie di viaggi, Platone ritorn poi ad Atene, dove mor a 81 anni, nel 347. Platone il primo
filosofo dellantichit di cui ci siano rimaste tutte le opere. Abbiamo di lui un Apologia di
Socrate, 34 dialoghi e 13 lettere.

I CARATTERI DELLA FILOSOFIA PLATONICA

La fedelt allinsegnamento e lo
sforzo di interpretazione della personalit di Socrate domina lattivit filosofica di Platone. La
stessa forma dellattivit letteraria di Platone, il dialogo, un atto di fedelt al silenzio
letterario di Socrate. La concezione del filosofare come dialogo ha fatto s che egli, nonostante
una forte tendenza assolutistica a voler trovare certezze di pensiero e di vita fondate su realt
eterne e immutabili, abbia praticato la filosofia come una ricerca inesauribile e mai conclusa.
Accanto al dialogo troviamo il mito, che ha due significati fondamentali. In un primo senso il
mito uno strumento che comunica in maniera pi accessibile ed intuitiva le dottrine. In un
secondo, il mito un mezzo per parlare di realt che vanno al di l dei limiti cui lindagine pu
spingersi. Luso dei miti, se da un lato rende difficile linterpretazione poich non si capisce
bene dove finisca il mito e cominci la filosofia, dallaltro conferisce al platonismo un aspetto
suggestivo.

LA DOTTRINA DELLE IDEE

Il primo periodo dellattivit filosofica di Platone


dedicato alla difesa delle teorie del maestro filtrate alla luce dei propri interessi: ad
esempio nel caso delle definizioni, interpretate da Platone come il primo tentativo di
superamento del relativismo sofistico. Nel secondo periodo, si trova la dottrina delle idee,
il cuore del platonismo maturo.
GENESI DELLA TEORIA DELLE IDEE In antitesi ai Sofisti, Platone ritiene che la scienza ha i
caratteri della stabilit e dellimmutabilit, dunque della perfezione, e si chiede quale sia il
suo oggetto proprio, di certo non le cose del mondo apprese dai sensi, mutevoli e imperfette
(oggetto della doxa). Secondo Platone, tale oggetto sono le idee. Lidea unentit
immutabile e perfetta, che esiste per suo conto e che costituisce, con altre idee, una zona
dessere diversa dalla nostra, liperuranio. Il fatto che le idee presentino caratteristiche
strutturali diverse dalle cose del mondo non esclude un loro stretto rapporto con gli oggetti.

Per Platone le cose sono copie o imitazioni imperfette delle idee ed esiste un rapporto tra
idee e cose, le idee rappresentano un modello, le cose delle copie. Da Eraclito Platone
accetta la teoria secondo cui il nostro mondo il regno della mutevolezza, mentre da
Parmenide il concetto secondo cui lEssere autentico immutabile.
I TIPI DI IDEE Ci sono fondamentalmente due tipi di idee:

le idee-valori, corrispondenti ai supremi principi etici, estetici e politici (il Bene, la


Bellezza, la Giustizia) che noi riconosciamo come Valori o Ideali;
le idee matematiche, corrispondenti alle entit dellaritmetica e della geometria;
Platone parla talora idee di cose naturali e artificiali.

Pur essendo molteplici, le idee non sono una pluralit disorganizzata, ma una trama di
essenze, che ha un ordine gerarchico-piramidale, con le idee valori in cima e lIdea del
Bene al vertice. Questultimo infatti definito idea delle idee, supremo valore e
perfezione massima di cui tutte le altre idee sono il riflesso. Tale idea stata talora
assimilata a Dio, ma ci non trova verifica nei testi, dove risulta tra laltro assente lidea di un
Dio creatore. Possiamo dire che in Platone non esiste il dio-persona, ma solo il divino che usa
per indicare molteplici cose (idee, astri, il Bene, lanima)
IL RAPPORTO TRA LE IDEE E LE COSE Pur affermando la distinzione idee-cose, egli ne
sostiene il legame. Le idee sono infatti criteri di giudizio delle cose (diciamo che due cose
sono uguali sulla base dellidea di Uguaglianza) e causa delle cose (le realt dette belle sono
tali in quanto imitano e partecipano delle essenze archetipe -> modelli). Le idee sono quindi
la condizione dellesistenza degli oggetti e la loro ragion dessere. Tuttavia, il rapporto ideecose non stato ben definito da Platone, in quanto egli, pur parlando di mimesi (le cose
imitano le idee), di metessi (partecipano alle idee), di parusa (presenza delle idee alle
cose),

rimasto
sulla
questione
piuttosto
incerto.
DOVE ESISTONO LE IDEE Le idee possono senzaltro essere considerate trascendenti, in
quanto esistono oltre la mente e altre cose. La tradizione, prendendo alla lettera
lespressione platonica di iperuranio ha considerato il mondo platonico delle idee come
qualcosa di analogo allEmpireo dantesco e al Paradiso cristiano; I neokantiani (Novecento) le
hanno considerate come modelli di classificazione delle cose, dei criteri mentali attraverso cui
pensiamo gli oggetti. Se la prima interpretazione stata considerata troppo legata al mito, la
seconda stata invece ritenuta uneccessiva modernizzazione di Platone. In realt, il modello
platonico deve essere interpretato come un ordine eterno di forme e valori ideali.
LA DOTTRINA DELLA REMINISCENZA Platone si domanda come luomo possa accedere
alle idee e ricorre alla dottrina della reminiscenza affermando che la nostra anima, prima di
calarsi nel corpo, vissuta nel mondo delle idee, di cui conserva un sopito ricordo. Grazie
allesperienza delle cose, che fanno da pungolo per la memoria, lanima ricorda ci che ha
visto nellIperuranio. Platone quindi dir: Conoscere ricordare, in quanto le idee, sia pur
sfocate, le portiamo dentro di noi e basta una sollecitazione per tirarle fuori ed essendo
collegate tra loro ne basta una per ricordarle tutte. In Platone c quindi una forma di
innatismo, in quanto ritiene che la conoscenza non derivi dallesperienza sensibile (che
funge solo da meccanismo sollecitare del ricordo) bens da metri di giudizio preesistenti e
connaturati con il nostro intelletto. Noi non partiamo dunque n dalla verit dispiegata n
dallignoranza, bens da una sorta di pre-conoscenza da cui dobbiamo socraticamente tirar
fuori la conoscenza vera e propria.
LIMMORTALIT DELLANIMA. IL MITO DI ER Nel Fedone, Platone elenca delle prove
dellimmortalit dellanima:

Una prima detta dei contrari: come in natura ogni cosa si genera dal suo opposto, cos
la morte si genera dalla vita, e la vita si genera dalla morte, nel senso che lanima
rivive dopo la morte del corpo;
Una seconda, della somiglianza, sostiene che lanima, essendo simile alle idee,
eterne, sar anchessa tale;
Una terza, della vitalit, afferma che lanima, in quanto soffio vitale, vita e partecipa
dellidea di vita.

Nel Fedone troviamo inoltre la dottrina platonica della filosofia come preparazione della
morte. Se filosofare significa morire ai sensi e al corpo, la vita del filosofo risulta tutta una
preparazione alla morte, cio al momento in cui lanima libera, possa unirsi alle idee e
contemplarle. Platone ritiene inoltre che la nostra sorte attuale dipenda da una scelta
compiuta nel mondo delle idee, tesi illustrata nel mito di Er, dove si dice che ogni anima
sceglie il modello di vita che poi incarner. Er, morto in battaglia, resuscita dopo 12 giorni e
pu raccontare agli uomini ci che li attende dopo la morte. La scelta deve essere giudiziosa e
non ci si deve far abbagliare da certe vite che nascondono infelicit e peccato. La scelta il pi
delle volte guidata dalle esperienze della vita precedente. Ulisse, nel mito, scelse una vita
oscura e modesta.
LA DOTTRINA DELLE IDEE COME SALVEZZA DAL RELATIVISMO SOFISTICO Mentre con
il relativismo sofistico, luomo misura delle cose, nellantirelativismo o assolutismo
platonico la conoscenza torna ad avere un valore assoluto e cessa di essere relativa alluomo
e al soggetto giudicante: lidea misura delle cose, la verit misura delluomo. Anche la
morale torna ad avere validit assoluta in quanto Platone ritiene che esistano idee-valori,
quali il Bene, la Giustizia, ecc.

SECONDO PERIODO: LA DOTTRINA DELLAMORE E DELLANIMA

Il
sapere stabilisce tra luomo e le idee un sapere che non puramente intellettuale, perch
impegna la totalit delluomo e quindi anche la volont. Questo rapporto da Platone definito
amore (eros). Alla teoria dellamore sono dedicati due dialoghi, il Convito e il Fedro.
IL CONVITO Nel Convito, gli interlocutori esprimono i caratteri dellamore. Pausania distingue
dalleros volgare, che si rivolge ai corpi, leros celeste che si rivolge allanima. Aristofane, col
mito degli esseri primitivi composti duomo e donna (androgini), divisi dagli dei per punizione
in due met in cui una va in cerca dellaltra, esprime ci che lamore rivela nelluomo:
linsufficienza. Socrate osserv che lamore desidera qualcosa che non ha, ma di cui
ha bisogno ed quindi mancanza. Il mito, infatti, racconta del banchetto organizzato per
la nascita di Afrodite in cui Poros, si ubriac e si appisol cos Pena ne approfitt e si stese
accanto a lui e dalla loro unione nacque Eros. Che non ha la bellezza ma desidera averla, non
ha la sapienza ma aspira a possederla per questo filosofo. Lamore desiderio di bellezza,
e la bellezza si desidera perch rende felice. Essa ha gradi diversi a cui luomo pu sollevarsi
attraverso un cammino. In primo luogo, la bellezza di un bel corpo che attrae un uomo, poi
egli si accorge che la bellezza uguale in tutti i corpi e cos passa a desiderare tutta la
bellezza corporea. Ma al di sopra di essa ci sono la bellezza dellanima, la bellezza delle
istituzioni e delle leggi, poi la bellezza delle scienze. E infine, la bellezza in s, che eterna.
IL FEDRO Nel Fedro, Platone si domanda come lanima pu percorrere i diversi gradi di
questa gerarchia. Lanima (sostanza semplice e incorporea, eterna) simile ad una coppia di
cavalli alati, guidati da un auriga: uno dei cavalli, quello bianco, eccellente, laltro, quello
nero, pessimo. Lauriga tenta di pilotare verso il cielo i cavalli, ci riesce sino a un certo punto
ma il carro viene tirato gi dal cavallo nero. In ogni anima, caduta e incarnata, il ricordo delle
sostanze ideali risvegliato proprio dalla bellezza. Lanima si trova in tre parti del nostro
corpo:

Nel cervello c la parte razionale, che la virt della sapienza e quindi ha una
funzione egemonica (auriga);
Nel petto c la parte irascibile o impulsiva, che ha la virt del coraggio e pu
essere assimilata alla volont (cavallo bianco);
Nel ventre c la parte concupiscibile o desiderante che si esprime nellamore per
i cibi, le bevande e i piaceri fisici o sensuali e ha come virt la temperanza cio la
moderazione degli appetiti (cavallo nero).

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