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Giuseppe Ungaretti, L’allegria in Vita d'un uomo.

Tutte le poesie, Mondadori,


2005, I Meridiani Collezione, LXIII-906 p; Euro 12,90

L'allegria è una raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti pubblicata nel 1919


con il titolo Allegria di naufragi e in seguito, con il suo titolo finale, nel 1931.
L'edizione definitiva, dopo ulteriori rimaneggiamenti, è del 1942.

Le poesie contenute nella raccolta erano già comparse in precedenti


pubblicazioni, fra cui Il Porto Sepolto del 1916.

La raccolta si divide in cinque sezioni, ognuna dedicata a periodi differenti,


prima, durante e dopo la guerra:

- Ultime, Milano 1914-1915;


- Il Porto Sepolto, dal dicembre 1915 all'ottobre 1916;
- Naufragi, dal dicembre 1916 ad agosto 1917, include la poesia Mattina;
- Girovago, da marzo a luglio 1918, comprende la altrettanto celebre Soldati;
- Prime, Parigi-Milano 1919.

Una parte di questi componimenti sono nati dall’esperienza dolorosa della


guerra, dal compianto per la perdita di tanti commilitoni, della cui violenta fine
il poeta era stato testimone nel corso degli scontri armati a cui aveva
partecipato. Si tratta di poesie che sviluppano sensazioni ed emozioni inerenti
al conflitto, alla quotidiana convivenza con i morti e con i feriti, giorno e notte
a contatto con la violenza e con l’odio che si contrappongono sui due fronti.

Il poeta ha fornito un chiarimento sull'aspetto che riguarda la sua esperienza


della prima linea:

«Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che
imparavo a conoscere in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un
uomo che fa la guerra, non è l’idea di uccidere o di essere ucciso che mi
tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con
l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte. Nella mia poesia non
c’è traccia d’odio per il nemico, né per nessuno; c’è la presa di coscienza della
condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema
precarietà della loro condizione. C’è volontà d’espressione, necessità
d’espressione, nel Porto sepolto, quell’esaltazione quasi selvaggia dello slancio
vitale, dell’appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla
quotidiana frequentazione della morte. Viviamo nella contraddizione. Posso
essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono anzi un uomo della pace. Non
l’amavo neanche allora, ma pareva che la guerra s’imponesse per eliminare la
guerra. Erano bubbole, ma gli uomini a volte si illudono e si mettono dietro
alle bubbole».
VEGLIA
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un'intera nottata [notte]

buttato vicino [ta-ta… sono colpi di mitragliatrice???]

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto [poesie]

lettere piene d'amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita


SONO UNA CREATURA
Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

dis-animata

Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede

La morte

si sconta

vivendo
SAN MARTINO SUL CARSO
Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

Ma nel cuore

nessuna croce manca

È il mio cuore

il paese più straziato [fare a brandelli]


PELLEGRINAGGIO
Valloncello dell’Albero Isolato il 16 Agosto 1916

In agguato

in queste budella

di macerie

ore e ore

ho strascicato

la mia carcassa

usata dal fango

come una suola

o come un seme

di spinalba

Ungaretti

uomo di pena

ti basta un’illusione

per farti coraggio

Un riflettore

di là

mette un mare

nella nebbia
SOLDATI
Bosco di Courton luglio 1918

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

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