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PARTE III CAPITOLO 3 L’età della polis Eschilo
PARTE III
CAPITOLO 3
L’età della polis
Eschilo
PAGINA 1 ONLINE 13 T6 Prometeo, benefattore degli uomini Eschilo, Prometeo incatenato, 436-506 GUIDA ALLA LETTURA
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Prometeo, benefattore degli uomini
Eschilo, Prometeo incatenato, 436-506
GUIDA ALLA LETTURA
A differenza di Zeus, il quale non compare mai in scena, ma è reso minaccioso e
incombente proprio dalla sua assenza, Prometeo è costantemente presente dal-
l’inizio alla fine dell’azione drammatica, perché inchiodato da Kratos e Bia ad una roc-
cia del Caucaso. Ciò che ha indotto il Titano a una così decisa opposizione verso il re
dell’Olimpo (di cui, peraltro, egli aveva favorito in modo determinante l’ascesa al tro-
no) è stato il suo innato amore per gli uomini condannati, nel nuovo ordine olimpi-
co, ad essere sterminati e a «precipitare nel nulla dell’Ade». Questo amore egli ora espia
con una pena durissima, da lui accettata con inflessibile coerenza nei confronti del suo
colpevole gesto, compiuto (il Titano lo sottolinea con enfasi al v. 500) in piena con-
sapevolezza, a rimarcare la propria libertà d’azione verso un despota, qualunque sia
il prezzo da pagare per essa.
Il passo qui proposto è un dialogo che il Titano ha con il coro di Oceanine; le Nin-
fe, da poco sopraggiunte presso la roccia dove Prometeo sconta il supplizio, sincera-
mente addolorate per la sua sorte gli hanno chiesto il motivo della crudele punizio-
ne. Il dialogo si risolve in realtà in due brevi monologhi, nei quali il Titano – che già,
con compiaciuto orgoglio, aveva narrato il furto del fuoco – espone ora il gran nume-
ro di benefici che ha elargito ai mortali quando essi, nei primi tempi della loro infeli-
ce esistenza, «pur vedendo non vedevano, / pur udendo non udivano: simili a larve
di sogni / passavano nel tempo una loro esistenza confusa» (vv. 448-450). Il Titano
ha perciò donato agli uomini l’intelligenza e le varie tecnai v , insegnando loro i mestie-
ri, i numeri, le lettere, la medicina, l’arte divinatoria, la metallurgia: in una parola, tut-
ti gli elementi della civiltà. Il tema, estrapolato dal contesto mitico, acquista però una
propria valenza politica in quanto l’idea di progresso era fra i temi del dibattito cul-
turale che si andava sviluppando in quel periodo ad Atene, e vedeva il progressivo emer-
gere di una tesi ‘laica’ nella quale la conoscenza delle technai rivestiva un ruolo pri-
mario.
PROMHQEUS
Mhv toi clidh'/ dokei'te mhd∆ aujqadiva/
siga'n me: sunnoiva/ de; davptomai kevar,
oJrw'n ejmauto;n w|de prouselouvmenon.
Kaivtoi qeoi'si toi'" nevoi" touvtoi" gevra
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tiv" a[llo" h] ∆gw; pantelw'" diwvrisen…
∆All∆ aujta; sigw': kai; ga;r eijduivaisin a]n
uJmi'n levgoimi: tajn brotoi'" de; phvmata
ajkouvsaq∆, w{" sfa" nhpivou" o[nta" to; pri;n
e[nnou" e[qhka kai; frenw'n ejphbovlou".
PROMETEO
Non pensate che io taccia per arroganza o disdegno:
è che mi rodo il cuore
al vedermi così calpestato.
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Eppure chi altro, se non io, assicurò
gli onori a queste nuove deità?
Ma ne taccio, perché le mie parole sarebbero rivolte
a chi ne è già al corrente. Udite piuttosto le miserie
dei mortali, e quali bambini erano, avanti
che li rendessi saggi con l’uso della ragione.

M. Casertano G. Nuzzo | Storia e testi della letteratura greca |

© 2011 G. B. Palumbo Editore

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PARTE III
CAPITOLO 3
L’età della polis
Eschilo
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Prometeo, benefattore degli uomini
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Levxw dev, mevmyin ou[tin∆ ajnqrwvpoi" e[cwn, ajll∆ w|n devdwk∆ eu[noian ejxhgouvmeno":

oi} prw'ta me;n blevponte" e[blepon mavthn, kluvonte" oujk h[kouon, ajll∆ ojneiravtwn ajlivgkioi morfai'si to;n makro;n bivon

450

e[furon eijkh'/ pavnta, kou[te plinqufei'" dovmou" proseivlou" h\/san, ouj xulourgivan:

katwvruce" d∆ e[naion w{st∆ ajhvsuroi muvrmhke" a[ntrwn ejn mucoi'" ajnhlivoi". «Hn d∆ oujde;n aujtoi'" ou[te ceivmato" tevkmar ou[t∆ ajnqemwvdou" h\ro" ou[te karpivmou qevrou" bevbaion, ajll∆ a[ter gnwvmh" to; pa'n e[prasson, e[ste dhv sfin ajntola;" ejgw; a[strwn e[deixa tav" te duskrivtou" duvsei". Kai; mh;n ajriqmovn, e[xocon sofismavtwn,

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ejxhu'ron aujtoi'", grammavtwn te sunqevsei", mnhvmhn aJpavntwn, mousomhvtor∆ ejrgavnhn. Ka[zeuxa prw'to" ejn zugoi'si knwvdala zeuvglaisi douleuvonta swvmasivn q∆ o{pw" qnhtoi'" megivstwn diavdocoi mocqhmavtwn gevnoinq∆, uJf∆ a{rma t∆ h[gagon filhnivou" i{ppou", a[galma th'" uJperplouvtou clidh'". Qalassovplagkta d∆ ou[ti" a[llo" ajnt∆ ejmou' linovpter∆ hu|re nautivlwn ojchvmata. Toiau'ta mhcanhvmat∆ ejxeurw;n tavla"

E parlerò non perché abbia a lamentarmi degli uomini, ma per dimostrarvi la generosità dei miei doni. Essi, prima, pur vedendo non vedevano, pur udendo non udivano: simili a larve di sogni passavano nel tempo una loro esistenza confusa,

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senza conoscere dimore di mattoni esposte al sole, senza lavorare il legno; ma sotto la terra abitavano, come formiche che il vento disperde via, in antri profondi non rallegrati dal sole. Neppure conoscevano i segni costanti che presagiscono l’inverno e il tripudio dei fiori a primavera e quello dei frutti in estate; ma agivano in tutto senza discernimento. Finché io additai loro il sorgere e il cadere degli astri, tanto ardui a stabilire; quindi per loro ritrovai la scienza dei numeri,

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base di ogni dottrina, e l’accoppiamento delle lettere, che serba il ricordo di tutto ed è padre alle Muse. Io per primo piegai al giogo le fiere selvagge, affinché, schiave di cinti e di basti, sostituissero l’uomo nei lavori piú penosi, e sospinsi sotto il timone dei cocchi i cavalli docili al freno, ornamento di splendidi fasti; nessun altro, fuor ch’io, inventò i veicoli dei marinai, che ali di lino 1 fan scivolare sui mari. Tali strumenti escogitai per i mortali,

1.

Cioè le vele.

M. Casertano G. Nuzzo |

Storia e testi della letteratura greca | © 2011 G. B. Palumbo Editore

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brotoi'sin, aujto;" oujk e[cw sovfism∆, o{tw/ th'" nu'n parouvsh" phmonh'" ajpallagw'.

COROS WKEANIDWN

Pevponqa" aijke;" ph'm∆: ajposfalei;" frenw'n plana/', kako;" d∆ ijatro;" w{" ti" ej" novson pesw;n ajqumei'" kai; seauto;n oujk e[cei" euJrei'n oJpoivoi" farmavkoi" ijavsimo".

PRO.

Ta; loipav mou kluvousa qaumavsh/ plevon, oi{a" tevcna" te kai; povrou" ejmhsavmhn. To; me;n mevgiston, ei[ ti" ej" novson pevsoi, oujk h\n ajlevxhm∆ oujdevn, ou[te brwvsimon,

480

ouj cristovn, oujde; pistovn, ajlla; farmavkwn creiva/ kateskevllonto, privn g∆ ejgwv sfisin e[deixa kravsei" hjpivwn ajkesmavtwn, ai|" ta;" aJpavsa" ejxamuvnontai novsou". Trovpou" te pollou;" mantikh'" ejstoivcisa, ka[krina prw'to" ejx ojneiravtwn a} crh; u{par genevsqai, klhdovna" te duskrivtou" ejgnwvris∆ aujtoi'" ejnodivou" te sumbovlou". Gamywnuvcwn te pth'sin oijwnw'n skeqrw'" diwvris∆, oi{tinev" te dexioi; fuvsin

490

eujwnuvmou" te, kai; divaitan h{ntina e[cous∆ e{kastoi, kai; pro;" ajllhvlou" tivne" e[cqrai te kai; stevrghqra kai; sunedrivai:

splavgcnwn te leiovthta, kai; croia;n tivna

470

ed ora quel medesimo io non dispone d’alcuna trovata con cui sciogliersi dalla presente infelicità.

CORIFEA

Infelicità ignominiosa davvero patisci: il tuo senno fuorviato si smarrisce; come un medico dappoco caduto in malattia, ti lasci prostrare e non riesci a ritrovare farmachi per guarire te stesso.

PRO.

Maggiore ancora sarà il tuo stupore quando udirai le arti e gli espedienti che ho escogitato. E questo il più grande: se alcuno cadeva ammalato, non disponeva affatto di rimedi

480

né in cibo o in unguenti o in bevande, ma si dissecchiva per mancanze di cure; finché io insegnai loro misture di medicine efficaci che sgombrano ogni affezione. Determinai le leggi dell’arte divinatoria, per primo distinsi quali tra i sogni dovessero realizzarsi, e li feci attenti alle voci indistinte e agli incontri fatti per via; spiegai i significati precisi dei voli dei rapaci, quali per lor natura sono fausti e quali avversi, 2

490

e le abitudini di ciascheduno, e i rancori che divampano tra loro, e i convegni, e gli amori; e come sia importante la levigatezza delle interiora,

  • 2. Prometeo ha quindi insegna-

to agli uomini a interpretare quei

segnali apparentemente privi di significato perché ritenuti ca- suali, ma che in realtà costitui- scono un preciso avvertimento del cielo.

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e[cous∆ a]n ei[h daivmosin pro;" hJdonh;n colhv, lobou' te poikivlhn eujmorfivan:

knivsh/ te kw'la sugkalupta; kai; makra;n ojsfu'n purwvsa" dustevkmarton eij" tevcnhn w{dwsa qnhtouv", kai; flogwpa; shvmata ejxwmmavtwsa, provsqen o[nt∆ ejpavrgema.

500

Toiau'ta me;n dh; tau't∆: e[nerqe de; cqono;" kekrummevn∆ ajnqrwvpoisin wjfelhvmata, calkovn, sivdhron, a[rguron crusovn te, tiv" fhvseien a]n pavroiqen ejxeurei'n ejmou'… Oujdeiv", savf∆ oi\da, mh; mavthn flu'sai qevlwn. Bracei' de; muvqw/ pavnta sullhvbdhn mavqe, pa'sai tevcnai brotoi'sin ejk Promhqevw".

e quale colore rende accetta ai numi la bile, e le varie posizioni propizie del fegato. Bruciai gli arti avvolti di grasso e lombi diritti per avviare i mortali verso la scienza degli astrusi presagi, e resi evidenti i significati del guizzare delle fiamme, fin allora avvolti di tenebra.

500

Questa è tutta l’opera mia. E le ricchezze che la terra cela agli uomini nel suo seno, il rame e il ferro, l’argento e l’oro, chi oserebbe dichiarare d’averle portate alla luce prima di me? Nessuno, io credo, che non intenda ciarlare a vuoto. In breve, insomma, sappi:

tutte le arti agli uomini provengono da Prometeo. 3

(trad. di C. Carena) 4

  • 3. Prometeo godeva di partico-

lare culto in Atene; egli era pa-

trono di numerose categorie di artigiani, quali vasai e fabbri, che lo ritenevano inventore delle lo- ro arti.

  • 4. In Eschilo. Le tragedie, Tori-

no 1956.

M. Casertano G. Nuzzo | Storia e testi della letteratura greca |

© 2011 G. B. Palumbo Editore