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Lezione 3

L'italiano d'oggi: le variet funzionali,


situazionali e strutturali
Mentre litaliano standard quello sancito dalle grammatiche ed insegnato nelle scuole si
manifesta soprattutto nelle scritture di alto livello, nella realt delluso quotidiano, scritto e orale, la
lingua si manifesta, in forme che variano a seconda della cultura dei parlanti, della situazione in cui
essi si trovano ad interloquire e del mezzo che impiegano per comunicare, negli atti linguistici dei
parlanti. Linfinita variet degli enunciati prodotti, per, non priva di una struttura interna e, in
realt, essi sono raggruppabili in un certo numero di variet che, insieme, costituiscono il
repertorio della lingua. Solo tenendo presenti le differenze fra le variet dellitaliano potremo
scegliere correttamente quale di esse usare volta per volta, per ottenere il risultato migliore.

La lezione in breve
Il sistema linguistico dellitaliano contemporaneo comprende numerose variet di tipo diverso. Vi
sono innanzitutto due variet strutturali principali, ovvero quella scritta e quella parlata, che si
differenziano per persistenza, contestualit, risoluzione, portata e ricchezza. I sottocodici, o
linguaggi settoriali, sono invece delle variet funzionali, legate a specifiche attivit. Esistono poi
variet geografiche, come i vari italiani regionali, e variet sociali, come litaliano popolare (di
cui non ci occuperemo in maniera specifica). Variet situazionali, infine, sono i registri (veri e
propri livelli di lingua), scelti a seconda della formalit della situazione in cui ci troviamo.
La variet pi formale, con cui tutte le altre si confrontano, litaliano standard, registrato e
descritto nelle grammatiche, il quale sar ovviamente la scelta privilegiata per i testi di scritti pi
formali, come quelli di carattere scientifico, letterario e amministrativo. Nel parlato e anche nello
scritto informale si fa invece strada litaliano neostandard, caratterizzato da processi di
semplificazione della norma e da un colorito regionale, aperto a forme provenienti dalle altre
variet, e perci in grado di soddisfare tutte le esigenze comunicative quotidiane: le peculiarit
morfologiche e sintattiche tipiche di questa variet, che tutti usiamo spontaneamente, andranno
evitate nello scritto formale.

Sommario
Le variet della lingua
Le variet situazionali, funzionali e strutturali dell'italiano, cenni introduttivi
Le variet strutturali: italiano scritto e parlato
Le variet funzionali: registri e sottocodici
I registri, in dettaglio
I sottocodici, in dettaglio
L'italiano d'oggi: le variet sociali e geografiche
L'italiano standard: una definizione ed alcuni caratteri
Litaliano neo-standard

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L'uso dell'italiano neo-standard nei documenti professionali

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Le variet della lingua


Quali sono esattamente le variet in cui si sarebbe "disgregata" la lingua italiana?
1. una variet situazionale l'italiano che si usa conversando con gli amici o parlando con un
professore ad un'interrogazione;
2. una variet funzionale quella usata dagli astrofisici per trattare degli argomenti connessi
con la disciplina di cui si occupano;
3. una variet geografica quella parlata in Lombardia;
4. sono variet sociali l'italiano popolare ed i gerghi.
Alle variet che abbiamo appena citato vanno aggiunte anche quelle che sono collegate alla
modalit in cui ha luogo la comunicazione, quella scritta o quella parlata, che possiamo chiamare
strutturali.

Le variet situazionali, funzionali e strutturali dell'italiano: cenni introduttivi


Le variet situazionali sono quelle collegate al contesto comunicativo e sono caratterizzate da
parametri quali la formalit, l'accuratezza, l'adesione agli standard grammaticali; i registri sono
tipiche variet situazionali.
Le variet funzionali sono quelle collegate all'espletamento di determinati compiti o all'esercizio
di specifiche professioni; riguardano, in generale, gruppi piuttosto ristretti di parlanti e scriventi e
sono caratterizzate da parametri quali la specificit del lessico ed una testualit pi o meno
articolata; i sottocodici sono tipiche variet funzionali.
Le variet situazionali e funzionali sono dette anche diafasiche.
Le variet strutturali, infine, sono quelle che dipendono dall'uso di un particolare mezzo per la
veicolazione delle informazioni: si distinguono, in particolare, variet orali e variet scritte.
Le variet strutturali sono dette anche diamesiche.

Le variet strutturali: italiano scritto e parlato


Uno scambio comunicativo avviene sempre tra un emittente ed un destinatario che si inviano
messaggi utilizzando mezzi e supporti diversi e in differenti modalit. Queste ultime, che si possono
definire come le maniere in cui si opera lo scambio comunicativo, sono sostanzialmente due: quella
scritta e quella orale.

Le differenze tra scrittura ed oralit


La modalit comunicativa scritta molto diversa da quella orale, anche intuitivamente. Le
differenze che intercorrono tra l'una e l'altra si possono raccogliere in cinque categorie generali:
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a.
b.
c.
d.
e.

quella della persistenza;


quella della contestualit;
quella della risoluzione;
quella della portata;
quella della ricchezza (o plurimedialit).

Le analizziamo partitamente nei capoversi che seguono.


PERSISTENZA. La modalit comunicativa orale produce testi che sono caratteristicamente
volatili: in mancanza di attrezzature tecniche specifiche - che per ne alterano almeno in parte lo
statuto originario - essi vengono fruiti nel momento stesso della produzione, nell'ordine in cui si
sviluppano e poi si dileguano. Non di norma possibile, per questo, percorrere i testi orali in senso
inverso a quello di produzione o accedervi pi volte di seguito: essi, infatti, proprio perch non
persistenti sono anche lineari. In modalit scritta, invece, si producono testi persistenti: il loro
destinatario pu leggerli e rileggerli, sezionarli, analizzarli, valutarne con calma il senso, modificare
a pi riprese la loro interpretazione. Volendo dare seguito alla metafora geometrica in base alla
quale si sono definiti lineari i testi orali, si potrebbe dire che quelli scritti sono planari. Questa
caratteristica planarit del testo scritto importante, naturalmente, oltre che per il suo destinatario,
anche per il suo emittente, che vi pu intervenire ripetutamente, modificandolo, riordinandolo,
emendandolo prima di renderlo pubblico. Tale complesso di possibilit ha conseguenze significative
sia sulla forma che sul contenuto del messaggio: se scritto, infatti, esso sempre pi unitario, meno
discontinuo, pi vicino a modelli socioculturali accreditati, meglio strutturato che non se orale.
.
CONTESTUALIT. Per il fatto che la modalit comunicativa orale prevede la produzione di testi
che devono essere fruiti nella stessa situazione contestuale, che vengono, cio, generati ed usati
nello stesso momento dal mittente e dal destinatario, gli attori di uno scambio comunicativo orale
possono sfruttare gli indizi offerti dall'intorno fisico e dall'ambiente socioculturale; ci
significa che essi si possono permettere, entro certi limiti, di essere meno espliciti, di passare sotto
silenzio alcuni elementi informativi, inferibili dal contesto, senza far perdere efficacia ed efficienza
comunicative al proprio testo
Ed sempre il contesto a chiarire, nei testi orali, il valore di elementi linguistici come i pronomi
dimostrativi, alcuni pronomi personali, i pronomi e gli aggettivi possessivi, alcuni avverbi di luogo
o di tempo. Questi elementi quando servono a "puntare" a precisi oggetti dell'intorno fisico in cui si
svolge la comunicazione sono detti deittici. Se - ad esempio in un dialogo - si dice: "Eccolo",
oppure: " lui", sar la presenza, nelle vicinanze, di un oggetto cui punti lo sguardo o un dito del
parlante a chiarire quale sia la persona o la cosa cui si sta facendo riferimento.
Proprio per il fatto di essere prodotto e fruito in un contesto condiviso, il testo prodotto in
modalit comunicativa orale si sviluppa anche, in genere, interattivamente: nel contesto di un
dialogo - un tipico esempio di scambio comunicativo orale - possibile negoziare il senso da
attribuire ad un testo nel suo complesso o ad un suo segmento, ad una serie di enunciati quando la
loro interpretazione risulti difficile
Nella modalit comunicativa scritta, viceversa, si generano testi che non vengono di norma
fruiti nel medesimo contesto in cui sono prodotti: essi vengono prodotti e letti in momenti ed in
condizioni molto diverse. Per questa ragione, chi produce testi scritti non in grado di sfruttare
il feedback dei suoi interlocutori producendo, in maniera interattiva, un messaggio
particolarmente funzionale: deve, invece, agire in maniera proiettiva, creando il suo testo per un
lettore ideale, un lettore modello, che naturalmente pu essere del tutto difforme dal suo lettore
reale.

Mancando, inoltre, la possibilit di un diretto confronto con il destinatario del proprio messaggio,
l'emittente, quando opera in modalit scritta, non pu presumere di poterne chiarire eventuali
passaggi che risultino poco chiari o ambigui. Dovr, quindi, necessariamente, fare ogni sforzo
perch il testo che egli produce sia completo ed unitario, autonomo; questa la ragione per cui, in
generale, i testi scritti sono pi ordinati, corretti, ricchi di informazione e ridondanti di quelli orali e
lasciano meno spazio all'inferenza del destinatario.
RISOLUZIONE. Il termine risoluzione indica - nell'ambito scientifico (informatico) da cui
proviene in questa specifica accezione - la quantit di informazioni che uno strumento di
visualizzazione, ad esempio un monitor, in grado di riprodurre; ad una risoluzione pi alta,
naturalmente, corrisponde un maggiore livello di dettaglio, e quindi una maggiore qualit
dell'oggetto riprodotto. Volendo, dunque, estendere metaforicamente l'uso del termine,
nell'accezione specifica che abbiamo appena indicato, anche ai testi ed alle loro caratteristiche,
possiamo dire che un testo "ad alta risoluzione" quando include dati ad una densit mediamente
elevata.
I testi prodotti in modalit orale presentano, di norma, una risoluzione linguistica inferiore
rispetto a quelli prodotti in modalit scritta: la comunicazione orale, infatti, tende a privilegiare,
come abbiamo gi detto, l'efficienza e l'economicit e, dunque, a ridurre il numero degli elementi
linguistici non strettamente indispensabili. Vengono eliminati, ad esempio, molti elementi
strutturali, quali le congiunzioni subordinative o alcuni avverbi; ci comporta anche che i testi orali
siano sintatticamente pi semplici e disorganici di quelli prodotti in modalit scritta.

PORTATA. In modalit comunicativa orale l'emittente di un messaggio utilizza, per la sua


trasmissione, il canale uditivo; esso pu veicolare, in condizioni normali (senza, cio, che si
impieghino, per correggerne i limiti, artifici tecnici), segnali - e, quindi, dati, informazioni solo a breve distanza; ha, cio, una portata limitata. Al crescere dello spazio che separa la fonte
di emissione dei segnali dal punto della loro ricezione, dunque, la qualit del segnale subisce un
degrado inaccettabile ed i resti che esso veicola divengono incomprensibili.
I messaggi - i testi - prodotti in modalit scritta, invece, utilizzando il canale visivo ed essendo
affidati a mezzi che assicurano loro una certa persistenza possono essere fruiti anche a grande
distanza spazio-temporale dal punto di origine: un libro, ad esempio, si pu leggere a migliaia di
chilometri di distanza dal luogo in cui stato scritto, ed anche a distanza di anni senza che per
questo l'operazione diventi necessariamente pi difficile che se effettuata nella stanza accanto a
quella in cui lavora l'autore, dopo cinque minuti che egli l'ha stampato con la sua ink-jet.

RICCHEZZA. I testi prodotti in modalit orale utilizzano tipicamente, come si appena


sottolineato, il canale uditivo per la trasmissione dei segnali che li costituiscono fisicamente; va
tuttavia precisato che - in tale modalit - l'emittente ha la possibilit di impiegare
contemporaneamente pi di un canale: il pi utilizzato, in sinergia con quello uditivo quello
visivo: mentre si parla, infatti, abbastanza normale che si indichino oggetti, o che si gesticoli magari inconsciamente - per manifestare il proprio stato d'animo; ed del tutto consueto che parlando con una persona con cui si in rapporti confidenziali, amichevoli o intimi - si tenda ad
avvicinarglisi, ad assumere posizioni rilassate, a "lasciarsi andare", insomma, anche fisicamente.
Nei casi che abbiamo citato, peraltro, oltre che di canali diversi, si fa uso anche di codici differenti:
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oltre a quello linguistico - cui affidato in condizione normale il nocciolo della comunicazione anche quello cinesico, cio dei gesti e quello prossemici, cio della vicinanza, per usare termini
tecnici.
Riepiloghiamo, quindi, in una tabella, i tratti che differenziano i testi prodotti in modalit orale da
quelli prodotti in modalit scritta.
TESTI PRODOTTI IN
MODALIT SCRITTA

TESTI PRODOTTI IN MODALIT


PARLATA

Persistenza - planarit (possibilit di Volatilit - linearit (necessit di


lettura e rilettura)
decodifica lineare)
Progettazione attenta,
organizzazione complessa, revisione
accurata, realizzazione "proiettiva"
(e, quindi, dal punto di vista
linguistico: scelta di forme pi
corrette, di varianti pi alte, di
strutture pi ricche ed articolate, di
lessico pi preciso, di
un'articolazione pi organica e
coerente dei contenuti).

Pianificazione a breve gittata,


organizzazione semplice, realizzazione
dinamica e collaborativa (feedback, vedi
il punto successivo: dal punto di vista
linguistico ci significa spesso tendenza
alla selezione di varianti pi correnti ed
espressive, di strutture pi semplici e
meno coerenti, di lessico piuttosto
generico, di un'articolazione pi debole,
di strutture atte a mettere in luce gli
elementi comunicativamente salienti)

Non-contestualit: la comunicazione
non pu dipendere dagli apporti
inferenziali ed interpretativi che il
destinatario trae dal contesto, perch
questo non necessariamente
condiviso; il dominio dell'implicito
ridotto.

Contestualit: la comunicazione riposa


pesantemente sugli apporti inferenziali ed
interpretativi che il destinatario trae dal
contesto in cui avviene lo scambio
comunicativo; esso condiviso; il
dominio dell'implicito quindi di norma
piuttosto grande.

Elaborazione in absentia del


destinatario; il messaggio viene
costruito per lettori-modello, oggetti
comunicativi astratti, non concreti. Il
feedback impossibile o
posticipato.

Elaborazione in praesentia ed in maniera


"contrattuale"; si sfrutta a fini
comunicativi un meccanismo
comunicativo di azione-reazione.

Risoluzione linguistica e semantica


tendenzialmente alte. Abbondanza
dei mezzi che garantiscono l'unit
del testo.

Risoluzione linguistica e semantica


tendenzialmente basse. Economia di
mezzi linguistici che garantiscono l'unit
del testo.

Possibilit di sfruttare elementi


paratestuali di tipo grafico.

Possibilit di sfruttare codici


paralinguistici (tono, timbro, ritmo, curve
intonative) e di altro tipo (cinesici,
prossemici).

Portata ampia.

Portata ridotta.

Le variet situazionali, funzionali: registri e sottocodici


Su questi argomenti della lezione 3 sono disponibili le schede aggiuntive 1 e 2 nella pagina dei
materiali
Una delle pi importanti abilit del comunicatore professionale quella di sapere scegliere lo
stile comunicativo pi adeguato alla situazione conversazionale in cui si trova e di saperlo
gestire coerentemente: parla - e scrive - bene non chi si esprime sempre e comunque in maniera
monocordemente dannunziana, ma chi sa stare, per sfruttare un vecchio adagio, "in chiesa coi santi
e in taverna coi ghiottoni".
Ma come determinano parlanti e scriventi il proprio stile comunicativo? Attraverso una scelta
ragionata delle variet della propria lingua, soprattutto di quelle situazionali e funzionali: i registri
ed i sottocodici. Mentre i registri sono manifestazioni della lingua che si caratterizzano per la loro
differente formalit, diversa accuratezza, variabile adesione agli standard grammaticali, i sottocodici
sono contraddistinti dalla maggiore o minore specificit del lessico e dall'articolazione maggiore o
minore della testualit.

I registri, in dettaglio
Come, nella lingua dei musicisti, un registro l'estensione sonora coperta da uno strumento o una
voce e, per ci stesso, non pi che una sezione dell'ampiezza globale teoricamente disponibile, cos
in quella dei linguisti, che hanno mutuato il termine musicale per metafora, un registro uno
specifico "livello" di lingua, che congloba una certa quantit delle possibilit espressive messe
a disposizione dal sistema.
Esistono livelli, cio registri) pi elevati, adatti a situazioni di particolare formalit e pi bassi,
appropriati a circostanze pi amichevoli ed ufficiose; gli studiosi ne distinguono un numero
differente, ma in generale identificano, agli estremi dell'area di possibile variazione stilistica, una
variet aulico-formale ed una informale-trascurata. Tra le due variet estreme si collocano le altre,
elevate, medie e colloquiali, che virano lentamente a costituire un continuum.
Da un certo punto di vista, un registro una variet "completa" della lingua: ci significa che la sua
adozione comporta sempre - in maniera meditata o irriflessa - l'impiego di una serie ben precisa di
varianti linguistiche che si collocano a tutti i livelli del codice, e cio a livello lessicale, sintattico,
morfologico, fonologico, intaccando anche molti aspetti della testualit.
Per chi si occupa di pratica della scrittura proprio la capacit di discriminare tra le molte
variet situazionali disponibili e di scegliere quella pi adatta al sistema di relazioni in cui egli
opera a determinare la maggiore o minore abilit del singolo scrivente; ed tale capacit ad
incidere in maniera rilevante sulla possibilit di raggiungere i suoi fini comunicativi.

I sottocodici, in dettaglio
I sottocodici, detti anche linguaggi settoriali, sono variet del codice collegate a specifiche
attivit o a determinate discipline. Il loro primo nome (sotto-codici) vuole sottolinearne lo statuto
di segmenti, di sottoinsiemi del codice generale della lingua standard o, forse meglio, della lingua
considerata in senso astratto, come sistema omnifunzionale; il secondo (linguaggio settoriale),
invece, ne indica soprattutto la natura di variet distinte (soprattutto dal punto di vista lessicale e
testuale) dalla lingua dell'uso medio (ossia da quel settore del macrocodice pi comunemente usato
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dai parlanti nella conversazione comune e colta, ma non specialistica).


Sono sottocodici di importanza rilevante le lingue tecnico-scientifiche (come quella della
tipografia, o della medicina), che presentano, tuttavia un tasso differente di specializzazione:
in alcuni casi molto alto (e tale da dare luogo a vere e proprie terminologie: si pensi a quella della
chimica), in altri relativamente basso (si pensi alla lingua dei politici e ad alcune lingue di mestiere,
come quella dei fabbri, o dei calzolai).
I sottocodici hanno formato (e formano) il loro lessico attraverso i normali meccanismi della
prefissazione e suffissazione, della composizione e del prestito. Prefissi e suffissi vengono
impiegati, nelle terminologie in maniera deliberatamente rigida; nelle lingue speciali meno
formalizzate, invece, il loro impiego meno rigoroso e quindi sostanzialmente conforme a quello
della lingua comune.
I prestiti vengono attinti a serbatoi differenti, a seconda della disciplina e della sua storia: scienze e
tecniche moderne - come l'informatica - sono grandi debitrici dell'inglese (si pensi ad anglicismi
non adattati come mouse, monitor, floppy disk, hard drive o ad adattamenti come formattare,
scannerizzare); discipline di tradizione pi antica, invece - come la medicina, o la biologia - hanno
pescato a larghe mani dal greco e dal latino (e lo si nota in parole come apoplessia, emiplegia,
sclerosi, ictus). Esistono anche scienze che hanno teso ad utilizzare in abbondanza anche lessico
comune, risemantizzandolo e normalizzandolo (e cio, assegnando a ciascuno dei suoi elementi un
significato nuovo ed univoco): il caso della fisica, che usa, in accezione molto specifica, termini
come campo, banda, potenziale.

L'italiano d'oggi: le variet sociali e geografiche

L'italiano, come abbiamo gi detto, non un insieme monolitico di elementi, ma, piuttosto, un
dinamico aggregato di variet le cui caratteristiche dipendono dalla cultura e dalla classe
sociale dei parlanti e degli scriventi, dal contesto in cui essi si trovano ad operare ed a
comunicare, dalle zone da cui essi provengono o nelle quali vivono e risiedono e dal mezzo che
essi impiegano per scambiarsi informazioni.

Dopo aver trattato le variet situazionali e funzionali (diafasica) e lei variet strutturali
(diamesiche); ci occuperemo ora delle variet geografiche (diatopica) e sociali (diamesica).
Le variet geografiche sono quelle legate agli usi delle diverse aree di un dominio linguistico
(nel nostro caso: quello italiano), e sono per lo pi contraddistinte da una fonetica, da un lessico e
da una sintassi particolari. L'italiano di Puglia, ad esempio, una tipica variet regionale.
Su questo argomento della lezione 3 disponibile la scheda aggiuntiva 3 nella pagina dei
materiali.
Le variet sociali sono quelle connesse con l'estrazione sociale e con il livello culturale dei
parlanti e degli scriventi e - come quelle situazionali - sono caratterizzate da parametri quali la
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formalit, l'accuratezza, l'adesione agli standard grammaticali, oltre che dalla maggiore o minore
coloritura regionale o dialettale. Una variet sociale , a sua volta, un contenitore di variet
situazionali, nel senso che anche persone scarsamente istruite impiegano le loro risorse linguistiche
in maniera sensibile al contesto della comunicazione. L'italiano popolare (link 6) una tipica
variet sociale.
Caratterizzare le une e le altre in astratto risulta piuttosto difficile; pi agevole farlo attraverso
qualche esempio. Si provino a leggere, ad esempio, i brani che seguono, buoni rappresentanti il
primo di una variet sociale (l'italiano popolare) ed il secondo ed il terzo di due variet geografiche
(gli italiani regionali di Sicilia e del Veneto:
1. [...]e poi il mio amico Romeo sentendo questo racconto gli fece una proposta e and dal suo
padrone della ragazza e gli disse: Se ci date una buona dote alla ragazza la sposo io e il
bambino lo legittimo io, se viceversa tutto verr svelato, e per il tentato suicidio diremo che
si sentita meno svenuta e si appoggiata alla ringhiera del ponte e non cera nessuno ad
aiutarla e precipitata nel fiume per disgrazia e se non gli date nulla sar denunciato il
vostro figlio per violenza carnale senza il consenso della giovane donna.
Danilo Montaldi, Autobiografie della leggera, Torino, Einaudi, 1961, p. 228.
2. [Montalbano] Dei morti se ne fotteva altamente, poteva dormirci 'nzemmula, fingere di
spartirci il pane o di giocarci a tressette e briscola, non gli facevano nessuna impressione,
ma quelli che stavano per morire invece gli provocavano la sudarella, le mani principiavano
a tremargli, si sentiva agghiacciare tutto, un pirtuso gli si scavava dintra lo stomaco.
Riattacc e esplose in un nitrito, altissimo, di gioia. Subito, nella cucina, si sent un rumore
di vetri infranti: per lo spavento, ad Adelina doveva essere caduto qualcosa di mano. Pigli
la rincorsa, sat dalla veranda sulla rena, fece un primo cazzicatummolo, poi una ruota, un
secondo capitombolo, una seconda ruota. Il terzo cazzicatummolo non gli arrinisc e croll
senza sciato sulla sabbia. Adelina si precipit verso di lui dalla veranda facendo voci...
Andrea Cammilleri, Il cane di terracotta, Palermo, Sellerio, 1996, p. 278.
3. "Este, noi siamo arrabbiati con la Mantiero, eh?" La Este mi disse: "Taci, sprotne, cosa
vuoi sapere tu?" Mi resi conto che ero rimasto io solo a stare arrabbiato con la Mantiero: le
grande avevano tradito la loro stessa causa con una frivolezza quasi incredibile. E non fu
nemmeno l'ultima che mi fecero le grande. Scendevamo verso la piazza io la Flora e la Este:
davanti a noi sul marciapiede usc la signora Ramina, rossa di capelli, snella e presuntuosa.
Mie cugine spettegolavano criticando la figuretta che ci precedeva ancheggiando. "La tra 'l
culo", bisbigliavano. Io camminavo in mezzo e volevo partecipare anch'io alla
conversazione, dare un contributo. Ci pensai su e dissi: "La tr la fritola".
Luigi Meneghello, Libera nos a Malo, Milano, Mondadori, 1986, p. 20
Prescindendo dalle ovvie differenze di contenuto e di genere, un confronto tra i testi mette in
evidenza che il brano 1 mostra una grande quantit di quelli che si considerano normalmente
"errori" (se ci date; se viceversa; cera 'c'era') e che gli altri si differenziano, oltre che per stile e
struttura, soprattutto per la presenza, nel loro interno, di elementi dialettali: meridionali (siciliani)
nel primo ('nzemmula, pirtuso, sat, cazzicatummolo, tra i pi evidenti), settentrionali (veneti) nel
secondo (ad esempio: sprotone, trar l, fritola).
Pur tanto diversi tra di loro, per, i brani che abbiamo analizzato sono tutti scritti in italiano:

non nello stesso tipo di italiano evidentemente; non nella lingua appresa nei suoi aspetti
formali sui banchi di scuola.
Le varianti regionali sono sempre sentite come marcate; ci significa che chi le impiega a
sproposito, cio nei contesti sbagliati, pu passare per persona rozza o poco colta.
Per questa ragione, occorre evitarle sempre, soprattutto nello scritto di una certa formalit, come
i testi professionali, a meno che non vi siano impellenti ragioni di ordine comunicativo che
impongano di derogare al principio generale che raccomanda, nella redazione di testi scritti,
l'aderenza alle variet standard o neo-standard.

L'italiano standard: una definizione ed alcuni caratteri


Iniziamo la nostra descrizione delle caratteristiche salienti dell'italiano standard da una definizione,
la seguente: l'italiano standard la variet di lingua che - posseduta soprattutto dalle persone
colte - viene assunta, anche implicitamente, come modello da tutti i parlanti e gli scriventi e che
viene prescritta come esemplare nell'insegnamento. Esso anche - per definizione - privo di
coloritura regionale a tutti i livelli, incluso quello fonetico. Per il fatto di avere un notevole
prestigio, l'italiano standard altres tradizionalmente riservato agli usi scritti pi "nobili" e formali,
come quello intellettuale, scientifico, letterario e burocratico.
Caratteri analoghi a quelli che noi abbiamo considerato propri dell'italiano nella sua "versione"
standard sono stati riconosciuti come costitutivi per una lingua standard anche da Berruto 1987, che
l'ha infatti descritta come:
a. dotata di stabilit, garantita da istituzioni capaci di esprimere una norma (grammatiche e
dizionari);
b. caratterizzata da capacit di intellettualizzazione, ossia dotata di caratteristiche tali da
permettere a chi la parla di esprimere testi di alto contenuto culturale (letterario, filosofico,
religioso, scientifico, tecnico); tale capacit assicurata da una tradizione maturata a seguito
di una prolungata elaborazione da parte delle classi colte;
c. dotata di prestigio, garantito dal suo uso negli ambiti letterari, ufficiali, formali, oltre che
dalla formalizzazione grammaticale.
In realt, quello dello standard un concetto che rinvia ad una realt molto singolare, che si
manifesta solo in determinate occasioni, in particolare nei testi scritti pi curati. La maggior parte
dei parlanti e degli scriventi dell'italiano impiega, infatti, di norma, nella conversazione e nella
scrittura non formale una variet di lingua pi "agevole", e cio pi semplice, pi adatta a dare
corpo all'espressivit, pi incline all'accoglimento di alcune forme regionali: si tratta dell'italiano
neo-standard.
L'italiano standard dunque costituisce la scelta pi frequente per il redattore di testi di
rilievo intellettuale, scientifico, letterario e burocratico. Nelle scritture poco formali, come nella
divulgazione o nell'informazione giornalistica, esso pu essere vantaggiosamente sostituito dal neostandard, con i suoi moduli pi semplici e colloquiali.

Litaliano neo-standard
Le modifiche cui l'italiano andato soggetto nel corso dell'ultimo secolo sono molteplici: grazie ad
esse, usi e forme che la precettistica ha sempre condannato hanno tanto espanso il proprio
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dominio da vedersi riconosciuto un diritto di cittadinanza nel parlato e nello scritto poco o
mediamente formale e da vedersi garantita una certa accettabilit anche in grammatiche e
dizionari.
In tali situazioni, anzi, l'impiego di tali forme tende a configurarsi come una sorta di nuova,
implicita norma, che tende a scalzare l'altra, pi conservativa; a fianco dello standard ancien
regime, per via della progressiva diffusione della lingua nazionale, si va affermando, insomma,
un nuovo standard. Anzi: il nuovo standard, che si incarna in una variet che uno studioso ha
recentemente battezzato italiano neo-standard (Berruto 1987).

Una definizione dell'italiano neo-standard


L'italiano neo-standard una forma semplificata e pi o meno colorita regionalmente
dell'italiano standard; esso anche una variet stilisticamente aperta dell'italiano: a differenza
di quest'ultimo, infatti, esso verrebbe infatti comunemente impiegato - sia nell'oralit che nella
scrittura - da qualsiasi italiano normalmente scolarizzato per l'espressione e la comunicazione
quotidiane a tutti i livelli di formalit, sia nello scritto che nel parlato.
L'italiano neo-standard viene definito una variet semplificata di quella di riferimento (lo
standard) in quanto caratterizzata da importanti processi di semplificazione che comportano la
riduzione di alcuni paradigmi (come quello dei pronomi personali, nel quale alcune forme tendono a
sparire dall'uso comune) e la diminuzione della complessit d'uso di alcuni elementi linguistici
(come, tra i tempi ed i modi verbali, il condizionale ed il congiuntivo).
Esso , inoltre, caratterizzato come una variante pi o meno colorita regionalmente dell'italiano
normativo in quanto - sempre marcata per ci che riguarda l'intonazione e la fonetica - lo
talora anche per ci che concerne il lessico e la sintassi.
L'italiano neo-standard , infine, caratterizzato come una variet stilisticamente pi aperta dello
standard (pi aperta, cio, dal punto di vista diafasico) perch utilizzabile per il
soddisfacimento di tutte le esigenze comunicative, anche quelle pratiche e quotidiane; questa
sua particolare disponibilit legata anche all'accoglimento di numerose forme e modalit
espressive attinte ai sottocodici pi disparati, tra i quali primeggiano quello medico, quello tecnicoscientifico e quello burocratico.

Alcuni caratteri dell'italiano neo-standard


Su questo argomento della lezione 3 disponibile la scheda aggiuntiva 5 nella pagina dei
materiali
Chiarito come sia sorto e che cosa sia l'italiano neo-standard, pu essere utile cercare di
individuarne i caratteri linguisticamente salienti, come gi si fatto per le altre variet
dell'italiano.
In generale occorre osservare che il neo-standard si caratterizza rispetto allo standard a tutti i
livelli del sistema del codice linguistico, cio, per quanto riguarda la fonetica, la morfologia, la
sintassi, la testualit ed il lessico.
In particolare,per quanto attiene alla morfologia, sottolineiamo come l'italiano neostandard
presenti, nell'ambito di un pi generale processo di semplificazione dei paradigmi dell'italiano
standard, una notevole tendenza a sostituire forme colte, letterarie e di uso complesso a favore
di altre pi correnti.
A livello pronominale, ad esempio, forme (come lui, lei, gli) vedono espanso il proprio dominio a
scapito di altre (come loro, egli, ella, essi, esse), che vengono invece usate sempre meno spesso,
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mentre alcuni tipi piuttosto colti e ricercati (tra gli altri, ci) tendono a scomparire, a tutto vantaggio
di altri di uso pi immediato (come quello che funge anche, in condizioni normali, da deittico, e che
ha quindi un'alta frequenza d'uso).
La tendenza alla semplificazione agisce anche sulla sintassi: sono particolarmente comuni, per
esempio, soprattutto nell'oralit, usi analogici ed estesi di alcuni elementi giunzionali (in
espressioni quali Il giorno che vieni in ufficio ti passo tutta la documentazione o Prendi l'ombrello
che piove: si tratta di casi di quello che i linguisti chiamano che polivalente) o modificazioni dei
rapporti d'uso di tempi e modi verbali (per esempio: l'uso del presente invece del futuro in
enunciati come Domani vado in universit; gioved, invece, sono a casa, o dell'imperfetto invece
del condizionale in Volevo chiederle un favore: pu telefonare al prof. Rossi per fissare un
appuntamento; oppure l'indicativo al posto del congiuntivo, come in Non so perch sei cos
agitato, ma cerca di calmarti).
La testualit, a differenza della morfologia e della sintassi, caratterizzata da una tendenza
all'espressivit, pi che da quella alla semplificazione.
Si segnalano, in particolare, numerosi artifici che mettono in rilievo elementi particolarmente
importanti ai fini della comunicazione, che sfruttano, nell'oralit, semplici mezzi prosodici (come
l'intonazione) e, nella scrittura, sia la punteggiatura che strumenti sintattici come lo spostamento
degli elementi nella frase o la segmentazione di quest'ultima:
1. nel costrutto Io, il giornale lo leggo solo al mattino!, il rilievo del soggetto io
evidenziato non solo dalla presenza fisica del pronome (che non deve necessariamente
figurare, in italiano), ma anche dalla virgola, nel testo scritto, da un accento di frase
nelloralit;
2. il costrutto nella camera sterile che si devono eseguire le campionature, il risultato
dello "spezzamento" di una frase semplice come Le campionatura si devono eseguire nella
camera sterile. I linguisti chiamano questo costrutto frase scissa.
Infine, nel lessico dell'italiano neo-standard, le due tendenze alla semplificazione ed
all'espressivit operano congiuntamente; si trovano, infatti, nell'italiano dell'uso medio
vari regionalismi (in genere non troppo marcati, come cornetti settentrionale per fagiolini),
stranierismi (soprattutto anglismi, come wordprocessor, editing) in copia, numerosi derivati,
termini ottenuti per scorciatura (come scorporo da scorporare) e sigle (HTML, WWW);
sono poi comuni forme verbali con pronome (il tipo entrarci) e termini un tempo
stilisticamente marcati.

L'uso dell'italiano neo-standard nei documenti professionali


La variet neo-standard dell'italiano utilizzabile nella redazione di documenti professionali e
tecnico-scientifici? La risposta, come sempre, non pu essere perentoria. Se chiaro che la
semplicit, la generale comprensibilit e l'ampia disponibilit in termini di adeguatezza alle pi
diverse condizioni diafasiche sono caratteristiche che autorizzano e suggeriscono l'uso del neostandard in una serie significativa di situazioni comunicative, la presenza di forme e strutture
piuttosto "rilassate", amichevoli e colloquiali, vivaci ed espressive - oltre che, talora, colorite in
senso regionale - ne pu sconsigliare l'impiego nel caso in cui si debbano redigere documenti
istituzionali e formalizzati e quando sia necessario mantenere un alto decoro espressivo: non
proprio di rado, dunque, nel caso dei testi professionali e tecnico-scientifici.

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Gli argomenti della lezione 3 sono riassunti e spiegati negli allegati seguenti, accessibili dalla
pagina dei materiali:
Schema introduttivo alle variet di lingua
Schema esplicativo del modello di Berruto
Schema di commento al modello di Berruto

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