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PEDAGOGIA

La pedagogia è la disciplina umanistica


che studia l'educazione e la formazione
dell'essere umano nella sua interezza
ovvero lungo il suo intero ciclo di vita. Si
occupa dei diversi approcci educativi che
coinvolgono l'uomo e la donna nei diversi
momenti e situazioni dello sviluppo: non
solo quindi l'età infantile ma tipicamente
anche l'adolescenza, l'età adulta, la
vecchiaia (o terza età), la condizione di
disabilità ed i Bisogni Educativi Speciali.
Insieme alle altre Scienze Umane si rivolge
dunque ai contesti formali, non-formali e
informali, nei quali si ambienta il processo
di formazione della persona.

Etimologia e storia
Il termine pedagogia deriva dal greco παιδαγογία (paidagogía «condurre bambini,
accompagnamento»)[1], composto da παῖς (pâis: "bambino") e ἄγω (ago: «guidare,
condurre, accompagnare»). Dal primo veniva coniata l'espressione paideia, che
denotava il sistema di formazione nell'antica Atene, dal secondo agoghé, in vigore a
Sparta.

Nella Grecia antica il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino
durante il tragitto tra la casa e la scuola. Dopo che i Romani ebbero conquistato la
Grecia, venne chiamato paedagogus lo schiavo greco che, oltre ad accompagnare i
bambini, insegnava loro la lingua greca. Col tempo il significato di paedagogus
divenne quello di insegnante, indipendentemente dallo stato sociale, e in età
imperiale paedagogum era chiamata la scuola dei paggi di corte[2].

Successivamente già in epoca medioevale il pedagogo era il servo del re che si


occupava dell'istruzione dei giovani principi e cortigiani, e che limitava l'aspetto
educativo alla trasmissione di contenuti primari come "leggere e scrivere". In seguito
il termine pedagogo ha assunto il significato di precettore e attualmente è utilizzato
in termini dispregiativi o ironici.

Da pedagogia deriva invece il termine pedagogista, lo studioso di pedagogia[3]. Il


moderno pedagogista si occupa dello sviluppo globale della persona per l'intero arco
della sua vita.

Descrizione
La scienza si occupa anche dell'educazione scolastica e dell'apprendimento dei
soggetti, ma non è questo il suo unico fine euristico. Il fine euristico della pedagogia
è l'Uomo che si relaziona con l'altro da sé (educazione) e che si relaziona con se
stesso (formazione). Il Pedagogista studia l'umano e ciò che riguarda l'Uomo e la
sua esistenza. Nell'ambito della pedagogia italiana il pedagogista Riccardo Massa
ha proposto di usare il termine formazione per indicare sia l'educazione (ovvero il
processo di formazione globale della personalità) sia l'istruzione (ovvero il processo
di trasmissione da parte di un individuo e di acquisizione di competenze e di
conoscenze da parte dell'individuo che viene istruito).

L'educazione (secondo i modelli teorici elaborati dai pedagogisti) ha quattro


coordinate:

 Il sapere (le conoscenze).


 Il saper fare (le competenze pratiche o abilità).
 Il saper essere (modo in cui un individuo mette in campo il saper fare e il
saper essere).
 Il saper divenire (modo in cui un individuo mette in campo tutte le risorse per
attuare una continua proattiva trasformazione).

Lo studio della pedagogia è stato recentemente rivalutato dalle più alte istituzioni
educative italiane, le quali, nel 2010, hanno creato un liceo (il liceo delle scienze
umane) che ha come materie base la psicologia, la sociologia, l'antropologia, la
metodologia della ricerca ed appunto la pedagogia riunite in uno studio di un'unica
materia chiamata Scienze umane. È molto importante precisare come la Pedagogia
sia una scienza influenzata dalle più alte espressioni culturali che si sono succedute
nel corso dei secoli, come la Filosofia (dalla quale le Scienze dell'educazione
traggono moltissimi concetti base), e la Storia.

Oggetto della disciplina

Le istituzioni dell'educazione formale devono tener conto dei principi della pedagogia
nella stesura del progetto educativo. Secondo alcuni autori[4] la pedagogia è scienza
in quanto costituita da un organico sistema di saperi. Il destinatario dei prodotti
teorici e pratici della pedagogia è l'uomo, che è il soggetto agente e, nel contempo,
anche l'oggetto primario delle pratiche educative. Egli è il destinatario di questa
scienza e, pertanto, il fine di tutta la ricerca pedagogica.

Il suo fine ultimo, secondo Pellerey[5] non è quello di creare teorie generali
dell'educazione (a quello servirebbero, in questa interpretazione, le altre scienze
dell'educazione e della formazione), ma di costituire modelli di intervento educativo
spendibili nella pratica educativa immediata. Per fare questo la pedagogia rivisita e
rielabora modelli di intervento già proposti e/o attuati, ed esamina e valuta risorse,
strumenti e contesti già disponibili per progettare e attuare un intervento educativo;
fatto ciò, la pedagogia - secondo Pellerey - organizza strategicamente le sue
conoscenze per individuare un possibile percorso educativo da realizzare ed elabora
un progetto che sta alla base dell'intervento educativo da attuare.

Alcuni autori, a tal proposito, precisano[6] che lo scopo della pedagogia non starebbe
nella formulazione teorica, ma nella risoluzione di problemi pratici dell'esperienza
educativa. È grazie alla progettazione che la pedagogia può formulare le basi di un
intervento educativo riferito però a uno specifico contesto: non si può creare un
progetto educativo unico per tutto e tutti, ma la pedagogia si fa carico dell'analisi di
ogni situazione problematica presentata progettandone una possibile risoluzione.

Aree di articolazione della pedagogia

Dal discorso unico sostenuto dalla Pedagogia Generale, la scienza pedagogica


specializza questo discorso in varie articolazioni:

 Pedagogia sociale: opera all'interno dei problemi sociali;


 Pedagogia della politica: si occupa dell'educazione dell'uomo in quanto
cittadino;
 Storia della pedagogia: analizza la condizione epistemologica della pedagogia
stessa e la incentra nel quadro scientifico generale;
 Pedagogia dei contesti formali: opera per la Scuola e i contesti educativi
formalmente adibiti all'educazione e alla formazione;
 Pedagogia speciale: si occupa sostanzialmente dell'educazione dei soggetti
con bisogni educativi speciali, come le persone con disabilità, favorendo la
loro inclusione scolastica e sociale lungo tutto l'arco di vita;
 Pedagogia sperimentale: si occupa della ricerca scientifica in pedagogia;
 Pedagogia degli adulti: anche detta Educazione degli adulti, o andragogia, si
occupa dei problemi specifici degli adulti, come la rieducazione e formazione
continua;
 Psicopedagogia: si occupa degli aspetti psicologici riferiti ai problemi
pedagogici;
 Bioeducazione: si occupa della relazione geni-ambiente e di come, dal
rapporto di queste due dimensioni, si determina la genesi di reti sinaptiche
frutto di apprendimento, partendo dalle possibilità offerte dalla Plasticità
cerebrale;
 Pedagogia comparativa: anche detta Educazione comparata, si occupa
dell'analisi delle pratiche educative in rapporto ai sistemi educativi e formativi
di altre nazioni e culture.
 Pedagogia della famiglia: si occupa dei problemi specifici dell'infanzia e della
famiglia;
 Pedagogia ludica: studia gli aspetti pedagogici dei giochi, in particolare si
occupa del ruolo che hanno i giochi nell'apprendimento delle capacità motorie
e di orientamento.
 Pedagogia della Musica: si occupa del sapere trasformativo, educativo,
narrativo e sociale della musica all'interno dei processi di strutturazione della
cultura. La rappresentazione della musica come processo fruitivo e processo
produttivo (esecutivo, compositivo, creativo) alla base delle dinamiche di
apprendimento e di costruzione di sé.
 NeuroPedagogia: si occupa della relazione dialettica fra il biologico e il
sociale, ossia della relazione dialettica che lega la Neurologia e la Pedagogia
in ottica antropoevolutiva.
 Pedagogia Psicoanalitica: si tratta di un approccio alla pedagogia che si
avvale in modo sostanziale delle conoscenze dei processi evolutivi e
relazionali degli esseri umani offerte dalla teoria e dalla pratica della
psicoanalisi.
 Pedagogia dell'arte: si tratta di una ricerca sull'educazione attraverso
l'esperienza della creatività in confronto interdisciplinare soprattutto con la
filosofia e l'estetica ma anche con tutte le altre forme del sapere.
 Pedagogia della comunicazione: studia i fenomeni comunicativi dal punto di
vista educativo, descrivendone gli effetti sulla persona.
 Pedagogia dello sport: rappresenta una specializzazione della pedagogia
generale che si occupa di studiare le questioni e i problemi delle attività
motorie e sportive servendosi dei metodi propri della pedagogia come
scienza. Promuove l’attività motoria e sportiva diffondendo valori educativi e,
oltre a controllare che lo sviluppo della persona umana sia sostenuto dal
corretto utilizzo delle conoscenze delle scienze dell’educazione e dello sport,
individua i vizi e le virtù che caratterizzano la relazione tra sport e società. [7] Il
primo autore che utilizzò il termine "pedagogia dello sport" fu Ommo Grupe,
nel 1969, nella sua tesi di dottorando, anche se già nel 1922 de Coubertin
utilizzò il termine "pedagogie sportive", dal titolo del suo libro, prendendo
posizione, in quel periodo, nel dibattito che considerava l'educazione fisica
come una disciplina non scientifica e più rivolta al versante tecnico-pratico.
Grupe, così come altri pedagogisti, intendeva cambiare il concetto
tradizionale di educazione fisica così come era stato inteso in passato, legato
solo all'obbedienza e alla disciplina e legato alle pedagogie dei regimi
totalitari, e voleva creare un nuovo modello culturale che dava importanza alle
conoscenze, alla formazione di competenze specifiche nelle attività sportive,
al piacere scaturito dal gioco e dal movimento. Il termine Pedagogia dello
sport paragonato al termine Educazione fisica, che rimanda alla dimensione
prettamente pratica del corpo, esprime due concetti aggiuntivi: considerare un
doppio punto di vista che valorizza sia l'azione pratica educativa nello sport
sia la riflessione teorica su di essa; l'abbandono delle pratiche e i concetti
connessi all'educazione fisica del passato. Si configura, quindi, come una
scienza educativa dell'azione motoria che si misura continuamente con
l'eterogeneità dei problemi pedagogici.

Alcuni modelli pedagogici

In pedagogia si potrebbero contrapporre due modelli pedagogici, uno basato


sull'individuo (con riferimento a Immanuel Kant e Rousseau) e uno sulla società (con
riferimento a Émile Durkheim).

I due modelli di pedagogia non possono essere giudicati in modo univoco, poiché in
ognuno si possono trovare elementi positivi ed elementi negativi.

 La teoria kantiana è basata su una forte spinta positiva nei confronti


dell'uomo: la fiducia nell'essere umano porta il pensatore a vederlo come
artefice di un miglioramento della sfera sociale. L'educare il fanciullo
evitandogli completamente ogni rapporto con la realtà lo porterà ad una
formazione tale da riuscire a cambiare in meglio la società che lo ospita.
 Durkheim, al contrario, è restio ad educare in completa astrazione dalla realtà
sociale, poiché ciò porterebbe ad una ritorsione dei costumi contro il soggetto,
se questi non li rispettasse. Ogni società ha delle regole che, se non
conosciute, vengono innocentemente ignorate, causando situazioni "illecite"
che possono ritorcersi contro l'autore.
Jean-Jacques Rousseau, nell'Emilio o dell'educazione, tratta anch'esso di
un'educazione del fanciullo fuori dalla società, avente molte analogie con la teoria
kantiana. A ciò si può tuttavia controbattere che la completa astensione dalla società
da parte del fanciullo, porta ad una non conoscenza diretta della società stessa.
L'educatore può insegnare ad Emilio tutto ciò che riguarda i costumi, leggi e
quant'altro, ma questo rimane solamente nella sfera teorica. La pratica è tutta
un'altra cosa, che, senza una diretta esperienza di cosa voglia dire vivere immersi
nella società, non può portare ad un successo. Durkheim, a questo punto,
giustamente parla di un'educazione interna alla società stessa. Dopo la Rivoluzione
industriale, le caratteristiche della società hanno subito un enorme cambiamento e
senza un rapporto diretto con esse non si potrebbe vivere in modo conforme a questi
moderni usi o costumi.

Ciò in cui Durkheim è criticabile è nell'attribuire maggior peso all'educazione


impartita dalla società in confronto a quella che possono dare gli insegnanti.

Immaginando astrattamente un figlio che vive totalmente immerso nella società (e


quindi educato dalla società stessa) e privato della presenza dei genitori, che
potrebbero avere il ruolo di insegnanti, egli non avrebbe le capacità per
comprendere la società stessa e quindi non riuscirebbe a cogliere l'insegnamento
che questa gli offre. Il rapporto che un educando ha con il proprio educatore non è
paragonabile a quello che ha con la sfera civile in cui è immerso. È un rapporto
stabile, protetto da possibili traumi che la società può causare, ma soprattutto è un
rapporto diretto tra due persone, delle quali una, dall'alto della sua esperienza, dona
all'altra conoscenze teoriche che le saranno utili nella vita pratica. Con la sfera
sociale si ha un rapporto più violento e turbolento, che poco giova alla crescita
interiore dell'educando. Inoltre, l'educazione imposta dalla società può avere molte
strade ed è il fanciullo a dover scegliere quale intraprendere, avendo il 50% di
possibilità di percorrerne una sbagliata. Cosa che non può accadere nel rapporto
personale con l'insegnante, poiché è l'educatore stesso che indica all'educando la
strada da prendere.

Esiste anche un piano orientativo teoretico-morale che articola la teoria pedagogica


in due direzioni:

 La prospettica fenomenologica husserliana: vede l'educando nel "qui e ora"


calato nel suo contesto di vita, e considera l'agire educativo in senso
ecologico, esaminando i vari fattori che modificano lo sviluppo generale
dell'educando, dando poco peso agli eventi pregressi che hanno segnato la
sua vita tendendo a portare l'educando ad un rinnovamento della sua
personalità e del suo agire rispetto ai modelli passati.
 La prospettiva personalista di Emmanuel Mounier: vede l'educando nella sua
interezza di persona, assumendo come fondamentale il suo percorso di vita
indipendentemente dal contesto, e prendendo come oggetto della riflessione
pedagogica la sfera etica del comportamento unitamente alla dimensione
biografica del suo pensiero.

Rapporto tra pedagogia e psicologia


Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo si realizzò uno stretto legame tra la
psicologia e la pedagogia, precedentemente vista solo come una branca della
filosofia. Wilhelm Wundt, considerato il fondatore della Psicologia Sperimentale, fu il
primo a studiare l'apprendimento attraverso i sensi. Ivan Pavlov dimostrò che
l'apprendimento si può legare a stimoli secondari.

Johann Friedrich Herbart fu uno degli ultimi pensatori ad assimilare la pedagogia alla
filosofia e ai suoi valori, cercando una mediazione con la ricerca psicologica che
stava allora muovendo i primi passi e proponendo queste due componenti per
costruire una scienza dell'educazione. I suoi filosofi di riferimento erano Johann
Heinrich Pestalozzi, per quanto riguarda la percezione sensibile e Kant per la sua
morale.

Stanley Hall si avvicinò al lavoro di Wilhelm Wundt e agli herbartiani per poi
dedicarsi al lavoro Adolescenza, una rivoluzione nel campo dell'educazione in
quanto propose per la prima volta la ricerca pedagogica. Hall studiò i disegni dei
bambini, le loro anamnesi e formulò delle teorie tuttora ritenute interessanti.

Simon e Binet furono i primi a superare l'idea per cui l'intelligenza di un bambino
fosse misurabile in base alla grandezza del cranio e progettarono una scala e un
questionario per misurarne le capacità.

Seguin e Itard si occuparono di disabili, il primo associò l'immagine dell'educatore a


quella del medico, in quanto si doveva occupare di trasmettere le prassi necessarie
all'igiene, il mantenimento del corpo attraverso l'attività motoria e l'educazione dei
disabili.

Rapporto tra pedagogia e filosofia

Il rapporto tra pedagogia e filosofia è alquanto complesso e contraddittorio, apre un


dibattito che dal positivismo indaga sulla natura incerta della pedagogia che sia
scienza o che sia una parte della filosofia metafisica.

Oggi sappiamo che lo scopo principale della pedagogia è l'educazione dell'uomo, in


qualunque età, nella sua complessità ossia nella preservazione dell'integrità della
personalità dell'individuo, incentivando i suoi talenti e colmando le sue lacune. Si può
definire educare anche il preservare e mantenere la "natura" della persona partendo
dall'infanzia.

Questa definizione intrinseca della pedagogia nasce dalla pedagogia moderna ma


proviene dalla pedagogia "antica" se non addirittura dalle pedagogie arcaiche. Già
gli uomini primitivi, per esempio, si preoccupavano di come educare le nuove
generazioni.

Il problema è: "Cosa si intende per natura umana?". Alcuni la definiscono


"costituzione psichica" attribuendo ad essa un carattere puramente scientifico
anatomico e biologico, altri la definiscono "essenza spirituale" attribuendole invece
una connotazione filosofica e spirituale legata all'etica e alla metafisica. Da questo
dualismo nasce l'idea, da pochi condivisa, che non esista una sola pedagogia ma
più pedagogie.
Nell'antica Grecia non esisteva la pedagogia come vera e propria disciplina
autentica, era essenzialmente un ramo importante della filosofia, difatti si possono
definire come i più grandi pedagoghi della pedagogia "antica" Socrate, Platone e
Aristotele. Oltre che essere degli straordinari filosofi queste tre grandi personalità
hanno dato vita alla pedagogia così come noi la intendiamo oggi. Socrate con la sua
maieutica e la celebre frase "Conosci te stesso", Platone negli scritti di Socrate e
soprattutto nella Repubblica ha ideologizzato un'educazione perfetta nel pieno
rispetto della natura dell'individuo, Aristotele con la sua logica e soprattutto con il
Liceo. Nell'antica Roma molti uomini intellettuali hanno dato contributo importante
alla pedagogia: Cicerone, Seneca, Quintiliano, Agostino. Anche Epicuro con il suo
Tetrafarmaco ha condotto una linea pedagogica nel suo pensiero filosofico.

Da questo si desume che l'origine pedagogica è chiaramente filosofica, tanto che la


parola pedagogia viene dal greco antico, ma la pedagogia è pura filosofia oppure è a
tutti gli effetti una scienza? Se queste grandi personalità intellettuali erano
principalmente filosofi, si può identificare la pedagogia come etica in un'indagine
filosofica? Certo si possono ipotizzare pratiche educative solo a livello teorico senza
mai metterle in pratica come effettivamente fecero questi filosofi e come fece
Rousseau nel suo Emilio, ribadendo egli stesso varie volte di non aver mai
effettivamente educato un bambino ma anche di non essere un vero e proprio
filosofo.

Indagare filosoficamente sull'educazione può definirsi un'opera pedagogica?


Certamente no. Teorie e propositi educativi non sono sufficienti per definirsi
educatori o pedagogisti, bisogna che le teorie pedagogiche trovino un riscontro nella
realtà sociale.

Ed ecco che con il positivismo nasce una vera e propria scienza pedagogica
sull'educazione. La pedagogia viene messa in pratica e analizzata scientificamente
da personalità come Piaget, Vygotskij, Bruner, James, Montessori, Decroly e Dewey.
Ma questi "pedagogisti " nascono da correnti filosofiche come il pragmatismo, il
comportamentismo, il positivismo, ecc... perciò di nuovo si presenta il problema della
filosofia come fonte originaria della pedagogia che nell'epoca moderna usa il metodo
scientifico e trova riscontro nella realtà sociale e culturale. Persino la psicoanalisi,
nella sua considerazione del rapporto tra madre e figlio, ipotizza alcune idee
pedagogiche. Anche i filosofi moderni: Hegel, Marx, Gramsci (da notare in modo
particolare nelle Lettere dal carcere) e Gentile hanno contribuito a formare idee sul
pensiero pedagogico. Un particolare importante nella riforma Gentile è che negli
istituti magistrali si uniscono, come unica materia, pedagogia e filosofia.
Probabilmente Gentile voleva farci capire che un buon maestro è soprattutto filosofo.

Esistono tantissimi esempi di come la relazione tra pedagogia e filosofia sia sempre
stata incerta, alcuni studiosi parlano di "filosofia dell'educazione", anche se nel
dizionario la pedagogia viene definita come "scienza dell'educazione".

Certo la pedagogia può seguire un certo ordine, prima con la riflessione filosofica
quindi la teorizzazione delle idee educative e poi con l'aspetto pratico della filosofia
in cui viene effettivamente realizzata e sperimentata sulle persone ( in particolare sui
bambini), riscontrando così il successo o l'insuccesso di una teoria pedagogica.
Se questa sequenza di azioni è esatta c'è da chiedersi se le scienze abbiano o meno
un'origine filosofica? Ma questa domanda non è pertinente al discorso.

In conclusione si può dire che la pedagogia è a tutti gli effetti una scienza che utilizza
il metodo scientifico basato sull'osservazione, la raccolta dei dati, la formulazione di
ipotesi, l'esperimento pratico sui soggetti e infine la conclusione e la formulazione di
una teoria ma fondamentalmente non dobbiamo mai dimenticare l'origine filosofica di
questa "strana" scienza umana.

Operatività della pedagogia


Molti possono essere i fattori che compongono un problema pedagogico: le difficoltà
delle relazioni genitori-figli, gli svantaggi socio-culturali, l'inserimento delle persone
diversamente abili, il reinserimento dei detenuti, la riabilitazione dei
tossicodipendenti, etc, sono tutti fattori che possono essere oggetto di specifici
interventi educativi oppure possono far parte di un insieme di elementi problematici
rilevanti per l'agire pedagogico.

Educare significa "nutrire" (far crescere); educere significa "tirare fuori" (far uscire). Il
potenziale umano, quindi rende l’uomo da soggetto immaturo a maturo: significa
cioè valorizzare quanto di meglio ci sia potenzialmente in un uomo affinché sia tale.
L'educazione consiste in un rapporto tra due persone: un educatore e un educando.
L'educatore deve adeguarsi (e di conseguenza adeguare l'intervento educativo) al
livello dell'educando, comprendendo i suoi bisogni e incentivando le sue
competenze.

Metodo preventivo

Giovanni Bosco diffuse il metodo preventivo in un’epoca in cui era sempre più
diffuso il metodo repressivo. Questi due sono in netta contrapposizione: il primo
cerca di educare attraverso l’amore e la limitazione dei castighi; nel secondo invece
ci si serve proprio di pene e castighi per ottenere rispetto dagli alunni e per educarli.

Il sistema preventivo cerca di educare il ragazzo con la dolcezza aiutandolo a


rispettare la legge. Molle di questo sistema sono la religione e la ragione: la religione
dà all’educando una metà suprema e un criterio per valutare tutti gli atti della vita; la
ragione permette all’educatore di guidare gli educandi a risolvere i problemi
quotidiani alla luce dei principi di vita ai quali hanno aderito.

Ulteriore elemento fondamentale per questo sistema è l’amore, identificato come


carità cristiana che considera l’educando come fine.

Il contributo di Don Giovanni Bosco è stato fondamentale nella diffusione del metodo
preventivo perché egli, attraverso gli oratori e le attività organizzate per i ragazzi, ha
facilitato il loro passaggio dalla strada alla vita sana e moralmente retta.

Uno dei problemi identificati da Don bosco è quello relativo alla sorveglianza come
oppressione dell’alunno. Questa questione risulta vera nel sistema repressivo ma
non è così se si tratta del sistema preventivo: la sorveglianza in questo caso è
amorevole, paterna, fa sentire gli allievi stimati dai superiori.

Altra questione fondamentale per Giovanni Bosco è quella dei castighi: nel sistema
preventivo si punta a prevenirli ma, ove necessari, bisogna rispettare alcune norme.
Queste sono principalmente orientate verso l’assenza di percosse, la lontananza dal
desiderio di far soffrire e la volontà di lasciare al colpevole la speranza di essere
perdonato.

Il Pedagogista

Lo studioso e lo specialista di processi educativi e formativi e dell'apprendimento


(ricerca e applicazione) è definito pedagogista. Il pedagogista è un professionista di
livello apicale con Laurea quadriennale o 3+2=5 anni abilitante alla professione e nel
VII livello europeo EQF o QEQ che opera, nei contesti formali informali e non formali
insieme all'educatore professionale socio-pedagogico, nei servizi e nei presidi socio-
educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente
nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale,
limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale;
giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e della cooperazione
internazionale; così come sancito dai commi 594 - 601 della Legge 205/2017.

Critiche
Don Lorenzo Milani e la sua scuola di Barbiana denunciavano con la "Lettera ad una
professoressa" (maggio 1967) il sistema scolastico ed il metodo didattico italiano,
che favoriva l'istruzione delle classi più ricche (i cosiddetti "Pierini") e penalizzava le
fasce più povere della popolazione, spesso condannandole all'analfabetismo.

Un approccio particolarmente critico con le istituzioni educative è quello di Ivan Illich,


esposto nel suo Descolarizzare la società, del 1971, in cui sostiene, tra l'altro che
Alle situazioni di svantaggio nell'apprendimento non si può rimediare affidandosi
all'istruzione impartita nell'ambito della scuola.

Ancora più caustico è Raoul Vaneigem con il suo Avviso agli studenti del 1995.

Nel 1894 il pediatra newyorchese Emmett Holt pubblicò con enorme successo il libro
"La cura e l'alimentazione dei bambini", dove consigliava di eliminare l'uso delle
culle, di non prendere in braccio i bambini quando piangevano, di nutrirli ad orari fissi
e di non abituarli alle carezze, finché si appurò dopo qualche decennio che era
proprio la carenza di contatti fisici che causava negli orfanotrofi americani la
mortalità dei bambini sotto l'anno per quasi il 100%.