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#1/2015 | Il nuovo biotech made in Italy alla ribalta

#1/2015 | Il nuovo biotech made in Italy alla ribalta

#1/2015 | Il nuovo biotech made in Italy alla ribalta
Tutte le carte in regola per essere il Paese delle biotecnologie, l'Italia non le ha

Tutte le carte in regola per essere il Paese delle biotecnologie, l'Italia non le ha ancora.

Ma leggendo i dati e guardando alle start up più brillanti, almeno l'ambizione la si

Ma leggendo i dati e guardando alle start up più brillanti, almeno l'ambizione la si può coltivare: il Belpaese può diventare un punto di riferimento per il biotech, un settore che crea occupazione, fa nascere nuove imprese e attrae grandi investimenti.

L'ultimo

rapporto

imprese e attrae grandi investimenti. L'ultimo rapporto dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che
imprese e attrae grandi investimenti. L'ultimo rapporto dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che
imprese e attrae grandi investimenti. L'ultimo rapporto dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che
dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che l'industria tricolore delle biotecnologie fattura oltre 7
dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che l'industria tricolore delle biotecnologie fattura oltre 7

dell'associazione di categoria Assobiotec, evidenzia che l'industria tricolore delle biotecnologie fattura oltre 7 miliardi di euro e dà lavoro a 6.700 persone. In più, se ci si concentra solo sulle aziende neonate, come segnala l'Osservatorio start up del Politecnico di Milano, tra le prime 10 exit (ovvero le vendite della maggioranza di quote di un'azienda) messe a segno da start up italiane nel biennio 2013-14, ben 4 sono state realizzate in ambito biotech: Gentium, che ha messo a punto un farmaco per curare una malattia epatica, rilevata dall'irlandese Jazz per 1 miliardo di dollari; Eos, che ha sviluppato una molecola anticancro, acquistata dall'americana Clovis per mezzo miliardo di dollari; Okairos (l'attuale ReiThera), che produce vaccini, comprata da GlaxoSmithKline per 250 milioni; Intercept, che ha prodotto una molecola per aggredire alcune patologie al fegato, quotata al Nasdaq.

E ci sono realtà come Genenta Science, una start up che lavora all'utilizzo della terapia
E ci sono realtà come Genenta Science, una start up che lavora all'utilizzo della terapia

E ci sono realtà come Genenta Science, una start up che lavora all'utilizzo della terapia genica contro i tumori, che nei primi mesi del 2015 ha ricevuto un investimento complessivo di oltre 10 milioni.

Insomma, le scienze della vita si candidano come nuove punte di diamante del Made in

Insomma, le scienze della vita si candidano come nuove punte di diamante del Made in Italy.

Insomma, le scienze della vita si candidano come nuove punte di diamante del Made in Italy.
«Fare impresa nel settore è complicato ma può portare a grandi risultati», dice il venture
«Fare impresa nel settore è complicato ma può portare a grandi risultati», dice il venture

«Fare impresa nel settore è complicato ma può portare a grandi risultati», dice il venture capitalist Pierluigi Paracchi, che di Genenta Science è Ceo e co-fondatore insieme agli scienzati Luigi Naldini

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e

Bernhard Gentner e all'Ospedale San Raffaele di Milano.

«Il percorso parte dalla ricerca.

Si partecipa a bandi pubblici e si ottengono grant per portare avanti il lavoro, che spesso finisce in una pubblicazione o, meglio ancora, in un brevetto.

A

quel punto, o si cede la licenza del brevetto del farmaco a una società già esistente o si crea

un'azienda.

Non è facile: chi non è imprenditore - e spesso i ricercatori non lo sono - deve trovare partner competenti e mettersi in cerca di finanziamenti milionari.

Ecco perché il biotech puro produce 3-4 start up "vere" all'anno».

Ma i motivi per pensare a una crescita ci sono tutti.

A

cominciare dalla qualità della ricerca biotech fatta in Italia.

Per esempio, secondo l'International Comparative Performance Index, i ricercatori italiani (solo l'1,1% di quelli mondiali) hanno prodotto il 3,8% degli articoli scientifici a livello globale e il 6% delle citazioni, un livello - quest'ultimo - sei volte superiore alla media dei Paesi occidentali, Usa compresi.

«Al netto delle carenze del sistema, tra cui la mancanza di venture capital dedicati e di un meccanismo di trasferimento tecnologico adeguato, i casi di imprese che ce l'hanno fatta negli ultimi anni innescano un circolo virtuoso che porta a creare nuove aziende e spinge gli stessi imprenditori

di

successo a investire in start up», afferma Luca Benatti, Ceo di Erydel, uno spinoff dell'Università

di

Urbino nato nel 2008 dal lavoro dello scienziato Mauro Magnani, che ha realizzato una tecnologia

per utilizzare i globuli rossi come sistema di trasporto di farmaci e diagnostici.

Da quest'idea la società, che nel 2014 ha ricevuto un investimento di 15 milioni, ha sviluppato un device medico e porta avanti progetti terapeutici legati allo stesso dispositivo, tra cui uno che riguarda un trattamento per l'atassia-teleangiectasia, una patologia neurologica rara.

Un'altra storia che dimostra il fermento del biotech tricolore è quella di Naicons, nata nel 2006, che

si

occupa di ricerca, caratterizzazione e sviluppo di nuove molecole, in particolare antibiotici.

La start up, che dal 2014 si è trasferita nei laboratori dell'acceleratore biotech milanese Fondazione Filarete, ha ricevuto nel 2010 un grant di oltre 4 milioni da Regione Lombardia e FP7 per l'avanzamento dei prodotti e un altro grant dall'agenzia statunitense NIH.

Anche il Ceo di Naicons, Stefano Donadio, è convinto che il Paese possa fare molto di più.

«L'Italia, per capacità imprenditoriale, competenze scientifiche e creatività, potrebbe svolgere un ruolo molto più importante nel biotech».

Nella scena biotech talvolta si include anche il biomedicale, che però è un settore diverso.

E

anche nel medtech ci sono realtà promettenti.

Sempre in Fondazione Filarete, per esempio, ha sede Wise, una start up fondata nel 2011 che mira

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a produrre e commercializzare elettrodi per neuromodulazione di nuova generazione per la cura del dolore cronico e per il monitoraggio preoperatorio dell'epilessia.

Nel 2013 la società ha chiuso un round di investimento di 1 milione.

Per il Ceo Luca Ravagnan, anche il medtech è un campo su cui scommettere.

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