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Jihad sunnita

Medio Oriente

aliffato: illusione tragica

Lo Stato islamico dellIraq e del Levante

a N sui muri per identificare le loro case; N come


Nazareni, nel senso di
cristiani. Case (per la
maggior parte ormai vuote) prese di mira dopo che per i pochissimi rimasti era gi arrivata lespulsione
dagli impieghi pubblici, lesclusione nella distribuzione dei beni razionati, lingiunzione al pagamento della jiziya, la
tassa per la protezione dei non musulmani. Va avanti attraverso queste pressioni psicologiche la pulizia etnica dei
cristiani e delle altre minoranze a Mosul,
la seconda citt dellIraq, dal 10 giugno
caduta nelle mani dello Stato islamico
dellIraq e del Levante (ISIS), la nuova
sigla delluniverso jihadista sunnita che
sta letteralmente cambiando volto a un
Medio Oriente sfiancato dai tre lunghissimi anni della guerra in Siria.
In Italia cominciammo a sentir parlare di questa sigla un anno fa (cf. Regnoatt. 16,2013,490), quando proprio allISIS alla fine del luglio 2013 era stato
attribuito il rapimento di p. Paolo DallOglio, il gesuita romano oppositore di
Assad, sparito mentre si trovava nelle
zone controllate dai ribelli e di cui tuttora non si hanno notizie. A dire la verit
in pochi per questo gruppo lavevano preso sul serio, derubricandolo in
fretta a una sorta di franchising locale di
al Qaida, lorganizzazione vera, quella gestita da qualche angolo dellAfghanistan da Ayman al Zawahiri, il successore di Bin Laden. Un gruppo di guerriglieri ceceni, con un comandante
Abu Bakr al Baghdadi reduce delle
azioni contro gli americani in Iraq e, si
era detto, semplicemente bravi nel far

tesoro del fiume di armi arrivato nelle


mani della resistenza siriana grazie alle generose donazioni dellArabia
Saudita e dei paesi del Golfo (oltre che
alla superficialit di tante industrie belliche occidentali).
Invece quel nome che programmaticamente metteva gi insieme lIraq e il
Levante facendo saltare il pi simbolico dei confini tracciati a tavolino nel
1916 dai ministri degli Esteri della Gran
Bretagna e della Francia, Mark Sykes e
Francois Picot qualcosa in pi forse
avrebbe dovuto suggerirlo. Come pure
le notizie precise che arrivavano da
Raqqa, il capoluogo nordorientale della
Siria dove p. DallOglio stato rapito e
dove lISIS non solo ha messo radici ma
ha anche avviato il suo modello di governo islamico di stampo salafita. E poi
cera proprio lIraq precipitato di nuovo
nella carneficina delle stragi contro gli
sciiti, a cui il governo di Nuri al Maliki
rispondeva con la ricetta di sempre: un
ulteriore passo in avanti nella gestione
settaria del potere a Baghdad, a scapito
dei sunniti. Alimentando cos quel risentimento che come in un circolo vizioso
diventato il migliore alleato dei jihadisti salafiti.
in questo clima che il 30 aprile lIraq andato al voto; quando lISIS dilagava ormai nella provincia sunnita
dellAnbar, quella a Ovest di Baghdad,
con le citt di Ramadi e Falluja, diventate gi dieci anni fa un incubo per gli stessi americani. E se le urne hanno comunque consegnato la maggioranza dei voti
ad al Maliki, la sua si rivelata molto
presto una vittoria di Pirro. Il 10 giugno,
infatti, la resa dellesercito iracheno da-

vanti allavanzata indisturbata dellISIS


anche a Mosul ha mostrato impietosamente la bancarotta in cui si trova il paese. Da questo scenario al Baghdadi
emerso come un leader scaltro, capace
di capitalizzare alleanze importanti tessute in questi mesi con le trib sunnite
irachene, in nome dellopposizione ad al
Maliki. Un capo jihadista capace di
sfruttare la situazione per far compiere
al suo movimento un salto di qualit
preparato con cura.
Perch prendere il controllo di Mosul per lui ha significato impadronirsi di
risorse importanti: in primis le tante armi che gli americani avevano lasciato in
dote allopportunamente addestrato
esercito iracheno; e insieme anche ingenti risorse finanziarie. Del resto Mosul
una citt carica di storia, alla sua periferia sullaltra sponda dellEufrate vi
sono i resti dellantica Ninive; il luogo
ideale dunque per un emergente che
aspira ad accreditarsi nellislam globale,
sulla base dei successi conseguiti sui
campi di battaglia che il tormentato Medio Oriente delle primavere arabe gli
ha spalancato. E per una forza jihadista
di nuova generazione, che ha capito anche quanto pi delleffettiva potenza
militare conti oggi saper usare i social
network per accreditare la propria immagine.
Al Baghdadi il nuovo leader
mettendo insieme tutti questi pezzi
del puzzle che si capisce lannuncio della
ricostituzione del Califfato, dato nel primo giorno del mese sacro di Ramadan.
E sancito da unapparizione pubblica
nella principale moschea di Mosul di

Il Regno -

at t ua l i t

14/2014

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Iraq Chiesa

caldea

Nella tempesta

con profondo dolore che vi presento la situazione dellIraq, con lobiettivo di sensibilizzare e far crescere una solidariet consapevole. Non pi un mistero il fatto che la
situazione sia molto precaria e che nessuno goda pi di alcuna
protezione. Di fatto, le truppe dello Stato islamico dellIraq e
del Levante (ISIS) al momento occupano ancora Mosul e la sua
regione; i curdi controllano Kirkuk, il governo di Baghdad non
controlla pi le principali citt sunnite; e il governo centrale, a
tuttoggi, non ancora stato formato! Non c alcun segnale di
una soluzione politica in vista per il ristabilimento della sicurezza. Rischia di saltare tutto e nessuno in grado di fare previsioni.
Le truppe dellISIS regnano incontrastate a Mosul e in quasi
tutto lIraq occidentale; i tamburi di guerra risuonano impetuosamente. Laltro ieri due suore caldee con due giovani ragazze
orfane e un ragazzo di dodici anni sono state rapite in pieno
giorno a Mosul (i cinque sono poi stati rilasciati il 15 luglio; ndt). I
rifugiati si contano a milioni. Stiamo andando verso una guerra
civile? Dio non voglia, ma tutto sembra muoversi in quella direzione. E potr durare un anno, due anni o pi; tutto purtroppo
sembra suggerire che lunica soluzione rischia di essere la suddivisione del paese in cantoni su basi etniche e settarie, a partire
da confessioni religiose radicalizzate. Ma mi domando, se il
piano la divisione, perch portarlo avanti attraverso le guerre
e non tramite il dialogo e laccordo?

al Baghdadi stesso, autonominatosi califfo Ibrahim, e sollecito nel chiedere a


tutti i musulmani la sottomissione al
nuovo (e nella sua impostazione unico)
stato islamico. chiaro che in uno schema del genere al Zawahiri ormai destinato a soccombere nellimmaginario del
jihadista. Anche perch al Baghdadi ha
il vantaggio di essersi guadagnato la sua
autorevolezza sul campo di battaglia vero di oggi, che per il musulmano fondamentalista sunnita di ogni latitudine non
pi lAfghanistan ma la Siria.
Ci che colpisce maggiormente la
solidit che il progetto dellISIS sta dimostrando. Il movimento jihadista non
si buttato a capofitto nella battaglia di
Baghdad, come qualcuno si aspettava,
essendo i suoi confini in realt a poche
decine di chilometri dalla capitale irachena. Ma il punto che ormai lobiettivo non pi lIraq in s, ma il consolidamento del nucleo centrale del Califfato,
nel territorio che sostanzialmente va da
Mosul fino ad Aleppo.
Al Baghdadi pensa in grande e non si
lancia in avventure rischiose; ad esempio nonostante lalleanza conclamata
con Ansar Bayt al Maqdis, il movimento
jihadista di stanza nel deserto del Sinai
si tenuto alla larga dal conflitto di Gaza
(cf. in questo numero a p. 443), giudicato

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Noi cristiani, che leggiamo la storia ispirandoci agli eventi


del Vangelo, mi sembra che oggi stiamo vivendo il mistero del
sonno di Cristo sulla barca (cf. Mc 4,35-41), che ha anche il volto
di unindifferenza allarmante e di un abbandono triste da parte
della comunit internazionale. Le onde si alzano e si fanno minacciose! Tuttavia, non disperiamo. Sulla nostra barca siamo
invitati e stimolati a svegliare il Cristo, per per far crescere la
nostra fede e continuare il nostro viaggio su un mare pi calmo.
Purtroppo, non vedo quanto possiamo ancora contare sui politici! La maggioranza di loro, sembrano molto chiaramente preoccupati solo dei propri interessi, e in particolare del petrolio!
Accogliamo con favore il ritorno delle famiglie alle loro case; hanno dovuto vivere il dramma di un nuovo esodo, sono
dovuti fuggire per qualche giorno anche dalla grande citt cristiana di Qaraqosh. Osiamo sperare che questo non accada di
nuovo. In questa occasione vogliamo ribadire il nostro grazie a
tutte le persone di buona volont che si adoperano in nostro
favore, e a tutti i fedeli che pregano per noi e ci sono vicini in
questi tempi particolarmente difficili.

Baghdad, 2 luglio 2014.

Louis Raphal Sako,


patriarca di Babilonia dei caldei

troppo rischioso e lontano dagli obiettivi


alla portata. Non a caso tra i pi preoccupati dallaspirante califfo oggi c la
monarchia giordana, che gi deve fare i
conti con gli equilibri da decenni delicatissimi ad Amman, aggravati ora anche
dalla presenza di centinaia di migliaia di
profughi siriani. E insieme a loro i
sauditi, che hanno probabilmente capito
di essersi coltivati un concorrente pericoloso e sono corsi ai ripari ammassando
le proprie truppe al confine con il nuovo
stato islamico.
In tutto questo che fine fa lIraq? Il
paese ormai diviso chiaramente in tre,
con i curdi che sono stati gli unici a opporsi militarmente allISIS (e a difendere i cristiani nella piana di Ninive), ma
hanno anche colto loccasione per mettere le mani sui pozzi petroliferi di
Kirkuk. Gli sciiti sostanzialmente sono
arretrati al Sud, nelle zone dove sono
maggioranza, con gli iraniani arrivati a
dar man forte nellorganizzazione delle
linee di difesa di Baghdad e Kerbala, la
citt simbolicamente pi importante,
perch sede della storica battaglia che
nel 680 segn il primo scontro militare
tra le fazioni che sarebbero poi diventate
i sunniti e gli sciiti.
Dentro a questa situazione la Chiesa
caldea vive una nuova pagina del suo

lungo calvario. Come emerge chiaramente dal comunicato diffuso a inizio


luglio dal patriarca Raphael Sako che
pubblichiamo qui a fianco i cristiani
iracheni avevano sperato fortemente
che le elezioni del 30 aprile segnassero
unassunzione di responsabilit da parte
delle forze politiche irachene, con la nascita di un governo di unit nazionale in
grado di affrontare lemergenza. Il vento
della divisione settaria invece soffia
molto pi forte e lo stesso patriarca appare ormai rassegnato a questo epilogo;
si augura semplicemente che vi si arrivi
senza ulteriori bagni di sangue.
Dopo averla sempre osteggiata oggi i
cristiani si sono trovati giocoforza a dover accettare lidea dellenclave cristiana
nella Piana di Ninive: a Qaraqosh, infatti, che i cristiani fuggiti da Mosul si
sono riversati. Ed sempre a Qaraqosh
e ad Ankawa il sobborgo a prevalenza
caldea alla periferia di Erbil che le
Chiese irachene oggi sono in prima linea
nellassistenza umanitaria. Provano a
resistere anche in mezzo a questa nuova
tempesta. Aspettando, come scrive Sako, che il Maestro e un mondo che non
capisce pi la posta in gioco in Medio
Oriente si destino dal loro sonno.

Giorgio Bernardelli