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S.T.S.

Software Tecnico Scientifico


PROGETTAZIONE SISMICA SECONDO
LORDINANZA N.3274 DEL 2003
S.T.S. Software Tecnico Scientifico
Riferimenti teorici Sommario - i
Sommario
Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. 1
INTRODUZIONE ALLA SICUREZZA STRUTTURALE. .........................................1
1.1 IL CALCOLO AGLI S.L.U. COME ANALISI LIMITE. ......................................2
1.2 CONFRONTO SULLUTILIZZO DELLE SEZIONI DI CALCESTRUZZO A
PRESSO-FLESSIONE DEVIATA (CASO DEI PILASTRI)...........................................3
1.3 DEFINIZIONE DI STATI LIMITE. ....................................................................4
1.4 AZIONI SULLE COSTRUZIONI......................................................................4
PROSPETTO 1..........................................................................................6
1.5 PROPRIETA DEI MATERIALI. ......................................................................7
PROSPETTO 6-I........................................................................................8
1.6 CALCOLO DELLE SOLLECITAZIONI. ...........................................................8
1.7 SOLUZIONE PER SEZIONE PRESSO-INFLESSA CON LEGAME
COSTITUTIVO NON LINEARE..................................................................................12
1.8 STRATEGIE DI SOLUZIONE. ......................................................................15
PROSPETTO 7-I......................................................................................25
PROSPETTO 8-I......................................................................................29
1.9 CALCOLO DELLA FRECCIA ANELASTICA. ...............................................29
ESEMPIO. ................................................................................................31
1.10 EFFETTI DELLA VISCOSITA SUGLI SPOSTAMENTI. .............................32
1.11 RAFFRONTO TRA LA VERIFICA CON LA NORMATIVA ITALIANA AGLI
STATI LIMITE E LEUROCODICE 2..........................................................................36
1.11.1 S.L.U. PRESSOFLESSIONE........................................................36
1.11.2 S.L.U. TAGLIO.............................................................................37
1.11.3 S.L.U. TORSIONE .......................................................................39
1.11.4 S.L.U. AZIONE COMBINATA TAGLIO E TORSIONE PER IL CLS41
1.11.5 S.L.E. FESSURAZIONI................................................................42
1.11.6 MINIMI ARMATURE TRAVI.........................................................43
1.11.7 MINIMI PILASTRI.........................................................................45
Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. 49
2.1 INTRODUZIONE: I TERREMOTI. ..................................................................49
2.2 COMPORTAMENTO SISMICO DELLE COSTRUZIONI. ..............................49
2.3 OSCILLATORE ELEMENTARE. ....................................................................50
2.4 MOTI IMPRESSI ALLA BASE. .......................................................................53
2.5 SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO. ...........................................................53
2.6 SISTEMI A PIU GRADI DI LIBERTA.............................................................56
Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. 61
3.1 DEFINIZIONE DI DUTTILITA.........................................................................61
3.2 DUTTILITA LOCALE DI ELEMENTI STRUTTURALI. ...................................63
Riferimenti teorici Sommario - ii
3.3 RISPOSTA ANELASTICA DELLA STRUTTURA. ......................................... 68
3.4 OSCILLATORE ELASTOPLASTICO EQUIVALENTE E DUTTILITA DI
STRUTTURA. ............................................................................................................ 70
3.5 DUTTILITA DI STRUTTURA E SPETTRO DI PROGETTO. ........................ 70
3.6 ANALISI NON LINEARE STATICA - PUSHOVER ANALYSIS...................... 78
Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 89
4.1 INTRODUZIONE. ........................................................................................... 89
4.2 REQUISITI DI SICUREZZA E CRITERI DI VERIFICA. ................................. 89
4.3 SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO............................................................ 89
4.4 CATEGORIA SISMICA. ................................................................................. 90
4.5 CARATTERISTICHE DEL SUOLO. ............................................................... 91
4.6 IMPORTANZA SISMICA. ............................................................................... 93
4.7 SPETTRI DI PROGETTO PER LO STATO LIMITE ULTIMO........................ 93
4.8 SPETTRO DI PROGETTO PER LO STATO LIMITE DEL DANNO. ............. 95
4.9 MASSE SISMICHE......................................................................................... 95
4.10 COMBINAZIONE DELLAZIONE SISMICA CON LE ALTRE AZIONI. ........ 96
4.11 REGOLARITA DELLE STRUTTURE. ......................................................... 97
4.12 ANALISI SISMICA STATICA........................................................................ 98
4.13 ANALISI DINAMICA MODALE..................................................................... 99
4.14 EFFETTI TORSIONALI. ............................................................................. 100
4.15 VERIFICA ALLO STATO LIMITE DEL DANNO......................................... 101
4.16 VERIFICHE ALLO STATO LIMITE ULTIMO.............................................. 102
4.17 SISTEMI COSTRUTTIVI. ........................................................................... 102
4.17.1 CEMENTO ARMATO. ................................................................ 103
4.17.2 CALCOLO DEL FATTORE DI STRUTTURA............................. 104
4.18 VERIFICHE DI RESISTENZA ELEMENTI IN C.A.. ................................ 105
4.18.1 TRAVI. ........................................................................................ 105
4.18.2 PILASTRI.................................................................................... 106
4.18.3 PARETI....................................................................................... 108
4.18.4 TRAVI DI COLLEGAMENTO. .................................................... 110
4.19 PARTICOLARI COSTRUTTIVI. ................................................................. 110
4.19.1 TRAVI. ........................................................................................ 111
4.19.2 PILASTRI.................................................................................... 112
4.19.3 NODI TRAVE-PILASTRO. ......................................................... 113
4.19.4 PARETI....................................................................................... 114
4.19.5 TRAVI DI COLLEGAMENTO. .................................................... 115
4.19.6 REQUISITI ADDIZIONALI PER EDIFICI CON TAMPONAMENTI
IN MURATURA........................................................................................... 115
Capitolo 5 Confronto fra le normative. 117
CONTRIBUTI e RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 125
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 1
Capitolo 1 Stati limite ultimi e di
esercizio.
INTRODUZIONE ALLA SICUREZZA STRUTTURALE.
Ogni struttura deve essere progettata in modo da garantire durante l'uso per cui destinata sia la
sicurezza nei confronti delle persone e delle cose che alcuni requisiti di funzionalit e durabilit.
Il progettista quindi tenuto a progettare le strutture in modo da garantire che esse forniscano
determinate prestazioni nei confronti di tutti gli eventi che potranno coinvolgere la struttura.
Un metodo per garantire adeguati livelli di sicurezza ed implicitamente di usabilit sicuramente
quello delle Tensioni Ammissibili, ovvero un criterio che discende direttamente dalla teoria
dell'elasticit e che basa la misura della sicurezza, ed in generale delle prestazioni, sulla verifica
puntuale delle tensioni che dovranno essere limitate al valore, appunto, ammissibile.
Questo metodo ha il grande merito di essere molto semplice, collaudato e di tenere in conto in
maniera implicita, scegliendo opportunamente i valori ammissibili di tensione, anche la necessit di
limitare le deformazioni per assicurare una funzionalit accettabile.
Il progresso scientifico e tecnologico, la necessit di dovere garantire la sicurezza nei confronti di
eventi anche traumatici per la struttura come sismi o scoppi senza incorrere in sovradimensionamenti,
la necessit di dovere assicurare la funzionalit e la durabilit sotto i carichi di esercizio ha reso
necessario elaborare metodi di verifica pi raffinati tra cui il metodo degli STATI LIMITE.
Con il metodo degli stati limite vengono definiti esplicitamente le prestazioni che la struttura deve
garantire nei confronti dei singoli eventi ed in particolare verranno definiti sia le prestazioni che
garantiscono la sicurezza nei confronti del collasso, STATI LIMITE ULTIMI, che le prestazioni che
dovranno garantire l'utilizzabilit e la durabilit, STATI LIMITE DI ESERCIZIO.
Accanto alle prestazioni il metodo definisce gli eventi per cui tali prestazioni vanno garantite, ad
esempio nei confronti di un sisma severo baster garantire solo lo stato limite ultimo accettando che la
struttura non risulti pi utilizzabile; diversamente su un solaio caricato da un livello di carico
statisticamente frequente non si dovr garantire solamente la resistenza, ma anche che la deformabilit
e la fessurazione sia compatibile con la sua funzionalit.
L'avere distinto i vari livelli di prestazione permette di utilizzare al meglio i materiali, per cui la
verifica della resistenza allo SLU verr effettuata utilizzando anche le risorse anelastiche con la teoria
del calcolo a rottura.
In questo modo la verifica consister nel valutare la resistenza ultima, ad esempio il momento
resistente ultimo di una sezione, e verificare che l'azione di calcolo sia minore.
M
Sd
<=M
Rdu
(momento di calcolo inferiore al momento resistente ultimo).
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 2
Diversamente quindi dalle tensioni ammissibili non si confronteranno valori puntuali di tensione,
ma i valori delle resistenza ultime delle membrature.
1.1 IL CALCOLO AGLI S.L.U. COME ANALISI LIMITE.
Il calcestruzzo e lacciaio vengono spinti nel campo di comportamento non lineare. La normativa
individua per il calcestruzzo armato lo S.L.U. come una limitazione delle deformazioni. Questi
materiali possono considerarsi elasto-plastici a duttilit limitata. In generale per un assegnato spazio di
sollecitazioni S ad esempio (N, Mx, My) ovvero (Tx, Ty, Mt) possibile definire un dominio di
ammissibilit statica delle tensioni
F(S) s 0 ovvero F(N, Mx, My) s 0
Nel caso elasto-plastico perfetto
F(S) < 0 campo elastico
F(S) = 0 attivazione plastica.
La misura della sicurezza dipende dal percorso dei carichi. Percorso di tipo affine
S = P (permanente) + k * Q (variabile)
F(S) = F(P + k * Q) s 0
Quindi valutare la sicurezza significa trovare il valore di k tale che:
F(P + k * Q) = 0
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 3
Nel metodo agli S.L.U. della normativa italiana i carichi Q sono gi incrementati dai coefficienti
gamma, per cui basta che k sia maggiore o uguale a 1.
1.2 CONFRONTO SULLUTILIZZO DELLE SEZIONI DI
CALCESTRUZZO A PRESSO-FLESSIONE DEVIATA (CASO
DEI PILASTRI).
Nel caso delle tensioni ammissibili, la tensione dello spigolo limita lo sfruttamento della sezione
ed il valore medio della tensione 0.5 di quella massima.
Nel caso di verifiche agli S.L.U. , larea in prossimit dello spigolo tutta plasticizzata e il valore
medio della tensione circa 0.8 di quello massimo, con unefficienza rispetto alle tensioni ammissibili
di 0.8/0.5 = 1.6.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 4
1.3 DEFINIZIONE DI STATI LIMITE.
Sono definiti stati limite gli stati al di l dei quali la struttura non soddisfa pi le esigenze di
comportamento per le quali stata progettata. Gli stati limite per cui devono essere verificate le
strutture sono i seguenti:
- Stati Limite Ultimi (S.L.U.);
- Stati Limite di Esercizio (S.L.E.);
Gli stati limite ultimi sono quelli associati al collasso o ad altre forme di cedimento strutturale che
possono mettere in pericolo la sicurezza delle persone.
Gli stati limite di esercizio corrispondono a stati al di l dei quali non risultano pi soddisfatti i
requisiti per i quali stata progettata la struttura.
1.4 AZIONI SULLE COSTRUZIONI.
Le azioni sono classificate secondo la loro variazione nel tempo:
azioni permanenti (G), ad esempio il peso proprio delle strutture, le finiture, eventuali attrezzature
fisse e ausiliarie;
azioni di precompressione (P);
azioni variabili (Q), ad esempio carichi di esercizio, carichi dovuti al vento o alla neve.
Le azioni vengono introdotte attraverso i loro valori caratteristici evidenziati dal suffisso k.
G
k
indica il carico caratteristico permanente, P
k
il carico caratteristico di precompressione, Q
k
il
carico caratteristico variabile. Questi carichi sono definiti nelle vigenti Norme Tecniche relative ai
Criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi (D.M. 16
Gennaio 1996).
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 5
Dai valori caratteristici delle azioni si passa a quelli di calcolo evidenziati dal suffisso d, mediante
dei coefficienti moltiplicativi .
Ad esempio:
G
d
=
G
G
k
valore di calcolo del carico permanente;
P
d
=
P
P
k
valore di calcolo della forza di precompressione;
Q
d
=
Q
Q
k
valore di calcolo del carico variabile.
[da D.M. 9 Gennaio 1996]
7. Azioni di calcolo
Le verifiche debbono essere condotte nei riguardi degli stati limite di esercizio e degli stati
limite ultimi.
Le azioni sulla costruzione devono essere cumulate in modo da determinare condizioni di
carico tali da risultare pi sfavorevoli ai fini delle singole verifiche, tenendo conto della
probabilit ridotta di intervento simultaneo di tutte le azioni con i rispettivi valori pi
sfavorevoli, come consentito dalle norme vigenti.
Per gli stati limite ultimi si adotteranno le combinazioni del tipo:
( )
(

+ + + =

=
=
n i
i
ik i k q k p k g d
Q Q P G F
2
0 1

essendo:
G
k
il valore caratteristico delle azioni permanenti;
P
k
il valore caratteristico della forza di precompressione;
Q
1k
il valore caratteristico dellazione di base di ogni combinazione;
Q
ik
i valori caratteristici delle azioni variabili tra loro indipendenti;

g
= 1,4 (1,0 se il suo contributo aumenta la sicurezza);

p
= 0,9 (1,2 se il suo contributo diminuisce la sicurezza);

q
= 1,5 (0 se il suo contributo aumenta la sicurezza);

0i
= coefficiente di combinazione allo stato limite ultimo da determinarsi sulla base di
considerazioni statistiche.
Qualora le deformazioni impresse esercitino una azione significativa sullo stato limite
ultimo considerato se ne deve tener conto applicando loro un coefficiente di 1,2.
Il contributo delle deformazioni impresse, non imposte appositamente, deve essere
trascurato se a favore della sicurezza.
Per gli stati limite di esercizio si devono prendere in esame le combinazioni rare,
frequenti e quasi permanenti con
g
=
p
=
q
= 1, e applicando ai valori caratteristici delle
azioni variabili adeguati coefficienti
0
,
1
,
2
.
In forma convenzionale le combinazioni possono essere espresse nel modo seguente:
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 6
combinazioni rare:
( )

=
=
+ + + =
n i
i
ik i k k k d
Q Q P G F
2
0 1

combinazioni frequenti:
( )

=
=
+ + + =
n i
i
ik i k k k d
Q Q P G F
2
2 1 11

combinazioni quasi permanenti:
( )

=
=
+ + =
n i
i
ik i k k d
Q P G F
1
2

1i
coefficiente atto a definire i valori delle azioni assimilabili ai frattili di ordine 0,95
delle distribuzioni dei valori istantanei;

2i
coefficiente atto a definire i valori quasi permanenti delle azioni variabili assimilabili
ai valori medi delle distribuzioni dei valori istantanei.
In mancanza di informazioni adeguate si potranno attribuire ai coefficienti
0
,
1
,
2
i
valori seguenti:
PROSPETTO 1
Azione
0

1

2
Carichi variabili nei fabbricati per:
Abitazioni 0.7 0.5 0.2
uffici, negozi, scuole, ecc. 0.7 0.6 0.3
autorimesse 0.7 0.7 0.6
Vento, neve 0.7 0.2 0
Da tutto ci si evince che per ottenere la condizione pi sfavorevole sulle varie parti della
struttura bisogna eseguire il calcolo per diverse combinazioni delle azioni di carico.
A titolo esemplificativo riportata una tabella di combinazioni possibili per le verifiche allo
stato limite ultimo considerando la presenza di tre azioni variabili: sovraccarico, vento e
neve.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 7
COMBINAZIONI PERMANENTE SOVRACCARICO VENTO NEVE
sfavorevole favorevole sfavorevole favorevole
1.permanente +
sovraccarico
1.4 1.0 1.5 0 - -
2.permanente +
vento
1.4 1.0 - - 1.5 -
3.permanente +
neve
1.4 1.0 - - 1.5
1.5 0.7x1.5 4.permanente +
sovraccarico + neve
1.4 1.0
0.7x1.5
-
1.5
-
1.5 0.7x1.5 0.7x1.5
0.7x1.5 1.5 0.7x1.5
5.permanente +
sovraccarico + neve
+ vento
1.4 1.0
0.7x1.5
-
0.7x1.5 1.5
Le azioni sismiche vanno combinate secondo lO.d.P.C. 3274/03 Costruzioni in zona sismica.
1.5 PROPRIETA DEI MATERIALI.
Anche le propriet dei materiali, come le azioni, sono espresse attraverso i valori caratteristici che,
per definizione, sono i frattili di ordine 0.05 delle rispettive distribuzioni statistiche, e anche queste
sono indicate utilizzando il suffisso k:
f
ck
= 0.83 R
ck
valore caratteristico della resistenza del calcestruzzo a compressione, su provino
cilindrico;
f
yk
valore caratteristico della resistenza dellacciaio;
essendo:
R
ck
resistenza caratteristica cubica del calcestruzzo.
I valori di calcolo sono ottenuti dividendo i valori caratteristici per un appropriato coefficiente di
sicurezza parziale (
S
per lacciaio,
C
per il calcestruzzo).
[da D.M. 9 Gennaio 1996]
4.0.2. Resistenze di calcolo
Le resistenze di calcolo f
d
si valutano mediante lespressione
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 8
m
k
d
f
f

=
Assumendo per il coefficiente
m
i valori indicati nel prospetto 6-I.
In particolare la resistenza di calcolo del calcestruzzo f
cd
risulta pari a:
c
ck
c
ck
cd
R f
f

83 . 0
= =
PROSPETTO 6-I
Stati limite Acciaio
s
Calcestruzzo
c
1.5 per c.a.p. ultimi 1.15
1.6 per c.a. e c.a. con
precompressione parziale
di esercizio 1.0 1.0
Per spessori minori di 5 cm il coefficiente
c
va maggiorato del 25%.
1.6 CALCOLO DELLE SOLLECITAZIONI.
[]
4.1.1. Strutture costituite da elementi monodimensionali.
La determinazione delle sollecitazioni nelle strutture iperstatiche pu effettuarsi a mezzo
di:
- calcolo non lineare;
- calcolo elastico-lineare senza ridistribuzioni;
- calcolo elastico-lineare con ridistribuzioni.
4.1.1.1. Calcolo non lineare.
Il calcolo allo stato limite ultimo deve essere effettuato per la combinazione di azioni pi
sfavorevole. Per tale situazione si immagina tuttavia convenzionalmente di raggiungere lo
stato limite mediante un unico accrescimento proporzionale delle azioni applicate.
Le condizioni di compatibilit si esprimono di regola attribuendo a ciascuna sezione una
legge momenti/curvature, ed integrando le curvature lungo lasse degli elementi.
Le leggi momenti/curvature devono rappresentare in modo adeguato il comportamento a
breve durata di elementi strutturali supposti costituiti da materiali aventi le resistenze f
k
introdotte nel progetto.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 9
Nei casi usuali si potr anche procedere concentrando le rotazioni anelastiche nelle
sezioni critiche.
Nel caso di elementi soggetti prevalentemente a flessione, si possono anche adottare
schematizzazioni trilineari della legge momenti/rotazioni (M/o) di ciascuna sezione critica,
rappresentando i tre lati le seguenti tre fasi:
- fase elastica lineare;
- fase fessurata;
- fase plastica.
La rotazione plastica 0
pl
da supporre localizzata nella sezione critica, pu dedursi dal
precedente diagramma empirico (valido per sezioni rettangolari o a T), in funzione della
posizione x/d dellasse neutro a rottura.
4.1.1.2. Calcolo elastico lineare senza ridistribuzioni.
Il calcolo elastico lineare pu essere utilizzato sia per gli stati limite di esercizio, sia per lo
stato limite ultimo; in questultimo caso occorre evitare situazioni di fragilit locale nella
struttura. Ad esempio in elementi come quelli definiti nel terzo comma del punto 4.1.1.3. il
rapporto x/d non deve, di regola, essere maggiore, nella sezione critica, di:
45 . 0 =
d
x
per calcestruzzo di resistenza 35 s
ck
f
35 . 0 =
d
x
per calcestruzzo di resistenza 35 >
ck
f
a meno di realizzare particolari disposizioni di armatura (ad esempio confinamento).
4.1.1.3. Calcolo elastico lineare con ridistribuzioni.
Per la progettazione delle strutture a telaio di caratteristiche correnti si possono
giustificatamente assumere in talune sezioni dei momenti oMe ridotti, rispetto ai momenti
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 10
Me, derivanti dal calcolo elastico lineare, a condizione che nelle altre parti della struttura
siano considerate le corrispondenti variazioni necessarie per garantire lequilibrio.
Deve essere presa in conto leventuale influenza delle ridistribuzioni dei momenti su tutti
gli aspetti del calcolo.
Tali aspetti includono la flessione, il taglio, lancoraggio, le interruzioni delle armature e la
fessurazione.
Nelle travi continue in cui il rapporto tra due luci adiacenti inferiore a due, nelle travi di
telai a nodi fissi e negli elementi soggetti prevalentemente a flessione una verifica esplicita
della capacit di rotazione delle zone critiche pu essere omessa purch vengano
soddisfatte le condizioni sotto riportate:
- in presenza di calcestruzzo di resistenza non superiore a f
ck
= 35 N/mm
2
d x + > 25 . 1 44 . 0 o
- in presenza di calcestruzzo di resistenza superiore a f
ck
= 35 N/mm
2
d x + > 25 . 1 56 . 0 o
Nei telai cui sono affidate rilevanti forze orizzontali non consentita alcuna ridistribuzione
senza controllo con calcolo non lineare.
[]
4.2. Verifica allo stato limite ultimo.
4.2.1. VERIFICHE ALLO STATO LIMITE ULTIMO PER SOLLECITAZIONI CHE PROVOCANO TENSIONI
NORMALI (SFORZO NORMALE, FLESSIONE SEMPLICE E COMPOSTA).
4.2.1.1. Ipotesi di base.
Le norme seguenti si applicano agli elementi con armature aderenti, monodimensionali a
prevalente sviluppo lineare e, per quanto possibile, agli elementi bidimensionali.
Valgono le seguenti ipotesi:
- conservazione delle sezioni piane;
- deformazione massima del calcestruzzo compresso pari a -0,0035 nel caso di flessione
semplice e composta con asse neutro reale, e variabile dal valore predetto a -0,002 quando
lasse neutro, esterno alla sezione, tende allinfinito;
- deformazione massima dellarmatura tesa (contata a partire dalla decompressione del
calcestruzzo se si tratta di armature di precompressione) + 0,01.
4.2.1.2. Sicurezza.
Nei casi di compressione o di pressoflessione, che non siano determinati da
precompressione, vanno rispettate le seguenti prescrizioni:
a) lo sforzo normale deve risultare minore di quello calcolato per compressioni centrate
con una maggiorazione del 25% del coefficiente
c
;
b) in ogni caso, per tenere conto delle incertezze sul punto di applicazione dei carichi si
deve ipotizzare una eccentricit, prevista nella direzione pi sfavorevole, da sommare a
quella eventuale dei carichi e di entit pari al maggiore dei due valori h/30 e 20 mm,
essendo h la dimensione nella direzione considerata per la eccentricit.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 11
c) per elementi snelli, come definiti in 4.2.4., si devono effettuare le conseguenti verifiche.
4.2.1.3. Diagrammi di calcolo sforzi-deformazioni del calcestruzzo.
Di norma si adotta il diagramma parabola rettangolo, rappresentato in figura 2-I, definito
da un arco di parabola di secondo grado passante per lorigine, avente asse parallelo a
quello delle tensioni, e da un segmento di retta parallelo allasse delle deformazioni tangente
alla parabola nel punto di sommit. Il vertice della parabola ha ascissa -0,002, lestremit del
segmento ha ascissa -0,0035. Lordinata massima del diagramma pari a 0,85 f
cd.
Per la verifica locale delle sezioni, in alternativa al diagramma parabola rettangolo, la
distribuzione delle compressioni pu essere assunta uniforme con valori:
- 0,85 f
cd
se la zona compressa presenta larghezza costante o crescente verso la fibra
pi compressa;
- 0,80 f
cd
se la zona compressa presenta larghezza decrescente verso la medesima fibra;
sulle seguenti altezze, a partire dal lembo compresso:
- se x s h: altezza 0,8 x;
- sex > h: altezza h
h x
h x
|
.
|

\
|


75 . 0
8 . 0
Si potranno adottare altri diagrammi sforzi-deformazioni, a condizione che i risultati che
con questi si ottengono siano in accordo con quelli derivanti dallimpiego del diagramma
parabola rettangolo, o siano chiaramente giustificabili.
4.2.1.4. Diagrammi di calcolo sforzi-deformazioni dellacciaio.
Il diagramma di calcolo di un acciaio ordinario o di un acciaio per precompressione si
deduce dal diagramma caratteristico effettuando unaffinit parallelamente alla tangente nel
rapporto 1/
s
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 12
1.7 SOLUZIONE PER SEZIONE PRESSO-INFLESSA CON
LEGAME COSTITUTIVO NON LINEARE.
Ipotesi:
1) Conservazione delle sezioni piane
x y S y x S
y x
+ = 0 0
0
) , (
x K y K
dz
y x dS
y x
y x
+ = =
0
) , (
) , ( c c
essendo:
c
0
la deformazione di un punto della sezione;
K
x
e K
y
le curvature della sezione;
2) Legame costitutivo del calcestruzzo di tipo elasto-plastico a duttilit limitata a compressione ed
elasto-fragile a trazione;
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 13
3) Legame costitutivo elasto-plastico perfetto a duttilit limitata simmetrico a compressione e a
trazione
Le equazioni di equilibrio sono:
}
=
A
dA N ) (c o ;
}
=
A
dA y Mx ) (c o ;
}
=
A
dA x My ) (c o (I)
Definito il modulo elastico secante come:
( )
( )
c
c o
c =
sec
E

si pu scrivere:
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 14
( ) ( ) ( ) ) (
0 sec sec
x K y K E E
y x
+ = = c c c c c o
(il modulo elastico tangente utilizzato dopo definito come E
tan
(c) = d(o(c))/d(c) dove d( ) il
simbolo del differenziale).
Cos le espressioni (I) prima riportate diventano:
} } }
+ =
A A A
dA E x Ky dA E y Kx dA E N ) ( ) ( ) (
sec sec sec 0
c c c c
} } }
+ =
A A A
dA E x y Ky dA E y y Kx dA E y Mx ) ( ) ( ) (
sec sec sec 0
c c c c
} } }
+ =
A A A
dA E x x Ky dA E y x Kx dA E x My ) ( ) ( ) (
sec sec sec 0
c c c c
che riportate in forma matriciale:
(
(
(

=
(
(
(

(
(
(

y
x
y
x
M
M
N
K
K
K K K
K K K
K K K
0
33 32 31
23 22 21
13 12 11
c
Ovvero:
K
sec
* S = F
Con K
sec
matrice di rigidit secante della sezione.
Usando il modulo elastico tangente si perviene alla relazione differenziale:
K
tan
* d(S) = d(F)
Con K
tan
matrice di rigidit tangente.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 15
1.8 STRATEGIE DI SOLUZIONE.
Metodo secante
S1 = Ksec0
-1
* F
S2 = Ksec1
-1
* F
S3 = Ksec2
-1
* F
.
Si = Ksec(i 1)
-1
* F per 0 ) 1 ( i S Si i
1) Metodo tangente
Unequazione di equilibrio non lineare si pu scrivere in forma generale
H(S) = F ovvero anche nella forma G(S) = H(S) F = 0
Sviluppando in serie di Taylor e fermandosi al primo termine (sostituzione di una funzione
generica con una approssimata lineare) si pu scrivere:
0 S d G i) S G( ) S d i S G( = V + = +
da cui
i) S G( G - S d
-1
V =
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 16
dove
, G = Ktan e G(Si) = H(Si) F (F H(Si) squilibrio del sistema)
quindi:
dS = Ktan
-1
* (F H(Si))
essendo:
Si+1 = Si + dS
ne segue:
Si+1 = Si + Ktan-1 * (F H(Si))
per i 0 )) ( ( i S H F 0 S d Si+1 tende alla soluzione
Con questo metodo si possono ottenere le frecce anelastiche, per integrazione delle curvature,
ovvero effettuare le verifiche delle tensioni o il progetto a rottura.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 17
[da D.M. 9 Gennaio 1996]
5.3. Regole specifiche per strutture in cemento armato normale.
5.3.1. ARMATURA LONGITUDINALE.
Nelle strutture inflesse in elevazione la percentuale di armatura longitudinale, nella zona
tesa, riferita allarea totale della sezione di conglomerato, non deve scendere sotto lo 0,15
per barre ad aderenza migliorata e sotto lo 0,25 per barre lisce. Tale armatura deve essere
convenientemente diffusa.
In presenza di torsione si dovr disporre almeno una barra longitudinale per spigolo e
comunque linterasse fra le barre medesime non dovr superare 35 cm.
Alle estremit delle travi deve essere disposta una armatura inferiore, convenientemente
ancorata, in grado di assorbire, allo stato limite ultimo, uno sforzo di trazione uguale al taglio.
5.3.2. STAFFE.
Nelle travi si devono prevedere staffe aventi sezione complessiva non inferiore a Ast =
0,10 (1+0,15 d/b) b cm
2
/m, essendo d laltezza utile della sezione e b lo spessore minimo
dellanima in cm, con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non superiore a 0,8
volte laltezza utile della sezione.
In prossimit di carichi concentrati o delle zone dappoggio, per una lunghezza pari
allaltezza utile della sezione da ciascuna parte del carico concentrato, il passo delle staffe
non dovr superare il valore 12
1
essendo
1
il diametro minimo dellarmatura longitudinale.
In presenza di torsione dovranno disporsi nelle travi staffe aventi sezione complessiva,
per metro lineare, non inferiore a 0,15b cm
2
per staffe ad aderenza migliorata e 0,25 b cm
2
per staffe lisce, essendo b lo spessore minimo dellanima misurata in centimetri. Inoltre il
passo delle staffe non dovr superare 1/8 della lunghezza della linea media della sezione
anulare resistente e comunque 20 cm.
Le staffe devono essere collegate da apposite armature longitudinali.
[]
5.3.4. PILASTRI.
Nei pilastri soggetti a compressione centrata od eccentrica deve essere disposta
unarmatura longitudinale di sezione non minore dello 0,15 N
Sd
/f
yd
dove N
sd
la forza
normale di calcolo in esercizio per combinazione di carico rara ed la resistenza di calcolo,
e compresa fra lo 0,3% ed il 6% della sezione effettiva. Questultima limitazione sale al 10%
della sezione effettiva nei tratti di giunzione per ricoprimento. In ogni caso il numero minimo
di barre longitudinali quattro per i pilastri a sezione rettangolare o quadrata e sei per quelli
a sezione circolare.
Il diametro delle barre longitudinali non deve essere minore di 12 mm.
Deve essere sempre prevista una staffatura posta ad interasse non maggiore di 15 volte
il diametro minimo delle barre impiegate per larmatura longitudinale, con un massimo di 25
cm.
Le staffe devono essere chiuse e conformate in modo da contrastare efficacemente,
lavorando a trazione, gli spostamenti delle barre longitudinali verso lesterno.
Il diametro delle staffe non deve essere minore di 6 mm e di 1/4 del diametro massimo
delle barre longitudinali.
Per pilastri prefabbricati in stabilimento i diametri minimi delle barre longitudinali e delle
staffe sono rispettivamente ridotti a 10 ed a 5 mm.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 18
[da D.M. 9 Gennaio 1996]
4.2.2. Verifiche allo stato limite ultimo per sollecitazioni taglianti.
[...]
4.2.2.3. Elementi con armature trasversali resistenti al taglio.
La resistenza allo sforzo di taglio dellelemento fessurato si calcola schematizzando la
trave come un traliccio ideale di cui quello di Ritter-Mrsch rappresenta un modello
semplificato. Gli elementi del traliccio resistenti a taglio sono le armature trasversali danima,
funzionanti come aste di parete, e il conglomerato sia del corrente compresso che delle
bielle danima.
Il traliccio completato dallarmatura longitudinale.
4.2.2.3.1. Verifica del conglomerato.
La verifica consiste nel confrontare il taglio di calcolo con una espressione cautelativa
della resistenza a compressione delle bielle inclinate.
Nel caso in cui lanima contenga barre pre-tese o cavi iniettati di diametro >b
w
/8, si
dovr assumere nel calcolo la larghezza nominale dellanima:

= |
2
1
w wn
b b
dove

| calcolato al livello pi sfavorevole.


Per la verifica del conglomerato compresso in direzione obliqua si potr imporre:
d b f V
w cd sdu
s 30 . 0
essendo:
f
cd
la resistenza di calcolo a compressione;
b
w
= larghezza della membratura resistente a taglio;
d = altezza utile della sezione.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 19
Lespressione del taglio resistente riportata corrisponde al caso in cui larmatura
trasversale costituita da staffe ortogonali alla linea media (o=90
0
).
Se le staffe sono inclinate (45s o < 90) il valore di calcolo del taglio resistente pu
essere assunto pari a:
( ) o cot 1 30 . 0 + d b f
w cd
con limite superiore d b f
w cd
45 . 0
Nel caso di barre rialzate la maggiorazione sopra indicata non lecita.
4.2.2.3.2. Verifica dellarmatura trasversale danima.
Il taglio di calcolo deve risultare inferiore od al limite uguale alla somma della resistenza
della armatura danima e del contributo degli altri elementi del traliccio ideale. Comunque la
resistenza di calcolo dellarmatura danima deve risultare non inferiore alla met del taglio di
calcolo.
Larmatura trasversale deve essere tale da verificare:
wd cd sdu
V V V + s
(

>
2
:
sdu
wd
V
V con
in cui:
o = d b f V
w ctd cd
60 . 0
( ) o o cos
90 . 0
+

= sin
s
d
f A V
ywd sw wd
In tali espressioni o linclinazione dellarmatura trasversale rispetto allasse della trave,
A
sw
larea dellarmatura trasversale posta allinterasse s, o un coefficiente che tiene conto
della presenza di sforzo normale e che assume i valori:
o = 1 se, in presenza di sforzo normale di trazione, lasse neutro taglia la sezione;
o = 0 se, in presenza di sforzo normale di trazione lasse neutro risulta esterno alla
sezione;
|
|
.
|

\
|
+ =
sdu
M
M
0
1 o in presenza di sforzo di compressione, essendo M
0
e M
sdu
definiti
precedentemente.
Per le barre rialzate resistenti a taglio consigliabile limitare la tensione di calcolo a 0,8
f
ywd
.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 20
Particolare attenzione deve essere rivolta al dimensionamento di elementi sottoposti ad
azioni di fatica per i quali pu verificarsi la necessit che la resistenza di taglio di calcolo
debba essere interamente affidata allarmatura danima.
4.2.2.3.3. Verifica dellarmatura longitudinale.
La verifica comporta la traslazione del diagramma del momento flettente lungo lasse
longitudinale nel verso che d luogo ad un aumento del valore assoluto del momento
flettente.
In altri termini, larmatura longitudinale deve essere dimensionata per resistere al
momento sollecitante M
sdu
(V) pari a:
1
) ( a V M V M
sdu sdu sdu
+ =
con :
a
1
= 0,9 d (l- cot o) e comunque:

0,2 d s a
1
La lunghezza di ancoraggio delle barre deve essere computata a partire dal diagramma
del momento M
sdu
traslato della quantit a
1
.
Le verifiche di cui al precedente capoverso ed ai punti 4.2.2.3.1. e 4.2.2.3.2. sono relative
ad una inclinazione delle bielle danima pari a 45.
4.2.2.4. Casi particolari.
4.2.2.4.1. Componenti trasversali.
Nel caso di elementi ad altezza variabile o con cavi inclinati, il taglio di calcolo viene
assunto pari a:
pd md d rd
V V V V + + =
dove:
V
d
= taglio dei carichi esterni di calcolo;
V
md
= componenti di taglio dovute allinclinazione dei lembi della membratura;
V
pd
= componente di taglio dovuta allo sforzo di precompressione di calcolo.
Le componenti V
md
e V
pd
dovranno essere sempre prese in conto se il loro effetto si
somma a quello dei carichi. V
md
non deve essere presa in conto se favorevole.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 21
4.2.2.4.2. Carichi in prossimit degli appoggi.
Il taglio allappoggio determinato da carichi applicati alla distanza a
v
s 2d dallappoggio
stesso si potr ridurre nel rapporto a
v
/2d, con losservanza delle seguenti prescrizioni:
- nel caso di appoggio di estremit, larmatura di trazione necessaria nella sezione ove
applicato il carico pi vicino allappoggio sia prolungata e ancorata al di l dellasse teorico di
appoggio;
- nel caso di appoggio intermedio larmatura di trazione allappoggio sia prolungata sin
dove necessario e comunque fino alla sezione ove applicato il carico pi lontano compreso
nella zona con a
v
s 2d.
Anche in questo caso con elementi ad altezza variabile leventuale componente V
d
favorevole dovuta ai carichi compresi nel tratto a
v
va assunta pari a zero.
4.2.2.4.3. Carichi appesi o indiretti.
Se per particolari modalit di applicazione dei carichi gli sforzi degli elementi tesi del
traliccio risultano incrementati, le armature dovranno essere alluopo adeguate.
4.2.2.5. Verifica al punzonamento di lastre soggette a carichi concentrati.
In corrispondenza dei pilastri e di carichi concentrati si verificher la lastra al
punzonamento allo stato limite ultimo.
In mancanza di una apposita armatura, la forza resistente al punzonamento assunta
pari a:
ctd
f h u F = 5 . 0
dove:
h lo spessore della lastra;
u il perimetro del contorno ottenuto dal contorno effettivo mediante una ripartizione a
45 fino al piano medio della lastra;
f
ctd
il valore di calcolo della resistenza a trazione.
Nel caso in cui si disponga una apposita armatura, lintero sforzo allo stato limite ultimo
dovr essere affidato allarmatura considerata lavorante alla sua resistenza di calcolo.
4.2.3. VERIFICHE ALLO STATO LIMITE ULTIMO PER SOLLECITAZIONI TORCENTI.
4.2.3.1. Premessa.
Le norme che seguono si applicano agli elementi prismatici sottoposti a torsione semplice
o composta ad armature aderenti che abbiano sezione piena o cava in cui si possa
ipotizzare un flusso anulare di tensioni tangenziali.
Per tali elementi si assume, come schema resistente, un traliccio tubolare isostatico in cui
gli sforzi di trazione sono affidati alle armature longitudinali e trasversali ivi contenute e gli
sforzi di compressione sono affidati alle bielle di conglomerato.
La sezione anulare fittizia resistente definita dai seguenti parametri:
- spessore h
s
= d
e
/6 essendo d
e
il diametro del cerchio massimo inscritto nel poligono
P
e
avente per vertici i baricentri delle armature longitudinali;
B
e
= area racchiusa dal poligono P
e
;
u
e
= lunghezza del perimetro P
e
.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 22
Nel caso di sezione reale anulare, si adotter lo spessore effettivo se questo risulta
minore di h
s
. Nel caso di elementi che non corrispondono alle ipotesi formulate, quali gli
elementi a pareti sottili a sezione aperta, dovranno utilizzarsi metodi di calcolo fondati su
ipotesi teoriche e risultati sperimentali chiaramente comprovati.
La sollecitazione di torsione pu essere trascurata, nel calcolo dello stato limite ultimo,
quando rappresenta una sollecitazione secondaria e non essenziale allequilibrio della
struttura.
4.2.3.2. Verifica della resistenza.
Il momento torcente di calcolo T
d
deve risultare inferiore o al limite uguale ai valori del
momento torcente resistente corrispondenti rispettivamente al cedimento della sezione
anulare di calcestruzzo e al cedimento delle armature costituenti il traliccio.
Per la verifica delle bielle compresse si pu adottare la relazione:
s e cd sdu
h B f T s 5 . 0
essendo T
sdu
il momento torcente sollecitante ultimo.
Per la verifica delle armature si possono imporre le seguenti condizioni:
Staffe:
ywd e
sw
sdu
f B
s
A
T s 2
con:
A
sw
= area della sezione di un braccio della staffa;
s = distanza fra due staffe successive;
f
ywd
= tensione di calcolo delle staffe.
Armature longitudinali:
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 23
yld e
e
sdu
f B
u
A
T s 2
1
con:
A
l
= somma delle aree delle barre longitudinali;
f
yld
= tensione di calcolo delle armature longitudinali.
Leventuale armatura di precompressione A
p1
sar presa in conto con una sezione
equivalente:
1 1 p
ylk
plk
s
A
f
f
A =
Sollecitazioni composte
a) Torsione, flessione e sforzo normale.
Le armature longitudinali di torsione calcolate come sopra indicato si sommano a quelle
di flessione.
Nelle zone compresse possono essere diminuite proporzionalmente alla risultante di
compressione.
b) Torsione e taglio.
Per la verifica delle bielle compresse sar opportuno che risulti:
1 s +
Rdu
sdu
Rdu
sdu
V
V
T
T
nella quale relazione:
s e cd Rdu
h B f T =
2
1
d b f V
w cd Rdu
= 30 . 0
Il calcolo delle staffe pu effettuarsi separatamente per la torsione e per il taglio avendo
posto Vcd = 0; quindi si sommano le aree delle sezioni.
Le armature longitudinali si possono calcolare come indicato per le sollecitazioni di
torsione semplice.
[]
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 24
4.3. Verifiche allo stato limite di esercizio.
4.3.1. STATO LIMITE DI FESSURAZIONE.
4.3.1.1. Finalit.
Per assicurare la funzionalit e la durata delle strutture necessario:
prefissare uno stato limite di fessurazione adeguato alle condizioni ambientali e di
sollecitazione nonch alla sensibilit delle armature alla corrosione;
realizzare un sufficiente ricoprimento delle armature con calcestruzzo di buone qualit e
compattezza;
tenere conto delle esigenze estetiche.
4.3.1.2. Definizione degli stati limite di fessurazione.
In ordine di severit decrescente si distinguono i seguenti stati limite:
- stato limite di decompressione nel quale, per la combinazione di azioni prescelta, la
tensione normale nella fibra considerata pari a zero;
- stato limite di formazione delle fessure, nel quale, per la combinazione di azioni
prescelta, la tensione normale di trazione nella fibra considerata uguale al frattile inferiore
della resistenza a trazione oppure:
f
ctk
= 0.7 f
ctm
f
cfk
= 0.7 f
cfm
- stato limite di apertura delle fessure nel quale, per la combinazione di azioni prescelta, il
valore caratteristico di apertura della fessura calcolato al livello considerato pari a un
valore nominale prefissato.
I valori nominali ai quali si riferiscono le successive prescrizioni sono:
w
1
= 0,1 mm
w
2
= 0,2 mm
w
3
= 0,4 mm
4.3.1.3. Combinazioni di azioni.
Si prendono in considerazione le seguenti combinazioni (Cfr. 4.0.1.):
- azioni quasi permanenti;
- azioni frequenti;
- azioni rare.
4.3.1.4. Condizioni ambientali.
Si individuano i seguenti ambienti in cui pu trovarsi la struttura:
- poco aggressivo, caratterizzato da umidit relativa non elevata o da umidit relativa
elevata per brevi periodi;
- moderatamente aggressivo, caratterizzato da elevata umidit relativa in assenza di
vapori corrosivi;
- molto aggressivo, caratterizzato da presenza di liquidi o di aeriformi particolarmente
corrosivi.
4.3.1.5. Sensibilit delle armature alla corrosione.
Le armature si distinguono in due gruppi:
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 25
- armature sensibili;
- armature poco sensibili.
Appartengono al primo gruppo gli acciai temprati, non rinvenuti, di qualunque diametro e
gli acciai incruditi a freddo soggetti a tensioni permanenti superiori a 390 N/mm
2
.
Appartengono al secondo gruppo le altre armature e quelle adeguatamente protette.
Nel caso della precompressione parziale, i due gruppi di armature sono, in generale,
entrambi presenti (sezione ad armatura mista).
4.3.1.6. Scelta degli stati limite di fessurazione.
Nel prospetto 7-I sono indicati i criteri di scelta dello stato limite, con riferimento alle
esigenze sopra riportate.
Nel caso della precompressione parziale richiesta la verifica allo stato limite di
decompressione per la combinazione di azioni quasi permanente e la verifica allo stato limite
di apertura delle fessure per le combinazioni di azioni frequente e rara.
Limpiego della precompressione parziale, a causa della fessurazione della sezione in
condizioni di servizio, soggetto a particolari limitazioni, nel seguito specificate.
PROSPETTO 7-I
Armatura
Sensibile Poco sensibile
Gruppi di
esigenze
Condizioni
ambiente
Combinaz.
di azioni
Stato limite w
k
Stato limite w
k
Frequente Ap.fessure s w
2
Ap.fessure s w
3
a
Poco
aggressivo
Quasi
permanente
Decomp. o
ap. fessure
s w
1
Ap.fessure s w
2
Frequente Ap.fessure s w
1
Ap.fessure s w
2
b
Moderatam.
aggressivo
Quasi
permanente
Decompres. - Ap.fessure s w
1
Rara
Ap.fessure e
formaz.
fessure
s w
1
Ap.fessure s w
2
c
Molto
aggressivo
Frequente Decompres. - Ap.fessure s w
1
w
k
definito al punto 4.2.4.7.1.3. w
1
, w
2
, w
3
sono definiti al punto 4.2.4.2.
4.3.1.7. Verifiche a stato limite di fessurazione.
4.3.1.7.1. Verifiche a stato limite per sollecitazioni che provocano tensioni normali.
4.3.1.7.1.1. Stato limite di decompressione.
Le tensioni sono calcolate in base alle caratteristiche geometriche e meccaniche della
sezione omogeneizzata non fessurata. (Il coefficiente di omogeneizzazione definito al
punto 4.3.4.1.).
Nel caso della precompressione parziale la sezione deve risultare totalmente compressa
per la combinazione di azioni quasi permanente e, comunque, per il carico permanente pi il
10% dei carichi variabili disposti nel modo pi sfavorevole.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 26
4.3.1.7.1.2. Stato limite di formazione delle fessure.
Valgono i criteri di calcolo di cui al punto 4.3.1.7.1.1.
4.3.1.7.1.3. Stato limite di apertura delle fessure.
La zona di efficacia dellarmatura legata alle condizioni di lavoro dellelemento
strutturale e alla sua conformazione.
Il valore caratteristico di apertura delle fessure nella zona di efficacia delle armature non
deve superare il valore prefissato al punto 4.3.1.6.
Il valore caratteristico di calcolo dato da:
w
k
= 1,7 w
m
in cui w
m
che rappresenta il valore medio dellapertura calcolata in base alla
deformazione media c
sm
del tratto s
rm
pari alla distanza media fra le fessure, sia:
w
m
= c
sm
* s
rm
I criteri indicati si applicano anche al calcolo delle aperture delle fessure provocate da
stati di coazione ed alla verifica delle condizioni di fessurazione dellanima delle travi alte.
Nel caso della precompressione parziale, poich larmatura mista, in parte sensibile ed
in parte poco sensibile, il calcolo dellampiezza delle lesioni si effettua al livello delle
armature non pretese e con la tensione presente in queste ultime, ma i valori delle ampiezze
ammissibili devono essere quelli relativi alle armature sensibili secondo quanto prescritto nel
prospetto 7-I.
[Circolare Ministeriale 15 Ottobre 1996]
La distanza media fra le fessure per la condizione di fessurazione stabilizzata in corrispondenza
del livello baricentrico dellarmatura allinterno dellarea efficace data da:
r
m
k k
s
c s

|
3 2
10
2 +
|
.
|

\
|
+ =
in cui:
c = ricoprimento dellarmatura
s = distanza fra le barre; se s > 14 | si adotter s = 14 |
| = diametro della barra
k
2
= coefficiente che caratterizza laderenza del calcestruzzo alla barra e al quale si assegnano i
seguenti valori:
0.4 per barre ad aderenza migliorata
0.8 per barre lisce
k
3
= coefficiente che tiene conto della forma del diagramma delle tensioni prima della fessurazione
in base al seguente prospetto:
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 27
0.125 nel caso di diagramma triangolare di flessione o pressoflessione
0.250 nel caso di trazione pura
0.25 (o
1
+ o
2
)/2 o
1
nel caso di trazione eccentrica o nel caso in cui si consideri una sola parte della
sezione

r
= A
s
/A
c,ef
; dove:
A
s
= area dellarmatura contenuta nella sezione di ricoprimento A
c,ef
. Lacciaio di precompressione
pu essere aggiunto ad A
s
solo se la sua aderenza diretta.
A
c,ef
= area della sezione retta della zona di calcestruzzo (zona di ricoprimento) in cui le barre
darmatura possono effettivamente influenzare lapertura delle fessure: A
c,ef
= b
ef
h
ef
; nel caso delle
lastre h
ef
limitato superiormente a (h x
1
)/2.
Le armature di precompressione di area A
p
possono essere prese in conto solo se aderenti
direttamente al calcestruzzo.
4.3 2. Stato limite delle tensioni di esercizio.
1) Cemento armato normale.
Tensioni di compressione del calcestruzzo.
Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente aggressivo, gruppo c del
Prospetto 7-I, devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione nel
calcestruzzo:
- per combinazioni di carico rara: 0.50 f
ck
- per combinazioni di carico quasi permanente: 0.40 f
ck
Particolare attenzione nella limitazione delle tensioni in esercizio va rivolta ai casi in cui si
riconosca lesistenza di una particolare incertezza del modello strutturale adottato e/o
quando sussista una significativa alternanza delle sollecitazioni in esercizio nella stessa
sezione, anche se le strutture sono riferite ai gruppi a o b del Prospetto 7-I.
Del pari particolare attenzione si deve porre nella limitazione delle tensioni in esercizio
per sollecitazione di pressoflessione con prevalenza di sforzo normale per la conseguente
limitata duttilit.
Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente dei gruppi a, b del Prospetto 7-I,
devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione nel calcestruzzo:
- per combinazione di carico rara: 0.60 f
ck
- per combinazione di carico quasi permanente: 0.45 f
ck
Tensioni di trazione nellacciaio.
Per le armature ordinarie la massima tensione di trazione sotto la combinazione di carichi
rara non deve superare 0.70 f
yk
2) Cemento armato precompresso.
Le tensioni limite nel calcestruzzo e nellacciaio sono riportate al capitolo 4.3.4.
4.3.2.1. Metodi per il calcolo delle tensioni.
Nel calcolo delle tensioni necessario considerare, se del caso, oltre agli effetti dei
carichi anche quelli delle variazioni termiche, della viscosit, del ritiro, e delle deformazioni
imposte aventi altre origini.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 28
Le tensioni debbono essere calcolate adottando le propriet geometriche della sezione
corrispondente alla condizione non fessurata oppure a quella completamente fessurata, a
seconda dei casi.
Deve, di regola, essere assunto lo stato fessurato se la massima tensione di trazione nel
calcestruzzo calcolata in sezione non fessurata sotto la combinazione di carico rara supera
f
ctm
.
Quando si adotta una sezione non fessurata, si considera attiva lintera sezione di
calcestruzzo, e si considerano in campo elastico sia a trazione che a compressione il
calcestruzzo e lacciaio.
Quando si adotta la sezione fessurata, il calcestruzzo pu essere considerato elastico in
compressione, ma incapace di sostenere alcuna trazione (nel calcolo delle tensioni secondo
le presenti regole non va di norma tenuto conto - nelle verifiche locali - delleffetto irrigidente
del calcestruzzo teso dopo fessurazione).
In via semplificativa si pu assumere il comportamento elastico-lineare e per le armature
il coefficiente di omogeneizzazione con il valore convenzionale n = 15.
4.3.2.3. Fenomeni di fatica: verifica delle armature.
In presenza di sollecitazioni che possano indurre fenomeni di fatica, se le tensioni di
esercizio rientrano nella seguente limitazione:
max min
3
2
o o <
le tensioni limite vengono ridotte secondo lespressione:
|
|
.
|

\
|
+ =
max
min
5 . 0 1 75 . 0
o
o
o o
s
s
dove o
s
la tensione limite dellarmatura in esercizio (v. 4.3.2.).
4.3.3. Stato limite di deformazione.
4.3.3.1. Generalit.
La verifica allo stato limite di deformazione consiste nel controllare che la deformazione
sia:
a) compatibile con la funzionalit dellopera per tutte le condizioni dimpiego previste;
b) convenientemente limitata in modo da evitare danni alle sovrastrutture adiacenti.
La deformazione istantanea deve essere verificata per le combinazioni di azioni rare di
cui al punto 4.3.1.3.
La deformazione a lungo termine deve essere verificata in presenza dei carichi
permanenti e quasi permanenti.
Il calcolo delle eventuali controfrecce si effettua in presenza delle sole azioni permanenti
e quasi permanenti, adottando i valori medi dei parametri caratterizzanti il comportamento
dei materiali.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 29
4.3.3.2. Calcolo delle deformazioni.
Il calcolo della deformazione flessionale si effettua di norma mediante integrazione delle
curvature tenendo conto, se del caso, degli effetti del ritiro e della viscosit.
Per il calcolo delle deformazioni flessionali si considera lo stato I non fessurato (sezione
interamente reagente) per tutte le parti di struttura nelle quali, nelle condizioni di carico
considerate, le tensioni di trazione non superano la resistenza a trazione; per le altre parti di
struttura si fa riferimento allo stato II, fessurato, considerando leffetto irrigidente del
calcestruzzo teso fra le fessure.
4.3.3.3. Rapporti di snellezza limite.
Per travi a sezione rettangolare o assimilabili e per luci fino a 10 m, qualora la verifica allo
stato limite ultimo sia effettuata con calcolo non lineare o con calcolo lineare, escludendo
quindi il calcolo rigido plastico, si potr omettere la verifica allo stato limite di deformazione
purch i rapporti l/h (1 = luce, h = altezza totale) risultino inferiori o uguali ai valori di cui al
prospetto 8-I.
PROSPETTO 8-I
Condizioni di vincolo l/h
Travi a sbalzo 7
Travi e piastre semplicemente appoggiate 20
Travi continue 26
Le indicazioni di cui sopra valgono anche per le piastre rettangolari, essendo in tal caso l la luce
minore.
Per elementi precompressi i rapporti del precedente prospetto possono essere moltiplicati per il
fattore 1,3.
Nel caso in cui gli elementi siano destinati a portare pareti divisorie dovr altres essere verificato
il rispetto delle seguenti condizioni:
per travi appoggiate
l h
l 120
s
per travi continue
l h
l 150
s
(l e h espressi in metri).
1.9 CALCOLO DELLA FRECCIA ANELASTICA.
Gli spostamenti vengono calcolati applicando il principio dei lavori virtuali fra il sistema di forze
fittizio 1 trave su due appoggi con forza unitaria in mezzeria ed il sistema di spostamenti reali 2.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 30
Uguagliando il lavoro delle forze esterne con quello delle forze interne si ha:
}
=
L
dx K M W F
0
2 1 2 1
con:
F1 Forza esterna unitaria imposta;
W2 Spostamento reale da calcolare;
M1 =
( )

) 2 / 2 /
2 /
L X X
X

L X seL
L X se
s s
s s
2 /
2 / 0
K2 diagramma delle curvature reali calcolate con i legami costitutivi elastoplastici per acciaio e
calcestruzzo; per il quale anche tenuta in conto la resistenza a trazione.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 31
Calcolando lintegrale presente a secondo membro con Gauss si pu scrivere:
}

=
= =
L
n
i
L Pi K M dx K M W
0
1
2 / 2 1 2 1 2
Dove la sommatoria estesa su gli n punti di Gauss e
Pi il peso del punto di Gauss;
L/2 la derivata prima della funzione X = L/2 * (Y + 1) per il cambio di variabile di
integrazione.
Se si esplicita lintegrazione numerica su 5 punti, i punti di Gauss ed i relativi pesi sono:
Y1.5 = 0.906118 Y2.4 = 0.538469 Y3 = 0.000000
P1.5 = 0.236927 P2.4 = 0.478629 P3 = 0.568889
ESEMPIO.
Sia data una trave di sezione rettangolare 30 x 50 lunga m 3.70 con un carico distribuito di
1000kg/m. Labbassamento elastico in mezzeria vale:
I E
L Q
W
el

=
4
384
5
mm cm W
el
275 . 0 0275 . 0
312500 284000
370 10
384
5
4
= =

=
Con lintegrazione numerica si ottengono i seguenti risultati:
W1 (con legami per cls e acciaio elastico lineare: sig = E * eps) = 0.279 mm
W2 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, armatura 4 fi 30) = 0.357 mm
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 32
W3 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, armatura 4 fi 20) = 0.456 mm
W4 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, armatura 4 fi 10) = 0.549 mm
W5 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, armatura 4 fi 6) = 0.573 mm
W6 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, armatura 4 fi 2) = 0.587 mm
W7 (legami per cls e acciaio elasto-plastici e resistenti a trazione, senza armatura) = 0.589 mm
1.10 EFFETTI DELLA VISCOSITA SUGLI SPOSTAMENTI.
Il calcolo della freccia, come afferma la normativa, deve essere effettuato tenendo in conto le
deformazioni a lungo termine. E necessario, dunque, considerare linfluenza della viscosit
differenziando i carichi in funzione del loro tempo di applicazione in permanenti (a lunga durata) ed
variabili (istantanei).
In generale in via semplificativa si pu ipotizzare che la freccia a tempo infinito sia dovuta alla
somma della freccia istantanea di tutti i carichi e della viscosa dei soli carichi permanenti :
V(p+q) =Vi(p)+ Vi(q)+ Vv(p)
Se si assume, inoltre, che la freccia viscosa si possa esprimere come multiplo della freccia
istantanea, si ha:
V(p+q) = Vi(p)+ Vi(q)+ Vi(p)*| (1)
Con
Vi(x) = freccia istantanea del carico x
Vv(x) = freccia viscosa del carico x
Nel caso elastico lineare incrementare la freccia equivale ad incrementate i carichi, per cui nella
(1) si pu calcolare la freccia con un carico :
p= q+ p+ p|
ovvero: p=(p+q) (1+ | * p/(p+q))
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 33
Definendo c = p/(p+q) , il peso della parte permanente del carico sul totale, si ottiene :
p=(p+q) * (1+ | *c ) (2)
La (2) mostra che al fine della risposta strutturale per tenere in conto degli effetti viscosi si
possono amplificare le grandezze in gioco con il termine :
m = (1+ | *c ) 0 ! c ! 1 (3)
Per cui nel caso elastico lineare la (1) si pu scrivere :
V(p+q) = Vi(p+q) * m
Se passiamo ora al caso di calcolo anelastico per tenere in conto della viscosit si devono alterare
in modo analogo i legami costitutivi.
(da TECNICA DELLE COSTRUZIONI vol. 2A, G. Toniolo, Masson)
Un calcolo esatto dei diagrammi momenti-curvature, che tenga conto del comportamento
viscoelastico del calcestruzzo sotto i carichi di lunga durata, dovrebbe condursi attraverso due ordini
di integrazione numeriche, una lungo il tempo e laltra sullaltezza della sezione, per seguire appunto
levolversi temporale del fenomeno e sistemare ad ogni tempo lequilibrio viscoelastico della sezione.
Un tale calcolo risulterebbe estremamente complesso ed oneroso, per cui si seguono metodi
semplificati che consentono di algebrizzare il problema, nello spirito di quanto esposto al
paragrafo 1.3 dedicato appunto alla viscosit del calcestruzzo.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 34
Secondo i criteri del metodo EMM del modulo fittizio descritto al punto 1.3.3, gli effetti della
viscosit possono essere simulati tramite unamplificazione del diagramma oc lungo le ascisse, in
ragione di 1+C*u. In questo caso il modello di Saenz definito per carichi istantanei (o di breve
durata) va contemporaneamente abbattuto e troncato per tenere conto delle resistenza a termine,
come descritto in figura. Si ricorda che C il quadrato del rapporto tra la parte permanente e
lazione totale.
Nella formulazione trattata sul testo citato il rapporto fra i carichi elevato al quadrato. Questa
posizione, utilizzando il diagramma parabola rettangolo della normativa italiana, porta ad avere
risultati anomali quando il carico permanente maggiore di quello variabile; infatti si perviene
allassurdo che gli spostamenti a tempo infinito dei carichi (p+q) sono minori di quelli dei soli carichi
(p). (Vedi lesempio 1)
Se invece si considera il caso in cui il carico variabile maggiore di quello permanente la
formulazione quadratica non presenta pi la suddetta anomalia. (Vedi lesempio 2)
Utilizzando per il rapporto dei carichi una formulazione lineare lesempio 1 ha un comportamento
regolare, ma i risultati in entrambi i casi sono pi elevati.
Per non avere in fase di calcolo le anomalie sopracitate e anche per questioni di sicurezza si
preferito utilizzare nel nostro codice di calcolo la forma lineare.
ESEMPIO:
Trave appoggiata di lunghezza m 5 con sezione in cls 30 x 50
Calcestruzzo Rbk 250 kg/cmq
Caso 1 (carico permanente superiore a quello variabile)
Carico permanete p = 30 kg/cm
Carico variabile q = 10 kg/cm
Calcolo del c quadratico c = (p/(p+q))
2
Vi (p+q) V (p) V(p+q)
6 mm 15.02 mm 14.22 mm
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 35
Calcolo del c lineare c = (p/(p+q))
Vi (p+q) V (p) V(p+q)
6 mm 15.02 mm 16.92 mm
Caso 2 (carico permanente inferiore a quello variabile)
Carico permanente p = 10 kg/cm
Carico variabile q = 30 kg/cm
Calcolo del c quadratico c = (p/(p+q))
2
Vi (p+q) V (p) V(p+q)
6 mm 3.84 mm 7.31 mm
Calcolo del c lineare c = (p/(p+q))
Vi (p+q) V (p) V(p+q)
6 mm 3.84 mm 9.85 mm
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 36
1.11 RAFFRONTO TRA LA VERIFICA CON LA NORMATIVA
ITALIANA AGLI STATI LIMITE E LEUROCODICE 2.
1.11.1 S.L.U. PRESSOFLESSIONE
Diagrammi tensioni-deformazioni dellacciaio
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 37
1.11.2 S.L.U. TAGLIO
Verifica del conglomerato
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
d b f K d b f V
w cd sl w cd sdu
= s 30 . 0
dove: 3 . 0 =
sl
K
d b f V V
w cd Rd sdu
= s 9 . 0 50 . 0
2
v
con 5 . 0
200
7 . 0 > =
ck
f
v
d b f K V
w cd EC Rd
=
2
dove: |
.
|

\
|
=
200
7 . 0 9 . 0 5 . 0
ck
EC
f
K
Se lelemento in compressione si ha:
2
,
, 2
1 67 . 1
Rd
cd
eff cp
red Rd
V
f
V
|
|
.
|

\
|
=
o
dove:
c
s
s yk
sd
eff cp
A
A f
N
|
|
.
|

\
|

=

o
2
,
=
2 s
A area di armatura che risulta compressa
allo stato limite ultimo
=
c
A area totale della sezione in cls
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 38
Progetto armature staffe
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
wd cd sdu
V V V + s
essendo:
o = d b f V
w ctd cd
60 . 0
s
d
f A V
y sw wd

=
90 . 0
wd cd Rd sdu
V V V V + = s
3
essendo:
( ) | | d b K f V V
w CP ctd Rd cd
+ + = = o 15 . 0 40 2 . 1 25 . 0
1 1
s
d
f A V
y sw wd

=
9 . 0
( ) 1 6 . 1 > = d K (d in metri)
( )
02 . 0
1
1
s

=
d b
A
w
s

c
sd
cp
A
N
= o
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 39
1.11.3 S.L.U. TORSIONE
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
Verifica del conglomerato
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
s e cd sdu
h B f T s 5 . 0
k cd Rd sdu
A t f T T = s v
1
dove: 35 . 0
200
7 . 0 7 . 0 > |
.
|

\
|
=
ck
f
v
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 40
Progetto armature staffe
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
ywd e
sw
sdu
f B
s
A
T s 2
ywd k
sw
Rd sdu
f A
s
A
T T = s 2
2
Progetto armature longitudinali
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
yld e
l
sdu
f B
u
A
T s 2
se
yld ywd
f f = si ha:
s
A
u
A
sw l
=
yld
k
k
Rd
sl
f
A
u
T
A
|
|
.
|

\
|

=
2
2
se
yld ywd
f f = si ha:
s
A
u
A
sw
k
sl
=
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 41
1.11.4 S.L.U. AZIONE COMBINATA TAGLIO E TORSIONE PER IL CLS
Calcestruzzo
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
1 s +
Rdu
sdu
Rdu
sdu
V
V
T
T
1
2
2
2
1
s
|
|
.
|

\
|
+
|
|
.
|

\
|
Rd
sdu
Rd
sdu
V
V
T
T
Staffe
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
1 s +
wd
sdu
Rdu
sdu
V
V
T
T
1
2
s +
wd
sdu
Rd
sdu
V
V
T
T
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 42
1.11.5 S.L.E. FESSURAZIONI
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
m m k
s W = c 7 . 1

|
_ _ + |
.
|

\
|
+ =
2 1
10
2
s
c S
m
4 . 0
1
= _
( )

=
eccentrica ed pura
trazione flessione
trazione
flessione
,
2
25 . 0
25 . 0
125 . 0
1
2 1
2
c
c c
_
ceff
s
A
A
=
m m k
s W = c 7 . 1

|
+ =
2 1
25 . 0 50 K K S
m
( ) 8 . 0 2
1 1
= = _ K
| |
( )

= =
eccentrica ed pura
trazione flessione
trazione
flessione
K
,
2
25 . 0
25 . 0
125 . 0
25 . 0
1
2 1
2 2
c
c c
_
ceff
s
A
A
=
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 43
1.11.6 MINIMI ARMATURE TRAVI
Armature longitudinali
1) Limitazione aree tese (EC2 5.4.2.1.1)
area minima a trazione d b
f
d b
A
t
yk
t
s
>

= 0015 . 0 6 . 0
min

(dove b
t
la larghezza media della zona tesa)
area massima tesa o compressa
c s
A A s 03 . 0
2) traslazione diagramma dei momenti (EC2 5.4.2.1.3)
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
( ) o ctg d 1 9 . 0 ( )
2
1 9 . 0 o ctg d
3) minimo appoggi (EC2 5.4.2.1.4)
armatura in campata deve arrivare ai nodi per gli appoggi con momento dincastro finale piccolo
o nullo (vale anche per gli appoggi intermedi 5.4.2.1.5)
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 44
4) Sugli appoggi di estremit larmatura dovr essere tale da resistere ad una trazione pari a
( )
sd sd
N V + 5 . 0
Armature trasversali
Minimi dinamici fra estremo e campata in funzione del taglio.
5) Passo staffe

>
s <
s
s
2
2 2
2
66 . 0 200 3 . 0
66 . 0 2 . 0 300 6 . 0
2 . 0 300 8 . 0
Rd sd
Rd sd Rd
Rd sd
V V quando mm oppure d
V V V quando mm oppure d
V V quando mm oppure d
6) Il rapporto di armatura a taglio
w
sw
W
b s
A

= deve essere maggiore del valore fornito dal


Prospetto 5.5 dipendente dalla classe del cls e classe dellacciaio:
Classi di acciaio Classi di
calcestruzzo
S220 S380 S400 S440 S500
da C12/15 a
C20/25
0.0016 0.0011 0.0009 0.0008 0.0007
da C25/30 a
C35/45
0.0024 0.0015 0.0013 0.0012 0.0011
da C40/50 a
C50/60
0.0030 0.0018 0.0016 0.0014 0.0013
7) La distanza fra i bracci deve soddisfare la seguente limitazione:
distanza bracci

>
s <
s
s
2
2 2
2
66 . 0 200 3 . 0
66 . 0 2 . 0 300 6 . 0
2 . 0 800
Rd sd
Rd sd Rd
Rd sd
V V quando mm oppure d
V V V quando mm oppure d
V V quando mm oppure d
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 45
8) Per assicurare la verifica a fessurazione il passo staffe deve verificare le limitazioni riportate nel
seguente prospetto:
d b
V V
w w
cd sd

3
(N/mm
2
)
Passo staffe (mm)
< 50 300
75 200
100 150
150 100
200 50
1.11.7 MINIMI PILASTRI
Minimi geometrici
1) (EC2 5.4.1) 4 <
h
b
rapporto base altezza
2) (EC2 5.4.1.1) dimensioni minime 20 cm
Armature longitudinali
3) Limitazioni aree (EC2 5.4.1.2.1)
armatura minima
c
yd
sd
s
A
f
N
A >

= 003 . 0
15 . 0
min
armatura massima
c s
A A s 08 . 0 (Norme Italiane S.L. 6%)
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 46
Armature trasversali
4) (EC2 5.4.1.2.2)
La distanza massima fra le staffe deve soddisfare le seguenti limitazioni:
NORME I TALI ANE S.L. EUROCODI CE
15 |
min
12 |
min
25 cm 30 cm
/ lato minore della sezione
Inoltre previsto agli estremi un raffittimento di lunghezza pari alla max dimensione della sezione
del pilastro; con i valori minimi ridotti di 0.6.
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 47
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
STAMPA VERIFICHE S.L.U.ELEVAZIONE
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
#$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$&
' ' VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE ' V E R I F I C A A T A G L I O E T O R S I O N E '
($$$$)$$$$$)$$)$$$)$$*$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$$)$$)$$$)$$$)$$$$$$$$$*$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$)$$$)$$$$)$$$$$$+
'Filo,Quota,Tr,Sez,Co'Co,MxSdu,MySdu,N Sdu ,x/,-f%,-c%,Area cmq 'Co,VxSdu,VySdu,T Sdu,VxRdu,VyRdu,TsRdu,TlRdu,Coe,Coe,ALon,staffe'
'InFi,In Fi,at,B/H,nc'Nr,(t*m),(t*m), (t) ,/d,100,100,sup inf 'Nr, (t) , (t) ,(t*m), (t) , (t) ,(t*m),(t*m),Cls,Sta,cmq ,Pas lu'
($$$$.$$$$$.$$.$$$.$$/$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$$.$$.$$$.$$$.$$$$$$$$$/$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$.$$$.$$$$.$$$$$$+
' 1 3,00 3 1 2 1,1 0,0 0,0 23 7 2 2,3 2,3 3 0,0 1,1 0,0 11,1 14,3 1,8 0,0 3 14 0,0 14 37 '
' 2 3,00 30 2 2 1,2 0,0 0,0 23 7 2 2,3 2,3 0 0,0 0,0 0,0 5,5 7,5 0,9 0,0 0 0 0,0 28 0 '
' 40 3 2 1,2 0,0 0,0 23 7 2 2,3 2,3 2 0,0 -1,0 0,0 5,5 7,5 0,9 0,0 2 23 0,0 28 277'
' 4 3 1,2 0,0 0,0 23 7 2 2,3 2,3 0 0,0 0,0 0,0 5,5 7,5 0,9 0,0 0 0 0,0 28 0 '
' 5 3 1,1 0,0 0,0 23 7 2 2,3 2,3 2 0,0 -1,1 0,0 11,1 14,3 1,8 0,0 3 14 0,0 14 37 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 3 3,00 3 1 1 -3,5 0,0 0,0 27 15 6 3,3 2,9 4 0,0 9,5 0,0 9,7 13,3 1,8 0,0 22 83 0,0 14 37 '
' 1 3,00 30 2 3 7,8 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,4 4 0,0 7,9 0,0 6,0 8,2 1,2 0,0 19 98 0,0 21 62 '
' 40 3 3 7,9 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,5 5 0,0 -5,4 0,0 4,1 5,6 0,9 0,0 13 99 0,0 28 252'
' 4 3 7,8 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,4 5 0,0 -7,9 0,0 6,0 8,2 1,2 0,0 19 98 0,0 21 62 '
' 5 1 -3,5 0,0 0,0 27 15 6 3,3 2,9 5 0,0 -9,5 0,0 9,7 13,3 1,8 0,0 22 83 0,0 14 37 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 2 3,00 3 1 1 -3,5 0,0 0,0 27 15 6 3,3 2,9 5 0,0 9,5 0,0 9,7 13,3 1,8 0,0 22 83 0,0 14 37 '
' 4 3,00 30 2 2 7,8 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,4 5 0,0 7,9 0,0 6,0 8,2 1,2 0,0 19 98 0,0 21 62 '
' 40 3 2 7,9 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,5 4 0,0 -5,4 0,0 4,1 5,6 0,9 0,0 13 99 0,0 28 252'
' 4 2 7,8 0,0 0,0 38 16 10 3,7 7,4 4 0,0 -7,9 0,0 6,0 8,2 1,2 0,0 19 98 0,0 21 62 '
' 5 1 -3,5 0,0 0,0 27 15 6 3,3 2,9 4 0,0 -9,5 0,0 9,7 13,3 1,8 0,0 22 83 0,0 14 37 '
2$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$3
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
STAMPA VERIFICHE S.L.U.PILASTRI
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
#$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$&
' ' VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE ' V E R I F I C A A T A G L I O E T O R S I O N E '
($$$$)$$$$$)$$)$$$)$$*$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$$)$$)$$$)$$$)$$$$$$$$$*$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$)$$$)$$$$)$$$$$$+
'Filo,Quota,Tr,Sez,Co'Co,MxSdu,MySdu,N Sdu ,x/,-f%,-c%,Area cmq 'Co,VxSdu,VySdu,T Sdu,VxRdu,VyRdu,TsRdu,TlRdu,Coe,Coe,ALon,staffe'
'InFi,In Fi,at,B/H,nc'Nr,(t*m),(t*m), (t) ,/d,100,100, b h 'Nr, (t) , (t) ,(t*m), (t) , (t) ,(t*m),(t*m),Cls,Sta,cmq ,Pas lu'
($$$$.$$$$$.$$.$$$.$$/$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$$.$$.$$$.$$$.$$$$$$$$$/$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$.$$$.$$$$.$$$$$$+
' 1 0,00 1 1 4 3,0 1,9 -10,6 20 17 3,1 3,3 2 -1,1 -0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
' 1 3,00 30 2 4 2,9 1,5 -10,4 16 14 3,3 2,8 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 30 3 5 3,0 0,8 -10,7 34 19 2,3 2,3 2 -1,1 -0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 240'
' 4 5 3,3 0,3 -10,5 15 11 3,3 2,4 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 5 5 3,7 -0,6 -10,3 20 15 3,3 2,7 2 -1,1 -0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 3 0,00 1 1 5 -3,0 1,9 -10,6 20 17 3,1 3,3 2 -1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
' 3 3,00 30 2 5 -2,9 1,5 -10,4 16 14 3,3 2,8 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 30 3 4 -3,0 0,8 -10,7 34 19 2,3 2,3 2 -1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 240'
' 4 4 -3,3 0,3 -10,5 15 11 3,3 2,4 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 5 4 -3,7 -0,6 -10,3 20 15 3,3 2,7 2 -1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 4 0,00 1 1 5 -3,0 -1,9 -10,6 20 17 3,1 3,3 3 1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
' 4 3,00 30 2 5 -2,9 -1,5 -10,4 16 14 3,3 2,8 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 30 3 4 -3,0 -0,8 -10,7 34 19 2,3 2,3 3 1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 240'
' 4 4 -3,3 -0,3 -10,5 15 11 3,3 2,4 0 0,0 0,0 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 0 0 0,0 18 0 '
' 5 4 -3,7 0,6 -10,3 20 15 3,3 2,7 3 1,1 0,3 0,0 8,8 8,8 1,0 0,0 5 25 0,0 18 30 '
2$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$3
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
STAMPA VERIFICHE S.L.E.ELEVAZIONE
""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
#$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$%$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$&
' ' F E S S U R A Z I O N E ' F R E C C E ' T E N S I O N I '
($$$$$)$$$$$)$$$*$$$$$)$$$$$$$$$)$$$$)$$$)$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$$*$$$$$$$$$$$)$$$*$$$$$$$$)$$$$$$)$$$$$$)$$)$$$$)$$$$$)$$$$$)$$$$$+
'Filo ,Quota,Tra'Combi,Fessu. mm,dist,Con,Com, Mf X, Mf Y, N 'Frecce mm ,Com'Combinaz,4 lim.,4 cal.,Co,Comb, Mf X, Mf Y, N '
'In fi,In Fi,tto'Caric,lim cal, mm ,cio,bin,(t*m),(t*m), (t) 'limite calc,bin' Carico ,Kg/cmq,Kg/cmq,nc, ,(t*m),(t*m), (t) '
($$$$$.$$$$$.$$$/$$$$$.$$$$$$$$$.$$$$.$$$.$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$$/$$$$$$$$$$$.$$$/$$$$$$$$.$$$$$$.$$$$$$.$$.$$$$.$$$$$.$$$$$.$$$$$+
' 1 3,00 Rara 17,50 1,34 1 Rara cls 124,0 18,6 3 1 0,7 0,0 0,0 '
' 2 3,00 Freq 0,2 0,00 0 0 0 0,0 0,0 0,0 Rara fer 2660 873 3 1 0,7 0,0 0,0 '
' Perm 0,1 0,00 0 0 0 0,0 0,0 0,0 17,50 0,86 1 Perm cls 93,0 12,7 3 1 0,5 0,0 0,0 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 3 3,00 Rara 22,50 11,67 1 Rara cls 124,0 76,9 3 1 5,2 0,0 0,0 '
' 1 3,00 Freq 0,2 0,27 154 1 1 -3,5 0,0 0,0 Rara fer 2660 2277 1 1 -3,5 0,0 0,0 '
'NO VERIF Perm 0,1 0,27 154 1 1 -3,5 0,0 0,0 22,50 3,57 1 Perm cls 93,0 59,1 1 1 -3,5 0,0 0,0 '
0""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""1
' 2 3,00 Rara 22,50 11,67 1 Rara cls 124,0 76,9 3 1 5,2 0,0 0,0 '
' 4 3,00 Freq 0,2 0,27 154 1 1 -3,5 0,0 0,0 Rara fer 2660 2277 1 1 -3,5 0,0 0,0 '
'NO VERIF Perm 0,1 0,27 154 1 1 -3,5 0,0 0,0 22,50 3,57 1 Perm cls 93,0 59,1 1 1 -3,5 0,0 0,0 '
2$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$3
Riferimenti teorici Capitolo 1 Stati limite ultimi e di esercizio. - 48
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 49
Capitolo 2 Schematizzazione
dellazione sismica.
2.1 INTRODUZIONE: I TERREMOTI.
I terremoti possono essere classificati in funzione della loro origine in tettonici e vulcanici.
I terremoti tettonici sono prodotti da fratture che si producono sulla crosta terrestre o nel
sottostante mantello, a seguito di tale evento lungo queste fratture si hanno dei spostamenti lentissimi
delle due parti con un accumulo di energia, quando si raggiungono valori critici (la deformazione
attinge il valore limite massimo viene meno lequilibrio) lenergia si libera bruscamente innescando
oscillazioni dinamiche che si propagano in tutte le direzioni.
I terremoti vulcanici sono legati allattivit vulcanica e sono localizzati sempre in prossimit di un
vulcano attivo, in generale questi eventi sismici sono pi deboli. Quando le onde sismiche
raggiungono la superficie si trasformano in oscillazioni del terreno in tutte le direzioni (verticale,
nord-sud, est-ovest).
Per misurare lintensit di un terremoto le scali pi comuni sono due: la scala Mercalli e la scala
Richter. La prima, che la pi vecchia, si basa sugli effetti del sisma sulle costruzioni, essa quindi non
una scala rigorosa e dipende molto dal luogo in cui si verificato levento sismico. La seconda si
basa sulla lettura dei sismografi e quindi sullampiezza massima degli spostamenti rispetto ad un
terremoto di riferimento, ha una scala logaritmica ed chiamata magnitudo; quindi essa risulta essere
rigorosa ed legata direttamente allenergia liberata dal terremoto.
2.2 COMPORTAMENTO SISMICO DELLE COSTRUZIONI.
Per una costruzione levento sismico si traduce in uno spostamento impresso alla base secondo tre
direzioni, essendo questo variabile nel tempo si ha unaccelerazione alla base (derivata seconda
rispetto al tempo diversa da zero). Non si tratta quindi di forze impresse bens di spostamenti alla
base. Per controllare gli effetti sulle costruzioni bisogna studiare la dinamica delle strutture in prima
approssimazione anche in campo elastico (se analizziamo terremoti di bassa intensit), ma
successivamente, volendo completare lo studio anche per forti terremoti evitando
sovradimensionamenti eccessivi, bisogna passare a modelli elasto-plastici.
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 50
2.3 OSCILLATORE ELEMENTARE.
Supponiamo di analizzare il comportamento dinamico di un modello semplice di telaio ad un solo
grado di libert composto da due piedritti di rigidezza k ed un traverso rigido in cui concentrata tutta
la massa m del sistema (pari al peso diviso laccelerazione di gravit g).
Se si impone al piedritto uno spostamento orizzontale u
0
(rispetto la posizione di riposo: piedritti
verticali) e successivamente lo si lascia, sul sistema si instaurer un regime di oscillazioni libere
caratterizzare da una legge sinusoidale nel tempo con un periodo di oscillazione T
0
, questo il tempo
che intercorre per permettere al traverso di compiere unoscillazione completa e ritornare in posizione
iniziale. Tale periodo, detto anche periodo proprio delloscillatore legato alle due grandezze m e k
dalla relazione:
k
m
T = t 2
0
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 51
Se a questo sistema, per assimilarlo maggiormente ad una struttura reale, si associa pure un effetto
di smorzamento si ottengono come risultato delle oscillazioni libere smorzate, ovvero lampiezza delle
oscillazioni si riduce progressivamente tendendo a zero; anche il periodo di oscillazione varia, ma di
poco con i valori di smorzamento delle strutture usuali (si ha un aumento del periodo); per questo
motivo nelle applicazioni pratiche si considera sempre il periodo proprio non smorzato.
Se si aggiunge ancora una forzante sinusoidale
( )
|
.
|

\
|

= = t
T
sin F t sin F t F
t
e
2
) (
definita da un valore massimo della forza pari ad F e da un periodo T si instaurer un regime di
oscillazioni forzate il quale, dopo una prima fase iniziale in cui sono presenti anche le oscillazioni
libere smorzate, assume un forma analoga alle oscillazioni libere ma con un periodo che ora quello
della forzante, con uno sfasamento rispetto ad essa ed unampiezza delle oscillazioni che dipende dal
rapporto F/K, dal rapporto dei due periodi o=T
0
/T e dal coefficiente di smorzamento . Tale
dipendenza espressa dalla relazione:
( ) ( ) e e
o o
=
+
= t sin
K
F
A t sin
K
F
t u
2 2 2 2
4 ) 1 (
1
) (
con A fattore dinamico di amplificazione dello spostamento.
La figura sottostante mostra landamento di A al variare di o e di .
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 52
E interessante notare
1 - Per = 0 (smorzamento nullo) e o = 1 (periodo della forzante uguale al periodo proprio della
struttura, condizione detta di risonanza) la curva ha un asintoto, lampiezza delle oscillazioni tende ad
infinito.
2 - Per piccolo e o = 1 lamplificazione grande, ma con valore finito.
3 - Per o = 0 (periodo della forzante molto pi grande del periodo proprio della struttura) la
variazione della forza di tipo quasi statica senza effetti di amplificazione dinamica A = 1 (la massa
segue la segue la forza come se si trattasse di tante condizioni statiche in sequenza).
4 - Per o che tende ad infinito lamplificazione dinamica tende a zero; loscillatore, poich la
variazione della forzante e molto rapida, tende a non sentire la forzante.
Questi tre casi generali (oscillazioni libere, oscillazioni libere smorzare, oscillazioni forzate)
vengono ottenuti risolvendo lequazione di equilibrio differenziale del sistema:
( ) t sin F ku u c u m = + + e ! ! !
cui termini rappresentano rispettivamente la forza dinerzia ( u m ! ! ), lo smorzamento di tipo viscoso
( u c ! ), la forza di richiamo elastico dei piedritti (ku) e la forzante esterna.
Essendo u = spostamento dellimpalcato, u! ! e u! la derivata seconda e prima rispetto al tempo
ovvero laccelerazione e la velocit.
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 53
2.4 MOTI IMPRESSI ALLA BASE.
Se analizziamo il comportamento del telaio precedente sotto leffetto del sisma non avremo una
forzante esterna bens uno spostamento della fondazione. Lequazione di equilibrio resta simile a
quella precedente, ma, mentre la forza viscosa e la forza elastica rimangono sempre dipendenti dallo
spostamento u, la forza dinerzia dipende dallo spostamento totale u
t
del traverso quindi dalla somma
degli spostamenti u e u
g
.
0 = + + ku u c u m
t
! ! !
( ) 0 = + + + ku u c u u m
g
! ! ! ! !
eq g
P u m ku u c u m = = + + ! ! ! ! !
Nellultima equazione P
eq
rappresenta il carico equivalente dovuta alleccitazione della base. Se si
assume un andamento sinusoidale dello spostamento u
g
del terreno si ritorna al caso analizzato in
precedenza ed possibile calcolare lo spostamento massimo.
Se poi infine lo spostamento u
g
una funzione qualunque, ed quindi anche qualunque la sua
derivata seconda cosicch si pu parlare di accelerogramma del terremoto, ancora possibile calcolare
lo spostamento massimo mediante delle integrazioni numeriche.
2.5 SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO.
Dato un accelerogramma (come ad esempio quello rappresentato in figura)
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 54
Time [sec]
20 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0
A
c
c
e
le
r
a
t
io
n

[
g
]
0.45
0.4
0.35
0.3
0.25
0.2
0.15
0.1
0.05
0
-0.05
-0.1
-0.15
-0.2
-0.25
-0.3
Accelerogramma di un sisma reale (Friuli) ( si veda [13])
si definisce spettro di risposta dello spostamento S
De
un diagramma nel quale sono riportate, per
assegnati valori dello smorzamento , le curve che esprimono, in funzione del periodo proprio T
o
di
un oscillatore elementare, la risposta massima delloscillatore stesso quando questo viene assoggettato
a quellaccelerogramma.
Damp. 5.0%
Damp. 10.0%
Damp. 15.0%
Damp. 20.0%
Period [sec]
4 3 2 1 0
R
e
s
p
o
n
s
e

D
i
s
p
l
a
c
e
m
e
n
t

[
c
m
]
9
8.5
8
7.5
7
6.5
6
5.5
5
4.5
4
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
Spettro elastico dello spostamento al variare dello smorzamento - ( si veda [13])
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 55
Dallo spettro S
De
si passa ad altri due tipi di diagrammi, lo spettro delle velocit e lo spettro delle accelerazioni;
indicati con S
v
e S
a
questi altri due spettri valgono le seguenti relazioni:
) , (
4
) , (
2
) , (
2
0
2

o De o v
o
o a
T S
T
T S
T
T S

=
Nella figura seguente riportato la rappresentazione grafica dello spettro di risposta elastico delle
accelerazioni
Damp. 5.0%
Damp. 10.0%
Damp. 15.0%
Damp. 20.0%
Period [sec]
4 3 2 1 0
R
e
s
p
o
n
s
e

A
c
c
e
l
e
r
a
t
i
o
n

[
g
]
1.7
1.6
1.5
1.4
1.3
1.2
1.1
1
0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
Spettro di risposta elastico, in termini di accelerazione, del sisma del Friuli al variare dello smorzamento.
( si veda [13])
Il concetto di spettro di risposta di grande importanza applicativa. Infatti se si considera una
struttura costituita da un oscillatore semplice (nel prossimo paragrafo verranno analizzate le strutture
con pi gradi di libert) ed assegnato un accelerogramma di progetto si pu calcolare lo spostamento
istante per istante con delle operazioni complesse di integrazioni numeriche. Se invece si dispone
dello spettro di risposta il calcolo immediato; infatti se si fissa lo smorzamento (di solito si fa
riferimento ad un valore convenzionale del 5% - 0.05 -) e si calcola il periodo proprio della struttura
T
o
si legge dal diagramma il valore di S
De
che rappresenta il valore dello spostamento massimo;
moltiplicando questo valore per la rigidezza della molla k si ottiene una forza F
eq
, che supposta
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 56
applicata staticamente alloscillatore, produce la stessa sollecitazione massima; nota questa
sollecitazione si pu passare alla verifica di resistenza della struttura. In generale le normative
sismiche forniscono gli spettri di risposta in termini di accelerazioni S
a
piuttosto che di spostamenti
S
De
, ma ricordando la relazione precedente si ha:
) , (
4
) , (
2
2
0

o a o De eq
T S
T
k T S k F

= =
Se nella formula si sostituisce la variabile T
o
con la sua espressione in funzione della rigidezza k e
della massa m
k
m
T = t 2
0
si ottiene la relazione
) , (
o a eq
T S m F =
La forza equivalente quindi uguale al prodotto della massa per la massima accelerazione
efficace S
a
letta sullo spettro in funzione del periodo T
o
e dello smorzamento .
2.6 SISTEMI A PIU GRADI DI LIBERTA.
Estendendo quanto detto per loscillatore semplice ad un telaio pi complesso (per esempio un
telaio Shear Type multipiano, uguale al precedente ma con n piani rigidi collegati da piedritti di
rigidezza K
i
) si otterr un sistema di n equazioni di equilibrio ad n incognite (u
i
)
MR u KU U C U M
g
= + +
! ! !
in cui M, C e K sono matrici quadrate di ordine n ed U il vettore degli spostamenti di piano con le
sue derivate prime e seconde rispetto al tempo ed R il vettore direzione del sisma (nel caso di telaio
piano un vettore formato da tutti 1). Questo sistema di equazioni composto da equazioni
differenziali tra di loro accoppiate e quindi di non facile soluzione. La soluzione del sistema si
semplifica se si esprime il moto globale della struttura in funzione dei modi di oscillazione libera del
sistema.
Per chiarire il significato fisico di oscillazione libera, si provi a deformare un sistema elastico,
lasciandolo poi libero di oscillare. In generale si vedr ogni piano deformarsi in maniera indipendente
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 57
dagli altri. Se si applica per una particolare deformata iniziale, si vedranno i piani oscillare
contemporaneamente in maniera proporzionale gli uni agli altri e con un periodo di vibrazione (T) ben
definito.
Tali deformate, dette anche modi principali di vibrare del sistema, godono di una propriet
fondamentale: qualunque deformazione assunta dal sistema per effetto di una forzante F pu essere
descritta come combinazione lineare dei modi principali di vibrare.
Per chiarire questo concetto si ipotizza di avere solo tre modi di vibrare (tre forme modali), che
siano gi stati calcolati precedentemente.
3
2
1
1
= u
1
0
1
2

= u
1
1
1
3
= u
Il campo di spostamenti pu essere scritto nella seguente forma:
U(t) = y
1
(t) u
1
+ y
2
(t) u
2
+ y
3
(t) u
3
Fissiamo l'attenzione ad un certo istante t
0
quando il valore del vettore spostamento
5 . 1
2
1
) (
0
= t U
U(t
0
) = y
1
(t
0
) * u1 + y
2
(t
0
) * u
2
+ y
3
(t
0
) * u
3
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 58
Esplicitando le singole componenti si ha:
1 = y
1
(t
0
) * 1 + y
2
(t
0
) * 1 + y
3
(t
0
) * 1
2 = y
1
(t
0
) * 2 + y
2
(t
0
) * 0 + y
3
(t
0
) * (1)
1.5 = y
1
(t
0
) * 3 + y
2
(t
0
) * (1) + y
3
(t
0
) * 1
Risolvendo il sistema si ottiene:
y
1
(t
0
) = 13/16 ; y
2
(t
0
) = 9/16; y
3
(t
0
) = -3/8
I modi di vibrare soddisfano unimportante propriet, detta di ortogonalit:
u
i
t
Mu
j
= 0 se i diverso da j
u
i
t
Mu
i
= m
i
u
i
t
Ku
j
= 0 se i diverso da j
u
i
t
Ku
i
= k
i
Se lequazione di equilibrio globale viene premoltiplicata per u
i
t
e ipotizzando che la matrice C
possa essere espressa come combinazione lineare di K e M, cio:
M b K a C + =
si ottengono le equazioni del moto disaccoppiate nelle coordinate principali y
i
g i i i i i i i
u l y k y c y m ! ! ! ! ! = + +
dove l
i
= u
i
t
MR chiamato coefficiente di eccitazione modale o di partecipazione (esso fornisce il
peso che ha quel particolare modo nel calcolo degli spostamenti e delle forze per il sisma
caratterizzato dalla direzione R). Avere disaccoppiato il problema significa poter trattare la struttura
come se si avessero n sistemi ad un grado di libert indipendenti (ovvero n oscillatori semplici) di cui
sappiamo calcolare il vettore delle forze equivalenti e di conseguenza le sollecitazioni nodali.
Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 59
Determinate le risposte modali massime per effettuare la combinazione non realistico sommare
tutti i contributi massimi, poich tali valori non si presentano contemporaneamente. Sono stati
proposti pertanto diversi metodi di combinazione. Quello imposto dalla normativa italiana e pi
frequentemente adoperato utilizza la media quadratica dellente considerato (forza o spostamento).
Ogni grandezza di interesse viene in questo modo valutata come media quadratica dei valori
massimi modali:

=
i
i
s s
2
max max
La sommatoria andrebbe estesa a tutti i modi di vibrazione, ma loperazione, oltre che pi pesante,
sarebbe superflua, poich i contributi principali vengono dai primi modi (quelli a periodo pi alto).
Per determinare il numero minimo di modi gi la normativa sismica del 05 Febbraio 1996 prevedeva
che la massa sismica eccitata dovesse essere almeno 85% della massa totale.
Per chiarire meglio questo punto bisogna introdurre il concetto di massa modale efficace, che
rappresenta la massa sismica eccitata da un singolo modo; la somma di tutte le masse modali efficaci
fornisce la massa totale. Ovvero:

=
eff i tot
m m
con la sommatoria estesa a tutti i modi. Se la sommatoria estesa ad un numero minore di modi si
ha:
1 s

tot
eff i
m
m
le norme indicano il numero di modi minimo quello che da
85 . 0 >

tot
eff i
m
m
La formula che fornisce la massa modale efficace :
i
i
eff i
m
l
m
2
=

Riferimenti teorici Capitolo 2 Schematizzazione dellazione sismica. - 60


con l
i
coefficiente di partecipazione modale e m
i
massa modale generalizzata definiti
precedentemente.
Questa formula indicata dalla normativa italiana anche nellordinanza 3274 del 2003 fornisce
buoni risultati solo se i periodi T dei vari modi di vibrare sono abbastanza differenti (T
i
<0.9 T
j
).
Nellipotesi di periodi poco diversi o addirittura coincidenti lordinanza, come pure lEurocodice 8,
consiglia unaltra formula di combinazione: la Combinazione Quadratica Completa (CQC):
( )
2 / 1

=
j i j i
E E E
essendo
ij
il coefficiente di correzione definito dalla seguente relazione:
( ) ( )
( ) ( ) ( )
2 2
2
2
2 / 3 2
1 4 1
1 8
j i j i
j i
j i j i
j i
| | |
| |

+ +
+
=
j
i
j i
e
e
| = (rapporto delle pulsazioni)
'
2
i
i
T
t
e

=
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 61
Capitolo 3 Duttilit e spettro di
progetto anelastico.
3.1 DEFINIZIONE DI DUTTILITA.
I materiali comunemente impiegati nelle costruzioni edili, acciaio, calcestruzzo, calcestruzzo
armato, muratura etc.. hanno un legame costitutivo reale molto pi complesso di quello elastico
lineare che viene in genere utilizzato in fase di analisi strutturale.
Legame costitutivo reale di acciai da costruzione
Alcuni materiali, l'acciaio in special modo ma con alcune limitazioni anche il calcestruzzo, hanno
un comportamento di tipo lineare fino ad una certa entit delle deformazioni e delle tensioni, mentre,
oltrepassato questo valore, si osserva una grande capacit di deformarsi a tensione costante (fenomeno
di snervamento).
Senza entrare nei dettagli, si osserva che nella prima fase, di tipo elastico-lineare, il materiale
accumula energia sotto forma di energia elastica e che quindi in grado di restituire in fase di scarico,
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 62
al contrario nella seconda fase post-elastica il materiale dissipa l'energia meccanica ceduta al corpo
come se strisciasse su un piano scabro.
Allo scarico del corpo la deformazione accumulata nella fase post-elastica non ritorna deformando
permanentemente il corpo (lavorazione per stampaggio a freddo della lamiera).
Dal bilancio energetico per un carico statico si ottiene:
E = W
e
+W
p
in cui si ha:
E = Energia fornita al corpo
W
e
= Energia accumulata di tipo elastico-conservativa
W
p
= Energia dissipata ad esempio in calore per i materiali elastoplastici.
Sia c
p
la deformazione oltre il limite elastico c
y
e minore o uguale alla deformazione ultima c
u
, la
differenza (c
p
-c
y
) di tipo irreversibile, quindi il corpo subisce delle modifiche permanenti.
La duttilit pu essere definita utilizzando la seguente espressione:
= c
u
/c
y
Di seguito sono riportati i valori della duttilit per i materiali di pi comune impiego:
Materiale elasto-fragile: =1
Materiale elastico - perfettamente plastico =
Valori di calcolo per materiale reali: = 1.5 6 (muratura, .. acciaio)
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 63
We Wp
ey eu
sy
ep
La duttilit quindi legata alle capacit dissipative della struttura e come verr evidenziato
appresso condiziona in maniera determinante la capacit di resistere alle azioni sismiche.
3.2 DUTTILITA LOCALE DI ELEMENTI STRUTTURALI.
Legame costitutivo di calcolo del calcestruzzo
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 64
Legame costitutivo di calcolo dell'acciaio
Per passare a definire la duttilit della sezione in c.a. bisogna fare delle considerazioni preliminari
sulla duttilit dei materiali che la compongono.
Duttilit dell'acciaio:
Per un acciaio tipo Feb 44K abbiamo una tensione caratteristica di snervamento:
f
yk
= 4300 kg/cm
2
f
d
= f
yk
/1.15 = 3800 kg/cm
2
(tensione di calcolo di snervamento)
c
y
= f
d
/E
s
= 3800/2.100.000 = 0.1822 % (deformazione al limite elastico)
c
u
= 1% (deformazione ultima convenzionale per lacciaio)
= c
u
/c
y
= 5.5 (duttilit)
essendo f
yk
la resistenza cilindrica dellacciaio.
Duttilit del calcestruzzo:
c
y
= 0.2% (deformazione limite del tratto parabolico )
c
u
= 0.35 (deformazione ultima convenzionale per il calcestruzzo compresso)
= c
u
/c
y
= 1.75 (duttilit)
Quindi per avere un comportamento duttile della sezione in c.a. bisogna sfruttare la duttilit
dell'acciaio teso facendo in modo che la crisi avvenga per raggiungimento della deformazione ultima
dell'acciaio e non nel lembo compresso del calcestruzzo.
Buona norma aiutare il calcestruzzo compresso inserendo dellarmatura compressa in
percentuale non inferiore al 25-50% di quella tesa.
Lentit della duttilit disponibile per le sezioni in c.a. ben armate semplicemente inflesse pu
raggiungere il valore di 7-8.
La risposta sismica di una struttura intelaiata presso-inflessa fortemente condizionata dalla
relazione esistente tra il momento flettente (M) e la curvatura della sezioni (_) di travi e pilastri.
Si definisce duttilit disponibile di una sezione di trave il rapporto tra la curvatura ultima (alla
massima capacit convenzionale di carico) _
u
e la condizione al limite elastico dell'acciaio teso _
y
.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 65
Se si definisce
cd
yd
c
s
f
f
A
A
q = (percentuale meccanica di armatura)
essendo:
A
s
= area dellarmatura. Inserendo nella formula larea dellarmatura sia tesa che compressa, si
ottengono le due percentuali meccaniche
A
c
= area del calcestruzzo
f
yd
= resistenza di calcolo dellacciaio
f
cd
= resistenza di calcolo a compressione del calcestruzzo
Il rapporto _
u
/_
y
, ovvero la duttilit, aumenta:
- Diminuendo la percentuale meccanica di armatura tesa della sezione
- Diminuendo la tensione di snervamento dell'acciaio
- Aumentando la resistenza del calcestruzzo
- Aumentando il grado di confinamento del calcestruzzo
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 66
- Aumentando la percentuale meccanica di armatura compressa della sezione.
Lo sforzo normale di compressione ha invece un effetto di riduzione della duttilit per cui nei
pilastri necessario avere delle sezioni di calcestruzzo adeguate e ben armate.
Nella figura seguente viene mostrata la diminuzione di duttilit all'aumentare della percentuale
meccanica di armatura in zona tesa.
Un altro comportamento molto importante quello legato alla sollecitazione di taglio, soprattutto
per i pilastri di strutture realizzate in zona sismica.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 67
Se si effettua una prova su un pilastro, armato in modo tale che il collasso per taglio preceda
quello per flessione, caricato con uno sforzo normale (N
0
) costante ed un carico orizzontale (H)
variabile si osservano i seguenti fenomeni:
- Degrado della resistenza molto evidente per cicli di carico e scarico.
- Duttilit molto ridotta, ovvero raggiunta la resistenza massima si raggiunge
subito lo stato limite ultimo con incrementi modesti degli spostamenti.
- Diminuzione di duttilit all'aumentare dello sforzo di compressione.
Da ci si evince che si dovrebbe sempre evitare che il collasso dellasta (trave o pilastro) avvenga
per taglio invece che per flessione.
Questa affermazione porta alla conclusione che un elemento strutturale di tipo pilastro
dovrebbe essere dimensionato a taglio non sul valore della sollecitazione di calcolo, ma sul
massimo taglio che pu essere equilibrato dai momenti resistenti ultimi con cui si armata la
sezione.
Per cui per uno schema di pilastro incastrato al piede ed in testa il valore del taglio T
d
di verifica :
T
d
= max (T
s
,T
m
)
Dove T
s
la sollecitazione di calcolo, T
m
il valore di taglio massimo in equilibrio con i momenti
resistenti di progetto di estremit moltiplicato per un opportuno coefficiente o>1 che tiene conto di
eventuali fenomeni di iper-resistenza dovuti ad esempio all'incrudimento dell'acciaio, ovvero:
1 ; >
+
= o o
h
M M
T
b a
m
;
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 68
essendo:
M
a,
M
b
= momenti resistenti ultimi delle estremit del pilastro
H = altezza pilastro.
Per cui pi si sovradimensiona la resistenza a flessione del pilastro pi si dovr assicurare
una resistenza a taglio adeguata.
Quindi non vero in generale che sovradimensionare l'armatura in fase di esecuzione sia lecito in
quanto a favore di sicurezza.
3.3 RISPOSTA ANELASTICA DELLA STRUTTURA.
Il comportamento reale di una struttura sollecitata da un sisma severo di tipo anelastica in quanto
i materiali risultano lavorare oltre il limite di proporzionalit e si hanno tutta una serie di fenomeni di
degrado e fessurazione di tipo irreversibile.
Se si vuole quindi modellare in maniera realistica il comportamento strutturale necessario
effettuare delle analisi di tipo FEM che tengono in conto esplicitamente sia della non linearit
meccanica dei materiali e sia dell'input sismico tramite accelerogrammi.
Date le difficolt di utilizzare un'analisi esplicitamente non lineare si preferisce, in particolare per
la progettazione di nuove strutture, utilizzare un'analisi elastica convenzionale con valori delle azioni
sismiche che gi tengono conto implicitamente della risposta non lineare tramite il cosiddetto fattore
di struttura.
Al solo scopo di potere definire la duttilit strutturale ipotizziamo di conoscere la risposta
anelastica della nostra struttura ipotizzando che sia sollecitata dalle forze peso e da un sistema di forze
orizzontali monotonamente crescente fino a collasso.
La risposta verr descritta in termini di taglio alla base in funzione dello spostamento di un punto
di controllo, ad esempio il baricentro dell'ultimo piano.
Tale curva viene definita curva di capacit dell'edificio.
Per maggiore chiarezza possiamo pensare di studiare in maniera qualitativa un portale incastrato
alla base a cui applichiamo una forza orizzontale via via crescente.
Per semplicit ipotizziamo che le aste siano in acciaio, che i piedritti siano della stessa sezione e
con momento ultimo maggiore di quello della trave, e che le deformazioni plastiche siano concentrate
ai nodi.
Possiamo allora pensare tre step di carico che porteranno il portale a collasso:
Step 0 - Tutte le travi sono in fase elastica. Valore del carico F
0
Step 1 - Incremento il carico fino alla formazione delle cerniere plastiche ai nodi
della trave di piano. Valore del carico F
1
.
Step 2 - Incremento il carico fino alla formazione delle cerniere plastiche ai piedi del
pilastro. Valore del carico F
2
.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 69
Si ha quindi la formazione di un meccanismo plastico che in grado di mantenere la resistenza
fino ad un valore massimo di spostamento definito spostamento ultimo.
Curva di Capacit delledificio.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 70
3.4 OSCILLATORE ELASTOPLASTICO EQUIVALENTE E
DUTTILITA DI STRUTTURA.
Una volta determinata la curva di capacit dell'edificio per definire un punto di snervamento e
quindi una duttilit di struttura si assimila la struttura reale ad un oscillatore elastoplastico bilatero
elementare definito in modo che la bilatera sia equivalente alla curva reale rispetto al lavoro elasto-
plastico (equivalenza delle aree sottese al grafico).
La duttilit strutturale sar quindi:
y
u
U
U
d =
Con questo procedimento abbiamo in pratica riportato lo studio di un sistema anelastico a molti
gradi di libert (MDOF) allo studio di un sistema ad un grado di libert (SDOF) elastoplastico
equivalente.
3.5 DUTTILITA DI STRUTTURA E SPETTRO DI PROGETTO.
La conoscenza della duttilit di struttura ed in particolare l'avere assimilato la reale risposta
anelastica sotto l'azione sismica a quella di un oscillatore elastoplastico bilatero permette di stimare,
assegnata la duttilit disponibile, la resistenza minima richiesta alla struttura per evitare il collasso.
Consideriamo un sistema ad un solo grado di libert con un comportamento elastico-perfettamente
plastico con una resistenza F
y
.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 71
Sistema elastoplatico bilineare
Lo studio sia numerico che sperimentale di tale tipo di sistema soggetto a vari tipi di forzante ha
messo in luce che la risposta anelastica dipende da rapporto del periodo proprio con il periodo
dominante della forzante, sia:
F
e
= Risposta massima elastica in termini di forze interne
F
y
= Resistenza del sistema elastoplastico
o
y
= Spostamento al limite di proporzionalit
o
e
= Spostamento risposta indefinitamente elastica
o
p
= Spostamento risposta elastoplastica
= o
p
/o
y
duttilit
Al fine di meglio comprende la differenza tra la risposta di un sistema elastico ed uno elastoplastico, si
proceduto ad effettuare una time history con l'accelerogramma del sisma di El Centro ( si veda [8]).
Dato un sistema SDOF con le seguenti caratteristiche :
Periodo T= 1.15 s,
Rigidezza K=6000 KN/cm
Resistenza Fy= 20000 KN (per lanalisi non lineare)
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 72
Si riportano le due analisi.
Risposta di un sistema SDOF lineare T= 1.15 s ( si veda [8])
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 73
Risposta di un sistema SDOF NON lineare T= 1.15 s, Fy= 20000 KN K=6000 KN/cm ( si veda [8])
TIPO SDOF LINEARE NON LINEARE RAPPORTO
SPOSTAMENTO (cm) 11.327 12.263 0.924
TAGLIO ALLA BASE (KN) 67.960 20.000 3.4
Dal confronto tra le due analisi si desume che il sistema elastoplastico in grado di rispondere allo
stesso input sismico con una resistenza di 3.4 volte inferiore alle forze elastiche massime, purch
abbia una capacit di spostamento adeguato, in particolare abbia la capacit di spostamento pari alla
domanda di spostamento del sistema indefinitamente elastico (11.327 ~ 12.263).
Come vedremo questo comportamento tipico dei sistemi molto flessibili viene detto a uguale
spostamento.
In funzione del periodo proprio della struttura si possono definire tre modi con cui correlare la
risposta di un sistema non lineare e quella di un sistema lineare con uguale rigidezza iniziale.
In particolare :
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 74
1. Strutture molto rigide ovvero quelle che hanno un periodo proprio iniziale (cio calcolato in
campo elastico) prossimo a zero. Per queste strutture le accelerazioni assolute sono
pressoch uguali alle accelerazioni del terreno e non possibile fare affidamento alla duttilit
del sistema; bisogner garantire quindi una resistenza uguale alle forze di inerzia massime pari
a F
e
=m*a
gmax
;
2. Strutture che hanno un periodo iniziale nell'intorno del periodo dominante del sisma, ovvero
poco minore o uguale al periodo per cui si ha il picco della risposta massima spettrale. Queste
strutture sono caratterizzate da avere una risposta anelastica energeticamente equivalente a
quella indefinitamente elastica. Come conseguenza si ha che lo spostamento del sistema non
lineare tanto maggiore di quello elastico quanto maggiore sar il deficit di resistenza.
Risposta per sistemi con periodo proprio piccolo
Come si osserva dalla figura la risposta caratterizzata dall'equivalenza energetica tra la risposta
indefinitamente elastica e quella elastoplastica per cui si ha che OBCG equivalente a OAF.
Tale equivalenza pu essere definita analiticamente con la relazione:
( )2
1
1 2
=

Fe
Fy
3. Strutture, sufficientemente flessibili, che hanno un periodo iniziale maggiore del periodo
dominante del sisma, ovvero maggiore del periodo per cui si ha il picco della risposta massima
spettrale. Queste strutture sono caratterizzate da avere una risposta anelastica in cui lo spostamento
massimo uguale allo spostamento del sistema indefinitamente elastico.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 75
Risposta per sistemi con periodo lungo
Dalla figura si ottiene banalmente nelle ipotesi che vi sia l'uguaglianza degli spostamenti tra la
risposta elastica e la non lineare o
p
= o
e
:
e y
Fe Fy
o o
= !
p y
Fe Fy
o o
= ! Fe
y
Fy
p
=
o
o
!

Fe
Fy =
In definitiva se definiamo allora con q, il fattore di struttura tale che
q
Fe
Fy = possiamo
individuare tre campi caratterizzati da diversi intervalli del periodo proprio delle strutture per cui :
1. q = 1 campo di uguale accelerazione per strutture molto rigide con periodi prossimi allo zero
2. ( )2
1
1 2 = q campo di uguale energia per strutture che hanno periodo nell'intorno del
periodo dominante del sisma
3. = q campo di uguale spostamento per strutture flessibili con periodo maggiore del periodo
dominante del sisma
Il fattore di struttura tra i campi 1 e 2 viene normalmente interpolato linearmente.
Se allora esprimiamo la risposta elastica in termini di spettro di risposta elastico e la resistenza del
sistema come spettro di progetto :
S
e
= spettro di risposta elastico
S
d
= spettro di risposta di progetto da utilizzarsi in unanalisi elastica convenzionale per le
verifiche di resistenza ed il dimensionamento. Tenendo in conto che la struttura in grado di dissipare
un certa quantit di energia grazie alla propria duttilit le forze di progetto e quindi la resistenza della
struttura saranno minori di quelle richiesta da un comportamento indefinitamente elastico.
q
(T) S
(T) S
e
d
=
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 76
Per quanto esposto si pu quindi affermare che:
Per una struttura che ha una determinata duttilit globale espressa dal fattore di struttura q, si
pu dire che essa resister ad una perturbazione sismica la cui risposta elastica massima V
e
se la
sua resistenza al limite elastico non inferiore a V
y
=V
e
/q.
Il teorema precedente la base di tutte le normative sismiche che permettono di sfruttare le risorse
anelastiche della struttura operando un controllo sul fattore q.
Ad esempio per un struttura in muratura quindi poco duttile la norma ci dar un valore di q = 1.5,
per un struttura in calcestruzzo armato regolare per geometria senza elementi tozzi e con sezioni
debolmente armata q = 5.
Elastic
Duct. 1.5
Duct. 2.5
Duct. 4.0
Duct. 6.0
Period [sec]
3 2 1 0
R
e
s
p
o
n
s
e

A
c
c
e
l
e
r
a
t
i
o
n

[
g
]
1.7
1.6
1.5
1.4
1.3
1.2
1.1
1
0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
Spettri anelastici di progetto per diversi valori di duttilit relativi al sisma del Friuli. ( si veda [13])
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 77
Period [sec]
4 3 2 1 0
R
e
s
p
o
n
s
e

D
i
s
p
l
a
c
e
m
e
n
t

[
c
m
]
9
8.5
8
7.5
7
6.5
6
5.5
5
4.5
4
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
Spettri anelastici in termini di spostamento per diversi valori di duttilit relativi al sisma del Friuli. ( si veda [13])
Come si vede i materiali ed i progettisti virtuosi vengono ben ripagati.
Sfruttare la risposta post-elastica significa per accettare che si produca un danneggiamento, infatti
i fenomeni post-elastici sono di tipo non conservativo ed irreversibile.
Il bilancio energetico di una struttura con input sismico pu essere espresso dalla seguente
relazione:
E = W
e
+W
p
essendo:
E = Energia cinetica dovuto all'input sismico
W
e
= energia elastica massima accumulata dal sistema
W
p
= energia dissipata per fenomeni isteretici, plastici, viscosi
L'entit dell'energia W
p
legata al danno che riceve la struttura, se volessimo una risposta senza
danno dovremmo assicurare che si abbia:
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 78
E = W
e
3.6 ANALISI NON LINEARE STATICA - PUSHOVER
ANALYSIS.
Abbiamo visto come il comportamento non lineare delle strutture incide profondamente sulla
capacit di resistere all'azione sismica e come possibile tenerne in conto utilizzando un'analisi
strutturale di tipo elastica convenzionale una volta definiti la duttilit ed il fattore di struttura.
Se per si utilizzano delle analisi pi raffinate che tengono in conto esplicitamente sia della non
linearit meccaniche dei materiali che dell'input sismico tramite accelerogrammi possibile ottenere
direttamente la reale risposta della struttura durante il sisma.
Tali analisi possono evidentemente essere utilizzati solo come verifica strutturale e mai come
progettazione in quanto l'analisi non lineare presuppone la conoscenza a priori delle reali rigidezze e
resistenze delle varie membrature, in particolare per il calcestruzzo armato ad esempio si dovr gi
definire la sezione completa delle armature.
Le analisi non lineari vengono usate quindi come verifica sia di edifici esistenti, per la valutazione
della loro sicurezza, che come controllo di strutture progettate con un analisi elastica convenzionale
basata su spettro di progetto e fattore di struttura per validare le ipotesi strutturali fatte dal progettista.
Grazie all'esperienza fatta negli USA dal FEMA (la protezione civile americana) si ormai
consolidata l'utilizzo nel campo dell'ingegneria civile della pushover analysis ovvero la pi semplice
delle analisi non lineari possibili in quanto di tipo statica e con percorsi di carico di tipo
monotonamente crescente.
Questo tipo di analisi ha avuto grande successo nella stima della sicurezza degli edifici sotto
azione sismica e per il controllo delle progettazioni dei nuovi edifici ed prevista esplicitamente sia
nell'EC8 che nell'Ordinanza D.P.C.M. 3274/2003.
CONCETTI DI BASE
Gli elementi chiave di unanalisi non lineare sono: domanda, capacit, prestazione.
- La domanda una rappresentazione del moto sismico del terreno, ad esempio lo spettro elastico
dello spostamento.
- La capacit labilit della struttura di resistere alla domanda sismica.
- La prestazione rappresenta la misura in cui la capacit assorbe la domanda; la struttura deve
avere la capacit di resistere alla domanda sismica in modo che la prestazione sia compatibile con gli
obiettivi di progetto.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 79
La capacit globale di una struttura dipende dalla resistenza e dalle capacit di deformazione dei
singoli componenti della struttura.
Allo scopo di determinare il comportamento strutturale oltre il limite elastico, si utilizzano
tecniche di analisi non lineare come quella denominata pushover o analisi di spinta.
STIMA DELLA CAPACITA
Il concetto alla base di tale tecnica che la capacit complessiva della struttura di sostenere le
azioni sismiche pu essere descritta dal comportamento della stessa sottoposta ad un sistema di forze
statiche equivalenti incrementate fino a raggiungere il collasso, inteso come incapacit di continuare a
sostenere i carichi verticali.
La capacit di una struttura pertanto rappresentata mediante una curva che ha come grandezze di
riferimento il taglio alla base e lo spostamento in un punto di controllo, ad esempio, il baricentro della
copertura delledificio.
Per avere una stima delle forze inerziali si considera che la distribuzione delle azioni statiche
equivalenti agenti sulla struttura e crescenti fino a collasso siano proporzionali alle masse di piano e
pesate con una forma modale della struttura normalizzata in corrispondenza dello spostamento di
piano assunto come punto di controllo.
Se u il modo di vibrare pi significativo, per la direzione del sisma considerata, normalizzato ad
esempio sullo spostamento dell'ultimo piano avremo:
Fi = * m
i
* u
i
(forze di piano equivalenti al sisma)
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 80
Per potere effettuare un'analisi di questo tipo necessario utilizzare un solutore FEM non lineare
che permette di valutare in maniera evolutiva il comportamento degli elementi strutturali.
In particolare necessario potere valutare come varia la rigidezza dei singoli elementi strutturali al
progredire delle deformazioni fino a raggiungere il collasso.
Come previsto dal FEMA 273 gli elementi strutturali ad esempio travi e pilastri vengono suddivisi
in varie categorie:
primari: sono in grado di assorbire le azioni orizzontali prodotte dal sisma, anche dopo numerose
escursioni in campo plastico.
Sono valutati, e, se necessario, riabilitati per sostenere le forze e le deformazioni indotte dal sisma,
assicurando la capacit portante dei carichi di gravit.
secondari: non sono in grado di resistere alle azioni prodotte dal sisma. Non vengono dunque
progettati come parte del sistema resistente alle azioni orizzontali ma vengono valutati, e riabilitati se
necessario, per sopportare le deformazioni indotte dal sisma e per sostenere i carichi di gravit.
Nelle analisi lineari il modello di calcolo include solo la rigidezza dei componenti e degli elementi
primari; i secondari devono essere verificati tenendo conto degli spostamenti determinati nel
precedente modello.
Nelle analisi non lineari, il modello matematico deve includere la rigidezza e la resistenza di tutti i
componenti, inclusa la riduzione di resistenza dei componenti secondari.
Inoltre, se la rigidezza totale dei componenti non strutturali (ad esempio pannelli esterni
prefabbricati) supera il 10% della rigidezza laterale di un piano, gli stessi devono essere inclusi nel
modello.
La classificazione dei componenti non deve influenzare il giudizio sulla configurazione
delledificio: non si pu cio classificare qualche componente in modo che un edificio irregolare
diventi regolare.
Inoltre gli elementi vanno classificati in termini di caratteristiche di sollecitazione.
Le risultanti dello stato di sollecitazione in ogni sezione, si distinguono in due categorie :
controllate dalla deformazione (componenti di tipo duttile).
controllate dalla forza (componenti di tipo fragile).
Una risultante controllata dalla deformazione tale da continuare a mantenere valori significativi
anche quando la deformazione oltrepassa il limite di snervamento; la massima deformazione
limitata dalla duttilit del componente.
Una risultante controllata dalla forza tale se decade molto rapidamente appena superata la
deformazione associata al raggiungimento del limite elastico. In tali condizioni non possibile
sostenere carico con deformazioni superiori al valore di snervamento (duttilit circa unitaria).
Sono possibili situazioni intermedie che vanno sotto il nome di elementi a duttilit limitata che
possono essere classificati nel primo o nel secondo modo in funzione dellestensione del campo
plastico. Esempi tipici di comportamenti di tipo fragile sono quelli controllati dal taglio o le rotture nei
nodi.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 81
Curve di comportamento dei componenti
La curva 1 rappresentativa di un tipico comportamento duttile. E caratterizzata da un tratto
elastico (0-1), seguito da uno plastico (1-3), che potrebbe includere uno strain-hardening (1-2) o un
softening, e un ramo di degradazione della resistenza (2-3). I criteri di accettabilit per i componenti
primari che mostrano un tale comportamento, fanno riferimento al tratto elastico o a quello plastico, a
seconda del livello di prestazione. I criteri per gli elementi secondari possono far riferimento allintera
curva. I componenti primari che esibiscono un tale comportamento sono controllati dalla
deformazione se il ramo plastico (1-2) sufficientemente ampio, (e > 2g); per i componenti secondari,
invece, non si pongono limitazioni sul ramo plastico.
La curva 2 rappresentativa di un altro comportamento duttile. E caratterizzata da un tratto
elastico ed uno plastico, seguiti da una rapida e totale perdita di resistenza. Se il ramo plastico
sufficientemente ampio (e > 2g), il relativo comportamento quello dei componenti controllati dalla
deformazione. Anche in questo caso i criteri di accettabilit, sia per i componenti primari che per
quelli secondari, fanno riferimento al tratto elastico e a quello plastico.
La curva 3 caratterizza i componenti dal comportamento fragile. Il tratto elastico seguito da una
rapida e completa perdita di resistenza. I componenti che presentano un tale comportamento sono
considerati controllati dalla forza. I criteri di accettabilit, sia per i componenti primari che per quelli
secondari, fanno riferimento al ramo elastico.
Come mostrato l'analisi non lineare presuppone quindi una descrizione del comportamento degli
elementi strutturali ben pi raffinata di quella richiesta dall'analisi elastica, inoltre le analisi essendo di
tipo incrementali sono dal punto di vista computazionale molto impegnative.
Per i nostri scopi per non serve andare nel dettaglio di tali tipi di analisi ma fare vedere come
un'analisi di tipo statica incrementale pu essere usata per la determinazione della resistenza sismica
di una struttura
Ipotizziamo quindi di effettuare una analisi non lineare statica incrementale su un edificio
sollecitato con le forze peso costanti e forze orizzontali di piano crescenti fino al collasso, possiamo
allora rappresentare in un grafico la curva Taglio alla base- spostamento di piano come in figura.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 82
Curva di capacit dell'edificio
Questa curva di capacit verr utilizzata per definire uno oscillatore elastoplastico equivalente
rispetto al lavoro della struttura reale, questa equivalenza era stata gi sfruttata per definire la duttilit
di struttura.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 83
In questo modo una risposta complessa viene ridotta a quella tipica di un oscillatore non lineare ad
un grado di libert, rendendo possibile, come vedremo pi avanti, un diretto confronto con la
domanda sismica rappresentata in termini di spettro di risposta dello spostamento.
COSTRUZIONE DEL SISTEMA ELASTOPLASTICO EQUIVALENTE
Il primo passo da fare caratterizzare l'edificio, dal punto di vista sismico, con il proprio modo di
vibrare pi significativo, per la direzione del sisma considerata, analogamente a quanto fatto per
determinare la distribuzione in altezza delle forze di piano.
Si indichi quindi con
u
il vettore rappresentativo del modo di vibrare pi significativo,
normalizzato al valore unitario della componente relativa al punto di controllo, quindi il coefficiente
di partecipazione:

u
u
= I
2
i i
i i
m
m
Tutte le grandezze riferite alla risposta del piano dell'edificio possono essere riferite ad uno
sistema SDOF equivalente al modo di vibrare prima definito, per cui :
I =
b
F F
*
Forza reattiva del sistema equivalente
I =
c
d d
*
Spostamento del sistema equivalente
I = /
*
bu y
F F Resistenza del sistema equivalente
F
b
= taglio alla base dell'edificio
d
c
= spostamento del punto di controllo.
F
bu =
resistenza dell'edificio inteso come valore del taglio alla base dell'edificio a collasso, ovvero
somma delle forze orizzontali applicate ai vari piani.
*
y
F
*
F
*
d
*
y
d
Curva di capacit riferita al sistema equivalente
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 84
* *
k F d
y y
= Spostamento al limite elastico del sistema equivalente
k
*
= rigidezza secante del sistema equivalente ottenuta dalleguaglianza delle aree come indicato
nella figura.
Per ricavare la massa che dovremo associare al sistema equivalente dobbiamo ricordare che
l'analisi incrementale stata effettuata con un sistema di forze del tipo :
Fi = * m
i
* u
i
(forze di piano equivalenti al sisma)
Dove viene fatto crescere fino al collasso della struttura.
E' chiaro che il taglio alla base trattandosi di un'analisi statica sar la somma delle forze di piano :

u =
i i b
m F
e quindi possiamo definire

u =
i i
m m
*
massa del sistema SDOF equivalente.
Il periodo elastico del sistema bi-lineare dato quindi dallespressione:
*
*
*
2
k
m
T t =
Modello SDOF elastoplastico equivalente della nostra struttura
STIMA DELLA DOMANDA
Il terremoto determina nella struttura deformazioni che sono congruenti con gli spostamenti dei
suoi nodi.
Negli ultimi anni su questi ultimi che si indirizzata lattenzione per poter meglio stimare lo
stato di danneggiamento e la prestazione che la struttura danneggiata pu offrire.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 85
Con i tradizionali metodi di analisi lineari gli spostamenti sono valutati utilizzando azioni di
progetto descritte mediante particolari distribuzioni di forze orizzontali.
I metodi non lineari, in generale, consentono la stima diretta degli spostamenti orizzontali, a partire
dal moto sismico atteso.
La domanda causata da un terremoto su una particolare struttura, pu dunque essere utilmente
espressa in termini di spostamento subito dalla struttura stessa. Per determinare quale sia leffettivo
punto di funzionamento di una struttura sotto il sisma occorre confrontare la capacit della struttura,
come prima descritta, con le caratteristiche dellazione sismica considerata.
La domanda di spostamento altro non che la risposta reale massima della struttura in termini di
spostamenti e pu essere valutata:
( )
* *
max ,
*
max
T S d d
De e
= = per sistemi con periodo lungo
( )
*
max ,
*
*
*
*
max , *
max
1 1
e
C
e
d
T
T
q
q
d
d >
(

+ = per strutture con periodi piccoli.


( )
*
* *
*
y
e
F
m T S
q

= (rapporto tra la forza di risposta indefinitamente elastica e la resistenza della
struttura, quindi il deficit di resistenza della struttura reale rispetto ad una che si comporterebbe in
maniera perfettamente elastica).
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 86
.
1
.
3
.
5
T (s.)
.01
.03
.05
Sda()m.
TC
Spettro anelastico per q*=1 - 10
q*=1
q*=10
:
Spettro anelastico dello spostamento al variare di q*
Una volta stimata la domanda dobbiamo verificare che la capacit della struttura sia adeguata
ovvero che la struttura abbia una capacit di spostamento maggiore di quella richiesta, ricordando il
legame tra il sistema equivalente e la struttura originaria :
*
max
d d
r
I = domanda dello spostamento effettivo del punto di controllo.
La verifica quindi consister nel verificare che questo spostamento compatibile con la curva di
capacit ovvero inferiore alla capacit di spostamento del punto di controllo per una assegnata
prestazione.
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 87
Confronto tra la domanda di spostamento e la curva di capacit.
.
2
5
.
7
5
1
.
2
5
1
.
7
5
2
.
2
5T (s.)
.025
.075
.125
.175
.225
.275
.325
.375
Sd()m.
Terreno tipo A - PGA compresi tra 0.05 e 0.5 g
PGA = 0.05*g
PGA = 0.5*g
T
*

=

p
e
r
i
o
d
o

S
D
O
F
Capacit spostamento SDOF
per assegnata prestazione
PGADX = 0.25*g
Determinazione della PGA limite tramite confronto con la domanda in termini di spettri di spostamento
Riferimenti teorici Capitolo 3 Duttilit e spettro di progetto anelastico. - 88
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 89
Capitolo 4 Progettazione sismica
secondo lOrdinanza 3274/03
4.1 INTRODUZIONE.
In questo capitolo vengono approfonditi i principali aspetti della nuova normativa sismica ed in
particolare la progettazione di nuovi edifici in c.a., secondo lOrdinanza n.3274 aggiornata con
lOrdinanza n.3316.
4.2 REQUISITI DI SICUREZZA E CRITERI DI VERIFICA.
La nuova norma nasce dallesigenza di assicurare che le costruzioni vengano realizzate o adeguate
in modo da assumere certe prestazioni in caso si verifichi levento sismico atteso. In particolare le
prestazioni che il progettista tenuto ad assicurare sono le seguenti:
- sotto leffetto dellazione sismica di progetto per un sisma avente un periodo di ritorno di
circa 500 anni, ledificio pur subendo danni di grave entit agli elementi strutturali e non
strutturali, deve mantenere una residua resistenza e rigidezza nei confronti delle azioni
orizzontali e lintera capacit portante per carichi verticali (Stato Limite Ultimo S.L.U.).
- Sotto leffetto di un sisma con basso periodo di ritorno (frequente) gli edifici non devono
riportare danni gravi n alle strutture n alle parti non strutturali, in particolare agli impianti
(Stato Limite del Danno S.L.D.).
4.3 SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO.
Lo spettro di risposta elastico quello proposto dallEC8. La forma spettrale considerata
indipendente dal livello di sismicit e corrisponde alla forma dello spettro Tipo 1 dellEC8.
Lo spettro di risposta elastico della componente orizzontale espresso dalle seguenti relazioni:
( )
(

+ = 1 5 . 2 1 q
B
g
T
T
S a a
B
T T < s 0
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 90
5 . 2 = q S a a
g
Tc T T
B
< s
|
.
|

\
|
=
T
T
S a a
C
g
5 . 2 q
D C
T T T < s
|
.
|

\
|
=
2
5 . 2
T
T T
S a a
D C
g
q T T
D
s
con il seguente significato dei simboli:
a
g
= accelerazione al suolo
S = fattore terreno fondazione
q = fattore che tiene conto di un coefficiente di smorzamento viscoso equivalente , espresso in
punti percentuali, diverso da 5 (q=1 per =5):
55 . 0 ) 5 /( 10 > + = q
T = periodo di vibrazione della struttura
Il fattore S ed periodi caratteristici T
B
, T
C
e T
D
vengono definiti in funzione del terreno, come pi
avanti specificato.
4.4 CATEGORIA SISMICA.
La norma preesistente suddivideva il territorio italiano in aree a differente grado di sismicit,
prevedendo anche una zona a rischio nullo, per la quale non previsto alcun calcolo sismico delle
strutture. La nuova norma invece individua quattro diverse categorie alle quali associata
unaccelerazione orizzontale massima:
Zona Accelerazione al suolo a
g

1 0.35 g
2 0.25 g
3 0.15 g
4 0.05 g
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 91
Il valore dellaccelerazione al suolo va moltiplicata per un coefficiente S che funzione della
categoria del suolo su cui dovr essere realizzata la struttura. Un prospetto contenente i valori che
assume S in corrispondenza della categoria del suolo verr proposto pi avanti.
4.5 CARATTERISTICHE DEL SUOLO.
Ai fini della determinazione dellazione sismica in funzione delle caratteristiche del sito, la norma
definisce 5 tipi di terreno, come descritto nel seguente prospetto:
Categ.
suolo
Tipo N
SPT
c
u
(kPa) Velocit diffusione
onde sismiche
A
Suoli omogenei
molto rigidi V
s30
> 800 m/s
B
Sabbie molto
addensate
N
SPT
>50 c
u
>250
360 m/s < V
s30
< 800 m/s
C
Sabbie
mediamente
addensate
15<N
SPT
<50 70 <c
u
<250
180 m/s < V
s30
< 360 m/s
D
Terreni granulari
poco addensati
N
SPT
<15 c
u
<70
V
s30
< 180 m/s
E
Terreni a strati
superficiali
alluvionali
V
s30
come C o D nello strato
superficiale (spessore tra 5
e 20 m) e come A nel
substrato
Nel soprastante prospetto la velocit di propagazione delle onde di taglio la media entro 30 m di
profondit.
Spetter al tecnico geologo fornire al progettista delle strutture la categoria del suolo.
Questo aspetto, come molti altri contemplati nel nuovo approccio normativo, devono servire a
comprendere come la nuova direzione intrapresa nel campo della progettazione strutturale non si
limita ad un perfezionamento della formulistica adottata, ma vuole andare ben oltre, cercando di
portare ad un innalzamento di tutti gli standard legati alla progettazione, a partire dalla fase di
ideazione della struttura e di raccolta dei dati iniziali (tra cui appunto le caratteristiche del terreno),
fino allatto realizzativo finale.
Nei due prospetti seguenti sono contenuti i valori assunti dai periodi T
B
, T
C
e T
D
, e dal coefficiente
S, in precedenza citati, per ciascuna categoria del suolo.
Categoria Suolo Coefficiente S T
B
T
C
T
D
A 1 0.15 0.40 2.0
B, C, E 1.25 0.15 0.50 2.0
D 1.35 0.20 0.80 2.0
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 92
Spettri di risposta elastici in funzione della Categoria del Suolo.
.
2
.
6
11
.
4
1
.
8
2
.
2
2
.
6
T (s.)
.02
.06
.1
.14
.18
.22
.26
.3
.34
Sd()m.
A
B,C,E
D
Ag/g = 0.25
Spettri elastici dello spostamento in funzione della Categoria del Suolo.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 93
4.6 IMPORTANZA SISMICA.
Tanto nella preesistente che nella nuova norma sismica presente un parametro che rappresenta
limportanza sismica della struttura in esame. Detto parametro, chiamato Fattore di Importanza
(indicato dal simbolo
I
), assume valori compresi tra 1 e 1.4. Si distinguono tre categorie di edifici,
in base alle loro peculiarit, corrispondentemente alle quali si impongono i seguenti valori del Fattore
di Importanza
I
:
Categoria Edifici Fattore di
importanza
I
Edifici la cui funzionalit durante il terremoto ha
importanza fondamentale per la protezione civile
(ad esempio ospedali, municipi, caserme dei vigili
del fuoco)
1.4
II
Edifici importanti in relazione alle conseguenze di
un eventuale collasso (ad esempio scuole, teatri) 1.2
III
Edifici ordinari, non compresi nelle categorie
precedenti 1.0
4.7 SPETTRI DI PROGETTO PER LO STATO LIMITE
ULTIMO.
Ai fini del progetto, le capacit dissipative delle strutture possono essere messe in conto attraverso
un fattore riduttivo delle forze elastiche, denominato fattore di struttura q. L'azione sismica di progetto
S
d
(T) in tal caso data dallo spettro di risposta elastico in precedenza descritto, con le ordinate ridotte
utilizzando il fattore q. I valori numerici del fattore q vengono definiti in funzione dei materiali e delle
tipologie strutturali.
Lo spettro di progetto per le componenti orizzontali definito dalle seguenti espressioni:
B
T T < s 0
(

|
|
.
|

\
|
+ = 1
5 . 2
1 ) (
q T
T
S a T S
B
g d
C B
T T T < s

q
S a T S
g d
5 . 2
) ( =
D C
T T T < s |
.
|

\
|
=
T
T
q
S a T S
C
g d
5 . 2
) (
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 94
T T
D
s |
.
|

\
|
=
2
5 . 2
) (
T
T T
q
S a T S
D C
g d
in cui S, T
B
, T
C
, T
D
sono definiti nei paragrafi precedenti in funzione della categoria del suolo. Si
assumer comunque S
d
(T) > 0.2a
g
.
A meno di adeguate analisi giustificative, lo spettro di progetto della componente verticale
dellazione sismica dato dalle seguenti espressioni, assumendo q = 1.5 per qualunque tipologia
strutturale:
B
T T < s 0
(

|
|
.
|

\
|
+ = 1
0 . 3
1 9 . 0 ) (
q T
T
S a T S
B
g vd
C B
T T T < s

q
S a T S
g vd
0 . 3
9 . 0 ) ( =
D C
T T T < s |
.
|

\
|
=
T
T
q
S a T S
C
g vd
0 . 3
9 . 0 ) (
T T
D
s |
.
|

\
|
=
2
0 . 3
9 . 0 ) (
T
T T
q
S a T S
D C
g vd
Tutti i simboli mantengono il significato definito nel caso dello spettro di risposta elastico.
I valori numerici che variano da detto spettro sono:
Categoria Suolo Coefficiente S T
B
T
C
T
D
A 1 0.15 0.40 2.0
B, C, E 1.25 0.15 0.50 2.0
D 1.35 0.20 0.80 2.0
La figura di seguito riportata mostra landamento della famiglia di curve che rappresentano lo
spettro di progetto per lo Stato Limite Ultimo in base al valore assunto dal coefficiente di struttura q.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 95
Diagramma dello spettro di progetto per gli S.L.U. al variare di q.
4.8 SPETTRO DI PROGETTO PER LO STATO LIMITE DEL
DANNO.
Lo spettro di progetto da adottare per la limitazione dei danni dovuti alle deformazioni pu essere
ottenuto riducendo lo spettro elastico precedentemente descritto secondo un fattore pari a 2.5.
4.9 MASSE SISMICHE.
Il calcolo della massa da utilizzare per la valutazione della forza sismica da applicare a ciascun
impalcato o nodo della struttura ottenuto con la seguente relazione:
( )
ki Ei k
Q G W + =
in cui si ha:
G
k
= peso proprio + carico permanente
Q
ki
= carico variabile
=
i Ei 0
per la verifica allo Stato Limite del Danno (SLD)
=
i Ei 2
per la verifica allo Stato Limite Ultimo (SLU)
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 96
i valori assunti dai parametri e , rispettivamente funzione della destinazione duso e del
piano della struttura, sono riportati nei seguenti prospetti.
Destinazione duso
i 0

i 2

Abitazioni, Uffici 0.70 0.30


Uffici aperti al pubblico, Scuole, Negozi, Autorimesse 0.70 0.60
Tetti e coperture con neve 0.70 0.20
Magazzini, Archivi, Scale 1.00 0.80
Vento 0.00 0.00
Carichi ai piani
Carichi indipendenti Copertura 1.0
Altri piani 0.5
Archivi 1.0
Carichi correlati ad alcuni piani Copertura 1.0
Piani con carichi correlati 0.8
Altri piani 0.5
4.10 COMBINAZIONE DELLAZIONE SISMICA CON LE
ALTRE AZIONI.
La combinazione tra tutte le azioni agenti su una struttura espressa dalla seguente relazione:
( )
ki ji k k I
Q P G E + + +
in cui:

I
E = Azione sismica per lo stato limite in esame

I
= Fattore di Importanza
G
k
= valore caratteristico delle azioni permanenti
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 97
P
k
= valore caratteristico della forza di precompressione
Q
ki
= valori caratteristici delle azioni variabili tra loro indipendenti
i ji 0
= per la verifica allo Stato Limite del Danno (SLD)
i ji 2
= per la verifica allo Stato Limite Ultimo (SLU)
i valori assunti dai parametri , funzione della destinazione duso, sono gi stati riportati in
precedenza.
4.11 REGOLARITA DELLE STRUTTURE.
Il problema della regolarit della struttura diventa con lOrdinanza n.3274 quanto mai importante
nella risoluzione della stessa, infatti in funzione della regolarit di un edificio saranno richieste scelte
diverse in relazione al metodo di analisi e ad altri parametri di progetto. Gli edifici devono avere
quanto pi possibile caratteristiche di semplicit, simmetria e regolarit. Si definisce regolare un
edificio che rispetti sia i criteri di regolarit in pianta che quelli di regolarit in altezza.
Un edificio regolare in pianta se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
- la configurazione in pianta compatta e approssimativamente simmetrica rispetto
a due direzioni ortogonali, in relazione alla distribuzione di masse e rigidezze;
- il rapporto tra i lati di un rettangolo in cui ledificio risulta inscritto inferiore a
4;
- eventuali rientri o sporgenze non superano il 25 % della dimensione totale
delledificio nella direzione del rientro o della sporgenza;
- i solai possono essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano rispetto agli
elementi verticali.
Un edificio regolare in altezza se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
- tutti i sistemi resistenti verticali delledificio (quali telai e pareti) si estendono per
tutta laltezza delledificio;
- massa e rigidezza rimangono costanti o si riducono gradualmente, senza bruschi
cambiamenti, dalla base alla cima delledificio (le variazioni da un piano allaltro
non superano il 20 %)
- il rapporto tra resistenza effettiva e resistenza richiesta dal calcolo non
significativamente diverso per piani diversi (il rapporto fra la resistenza effettiva
e quella richiesta calcolata ad un generico piano non deve differire pi del 20%
dallanalogo rapporto determinato per un altro piano);
- eventuali restringimenti della sezione delledificio avvengono in modo graduale,
rispettando i seguenti limiti: ad ogni piano il rientro non supera il 30 % della
dimensione corrispondente al primo piano, n il 10 % della dimensione
corrispondente al piano immediatamente sottostante.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 98
4.12 ANALISI SISMICA STATICA.
Lanalisi statica lineare pu essere effettuata per costruzioni regolari in altezza, a condizione che il
primo periodo di vibrazione della struttura (T
1
) non superi 2.5 T
C
. Per edifici che non superino i 40 m
di altezza, in assenza di calcoli pi dettagliati, T
1
pu essere stimato utilizzando la formula seguente.
4 / 3
1 1
H C T =
Essendo:
H = altezza delledificio, in metri, dal piano di fondazione
C
l
=

0.085 per edifici con struttura a telaio in acciaio
0.075 per edifici con struttura a telaio in calcestruzzo
0.050 per edifici con qualsiasi altro tipo di struttura.
Effettuando sulla struttura unanalisi sismica di tipo statico, saranno applicate ad ogni impalcato
della struttura (o comunque per ogni elemento a cui afferisce una massa strutturale) delle forze
calcolate con la seguente espressione:
j j
i
h i
W z
W zi
F F


=
in cui:
= g W T S F
d h
/ ) (
1
z
i
, z
j
= altezze dei piani i-esimo e j-esimo dalla fondazione
W
i
, W
j
= pesi delle masse ai piani i-esimo e j-esimo
S
d
(T
1
) = ordinata dello spettro di progetto
4 / 3
1 1
H C T = (Primo Periodo)
W = peso complessivo della struttura
85 . 0 = (se ledificio ha almeno 3 piani e T
1
<2T
C
)
1 = (in tutti gli altri casi)
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 99
A differenza del vecchio approccio normativo, le azioni di calcolo si ottengono sommando
all'azione massima di un sisma un'aliquota pari al 30% dell'azione dovuta ai sismi nelle altre direzioni.
Indicando con E leffetto sismico sulla struttura, che pu essere caso per caso inteso come forza,
momento, ecc.., la seguente espressione indica come vengono combinati gli effetti sismici legati alle
singole direzioni di ingresso del sisma:
z y x x
E E E E = 30 . 0 30 . 0 '
in cui:
E
x
= effetto sismico finale combinato relativo alla direzione x di ingresso del sisma
E
x
= effetto sismico semplice relativo alla direzione x di ingresso del sisma
E
y
= effetto sismico semplice relativo alla direzione y di ingresso del sisma
E
z
= effetto sismico semplice relativo alla direzione z di ingresso del sisma
Lazione sismica verticale z dovr essere obbligatoriamente considerata nei seguenti casi:
- presenza di elementi pressoch orizzontali con luce superiore a 20 m
- presenza di elementi precompressi
- presenza di elementi a mensola
- presenza di strutture di tipo spingente
- presenza di pilastri in falso
- edifici con piani sospesi
Lanalisi sotto lazione sismica verticale pu essere limitata a modelli parziali comprendenti gli
elementi per i quali tale azione richiesta.
4.13 ANALISI DINAMICA MODALE.
Lanalisi dinamica modale associata allo spettro di progetto da considerare il metodo normale
per la progettazione degli edifici, e va applicata sul modello tridimensionale delledificio.
La combinazione dei modi potr effettuarsi con:
i E E
2
=
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 100
oppure, nel caso in cui i periodi differissero come entit tra di loro meno del 10%, pu essere
adottata la seguente relazione:

=
j i j i
E E E
in cui si ha:
E = valore combinato della componente di risposta sismica che si sta considerando
E
i
= valore della medesima componente dovuta al modo i-esimo
E
j
= valore della medesima componente dovuta al modo j-esimo
( ) ( )
( ) ( ) ( )
2 2
2
2
2 / 3 2
1 4 1
1 8
j i j i
j i
j i j i
j i
| | |
| |

+ +
+
=
j
i
j i
e
e
| =
= rapporto fra le frequenze di ciascuna coppia i j di modi
= coefficiente di smorzamento viscoso equivalente
Sar necessario considerare un numero di modi di vibrare sufficiente ad eccitare 85% della massa
totale, ovvero tutti quelli che hanno una massa eccitata superiore al 5%.
Le azioni di calcolo si ottengono sommando all'azione massima di un sisma un'aliquota pari al
30% dell'azione dovuta ai sismi nelle altre direzioni.
z y x x
E E E E = 30 . 0 30 . 0 '
con il medesimo significato dei simboli gi riportato relativamente allanalisi sismica statica.
4.14 EFFETTI TORSIONALI.
E necessario considerare gli effetti torsionali accidentali dovuti allaleatoriet della distribuzione
in pianta delle masse sia nel caso di analisi statica che dinamica.
Si prevedono due diverse possibilit per tenere conto degli effetti torsionali accidentali. Il primo
quello di incrementare l'eccentricit fra baricentro delle masse e quello delle rigidezze di una distanza
pari 5% della dimensione massima ortogonale alla direzione del sisma. In alternativa, per edifici
simmetrici per rigidezze e masse, possono essere incrementate le sollecitazioni con un fattore o pari a:
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 101
c
L x / 6 . 0 1 + = o
in cui si ha:
x = distanza dellelemento resistente verticale dal baricentro geometrico delledificio,
perpendicolarmente alla direzione del sisma.
L
c
= distanza tra i due elementi resistenti pi lontani, perpendicolarmente alla direzione del sisma.
Questo effetto dovr sempre essere tenuto in conto, indipendentemente dalla geometria della
struttura.
4.15 VERIFICA ALLO STATO LIMITE DEL DANNO.
La verifica allo Stato Limite del Danno si traduce, per gli edifici ordinari, nel controllo degli
spostamenti relativi di piano calcolati con lo spettro di progetto per S.L.D..
Per lazione sismica di progetto dovr essere verificato che gli spostamenti strutturali non
producano danni tali da rendere temporaneamente inagibile ledificio. Questa condizione si potr
ritenere soddisfatta quando gli spostamenti di interpiano ottenuti dallanalisi (d
r
) siano inferiori ai
limiti indicati nel seguito:
h d
r
<o
essendo il valore di o desumibile dal seguente prospetto:
o
tipologia
0.005 edifici con tamponamenti collegati rigidamente alla struttura che
interferiscono con la deformabilit della stessa
0.0075 edifici con tamponamenti collegati elasticamente alla struttura
0.003 edifici con struttura portante in muratura ordinaria
0.005 edifici con struttura portante in muratura armata
essendo:
d
r
= spostamento di interpiano, ovvero la differenza tra gli spostamenti al solaio superiore ed
inferiore.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 102
h = altezza dellinterpiano
In caso di coesistenza di diversi tipi di tamponamenti o struttura portante nel medesimo piano
delledificio dovr essere assunto il limite di spostamento pi restrittivo.
4.16 VERIFICHE ALLO STATO LIMITE ULTIMO.
Le verifiche allo S.L.U. dovranno in generale assicurare unadeguata resistenza di tutti gli elementi
strutturali nei confronti delle sollecitazioni di progetto ovvero:
d d
R E s
in cui:
E
d
= azione di progetto
R
d
= resistenza di progetto
Dovr essere verificato inoltre che i singoli elementi strutturali e la struttura nel suo insieme
possiedano una duttilit coerente con il fattore di struttura q adottato. Questa condizione pu essere
ottenuta applicando determinate regole di progettazione ed il rispetto delle gerarchie di resistenza.
4.17 SISTEMI COSTRUTTIVI.
Le strutture, secondo lOrdinanza n.3274 del 2003, vengono classificate in base al sistema
costruttivo che le caratterizza. Nel seguente prospetto sono elencati i possibili sistemi costruttivi
strutturali, a loro volta suddivisi in sotto-sistemi:
Sistema costruttivo Sotto sistema strutturale
Edifici con struttura in cemento armato
a telaio;
a pareti;
misto a telai e pareti;
a nucleo;
a ossatura pendolare in acciaio, con pareti o
nuclei che costituiscono il sistema resistente
principale per le azioni orizzontali;
prefabbricato.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 103
Edifici con struttura in acciaio
a telaio,
a telaio con controventi concentrici;
a telaio con controventi eccentrici;
a mensola;
intelaiato controventato.
Edifici con struttura mista in acciaio e
calcestruzzo
a telaio,
a telaio con controventi concentrici;
a telaio con controventi eccentrici;
a mensola;
intelaiato controventato.
Edifici con struttura in muratura
a pareti in muratura ordinaria;
a pareti in muratura armata.
Edifici con struttura in legno
Edifici isolati
Edifici esistenti
4.17.1 CEMENTO ARMATO.
L'impostazione delle nuove norme sismiche, con le regole di progetto che da essa discendono,
prevede che gli edifici in cemento armato siano in possesso in ogni caso una adeguata capacit di
dissipare energia in campo inelastico per azioni cicliche ripetute, senza che ci comporti riduzioni
significative della resistenza nei confronti delle azioni sia verticali che orizzontali.
Ai fini di un buon comportamento dissipativo d'insieme, le deformazioni inelastiche devono essere
distribuite nel maggior numero possibile di elementi duttili (in particolare nelle travi) evitando al
contempo che esse si manifestino negli elementi meno duttili (ad es. i pilastri) e nei meccanismi
resistenti fragili (ad es. resistenza a taglio, resistenza dei nodi trave-pilastro). Il procedimento adottato
nellOrdinanza n.2374 per conseguire questo risultato si indica con il nome di "criterio della gerarchia
delle resistenze" (GR).
Le strutture saranno classificate in funzione della propria Capacit Dissipativa in due categorie:
- Classe di Duttilit Alta (CD"A")
- Classe di Duttilit Bassa (CD"B")
Il livello CD"A" prevede che sotto l'azione sismica di progetto la struttura si trasformi in un
meccanismo dissipativo ad elevata capacit, mentre al livello CD"B" si richiede essenzialmente che
tutti gli elementi a funzionamento flessionale: travi, pilastri e pareti, posseggano una soglia minima di
duttilit.
In funzione del livello di duttilit che si intende conseguire variano sia le modalit di applicazione
del criterio della gerarchia delle resistenze (nel livello "B" esso di fatto presente solo in modo
implicito) sia l'entit dell'azione sismica di progetto, regolata dal valore del fattore di struttura q.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 104
4.17.2 CALCOLO DEL FATTORE DI STRUTTURA.
Relativamente alle strutture in cemento armato, il Fattore di Struttura q, avr un valore compreso
tra 1.68 e 5.85, in base alla percentuale di forze orizzontali assorbite da telai, pareti e nuclei, alla
classe di duttilit ed alla regolarit in altezza della struttura. La relazione utilizzata per il calcolo di
q la seguente:
R D
K K q q =
0
essendo:
q
0
= funzione della tipologia strutturale
K
D
= funzione della classe di duttilit
K
R
= funzione della regolarit delledificio
In particolare:
q
0
= 4.5 o
u
/o
1
(strutture a telaio)
q
0
= 4.0 o
u
/o
1
(strutture a pareti)
q
0
= 4.0 o
u
/o
1
(strutture miste telaio-pareti)
q
0
= 3.0 (strutture a nucleo)
K
D
= 1.0 (Classe di Duttilit A)
K
D
= 0.7 (Classe di Duttilit B)
K
R
= 1.0 (Edifici regolari in altezza)
K
R
= 0.8 (Edifici non regolari in altezza)
o
u
= moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale si verifica la
formazione di un numero di cerniere plastiche tali da rendere la struttura labile
o
1
= moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale il primo
elemento strutturale raggiunge la sua resistenza flessionale.
Nel caso non si procedesse ad unanalisi non lineare, per il rapporto o
u
/o
1
possono essere adottati i seguenti valori:
edifici a telaio di un piano
o
u
/o
1
= 1.1
edifici a telaio multipiano, ad una campata
o
u
/o
1
= 1.2
edifici a telaio multipiano, ad pi campate
o
u
/o
1
= 1.3
edifici a pareti non accoppiate
o
u
/o
1
= 1.1
edifici a pareti accoppiate o miste telaio-pareti
o
u
/o
1
= 1.2
In ogni caso, qualora risultasse q < 1.5, si potr sempre porre q = 1.5. Per tipologie strutturali
diverse da quelle definite nellOrdinanza, valori di q maggiori di 1.5 potranno essere adottati solo se
adeguatamente giustificati dal progettista.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 105
4.18 VERIFICHE DI RESISTENZA ELEMENTI IN C.A..
La normativa finora adottata consente di effettuare una verifica di resistenza degli elementi
strutturali secondo i due modelli attualmente disponibili: metodo delle Tensioni Ammissibili e metodo
degli Stati Limite. La nuova norma ha invece annullato la validit della metodologia alle Tensioni
Ammissibili, lasciando come unico modello valido quello agli Stati Limite.
Ricordando la gi citata differenziazione tra strutture ad alta e a bassa duttilit (CD A e CD
B), per le strutture di classe A sono inoltre richieste verifiche per le gerarchie di resistenze ed
iper-resistenze.
4.18.1 TRAVI.
Per gli elementi strutturali di tipo trave, il momento resistente deve risultare superiore o uguale al
momento flettente di calcolo.
Gli sforzi di taglio di verifica per le travi progettate in CD A si ottengono sommando il
contributo dovuto ai carichi gravitazionali agenti sulla trave (V
g
) con lo sforzo di taglio prodotto dai
momenti resistenti delle sezioni di estremit (M
Rs
= momento resistente in corrispondenza
dellestremo sinistro dellasta, M
Rd
= momento resistente in corrispondenza dellestremo destro
dellasta), amplificati del fattore
Rd
= 1.20.
l
M M
V V
Rd Rs
g
+
+ = 20 . 1
Per quanto riguarda il taglio, il contributo di resistenza del calcestruzzo (V
cd
) viene considerato
nullo e si considera esclusivamente il contributo dellacciaio (V
wd
). Se si verifica la condizione:
d b V
w Rd
> t 10
allora la resistenza deve venire affidata esclusivamente ad apposita armatura diagonale (45) nei
due sensi. Il significato dei simboli adottati il seguente:
V = il pi grande dei valori assoluti tra V
max
e V
min
.
28 /
3 / 2
ck Rd
R = t (in Mpa)
b
w
= larghezza dellanima della trave
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 106
d = altezza utile della sezione
in ogni caso V non pu superare il valore d b
w Rd
t 15 .
4.18.2 PILASTRI.
Per i pilastri, relativamente a strutture di tipo CD A, i momenti flettenti di calcolo si ottengono
moltiplicando i momenti derivanti dallanalisi per un fattore di amplificazione o, allo scopo di
proteggere i pilastri dalla plasticizzazione. Nella gerarchia di formazione di cerniere plastiche sulla
struttura bene infatti che queste si formino prima sulle travi. Il fattore di amplificazione o dato
dallespressione:

=
p
Rt
Rd
M
M
o
in cui si ha:
2 . 1 =
Rd

Rt
M = somma dei momenti resistenti delle travi convergenti sul nodo ed aventi verso
concorde
p
M = somma dei momenti di calcolo nei pilastri al di sopra ed al di sotto del medesimo nodo.
Al fine di escludere meccanismi inelastici dovuti al taglio, gli sforzi di taglio nei pilastri da
utilizzare per le verifiche si ottengono dalla condizione di equilibrio del pilastro soggetto allazione
dei momenti resistenti nelle sezioni di estremit di asta, secondo lespressione:
p
i
Rp
s
Rp
Rd
l
M M
V
+
=
con il seguente significato dei simboli:
V = sforzo di taglio di verifica
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 107
Rd
= 1.20
M
Rp
s
= momento resistente nella sezione di estremit superiore (testa)
M
Rp
i
= momento resistente nella sezione di estremit inferiore (piede)
lp = lunghezza del pilastro
[da Ordinanza n.3274 del 2003 punto 5.4.3]
5.4.3 Nodi trave-pilastro
5.4.3.1 Definizioni
Si definisce nodo la zona del pilastro che si incrocia con le travi ad esso concorrenti.
Si distinguono due tipi di nodo:
- nodi interamente confinati, cos definiti quando in ognuna delle quattro facce verticali si
innesta una trave. Il confinamento si considera realizzato quando su ogni faccia la sezione della trave
si sovrappone per almeno i 3/4 della larghezza del pilastro, e su entrambe le coppie di facce opposte
del nodo le sezioni delle travi si ricoprono per almeno i 3/4 dell'altezza;
- nodi non interamente confinati: tutti i nodi non appartenenti alla categoria precedente.
5.4.3.2 Verifiche di resistenza
La verifica di resistenza del nodo si assume automaticamente soddisfatta nel caso che esso sia
interamente confinato.
Per nodi non confinati, appartenenti a strutture di DC"A" e "B" deve essere verificata la seguente
condizione:
y
ck st st
f
R
b i
A n
15 , 0 >

(5.6)
nella quale n
st
il numero di braccia delle staffe orizzontali presenti lungo l'altezza del nodo, A
st
l'area di ciascuna barra, i l'interasse delle staffe, e b la larghezza utile del nodo.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 108
4.18.3 PARETI.
SOLLECITAZIONI DI CALCOLO
Per le strutture in CD"B", la distribuzione dei momenti flettenti e degli sforzi di taglio lungo
l'altezza delle pareti quella derivante dall'analisi dell'edificio per le combinazioni di carico proposte
nei paragrafi precedenti.
Per le pareti semplici delle strutture in CD"A" vale invece quanto segue:
- Il diagramma dei momenti di calcolo si ottiene linearizzando dapprima il
diagramma dei momenti ottenuti dall'analisi (congiungendo i punti estremi), e
poi traslando verticalmente il diagramma linearizzato per una distanza pari ad
h
cr
(altezza della zona inelastica di base). L'altezza h
cr
data dal pi grande tra
i seguenti valori: altezza della sezione di base della parete (l), un sesto
dell'altezza dell'edificio (H), altezza del piano terra.
- Il diagramma degli sforzi di taglio di calcolo si ottiene moltiplicando quello
ottenuto dall'analisi per il fattore o dato da:
o =
Rd

M
Rd
M
Sd
nella quale
Rd
= 1,20, mentre M
Rd
ed M
Sd
sono rispettivamente il momento
resistente della sezione di base della parete, calcolato considerando le armature
effettivamente disposte, ed il corrispondente momento ottenuto dall'analisi. Il
fattore di amplificazione o deve essere calcolato per entrambi i versi della azione
sismica, applicando il fattore di amplificazione calcolato per ciascun verso ai
momenti calcolati con lazione agente nella medesima direzione.
Nel caso di pareti tozze (H/l < 2) si applica solo l'amplificazione degli sforzi di taglio secondo
l'espressione sopra riportata, mentre i momenti di calcolo possono coincidere con quelli forniti
dall'analisi.
VERIFICHE DI RESISTENZA
[da Ordinanza n.3274 del 2003 punto 5.4.5.2]
a) Flessione
In ogni sezione il momento resistente, associato al pi sfavorevole valore dello sforzo normale e
calcolato come per le situazioni non sismiche, deve risultare superiore od eguale al momento esterno
di calcolo, determinato come indicato in 5.4.5.1.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 109
b) Taglio
- Verifica dell'anima a compressione
Deve essere verificata la condizione
V < V
Rd2
(5.8)
nella quale:
V
Rd2
= 0.4 (0.7 f
ck
/200) f
cd
b
o
z (5.9)
con f
ck
espresso in MPa e non superiore a 40 MPa
b
o
= spessore dell'anima della parete
z = braccio delle forze interne, valutabile come: 0,8 l
- Verifica del meccanismo resistente a trazione
Deve essere verificata la condizione:
V < V
Rd3
< V
cd
+ V
wd
(5.10)
nella quale V
cd
e V
wd
rappresentano rispettivamente il contributo del conglomerato e
dell'armatura, e sono da valutare con le espressioni valide per le situazioni non sismiche nelle sezioni
al di fuori dellaltezza h
cr
, mentre nelle zone critiche valgono le espressioni:
sforzo normale di trazione: V
cd
= 0
sforzo normale di compressione: V
cd
= t
Rd
(1.2 + 0.4) b
0
z (5.11)
dove il rapporto geometrico dellarmatura longitudinale espresso in %.
- Verifica a scorrimento lungo piani orizzontali
Deve essere verificata la condizione
V < V
Rd,s
< V
dd
+ V
fd
(5.12)
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 110
nella quale V
dd
e V
fd
rappresentano rispettivamente il contributo dell'effetto "spinotto" delle
armature verticali, e V
fd
il contributo della resistenza per attrito e sono dati dalle espressioni:
V
dd
= 0.25 f
yd
EA
si
V
fd
= 0.25 f
cd
l b
o
essendo EA
si
la somma delle aree delle barre verticali intersecanti il piano, e l laltezza
della parte compressa della sezione.
4.18.4 TRAVI DI COLLEGAMENTO.
Travi aventi altezza pari allo spessore del solaio non sono da considerare efficaci ai fini del
collegamento.
La verifica delle travi di collegamento da eseguire con i procedimenti contenuti in 5.4.1.2 se
soddisfatta almeno una delle due condizioni seguenti:
- il rapporto luce netta e altezza uguale o superiore a 3;
lo sforzo di taglio di calcolo risulta:
V
d
s 4 b d t
rd
(5.13)
Se le condizioni precedenti non sono soddisfatte lo sforzo di taglio deve venire assorbito da
armature ad X, con sezione pari ad A
s
per ciascuna diagonale, che attraversano diagonalmente la
trave e si ancorano nelle pareti adiacenti, in modo da soddisfare la relazione:
V
d
s 2 A
s
f
yd
sino
essendo o l'angolo tra le diagonali e l'asse orizzontale.
In ogni caso deve risultare: V
d
< 15 b d t
rd
.
4.19 PARTICOLARI COSTRUTTIVI.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 111
4.19.1 TRAVI.
LIMITI GEOMETRICI
La larghezza, b, della sezione non deve essere minore di 20 cm e, per le travi basse comunemente
denominate a spessore, non maggiore della larghezza del pilastro, aumentata da ogni lato di met
dellaltezza della sezione trasversale del pilastro stesso.
Il rapporto b/h, infine, non deve essere minore di 0.25.
ARMATURE LONGITUDINALI
Per le armature longitudinali delle travi valgono i seguenti limiti:
s s
yk yk
A A
f f
50 . 0 '
7 4 , 1
>
< <
in cui:
= rapporto geometrico di armatura |
.
|

\
|
h b
A
h b
A
s s
'
;
f
yk
= tensione caratteristica di snervamento dellacciaio
A
s
= area dellarmatura in zona compressa
A
s
= area dellarmatura in zona tesa
b = base della sezione della trave
h = altezza della sezione della trave
ARMATURE TRASVERSALI
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 112
Nelle zone di attacco dei pilastri, per un tratto pari a due volte laltezza utile della sezione
trasversale per strutture a CD A e pari a una volta tale altezza per strutture a CD B, devono essere
previste delle zone di raffittimento delle staffe di contenimento. La prima staffa non deve distare pi
di 5 cm dalla sezione a filo pilastro, e le successive devono essere disposte ad un passo non maggiore
della pi piccola fra le seguenti grandezze:
- un quarto dellaltezza utile della sezione trasversale
- sei volte il diametro minimo delle barre longitudinali considerate ai fini delle
verifiche (solo per strutture di tipo CD A)
- 15 cm
4.19.2 PILASTRI.
LIMITI GEOMETRICI
La dimensione minima della sezione trasversale non deve essere inferiore a 30 cm.
Il rapporto tra i lati minimo e massimo della sezione trasversale non deve essere inferiore a 0.3.
Nel caso in cui non fosse verificata una di queste condizioni, lelemento verr considerato, e quindi
verificato, come elemento bidimensionale di tipo parete.
ARMATURE LONGITUDINALI
Per le armature longitudinali dei pilastri deve valere la seguente relazione:
% 4 % 1 s s
c
A
A
in cui si ha:
A = area dellarmatura longitudinale
A
c
= area della sezione in calcestruzzo
In ogni caso, per tutta la lunghezza dellelemento, linterasse tra le barre non deve mai superare i
25 cm.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 113
ARMATURE TRASVERSALI
Relativamente alle armature trasversali, tanto per strutture di tipo CD A che di tipo CD B, alle
due estremit del pilastro si devono disporre staffe di contenimento e legature per una lunghezza,
misurata a partire dalle sezione di estremit, pari alla maggiore delle seguenti quantit:
- il lato maggiore della sezione trasversale
- un sesto dellaltezza netta del pilastro
- 45 cm
Il diametro delle staffe di contenimento e legature non deve essere inferiore a 8 mm. Tali armature
saranno disposte ad un passo pari alla pi piccola delle seguenti quantit:
- 6 volte il diametro minimo delle barre longitudinali che collegano (solo per
strutture di tipo CD A)
- un quarto del lato minore della sezione trasversale
- 15 cm
4.19.3 NODI TRAVE-PILASTRO.
[da Ordinanza n.3274 del 2003]
5.5.4.1 Limiti geometrici
Sono da evitare per quanto possibile eccentricit tra l'asse della trave e l'asse del pilastro
concorrenti in un nodo. Nel caso che tale eccentricit superi 1/4 della larghezza del pilastro la
trasmissione degli sforzi deve essere assicurata da armature adeguatamente dimensionate allo scopo.
5.5.4.2 Armature
Le armature longitudinali delle travi, sia superiori che inferiori, devono attraversare, di regola, il
nodo senza giunzioni. Quando ci non risulti possibile, sono da rispettare le seguenti prescrizioni:
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 114
- le barre vanno ancorate oltre la faccia opposta a quella di intersezione, oppure rivoltate
verticalmente in corrispondenza di tale faccia, a contenimento del nodo;
la lunghezza di ancoraggio va calcolata in modo da sviluppare una tensione nelle barre pari a
1,25 f
yk
, e misurata a partire da una distanza pari a 6 diametri dalla faccia del pilastro verso
l'interno.
Indipendentemente da quanto richiesto dalla verifica in 5.4.2.2, lungo le armature longitudinali
del pilastro che attraversano i nodi non confinati devono essere disposte staffe di contenimento in
quantit almeno pari alla maggiore prevista nelle zone del pilastro inferiore e superiore adiacenti al
nodo.
Questa regola pu non essere osservata nel caso di nodi interamente confinati.
4.19.4 PARETI.
Bisogna innanzitutto dire che si definiscono pareti quegli elementi portanti verticali il cui
rapporto tra le due dimensioni della sezione trasversale orizzontale (spessore diviso lunghezza) sia
inferiore al valore 0.3.
Le armature, sia orizzontali che verticali, devono essere disposte su entrambe le facce della parete,
e devono essere collegate con almeno 9 legature per metro quadro. Il passo tra le barre non deve
superare i 30 cm ed il loro diametro non deve essere maggiore di un decimo dello spessore della
parete.
Detti h ed L rispettivamente laltezza e la lunghezza della parete, per h/L < 4 deve essere valida
lespressione:
% 4 % 25 . 0 s s
per h/L > 4:
% 4 % 1 s s
essendo:
= rapporto geometrico di armatura totale verticale
Anche per le armature orizzontali vanno rispettate le medesime condizioni.
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 115
4.19.5 TRAVI DI COLLEGAMENTO.
Nel caso di armatura ad X, ciascuno dei due fasci di armatura deve essere racchiuso da armatura a
spirale o da staffe di contenimento con passo non superiore a 100 mm.
In questo caso, in aggiunta all'armatura diagonale sar disposta su ciascuna faccia della trave una
rete di diametro 10 mm a maglia quadrata di lato 10 cm, ed armatura corrente di 2 barre da 16 mm ai
bordi superiore ed inferiore.
Gli ancoraggi delle armature nelle pareti saranno del 50% pi lunghi di quanto previsto per il
dimensionamento non sismiche.
4.19.6 REQUISITI ADDIZIONALI PER EDIFICI CON TAMPONAMENTI
IN MURATURA.
CRITERI GENERALI
Le prescrizioni di cui al presente punto si riferiscono ad edifici con struttura in cemento armato e
tamponamenti in muratura non collaboranti.
in generale necessario considerare:
- le conseguenze di possibili irregolarit in pianta o in altezza provocate dalla disposizione dei
tamponamenti;
- gli effetti locali dovuti allinterazione tra telai e tamponamenti.
Sono esclusi da queste prescrizioni i tamponamenti interni di spessore non superiore a 10 cm.
IRREGOLARITA PROVOCATE DAI TAMPONAMENTI
Qualora la distribuzione dei tamponamenti sia fortemente irregolare in pianta, gli effetti sulla
distribuzione delle forze equivalenti al sisma dovranno essere valutati e tenuti in conto. Questo
requisito si intende soddisfatto incrementando leccentricit accidentale di un fattore 2.
Qualora la distribuzione dei tamponamenti sia fortemente irregolare in altezza, la possibilit di
forti concentrazioni di danno ai piani con significativa riduzione dei tamponamenti dovr essere
considerata. Questo requisito si intende soddisfatto incrementando le azioni di calcolo per gli elementi
verticali (pilastri e pareti) dei piani con riduzione dei tamponamenti di un fattore 1.4.
EFFETTI LOCALI
Riferimenti teorici Capitolo 4 Progettazione sismica secondo lOrdinanza 3274/03 - 116
Nel caso in cui i tamponamenti non si estendano per lintera altezza dei pilastri adiacenti, gli sforzi
di taglio da considerare per la parte del pilastro priva di tamponamento dovranno essere calcolati
utilizzando la relazione
p
i
Rp
s
Rp
Rd
l
M M
V
+
=
dove laltezza l
p
sar assunta pari alla parte di pilastro priva di tamponamento. Larmatura
risultante dovr essere estesa per una distanza pari alla profondit del pilastro oltre la zona priva di
tamponamento. Nel caso in cui laltezza della zona priva di tamponamento fosse inferiore a 1.5 volte
la profondit del pilastro, dovranno essere utilizzate armature bi-diagonali.
Nel caso precedente e nel caso in cui il tamponamento sia presente su un solo lato di un pilastro,
larmatura trasversale da disporre alle estremit del pilastro dovr essere estesa allintera altezza del
pilastro.
LIMITAZIONI DEI DANNI AI TAMPONAMENTI
In zone sismiche 1, 2 e 3 oltre alle verifiche precedentemente descritte, dovranno essere adottate
misure atte ad evitare collassi fragili e prematuri dei pannelli di tamponamento esterno e la possibile
espulsione di elementi di muratura in direzione perpendicolare al piano del pannello. Questa regola si
intende soddisfatta con linserimento di leggere reti in acciaio sui due lati della muratura, collegate tra
loro a distanza non superiori a 500 mm sia in direzione orizzontale sia in direzione verticale, ovvero
con linserimento di elementi di armatura orizzontale nei letti di malta, a distanza non superiore a 500
mm.
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 117
Capitolo 5 Confronto fra le
normative.
[Le modifiche apportate dalla Bozza del 15 Gennaio 2005 sono indicate in neretto
tra parentesi quadre]
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
SPETTRO DI PROGETTO
( ) I T R C g a = c |
(

|
|
.
|

\
|
+ = 1
5 . 2
1
q T
T
S a a
B
g
B
T T < s 0
q
S a a
g
5 . 2
=
Tc T T
B
< s
|
.
|

\
|
=
T
T
q
S a a
C
g
5 . 2
D C
T T T < s
|
.
|

\
|
=
2
5 . 2
T
T T
q
S a a
D C
g
T T
D
s
Classificazione sito:





=
SISMA NO g
III g
II g
I g
C g
; 0
; 04 . 0
; 07 . 0
; 1 . 0





=
IV g
III g
II g
I g
a
g
; 05 . 0
; 15 . 0
; 25 . 0
; 35 . 0
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 118
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
Coefficiente di fondazione:
3 . 1 1 = c
Categoria suolo:
cat. A Suoli omogenei molto rigidi,
V
s30
> 800 m/s
cat. B Sabbie molto addensate,
360 m/s < V
s30
< 800 m/s
cat. C Sabbie mediamente addensate, 180 m/s <
V
s30
< 360 m/s
cat. D Terreni granulari poco addensati, V
s30
<
180 m/s
cat. E Terreni a strati superficiali alluvionali, V
s30
come C e D, giacenti su un substrato di materiale
pi rigido.
0 . 2 80 . 0 20 . 0
0 . 2 50 . 0 15 . 0 , ,
0 . 2 40 . 0 15 . 0
D
E C B
A
T T T suolo Categoria
D C B

=
D
E C B
A
S
; 35 . 1
, , ; 25 . 1
; 1
[S va amplificato moltiplicandolo per
S
T
= coefficiente di amplificazione
topografico per strutture con fattore di
importanza >1; 1 <S
T
<1.4; S*S
T
pu
essere assunto <1.6]
Coefficiente di protezione sismica:
4 . 1 1 = I
Fattore di importanza:
4 . 1 1 =
I

Questo parametro utilizzato nelle formule di


combinazione dellazione sismica
Coefficiente di struttura:
4 1 = |
Fattore di struttura:
|
4
5 . 6 0 . 1
~
=
q
q
per il calcolo di q per le strutture in c.a.,
vedere pagine seguenti.
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 119
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
Coefficiente di risposta:
MASSE SISMICHE
k
Q s G W + =
| | % 100 %, 50 %, 33 %, 0 = s
(funzione della destinazione duso)
( )
) ( ;
) ( ;
2
0
eUltimo StatoLimit
eDanno StatoLimit
Q G W
i Ei
i Ei
ki Ei k



=
=
+ =
| | 1 7 . 0
0
=
i
| | 8 . 0 3 . 0
2
=
i

(funzione della destinazione duso)


| | 5 . 0 , 8 . 0 , 1 =
(funzione del piano)
[Sia per S.L.D. che per S.L.U. si
utilizzano sempre i coefficienti
i 2
]
COMBINAZIONE DELLAZIONE SISMICA
( ) | |
5 . 1 ]; 5 . 1 , 0 [ ]; 2 . 1 , 9 . 0 [ ]; 4 . 1 , 1 [ = = = =
+ + +

E q p g
E ik oi tk q k p k g
Q Q P G

o
in cui si ha:
G
k
= valore caratteristico delle azioni permanenti
P
k
= valore caratteristico della forza di
precompressione
Q
1k
= valore caratteristico dellazione di base di
ogni combinazione
Q
ik
= valori caratteristici delle azioni variabili tra
loro indipendenti
( )
.) . . ( ;
.) . . ( ;
2
0
U L S
D L S
Q P G E
i ji
i ji
ki ji k k I



=
=
+ + +
[Sia per S.L.D. che per S.L.U. si
utilizzano sempre i coefficienti
i 2
]
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 120
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
ANALISI STATICA (solo per edifici regolari)
i hi
i hi i
C K
W K F
c | =
=
I due sismi sono considerati indipendenti.
j j
i
h i
W z
W zi
F F


=
= g W T S F
d h
/ ) (
1
4 / 3
1 1
H C T = (Primo Periodo)
C
1
= 0.085 - Telai in acciaio
C
1
= 0.075 - Telai in c.a.
C
1
= 0.050 Altre tipologie
| | 00 . 1 , 85 . 0 =
85 . 0 = (se ledificio ha almeno 3 piani e T
1
<2T
C
)
S
d
(T
1
) = ordinata spettro di risposta
Le azioni di calcolo si ottengono sommando
all'azione massima di un sisma un'aliquota pari al
30% dell'azione dovuta ai sismi nelle altre direzioni.
z y x x
E E E E = 30 . 0 30 . 0 '
Momento torcente minimo per l'Analisi statica:

=
=
n
j
j ti
F D M
1
min

|
.
|

\
|
+ = 5 . 2 02 . 0 03 . 0
B
D
2.5 < D/B
< 3.5
05 . 0 = D/B >
3.5
(funzione della geometria della struttura)
Effetti torsionali accidentali:
Incrementare l'eccentricit di una distanza pari 5%
della dimensione massima ortogonale alla direzione
del sisma.
oppure
Incrementare le sollecitazioni con un fattore:
c
L x / 6 . 0 1 + = o
x = distanza dellelemento resistente verticale dal
baricentro geometrico delledificio,
perpendicolarmente alla direzione del sisma.
L
c
= distanza tra i due elementi resistenti pi
lontani, perpendicolarmente alla direzione del
sisma.
(sempre, indipendentemente dalla geometria della
struttura)
ANALISI DINAMICA
( )
2 / 1
2
i E E = ( )
2 / 1
2
i E E =
oppure, se i periodi differiscono meno del 10%
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 121
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
Considerare un numero di modi sufficienti ad
eccitare 85% della massa totale.
I due sismi sono considerati indipendenti.
( )
2 / 1

=
j i j i
E E E
( ) ( )
( ) ( ) ( )
j
i
j i
j i j i
j i
j i j i
j i
e
e
|
| | |
| |

=
+ +
+
=
2 2
2
2
2 / 3 2
1 4 1
1 8
Con
Considerare un numero di modi sufficienti ad
eccitare 85% della massa totale, ovvero tutti quelli
che hanno una massa eccitata superiore al 5%.
Le azioni di calcolo si ottengono sommando
all'azione massima di un sisma un'aliquota pari al
30% dell'azione dovuta ai sismi nelle altre direzioni.
z y x x
E E E E = 30 . 0 30 . 0 '
Momento torcente minimo per l'Analisi
dinamica:
Nessuno
Effetti torsionali accidentali:
Incrementare l'eccentricit di una distanza pari
5% della dimensione massima ortogonale alla
direzione del sisma.
oppure
Incrementare le sollecitazioni con un fattore:
c
L x / 6 . 0 1 + = o
x = distanza dellelemento resistente verticale dal
baricentro geometrico delledificio,
perpendicolarmente alla direzione del sisma.
L
c
= distanza tra i due elementi resistenti pi
lontani, perpendicolarmente alla direzione del
sisma.
(sempre, indipendentemente dalla geometria della
struttura)
CONTROLLO SPOSTAMENTI RELATIVI - VERIFICHE DEL DANNO (S.L.D.)
Compatibilit degli spostamenti utilizzando lo
spettro di progetto.
Seconda risoluzione con uno spettro elastico
ottenuto da quello dello S.L.U. ridotto di un fattore
pari a 2.5 e masse incrementate (vedi tabella
MASSE SISMICHE), al solo scopo di controllo
compatibilit spostamenti.
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 122
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
| | 4 , 3 , 2
004 . 0 002 . 0
=
=
=
<

o
o
o o
D p
h
0075 . 0 003 . 0 =
<
o
o o h
VERIFICHE DI RESISTENZA
Tensioni ammissibili
oppure
S.L.U.
S.L.U. e, per classe di duttilit A, verifiche
gerarchie resistenze e iper-resistenze
EDIFICI CON STRUTTURA IN C.A.
Classificazione in base alla capacit dissipativa:
Nessuna classificazione - CD"A" classe ad alta capacit dissipativa;
prevede che sotto l'azione sismica di progetto la
struttura si trasformi in un meccanismo dissipativo
ad elevata capacit. Richiesta la verifica esplicita
delle gerarchie delle resistenze
- CD"B" classe a bassa capacit dissipativa;
prevede che tutti gli elementi a comportamento
flessionale (travi, pilastri, pareti) abbiano una soglia
minima di duttilit.
Coefficiente di struttura
2 . 1 1 = |
in base alla percentuale di forze orizzontali
assorbite da telai e pareti.
Fattore di struttura
R D
K K q q
q
=
=
0
85 . 5 68 . 1
in base alla percentuale di forze orizzontali
assorbite da telai, pareti e nuclei, alla classe di
duttilit, alla regolarit in altezza.
q
0
= funzione della tipologia strutturale
K
D
= funzione della classe di duttilit
K
R
= funzione della regolarit delledificio
In particolare:
q
0
= 4.5 o
u
/o
1
(strutture a telaio)
q
0
= 4.0 o
u
/o
1
(strutture a pareti)
q
0
= 4.0 o
u
/o
1
(strutture miste telaio-pareti)
q
0
= 3.0 (strutture a nucleo)
K
D
= 1.0 (Classe di Duttilit A)
K
D
= 0.7 (Classe di Duttilit B)
K
R
= 1.0 (Edifici regolari in altezza)
K
R
= 0.8 (Edifici non regolari in altezza)
Sollecitazioni di calcolo:
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 123
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
Sollecitazioni ottenute dall'analisi sismica. Per strutture classe CD"A" le sollecitazioni di
calcolo si ottengono in modo da garantire la
formazione di meccanismi duttili ad esempio
sovrastimando il taglio di calcolo in modo da
garantire l'equilibrio con i momenti resistenti ultimi
di estremo di asta:
p
i
Rp
s
Rp
l
M M
V
+
= 2 . 1
Per strutture classe CD"B" si utilizzano le
sollecitazioni ottenute dall'analisi sismica.
Particolari costruttivi travi:
CIRCOLARE MIN. LL.PP. N 65 DEL 10/04/1997
Limiti geometrici:
La larghezza, b, della sezione non deve essere
minore di 20 cm e, per le travi basse comunemente
denominate a spessore, non maggiore della
larghezza del pilastro, aumentata da ogni lato di
met dellaltezza della sezione trasversale del
pilastro stesso.
Il rapporto b/h, infine, non deve essere minore di
0,25.
Limiti armature longitudinali per le travi:
s s
yk yk
A A
f f
50 . 0 '
7 4 , 1
>
< <
Passo massimo armature trasversali delle travi
il minore dei seguenti:
- un quarto dellaltezza utile della sezione
trasversale;
- sei volte il diametro minimo delle barre
longitudinali considerate ai fini delle verifiche;
- 15 cm.
per una lunghezza minima di due volte laltezza
utile.
Almeno un quarto dellarmatura necessaria
allestremit deve essere mantenuta per tutto il
bordo superiore.
Il rapporto armatura compressa su armatura tesa
deve essere > 50%.
Staffe di contenimento con ganci a 135 prolungati
per almeno 10 diametri alle 2 estremit.
La larghezza, b, della sezione non deve essere
minore di 20 cm e, per le travi basse comunemente
denominate a spessore, non maggiore della
larghezza del pilastro, aumentata da ogni lato di
met dellaltezza della sezione trasversale del
pilastro stesso.
Il rapporto b/h, infine, non deve essere minore di
0,25.
s s
yk yk
A A
f f
50 . 0 '
7 4 , 1
>
< <
Passo massimo armature trasversali delle travi
il minore dei seguenti:
- un quarto dellaltezza utile della sezione
trasversale;
- sei volte il diametro minimo delle barre
longitudinali considerate ai fini delle verifiche (solo
per CD''A'');
- 15 cm.
per una lunghezza minima di due volte laltezza
utile (solo per CD''A'').
Almeno un quarto dellarmatura necessaria
allestremit deve essere mantenuta per tutto il
bordo superiore.
Il rapporto armatura compressa su armatura tesa
deve essere > 50%.
Allestremit delle travi deve essere contenuta
almeno al 75% entro la lunghezza dellanima.
Staffe di contenimento con ganci a 135 prolungati
per almeno 10 diametri alle 2 estremit.
Riferimenti teorici Capitolo 5 Confronto fra le normative. - 124
NORMATIVA VIGENTE ORDINANZA P.C.M. n 3274
[
yk
p c
yk
f f
5 . 3 4 , 1
om
+ < <
per travi di fondazione > 0.2%]
Particolari costruttivi pilastri:
CIRCOLARE MIN. LL.PP. N 65 DEL 10/04/1997
Limiti geometrici:
La dimensione minima della sezione trasversale non
deve essere inferiore a 30 cm; mentre il rapporto tra i
lati minimo e massimo non deve essere inferiore a
0,3. In caso contrario, lelemento assimilato alle
pareti portanti.
Armature longitudinali:
% 4 % 1 s s
c
A
A
Armature trasversali:
Alle due estremit del pilastro si devono disporre
staffe di contenimento e legature per una lunghezza,
misurata a partire dalle sezione di estremit, pari alla
maggiore delle seguenti quantit:
- il lato maggiore della sezione trasversale;
- un sesto dellaltezza netta del pilastro;
- 45 cm.
Il diametro delle staffe di contenimento e legature
non deve essere inferiore a 8 mm. Tali armature
saranno disposte ad un passo pari alla pi piccola
delle seguenti quantit:
- 6 volte il diametro minimo delle barre
longitudinali che collegano;
- un quarto del lato minore della sezione
trasversale;
- 15 cm.
Limiti geometrici:
La dimensione minima della sezione trasversale non
deve essere inferiore a 30 cm; mentre il rapporto tra i
lati minimo e massimo non deve essere inferiore a
0,3. In caso contrario, lelemento assimilato alle
pareti portanti.
Armature longitudinali:
% 4 % 1 s s
c
A
A
Armature trasversali:
Alle due estremit del pilastro si devono disporre
staffe di contenimento e legature per una lunghezza,
misurata a partire dalle sezione di estremit, pari alla
maggiore delle seguenti quantit:
- il lato maggiore della sezione trasversale;
- un sesto dellaltezza netta del pilastro;
- 45 cm.
Il diametro delle staffe di contenimento e legature
non deve essere inferiore a 8 mm. Tali armature
saranno disposte ad un passo pari alla pi piccola
delle seguenti quantit:
- 6 volte il diametro minimo delle barre
longitudinali che collegano; (solo per CD''A'')
- un quarto del lato minore della sezione
trasversale;
- 15 cm.
Particolari costruttivi pareti:
CIRCOLARE MIN. LL.PP. N 65 DEL 10/04/1997
per h/L < 4 (h = altezza della parete, L =
lunghezza):
% 4 % 25 , 0 s s
per h/L > 4:
% 4 % 1 s s
per h/L < 4 (h = altezza della parete, L =
lunghezza):
% 4 % 25 , 0 s s
per h/L > 4:
% 4 % 1 s s
[percentuale armatura verticale nella zona
confinata per unaltezza pari allaltezza critica:
% 4 % 1 s s
Percentuale di armatura minima a taglio
orizzontale e verticale: 0.20%]
Riferimenti teorici CONTRIBUTI e RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI - 125
CONTRIBUTI e RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
1. Clough, J. Penzien, Dynamics of structures, McGraw-Hill Book company 1975
2. D.M. Min. LL.PP. 9 Gennaio 1996, Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione ed il collaudo delle
strutture in cemento armato, normale e precompresso.
3. D.M. Min. LL.PP. 16 Gennaio 1996, Norme tecniche per le costruzioni in zona sismica.
4. D.M. Min. LL.PP. 16 Gennaio 1996, Norme tecniche relative ai Criteri generali per la verifica di
sicurezza delle costruzioni e dei carichi e dei sovraccarichi.
5. EUROCODICE 2
6. EUROCODICE 8
7. Min. LL.PP. Circolare 4 Luglio 1996 n.156AA.GG./STC., istruzioni per lapplicazione delle norme di cui
al D.M. Min. LL.PP. 16 Gennaio 1996.
8. NISEE's NONLIN program with graphical interface from FEMA
9. Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20.03.03
10. Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3316 del 2.10.03 e succ. bozze di modifica
11. Paulay T. e Priestley M.J.N. [1992] , Seismic Design of Reinforced Concrete and Masonry Buildings,
John Wiley & Sons INC., New York.
12. Petrini L., Pinho R. e Calvi G.M. [2004], Criteri di Progettazione Antisismica degli Edifici, RELUIS,
Collana di manuali di progettazione antisismica, Manuale 1 , IUSS PRESS PAVIA.
13. SeismoSoft [2004] "SeismoSignal - A computer program for signal processing of strong motion data"
Available On line from URL: http://www.seismosoft.com.