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Relazione di ClaudioClaudioClaudioClaudio didididi BerardinoBerardinoBerardinoBerardino Segretario Generale

Relazione di

ClaudioClaudioClaudioClaudio didididi BerardinoBerardinoBerardinoBerardino

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Un caro saluto mio e dell’intera segreteria al nostro segretario generale Susanna Camusso, a tutte le autorità presenti, ai nostri invitati, un abbraccio a tutte le compagne e a tutti i compagni che sono stati segretari generali o componenti le segreterie della CGIL di Roma e Lazio, un uguale abbraccio a tutti i compagni e le compagne delegati e delegate.

Ringrazio i compagni e le compagne che insieme a me rappresentano la segreteria di Roma e del Lazio: Ernesto, Eugenio, Livia, Roberto, Silvia, Tina. Ringrazio Mario - che per un periodo ha fatto parte della segreteria -, ma anche i segretari generali e i componenti le segreterie delle CdLT e delle categorie di Roma e del Lazio, i nostri quadri e delegati, le compagne e i compagni che collaborano con la segreteria sia con incarichi e ruoli politici sia con ruoli tecnici.

È proprio grazie a un lavoro e a uno sforzo collettivo che stiamo celebrando oggi il V congresso

della CGIL di Roma e del Lazio nell’ambito del XVII congresso della CGIL nazionale (in programma a Rimini dal 6 all’8 maggio), con una partecipazione e un coinvolgimento dei nostri

iscritti davvero importante e significativo.

Percorso congressuale

Dal 7 gennaio al 21 febbraio del 2014, quindi in 34 giorni lavorativi, abbiamo svolto complessivamente 3.605 assemblee nei luoghi di lavoro, di lega pensionati (SPI) e, seppur in poche circostanze abbiamo svolto anche assemblee territoriali, realizzando in media 106 assemblee al giorno e interessando 152.194 iscritti alla CGIL di Roma e del Lazio su un totale di 355.865 al 31 dicembre 2012. Abbiamo raggiunto così il 42,76% degli aventi diritto.

Con l’attivismo delle CdLT e delle categorie, siamo riusciti a ottenere un importante

coinvolgimento delle iscritte e degli iscritti, con numeri molto vicini a quelli di quattro anni fa, nonostante la situazione economica e sociale sia notevolmente peggiorata, basti pensare alle continue chiusure di fabbriche, cantieri, attività commerciali, di attività di servizio e nonostante il costante ridimensionamento occupazionale dovuto anche ai cambi d’appalto. In definitiva, il livello

di partecipazione è stato considerevole, a fronte di una crisi che, come è noto, porta con sé anche

una sorta di reflusso, egoismi e una forte chiusura in se stessi.

Il documento congressuale n. 1 - “Il lavoro decide il futuro” - , prima firmataria Susanna Camusso,

ha raccolto 147.725 voti, pari al 97.69% di coloro che si sono espressi.

Mentre gli emendamenti nazionali presenti all’interno del primo documento hanno ottenuto una quantità di voti differente a seconda dell’emendamento posto in votazione: quelli sulle pensioni rispettivamente 28mila e 25mila voti; quello sulle politiche industriali e di sviluppo e inclusione 21mila, quello sulla democrazia e partecipazione oltre 15mila; quello sulla contrattazione oltre 10mila; i voti per gli altri emendamenti si sono di volta in volta ridotti.

Il documento congressuale n. 2 - “Il sindacato è un’altra cosa” -, primo firmatario Giorgio

Cremaschi, ha conseguito 3.495 voti pari al 2,31% di coloro che si sono espressi. Nonostante la dura battaglia condotta, grazie al senso di responsabilità del gruppo dirigente locale di questo documento congressuale, non si sono verificate situazioni imbarazzanti durante lo svolgimento democratico delle assemblee, anche se non sono mancati in qualche categoria e in qualche territorio attimi di alta tensione.

Va dato atto all’intero gruppo dirigente di aver saputo gestire l’intera situazione, riconducendo la discussione al merito congressuale. Alle questioni di merito, peraltro, si è ispirata la maggioranza

dei lavoratori e dei pensionati, più attratti dalle proposte e dai contenuti che non dallo scontro tra gruppi dirigenti e più interessati all’unità che alla divisione del nostro sindacato.

Oserei dire che proprio ai gruppi dirigenti viene richiesta meno propaganda e molta concretezza per risolvere i problemi che coinvolgono le persone e le famiglie.

A proposito di questo, dovremmo prestare sempre molta attenzione al fatto che, per conquistare

qualche consenso o per avere visibilità sui media, spesso si utilizzano parole pesanti nei confronti della nostra CGIL: mancanza di trasparenza e di democrazia, addirittura brogli. Chi lo fa (da tempo e anche di recente), contribuisce consapevolmente o inconsapevolmente a picconare la nostra casa comune. Arrivando attacchi anche dall’esterno dobbiamo invece difenderla e preservarla questa nostra casa, così come dobbiamo difendere la forza di un grande sindacato confederale.

Questa CGIL è chiamata a respingere una nuova ondata di attacchi ai diritti dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, dei migranti, delle donne e dei precari e a lottare per la crescita e il lavoro.

In molte assemblee diversi lavoratori e pensionati sono intervenuti ponendo vari temi: dal lavoro, al

reddito, alle pensioni, al welfare, al ruolo del pubblico, al fisco.

In definitiva abbiamo svolto novanta congressi categoriali di comprensorio, otto congressi di CdLT,

undici di categoria Roma e Lazio, coinvolgendo nel complesso oltre 7mila delegati eletti dal luogo

di lavoro e dalle leghe dei pensionati.

Non dobbiamo avere timore di dire che si è svolta una grande prova democratica e di partecipazione per merito di tutto il gruppo dirigente, dei nostri delegati e degli iscritti che voglio ringraziare ancora una volta. È stato un lavoro di squadra, dove è contato il noi e non l’io, una modalità che dovremmo confermare per l’oggi e anche per il futuro.

Se assumiamo questa modalità dobbiamo impegnarci a evitare di scivolare nella personalizzazione del ruolo sindacale, eventualmente prendendo le distanze da coloro che decidono di praticarla, sia che si tratti di chi fa sindacato a livello locale che di un segretario generale di una categoria nazionale.

Crediamo che personalizzazione, leaderismo, primarie non facciano che ampliare la distanza tra il vertice e i nostri iscritti, (i lavoratori e i pensionati) e portano a una segreteria che funziona come uno staff e non come espressione di pluralità quale noi siamo. Occorre dunque evitare di copiare il peggio della politica.

Inoltre essendo NOI espressione del quadratino rosso quando gli organismi statutari dopo la discussione compiono la decisione essa deve essere valida per ognuno di noi nessuno escluso perché altrimenti viene meno l’organizzazione, si rompe l’organizzazione e questo, compagne e compagni, non è burocrazia ma democrazia.

Ricorrenze 2014

Questo 2014 è anche l’anno in cui ricorre il 70° anniversario di alcuni eventi di grande rilievo per la storia della nostra città e dell’intero paese. Mi riferisco alla strage delle fosse Ardeatine (24 marzo 1944), allo sciopero generale del 3 maggio, all’uccisione di Bruno Buozzi a La Storta (3 giugno), alla liberazione della Capitale e alla ricostituzione della Camera del Lavoro unitaria in Piazza Esquilino nella sede dell’ex sindacato fascista (4 giugno), alla firma del Patto di Roma (9 giugno).

La CGIL di Roma e del Lazio promuoverà nei prossimi giorni proprie iniziative e parteciperà a quelle che l’Anpi, il Comune, la Fondazione Di Vittorio promuoveranno per ricordare questa fase decisiva della nostra storia. Colgo l’occasione per rivolgere un fraterno saluto a un protagonista di quegli anni cruciali, al nostro compagno Claudio Cianca che lo scorso settembre ha compiuto 100 anni.

Prima di proseguire, vorrei richiamare alcune tematiche che per loro natura e portata contribuiscono a condizionare e ad alimentare il dibattito e le conseguenti scelte politiche e sindacali nel nostro paese ma anche nella nostra realtà territoriale.

La crisi

In Italia, in media, è scoppiata sette anni fa. Roma e il Lazio, invece, sono entrati nella crisi con un anno di ritardo. Una crisi che non ha concesso tregua ai lavoratori, ai pensionati, alle persone, alle famiglie, alle imprese, ai territori e che continua a evolvere in negativo, ruotando da finanziaria a economica, a produttiva e sociale.

Essa ha raggiunto dimensioni tali da poter rompere per la prima volta senza precedenti il tessuto che tiene insieme la convivenza civile e la tenuta sociale a Roma e nel Lazio, come purtroppo dimostrano da una parte i tanti affollati punti di distribuzione alimentare della Caritas, l’emergenza abitativa e gli sfratti, la crescita della povertà e delle disuguaglianze fra persone e territori e fra centro e periferia, dall’altra i tanti episodi di violenza che si sono manifestati a Roma.

Per non parlare degli scandali che si sono verificati anche nel nostro territorio, in un intreccio tra pubblico e interessi privati. Basti pensare alle vicende che hanno interessato alcuni consiglieri della giunta Polverini o alla più recente vicenda di Malagrotta. Oltre a ciò non va sottovalutata l’esplosione della corruzione: anche nella nostra realtà circa 6 miliardi di € se ne vanno in corruzione.

La situazione economica e sociale del Lazio resta molto critica:

negli ultimi tre anni (2011-2013), mentre in Italia abbiamo perso 63 mld. di prodotto interno lordo corrispondente a -4% del PIL, nel Lazio abbiamo registrato una perdita di circa 6 mld

di

€ equivalenti a -4,5% del PIL regionale;

per quanto riguarda la produzione industriale, la capacità produttiva degli impianti è di fatto ridimensionata per mancanza di commesse; continuano a mancare certezze anche per il grande stabilimento industriale della FIAT di Cassino dove i 3.800 dipendenti continuano la CIGO lavorando poco più di 1 giorno e mezzo a settimana come è accaduto a febbraio; nei territori limitrofi a Roma cresce il deserto industriale;

il

settore delle costruzioni è in continuo peggioramento sia a causa della scarsità degli

interventi sulle opere pubbliche, sia a causa della regressione del mercato immobiliare;

tempi duri per i servizi soprattutto per il commercio;

il dramma della sanità privata è sotto gli occhi di tutti;

tengono bene le esportazioni che incidono relativamente poco sul PIL ma anche per esse

registriamo fasi alterne positive e negative nel settore aeronautico, ICT e farmaceutico; tiene invece il turismo, soprattutto straniero, e complessivamente abbiamo raggiunto livelli

di presenze più alte rispetto al passato (40 milioni previsti per il 2014 secondo le previsioni

della Camera di Commercio). A ciò si accompagna un florido traffico crocieristico che non

viene adeguatamente intercettato né da Roma né da Civitavecchia. Sarebbe utile ragionare con le associazioni datoriali del settore turistico per valutare le ricadute occupazionali.

Conseguentemente:

aumentano i posti di lavoro persi soprattutto nel commercio, nelle costruzioni e nei servizi, anche pubblici;

cresce la disoccupazione fino ad arrivare al 12,3% e al 16% se consideriamo la cassa integrazione;

aumenta la disoccupazione giovanile;

anche l’occupazione precaria, che è elevata, perde qualche decina di migliaia di posti di lavoro;

la cassa integrazione nel 2013 è leggermente calata rispetto al 2012, ma ciò è dovuto solamente al ritardo nell’erogazione della cassa in deroga;

la cassa integrazione ordinaria continua a crescere interessando maggiormente la meccanica e l’edilizia;

Sulla cassa integrazione in deroga rimangono aperte alcune tematiche: la copertura economica che avevamo per i primi 4 mesi del 2014 sono stati spesi per sopperire all’esplosione della crisi degli ultimi mesi del 2013. Questo significa che per il 2014 la copertura rischia di essere insufficiente. È quindi inutile che il ministro del lavoro ci comunichi che manca un miliardo di euro. Ci deve dire come intende recuperare quelle risorse: scaricare tutto sulle regioni significa non risolvere il problema.

Sono più del 70% i lavoratori che non percepiscono regolarmente il contributo di cassa integrazione con un ritardo che si aggira tra 6 mesi e 1 anno che colpisce anche i lavoratori in mobilità. Pertanto s’impone sempre di più un intervento della Regione Lazio per trovare soluzioni capaci di agevolare chi si trova in queste condizioni.

Dopo Latina, CGIL, CISL e UIL hanno sottoscritto anche a Roma un protocollo con il Monte dei Paschi di Siena mirato all’erogazione anticipata della cassa integrazione in deroga.

Si ripropone inoltre con forza il tema degli ammortizzatori sociali universali che la CGIL ha rilanciato in questi giorni.

Qualche dato sulla crisi occupazionale:

dal 2009 al 2013 abbiamo perso in media 25mila posti di lavoro ogni anno;

la disoccupazione femminile parimenti è altrettanto preoccupante e a dicembre 2013 ha raggiunto il 13,7%;

sono oltre 200mila i giovani che non studiano e non lavorano;

se nello stesso contenitore - che potremmo chiamare del disagio occupazionale e, in parte, dell’esclusione sociale - mettessimo i cassintegrati, i disoccupati, i giovani che non studiano e non lavorano, i precari, i licenziati, otterremmo che circa 1.200.000 persone percepiscono un reddito compreso fra 0 e 850 €. Tutti vengono a trovarsi cioè nella fascia della povertà;

circa 1 milione di pensionati percepiscono una pensione che non sfonda il tetto dei 700 € al mese;

si è abbassata la qualità del lavoro: il lavoro sommerso e irregolare coinvolge ormai alcune decine di migliaia di lavoratori; per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, il trend è apparentemente in diminuzione dal 2010 (meno che a Roma) e ciò essenzialmente è dovuto al fatto che la crisi economica e il restringimento occupazionale si registra soprattutto nei settori manifatturieri che sono anche quelli più esposti a tale fenomeno;

nel corso del 2013 sono state 1.533 le imprese che hanno dichiarato fallimento soprattutto nel settore edile e commerciale attestandosi ai vertici delle negative classifiche nazionali.

Con questi parametri economici e sociali è evidente che soffre l’intero sistema economico della nostra regione. Alimentandosi fondamentalmente grazie alla domanda interna, essa ha avuto una lunga battuta d’arresto a causa di un reddito perso di circa 1 mld e 800 milioni di € annuo per licenziamenti, cassa integrazione in tutte le sue articolazioni, blocco della contrattazione del pubblico, mancati rinnovi contrattuali, mancata rivalutazione delle pensioni.

I consumi si contraggono per l’aumento della pressione fiscale complessiva ma anche per l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici come acqua, gas ed energia e dei servizi sociali.

- crescono gli sfratti per morosità incolpevole;

- crescono gli abbandoni scolastici e universitari per crisi: ciò va a detrimento della mobilità sociale e delle pari opportunità;

- si sono ridotte le spese mediche, di cura e alimentari.

Le attuali politiche del credito non aiutano perché sono incapaci di sostenere contemporaneamente le imprese e le famiglie, soprattutto negli impieghi di lungo termine. Qui si ripropone la necessità di arrivare allo sdoppiamento della funzione della banca tra commerciale e banca di affari.

Legalità

La pesantezza della crisi, con la mancanza della liquidità, ha favorito il diffondersi dell’illegalità che ha potuto contare, come noi sosteniamo da tempo, sul radicamento delle mafie a Roma: i numerosi sequestri delle attività commerciali, economiche, produttive finite in mano a mafiosi sono lì a testimoniarlo. Si tratta di un fenomeno che deve essere necessariamente estirpato, certamente grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura - che vorrei qui ringraziare, come ringrazio il Prefetto Pecoraro e il Procuratore Pignatone - ma anche con l’affermazione di una cultura della legalità che dovremmo diffondere sempre più a partire dalle scuole e dagli ambienti di lavoro per salvaguardare i diritti dei lavoratori, la trasparenza, le regole, anche quelle di competizione e di mercato. A questo proposito vorrei esprimere di nuovo vicinanza ai delegati della Filcams per il coraggio dimostrato nella vicenda del Caffè de Paris.

Nel Lazio ci sono 140 aziende confiscate di cui 110 solo a Roma, mentre 1.200 sono i lavoratori coinvolti presso il solo tribunale di Roma.

Ora si tratta di capire come queste aziende sequestrate e confiscate possano essere trasformate in nuova e buona occupazione. È in questa direzione che va la nostra proposta di legge di iniziativa popolare “Io riattivo il lavoro”, ancora ferma in commissione giustizia alla Camera.

Anche in considerazione di tutto ciò parteciperemo convintamente alla 19° giornata nazionale della memoria per le vittime innocenti di mafia e la giornata dell’impegno contro le mafie che si celebrerà all’iniziativa a Latina il prossimo 22 marzo.

Crisi di governo

Credo che dovremmo riflettere sulle modalità con cui, seppur in tempi molto stretti, la crisi di governo si è aperta e poi ricomposta: senza rispettare il normale percorso democratico. È vero che sono intervenute le rassicurazioni del presidente della repubblica circa regolarità dei passaggi ma credo non sfugga a nessuno che molti di essi si sono consumati al di fuori della sede naturale che è e rimane il Parlamento.

Questo lo dico non per criticare o per intromettermi in campi altrui ma per non sottovalutare un fatto: l’indebolimento del percorso democratico in alcuni casi può sembrarci anche motivato e

giustificato dopo un periodo di stagnazione delle scelte politiche, ma faremo bene a non abbassare

la

guardia.

Se

queste modalità semplicistiche, dirette e veloci si dovessero estendere, come si sta facendo, fino

ad

arrivare a non trattare con il sindacato e con i corpi intermedi gli argomenti di merito, a pagare il

prezzo - soprattutto sul piano dei diritti e dell’equità - sarà l’intero paese, i suoi cittadini, i

lavoratori, i pensionati.

In questa lunga fase di transizione politica, abbiamo visto che per conquistare consensi qualcuno

qualche tempo fa ha puntato sull’antipolitica e qualcun altro oggi punta sulla “rottamazione”.

Mi auguro che quest’ultima stagione non diventi mai la fotocopia di quella che l’ha preceduta: lì si

usò l’antipolitica per prendere il potere e poi si esercitò la peggiore politica, come i lunghi anni del governo Berlusconi dimostrano.

La Cgil all’epoca si trovò da sola a contrastare scelte politiche di merito sbagliate e ingiuste sui temi

del

lavoro e delle pensioni e parallelamente chiese provvedimenti per far uscire il paese dalla crisi.

Mi

dispiace dover constatare che molti si siano dimenticati di quella stagione. Una stagione che ha

riportato l’attenzione al tema del lavoro, aprendo di fatto indirettamente altri scenari politici.

Non vanno sottaciute le responsabilità dei governi Monti e Letta perchè vi è stata una continuità di

scelte su tagli e rigore. Tutto ciò non ha aiutato la ripresa né il lavoro. Se è vero infatti che la crisi è globale ed europea e si dovrebbero trovare ricette a quel livello, è anche vero che contano le azioni

di ogni singolo paese per evitare il dilagare della crisi e adottare misure per uscirne. L’Italia, per

quanto ci riguarda, dovrebbe ripartire dal lavoro.

Dopo la presentazione del nuovo governo al Senato e alla Camera abbiamo capito che più che di fronte a un programma ci saremmo trovati di fronte ad alcuni obiettivi da conseguire: legge elettorale, riforma della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, lavoro, fisco.

Continuiamo a rivendicare il dialogo e il confronto con le parti sociali. Francamente trovo azzardato e irrispettoso definire tutto ciò un vecchio rito da superare: se il sindacato non contratta e non concerta, cosa fa? Solo comizi? A noi interessano i risultati e in mancanza di questi ci mobilitiamo. Questa è la normale prassi sindacale.

Per quanto riguarda il merito, l’abbassamento delle tasse sul lavoro dipendente è una buona risposta, una risposta che aspettavamo da tempo. Facemmo uno sciopero generale con questo slogan “Cambiare la legge di stabilità 2014. Dagli sprechi e dalle rendite, più risorse ai lavoratori e pensionati”.

I pensionati. Anch’essi sono persone deboli, bisognosi di cure, e che hanno subito tra l’altro una perdita del potere di acquisto.

Bisogna sostenere al meglio la rivendicazione dei pensionati anche per aiutare, tramite il rimborso o la rivalutazione delle pensioni la crescita della domanda. Dalle agevolazioni e dai rimborsi rimangono esclusi anche i precari, problema cui occorre trovare soluzione.

Va rivista anche per le pensioni la riforma Fornero. Essa, oltre ad aver creato gli esodati (nel Lazio 30mila), ha determinato il blocco del turn over.

Infine bisogna ridare flessibilità al sistema, evitare ulteriori penalizzazioni e cancellare quelle esistenti, in particolare per i lavoratori precoci.

L’aumento della tassazione sulle rendite per finanziare l’IRAP alle imprese è positivo, così come è positivo affidare alla legge delega le questioni sul lavoro, gli ammortizzatori e le forme contrattuali; vuol dire avere almeno sulla carta la possibilità di confrontarsi (ma se il buon giorno si vede dal mattino è complicato prevederlo); positivi anche i provvedimenti sulla maternità per venire incontro alle esigenze delle donne.

Bene l’intervento sull’edilizia scolastica e sul dissesto idrogeologico, meno bene, anzi male, l’estensione a tre anni dei contratti a termine senza le causali specifiche. Così facendo si continua a scivolare verso la precarietà e non verso la riduzione della precarietà.

È possibile prorogare i contratti dei lavoratori ben otto volte in 36 mesi e le persone possono essere licenziate senza alcuna ragione. Se si dice che si rimanda il confronto (qualora ci sia) e poi si anticipa con un decreto questo provvedimento del contratto a termine è evidente che la discussione

è in salita.

Il contratto unico dovrebbe prevedere la riduzione delle tante forme contrattuali, non aggiungerne altre, e dovrebbe affrontare anche il tema dei centri per l’impiego.

Tra le coperture si fa riferimento alla spending review, ai risparmi per la spesa, per interessi sanitari

e per i capitali dall’estero, alla tassazione della rendita finanziaria, dell’IVA che dovrebbe crescere a causa del rimborso della pubblica amministrazione alle imprese.

Su quest’ultimo punto vorrei fare una osservazione: se si intende pagare con il meccanismo della c.d.p. che equivale ad anticipare le somme e poi riprenderle, questo non lo si può più fare aumentando le tasse dei lavoratori e pensionati. Chiederemo alla Regione di sospendere i pagamenti, di non prendere altre risorse dallo Stato dopo i 4,5 miliardi già presi e questa non è una provocazione.

Da queste pochi concetti, credo si possa dire che il sindacato, nel rispetto della propria autonomia, esprime non un pregiudizio, ma un giudizio di merito sulle scelte del governo.

Partiti

Siamo di fronte allo svuotamento dei partiti che abbiamo conosciuto nel ’900 e alla crescita dei partiti personali.

È cambiato anche lo scenario del governo: fino a qualche settimana fa sapevamo di avere un governo di larghe intese a durata limitata per fare la riforma elettorale, giungere alla guida del semestre del parlamento europeo per poi andare al voto.

Avevamo bisogno di capire il programma e avevamo bisogno di una maggioranza omogenea per fare le riforme con maggiore nettezza. Oggi ci troviamo di fronte sempre alle larghe intese che addirittura potrebbero essere di legislatura.

Si tratta di una cosa ben diversa dall’emergenza. In questo modo si allarga la distanza tra i cittadini

e i partiti: non tra il premier e i cittadini perché il bisogno si accontenta talvolta anche degli

annunci; e, almeno per il momento, non tra i cittadini e la politica poiché molte sono le forme di

partecipazione, di coinvolgimento e attivismo nell’associazionismo.

Nelle persone rimane quindi la voglia di essere coinvolte. La legge elettorale invece va in un’altra direzione sia per quanto riguarda le quote rosa sia per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini alle scelte dei candidati.

Corriamo il concreto rischio che tra le istituzioni e i cittadini non ci sia più niente. Da una parte si evita la concertazione e dall’altra le forze politiche non svolgono più il ruolo di mediazione sociale; tutto ciò significa un rapporto diretto con il popolo, senza mediazione, senza sintesi, senza cambiamenti. Significa comunicare le decisioni e basta e significa pure indebolire la democrazia e

la stessa Carta costituzionale.

Democrazia

La crisi ha eroso lo stesso sistema democratico del paese, la gravità dei problemi a cui bisogna rispondere spesso porta a semplificazioni senza coinvolgimenti, senza partecipazione. Prende il sopravvento l’arte di arrangiarsi e questo è sempre più evidente e aumenta con il ritrarsi del pubblico che invece dovrebbe coordinare, avanzare, sostenere, regolare e così via. Diciamo tutto ciò non per difendere la burocrazia ma la democrazia.

Europa

L’Europa, quell’Europa che avevamo in mente, un’unione politica, economica e sociale capace di governare e dare risposte non solo di rigore, ancora non c’è non solo per la crisi economica ma essenzialmente per la debolezza della politica.

La moneta unica, l’euro, senza un coordinamento effettivo delle politiche economiche, delle regole

fiscali e sociali, senza un bilancio comune, senza una banca di riferimento, anziché essere occasione

di integrazione è diventato fattore di squilibri, diseguaglianze e divisioni.

Abbiamo bisogno di un’Europa sociale e solidale, di costruire gli Stati uniti d’Europa, superando l’Europa delle sole regole e dei tagli, dell’austerità che, come abbiamo visto, ha ostacolato la ripresa economica e l’occupazione; ma abbiamo anche bisogno di un’Europa che faccia sentire maggiormente la voce in politica estera per favorire un processo di pace in Crimea e in qualunque altro focolaio acceso nel mondo contribuendo a rafforzare anche il ruolo degli organismi internazionali.

Abbiamo bisogno di una Europa capace di contribuire a definire le regole della globalizzazione e dei mercati e soprattutto di regolare i rapporti per evitare continue delocalizzazioni delle realtà produttive (magari aziende che non sono in crisi) dall’Italia verso altre paesi europei, definendo anche a quel livello una vera e propria politica industriale.

Ecco perché è importante la campagna elettorale per le elezioni europee. Il tema dovrà essere non come uscire dall’Europa ma quale politica e quale Europa proporre. Parallelamente è importante il confronto che il Presidente del Consiglio italiano sta avendo con gli altri partner europei, soprattutto alla vigilia dell’entrata in vigore del Fiscal Compact.

Sul tema della crisi, nel nostro piccolo, insieme a Cisl e Uil e ai sindacati delle capitali europee, abbiamo svolto un importante lavoro sui temi dello sviluppo locale e della dignità del lavoro riconosciuto dopo 10 anni dalla CES.

Inoltre insieme alla rete degli imprenditori delle capitali europee abbiamo realizzato una dichiarazione congiunta sulle Smart cities e lo sviluppo sostenibile.

Riordino Enti Locali

Il riordino degli Enti locali che interessa il nostro territorio in termini strategici è attualmente contenuto nel cosiddetto d.d.l. Del Rio. Se sarà approvato le province non saranno abolite ma trasformate in enti di 2° livello.

Le funzioni verranno di molto ridotte e alcune di esse - per noi strategiche come ad esempio le politiche attive del lavoro e i centri per l’impiego - non è ben chiaro dove approderanno.

È importante il richiamo alle relazioni sindacali utili soprattutto nel definire i processi di riqualificazione, riorganizzazione del lavoro ma anche delle effettive funzioni da svolgere. Noi dovremmo farle valere.

Vengono finalmente istituite le Città Metropolitane con un crono programma atto a trasferire gli assetti e funzioni delle ex provincie alle nascenti aree metropolitana.

Sembra che il 1° novembre verrà istituito il consiglio Metropolitano con la partecipazione dei sindaci del territorio e del sindaco di Roma. Il sindaco di Roma verrebbe a coincidere con quello Metropolitano.

Non si può perdere l’occasione di concretizzare un progetto nato 24 anni fa. Nel frattempo sollecitiamo una discussione per la realizzazione di un ente (area metropolitana) che dovrà assumere i nuovi connotati del rapporto tra Roma Capitale e il suo hinterland; ridefinendo gli assi e la rete su cui poggiare lo sviluppo economico e sociale.

Restano le nostre perplessità sull’idea contenuta nella stesura del provvedimento al Senato secondo la quale se 1/3 dei comuni che hanno i parametri demografici chiede di non entrare nel nuovo Ente, essi possono dar vita a una struttura di bacino ben circoscritta. Questo porterebbe a un nuovo spezzettamento e non a un governo di area vasta.

Roma Capitale d’Italia ha diritto a una specificità che rispetti il suo status (dovuto alla presenza di istituzioni politiche, religiose, sovranazionali come le Nazioni Unite, la Fao, il Vaticano). Per

questo deve continuare a esigere fonti di finanziamento speciali non per l’assistenza ma per svolgere le sue principali funzioni di città capitale.

Il suddetto finanziamento dovrà permanere anche dopo la costituzione dell’area metropolitana,

magari vincolandolo all’ex Comune di Roma. Tale riconoscimento economico, già in vigore negli

anni precedenti, è stato di fatto cancellato con il cosiddetto “patto della paiata” tra Alemanno, Bossi

e Polverini: il corrispondente importo andò a finanziare infatti il capitolo del risanamento comunale poiché il Governo Berlusconi non intervenne con risorse aggiuntive e alla Capitale restò solo la carta intestata.

È apprezzabile che la Regione Lazio abbia varato una proposta di legge (come anche noi avevamo

chiesto) che mira a valorizzare il ruolo di prossimità dell’Ente comune in generale e con maggiore rilievo il ruolo di Roma Capitale. Con tale proposta si mira a un massiccio processo di semplificazione e sburocratizzazione.

Tra le materie coinvolte ci sono il commercio, l’edilizia, il turismo, il trasporto, le procedure amministrative. È bene interrogarsi se tale processo debba fermarsi solo all’area metropolitana o coinvolgere almeno i comuni capoluogo dal momento che queste semplificazioni sono destinate ad aiutare imprese e famiglie.

Le unioni dei Comuni ribadite sia nel d.d.l. del Senato che nella proposta della Giunta Regionale, debbono diventare una realtà.

Pertanto tra il 30 giugno e il 31 dicembre 2014 i comuni al di sotto dei 5mila abitanti dovranno associarsi con l’obiettivo di costituire unioni di almeno 10mila abitanti. Verranno così definitivamente soppresse le comunità montane.

È tutt’ora importante la scelta della Regione di incentivare l’associazionismo comunale tramite

l’utilizzo delle risorse per premiare gli esiti degli accorpamenti economicamente positivi, così come

importante è l’idea di creare centrali unificate di acquisto che hanno come obiettivo l’eliminazione

di sovrapposizioni e dualismi dannosi soprattutto in questa fase di scarsità delle risorse.

Dobbiamo essere protagonisti di questo cambiamento superando anche qualche nostra pigrizia.

Lavoro

È dentro questo pur parziale scenario che dobbiamo muoverci.

Dobbiamo ripartire dal lavoro. Credo che ormai tutti si siano convinti che il lavoro, e quindi la

possibilità di percepire un reddito, non solo salvaguardi la dignità e la libertà della persone, ma condizioni la ripresa dell’economia. Noi siamo una realtà, non l’unica in Italia, dove il ruolo della domanda interna è fondamentale per alimentare la crescita ossia la ricchezza del territorio. Se così non sarà il PIL è destinato a scivolare ancora verso il basso continuando ad alimentare la recessione

e a far aumentare la disoccupazione.

Ecco perchè come CGIL a tutti i livelli abbiamo presentato il Piano del Lavoro con l’obiettivo:

- di salvaguardare il lavoro che ancora c’è;

- di ritrovare un impiego per i lavoratori in mobilità, per chi è stato licenziato o ha perso il lavoro;

- di ridare ai cassintegrati la possibilità di tornare in azienda;

- di eliminare o almeno ridurre il precariato attraverso un programma di stabilizzazione (a partire dal pubblico).

- di ridurre il lungo elenco dei disoccupati e soprattutto della disoccupazione giovanile;

- di impegnare gli ammortizzatori sociali, a partire da quelli in deroga, per garantire la copertura economica dei lavoratori.

- di risolvere le tante vertenze aziendali aperte. A questo proposito, dopo una dura battaglia sindacale, si è riusciti a ottenere un contratto d’area di Frosinone con l’obiettivo di salvaguardare e consolidare le imprese del territorio, attivare nuove iniziative imprenditoriali e parallelamente offrire il reimpiego ai lavoratori espulsi dal ciclo produttivo. È un fatto importante: ora esso va attuato e chiediamo alla Regione un costante monitoraggio. Tale provvedimento, con i dovuti aggiustamenti, dovrà essere esteso anche a Rieti. Così come ci aspettiamo un provvedimento ad hoc anche per Civita Castellana. Manca poi un provvedimento di sostegno per l’area dei Castelli - Latina che avevamo chiesto insieme a CISL e UIL.

- di sostenere il welfare in termini di servizi e inclusione;

- di riorganizzare e riqualificare la sanità realizzando l’integrazione socio-sanitaria, spostando la medicina sul territorio al fine di allargare le prestazioni e per dare corpo al progetto di welfare considerato non più come costo ma come occasione di sviluppo e lavoro.

Il Piano del Lavoro pone tuttavia la necessità di rimodulare il modello di sviluppo attuale poiché quest’ultimo non è più nelle condizioni di creare nuovo lavoro e quello che ha prodotto in massima parte è di bassa qualità e in alcuni casi con meno diritti.

Pertanto il fulcro dovranno essere: l’innovazione, la ricerca, la formazione, la scuola, la tecnologia, la sostenibilità. Occorrerà utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla presenza nel nostro territorio di università, scuole, centri di ricerca e collegare questo mondo con quello produttivo, dando attuazione alla legge regionale sull’innovazione.

Aprire le porte allo sviluppo sostenibile vuol dire occuparsi dell’efficienza e del risparmio energetico, delle fonti energetiche rinnovabili, della prevenzione e del riciclo dei rifiuti, della mobilità sostenibile, della qualità sociale e urbana grazie al recupero, riqualificazione e riuso, della salvaguardia idrogeologica, dei beni culturali, dell’uso corretto del territorio preservandolo da contaminazioni di varia natura (penso all’arsenico nelle acque, ad esempio). Soltanto così si potranno porre le basi anche per lo sviluppo locale: proprio il territorio è il luogo in cui si affermano i fattori della competizione e dell’attrazione utili a trattenere le imprese o a favorirne di nuove.

Per agevolare tutto ciò c’è anche bisogno di opportuni regimi fiscali, di una vera efficienza e di un ruolo attivo del pubblico, di incentivi finanziari, ma soprattutto è necessario un partenariato fra i diversi soggetti locali: enti locali, organizzazioni sociali, istituzioni finanziarie, camere di commercio, al fine di formulare progetti economicamente validi e fattibili.

Il nostro piano del lavoro prevede, non a caso, ben 12 azioni:

1)

banda larga, ITC e Smart cities;

2)

trasporti, infrastrutture e mobilità;

3)

aree interne, messa in sicurezza del territorio e riqualificazione delle periferie;

4)

edilizia e politica dell’abitare;

5)

politica dei rifiuti solidi urbani;

6)

politiche industriali;

7)

agricoltura;

8)

turismo;

9)

conoscenza e cultura;

10)

commercio e distribuzione;

11)

welfare, servizi alla persona, all’infanzia e adolescenza;

12)

terzo settore.

Per quanto riguarda i finanziamenti bisogna fare riferimento ad alcuni capitoli come:

-

i Fondi Europei 2014-2020: da essi possono arrivare oltre 2,5 mld. di €. Nel frattempo bisogna continuare a spendere entro il 2015 i circa 500 milioni rimasti dal sessennio precedente. Mi pare che l’attuale Regione lo stia facendo;

-

l’extragettito sanitario che dovrebbe aggirarsi intorno a 130/140 milioni di € al netto di manovre governative; una parte si può spendere per gli investimenti e una per il fisco, per la riduzione dei ticket e per il sociale;

-

il

Cipe: riteniamo realistico che possa sbloccare dai 150/200 milioni di €.

-

dall’allentamento percentuale del patto di stabilità potremmo ricavare altri 100 milioni

di

€.

-

se si recupera l’1% o il 2% dell’evasione accertata si possono ricavare 100-150 milioni

di

€ l’anno;

-

dai tagli agli sprechi, ai costi della politica, delle dirigenze, dal riordino delle partecipate, dalla revisione degli appalti, e dall’efficienza negli acquisti potremmo ricavare altri 150/160 milioni di €.

Sommando queste cifre potremmo arrivare a disporre di 1 miliardo di € l’anno. Ciò significherebbe poter creare circa 100mila posti di lavoro in 5 anni.

In più, c’è bisogno di:

-

rendere operativi i piani annuali e triennali delle opere pubbliche, gli investimenti sulle manutenzioni e sul rischio idrogeologico (da concepire come servizio pubblico non occasionale della Regione e dei comuni);

-

definire le opere cantierabili sulle quali rimodulare le risorse;

-

far decollare il patto antievasione dei sindaci dopo che ormai quasi 2 anni fa lo avevamo sottoscritto con l’Anci.

-

Piano del Lavoro vuol dire anche in questa circostanza parlare di diritti, del diritto al lavoro, al contratto nazionale e di II° livello, significa superare il blocco contrattuale nel pubblico impiego, rinnovare i contratti per i lavoratori a cui è scaduto. Significa parlare del diritto a un lavoro dignitoso, a conservare il lavoro anche quando c’è un cambio di appalto, significa rimettere al centro la sicurezza nei luoghi di lavoro, tematica penalizzata ulteriormente dalla crisi. È importante dunque riaccendere i riflettori sugli ambienti e i luoghi di lavoro.

Il nostro mestiere

Riteniamo opportuno precisare ancora una volta che il nostro mestiere è quello di contrattare, di concertare. Scioperi e manifestazioni sono gli strumenti che adoperiamo per far avanzare le nostre proposte e le nostre vertenze: il sindacato non siede nelle aule parlamentari o di altre istituzioni quindi la nostra modalità di intervenire risiede nell’incontro e nella concertazione, nella contrattazione.

Anche in virtù di ciò, non possiamo accettare da parte di nessuno - esterno o interno all’organizzazione - considerazioni secondo cui saremmo un sindacato che si colloca nel sistema.

Sono anni che ci battiamo per cambiare il sistema, chiedendo una riforma della pubblica amministrazione, maggiore trasparenza, una vera lotta alla corruzione e all’evasione, una ridefinizione del sistema degli appalti, la riforma della giustizia civile (se pensiamo ai tempi lunghi anche dei processi del lavoro), la legge sulla rappresentanza.

Questo non significa che non dobbiamo fare delle cose in più o diverse. Anzi io dico che si deve andare sempre più incontro ai problemi dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, dei precari, dei migranti non solo in occasione dei congressi. Almeno una volta l’anno chiedo venga promossa una campagna di assemblee (unitarie o solo nostre) non solo sulle questioni di categoria ma su tematiche più complessive come il fisco, il sociale, le pensioni, lo sviluppo locale e territoriale e così via.

Questa è la fase in cui bisogna rafforzare anche la nostra identità muovendoci in coerenza con le 11 azioni individuate dal documento congressuale n° 1.

Categorie, Camere del Lavoro, Servizi

Il nostro mestiere lo svolgiamo con le nostre categorie nazionali e locali in riferimento ai contratti nazionali e di II° livello ma lo svolgiamo anche con le CdLT attraverso la contrattazione sociale e territoriale, lo svolgiamo con il sistema dei servizi perché il tema è come estendiamo le tutele a fronte di un mercato del lavoro profondamente cambiato, frammentato e diviso, a realtà lavorative più piccole, più spesso nascoste. Il quadro normativo è cambiato ed è più penalizzante per il mercato del lavoro, anche per i continui cambiamenti sul fisco e sulla riforma della pubblica amministrazione.

Ecco perché, soprattutto con la crisi, dobbiamo rivolgere l’attenzione alle tutele individuali e quindi rafforzare il ruolo del CAAF e della Lasea, dell’UVL, dell’Inca, del servizio orientamento al lavoro. I servizi come le categorie e le Camere del Lavoro servono per tutelare gli interessi e i diritti degli iscritti e dei lavoratori.

Così come dobbiamo rafforzare il rapporto e il legame con il Sunia, con la Federconsumatori, l’Auser (Associazione per l’Autogestione dei Servizi e Solidarietà), l’Alpa (Lavoratori Produttori dell’Agricoltura), l’APU (Associazioni Proprietari e Utenti della casa) e Media Aequa ossia la società di mediazione che attraverso i propri sportelli nel Lazio interviene nelle procedure di mediazione e conciliazione.

Sono tutte strutture che, grazie a un sistema di rete presente anche nel territorio, consentono di salvaguardare diritti e tutele e di rispondere più compiutamente alle esigenze e ai bisogni delle persone e delle famiglie.

Dall’insieme di queste azioni ci attendiamo anche una ricaduta sul proselitismo, sul tesseramento. Il numero degli iscritti alla nostra organizzazione proviene per il 60% dalle categorie e un 40% arriva direttamente dal sistema dei servizi. Per questo in molti casi si pone il tema della presa in carico dei lavoratori da parte delle categorie: se ciò non avviene rischiamo che quella iscrizione sia a tempo e non vi sia alcuna fidelizzazione.

Modello Organizzativo

Il nostro mestiere lo svolgiamo se sappiamo adeguare anche il nostro modello organizzativo che deve fondare la sua forza sul luogo di lavoro e sul territorio; sono concetti questi che non debbono essere slogan ma perni su cui far muovere il nostro sindacato secondo un modello piramidale con il vertice stretto e la base larga.

Questo significa che tutti i blocchi che compongono la piramide sono importanti perché ognuno di essi sostiene l’altro. Ritenere che una parte di questi blocchi sia meno importante rispetto a un’altra, significa imboccare una strada sbagliata, sprecare molte energie, concentrandosi non tanto sulle politiche sindacali ma sull’importanza o meno del ruolo che in quel determinato momento uno viene ad assumere.

È bene ricordare che quel ruolo un compagno o una compagna lo assume in quanto gruppo dirigente, espressione d’insieme appunto dell’organizzazione all’interno della politica dei quadri.

Se parliamo di gruppo dirigente significa che tutte le parti sono importanti.

Per fare questo serve coraggio, è una sfida anche con se stessi, significa rimettersi in gioco, lasciare le certezze, le strade che conosciamo e camminare su nuovi percorsi sempre con l’obiettivo di fare il bene dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani.

Sono convinto che il gruppo dirigente di Roma e del Lazio ha già dato prova di saperlo fare ed è nelle condizioni di poterlo rifare: con la conferenza di organizzazione del 2012, pur tenendo ferma l’intuizione del ’96 sul radicamento territoriale, abbiamo rimodulato le CdLT della provincia di Roma passando da 7 a 4. Con quest’ultimo intervento ci siamo occupati però soltanto di Roma. Ora bisogna occuparsi di Roma e il Lazio.

Propongo di aprire una riflessione che dovrà portarci, entro marzo 2015, alla conclusione del cantiere organizzativo attivando tutto il percorso democratico e di coinvolgimento (anche seminariale) necessario a giungere a una configurazione che possa rappresentare Roma e il Lazio, confermando l’ancoraggio al luogo di lavoro e al territorio.

Tutto ciò comporta non a una contrazione della presenza ma a un rafforzamento di essa, magari policentrica e con un vertice ristretto.

In questo modo, qualora gli organismi decidessero in tal senso, andrà a chiudersi la lunga fase di transizione organizzativa per trovare un assetto strutturale, compiuto e definitivo.

Tutto questo va fatto con la pari dignità e nel rispetto delle storie e della storia: esse vanno messe a disposizione per fare qualcosa di più grande e utile ai pensionati, ai lavoratori, ai giovani e ai territori.

Comunicazione

Vanno bene le mail, gli sms, Facebook, You Tube, Twitter e tutti gli altri strumenti di comunicazione, ma umilmente vi chiedo di ripristinare le bacheche, mettendone qualcuna in più, aggiornandole periodicamente. Sono ugualmente importanti il volantino, la stretta di mano, il dialogo, il confronto, le assemblee poiché in questa lunga fase di crisi la solitudine delle persone emerge come uno degli elementi più drammatici. Sappiamo che avremo meno risorse, ma dobbiamo riabituarci ad agire in coda all’orario di lavoro e, se serve, rafforzando il volontariato e la militanza.

CISL e UIL

Il rapporto con CISL e UIL è importante perché in questo scenario la nostra unità può aiutare

meglio a difendere e a tutelare gli interessi dei lavoratori e dei pensionati a tutti i livelli e a chiedere

nuovo lavoro e adeguate politiche di sviluppo.

In questa stagione il rapporto unitario nella nostra realtà sta funzionando soprattutto sul merito delle

iniziative svolte e della piattaforma unitaria definita. Dovremmo però migliorare i nostri tempi

perché in molte situazioni o interveniamo tempestivamente e siamo protagonisti, oppure saremo destinati a “rincorrere”.

Parti Datoriali

Il rapporto con le parti datoriali, con Unindustria, finora è andato avanti a corrente alternata. Ora, a seguito dell’ultimo incontro, mi pare che si voglia procedere in termini più compiuti. Non mi dispiacerebbe discutere insieme a Unindustria di come si possa intervenire per tutelare il lavoro, non solo in termini di impresa ma anche salvaguardando competenze e professionalità dei lavoratori; con Unindustria è nata l’idea della staffetta generazionale

Poi l’intesa è stata perfezionata dalla Regione Lazio con circa 3 milioni di euro di finanziamento e con una possibilità di attivare al lavoro circa 250 giovani. Bisogna arrivare, attraverso altre coperture, come quelle delle Camere di Commercio, a circa 12 milioni di euro per avere un inserimento più significativo almeno di mille unità.

Ugualmente importante è l’avvio del confronto con l’associazione Alleanza Pmi Roma 97.6 che rappresenta le piccole e medie imprese. È emersa la volontà di concertare insieme soluzioni e proposte per tamponare e uscire dalla crisi ridefinendo un rapporto tra imprese e organizzazioni sindacali e di definire un manifesto per lo sviluppo su 5/6 tematiche concrete all’interno di una visione, di uno scenario strategico di Roma e Lazio. È stata espressa la volontà di definire una posizione comune sul decreto Salva Roma e sul Patto per lo sviluppo e l’occupazione della Regione Lazio.

A Unindustria e ad Alleanza Pmi Roma 97.6 dobbiamo chiedere se sono nelle condizioni per

impegnarsi insieme a noi, soprattutto ora che la crisi è diventata più pesante, a trovare alternative ai

licenziamenti e alla cassa integrazione, magari chiedendo ammortizzatori in deroga, corsi di formazione, contratti di solidarietà.

Un rapporto importante è in corso anche con i costruttori (ACER) per definire alcune priorità di intervento. Per noi sono fondamentali:

l’edilizia sociale (case popolari);

il recupero, la riqualificazione delle periferie, il riuso del centro storico, la manutenzione;

gli interventi per migliorare la qualità economica e sociale dell’intero territorio con le infrastrutture materiali, immateriali e sociali.

Regione

Rimane per noi fondamentale il rapporto e il ruolo che possono giocare le istituzioni locali a partire dalla Regione Lazio. Con l’avvento della Giunta Zingaretti, del centro sinistra, dopo la brutta

parentesi Polverini, si sono riaperti i canali del confronto e della concertazione. Siamo arrivati a sottoscrivere un protocollo sulle relazioni sindacali che non fu possibile ottenere precedentemente, anche se sul funzionamento di quest’ultimo registriamo qualche limite di attuazione che bisogna superare al più presto.

Nonostante il nostro impegno protrattosi fino al 23 dicembre volto a scongiurare l’aumento ulteriore dell’addizionale IRPEF dello 0,6% per tutti, la Regione Lazio aveva previsto una fascia di esenzione solo sotto i 15.000 € per il 2014 e l’aumento di un ulteriore 1% a partire da gennaio 2015.

Abbiamo allora iniziato una mobilitazione per il fisco e il lavoro con Cisl e Uil e il 3 gennaio abbiamo consegnato alla giunta 30 kg di carbone per sottolineare come le sue scelte relative al bilancio e all’aumento dell’Irpef fossero profondamente inique, ingiuste e sbagliate.

Anche a seguito dell'iniziativa, il Presidente e la Giunta si sono resi conto subito dopo di questa anomalia e hanno ripreso il confronto. Il 6 marzo abbiamo sottoscritto con la Regione un memorandum che impegna la Giunta e il Consiglio a prevedere una fascia di esenzione fino a 28mila euro, un tavolo di confronto da concludersi entro settembre del c.a. per vedere una diversa modulazione oppure aumentare l’esenzione dai 28.000.

Si è decisa inoltre l’eliminazione dell’aumento dell’1% e c’è l’impegno a utilizzare la ricontrattazione del debito compreso quello sanitario o l’extragettito per la riduzione della pressione fiscale, per gli investimenti e per ridurre i ticket. In più ci sono altri due impegni seri e sostanziosi:

uno riguarda la definizione entro il 2014 della rimodulazione in senso equo e progressivo dell’IRPEF, che già paghiamo all'1,7%, l’altro è la lotta all’evasione fiscale.

Sono state inoltre importanti le scelte compiute dalla Regione Lazio per la razionalizzazione dei

costi della politica, delle società, dei consigli di amministrazione. È questa una strada da continuare

a percorrere. Bisognerebbe arrivare a eliminare il pagamento dei vitalizi agli amministratori regionali almeno finché dura la crisi.

Bisogna inoltre proseguire con la centrale unica per gli acquisti, la revisione del sistema degli appalti e oltre alla lotta all’evasione cui accennavamo bisogna rafforzare la lotta alla corruzione.

Con la Regione, le parti datoriali e le altre organizzazioni sindacali stiamo lavorando per giungere a sottoscrivere un Patto per lo sviluppo e l’occupazione: esso dovrà contenere scelte chiare e prevedere effettive ricadute occupazionali attraverso misurazioni, risorse, cronoprogramma, verifica

e monitoraggio delle scelte da compiere, introdurre ingredienti utili per ripensare al modello di

sviluppo, utilizzare non solo le risorse europee ma quelle nazionali, e chiamare in causa anche il sistema del credito per affrontare le grandi tematiche e far ripartire il lavoro.

La riforma della P.A rimane vitale sia per rilanciare le funzioni e il ruolo del pubblico anche nella programmazione e nel controllo sia per aumentare efficacia ed efficienza.

La Regione dovrebbe dire al Governo: chiudiamo la stagione dei commissariamenti, delle scelte calate dall’alto, riprendiamo a camminare con le nostre gambe, sulla base di scelte politiche e amministrative concertate a livello locale sia sul fronte della sanità che su quello dei rifiuti solidi urbani, settori attualmente commissariati.

Per quanto riguarda la sanità, dobbiamo porre fine alla fase dei tagli e ragionare su riorganizzazione, riqualificazione e territorio. È dentro questo disegno che le case della salute possono rivelarsi una soluzione salvaguardando i servizi, la trasparenza e i diritti dei lavoratori.

Non è più rinviabile una legge sugli appalti, i servizi e le forniture, capace di tutelare anche i diritti dei lavoratori magari anticipata con un protocollo tra la Regione e le parti sociali.

Dobbiamo: ridefinire e finanziare la legge sul reddito minimo garantito come un ponte per il lavoro, non come forma di assistenza; rivedere la normativa sul diritto allo studio rafforzando il modello di programmazione partecipata e la legge regionale che disciplina il funzionamento del Forum Giovani; definire strumenti di pianificazione PRT e piano energetico; completare la legge regionale sul sociale; oltre alla legge sull’innovazione, rendere operativa e funzionante quella sull’immigrazione. Su questo ultimo punto, fermo restando il ruolo dell’Europa e dell’Italia, ognuno deve fare la propria parte su inclusione, lavoro e diritti, essendo il Lazio la prima regione per presenza di migranti.

Bene attivazione del programma Garanzia Giovani, così come l’accordo di apprendistato di alta formazione, e la linea guida sui tirocini. Su tutto ciò si è svolto un importantissimo lavoro di concertazione.

Con questi elementi il Lazio potrà riuscire a essere un modello sul piano della concertazione e sulle scelte di merito.

Roma

Parlando di Roma, non si può non fare riferimento al cosiddetto Decreto Salva Roma. A noi piace aggiungere la parola “romani” perché se salviamo Roma ma non salviamo i romani, il disastro è assicurato.

Prima di affrontare questo tema vorrei soffermarmi sul fatto che dopo l’entusiasmo della svolta politico-amministrativa, i rapporti anche con il Comune sono stati altalenanti e spesso legati alle emergenze: il TPL, le vicende dei cantieri della metropolitana, il tema del personale, per fare solo qualche esempio.

Il bilancio del 2013 - di fatto un bilancio consuntivo più che preventivo - non è stato oggetto di grande discussione.

Continuiamo a chiedere un cambio di passo, di voltare pagina. Alcuni segnali di discontinuità ci sono stati ma sono avvenuti tardi: dobbiamo ripartire dalle regole, dalle relazioni sindacali, ma soprattutto dalle scelte che riguardano il governo, gli investimenti, il sociale e il fisco.

È dentro questo scenario che si innesta il decreto Salva Roma che può stravolgere tale impostazione. Esso in sintesi prevede una tempistica molto rigida:

- un piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio strutturale di bilancio, dove debbono essere riportate le misure per il contenimento dei costi:

1. ricognizione dei costi unitari della fornitura dei servizi pubblici locali e misure per riportare tali costi ai livelli standard dei grandi comuni italiani;

2. per le società in perdita si fa riferimento al necessario riequilibrio del personale facendo riferimento agli strumenti legislativi e contrattuali esistenti, nel quadro degli accordi con le OO.SS.

3. adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di T.P.L., di raccolta di rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alle liberalizzazioni;

4.

perseguire il riequilibrio finanziario del comune, se necessario con la dismissione o la messa in liquidazione delle società partecipate che non risultano avere come fine sociale attività di servizio pubblico, nonché con la dismissione di quote del patrimonio immobiliare del comune.

Per noi questi sono i punti fermi:

- la discussione sul Salva Roma (che va fatta unitamente a quella sul bilancio).

- la quantità e la qualità dei servizi (che devono restare immutate).

- la garanzia del lavoro e dei diritti dei lavoratori (a partire dai precari).

- l’equità e la progressività fiscale, senza prevedere ulteriori aumenti di tassazione.

- no ai tagli lineari e alle privatizzazioni che equivalgono a svendere.

All’interno di queste indicazioni e parametri siamo pronti a discutere e a trovare nel merito le intese.

Abbiamo l’energia, le forze, le competenze, la determinazione per uscire da questo stato di difficoltà. Per evitare che questa sorta di commissariamento ingessi Roma ci vuole un patto triangolare giocato sulla trasparenza, sulla coerenza ma anche sulla costanza dei rapporti tra il Comune, le organizzazioni sindacali e le imprese.

In tale contesto anche noi ci sentiamo di essere classe dirigente di questa città, pronti a fare la nostra

parte ripartendo dal lavoro, dai lavoratori e dai servizi. Occorre intraprendere un’azione riformista e

deve essere questa l’occasione per discutere della quantità e della qualità dei servizi sia nei contratti

di servizio sia nei piani industriali.

- TPL: bisogna pensare a un’unica società con Regione Lazio, Trenitalia e Comune di Roma;

- ACEA e AMA: occorre rafforzare le integrazioni sulle politiche industriali ed energetiche ma anche sull’innovazione e la trasparenza e mirare alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Non penserei ad altri soci né a forme di azionariato popolare. Un conto sarà valutare il servizio e le ricadute prevedendo un’opportuna fase partecipativa, un conto cambiare la natura delle società;

- Farmacap: verifichiamo bene quello che Farmacap gestisce, valutiamo se bisogna scorporare qualcosa oppure no, ma sarei per rilanciare questo servizio. Restiamo in attesa dell’incontro con l’amministrazione comunale per capire esattamente quale è il piano di intervento e poi la discussione sul merito.

Su Roma e Lazio bisogna compiere grandi scelte infrastrutturali materiali (piano su ferro, aeroporto, portualità) e anche immateriali.

Altri comuni

Per quanto riguarda le altre amministrazioni locali, ci assumiamo l’impegno di lavorare entro quest’anno, nei comuni superiori ai 5mila abitanti, su temi come il sociale, gli investimenti, il fisco arrivando a redigere protocolli o memorandum utili ai lavoratori, pensionati e al territorio.

Rinnovamento

Dobbiamo porci anche il tema del rinnovamento della nostra organizzazione e del ringiovanimento non improvvisato o con il metodo della “rottamazione” o della spallata. Il tema non è rottamare l’esperienza ma mettere questa al servizio dell’organizzazione per favorire il ricambio all’interno di un progetto e a un percorso che deve far parte dell’impostazione culturale e che non può essere la semplice sostituzione di persone. Un percorso che parta dai luoghi di lavoro, dai comprensori e poi passi alle categorie per arrivare agli altri livelli dell’organizzazione.

Non è valida l’obiezione secondo la quale passa troppo tempo perché il nostro mandato dura 8 anni. I compagni e le compagne possono restare anche meno di questo periodo (che è il periodo massimo). Tra l’altro a Roma e nel Lazio, il gruppo dirigente ha rinunciato a usufruire dell’opportunità che lo statuto consente in occasione della rimodulazione delle strutture, dando così un chiaro segnale politico a favore del rinnovamento.

Dicevo che il ricambio va preparato, non improvvisato perché il compagno o la compagna debbono avere la forza di modificare, cambiare, adeguare le strutture al nuovo. In quel caso abbiamo prodotto il rinnovamento, altrimenti abbiamo semplicemente sostituito le persone e la struttura continua a lavorare nella vecchia maniera.

Donne

La nostra è un’organizzazione di uomini e di donne. Ciò significa che anche i gruppi dirigenti devono essere espressione di questo quadro. Se così non è, questa deve essere l’occasione per realizzare compiutamente la valorizzazione delle compagne attraverso scelte e soluzioni improntate a un più visibile equilibrio a partire dalle scadenze di mandato e non solo definendo un apposito progetto anche in coerenza con le scelte già compiute nelle attuali CdL di Roma dove abbiamo le segreterie paritarie.

Proseguendo in tale direzione negli eventuali percorsi di rimodulazione delle CdL territoriali dobbiamo impegnarci affinché ci possa essere un consolidamento delle presenze delle compagne.

Bisogna inoltre lavorare a tutti i livelli affinché, in occasione del rinnovo dei nostri delegati, venga sostenuta l’affermazione delle nostre compagne non solo come segno di rinnovamento ma anche per assumere in termini più compiuti la piattaforma di genere e con l’obiettivo di conquistare nei luoghi di lavoro e nelle diverse città cambiamenti strutturali in termini di welfare. Favorire l’inclusione e l’impegno delle donne è un modo per combattere quegli episodi di discriminazione e di violenza, manifestatisi anche a Roma.

In tal senso è molto importante la definizione della relativa legge regionale su cui le stesse compagne hanno lavorato.

Dire e fare

Dobbiamo essere coerenti con le cose che dichiariamo: è segno di autorevolezza, trasparenza e rispetto.

Risultati

Su questo tema ci giochiamo una forte dose di credibilità e di affidabilità; dobbiamo essere coerenti con ciò che dichiariamo e quando i risultati attesi non si realizzano dobbiamo cercare di

comprenderne le ragioni, come evitare gli errori, e dobbiamo essere pronti a cambiare strategia e comportamento.

Forme di lotta

Bisogna far riuscire quelle che proponiamo, coinvolgendo compiutamente i lavoratori, i pensionati e le persone in generale, prima di annunciare o pensare ad altre.

Testo Unico

Con la sottoscrizione del Testo Unico sulla rappresentanza in coerenza con gli accordi del 28 giugno 2011 e 31 maggio 2013:

- i lavoratori possono decidere sul proprio contratto, spetta a loro l’ultima parola;

- i delegati avranno più potere e più responsabilità

- non ci potranno più essere gli accordi separati.

Non capisco per quale ragione anche dopo il voto del Comitato Direttivo della CGIL Nazionale del 17/1/2014 si è voluto continuare a fare, da parte di qualcuno e in particolare di una struttura, un ragionamento inchiodato sul metodo anziché valorizzare il merito del Testo Unico.

Se facciamo riferimento al merito abbiamo che:

- il peso di ogni organizzazione viene misurato annualmente a livello nazionale sia sulla base del numero degli iscritti, sia sulla base del numero dei voti conseguiti nelle elezioni delle RSU;

- i delegati RSU sono eletti proporzionalmente e direttamente dai lavoratori e lavoratrici e hanno il potere di fare accordi che sono vincolanti per i lavoratori e per le imprese;

- dove ci sono le RSU, sono loro a decidere come e quando far votare gli accordi aziendali. Se invece c’è la RSA, che è nominata dalle organizzazioni sindacali, per quanto riguarda l’accordo aziendale c’è l’obbligo di voto;

- il CCNL per essere valido e esigibile deve essere firmato dal 50%+1 delle organizzazioni sindacali e votato a maggioranza semplice dai lavoratori/lavoratrici e cui viene applicato;

- le associazioni imprenditoriali non potranno più scegliere con chi trattare poiché se un’organizzazione sindacale rappresenta il 5% a livello nazionale parteciperà di diritto alla trattativa per il rinnovo del CCNL;

- saranno i contratti collettivi nazionali futuri a stabilire le sanzioni che per la prima volta riguarderanno sia l’azienda sia le organizzazioni sindacali e le loro rappresentanze.

- il mancato rispetto degli accordi prevede una multa per le imprese e la temporanea sospensione dei diritti sindacali contrattuali.

- per le organizzazioni sindacali e per le rappresentanze elette sono escluse sanzioni di qualunque genere, per i singoli.

Il Testo Unico fissa regole che dovranno essere inserite nei prossimi contratti nazionali sull’esigibilità degli accordi.

Sono chiaramente garantiti i diritti derivanti dallo Statuto dei lavoratori e chiaramente non c’è alcun limite al diritto di sciopero.

Dopo Confindustria, il Testo Unico è stato sottoscritto pure da Confservizi. Questo è importante ma non basta: bisogna estendere a tutto il mondo del lavoro i principi e il merito contenuti nel Testo Unico.

Inoltre bisogna rinnovare tutte le RSU scadute e chiaramente far votare la CGIL significa contribuire a far pesare di più la nostra organizzazione.

Un peso che deriva anche dal numero degli iscritti. Il proselitismo per noi deve essere sempre più un’azione di politica sindacale. Anche perché con Cisl e Uil e (?Ugl?) con il Testo Unico la competizione non si chiude ma continua, seppur dentro regole certe.

Chiediamo con forza al Parlamento di approvare una legge sulla rappresentanza che faccia proprio

il principio che a decidere siano i lavoratori, dando anche attuazione all’art. 39 della Carta

Costituzionale sull’estensione erga omnes dei CCNL.

Nella maggior parte delle assemblee congressuali sono stati approvati odg e raccolte di firme a sostegno del Testo Unico. Ora, dopo l’approvazione del C.D, si è deciso di andare a svolgere le assemblee unitarie con CISL e UIL e poi di trovare opportuni momenti di voto dei nostri iscritti sulla base delle decisioni delle categorie nazionali.

Concluso il nostro congresso lavoreremo per conseguire il pronunciamento degli iscritti.

E proprio per assicurare la massima correttezza e trasparenza, considerato che i pensionati in

massima parte si sono espressi, si realizzeranno di fatto due urne, una dove voteranno tutti gli iscritti afferenti a Confindustria e l’altra dove voteranno coloro a cui il Testo Unico deve essere esteso.

Dopo il pronunciamento degli iscritti, nessuno di noi potrà dire che non vale. Quindi saremo tutti tenuti a rispettare l’esito e agire di conseguenza senza zone franche.

Compagne e compagni, riprendendo lo slogan del nostro congresso, noi siamo contrattazione,

democrazia, diritti, futuro, inclusione, lavoro, legalità, partecipazione e forti di questi obiettivi e valori continueremo a impegnarci per cambiare e riformare il nostro territorio e il nostro paese sulla base del piano del lavoro e di un nuovo modello di sviluppo; per estendere le tutele e i diritti a chi

ne

è sprovvisto senza lasciare nessuno da solo; per cambiare, rinnovare, rafforzare la CGIL insieme

al

nostro segretario generale Susanna Camusso.