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16 URBINO E PROVINCIA

MARTED 7 GENNAIO 2014

Urbino riscopre il suo re: Giacomo III Stuart


PUBBLICHIAMO in anteprima un estratto della postfazione al libro di Edward Corp I giacobiti a Urbino - 1717 - 1718 La corte in esilio di Giacomo III re dInghilterra.
DOVE DORMIVA La stanza detta del re dInghilterra al Palazzo Ducale di Urbino. Una targa collocata dalla Soprintendenza ricorda ai visitatori la particolarit di questo ambiente
di TOMMASO DI CARPEGNA FALCONIERI

Esce ledizione italiana del libro scritto da Edward Corp. E curata dal docente

LINTRODUZIONE DI STEFANO PIVATO

Questo un sovrano che vedo tutti i giorni


di STEFANO PIVATO *

LA CORTE di Giacomo Stuart, detto il Vecchio Pretendente oppure, come sempre accade di leggere in questo libro, re Giacomo III, fu come una piccola societ di naufraghi, litigiosa ma perfettamente regolata nei suoi ritmi di vita e tenacemente rivolta al raggiungimento di un ideale superiore, il ritorno del suo Master in patria come sovrano regnante. Questo il senso, altissimo e tragico, di unavventura umana altrimenti scandita dalle piccole ugge quotidiane, e questo il valore profondo, io credo, della sua ricostruzione sapientemente condotta da Edward Corp. Mi sono assunto il compito di curare ledizione italiana e la traduzione del suo lavoro incontrando alcune difficolt ma anche quella soddisfazione che, spesso e per fortuna, alle difficolt si accompagna. La comprensione

CLIMA SURREALE La corte viveva come se fosse stata in Inghilterra, ma erano invece ben lontani da casa
non immediata della vita di corte mi ha portato talvolta a fantasticare sui personaggi coinvolti, che, con le loro parrucche e le loro acri battute, mi apparivano simili ai protagonisti di un inquietante film di Peter Greenaway, Il mistero dei giardini di Compton House. La mia soddisfazione, invece, si pu riassumere nellaver percepito alcune suggestioni storiche ed esistenziali di spessore tale da rendere lopera uno strumento atto a meglio comprendere non solo i fatti raccontati, ma anche qualcosa di pi. QUELLA che abbiamo di fronte, infatti, una storia al contrario. Ed questo ci che almeno per me la rende molto interessante. Ci che rende tragica e affascinante la storia dei giacobiti in Italia la sua dimensione controfattuale. Non ci troviamo infatti a considerare un fallimento annunciato, una disfatta che, con il senno di poi, saremmo obbligati a considerare come gi incisa ab origine mundi nel grande libro della storia. Con buona pace di chi vive nella certezza della necessit e univocit del fatto storico, qui assistiamo invece allumano dibattersi tra le mille eventualit che il futuro ci riserva, ai progetti che si trasformano in scelte indovinate oppure in errori irreparabili. Poich, come ha scritto di recente Mario Isnenghi, niente stato ineluttabile, ma tutto stato irreversibile. La restaurazione di un re di casa Stuart sui troni di Inghilterra, Scozia e Irlanda fu infatti una possibilit aperta per decen-

INCONTRO Giacomo III tutti i giorni, proprio davanti al mio studio. Porta una gran parrucca, una corazza scintillante e la fascia blu dellordine della Giarrettiera. Sta l da molto tempo, insieme con gli altri insigni personaggi che hanno illustrato la citt di Urbino e la cui memoria si conserva nella galleria di quadri del Rettorato. Dal libro che pre-sento apprendo che in queste stesse sale il re dInghilterra si trattenne pi volte, allietato dalle conversazioni che i signori Bonaventura, proprietari del palazzo che oggi la sede dellUniversit, organizzavano per lui e per la sua corte. Il ritratto che mi osserva regalmente ogni giorno, dunque, davvero collocato al posto giusto. Gli anni urbinati di Giacomo Stuart, quasi del tutto sconosciuti ai pi, sono di grande interesse, e sono grato a Edward Corp per aver compiuto lopera meritoria di studiarli approfonditamente e poi presentarli con accuratezza. LUNIVERSITA di Urbino si fatta volentieri promotrice di questa edizione italiana curata dal nostro Tommaso di Carpegna Falconieri ben consapevole che cos facendo la storia della citt si sarebbe arricchita di un nuovo, importante capitolo. La piccola Stanza del re dInghilterra, cio il camerino a stucchi dorati in cui si imbattono i visitatori del Palazzo Ducale, si espande fino a comprendere lintero palazzo, poi la citt e ancora lItalia e lEuropa, in una vicenda che pose Urbino, in quanto sede della corte britannica in esilio, al centro di un fitto intreccio di relazioni internazionali. Si tratta di una inclinazione ad aprirsi, a guardarsi intorno e a costruire reti che, con altri mezzi e nuovi intendimenti, ancora oggi desideriamo essere un nostro segno distintivo. URBINO, citt patrimonio dellumanit, infatti uno scrigno di cultura aperto alle sollecitazioni del mondo; in particolare la sua Universit porta avanti da tempo un articolato programma di internazionalizzazione del quale anche il presente libro pu essere considerato un esempio. Giungano pertanto i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno permesso la sua realizzazione: a Giovanni Lani, presidente dellUrbino Press Award, che per primo mi ha segnalato lopera in lingua originale; alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro che ha finanziato ledizione italiana; alla Societ editrice il Mulino che lha pubblicata nella collana Percorsi; al curatore e, naturalmente, allautore. * Magnifico Rettore Universit di Urbino

MARTED 7 GENNAIO 2014

URBINO E PROVINCIA 17

esiliato dallInghilterra
Tommaso di Carpegna Falconieri
SOVRANO Giacomo III, dipinto del 1717 di Antonio David (copia di Alexis-Simon Belle da una collezione privata). Loriginale nel Palacio de Liria a Madrid

ni e di essa non si pot decretare lesito finale disastroso per gli Stuart e per i loro fedeli fino alla battaglia di Culloden nel 1746. A Urbino, in particolare, si tenne corte bandita per oltre un anno. Come scrisse Gaetano Moroni, Giacomo III si port in Urbino, trattato magnificamente e come regnasse. La corte visse in unatmosfera sospesa, ritenendosi custode del sovrano, depositaria della legittimit e della salvezza del regno. Mentre il mondo onora un altro re e questi colui che governa davvero, la corte Stuart vive in una dimensione appartata in cui si continuano per a celebrare pubblicamente i rituali della

E un paese da cuc ove il vento ognhora sta sopportar nol posso pi perderei la sanit. QUALI furono i sentimenti dei cortigiani residenti a Urbino? Quale la dimensione quotidiana del loro vivere? Nelle lunghe ore scandite dai cerimoniali e dallesercizio delle incombenze giornaliere, essi vissero la calma apparente che maschera lattesa e lansia di ricevere notizie, e che ben presto si trasforma in insofferenza e noia. Noia: un sentimento che dovette strisciare con ostinazione nelle grandi sale del Palazzo Ducale e che i membri della corte inglese, durante lanno e pi che trascorsero a Urbino, condivisero con le migliaia di anonimi graffitari i quali, appoggiati per ore e ore agli stipiti di porte e finestre e agli architravi dei camini, stando di piantone o facendo anticamera, passarono il tempo a incidere sulla pietra parole e disegni, lasciando oggi a noi migliaia di tracce del loro tedio creativo. Non abbiamo ancora ritrovato graffiti eventualmente incisi dai cortigiani di re Giacomo, ma chiss che questo non possa capitare. La monotonia della loro vita fu peraltro temperata dal rigoroso adempimento delle mansioni, dal cercare il favore del re, dalle passeggiate dentro casa, dai giochi di societ, dalle visite in citt, dal corteggiare la cantante Signora Innocenza, da alcuni viaggi, e soprattutto dai concerti che resero Urbino un importante centro musicale nonch dallassidua scrittura di lettere la cui conservazione ci permette, oggi, di riscoprirne la storia. Che cosa resta a Urbino di questi inglesi e scozzesi di spirito duro e malinconico? Abbiamo la memoria, deformata dagli anni, di una camera del re dInghilterra nel Palazzo Ducale e conosciamo due ritratti di Giacomo III, uno conservato nellOratorio di san Giuseppe e laltro nel Rettorato dellUniversit, cio in quel Palazzo Bonaventura frequentato durante le conversazioni. In un corridoio dellAlbergo san Domenico visibile la lastra tombale di un membro della corte, mentre lUniversit e lArcivescovato custodiscono, nei loro archivi, preziose notizie; a voler cercare, altre si troveranno con ogni probabilit nella Sezione di Archivio di Stato. A tutto questo si aggiunge oggi il libro di Edward Corp, che finalmente rischiara una storia troppo a lungo dimenticata. A lui vadano i sinceri ringraziamenti miei e dei suoi lettori italiani.

LORD INGLESI IN TRASFERTA

Che fatica combattere con la nobilt italiana


di GIOVANNI LANI

LA NOIA DEL COMPLOTTO Durante il soggiorno vi furono continue trame per rientrare in patria. Unattesa snervante
regalit, che in tale modo viene preservata. I cortigiani riveriscono Giacomo III che, in quel piccolo mondo al contempo reale e controfattuale, il re. Ed egli, che persona sacra, ogni gioved benedice gli ammalati di scrofola, toccandoli sulle guance con una medaglia e compiendo un rito che era tradizionale gi nel medioevo. INTORNO alla corte, un intero regno tributa gli onori a questo sovrano legittimo che dovr nuovamente regnare. Ma questo regno lo Stato pontificio non il suo. What if, dunque: cosa sarebbe accaduto se il re (o il pretendente, a seconda del punto di vista) fosse riuscito a rientrare trionfalmente in Inghilterra? Questo, invero, non accadde, ma gli uomini che vissero in quegli anni intorno a lui spesero lintera loro esistenza ed energia per far s che accadesse. Essi non sognarono solamente, ma tentarono di realizzare questa possibilit. La loro storia, dunque, una storia vissuta interamente allinterno della dimensione del possibile. Una storia tutta fatta con i se. La storia della corte Stuart a Urbino fatta dei sogni vissuti nelle grandi sale del Palazzo Ducale, in uno scenario che , anchesso, interamente comprensibile solo nel mondo girato allinverso. Certo, il palazzo bello e solenne, degno di ospitare la corte in esilio: tanto che i membri di essa, nel descriverlo, sono prodighi di parole di elogio. Ma la contrada che lo circonda, la citt, le campagne sono un luogo dannato, abominevole, una regione remota e pressoch deserta, raggiungibile solo attraverso strade pessime, irta di colline, senza vallate aperte, senza spazi per passeggiare, fredda e isolata. I giacobiti vivono nello Urbino ventoso di pascoliana memoria, ovvero in quello stesso clima che, circa cinquantanni prima rispetto alla permanenza della corte Stuart, nel 1665, un anonimo descrisse incidendo sullo stipite di una porta del Palazzo Ducale questa filastrocca studiata di recente da Raffaella Sarti:

I GIACOBITI a Urbino (editore il Mulino, 236 pagine, 25 euro) un libro atteso da anni, dopo luscita della poderosa versione inglese del 2008. In un sol colpo ci toglie tutte le curiosit sulla figura sospesa nel tempo e affidata allimmaginazione di Giacomo III Stuart, personaggio che noi urbinati abbiamo incontrato fin da piccoli entrando nelloratorio di san Giuseppe (foto sopra), dove si conserva un ritratto del sovrano. Ai pi sembrava inspiegabilmente buttato l per caso. Non cos. Anzi, diciamolo pure, ad Urbino quasi tutto quello che sembra fatto per caso (almeno fino allOttocento) non affatto frutto dellimprovvisazione. Dai testi impressi sui monumenti pensiamo solo alla Cattedrale allorientamento di alcuni edifici c sempre una logica da riscoprire in quel che appare. La ricerca di Edward Corp professore emerito di Storia britannica allUniversit di Tolosa di g r a n d e godibilit grazie alla cura messa nelledizione italiana fatta da Tommaso di Carpegna Falconieri. Gi dalle prime pagine il lettore subito di fronte ad una certezza: ad Urbino poche cose cambiano nei secoli. I PROBLEMI sono sempre gli stessi: viabilit scarsa, pochi divertimenti, carattere spigoloso degli abitanti, lotte incredibili per ottenere ruoli ed istituzioni, difficolt economiche. Ma almeno emerge una certezza. Un punto fermo che vale pi di tutti i problemi citati: la capacit di essere pi volte in ogni secolo al centro degli interessi internazionali. Con la Corte di Giacomo III Urbino indubbiamente ebbe questo ruolo e negli anni suc-

cessivi nessuno diede mai importanza a quanto accadde. Certo che leggendo le pagine vien voglia di bruciare qui le curiosit che emergono dal testo, ma cos facendo si rovinerebbe la sorpresa. QUI VIEN voglia di far volare la fantasia e sperare che un giorno gli inglesi cos bravi e prolifici nel fare le serie tv, si imbarchino nellimpresa di raccontare questa corte in esilio, dove gli equivoci saranno stati allordine del giorno. Da un lato avevamo lord inglesi, nobili scozzesi e irlandesi che non sapevano litaliano dellepoca, dallaltra la nobilt di Urbino che si faceva in quattro per ospitare il re. Possiamo immaginare le attenzio-

UN MONDO DI SPIE Ogni movimento era osservato dalla Chiesa e dal Regno Unito
ni che avr avuto il Segretario di Stato (duca di Mar) o quello di Gabinetto (David Nairne). Tutti i giorni cera un gran viavai di corrispondenza, le spie inglesi ed italiane lavoravano a pieno regime per prevenire attentati e cogliere gli umori pi sottili. Immaginiamo poi che da fare avevano le cucine, col vino che veniva spedito dalla Francia con regolarit. E cosa poteva accadere ogni volta che il re usciva? Vi immaginate una corte intera su e gi per la citt, la complessit del corteo per andare a messa dal Palazzo Ducale al Duomo? Poche decine di metri e chiss quanti preparativi (e possiamo immaginare i litigi). Lo stesso autore nel sesto capitolo, su Le politiche della Corte ci informa che i rapporti tra i giacobiti e gli urbinati furono tesi e difficili, al punto tale che i contrasti tra vecchi e nuovi servitori e tra cattolici e protesanti crebbero a tal punto che non soltanto compromisero lunit della corte in esilio, ma addirittura le prospettive future dellinterno movimento giacobita. Tutto questo, non suona familiare?