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DELEUZE, LEZIONI SU LEIBNIZ

DELEUZE / LEIBNIZ
Cours Vincennes - 15/04/1980
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Saremo occupati per un po di tempo da una serie (di lezioni) su Leibniz. Il mio scopo
molto semplice: per quelli che non lo conoscono per nulla, provare a progredire, farvi
amare questautore e darvi una certa voglia di leggerlo.
Per cominciare Leibniz, c uno strumento di lavoro ineguagliabile. Fu il compito di una
vita, una vita molto modesta, ma molto profonda. E una signora, signora Prenant, che gi
da molto tempo ha fatto una raccolta di pezzi scelti di Leibniz. Dabitudine i pezzi scelti
sono molto dubbiosi, ma in questo caso si tratta di un capolavoro. E un capolavoro per
una ragione molto semplice: perch anche se Leibniz ha dei procedimenti di scrittura che
di sicuro sono molto correnti alla sua epoca (inizio XVIII sec.) lui li spinge fino a un
punto straordinario. Certo, come tutti i filosofi fa dei grossi libri, ma al limite, potremmo
dire che questi grossi libri non sono lessenziale della sua opera perch lessenziale della
sua opera nella corrispondenza e nei piccoli scritti memoriali. I grandi testi di Leibniz,
sono molto spesso dei testi di quattro o cinque pagine, dieci pagine, o appunto delle
lettere. Scrive un po in tutte le lingue e in un certo modo, il primo grande filosofo
tedesco. Rappresenta larrivo in Europa della filosofia tedesca. Linfluenza di Leibniz
sar immediata sui filosofi romantici del XIX sec. Tedesco, non solo, essa si far sentire
particolarmente in Nietzsche.
Leibniz uno dei filosofi pi adatti per dare una risposta adeguata a questa domanda: che
cos la filosofia? Chi un filosofo? Di cosa si occupa? Se si pensa che le definizioni
come la ricerca del vero, o della saggezza, non siano adeguate, c unattivit filosofica?

Vorrei dire molto velocemente come io vedo il rapporto del filosofo con la sua attivit. Si
possono confrontare le attivit solo in funzione di ci che esse creano e del loro modo di
creazione. Bisogna domandarci cosa crea un falegname? Cosa crea un musicista? Cosa
crea un filosofo? Un filosofo, per me qualcuno che crea dei concetti. Ci implica
diverse cose: che il concetto sia qualcosa che deve essere creato, che il concetto sia il
termine di una creazione.
Non vedo nessuna possibilit di definire la scienza se non s' indica qualcosa che creato
dalla e nella scienza. Ora, pu darsi che ci che creato dalla e nella scienza, io non
sappia bene cosa sia, ma non saranno dei concetti propriamente parlando. Il concetto di
creazione stato molto pi legato allarte piuttosto che alla scienza o alla filosofia. Che
cosa crea un pittore? Crea linee e colori. Ci implica che le linee e i colori non sono gi
dati, sono i termini di una creazione. Ci che gi dato, al limite, potremmo sempre
nominarlo un flusso. Sono i flussi che sono gi dati e la creazione consiste nel ritagliare,
organizzare, connettere dei flussi, in modo tale che si delinei o si compia una creazione
intorno a certe singolarit estratte dai flussi.
Un concetto non per niente qualcosa di gi dato. Inoltre un concetto non la stessa cosa
che il pensiero: possiamo facilmente pensare senza concetto, e anche tutti quelli che non
fanno della filosofia, io credo che essi pensino, che pensino a tutti gli effetti, ma che non
pensano per concetti - se voi accettate il fatto che il concetto sia il termine di una attivit
o duna creazione autentica.
Io direi che il concetto, un sistema di singolarit prelevate da un flusso di pensiero. Un
filosofo, qualcuno che fabbrica concetti. E qualcosa dintellettuale? A mio avviso, no.
Poich un concetto in quanto sistema di singolarit prelevate da un flusso di pensiero
immaginate il flusso di pensiero universale come una specie di monologo interiore, il
monologo interiore di tutti quelli che pensano. La filosofia scaturisce con latto che
consiste a creare dei concetti. Per me, c tanta creazione nella fabbricazione di un
concetto che nella creazione di un grande pittore o di un grande musicista. Possiamo
concepire anche un flusso acustico continuo (forse non che un idea, ma poco importa se
questa idea fondata) che attraversa il mondo e che comprenda anche il silenzio. Un
musicista qualcuno che preleva da questo flusso qualche cosa: delle note? No? Che cosa
chiameremo il nuovo suono di un musicista? Sentite bene che non si tratta semplicemente

del sistema di note. E la stessa cosa per la filosofia, solo che non si tratta di creare dei
suoni ma dei concetti.
Non questione di definire la filosofia con una ricerca qualunque della verit, e per una
ragione molto semplice: ovvero che la verit sempre subordinata al sistema di concetti
di cui disponiamo. Qual limportanza dei filosofi per i non-filosofi? E che i nonfilosofi possono benissimo non saperlo, o mostrare di disinteressarsene, che lo vogliano o
no essi pensano attraverso dei concetti che hanno dei nomi propri. Riconosco il nome di
Kant non alla sua vita, ma ad un certo tipo di concetti che sono firmati da Kant. Allora,
essere discepolo di un filosofo qualcosa che possiamo facilmente concepire. Se voi siete
nella situazione di dire che tal filosofo ha segnato dei concetti per cui voi sentite il
bisogno, in quel caso siete kantiani, leibniziani etc.
E una cosa che non stupisce il fatto che due grandi filosofi non siano daccordo luno
con laltro nella misura in cui ognuno crea un sistema di concetti che gli serve da
riferimento. Dunque non abbiamo solo questo da giudicare. Possiamo benissimo non
essere discepoli che localmente, su questo o quel punto la filosofia, se ne distacca (a se
dtache). Voi potreste essere discepoli di un filosofo nella misura in cui voi ritenete avere
una necessit personale per questo tipo di concetti. I concetti sono delle firme spirituali.
Ma ci non vuol dire che siano nella testa, perch i concetti sono anche dei modi di vita
e non per scelta o per riflessione, il filosofo non riflette di pi rispetto al pittore o al
musicista -; le attivit si definiscono per un' attivit creatrice e non per una dimensione
riflessiva. Quindi, cosa vuol dire: aver bisogno di questo o quel concetto? In un certo
modo, mi dico io, i concetti sono delle cose talmente vive, veramente delle cose a quattro
zampe, si muovono, ecco! Sono come un colore, come un suono. I concetti, sono
talmente vivi, da non essere senza rapporto con ci che a prima vista sembrerebbe
qualcosa di molto lontano dal concetto, a ben vedere il grido.
In un certo modo, il filosofo, non qualcuno che canta, qualcuno che grida. Ogni volta
che voi avete bisogno di gridare, penso che non siate lontani da una specie di chiamata
della filosofia. Che cosa vuol dire che il concetto sarebbe una specie di grido o una specie
di forma del grido? E questo, aver bisogno di un concetto: aver qualcosa da gridare!
Bisogner trovare il concetto di questo grido, qui Possiamo gridare mille cose.
Immaginate qualcuno che grida: Comunque bisogna che tutto questo abbia una ragione.

E un grido molto semplice. Nella mia definizione: il concetto la forma del grido,
immaginiamo subito una serie di filosofi che direbbero si, si! Sono i filosofi della
passione, i filosofi del pathos, distinti dai filosofi del logos. Per esempio, Kierkegaard,
fond tutta la sua filosofia su dei gridi fondamentali.
Ma Leibniz della grande tradizione razionalista. Immaginate Leibniz: c qualcosa che
ci lascia sbigottiti. E il filosofo dellordine; di pi, dellordine e della polizia, in tutti i
sensi della parola polizia. Nel primo senso della parola polizia soprattutto, ovvero
lorganizzazione ordinata della citt. Non pensa se non in termini d' ordine. In questo
senso estremamente reazionario, lamico dellordine. Ma stranamente, con questo
gusto per lordine e per fondare quest ordine, si abbandona ad una folle (dmente)
creazione di concetti mai vista in filosofia. Dei concetti scompigliati, i pi esuberanti, i
pi disordinati, per giustificare ci che . Bisogna che ogni cosa abbia una ragione. In
effetti, ci sono due tipi di filosofi, se voi accettate questa definizione della filosofia come
lattivit che consiste nel creare concetti, ma ci sono come due poli: ci sono quelli che
attuano una creazione di concetti molto sobria; creano dei concetti di tale singolarit ben
distinta dalle altre, e infine, io sogno una specie di quantificazione dei filosofi nella quale
si classificherebbero in base al numero di concetti che hanno firmato o inventato. Se io
mi dico: Descartes, questo il tipo di una creazione di concetti molto sobria. La storia del
cogito, storicamente, possiamo sempre trovare tutta una tradizione, dei precursori, ma ci
non toglie che ci sia qualcosa firmato Descartes nel concetto cogito, a ben veder (una
proposizione pu esprimere un concetto) la proposizione: io penso, quindi sono,
veramente un nuovo concetto. E la scoperta della soggettivit, della soggettivit
pensante. E firmata Descartes. Certo, si potr sempre cercare in S. Agostino, verificare
se non fosse gi preparato c sicuramente una storia dei concetti, ma firmato
Descartes. Descartes, non abbiamo fatto troppo alla svelta? Possiamo assegnargli cinque
o sei concetti. E qualcosa di grande aver inventato cinque o sei concetti, ma una
creazione sobria. E poi ci sono i filosofi esasperati. Per essi, ogni concetto copre un
insieme di singolarit, e poi hanno sempre bisogno di altre, sempre di altri concetti.
Assistiamo ad una folle creazione di concetti. Lesempio tipico Leibniz; non la smette
mai di creare qualcosa di nuovo. E questo che vorrei spiegare.

E il primo filosofo a riflettere sulla potenza della lingua tedesca in rapporto al concetto,
in cosa il tedesco una lingua eminentemente concettuale, e non per caso che essa
possa essere anche una grande lingua del grido. Attivit multiple si occupa di tutto -,
gran matematico, grandissimo fisico, valente giurista, molte attivit politiche, sempre al
servizio dellordine. Non smette mai, molto ambiguo. C una visita di Leibniz a
Spinoza (quest' ultimo, lanti-Leibniz): Leibniz fa leggere dei manoscritti, ci si
immagina Spinoza esasperato domandarsi che cosa vuole questo tipo. A riguardo, quando
Spinoza attaccato Leibniz dice di non esser mai andato a fargli visita, dice che stato da
lui solo per sorvegliarlo Abominevole. Leibniz abominevole. Date: 1646-1716. Una
lunga vita, a cavallo di molte cose. C infine una specie d' umore diabolico. Direi che il
suo sistema piuttosto piramidale. Il grande sistema di Leibniz ha diversi livelli. Nessuno
di questi livelli falso, questi livelli simbolizzano gli uni con gli altri e Leibniz il primo
grande filosofo a concepire lattivit e il pensiero come una vasta simbolizzazione.
Quindi tutti questi livelli simbolizzano, ma sono tutti pi o meno vicini a ci che
potremmo chiamare provvisoriamente lassoluto. Ora, fa anche parte della sua opera.
Seguendo il corrispondente di Leibniz o il pubblico al quale si rivolge, presenta tutto il
suo sistema a tale livello. Immaginate che il suo sistema sia fatto di livelli pi o meno
contratti o pi o meno distesi; per spiegare qualcosa a qualcuno, si installa a tale livello
del suo sistema. Supponiamo che il qualcuno in questione sia sospettato da Leibniz di
avere unintelligenza mediocre: molto bene, rapito (ravi), si installa ad un livello fra i
pi bassi del suo sistema; se si rivolge a qualcuno di pi intelligente, salta a un altro
livello. Come questi livelli facciano parte implicitamente degli stessi testi di Leibniz, ci
crea non pochi problemi per i commenti. E complicato perch, a mio avviso, non si pu
mai basarsi su un testo di Leibniz se non si dapprima sentito il livello del sistema al
quale il testo in questione corrisponde.

Per esempio, ci sono dei testi in cui Leibniz spiega ci che secondo lui lunione
dellanima e del corpo; bene, a questo o a quel corrispondente. Ad un corrispondente
spiegher che non c nessun problema riguardo lunione di anima e corpo poich il vero
problema, il problema del rapporto delle anime tra loro. Le due cose non sono affatto

contraddittorie, sono due livelli del sistema. Cosicch se non si valuta il livello di un testo
di Leibniz, allora avremmo limpressione che non la smetta mai di contraddirsi, ma in
effetti non si contraddice per nulla. Leibniz un filosofo molto difficile. Vorrei dare dei
titoli ad ogni parte di ci che ho da proporvi. Il grande 1) vorrei chiamarlo uno strano
pensiero (Drle de pense). Quindi, sono autorizzato dallautore stesso. Leibniz sognava
molto, ha un lato fantascientifico assolutamente formidabile, immagina senza sosta delle
istituzioni. In questo piccolo testo Drle de pense, immaginava unistituzione molto
inquietante che era la seguente: avremmo bisogno di unaccademia dei giochi. In quell
epoca, come anche in Pascal, o in altri matematici, in Leibniz stesso, venne allestita la
grande teoria dei giochi e delle probabilit. Leibniz uno dei grandi fondatori della teoria
dei giochi. E un appassionato dei problemi matematici di gioco, lui stesso doveva essere
un buon giocatore. Immagina questaccademia dei giochi che presenta come dover essere
allo stesso tempo perch allo stesso tempo? Perch il punto di vista in cui ci installiamo
per vedere questa istituzione, o per parteciparne essa sarebbe allo stesso tempo una
sezione dellaccademia delle scienze, un giardino zoologico e botanico, una esposizione
universale, un casin dove si gioca, e unimpresa di controllo poliziesco. Non niente
male. Chiama tutto ci un drle de pense.
Supponete che io vi racconti una storia. Questa storia consiste nel prendere uno dei punti
centrali della filosofia di Leibniz, e che io ve la racconti come se fosse la descrizione
dun altro mondo, e anche qui numerer le proposizioni principali che formano un drle
de pensee.
a)Il flusso di pensiero, da sempre, trascina con se un principio dal carattere molto
particolare perch uno dei pochi principi di cui possiamo esser sicuri, e allo stesso
tempo non vediamo come potrebbe esserci utile. E qualcosa di certo, ma vuoto. Questo
celebre principio il principio didentit. Il principio didentit ha un enunciato classico:
A A. Ci sicuro. Se io dico il blu blu, o Dio Dio, non dico con questo che Dio
esiste, in un certo senso mi trovo nella certezza. Soltanto, ecco: penso qualcosa quando
dico A A, oppure non penso? Proviamo comunque a dire cos che comporta questo
principio didentit. Si presenta sotto la forma di una proposizione reciproca. A A, ci
vuol dire: soggetto A, verbo essere, A attributo o predicato, c una reciprocit del

soggetto e del predicato. Il blu blu, il triangolo triangolo, sono proposizioni vuote e
certe. Tutto qua? Una proposizione identica una proposizione tale che lattributo o il
predicato la stessa cosa del soggetto e pu scambiarsi con esso. C un secondo caso,
giusto un pochino pi complesso, in cui il principio didentit pu determinare delle
proposizioni che non sono semplicemente delle proposizioni reciproche. Non c pi
soltanto reciprocit del predicato col soggetto e del soggetto con il predicato. Supponete
che io dica: Il triangolo ha tre lati, non la stessa cosa che dire il triangolo ha tre
angoli. Il triangolo ha tre angoli una proposizione identica perch reciproca. Il
triangolo ha tre lati un po diverso, non c reciprocit. Non c identit del soggetto e
del predicato. In effetti, tre lati, non la stessa cosa che tre angoli. Tuttavia c una
necessit detta logica. E una necessit logica nel senso che voi non potete concepire tre
angoli che compongono una figura senza che questa figura abbia tre lati. Non c
reciprocit ma inclusione. Tre lati sono inclusi in triangolo. Inerenza o inclusione. Allo
stesso modo, se io dico che la materia materia, materia materia, una proposizione
identica sotto la forma di una proposizione reciproca; il soggetto identico al predicato.
Se io dico che la materia estesa , ancora una proposizione identica perch io non
posso pensare il concetto di materia senza introdurci gi da subito lestensione.
Lestensione nella materia. Non affatto una proposizione reciproca visto che io posso
benissimo pensare unestensione senza niente che la riempia, cio senza materia. Non
quindi una proposizione reciproca, ma una proposizione dinclusione; quando io dico la
materia estesa, questa una proposizione identica per inclusione.
Direi quindi che le proposizioni identiche sono di due tipi: sono proposizioni reciproche
quelle in cui il soggetto e il predicato sono lo stesso e proposizioni dinerenza o
dinclusione quelle in cui il predicato contenuto nel concetto del soggetto.
Se io dico questa foglia ha un dritto e un rovescio no lasciamo perdere, sopprimo il
mio esempio A A, una forma vuota. Se io cerco un enunciato pi interessante del
principio di identit, direi alla maniera di Leibniz che il principio didentit si enunci
cos: ogni proposizione analitica vera.
Cosa vuol dire analitica? In base agli esempi che abbiamo fatto, una proposizione
analitica una proposizione tale che il predicato o lattributo uguale al soggetto,
esempio: il triangolo triangolo, proposizione reciproca, sia proposizione dinclusione

il triangolo ha tre lati, il predicato contenuto nel soggetto in modo che quando voi
abbiate concepito il soggetto il predicato era gi contenuto in lui. Vi basta quindi
unanalisi per trovare il predicato nel soggetto. Fino a questo punto, Leibniz come
pensatore originale non ancora venuto in luce.
b) Leibniz viene si mette in evidenza. Si mette in evidenza sotto la forma di questo grido
molto strano. Gli dar un enunciato pi complesso di quello di prima. Tutto ci che si
dice non della filosofia, della pre-filosofia, il terreno sul quale scaturir una filosofia
molto prodigiosa.
Leibniz arriva e dice: molto bene. Il principio didentit ci da un modello certo. Perch un
modello certo? Nel suo stesso enunciato, una proposizione analitica vera se voi
attribuite ad un soggetto qualcosa che non fa che uno con il soggetto stesso, o che si
confonde, o che gi contenuto nel soggetto. Voi non rischiate di sbagliarvi. Quindi ogni
proposizione analitica vera.
Il colpo di genio pre-filosofico di Leibniz, sta nel dire: analizziamo la reciproca! Qui
comincia qualcosa di assolutamente nuovo e pertanto molto semplice bisognava
pensarci. E cosa vuol dire bisognava pensarci, ci vuol dire che bisognava averne
bisogno, che risolvesse qualcosa di molto urgente per lui. Che cos' la reciproca del
principio didentit nel suo enunciato complesso ogni enunciato analitico vero? La
reciproca pone molti problemi in pi. Leibniz arriva e dice: ogni proposizione vera
analitica. Se vero che il principio didentit ci da un modello di verit, perch ci
imbattiamo sulla difficolt seguente, ovvero: vero ma non ci fa pensare niente.
Forziamo il principio didentit a farci pensare qualcosa; lo invertiamo, lo rigiriamo. Voi
mi direte che invertire A A, da A A. S e no. Fa A A nella formulazione formale che
impedisce il rovesciamento del principio. Ma nella formulazione filosofica, che riviene
esattamente allo stesso tuttavia, ogni proposizione analitica una proposizione vera, se
voi rigirate il principio, ogni proposizione vera necessariamente analitica, che cosa
vuol dire? Ogni volta che voi formulate una proposizione vera, bisogna (ed qui che c
il grido), che voi lo vogliate o no, che sia analitica, cio che essa sia riducibile a una
proposizione dattribuzione o di predicazione, e che non soltanto essa sia riducibile a un
giudizio di predicazione o dattribuzione (il cielo blu), ma che essa sia analitica, cio
che il predicato sia o reciproco con il soggetto o contenuto nel concetto del soggetto? E

qualcosa d' evidente? Si lancia in una strana cosa, e non una questione di gusto per cui
dice tutto ci, ne ha bisogno. Ma si immette in una cosa impossibile: avr bisogno in
effetti di concetti completamente storpi per riuscire a compiere il compito che si dato.
Se ogni proposizione analitica vera, bisogna che ogni proposizione vera sia analitica.
Non per niente semplice da concepire che ogni giudizio sia riducibile a un giudizio
dattribuzione. Non sar facile da dimostrare. Si lancia in un' analisi combinatoria, come
lo dice lui stesso che fantastica. Perch non facile da concepire, non evidente? La
scatola di fiammiferi sulla tavola, dir che un giudizio di cosa? sulla tavola, una
determinazione spaziale. Potrei dire che la scatola di fiammiferi qui. Qui che cos?
Direi che un giudizio di localizzazione. Ancora, ridico delle cose molto semplici, ma
esse sono sempre state dei problemi fondamentali per la logica. Giusto per suggerire che
in apparenza tutti i giudizi non hanno per forma la predicazione o lattribuzione. Quando
io dico: il cielo blu, io ho un soggetto, cielo, e un attributo, blu. Quando io dico: il
cielo la in alto, o io sono qui, qui, localizzazione nello spazio, assimilabile a un
predicato? Posso formalmente ridurre il giudizio io sono qui ad un giudizio del tipo io
sono biondo? non sicuro che la localizzazione nello spazio sia una qualit. E 2+2=4
un giudizio che chiamiamo normalmente di relazione. O se io dico Piero pi piccolo
di Paolo, una relazione fra due termini, Piero e Paolo. Senza dubbio oriento questa
relazione su Piero: se io dico Piero pi piccolo di Paolo, io posso dire che Paolo
pi grande di Piero. Dov il soggetto, dov il predicato? Ecco esattamente il problema
che ha turbato la filosofia fin dal suo inizio. Da quando si ha la logica, ci si domandati
in quale misura il giudizio dattribuzione poteva essere considerato come la forma
universale di ogni giudizio possibile, oppure soltanto un caso di giudizio tra gli altri.
Posso trattare pi piccolo di Paolo come un attributo di Piero? Non sicuro. Non c
niente di evidente. Forse bisogna distinguere dei tipi di giudizi molto diversi gli uni dagli
altri, a ben vedere: giudizio di relazione, giudizio di localizzazione spazio-temporale,
giudizio dattribuzione, e daltri ancora: giudizio desistenza. Se io dico: Dio esiste,
posso tradurlo formalmente con Dio esistente, essendo esistente un attributo? Posso
dire che Dio esiste un giudizio della stessa forma che Dio onnipotente? senza
dubbio no, poich non posso dire Dio onnipotente se non aggiungendo si, se esiste.
Dio esiste? Lesistenza un attributo? Non certo.

Vedete quindi che enunciando lidea che ogni proposizione vera debba essere in un modo
o nellaltro una proposizione analitica, cio identica, Leibniz si gi dato un compito
molto difficile; si impegna a dimostrare in quale modo ogni proposizione possa essere
riducibile al giudizio di attribuzione, le proposizioni che enunciano delle relazioni, le
proposizioni che enunciano delle esistenze, le proposizioni che enunciano delle
localizzazioni, e che, al limite, esistere, essere in relazione con, possano essere tradotti
come lequivalente dellattributo del soggetto.
Deve venir in luce nel vostro cervello lidea di un compito infinito. Supponiamo che
Leibniz ce la faccia; che mondo ne viene fuori? Quale strano mondo? Che cos questo
mondo in cui io posso dire ogni proposizione vera analitica? Vi ricordate bene che
ANALITICA, una proposizione in cui il predicato identico al soggetto o incluso nel
soggetto. Ne verr fuori uno strano mondo.
Che cos la reciproca del principio didentit? Il principio didentit, quindi ogni
proposizione vera analitica, non linverso ogni proposizione analitica vera. Leibniz
dice che c bisogno di un altro principio, la reciproca: ogni proposizione vera
necessariamente analitica. Gli dar un nome molto bello: principio di ragione sufficiente.
Perch ragione sufficiente? Perch pensa di essere pienamente nel suo grido? BISOGNA
CHE TUTTO ABBIA UNA RAGIONE. Il principio di ragione sufficiente pu essere
enunciato in questo modo: ogni cosa accada ad un soggetto, che siano delle
determinazioni di spazio e di tempo, di relazione, evento, ogni cosa accada ad un
soggetto, bisogna per forza che ci che gli accade, ovvero ci che si dice di lui con verit,
bisogna che tutto ci che si dice di un soggetto sia contenuto nella nozione del soggetto.
Bisogna per forza che ogni cosa che accade ad un soggetto sia gi contenuta nella
nozione del soggetto. La nozione di nozione sar essenziale. Bisogna che blu sia
contenuto nella nozione di cielo. Perch il principio di ragione sufficiente? Perch se
cos fosse, ogni cosa avrebbe una ragione; la ragione, precisamente la nozione stessa in
quanto contiene tutto ci che accade al soggetto in questione. Allora tutto ha una ragione.
Ragione = la nozione del soggetto in quanto questa nozione contiene tutto ci che si dice
con verit di questo soggetto. Ecco il principio di ragione sufficiente che quindi proprio
la reciproca del principio didentit. Piuttosto che cercare delle giustificazioni astratte, mi
domando quale strano mondo nascer da tutto questo? Un mondo dai colori molto strani,

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riprendendo la mia metafora con la pittura. Un quadro firmato Leibniz. Ogni


proposizione vera deve essere analitica o, ancora una volta, ogni cosa che voi dite con
verit di un soggetto deve essere contenuta nella nozione del soggetto. Sentite che
comincia gi a divenire folle, c del lavoro per tutta la vita. Cosa vuol dire, la nozione?
Questo, firmato Leibniz. Come c una concezione hegeliana del concetto, c una
concezione leibniziana del concetto.
c) ancora una volta il mio problema, quale mondo sorger e in questo piccolo c) vorrei
cominciare a dimostrare che, a partire da qui, Leibniz creer dei concetti veramente
allucinanti. E veramente un mondo allucinatorio. Se voi volete pensare ai rapporti della
filosofia con la follia, per esempio, esistono delle pagine poco convincenti di Freud sul
rapporto intimo della metafisica con il delirio. Possiamo cogliere la positivit di questi
rapporti soltanto con una teoria del concetto, e la direzione in cui vorrei andare, sarebbe il
rapporto del concetto con il grido. Vorrei farvi sentire questa presenza di una specie di
follia concettuale nelluniverso di Leibniz cos come lo vedremo nascere. E una dolce
violenza, lasciatevi andare. Non si tratta di discutere. Capiate la sciocchezza delle
obiezioni.
Faccio una parentesi per complicare. Voi sapete che c un filosofo posteriore a Leibniz
che ha detto che la verit, quella dei giudizi sintetici? Si oppone a Leibniz. Daccordo!
Cosa ci interessa? E Kant. Non si tratta di dire che non sono daccordo luno con laltro.
Quando dico questo, accredito a Kant un nuovo concetto che il giudizio sintetico.
Bisognava inventarlo questo concetto, e fu Kant ad inventarlo. Dire che i filosofi si
contraddicono, una frase da sciocchi, come se diceste che Velasquez non era
daccordo con Giotto, vero non neanche vero, un non senso.
Ogni proposizione vera deve essere analitica, cio tale che essa attribuisce qualcosa a un
soggetto e che lattributo deve essere contenuto nella nozione del soggetto. Facciamo un
esempio. Non mi domando se vero, mi domando cosa vuol dire. Facciamo un esempio
di proposizione vera. Una proposizione vera potrebbe essere una proposizione elementare
concernente un evento che ha avuto luogo. Prendiamo gli esempi di Leibniz stesso:
CESARE HA ATTRAVERSATO IL RUBICONE.

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E una proposizione. Essa vera o noi abbiamo delle forti ragioni per supporre che essa
sia vera. Altra proposizione: ADAMO HA PECCATO.
Ecco una proposizione altamente vera. Che cosa ne dite? Vedete che ognuna di queste
proposizioni scelte da Leibniz come esempi fondamentali, sono delle proposizioni di
eventi (vnementielles), non si da un compito facile. Ci dice questo: poich questa
proposizione vera, bisogna, che voi lo vogliate o no che il predicato attraversare il
Rubicone, se la proposizione vera, che questo predicato sia contenuto nella nozione di
Cesare. Non in Cesare stesso, nella nozione di Cesare. La nozione del soggetto contiene
tutto ci che accade ad un soggetto, cio tutto ci che si dice di un soggetto con verit.
In Adamo ha peccato, peccato in quel momento appartiene alla nozione di Adamo.
Attraversare il Rubicone appartiene alla nozione di Cesare. Direi che qui Leibniz mette in
gioco uno dei suoi primi grandi concetti, il concetto d' inerenza. Tutto ci che si dice con
verit di qualcosa inerente alla nozione di questo qualcosa. E il primo aspetto o lo
sviluppo della ragione sufficiente.
d) quando diciamo ci, non possiamo pi fermarci. Quando si cominciato nel dominio
del concetto, non ci possiamo pi fermare. Nel dominio dei gridi, c un grido famoso di
Aristotele. Il grande Aristotele che, daltronde, ha esercitato su Leibniz una forte
influenza, esprime in un momento de La metafisica una formula molto bella: bisogna
proprio fermarsi (anankstenai). E un gran grido. E il filosofo davanti labisso della
concatenazione dei concetti. Leibniz se ne frega, non si ferma. Perch? Se voi riprendete
la proposizione c), tutto ci che voi attribuite a un soggetto deve essere contenuto nella
nozione di questo soggetto. Ma ci che voi attribuite con verit a un soggetto qualunque
nel mondo, che sia cesare, sufficiente che voi gli attribuiate una sola cosa con verit per
rendervi conto con spavento che, da quel momento, voi siete forzati di mettere nella
nozione del soggetto, non solo la cosa che voi gli attribuite con verit, ma la totalit del
mondo.
Perch? In virt di un principio ben conosciuto che non in nessun caso quello della
ragione sufficiente. E il semplice principio di causalit. Perch in fin dei conti il
principio di causalit va allinfinito, questa la sua caratteristica. Ed un infinito molto
particolare poich va verso lindefinito. Il principio di causalit dice che ogni cosa ha una

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causa, ci che diverso dal dire che ogni cosa ha una ragione. Ma la causa, una cosa, ed
a sua volta una causa, ecc., ecc. Posso fare la stessa cosa, ogni causa ha un effetto e
questo effetto a sua volta causa di effetti. Ci si presenta quindi una serie indefinita di
cause e di effetti.
Che differenza c fra la ragione sufficiente e la causa? Si capisce bene. La causa non
mai sufficiente. Bisogna dire che il principio di causalit pone una causa necessaria, ma
non sufficiente. Bisogna distinguere la causa necessaria e la ragione sufficiente.
Ci che le distingue in tutta evidenza, che la causa, sempre altra cosa. La causa di A,
B, la causa di B, C, ecc. serie indefinita di cause. La ragione sufficiente non per niente
altra cosa dalla cosa. La ragione sufficiente di una cosa, la nozione della cosa. Quindi la
ragione sufficiente esprime il rapporto della cosa con la sua propria nozione tanto vero
che la causa esprime il rapporto della cosa con un altra cosa. E chiaro.
e) Se voi dite che tal evento compreso nella nozione di Cesare, attraversare il
Rubicone compreso nella nozione di Cesare. Non potete fermarvi, in che senso? E
che, di causa in causa e di effetto in effetto, in questo momento che la totalit del
mondo deve essere compresa nella nozione di tal soggetto. Ci diventa curioso, ecco che
il mondo accade allinterno di ogni soggetto, o di ogni nozione di soggetto. In effetti,
attraversare il Rubicone ha una causa, questa causa ha essa stessa pi cause, di causa in
causa, in causa di causa, e in causa di causa di causa. Tutta la serie del mondo passa da
qui, almeno la serie antecedente. Inoltre, attraversare il Rubicone, ci ha degli effetti. Per
restare a dei grossi effetti: instaurazione di un impero romano. Limpero romano a sua
volta ha degli effetti, noi dipendiamo direttamente dallimpero romano. Di causa in causa
e di effetto in effetto, voi non potete dire che tal evento compreso nella nozione di tale
soggetto senza dire che, in questo modo, il mondo intero compreso nella nozione di tale
soggetto.
C proprio un carattere super-storico (trans-historique) della filosofia. Cosa vuol dire
essere leibniziano nel 1980? E ce ne sono, in ogni caso possibile che ce ne siano.
Se voi avete detto, conformemente al principio di ragione sufficiente, che ci che accade
a un soggetto qualunque, e che lo riguarda personalmente quindi ci che voi gli
attribuite con verit, avere gli occhi blu, attraversare il Rubicone, etc. appartiene alla

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nozione del soggetto, cio compreso in questa nozione del soggetto, voi non potete
arrestarvi, siete obbligati a dire che questo soggetto contiene il mondo intero. Questo non
pi il concetto dinerenza o dinclusione, il concetto d' espressione che, in Leibniz,
un concetto fantastico. Leibniz si esprime in questa forma: la nozione del soggetto
esprime la totalit del mondo.
Il suo proprio attraversare il Rubicone si estende infinitamente allindietro e in avanti
per il doppio gioco delle cause e degli effetti. Ma allora, venuto il tempo per quanto ci
riguarda, poco importa ci che ci accade e limportanza di ci che ci accade. Bisogna dire
che ogni nozione di soggetto che contiene o esprime la totalit del mondo. Il che
significa che ognuno di voi, io, esprime o contiene la totalit del mondo. Tutto come
Cesare. N pi n meno. Diventa pi complicato, perch? Grande pericolo: se ogni
nozione individuale, se ogni nozione di soggetto esprime la totalit del mondo, ci vuol
dire che c un solo soggetto, un soggetto universale, e che voi, io, Cesare, non saremmo
che delle apparenze di questo soggetto universale. Sarebbe una possibilit per poter dire
questo: ci sarebbe un solo soggetto che esprime il mondo.
Perch Leibniz non pu dirlo? Non ha scelta. Sarebbe come negarsi. Tutto ci che ha
fatto precedentemente con il principio di ragione sufficiente, dove lo portava? Era a mio
avviso la prima grande riconciliazione del concetto e dellindividuo. Leibniz stava
costruendo un concetto del concetto tale che il concetto e lindividuo divenivano alla fine
adeguati luno allaltro. Perch?
Che il concetto vada fino allindividuale, perch e qualcosa di nuovo? Nessuno aveva
mai osato. Il concetto, che cose? Si definisce con lordine della generalit. Abbiamo un
concetto quando si ha una rappresentazione che si applica a pi cose. Ma che il concetto e
lindividuo si identifichino, questo non si era mai fatto. Nessuna voce aveva mai
riecheggiato nel dominio del pensiero per dire che il concetto e lindividualit sono la
stessa cosa.
Si era sempre distinto un ordine del concetto che rinviava alla generalit e un ordine
dellindividuo che rinviava alla singolarit. Ancor di pi, si era sempre considerato come
ovvio che lindividuo non era come tale comprensivo nel concetto. Si e sempre ritenuto
che il nome proprio non fosse un concetto. In effetti, cane e un concetto, Medor non
lo e. Ce, si, una caninit di tutti i cani, come dicono certi logici in uno splendido

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linguaggio, ma non ce una medorit di tutti i Medor. Leibniz e il primo a dire che i
concetti sono dei nomi propri, vale a dire che i concetti sono delle nozioni individuali.
Ce un concetto dellindividuo come tale. Quindi, capite bene che Leibniz non pu
ripiegarsi sulla proposizione poich ogni proposizione vera e analitica; il mondo quindi
e contenuto in un solo ed unico soggetto che sarebbe un soggetto universale. Non pu
poich il suo principio di ragion sufficiente implicava che ci che era contenuto in un
soggetto dunque ci che era vero, ci che era attribuibile ad un soggetto era contenuto
nel soggetto a titolo di soggetto individuale. Quindi non pu darsi una specie di spirito
universale. Bisogna che resti fisso alla singolarit, allindividuo come tale. E in effetti,
questa sar una delle grandi originalit di Leibniz, la sua formula perpetua: la sostanza
(nessuna differenza fra sostanza e soggetto per lui), la sostanza e individuale.
E la sostanza Cesare, e la sostanza voi, la sostanza me, etc. Domanda urgente nella mia
piccola d) poich egli si e sbarrato la strada per invocare uno spirito universale. Esiste
anche un piccolissimo testo di Leibniz, intitolato Considerazioni sullo spirito universale,
in cui mostra in cosa ce uno spirito universale, Dio, ma che ci non impedisce alle
sostanze di essere individuali.
Poich ogni sostanza esprime il mondo, o piuttosto ogni nozione sostanziale, ogni
nozione di un soggetto, poich ciascuna esprime il mondo, voi esprimete il mondo, da
sempre. Ci diciamo, in effetti, ed e in questione la vita perch lobiezione viene
spontanea, gli diciamo: ma allora, la libert? Se tutto ci che accade a Cesare e incluso
nella nozione individuale di Cesare, se il mondo intero e compreso nella nozione
universale di Cesare, Cesare, attraversando il Rubicone, non fa che svolgere parola
curiosa, evolvere, che appare spesso in Leibniz o esplicare (e la stessa cosa), cio alla
lettera dispiegare, come voi dispiegate un tappeto. E la stessa cosa: esplicare, dispiegare,
svolgere. Quindi attraversare il Rubicone come evento non fa che svolgere qualcosa che
era compreso da sempre nella nozione di Cesare. Come vedete e un vero problema.
Cesare attraversa il Rubicone in tale anno, ma che attraversi il rubicone in tale anno, era
compreso da sempre nella sua nozione individuale. Quindi, dove questa nozione
individuale? Essa e eterna. Ce una verit eterna degli eventi datati. Ma allora, e la
libert? Gli cade il mondo addosso. La libert e qualcosa di pericoloso nel regime
cristiano. Allora Leibniz far un piccolo opuscolo, Della libert, in cui spiega cose la

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libert. Sar qualcosa di molto strano per lui la libert. Ma lasciamo da parte questo
argomento per il momento.
Ma cose che distingue un soggetto da unaltro? Questa questione non possiamo lasciarla
da parte per il momento, altrimenti spezziamo il nostro discorso. Che cosa distingue voi
da Cesare poich lui come voi esprimete la totalit del mondo, presente, passato e futuro?
E curioso questo concetto d' espressione. E qui che lancia una nozione molto ricca.
f) Ci che distingue una sostanza individuale da unaltra, non e difficile. In un certo
modo bisogna che sia irriducibile. Bisogna che ognuno, ogni soggetto, per ogni nozione
individuale, ogni nozione di soggetto comprenda la totalit del mondo, esprima questo
mondo totale, ma da un certo punto di vista(AB: problema del punto di vista: il punto di
vista mio non e il tuo: ma dunque come posso rappresentare la totalitadel mondo se non
includo anche il tuo punto di vista? E tutti i punti di vista possibili?). E qui comincia una
filosofia prospettivista. E non e poco. Voi mi direte: che cosa ce di pi banale
dellespressione un punto di vista? Se la filosofia significa creare dei concetti, cosa
vuol dire creare dei concetti?
In generale, sono delle formule banali. I grandi filosofi hanno ognuno delle formule
banali alle quali strizzano locchio. Strizzare locchio per un filosofo e, al limite,
prendere una formula banale e divertirsi, voi non sapete cosa ci metter dentro. Fare una
teoria del punto di vista, cosa implica? Poteva esser fatta in qualsiasi momento? E un
caso che sia Leibniz a fare la prima grande teoria proprio in quel momento? Nel
momento in cui lo stesso Leibniz crea un capitolo di geometria particolarmente fecondo,
la geometria detta proiettiva. E un caso che sia accaduto in seno ad unepoca in cui si
sono elaborate, in architettura come in pittura, ogni sorta di tecnica di prospettiva?
Teniamo giusto di conto di questi due domini che simbolizzeremo cos: larchitetturapittura e la prospettiva nella pittura da una parte, e dallaltra la geometria proiettiva.
Capite dove vuole arrivare Leibniz. Dir che ogni nozione individuale esprime la totalit
del mondo, si, ma da un certo punto di vista.
Cosa vuol dire? Come non ce niente banalmente, pre-filosoficamente, anche qui non
pu pi fermarsi. Lo costringe a mostrare che ci che costituisce la nozione individuale in

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quanto individuale, e un punto di vista. E dunque che il punto di vista e pi profondo di


ci che su di lui si posa.
Bisogna proprio che ci sia, al fondo di ogni nozione individuale, un punto di vista che
definisce la nozione individuale. Se volete, il soggetto e secondo in rapporto al punto di
vista. Ebbene, dire ci, non e affatto un gioco, non e qualcosa di trascurabile.
Fonda una filosofia che trover accoglienza in un altro filosofo che tende cos la mano a
Leibniz al di l dei secoli, ovvero Nietzsche. Nietzsche dir: la mia filosofia, e il
prospettivismo. Il prospettivismo, voi capite che diventa banale o idiota se ci consiste
nel dire che tutto e relativo al soggetto, o che tutto e relativo. Tutti lo dicono; fa parte di
quelle proposizioni che non fanno male a nessuno poich essa e priva di senso. Ma aiuta
la conversazione. Fin quando prendo la formula come significante tutto dipende dal
soggetto, ci non vuol dire niente, ho provocato, come si dice...
(Fine banda sonora)
...Ci che fa me=me, e un punto di vista sul mondo. Leibniz non potr fermarsi, dovr
andare verso una teoria del punto di vista tale per cui il soggetto sia costituito dal punto di
vista e non il punto di vista costituito dal soggetto. Quando, nel pieno del XIX secolo,
Henry James rinnov le tecniche del romanzo con un prospettivismo, con la
mobilizzazione di punti di vista, anche in James, non sono i punti di vista che si esplicano
dal soggetto, e linverso, sono i soggetti che si esplicano dai punti di vista. Un' analisi
dei punti di vista come ragione sufficiente dei soggetti, ecco la ragione sufficiente del
soggetto. La nozione individuale, e il punto di vista sotto il quale lindividuo esprime il
mondo. Tutto ci e bello e anche poetico. James ha delle tecniche sufficienti per far s
che non ci sia un soggetto; diventa questo o quel soggetto colui che e determinato ad
essere in quel punto di vista. E il punto di vista che esplica il soggetto e non linverso.
Leibniz: ogni sostanza individuale e come un mondo intero e come uno specchio di Dio
o se si vuole di tutto luniverso che ognuna esprime della sua maniera: pi o meno come
una stessa citt e diversamente rappresentata secondo le diverse situazioni di colui che la
osserva. Cos luniverso e in qualche modo moltiplicato tante volte quante sono le
sostanze, e la gloria di Dio aumenta allo stesso modo per quante rappresentazioni diverse

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del suo [????]. Parla come un cardinale. Si pu anche dire che ogni sostanza porta in
qualche modo il carattere della saggezza infinita e di tutta la potenza di Dio, e limita tanto
quanto essa e suscettibile.
In questo e) dir che il nuovo concetto di punto di vista pi profondo che di quello di
individuo e di sostanza individuale. E il punto di vista che definir lessenza. Lessenza
individuale. Dobbiamo credere che, ad ogni nozione individuale corrisponde un punto di
vista. Ma ci si complica perch questo punto di vista varrebbe dalla nascita alla morte
dellindividuo. Ci che ci definirebbe, e un certo punto di vista sul mondo.
Dicevo prima che Nietzsche ritrov questa idea. Non gli piaceva ma ci che gli prese...
La teoria del punto di vista, e unidea del rinascimento. Il Cardinale di Cuses, grande
filosofo del rinascimento, invoc il ritratto mutante in base al punto di vista. Al tempo del
fascismo italiano, era possibile vedere un ritratto molto strano un po dappertutto:
frontalmente rappresentava Mussolini, sulla destra rappresentava suo genero, e se ci si
metteva sulla sinistra, rappresentava il re.
Lanalisi dei punti di vista, in matematica ed anche qui e Leibniz che fa fare a questo
capitolo della matematica un progresso considerevole sotto il nome di analysis situs
(ed) e evidente che e legato alla geometria proiettiva. Ce una specie d' essenzialit,
doggettivit del soggetto, e loggettivit, e il punto di vista. Concretamente, che
ognuno esprima il mondo dal suo punto di vista, cosa vuol dire? Leibniz non si tira
indietro davanti ai concetti anche i pi strani. Non posso neanche pi dire dal suo
proprio punto di vista. Se io dicessi dal suo proprio punto di vista, farei dipendere il
punto di vista del soggetto preliminare, oppure linverso.
Ma che cose che determina questo punto di vista? Leibniz: capite bene, ognuno di noi
esprime la totalit del mondo, soltanto che la esprime oscuramente e confusamente.
Oscuramente e confusamente, cosa vogliono dire nel vocabolario di Leibniz? Vogliono
dire che la totalit del mondo e s in lui, ma sotto forma di piccola percezione. Le piccole
percezioni. E un caso che Leibniz sia uno degli inventori del calcolo differenziale? Sono
delle percezioni infinitamente piccole, in altri termini delle percezioni incoscienti. Io
esprimo tutto il mondo, ma oscuramente e confusamente, come un clamore.
Pi tardi, vedremo perch tutto questo e legato al calcolo differenziale, ma sentite che le
piccole percezioni o linconscio, sono come dei differenziali della coscienza, delle

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percezioni senza coscienza. Per la percezione cosciente, Leibniz si serve di unaltra


parola: lappercezione (aperception). Lappercezione, (apercevoir) scorgere-accorgersiintravedere, e la percezione cosciente, e la piccola percezione, la differenziale della
coscienza che non e data nella coscienza. Tutti gli individui esprimono la totalit del
mondo oscuramente e confusamente. Allora, cosa distingue un punto di vista da un altro
punto di vista? In compenso, ce una piccola porzione del mondo che io esprimo
chiaramente e distintamente, e ogni soggetto, ogni individuo ha la sua piccola porzione,
in che senso? Nel senso molto preciso che questa porzione del mondo che io esprimo
chiaramente e distintamente, la esprimono anche tutti gli altri soggetti, ma confusamente
e oscuramente. Ci che definisce il mio punto di vista, e come una specie di proiettore
che, nel rumore del mondo oscuro e confuso, salvaguarda una zona limitata despressione
chiara e distinta. Anche stupidi che voi possiate essere, o insignificanti che possiamo
essere, noi abbiamo il nostro piccolo affare (truc), anche il pi piccolo parassita ha il suo
piccolo mondo: non esprime molte cose chiaramente e distintamente, ma ha la sua
piccola porzione. I personaggi di Beckett, sono degli individui: tutto e confuso, dei
rumori, non si capisce nulla, sono dei brandelli; ce il grande rumore del mondo. Pietosi
che siano nel loro bidone della spazzatura, hanno una piccola zona tutto loro. Ci che il
grande Molloy chiama le mie propriet. Non si muove pi, ha il suo piccolo gancio e,
nel raggio di un metro, con il suo gancio, padroneggia delle cose, le sue propriet. E la
zona chiara e distinta che egli esprime. Siamo tutti in questa situazione. Ma la nostra zona
e pi o meno grande, e ancora non e certo, ma non e mai la stessa. Ci che fa il punto
di vista, che cos? E la proporzione della regione del mondo espressa chiaramente e
distintamente da un individuo in rapporto alla totalit del mondo espressa oscuramente e
confusamente. E questo, il punto di vista.
Ce una metafora cara a Leibniz: voi siete vicini al mare e ascoltate le onde. Voi
ascoltate il mare e sentite il rumore di unonda, e ho un' appercezione: distinguo unonda.
E Leibniz dice: voi non sentireste londa se non aveste avuto prima una piccola
percezione inconscia del rumore di ogni goccia dacqua che scivola luna in rapporto
allaltra, e che fanno loggetto delle piccole percezioni. Ce il rumore di tutte le gocce
dacqua, e voi avete la vostra piccola zona di chiarezza, cogliete chiaramente e

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distintamente una risultante parziale di questo infinito di gocce, di questo infinito del
rumore, e ne fate il vostro piccolo mondo, la vostra propriet.
Ogni nozione individuale ha il suo piccolo punto di vista, ci vuol dire che da questo
punto di vista, essa preleva sullinsieme del mondo che egli esprime una porzione
determinata despressione chiara e distinta. Dati due individui, voi avete due possibilit: o
le loro zone non comunicano assolutamente, e non simbolizzano luna con laltra non ci
sono soltanto delle comunicazioni dirette, possiamo pensare che ci siano anche delle
analogie e in questo caso non abbiamo niente da dirci; oppure sono come due cerchi
che si intersecano: ce una piccola zona comune; in questo caso si pu fare qualcosa
insieme. Leibniz pu quindi dire con forza che non ci sono due sostanze individuali
identiche, non ci sono due sostanze individuali che abbiano lo stesso punto di vista o che
abbiamo esattamente la stessa zona chiara e distinta despressione. E infine, colpo di
genio di Leibniz: che cosa definir la zona despressione chiara e distinta che io ho? Io
esprimo la totalit del mondo ma non ne esprimo chiaramente e distintamente che una
porzione ridotta, una porzione finita. Quello che io esprimo chiaramente e distintamente,
ci dice Leibniz, e ci che ha attinenza col mio corpo (qui a trait mon corps). E la
prima volta che interviene questa nozione di corpo. Vedremo cosa vuol dire questo corpo,
ma ci che io esprimo chiaramente e distintamente ci che affetta il mio corpo. Quindi,
si capisce che io non esprimo chiaramente e distintamente il passaggio del Rubicone
questo, questo concerneva il corpo di Cesare. Ce qualcosa che concerne il mio corpo e
che io sono il solo ad esprimere chiaramente e distintamente, sul fondo di questo rumore
che ricopre tutto luniverso.
g) In questa storia della citt, ce una difficolt. Ci sono diversi punti di vista molto
bene. Questi punti di vista preesistono al soggetto che ci si posa sopra, molto bene. A
questo momento, il segreto del punto di vista e matematico; e geometrico e non
psicologico. In ogni caso almeno psichico-geometrico. Leibniz e un uomo di nozione,
non e un uomo di psicologia.
Ma tutto mi spinge a pensare che la citt esiste fuori dai punti di vista. Ma nella mia
storia di mondo espresso, nella maniera in cui siamo partiti, il mondo non ha nessuna
esistenza al di fuori del punto di vista che lo esprime il mondo non esiste in se. Il

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mondo, e unicamente lespresso comune di tutte le sostanze individuali, ma lespresso


non esiste al di fuori di ci che lo esprime. Il mondo non esiste in se, il mondo, esso e
unicamente lespresso. Il mondo intero e contenuto in ogni nozione individuale, ma non
esiste se non in questinclusione. Non ha esistenza al di fuori. E in questo senso che
Leibniz sar sovente, e non a torto, dalla parte degli idealisti: non ce un mondo in se, il
mondo non esiste se non nelle sostanze individuali che lesprimono. E lespresso
comune di tutte le sostanze individuali. E lespresso di ogni sostanza individuale, ma
lespresso non esiste fuori delle sostanze che lo esprimono. E un vero problema!
Che cosa distingue queste sostanze? Il fatto e che esse esprimono tutte lo stesso mondo,
ma non esprimono la stessa porzione chiara e distinta. E come un gioco di scacchi.
Il mondo non esiste. E la complicazione del concetto d' espressione che ci pone di fronte
a quest ultima difficolt. Inoltre bisogna che tutte le nozioni individuali esprimano lo
stesso mondo. Allora strano strano, perch in virt del principio didentit che ci
permette di determinare ci che contraddittorio, ovvero ci che impossibile -, sarebbe
A che non A. E contraddittorio. Esempio: il cerchio quadrato, un cerchio che non
un cerchio. Quindi, a partire dal principio didentit, io posso avere un criterio della
contraddizione. Secondo Leibniz, io posso dimostrare che 2 + 2 non pu fare 5, io posso
dimostrare che un cerchio non pu essere quadrato. Tanto che, al livello della ragione
sufficiente, molto pi complicato. Perch? Perch Adamo non peccatore, Cesare che
non attraversa il Rubicone, non sono come il cerchio quadrato. Adamo non peccatore,
non contraddittorio. Sentite come prover a salvare la libert, una volta immessosi in
una situazione difficile per salvarla. Non per niente impossibile: Cesare avrebbe potuto
non attraversare il Rubicone, tanto vero che un cerchio non pu essere quadrato qui
non c libert. Allora, siamo di nuovo bloccati, ancora Leibniz ha bisogno di un nuovo
concetto e, fra tutti i suoi folli concetti, sar senza dubbio il pi folle. Adamo avrebbe
potuto non peccare, quindi in altri termini, le verit rette dal principio di ragione
sufficiente non sono dello stesso tipo delle verit rette dal principio didentit, perch?
Perch le verit rette dal principio didentit sono tali che il loro contraddittorio
impossibile, tanto che le verit rette dal principio di ragione sufficiente hanno un
contraddittorio possibile: Adamo non peccatore possibile. Ci anche tutto quello che

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distingue, secondo Leibniz, le verit dette dessenza e le verit dette desistenza. Le verit
desistenza, sono tali per cui il loro contraddittorio possibile.
Come far Leibniz ad eliminare questultima difficolt: come pu mantenere allo stesso
tempo tutto ci che Adamo ha di fatto contenuto da sempre nella sua nozione individuale
(e potr essendo Adamo non peccatore possibile)? Sembra bloccato, delizioso perch
sotto questo aspetto i filosofi, sono un poco come dei gatti, quando sono bloccati che si
disimpegnano, oppure come un pesce: il concetto divenuto pesce. Ci racconter la cosa
seguente: che Adamo non peccatore, perfettamente possibile, come Cesare che non ha
attraversato il Rubicone; tutto ci possibile ma non si prodotto perch, anche se
possibile in se, incompossibile.
Ed ecco che crea il concetto molto strano di incompossibilit. Al livello delle esistenze,
non basta che una cosa sia possibile per esistere, ma abbiamo bisogno di sapere con cosa
essa compossibile. Adamo non peccatore, nel momento in cui possibile in se stesso,
incompossibile con il mondo che esiste. Adamo avrebbe potuto non peccare, si, ma a
condizione di avere un altro mondo. Vedete che l inclusione del mondo nella nozione
individuale, e il fatto che un altra cosa fosse possibile, concilia in un sol colpo, con la
nozione di compossibilit, Adamo non peccatore fa parte di un altro mondo. Adamo non
peccatore sarebbe stato possibile, ma questo mondo non stato scelto. E incompossibile
con il mondo esistente. Esso non compossibile se non con altri mondi possibili che non
sono passati all esistenza.
Perch proprio questo mondo che passato allesistenza? Leibniz spiega quella che ,
secondo lui, la creazione dei mondi fatta da Dio, e capiamo bene in che modo essa sia
una teoria dei giochi: Dio, nel suo intelletto, concepisce un infinit di mondi possibili,
solo che questi mondi possibili non sono conpossibili gli uni con gli altri, e ci risulta
chiaro dal fatto che Dio a scegliere il migliore. Sceglie il migliore dei mondi possibili. E
notiamo che il migliore dei mondi possibili implica Adamo peccatore. Perch? Sar
orribile. Ci che interessante logicamente, la creazione di un concetto proprio di
compossibilit per designare una sfera logica pi ristretta di quella della possibilit
logica. Per esistere, non basta che qualcosa sia possibile, c bisogno anche che questa
cosa sia conpossibile con le altre che costituiscono il mondo reale.

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In una formula celebre de La monadologia, Leibniz dice che le nozioni individuali sono
senza porte e senza finestre. Questo corregger la metafora della citt. Senza porte n
finestre, ci vuol dire che non ci sono aperture. Perch? Perch non c lesteriore. Il
mondo che le nozioni individuali esprimono interiore, incluso nelle nozioni
individuali. Le nozioni individuali sono senza porte e senza finestre, tutto incluso in
ognuna, e tuttavia c un mondo comune a tutte le nozioni individuali: il fatto che ogni
nozione individuale include, a ben vedere la totalit del mondo, lo include sotto una
forma in cui ci che essa esprime conpossibile con ci che le altre esprimono. Che
meraviglia. E un mondo in cui non c nessuna comunicazione diretta tra i soggetti. Tra
Cesare e voi, tra voi e me, non c nessuna comunicazione diretta, e come diremmo oggi,
ogni nozione individuale programmata in tal modo che ci che essa esprime forma un
mondo comune con ci che esprime laltra. E uno degli ultimi concetti di Leibniz:
larmonia prestabilita. Prestabilita, assolutamente unarmonia programmata. E lidea
dellautoma spirituale, e allo stesso tempo la grande era degli automi, questa fine del
XVII secolo.
Ogni nozione individuale come un automa spirituale, ovvero ci che essa esprime
interiore a essa, essa senza porte n finestre; essa programmata in tal modo che ci
che essa esprime sia in compossibilit con ci che un altra esprime. Ci che ho fatto oggi
stata unicamente una descrizione del mondo di Leibniz, anzi solo una parte di questo
mondo. Quindi, abbiamo illustrato successivamente le nozioni seguenti: ragione
sufficiente, inerenza e inclusione, espressione o punto di vista, incompossibilit.

DELEUZE / LEIBNIZ
Cours Vincennes - 22/04/1980
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L ultima volta, come daccordo, abbiamo cominciato una serie di studi su Leibniz che
dobbiamo concepire come introduzione ad una lettura la vostra di Leibniz. Per
introdurre una chiarezza di tipo numerico, io vorrei numerare i paragrafi per non rischiare
di mescolare il tutto. Lultima volta, il nostro primo paragrafo era una specie di
presentazione dei concetti principali di Leibniz. Sullo sfondo di tutto questo, cera un
problema riguardante Leibniz, anzi era forse qualcosa di molto pi generale: che cosa
significhi precisamente fare della filosofia, e abbiamo visto, partendo da una nozione
molto semplice che fare della filosofia significherebbe creare dei concetti, come fare
della pittura significa creare delle linee e dei colori. Fare della filosofia, significa creare
dei concetti, perch i concetti non sono qualcosa di gi preesistente. Non sono qualcosa
che sia dato gi tutto fatto, e in questo senso bisogna definire la filosofia come un attivit
creativa: creazione di concetti. Questa definizione sembrava convenire perfettamente a
Leibniz che, precisamente in una filosofia dapparenza fondamentalmente razionalista, si
lascia andare ad una specie di creazione esuberante di concetti insoliti di cui ci sono
pochi esempi nella storia della filosofia.
Se i concetti sono l'oggetto di una creazione, allora dobbiamo dire che questi sono
firmati. C una firma, non che la firma stabilisca un legame tra il concetto e il filosofo
che lo crea, sono molto di pi i concetti stessi ad essere delle firme. Tutto il primo
paragrafo aveva fatto venire in luce un certo numero di concetti propriamente leibniziani.
I due principali che avevamo visto erano linclusione e la compossibilit. Tutti i tipi di
cose sono incluse in certe altre cose, oppure inviluppate in certe cose. Inclusione,
inviluppamento (avvolgimento, fr.enveloppement). Poi un tutt altro concetto, molto
strano, quello di compossibilit: ci sono cose che sono possibili in se stesse ma che non
sono compossibili con altre.
Oggi, vorrei dare come titolo a questo secondo paragrafo, a questa seconda ricerca su
Leibniz, Sostanza, Mondo e Continuit. Questo secondo paragrafo si promette di
analizzare pi precisamente questi due concetti maggiori di Leibniz: Inclusione e
Compossibilit.
Nel punto in cui ci siamo fermati lultima volta, ci trovavamo davanti a due problemi: il
primo era proprio quello dellinclusione. In che senso? Abbiamo visto che se una

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proposizione era vera, bisogna che in un modo o in un altro il predicato o lattributo sia
contenuto o incluso non nel soggetto, ma nella nozione del soggetto. Se una proposizione
e vera, bisogna che il predicato sia incluso nella nozione del soggetto. Lasciamoci
andare, diamo fiducia a tutto questo, e, come dice Leibniz, se Adamo ha peccato bisogna
che peccato sia contenuto o incluso nella nozione individuale d'Adamo. Bisogna che tutto
ci che accade, che tutto ci che si pu attribuire, tutto ci che si predica di un soggetto
sia contenuto nella nozione del soggetto. E una filosofia della predicazione. Davanti ad
una proposizione cos strana, se accettiamo questa specie di scommessa di Leibniz, ci
imbattiamo da subito in alcuni problemi. A ben vedere, se un evento qualunque, un
evento qualunque che concerne tale nozione individuale, come Adamo o Cesare Cesare
attraversa il Rubicone, bisogna che attraversare il Rubicone sia incluso nella nozione
individuale di Cesare molto bene, daccordo, siamo tutti pronti a sostenere Leibniz. Ma
se diciamo questo, non possiamo pi fermarci: se una sola cosa e contenuta nella
nozione individuale di Cesare, come attraversare il Rubicone, bisogna proprio che di
effetto in causa e di causa in effetto, la totalit del mondo sia contenuta in questa nozione
individuale. In effetti, attraversare il rubicone ha esso stesso una causa che deve a sua
volta essere contenuta nella nozione individuale, ecc., ecc., allinfinito, salendo e
discendendo. A questo punto bisogna che limpero romano che, in generale, scaturisce
dall attraversamento del Rubicone, e che tutte le vicissitudini dellimpero romano,
bisogna che in un modo o nellaltro esse siano incluse nella nozione individuale di
Cesare. Cos che ogni nozione individuale sar gonfiata dalla totalit del mondo che essa
esprime. Essa esprime la totalit del mondo. Ecco che la proposizione diventa sempre pi
strana.
Ci sono sempre stati dei momenti deliziosi nella storia della filosofia e uno di quei
momenti fu quando lestremo limite della ragione, voglio dire quando il razionalismo
spinto al limite delle sue conseguenze gener e coincise con una specie di delirio. E fu un
delirio della follia. In quel momento si assiste ad una specie di corteo, di sfilata, in cui
sono la stessa cosa il razionale spinto fino al limite della ragione e il delirio, ma il delirio
della follia la pi pura. Quindi ogni nozione individuale, se vero che il predicato
incluso nella nozione del soggetto, bisogna proprio che ogni nozione esprima la totalit
del mondo, e che la totalit del mondo sia inclusa in ogni nozione. Abbiamo visto che ci

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conduceva Leibniz ad una teoria straordinaria che, la prima grande teoria della filosofia
della prospettiva, o del punto di vista, poich ogni nozione individuale sar detta
esprimere e contenere il mondo; si, ma da un certo punto di vista che e pi profondo, a
ben vedere la soggettivit che rinvia alla nozione di punto di vista e non la nozione del
punto di vista che rinvia alla soggettivit. Ci avr molte conseguenze in filosofia, a
cominciare dall eco che si far sentire in Nietzsche nella creazione di una filosofia
prospettivista.
Il primo problema questo: quando affermiamo che il predicato contenuto nel soggetto,
ci supponeva che venisse sollevata ogni sorta di difficolt, a ben vedere, le relazioni
possono essere riportate a dei predicati? Gli eventi possono essere considerati come dei
predicati? Ma accettiamo tutto questo. Non possiamo dare torto a Leibniz se non partendo
da un insieme di coordinate concettuali (diverse) da quelle di Leibniz. Una proposizione
vera tale che lattributo contenuto nel soggetto, vediamo bene cosa ci pu voler dire
al livello delle verit dessenza. Le verit dessenza, ossia le verit metafisiche
(riguardanti Dio), o le verit matematiche. Se io dico 2 + 2 = 4, ci sarebbe molto da
discutere al riguardo, ma capisco immediatamente ci che Leibniz vuol dire, sempre
indipendentemente dalla questione se abbia ragione o torto, gi cos difficile sapere
cosa qualcuno stia dicendo, se poi, ci domandiamo se ha ragione, ma non abbiamo finito.
2 + 2 = 4 una proposizione analitica. Io ricordo che una proposizione analitica una
proposizione tale che il predicato contenuto nel soggetto o nella nozione del soggetto,
in altre parole una proposizione identica o riducibile all identica. Identit del predicato
con il soggetto. In effetti, ci dice Leibniz, io posso dimostrare, alla fine di una serie di
passi, di un numero finito di tappe operative, io posso dimostrare che 4, in virt della
definizione, e 2 + 2, in virt della loro definizione, sono identiche. Posso veramente
dimostrarlo? E in che modo? Evidentemente io non pongo il problema del come? In
generale si capisce cose vuol dire: il predicato compreso nel soggetto, ci vuol dire che,
alla fine di un insieme di operazioni, io posso dimostrare lidentit delluno con laltro.
Leibniz fa un esempio in un piccolo testo che si chiama Della libert. Dimostra che
ogni numero divisibile per dodici per ci stesso anche divisibile per sei. Ogni numero
dodicinale (doudenaire) sestiario (sexaire). Notate che nella logistica del XIX e del
XX secolo, voi ritroverete delle dimostrazioni di questo tipo che hanno fatto, com e

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noto la gloria di Russell. La dimostrazione di Leibniz molto convincente: dimostra


dapprima che ogni numero divisibile per dodici identico ai divisibili per due,
moltiplicati per due, moltiplicati per tre. Non difficile. Dimostra anche che divisibile
per sei uguale a divisibile per due, moltiplicato per tre. Cosa voleva dirci? Ci ha fatto
vedere uninclusione poich due moltiplicato per tre contenuto in due moltiplicato per e
moltiplicato per tre.
E un esempio, ci fa capire al livello delle verit matematiche che noi possiamo affermare
che la proposizione corrispondente analitica o identica. Cio che il predicato
contenuto nel soggetto. Ci vuol dire, alla lettera, che io posso fare in un insieme, in una
serie doperazioni determinate, una serie finita di operazioni determinate e su questo
insisto -, io posso dimostrare lidentit del predicato con il soggetto, o io posso far
sorgere uninclusione del predicato nel soggetto. Ed e lo stesso. Io posso manifestare
questa inclusione, io posso mostrarla. O io dimostro lidentit oppure mostro linclusione.
Ha mostrato linclusione quando ha mostrato, per esempio... [????] una identit pura
sarebbe stata: ogni numero divisibile per dodici divisibile per dodici, ma qui siamo
davanti ad un altro caso di verit dessenza: ogni numero divisibile per dodici e
divisibile per sei, questa volta non si accontenta di dimostrare unidentit, mostra un
inclusione alla in base al risultato di una serie di operazioni finite, ben determinate.
Queste sono le verit dessenza. Io posso dire che linclusione del predicato nel soggetto
e dimostrata dallanalisi e che questa analisi risponde alla condizione di essere finita,
cio che essa non comporta che un numero limitato di operazioni ben determinate. Ma
quando io dico che Adamo ha peccato, o che Cesare ha attraversato il Rubicone, che
cose? Ci non rinvia pi ad una verit dessenza, c una data, Cesare ha attraversato il
Rubicone qui e ora, ci ha un riferimento allesistenza, Cesare attraversa il Rubicone solo
se esiste. 2 + 2 = 4 si fa in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Quindi, abbiamo tutte le ragioni
per distinguere le verit dessenza dalle verit desistenza.
La verit della proposizione Cesare ha attraversato il Rubicone non dello stesso tipo
di 2 + 2 = 4. Ma tuttavia, in virt dei principi che abbiamo visto lultima volta, per le
verit desistenza non meno che per le verit dessenza, bisogna che il predicato sia nel
soggetto e compreso nella nozione del soggetto; compreso quindi da sempre nella
nozione del soggetto, incluso da sempre che Adamo peccher in tal luogo e a tal

27

momento. E una verit desistenza. Non meno che per le verit dessenza, anche nelle
verit desistenza, il predicato deve essere contenuto nel soggetto. Non meno, vuol dire
allo stesso modo. E in effetti, ed questo il nostro problema, qual la prima grande
differenza che c tra la verit dessenza e la verit desistenza? Lo sentiamo da subito.
Per le verit desistenza, Leibniz ci dice che anche in questo caso il predicato contenuto
nel soggetto. Bisogna che peccatore sia contenuto nella nozione individuale dAdamo,
solo che: se peccatore contenuto nella nozione individuale dAdamo, il mondo intero
che contenuto nella nozione individuale dAdamo, rimontando per le cause e
discendendo agli effetti, visto che il mondo intero, capite che la proposizione Adamo
ha peccato deve essere una proposizione analitica, soltanto che in questo caso lanalisi
infinita. Lanalisi va allinfinito.
Che cosa pu voler dire? Sembra voler dire questo: per dimostrare lidentit di
peccatore e di Adamo, o lidentit di chi attravers il Rubicone e Cesare,
abbiamo bisogno questa volta di una serie infinita di operazioni. E chiaro che non siamo
capaci, o che almeno sembra che non ne siamo capaci. Siamo capaci di unanalisi
allinfinito? Leibniz molto formale: no, voi non potrete, noi uomini, noi non possiamo.
Allora, per orientarci nel dominio delle verit desistenza, dobbiamo aspettare
lesperienza. Allora perch abbiamo bisogno di tutta questa storia sulle verit analitiche?
Aggiunge: si, ma lanalisi infinita , in compenso, non solo possibile ma fatta
nellintelletto di Dio.
Ma ci viene in aiuto il fatto che Dio, lui che non ha limiti, lui che infinito, possa fare
lanalisi infinita? Ne siamo contenti, siamo contenti per lui, ma a prima vista ci si
domanda cosa Leibniz ci stia raccontando. Ritengo che la nostra prima difficolt sia
questa: che cos lanalisi infinita? Ogni proposizione analitica, solo che, c tutto un
altro dominio delle nostre proposizioni che rimanda ad unanalisi infinita. Abbiamo una
speranza: se Leibniz un grande creatore del calcolo differenziale o dellanalisi
infinitesimale, senza dubbio un matematico, ed ha sempre distinto le verit filosofiche
da quelle matematiche, e quindi non questione di mischiare tutto; ma impossibile
pensare che, nel momento in cui egli scopre in metafisica una certa idea dellanalisi
infinita, essa non abbia certe eco in rapporto a un certo tipo di calcolo che ha inventato lui
stesso, cio il calcolo dellanalisi infinitesimale.

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Quindi, ecco la mia prima difficolt: quando lanalisi va allinfinito, di quale tipo o quale
il modo dellinclusione del predicato nel soggetto? In quale modo peccatore
contenuto nella nozione dAdamo, una volta detto che lidentit di peccatore e di Adamo
non pu apparire se non in una analisi infinita? Cosa vuol dire analisi infinita quando
sembra invece che non ci siano analisi se non sotto le condizioni di una finitezza ben
determinata? E un bel problema.
Secondo problema. Ho appena illustrato una prima differenza tra le verit dessenza e le
verit desistenza. Nelle verit dessenza lanalisi finita, nelle verit desistenza lanalisi
infinita. Non la sola, c una seconda differenza: secondo Leibniz, una verit
dessenza tale che il contrario impossibile, in altre parole impossibile che 2 + 2 non
faccia 4. Perch? per la semplice ragione che io posso dimostrare l'identit di 4 con 2 + 2
alla fine di una serie di passaggi finiti. Quindi 2 + 2 = 5, possiamo dimostrare che
contraddittorio e che impossibile. Adamo non peccatore, Adamo che non avrebbe
peccato, prendo il contraddittorio di peccatore. E possibile. La prova che, seguendo il
grande criterio della logica classica e al riguardo Leibniz resta nella logica classica -, io
non posso pensare niente quando dico 2 + 2 = 5; io non posso pensare limpossibile,
come non posso pensare niente secondo questa logica quando dico cerchio quadrato. Ma
posso pensare benissimo un Adamo che non avrebbe peccato. Le verit desistenza sono
dette verit contingenti.
Cesare avrebbe potuto non attraversare il Rubicone. Ammirevole la risposta di Leibniz:
certo, Adamo avrebbe potuto non peccare, Cesare non attraversare il Rubicone. Soltanto
che, ci non era compossibile con il mondo esistente. Un Adamo peccatore include un
altro mondo. Questo mondo era possibile in se stesso, un mondo in cui il primo uomo non
avrebbe peccato un mondo logicamente possibile, solo che non e compossibile con il
nostro. Ci vuol dire che Dio ha scelto un mondo nel quale Adamo pecchi. Adamo
peccatore implicava un altro mondo: questo mondo era possibile ma non era
compossibile con il nostro.
Perch Dio ha scelto questo mondo? Leibniz lo spiegher. Capite che a questo livello, la
nozione di compossibilit diventa molto strana: che cosa mi dir che due cose sono
compossibili e che altre due sono incompossibili? Adamo non peccatore appartiene ad un
mondo diverso dal nostro, e cos anche Cesare non ha attraversato il Rubicone sarebbe

29

stato un altro mondo possibile. Che cos questa relazione molto insolita di
compossibilit? Capite che potrebbe essere la stessa domanda di che cos lanalisi
infinita?, ma essa non ha lo stesso aspetto. Ed ecco che possiamo ricavarne un sogno,
possiamo fare questo sogno su molti livelli. Voi sognate, e una specie di strega vi fa
entrare in un palazzo; questo palazzo... (E il sogno di Apollodoro raccontato da Leibniz.)
Apollodoro va a vedere una dea e questa dea lo porta in questo palazzo, e questo palazzo
composto da pi palazzi. Leibniz ama molto tutto ci, delle scatole che contengono
altre scatole. In un testo che dovremo analizzare, spiega che nellacqua c pieno di pesci,
che nei pesci c acqua, e che nellacqua di questi pesci ci sono pesci di pesci: lanalisi
infinita. Limmagine del labirinto lo persegue. Non la smette di parlare del labirinto del
continuo. Questo palazzo ha la forma di una piramide, il vertice verso lalto, ma non c
una fine. Poi mi rendo conto che ogni sezione della piramide costituisce un palazzo. In
seguito, guardo pi da vicino e, nella sezione pi alta della mia piramide, pi vicino alla
punta, vedo un personaggio che fa una certa cosa. Poco pi in basso, vedo lo stesso
personaggio che fa unaltra cosa in un altro posto. Ancora pi in basso lo stesso
personaggio in unaltra situazione, come se ogni sorta di rappresentazione teatrale fosse
recitata simultaneamente, del tutto diversa, in ognuno dei palazzi, con dei personaggi che
hanno dei lineamenti comuni. E un grosso libro di Leibniz che si chiama Teodicea, vale
a dire, la giustizia divina.
Voi capite, quello che vuol dire, il fatto che ad ogni livello, un mondo possibile. Dio
ha scelto di far passare allesistenza il mondo estremo, il pi vicino alla punta della
piramide. Su cosa si basato per sceglierlo? Lo vedremo, non dobbiamo avere fretta
perch sar un problema difficile, i criteri della scelta di Dio. Ma, una volta detto che ha
scelto tale mondo, questo mondo implic Adamo peccatore; in un altro mondo,
chiaramente tutto ci simultaneo, ci sono delle varianti, possiamo concepire altra cosa e
ogni volta avremmo un mondo. Ognuno di essi possibile. Sono incompossibili gli uni
con gli altri, uno solo pu passare allesistenza. Ora, tutti tendono con tutte le loro forze
di passare all'esistenza. La visione che Leibniz ci propone della creazione del mondo da
parte di Dio diventa molto stimolante. Ci sono tutti questi mondi che si trovano
nellintelletto di Dio, ed ognuno di questi spinge con la pretensione di passare dal
possibile allesistente. Hanno un peso reale, in funzione delle loro essenze. In funzione

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delle essenze che contengono tendono a passare allesistenza. E non possibile perch
non sono compossibili gli uni con gli altri: lesistenza come uno sbarramento. Una sola
combinazione passer. Quale? Immaginate gi quale sar la splendida risposta di Leibniz:
sar la migliore! E non la migliore in virt di una teoria morale, ma in virt di una teoria
dei giochi. E non a caso Leibniz uno dei fondatori della statistica e del calcolo dei
giochi. E tutto questo si complicher...
Che cos questa relazione di compossibilit? Ora voglio giusto segnalare un autore, oggi
celebre, che leibniziano. Cosa vuol dire essere leibniziani oggi? Credo che voglia dire
due cose: una non molto interessante e una molto interessante. Lultima volta, affermavo
che il concetto in un rapporto speciale con il grido. C una maniera non interessante di
essere leibniziani o dessere spinoziani oggi, quella per necessit di mestiere, dei tipi
lavorano su un autore, ma c unaltra maniera di fare appello ad un filosofo. In questo
caso, non professionale. Sono dei tipi che possono non essere filosofi. Ci che trovo
formidabile nella filosofia, quando un non filosofo scopre una specie di familiarit che
non posso pi chiamare concettuale, ma che coglie immediatamente una familiarit fra i
suoi propri gridi e i concetti del filosofo. Penso a Nietzsche, aveva letto Spinoza molto
presto e, in una lettera, dopo averlo riletto da poco, esclamava: stento a crederci! Stento a
crederci! Non ho mai avuto una relazione con un filosofo come quella che ho avuto con
Spinoza. E ci mi interessa ancor di pi quando accade a dei non filosofi. Come quando il
romanziere inglese Lawrence esprime in poche linee lo sconvolgimento che gli da
Spinoza. Grazie a Dio non diventa comunque filosofo. Cosa coglie? Che cosa vuol dire?
Quando Kleist si imbatt in Kant, alla lettera, non si riprese. Che cose questa
comunicazione? Spinoza ha scosso molti incolti... Borges e Leibniz. Borges, e un autore
estremamente sapiente, che ha letto molto. Lavora sempre a due cose: il libro che non
esiste...
(Fine banda sonora.)
gli piacciono le storie poliziesche, Borges. In Finzioni, c il racconto Il giardino dei
sentieri che si biforcano. Riassumo la storia mentre voi tenete in mente il famoso sogno
della Teodicea. Il giardino dei sentieri che si biforcano, che cos? E il libro infinito, il

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mondo delle compossibilit. Lidea del filosofo cinese alle prese con il labirinto,
unidea dei contemporanei di Leibniz. Appare in pieno XVII secolo. Esiste un celebre
testo di Malebranches che lintervista con il filosofo cinese, contiene cose molto
curiose. Leibniz affascinato dall Oriente, cita spesso Confucius. Borges ha fatto una
copia conforme di Leibniz ma con una differenza essenziale: per Leibniz, tutti i mondi
diversi in cui, che Adamo pecchi in un certo modo o che pecchi in un altro oppure che
non pecchi per niente, un infinit di mondi che per si escludono gli uni con gli altri,
sono incompossibili gli uni con gli altri. Tanto vero che mantiene un principio di
disgiunzione molto classico: o questo mondo o laltro. Tanto che Borges, invece,
mette tutte queste serie incompossibili nello stesso mondo. Ci permette una
moltiplicazione degli effetti. Leibniz non avrebbe mai ammesso che le incomposibilit
facciano parte di uno stesso mondo. Perch? Ecco le nostre due difficolt: la prima, di
sapere cos un analisi infinita; in secondo luogo, che cos questa relazione di
dincompossibilit? Labirinto dellanalisi infinita e labirinto della compossibilit.
La maggior parte dei commentatori di Leibniz, che io sappia, tenta infine di riportare la
compossibilit al semplice principio di contraddizione. Quindi ci sarebbe una
contraddizione fra Adamo non peccatore e il nostro mondo. Ma a riguardo, la lettera di
Leibniz ci parsa di tale natura da far si che ci non sia possibile. Non possibile poich
Adamo non peccatore non contraddittorio in se e la relazione di compossibilit
assolutamente irriducibile alla semplice relazione di possibilit logica. Quindi provare a
vederci una semplice contraddizione logica vorrebbe dire ancora una volta ridurre le
verit desistenza alle verit dessenza. In questo modo sar difficile definire la
compossibilit.
Sempre in questo paragrafo sulla sostanza, il mondo e la continuit, vorrei porre la
domanda che cos unanalisi infinita? Vi chiedo di essere molto pazienti. Bisogna
diffidare dei testi di Leibniz perch sono sempre adattati a dei corrispondenti ben
determinati, e se io riprendo il suo sogno dovrei variarlo, e una variante del sogno
sarebbe che, anche allinterno dello stesso mondo, ci sarebbero dei livelli di chiarezza e
di oscurit tali che il mondo potrebbe essere presentato da tal o tal altro punto di vista..
Cosicch dobbiamo sempre sapere a chi sono rivolti i testi di Leibniz per poterli
giudicare.

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Ed ecco un primo tipo di testo di Leibniz in cui ci dice che in ogni proposizione il
predicato contenuto nel soggetto. Soltanto che esso contenuto o in atto attualmente
o virtualmente. Il predicato contenuto nel soggetto, ma questa inclusione, questa
inerenza, o attuale o virtuale. Si ha voglia di dire che tutto ci va molto bene.
Conveniamo che in una proposizione del tipo Cesare ha attraversato il Rubicone,
linclusione non che virtuale, ovvero attraversare il Rubiconde contenuto nella
nozione di Cesare, ma non che virtualmente contenuto. Secondo tipo di testo: lanalisi
infinita sotto la quale peccatore contenuto nella nozione di Adamo, unanalisi
indefinita, cio io rimonter da peccatore a un altro termine, poi a un altro termine
ancora, ecc. Esattamente come se peccatore = I/2 + I/4 + I/8, ecc., allinfinito. Questo
darebbe un certo statuto: diremmo che lanalisi infinita unanalisi virtuale, unanalisi
che va verso l indefinito. Ci sono dei testi di Leibniz che ci dico tutto questo, per
esempio nei Discorsi di metafisica, ma in questo libro, Leibniz presenta e propone la
totalit del suo sistema ad uso di persone che conoscono poco la filosofia. Ora prendo un
altro testo che sembra contraddire il primo. In un testo pi sapiente, Della libert, Leibniz
impiega la parola virtuale, ma molto stranamente impiega questa parola non riguardo alle
verit desistenza, la impiega riguardo alle verit dessenza.
Questo testo sufficiente per dire che non possibile che la distinzione verit
dessenza/verit desistenza si riduca al fatto che nelle verit desistenza linclusione sia
solo virtuale, poich linclusione virtuale, un caso delle verit dessenza. In effetti, voi
vi ricorderete che le verit dessenza rinviano a due casi: la pura e semplice identit con
cui si dimostra lidentit del predicato e del soggetto, e ricavarne un inclusione del tipo
ogni numero divisibile per 12 divisibile per 6 (io dimostro linclusione in base ad
unoperazione finita). Ora, per questo caso che Leibniz dice: ho fatto sorgere un
identit virtuale. Quindi non basta dire che lanalisi infinita virtuale.
Possiamo dire che unanalisi indefinita? No, perch unanalisi indefinita sarebbe come
dire che unanalisi infinita solo per difetto della mia conoscenza, ovvero sarebbe come
dire che non riesco ad arrivare fino alla fine. Invece Dio, con il suo intelletto, arriverebbe
fino alla fine. Potremmo dirla cos? No, non possibile che Leibniz voglia dire questo
perch lindefinito non mai esistito per lui. Sarebbe una nozione incompatibile,

33

anacronistica. Indebito, non un qualcosa che appartiene a Leibniz. Cos precisamente


lindefinito? Che differenza c fra lindefinito e linfinito?
Lindefinito, il fatto che io debba sempre passare da un termine ad un altro termine,
sempre, senza sosta, ma senza che il termine seguente al quale pervengo preesista gi. E
il mio proprio procedimento che consiste a far esistere. Se io dico 1 = + 1/8, ecc., non
dobbiamo credere che ecc. preesista, il mio processo che ogni volta lo fa sorgere, cio
lindefinito esiste in un procedimento per il quale io non smetto di respingere il limite al
quale mi oppongo. Niente preesiste. Fu Kant il primo a dare uno statuto allindefinito, e
questo statuto sar precisamente che lindefinito rinvia a un insieme che non separabile
dalla sintesi successiva che lo percorre. Ovvero che i termini della serie indefinita non
preesistono alla sintesi che va da un termine allaltro. Leibniz non conosce tutto questo.
Inoltre, lindefinito gli sembra puramente convenzionale o simbolico perch? C un
autore che ha detto molto bene ci che caratterizza i filosofi del XVII secolo, MerleauPonty. Ha fatto un piccolo testo sui filosofi detti classici del XVII sec., e prova a
caratterizzarli in vivo modo, diceva che quello che c dincredibile in questi filosofi,
una maniera innocente di pensare a partire dallinfinito e in funzione dellinfinito. E
questo il secolo classico. Questo molto pi intelligente che dire che fu un epoca in cui la
filosofia era mischiata con la teologia. E facile dir cos. Bisogna dire che se la filosofia
ancora mischiata con la teologia nel XVII secolo, ci avvenne perch in quel momento
la filosofia non era separabile da una maniera innocente di pensare in funzione
dellinfinito.
Quali differenze ci sono fra linfinito e lindefinito? Lindefinito del virtuale: in effetti,
il termine seguente non preesiste prima che il mio processo labbia costituito. Che cosa
vuol dire? Linfinito, dellattuale, non c dellinfinito se non in atto. Allora ci possono
essere ogni sorta di infiniti. Pensate a Pascal. E un secolo in cui non si smetter di
distinguere diversi ordini di infiniti, e il pensiero degli ordini di infiniti fondamentale in
tutto il XVII secolo. Ci ricadr addosso, questo pensiero alla fine del XIX e nel XX
secolo, precisamente con la teoria degli insiemi detti infiniti. Con gli insiemi infiniti
ritroviamo qualcosa che lavorava dalla base la filosofia classica, vale a dire la distinzione
degli ordini di infiniti. Ora, quali sono i grandi nomi in questa ricerca sugli ordini di
infinito? Chiaramente Pascal, Spinoza con la famosa lettera sullinfinito, e poi Leibniz

34

che subordin tutta una struttura matematica allanalisi dellinfinito e gli ordini di infiniti.
Ossia, in quale senso possiamo dire che un ordine di infiniti pi grande di un altro? Che
cos un infinito che pi grande di un altro infinito?, ecc. Maniera innocente di pensare
a partire dallinfinito, ma in nessun senso confusamente poich viene introdotta ogni
sorta di distinzione. Nel caso delle verit desistenza, lanalisi di Leibniz chiaramente
infinita. Non indefinita. Quindi, quando impiega le parole di virtuale, ecc., c un testo
formale che da ragione a questa interpretazione che io cerco di delineare, un testo tratto
da Della libert in cui Leibniz dice esattamente questo: quando si tratta di analizzare
linclusione del predicato peccatore nella nozione individuale Adamo, Dio vede
certamente, ma non la fine della risoluzione, fine che non ha luogo. Quindi, in altri
termini, anche per Dio questa analisi non ha fine. Allora, voi mi direte che
dellindefinito anche per Dio? No, non dellindefinito poich tutti i termini dellanalisi
sono dati. Se era dellindefinito, non ci sarebbero tutti i termini, sarebbero conosciuti
mano a mano. Non sarebbero gi preesistenti. In altri termini, a quale risultato arriviamo
in unanalisi infinita: voi avete un passaggio di elementi infinitamente piccoli gli uni
negli altri, essendo data linfinit degli elementi infinitamente piccoli. Diremo di un tale
infinito che attuale, poich la totalit degli elementi infinitamente piccoli data. Voi mi
direte che allora si pu arrivare alla fine! No, per natura, voi non potete arrivare alla fine,
visto che si tratta di un insieme infinito. La totalit degli elementi data, e voi passate da
un elemento ad un altro, ed avete quindi un insieme infinito di elementi infinitamente
piccoli. Voi passate da un elemento ad un altro: voi fate un analisi infinita, i.e. unanalisi
che non ha fine, n per voi n per Dio.
Che cosa vedete se fate questa analisi? Supponiamo che ci sia solo Dio che pu farla: voi
fate dellindefinito perch il vostro intelletto limitato, ma Dio, lui fa dellinfinito. Non
vede la fine dellanalisi perch non c fine all analisi, ma fa lanalisi. Inoltre, tutti gli
elementi dellanalisi gli sono presenti in un infinito attuale. Ci vuol dire che peccatore
legato ad Adamo. Peccatore un elemento. E legato alla nozione individuale di Adamo
per un infinit di altri elementi attualmente dati. Daccordo, tutto il mondo esistente,
ovvero tutto questo mondo compossibile che passato allesistenza. Incontriamo qui
qualcosa di molto profondo. Quando faccio lanalisi, io passo da cosa a cosa? Passo da
Adamo peccatore a Eva tentatrice, da Eva tentatrice a serpente cattivo, poi a mela. E

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unanalisi infinita ed questa analisi infinita che mostra linclusione di peccatore nella
nozione individuale di Adamo. Che cosa vuol dire: elemento infinitamente piccolo?
Perch il peccato un elemento infinitamente piccolo? Perch la mela un elemento
infinitamente piccolo? Perch attraversare il Rubicone un elemento infinitamente
piccolo? Capite cosa voglia dire? Non ci sono elementi infinitamente piccoli, e allora
elemento infinitamente piccolo evidente che vorr dire, neanche a dirlo, un rapporto
infinitamente piccolo fra due elementi. Si tratta di rapporti, non si tratta di elementi. In
altri termini, un rapporto infinitamente piccolo fra due elementi, che cosa pu essere?
Che cosa ci cambia se diciamo che non si tratta di elementi infinitamente piccoli, ma
bens di rapporti infinitamente piccoli fra due elementi? Voi capirete che se io parlo a
qualcuno che non ha nessuna idea del calcolo differenziale, potremmo dirgli che sono
degli elementi infinitamente piccoli. Leibniz ha ragione. Se qualcuno che ne ha una
conoscenza molto vaga, bisogner che capisca che sono dei rapporti infinitamente piccoli
fra elementi finiti. Se qualcuno di molto informato sul calcolo differenziale, io potrei
forse dirgli altre cose. Lanalisi infinita che dimostrer linclusione del predicato nel
soggetto al livello delle verit desistenza, essa non procede per dimostrazione duna
identit, anche virtuale. Non questo. Ma Leibniz, in un altro cassetto, ha unaltra
formula da darci: lidentit, regola le verit dessenza, non regola le verit desistenza
ogni volta dice il contrario, ma non ha nessuna importanza, domandatevi a chi lo dice.
Ma allora cos? Ci che lo interessa a livello di verit desistenza, non lidentit del
predicato e del soggetto, ma passare da un predicato ad un altro, ecc., dal punto di vista di
unanalisi infinita, cio del massimo di continuit. In altri termini, lidentit che regola
le verit dessenza, ma la continuit che regola le verit desistenza. E che cos un
mondo? Un mondo definito per la sua continuit. Che cosa separa due mondi
incompossibili? Il fatto che ci sia discontinuit fra i due mondi. Che cosa definisce un
mondo compossibile? La compossibilit di cui capace. Che cosa definisce il migliore
dei mondi? E il mondo il pi continuo. Il criterio di scelta di Dio sar la continuit. Di
tutti i mondi incompossibili gli uni con gli altri e possibili in se stessi, Dio far passare
allesistenza quello che realizza il massimo di continuit. Perch il peccato di Adamo
compreso nel mondo che ha il massimo di continuit? Bisogna credere che il peccato di
Adamo una formidabile connessione diretta fra il peccato di Adamo e lincarnazione e

36

la redenzione di Cristo. C continuit. Ci sono delle serie che vanno ad inscatolarsi al di


l delle differenze di tempo e di spazio. In altri termini, nel caso delle verit dessenza, io
dimostravo unidentit in cui facevo vedere un' inclusione; nel caso delle verit
desistenza, io testimonier una continuit assicurata dai rapporti infinitamente piccoli fra
due elementi. Due elementi saranno in continuit nel momento in cui potr assegnare un
rapporto infinitamente piccolo fra questi due elementi.
Sono passato dallidea di elemento infinitamente piccolo a un rapporto infinitamente
piccolo fra due elementi, ma non basta. Ci vuole qualcosa di pi. Poich ci sono due
elementi, c una differenza tra i due: fra il peccato di Adamo e la tentazione di Eva, c
una differenza; ma qual la formula della continuit? Si potr definire la continuit come
latto di una differenza in quanto essa tende a svanire. La continuit, una differenza che
tende a scomparire.
Che cosa vuol dire che c continuit tra la seduzione di Eva e il peccato di Adamo? Il
fatto che la differenza fra i due una differenza che tende a svanire. Direi quindi che le
verit dessenza sono regolate dal principio didentit, le verit desistenza sono regolate
dalla legge di continuit o dalle differenze svanenti, non fa differenza.
Quindi tra peccatore e Adamo voi non potrete mai dimostrare unidentit logica, ma voi
potrete dimostrare e la parola dimostrazione non cambier di senso -, una continuit,
cio una o pi differenze che tendono a svanire. Unanalisi infinita unanalisi del
continuo operante per differenze svanenti.
Ci rinvia ad una certa simbolica, simbolica del calcolo differenziale o dellanalisi
infinitesimale. Ed nello stesso momento che Newton e Leibniz teorizzano il calcolo
differenziale. Ora, linterpretazione del calcolo differenziale con le categorie che tendono
a svanire, appartiene a Leibniz. In Newton tutti e due lo inventano veramente allo
stesso tempo, larmatura logica e teorica molto diversa in Leibniz e in Newton, lo stesso
tema della differenziale concepita come differenza svanente, interamente di Leibniz.
Del resto, ci tiene moltissimo, e ci fu una grande polemica fra i newtoniani e Leibniz. La
nostra storia si fa pi precisa: che cos questa differenza svanente? [Gilles Deleuze fa un
disegno con il gesso]. Le equazioni differenziali, oggi, sono fondamentali. Non c fisica
senza equazione differenziale.

37

Matematicamente, oggi, il calcolo differenziale si tolto di dosso ogni considerazione


sullinfinito la specie di statuto assiomatico del calcolo differenziale per cui non pi
assolutamente questione dinfinito appare alla fine del XIX secolo. Ma ritorniamo al
tempo di Leibniz, mettetevi nei panni di un matematico: che cosa far nel momento in cui
si trover davanti a delle grandezze o delle quantit di potenza diversa, delle equazioni le
cui variabili hanno diversa potenza, equazioni del tipo ax2 + y? Voi avete una quantit
alla potenza 2 e una quantit alla potenza 1. Come fare per confrontarle? Voi sapete tutta
la storia delle quantit incommensurabili. Nel XVII secolo, le quantit a potenza diversa
hanno preso un nome simile: sono le quantit incomparabili. Tutta la teoria delle
equazioni si blocca, nel XVII secolo, su questo problema che un problema
fondamentale, anche nellalgebra la pi semplice: a cosa serve il calcolo differenziale? Il
calcolo differenziale vi permette di procedere ad una comparazione diretta di quantit a
potenza diversa. E non solo a questo. Il calcolo differenziale trova il suo livello pi
proprio di applicazione quando ci troviamo davanti a degli incomparabili, cio davanti a
delle quantit di potenza diverse. Perch? In ax2 + y, supponiamo che in qualche modo
voi estraiate dx e dy. Dx la differenziale di x, dy la differenziale di y. Che cosa vuol
dire? Lo diremo verbalmente, per convenzione diremo che dx o dy, la quantit
infinitamente piccola che supponiamo aggiunto o sottratta da x o da y. Ecco un'
invenzione! La quantit infinitamente piccola cio la pi piccola variazione della
quantit considerata. Essa inassegnabile per convenzione. Quindi dx = 0 in x, la pi
piccola quantit per cui possa variare x, quindi uguale a zero. Dy = 0 in rapporto a y.
Comincia a prendere corpo la nozione di differenza svanente. E una variazione o una
differenza, dx o dy; essa pi piccola di qualsiasi quantit data o che potrebbe essere
data. E un sistema matematico. In un certo senso qualcosa di folle, in un altro
operativo. Di cosa? Ecco cosa formidabile nel simbolismo del calcolo differenziale: dx
= 0 per rapporto a x, la pi piccola differenza, il pi piccolo accrescimento di cui sia
capace la quantit x o la quantit y inassegnabile, linfinitamente piccolo.
Miracolo, dy non uguale a
dx
Zero e anche di pi: dy ha una quantit finita perfettamente esprimibile.
dx

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Sono dei relativi, unicamente dei relativi. Dx non niente in rapporto a x, dy non niente
in rapporto a y, ma ecco che dy qualcosa.
Dx
Stupefacente, ammirevole, grande scoperta matematica.
E qualcosa, perch in un esempio come ax2 by + c, voi avete due potenze delle quali
voi avete delle quantit incomparabili: y2 e x. Se voi considerate il rapporto differenziale,
esso non zero, ma determinato, determinabile.
Il rapporto dy vi da modo di mettere a confronto le due quantit
Dx
Incomparabili che avevano potenze differenti poich attua una depotenzializzazione delle
quantit. Quindi vi da un modo diretto di confrontare delle quantit incomparabili di
potenze diverse. Da questo momento tutta la matematica, tutta lalgebra, tutta la fisica si
inscriveranno nel simbolismo del calcolo differenziale [] E questo rapporto fra dx e
dy che ha reso possibile questa specie di compenetrazione della realt fisica e del calcolo
matematico. C un piccolo appunto di tre pagine che si chiama Giustificazione del
calcolo degli infinitesimali con quello dell algebra ordinaria. Con questo, capirete tutto.
Leibniz prova a spiegare che in un certo modo il calcolo differenziale era gi in funzione
ancor prima di esser scoperto, e che non poteva essere altrimenti, anche al livello
dellalgebra la pi ordinaria.
[Lunga spiegazione di Gilles Deleuze alla lavagna, con disegno: costruzione dei triangoli]
X non uguale a y, n in un caso n nellaltro poich sarebbe contrario ai dati stessi della
costruzione del problema. Nella misura in cui in questo caso voi potrete scrivere x = c, c
ed e sono degli zero.
Ye
sono, come dice lui, dei niente, ma non dei niente in assoluto, sono dei niente
rispettivamente.
Ovvero sono dei niente ma che conservano la differenza del rapporto. Quindi c non
diventa uguale a e poich resta proporzionale a x e x non uguale a y.
Y

39

E una giustificazione del vecchio calcolo differenziale, e linteresse di questo testo che
una giustificazione fatta con lalgebra pi facile o ordinaria. Questa giustificazione non
mette in causa niente della specificit del calcolo differenziale.
Leggo questo testo molto bello: Quindi nel caso presente, ci sar x-c = x. Supponiamo
che questo caso sia compreso sotto una regola generale e che tuttavia c ed e non saranno
dei niente in assoluto poich tengono insieme la ragione di cx per xy, o quella che c fra
il seno intero o raggio e la tangente che tocca langolo in c, il quale angolo, noi abbiamo
supposto che rimanga sempre lo stesso. Poich se c, C ed e fossero dei niente in assoluto
in questo calcolo ridotto al caso della coincidenza dei punti c, e ed a, siccome un niente
vale laltro allora c ed e sarebbero uguali e dellequazione o analogia x = c faremmo x =
0 = 1.
Y ed e ed y 0
Sarebbe come dire che x = y ovvero unassurdit.
cos troviamo nel calcolo dellalgebra le tracce del calcolo trascendente delle differenze
(i.e. il calcolo differenziale), e le sue stesse singolarit per cui qualche sapiente si fa degli
scrupoli, e anche il calcolo algebrico non potrebbe andare avanti se dovesse conservare i
suoi vantaggi dei quali uno dei pi considerabili la generalit che gli data al fine di
poter comprendere tutti i casi.
E esattamente in questo modo che io posso che io posso considerare il riposo come un
movimento infinitamente piccolo, o che il cerchio il limite di una serie infinita di
poligoni i cui lati aumentano allinfinito. Che cosa c che possiamo mettere a confronto
in tutti questi esempi? Bisogna considerare il caso in cui c un solo triangolo come nel
caso dei due triangoli somiglianti opposti alla loro estremit. Ci che Leibniz ha
dimostrato in questo testo, come e in quali circostanze un triangolo pu essere
considerato come nel caso estremo dei due triangoli somiglianti opposti alla loro
estremit. Qui forse sentite che stiamo per dare al virtuale il senso che cercavamo.
Potrei dire che nel caso della mia seconda figura in cui c solo un triangolo, laltro
triangolo c, ma c solo virtualmente. C virtualmente poich a contiene virtualmente
e, c distinto da a. Perch c ed e restano distinti da a quando non esistono pi. C ed e
restano distinti da a quando non esistono pi perch essi intervengono in un rapporto che,
lui, continua ad esistere quando i termini sono svaniti. E in questo modo che il riposo

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sar considerato come il caso particolare di un movimento, ovvero un movimento


infinitamente piccolo. Nella mia seconda figura, xy, non dir affatto che il triangolo
CEA che sparito, nel senso comunemente inteso, ma dobbiamo dire che allo stesso
tempo divenuto inassegnabile e pertanto perfettamente determinato visto che in questo
caso c = 0, e = 0, ma c non uguale a zero.
E
C un rapporto perfettamente determinato uguale a x.
ey
Quindi determinabile e determinato, ma inassegnabile. Allo stesso modo il riposo un
movimento perfettamente determinato, ma un movimento inassegnabile; uguale il
cerchio un poligono inassegnabile e tuttavia perfettamente determinato.
Capirete ora cosa vuol dire virtuale. Il virtuale non significa affatto lindefinito e qui
tutti i testi di Leibniz possono testimoniarlo. Attu un operazione diabolica: prese la
parola virtuale, senza dire niente un suo diritto -, gli dar una nuova accezione molto
rigorosa ma senza dire niente. Non lo dir se non in altri testi: non voleva pi dire andare
verso lindefinito, ma voleva dire inassegnabile e tuttavia determinato.
E una concezione del virtuale allo stesso tempo molto nuova e molto rigorosa. Cera
ancora bisogno della tecnica e dei concetti per far s che questa espressione, un po
misteriosa ai suoi inizi, prendesse un senso. E inassegnabile poich c divenuto uguale a
zero, e poich e divenuto uguale a zero. Tuttavia completamente determinato visto
che c, ovvero 0 non uguale a
e0
zero n a 1, uguale a x.
Y
Inoltre aveva molto talento per fare il professore. Riusciva a spiegare anche a qualcuno
che avesse soltanto delle nozioni di algebra elementare cos il calcolo differenziale.
Senza presupporre nessuna nozione sul calcolo differenziale.
Lidea che ci sia continuit nel mondo, mi sembra ci siano troppi commentatori di
Leibniz che fanno pi teologia di quanto Leibniz avesse auspicato: si accontentano di dire
che lanalisi infinita, nellintelletto di Dio, e ci vero seguendo alla lettera i testi; ma
ci troviamo nella situazione in cui abbiamo forse, con il calcolo differenziale, lartificio

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non per uguagliare lintelletto di Dio, ci sicuramente impossibile, ma il calcolo


differenziale ci da un artificio tale da poterci permettere di operare unapprossimazione
ben fondata di ci che accade nellintelletto di Dio cos come possiamo avvicinarlo grazie
a questo simbolismo del calcolo differenziale; poich dopo tutto anche Dio opera per
simbolica, non la stessa chiaramente. Quindi, questa approssimazione della continuit sta
nel fatto che il massimo di continuit assicurato quando dato un caso, il caso estremo o
contrario di questo pu essere considerato da un certo punto di vista come incluso nel
caso definito precedentemente.
Voi definite il movimento, oppure definite il poligono, poco importa, considerando il
caso estremo o contrario: il riposo, il cerchio sprovvisto di angoli. La continuit,
linstaurazione del processo secondo il quale i casi estrinsechi, il riposo contrario al
movimento, il cerchio contrario al poligono, possono essere considerati come inclusi
nella nozione del caso intrinseco. C continuit quando il caso estrinseco pu essere
considerato come incluso nella nozione del caso intrinseco.
Leibniz ha appena mostrato il perch. Ritroviamo la formula della predicazione: il
predicato incluso nel soggetto.
Fate attenzione. Io chiamo caso generale estrinseco il concetto di movimento che
ricopre tutti i movimenti. In rapporto a questo primo caso, io chiamo caso estrinseco il
riposo oppure il cerchio in rapporto a tutti i poligoni, o anche il triangolo unico in
relazione a tutti i triangoli combinati. Mi incarico di costruire un concetto che implichi
tutto il simbolismo differenziale, un concetto che, allo stesso tempo, corrisponda al caso
generale intrinseco e che, tuttavia, comprenda anche il caso estrinseco. Se io ci riesco,
posso dire a tutti gli effetti che il riposo un movimento infinitamente piccolo, proprio
come io dico che il mio triangolo singolo lopposizione di due triangoli somiglianti
opposti alla loro estremit, semplicemente, luno dei due divenuto inassegnabile. A
questo punto, c continuit del poligono col cerchio, continuit del riposo col
movimento, continuit dei due triangoli somiglianti opposti dalla loro estremit ad un
solo triangolo.
In pieno XIX secolo, un grande matematico, che si chiamava Poncelet, cre la geometria
proiettiva nel suo senso pi moderno era completamente leibniziano. La geometria
proiettiva interamente fondata su quello che Poncelet chiamava un assioma di

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continuit molto semplice: se voi prendete un arco di cerchio tagliato in due punti da una
retta, se poi voi fate salire la retta, c un momento in cui essa tocca larco del cerchio in
un solo punto, e un momento in cui essa esce dal cerchio, non lo tocca pi in nessun
punto. Lassioma di continuit di Poncelet reclama la possibilit di trattare il caso della
tangente come un caso estremo, ovvero non che uno dei punti sia sparito, i due punti
sono sempre presenti, ma virtuali. Quando tutto esce, non che i due punti siano spariti,
sono sempre presenti, ma tutti e due sono virtuali. E lassioma di continuit,
precisamente, che permette tutto un sistema di proiezione, tutto un sistema proiettivo. I
matematici manterranno ci integralmente una tecnica formidabile.
C qualcosa di disperatamente comico in tutto questo, ma non disturber per niente
Leibniz. Ed anche a questo riguardo i commentatori si comportano stranamente. Ci
ingarbugliamo fin dallinizio in questo campo nel quale si tratta di mostrare che le verit
desistenza, non sono la stessa cosa che le verit dessenza o verit matematiche. Per
mostrarlo, o ci sono delle proposizioni molto generali piene di genio presenti in Leibniz,
ma che ci lasciano perplessi: lintelletto di Dio, lanalisi infinita e allora, cosa vuol dire
tutto ci? Ed infine quando si tratta di mostrare in cosa le verit desistenza sono
irriducibili alle verit matematiche, quando si tratta di mostrarlo concretamente, tutto ci
che Leibniz dice di convincente, matematico. E divertente, no?
Una persona potrebbe obiettare a Leibniz: ci annunci che ci parlerai dellirriducibilit
delle verit desistenza, e questa irriducibilit tu non puoi definirla concretamente se non
utilizzando delle nozioni puramente matematiche... Che cosa risponderebbe Leibniz? In
ogni sorta di testo si sempre voluto farmi dire che il calcolo differenziale designa una
realt. Io non lho mai detto risponderebbe Leibniz -; il calcolo differenziale, una
convenzione ben fondata. Leibniz tiene moltissimo al fatto che il calcolo differenziale sia
solo un sistema simbolico, non designa una realt, designa una maniera di trattare la
realt. Cos una convenzione ben fondata? Non in rapporto alla realt che pu dirsi
convenzione, ma in rapporto alla matematica. E qui che non si deve creare un
controsenso. Il calcolo differenziale, simbolismo, ma in rapporto alla realt matematica,
per niente in rapporto alla realt del reale. E in rapporto alla realt matematica che il
sistema del calcolo differenziale una finzione. Impiega spesso anche lespressione
finzione ben fondata. E una finzione ben fondata in rapporto alla realt della

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matematica. In altri termini, il calcolo differenziale mette in moto dei concetti che non
possono giustificarsi dal punto di vista dellalgebra classica, o dal punto di vista
dellaritmetica. E evidente. Delle quantit che non sono niente e non sono uguali a zero,
un non senso aritmetico, ci non ha n realt aritmetica, n realt algebrica, una
finzione. Quindi, a mio avviso, egli non intendeva dire che il calcolo differenziale non
designi niente di reale, vuole dire che il calcolo differenziale irriducibile alla realt
matematica. E quindi una finzione in questo senso, ma proprio in quanto finzione, pu
farci pensare lesistenza.
In altri termini, il calcolo differenziale una specie di unione della matematica e
dellesistente, in altre parole: la simbolica dellesistente. Proprio perch una finzione
ben fondata in rapporto alla verit matematica esso un modo di esplorazione
fondamentale e reale della realt desistenza. Capirete dunque cosa vuol dire svanente,
differenza svanente: quando il rapporto continua anche se i termini del rapporto sono
svaniti. Il rapporto c nel momento in cui c e c sono svaniti, cio coincidenti con a. Avete
cos costruito una continuit con il calcolo differenziale.
Leibniz poi anche pi estremo, quando dice: capirete che nellintelletto di Dio, fra il
predicato peccatore e la nozione di Adamo, c una continuit. C una continuit per
differenza svanente a tal punto che quando crea il mondo, Dio non fa che calcolare. E che
calcolo! Chiaramente non un calcolo aritmetico... a riguardo oscilla tra due spiegazioni.
Quindi, Dio fa il mondo calcolando. Dio calcola, il mondo si crea. Lidea di un Dio
giocatore, la troviamo dappertutto. Possiamo sempre dire che Dio ha fatto il mondo
giocando, ma tutti lhanno gia detto. Non molto interessante. Ma i giochi, non si
assomigliano. C un testo di Eraclito, in cui si parla del bambino giocatore che
veramente costituisce il mondo. Gioca, ma a cosa? A cosa giocano i greci e i bambini
greci? Diverse traduzioni danno giochi diversi. Ma Leibniz non dir questo: quando si
spiega sul gioco, ha due spiegazioni. Nei problemi di pavimentazione, a cavallo tra i
problemi di matematica e darchitettura: data una superficie, con quale figura riempirla
completamente? Problema pi complicato: se prendete una superficie rettangolare che voi
volete pavimentare con dei cerchi, voi non la riempirete completamente. Con dei
quadrati, la riempireste completamente? Dipende dalla misura. Con dei rettangoli? Uguali
o non uguali? Poi, se voi supponete due figure, le quali si combinano per riempire

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completamente una spazio? Se voi volete pavimentare con dei cerchi, con quale altra
figura riempireste i vuoti? O vi arrendete a non riempire il tutto... Vedete che ci molto
legato al problema della continuit. Se voi decidete di non riempire tutto, in quali casi e
con quali figure e quali combinazioni di figure diverse riuscireste a riempire il massimo
possibile? Questo chiama in causa degli incommensurabili, mette in gioco degli
incomparabili tutto ci appassiona Leibniz, i problemi di pavimentazione.
Lui, quando dice che Dio fa esistere e sceglie il migliore dei mondi possibili, labbiamo
visto, sarebbe giudicare Leibniz prima che abbia parlato: il migliore dei mondi possibili,
questa stata la crisi del leibnizianismo, da qui lanti-leibnizianismo generalizzato del
XVIII secolo: non hanno sopportato la storia del migliore dei mondi possibili.
Voltaire, aveva ragione Voltaire, aveva un esigenza filosofica che non fu evidentemente
risolta da Leibniz, come sappiamo, dal punto di vista della politica. Quindi, non poteva
perdonare Leibniz. Ma se accettiamo di procedere in questo cammino, che cosa vorr dire
Leibniz, con il migliore dei mondi possibili? Una cosa molto semplice: ci sono pi mondi
possibili, solo che essi non sono compossibili gli uni con gli altri, Dio sceglie il migliore,
e il migliore non pu essere quello in cui si soffre il meno possibile. Lottimismo
razionalista, anche di una crudelt infinita; non per niente un mondo in cui non si
soffrirebbe, ma il mondo che realizza il massimo di cerchi. Se oso fare una metafora
inumana, perch il cerchio soffre nel momento in cui diventa soltanto unaffezione del
poligono. Quando il riposo solo affezione del movimento, immaginate la sofferenza del
riposo. Semplicemente, il migliore dei mondi perch realizza il massimo di continuit.
Altri mondi erano possibili, ma avrebbero realizzato meno continuit. Questo mondo il
pi bello, il pi armonioso, unicamente sotto il peso di questa frase senza piet: perch
effettua il massimo di continuit possibile. Poi, se ci si fa a prezzo della vostra carne e
del vostro sangue, poco importa. Dio non soltanto giusto, cio persegue il massimo di
continuit, ma avendo allo stesso tempo anche altre pretese, vuole variare il suo mondo.
Allora Dio nasconde questa continuit. Mette un segmento che dovrebbe essere in
continuit con laltro, questo segmento lo mette altrove per nascondere le sue strade. Noi,
non rischiamo di ritrovarci. Questo mondo si fa alle nostre spalle. E evidente allora, che
il XVIII secolo non trovi tutta questa storia di Leibniz molto appagante. Capite allora il

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problema della pavimentazione: il migliore dei mondi sar quello le cui figure e le forme
riempiranno il massimo di spazio-tempo lasciando il minimo di vuoto.
Seconda esplicazione di Leibniz, e questa ancora pi forte: il gioco degli scacchi. Come
fra la frase d' Eraclito che fa allusione a un gioco greco e Leibniz, che fa allusione al
gioco degli scacchi, c tutta la differenza che c fra i due giochi nel momento stesso in
cui la formula comune Dio gioca poteva far credere che fosse una specie di beatitudine.
Ecco come Leibniz concepisce il gioco degli scacchi: la scacchiera, uno spazio; i pezzi,
sono delle nozioni. Quel' la miglior mossa da fare con gli scacchi, o il migliore insieme
di mosse? La miglior mossa o insieme di mosse, quella che fa si che un numero
determinato e con dei valori determinati di pezzi si impadronisce o occupa il massimo di
spazio, essendo lo spazio totale quello della scacchiera. Si devono piazzare i propri
pedoni in modo tale che comandino pi spazio possibile. Perch sono solo delle
metafore? Anche qui c una specie di principio di continuit il massimo di continuit.
Cosa c che non va, sia nella metafora del gioco degli scacchi che in quella della
pavimentazione? E che in tutti e due i casi, si fa riferimento a un ricettacolo. Si
presentano le cose come se i mondi possibili rivalizzassero per incarnarsi in un
ricettacolo determinato. Nel caso della pavimentazione, la superficie da pavimentare,
nel caso degli scacchi la scacchiera. Ma nelle condizioni della creazione del mondo,
non ci sono ricettacoli prestabiliti.
Dobbiamo quindi dire che il mondo che passa allesistenza quello che realizza in se
stesso il massimo di continuit, cio che contiene la pi grande quantit di realt o di
essenza. Non posso dire desistenza, poich esister il mondo che contiene, non la pi
grande quantit desistenza, ma la pi grande quantit dessenza sotto le specie della
continuit. La continuit, in effetti precisamente il modo per contenere il massimo di
quantit di realt.
Ecco, una visione molto bella, come filosofia. In questo paragrafo ho risposto alla
domanda: che cos lanalisi infinita? Non ho ancora risposto alla domanda: che cos la
compossibilit? Ecco.

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DELEUZE / LEIBNIZ
Corsi Vincennes - 29/04/1980
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Oggi ci occuperemo di cose divertenti, ricreative, ma allo stesso tempo molto delicate.
Risposta ad una domanda sul calcolo differenziale: mi sembra che non si possa affermare
che alla fine del XVII secolo e nel XVIII secolo ci siano delle persone per le quali il
calcolo differenziale sia un artificio e altre per le quali il calcolo differenziale rappresenti
qualcosa di reale. Non possiamo dirlo perch la questione non era posta in questi termini.
Leibniz non ha mai smesso di affermare che il calcolo differenziale un puro artificio, un
sistema simbolico. Quindi su questo punto siamo tutti perfettamente daccordo. Pu
esserci disaccordo solo quando ci domandiamo che cosa sia un sistema simbolico, ma
riguardo allirriducibilit dei segni differenziali ad ogni realt matematica, cio alla realt
geometrica, aritmetica e algebrica, tutti sono daccordo. Si mette in atto una differenza
nel momento in cui affermiamo che alcuni pensano che il calcolo differenziale sia solo
una convenzione, e una convenzione molto dubbia, e gli altri che al contrario pensano che
il suo carattere artificiale in rapporto alla realt matematica gli permetta di essere
adeguato a certi aspetti della realt fisica. Leibniz non ha mai pensato che la sua analisi
infinitesimale, il suo calcolo differenziale, come lui li concepiva, siano sufficienti a
esaurire il dominio dellinfinito tale come lui, Leibniz, lo concepiva. Per esempio: il
calcolo. C quello che Leibniz chiama il calcolo del minimo e del massimo che non
per niente dipendente dal calcolo differenziale. Quindi il calcolo differenziale
corrisponde ad un certo ordine dinfinito. Se vero che un infinito qualitativo non pu
essere colto dal calcolo differenziale, in compenso, Leibniz talmente cosciente di questo
che instaura altri modi di calcolo relativo ad altri ordini dinfinito. Ci che ha liquidato
questa direzione dellinfinito qualitativo, o anche dellinfinito attuale preso tout court,
non deriva da Leibniz. Ci che ha impedito questa strada, la rivoluzione kantiana; la
rivoluzione kantiana che ha imposto una certa concezione dellindefinito e che ha attuato

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la critica pi assoluta dellinfinito attuale. Ci dovuto a Kant, non a Leibniz. In


geometria, dai greci fino al XVII secolo, abbiamo due tipi di problemi. Sono presenti dei
problemi che consistono nel trovare delle linee dette rette e delle superfici dette rettilinee.
La geometria e lalgebra classica sono sufficienti. Abbiamo dei problemi e otteniamo le
equazioni necessarie; la geometria dEuclide. Gi per i greci, poi anche nel medioevo
chiaramente, la geometria non smise di trovarsi davanti ad un tipo di problema daltra
natura: ovvero quando siamo obbligati a cercare e determinare delle curve e delle
superfici curvilinee. In questo caso tutti i geometri sono daccordo nel dire che i metodi
classici della geometria e dellalgebra non bastano pi.
I greci ebbero gia modo di inventare un metodo speciale che verr chiamato di
esaustione, esso permetteva di determinare le curve e le superfici curvilinee in quanto
dava delle equazioni di gradi variabili, al limite infiniti, uninfinita di gradi diversi
nellequazione. Sono questi problemi che renderanno necessaria e che ispireranno la
scoperta del calcolo differenziale, e la maniera in cui il calcolo differenziale riprender il
discorso cominciato dal metodo desaustione. Se non colleghiamo un simbolismo
matematico a una teoria, se non lo colleghiamo al problema per il quale stato fatto, non
ci capiremmo pi niente. Il calcolo differenziale ha senso soltanto se voi vi trovate di
fronte ad un'equazione i cui termini hanno potenze diverse. Senza questa condizione non
avrebbe senso parlare di calcolo differenziale. E giusto considerare la teoria che
corrisponde ad un simbolismo, ma dobbiamo anche considerare interamente la pratica. A
mio avviso, inoltre, non possiamo capire niente dellanalisi infinitesimale senza renderci
conto che tutte le equazioni fisiche sono per natura delle equazioni differenziali. Un
fenomeno fisico non pu essere studiato e Leibniz lo dir molto bene: Cartesio
disponeva soltanto della geometria, dellalgebra e di ci che lui stesso aveva inventato e
chiamato geometria analitica, ma anche lontano che possa essere andato, questa
invenzione gli diede soltanto i modi per cogliere le figure e i movimenti sotto la specie
rettilinea; essendo per linsieme dei fenomeni della natura di tipo curvilineo, questo
metodo si dimostra insufficiente. Cartesio resta nel campo delle figure e del movimento.
Leibniz tradurr: la stessa cosa affermare che la natura procede in modo curvilineo o
affermare che al di l delle figure e del movimento, c qualcosa che il dominio delle
forze. Ed al livello stesso delle leggi del movimento, Leibniz cambier tutto, grazie

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precisamente al calcolo differenziale. Dir che ci che si conserva non MV, non la
massa e la velocit, ci che si conserva MV2. La sola differenza in questa formula
lelevazione di V alla seconda potenza, ci reso possibile dal calcolo differenziale
perch esso permette di fare il paragone delle potenze e dei rejets. Cartesio non aveva i
mezzi per dire MV2. MV2, dal punto di vista del linguaggio, della geometria, e
dellaritmetica e dellalgebra un puro e semplice non-senso. Con il sapere scientifico
odierno, possiamo in ogni caso spiegare che ci che si conserva MV2 senza fare appello
allanalisi infinitesimale. Ci viene fatto nei manuali del liceo, ma per provarlo, e per far
si che la formula abbia un senso, ci vuole tutto lapparato del calcolo differenziale.
Intervento di Comptesse.
Gilles: il calcolo differenziale e lassiomatica hanno un punto in comune, ma questo
punto in comune di completa esclusione. Storicamente, lo statuto rigoroso del calcolo
differenziale verr fatto molto tardivamente. Cosa vuol dire? Vuol dire che tutto ci che
convenzione viene espulso dal calcolo differenziale. Ora, per Leibniz, che cos un
artificio? Ci che artificio tutto un insieme di cose: lidea di un divenire, lidea di un
limite del divenire, lidea di una tendenza ad avvicinarsi al limite, tutto queste sono
considerate dai matematici delle nozioni assolutamente metafisiche. Lidea che ci sia un
divenire quantitativo, lidea del limite di questo divenire, lidea che uninfinit di piccole
quantit si avvicinino al limite, sono tutte nozioni considerate assolutamente impure,
quindi come realmente non assiomatiche o non assiomatizzabili. Quindi, allinizio, sia in
Leibniz sia in Newton che nei suoi successori, lidea del calcolo differenziale non
separabile e non separata da un insieme di nozioni giudicate non rigorose e non
scientifiche. Essi stessi lo riconoscevano. Alla fine del XIX secolo e allinizio del XX,
poi, il calcolo differenziale o lanalisi infinitesimale ricever uno statuto rigorosamente
scientifico, ma a quale prezzo? Viene espulso ogni riferimento allidea dinfinito; espulso
ogni riferimento allidea di limite ed allidea di tendere verso un limite. Chi stato a
farlo? Verr data uninterpretazione e uno statuto del calcolo molto strano perch smette
di operare con quantit ordinarie, e ne verr data uninterpretazione puramente ordinale.
A quel punto, diverr un modo desplorazione del finito, del finito come tale. Fu un

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grande matematico che fece tutto questo: Weyerstrass (?), ma molto tardivamente. Quindi
lui fece unassiomatica del calcolo, ma a che prezzo? Lo trasform completamente. Oggi,
quando facciamo un calcolo differenziale, non abbiamo nessun riferimento alle nozioni
dinfinito, di limite e di tendenza ad avvicinarsi al limite. C uninterpretazione statica.
Nessun dinamismo nel calcolo differenziale. Abbiamo uninterpretazione statica e
ordinale del calcolo. Bisogna leggere il libro di Vuillemin Philosophie de lalgebre.
Questo fatto molto importante perch ci fa capire che il calcolo differenziale si, ma
anche prima dellassiomatizzazione tutti i matematici erano daccordo nel dire che il
calcolo differenziale interpretato come metodo di esplorazione dellinfinito era una
convenzione impura, Leibniz era il primo a dirlo, ma dovremo per anche sapere qual il
suo valore simbolico. Le relazioni assiomatiche e i rapporti differenziali, no. C
unopposizione. Linfinito ha completamente cambiato di senso, di natura, e
successivamente fu completamente escluso. Un rapporto differenziale del tipo DY/DX
tale da poter essere estratto da X e Y. Allo stesso tempo DY non niente in rapporto a Y,
una quantit infinitamente piccola, DX non niente in rapporto a X, una quantit
infinitamente piccola rispetto a X. In compenso DY/DX qualcosa. Ma qualcosa del
tutto diverso da Y/X. Per esempio, se Y/X designa una curva, DY/DX designa una
tangente. Per adesso non importa quale tangente. Diremo quindi che il rapporto
differenziale tale che non significa niente di concreto in rapporto a ci da cui deriva, in
altre parole in rapporto a X e a Y, ma significa qualcosaltro di concreto, ed cos che
assicura il passaggio ai limiti. Assicura qualcosaltro di concreto, cio una Z. E proprio
come se io dicessi che il calcolo differenziale completamente astratto in rapporto ad una
determinazione del tipo a/b ma che in compenso determina un c. Tanto vero che la
relazione completamente assiomatica da tutti i punti di vista, se essa formale in
rapporto ad a e b, essa non determina per un c che invece, lui, sarebbe concreto. Quindi
essa non ci assicura un passaggio. Questa sarebbe tutta lopposizione classica fra genesi e
struttura. Lassiomatica veramente la struttura comune ad una pluralit di domini.
Lultima volta eravamo rimasti al mio secondo grande titolo il quale verteva su queste
nozioni: SOSTANZA, MONDO E COMPOSSIBILITA. La prima parte cercava di
analizzare ci che Leibniz chiamava lanalisi infinita. La risposta fu questa: lanalisi
infinita soddisfa questa condizione: essa appare nella misura in cui la continuit e le

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piccole differenze o differenze che tendono a svanire si sostituiscono allidentit. E


quando procediamo per continuit e differenze svanenti che lanalisi diviene
propriamente analisi infinita. Poi finivo sul secondo aspetto della questione. Ci sarebbe
analisi infinita e materia per lanalisi infinita quando mi trovo davanti ad un dominio che
non pi regolato direttamente dallidentico, dallidentit, ma bens un dominio regolato
dalla continuit e dalle differenze svanenti. Demmo una risposta relativamente chiara. Da
qui il secondo aspetto del problema: che cos la compossibilit? Che cosa vuol dire che
due cose sono compossibili oppure non compossibili? Ancora una volta Leibniz ci dice
che Adamo non peccatore possibile di per se stesso ma non compossibile con il
mondo esistente. Quindi mette in gioco una nozione di compossibilit che inventa lui
stesso, e capite bene come ci sia strettamente legato allidea di analisi infinita. Il
problema che lincompossibile non la stessa cosa del contraddittorio. E complicato.
Adamo non peccatore incompossibile con il mondo esistente, ci sarebbe voluto un altro
mondo. Detto questo, vedo soltanto tre soluzioni possibili per cercar di caratterizzare la
nozione dincompossibilit.
Prima soluzione: diremmo che in un modo o in un altro, lincompossibilit implica una
specie di contraddizione logica. Bisogna che ci sia contraddizione fra Adamo non
peccatore e il mondo esistente. Soltanto che, questa contraddizione non potremmo
renderla chiara se non procedendo allinfinito; sarebbe una contraddizione infinita. Come
c una contraddizione finita fra cerchio e quadrato, c una contraddizione infinita fra
Adamo non peccatore e il mondo. Certi testi di Leibniz lavorano in questo senso. Ma,
diciamolo ancora, noi sappiamo di dover fare sempre attenzione ai livelli dei testi di
Leibniz. In effetti tutto ci che abbiamo detto precedentemente implicava che la
compossibilit e lincompossibilit siano veramente una relazione originale irriducibile
allidentit e alla contraddizione. Identit contraddittoria. Anzi, abbiamo anche visto che
lanalisi infinita, sulla base della nostra prima parte, non unanalisi che sfocia
nellidentico alla fine di una serie infinita di passaggi. Tutti i risultati a cui siamo arrivati
lultima volta furono tali che, lontani dallo scoprire lidentico alla fine di una serie, al
limite di una serie infinita di passaggi, invece di procedere cos lanalisi infinita sostituiva
il punto di vista della continuit a quello dellidentit. Quindi ci troviamo in un campo
diverso da quello dellidentit/contraddizione. Ecco unaltra soluzione che dir molto

51

brevemente perch certi testi di Leibniz la suggeriscono: che supera il nostro intelletto
perch il nostro intelletto finito, e la compossibilit sar quindi una relazione originale,
ma non conosceremmo la sua radice. Leibniz ci fa scoprire un nuovo campo, non c solo
il possibile, il necessario e il reale. Ci sono anche il compossibile e lincompossibile.
Pretendeva di aver scoperto tutta una regione dellessere. Ecco lipotesi che vorrei fare:
Leibniz era un uomo indaffarato, scrisse in tutti i sensi, dappertutto, non pubblic o
pubblic veramente poche cose da vivo. Leibniz ha tutta la materia, tutti gli argomenti
per dare una risposta relativamente precisa a questo problema. Ci risulta chiaro poich
lui che lo inventa, ed lui che ha la soluzione. E poi che cosa non ha fatto che raggruppi
tutto questo? Credo che ci che potr dare una risposta a questo problema, e allo stesso
tempo dellanalisi infinita e della compossibilit, una teoria molto strana che Leibniz fu
senza dubbio il primo a introdurre in filosofia, e che potremo chiamare teoria delle
singolarit.
In Leibniz, la teoria delle singolarit frammentaria, dappertutto. E talmente discreto
che si rischia di leggere delle pagine di Leibniz senza rendersi conto che ci siamo
completamente dentro. La teoria delle singolarit mi sembra avere in Leibniz due poli:
dovremmo dire che una teoria matematico-psicologica. E il lavoro di oggi sar questo:
che cos una singolarit a livello matematico, e che cosa Leibniz crea con questo? E
vero che fece la prima grande teoria delle singolarit in matematica? Seconda domanda:
che cos la teoria leibniziana delle singolarit psicologiche? Un ultima domanda: in che
modo la teoria matematico-psicologica delle singolarit, tale come Leibniz la delinea, ci
da una risposta a questaltra domanda: che cos lincompossibile, e quindi anche alla
domanda che cos lanalisi infinita? Che cos questa nozione matematica di singolarit?
Perch salata fuori? In filosofia accade molto spesso: un qualcosa che ha importanza in
un certo momento e che viene poi abbandonato. E il caso di una teoria alla quale Leibniz
lavor molto ma che non ha avuto un seguito, non ha avuto fortuna, nessun seguito. Mi
domando se potrebbe essere interessante per noi di riprenderla. Sono sempre titubante fra
due cose, riguardo la filosofia: tra lidea che essa non necessiti di un sapere speciale, in
questo senso chiunque pu essere adatto per la filosofia, e che allo stesso tempo non si
possa fare della filosofia senza essere sensibile ad una certa terminologia filosofica, voi
potrete sempre creare una nuova terminologia ma non potete crearla facendo le cose a

52

caso. Voi dovrete sapere il significato di termini come: categorie, concetto, idea, a priori,
a posteriori, esattamente come non potremmo fare della matematica senza sapere cosa
siano a, b, xy, variabili, costanti, equazioni; c un minimo. Ora, voi dovete fare
attenzione a tutto ci. Singolare esiste da sempre allinterno di un certo vocabolario
logico. Singolare e non differenza, e allo stesso tempo in relazione con universale. C
unaltra coppia di nozioni, particolare, che si dice in riferimento al generale. Quindi il
singolare e luniversale sono in rapporto luno con laltro; e il particolare in rapporto
con il generale. Che cos un giudizio di singolarit, non la stessa cosa di un giudizio
detto particolare n la stessa cosa di un giudizio detto generale. Dico giusto che,
formalmente, singolare veniva pensato, nella logica classica, in riferimento con
universale. Ma ci non basta a definire una nozione: quando i matematici impiegano
lespressione singolarit, con cosa la mettono in rapporto? Dobbiamo farci guidare dalle
parole. Esiste certamente unetimologia filosofica o una filologia filosofica. Singolare in
matematica si distingue o si oppone a regolare. Il singolare ci che sfugge alla regola.
C unaltra coppia di nozioni impiegata dai matematici, speciale e ordinario. I
matematici ci dicono che ci sono delle singolarit speciali e delle singolarit che non lo
sono. Ma noi, per comodit, Leibniz non fa questa distinzione fra singolare speciale e
singolare non speciale, Leibniz impiega come termini equivalenti singolare, speciale e
notevole. Tanto vero che quando troverete la parola notevole in Leibniz, direte che
necessariamente ci strizza locchio, essa non vorr dire ben conosciuto; egli gonfia la
parola con una significazione insolita. Quando parler duna percezione notevole, direte
voi, ci sta dicendo qualcosa. Ma perch ci interessa? Ecco che le matematiche
rappresentano in rapporto alla logica una svolta. Luso matematico del concetto di
singolarit orienta la singolarit verso un rapporto con lordinario o il regolare, e non pi
con luniversale. Ci conviene distinguere ci che singolare da ci che ordinario o
regolare. Che interesse pu avere per noi? Supponete che qualcuno dica: le cose in
filosofia vanno male perch la teoria della verit si sempre sbagliata, si sempre
domandato prima di tutto che cosa fosse vero e cosa falso in un pensiero, ma in un
pensiero non sono il vero e il falso che contano, ma il singolare e lordinario. Ci che
singolare, ci che speciale, ci che ordinario in un pensiero. Ma allora che cosa
ordinario. Penso a Kierkegaard che, molto pi tardi, dir che la filosofia ha sempre

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ignorato limportanza della categoria di interessante! Ma non pu essere vero che la


filosofia labbia ignorato, c almeno un concetto matematico-filosofico della singolarit
che ha forse qualcosa di interessante da dirci sul concetto di interessante. Questa bella
idea della matematica che la singolarit non sia pi pensata in rapporto alluniversale,
ma che lo sia in rapporto all ordinario o al regolare. Il singolare ci che esce
dallordinario e dal regolare. Affermare questo significa andare gi molto lontano, poich
dirlo implica la volont di voler fare della singolarit un concetto filosofico, trovando le
ragioni per farlo in un campo favorevole, cio la matematica. Ora, in quale caso la
matematica ci parla del singolare e dellordinario. La risposta semplice: a proposito di
certi punti presi su una curva. Non per forza su una curva, ma particolarmente, o anche
molto pi generalmente a proposito di una figura, una figura potr comportare per natura
dei punti singolari e dei punti regolari o ordinari. Perch una figura? Perch una figura
qualcosa di determinato! Ma allora il singolare e lordinario farebbero parte della
determinazione, sarebbe interessante! Vedete che a forza di non dire niente e di battere i
piedi, avanziamo comunque di molto. Perch non definire la determinazione in generale,
dicendo che una combinazione di singolare e di ordinario, cosicch ogni
determinazione sarebbe cos fatta? Potremmo farlo? Prendo una figura molto semplice:
un quadrato. La vostra legittima esigenza sarebbe quella di domandarmi quali sono i
punti singolari di un quadrato? Di punti singolari nel quadrato ce ne sono quattro, cio le
quattro estremit a, b, c, d. Cerchiamo di definire la singolarit, ma restiamo fermi a degli
esempi, facciamo una ricerca bambinesca, parliamo di matematica, ma non ne sappiamo
niente. Sappiamo giusto che un quadrato ha quattro lati, e che quindi ci sono quattro punti
singolari che sono degli estremi. Sono i punti che segnano, precisamente, che una linea
retta finita e che unaltra dorientazione diversa, comincia a 90 gradi. Ma cosa saranno i
punti ordinari? Saranno linfinita dei punti che compongono ogni lato del quadrato; ma le
quattro estremit saranno dette dei punti singolari.
Domanda: un cubo, quanti punti singolari ha secondo voi? Vedo lo stupore nei vostri
volti! In un cubo ci sono otto punti singolari. Ed ecco come, nella geometria la pi
elementare, potremmo definire i punti singolari: i punti che segnano lestremit di una
linea retta. Ma voi sentite che non siamo che allinizio. Vorrei opporre quindi i punti
singolari e i punti ordinari. Pensando ad una curva o ad una retta, posso veramente dire

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che i punti singolari sono necessariamente degli estremi? Forse no, ma supponiamo che a
prima vista io possa dire qualcosa di questo genere. Per una curva, diventa difficile.
Prendiamo lesempio pi semplice: un semicerchio, a voi la scelta di immaginarlo
concavo o convesso. Al di sotto faccio un secondo semicerchio, convesso se laltro
concavo, concavo se laltro convesso. I due semicerchi si incontrano in un punto.
Disegno poi al di sotto una linea retta che chiamo, conformemente alla natura delle cose,
lordinata. Disegno lordinata. Erigo le perpendicolari allordinata. E unesempio di
Leibniz, contenuto in un testo dal titolo raffinato: Tantanem anagocicum, un piccolo
opuscolo di sette pagine scritto in latino, e che vuol dire saggio analogico. AB ha quindi
due caratteristiche: il solo segmento eretto a partire dallordinata ad essere unico, tutti
gli altri hanno, come dice Leibniz, un doppio, il proprio piccolo gemello. In effetti, xy ha
il suo specchio, la sua immagine in xy, e voi potrete avvicinarvi ad AB soltanto con
delle differenze quasi inesistenti, solo AB e unico, senza gemello. Secondo punto: AB
pu essere detto ugualmente sia un massimo sia un minimo, massimo per rapporto ad uno
dei semicerchi, minimo per rapporto allaltro. Avrete gi capito. Dir che AB una
singolarit. Ho introdotto lesempio della curva pi semplice: il semicerchio. Ma un po'
pi complicato: ci che ho dimostrato che il punto singolare non necessariamente
legato, non ridotto allestremo, pu trovarsi benissimo nel mezzo, e in questo caso nel
mezzo. Ed sia un minimo, sia un massimo, sia tutte e due allo stesso tempo. Da qui
deriva limportanza di un calcolo che Leibniz contribuir a spingere molto lontano, e che
chiamer il calcolo dei massimi e dei minimi, ancora oggi questo calcolo ha una
importanza immensa per esempio nei fenomeni di simmetria, nei fenomeni fisici, nei
fenomeni ottici. Direi quindi che il mio punto A un punto singolare; tutti gli altri sono
ordinari o regolari. E sono ordinari o regolari in due modi, il fatto che sono al di sotto
del massimo e al di sopra del minimo, e infine hanno sempre un doppio. Si chiarisce un
po' questa nozione di ordinario. E un altro caso; una singolarit di un altro caso. Un altro
sforzo: prendete una curva complessa. Cos che chiameremo le sue singolarit? Le
singolarit di una curva complessa sono, detto semplicemente, i punti in vicinanza dei
quali, e voi sapete che la nozione di vicinanza, in matematica, che molto diversa dalla
nozione di contiguit, una nozione chiave in tutto il campo della topologia, ed la
nozione di singolarit che capace di farci capire che cos la vicinanza dunque in

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vicinanza di una singolarit qualcosa cambia: la curva cresce o decresce. Questi punti di
crescita o di decrescita, io li chiamer singolarit. Lordinario la serie, ci che fra due
singolarit; ci che va dalla vicinanza di una singolarit alla vicinanza di unaltra
singolarit, lordinario o il regolare. Cogliamo come dei rapporti, come degli sponsali
molto strani: la filosofia detta classica non ha la sua sorte relativamente legata, e
inversamente, con la geometria, laritmetica e lalgebra classica, cio le figure rettilinee?
Voi mi direte che le figure rettilinee comprendono gia dei punti singolari, daccordo, ma
una volta che ho scoperto e costruito la nozione matematica di singolarit, io posso dire
che era gi presente nelle figure rettilinee le pi semplici? Mai le figure rettilinee le pi
semplici avrebbero potuto darmi unoccasione reale, una necessit reale di costruire la
nozione di singolarit. E semplicemente al livello delle curve complesse che ci
s'impone. Una volta trovato al livello delle curve complesse, allora si, posso tornare
indietro e dire: ah, era gi in un semicerchio, era gi in una figura semplice come il
quadrato rettilineo, ma prima non avrei potuto.
Intervento: xxx
Gilles brontola: ...piet...Dio mio...mha rotto. Sapete, parlare una cosa fragile.
Piet...ah piet...ti lascer parlare per unora quando vuoi, ma non ora...piet...oh la la...
linferno.
Vi leggo un piccolo testo tardivo di Poincar il quale si occuper molto della teoria delle
singolarit che si svilupper durante tutto il XVIII e XIX secolo. Ci sono due tipi di
lavori di Poincar, dei lavori di logica e filosofia, e dei lavori di matematica. E prima di
tutto un matematico. Esiste una tesi di Poicar sulle equazioni differenziali. Ne leggo una
parte riguardante i tipi di punti singolari in una curva rinviante ad una funzione o ad una
equazione differenziale. Dice che ci sono quattro tipi di punti singolari: prima di tutto i
colli. Sono i punti dai quali passano due curve definite dallequazione, e due soltanto. In
questo caso, lequazione differenziale tale che, in vicinanza di questo punto, definir e
far passare due curve, soltanto due. Ecco un tipo di singolarit. Secondo tipo di
singolarit: i nodi dove si incrociano uninfinita di curve definite dallequazione. Terzo

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tipo di singolarit: i punti focali intorno ai quali queste curve ruotano avvicinandosi alla
maniera di una spirale. Infine il quarto tipo di singolarit: i centri intorno ai quali le curve
si presentano sotto forma di cicli chiusi. E Poicare nel seguito della tesi spiega che,
secondo lui, uno dei suoi grandi meriti matematici daver messo la teoria delle
singolarit in rapporto con la teoria delle funzioni o delle equazioni differenziali. Perch
cito questo esempio di Poincar? Potreste trovare le stesse nozioni in Leibniz. Qui
abbiamo un curioso paesaggio che si delinea davanti a noi, con i colli, i punti focali, i
centri. E veramente come una specie di astrologia di geografia matematica. Vedete che
siamo andati dal pi semplice al pi complesso: al livello di un semplice quadrato, di una
figura rettilinea, le singolarit erano degli estremi; al livello di una curva semplice, sono
presenti delle singolarit ancora molto facili da determinare, per le quali il principio di
determinazione era facile, la singolarit era il caso unico che non aveva dei doppi, oppure
era il caso in cui massimo e minimo sidentificavano. Ma troverete delle singolarit pi
complesse quando passerete a delle curve pi complesse. Quindi il campo delle
singolarit , a ben vedere, come infinito. Quale sar la formula? Fino a quando voi avete
a che fare con dei problemi detti rettilinei, per i quali si tratta di determinare delle rette o
delle superfici rettilinee, voi non avete bisogno del calcolo differenziale. Voi avrete
bisogno del calcolo differenziale quando vi troverete di fronte al compito di determinare
delle curve e delle superfici curvilinee. Cosa vuol dire? In cosa consiste il legame fra la
singolarit e il calcolo differenziale? Il fatto che il punto singolare il punto in
vicinanza del quale il rapporto differenziale dy/dx cambia di segno. Per esempio: vertice,
vertice relativo di una curva prima che discenda, per la quale voi direte che il rapporto
differenziale cambia di segno. Cambia di segno in questo luogo, in qual misura? Nella
misura in cui diviene uguale, in vicinanza di questo punto, a zero o allinfinito.
Ritroviamo qui il tema del minimo e del massimo. Tutto questo consiste nel dire:
prendete lo spazio di relazione fra singolare e ordinario, tale che voi definirete il
singolare in funzione dei problemi curvilinei che sono in rapporto con il calcolo
differenziale, e in questa tensione od opposizione tra punto singolare e punto ordinario, o
punto singolare e punto regolare. E questo che la matematica ci fornisce come materiale
di base, e ancora una volta vero che nei casi pi semplici il singolare lestremit, in
altri casi semplice il massimo o il minimo o anche tutti e due allo stesso tempo; le

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singolarit sviluppano in questo caso dei rapporti sempre pi complessi al livello di curve
sempre pi complesse . Prendiamo la formula seguente: una singolarit un punto
prelevato o determinato su una curva, un punto in vicinanza del quale il rapporto
differenziale cambia di segno, e il punto singolare ha come propriet il fatto di
prolungarsi su tutta la serie delle ordinarie che ne dipendono fino alla vicinanza delle
singolarit seguenti. Diremo quindi che la teoria delle singolarit inseparabile di una
teoria o di un'attivit di prolungamento. Potrebbero essere degli elementi per una
possibile definizione della continuit? Potrei dire che la continuit o il continuo il
prolungamento di un punto speciale su una serie ordinaria fino alla vicinanza della
singolarit seguente. Ne sarei molto contento perch avrei almeno una definizione
ipotetica di ci che il continuo. E molto strano che per ottenere questa definizione del
continuo io mi sia servito di ci che apparentemente introduce una discontinuit, cio una
singolarit dove qualcosa cambia; invece di opporsi, proprio essa che mi permette
questa definizione approssimativa. Leibniz ci dice che tutti noi sappiamo di avere delle
percezioni, che per esempio vedo qualcosa di rosso, sento il rumore del mare. Sono delle
percezioni; dovremmo addirittura riservargli un nome speciale perch sono coscienti.
Una percezione dotata di coscienza, cio la percezione percepita come tale da un me, la
chiameremo appercezione, come apercevoir (percepire). Perch in effetti la percezione
che io appercepisco. Appercezione significa percezione cosciente. Ma allora, dice
Leibniz, bisogna per forza che ci siano delle percezioni incoscienti delle quali non ci
rendiamo conto. Le chiameremo piccole percezioni, cio delle percezioni incoscienti.
Perch questa necessit? Perch bisogna per forza che ci siano queste piccole percezioni?
Leibniz ci da due ragioni: le nostre appercezioni, le nostre percezioni coscienti, sono
sempre globali. Ci di cui ci appercepiamo sempre un tutto. Ci che cogliamo per
mezzo della percezione cosciente sono delle totalit relative. Ora, bisogna per forza che
ci siano delle parti poich c un tutto: questo un ragionamento che Leibniz fa
costantemente, deve esserci anche del semplice se c del composto, erige ci a principio;
e non cos ovvio, capite cosa vuol dire? Vuol dire che non ci sono indefiniti, e non
qualcosa di ovvio visto che ci implica linfinito attuale. Bisogna che ci sia del semplice
poich c del composto. Ci saranno persone che penseranno che tutto composto
allinfinito, saranno i partigiani dellindefinito, ma Leibniz per altre ragioni pensa che

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linfinito sia attuale, quindi bisogna che ci sia del ??????? Poich noi percepiamo il
rumore globale del mare quando siamo seduti sulla spiaggia, dobbiamo per forza avere
delle piccole percezioni di ogni onda, come dice grosso modo, anzi, di ogni singola
goccia dacqua. Perch? E una specie di esigenza logica, vedremo cosa intende. Lo
stesso ragionamento al livello di tutto e di parti, lo fa anche in questo caso, non
invocando un principio di totalit ma un principio di causalit: ci che noi percepiamo
sempre un effetto, ci devono essere allora delle cause. E certo le cause devono esse stesse
essere percepite altrimenti leffetto non sarebbe percepito. In questo caso le goccioline
non sono pi le parti che compongono londa, e le onde le parti che compongono il mare,
ma intervengono bens come cause che producono un effetto. Voi mi direte che non fa
una gran differenza, ma voglio farvi notare che in tutti i testi di Leibniz ci sono sempre
due argomenti distinti che lui porta perpetuamente a far coesistere: un argomento fondato
sulla causalit e un argomento fondato sulle parti. Rapporto causa-effetto e rapporto
parte-tutto. Ecco allora che le nostre percezioni coscienti sono immerse in un flusso di
piccole percezioni incoscienti. Da una parte, bisogna che sia cos logicamente, in virt dei
principi e delle loro esigenze, ma i grandi momenti sono quando lesperienza conferma
lesigenze dei grandi principi. Quando avviene la bella coincidenza dei principi e
dellesperienza, la filosofia ha i suoi momenti di felicit, anche quando ci comporta la
disgrazia personale del filosofo. E a questo punto il filosofo dice: tutto va bene, tutto
come deve essere. Allora bisognerebbe che lesperienza mi dimostri che sotto certe
condizioni di disorganizzazione della mia coscienza, le piccole percezioni forzino la porta
della mia coscienza e minvadano. Quando la mia coscienza si rilassa, io sono quindi
invaso dalle piccole percezioni che non diverranno pertanto delle percezioni coscienti,
esse non divengono appercezioni poich io sono invaso nella mia coscienza solo quando
essa disorganizzata. In quel momento, un fiume di piccole percezioni incoscienti
minvade. No che queste piccole percezioni cessino di essere incoscienti, sono io che
smetto di essere cosciente. Ma io le vivo, esiste un vissuto incosciente. Non le
rappresento, non le percepisco, ma ci sono, brulicano. In quali casi. Mi viene dato un gran
colpo sulla testa: lo stordimento, un esempio molto frequente in Leibniz. Sono stordito,
mi svengo e un fiume di piccole percezioni incoscienti arriva: un rumore nella mia testa.
Rousseau conosceva Leibniz, fece la crudele esperienza di svenire per aver ricevuto un

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brutto colpo, raccont poi il suo risveglio e il brulichio di piccole percezioni. E un testo
molto celebre di Rousseau contenuto in Sogni di un viandante solitario (1776-1778), il
ritorno alla conoscenza.
Cerchiamo delle esperienze di pensiero: non abbiamo neanche bisogno di fare questa
esperienza di pensiero, sappiamo che cos, cerchiamo allora col pensiero il tipo di
esperienza che corrisponde al principio: lo svenimento. Leibniz va molto oltre e dice: non
sar questa la morte? Ci comporter dei problemi in teologia. La morte sarebbe lo stato
di un vivente che non cesserebbe di vivere, la morte sarebbe una catalessi, sembra di
parlare di Edgar Poe, siamo ridotti semplicemente alle piccole percezioni. E ancora una
volta, non che esse invadano la mia coscienza, ma la mia coscienza che si spenge,
tutto il suo proprio potere, che si diluisce perch perde coscienza di s, ma molto
stranamente essa diviene coscienza infinitamente piccola delle piccole percezioni
incoscienti. Questa sarebbe la morte. In altri termini, la morte non sarebbe nientaltro che
un avvolgimento, le percezioni cessano di essere sviluppate in percezioni coscienti, esse
vengono avvolte in un infinit di piccole percezioni. Dobbiamo dire ci soltanto riguardo
alla percezione? No. E qui, di nuovo, genialit di Leibniz. C una psicologia firmata
Leibniz. E stata una delle prime teorie dellinconscio. Ne ho parlato forse abbastanza per
far si che voi capiate che una concezione dellinconscio che non ha niente a che vedere
con quella di Freud. Tutto questo per dire cosa c di nuovo in Freud: certo non lipotesi
di un inconscio che gi era stata fatta da numerosi autori, ma bens la maniera in cui
Freud concepisce linconscio. Ora, fra i successori di Freud si trovano dei fenomeni
molto strani di ritorno a una concezione leibniziani , ma parler di questo pi tardi.
Capite che non pu dire ci solo della percezione, visto che secondo Leibniz, lanima ha
due facolt fondamentali: lappercezione cosciente che composta da piccole percezioni
incoscienti, e ci che chiama lappetizione, lappetito, il desiderio. E noi saremmo fatti di
desiderio e di percezioni. Ora, lappetizione lappetito cosciente. Se le percezioni
globali sono fatte di uninfinit di piccole percezioni, le appetizioni o grossi appetiti sono
fatti di uninfinit di piccole appetizioni. Come potete vedere le appetizioni sono i vettori
corrispondenti alle piccole percezioni, diventa un inconscio molto strano. La goccia del
mare alla quale corrisponde la goccia dacqua, alla quale corrisponde una piccola

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appetizione presso colui che ha sete. E quando io dico: Oddio, ho sete, ho sete, che
cosa faccio? Esprimo grossolanamente un risultato globale delle mille e mille piccole
percezioni che mi attraversano, e delle mille e mille appetizioni che mi attraversano. Che
cosa vuol dire? Allinizio del ventesimo secolo, un grande biologo spagnolo caduto
nelloblio, si chiamava Turro, fece un libro col titolo in francese: Les origines de la
connaissance (1914-Le origini della conoscenza) ed un libro straordinario. Turro
diceva che quando diciamo io ho fame aveva una formazione puramente biologica -,
e ci diciamo che Leibniz che si svegliato -, e Turro dice che quando diciamo io ho
fame, un vero risultato globale, ci che egli chiama una sensazione globale. Impiega i
suoi concetti: la fame globale e le piccole fami specifiche. Dice che la fame come
fenomeno globale un effetto statistico. Di cosa composta la fame come sostanza
globale? Di mille piccole fami: fame di Sali, fame di sostanze proteiche, fame di grassi,
fame di sali minerali, ecc Quando dico io ho fame, io faccio alla lettera, dice Turro,
lintegrale o lintegrazione di queste mille piccole fami specifiche. Le piccole
differenziali sono le differenziali della percezione cosciente, la percezione cosciente
lintegrazione delle piccole percezioni. Molto bene. Vedete bene che le mille piccole
appetizioni sono le mille fami specifiche. E Turro continua perch c tuttavia qualcosa di
strano a livello animale: come fa lanimale a sapere di cosa ha bisogno? Lanimale vede
delle qualit sensibili, ci si getta sopra e le mangia, tutti mangiamo delle qualit sensibili.
La mucca mangia del verde. Essa non mangia dellerba, e tuttavia non mangia un verde
qualsiasi poich riconosce il verde dellerba e non mangia soltanto il verde dellerba. Il
carnivoro non mangia delle proteine, mangia la cosa che ha visto, non vede delle
proteine. Il problema dellistinto, al livello pi semplice, : come si spiega il fatto che le
bestie mangiano pressappoco ci che gli conviene? In effetti, le bestie per il loro pasto
mangiano la quantit di grassi, la quantit di sale, la quantit di proteine necessaria
allequilibrio del loro ambiente (milieu) interiore. E il loro ambiente interiore che
cos? Lambiente interiore il luogo di tutte le piccole percezioni e le piccole
appetizioni.
Che buffa comunicazione fra la coscienza e linconscio. Ogni specie mangia pressappoco
ci di cui ha bisogno, salvo gli errori tragici o comici che invocano sempre i nemici
dellistinto: i gatti, per esempio, che mangiano ci che li avvelener, ma molto raro. E

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questo il problema dellistinto. Questa psicologia alla Leibniz delinea delle piccole
appetizioni che investono delle piccole percezioni; la piccola appetizione fa
linvestimento psichico della piccola percezione, e che mondo viene fuori? Non
smettiamo di passare da una piccola percezione ad unaltra, anche senza saperlo. La
nostra coscienza coglie solo le percezioni globali e i grossi appetiti, ho fame, ma
quando io dico ho fame, sono presenti ogni sorta di passaggi, di metamorfosi; la mia
piccola fame di sale che diventa unaltra fame, piccola fame di proteine; piccola fame di
proteine che diventa piccola fame di grassi, o tutto ci che si mescola, sono degli
eterogenei. Che ne pensate dei bambini mangiatori di terra? Per quale miracolo mangiano
della terra nel momento in cui hanno bisogno della vitamina che questa terra contiene?
Devessere listinto. Sono dei mostri! Ma Dio ha fatto i mostri in armonia.
Allora, qual lo statuto della vita psichica inconscia? E successo a Leibniz di incontrare
il pensiero di Locke, e Locke aveva scritto un libro che si chiamava Saggio
sullintelletto umano. Leibniz si interess molto a Locke, soprattutto per il fatto che
secondo lui Locke si sbagliava su tutto. Leibniz si divert a scrivere un grosso libro che
intitol Nuovo saggio sullintelletto umano nel quale, capitolo per capitolo, dimostrava
che Locke era uno scemo. Aveva torto, ma fu una grande critica. Alla fine poi non lha
pubblicato. Ha avuto una reazione morale molto onesta, perch, nel frattempo, Locke era
morto. Tutto il suo grosso libro era finito ma lo lasci da parte, lo invi a degli amici. Vi
racconto questa storia perch Locke, nelle sue pagine migliori, costruisce un concetto per
il quale utilizzer la parola inglese uneasyness. Significa, grosso modo, il malessere, lo
stato di malessere. E Locke cerca di spiegare che questo il grande principio della vita
psichica. Come vedete molto interessante perch ci fa sortire dalle banalit sulla ricerca
del piacere o della felicit. Locke, in generale, dice che certo possibile che si cerchi il
proprio piacere, la propria felicit, forse possibile, ma non questa la questione; esiste
una specie di inquietudine del vivente. Inquietudine, non angoscia. Lanci cos il
concetto psicologico di inquietudine. Non siamo n assetati di piacere, n assetati di
felicit, n angosciati, la sua impressione che siamo prima di tutto inquieti. Non
restiamo mai al nostro posto. E Leibniz, in una pagina molto bella, dice che possiamo
cercare di tradurre questo concetto, ma che una sua traduzione alla fine molto difficile;
questa parola funziona bene in inglese, un inglese vede subito di cosa si tratta. Noi,

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diremo qualcuno che nervoso. Sentite come lo prende in prestito da Locke e come lo
trasforma: questo non sentirsi a proprio agio del vivente, che cos? Non affatto il
malessere del vivente. E che, anche quando immobile, quando ha la sua percezione
cosciente ben inquadrata, brulica comunque: le piccole percezioni e le piccole appetizioni
che investono le piccole percezioni fluenti, percezioni fluenti e appetiti fluenti non
smettono di muoversi, questo il punto. Allora, se c un Dio, e Leibniz persuaso Dio
c, questa uneasyness molto meno un malessere che una cosa che fa tuttuno con la
tendenza a sviluppare il massimo di percezione, e lo sviluppo del massimo di percezione
definir una specie di continuit psichica. Ritroviamo il tema della continuit, cio un
progresso indefinito della coscienza.
In cosa troviamo il malessere? Il fatto che si possono fare sempre dei brutti incontri. E
come la pietra quando tende a cadere: essa tende a cadere seguendo una traiettoria
perpendicolare ad esempio, e poi, essa potrebbe incontrare una roccia che la faccia
sbriciolare o scoppiare. E veramente un incidente legato alla legge della pi grande
pendenza. Ci non vuol dire che la legge della pi grande pendenza sia la migliore. Si
capisce facilmente cosa voglia dire. Ecco dunque un inconscio definito dalle piccole
percezioni, e le piccole percezioni sono allo stesso tempo delle percezioni infinitamente
piccole e le differenziali della percezione cosciente. E i piccoli appetiti sono allo stesso
tempo degli appetiti incoscienti e i differenziali dellappetizione cosciente. Esiste una
genesi della vita psichica a partire dalle differenziali della coscienza. In questo modo
linconscio leibniziano linsieme delle differenziali della coscienza. E la totalit
infinita delle differenziali della coscienza. C una genesi della coscienza. Lidea delle
differenziali della coscienza fondamentale. La goccia dacqua e lappetito per la goccia
dacqua, le piccole fami, il mondo dello stordimento. Tutto questo concorre a creare uno
mondo bizzarro. Apro una parentesi molto breve. Questo inconscio ha una lunga storia
nella filosofia. Grosso modo possiamo dire che la scoperta e la teorizzazione di un
inconscio propriamente differenziale. Capite che questo inconscio strettamente legato
allanalisi infinitesimale, per questo parlavo di dominio psico-matematico. Come ci sono
dei differenziali della curva, ci sono dei differenziali della coscienza. I due domini, il
dominio psichico e il dominio matematico simbolizzano. Se cerco la sorgente, Leibniz
che lancia la grande idea, la prima grande teoria di questo inconscio differenziale, che poi

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non si fermer qui. C una lunga tradizione di questa concezione differenziale


dellinconscio a base di piccole percezioni e piccole appetizioni. Tutto ci culminer con
un grande autore che stato stranamente sempre sottovalutato in Francia, un tardoromantico tedesco che si chiama Fechner. E un discepolo di Leibniz che svilupper la
concezione dellinconscio differenziale. Che cosa ha apportato Freud? Certamente non
linconscio, che gi faceva parte di una forte tradizione teorica. Non che per Freud non ci
fossero delle percezioni incoscienti, ci sono secondo lui anche dei desideri incoscienti. Vi
ricordate che in Freud c lidea che la rappresentazione pu essere incosciente, e che in
un altro senso anche laffetto pu esserlo. Ci corrisponde a percezione e appetizione. Ma
la novit di Freud che concepisce linconscio ed ora dir una cosa veramente
elementare per sottolineare una grossa differenza -, egli concepisce linconscio in un
rapporto di conflitto o dopposizione con la coscienza, e non in un rapporto differenziale.
E una cosa completamente diversa concepire un inconscio che esprime dei differenziali
della coscienza dal concepire un inconscio che esprime una forza che si oppone alla
coscienza e che entra in conflitto con essa. In altri termini, in Leibniz, c un rapporto tra
la coscienza e linconscio, un rapporto a differenze che tendono a svanire, in Freud c un
rapporto dopposizione di forze. Potrei dire che linconscio attrae delle rappresentazioni,
le strappa alla coscienza, sono veramente due forze antagoniste. Potrei dire che
filosoficamente Freud dipende da Kant e da Hegel, evidente. Coloro che avevano
orientato esplicitamente linconscio nel senso di un conflitto di volont, e non pi di
differenziale della percezione, erano della scuola di Schopenhauer che Freud conosce
molto bene e che discendevano da Kant. Dobbiamo quindi salvaguardare loriginalit di
Freud, salvo il fatto che trov in effetti una preparazione in certe filosofie dellinconscio,
non certamente facenti parte della corrente leibniziana.
Quindi la nostra percezione cosciente composta da uninfinit di piccole percezioni. Il
nostro appetito cosciente composto da uninfinit di piccoli appetiti. Leibniz fa in
questo modo unoperazione bizzarra, e se non ci trattenessimo, avremmo voglia di
protestare subito. Potremmo dirgli, daccordo, la percezione ha delle cause, per esempio
la mia percezione del verde, o la mia percezione di un colore qualunque, essa implica
ogni sorta di vibrazione fisica. E queste vibrazioni fisiche non sono esse stesse percepite.
Che ci siano uninfinit di cause elementari in una percezione cosciente, con quale diritto

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lui conclude che queste cause elementari sono esse stesse oggetti di percezioni
infinitamente piccole, perch? E cosa vuol dire quando dice che la nostra percezione
cosciente composta da uninfinit di piccole percezioni, esattamente come la percezione
del rumore del mare composto dalla percezione di tutte le gocce dacqua? Se fate
attenzione ai testi, molto strano perch questi testi dicono cose diverse, delle quali una
detta in modo manifesto per semplificazione e laltra esprime il vero pensiero di Leibniz.
Ci sono due sezioni: le une sono sotto la sezione parte-tutto, cos da voler dire che la
percezione cosciente sempre quella di un tutto, questa percezione di un tutto suppone
non soltanto delle parti infinitamente piccole, ma anche che queste parti infinitamente
piccole siano esse stesse percepite. Quindi la formula: la percezione cosciente fatta di
piccole percezioni, dir in questo caso che fatta di uguale a essere composta di.
Leibniz si esprime molto spesso cos. Prendo un testo Altrimenti non sentiremo per
niente il tutto se non ci fossero queste piccole percezioni, non avremmo coscienza del
tutto. Lorgano di senso mette in atto una totalizzazione delle piccole percezioni.
Locchio ci che totalizza uninfinit di piccole vibrazioni, e in questo modo compone
con le sue piccole vibrazioni una qualit globale che io chiamo il verde, o che chiamo
rosso, ecc il testo chiaro, si tratta del rapporto tutto-parti. Quando Leibniz vuol fare
alla svelta, ha tutto linteresse per parlare cos, ma quando vuole veramente spiegare le
cose, parla in modo diverso, dice che la percezione cosciente deriva dalle piccole
percezioni. Non la stessa cosa dire composto da o derivato da. In un caso avete il
rapporto parti-tutto, nellaltro caso avete un rapporto di tuttaltra natura. Di che natura? Il
rapporto di derivazione, ci che si chiama una derivata. Anche questo ci riporta al calcolo
infinitesimale: la percezione cosciente deriva dallinfinit delle piccole percezioni. A
questo punto non posso pi dire che lorgano di senso totalizza. Notare che la nozione
matematica dintegrale riunisce le due: lintegrale ci che deriva da ed anche ci che
opera una integrazione, una specie di totalizzazione, ma una totalizzazione molto
speciale, non una totalizzazione per addizioni. Possiamo dire senza rischiare di sbagliarsi,
che anche se Leibniz non lo fa notare, sono i secondi testi che hanno lultima voce in
capitolo. Quando Leibniz ci dice che la percezione cosciente composta di piccole
percezioni, non il suo vero pensiero. Al contrario, il suo vero pensiero che la
percezione cosciente deriva dalle piccole percezioni. Che cosa vuol dire deriva da?

65

prendiamo un altro testo di Leibniz: La percezione della luce o del colore di cui ci
rendiamo conto, i.e. la percezione cosciente composta da quantit di piccole
percezioni delle quali non ci rendiamo conto, sia da un rumore di cui non ci rendiamo
conto, sia da un rumore che avevamo percepito ma che diventa percepibile
inavvertitamente i.e. passa allo stato di percezione cosciente -, a causa di una piccola
addizione o di un aumento. Non passiamo pi dalle piccole percezioni alla percezione
cosciente per totalizzazione come lo suggeriva il primo testo, passiamo dalle piccole
percezioni alla percezione cosciente globale a causa di una piccola addizione. Credevamo
aver capito e allimprovviso non capiamo pi niente. Una piccola addizione, laddizione
di una piccola percezione; allora passiamo dalle piccole percezioni alla percezione
globale cosciente con una piccola percezione? Viene da pensare che le cose che non
vanno pi bene. Allimprovviso sentiamo il bisogno di basarci sullaltro tipo di testo,
almeno era pi chiaro. Era pi chiaro ma insufficiente. I testi sufficienti sono sufficienti
ma non ci si capisce pi niente. Situazione deliziosa, salvo nel caso in cui ci imbattiamo
in un testo vicino dove Leibniz dice: bisogna considerare che noi pensiamo a quantit di
cose alla volta. Ma noi non facciamo attenzione se non ai pensieri che sono i pi
distinti. Perch ci che rimarchevole (remarquable) deve essere composto di parti
che non lo sono qui Leibniz sta mischiando tutto, ma lo fa apposta. Noi che non siamo
pi innocenti, conosciamo la parola rimarchevole, e sappiamo che ogni volta che egli
impiega notevole, rimarchevole, distinto, lo fa in un senso molto tecnico, e allo stesso
tempo fa confusione, perch lidea del chiaro e del distinto, a partire da Cartesio, era
unidea che trovavamo un po ovunque. Lui, fa trafilare il suo piccolo distinto, i
pensieri pi distinti. Capite, il distinto, il rimarchevole, il singolare. Che cosa vuol dire:
passiamo dalle piccole percezioni incoscienti alla percezione cosciente globale a causa di
una piccola addizione. Evidentemente non una qualunque piccola addizione. Non n
unaltra percezione cosciente, n una piccola percezione incosciente in pi. Ma cosa vuol
dire allora? Vuol dire che le vostre piccole percezioni formano una serie di ordinari, una
serie detta regolare: tutte le piccole gocce dacqua, percezioni elementari, percezioni
infinitesimali. Come fate a passare dal rumore del mare alla percezione globale? Prima
risposta: per globalizzazione-totalizzazione. Risposta del commentatore: daccordo,
facile da dire. Non penseremmo mai di fare obiezioni. C bisogno di amare abbastanza

66

un autore per sapere che non si sbaglia, che parla cos solo per fare alla svelta. Seconda
risposta: accade a causa di una piccola addizione. Non pu essere laddizione di una
piccola percezione ordinaria o regolare, non pu essere neanche laddizione di una
percezione cosciente poich la coscienza sarebbe allora presupposta. La risposta che io
arrivo in vicinanza di un punto rimarchevole, del quale non opero una totalizzazione, ma
una singolarizzazione. E quando la serie delle piccole gocce dacqua percepite si
avvicina o entra nelle vicinanze di un punto singolare, di un punto rimarchevole che la
percezione diventa cosciente.
E una visione del tutto diversa perch a questo punto una gran parte delle obiezioni che
si fanno allidea di un inconscio differenziale svaniscono. Cosa vuol dire? Questo il
senso che sembrano avere i testi pi completi di Leibniz. Fin dallinizio ci facciamo
lidea che dei piccoli elementi, anche un modo di dire perch ci che differenziale non
sono gli elementi, non dx in rapporto a x, visto che dx in rapporto a x non vale niente. Ci
che differenziale non dy in rapporto a y perch dy per rapporto a y non vale niente.
Ci che differenziale dy/dx, il rapporto. E questo che conta nellinfinitamente
piccolo. Vi ricordate che a livello dei punti singolari il rapporto differenziale cambia di
segno. Leibniz ingravida Freud senza saperlo. A livello della singolarit delle crescite o
delle decrescite, il rapporto differenziale cambia di segno, cio il segno sinverte. Nel
caso della percezione, qual il rapporto differenziale? Perch non si tratta di elementi ma
di rapporti? Ci che determina un rapporto precisamente un rapporto fra gli elementi
fisici e il mio corpo. Le vibrazioni e le molecole del mio corpo. Abbiamo quindi dy e dx.
E il rapporto delleccitazione fisica con il mio corpo biologico. E il rapporto
differenziale della percezione. Voi capite che a questo punto non possiamo pi parlare di
piccole percezioni. Parleremo del rapporto differenziale fra leccitazione fisica e lo stato
fisico assimilandolo a dy/dx, poco importa. Ora, la percezione diviene cosciente quando
il rapporto differenziale corrisponde a una singolarit, cio cambia di segno. Per esempio
quando leccitazione si avvicina sufficientemente. E la molecola dacqua la pi vicina
del mio corpo che definir il piccolo aumento per mezzo del quale linfinito delle piccole
percezioni diventa percezione cosciente. Non per niente un rapporto fra parti, un
rapporto di derivazione. E il rapporto differenziale delleccitante e del mio corpo
biologico che permetter di definire la vicinanza della singolarit. Capite in che senso

67

Leibniz potrebbe dire che le inversioni di segno, cio i passaggi dal coscienza
allinconscio e dallinconscio alla coscienza, le inversioni di segno rinviano ad un
inconscio differenziale e non ad un inconscio di opposizione. Quando facevo allusione ai
seguaci di Freud, Young per esempio, presenta un lato leibniziano, e reintroduce
mandando su tutte le furie Freud, e per questo Freud pensava che Young tradisse
assolutamente la psicanalisi, un inconscio di tipo differenziale. E ci lo deve alla
tradizione del romanticismo tedesco che molto legato lui stesso allinconscio in
Leibniz. Quindi passiamo dalle piccole percezioni alla percezione inconscia per
addizione di qualcosa di notevole, cio quando la serie degli ordinari arriva in vicinanza
della singolarit seguente, cos come la vita psichica o la curva matematica sar
sottomessa ad una legge che quella della composizione del continuo. C composizione
del continuo poich il continuo un prodotto: il prodotto dellatto per il quale una
singolarit si prolunga fino alla vicinanza di unaltra singolarit. E tutto questo non vale
solo per luniverso del simbolo matematico, ma anche per quello della percezione, della
coscienza e dellinconscio. A questo punto non abbiamo che una sola domanda: cosa
sono il compossibile e lincompossibile? Deriva strettamente da ci che abbiamo detto.
Abbiamo la formula della compossibilit. Riprendo il mio esempio del quadrato con le
sue quattro singolarit. Prendete una singolarit, un punto; fatene il centro di un
cerchio. Quale cerchio? Fino alla vicinanza dellaltra singolarit. In altri termini, nel
quadrato abcd, voi prendete a come centro di un cerchio che si ferma o del quale la
periferia in vicinanza della singolarit b. Fate la stessa cosa con b: che si ferma in
vicinanza della singolarit a e tracciate poi un altro cerchio che si ferma in vicinanza
della singolarit c. Questi cerchi si intersecano. Costruirete cos, di singolarit in
singolarit, ci che potrete chiamare una continuit. Il caso pi semplice di continuit
una linea retta, ma c continuit anche con linee non rette. Con il vostro sistema di
cerchi che sintersecano, voi direte che c continuit quando i valori delle due serie
ordinarie, quelle a-b, e quelle b-, coincidono. Quando c coincidenza dei valori delle due
serie ordinarie comprese nei due cerchi, voi avete una continuit. Potete quindi costruire
una continuit fatta di continuit. Potete costruire una continuit di continuit, esempio: il
quadrato. Se le serie degli ordinari derivano da singolarit divergenti, allora avrete una
discontinuit.

68

Voi mi direte che un mondo costruito per mezzo di una continuit di continuit. E la
composizione del continuo. Una discontinuit viene definita quando le serie di ordinari o
di regolari che derivano da due punti singolari divergono. Terza definizione: il mondo
esistente il migliore? Perch? Perch il mondo che assicura il massimo di continuit.
Quarta definizione: cos il compossibile? Un insieme di continuit composte. Ultima
definizione: cos lincompossibile? Quando le serie divergono, quando voi non potete
pi comporre la continuit di questo mondo con la continuit di questaltro mondo.
Divergenza nella serie dordinari che dipendono dalle singolarit, a quel punto non pu
pi far parte dello stesso mondo. Abbiamo cos una legge di composizione del continuo
che psico-matematica. Perch non lo vediamo? Perch c bisogno di tutta questa
esplorazione dellinconscio? Perch, ancora una volta, Dio perverso. La perversit di
Dio sta nellaver scelto il mondo che implicava il massimo di continuit, calcolo del
massimo, ha scelto il mondo e fatto passare allesistenza il mondo che implicava il
massimo di continuit, ha composto il mondo scelto sotto questa forma, solo che ha
disperso le continuit poich si tratta di continuit di continuit. Le ha disperse. Che vuol
dire? Si ha limpressione, dice Leibniz, che ci siano nel nostro mondo delle discontinuit,
dei salti, delle rotture. Con un termine molto bello, dice che si ha limpressione che ci
siano delle cadute di musica. Ma non ci sono. Alcuni hanno limpressione che ci sia un
fossato tra luomo e lanimale, una rottura. E chiaro perch Dio, nella sua malizia
estrema, ha concepito il mondo scegliendo sotto la forma del massimo di continuit,
quindi esiste ogni sorta di grado intermediario fra lanimale e luomo, ma stato attento a
non metterceli sotto gli occhi. Nel bisogno li ha messi in altri pianeti diversi dal nostro
mondo. Perch? Perch cos era bene fare, bene per noi perch possiamo cos credere al
nostro dominio sulla natura. Se avessimo tutta le transizioni tra la bestia peggiore e noi,
saremmo stati meno vanitosi, ma questa vanit in fin dei conti buona perch permette
alluomo di acquietarsi sul suo potere nei confronti della natura. Alla fine non una
perversione di Dio, che dio il fatto che Dio non ha smesso di rompere le continuit
che aveva costruito per introdurre della variet nel mondo scelto; per nascondere tutto il
sistema delle piccole differenze, delle differenze svanenti. Allora ha proposto ai nostri
organi di senso e al nostro stupido pensiero, ha presentato un mondo che al contrario
molto spezzettato. Passiamo il nostro tempo a dire che le bestie non hanno unanima

69

(Cartesio), oppure che esse non parlano. Ma non cos: ci sono tutte le transizioni, tutte
le piccole definizioni. Qui troviamo una relazione specifica che la compossibilit o
lincompossibilit. Vorrei ripetere ancora una volta che la compossibilit presente
quando le serie ordinarie convergono, le serie di punti regolari che derivano da due
singolarit e quando i loro valori coincidono, altrimenti c discontinuit. In un caso
avete

la

definizione

di

compossibilit,

nellaltro

caso,

la

definizione

dellincompossibilit. Perch Dio ha scelto questo mondo piuttosto che un altro, visto che
un altro era possibile? Risposta splendida di Leibniz: perch il mondo che
matematicamente implica il massimo di continuit, ed unicamente in questo senso che
il migliore dei mondi possibili. Un concetto sempre qualcosa di molto complesso. La
seduta di oggi la mettiamo sotto il segno del concetto di singolarit. Ora, il concetto di
singolarit ha come ogni sorta di linguaggio che si riunisce in lui. Un concetto sempre
polivalente (polyvoque), necessariamente. Il concetto di singolarit non potete coglierlo
senza un minimo di strumentazione matematica: i punti singolari in opposizione ai punti
ordinari o regolari, a livello di esperienze di tipo psicologico: che cos lo stordimento,
che cos un mormorio, che cos il rumore, ecc E a livello filosofico, nel caso di
Leibniz, la costruzione di questa relazione di compossibilit. Ci non

DELEUZE / LEIBNIZ
Corsi Vincennes - 06/05/1980
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Lultima volta, abbiamo concluso con questa domanda: che cos la compossibilit, e che
cos lincompossibilit? Cosa sono queste due relazioni? La relazione di compossibilit,
la relazione dincompossibilit. Come definirle?

70

Abbiamo constatato che ci ci metteva di fronte ad ogni sorta di problemi e che ci


lanciava verso lesercizio, anche se sommario, dellanalisi infinitesimale. Oggi, vorrei
fare un terzo grande capitolo che consisterebbe a dimostrare fino a che punto Leibniz
organizza in modo nuovo, ed anche crea dei veri e propri principi. Creare dei principi,
non un bisogno corrente. Questo terzo grande capitolo di una introduzione ad una
lettura possibile di Leibniz, lo chiamer: deduzione dei principi. Che i principi siano
oggetto di una deduzione particolare, di una deduzione filosofica, anche questo non
ovvio. C una tale ricchezza di principi in Leibniz, invoca continuamente dei principi
dandogli, quando ne ha bisogno, dei nomi che prima non esistevano. Per orientarsi in
questi principi, dobbiamo ritrovare il filo della deduzione leibniziana.
Il primo principio che Leibniz si da con una giustificazione rapida, il principio
didentit. il minimo, il minimo che si conceda. Che cos il principio didentit? Ogni
principio ha una ragione. A A. Una cosa, la cosa. Una cosa cio che . Sono andato
gi un p avanti. Una cosa cio che , meglio che A A, perch? Perche ci mostra
quale sia la regione governata dal principio didentit. Se il principio didentit pu
esprimersi sotto la forma una cosa cio che , perch lidentit consiste a manifestare
lidentit propria tra la cosa e ci che la cosa . Se lidentit regola il rapporto della cosa
e di ci che la cosa , ci dice che la cosa identica alla cosa e che la cosa identica a ci
che , io posso dire, che cos la cosa? Ci che la cosa , tutti lhanno sempre chiamata
lessenza della cosa. Direi che il principio didentit la regola delle essenze. La regola
delle essenze, o se volete, del possibile. In effetti, limpossibile il contraddittorio. Il
possibile, lidentico. Cosicch, il principio didentit una ragione, una ratio, quale
ratio? la ratio delle essenze oppure, come dicevano i latini o secondo la terminologia
del medio evo molto tempo prima: ratio essendi. Prendo questo esempio tipico perch
credo che sia molto difficile fare filosofia senza avere una certa familiarit terminologica;
non dovete mai pensare di poterne fare a meno, e non pensate che sia difficile da
acquisire. esattamente la stessa cosa delle scale per pianoforte. Se voi non conoscete
abbastanza precisamente il rigore dei concetti, cio il senso delle grandi nozioni, allora
sarebbe troppo difficile. Si deve prendere ci come esercizio. I filosofi, normale che
abbiamo le loro proprie scale, hanno il loro pianoforte mentale. C bisogno di cambiare

71

laria delle categorie. La storia della filosofia non pu essere fatta se non dai filosofi; ora,
vero, che essa stata presa in mano dai professori di filosofia, e ci non un bene
perch ne hanno fatto una materia desame e non una materia di studi, di scale.
Ogni volta che parler di un principio secondo Leibniz, gli dar due formulazioni. Una
formulazione volgare e una formulazione erudita. un fatto molto bello al livello dei
principi, il rapporto necessario fra la pre-filosofia e la filosofia, questo rapporto di
esteriorit per il quale la filosofia ha bisogno di una pre-filosofia.
Formulazione volgare del principio didentita: la cosa cio che la cosa , identit della
cosa e della sua essenza. Vedete che gi la formulazione volgare, implica molte cose.
Formulazione erudita del principio didentit: ogni proposizione analitica vera. Che
cos una proposizione analitica? una proposizione in cui, il predicato e il soggetto
sono identici. Una proposizione analitica vera: A A, vera. Andando nel dettaglio
delle formule di Leibniz possiamo ampliare la formulazione erudita. Ogni proposizione
analitica vera secondo due casi: o per reciprocit o per inclusione.
Esempio di proposizione di reciprocit: il triangolo ha tre angoli. Avere tre angoli,
questo il triangolo. Secondo caso: inclusione: il triangolo ha tre lati. In effetti, figura
chiusa avente tre angoli inviluppa, include, implica lavere tre lati. Diremo che le
proposizioni analitiche di reciprocit sono loggetto di intuizioni, e che le proposizioni
analitiche dinclusione sono loggetto di dimostrazioni.
Quindi, principio didentit, regola delle essenze o del possibile, ratio essendi, a quale
domanda risponde? A quale grido risponde il principio didentit? Il grido patetico che
costantemente appare in Leibniz corrispondente al principio didentit : perch qualcosa
piuttosto che niente? il grido della ratio essendi, della ragione dessere. Se non ci fosse
lidentit, unidentit concepita come identit della cosa e di ci che la cosa , a quel
punto non ci sarebbe niente.
Secondo principio: principio di ragione sufficiente.
Questo ci rimanda al dominio che abbiamo classificato come il dominio delle esistenze.
La ratio corrispondente al principio di ragione sufficiente, non piu la ratio essendi, la
ragione delle essenze o della ragione dessere, la ratio esistendi, la ragione desistere.
La questione non pi: perch qualcosa piuttosto che niente poich il principio didentit

72

ci ha assicurato che cera qualcosa, cio lidentico. Non pi: perch qualcosa piuttosto
che niente, ma perch questo puttosto che quello? Quale ne sarebbe lespressione
volgare? Abbiamo visto che ogni cosa ha una ragione. Bisogna che ogni cosa abbia una
ragione. Quale ne sarebbe lespressione erudita? Vedete che in apparenza siamo del tutto
fuori dal principio didentit. Perch? Perch il principio didentit riguarda lidentit
della cosa e ci che essa , ma non dice se la cosa esiste. Il problema se la cosa esista
oppure no, del tutto diverso dal problema di ci che essa sia. Posso in ogni momento
determinare ci che una cosa indipendentemente dal problema di sapere se essa esista
oppure no. Per esempio so che il licorno non esiste, ma posso dire che cosa esso sia.
Quindi c proprio bisogno di un principio che ci faccia pensare lesistente. Come pu un
principio apparentemente cosi vago come tutto ha una ragione farci pensare lesistente?
Sar la formulazione erudita a spiegarcelo. Troviamo in Leibniz una formulazione erudita
sotto forma del seguente enunciato: ogni predicazione (cio lattivit del giudizio che
attribuisce qualcosa ad un soggetto; quando io dico il cielo blu, attribuisco blu a cielo
e faccio una predicazione), ogni predicazione ha un fondamento nella natura delle cose.
la ratio existendi.
Cerchiamo di capire meglio come ogni predicazione abbia un fondamento nella natura
delle cose. Ci vuol dire: tutto quello che si dice di una cosa, linsieme di ci che si dice
di una cosa, la predicazione riguardante questa cosa, tutto ci che si dice una cosa
compreso, contenuto, incluso nella nozione della cosa. Ecco il principio di ragione
sufficiente. Come vedete, la formula che prima ci sembrava innocente, ogni predicazione
ha un fondamento nella natura delle cose, presa alla lettera, diventa molto pi strana: tutto
ci che si dice di una cosa deve essere compreso, contenuto, incluso nella nozione della
cosa. Allora, tutto ci che si dice di una cosa, che cos? prima di tutto lessenza. In
effetti, lessenza si dice della cosa. Soltanto che, su questo piano, non ci sarebbe nessuna
differenza fra ragione sufficiente e identit. Ed normale perch la ragione sufficiente
riprende tuto il contenuto del principio didentit, aggiungendoci qualcosa: ci che si dice
di una cosa non soltanto lessenza della cosa, linsieme delle affezioni, degli eventi
che si rapportano o che appartengono alla cosa.

73

Quindi, non soltanto lessenza sar contenuta nella nozione della cosa, ma il pi piccolo
degli eventi, la pi piccola delle affezioni riguardanti la cosa, cio ci che si attribuisce
con verita alla cosa saranno contenuti nella nozione di essa.
Labbiamo visto: attraversare il Rubicone, che lo si voglia o no, bisogna per forza che sia
contenuto nella nozione di Cesare. Gli eventi, le affezioni del tipo amare, odiare, bisogna
che siano contenute nella nozione del soggetto che prova queste affezioni. In altri termini,
ogni nozione individuale e lesistente precisamene loggetto, il correlato di una
nozione individuale ogni nozione individuale esprime il mondo. questo il principio di
ragione sufficiente. A tutto c una ragione significa che tutto quello che accade ad una
cosa deve essere contenuto per tutta leternit nella nozione individuale della cosa .
La formulazione definitiva del principio di ragione sufficiente molto semplice: ogni
proposizione vera analitica, ogni proposizione vera per esempio ogni proposizione
che consiste nellattribuire a qualche cosa un evento che si effettivamente prodotto e
che concerne questo qualcosa -, ebbene, se vero, bisogna per forza che levento sia
compreso nella nozione della cosa.
In che ambito ci troviamo? Nellambito dellanalisi infinita, mentre al contrario, al livello
del principio didentit, ci troveremmo di fronte soltanto a delle analisi finite. Ci sar un
rapporto analitico infinito fra levento e la nozione individuale che comprende levento.
In breve, il principio di ragione sufficiente il reciproco del principio didentit ma
cosa accaduto nella reciproca? La reciproca ha conquistato un ambito radicalmente
nuovo, la reciproca ha conquistato il dominio delle esistenze. Era sufficiente fare la
reciproca, di capovolgere la formula dellidentit per ottenere quella della ragione
sufficiente; bastava reciprocare la formula dellidentit che concerne le essenze per
disporre di un nuovo principio, principio di ragione sufficiente riguardante le esistenze.
Mi direte voi che non era affatto complicato. Era molto complicato invece, perch? La
reciproca non era possibile, questa azione di reciprocit non era possibile se non si fosse
portata lanalisi allinfinito. La nozione, il concetto di analisi infinita una nozione
assolutamente originale. Consister nel dire che essa pu esistere soltanto nellintelletto
di Dio, che infinito? Certo che no. Ci implica tutta una tecnica, la tecnica dellanalisi
differenziale o del calcolo infinitesimale.

74

Terzo principio: vero che la reciproca della reciproca darebbe il primo principio? Non
una cosa certa. Dipende, ci sono talmente tanti punti di vista. Cerchiamo di variare le
formulazioni del principio di ragione sufficiente. Dicevamo, per la ragione sufficiente,
che tutto ci che accade ad una cosa deve essere compreso, incluso nella nozione della
cosa, e questo implica lanalisi infinita. Tanto vale dire: per tutto ci che accade o per
ogni cosa c un concetto. Avevo insitito su questo punto, ci che importante dire che
Leibniz non vuole affatto riprendere un celebre principio. Tutto il contrario, non vuole
affatto questo tale principio sarebbe il principio di causalit. Quando Leibniz dice che a
tutto c una ragione, ci non vuol dire per niente che tutto abbia una causa. Tutto ha una
causa significa A rinvia a B, B rinvia a C, ecc. A tutto c una ragione significa che
bisogna rendere ragione della causalit stessa, a ben vedere tutto ha una ragione significa
che il rapporto che A intrattiene con B deve essere in un modo o in un altro compreso
nella nozione di A. Allo stesso modo come il rapporto che B intrattiene con C deve essere
in un modo o in un altro compreso nella nozione di B. Quindi il principio di ragione
sufficiente un superamento del principio di causalit. in questo senso che il principio
di causalit enuncia soltanto la causa necessaria ma non la ragione sufficiente. Le cause
sono soltanto delle necessit non autosufficienti e che suppongono delle ragioni
sufficienti.
Posso quindi enunciare il principio di ragione sufficiente nella forma seguente: per ogni
cosa c un concetto che rende conto sia della cosa che dei suoi rapporti con le altre cose,
comprese le sue cause e i suoi effetti.
Per ogni cosa c un concetto, non per niente una cosa ovvia. Molte persone penseranno
che proprio dellesistenza non avere un concetto. Per ogni cosa c un concetto, quale
sar la reciproca? Capite che reciproca non ha affatto lo stesso senso. Aristotele ha fatto
un trattato di logica antica riguardante unicamente la tavola degli opposti. Che cos il
contraddittorio, che cos il contrario, che cos il subalterno, ecc. Non potete dire
contraddittorio quando invece contrario, non potete dire le cose a caso. Qui, impiego la
parola reciproco senza precisare. Quando dico che per ogni cosa c un concetto
(ridiciamolo che non per niente una cosa sicura), supponete di accordami questidea. A
quel punto non posso pi sfuggire alla reciproca. Che cos la reciproca?

75

Per una teoria del concetto, dovremmo partire dal canto degli uccelli. La grande
differenza fra i gridi e i canti i gridi dallarme, i gridi di fame, e poi i canti degli uccelli.
E si pu spiegare acusticamente quale sia la differenza fra i gridi e i canti. Allo stesso
modo, al livello del pensiero, ci sono dei gridi del pensiero e dei canti del pensiero. Come
distinguere questi gridi e questi canti? Non possiamo comprendere come si sviluppi una
filosofia come canto, o un canto filosofico, se non lo si rapporta a delle coordinate che
sono delle specie di gridi, dei gridi che continuano. una cosa complicata, gridi e canti.
Se ripenso alla musica, lesempio che mi viene in testo ogni volta, sono le due grandi
opere di Berg: contengono due grandi gridi di morte. Il grido di Maria e il grido di Lulu.
In entrambi i casi abbiamo un grido di morte. Quando si muore non si canta, e tuttavia c
qualcuno che canta intorno alla morte: colei che piange. Colui che perde lessere amato
canta. O grida, non lo so. In Woyzzeck un si, una sirena. Se mettete delle sirene nella
musica, ci mettete il grido. strano. Ora, i due gridi non sono dello stesso tipo, anche
acusticamente: c un grido che corre verso lalto e un grido che rasenta la terra. E poi c
il canto. Il grande amico di Lulu canta la morte. fantastico. firmato Berg. Direi che la
firma di un filosofo la stessa cosa. Quando un filosofo grande, pu scrivere tutte le
pagine astratte che vuole, ma esse sono atratte soltanto perch non avete saputo
estrapolarci il momento nel quale grida. C un grido l sotto, un grido che fa paura.
Ritorniamo al canto della ragione sufficiente. Tutto ha una ragione un canto. una
melodia, potremmo armonizzare. Un armonia dei concetti. Ma al di sotto ci sarebbero i
gridi ritmici: no, no, no. Riprendiamo la mia formulazione cantata del principio di
ragione sufficiente. possibile cantare in modo stonato una filosofia. Le persone che
cantano stonatamente una filosofia, la conoscono molto bene, ma essa completamente
morta. Potremmo parlare allinfinito. Il canto della ragione sufficiente: per ogni cosa c
un concetto. Qual la reciproca? In musica, parleremo di serie retrogradabili. Cerchiamo
la reciproca di ogni cosa ha un concetto. La reciproca : per ogni concetto, una cosa e
una soltanto.
Perch questa la reciproca di per ogni cosa un concetto? Supponete che un concetto
abbia due cose che gli corrispondono, c una cosa che non ha concetto e a quel punto la

76

ragione sufficiente fregata. Non posso dire per ogni cosa un concetto. Dal momento
che ho detto che per ogni cosa c un concetto, ho affermato implicitamente che un
concetto debba avere necessariamente una cosa e una soltanto, poich se un concetto ha
due cose, c qualcosa che non ha concetto e quindi non avrei potuto dire per ogni cosa
un concetto. Quindi la vera reciproca del principio di ragione sufficiente in Leibniz si
enuncer come segue: per ogni concetto una cosa e una soltanto. una reciproca, in un
senso strano. Ma in questo caso di reciprocit la ragione sufficiente e laltro principio,
cio per ogni cosa un concetto e per ogni concetto una cosa e una soltanto, non posso dire
luna senza dire laltra. Fare la reciproca assolutamente necessario. Se non riconosco la
seconda, distruggo la prima.
Quando dicevo che la ragione sufficiente la reciproca del principio didentit, non lo
dicevo nello stesso senso, perch se voi vi ricordate lenunciato del principio didentit,
vale a dire ogni proposizione analitica vera, io faccio la reciproca e ottengo la ragione
sufficiente, cioe ogni proposizione vera analitica: qui non c alcuna necessit. Posso
dire che ogni proposizione analitica vera senza dover per forza dire che ogni
proposizione vera analitica. Potrei benissimo dire che ci sono delle proposizioni vere
che non sono analitiche. Quindi quando Leibniz ha fatto la reciproca dellidentit, ha
forzato la cosa. Ha forzato la cosa perch aveva i mezzi per farlo, cio ha fatto scaturire
un grido. Aveva creato lui stesso un metodo per lanalisi infinita. Altrimenti, non avrebbe
potuto.
Tanto vero che nel caso del passaggio dalla ragione sufficiente al terzo principio che
non ho ancora battezzato, fare la reciproca assolutamente necessario. Bisognava
scoprirla. Che cosa vuol dire, per ogni concetto c una cosa e non ce n che una? Qui
la cosa diventa strana, cerchiamo di capire. Ci vuol dire che non ci sono due cose
identiche, o che ogni differenza in ultima istanza concettuale. Se voi avete due cose,
bisogna che ci siano due concetti, altrimenti non ci sarebbero due cose. Cosa vuol dire,
non ci sono due cose identiche rispetto al concetto? Vuol dire che non ci sono due gocce
dacqua identiche, che non ci sono due foglie dalbero che siano identiche. Leibniz qui
eccezionale, delira con questo principio. Afferma che voi evidentemente credete che due
gocce dacqua siano identiche, ma solo perch non andate abbastanza lontano con
lanalisi. Esse non possono avere lo stesso concetto. Questo molto curioso perch la

77

logica classica ci dice piuttosto che il concetto comprende, per natura, una pluralit
infinita di cose. Il concetto di goccia dacqua si applica a tutte le gocce dacqua. Certo,
dice Leibniz, se voi avete bloccato lanalisi del concetto a un certo momento, a un
momento finito; ma se continuate lanalisi ci sar un momento in cui i concetti non
saranno piu li stessi. Per questo la pecora riconosce il suo piccolo agnello. un esempio
di Leibniz: in che modo la pecora riconosce il suo piccolo agnello? Altri pensano che sia
tramite concetto. Un piccolo agnello non ha lo stesso concetto del concetto individuale,
cos che il concetto va verso lindividuo, un piccolo agnello. Che cos questo principio:
non c che una cosa soltanto; c necessariamente una sola cosa per ogni concetto ed una
soltanto. Leibniz lo nomina principio degli indiscernibili. Possiamo dunque enunciarlo:
c una cosa per ogni concetto ed una soltanto oppure ogni differenza concettuale in
ultima istanza.
Non ci sono differenze se non concettuali. In altri termini, se voi assegnate una differenza
tra due cose, c necessariamente una differenza nel concetto. Leibniz chiama questo
principio, principio degli indiscernibili. Se cerco la ratio corrispondente, quale sarebbe?
Capite che ci consiste nel dire che non conosciamo se non tramite concetto. In altri
termini, il principio degli indiscernibili mi sembra corrispondere alla terza ratio, la ratio
come ratio conoscendi, la ragione come ragione del conoscere. Vediamo le conseguenze
di un tale principio. Se questo principio degli indiscernibili fosse vero, cio se ogni
differenza fosse concettuale, ci sarebbero differenze soltanto concettuali. Qui Leibniz ci
domanda di accettare qualcosa di enorme. Procediamo con ordine. Quale sarebbe un tipo
di differenza non concettuale? Diciamolo subito: la differenza numerica. Io dico per
esempio una goccia dacqua, due gocce dacqua, tre gocce. Distinguo le gocce per il
numero. Soltanto per il numero. Conto gli elementi di un insieme, uno due tre quattro,
trascuro la loro individualit, le distinguo con il numero. questo un primo tipo di
distinzione molto classica, la distinzione numerica. Secondo tipo di distinzione: se io vi
invito a prendete questa sedia, qualcuno di gentile prende una sedia e io gli dico: non
questa, ma quella. In questo caso abbiamo una distinzione spazio-temporale del tipo quiora. La cosa che qui in un determinato momento, e questaltra cosa che l in un altro.
Infine ci sono delle distinzioni di figura e di movimento: qualcosa che ha tre angoli, o

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altro. Direi che sono delle distinzioni fatte per estensione e per movimento. Estensione e
movimento.
Vedete che il principio degli indiscernibili spinge Leibniz verso qualcosa di strano.
Bisogna che dimostri che tutte questi tipi di distinzioni non concettuali e in effetti sono
delle distinzioni non concettuali poich due cose possono distinguersi a seconda del
numero pur avendo lo stesso concetto. Voi ad esempio, pensate al concetto di goccia
dacqua e dite: prima goccia dacqua, seconda goccia dacqua. lo stesso concetto. C
la prima e c la seconda. Una che qui e una che l. Una che va veloce laltra lenta.
Abbiamo quasi fatto linsieme delle distinzioni non concettuali. Arriva Leibniz, e
tranquillamente ci dice no, no. Sono pure apparenze, cio mezzi provvisori per esprimere
una differenza di unaltra natura e questa differenza sempre concettuale. Se ci sono due
gocce dacqua, esse non hanno lo stesso concetto. Che cosa c dietro di molto
importante? una cosa molto importante nei problemi dindividuazione. noto che, per
esempio, Cartesio dice che i corpi si distinguono tra di loro in base alla figura e al
movimento. Molti pensatori hanno pensato la stessa cosa. Come potete notare, nella
formula cartesiana, ci che si conserva nel movimento (mv il prodotto della massa a
causa del movimento) dipende strettamente da una visione del mondo nella quale i corpi
si distinguono per la figura e per il movimento. Che cosa cerca di fare Leibniz nel
momento in cui ci dice no: bisogna che a ognuna di queste differenze non concettuali
corrispondano delle differenze concettuali; esse la traducono imperfettamente. Ogni
differenza non concettuale traduce imperfettamente una differenza concettuale di base.
Leibniz si pone cos un problema di fisica. Deve trovare una ragione per la quale un
corpo sia un numero, che sia qui e ora, che abbia una figura e una velocit. Tradurr tutto
questo nella sua critica verso Cartesio quando dir che la velocit un relativo puro.
Cartesio si sbagliato, ha preso qualcosa di puramente relativo per un principio. Bisogna
quindi che figura e movimento vadano verso qualcosa di pi profondo. Questo significa
qualcosa di enorme per la filosofia del XVII secolo.
Cio che non ci sono sostanze estese o che lestensione non pu essere una sostanza. Che
lestensione, un puro fenomeno. Che essa rinvia a qualcosa di pi profondo. Che non

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c un concetto per lestensione, che il concetto di unaltra natura. Bisogna quindi che
la figura e il movimento trovino la loro ragione in qualcosa di pi profondo dunque
lestensione non ha alcuna sufficienza. Non un caso che sia lo stesso che fa una nuova
fisica, rigenera completamente la fisica delle forze. Oppone la forza alla figura e
allestensione, essendo la figura e lestensione soltanto delle manifestazioni della forza.
la forza il vero concetto. Non c un concetto per lestensione perch il vero concetto, la
forza. La forza, la ragione della figura e del movimento nellestensione.
Da qui limportanza di questa operazione che sembrerebbe puramente tecnica nel
momento in cui dice che ci che si conserva nel movimento non mv, ma mv2.
Lelevazione della velocit alla seconda, la traduzione del concetto di forza. Cio tutto
cambia. la fisica corrispondente al principio degli indiscernibili. Non ci sono due forze
somiglianti o identiche, e sono le forze ad essere i veri concetti che dovranno rendere
conto o darci la ragione di tutto ci che figura o movimento nellestensione.
La forza non un movimento, la ragione del movimento. Rinnovamento completo della
fisica delle forze, e anche della geometria, della cinematica. Tutto cambia con la sola
elevazione della velocit al quadrato. mv2 una formula delle forze, non una formula
del movimento. Capite bene che sta in questo lessenziale.
Per riassumere il tutto, porrei anche dire, bisogna che la figura e il movimento superino
se stessi verso la forza. Bisogna che il numero superi se stesso verso il concetto. Bisogna
che lo spazio e il tempo superino se stessi anche loro verso il concetto.
Ma ecco apparire un quarto principio. Ed ecco che Leibniz lo nomina legge della
continuit. Perch usa il termine legge? Ecco un problema. Quando Leibniz parla della
continuit, che considera come un principio fondamentale, e come una delle sue grandi
scoperte, non impiega il termine principio, utilizza quello di legge. una cosa che
dovremo spiegare. Se cerco la formulazione volgare della legge di continuit, sar molto
semplice: la natura non fa salti. Non c discontinuit. Ma ci sono due formulazioni
sapienti. Se due cause si avvicinano tanto quanto vogliamo, al punto di non differire se
non per una differenza decrescente allinfinito, bisogna sia lo stesso per gli effetti. Dico
subito cosa aveva in mente perch talmente in disaccordo con Cartesio... Che cosa ci
viene detto nelle leggi della comunicazione del movimento? Ecco due casi: due corpi con

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la stessa massa e la stessa velocit si incontrano; uno dei due corpi ha una massa pi
grande o una velocit pi grande, quindi prevale sullaltro. Leibniz dice che non
possibile. Perch? Abbiamo due stati della causa. Primo stato della causa: due corpi con
la stessa massa e la stessa velocit.
Secondo stato della causa: due corpi con massa diversa. Leibniz dice che possiamo far
decrescere la differenza allinfinito, che possiamo far si che questi due stati si avvicinino
lun laltro nelle cause. Ora, ci viene detto che i due effetti sono completamente
differenti: in un caso c uno scontro dei due corpi, nellaltro caso il secondo corpo
trascinato dal primo, nella direzione del primo. C una discontinuit nelleffetto nel
momento in cui si pu concepire una continuit nelle cause. in modo continuo che si
pu passare da masse differenti a masse uguali. Quindi non possibile che ci sia
discontinuit nei fatti se c continuit possibile nella causa. Ci lo spinge verso uno
studio fisico del movimento molto importante che sar basato sul rimpiazzamento di una
fisica delle forze ad una fisica del movimento.
Ma c una formulazione erudita dello stesso principio, e vedrete che la stessa cosa
della precedente: dato un caso, il concetto di questo termina nel caso opposto.
lenunciato puro della continuit. Esempio: dato un caso, il movimento, il concetto del
movimento termina nel caso opposto, cio nel riposo. Il riposo, il movimento
infinitamente piccolo. ci che abbiamo visto con il principio infinitesimale della
continuit. Dir allora che lultima possibile formulazione erudita della continuit, : data
una singolarit, essa si prolunga su tutta una serie dordinari fino alla vicinanza della
singolarit seguente. questa la legge di composizione del continuo. Ci che abbiamo
fatto lultima volta.
Ma nel momento in cui credevamo aver finito, ci si presenta un problema molto
importante. Qualcosa mi spinge a dire che, tra il principio tre e il principio quattro, c
una contraddizione, in altre parole tra il principio degli indiscernibili e il principio di
continuit, c una contraddizione. Prima domanda: in cosa consiste la contraddizione?
Seconda domanda: Leibniz non ci ha mai visto la minima contrddizione. Eccoci spinti ad
amare e ammirare profondamente un filosofo, ad essere imbarazzati perch alcuni testi ci
sembrano contraddittori mentre lui non vede per niente cosa potremmo rimproverargli.

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Dove sarebbe la contraddizione se ce ne fosse una? Ritorno al principio degli


indiscernibili, ogni differenza concettuale, non ci sono due cose con lo stesso concetto.
Dir al limite che ad ogni cosa corrisponde una differenza determinata, non soltanto
determinata ma assegnabile nel concetto. La differenza non soltanto determinata o
determinabile, essa assegnabile nel concetto stesso. Non ci sono due gocce dacqua
aventi lo stesso concetto, cio la differenza uno due deve essere compresa nel concetto.
Essa deve essere assegnata nel concetto. Cosa ci dice il principio di continuit? Ci dice
che le cose procedono per differenze che tendono a svanire. Delle differenze
infinitamente piccole, cio delle differenze non attribuibili.
Diventa terribile. Possiamo dire che ogni cosa procede per differenze non attribuibili? E
dire allo stesso tempo che ogni differenza attribuita e deve essere attribuita nel
concetto? Ah! Leibniz si contraddice? Possiamo avanzare un p cercando la ratio del
principio di continuit poich ho trovato una ratio per ognuno dei primi tre principi.
Lidentit, la ragione dell essenza o ratio essendi; la ragione sufficiente, la ragione
dell esistenza o ratio existendi; gli indiscernibili, sono la ragione del conoscere o ratio
conoscendi; il principio di continuit, la ratio fiendi, cio la ragione del divenire. Le
cose divengono per continuit. Il movimento diventa riposo, il riposo diventa movimento,
ecc. Il poligono, moltiplicando i suoi lati, diventa cerchio, ecc. una ragione del
divenire, molto diversa dalle ragioni dessere o desistere. La ratio fiendi aveva bisogno
di un principio , del principio di continuit.
Come conciliare la continuit e gli indiscernibili? Oltre ci bisogna che la maniera con la
quale li riconcilieremo renda conto anche di questo: che Leibniz aveva ragione di non
vedere fra loro alcuna contraddizione. Qui facciamo lesperienza di un pensiero.
Riprendo la proposizione: ogni nozione individuale esprime il mondo intero. Adamo
esprime il mondo, Cesare esprime il mondo, ognuno di voi esprime il mondo. Questa
formula, molto strana. I concetti in filosofia, non sono una parola. Un grande concetto
filosofico un complesso, una proposizione o una funzione proposizionale. Bisognerebbe
fare degli esercizi di grammatica filosofica. La grammatica filosofica consisterebbe in
questo: dato un concetto, trovate il verbo. Se non lo trovate, vuol dire che non lo avete
dinamizzato. Non potete viverlo in quel caso. Il concetto sempre soggetto di un

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movimento, di un movimento di pensiero. Una sola cosa conta, il movimento. Dal


momento che farete della filosofia, la vostra attenzione sar rivolta al movimento, solo
che un tipo di movimento particolare, il movimento del pensiero. Qual il verbo? A
volte il filosofo lo dice esplicitamente, a volte non lo dice. E Leibniz lo dice? In ogni
nozione individuale esprime il mondo, c un verbo, esprimere. Ma cosa vuol dire? Vuol
dire due cose allo stesso tempo, come se ci fossero due movimenti coesistenti.
Leibniz ci dice allo stesso tempo: Dio non crea Adamo peccatore, crea il mondo dove
Adamo ha peccato. Non crea Cesare che attraversa il Rubicone, crea il mondo in cui
Cesare attraversa il Rubicone. Quindi, ci che Dio crea, il mondo, e non le nozioni
idividuali che esprimono il mondo. Seconda proposizione di Leibniz: il mondo esiste solo
nelle nozioni individuali che lo esprimono. Se voi privilegiate una nozione individuale
rispetto ad unaltra... Se voi accettate questo, scoprirete come due letture o due
concezioni complementari e simultanee, due concezioni di cosa? Potete considerare il
mondo, ma diciamolo ancora una volta il mondo non esiste in s, esiste solo nelle nozioni
che lo esprimono. Ma potete fare questa astrazione, considerate il mondo. Come lo
considerate? Consideratelo come una curva complessa. Una curva complessa ha dei punti
singolari e dei punti ordinari. Un punto singolare si prolunga sui punti ordinari fino alla
vicinanza di unaltra singolarit, ecc., ecc., facendo cos voi componete la curva in modo
continuo, con il prolungamento delle singolarit sulle serie di ordinari. Per Laibniz,
questo il mondo. Il mondo continuo, la distribuzione delle singolarit e delle regolarit,
o delle singolarit e degli ordinari che costituiscono precisamente linsieme scelto da Dio,
cio quello che riunisce il massimo di continuit. Se non uscite da questa visione il
mondo retto dalla legge di continuit poich la continuit precisamente questa
composizione dei singolari in quanto prolungantesi sulle serie di ordinari che ne
dipendono. Avrete il vostro mondo completamente dispiegato sotto forma di una curva
sulla quale si distribuiscono singolarit e regolarit. il primo punto di vista, il quale
interamente sottomesso alla legge di continuit.
Soltanto che, questo mondo non esiste in s, esiste solo nelle nozioni individuali che lo
esprimono. Ci vuol dire che una nozione individuale, una monade, ognuna ingloba una

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piccola quantit determinata di singolarit. Essa racchiude un piccolo numero di


singolarit. il piccolo numero di singolarit... Vi ricordate che le nozioni individuali o
monadi, sono dei punti di vista sul mondo. Non il soggetto che spiega il punto di vista,
il punto di vista che spiega il soggetto. Di qui la necessit di domandarsi: che cos
questo punto di vista?
Un punto di vista caratterizzato da questo: un piccolo numero di singolarit prelevate
sulla curva del mondo. questo che sta alla base di una nozione individuale. Ci che fa
la differenza fra voi e me, che voi siete, su questa curva fittizia, costruiti attorno di
questa e quella singolarit, ed io attorno a tale e talaltra singolarit. E ci che voi
chiamate lindividualit un complesso di singolarit in quanto formanti un punto di
vista. Ci sono due stati del mondo. Ha uno stato sviluppato.
(Fine banda sonora.)

DELEUZE / LEIBNIZ
Cours Vincennes - 27/01/1987
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Ci troviamo, a questo punto, di fronte a tre questioni.


Come abbiamo visto lultima volta, la prima questione riguarda lestrema importanza
della nozione di singolarit o punto singolare. Ritengo che tale nozione sia di origine
matematica e che, pi precisamante, sia stata introdotta con la teoria delle funzioni. Gli
storici della matematica ritengono, a giusto titolo, che questa teoria sia la prima grande
formulazione da cui deriva quella che consideriamo la matematica moderna: la teoria
delle funzioni analitiche. Ora, alla base di questa teoria delle funzioni c Leibniz: senza
dubbio, tutta la sua importanza nel capo della matematica sta proprio nellaver elaborato
tale teoria, a cui non ci sar quasi niente da cambiare, ma solo da sviluppare. Leibniz

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compie dunque un gesto matematico fondamentale, che orienta la matematica verso una
teoria delle funzioni.
Ora, i punti singolari o singolarit sono lo strumento essenziale di questa teoria; Leibniz,
per, non si accontenta di essere il primo grande matematico ad aver sviluppato una
teoria delle funzioni (non sarebbe corretto dire che lha inventata, perch nel XVIII
secolo che si delineano i rudimenti di una vera e propria teoria delle funzioni): in Leibniz
il concetto di singolarit tende per cos dire a disperdersi, per diventare un concetto di
carattere filosofico-matematico. Ma in che senso? Nel senso in cui, approssimativamente,
possiamo dire (come abbiamo gi visto) che ci sono vari tipi di singolarit. Per noi si
tratter allora di classificare le singolarit, nel senso leibniziano del termine.
In un primo senso, che cos una singolarit per Leibniz? Direi, in via molto
approssimativa, che una singolarit uninflessione o, se preferite, un punto
dinflessione. Ora, il mondo la serie infinita delle inflessioni, la serie infinita delle
inflessioni possibili. La mia prima domanda-conclusione sar dunque la seguente: che
cos una singolarit, o che cos un punto singolare, una volta stabilito che,
approssimativamente, una singolarit uninflessione, o, piuttosto, un punto in cui
succede qualcosa in una curva? La nostra idea iniziale di una superficie a curvatura
variabile, che ci sembrata essere il tema fondamentale di Leibniz, dunque inseparabile
da una tecnica e da una filosofia delle singolarit e dei punti singolari. Non c bisogno di
insistere, credo, sulla novit di una simile nozione. Certamente la logica conosceva gi i
concetti di universale, generale, particolare e singolare. Ma lidea di singolarit, nel senso
di punto singolare o di ci che succede a una linea, qualcosa di assolutamente nuovo e
che ha unorigine propriamente matematica. Partendo da qui, possiamo allora definire
filosoficamente un evento come un insieme di singolarit. Diremmo allora, pi
precisamente, che questa nozione non di origine solamente matematica, ma anche
fisica: un punto critico in fisica (un punto di evaporazione, di cristallizzazione, etc.) si
presenta sempre come una singolarit. Tutto ci (lavvento di questa nozione
matematico-fisico-filosofica di punto singolare) contiene gi, capirete, tutto un insieme di
problemi. Un omaggio a Leibniz!
Eccoci, quindi, di fronte a un primo gruppo di problemi; ma, come avrete gi intuito, si
tratta di un argomento che va ulteriormente sviluppato, fatto oggetto di ulteriore ricerca.

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Seconda questione, o secondo presentimento che abbiamo: tra due singolarit si pu dare
un rapporto del tutto particolare e una logica dellavvenimento richiede che questo tipo di
rapporto sia specificato. Che cos un rapporto e di che tipo sono i rapporti tra
singolarit? Lultima volta ho avanzato unipotesi partendo dallidea seguente: se
prendete un insieme di possibili, questi non sono necessariamente compossibili; dunque
la relazione di compossibilit o di incompossibilit sar il particolare tipo di relazione tra
singolarit. Adamo non peccatore incompatibile con il mondo in cui Adamo ha
peccato. Ancora una volta ed questo che mi interessa, capite? Adamo non
peccatore in contraddizione con Adamo peccatore, ma non in contraddizione con il
mondo in cui Adamo ha peccato. Semplicemente, tra il mondo in cui Adamo ha peccato e
il mondo in cui Adamo non pecca, si d incompossibilit. Come vedete, la situazione di
Dio quando crea il mondo assai bizzarra. Questa una delle idee pi celebri di Leibniz:
Dio, quando crea il mondo, si trova a dover scegliere tra uninfinit di mondi possibili.
Egli sceglie tra uninfinit di mondi ugualmente possibili, che non sono tuttavia
compossibili tra loro. Nellintelletto divino ci sono uninfinit di mondi possibili e Dio,
tra questi mondi possibili che non sono compossibili, ne sceglier uno. Quale?
Fortunatamente non dobbiamo ancora occuparci di questo problema, ma la risposta di
Leibniz facile da indovinare: Dio sceglier il migliore, il migliore dei mondi possibili.
Egli non pu sceglierli tutti in un una volta, essendo questi incompossibili. Sceglier
quindi il migliore dei mondi possibili idea, questa, assai curiosa. Ma che vuol dire il
migliore? Sar necessario ricorrere a una specie di calcolo! Quale il migliore dei
mondi possibili e come lo si sceglie? Sembra che Leibniz finisca per inscriversi in quella
lunga tradizione di filosofi per i quali lattivit superiore il gioco. Ma, quando si dice
che per molti filosofi lattivit superiore o divina il gioco, non si dice granch, perch
bisogna sapere di che gioco si tratta: a seconda della natura del gioco, tutto cambia. Come
noto, gi Eraclito chiamava in causa il gioco di un bambino-giocatore, ma tutto dipende
da ci a cui il bambino-giocatore gioca. Il Dio di Leibniz gioca allo stesso gioco del
bambino di Eraclito? Si tratta dello stesso gioco di cui parla Nietzsche? Oppure sar lo
stesso gioco di Mallarm? Leibniz ci porter a elaborare una teoria dei giochi, di cui lui
stesso era un appassionato.

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Le grandi teorie dei giochi fanno la loro comparsa nel XVII secolo e Leibniz stesso vi ha
contribuito. Unosservazione erudita: Leibniz conosceva il gioco del go questo
molto interessante! [risate]. In un breve testo assai strabiliante, facendo un parallelo tra il
go e gli scacchi, egli osserva molto giustamente che, alla fin fine, ci sono solo due tipi
di giochi: la grande differenza tra il go (in realt non lo chiama go, ma gioco
cinese) e gli scacchi consiste nel fatto che questi ultimi fanno parte di quei giochi in cui
si tratta di prendere: si prendono dei pezzi. Vedete bene di che tipo di classificazione si
tratta. Non si prende allo stesso modo negli scacchi e a dama, ci sono vari tipi di presa,
ma si tratta pur sempre di giochi di cattura. Nel go, invece, si tratta di isolare, di
neutralizzare, di circondare, non di prendere, di mettere fuori uso. Ecco losservazione
erudita: nelle edizioni dei testi di Leibniz del XIX secolo, il gioco del go era cos poco
conosciuto che, allinizio del XX secolo, Couturat (grande specialista di matematica e di
Leibniz al tempo stesso), commentando in una nota questa allusione al gioco cinese, dice:
stando a quanto ci dice uno specialista della Cina. Ci assai curioso perch, come
si capisce dalla nota di Couturat, il go era del tutto sconosciuto in quegli anni. La sua
importanza in Francia piuttosto recente. Ma mi sto perdendo in divagazioni. Tutto
questo era per dirvi per dirvi che cosa ? Ah s, per dirvi con quale calcolo, con quale
gioco, Dio sceglie un mondo determinabile come il migliore. Bene, mettiamo ora da
parte tutto questo, visto che la risposta non affatto difficile e noi, per il momento, siamo
immersi nel difficile.
Ci che ci interessa ora (e questa la mia seconda domanda) : qual il tipo di relazione
che permette di definire la compossibilit e lincompossibilit? Lultima volta mi ero
trovato costretto a dire che i testi di Leibniz erano, a questo riguardo, un po reticenti, ma
che avevamo il diritto di avanzare unipotesi. La nostra ipotesi era la seguente: si pu dire
che tra due singolarit si d compossibilit, quando il prolungamento delluna fino alle
vicinanze dellaltra d luogo a una serie convergente; al contrario, si d incompossibilit
quando le serie divergono. Sarebbero quindi la convergenza e la divergenza delle serie a
permettermi di definire la relazione di possibilit e di incompossibilit. La compossibilit
e lincompossibilit sarebbero conseguenze dirette della teoria delle singolarit. Questa
era il secondo problema che potevamo tirar fuori dal nostro ultimo incontro.

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Terza e ultima questione: che cos lindividualit o lindividuazione? Perch, in Leibniz,


questo un problema fondamentale? Labbiamo gi visto: se vero che ogni sostanza
individuale, se vero che la sostanza la nozione individuale designata attraverso un
nome proprio (voi, io, Cesare, Adamo, etc.), allora la domanda in che cosa consiste
lindividuazione, che cosa individua la sostanza se ogni sostanza individuale? diventa
fondamentale. La mia risposta o la mia ipotesi era la seguente: si pu dire che lindividuo
o sostanza individuale sia un condensato di singolarit compossibili, vale a dire
convergenti. Questa sarebbe, in ultima analisi, una definizione di individuo. Se questo si
pu ammettere, direi, allora, che gli individui sono delle singolarit di secondo genere.
Ma che cosa vorrebbe dire un condensato di singolarit? Lindividuo Adamo, ad
esempio, lo definisco, riprendendo le lettere ad Arnauld, nel modo seguente: primo
uomo (prima singolarit), in un giardino (seconda singolarit), avere una donna nata
dalla propria costola (terza singolarit), aver ceduto a una tentazione (quarta
singolarit). Figuratevi come tante xxxxx [una o due parole impercettibili, forse la
parola singolarit] che pre-esistono al soggetto. Ma in che senso gli pre-esistono?
Disponiamo, a questo proposito, di unespressione perfetta: diremmo che le singolarit
sono pre-individuali. Di conseguenza, non c alcun circolo vizioso (cosa che sarebbe
assai spiacevole) nel definire lindividuo come un condensato di singolarit, se le
singolarit sono pre-individuali. Ma che cosa significa condensato? Tutti i testi di
Leibniz ci dicono e ci ricordano che i punti hanno la possibilit di coincidere anche
per questo che i punti non sono parti costitutive dellestensione. Se, ad esempio, ho un
numero infinito di angoli, posso far coincidere i loro vertici. Direi che condensato di
singolarit significa che i punti coincidono. Lindividuo, come dice Leibniz, un punto,
un punto metafisico. Il punto metafisico il punto di coincidenza di un insieme di punti
singolari. Di qui la sua importanza.
Questo quanto abbiamo mostrato sin dallinizio, ma ci tengo a giustificarlo
continuamente. Ed anche ci che Leibniz stesso ci ripete in continuazione: non ci sono
che sostanze individuali; e ancora: non c nulla di reale fate ben attenzione: nulla di
reale oltre alle sostanze individuali. Ma, come abbiamo visto, ci non impedisce affatto
di partire dal mondo: anzi, bisognava proprio partire dal mondo, vale a dire
dallinflessione - ed quello che noi stessi abbiamo fatto. Bisognava partire dalla serie

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infinita delle inflessioni. solo in un secondo momento che ci si accorge che le


inflessioni, o il mondo stesso, esistono solo allinterno delle sostanze individuali che le
esprimono. Ma ci non toglie che le sostanze individuali risultino dal mondo. Come vi
dicevo, necessario tenere ben salde queste due proposizioni contemporaneamente: le
sostanze individuali sono per il mondo, e il mondo nelle sostanze individuali. O, come
dice Leibniz nelle lettere ad Arnauld, Dio non ha creato Adamo peccatore, ma ha creato il
mondo in cui Adamo ha peccato, una volta stabilito che il mondo in cui Adamo ha
peccato esiste solo allinterno delle nozioni individuali che lo esprimono (quella di
Adamo peccatore e quella di tutti noi che viviamo sotto il peccato originale). Questo per
me il testo chiave: senza di esso tutto quello che abbiamo detto, lordine che abbiamo
seguito nel primo trimestre, andando dal mondo alla sostanza individuale, non sarebbe
valido.
Bene, vedete quindi che il terzo punto riguarda tutta quella sfera di questioni legate al
problema dellindividuazione. Credo che, anche in questo campo, Leibniz sia stato un
pioniere. Se ora dovessi riassumere i tre punti, direi che, tra tutte le cose fondamentali che
Leibniz ha introdotto in filosofia, c, innanzitutto, lirruzione della nozione matematicofisico-filosofica di singolarit, a cui corrisponde la mia domanda: ma, in fin dei conti,
che cos una singolarit? (dal momento che non si arriver mai a una fine, con la
singolarit come elemento costitutivo degli eventi). Una logica degli eventi, una
matematica degli eventi, una teoria delle singolarit. Ora, in matematica ci coincide
con la teoria delle funzioni, ma ci che noi stiamo cercando non solo una teoria delle
funzioni, ma una logica dellevento. Secondo punto: i tipi di relazione tra singolarit
(compossibilit, incompossibilit, serie convergenti, serie divergenti) e le conseguenze di
tutto ci per lintelletto di Dio, per la creazione del mondo e per il gioco di Dio (abbiamo
visto che Dio crea, vale a dire sceglie il migliore, attraverso una specie di calcolo o di
gioco). Terzo punto: che cos lindividualit, se si parte dallidea che essa condensa un
certo numero di singolarit, o meglio uninfinit di singolarit, le quali sono, di
conseguenza, necessariamente pre-individuali?
Si tratta senza dubbio di tre questioni difficili. Per il momento, tuttavia, vorrei trarne solo
delle conseguenze riposanti. Vedete bene la situazione assai curiosa: c il
compossibile e lincompossibile; nellintelletto di Dio si agita uninfinit di mondi

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possibili. Qui Leibniz va fino in fondo. Chiedo scusa a coloro che erano qui due anni fa:
di queste cosa ho gi parlato in un'altra occasione, a proposito di un problema
concernente il vero e il falso. Ora bisogna necessariamente che io le riprenda, ma lo far
abbastanza rapidamente. Parlo per quelli che non cerano.
Tre sono i testi fondamentali che dovete considerare. Il primo, assai celebre, dello
stesso Leibniz: si tratta della Teodicea, III parte, paragrafo 413 e sgg. un testo, questo,
eminentemente barocco. Che cosa intendiamo per narrazione barocca? Grard Genette e
gli altri critici che si sono occupati della questione sono tutti pi o meno daccordo nel
dire che due sono gli aspetti che, almeno a prima vista e immediatamente, caratterizzano
le narrazioni barocche: da una parte, linscatolamento dei racconti gli uni dentro agli altri;
dallaltra, la variazione del rapporto narratore/narrazione. Ma, a ben vedere, i due aspetti
finiscono per fare tuttuno: a ogni racconto inscatolato in un altro corrisponde, in effetti,
un nuovo tipo di rapporto narratore/narrazione. Se ora considerate la storia assai curiosa
nonch bella, come tutto, del resto, nella Teodicea - che Leibniz ci racconta a partire dal
paragrafo 413, vedrete che si tratta di un tipico esempio di narrazione barocca: partendo
da un dialogo tra un filosofo del Rinascimento di nome Valla
(fine della banda sonora)
... si fa riferimento a un personaggio romano, Sesto, lultimo re di Roma, noto per la sua
malvagit e per aver violentato Lucrezia. Alcuni sostengono che sia stato suo padre ad
aver violentato Lucrezia ma, nella tradizione nota a Leibniz, Sesto che lha violentata. E
il problema : la colpa forse di Dio? Dio responsabile del male? Allinterno di questo
primo racconto del dialogo tra Valla e Antonio, se ne innesta poi un altro, in cui Sesto va
a consultare Apollo per chiedergli: Ma alla fine, Apollo, che cosa mi succeder?. E, a
questo punto, si giustappone un terzo racconto: Sesto, insoddisfatto di quello che gli ha
detto Apollo, decide di recarsi da Giove in persona per avere una risposta di prima mano.
Ennesima variazione nella narrazione: durante lincontro di Sesto con Giove, compare un
nuovo personaggio, Teodoro, il grande sacerdote amato da Giove, e con lui ha inizio un
nuovo racconto. Teodoro, che ha assistito al dialogo tra Sesto e Giove, dice a
questultimo: Ma, alla fine, non gli hai dato una risposta. E Giove: Vai a trovare mia

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figlia Pallade. Si tratta dellultimo racconto che si intreccia dentro agli altri: Teodoro si
reca da Pallade, la figlia di Giove - vedete che inscatolamento considerevole! Ma, una
volta giunto l, Teodoro si addormenta! [Gilles scoppia a ridere] Questo tipicamente
barocco, il romanzo barocco esattamente cos. Non posso dunque credere che Leibniz
egli sa perfettamente quello che sta facendo. In questo finale completamente folle della
Teodicea, Leibniz sa perfettamente ci che sta facendo. Si tratta di una grande imitazione
barocca e, ripeto, lui lo sa.
Dunque, Teodoro si addormenta e sogna. Sogna di parlare con Pallade ed ecco che questa
gli dice: Vieni e seguimi!. Non finita: ella lo conduce presso una splendida piramide
trasparente: il palazzo dei destini (siamo nel sogno di Teodoro). Ha qui inizio un tema
architetturale che dovrebbe farci felici. Questo il palazzo dei destini, di cui io sono la
guardiana, dice Pallade, che aggiunge : Giove, talvolta, torna a visitare questi luoghi,
per il piacere di ricapitolare le cose e di riconfermare la propria scelta. Dio viene a
visitare questa struttura, questa struttura trasparente: unimmensa piramide che ha un
vertice, ma che non ha una fine. Improvvisamente, si sta dicendo una cosa molto
importante, capite? Si sta dicendo che, tra gli infiniti mondi possibili, ce n sicuramente
uno che il migliore, ma non c il peggiore: verso il basso si va allinfinito, ma non
verso lalto. C un massimo, ma non c un minimo. Tutto ci ci interessa, poich va
inteso matematicamente. In seguito, quando considereremo tutto ci che punto
singolare, vedremo che a un certo punto sorger lidea che ci siamo dei massimi e dei
minimi. Credo che in Leibniz i massimi e i minimi non siano dello stesso tipo. Al livello
dei mondi possibili, c un mondo che il migliore, ma non c il peggiore. Abbiamo,
quindi, una piramide senza fine, ma dotata di un vertice che si trova molto in alto
capirete che ci ci pone un nuovo problema. Il testo splendido, spero lo leggerete, ma
pone tuttavia un problema di organizzazione.
Proviamo a fare un disegno. Molto in alto c un appartamento (appartamento la
parola impiegata da Leibniz). Poi, come ricorderete, c il piano inferiore, quello ancora
inferiore e cos via. Tutto ci lo ritroveremo in un testo mirabile. Se ho inteso bene, c
un appartamento che termina a punta e che occupa tutta la parte superiore della piramide.
In questo appartamento vive un Sesto. Bene. Sotto, ci dice Leibniz, ci sono altri
appartamenti. Ma qui la cosa si complica. Considero tutti questi appartamenti, ma non

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mica facile: come sono organizzati? Secondo me, non possibile che ce ne siano alcuni
che hanno il vertice rivolto verso il basso. In altre parole: come si riempie una piramide?
Con quali figure ? Direi ancora: di che forma sono gli appartamenti? Si tratta di un
problema appassionante, ben noto ai matematici e che, in modo pi semplice, si pu
formulare cos: data una superficie, come riempirla in modo che non ci siano spazi vuoti?
O, ancora pi semplicemente, come lastricare una superficie? I problemi di
pavimentazione, oltre ad essere problemi di architettura, sono anche problemi di
matematica. Ad esempio, si pu pavimentare un cerchio con dei cerchi, oppure
resteranno degli spazi vuoti? Data una superficie, con che cosa la si pu lastricare? Il
mestiere del pavimentatore sembra un mestiere da nulla ed invece uno dei pi bei
mestieri del mondo! unattivit divina, quella della pavimentazione! Ne prova il fatto
che Leibniz, in un celebre testo intitolato Lorigine radicale delle cose (Leibniz aveva il
genio dei titoli: non c niente di pi bello che scrivere un testo intitolato Lorigine
radicale delle cose, soprattutto quando si tratta di uno scritto di quindici pagine!), ebbene,
in questo testo, Leibniz evoca esplicitamente, a proposito della creazione del mondo da
parte di Dio, lattivit del pavimentazione. Egli suppone cio che lo spazio sia
assimilabile a una superficie data (cosa a cui, a ben vedere, non credeva affatto, ma qui
poco importa) e afferma: Dio sceglie il mondo che riempie meglio e al massimo questo
spazio. In altri termini, Dio sceglie quel mondo che meglio pavimenta lo spazio della
creazione. In che modo posso quindi lastricare la mia piramide di appartamenti in modo
da non lasciare spazi vuoti? Questo ci che ci interessa. Bisogna supporre, se si tratta di
piccole piramidi, che nessuna abbia la punta rivolta verso il basso, altrimenti non v.
Vedete, per aprirvi dei problemi immensi che vi dico tutto questo. Ma allora, negli
appartamenti pi in basso
Ogni appartamento, ci dice Leibniz da qualche parte (non ricordo pi dove, ma
credetemi), ogni appartamento un mondo. Ah, ho ritrovato il passo, h h: Dopo di che
la Dea guid Teodoro in uno degli appartamenti. Quando vi furono giunti, non era pi un
appartamento, ma un mondo. Ho limpressione che si tratti qui dellentrata nel Barocco.
Entrate in un appartamento barocco e, nel momento stesso in cui vi entrate, non pi un
appartamento, ma un mondo. Avete un primo appartamento in cui c un Sesto, e poi, pi
in basso, ne avete un altro. Non ci sono i piani pi bassi, ma ci sono piani sempre pi

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bassi. E poi c un piano che il pi alto. Nel piano in alto, dunque, avete un Sesto e, nei
piani successivi, avete altri Sesti. Ma perch anche questi sono dei Sesti? Questo sar il
nostro prossimo problema.
Quando le cose si complicano (tutto mi interessa in un testo cos bello), Leibniz dice:
ciascun Sesto, in ogni appartamento, ha un numero sulla fronte (3000, 10 000, etc.);
siccome la piramide di appartamenti infinita verso il basso, avrete sicuramente un Sesto
che ha il numero 1 000 000. Quello dellappartamento pi in alto ha il numero 1. Perch
ha un numero? Il fatto che ricorderete quello che vi ho detto nel barocco
lappartamento in alto era un cabinet di lettura. In ogni appartamento c un grande
volume. Teodoro non pu non domandarsi che cosa ci voglia dire: Perch c questo
libro?. la storia di questo mondo, - gli risponde la dea Pallade - la storia del mondo
che ora stiamo visitando. Questo il libro dei destini. Prima hai visto un numero sulla
fronte di Sesto, cerca ora ci a cui corrisponde. Teodoro cerca e trova la storia di Sesto:
tutta la sua storia. Tuttavia, io vedevo gi Sesto nel suo appartamento trasparente, ah s!
Lo vedevo mentre mimava una sequenza, ad esempio mentre violentava Lucrezia, o cosa assai pi convenevole mentre mentre si faceva incoronare re di Roma. Tutto ci,
io lo vedevo come a teatro. Ma non vedevo tutto: linsieme del mondo a cui appartiene
questo Sesto, cio linsieme del mondo con cui questo Sesto (il Sesto che violenta
Lucrezia e che si fa incoronare re di Roma) compossibile, non lo vedo affatto, ma lo
leggo nel libro. Vedete anche qui in opera la combinazione leggere-vedere, propria del
barocco. Ci che la volta scorsa abbiamo definito lemblema, dicendo che il barocco
emblematico, qui lo ritroviamo perfettamente. Ma sto divagando.
Questo per quanto riguarda il Sesto che si trova in alto. Bene. Ma, in basso, vedo un
Sesto che va a Roma e che, per, rinuncia a farsi incoronare. Come dice Leibniz, si
compra un orticello e diventa un uomo ricco e rispettato. un altro Sesto, ha un altro
numero sulla fronte. Diremmo : questo Sesto numero due incompossibile con
lappartamento del piano superiore, con il mondo numero uno. Vedo poi un terzo Sesto,
che rinuncia ad andare a Roma e si reca altrove, in Tracia ad esempio; qui si fa
incoronare re, non violenta Lucrezia, e cos via allinfinito. Come vedete, tutti questi
mondi sono possibili, ma incompossibili tra loro. Che cosa significa questo? Significa che
c divergenza, che c un punto di divergenza. Ma perch diciamo che sono tutti dei

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Sesti? Ritorneremo in seguito sulla questione, che molto importante, ma possiamo sin
da ora supporre che sono tutti dei Sesti perch hanno un piccolo numero di singolarit in
comune: sono tutti figli di Tarquinio e successori del re di Roma. Ma, se in un caso Sesto
succede effettivamente a suo padre, in un altro rinuncia alla successione e lascia Roma; in
un altro ancora rinuncia alla successione, pur restando a Roma. Vedete bene che le
divergenze ci fanno passare da un mondo allaltro: necessariamente, le divergenze che
definiscono lincompossibilit non passano per lo stesso mondo. Questo molto
importante: ho una rete di divergenze che hanno inizio da stessa singolarit, o, pi
precisamente, che hanno inizio nel punto dincontro di una medesima singolarit con
unaltra. Avete cos un quadro molto gioioso dei mondi incompossibili. Un mondo
definito da un insieme di compossibilit, da un insieme di singolarit compossibili, e Dio
sceglie: sceglie il migliore dei mondi possibili.
Ora, molto rapidamente, vorrei fare riferimento a due testi fondamentali, due testi
letterari tipicamente leibniziani. Il primo non crea alcun problema: lautore un grande
conoscitore di Leibniz e non ha quasi bisogno di essere citato. Sto parlando di Borges e
del racconto intitolato Il giardino dei sentieri che si biforcano. Lincompossibilit diventa
in Borges la biforcazione: i sentieri che si biforcano. Questo racconto si trova nella
racconta Finzioni. Ve ne leggo un passo in cui si parla di un romanzo scritto da un
misterioso autore cinese: In tutte le opere narrative, ogni volta che s di fronte a diverse
alternative, ci si decide per una e si eliminano le altre (notate che si tratta esattamente
della stessa situazione in cui si trova il Dio di Leibniz: tra i mondi incompossibili, egli ne
sceglie uno e scarta gli altri); in quella del quasi inestricabile Tsui Pn, ci si decide
simultaneamente per tutte (immaginate un Dio leibniziano perverso che far passare
allesistenza tutti i mondi incompossibili: che cosa direbbe Leibniz? Direbbe che
impossibile! Ma perch impossibile? Perch, in quel momento, Dio rinuncerebbe al suo
principio preferito, al principio del meglio: rinuncerebbe a scegliere il meglio.
Immaginate un Dio che non ha la preoccupazione del migliore, cosa che evidentemente
impossibile, ma cercate di immaginarlo. Cadremmo allora da Leibniz in Borges). Si
creano, cos, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano. Di
qui le contraddizioni del romanzo. Fang diciamo ha un segreto (Fang un
personaggio come Sesto); uno sconosciuto batte alla sua porta; Fang decide di ucciderlo.

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Naturalmente, vi sono vari scioglimenti possibili: Fang pu uccidere lintruso, lintruso


pu uccidere Fang, entrambi possono salvarsi, entrambi possono restare uccisi, eccetera.
Nellopera di Tsui Pn, questi scioglimenti vi sono tutti; e ognuno il punto di partenza
di altre biforcazioni. Ora, a me sembra che nellintelletto divino ci sia esattamente la
stessa situazione: in esso tutti i mondi possibili si sviluppano. Solo che poi c poi uno
sbarramento: Dio fa passare allesistenza solo uno di questi mondi. Nel suo intelletto,
per, ci sono tutte le biforcazioni. Questa unimmagine dellintelletto divino che
nessuno aveva mai concepito prima. Con ci volevo solo mostrarvi come questo racconto
di Borges sia una semplice applicazione, un puro esercizio di stile, tratto direttamente
dalla Teodicea. Ma ancora pi interessante il secondo testo che vi segnalavo: un
romanzo ancor pi leibniziano, un romanzo letteralmente leibniziano. Ne autore
qualcuno che non ci si aspetterebbe e che si dimostrato essere un grande filosofo: sto
parlando di Maurice Leblanc, un grande romanziere popolare nel XIX secolo e ben noto
per aver ideato il personaggio dellArsenio Lupin. Ma, oltre allArsenio Lupin, egli ha
scritto dei romanzi mirabili, in particolare uno che stato ristampato in edizione tascabile
e che si intitola: La vie extravagante de Balthazar. Vedrete che romanzo tortuoso! Ve lo
riassumo rapidamente. Il protagonista Balthazar, un giovane professore di filosofia
quotidiana. La filosofia quotidiana una filosofia molto particolare e molto interessante,
che consiste nel dire: nulla straordinario, tutto regolare e ordinario; tutto ci che
accade rientra nellordine. In altre parole, non ci sono singolarit. Questo molto
importante. Durante tutto il romanzo, Balthazar incorrer in ogni sorta di incredibili
sciagure, rincorso di volta in volta da una timida innamorata di nome Coloquinte. E
questa gli chiede: Ma signor Balthazar, che cosa dice la filosofia quotidiana di tutto
quello che ci succede e che completamente fuori dal comune?. E Balthazar,
rimproverandola, le dice: Coloquinte, tu non capisci. Tutto ci rientra perfettamente
nellordine e presto lo scopriremo. E cos le singolarit si dissolvono.
Ricorderete tutti il mio problema: come si sviluppano le singolarit ? Prolungandosi su
una serie di ordinari, fino ad avvicinarsi a unaltra singolarit. Ma che cosa la trascina?
Gli ordinari dipendono dalle singolarit o sono piuttosto le singolarit che dipendono
dagli ordinari?

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Un passo, che vi ho citato lultima volta dai Nuovi Saggi e a cui tengo molto, ci farebbe
pensare a una risposta complessa. Leibniz ci dice: ci che rimarchevole (intendete: la
singolarit) deve essere composto di parti che non lo sono. In altre parole: una singolarit
composta di ordinari. Ma questo che cosa significa? Non affatto complicato.
Prendiamo ad esempio una figura come il quadrato, che ha quattro singolarit: i suoi
quattro vertici, le sue quattro non so cosa i suoi quattro cosi in cui cambia la
direzione: i suoi quattro punti singolari. Posso chiamarli A, B, C e D. Si pu dire che
ciascuna di queste singolarit un doppio punto ordinario, dal momento che la singolarit
B risulta dalla coincidenza di un ordinario che fa parte di AB e di un altro ordinario che
fa parte di BC. Bene.
Dovrei dire che tutto ordinario, anche la singolarit o, piuttosto, che tutto singolare,
compreso lordinario? Balthazar ha scelto a prima vista: tutto ordinario, anche le
singolarit. Tuttavia gli succedono delle cose assai buffe, perch, ecco, egli non sa chi
suo padre. A differenza dei personaggi dei romanzi moderni, per lui del tutto
indifferente sapere chi suo padre. Tuttavia, a causa di un problema di eredit, deve
scoprirlo. E Leblanc, limmortale autore di questo bel libro, di questo grande romanzo,
stabilisce tre singolarit che definiscono Balthazar. Ha delle impronte digitali (si tratta di
una singolarit perch le sue impronte non assomigliano a quelle di nessun altro). Prima
singolarit: le sue impronte digitali. Seconda singolarit: un tatuaggio sul petto composto
di tre lettere: m, t, p; mtp. Infine, terza singolarit: una veggente che ha consultato e che
gli ha detto: tuo padre senza testa. Ecco dunque le tre singolarit di Balthazar: avere un
padre senza testa, avere delle impronte digitali che sono le sue, e avere tatuate le lettere
mtp. Sono come le tre singolarit di Adamo: essere il primo uomo, trovarsi in un giardino
e avere una donna nata dalla propria costola. Possiamo partire da qui. Dopodich gli si
presenta tutta una serie di padri. Primo padre: il conte de Coucy Vendme [?], che
corrisponde abbastanza bene alle condizioni richieste, perch morto sgozzato, sgozzato
da un bandito, la testa tagliata di netto. Bathazar suo figlio? Date le tre singolarit di
partenza, possibile prolungarle fino ad avvicinarle a questaltra singolarit : essere il
figlio del conte assassinato ? Sicuramente s, in un certo mondo. In un mondo cos.
Sembra funzionare. Ma, in seguito, quando Balthazar sta per impossessarsi delleredit
del conte di Coucy, viene rapito da un bandito che gli dice

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(fine della banda sonora).

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