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Punto Omega

Direttore

Francesco Procaccio

Mario Magnani

Ilaria Radaelli

Rivista quadrimestrale

Maurizio Ragagni

del Servizio Sanitario

Direttore responsabile

Paolo Rebulla

del Trentino

Alberto Faustini

Aleksandr Rudenko

 

Girolamo Sirchia

Nuova serie

 

Coordinamento redazionale

Roberto Valente

Anno II/2000

ed editoriale

Remigio Verlato

numero 4

Vittorio Curzel

Registrazione del Tribunale

Redazione e impaginazione

Progetto grafico

di

Trento n. 1036

a cura del Servizio

Giancarlo Stefanati

del 6.10.1999

 

Programmazi one e ricerca

 

sanitaria

Editing

 
 

Attilio Pedenzini

©

copyright 2000

Hanno scritto per questo

Provincia Autonoma

numero:

Stampa

di

Trento

Antonio Autiero

Tutti i diritti riservati.

Guido Baldessarelli

Nuove Arti Grafiche Artigianelli – Trento

Riproduzione

consen tita

Luisa Berardinelli

con citazione obbligatoria della fonte

Claudio Beretta Aboul Kheir Breigh eche

Stampato su carta ecologica Fedrigoni Vellum white

Fiorenzo Chiasera Riccardo Di Segni Piero Draghi Stefano Forti

Indirizzo

 

Andrea Gerosa

Pr

ovinci a

Autonoma

Ferdinando Ghirardini

di

Trento

Antonella Graiff Marco Lanzetta Lucilla Lecchi Stefano Lucchina Luigi Martinelli Renzo Michelini Roberta Nolli

Servizio Programmazi one e Ricerca sanitaria Via Gilli, 4 38100 Trento tel. +39.0461.494037 fax +39.0461.494073 e-mail:

Marcella Orrù

serv.prog.ric.san@provincia.tn.it

Vincenza Palermo Antonio Pasciucco Franca Pellini Gabardini Monica Pisetta Florestana Piccoli Sfredda

Sito Internet www.provincia.tn.it/sanita

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

 

Mario Magnani

3

Editoriale

Monica Pisetta

5

La situazione in Italia

e

in Trentino

Antonio Autiero

17

Il

problema dei trapianti

in

prospettiva bioetica

22

Il

punto di vista

delle religioni A cura di Fiorenzo Chiasera, Florestana Piccoli Sfredda, Riccardo Di Segni, Aboul Kheir Breigheche, Ferdinando Ghirardini, Andrea Gerosa, Marcella Orrù

Francesco Procaccio

47

La morte encefalica:

una realtà scientifica

Vincenza Palermo

54

Aspetti normativi del prelievo e trapianto

di

organi e tessuti

Remigio Verlato

60

La donazione di organi

e

tessuti: gli ostacoli

per una scelta d’amore

Maurizio Ragagni

63

Il

modello organizzativo

del processo di donazione

e

trapianto di organi

e

tessuti in Trentino

Renzo Michelini

73

La convenzione con Innsbruck

Roberto Valente, Antonella Graiff, Piero Draghi, Stefano Forti

78

Realizzazione di reti gestionali e di registri per l’attività di prelievo

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

e trapianto

4

anno due numero quattro

4 anno due numero quattro

Franca Pellini Gabardini

82

Il ruolo delle associazioni

86

Schede a cura di AIDO, ADMO, AIL, ANED

Luisa Berardinelli, Claudio Beretta, Antonio Pasciucco

92

Il trapianto di rene da donatore vivente

Luigi Martinelli

96

Il trapianto cardiaco: un traguardo della chirurgia moderna

Lucilla Lecchi, Paolo Rebulla, Girolamo Sirchia

103

Il trapianto di sangue placentare

Marco Lanzetta, Roberta Nolli, Ilaria Radaelli, Stefano Lucchina

108

Il trapianto di mano eterologo

Guido Baldessarelli

112

Analisi economica dei trapianti: la spesa del Servizio sanitario del Trentino nel 1999

“Serrati gli uni contro gli altri dalla crescita del loro numero e della moltiplicazione dei collegamenti, accomunati dal risveglio della speranza e dell’angoscia per il futuro, gli uomini di domani lavoreranno per la formazione di una coscienza unica e di una conoscenza condivisa”.

Pierre Teilhard de Chardin

“Punto Omega”, nel pensiero di Teilhard de Chardin, filosofo e teologo vissuto tra il 1881 e il 1955, è il punto di convergenza naturale dell’umanità, laddove tendono tutte le coscienze, nella ricerca dell’unità che sola può salvare l’Uomo e la Terra. “Punto Omega” è anche il titolo scelto per la rivista quadrimestrale del Servizio sanitario del Trentino ideata nel 1995 da Giovanni Martini, poiché le sue pagine vogliono rappresentare un punto di incontro per tutti coloro che sono interessati ai temi della salute e della qualità della vita.

2

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Editoriale

A

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Avviare una riflessione accurata

tuazione come quella del Trenti­

e

a tutto campo sulla tematica

no, dove purtroppo, come dimo­

della donazione e dei trapianti di organo e di tessuto significa por­ tare in primo piano una questio­ ne determinante per la sanità trentina e rafforzare l’impegno politico che l’Assessorato alle po­

strano i dati a disposizione, per cause solo in parte conosciute, la donazione non è diffusamen­ te praticata e, di conseguenza, abbiamo difficoltà ad assicurare l’offerta quantitativa di organi

litiche sociali e alla salute della Provincia Autonoma di Trento si

che consenta corrispettivamente agli utenti trentini di accedere al

è

assunto in merito. Impegno

trapianto. Come è noto, infatti,

che, del resto, si è già manifesta­

secondo le regole stabilite dalla

to concretamente attraverso al­ cune, anche importanti, azioni compiute in questi ultimi anni.

normativa nazionale ed interna­ zionale, a ciascuna Regione vie­ ne assicurato un numero di or­

Il

dare a questa tematica un’at­

gani per il trapianto uguale o con­

tenzione prioritaria deriva dal fat­

gruo rispetto a quelli donati dai

to che l’argomento in questione assume valenze particolari e più profonde rispetto ad altre seppur fondamentali tematiche di salu­ te. Per rendersi conto di tutto questo basta osservare la varie­ tà, la ricchezza, l’ampiezza e la competenza dei contributi pre­

residenti deceduti. Una cultura della donazione non può che derivare da un convinci­ mento interiore e non può esse­ re ottenuta attraverso la persua­ sione e la coercizione, ma attra­ verso la conoscenza profonda dei vari aspetti di questa tematica,

senti in questo numero della ri­ vista, con tutte le conoscenze, le prospettive e i nuovi spunti di ri­ flessione che possono offrire a ciascuno di noi. La donazione di organi e di tes­ suti costituisce un gesto estremo

affinché ciascuno possa trarre la proprie conclusioni e operare le proprie scelte. Ugualmente determinante, poi, è creare le condizioni organizzati­ ve e operative ottimali per assi­ curare che la complessa macchi­

di

generosità e di solidarietà con

na delle donazioni e dei trapianti

il

prossimo.

possa funzionare nel modo più

L’Assessorato, in qualità di ente deputato alla determinazione delle scelte strategiche di politi­ ca della salute, in collaborazione con tutte le istanze sociali ed isti­ tuzionali coinvolte, deve porsi come primario obiettivo la pro­ mozione di una cultura della do­ nazione. Questo vale ancor più in una si-

efficace possibile. Pur essendo indispensabile la presenza di strutture e di attrez­ zature tecniche adeguate, quel­ lo che conta di più, alla fine, è, come sempre, il “fattore uomo”, che significa preparazione, impe­ gno, motivazione e dedizione degli operatori e anche capacità relazionale sia con chi vive la per­

3

Editoriale

4

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

dita luttuosa di un proprio caro che con chi sta per ricevere l’or­ gano donato. Nel caso dei tra­ pianti, diviene più immediata e imprescindibile che altrove l’esi­ genza di umanizzazione della sa­ nità e di centralità della persona, che abbiamo posto come princi­

pio fondamentale alla base di tutti gli interventi previsti all’in­ terno del disegno di legge di Pia­ no sanitario provinciale 2000­

2002.

Sia con quanto attuato in questi ultimi anni, sia con la progettua­

lità espressa in merito al tema trapianti nel Piano, l’Assessora­ to alla politiche sociali e alla sa­ lute della Provincia di Trento ha intrapreso la strada per favorire l’incremento di questa pratica terapeutica, concentrando sforzi

e risorse, sia sul versante della

sensibilizzazione della popola­ zione (come è stato fatto per l’or­

ganizzazione di una manifesta­ zione musicale per i giovani in occasione della Giornata nazio­ nale donazioni e trapianti d’orga­ no di quest’anno), sia sul lato or­ ganizzativo-operativo, attraverso

l’aumento delle strutture dell’of­ ferta sul nostro territorio (v. l’isti­ tuzione della cardiochirurgia, la creazione del secondo punto per

il trapianto di cornee presso

l’Ospedale di Rovereto, la con­ venzione con Innsbruck), il per­ fezionamento dell’organizzazio­ ne nelle fasi di reperimento e di trapianto d’organo (v. la nomina del Transplant coordinator) e la fornitura di adeguato trattamen­ to assistenziale in loco per le per­

sone trapiantate (v. la realizzazio­ ne dell’ambulatorio trapianti). Siamo tuttavia consapevoli che l’obiettivo di una copertura ade­ guata e dell’abbattimento delle liste d’attesa deve avvalersi del­

la diffusione nella comunità di un

comune sentire e dunque di con­ tributi di pensiero multidiscipli­ nari e di azioni intersettoriali che formino all’interno e all’esterno del sistema sanitario quella pro­ pensione alla donazione e che, nel rispetto dei principi universali legati alla considerazione della persona nella sua unicità ed iden­ tità, possano fugare immotivati dubbi e diffidenze. Questa pubblicazione costituisce un significativo esempio di que­ sto incontro di prospettive e di punti di vista, che nella loro di­ versità, ma con il medesimo sen­ tito coinvolgimento su questa problematica, partecipano insie­

me alla grande sfida sottesa al si­ gnificato del titolo della nostra ri­ vista e scopo principale della stessa: la convergenza di tante esperienze verso una forma di sa­ pere superiore che conduce al mi­ glioramento della salute e della qualità della vita degli individui

e della collettività.

Mario Magnani Assessore provinciale alle Politiche sociali e alla Salute

La situazione in Italia e in Trentino

Monica Pisetta

Una realtà complessa in cui progresso medico-scientifico e sviluppo sociale interagiscono con fattori di carattere culturale e morale

La particolare collocazione della tematica Il tema delle donazioni e dei tra­ pianti di organo e di tessuto è ca­ ratterizzato da una complessità tale da generare riflessioni e discussio­ ni, polemiche e prese di posizione che in alcuni periodi hanno infiam­ mato il contesto sociale e cultura­ le.

La pratica delle donazioni e dei trapianti non coinvolge solo l’am­ bito medico-scientifico, ma implica aspetti, riflessioni e pareri multidi­ sciplinari che si incrociano, spesso concordano, talvolta creano dissen­ so, conducendo a uno stato delle cose contraddittorio e confuso. Perché succede questo? I trapianti costituiscono una pra­ tica terapeutica per molti versi di frontiera e per questo motivo molti ravvisano il pericolo (come avviene per quanto riguarda lo sviluppo del­ l’ingegneria genetica) che l’uomo si comporti da “apprendista stregone”, per usare quella bella e realistica metafora di Goethe che preannun­ cia grandi pericoli che possono ve­

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

rificarsi quando la tecnica si evolve più velocemente della capacità uma­ na di controllare con il proprio in­ telletto tali nuove acquisizioni. Tuttavia, nel caso dei trapianti, i positivi risultati raggiunti, così come la loro diffusione e il progres­ sivo loro perfezionamento, l’acqui­ sizione di tecniche ormai consoli­ date e in continua evoluzione, in­ somma la fuoriuscita definitiva dal­ l’era pionieristica possono in gran parte stemperare l’esistenza di tale rischio. In Italia, il trapianto ha cominciato ad essere praticato nel 1971 (per quanto concerne il rene), mentre già agli inizi degli anni ‘80

si sono gradualmente diffusi gli in­

terventi più complessi relativi al cuore, al fegato o multiorgano, pri­ ma della regolamentazione norma­ tiva avvenuta nel 1993 con la Leg­ ge n.578 “Norme per l’accertamen­ to e la certificazione degli stati di morte”. Inoltre, in attuazione della

Legge n.301 “Norme in materia di prelievi ed innesti di cornea”, si sono consolidati i trapianti relativi

a questo tessuto. Il punto critico è dunque un al­ tro e riguarda una caratteristica in­ trinseca di questa “pratica terapeu­ tica”, e cioè che le donazioni e i trapianti coinvolgono direttamente la questione fondamentale dell’esi­ stenza umana, ovvero quella relati­ va al rapporto e al confine tra la vita e la morte. Il problema dei trapianti riguar­ da questioni di carattere scientifi­ co, etico, teologico, religioso, giu­ ridico e di altra natura, ma tutte queste posizioni sedimentano infi­ ne –salvo quella relativa alla invio­

5

La situazione attuale

labilità e sacralità del cadavere per motivazioni soprattutto religiose- in un’unica essenziale questione di fondo, a cui si deve dare preventi­

stato di morte dell’individuo) che etica (l’accettabilità morale di que­ sta definizione), oggetto di due specifiche relazioni contenute nel­

vamente risposta: si tratta di stabi­ lire in maniera inequivocabile la definizione dello stato di morte e

rivista (cfr. Procaccio e Autiero),

è doveroso sottolineare che il “nuo­ vo” concetto di morte (la morte

la

derazione di qualsiasi ordine. Si trat­

di

fissare criteri che consentano di

encefalica come morte dell’indivi­

dire quando essa si verifica effetti­ vamente. E’ evidente che il discorso è di­ verso e risulta molto meno proble­ matico per quelle donazioni che vengono effettuate da persona viva,

duo) è stato formulato sulla base delle più avanzate cognizioni scien­ tifiche e soprattutto in assoluta in­ dipendenza e in assoluta distinzio­ ne rispetto a qualsiasi altra consi­

quali la placenta, il midollo osseo,

ta

quindi di una definizione prima­

o lo stesso sangue, dove pertanto è più facile assicurare la disponibili­

ria, neutra e circoscritta, sulla cui base è poi stata definita con chia­

alla donazione e dove comunque

rezza, rigorosamente limitata e ga­

rimane sempre necessaria la mobi­ litazione delle associazioni per in­

rantita la possibilità del prelievo di organi e quindi i criteri, i compiti,

formare e sensibilizzare le persone.

le

attribuzioni e le responsabilità

Nel caso del midollo osseo, poi, la

per una pratica sanitaria scientifi­

disponibilità dell’individuo tramite la propria iscrizione all’apposito albo, configura una atipicità nella

camente fondata ed eticamente cor­ retta. In altri termini, è solo sulla base

donazione, in quanto questa dispo­

di

queste certezze inconfutabili dal

nibilità ha solo un valore morale, e dovrà essere confermata nel caso

punto di vista medico-scientifico (ovvero del massimo livello cogni­

(del resto, molto raro) di identifi­ cazione di una prima compatibilità con un paziente. Sempre in questa tipologia rientra la donazione di un

tivo attualmente elaborabile e so­ stenibile nella nostra società), la cui ricerca è stata stimolata dall’inte­ resse primario dell’uomo di stabili­

organo (nella fattispecie il rene) da vivi: pur comportando tale espian­

re

stato possibile giungere ad una de­

i confini della propria vita, che è

to

effettivamente alcune limitazio­

finizione preventiva, obiettiva ed

ni

per il proprio stile di vita e tal­

enucleata della morte. Per contro,

volta una percentuale di rischio.

La vita, la morte, il cuore che batte Tornando quindi a questo tema cen­ trale, senza entrare nel merito della questione sia scientifica (la defini­ zione della morte encefalica come

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

se tale definizione si fosse fondata

su concetti di carattere morale-fi­ losofico o giuridico, questo sareb­ be stato un errore estremamente grave, perché tali principi astratti sono sempre potenzialmente discu­ tibili; il loro compito invece è quello da una parte di giustificare e dal­

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

l’altra di regolamentare l’applicazio­ ne della definizione scientifica del­

la morte relativamente alle donazio­

ni e ai trapianti d’organo. E’ quindi nuovamente da eviden­

ziare l’indispensabile rigore che ha indotto a separare i requisiti teorici per la definizione di morte dai re­ quisiti per gli espianti di organo, perché la necessità di raccogliere gli organi per salvare vite umane non deve venire incorporata nella defi­ nizione di morte. Solo così si do­ vrebbe accettare che se un ex pa­ ziente in stato di morte cerebrale assomiglia ad una persona vivente solo per il fatto che il cuore è bat­ tente a causa della ventilazione ar­ tificiale che gli viene praticata per tener irrorati gli organi e consenti­ re un eventuale prelievo, questo non

è un motivo per confondere la vita

e la morte. L’appropriatezza e la rigorosità di questo discorso, apparentemente ovvio, si scontra con la mancata accettazione, a livello sociale, del fatto che anche un fenomeno appa­ rentemente chiaro ed immutabile come la morte è culturalmente de­ terminato e che quindi anche la sua definizione dipende dall’epoca e dal contesto in cui viene formulata. E’ noto che l’evoluzione della scienza biomedica ha dimostrato che, pur essendo in assoluto l’arre­ sto cardiaco e il conseguente bloc­ co della funzione circolatoria e re­ spiratoria protratti per un lasso di tempo il criterio più sicuro per la constatazione di morte, questo da una parte non è sicuramente l’uni­ co criterio e dall’altra rappresenta spesso l’esito estremo di una morte

già precedentemente avvenuta (cfr. Procaccio, pag. 47 e segg.). Ma l’equazione “cuore che batte=persona viva” è dura da can­ cellare nel vissuto e nell’immagina­ rio individuali e collettivi, rappre­ sentando questo organo, in un re­ taggio millenario di immagini e di parole, nell’arte e nella letteratura, la sede delle funzioni fisiche e im­ materiali che fanno la vita. E’ que­ sto che crea dubbi e perplessità, non soltanto a livello del senso comu­ ne, e consente l’elaborazione di giu­ stificazioni teoriche, che si confi­ gurano spesso come “ribellioni” contro un presunto assolutismo del­ la medicina che pretende di fornire una verità indiscutibile, limitata agli aspetti fisico-materiali, per la pri­ maria questione della vita e della morte.

La “zona d’ombra” In un forum aperto ai lettori dal quotidiano “La Repubblica” in oc­ casione dell’approvazione della nuo­ va Legge nazionale sui trapianti (L. n.91/99) e in relazione della previ­ sta opzione personale tramite Do­ nocard inviata a tutti i cittadini ita­ liani da parte del Ministero della Sanità, si tasta con mano questa situazione, per un certo verso schi­ zofrenica, per cui, accanto a coloro che sono convinti assertori della possibilità delle donazioni e dei tra­ pianti (sono però pochi quelli che lo sono senza aver avuto precise esperienze concrete, o come opera­ tori o come pazienti o come fami­ liari di un donatore o trapiantato), esistono prese di posizione decisa­ mente contrarie, non solo in riferi­

7

La situazione attuale

mento all’obbligatorietà di opzione

nato, trattato e verificato, eccete­

e

ai legittimi dubbi che effettiva­

ra:

ci sono risposte per tutto e per

mente essa può creare, ma anche verso l’atto stesso della donazione.

tutti. Ma è proprio così? Oppure in questa visione materialistica fatta

Tali obiezioni vengono addotte

di

matematica, di parametri e di

con motivazioni di vario genere, quasi tutte riferentesi direttamente

tecnologie sofisticate c’è qualcosa che sfugge? Non è che la nostra

o

meno, alla presunta incertezza che

scienza è fatta di “modelli” che a

la

persona donante non sia realmen­

loro volta non sono altro che un’

te

morta (pensiamo ad esempio alla

“interpretazione umana” di un Cre­

posizione estrema assunta in ma­ niera istituzionalizzata dalla “Lega nazionale contro la predazione de­ gli organi e la morte a cuore bat­ tente”). Tra gli stati di dubbio rien­

trano anche le inquietudini manife­ state da alcuni noti personaggi del pensiero contemporaneo o “opinion maker”, come il filosofo Umberto Galimberti, lo scrittore Guido Cero- netti, il giornalista Fabrizio Del Noce.

ato tuttora lontano da una reale comprensione? E cosa dire delle sug­ gestione dell’ego, che portano ta­ luni alla manipolazione degli stessi (modelli) per fini non propriamente etici?…E’ profondamente ipocrita e subdolo operare sui sentimenti ele­ vati di solidarietà umana e sociale per avallare pratiche mediche che altrimenti suscitano istintivamente quantomeno delle perplessità…”. - Dissenso filosofico: “…soprattut­

Vorrei riportare alcuni esempi

to

c’è in ciascuno di noi una certa

emblematici di queste riflessioni

resistenza ad adottare quello sguar­

condotte all’interno di questo fo­

do

riduttivo, perché solo organico,

rum o in altri contesti.

che la scienza medica ha della vita

-

Dissenso nichilista: “…Vedo male

e

della morte…nel caso dei trapianti

il

trapianto in sé. Sento che può

(questo) implica la perdita della

essere la causa che può attirare una

nozione del corpo a favore di quella

catena senza fine di

di

organismo, della nozione di in­

crimini….questa dei trapianti è una

dividuo a favore di quella di gene­

delle soluzioni tra le più negative

re,

della nozione di vita e di morte

del mondo, anche se può presentar­

e

più in generale di esistenza a fa­

si con qualche forma di bene…E’ un’occasione offerta al crimine il

vore del puro e semplice prolunga­ mento di un quantitativo

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

fatto che la cosa –cioè il trapianto-

si possa fare”.

- Dissenso epistemiologico: “…la

Scienza…in particolare nel campo medico appare come ‘la nuova reli­ gione’ dove un pensiero umano su­ periore è in grado di leggere ed in­ terpretare le croci dell’umanità tut­ ta. L’uomo viene catalogato, esami­

biologico…Quello che a suo tempo non riuscì alla filosofia oggi riesce alla medicina, la cui mentalità va diffondendosi in ciascuno di noi, senza che nessuno di noi pensi a quale concetto di uomo fa riferimen­

to la scienza medica per poter so­

stituire i pezzi del nostro corpo….L’unico a soffrirne resta

l’uomo, per il degrado del concetto

sibilità della donazione.

di

sé che, grazie alla scienza medi­

Appare chia ra la difficoltà di ela­

ca

va introiettando…”.

borare e di creare un punto di rife­

-

Dissenso medico-quantistico: “…La

rimento culturale e di confronto

morte cerebrale non può essere dia­

verso cui possano convergere le va­

gnosticata con certezza, ma solo con “estrema probabilità”…” (è un medico anestesista che parla).

rie posizioni, per produrre adegua­ ta mediazione e corretta informa­ zione e conseguentemente giunge­

-

Dissenso consequenziario “Diven­

re alla sensibilizzazione e ad una

tare tutti possibili donatori crea ap­ petiti malvagi da parte degli in­ dividui senza scrupoli che sono

spontanea condivisione e adesione. Per quanto concerne il sentimen­ to di solidarietà eroica e il senso

presenti in abbondanza nella nostra società…Potrei essere d’accordo sulla morte cerebrale, se il bisogno

altruistico della generosità verso il prossimo o addirittura, come è sta­ to invocato recentemente in riferi­

di

organi non creasse a catena una

mento alle previsione della legge, il

serie di aberranti problemi…Ad es.

senso dell’interesse sociale che pre­

la

legge dovrebbe stabilire che sono

varica l’interesse soggettivo, si sa

esclusi dalla categoria dei donatori

che la donazione costituisce sem­

le

vittime di omicidio, perché altri­

pre una scelta e una predisposizio­

menti chi potrebbe fermare la furia

ne maturate individualmente e ri­

di

procacciatori di organi o anche

semplicemente di persone comuni che, di fronte alla scelta di vita o di morte di un proprio congiunto, per­ dono la testa e fanno l’impossibile per salvarlo?”;

Dissenso morale: “Nel gesto soli­

-

messe quindi alla volontà e alle motivazioni del singolo.

La specificità italiana nei confronti della donazione La prova concreta della veridicità di questo ragionamento è costituita

daristico del trapianto c’è un germe

proprio dal caso italiano, dove è

di

egoismo umano…in fondo, una

chiaro che il fattore culturale sopra

persona in attesa di trapianto che sente la vita sfuggirli tra le mani aspetta con ansia la morte di un altro perché è a ciò che è legata l’unica possibilità per la sua soprav­ vivenza…”. Tutte queste considerazioni dan­ no conto di come la delicata que­

descritto ha la meglio sulla tradi­ zione solidaristica e sul processo di modernizzazione che in altri settori (prevalentemente legati alla produ­ zione e al consumo) sta proceden­ do a ritmi accelerati e paralleli a quelli di altre realtà nazionali co­ siddette avanzate.

stione dei trapianti metta in gioco vari livelli dell’essere uomo e di que­ ste implicazioni bisogna prendere atto, anche se si parte da quel pun­

Rispetto agli altri stati europei, è infatti rilevante in Italia il pro­ blema delle poche donazioni rispet­ to ai bisogni di trapianto, cosa che

to

certo che è la definizione di morte

coinvolge anche il Trentino dove, ri­

sopra descritta che consente la pos­

spetto anche ad altre regioni, è

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

9

maggiormente visibile questa caren­ za, sia in termini assoluti che per­ centuali. Ecco, a tal proposito, al­ cuni dati indicativi.

Confronto Italia - altri Stati europei L’Italia si colloca sotto la media ri­ spetto agli altri Stati europei. Si assiste comunque ad un trend cre­ scente negli anni del numero di donatori, anche se questo aumento è lento, a differenza di quanto av­ viene per altri Stati (fig. 1).

Confronto tra aree geografiche italiane Una situazione adeguata dovrebbe prevedere almeno la coincidenza tra

il numero di donatori e il numero di trapiantati, anche per rientrare nel­ le regole stabilite in tal senso dalle organizzazioni (nazionali e interna­ zionali) deputate alla raccolta e alla fornitura di organi. Invece si nota (fig. 2) la forte discrasia tra perso­ ne donatrici e persone trapiantate, non colmabile con il progressivo, leggero aumento delle donazioni (anche perché nel frattempo sono aumentate le possibilità e quindi le esigenze di trapianto). Evidente è la differenza tra le tre aree Nord- Centro-Sud (fig. 3 e tab. 1), dove alla maggiore arretratezza economi­ ca e sociale e alla carenza di servizi corrisponde una minore adesione e disponibilità alla donazione.

Attivit di prelievo in Europa negli anni 1996/99 (Donatori per milione di abitanti) 1999 Spagna
Attivit
di prelievo in Europa negli anni 1996/99
(Donatori per milione di abitanti)
1999
Spagna
1998
Portogallo
1997
1996
Francia
U.K.
Scandinavia
Svizzera
It alia
Grecia
0
5
10
15
20
25
30
35
do nato ri p.m.a.
fonte: Nord Italian Transplant
La situazione attuale

10

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Figura 2 Attività di prelievo e trapianto in Italia - 1990/99

Figura 1 Attività di prelievo in Europa negli anni 1996/1999

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Attivit di prelievo e trapianto in Italia - 1990/99 2.700 2.428 2.400 2.125 2.166 1.978
Attivit di prelievo e trapianto in Italia - 1990/99
2.700
2.428
2.400
2.125 2.166
1.978
1.922
2.100
1.800
1.509
1.500
1.154
1.075
980
1.200
844
788
709
900
629
667
576
445
600
359
304
320
289
300
0
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
trapiantati
donatori
fonte: AIDO

Le donazioni e i trapianti in Trentino La scarsità delle donazioni in Tren­ tino è riferita sia ai valori assoluti, sia in relazione al numero di perso­ ne residenti trapiantate, sia nel con­ fronto con la media nazionale. Se in Italia esiste comunque una tendenza chiaramente in leggera e continua crescita, in provincia di Trento la donazione è caratterizza­ ta nel tempo da una netta disconti­ nuità (tabb. 2,3,4) che rivela, uni­ tamente allo scarto esistente tra il numero dei donatori segnalati (=di­ sponibili) e il numero dei donatori utilizzati, lesistenza di problemi di carattere organizzativo nelle strut­ ture e nel processo che compone lattività di donazione e trapianto. Il principale effetto di questa si­ tuazione è una lunga lista di attesa per il trapianto, che riduce la pos­ sibilità di sopravvivenza per molte persone.

Altri ostacoli per la donazione Vista limportanza, in Italia, dellar­ retratezza culturale nella determi­ nazione dei comportamenti, è diffi­ cile prevedere lincidenza della nor­ mativa recentemente approvata (cfr. Palermo, pag. 54 e segg.), che, pur allineando a livello formale la no­ stra situazione a quelle più avanza­ te in Europa e nel mondo, intende imporre, con un grande atto di co­ raggio innovativo, la donazione tra­ mite la regola del silenzio-assenso. Questo è comunque il punto che più ha creato polemiche e dissensi nel- lambito della discussione parlamen­ tare, anche tra coloro che credono nella donazione. Ancora una volta, tipica situazione italiana, si intro­ ducono leggi che sono più avanza­ te, nei principi e nei contenuti, ri­ spetto al comune sentire e quindi non costituiscono una reale ema­ nazione del tessuto sociale che le ha prodotte.

11

La situazione attuale

La situazione attuale Non si possono ignorare nemme- no alcune perplessit à riferibili, da una parte

Non si possono ignorare nemme- no alcune perplessità riferibili, da una parte alle probabili situazioni paradossali che si possono venire a

creare, talvolta configurandosi come lesive della libertà e della autoder­ minazione dellindividuo (un esem­ pio per tutti: se un cittadino con­ trario alla donazione per varie ra­ gioni si dimentica di fare la dichia­ razione e muore, viene considerato donatore, anche se i parenti, me­ mori della sua volontà, si oppongo­ no) e dallaltra alla creazione, nelle azienda sanitarie, di nuove, com­ plesse e macchinose procedure bu­ rocratico-amministrative per la ge­ stione delle decisioni effettuate dai cittadini, la cui messa a punto po- trebbe creare errori ed omissioni a danno degli stessi. E non è finita qui: oltre ai pro-

 

Donatori utilizzati per zona geografica - 1998/99

 

Regi o ne

1 99 5

 

1 99 6

1 99 7

 

1 99 8

1 99 9

 

P

iem onte /Val d Ao st a

1

6,3

1 5,6

1

8,5

1 7,4

1 8,8

Lo mb ardi a

1 5,7

1 5,1

1 5,5

1 8,9

1 8,2

P

ro vi nci a Auto nom a di Bol zano

2 8,9

2

6,5

2 2,0

3

7,1

2

8,2

Provincia Autonoma di Trento

 

4,3

17,3

 

8,6

 

6,4

10,6

Veneto

17,4

20,0

20,6

22,8

22,7

Friuli Venezia Giulia

23,5

20,1

19,3

11,8

16,8

Li

gu ria

1

4,4

1

5,6

1

4,5

1

8,8

1

8,9

Emilia-Romagna

15,8

19,6

21,3

24,0

25,5

To

scana

1 1,6

1 2,4

1

2,7

1

3,0

2

6,9

Marche

 

6,9

 

6,2

10,3

 

6,8

 

8,9

Umbria

 

6,0

 

7,2

13,2

 

9,6

15,6

Lazio

 

5

,0

 

7,3

 

6

,1

 

7,4

 

6

,0

Abruzzo/Molise

 

6,2

 

7,4

 

9,3

 

8,7

10,5

Puglia

 

3,9

 

4,9

 

4,4

 

5,8

 

7,3

Cam pa ni a

 

0

,7

 

1,0

 

2

,9

 

3,1

 

3

,4

Basilicata

 

1,6

 

6,5

 

4,4

 

3,2

 

6,5

Calabria

 

1

,9

 

3,8

 

4

,3

 

2,9

 

4

,8

Sardegna

1 5,0

1 2,6

1

2,0

 

8,4

12,0

Sicilia

 

3

,3

 

3,3

 

3

,9

 

3,3

 

2

,7

12

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Figura 3 Numero di donatori utilizzati nel 1999

Tabella 2 Attività di donazione 1992/99 per numero e per milione di abitanti in Trentino

Tabella 1 Donatori utilizzati per zona geografica

1998/99

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Attivit di donazione: Numero

 
 

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Donatori Se gnalati

4

5

6

5

10

6

9

9

Donatori Utilizzati

4

2

5

2

8

4

3

5

Donatori Multiorgano

3

2

5

1

7

4

2

4

Reni Prelevati

6

4

10

4

15

8

5

7

Cuori Prelevati

3

2

4

1

5

3

2

3

Fegati Prelevati

2

1

4

1

7

3

2

3

Polmoni Prelevati

2

1

0

0

3

1

0

2

Pancre as Prele vati

1

0

0

0

0

0

0

1

Attivit di donazione: PMP

 
 

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Donatori Segnalati

8,8

11

13,1

11

21,7

13

19,3

19,1

Donatori Utilizzati

8,8

4,4

11

4,3

17,3

8,6

6,4

10,6

Donatori Multiorgano

6,6

4,4

11

2,1

15,1

8,6

4,3

8,5

Reni Prelevati

1 3,2

8,8

22

8,7

3 2,5

1 7,2

1 0,7

15

Cuori Prelevati

6 ,6

4,4

8 ,7

2,1

10,8

6 ,4

4,3

6 ,4

Fegati Prelevati

4,4

2,2

8,7

2,1

0,4

6,4

4,3

6,4

Polmoni Prelevati

4,4

2,2

0

0

6,5

2,1

--

4,2

Pancre as Prele vati

2,2

0

0

0

0

0

--

2,1

 

fo nt e: C ent ro Na zio nale Tra pi anti

blemi evidenziati, esistono altri ele­ menti, sempre appartenenti alla ti­ picità italiana, che hanno contri­ buito e contribuiscono allindiffe­ renza, se non allopposizione, verso la donazione. Tali elementi riguardano:

nee e fuorvianti lopinione pubbli­ ca. Come sempre, anche in questo caso, il ruolo dellinformazione è rilevante per diffondere e chiarire, con coscienza e professionalità, le tematiche reali e concrete ruotanti attorno ai trapianti (in primis, pro­

ziando i problemi esistenti, quali le

1. La scarsa competenza, la disin­ formazione o la voglia di sensazio­ nalismo dei mass media che spesso affrontano tale fondamentale que­

prio la tutela del donatore), eviden­

liste di attesa e le aspettative di coloro che ne fanno parte, le enor­

stione con leggerezza e superficia­

mi

difficoltà organizzative collega­

lità. Soprattutto è uso comune con­

te

ai trapianti stessi, ed eventual­

fondere e usare impropriamente i

mente contribuendo alla denuncia

termini morte cerebralee coma vegetativo, confondendo cioè tra la vera morte ed uno stato ancora vitale. Eovvio che tutto questo ha

delle situazioni di abuso e di con­ dotta amorale, come il commercio clandestino di organi. 2. La poca motivazione, lassenza

contribuito a fomentare polemiche,

di

professionalità, la pigrizia, la

dissensi e prese di posizione erro­

mancanza di umanità, la si chiami

13

Attivit di donazione - Confronto Trentino-Italia

 
 

Pro

vincia

me di a

Anno

di

Tre nto

nazionale

19

95

 

4,3

10,0

19

96

 

17

,3

11

,0

19

97

 

8,6

11,7

19

98

 

6,4

12,3

19

99

 

10

,7

13

,7

come si vuole, dellorganizzazione sanitaria che spesso si lascia sfug­ gire potenziali donatori e/o rende non fattibile un trapianto, nono­ stante la presenza di organi donati (rendendo di conseguenza inutile la donazione stessa). Come illustra egregiamente il successivo articolo

di

Ragagni, il trapianto non è altro

ch

e levento fin ale di una serie pre­

cisa di prestazioni concatenate,

non ché del lavoro di un elevato numero di professionisti, in cui ba­ sta il fallimento di un anello di que­ sta catena di montaggioper fare fallire limpresa. Lavvio di questo processo non può comunque pre­

scindere, come si diceva prima, dal­

lottenimento del consenso informa­

to alla donazione, nel momento più

difficile della perdita e del lutto da parte dei congiunti della persona morta e che per questo mette in campo, oltre che la competenza tec­ n ico-professionale, le capacità re­ lazionali del medico.

Lesperienza del trapianto Prima di concludere, è doveroso porre alcune riflessioni mutando la focalizzazione del discorso; finora abbiamo infatti ragionato partendo dal versante della donazione, che del resto costituisce il nodo delle argo­ mentazioni in merito a questa te-

Residenti in provincia di Trento: confronto tra donazioni e tr apianti di rene - 1990/
Residenti in provincia di Trento: confronto tra donazioni
e tr apianti di rene - 1990/ 99
20
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
num ero donaz ioni
num ero trapianti
La situazione attuale

14

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Tabella 3

Attività di

donazione:

Confronto Trentino

- Italia

Figura 4 Residenti in provincia di Trento:

confronto tra donazioni e trapianti di rene

1990/99

Tabella 5 Provincia di T rento:

residenti in lista di attesa, organi procurati e residenti trapiantati - 1999

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

matica o, detto altrimenti, la con- dizione necessaria (sebbene non sufficiente) per il verificarsi del pro- cesso. Ora invece vorremmo concentra­ re lattenzione sullaltra faccia del- la questione: lessere una persona trapiantata. Come tutti sanno, la vita di chi è in attesa e di chi ha subito un tra- pianto non è facile. Da una parte, laspettare con un tempo limitato a disposizione la disponibilità di organi o di tessuti compatibili è una lotta contro la morte che rende impotenti in par- tenza, perché non si tratta di met­ tere in campo le proprie forze per combattere e per resistere, ma è una guerra delegata allesterno, in cui la persona coinvolta non ha possi­ bilità di azione. E per molti (in Ita­ lia circa il 50% di chi è in lista di attesa) questo tempo scade per sem­ pre. Dopo il trapianto, invece, linde­ scrivibile gioia del cambio di rotta della propria esistenza, ormai con- dannata, verso la vita è quantome­ no mitigata (anche se non c’è dub­ bio che questo costituisce il male minore a fronte di questa nuova ri­ nascita) dalle necessarie e pesanti terapie antirigetto e da continui controlli ambulatoriali, nonché dalla terribile possibilità che il rifiuto corporeo dellorgano, nonostante tutto, possa anche avvenire, ripor- tando la situazione al punto di par- tenza. Per onore dellobiettività, si deve anche accennare ai casi in cui dopo il trapianto la sopravvivenza rima­ ne relegata ad un periodo troppo

breve per giustificare il trapianto stesso, più o meno coincidente a quanto lindividuo avrebbe potuto comunque vivere anche senza lin- tervento e senza dunque tutte la

pesanti cure correlate che abbassa- no il livello della qualità della vita (si configura così una particolare forma di accanimento terapeutico). Intervenire o meno è comunque un dilemma spesso irrisolvibile, che ri- guarda anche altri settori della me- dicina. Dilemma che oggi si inco­ mincia ad affrontare nellambito di unampia discussione sul ruolo, le prerogative e la relativizzazione di questa disciplina. Nonostante questi problemi, la cosa che conta, nella maggior par-

te dei casi, è soprattutto il ritorno

alla vita di una persona per merito

di unaltra persona che dalla vita se

ne è andata, il che naturalmente rende assolutamente secondarie la difficoltà legate alla gestione del post-trapianto. I recenti e sensazionali exploit della tecnica chirurgica si pongono tuttavia, secondo noi, in maniera

Provincia di Trento - residenti in lista d ’ attesa, organi procurati e residenti trapiantati
Provincia di Trento - residenti in lista d ’ attesa, organi procurati e residenti trapiantati
Provincia di Trento - residenti in lista d ’ attesa, organi procurati e residenti trapiantati

Provincia di Trento - residenti in lista dattesa, organi procurati e residenti trapiantati - 1999

’ attesa, organi procurati e residenti trapiantati - 1999 Organi Rene Cuore Polmone Fegato Totale Pazienti

Organi

Rene

Cuore

Polmone

Fegato

Totale

Pazienti re sid ent i in lista

Pazienti re sid ent i in lista

30

4

1

7

42

Organi

procurati

7

3

2

3

15

Pazienti re sid ent i t rap iant ati (*)

Pazienti re sid ent i t rap iant ati ( * )

12

3

2

2

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(*) I trapianti effettuati a Innsbruck non sono compresi fonte: N ord Italian Transplant
(*) I trapianti effettuati a Innsbruck non sono compresi fonte: N ord Italian Transplant
(*) I trapianti effettuati a Innsbruck non sono compresi fonte: N ord Italian Transplant

(*) I trapianti effettuati a Innsbruck non sono compresi fonte: N ord Italian Transplant

15

La situazione attuale

sfasata ed incoerente rispetto al discorso generale portato avanti fi­ nora sul significato del trapianto come dono per la vita. Detto a chiare lettere: vale ri­ schiare tutto quanto ben volentieri si rischia per recuperare la propria vita solo per avere una mano nuo­ va? Ha un senso utilizzare risorse anche consistenti per assicurare qualcosa che è ottenibile in altri modi (es. con una protesi avanza­ ta), con maggiori vantaggi per la salute dellindividuo? Non è soltan­ to una questione etica, ma anche pratica, fondata sulla considerazio­ ne del reale aumento della qualità della vita. Credo che tali aspetti che giustamente assurgono agli onori della cronaca (perché, dal punto di vista dellevoluzione tecnica-chirur­ gica, si tratta di un grande passo avanti) siano in qualche modo con­ troproducenti nei confronti della tematica delle donazioni e dei tra­ pianti di organi e di tessuti come da noi intesa (finalizzate al recu­ pero della vita); essi dovrebbero in qualche modo essere tenuti separa­ ti dalla discussione e dalla pratica terapeutica legata alla sopravviven­ za delle persone.

Quello che in conclusione emer­ ge con chiarezza dallinsieme dei

problemi aperti evidenziati è che ciascuno dovrebbe collaborare, ma­ gari con spirito critico, ma positivo

e costruttivo, per favorire il passag­

gio verso una realtà più matura, in cui siano rafforzati il senso di lega­

me e di solidarietà degli uomini e in cui i benefici in termini di salute

e di qualità della vita possano es­

16

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

sere equamente distribuiti e mutua­ mente rafforzati.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1] U. Galimberti, La zona dom­ brain La Repubblica del 24 marzo 2000

[2] David Lamb, Il confine della vita, Il Mulino/Contempora­ nea, 1987

[3] O. La Rocca, Più silenzio che assenso, così rischiamo lorro­ re” – Intervista a Guido Cero- netti sulla nuova legge, in La Repubblica del 3 febbraio 1999

[4] Forum La nuova legge sui tra­ pianti, in La Repubblica.it Forum e Rete, febbraio 1999

Monica Pisetta è funzionario del Servizio Programmazione e Ricerca Sanitaria della Provincia Autonoma di Trento. Diego Conforti, funzionario del medesimo Servizio, ha collaborato nella ricerca ed elaborazione dei dati.

Il problema dei trapianti in prospettiva bioetica

Antonio Autiero

I problemi aperti e i loro riscontri antropologico-etici

Lespansione della medicina dei tra­ pianti in questi ultimi anni sta com­ portando, insieme ad una innega­ bile crescita delle speranze di salu­ te per tanti pazienti altrimenti mi­ nacciati nella loro sopravvivenza, anche lacutizzarsi di questioni te­ oriche, legate alluniverso della pra­ ticabilità tecnica e a quello dellac­ cettazione sociale della prassi dei trapianti. Sul piano del diritto come su quello delletica si pongono do­ mande la cui soluzione non sempre appare facile e comunque non é pos­ sibile, senza il ricorso a un sistema più ampio di comprensione antro­ pologica e a un paradigma più in­ globante, nel quale si colloca la questione del senso del nostro vi­ vere. A tali domande e al loro più ampio orizzonte vuole ricondurre la presente riflessione. Essa non pre­ tende di fare altro che presentare introduttivamente una lista dei pro­ blemi aperti e dei loro rispettivi ri­ scontri antropologico-etici.

1. Una chiave di lettura generale, tesa a disegnare il senso proprio della medicina dei trapianti, può

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

essere ricavata dalle suggestioni

anche sul piano simbolico,

vengono suggerite da recenti fatti di cronaca medica. In Italia, qual­ che mese fa, per la prima volta è riuscito un trapianto di mano. A un paziente è stata data una manoa vivere meglio, a colmare, cioè, lo spazio vuoto della sua menomazio­ ne. Il sospetto con cui molta parte della pubblica opinione accompa­ gna la prassi dei trapianti deve es­ sere smontato proprio alla luce di questa indicazione di fine e di sen­ so: in gioco non è - come da qual­ che parte si è pensato e si è detto ­ una sorta di volontà pionieristica della medicina, per glorificare se stessa, ma la reale necessità di in­ tervenire con soluzioni adeguate, per dare risposta proporzionata alla precaria condizione di salute e di sopravvivenza di determinati sog­ getti. Eper dare una manoa vi­

che,

con dizione di salute e di sopravvivenza di d eterminati sog­ getti. E ’ per “

17

La prospettiva bioetica

18

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

vere, laddove le risorse endogene del paziente e quelle di supporto della medicina curativa non bastano più. Lorizzonte di senso e il tracciato antropologico che qui emergono ri­ conducono inizialmente a una vi­ sione partecipativa e solidaristica della vita e del suo bene. Il fatto che il travaso di risorse vitali (or­ gani, tessuti etc) sia tecnicamente in buona parte possibile non esau­ risce tutto larco del problema. Esso rimanda a una sorta di legittima­ zione antropologica e etica e que­ sta può, anzi deve, essere trovata nellindole fondamentalmente rela­ zionale e sociale della persona. Quanto esplicitamente avviene sul piano della medicina dei trapianti ­ il darsi la mano, per rimanere nel linguaggio della metafora - sostan­ zia implicitamente e fondamental­ mente il nostro essere al mondo. Senza apertura e solidarietà, senza esplorazione delle ragioni e delle modalità del vivere cone vivere pergli altri non fallirebbe solo una prassi medica, come quella dei tra­ pianti, ma verrebbe messo fonda­ mentalmente a rischio il nostro stes­ so quadro di riferimento antropolo­ gico, etico, giuridico. La solidarie­ tà non è un additivo opzionale al­ lessere persone, ma il tessuto con­ nettivo della nostra identità perso­ nale e sociale. Su questa linea esi­ ste un cammino che costantemente va verificato e incrementato e al quale la medicina dei trapianti può apportare il suo fruttuoso contribu­ to. Evidentemente tale cammino passa anche attraverso la strettoia - non tanto solo giuridica, quanto anche e soprattutto etica - di una

corretta educazione pubblica al sen­ so della decisione solidaristica per la disponibilità al dono dorgani. Qui le prassi politiche e le campagne di opinione dovrebbero investire mas­ simamente e sapientemente per far crescere la base del consenso e del­ la consapevolezza della posta in gioco.

2. I sistemi giuridici che si sono occupati di regolamentare la prassi dei trapianti hanno individuato sin dal primo momento un ambito di problemi che non può essere tra­ scurato: il problema della definizio­ ne di morte, come base di operabi­ lità per lespianto di organi da tra­ piantare. La discussione nei diversi ordinamenti non ha mancato di mostrare una certa evoluzione nella ricerca di modelli (morte cardiaca, morte cerebrale totale, cessazione dellattività della corteccia), con il chiaro orientamento a una visione, oggi generalmente condivisa, secon­ do la quale la morte cerebrale va ritenuta come criterio sufficiente­ mente sicuro per la definizione di morte del soggetto umano e quindi della disponibilità allespianto. Sen­ za voler qui entrare nella maglia dei dettagli neurologici, legati a que­ sta questione, vogliamo solo rile­ vare il taglio antropologico di un simile problema e del suo orienta­ mento attuale. Da una parte risulta chiaro un principio basilare su cui si fonda la nostra tradizione etica e cioè che la vita di un soggetto uma­ no non è arbitrariamente disponi­ bile nelle mani di un altro soggetto umano. Anche se le finalità di sal­ vare una vita risultano del tutto

chiare, non si può per tale scopo spegnere unaltra vita. La vita vie­ ne riconosciuta, così come un bene in sé e non come strumento funzio­ nale per la riuscita di unaltra vita. La base antropologica della dignità insita nel soggetto umano viene sottolineata dalla faticosa ricerca di un criterio di accertamento della morte che faccia evitare definitiva­ mente lequivoco di funzionalizza­ zione di una vita per unaltra. Qui non vale - e subdolamente da qual­ che parte è stato troppo enfatizza­ to il contrario - il principio che si nega a una vita la sua sopravviven­ za, per garantirla ad unaltra. Mors tua vita meaqui - come del resto anche altrove - non è il criterio di orientamento e di decisione mora­ le. Ma c’è ancora un secondo sfon­ do antropologico su cui va richia­ mata lattenzione: la convergenza sul criterio della morte cerebrale sta ad indicare anche una linea di com­ prensione dellesistere al mondo

come consapevolezza e coscienza, nel disegno unitario del proprio es­ sere. Il cervello assume una parti­ colare collocazione nello sguardo che si ha sullorganismo vivente e in particolare su quello del sogget­ to umano. Esso garantisce lorgani­ cità del sistema vita e permette le operazioni di consapevolezza e di coscienza riflessa che ne accompa­ gnano il senso e la destinazione. Egiusto, quindi, che sia da cercare proprio nel cervello la sede organi­ ca delle funzioni unificanti e co­ scientizzanti del vivere da soggetti umani. Orientandosi per tale crite­ rio di accertamento di morte, la medicina dei trapianti (come per altro anche la medicina intensiva e in un certo senso anche la medici­ na pre- e perinatale) segue non un criterio di opportunità o, peggio ancora, di opportunismo per arriva­ re al suo scopo (accuse di tale por­ tata sono state non di rado formu­ late), ma persegue una linea di pen­

tata sono state non di rado formu­ late), ma persegue una linea di pen­ Provincia Autonoma

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

19

La prospettiva bioetica

siero antropologico e aiuta la mes­ sa a punto di un quadro di riferi­ mento che si riflette sul piano eti­ co e su quello giuridico.

3. Una terza area di problematiche messe in movimento dalla medicina dei trapianti andrebbe individuata

nel riflesso che essa potrebbe avere a riguardo dellaccettazione del pro­ prio limite di vita. Qualche volta si profilano dubbi sulla medicina dei trapianti, provenienti da chi pensa che essa induce le persone a crede­

re che ci sia un pezzo di ricambio

per ogni organo difettoso. Chi gio­ ca con lo scenario fantastico imma­ gina che così facendo, la vita non termini più, perché sempre essa si può rigenerare: una sorta di eterni­ tà per via di chirurgia dei trapianti. Così non è. Chi agita tali fantasie lo fa per discreditare, ma si serve anche di uno strumentario che ba­ nalizza i problemi e li volgarizza oltre misura. La medicina dei tra­ pianti, al contrario, può educarci a un senso di responsabilità nei con­ fronti della salute da curare, ma a partire dalla condizione di fondo, accettata e vissuta, che essa é e resta un bene limitato, perché le­ gato alla nostra condizione di esse­

ri calati nella storia, nella contin­

genza, nella finitudine. Contro ogni

accusa di smania di onnipotenza,

la medicina dei trapianti va difesa

e risituata nellalveo originario di

una vera e propria medicina curati­ va. La confusione su cui spesso si

fa leva, tra compito terapeutico del­

la medicina e spazio aperto della sperimentazione (sia di base che applicata) non tange la prassi dei

20

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

prassi dei 20 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4 trapianti. Essa riconosce sempre pi

trapianti. Essa riconosce sempre più lambito mirato e ristretto delle ri­ sposte che è in grado di dare e, cosa che per altro vale e deve valere per ogni altra branca della medicina, non si estranea allidea di autore­ golazione e di auto limitazione. Il difficile momento di definizione della indicazione medicaal tra­ pianto è uno degli strumenti per operare miratamente e non ad ogni costo, limitatamente e non a spira­

le aperta. Con ciò essa inculca an­

che nel paziente (e in definitiva

nellopinione pubblica, ampiamen­

te intesa) che laccettazione del pro­

prio limite è condizione di riuscita

e non di fallimento per la prassi

curativa, anche a mezzo di trapian­ to.

4. Affacciandosi agli scenari futuri della medicina dei trapianti pren­ dono forma due filoni che anche entrano nelle prospettive bioetiche

e che conviene avere sottocchio.

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

Essi appartengono sì al futuro, ma

a un futuro che in certo senso è già

iniziato. Da una parte va ricordata

la ricerca e i progressi sul piano

dellimpiego di organi artificiali,

dallaltra va richiamata tutta la va­ sta are a della me d ic i na de i xe no­ trapianti. Non si vuole qui appiat­ tire i due problemi luno sullaltro. Le diversità vanno riconosciute e risiedono sia sul piano medico-tec­ nico, immunologico, che su quello psico-sociale, giuridico ed etico. Non è la stessa cosa ricorrere allin­ nesto di protesi, costruite con ma­ teriali inorganici o servirsi di tes­ suti ed organi ricavati da organismi viventi, dagli animali. Ma in comu­ ne i due problemi hanno lo sfondo antropologico che qui vogliamo sot­ tolineare: essi mettono in risalto la necessità che abbiamo, dal punto

di vista filosofico, antropologico e

etico, di ripensare al concetto di natura- in particolare di natura umanache fa da criterio di defini­ zione per qualificare artificialeo innaturaleprocedimenti e ogget­

ti. Lorizzonte di pensiero - soprat­ tutto di quello occidentale - ci ha troppo abituati a fissare la natura e

il suo concetto entro limiti rigidi e

gerarchicamente ordinati. Non a caso si parla di antropocentrismoche influenza filosofia, teologia,

etica e giurisprudenza. Tale antro­ pocentrismo (il primato non solo funzionale delluomo, ma anche as­ siologico, cioè valoriale) non si è molto curato della comprensione delluomo come di un essere appar­ tenente alla comunità dei viventi, ma lo ha posto tanto al di sopra che poi ne è risultato al di fuori.

Riscoprire le radici comuni di ogni vivente è un compito a cui molte filosofie, teologie, etiche e antro­ pologie non si sottraggono più. Il loro risultato, spesso ancora timi­ damente formulato e solo inizial­ mente trasferibile, potrà accompa­ gnare la prassi degli xenotrapianti (e più in generale dei trapianti con organi artificiali), per rendere ragio­ ne dei suoi limiti e rischi, ma an­ che delle sue opportunità e apertu­ re. Al fondo resterà una chance di rivalutazione del proprio destino comune nellunica casa della vita.

Se con le presenti riflessioni non

ci siamo addentrati in problemi spe­

cifici, nei riverberi di etica norma­ tiva e di ordinamenti giuridici par­ ticolari, ciò è stato intenzionale e voluto. Nella pluralità delle voci e

delle prospettive, nellattuale dibat­ tito sulla medicina dei trapianti, la bioetica non deve pensare corto, ma sottoporre il tema a una consi­ derazione ampia che trova le sue ra­ gioni negli sfondi di visione della vita, delluomo e del mondo a cui ci

si richiama, ma al tempo stesso en­

tra in sinergia con altre visioni e non si chiama fuori (fosse anche per assumere i suoi compiti normativi) dalla fatica di pensare per oggi, cioè ripensare sempre nuovamente

al senso e al valore della vita e alle

modalità oggi rispondenti di viver­

la da uomini.

Antonio Autiero è Direttore dellITC-isr Centro per le scienze religiosedi Trento e professore ordinario di teologia morale e seminario di teologia morale nella facoltà di teologia cattolica dellUniversità di Münster (Germania)

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La prospettiva religiosa

Il punto di vista delle religioni

Fiorenzo Chiasera, Florestana Piccoli Sfredda, Aleksandr Rudenko, Riccardo Di Segni, Aboul Kheir Breigheche, Ferdinando Ghirardini, Andrea Gerosa, Marcella Orrù

Le religioni cristiane (cattolica, protestante, ortodossa), l’ebraismo, l’islamismo, i Testimoni di Geova, il Buddismo, la fede Baha’ì di fronte al tema dei trapianti

IL PUNTO DI VISTA DELLA RELIGIONE CATTOLICA

Il problema morale, e anche il pro­ blema della sensibilità e della rea­ zione emotiva verso il trapianto, si scinde in realtà in due problemi to­ talmente diversi, ma che nellani­ mo di molti si mescolano, dando così luogo a reazioni, prese di posi­ zione, titoli di giornali, tanto cla­ morosi quanto del tutto irragione­ voli. Cerchiamo di dipanare la ma­ tassa emozionale, che è alla base della maggior parte delle resistenze ai trapianti dorgano. Questo ci per­ metterà anche di meglio precisare la nozione di vita.

La morte cerebrale come criterio Il primo problema morale è quello della determinazione del momento della morte di un essere umano. Quando si può dire che un essere um ano è morto? E che cosa vuol dire morto? La nostra tradizione occi­ dentale ha legato da secoli lidea di morte con la cessazione del battito cardiaco e della respirazione. Anco-

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

ra oggi di norma la morte viene accertata dal medico con la consta­ tazione della cessazione della fun­ zione cardiorespiratoria, e dopo un certo numero di ore viene confer­ mata (in genere dallufficiale sani­ tario che dà il permesso per la se­ poltura) da altri segni, come la ri­ gidità cadaverica, linizio della de­ composizione etc. Oggi, e da al­ cuni decenni, per un paziente in ria­ nimazione in cui la funzione car­ diorespiratoria sia sostenuta da spe­ ciali apparecchiature, occorre distin­ guere se la funzione è solo soste­ nuta dalle apparecchiature oppure se è mantenuta esclusivnmente dalle apparecchiature. A questo scopo si usa il criterio della morte cerebrale. cioè della totale cessazione di ogni attività cerebrale. Semplificando un poco, si può dire che la cessazione della respirazione e del battito car­ diaco sono sintomi - segni quasi certi - della morte cerebrale totale.

cessazione della respirazione e del battito car­ diaco sono sintomi - segni quasi certi - della

II criterio della morte cerebrale to­

tale è necessario per il trapianto di

organi, dato che in genere il tra­ pianto è possibile solo da organi­ smi mantenuti in rianimazione. Ma

è necessario anche per poter senza

alcun disagio morale togliere le ap­ parecchiature di rianimazione (stac­

care la spina): circolazione e respi­ razione sono, infatti, del tutto arti­ ficiali, indotte dallesterno. La morte è infatti la fine di un organismo, non di questa o quella funzione. Lorganismo umano trova

la sua unità e unicità nelle funzioni

cer ebrali. Alcune funzioni, come la crescita di peli o di unghie, posso­ no continuare per qualche tempo; del resto in un corpo umano che non

per qualche tempo; del resto in un corpo umano che non è pi ù organismo continuano

è

più organismo continuano forme

ne della morte. Tale incertezza

- che lespianto avvenga in strut­

- che l’équipe incaricata dellaccer­

di

vita non controllate dal cervello.

scompare quasi del tutto (nessuna

La

decomposizione è dovuta alla vita

certezza scientifica è assoluta) col

di

microorganismi presenti nel cor­

criterio della morte cerebrale tota­

po umano. Cessata ogni attività del centro unificatore dellorganismo, lorganismo non esiste più: esiste un ammasso di materia in cui sono presenti forme di vita - è quello che

le. II timore che il prelievo di or­ gani possa avvenire a paziente an­ cora vivo non ha alcun fondamen­ to. Lunico caso di preoccupazione potrebbe essere quello di espianto

noi diciamo cadavere - ma non un essere umano. La comprensione di questo rapporto fra organismo e essere umano ci sarà molto utile nello studio di altre questioni di bioetica. Il punto più importante da capi­ re è questo: laccertamento della

morte cerebrale è molto più sicuro

praticato prematuramente, per man­ canza di scrupoli nelloperatore e soprattutto per linteresse (anche economico) delloperatore a proce­ dere rapidamente a un trapianto. Qui occorre lintervento di una leg­ ge rigorosa che sancisca due cose:

ture pubbliche o pubblicamente

di

quello tradizionale. Tanto è vero che in questultimo

controllate;

è

obbligatorio attendere 24 ore (e

tamento della morte cerebrale si

in

certi casi 48) prima della chiu­

attenga a procedure rigide (pro­

sura della cassa e del seppellimen­ to, proprio per lincertezza del cri­ terio tradizionale di determinazio­

cedure che nel loro insieme ven­ gono dette protocollo), e che sia del tutto separata dall’équi­

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

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La prospettiva religiosa

pe che deve procedere allespian­ to e al successivo trapianto, così

La legittimità dellespianto

cietà o per norme giuridiche!). È altrettanto vero che esiste una sen­

che non vi possa essere conni­ venza fra chi dichiara la morte e chi procede allespianto e al tra­ pianto. Queste due condizioni devono es­

sibilità dei familiari di cui si deve tener conto, ma che varia da fami­ glia a famiglia e che è sottoposta a esigenze sociali varie (di legge, di disponibilità di spazio, di tradizio­

sere stabilite per legge. Quando ciò

ni

religiose diverse etc.). Ma il prin­

avvenga, ogni ansia per la possibi­

cipio da tener ben fermo è questo:

le mutilazione di un organismo an­ cora vivente, a scopo di trapianto è

né il defunto né la famiglia hanno un vero jus in corpus, un vero dirit­

del tutto irragionevole, e lespres­

to

inviolabile di proprietà del cada­

sione ricorrente di predatori di or­ ganio è insensata o è semplice­ mente terroristica.

Il secondo problema è quello delle condizioni di liceità morale e giuri­ dica dellespianto e successivamen­

vere. II defunto, proprio perché è defunto, non è più soggetto di di­ ritti. La famiglia è quella che di norma, nella cultura occidentale. si prende cura del cadavere, e le sue esigenze vanno di norma rispetta­

te; ma chi è “la famiglia? I geni­ tori, il coniuge, i figli possono ave­

te del trapianto di un organo. Or­

re

desideri diversi, in contrasto fra

mai la liceità del trapianto dorga­

di

loro. È compito della società ar­

no è comunemente accettata dalla

monizzare tali diverse volontà con

teologia morale (ma non lo era agli

le

necessità della società: così il

inizi del nostro secolo): oggi è pos­

diritto può esigere lautopsia - mol­

sibile salvare una vita, o renderla

to

più invasiva e distruttiva del ca­

più umana (evitando la dialisi col trapianto di reni) in molti casi. Si escludono solo e giustamente i tra­ pianti di gonadi e di cervello, tra­ pianti che potrebbero modificare le caratteristiche umane del riceven­ te, sia genetiche sia di memoria ce­ rebrale. Il vero problema e tutto il grande dibattito odierno è quello delle condizioni di legittimità del­ lespianto. II primo elemento da considera­ re è chi abbia titolo a disporre del cadavere. Ora é certamente vero che il morto può avere espresso in vita le sue volontà (ma quante volte esse non vengono rispettate per volontà dei familiari o per esigenze della so­

davere di quanto lo sia il prelievo dorgano -, può stabilire il luogo della sepoltura e la sua durata, può in casi speciali imporre la crema­ zione. Il diritto è espressione del bene comune, cioè delle esigenze della vita sociale: esso deve tener conto della volontà e sensibilità del defunto, della famiglia, del gruppo particolare cui il defunto apparte­ neva, ma sempre nei limiti imposti dal bene comune. Di fronte alla pos­ sibilità di salvare altre vite umane col trapianto dorgano, lesigenza del bene comune deve prevalere. E del resto tale esigenza prevale attualmente e senza contrasti o polemiche nellimporre lautopsia

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

per determinare la causa di morte. La ricerca dellassassino, o del sa­ nitario colpevole di negligenza, o

della comunità prevale.

Salvare vite umane

di

spiegazione di morti apparente­

Ma per una famiglia cristiana tali

mente inspiegabili, sono esigenze

esigenze dovrebbero essere compre­

del bene comune, e lautopsia viene eseguita qualunque sia la volontà della famiglia. E si ricordi che nel- lautopsia il cadavere viene violato

se e accolte con gioia, o almeno con serenità. Il trapianto, come lau­ topsia o altre imposizioni di legge, nulla toglie al defunto, la cui sussi­

in

forma generalmente massiccia,

stenza è ormai in Cristo. È per me

con espianto di organi o di parti di organi o di intere parti dellorgani­

del tutto incomprensibile la resi­ stenza di famiglie o di teologi cri­

smo, e in ogni caso sempre più massiccia che nellespianto dorga­ no a scopo di trapianto. Sempre

stiani al trapianto dorgano. E per me è anche incomprensibile la tesi di alcuni distinti teologi moralisti,

per il principio del bene comune può essere imposta la cremazione (p. es.

che ritengono il trapianto un donodel defunto. Egli può esprimere in

in

caso di forme epidemiche gravi)

vita la sua volontà di donare o di

o

la tumulazione comune con co­

non donare, ma una volta morto non

pertura di sostanze chimiche (in caso di catastrofi o guerre) o altre misure per altri casi: sempre il bene

donanulla, né è interessato al trapianto. Forse la confusione men­ tale di alcuni ottimi studiosi deriva

Forse la confusione men­ tale di alcuni ottimi studiosi deriva Provincia Autonoma di Trento Punto Omega

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La prospettiva religiosa

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

dal significato medico del termine donatore(nella letteratura medi­

ca internazionale donor): esso non ha alcuna valenza morale, e spesso

il donatore è a pagamento. Sta solo

a indicare la persona da cui provie­

ne lorgano. Vi è di più. Molte sono le fami­ glie che esigono lautopsia, molto più distruggente dellespianto di un organo, solo per trovare un even­ tuale responsabile della morte di un loro caro, per soddisfare unesigen­ za di giustizia che talora è piutto­ sto voglia di vendetta. Moltissime invece sono le famiglie che, volen­ do un posto distinto al cimitero, consentono invasioni del cadavere ben più brutali dellespianto dor­ gano in ambiente sicuramente meno rispettoso e con personale ben lon­ tano dal rigore delle procedure nor­ mali in un ambiente ospedaliero. E spesso si tratta di persone che si oppongono allespianto a scopo di trapianto, che potrebbe salvare una vita umana, ma esigono invece vio­ lazioni ben più gravi del cadavere solo per avere un posto distintoal cimitero. Unaltra cosa va presa in seria considerazione. Oggi in aree pove­ rissime della terra molti bambini vengono quotidianamente rapiti o venduti da genitori disperati, e, di questi, molti vanno a lavorare come schiavi, ma molti altri vengono usati per espiantare organi da vendere a

caro prezzo ai ricchi della terra. Per le stesse ragioni anche molti adulti si vendono, o vendono i loro orga­ ni, per far sopravvivere i figli. Più in generale, vi è un commercio più

o meno clandestino di organi: lar­

ma migliore per vincere questo traf­ fico perverso è avere sufficiente di­ sponibilità di organi, tale da elimi­ nare ogni attività lucrosa.

Una scelta normale e cristiana Oggi, e sempre più in futuro, il tra­ pianto dorgano è un trattamento quasi sempre sicuro e capace di ri­ dare vita e serenità a molti malati e alle loro famiglie. Se il diritto con­ sente violazioni massicce dellinte­ grità di un cadavere per prevenire danni ai membri della società - sia per studiare le cause della morte, sia per punire i responsabili, sia per prevenire il diffondersi di epidemie, - e queste violazioni sono accetta­ te tranquillamente dal corpo socia­ le, non si vede con quale logica si voglia opporsi a violazioni molto meno invasive per curare malattie gravi o mortali dei membri della stessa società. Nessuna vita uma­ na viene violata e anzi molte pos­ sono esser salvate. La reazione emotiva dei familiari al momento della morte di un loro caro è sì com­ prensibile, ma è anche del tutto ir­ ragionevole. Per tutti questi motivi ritengo che il trapianto di organo, quando ve ne sia bisogno allinterno della co­ munità (e della famiglia umana) debba esser considerato dalla mo­ rale e dal diritto la normalità. Si potrà tener conto della sensibilità dei familiari e a questo scopo le leg­ gi più recenti contengono il princi­ pio del silenzio-assenso: solo se uno in vita esprime in forma documen­ tata la volontà che il suo cadavere non subisca espianti, si osserverà la sua volontà. Ma io non vedo in

alcun modo come un cristiano pos­ sa esprimere questa volontà, che non difende nulla di cristianamen­ te importante e che va direttamen­ te contro ciò che cristianamente è essenziale: la suprema virtù della carità. Ritengo però che il principio si­ lenzio-assenso vada integrato. Si danno situazioni di catastrofi di ogni genere con grande numero di feriti gravi che arrivano tutti insie­ me allospedale. In queste situazio­ ni, quando vi sia bisogno di trapianti con grande urgenza e in misura su­ periore a ogni concreta disponibili­ tà, allora il principio del bene co­ mune dovrebbe prevalere anche su una dichiarazione di rifiuto del tra­ pianto.

Per ragione di chiarezza va distin­ to il dono di un tessuto o di un organo da parte di una persona vi­ vente a scopo di trapianto, dal pre­

di una persona vi­ vente a scopo di trapianto, dal pre­ Provincia Autonoma di Trento Punto

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

lievo di qualche parte del corpo di un cadavere. È facilmente compren­ sibile che modalità tecniche di op­ portunità e valutazioni morali, nei due tipi di intervento, debbano es­ sere diverse.

Trapianti da persone viventi Non esiste problema morale quando si tratta di usare organi o tessuti ottenuti dopo un atto chirurgico inevitabile per salvare una perso­ na. Si tratta di tessuti e organi che dovevano essere tolti dalla persona ammalata per ragione sanitaria. Non esiste problema, perché, se essi ser­ vono a una terza persona mediante trapianto, vengono solo salvati dalla distruzione cui sarebbero destinati. Il vero problema concerne la do­ nazione volontaria di un organo da parte di una persona vivente, la quale si priva di esso per recare aiuto a unaltra persona. Lorgano che può essere donato è in realtà - almeno allo stato attuale della scienza - il rene. La valutazione morale è fon­ data su due principi apparentemen­ te contraddittori, ma in realtà inte­ grantisi a vicenda. Il primo è lindi­ sponibilità della propria vita e del­ la propria integrità funzionale; il secondo è la solidarietà in forza della quale ciascuno è chiamato a dare qualche cosa di sé a chi ne ha bisogno.

a. Principio della indisponibilità del proprio corpo - Fino a pochi anni fa la dottrina morale, fondandosi su questo principio, riteneva che lof­ ferta di un proprio rene da vivente fosse illecito. Oggi la scienza, cui

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La prospettiva religiosa

la morale adegua le proprie valuta­ zioni sul dato di fatto, esclude che il sacrificio di un rene, una volta che sia assicurata la funzionalità dellaltro, costituisca un attentato

In termini di valore personale, la donazione di un proprio organo a unaltra persona, parente o amica o sconosciuta, costituisce un grande atto di amore e di profonda sensi­

alla propria funzione renale. Si trat­

bilità; è un atto di comunicazione

ta,

indubbiamente, di una minora­

di

beni personali, quale si addice a

zione fisica, che comporta alcune

membri di uno stesso gruppo socia­

precauzioni nellattività, nelluso di bevande alcoliche, il possibile ri­ schio che lunico rene restante si ammali o venga colpito. Ma la me­

le. Sul piano della carità evangelica il gesto di tale donazione è un ar­ ricchimento vero e sostanziale: è un amarci tra noi fino al sacrificio di

dicina ci assicura di essere in grado

se

stessi. Cosicché più che parlare

di

controllare sufficientemente

di

liceità in questo tipo di trapian­

eventuali crisi derivanti dallunici­

tà del rene. Dunque, se la scienza è in grado

di tutelare la salute del donatore

mediante le sue nuove tecniche e

le sue nuove maniere dintervento,

nel caso in cui lunico rene corresse

qualche pericolo, non esiste più motivo di illiceità. Il principio del­ la indisponibilità del proprio corpo resta vero, ma nel caso nostro il corpo del donatore mantiene le pro­ prie funzioni fondamentali, pur do­ nandone una parte importante.

b. Principio della solidarietà - La parziale esposizione del donatore del rene al pericolo e il parziale impo­ verimento della funzione renale non sono scelte velleitarie o comunque criticabili: esse rappresentano una soluzione di grande importanza a beneficio di una terza persona in gravissimo pericolo. Il parziale ri­ schio che deriva da questo dono rappresenta in certo modo la quota comunitaria di mutuo aiutoche ogni cittadino è chiamato ad offri­ re alla comunità in cambio di tutto

ciò che dalla comunità riceve.

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Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

to, si potrebbe parlare con maggior verità della virtù della carità; ana­ logamente a quanto si dice del ge­ sto di una persona che si getta in un torrente in piena per salvare unaltra persona con il palese peri­ colo di essere travolta: fatte le de­ bite proporzioni, siamo nellambito dello stesso principio e della stessa valutazione. Concludendo: si tratta di una mutilazione che non pregiudica una conveniente possibilità di vita ve­ ramente umana ed è cosa buona se fatta per proporzionati mo tivi di carità e in piena libertà, è cosa cat­ tiva se fatta per qualsiasi altro mo­ tivo o se in qualche modo imposta. (a cura di Fiorenzo Chiasera)

IL PUNTO DI VISTA DEI PROTESTANTI ITALIANI

La bioetica, ossia lo studio dei pro­

blemi e dei risvolti etici che scatu­

riscono dalle più recenti sperimen­ tazioni mediche e biologiche non­ ché dai loro esiti, implica necessa­

riamente un ampio dibattito a tutti i livelli e in tutte le multiformi re­ altà sociali, politiche religiose in cui siamo inseriti o con le quali comun­ que veniamo a contatto. Il dibattito dovrà però avere una forte piattaforma di base: la cono­ scenza dellaltro. Molte difficoltà e incomprensioni, nella società attua­ le, derivano infatti da una diffusa carenza di informazioni e di reci­ proca conoscenza. Per questo, ho molto apprezzato liniziativa dellAssessorato alle po­ litiche sociali e alla salute della Pro­ vincia Autonoma di Trento, che si è proposto di fornire un quadro com­ plessivo ed il più possibile esausti­ voin merito allo sviluppo della ri­ flessione su specifici aspetti tema­ tici di attuale, rilevante interesse nella realtà del sistema della salu­

te, avvalendosi delle pagine di PuntoOmega, rivista edita a cura del Servizio Sanitario Provinciale. Il tema affidatomi, nella verifica contestuale del punto di vista delle principali religioni su donazioni e trapianti, esige peraltro una premes­ sa fondamentale. Le Chiese Cristia­ ne Protestanti (denominate anche Evangeliche) non riconoscono nor­ mative imposte dallalto. Questo inalienabile principio della Riforma Protestante nasce da due presuppo­ sti:

1) la diversa ecclesiologia, per cui la chiesa non è costituita da una gerarchia a cui la base (il LAÒS, ovvero popolo di Dio) debba ubbidienza (ordine verticale), bensì dalla comunità dei creden­ ti al cui interno si sviluppano mi­ nisteri particolari (pastori, dia­

ti al cui interno si sviluppano mi­ nisteri particolari (pastori, dia­ Provincia Autonoma di Trento Punto

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

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La prospettiva religiosa

 

coni, ecc.), ma nella pienezza del sacerdozio universale predicato

sono suddividere in alcuni punti- chiave, da proporre al dibattito:

dallapostolo Pietro nella sua I

a)

distinguere tra gli organi dotati

lettera agli eletti di Dio (ordine

di

una specifica autonomia fun­

orizzontale);

zionale e i componenti ch e ne

2) la libertà di coscienza, che la­ scia allindividuo la responsabi­

 

sono privi (cellule, proteine, or­ moni, Dna);

lità della scelta.

b)

la

fase intermedia tra il prelievo

La Tavola Valdese (organismo ope­ rativo che esegue i mandati dellan­ nuale Sinodo Valdese-Metodista), ha fra i suoi compiti quello di predi­ sporre gruppi di studio, mirati ad approfondire le tematiche più scot­ tanti nella Chiesa come nella polis

e la cessione dellorgano (o del componente) può comportare problemi di custodia e di con­ servazione gestiti con criteri uti­ litaristici e imprenditoriali, di­ ventando così fonte di profitto:

e

a redigere successivamente un

è un rischio assolutamente da evitare, esaminandone con at­

documento che verrà poi inviato alla

 

tenzione tutti gli aspetti;

discussione e allo studio delle co­ munità. Non abbiamo dunque, come Chie­

c)

un problema gravissimo è costi­ tuito dalla necessità di porre re­ gole e limiti precisi alla trasferi­

se

protestanti, posizioni ufficiali ma

bilità di parti ed organi: è que­

solo indicazioni, che interpellano la nostra coscienza di credenti. Vor­ remmo però che i documenti pro­ dotti questanno dai gruppi di stu­ dio (costituiti da professionisti qua­ lificati) dessero un contributo al di­ battito sulla bioetica in Italia, nel­

lintento di favorire quel pluralismo etico che dovrebbe caratterizzare ogni Paese democratico(E. Tomas­ sone - pastore valdese). In Italia ,

 

sto il punto di partenza per evi­ tare ogni e qualsiasi sistema di compravendita, comunque lo si voglia giustificare. Da ciò si evin­ ce il criterio assoluto di libera donazione dellorgano. Leduca­ zione al dono volontario e gra­ tuito deve contrastare il commer­ cio del corpo umano, gli abusi, gli atti criminosi, troppo spesso rivolti contro bambini inermi;

Paese a maggioranza cattolica, è in­

d)

dal precedente punto deriva la

fatti talvolta difficile superare la polarità tra pensiero cosiddetto laicoe pensiero cosiddetto reli­ gioso. Eanche difficile per tutti supe­ rare la contrapposizione scienza- fede: oggi però lincontro appare possibile. Entrando nello specifico del tema,

spinta ad attivarsi in favore di una corretta informazione e una rigorosa legislazione. La vecchia legge del 1975 appare superata:

urge una nuova legge che con­ senta il prelievo di organi, tes­ suti e cellule solo dove vi sia il consenso-assenso del cittadino. Letica (cristiana e laica) deve in­

le

indicazioni emerse dai gruppi di

centivare la cultura del DONO.

lavoro della Tavola Valdese si pos­

Inoltre, si dica NOalle risposte

30

Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 4

ideologiche quanto alletica degli assoluti, per sottolineare letica del carattere oblativo, ma altresì del li­ mite e del non definitivo. Nel terzo millennio è previsto che circa il 50% degli interventi verran­ no effettuati sui bambini. Riflettia­ mo su questo dato. Non divenga anche il nostro uno fra i tanti di­ scorsi mediatici: divenga un discor­

so che si impone alle nostre coscien­

ze, divenga soprattutto un discorso

di operante e vigile amore.

Per i credenti, una dimensione della fede. Questo, in breve, ciò che

i nostri documenti propongono nel Duemila allesame e alla riflessione

in preghiera delle comunità. Lim­

pegno sarà poi sociale e civile. (a cura di Florestana Piccoli Sfredda)

IL PUNTO DI VISTA DEGLI ORTODOSSI ITALIANI