Sei sulla pagina 1di 3

La conoscenza delle lingue tra formazione e cultura

I dati della ricerca Makno per la Scuola Superiore Mediatori Linguistici Carlo Bo cambiano la percezione degli italiani. I giovani del nostro Paese non sono cos lontani dal resto dellEuropa. Ma bisogna migliorare. In nome della Parole.

Liniziativa In occasione del 60 anniversario della fondazione della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carlo Bo stato avviato un progetto di ricerca dal titolo Il valore delle lingue, con lo scopo di offrire una ricognizione ad ampio spettro sul tema delle lingue straniere in Italia, in termini di conoscenza, percorsi di apprendimento e ruolo delle lingue straniere per lo sviluppo professionale e culturale dei giovani. Si tratta di una delle ricerche pi rilevanti mai realizzate nel nostro Paese sulla conoscenza delle lingue e culture straniere, in termini di indagine del legame tra acquisizione delle conoscenze linguistiche e apprendimento della cultura e stili di vita degli altri paesi; e focus sul mondo del lavoro e le aziende per cui vengono definiti diversi piani di apprendimento delle lingue e non semplicemente un generico conosce o non conosce. Il valore delle lingue un tema centrale per il posizionamento dellItalia sul contesto competitivo internazionale: la conoscenza delle lingue rappresenta infatti una dimensione di competitivit riconosciuta a diversi livelli, per i giovani (studenti e professionisti) e per lItalia stessa, che attraverso i giovani proietta se stessa in un contesto internazionale caratterizzato da dimensioni di scambio e crescente interculturalit.

Il percorso di ricerca Il percorso di ricerca stato articolato in diverse fasi e con metodologie di raccolta dei dati differenziate, rivolgendo lindagine ai diversi pubblici di riferimento al fine di offrire a conclusione del percorso un quadro conoscitivo ampio e multi-prospettico. Sono state quindi svolte tre diverse fasi di attivit. In fase preliminare stata condotta una desk analysis finalizzata allinquadramento generale del tema e allindividuazione di indicatori sensibili per le successive fasi di ricerca. Sono state quindi condotte una web survey a livello internazionale (Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Cina) su un campione di 1200 giovani di et compresa fra i 17 e i 23 anni e, parallelamente, unindagine qualitativa sulla business community con interviste a rappresentanti del mondo dellimpresa e delle istituzioni pubbliche.

I risultati principali

Lo scenario geo-politico e competitivo negli ultimi 60 anni si profondamente modificato: da un sistema bipolare in cui lItalia era collocata allinterno del mondo occidentale e si relazionava con le altre nazioni sulla base di codici culturali in parte condivisi, si passati oggi ad un sistema multilaterale, in cui lItalia chiamata a relazionarsi con altri paesi al di fuori del contesto linguistico-culturale europeo, come ad esempio la Cina, lIndia o il Brasile. Se quindi un tempo la conoscenza della lingua straniera era vincolata e limitata a necessit strettamente operative, oggi le relazioni fra Paesi hanno perimetri pi ampi, e la lingua divenuta uno strumento indispensabile anche in unottica di pi ampio respiro internazionale. La business community esprime con chiarezza la necessit crescente da parte del mondo dellimpresa e delle istituzioni di stimolare la competitivit e la crescita dellItalia a livello internazionale anche attraverso lo sviluppo e la crescita di profili professionali aperti allintegrazione, allo scambio e al confronto interculturale sul piano internazionale. Di fronte alle crescenti pressioni del contesto socio-culturale ed economico, lItalia risponde positivamente: sulla competenza delle lingue i giovani italiani stanno recuperando il terreno perduto in passato rispetto ai loro coetanei europei. LItalia infatti al primo posto insieme alla Germania relativamente alla quota di giovani che ritengono di avere una conoscenza dellInglese di livello ottimo. Inoltre in Italia, come nel resto dEuropa, non si conosce solo linglese ma si studia in buona percentuale almeno una seconda lingua straniera. Dallindagine sui giovani italiani emerge che il 98,5% del campione dichiara di conoscere linglese, il 41% il francese e il 15,5% lo spagnolo; il tedesco conosciuto dal 9,5% dei soggetti; sebbene in quota minore (2,5%), anche il cinese inizia a comparire fra le lingue conosciute dai soggetti intervistati. Linglese la lingua meglio conosciuta nell85% dei casi; sono invece in pochi a dichiarare di conoscere il francese come prima lingua straniera (10%) e solo il 3% degli intervistati dichiara di conoscere lo spagnolo come prima lingua. Nel percorso di apprendimento delle lingue straniere la scuola ha avuto e ha tuttora un ruolo cruciale per i giovani che, attraverso la scuola, apprendono le basi e sviluppano la conoscenza della lingua. Parallelamente aumentano le forme di esposizione alle lingue straniere (in particolare linglese) come ad esempio la musica, film in lingua originale, Internet oggi pi disponibili di prima. Secondo la business community questo livello di conoscenza sufficiente per essere competitivi quando si entra nel mondo del lavoro. La distanza con i paesi pi evoluti dellEuropa Occidentale Francia e Germania in primis aumenta quando si parla di una conoscenza pi ampia e approfondita della lingua, con il passaggio da langue a parole, ossia una dimensione non solo tecnica ma anche socio-culturale della lingua. Le ragioni sono la scarsa diffusione di corsi allestero considerata dagli addetti ai lavori la modalit migliore per una pratica importante della lingua. Il gap spiegabile anche con lo scarso utilizzo della lingue straniere sul posto di lavoro. Solo il 21% degli intervistati le utilizza inferiore non solo a Francia, Germania e Spagna ma anche a Polonia e a livello della Cina.

Dal confronto con lEuropa emerge una maggiore difficolt dei giovani italiani ad aprirsi ad una reale dimensione multiculturale. I giovani italiani infatti sembrano essere meno propensi ad effettuare esperienze lunghe di immersione in altre culture: sebbene infatti sia diffusa la consapevolezza dellimportanza di esperienze di studio e di lavoro allestero (58,5%), sono in pochi a dichiarare una concreta intenzione ad intraprendere percorsi di questo tipo (10,5%). In un contesto sociale e di mercato cos descritto, vanno ripensati i percorsi formativi, orientandoli a curare non solo la competenza linguistica, ma anche a fornire strumenti per operare in una logica interculturale. Saldato in buona parte il gap di competenza linguistica con il resto dellEuropa, resta da colmare la distanza sulla competenza interculturale, ovvero sulla capacit di relazionarsi in contesti multiculturali in unottica di scambio e integrazione. La figura del mediatore culturale, sebbene non trovi ancora una corretta collocazione nella percezione della business community, pu potenzialmente rappresentare un interessante punto di equilibrio tra la competenza linguistica (interpreti e traduttori) e la competenza culturale (mediatori culturali). Le prospettive di sviluppo sono visibili in unapertura a possibili sbocchi professionali in nuovi contesti, come ad esempio aziende spinte allinternazionalizzazione, agenzie di supporto ai processi di internazionalizzazione Camere di Commercio, ICE, ecc., ma anche servizi alla persona e allimpresa e in una ridefinizione delle metodologie dei percorsi formativi con un orientamento deciso al multiculturalismo.

Milano Ottobre 2011