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Il Tesoro di Marengo.

Storie, misteri, ricerche e prospettive

Il Tesoro di Marengo: da uno scavo senza storia a oggetto


per la storia (dell’arte?) romana
Marcello Barbanera *

internazionale di quella. Le noticine cadenzate sulla rivista


Breve playdoyer per la storia di Bianchi Bandinelli, in seguito furono raccolte in un ma-
dell’archeologia nualetto che ha conosciuto un successo ininterrotto, “Intro-
duzione all’archeologia classica come storia dell’arte antica”,
La storia dell’archeologia è una disciplina recente nell’inse- pubblicato postumo da Laterza nel 1976.
gnamento universitario1. È stata considerata – ed è ancora A parte Bianchi Bandinelli, sarebbe vano trovare nella sua
da taluni sprovveduti – una materia ancillare tra gli studi generazione uno studioso cha abbia saputo inquadrare le
di antichità. tendenze metodologiche della storia dell’arte antica e le
Per la storia dell’arte non si è mai messo in dubbio l’impor- scelte dell’archeologia italiana con una prospettiva erme-
tanza di una letteratura artistica, a partire dal momento in cui neutica adeguata e coraggio intellettuale. Quando a Bianchi
Julius von Schlosser, nella Vienna dell’inizio del Novecento, Bandinelli fu chiesto un contributo per il volume celebrati-
le diede dignità e valore (Von Schlosser 1924). È vero che la vo degli ottanta anni di Benedetto Croce, egli fece il nome
Kunstliteratur non è soltanto una storia della storia dell’ar- di Giovanni Becatti, perché si sarebbe attirato troppe ini-
te, ma comprende manuali tecnici, trattati teorici, biografie e micizie a voler scrivere quel saggio in maniera schietta. In
autobiografie, carteggi privati, aneddoti, libri di ricordi, reso- effetti, Becatti si limitò a un informato, anodino resoconto
conti di viaggi, guide, cataloghi di asta, inventari etc. La storia delle ricerche archeologiche (Becatti 1950), così com’era nel
dell’archeologia non può contare su tutto questo apparato suo stile.
documentario, ma su parte di esso si. Non è per caso che un Su un tono abbastanza agiografico – pur riconoscendo utile
conoscitore della cultura tedesca e convinto storicista come l’iniziativa – rimangono anche le brevi biografie che Pao-
Ranuccio Bianchi Bandinelli tenesse una rubrica di questioni lo Enrico Arias dedicò negli anni ’70 a quattro archeologi
di metodo su “La Critica d’Arte”. L’innovativa rivista fu fon- i quali - con impatto diverso - hanno comunque svolto un
data nel 1935 e diretta con uno storico dell’arte moderna, ruolo incisivo nell’archeologia italiana del ‘900: Paolo Orsi,
Carlo Ludovico Ragghianti, cui, in seguito a dissapori con Biagio Pace, Alessandro Della Seta e Ranuccio Bianchi Ban-
l’archeologo, subentrò Roberto Longhi, fino alla chiusura dinelli3.
nel 19432. La novità fu di trattare la storia dell’arte antica Una svolta si è avuta negli anni ’80, quando Daniele Mana-
con metodi analoghi a quelli della storia dell’arte moderna. corda tentò per la prima volta di presentare un quadro d’in-
Con il senno di poi si potrebbe ritenere quel punto di vista sieme dell’archeologia italiana durante il ventennio fascista
sbagliato, ma allora fu innovativo e ebbe lo scopo di portare (Manacorda 1982). Nella sua analisi, lo studioso prendeva
vento nuovo nel panorama asfittico degli studi archeologici in considerazione pratiche metodologiche allora in uso,
italiani. Il seme fu piantato, tanto che anni dopo fu fondata funzione dei più autorevoli organi istituzionali e, soprat-
una rivista,“Prospettiva”, proprio nel 1975, non a caso anno tutto, figure che svolsero un ruolo incisivo nell’archeologia
della morte di Bianchi Bandinelli, da un archeologo, Mauro istituzionale, cioè nelle università, nelle soprintendenze, nei
Cristofani, e da uno storico dell’arte allievo di Longhi, Gio- musei, nelle missioni all’estero, per citare gli ambiti più ri-
vanni Previtali. “Prospettiva” ha un’impostazione molto si- levanti.
mile a “La Critica d’Arte”, senza però lo slancio e l’apertura Il contributo offerto da Manacorda è stato imprescindibile 135
Marcello Barbanera

per chi, in seguito, abbia voluto occuparsi di storia dell’ar- Certo sono passati i tempi di Otto Jahn, celebre professore
cheologia italiana e non sono poche le analisi, gli interro- di archeologia a Greifswald, Lipsia e Bonn e … autore della
gativi e le considerazioni in esso ancora oggi condivisibili, più autorevole biografia di Mozart mai scritta (1856), base
anche se, con il tempo, il modello interpretativo proposto per tutte le biografie successive.
dallo studioso ha rivelato la sua parziale inadeguatezza, in
parte per la posizione fortemente connotata in senso ide-
ologico da parte di quest’ultimo, in parte per l’accrescersi La storia del Tesoro di Marengo
delle conoscenze sull’attività degli archeologi italiani du- Tra testimonianze e ricostruzione storica
rante il XX secolo, dovuta all’intensificarsi degli “scavi” nei
loro archivi privati. Il convegno sul Tesoro di Marengo organizzato dalla So-
In questi ultimi anni gli studi monografici su eminenti printendenza per i Beni Archeologici del Piemonte va nella
archeologi italiani hanno avuto uno sviluppo considere- direzione delle ricerche di storia dell’archeologia degli ulti-
vole4 e anche le ricerche serie e approfondite sulla storia mi anni: con esso ci si è proposti di ricostruire le circostanze
dell’archeologia sembra non conoscano sosta5. Questo va di rinvenimento dei materiali e di suscitare una discussione
apprezzato, anche per togliere di mezzo il malinteso che su di essi in un quadro di riferimento molto più ampio e
la storia dell’archeologia coincida con la storia del colle- sfaccettato.
zionismo, settore di studi che ha una posizione consoli- Ornella Orbassano, che alle vicende del rinvenimento del
data nella tradizione della ricerca, ma che persegue obiet- Tesoro aveva dedicato la sua tesi di laurea nel 1969, quan-
tivi differenti che solo in parte coincidono con la storia do con metodo e pazienza si mise a ricercare documenti
dell’archeologia. La storia dell’archeologia è una disciplina e testimoni diretti della vicenda della scoperta, ben pre-
tutt’altro che semplice: chi la ritiene tale, una disciplina sto si rese conto che dei primi si era persa spesso traccia,
‘leggera’ da opporre a un’archeologia tout court ‘pesante’, mentre i secondi erano – in buona o cattiva fede è difficile
ne sottovaluta il valore per ignoranza e per mancanza degli dire – piuttosto reticenti se non sfuggenti. È inutile che io
strumenti necessari a occuparsene. La storia dell’arche- ripercorra lo snodarsi dei fatti che Orbassano racconta con
ologia è principalmente una storia culturale. Occorrono ricchezza di dettagli. Quello che mi interessa far emergere
competenze ermeneutiche multidisciplinari e conoscenze è lo sfondo di inettitudine, superficialità e boria, conditi da
storiche estese per ricostruire gli intrecci intellettuali – ma quel po’ di arrière-pensée che sono gli ingredienti di tan-
non solo – sullo sfondo del quale vanno compresi i fatti te vicende italiane legate non solo ai beni culturali. Stime
(meglio sarebbe dire, le interpretazioni storiche)6. Non ci del Tesoro oscillanti non di poco, così come la differenza di
si può improvvisare storici della cultura, bisogna allenar- peso tra Alessandria e Roma; premi di rinvenimenti ma-
si a captare quei sottili legami che legano eventi, luoghi e lamente risarciti e finiti nelle tasche sbagliate; sottobosco
persone. Un esempio concreto: coinvolto in un progetto antiquariale e pezzi che prendono vie esotiche prima che
di ricerca su Emanuel Löwy, da cui mi dovetti poi ritirare, ci fosse il crisma della pubblicazione ufficiale; carabinieri
quando allusi alla collezione di fotografie di Wilhelm von e gerarchi fascisti. L’Italia all’epoca poteva contare su una
Gloeden che l’archeologo viennese possedeva7, nessuno legge in materia di Antichità e Belle Arti, approvata nel
dei presenti colse le potenzialità di una simile afferma- 1909, cui si era arrivati dopo un tormentato percorso che
zione. Le fotografie di von Gloeden sono notissime: il ba- aveva lasciato sulla via numerose vittime politiche, i mini-
rone tedesco fotografava nudi maschili di ragazzi siciliani stri della Istruzione Pubblica (Barbanera 1998, pp. 103-117;
in composizioni con anfore o costumi riecheggianti quelli cfr. Crosetto, supra, nota 11). Molti si dimisero via via, in
della Grecia antica, suggerendo una collocazione idillica in seguito alla bocciatura delle loro proposte, infrantesi contro
un’antichità senza tempo. Traduceva in immagini ciò che lo scoglio del diritto alla proprietà privata, difeso da par-
contemporaneamente Konstantinos Kavafis affidava ai lamentari che in gran parte appartenevano alla classe dei
suoi versi malinconici e densi di nostalgia nell’Alessandria possidenti. Com’è noto, si dovettero attendere altri trenta
cosmopolita che sarebbe poco dopo scomparsa. Entram- anni per avere un testo legislativo più articolato e com-
bi sono pervase da un omoerotismo estetizzante. Ora, che pleto, la legge Bottai del 1939, rimasta in vigore per oltre
un serio e stimatissimo studioso come Löwy collezionas- mezzo secolo, sostituita dal “Testo unico delle disposizioni
se quelle fotografie non è un semplice pettegolezzo, ma legislative in materia di beni culturali e ambientali” (1999)
un indizio prezioso per comprendere la sua personalità e e poi dal“Codice dei beni culturali e del paesaggio”(2004)8.
anche le sue scelte in ambito estetico. Löwy non veniva Il contributo di Orbassano è integrato dal saggio di Alber-
da un ambiente qualsiasi, ma dalla Vienna fine secolo. Fu to Ballerino. La ricostruzione delle vicende storiche sullo
amico per tutta la vita – cosa rarissima per il personaggio sfondo delle quali si materializzò la scoperta del Tesoro
– di Sigmund Freud, di cui fu anche uno dei consulenti mette in risalto il ruolo preminente del quadrumviro del-
per gli acquisti di oggetti antichi che, come si sa, il padre la marcia su Roma Cesare Maria De Vecchi. Nello scontro
della psicanalisi amava collezionare. La storia dell’archeo- politico tra opposte fazioni del fascismo si affermò pro-
136 logia quindi non si può fare con l’accetta, ma con il fioretto. prio quella legata a De Vecchi. Il rinvenimento del Tesoro
Il Tesoro di Marengo: da uno scavo senza storia a oggetto per la storia (dell’arte?) romana

avvenne infatti mentre era in corso l’ennesimo commissa- L’abbondante documentazione esaminata è seguita da
riamento del partito e del Comune. La principale singola- una ricostruzione storico-politica che ha punti di raffina-
rità che emerge e che Ballerino cerca di spiegare concreta- tezza, dimostrando – come affermavo all’inizio – che la
mente, è il silenzio della stampa locale su un rinvenimento storia dell’archeologia è una storia culturale. Gambari fa
di questa portata. Qui emerge la figura di Arturo Mensi, riferimento all’operato di Luigi Rava, ministro dell’Istru-
tipico ‘mattatore’ dell’intelligentsia locale,“squadrista e ge- zione Pubblica dal 1906 al 1909 nel terzo governo Giolitti.
rarca fascista, giornalista e segretario del sindacato gior- Durante il suo mandato fu approvata quella tanto attesa
nalisti, direttore del Museo Civico, della Pinacoteca Civica legge in materia di Antichità e Belle Arti, la n. 386 del 27
e della Biblioteca Civica. Impersonava” - scrive Ballerino – giugno 1907, con cui si istituivano le soprintendenze sugli
“in modo esemplare le figure di attivista politico e di intel- scavi, sui musei e sugli oggetti di antichità e la successiva
lettuale organico al fascismo”9, il quale all’epoca esercitava n. 364 del 20 giugno 1909, che stabiliva “le norme per l’i-
un controllo stretto sulla stampa. Direi che interpretò in nalienabilità delle antichità e belle arti”10. Gambari ricorda
modo esemplare ciò che accadde in Italia nel dopoguerra, opportunamente che Rava crebbe culturalmente nello Sta-
con il ripescaggio di coloro che si erano distinti durante il to Pontificio, il quale seppe dotarsi dell’editto Pacca, la più
regime fascista. Roberto Paribeni, ad esempio, già diretto- avanzata normativa in materia di conservazione e di prote-
re generale delle Antichità e Belle Arti dal 1928 al 1933, nel zione di quelli che oggi chiameremmo i beni culturali. Tale
1954 fu chiamato dal ministro della Pubblica Istruzione la considerarono anche i primi legislatori dell’Italia unita,
a presiedere il Consiglio superiore delle Antichità e Belle pur nel loro conclamato anticlericalismo, da tenerla come
Arti. Così Mensi nel dopoguerra continuò a ricoprire la punto di riferimento, finché non si fu in grado di elaborar-
carica di direttore delle strutture culturali del Comune, po- ne una nuova, quasi dopo mezzo secolo.
sizione in cui non si distinse particolarmente, come dimo- È proprio sullo sfondo di una nascente regolamentazio-
stra la vicenda della carrozza napoleonica (si veda infra, p. ne statale in materia di antichità e sulle alterne fortune
000). Per inciso va evidenziato il conflitto di interessi tra dei funzionari determinate dalle vicende politiche, che
il suo ruolo e quello della moglie, mercante d’arte. Nelle Gambari ricostruisce la trama intricatissima delle vicen-
pieghe della provincia si ritrova l’attitudine tutta italiana de del Tesoro di Marengo. Fa inoltre riemergere anche
all’impunità. Sia chiaro, le epurazioni sono sempre inizia- le iniziative nazionali (Mostra Augustea della Romanità,
tive spiacevoli, talvolta sommarie, ma tra una epurazione mostra sul tesoro di Desana), la cui concezione influenzò
drastica e una ipocrita assoluzione da responsabilità passa indirettamente la ricezione e la comprensione del tesoro
un equilibrato buon senso: lasciare in disparte chi più si piemontese.
compromise. Per fare un esempio concreto e non lontano Se su queste vicende intricate si volesse dire una parola
nel tempo, nella Germania della riunificazione ricordiamo definitiva attraverso la documentazione archivistica pre-
il caso del direttore del Pergamon Museum Max Kunze. sente negli uffici coinvolti nel rinvenimento e nel suc-
Kunze fu rimosso dalla sua posizione con l’accusa di es- cessivo allestimento del Tesoro di Marengo, si rimarreb-
sere stato troppo coinvolto con il governo della ex Repub- be delusi. Non che Alberto Crosetto non abbia fatto un
blica Democratica Tedesca e nessuno si è mai sentito in lavoro di ricerca capillare: ricostruisce con accuratezza
dovere di ‘risarcirlo’ per questo cambiamento drammatico ogni fatto da quel “giorno del mese di marzo o dell’ini-
della sua vita e della sua professione. Nel caso di Kunze zio di aprile” in cui il bracciante Enrico Maria Raina die-
il provvedimento è sembrato drastico e poco fondato. Si de il colpo di piccone che riportò alla luce il cratere con
misuri la differenza con quello che accadde in Italia dopo decorazione vegetale a foglie di loto e acanto, fino alle
il fascismo, in cui fu piuttosto la continuità a prevalere. vicende più recenti. Tra queste l’ammissione inquietante
Ballerino sottolinea bene anche il ruolo dell’antiquario di Hans Jucker della presenza di un busto di Lucio Vero
Bossi, già distintosi durante la guerra per il ‘nobile’ com- visto presso l’antiquario Khawam a Il Cairo. Il sipario si
mercio delle opere d’arte trafugate alle vittime dei nazisti. chiude con il tentativo di Silvio Curto, negli anni ’70, di
Aggancia con competenza il cambiamento di fortuna della recuperare notizie sulla collezione degli armatori Karka-
famiglia Tartara, influente per le vicende del Tesoro , alla thopoulos nella capitale egiziana, in cui, sembra, fossero
crisi finanziaria che travolse molti piccoli istituti di crediti confluiti alcuni pezzi del Tesoro . È vero, come sostiene
del Basso Piemonte, in seguito all’imposizione da parte di Crosetto, che certi errori di allora dipesero da una cultu-
Mussolini del corso forzoso tra lira e sterlina alla fine degli ra e da una sensibilità inferiori rispetto a oggi, ma, per
anni Venti. esperienza diretta, essendomi trovato a valutare recen-
temente alcuni reperti di pittura parietale romana per i
La documentazione archivistica: quali la sperequazione tra la valutazione della Soprinten-
un valore per l’esposizione denza e quella dei difensori del proprietario del terreno
era ridicola, ho potuto constatare che l’avidità e la cattiva
Il saggio di Filippo Maria Gambari è una esemplificazio- fede di quest’ultimo da un lato erano state alimentate
ne di quello ‘scavo’ negli archivi cui mi riferivo all’inizio. da un atteggiamento distratto dell’organo di tutela. La 137
Marcello Barbanera

documentazione archivistica, come lo scavo archeologi- sia veramente ciò che definiamo correntemente “tesoro”.
co, non è garanzia di obiettività a priori e in entrambi i Inoltre offre una veduta a volo d’uccello sui principali rin-
casi si è costretti a fermare l’interpretazione quando essa venimenti, a partire da quello di Lunnern, documentato
si discosta eccessivamente dal materiale da cui si è par- con fortuna insperata nel quadro di Johann Bullinger, fino
titi. Anche definire i limiti, come in questo caso, di ciò al recentissimo di Staffordshire. Se finora sono conosciuti
che è riscontrabile e di ciò che invece è oggetto di sole una cinquantina di tesori di età medievale e cinquecento di
congetture, costituisce un’acquisizione di valore. Non so età imperiale, è evidente immaginare che il seppellimento
se oggettivamente si potranno mai ricuperare i dati con- di oggetti preziosi fosse una consuetudine diffusissima. La
servati in altri archivi – privati e istituzionali - menziona- maniera analitica con cui fonti che si collocano tra il regno
ti da Crosetto a conclusione del suo saggio. Certamente di Nerone e quello di Traiano - come il Vangelo di Matteo
l’acquisizione delle immagini sarebbe preziosa. Ciò che - e la giurisprudenza antica trattano la materia, è una testi-
mi permetto di suggerire è che, alla luce di questo la- monianza ulteriore della consuetudine di seppellire oggetti
voro archivistico così meticoloso, si potrebbe tentare un preziosi che, per ragioni diverse, venivano poi dimenticati.
nuovo allestimento del Tesoro che tenga conto anche di Non è tutto oro quel che riluce, si dovrebbe però osservare
queste vicende: alcune fotografie, qualche documento proverbialmente, perché un accumulo di materiali preziosi
(anche in riproduzione se non si può esporre l’origina- non fa necessariamente un tesoro. Non è tanto l’eteroge-
le), potrebbero confluire nell’esposizione. Bisognerebbe neità dei materiali a rendere inverosimile la composizione
rendere la vicenda storico-archeologica parte integrante del tesoro – anzi, questa rientra nella norma – quanto i ten-
dell’allestimento, non, per intenderci, esponendo triste- tativi di truffa elegante, si potrebbe dire, con cui si è talvolta
mente la documentazione derubricandola a polveroso e (vedi “Tesoro di Egina”) gabellato come tesoro un insieme
noioso elemento didascalico, ma dandole dignità muse- di oggetti preziosi – provenienti invece da contesti eteroge-
ale, facendo capire al pubblico che oggetti e storia non nei – accuratamente ricomposto per venderlo con un va-
sono due concetti separati, ma intrecciati in un dialogo lore venale accresciuto. Vicenda assolutamente affascinan-
senza fine: gli argenti parlano di una storia antica, quel- te è quella riguardante Elena, la madre di Costantino, cui
la dei loro contesti originari (committenti, produzione, Sena Chiesa fa riferimento, come a un “esempio estremo”
occultamento, stile, iconografia etc.) e di una storia più di rinvenimento di un tesoro. Certamente era un tesoro sui
moderna (rinvenimento casuale, diatribe, trasferimenti, generis, non di valore monetale, ma di immenso valore spi-
restauri etc.). Quello scavo senza storia del bracciante rituale per la Cristianità. Nel 326, Elena già ottantenne, in
Enrico Maria Raina, quel brulicare di archeologi, funzio- viaggio a Gerusalemme, ricevette la rivelazione che avreb-
nari, avvocati, proprietari, antiquari, esotici collezionisti, be trovato la tomba di Cristo e la croce su cui fu crocifisso.
quadrumviri e politici locali va considerato un valore In questo caso non si trattò nemmeno di un rinvenimento
aggiunto al Tesoro . Nell’allestimento si può seguire il fortuito, perché Elena fece intraprendere un vero e proprio
criterio di un caos guidato (spirito, del resto, che la lo- scavo – con l’aiuto del vescovo della città Macario – che in
candina del convegno già recepisce) per far comprendere effetti permise di portare alla luce non una, ma tutte e tre le
che gli oggetti esposti nei musei il più delle volte non croci. Al contrario di quanto avviene per i tesori in metal-
sono il frutto di una rassicurante attività di penetrazione lo pregiato, il cui ritrovamento si deve proprio alla perdita
negli strati della terra guidata da archeologi con pana- delle notizie che li riguardano, in questo caso la memoria
ma (in questo caso Borsalino) e taccuino, ma l’esito di del luogo era stata conservata da alcuni ebrei e uno di loro,
una emersione convulsa analogamente a quanto avviene toccato da ispirazione divina, rivelò a Elena il vero luogo in
nel nostro inconscio, come Freud aveva ben capito e reso cui le croci erano state occultate. L’identificazione di quella
chiaro nella famosa similitudine (Freud 1971, pp. 204- di Cristo avvenne poi in base alle proprietà miracolose che
207). Si immagini dunque l’esposizione del Tesoro sullo le altre non avevano.
sfondo del vortice fattuale che è stato così ben ricostruito. Tornando a tesori più tangibili, anche se infinitamente di
minore impatto per l’umanità, se si riflette sulle circostanze
ricostruibili che accomunano la maggior parte degli occul-
Topografia del terrore tamenti – campi all’aperto, sottoscala e ripostigli di case,
muretti etc. – si materializza un costante stato di incertezza,
Abbandoniamo ora l’oggetto specifico di cui ci si occupa di paura, di provvisorietà. Una condizione per noi oggi, al-
in questo volume, per una ricognizione ad ampio raggio meno nei paesi occidentali, inimmaginabile, ma che deve
sui tesori antichi, veri o presunti, ritrovati almeno dal XVIII essere esperienza costante ancora in numerosi paesi dove
secolo in poi. Da questa prospettiva anche le vicende del il passaggio dalla vita alla morte, dal benessere alla rovina,
Tesoro di Marengo – sia quelle del rinvenimento che le dallo stato di cittadino a quello di profugo riempie di terrore
successive - rientrano nell’ambito di pratiche che costitu- le menti e gli animi degli esseri umani. Che cosa accadde
iscono la regola e non l’eccezione. Il bel saggio di Gemma a coloro (forse soldati) che furono costretti a seppellire in
138 Sena Chiesa fornisce gli strumenti di definizione di cosa gran fretta una ingente quantità di monete in Libia, tra la
Il Tesoro di Marengo: da uno scavo senza storia a oggetto per la storia (dell’arte?) romana

fine del III e i primi decenni del IV secolo o nei pressi di ciò che Roland Hampe, della stessa generazione dello stu-
Verona nel III? Non lo sapremo mai. Certo quelle mone- dioso italiano, scriveva nel 1962, in occasione dei 575 anni
te, come i tesori che furono interrati nell’impero romano in dell’Università di Heidelberg: “Noi veneriamo Winckel-
gran parte a partire dalla metà del III secolo, in prevalenza mann come fondatore dell’archeologia classica. Il modo
nell’Italia settentrionale e in Gallia, ci restituiscono una to- di vedere storico-artistico che egli ha creato, in particolare
pografia del terrore alle cui cause immediate e specifiche l’attenzione alla scultura greca, rimarrà il compito più im-
il più delle volte non siamo in grado di dare una configu- portante dell’archeologia classica”13.
razione precisa: date, eventi, nomi ci sfuggono, ma questo Ora, sfido chiunque a citare oggi una storia dell’arte romana
non toglie loro lo stato di concretezza storica. Frances Ya- allo stesso tempo così intellettualmente stimolante e scritta
tes, nel suo studio fondamentale sulle accademie francesi con una eleganza impareggiabile, che’ ovviamente qui non
nel XVI secolo, scrisse: “La storia politica e religiosa della stiamo parlando di libri a schede. I famosi “Prolegomena to
Francia nel secolo decimosesto … è un quadro che riflette the Study of Roman Art”di Otto Brendel, pubblicati nel 1979
effettivamente i macabri eventi allora accaduti. Ma la storia (Brendel 1979), ma la cui redazione risale al 1953, rimase-
realmente accaduta non è tutta la storia, perché lascia fuori ro appunto allo stato di prolegomena. Sono diventati noti
le speranze mai realizzatesi, i tentativi di impedire lo scop- in Italia grazie a Salvatore Settis che nel 1982 ne favorì la
pio delle guerre, gli inutili sforzi di risolvere le divergenze pubblicazione presso l’editore Einaudi (Brendel 1982), con
con metodi conciliativi. Queste speranze fanno parte inte- il cauto titolo “Introduzione all’arte romana”, mentre in
grante della storia non meno dei terribili avvenimenti che la Germania si è preferito il più attraente e ambizioso “Was
vanificarono … le speranze hanno forse la stessa importan- ist römische Kunst?”(Brendel 1990). Per far capire qual era il
za degli eventi accaduti”11. Le speranze, ma anche le paure: clima degli studi sull’arte romana negli anni ’30 del secolo
la storia futura sarà sempre più una storia dei sentimenti, di scorso, all’epoca in cui Bianchi Bandinelli pubblicava il sag-
percezioni, di ciò che sembra impalpabile, ma che è concre- gio “Il Maestro delle imprese di Traiano”14, mutuando dalla
to come lo sono gli oggetti e i fatti, solo più elusivo. storia dell’arte moderna la pratica di definire “maestro di”
gli artisti sconosciuti, devono essere ricordate le sciocche-
zze che si scrivevano in preda a ebbrezza da romanità. Ro-
Alla ricerca dell’arte (romana) berto Paribeni, grand maître dell’archeologia italiana, una
perduta volta si lamentò su “Il Giornale d’Italia”, che nell’arredo di
Palazzo Madama si abusasse di busti di personaggi greci
Parlando di elusività si arriva al saggio di Stefano Maggi tra cui Pericle – definito “fatuo cialtronello”15, e studiando
che, coraggioso, partendo dalla difficoltà di inquadrare la il ritratto, affermava essere un genere che “poteva in modo
lamina con figure di divinità e altri personaggi facente parte specialissimo convenire allo spirito e al pensiero romano,
del Tesoro , si pone una domanda da far tremare i polsi, al quale, a differenza del greco, era presente come realtà
cosa sia l’arte romana e a cosa serva. Con elusività, natural- l’individuo, non l’astrazione del tipo o della specie” (Pari-
mente, non alludo allo scritto di Maggi, ma proprio all’arte beni 1934, pp. 7-9, 12, 17-20). Non era un esempio isolato.
romana, la cui difficoltà di scriverne una storia è un tema Sulla difficoltà di scrivere una storia dell’arte romana, Bi-
noto. È singolare che Maggi, pur facendo continuamente ri- anchi Bandinelli si interrogò poi nel terzo convegno inter-
ferimento alle teorie e ai lavori di Bianchi Bandinelli, non lo nazionale di Studi classici di Londra del 1959 (Barbanera
citi esplicitamente. Comunque, è evidente che le questioni, 2003, pp. 322-325), dove ribadì la sua visione dualistica
opportunamente sollevate da Maggi non potrebbero esse- dell’arte romana, contro la visione polimorfica di Brendel
re adeguatamente discusse nemmeno con un convegno ad (Bianchi Bandinelli 1960, pp. 267-283). Allo studioso ital-
hoc, quindi limitandomi a seguire i suoi ragionamenti, farò iano va riconosciuto il merito di aver svecchiato il dibat-
qualche postilla storiografica e suggerirò alcuni itinerari di tito sull’arte romana in Italia e non solo, portandolo su un
ricerca su cui sto riflettendo in maniera ancora indefinita. piano ermeneutico elevato, anche se poi, si è visto, non più
Mi riferivo a Bianchi Bandinelli non tanto per simpatia per- adeguato. Senza di esso, a mio parere, non ci sarebbe stata
sonale, ma perché i suoi due volumi, “Roma. L’arte romana “L’arte al plurale”di Settis o formule simili, anche se discen-
al centro del potere” e “La fine dell’arte antica”12, entram- dono dal modello di Brendel (Settis 1989, pp. 827-878).
bi dai titoli molto originali ed eleganti, sono ancora oggi, a Non provo nemmeno a toccare temi come la funzione e la
quasi mezzo secolo di distanza, insostituiti, nonostante che persistenza del ‘classico’ nella cultura occidentale. Solo per
alcune delle argomentazioni sostenute nei due libri siano citare senza sistematicità qualche studio tra i più recenti,
state confutate o corrette nel tempo intercorso. Semplifi- rimando ai lavori di Settis (Settis 2004), Borbein (Borbein
cando un poco, anche in Italia, come in Germania, per tutto 1997) e Marchand (Marchand 1996), ma ce ne sono legioni.
l’Ottocento e anche nel ventesimo secolo resta dominante Anche la superiorità della produzione ‘artistica’ greca su
l’Archäologie der Kunst, almeno fino agli anni ‘60. Per mi- quella romana, la rinascita di quest’ultima elaborata in certi
surare la portata di una storia dell’arte antica sociologica ambienti della storia dell’arte viennese tra fine Ottocento
come quella praticata da Bianchi Bandinelli, basta leggersi e inizio Novecento (Barbanera 1998), così come l’enfasi 139
Marcello Barbanera

conferitale, insieme alla rivalutazione degli Etruschi (Bar- sistema amministrativo, quello viario, l’architettura, l’eser-
banera 2009), nel patetico provincialismo degli studi ital- cito etc., considerati prerogative di esso. Processi che oggi
iani durante il fascismo, sono acquisizioni scontate e costi- verrebbero riconosciuti come un’essenziale assimilazione
tuiscono un dato di fatto di cui tener conto per i ritardi o i culturale fra due popolazioni che si vengono a incontrare
fraintendimenti del passato. Ma come agire oggi? Maggi ci per motivi politici, economici o militari, sono stati spesso
ricorda i contributi di alcuni studiosi che nel dopoguerra presi in considerazione in un rapporto verticistico dove l’
hanno contribuito a dare all’arte romana una configura- ‘arte romana’ non aveva alcuna autonomia intellettuale e
zione nuova, o spostando l’asse della ricerca su temi prima creatrice e si limitava a una mera riproduzione di opere gre-
negletti oppure riconsiderando classi di materiali da una che, oppure veniva solo considerata una delle fasi (quel-
prospettiva diversa. In questo io credo che l’apertura so- la di decadenza) dell’ ‘arte greca’(Brendel 1982, p. 26). La
ciologica di Bianchi Bandinelli abbia molto influito. È stata produzione di copie è stata ad esempio usata come prova
poi proseguita da altri, con l’attenzione alle immagini degli a completo sfavore della creatività nel mondo romano, in-
emarginati, delle minoranze sociali. Negli anni ‘80, periodo capace di una produzione originale, là dove per originalità
di forte consapevolezza del proprio status sociale, si sono si considerava la pura esecuzione di un’opera in cui l’atto
sviluppate le ricerche sull’immagine politica e pubblica dei creativo autentico veniva realizzato da una specifica perso-
romani, mentre il cambiamento culturale degli anni ‘90 ha nalità artistica.
visto una rifioritura dell’interesse per la cultura greca in Il punto di sovrapposizione fra i due piani risiede proprio
un’ottica antropologica e privata: penso alle ricerche sul nella tendenza a categorizzare l’‘arte greca’ come originale,
ruolo della famiglia, sui rapporti tra i sessi, sul significato autoriale, bella e capace di creazioni degne di essere arte e a
di gioventù, anzianità, sulla nudità; poi c’è stata una ripresa ridurre l’‘arte romana’ a una congerie anonima, esteticamen-
dell’interesse per gli aspetti irrazionali della vita, come la te non valida, incapace di produzioni artistiche originali.
religione, il culto, il rito, l’iniziazione etc., temi che, in Italia, Non si svecchiano facilmente certi pregiudizi e per qualche
sono diventati tardi oggetto degli studi di antichità domi- docente illuminato, da noi come altrove, ve ne sono legio-
nati dal pensiero marxiano. ni che continuano i loro studi come se si fosse all’epoca
Richard Brilliant, Mario Torelli, Paul Zanker, Tonio Höl- di Eduard Gerhard (Barbanera 2007). Maggi ha perfetta-
scher, Filippo Coarelli, Salvatore Settis e più recentemente mente ragione quando dice che “Lo studio delle periferie
Jâs Elsner, Jennifer Trimble, Miranda Marvin, Elaine Gazda, deve servirci per comprendere meglio il centro”18. Anzi
Michael Koortbojan, Chris Hallet sono soltanto alcuni nomi aggiungerei che il concetto di centro e periferia dovrebbe
- citati senza sistematicità - che potrebbero essere menzio- essere derubricato al livello di uno dei tanti modelli inter-
nati per aver dato un contributo significativo in questi ul- pretativi. Non esistono un centro e una periferia immo-
timi anni ai temi della produzione figurativa a Roma. Non bili nell’impero romano, esiste una continua mobilità, per
credo, come Maggi afferma, che oggettivamente “si faccia cui ragioni storiche rendono il centro periferia e viceversa.
fatica a far accettare lo statuto di espressione artistica per Cos’è Roma in età ellenistica, uno dei tanti centri ellenistici
quello che non sia prodotto dal ‘centro del potere’ ”16 se con del Mediterraneo o la periferia di Pergamo e Alessandria?
questo intende che non vi sia interesse per aspetti, diciamo E cosa succede a partire dal II secolo in poi? C’è un solo
così, provinciali della figuratività nel mondo romano. Se in- centro e una sola periferia? È tutto circoscritto tra centro
vece intende una valutazione di qualità, allora il discorso si del potere e provincia? Qualsiasi tentativo di imbrigliare
fa più complesso e vi tornerò tra breve. Mi preme ora con- la produzione figurativa romana entro categorie restrittive
futare l’argomentazione che Maggi porta a sostegno della sarebbe destinato al fallimento. A monte c’è un altro pro-
sua affermazione, argomentazione per fortuna non sua, ma blema, un convitato di pietra silente ma inquietante che si
di Mario Torelli, secondo cui il disinteresse per la Cisalpina finge di non vedere. Che cos’è “l’ a r t e r o m a n a”? Esiste
dipenderebbe“dall’avversione borghese – propria di tutte le una “a r t e r o m a n a” ? È data nel mondo romano una
borghesie occidentali otto-novecentesche – contro ciò che questione di creatività? Ogni creazione figurativa deve es-
rappresenta la “provincia”17. Questa è una dimostrazione di sere considerata ‘arte’? Quanto la condizione culturale re-
come l’ideologia di uno studioso possa condurlo facilmente trospettiva con cui noi valutiamo la produzione figurativa
a forzature storiche che non hanno riscontro oggettivo. L’I- del mondo classico influenza i nostri giudizi? Quanto in-
talia è un paese dalla democrazia fragile proprio perché non consapevolmente applichiamo le categorie estetiche che ci
ha avuto una classe borghese, se non in misura ridottissima, sono proprie, desunte almeno dalla letteratura artistica ri-
tale da non influenzare il carattere culturale del paese. È nascimentale (Vasari) e dalla categorie filosofiche del XVIII
stato un paese fondamentalmente contadino e di piccola secolo (da Kant in poi)? Mi chiedo, per esempio, se tra
borghesia, che è tutt’altra cosa dalla supposta classe ege- duemila anni qualcuno considererà non tanto un’espres-
mone di cui parla Torelli, mai materializzatasi. La risposta sione artistica i rilievi funerari e l’architettura dei nostri ci-
al disinteresse per la provincia è molto più semplice ed è miteri, almeno di quelli monumentali (questo è plausibile
tutta contenuta nell’ellenocentrismo con cui è stato studia- se si pensa a quello di Milano, al Verano, al Père Lachai-
140 to il mondo romano, a parte certi settori come il diritto, il se, solo per fare qualche esempio), ma se ne enfatizzerà il
Il Tesoro di Marengo: da uno scavo senza storia a oggetto per la storia (dell’arte?) romana

ruolo in maniera non corrispondente alla percezione dei universale e unificata che ha regnato incontrastato – prin-
contemporanei, come noi facciamo per i manufatti appar- cipalmente come storia dello stile o sue varianti – fino
tenenti al mondo dei morti nella società romana antica. all’epoca moderna. A ciò egli non oppone un suo sistema,
Personalmente amo aggirarmi tra i monumenti sepolcrali ma sostiene che oggi siano possibili soltanto osservazioni
dei cimiteri storici, ma finora non mi sembra che essi siano provvisorie e parziali, non una storia dell’arte ma più storie
generalmente percepiti come oggetti d’arte e inseriti nei dell’arte o modi diversi di narrare il corso artistico.
sightseeing dei pacchetti turistici. Io stesso più che un go- Alla metà degli anni ‘90, un gruppo di autorevoli studiosi
dimento estetico – che trovo di più al Musée Rodin che al inglesi di antichità – tra cui C. Renfrew, M. Taylor, T. Vickers,
Père Lachaise – vi ricerco le forme di autorappresentazione R.R.R. Smith e altri, si chiedeva: Is there a Place for Aes-
della società – quella si borghese – parigina descritta me- thetics in Archaeology?. Nello stesso periodo, in Francia, il
ravigliosamente da Balzac. È arte quella? Non lo so, ma si- centocinquantesimo anniversario della fondazione della
curamente è una forma di autorappresentazione sociale. L’ “Révue Archéologique”, offrì l’occasione per una riflessione
“arte”romana è arte? Non lo è certo secondo i caratteri che sulle nuove strade dell’archeologia classica. Alla fine degli
il termine ha assunto nelle concezioni estetiche moderne. anni ’90, la generazione degli archeologi tedeschi qua-
Si dirà: si tratta solo di una convenzione, perché bisogna rantenni ha proposto invece un dibattito sull’archeologia
pur usare un termine. Le parole però non sono strumen- classica postmoderna o, per usare il loro termine, ‘postu-
ti sterilizzati con cui effettuare un’operazione chirurgica, manistica’ con l’intento di far emergere le contraddizioni e
sono piuttosto contaminati dall’uso che se ne fa. Usando le carenze metodologiche della disciplina. In risposta alla
la parola arte esprimiamo già implicitamente una nozione tendenza dubitativa sullo stato di salute della storia dell’ar-
di valore. Non a caso si deve poi ricorrere a locuzioni come te antica, un volume ove sono raccolti gli scritti di Filippo
‘minore’, ‘maggiore’, ‘alta’, ‘bassa’, ‘aulica’, ‘plebea’, ‘provin- Coarelli si intitola inequivocabilmente “Revixit ars”, con un
ciale’, ‘locale’ etc., giudizi pseudostorici e pseudoestetici, duplice riferimento: alla celebre locuzione pliniana e – c’è
basati spesso sostanzialmente su una visione personalisti- ragione di ritenere, leggendo l’introduzione – a una “rina-
ca dello studioso. Per converso non ci dobbiamo nemme- scita” o, meglio, al tentativo di mantenere in vita le ricerche
no lasciar influenzare dal processo di rivalutazione di ogni storico-artistiche di fronte a coloro che avrebbero voluto
espressione figurativa romana, in nome del Kunstwollen eliminarle dal panorama degli studi di antichità.
di Riegl. Faccio un esempio. Consideriamo quel magnifi- Uno dei metodi di ricerca che ha avuto largo impiego negli
co palinsesto scultoreo che è l’arco di Costantino. La no- studi sul mondo antico a partire dalla fine degli anni ’70, con
stra cultura dà per scontato che ogni forma di espressione un ragguardevole ritardo rispetto alla storia dell’arte moder-
figurativa ha la sua dignità, ma le maestranze che hanno na, è stato il metodo iconografico-iconologico: Bilderwelt o
eseguito il fregio costantiniano con le storie della guerra societé des images sono state e sono parole-chiave di tanta
contro Massenzio saranno stati orgogliosi del loro lavoro bibliografia degli ultimi trenta anni. Si tratta di una corrente
come prodotto dello Zeitgeist o avranno piuttosto guar- di studi che si allontana dalla tradizionale Kunstarchäologie,
dato al vigore dei rilievi traianei, alla levigatezza dei tondi in quanto rifiuta il problema dell’autonomia dell’arte e in-
adrianei e all’arditezza compositiva dei pannelli commo- daga piuttosto i committenti, il messaggio, i destinatari, la
diani con ammirazione per una qualità esecutiva di cui si funzione di un’opera, la sua recezione tra il pubblico. Con
era perduta la tradizione? Come si vede è un continuo gio- l’accentuazione degli aspetti funzionali, ideologici, di storia
co di specchi che, a loro volta, riflettono immagini riflesse. della mentalità e antropologici dell’arte, questa perde il suo
Anche il termine romano cosa significa? Entro il territorio status speciale di collocamento in una sfera ideale separata
dell’impero romano? Ma gli artigiani greci producono arte dalla società. La cultura visuale non fa differenza tra la cd.
greca o romana? Leonardo da Vinci in Francia era un pitto- arte maggiore e la cd. arte minore, cade cioè la gerachizza-
re del Rinascimento italiano o francese? zione tradizionale, ritornando a ciò che Alois Riegl afferma-
Dagli anni ’80 in poi è stato il sistema stesso della storia va alla fine dell’Ottocento, ars una. Come tale ogni oggetto
dell’arte, non solo di quella antica, con le sue pratiche va preso in considerazione e ogni immagine è degna di in-
ereditate dall’Ottocento, a essere stato messo in discus- teresse: dagli aspetti pubblici, processioni, scene di culto, as-
sione. Nel 1983 il famoso storico dell’arte Hans Belting semblee politiche, a quelli privati; gestualità, mimica, com-
dava alle stampe il suo celebre saggio “Das Ende der Kun- portamento, messa in scena dello spazio architettonico così
stgeschichte?”, ripubblicato un decennio più tardi, ricco di come l’organizzazione dello spazio privato, la percezione
nuove riflessioni e non più in forma interrogativa. Il filo della vita urbana o l’esperienza della campagna.
conduttore di questo lavoro è il confronto costante che Bel- Certamente questo nuovo modo di investigare le immagini
ting attua fra le attuali impostazioni metodologiche della del mondo antico ha contribuito ad ampliare di molto le
disciplina, delle quali analizza le matrici culturali a parti- nostre conoscenze anche se – come accade per ogni filone
re da Vasari, e i problemi posti dalla produzione artistica di ricerca – il processo di decodificazione iconologico de-
contemporanea. Belting non intende la fine della disci- genera spesso in un gioco di società e certe suadenti in-
plina storia dell’arte, ma il sistema di una storia dell’arte terpretazioni devono essere accettate per un atto di fede, 141
Marcello Barbanera

data la mancanza di riscontro. Questo anche perché si è gli storici dell’arte antica? Diceva Buschor nel 1942 – e non
dimenticata l’iniziale lezione di Aby Warburg che cercava di era un rivoluzionario – Kunst ist nicht immer Kunst gewe-
collocare l’arte all’interno di un vasto repertorio di forme di sen20. In effetti il concetto di arte applicato al mondo anti-
espressione culturale, cioè come uno fra i linguaggi simbo- co è anacronistico. L’arbitrarietà del termine e del concetto
lici della cultura. che esso esprime è evidente se si pensa alle esclusioni – e
Un altro aspetto nuovo nello studio del mondo antico è il successive reintegrazioni di tante testimonianze visuali del
ruolo dell’interprete, il quale ormai dichiara esplicitamente mondo antico, solamente in base alla discrezionalità degli
i propri interessi determinati dal mondo moderno: difficil- studiosi e dei trend degli studi.
mente oggi sarebbe concepibile una storia priva di soggetti- Allo stesso modo anche il termine artista sembra inadegua-
vità. Come si vede le ricerche più avanzate nell’ambito delle to per definire un pittore, un ceramografo, uno scultore, un
immagini del mondo antico non hanno un interesse este- fonditore, un vasaio, il cui statuto sociale era molto diverso.
tico, semmai antropologico, culturale e l’arte sembra essere Quindi quando si parla di “a r t e a n t i c a” usiamo un’e-
scomparsa. Ma cosa si intende per arte? spressione che di per sé è imprecisa, lasciando nell’indefini-
Arte è naturalmente un concetto astratto che per concretiz- tezza il lavoro del già strabico archeologo che per tradizione
zarsi ha bisogno di un oggetto. Nell’accezione comune si de- dovrebbe ora voltare la sua testa verso i resti della cultura
finisce un’opera d’arte tanto un vaso greco del V secolo a.C., materiale, ora verso quelli della cd. arte. Arte arcaica, stile
quanto una scultura di Michelangelo o un giocattolo gigante severo, arte classica, ellenistica etc. sono definizioni ormai
colorato immaginato da Jeff Koons. Che cosa trasforma un talmente usurate che suonano quasi astratte; sarebbe op-
oggetto anonimo, privo di qualità in un oggetto artistico? Se portuno capire se e quando per la società greca e quella
si rivolgesse la domanda a un pubblico colto tra le risposte vi romana si possa parlare di arte, artisti o di un sistema vera-
sarebbero: la bellezza, l’armonia, la compenetrazione tra for- mente paragonabile a quello dell’arte moderna, da cui de-
ma e contenuto, la preziosità, l’espressione, la profondità spi- sumiamo strumenti di indagine, metodi e frasario, oppure
rituale, la verità, la novità, l’originalità e parimenti se pensia- abbiamo operato una acritica sovrapposizione del sistema
mo a un artista vi associamo subito qualità come la genialità, artistico moderno alla realtà antica.
l’intuizione, la creatività, l’originalità, l’unicità etc. (Graepler Un tempo il ricercatore indagava i fatti con fiducia, pensan-
2001, p. 000). Raramente si pensa che nella definizione di un do a una ricaduta del suo lavoro sulla società futura, oggi
oggetto artistico entrano in gioco istituzioni come i musei, le invece le nostre domande sul mondo antico sono spesso
mostre, il mercato che contribuiscono a togliere o aggiungere guidate dai problemi della società in cui viviamo, dalla no-
valore “artistico“ a un oggetto. Questo è tanto più evidente stra vita privata e perciò gli interessi antropologici prevalgo-
nei campi della storia dell’arte moderna e contemporanea, no su quelli estetici.
dove il problema della cultura materiale non si pone o in Tuttavia, le parole che usiamo non sono significanti neutri,
misura molto più limitata rispetto all’archeologia: l’oggetto hanno connotazioni correnti da cui non ci si può separare.
della storia dell’arte sono opere d’arte nate come tali, oppu- Bianchi Bandinelli era ricorso al termine ‘arte plebea’ per
re, a partire dai ready-mades di Marcel Duchamp, si tratta di dare maggiore concretezza storica a una certa produzione
manufatti di uso quotidiano che non si distinguono da altri figurativa dell’impero romano (Bianchi Bandinelli 1967), un
loro simili, ma che il gesto creativo dell’artista trasforma in tentativo funzionale per l’epoca, in cui dominava una vi-
un’opera d’arte. Questo è esattamente il nostro punto di vi- sione estetizzante dell’oggetto. Se oggi però, si proponesse
sta quando ci occupiamo di un oggetto artistico del mondo in alternativa al termine arte techne per il mondo greco o
antico, adottiamo una prospettiva anacronistica che tende ars per quello romano la sostanza dell’inadeguatezza del
a dare uno statuto di opera d’arte a oggetti che non l’anno termine non cambierebbe. Sarebbe come se un docente di
mai avuta. Per capire meglio il concetto, si pensi alla risco- archeologia pretendesse di dare maggiore autorevolezza
perta della cd. arte primitiva all’inizio del Ventesimo secolo, alle sue lezioni facendole in clamide o toga. Per il momen-
con l’applicazione di una visione estetica a oggetti che hanno to suggerirei di togliere del tutto la definizione arte, forse
piuttosto un valore etnografico, una tendenza che ha avuto anche la nostra mente si disabituerà a pensare in maniera
effetti deleteri visibili nella grande mostra di New York “Pri- abitudinaria, ripetitiva e escogiterà con una denominazione
mitivism in Twentieth century art” al MOMA e “ART/artifact” nuova anche una forma di interpretazione nuova.
nel Center for African Art, fino allo sciagurato allestimento Ritengo inoltre che in luogo di una storia dell’arte antica
del Musée du Quay Branly, dove Jean Nouvel ha allestito og- si dovrebbe fare una storia della cultura antica, una storia
getti di uso quotidiano, della sfera del culto etc. come in un culturale del mondo antico in cui la storia delle forme sia
negozio di Cartier. soltanto uno degli strumenti possibili di decodificazione e
Il concetto di arte è un concetto moderno che si forma nel di comprensione della società antica nei suoi aspetti mul-
XVIII secolo19, tanto che Heinrich Dilly si chiedeva nel 1979 tiformi. Accanto vi sono lo studio della cultura materiale, le
se l’arte abbia più di duecento anni. ricerche antropologiche, l’interpretazione delle immagini e
Se gli storici dell’arte moderna non sono sicuri che si possa la ricezione dell’eredità dell’antichità del mondo moderno,
142 parlare di arte prima del XVIII secolo, cosa dovrebbero dire perché un’indagine dell’antichità classica che non avesse
Il Tesoro di Marengo: da uno scavo senza storia a oggetto per la storia (dell’arte?) romana

anche lo scopo di comprendere le molteplici stratificazioni dono all’amico e committente di rango Gabriele D’Annun-
culturali che ci separano da un universo così remoto, gene- zio. A Brozzi, artista all’apice della sua fama, fu affidato il
rebbe ricerche prive di vitalità. La storia della cultura antica restauro – piuttosto tardivo – dei materiali che costituivano
si dovrebbe configurare come una storia priva di gerarchie, il Tesoro di Marengo. L’album che Brozzi regalò a D’Annun-
in cui l’oggetto minuto, desueto, senza nome, possa essere zio conteneva una documentazione fotografica accurata
redento e contribuire a ricostruire una pagina di storia alla dello stato degli oggetti prima e dopo il restauro, quindi si
pari di un oggetto alla cui produzione hanno concorso com- tratta di una documentazione tutt’altro che irrilevante, visto
plesse strutture sociali e antropologiche. L’unità del campo che, come Harari osserva correttamente “è ormai difficile
di ricerca resta per me indiscutibile, ma non più quella della valutare, oggi, la credibilità di un rifacimento che propone-
disciplina che se ne occupa, piuttosto che una archeologia va del manufatto una restituzione morfologico-funzionale
strabica – archeologia e storia dell’arte greca e romana - de- così perentoria e non più controvertibile”21. Un’osservazio-
sidererei una archeologia degli sguardi, gettati da un campo ne che subito ci riconduce a un altro tema di grande portata
all’altro, ma non vedo più ragioni per cui termini come ar- dei manufatti del mondo antico pervenutici: quante inter-
cheologia, storia dell’arte, greca e romana debbano ancora pretazioni errate si sono basate su restauri non corretti e
oggi continuare a stare uniti come due coniugi, ormai estra- quante storie dell’arte antica scritte su oggetti che antichi
nei che, logorati da lunghi anni di matrimonio, continuano non sono mai stati, o solo in minima parte?
a vivere sotto lo stesso tetto solo per abitudine. Come si diceva all’inizio, la storia dell’archeologia si sta ne-
Per uscire dall’impasse di riflessioni così ponderose e com- gli ultimi anni arricchendo di contributi di valore, che tra-
plesse, nulla di meglio che l’arguto contributo di Maurizio sformano l’aneddotica in una storia culturale documentata:
Harari, autore di un piccolo scoop sul Tesoro di Marengo, i risultati del convegno qui pubblicati ne sono un esempio
l’album di fotografie di cui lo scultore Renato Brozzi fece concreto.

* Internationales Kolleg Morphomata - Universität zu Köln - Weyertal, 59 - 50923 Köln


mabarbanera@gmail.com

Note
1. Ringrazio Egle Micheletto e Marica Ven- intitolato The Historian and His Facts. Carr 14. Il saggio, apparso per la prima volta
turino Gambari per l’invito a tenere le con- tratta di cosa sia l’oggettività nel mestiere su “Le Arti I” (1938-1939), pp. 325-334,
clusioni del convegno “Il Tesoro di Marengo. dello storico e nel sottolineare come lo sto- con il titolo Un problema di Arte Romana:
Storie, misteri, ricerche e prospettive”. Il tes- rico appartenga inevitabilmente al presente Il “Maestro delle imprese di Trajano”, fu poi
to che segue è una rielaborazione del mio piuttosto che al passato e di come sia neces- ripubblicato in Storicità dell’arte classica
intervento al convegno, avendo nel frattem- sario studiare lo storico prima di avvicinarsi (Firenze 1943 e 1950, Bari 1973) ed è stato
po potuto riflettere più accuratamente sui alla sua ricostruzione dei fatti. riproposto come pubblicazione monogra-
testi delle relazioni messi a mia disposizione. fica nel 2003, a cura della Soprintendenza
7. Peraltro pubblicate nel 1998 nel volume
Ho potuto scrivere questa introduzione archeologica di Roma.
Emanuel Löwy: ein vergessener Pionier (cfr.
grazie al supporto del Kolleg Morphoma-
l’anodino saggio di H. Wolf). 15. Paribeni 1926, p. 3: “quando un paese
ta presso l’Università di Colonia, che mi ha
invitato come fellow per l’anno accademico 8. Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. conta tra i suoi statisti degli omiciattoli come
2012-2013. 490 “Testo unico delle disposizioni legislati- Giulio Cesare o Augusto, non deve cercar
ve in materia di beni culturali e ambientali, a nulla fuori dei propri confini. Regaliamo i
2. L’attuale rivista “Critica d’Arte” non ha
norma dell’articolo 1 della legge 8 ottobre pupazzi ellenici al Senato dell’Azerbeigian o
nulla a che vedere con quella fondata da Bi-
1997, n. 352”; Decreto legislativo 22 genna- della repubblica di Liberia”.
anchi Bandinelli; per le vicende della fondazi-
io 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e
one de “La Critica d’Arte” e per le iniziative 16. Vd. Maggi, Il tesoro di Marengo, un
del paesaggio”, ai sensi dell’articolo 10 della
che seguirono dopo la chiusura della rivista esempio del pluralismo dell’arte romana, in
legge 6 luglio 2002, n. 137”.
storica, vd. Barbanera 2003, pp. 118-129. questo volume, p. 000.
9. Vd. Ballerino, Il tesoro e la classe diri-
3. Arias 1976; su Della Seta e la sua po- 17. Ibidem.
gente alessandrina, supra, p. 000.
sizione durante il Fascismo si veda ora Barba-
nera 2012, pp. 81-114. 10. Cfr. anche Gambari, Politica e archeolo- 18. Maggi, Il tesoro di Marengo, un esem-
gia. Il Tesoro di Marengo e i rapporti tra re- pio del pluralismo dell’arte romana, in que-
4. Basti qui citare Barbanera 2003; 2006; Pa- sto volume, p. 000.
gime fascista e Soprintendenza alle Antichità
lombi2006. È in preparazione una monografia
del Piemonte, supra, nota 000. 19. Tra una bibliografia vastissima, cito il
su Umberto Zanotti Bianco a cura di Nathalie
De Haan dell’Università di Nijmegen. 11. Yates 1947, incipit del X capitolo. classico saggio di Abrams 1953.
5. Cito a esempio Lebensbilder 2012, una 12. Come si sa i due volumi furono pubblicati 20. E. Buschor, Vom Sinn der griechischen
seria iniziativa a cura di Gunnar Brands e prima da Gallimard, rispettivamente nel 1969 Standbilder, …, cit. da Graepler 2001, p. 000.
Martin Maischberger. e 1970; cfr. Barbanera 2003, pp. 352-356.
21. Harari, La coppa dell’acanto, che l’A-
6. Il tema è ben articolato da E.H. Carr 13. Hampe 1962, pp. 530-549; la mia attenzio- nimaliere non replicò e il Comandante non
nel primo capitolo del suo What is History?, ne su di esso è stata attirata da Graepler 2001. ebbe, in questo volume, p. 000. 143
Marcello Barbanera

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