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Osservazioni per AIA – Inceneritore di Bellolampo

Angelo Palmieri (WWF Sicilia), 30 luglio 2007


Palermo 24 luglio 2007

Prot. 406/2007
Assessorato Territorio e Ambiente
Servizio 2 VIA-VAS
Via Ugo La Malfa 169
Palermo

e p.c.
Assessore Territorio e Ambiente
Regione Sicilia
Via Ugo La Malfa 169
90100 Palermo

Assessorato Territorio e Ambiente


Servizio 3 Emissioni in Atmosfera
Via Ugo La Malfa 169
Palermo

Assessorato Territorio e Ambiente


Servizio 1 Tutela acque
Via Ugo La Malfa 169
Palermo

Assessorato Territorio e Ambiente


Servizio 5 Rifiuti
Via Ugo La Malfa 169
Palermo

ARPA SICILIA
Dipartimento Regionale
Via Ugo La Malfa 169
Palermo

ARPA SICILIA
Dipartimento Provinciale Palermo
Via Nairobi, 4
90129 Palermo

Al Sindaco del Comune di


Palermo
Piazza Pretoria
90100 Palermo

Alla Provincia Regionale di Palermo


Via Maqueda 100
90134 Palermo

Alla AUSL di Palermo


Via Giacomo Cusmano, 24
90141 Palermo

Oggetto:Procedura AIA – Sistema Integrato di Gestione Rifiuti solidi urbani


Impianti IPCC Contrada Bellolampo Comune di Palermo
Ditta P.E.A. scpa
Impianto di termovalorizzazione
Impianto di Inertizzazione
Impianto di Selezione e Biostabilizzazione RSU
Osservazioni sulle domande di Autorizzazione Integrata Ambientale
presentate dalla Ditta PEA per gli impianti in oggetto in data 23 marzo
2007 per i primi due impianti e in data 2 maggio per il terzo impianto.

La sottoscritta Associazione, facendo seguito agli AVVISI della ditta PEA


comparsi sul Giornale di Sicilia del 2 luglio scorso, e all’incontro del 26 giugno
presso gli uffici di questo Assessorato, ai sensi dell’Art. 5 del Dlgs 59/2005
presenta le seguenti osservazioni.

A) Considerazioni preliminari
A. 1 Nella richiesta si fa riferimento ad un “impianto di Termovalorizzazione”.
Si segnala che, non esistendo nella normativa di riferimento (Dlgs 59/2005 e
Dlgs 133/2005) alcun impianto definibile come “Impianto di
termovalorizzazione” si richiede che la procedura per questo impianto sia
correttamente riferita ad un “Impianto di incenerimento dei rifiuti solidi
urbani”. Pertanto non può essere accettata una Documentazione intestata
ad un Impianto non previsto da nessuna norma; d’altronde nella Relazione
Tecnica l’impianto è definito come un impianto della catg 5.2 Allegato I Dlgs
59/2005 e cioè un Inceneritore”.

A. 2 Nel sito di Palermo, come evidenziato anche nella Relazione Tecnica


relativa all’inceneritore, pag. 7, insistono, oltre ai tre Impianti per cui si richiede
l’AIA, anche:
- Una discarica per rifiuti non pericolosi destinata a ricevere le scorie della
combustione e le ceneri inertizzate (ctg. 5.4 dell’All. I Dlgs 59/2005)

- Una discarica per rifiuti non pericolosi destinata a ricevere la frazione


organica separata dall’impianto di selezione secco umido di cui alla richiesta
di AIA
Questi impianti sono destinati a ricevere più di 10 tonnellate al giorno di rifiuti
e sono strettamente connessi funzionalmente ai due Impianti per cui si chiede il
rilascio dell’AIA. e pertanto il rilascio della Autorizzazione Integrata
Ambientale deve comprendere tutti i cinque Impianti funzionalmente
connessi e insistenti sullo stesso sito. Si richiama la definizione di Impianto
all’Art. 2 del Dlgs 133/2005 comma d): la definizione include il sito”. Si
ritiene che l’omissione da parte della Impresa della contemporanea richiesta di
AIA anche per i due impianti suddetti non sia conforme a quanto previsto dalla
normativa che richiede di considerare – ove esistenti forme di integrazione o
comunque impatti ambientali correlabili con diversi impianti nel medesimo sito –
gli impianti nel loro insieme e non disgiuntamente. In realtà i cinque impianti,
come detto nella Relazione Tecnica a pag. 7, formano un unico Impianto in un
unico sito gestito da un unico gestore, così come definito nella Circolare
del Ministero dell’Ambiente del 13-07-2004. Si riporta anche la definizione di
Impianto riportata nella Direttiva 2003/87/CE all’art.3 comma e): un’unità
tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell’Allegato I
e altre attività direttamente associate che hanno un collegamento tecnico con
le attività svolte in tale sito e che potrebbero incidere sulle emissioni e
sull’inquinamento.
Pertanto, nella linea scelta da questo Servizio, si ritiene che anche per le due
discariche suddette sia indispensabile la richiesta di rilascio dell’AIA e che essa
debba essere rilasciata per l’intero sito e non disgiuntamente per ciascun
impianto.
A-3 La documentazione consultabile presso questo Assessorato è incompleta
poiché non è disponibile la documentazione chiesta dalla Commissione
Ministeriale nel parere 590 del 10 giugno 2004: manca quella prodotta a seguito
delle richieste di chiarimento e in parte quella relativa alle prescrizioni imposte.
Sollecitiamo perciò la richiesta contenuta nella nostra prot. 378 del 25 giugno
2007. In particolare si chiede di conoscere le risposte alle richieste
contenute nell’Allegato I al parere per i seguenti punti, indispensabili
per comprendere gli effetti sull’ambiente e la salute dei cittadini
derivanti dall’insediamento degli impianti in oggetto:
- Quadro Programmatico punto 1.2 Aggiornamento dati raccolta differenziata
- Quadro Ambientale Componente Atmosfera: Dati meteo e simulazioni punti
3.1.1 a 3.1.6. Si fa presente che le simulazioni relative alle emissioni
inquinanti e al rumore del traffico veicolare nelle Vie Leonardo da Vinci e
Michelangelo dovrànno tenere conto della costruenda via tranviaria
- Quadro Ambientale Componente Atmosfera: Inceneritore punto 3.1.7 e
3.1.8 caratterizzazione inquinanti caratteristici (metalli pesanti,
diossine, furani, IPA)
- Quadro Ambientale Componente Salute Pubblica Punto 3.7 Recita il parere
“Tale componente non risulta adeguatamente contestualizzata in
relazione all’ambiente e alle diverse tipologie di impianti”
Mancano anche le autorizzazioni citate nei documenti e rilasciate dal
Ministero dell’Ambiente di concerto con i Ministeri della Salute e delle Attività
produttive e relative all’Impianto di selezione e all’impianto di inertizzazione.
Inoltre, in sede di avvio del procedimento in data 26 giugno presso questo
Servizio, l’Operatore ha dichiarato che non è disponibile lo stato del sito, come
richiesto dal Dlgs 59 art. 5 comma d) e dalla stessa ordinanza 1455, che
prescrive un’indagine ante-operam prima dell’inizio dei lavori, indagine ancora
in corso, come affermato all’Operatore durante l’incontro.
A. 4 Riteniamo inoltre opportuno ricordare che, per l’appalto degli impianti in
oggetto, la Corte di Giustizia della Unione Europea, in data 18 luglio 2007, ha
condannato l’Italia, e per essa la Regione Sicilia, per il mancato rispetto della
normativa comunitaria in materia di appalti pubblici di servizi. La Commissione
Europea aveva aperto un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia nel
mese di gennaio 2005 per mancato rispetto della normativa comunitaria che
prevede regole precise di pubblicità in materia di appalti pubblici di servizi,
quali quelli configurati nel bando di gara del 9 agosto 2002 e nelle successive
Convenzioni stipulate con le imprese nel giugno 2003. Non convinta dei
chiarimenti ricevuti dall’allora commissario all’emergenza rifiuti, aveva indetto
causa all’Italia nel mese di ottobre 2005 presso la Corte di Giustizia.
Il 18 luglio scorso la Corte ha emesso sentenza di condanna del nostro paese, e
quindi della regione Sicilia, perché ha riconosciuto la omissione fatta dalla
nostra Regione e l’ha condannata al pagamento delle spese.
La mancata pubblicazione nelle forme dovute sulla Gazzetta Europea del
bando di Gara dell’agosto 2002 ha leso i principi di concorrenza e dato un
indubbio vantaggio alle imprese italiane: il bando è stato pubblicato solo sulla
Gazzetta della Regione Sicilia. (vedi allegato 1)
Ricordiamo ancora che, a seguito della sentenza del TAR Lazio del 13 maggio
2007, che ha ritenuto non validi per difetto di competenza i decreti di
autorizzazione alle emissioni in atmosfera emanati in data 13 febbraio 2007 dal
Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero della Salute e quello delle
Attività Produttive, è pendente presso il Consiglio di Stato un ricorso del
Ministero dell’Ambiente in quanto lo stesso sostiene che la competenza al
rilascio dell’AIA sia del Ministero. Essi avevano riconosciuto la illegittimità dei
decreti di autorizzazione GAB 41 e GAB 42 rilasciati nel febbraio 2006 e
riconoscevano al Ministero dell’Ambiente la competenza al rilascio dell’AIA.
Inoltre portiamo alla vostra attenzione che l’Assemblea Regionale, nella seduta
del 24 ottobre 2006 ha approvato una Mozione sulle problematiche energetiche
in Sicilia che recitava “Nelle more della definizione e dell’approvazione
del Piano Energetico Regionale sono sospese le procedure autorizzative
per la localizzazione di impianti di qualsiasi natura per la produzione
energetica”.
B) Osservazioni generali sugli impianti e sul sito
Il Sistema proposto dall’Operatore, autorizzato con l’ordinanza
commissariale1455 del 29 novembre 2004 non rispetta la normativa
comunitaria,nazionale e regionale. Infatti:
B. 1 Gli impianti non hanno seguito la regolare procedura VIA.
Il parere della Commissione Ministeriale non esaurisce la procedura di VIA. Il
segretario della commissione interrogato dal CTU per conto della procura di
Palermo il 21 luglio 2005, dichiara “Per quanto riguarda il parere n. 590
(Sistema Palermo) la Commissione ha reso parere di carattere
generale sul sistema di impianti relativi al recupero e smaltimento di
rifiuti urbani così come richiesto dal DPCM 3334 del 23 gennaio 2004.
In realtà il “parere”sia nella sostanza che nella forma non viene
rilasciato ai sensi della normativa VIA, ma ne esprime un parere
generale di sostanziale compatibilità generale del sistema”
Ricordiamo che la Corte di giustizia europea più volte ha sentenziato che
questi impianti devono essere soggetti a regolare VIA, senza percorsi
semplificati (vedi Allegato 2 sentenza su terza linea inceneritore di Brescia).
B. 2 Rilevante interesse naturalistico dell’area

Gli impianti di cui sopra insistono sul sito SIC “Raffo Rosso, Monte Cuccio e
Vallone Sagana” cod ITA 020023 di cui al D.M 3 aprile 2000 GUI n .95 del 22
aprile 2000, GURS n.57 del 15/10/00 e regolamentato dal DPR 357/97 e s.m.i n.
120/03. Il SIC (Sito di Importanza Comunitaria), già dalla data della sua
individuazione soggetto a tutela e a particolari procedure per eventuali
opere/piani previsti al suo interno. L’art. 5 del citato Decreto prevede che se una
opera è già soggetta a VIA, essa deve ricomprendere l’analisi delle possibili
incidenze sul sito, così come indicato nell’allegato G del DPR 357/97 e smi. Di
ciò non vi è alcuna traccia nello Studio d’Impatto Ambientale e, solo alla fine
della Sintesi non tecnica relativa al Progetto presentato nel 2004, è citata la
insistenza del progetto all’interno del SIC, con l’aggravante che “occorrerà
prendere delle misure preventive ed effettuare una Valutazione di Incidenza”.
Tale affermazione fa, senza alcuna fatica, intuire che a prescindere dalle
valutazioni degli effetti sul sito, siano esse negative o positive (impossibile),
viene dato per scontato che il progetto si farà (“misure preventive”). A ciò si
aggiunga che l’art. 5 del DPR 357/97 e smi, prevede che tali studi vengano fatti
anche per opere che insistono esternamente ai SIC/ZPS, qualora vi sia la
possibilità che essi abbiano effetti su di essi. In questo caso siamo di fronte ad
un progetto che non solo insiste in un SIC, in tutto o in parte, ma che potrebbe
avere effetti negativi anche su altri 8 SIC terrestri, di cui 2 anche ZPS -Zona a
Protezione Speciale – (Cod ITA 020006 Capo Gallo; Cod ITA 020009 Cala
Rossa e Capo Rama, Cod ITA 020012 Valle del fiume Oreto, Cod ITA 020014
Monte Pellegrino, Cod ITA 020026 M.Pizzuta, Costa del Carpineto, Moarda, Cod
ITA 020044 Monte Grifone, Cod ITA 020021 Montagna Longa, Pizzo
Montanello; Cod ITA 020030 Monte Matassaro, M.Gradara, e M. Signora) e 1
marino (Cod ITA 020047 Fondali Isola delle Femmine, Capo Gallo). Effetti
possibili si potrebbero avere anche su SIC più distanti che, per effetti meteorici
e venti particolari potrebbero “ricevere” gli effetti dell’impianto (Cod ITA
020027 Monte Iato, Kumeta, Maganoce e Pizzo Parrino, Cod ITA 020013 Lago
di Piana degli Albanesi). Si fa inoltre presente che alcuni di questi siti sono
anche Riserve Naturali Orientate/integrali, istituite dalla Regione Sicilia
(l.r.98/81; l.r. 14/88 e singoli decreti istitutivi) e vi è anche una Riserva Marina
(Capo Gallo). I plurimi regimi di tutela non si elidono, bensì si sommano
e portano ad un valore naturalistico elevatissimo di tutta l’area
interessata direttamente e indirettamente dal progetto in oggetto.
Del resto, al di là della quasi inesistente valutazione delle condizioni
meteorologiche dell’area presente nella VIA, (della possibile diffusione
di polveri, fumi, microparticelle ecc nelle aree circostanti in base alle
caratteristiche meteorologiche micro e macro legate alla morfologia dei luoghi),
che quindi non consente una seria, attenta, scientifica previsione di questo
aspetto impattante altamente preoccupante dell’impianto previsto, nella Sintesi
non tecnica viene affermato che “…..i picchi delle concentrazioni (….) si
concentrano nelle zone montuose e prive di centri abitati”. Fermo restando che
non sarebbe comunque solo così, tale affermazione, per quanto riguarda gli
obblighi di tutela e di conservazione assunti dai paesi membri dell’UE nei
confronti di SIC e ZPS è gravissima, ancor più che l’esercizio del progetto
previsto, avrebbe ricadute sullo stesso Sic e su quelli citati limitrofi ad esso.
Il SIC oggetto di intervento presenta ben 7 habitat protetti dalla UE, di cui uno
prioritario, alcune specie di Uccelli e di piante endemiche. Di ciò non vi è traccia
nella VIA, al pari di altre omissioni successivamente citate. Grave appare che,
seppur segnalando che sarà redatta la Valutazione di Incidenza, nella Sintesi
non tecnica citino solo “….l’avvelenamento alimentare che il sito indirizzato
nella progettazione della discarica potrebbe causare sull’avifauna locale (….)”:
nessuna traccia del resto delle valenze naturalistiche che sono state
individuate nella scheda istitutiva del SIC, men che meno di quelle del resto del
territorio che potrebbe subire conseguenze negative dalla realizzazione
dell’impianto. Si fa inoltre presente che sempre nella stessa frase (pag. 41/42
della Sintesi non tecnica) si afferma che “non è possibile dimostrare l’assenza di
impatto (…)”. La Direttiva 92/43/CEE esprime con chiarezza e senza alcuna
fumosità che, in caso vi sia il dubbio che l’opera/piano possa avere incidenza
negativa (quindi non la certezza ma la possibilità), va applicato il principio
di precauzione, ovvero l’opera non si realizza.
Nel dossier allegato (All. n. 3) sono riportate le omissioni e le approssimazioni
rilevate nella documentazione allegata ai progetti sia rispetto alla normativa
nazionale che comunitaria, ed in particolare sono evidenziate le omissioni alle
Direttive Habitat ed Uccelli e quelle relative all’art.6 della direttiva 92/43/CEE.
Gli Studi presentati non hanno consentito alla Commissione VIA la completa
conoscenza dell’impatto ambientale di tali opere, stante anche la natura stessa
dell’incarico ricevuto. Pertanto possiamo concludere che gli Studi di Impatto
Ambientale e le Valutazioni d’incidenza non hanno rispettato la
normativa nazionale e comunitaria. A conferma di quanto affermato si fa
notare che la Commissione Ministeriale ha rilasciato il parere su i quattro
Sistemi, comprendenti 38 impianti fra inceneritori impianti di selezione stazioni
di trasferenza discariche, in meno di due mesi.

B. 3 Limiti dello Studio d’Impatto Ambientale


Lo Studio d’Impatto Ambientale è insufficiente e comunque esso stesso
riconosce che gli impianti in oggetto fanno parte di un sistema integrato
complesso e che pertanto il sistema ha piuttosto bisogno di una Valutazione
Ambientale Strategica: esso infatti comprende, oltre all’inceneritore, anche tre
stazioni di trasferenza ubicate nei comuni di Carini, Monreale e Termini Imerese;
una discarica di prima categoria e una di seconda categoria a Bellolampo, una
discarica di prima categoria a Trapani, due impianti di selezione e
biostabilizzazione della frazione umida siti a Bellolampo e a Trapani.
B. 4 Carenza di valutazione di localizzazione alternative
Non è stata fatta alcuna valutazione alternativa per la localizzazione
dell’impianto in oggetto. Il sistema è visto come un sistema integrato in cui le
diverse localizzazioni sono legate le une alle altre. Dice la Sintesi non Tecnica:
si è ritenuto che gli aspetti relativi alla localizzazione non possano che essere
affrontati a livello di sistema e non già per ogni singolo impianto, limitando per
conseguenza la verifica al rispetto delle sole condizioni escludenti che, qualora
si verificassero, richiederebbero effettivamente di ripensare l’intero sistema. Noi
contestiamo questa impostazione che impone una localizzazione in base
a ragionamenti di esclusiva convenienza economica, senza alcuna analisi
d’impatto ambientale al fine di ridurre gli effetti complessivi sull’ambiente.
Inoltre la minimizzazione degli effetti negativi sull’ambiente è lasciata alle sole
azioni di monitoraggio e alla ridefinizione d’uso delle aree limitrofe
all’insediamento.
Anche questa impostazione tradisce tutta la normativa che presiede allo Studio
d’Impatto Ambientale: gli effetti ambientali negativi non si evitano, non si
minimizzano, ma si controllano!
Si ricorda a tal fine che la pianificazione di settore per la politica dei rifiuti a
proposito della localizzazione degli impianti, di cui si fa poco cenno nella VIA,
privilegia le aree industriali. Pertanto, ammesso che siano compatibili dal punto
di vista ambientale, si doveva comunque operare il confronto con le aree di
sviluppo industriali di Brancaccio, Termini Imprese, Carini.
E’ da notare che le condizioni contenute nell’Avviso Pubblico del 9 agosto 2002,
per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti solidi urbani a valle della raccolta
differenziata, non ha permesso che le ditte partecipanti si confrontassero con
offerte in competizione per la localizzazione del siti e la tecnologia scelta,
poiché conteneva una clausola dirimente: avere la proprietà o la disponibilità
del suolo su cui realizzare gli impianti. Requisito, per altro, non posseduto dalla
P.E.A. in quanto l’area individuata ospitava il Poligono Militare ed era area
demaniale al momento della stipula delle convenzioni.
B. 5 Inquinamento suolo e sottosuolo
Nella Sintesi non Tecnica allegata al Progetto si legge: “In virtù della
situazione geologica ed idrogeologica presente nel sito, il suolo e il sottosuolo
presentano un’elevata vulnerabilità alla propagazione di contaminanti; il sito
non risulta infatti dotato di una barriera geologica naturale” Nel progetto le
misure che impediranno al suolo di contaminarsi non sono chiaramente
descritte, né si vede come si possa impedire che gli inquinanti raggiungano il
suolo e quindi il sottosuolo. A ciò si aggiunga inoltre che il sito insiste su
terreni altamente permeabili e in più ricade in un idrografico, con forte
ruscellamento, con le inevitabili conseguenze bene immaginabili su tutto il
territorio urbanizzato e non, anche a grandi distanze.
Si ha la certezza che in breve tempo le falde acquifere che alimentano
l’acquedotto di Palermo e gli impianti di irrigazione dei giardini della “Conca
d’oro”saranno inquinate dalle deposizioni al suolo di diossine e metalli
pesanti.
B. 6 Gli impianti sono sovradimensionati
B. 6. 1 Premessa
B. 6. 1. 1 Tutta la legislazione europea, nel campo della legislazione dei
rifiuti, è ispirata al principio Riduzione Riuso Riciclaggio dei rifiuti prima di
arrivare al loro recupero e smaltimento.
La normativa nazionale, vedi comma 1108 della finanziaria 2007, prevede di
raggiungere obiettivi di raccolta differenziata e riciclaggio del 50% nel 2009 e
del 60% nel 2011.
La legge finanziaria regionale per il 2007, legge 2 dell’8 febbraio 2007 art.
45 comma 3, prevede che la nostra regione raggiunga il 50% di raccolta
differenziata di rifiuti solidi urbani nel 2009 e il 60% nel 2010.
B. 6. 1. 2 La Corte dei Conti nella sua Relazione del 4 aprile 2005 relativa alla
Gestione dei rifiuti nelle regioni del sud commissariate stigmatizza il
sovradimensionamento degli impianti di incenerimento (vedi allegato 4).
B. 6. 1. 3 La produzione rifiuti negli anni 2002-2003-2004 (vedi Relazione
2005 APAT) si mantiene sostanzialmente stabile intorno a 2.540.000
tonnellate/anno e quella degli ATO che conferiranno i loro rifiuti all’impianto di
selezione di Bellolampo è circa 600.000 t/anno.
B. 6. 2 Invece gli impianti proposti sono notevolmente sovradimensionati
rispetto agli obiettivi che la stessa Regione ha adottato e al volume di rifiuti
oggi prodotti. Infatti:
a) la capacità totale di trattare rifiuti degli impianti di selezione è pari a
2.604.010 tonnellate e quella dell’impianto di selezione di Bellolampo è pari a
655.000 t. Queste capacità rappresentano il 100% dei rifiuti oggi
prodotti negli ATO di competenza.
b) la capacità d’incenerimento dell’impianto di Bellolamppo è pari a
546.000 t/anno, che rappresentano il 70% dei rifiuti prodotti in tutto il
Sistema Palermo (655.00 t. dell’impianto di selezione di Bellolampo e
150.000 t. dell’impianto di Trapani). Tali dimensioni porterebbero a
bruciare 360 kg/pro capite di rifiuti, una quantità che non ha riscontri
in Europa dove si va dai 66 kg/pro capite dell’Austria ai 140 della Francia ai
180 della Germania. Da notare che in questi paesi, come in tutta Europa, è in
continua crescita la raccolta differenziata e il riciclaggio ( il 60% in Austria, il
52% in Germania, il 42% in Francia e nel Veneto, ecc.) e che è sempre più rara
la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento rifiuti urbani.
c) Si rileva anche che nello Studio d’Impatto Ambientale REV 1 del 13-02-2004,
ai fini del calcolo del dimensionamento degli impianti, si considera che la
raccolta differenziata nel Sistema Palermo raggiunga il 20% nel 2013 e si
mantenga costante fino alla fine della Concessione, in contrasto con
tutta la normativa esistente. Vedi Allegato 5
d) Inoltre le quantità autorizzate dalle ordinanze sono notevolmente superiori
ai valori ipotizzati nell’ordinanza 1166 del 18 dicembre 2002, spedita alla
Commissione Europea senza riceverne obiezioni. Questa ordinanza “adottava”
il Piano di Gestione Rifiuti che seguiva in modo letterale le indicazioni del
decreto Ronchi per quanto riguarda gli obiettivi di Riduzione Riuso
Riciclaggio Recupero e crescita degli stessi. Le ordinanze di autorizzazione
emanate successivamente ne sovvertono completamente lo spirito e
la sostanza privilegiando l’incenerimento a scapito del Riuso e
Riciclaggio. Da notare che rispettando gli obiettivi della legge regionale n. 2
del 2007 citata (R.D 60% nel 2011 cioè quando l’inceneritore andrebbe a
regime) la potenzialità di tutti gli impianti (inceneritore, impianto
di selezione, impianto di inertizzazione, discariche) dovrebbe essere
circa un terzo di quella autorizzata. Vedi Allegato 6
Nota: Si riportano alcune considerazioni sulle emissioni dell’impianto
Nota 1:
Il Rapporto 4 Aprile 2007 della Commissione Ministeriale incaricata di stilare le
LG sui Rifiuti recita a pag. 7 paragrafo “Emissioni di inquinanti”: “Va
egualmente rimarcato il fatto che per le classi di inquinanti persistenti la cui
velocità di degradazione è inferiore a quella di immissione nell’ambiente, il
rispetto di limiti di emissione in termini concentrazione potrebbe non essere
adeguato ad evitare un accumulo ambientale nel tempo nella zona di ricaduta
delle emissioni.”
Nota 2:
Dai dati progettuali si legge che la quantità di fumi emessa in un’ora
dall’inceneritore è pari a 442.830 Nmc. Ipotizzando che le emissioni di diossine
siano pari al limite ammesso di 100 picogrammi/Nmc si avrebbe in 24h una
emissione di 1.062.792.000 pg di diossine. Poiché l’OMS fissa oggi in 2 pg/kg di
peso corporeo la dose massima tollerabile da ciascuna persona, e supponendo
un peso medio/persona di 65 kg, si potrebbe ipotizzare che le diossine emesse
in un giorno raggiungerebbero il limite massimo tollerabile per una popolazione
di circa 8.000.000 persone.
Adesso confrontiamo le emissioni dell’inceneritore con quelle del traffico
automobilistico. Le diossine clorurate emesse dal traffico automobilistico sono
pari a 0,045 ng/l (valore medio fra auto catalizzate e auto diesel rilevato
dall’Inventario europeo). Procediamo al calcolo delle auto che dovrebbero
circolare a Palermo per emettere la stessa quantità di diossina emessa
dall’inceneritore. Assumendo un valore medio giornaliero di consumo
carburante per auto pari a 2 litri/g si ha: 1.062.792/0,045 = 23.617.600 l/g
combustibile utilizzato; 23.617.600/2 = 11.808.800 auto circolanti al
giorno.
Questi calcoli, anche se come mera possibilità, dimostrano che una
tale quantità di diossina su un territorio finora esente da questi
inquinanti non è tollerabile.
Nota 3:
Analogamente si può dimostrare (vedi Allegato 7) che le PM10 emesse
dall’inceneritore sono equivalenti o superiori a quelle messe da tutto il traffico
cittadino. Anche questo dato deve essere tenuto presente visto la
pesante situazione di inquinamento che ha visto superare il limite delle
polveri nelle centraline di Via Belgio e di Via Evangelista di Blasi per
un numero di giorni notevolmente superiore a quello ammesso. E
specialmente in vista degli ulteriori abbassamenti di questo limite
previsti per i prossimi anni.
B. 7 Inserimento all’interno del contesto urbano
Le polveri e gli inquinanti, come diossine-furani-metalli pesanti-idrocarburi
policiclici, ricadranno in buona parte sulla città, come dimostra l’esperienza
della gestione dell’attuale discarica, le cui esalazioni hanno investito per lunghi
anni, e investono ancora oggi, le popolose zone dei quartieri di Borgo Nuovo,
CEP e Cruillas ubicati a ridosso dell’attuale discarica. Infatti la zona, non
ostacolata da alcuna orografia, è soggetta ad inversione termica giornaliera: si
producono venti in direzione del mare, che investono quindi direttamente i
quartieri suddetti; lo stesso avviene con i frequenti venti di scirocco provenienti
da sud-est, che investono tutta la città. Molto gravi saranno le conseguenze
sulla salute dei cittadini ivi residenti, causa la bioaccumulabiltà di molte delle
sostanze emesse, come le diossine e i metalli pesanti.
Nessuna analisi è stata fatta per questi inquinanti, completamente trascurati
nello Studio d’Impatto Ambientale. Non vi è traccia nel SIA dell’inquinamento
del suolo dovuto alla loro ricaduta e a quella delle polveri fini emesse dal
camino dell’inceneritore.
B. 8 Insufficiente rete viaria
Le rete viaria nella zona a ridosso dell’impianto attraversa zone molto popolose
e con traffico molto intenso. L’incremento del traffico di mezzi pesanti,
provenienti dagli impianti di Trapani e Casteltermini e dai tre ubicati
nella provincia di Palermo, sarà pari a circa 200 passaggi al giorno su Via
Leonardo da Vinci e Viale Michelangelo, a cui si aggiungeranno i passaggi dei
mezzi che trasporteranno i materiali ausiliari per il funzionamento degli
impianti. Questo fatto condizionerà sensibilmente il traffico su queste due
importanti arterie, “incidendo sensibilmente sulle emissioni inquinanti e sui
parametri di efficienza delle correnti veicolari coinvolte”, come si legge nella
Sintesi non Tecnica allegata al Progetto del 2004. Nessuna alternativa è stata
valutata per eliminare questo peggioramento delle condizioni della viabilità e
dell’inquinamento indotto dal passaggio dei mezzi in questione.
Come già detto, le condizioni del traffico nell’area
peggioreranno sensibilmente a seguito della realizzazione delle due
linee di tram e del Centro Commerciale IperCoop.
B. 9 Rischio sismico/pericolosità
Nessun accenno al fatto che l’impianto insisterebbe in un’area dove vi è
Sovrascorrimento, faglie certe e faglie ancora poco note, quindi in un’area con
forti discontinuità tettoniche Quindi è facilmente immaginabile cosa possa
avvenire nella malaugurata ipotesi che vi siano movimenti tettonici anche lievi.
Si evidenzia che non sono stati neanche segnalati e verificati i rischi che corre
l’impianto in riferimento a tali aspetti. Non vengono presi in considerazione i
pericoli possibili in questa ipotesi, sia per la sicurezza delle persone che per gli
ambienti naturali sia limitrofi che distanti.
B. 10 Dati ambientali non comunicati nella domanda di rilascio dell’AIA

La documentazione allegata alla domanda non riporta la descrizione di quanto


richiesto all’art. 5 commi 1.d) 1.e) 1.i) del Dlgs 59/2005:
- stato del sito;
- effetti significativi delle emissioni sull’ambiente;
- le principali alternative prese in esame.
B. 11 Non rispetto del Protocollo di Kyoto
L’organizzazione scelta nella gestione dei rifiuti, privilegiando grandi impianti
concentrati in quattro sistemi, genera un grande speco di energia: i notevoli
spostamenti dei rifiuti fra i luoghi di raccolta e le stazioni di trasferenza e
quindi agli impianti di selezione ed infine agli impianti di incenerimento è la
peggiore soluzione dal punto di vista energetico. Le emissioni di CO2 dovute ai
trasferimenti dei rifiuti e all’incenerimento saranno notevolmente superiori a
quelle emesse con un sistema di raccolta che privilegia il recupero dei materiali
e il loro riciclaggio e un trattamento più vicino ai luoghi di produzione della
piccola frazione residua.
E’ fuorviante il paragone che spesso si fa fra gli inceneritori e le discariche,
mettendo in luce il vantaggio in recupero energetico. Si dimostra che il recupero
dei materiali ( il rapporto energia contenuta nei materiali e riutilizzata su
energia netta prodotta dall’incenerimento) permette un risparmio energetico da
tre a quattro volte superiore all’incenerimento. Il risparmio di gas sera, secondo
uno studio commissionato dalla Unione Europea nel 2001, è di soli 10 kg per
ogni tonnellata di rifiuti bruciati, mentre è di 461 kg per ogni tonnellata di rifiuti
riciclati. Evidente il contributo che la nostra regione può dare al
raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra chiestoci
dall’Europa riciclando quasi due milioni di tonnellate di rifiuto rispetto
ai modestissimi risultati di oggi.
B. 12 Apertura cantieri prime dell’indagine ante-operam sulla qualità
dell’aria
Il cantiere per la piattaforma di Bellolampo è stato aperto nel mese di giugno
2006 mentre erano ancora in corso le indagini in oggetto. Tutto ciò in contrasto
con le prescrizioni del parere della Commissione la quale aveva chiesto una
indagine preventiva sulla qualità dell’aria, anche per verificare la bontà dei
progetti per il rispetto del DM 01/04/04 per la tutela della salute pubblica. Ad
oggi risultano realizzate le opere di sbancamento e livellamento dell’area e le
pavimentazioni degli edifici. Durante l’incontro del 26 giugno abbiamo appreso
che le indagini sono ancora in corso e che i risultati della campagna del 2005
saranno disponibili solo fra due mesi. Inoltre esse sono state condotte
senza consultarsi prima con l’ARPA, così come prevede l’ordinanza
1455.
Data “l’alta tossicità dei microinquinanti persistenti “, così si esprime la
Commissione nel parere (vedi punto 3.1.8), si ritiene utile fare uno screening
per questi inquinanti anche al latte prodotto dai bovini che pascolano nei
dintorni del sito e alle donne in stato fertile di alcune zone della città
particolarmente esposte (Borgo Nuovo, Cruillas, S. Lorenzo, ecc)
B. 13 Incompletezza d’informazione sullo stato del sito
Nella Relazione tecnica relativa all’impianto d’incenerimento (pag. 9 tab. 2),
che descrive lo stato impiantistico del sito, non è riportata la presenza
dell’inceneritore dei rifiuti medicinali dell’ASL. Tale omissione non consente una
reale valutazione in tutto il sito dell’impatto delle emissioni delle sostanze
inquinanti persistenti come diossine, furani, metalli pesanti, IPA . Ci risulta che
tale impianto sia in fase di autorizzazione.
B. 14 Aspetti urbanistici
Il consiglio comunale con delibera 292 del 24-10-2002 decideva di ampliare
l’area dedicata all’AMIA per la discarica di Bellolampo, occupata dal poligono
militare e ricadente nel SIC Raffo Rosso Monte Cuccio e Vallone Sagana, e di
consentirvi la costruzione di impianti per il trattamento industriale dei rifiuti.
Con questa delibera tale area passava da E2 (area a verde agricolo) a F18
(area destinata a discariche per rifiuti solidi urbani e speciali). Si rileva che
tale destinazione non comprende questa tipologia di impianti che
dovrebbero essere installati più propriamente in aree industriali, come
configura lo stesso Operatore nella sua Relazione acustica (vedi paragrafo
seguente).
B. 15 Impatto Acustico
Mancando la caratterizzazione del territorio, l’impresa, ai fini della scelta dei
limiti di immissione del rumore nell’ambiente, definisce il sito in cui dovrebbe
realizzarsi l’impianto “area esclusivamente industriale” ipotizzando una futura
destinazione a tale scopo, mentre definisce l’area circostante “area di intensa
attività umana”. Di conseguenza assume come valori di riferimento per il
controllo acustico del perimetro del sito i valori di 70dB(A) e 60dB(A) per i due
periodi diurno e notturno e i valori di 65 dB(A) e 55dB(A) per l’area circostante.
Valori notevolmente superiori a quelli più correttamente da utilizzare come
riferimento per le due aree vista l’attuale destinazione d’uso delle stesse ad
attività molto meno inquinanti dal punto di vista acustico. D’altronde le misure
ante operam riportano valori inferiori notevolmente rispetto a quelli assunti
dall’impresa come riferimento: valori inferiori a 60dB(A) nel periodo diurno
contro i 70 presi come limite e valori inferiori a 50 dB(A) nel periodo notturno
invece di 60, a dimostrazione che l’area oggi è di natura prevalentemente
agricola e residenziale.
Questa interpretazione contrasta in modo assoluto sia con il PRG vigente
che definisce l’area circostante l’insediamento E2 verde agricolo e sia con la
variante al PRG approvata con delibera 292 del 24-10-2002 dal Consiglio
Comunale che classifica l’area dell’insediamento del sito F18 area destinata a
discarica.
Alla luce di queste considerazioni e di quelle svolte nel paragrafo
precedente riteniamo illegittimo l’insediamento degli impianti in
questo sito.

C) Componente Atmosfera – Inceneritore


In questa sezione riportiamo le Osservazioni riguardanti l’impatto sulla qualità
dell’aria relativo alle emissioni dell’inceneritore.
C. 1 Limiti di emissione
I limiti di emissione fissati dalla Commissione (vedi punto 9 delle prescrizioni)
devono essere conformi “alla direttiva comunitaria 200/76/CE ed in ogni caso
alle norme vigenti”. Pertanto il valore limite di emissione dei Metalli Pesanti
(Sb, As, Pb, Cr, Co, Cu, Mn, Ni, V) dovrà essere 0,05 mg/mc (vedi Allegato V
alla direttiva) e non quello riportato dal Dlgs 133 pari a 0,5 mg/mc. Si
ricorda che la norma comunitaria è prevalente rispetto alla norma nazionale e
che pertanto ove la norma nazionale si scosta da quella comunitaria
l’amministrazione deve fare riferimento a quella comunitaria. La stessa
ordinanza 1455 recita che “ i limiti e le modalità di monitoraggio in ogni caso
non potranno essere meno restrittivi dei valori contenuti nella direttiva
comunitaria 2000/76/CE” ( Vedi Ordinanza 1455 Allegato 1 comma a) -
prescrizioni).
C. 2 Controllo temperatura del forno.
Per garantire la minore emissione di diossine la temperatura dei gas nel
forno deve essere misurata nel punto più freddo della griglia mobile.
C. 3 Emissioni attese
Non vi è traccia nella Relazione tecnica Allegato 1 alla domanda AIA delle
emissioni attese per i vari punti di emissione ma solo una generica affermazione
di valori attesi “ampiamente entro il limite della normativa” (vedi
pag. 121 punto 8.1 secondo capoverso) e nella tabella riepilogativa i valori
esposti sono indicati come inferiori o uguali a quelli al limite della norma.
Tenendo conto dei risultati raggiunti dai moderni inceneritori, che per quasi tutti
gli inquinanti raggiungono risultati inferiori di un ordine di grandezza rispetto ai
limiti oggi ammessi, e anche alla luce del Comunicato della Presidenza del
Consiglio del 12 giugno 2007, riteniamo indispensabile che si fissino valori
attesi non inferiori ai valori oggi raggiungibili. I nuovi limiti di emissione
dovrebbero essere recepiti come specifica prescrizione e assoggettati, in caso di
mancato rispetto, ad obblighi di segnalazione e intervento correttivo come
forma di malfunzionamento degli impianti. Ricordiamo che manca il confronto
fra i valori attesi e quelli ante operam essendo l’indagine non conclusa.
E’ anche auspicabile un controllo in continuo dei valori di diossine e metalli
pesanti e IPA, anche se in forma differita.
C. 4 Flussi di massa e ricadute delle emissioni
Questi aspetti sono trattati nella Relazione tecnica e nell’allegato AS-R05 in
modo non coerente con la normativa. In particolare:
C. 4. 1 I valori esposti sono frutto non di una simulazione ma di un mero
calcolo delle portate orarie degli effluenti gassosi e della concentrazione
degli inquinanti in relazione ai valori massimi tollerabili.
C. 4. 2 Nei flussi di massa (vedi Relazione pag. 98) manca il calcolo relativo
agli IPA
C. 4. 2 I bilanci di massa riportati nei fogli di calcolo dell’Allegato AS-R05 sono
stati esposti senza chiarire i modelli utilizzati e i limiti delle simulazioni e non
contengono i valori relativi agli inquinanti quali metalli, IPA, diossine.
C. 4. 3 Anche per le polveri totali PTS non è stata fatta la simulazione per
calcolare il risultato atteso. La simulazione dovrà tenere conto anche delle
polveri indirette e secondarie, alla cui formazione contribuiscono i composti
ammoniacali: questo contaminante induce per condensazione “polveri
indirette”. Pertanto la valutazione delle emissioni di PTS dovrà tener conto
anche della “ricristallizzazione dei sali dissociati presenti nei fumi (Vedi
Relazione tecnica ARPA Lombardia per inceneritore di Brescia prot.12511 del
9-09-2002).
C. 4. 4 Non vi è una trattazione che metta in relazione lo stato dell’ambiente
attuale con quello relativo alla situazione post operam.
C. 5 Trattamento fumi- Riduzione NOX
La tecnologia scelta per il trattamento fumi per quanto riguarda la riduzione
degli NOx è quella SCNR (vedi All. 5 Relazione tecnica pag. 8), non adatta
all’impianto in questione. Infatti gli impegni presi dalla Regione con il
Presidente del Consiglio il 12 giugno di abbattere i valori di emissione almeno
al 50%, portano il nuovo valore limite a 100 mg/Nmc di NOx e non di 200
mg/Nmc, come prevede la norma. Inoltre anche le BREF richiedono per gli
impianti di grandi dimensioni, come quello in oggetto, di rispettare il limite di
100 mg/Nmc. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo con la metodologia
SCR. Inoltre le LG recitano: “Un grande vantaggio del DeNO x SCR deriva dal
fatto che è stato ampiamente dimostrato come tale processo tecnologico sia in
grado di abbattere e distruggere anche le molecole di PCDD/PCDF, garantendo
emissioni di gran lunga al di sotto dei limiti imposti (dalla LG F.1.4.2). Si ritiene
pertanto che tale tecnologia non possa soddisfare tale obiettivo e che,
in accordo con le BREF, si debba scegliere la tecnologia SCR.
C. 6 Sistemi di Sicurezza
Nella documentazione allegata alla richiesta dell’AIA non risultano specificati i
sistemi di sicurezza che garantiscano il rispetto del blocco automatico della
alimentazione dei rifiuti nei casi previsti dall’Art. 8 comma 8 del Dlgs 133/2005,
né conosciamo le procedure operative necessarie per ottenere il rispetto
dell’art. 16 dello stesso decreto, che prevede il fermo impianti entro quattro ore
per condizioni anomale di funzionamento.
Analogamente è indispensabile che la possibilità di alimentare con i rifiuti
indifferenziati l’inceneritore in caso di guasto dell’impianto di selezione, come
autorizzato dalla ordinanza 1455 al punto i) dell’Allegato 1, dovrebbe essere
rigorosamente regolamentato per controllare i periodi di utilizzo in queste
condizioni, meno controllabili ai fini delle emissioni in atmosfera.

D) Componente Ambiente idrico - Impianto di selezione e


biostabilizzazione

D. 1 Verifica Canale Celona


Il canale Celona, in cui si immetteranno eventuali scarichi dovuti alle acque di
troppo pieno (vedi Punti S1 e S2 dell’impianto idrico) sarà parzialmente
coperto dalle strutture del costruendo Centro Commerciale“Torre Ingastone”
della IperCoop a Borgo Nuovo. Pertanto si dovrà verificare che nel caso di
eventi eccezionali, sempre più frequenti in relazione ai cambiamenti climatici
in atto, il Canale sia in grado di smaltire le acque provenienti
dall’insediamento degli impianti nel sito.
Inoltre nell’immediato non è previsto alcun trattamento delle acque reflue di
seconda pioggia versate nel Canale Celona e pertanto si dovranno fare su di
esse controlli degli inquinanti caratteristici dell’inceneritore prima che questi
vengono immessi nel Canale che riversa le sue acque direttamente in mare., in
accordo con quanto previsto nella BREF 56. L’affermazione che “tali acque non
presentano problemi di contaminazione” dovrà prima essere verificata in una
lunga campagna e solo dopo accurati accertamenti eventualmente chiedere la
non applicabilità della BREF.
D.2 Campagna ante operam
Anche per l’ambiente idrico dovrebbe essere fatta una campagna ante operam
per verificare i contenuti degli inquinanti caratteristici nella acque di falda che
alimentano le sorgenti del Gabriele, utilizzata da AMAP come fonte primaria di
approvvigionamento delle acque potabili della città di Palermo.
D. 3 Controllo degli inquinanti
Non è descritta la modalità di separazione delle acque di prima pioggia da
quelle di seconda pioggia.
Non è specificata la frequenza e la modalità dei controlli della qualità
delle acque nei punti S1 e S2 né quali inquinanti saranno ricercati per
la caratterizzazione delle acque prima del loro riversamento
eventuale nel Canale Celona.

E ) Impianto di inertizzazione
Oltre alle osservazioni di carattere generale si rileva:
E. 1 Smaltimento rifiuti
I rifiuti inertizzati saranno versati nell’apposita discarica prevista nello stesso
sito. Si ritiene che questa operazione sia fortemente pericolosa in quanto questi
rifiuti non sono stabili nel tempo, come dichiarato dalla stessa ditta nella SNT
allegata al Progetto del 2004, ed essi rilasceranno nel tempo gli inquinanti
persistenti che irrimediabilmente si riverseranno nelle falde acquifere
sottostanti vista la grande permeabilità del suolo, come detto in precedenza,
con grave danno all’approvvigionamento idrico della città.
In realtà questi rifiuti devono essere classificati come rifiuti pericolosi in quanto
la loro diluizione in una matrice cementizia di silicati non ne trasforma la natura,
ma ne diminuisce solo la immediata pericolosità per un periodo di tempo
incerto. Si ricorda che molti impianti di questo tipo sversano gli inerti prodotti in
vecchie miniere di salgemma, ritenute fra le più stabili
E. 2 Controllo degli inquinanti
Non è specificata la frequenza e la modalità dei controlli delle emissioni delle
PTS nei quattro punti di emissione.

****

A fronte di tutte le diverse carenze nella documentazione presentata sopra


evidenziate, nonché delle incongruenze, delle deficienze progettuali, delle
illegittimità denunciate, con riserva di formulare ulteriori valutazioni nei termini
e modi consentiti, la sottoscritta associazione

CHIEDE

1. che venga dato diniego alla autorizzazione richiesta


2. di essere tempestivamente informata circa lo stato di avanzamento della
procedura autorizzatoria in esame
3. il tempestivo rilascio, anche ai sensi del dlgs 195/2005, di copia in carrta
semplice dei seguenti atti e documenti:
a. eventuali osservazioni presentate da altri soggetti interessati
b. eventuali controdeduzioni dell’impresa e successive modifiche progettuali
c. parere del Comune, dell’ARPA e della Provincia
d. parere dell’AUSL
e. pareri dei Servizi 1 – 3 – 5 di questo assessorato
f. eventuali altri pareri ed atti di assenso acquisiti
g. verbali di conferenze di servizi
h. ogni altro eventuale atto interessante la procedura di rilascio dell’AIA
Con ogni più ampia riserva di azione e tutela in tutte le sedi.

Con Osservanza,

Il referente clima energia rifiuti WWF Sicilia


ing. Angelo Palmieri