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CAR FLUFF:

ISTRUZIONI PER L’USO


Perché non bisogna temere il progetto
di adeguamento dell’impianto
Marangoni Tyre di Anagni?

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CAR FLUFF:
ISTRUZIONI PER L’USO
Perché non bisogna temere il progetto
di adeguamento dell’impianto
Marangoni Tyre di Anagni?

Attraverso questo semplice strumento vogliamo offrire a tutti i


cittadini di Anagni la possibilità di farsi un’idea chiara e precisa di
cosa sia il car fluff, del perché non può essere smaltito in discarica
e, al contrario, debba essere trattato secondo i massimi standard di
sicurezza per valorizzarne la componente energetica, e del perché, per
fare questo, il Ministero dell’Ambiente ha indicato la Marangoni Tyre
come soggetto qualificato e in possesso di tecnologie e standard tra i
più all’avanguardia in Italia.

Abbiamo pensato questo opuscolo per rispondere alle tante


domande e preoccupazioni sull’impatto che l’adeguamento del
termovalorizzatore di pneumatici fuori uso avrebbe per tutto il
territorio di Anagni. Domande che non hanno ancora trovato risposte
chiare ed esaurienti.

Crediamo che questo semplice libretto possa contribuire a dissipare


molti dei dubbi e delle perplessità che finora hanno impedito di
guardare con obiettività e serenità a un progetto che è innanzi tutto un
investimento sicuro - in tutti i sensi - per lo sviluppo di tutto il territorio
anagnino.

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In cosa consiste il “progetto car fluff ” di Marangoni Tyre?
Si tratta dell’adeguamento tecnologico del termovalorizzatore per trattare,
in sicurezza e secondo tutti gli standard di controllo delle emissioni stabiliti a
livello europeo e italiano, i residui non metallici derivanti dalla frantumazione
delle auto a fine vita, comunemente detto car fluff. In parole povere servirà
a trattare in maniera opportuna i materiali, non altrimenti riciclabili, che
costituiscono le autovetture, di cui tutti noi facciamo uso quotidiano.

Che cos’è il car fluff?


Il car fluff o ASR (Autovehicle Shredded Residues) è il prodotto di rifiuto non
metallico derivante dalla frantumazione della carcasse degli autoveicoli
dismessi, dopo le operazione di messa in sicurezza, l’attività di demolizione
e le operazioni di trattamento per la promozione del riciclo. In sostanza si
tratta di tutte quelle componenti tra cui plastica, gomma, vetro, fibre tessili,
cartone, che, nonostante rappresentino circa il 25-30% del peso dell’intero
veicolo, non vengono intercettate dalla filiera del riciclo (autodemolitori e
impianti di pre-trattamento) a causa dei costi elevati e della mancanza di
tecnologie adeguate.
Oggi, infatti, circa il 90% di tutto il car fluff prodotto in Italia non trova
collocazione diversa dello smaltimento in discarica. Una pratica che è
espressamente vietata per legge.

Perché il car fluff non può finire in discarica?


Proprio per il fatto che risulta composto da tanti materiali diversi fra loro, nel
car fluff possono trovarsi residui potenzialmente problematici da gestire
nel caso di smaltimento in discarica, a causa delle possibili infiltrazioni di
percolato nelle falde acquifere e nel terreno e per le emissioni in atmosfera
che hanno luogo per tutta la vita della discarica.
Per questo motivo e per il fatto che il car fluff possiede un elevato potere
calorifico, la Legge comunitaria non consente più, come accadeva prima,
che venga interrato nelle discariche.

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Dove finisce il car fluff oggi?
Ogni anno in Italia vengono prodotte oltre 500.000 tonnellate di car fluff.
Un quantitativo enorme che attualmente può essere smaltito in un esiguo
numero di discariche speciali, aperte a tutti gli impianti di trattamento degli
autoveicoli dismessi sull’intero territorio nazionale. Questa carenza di siti
idonei ha l’ovvia conseguenza di rendere i costi per lo smaltimento altissimi:
una situazione che, purtroppo, fa sì che una considerevole percentuale del
rifiuto prodotto venga avviato verso smaltimenti illeciti (discariche abusive,
non controllate e non sicure) o, ancor peggio, termovalorizzato in impianti
non idonei, mescolato con rifiuti solidi urbani.

Quindi, come dovrebbe essere smaltito?


L’Unione Europea, tenuto conto di queste considerazioni, ha indicato nel
recupero energetico la modalità più idonea allo smaltimento del car fluff.
Ciò vuol dire recuperare, attraverso le migliori tecnologie disponibili, le
riserve di energia contenute in questa tipologia di rifiuto, mediante un
idoneo e sicuro procedimento di gassificazione e termovalorizzazione.
In sostanza, anziché essere semplicemente sotterrato (una pratica che
equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, per intenderci), con tutti
i rischi che comporta lasciare questi materiali a degradarsi nel terreno, il
car fluff può essere termovalorizzato in impianti dedicati ed il vapore che
viene generato può essere utilizzato per muovere una turbina e produrre
elettricità da riutilizzare. Ovviamente gli impianti di termovalorizzazione
dedicati garantiscono l’abbattimento, con appositi filtri, di tutte le sostanze
inquinanti che altrimenti verrebbero disperse nell’ambiente.

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Perché è stato scelto l’impianto di Anagni per il recupero energetico
del car fluff?
Come detto il car fluff non può più essere smaltito in discarica e per questo
il Governo italiano, in accordo con le Direttive Comunitarie, ha individuato
nel recupero energetico la modalità di smaltimento più adeguata per
questa tipologia di rifiuto. E nel fare questo ha stabilito che vengano
adottate le migliori tecnologie oggi disponibili. Marangoni Tyre è stata
espressamente scelta per le competenze che possiede e le tecnologie
all’avanguardia già adottate nell’impianto di trattamento dei pneumatici
fuori uso. Con un apposito Accordo di Programma sottoscritto insieme al
Ministero dell’Ambiente, la Marangoni Tyre / Maind è stata investita del
compito di contribuire a smaltire parte del quantitativo di car fluff prodotto
ogni anno in Italia, tramite impianti di termovalorizzazione dedicati.

Il termovalorizzatore di car fluff di Anagni sarebbe il primo in


Europa. Negli altri Paesi, quindi, non inceneriscono questo rifiuto?
È vero che in Europa non esistono al momento impianti dedicati al solo
trattamento del car fluff, ma questo non significa che i residui non metallici
delle autovetture dismesse non vengano inceneriti. Tutt’altro. Negli altri
Paesi il car fluff viene comunemente mescolato in percentuali dal 5 al 10%
con i rifiuti solidi urbani e insieme ad essi bruciato per ricavarne energia.
Il fatto che quello di Anagni sarebbe il primo impianto dedicato in Europa
quindi, rappresenta una garanzia di sicurezza: poiché, come detto, il car
fluff può contenere plastiche e altri materiali potenzialmente pericolosi
per l’ambiente, è fondamentale che il suo trattamento avvenga in regime
assolutamente controllato in impianti specificatamente progettati.
Incenerirlo insieme agli altri rifiuti, infatti, come avviene all’estero, offre
indubbiamente meno garanzie di sicurezza per l’ambiente che trattarlo in
maniera esclusiva con tecnologie e impianti appositamente dedicati. Cosa
che invece avverrebbe nell’impianto dedicato di Marangoni Tyre.

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In cosa consisterà l’adeguamento dell’impianto? Verrà ampliato?
Ne verrà realizzato un altro?
Le dimensioni dell’impianto non verranno modificate. Gli interventi
previsti riguarderanno soltanto l’adeguamento tecnologico dell’attuale
termocombustore: proprio per le caratteristiche del car fluff, verranno
adeguati il sistema di stoccaggio e trasporto del materiale in ambiente
controllato e protetto e, soprattutto, il sistema di abbattimento dei fumi,
con l’utilizzo di particolari filtri di ultima generazione.

L’impianto brucerà più di quanto attualmente fa? Tutto il car fluff


d’Italia finirà ad Anagni?
Non essendo previsto alcun ampliamento, è impossibile che l’impianto
tratterà più rifiuti, in termini di volume, di quelli attuali. Non sono
ipotizzabili deroghe sui quantitativi di rifiuto previsti.

Quanto materiale potrà essere trattato?


L’impianto potrà trattare circa il 10% del car fluff prodotto in Italia, non di
più. Si tratta di un quantitativo inferiore, comunque, a quanto prodotto e
avviato in discarica ogni anno nel Lazio.

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Esiste un collegamento tra l’impianto attualmente in funzione e la
diossina trovata in Località Quattro Strade?
Contrariamente a quanto ipotizzato finora da parte di alcuni, non esiste
alcun collegamento tra la diossina rintracciata in Località Quattro Strade
e l’impianto gestito da Marangoni Tyre.
La diossina, infatti, è un componente chimico estremamente volatile che,
quando emesso in atmosfera, tende a disperdersi anche per molti chilometri
tutto intorno il suo luogo di origine. Se la diossina trovata su una porzione
circoscritta di Località Quattro Strade provenisse dal termovalorizzatore di
pneumatici fuori uso, se ne sarebbero dovute trovare tracce anche in tutta
l’area intorno all’impianto. Ma così non è stato, e tutte le analisi condotte
dal Comune attraverso la Asl, lo hanno accertato. La diossina, seppure
sotto i limiti di legge, è presente soltanto in pochi metri quadri accanto
alla Via Casilina. Inoltre, il termovalorizzatore opera costantemente a
temperature superiori ai 1.000 °C (oltre gli 800 °C le diossine e i furani
vengono totalmente distrutti).

Dove è stata trovata la diossina

Porzione di terreno interessato

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Dove dovrebbe trovarsi la diossina SE provenisse dal termovalorizzatore

Come si producono le diossine e quali possono essere le fonti di


questi inquinanti?
Le diossine possono formarsi come sottoprodotti indesiderati di molti
processi chimici e/o di combustione di origine naturale (eruzioni
vulcaniche e incendi boschivi) o artificiale (processi chimico-industriali e di
combustione controllata e incontrollata). Generalmente la loro produzione
avviene attraverso la combustione di materiali contenenti cloro, come
alcune plastiche, legno trattato con vernici particolari, antimuffa e
conservanti, composti chimici quali pesticidi ed erbicidi e qualsiasi altro
materiale organico o inorganico già precedentemente contaminato.
Qualsiasi processo di combustione non controllato, pertanto, può essere
all’origine della produzione di diossine, compresa l’illegale combustione
di rifiuti solidi urbani a cielo aperto, come avviene quando si dà fuoco ai
cassonetti di raccolta!

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Quali saranno le emissioni del termovalorizzatore di car fluff?
L’attuale impianto di Anagni, una volta adeguato tecnologicamente a
trattare car fluff, produrrà 0,05 nanogrammi per Normalmetrocubo (ng/
Nm3) di diossine. Ma cosa significa questo numero? Poiché le diossine
emesse in atmosfera si misurano sommando i valori rilevati in 8 ore di
esercizio continuativo dell’impianto, per avere il valore totale di quanto
emetterà il termovalorizzatore in un anno, occorre moltiplicare tale
valore per le 7.500 ore di esercizio annue dell’impianto e per il totale dei
Normalmetricubi emessi (32.000). Il totale delle emissioni dà, così, 1,5
milligrammi (mg). Questo significa che tutte le diossine prodotte in un
anno dall’impianto saranno minori di quelle generate dalla combustione
di un quintale di legna in un caminetto domestico! Basti pensare a quanta
legna viene bruciata ogni inverno nelle case di Anagni per rendersi conto di
quanto basso sia il contributo del termovalorizzatore.

Dove è possibile saperne di più sull’impatto che un impianto del


genere potrebbe avere sul territorio?
Esistono tanti studi scientifici disponibili gratuitamente su Internet,
sia riguardo il car fluff che i termovalorizzatori, che, ancora, le
diossine. I più autorevoli sono scaricabili dai siti dell’Istituto
Superiore di Sanità (www.iss.it) e dell’ISPRA - Istituto Superiore per
la Protezione e la Ricerca Ambientale (www.isprambiente.it).

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Tutte le informazioni sul termovalorizzatore di Anagni, compreso il
monitoraggio continuo delle emissioni, sono liberamente consultabili su:

www.termovalorizzatore-anagni.it

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A cura di
MARANGONI TYRE SpA
Via Anticolana, 32
03012 Anagni (FR)
T +39 077577811
marangoni.tyre@marangoni.com

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