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OSSERVAZIONI PER AIA – INCENERITORE BELLOLAMPO

Domenico Craparotta, Presidente del Comitato Bellolampo


(PA)
Prot. 12 del 16/07/2007 Palermo, 16/07/2007

All’Assessore
Territorio e Ambiente della Regione Siciliana Via Ugo La Malfa, 169
90146 PALERMO

All'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana


Servizio 2 VAS - VIA Valutazione Impatto Ambientale
Via Ugo La Malfa, 169
90146 PALERMO

e p.c. Alla Provincia Regionale di Palermo


Assessorato all’Ambiente
PALERMO

OGGETTO: Osservazioni e proposte sulla richiesta di pronuncia di compatibilità


ambientale presentata dalla ditta P.E.A., Palermo Energia Ambiente S.c.p.a. per
la realizzazione del “Sistema di gestione integrato per l’utilizzo della frazione
residua dei rifiuti urbani al netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni
della regione siciliana” per gli Ambiti Territoriali Ottimali PA1, PA2, PA3, PA4
Nord, PA5, TP1.

Ai sensi dell'art. 6, comma 9, della legge 349/86 il sottoscritto Comitato di


Bellolampo presenta le allegate osservazioni sui progetti relativi a quanto in
oggetto.

Si chiede formalmente che nel giudizio di compatibilità vengano considerate le


osservazioni qui presentate e che su di esse si esprima giudizio
singolarmente.

Il Presidente
Domenico Craparotta

OSSERVAZIONI SULLA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE DEI PROGETTI PRESENTATI


DALLA DITTA P.E.A., PALERMO ENERGIA AMBIENTE S.C.P.A. PER LA
REALIZZAZIONE DEL “SISTEMA DI GESTIONE INTEGRATO PER L’UTILIZZO DELLA
FRAZIONE RESIDUA DEI RIFIUTI URBANI AL NETTO DELLA RACCOLTA
DIFFERENZIATA PRODOTTA NEI COMUNI DELLA REGIONE SICILIANA” PER GLI
AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI PA1, PA2, PA3, PA4 NORD, PA5, TP1.

1) Lo studio di Impatto Ambientale non è stato redatto in conformità alla


normativa comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale
né risponde ai criteri dettati dalla normativa statale;

2) La sintesi non tecnica esibita alla scrivente è difforme dall’avviso


pubblicato sui quotidiani per la richiesta di pronuncia ambientale; essa,
infatti, non contiene la valutazione del sistema integrato di cui al
predetto avviso. In particolare la sintesi neppure cita le stazioni di
trasferenza di Carini, Monreale e Termini Imerese, l’impianto di selezione
e la relativa discarica di Trapani

3) Il progetto scaturisce dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato


con ordinanza n. 1166 del 18.12.2002 dal Commissario per l’emergenza
rifiuti in Sicilia. Il Piano, ed i successi provvedimenti, hanno affidato – a
valle della raccolta differenziata - la gestione di rifiuti urbani prodotti in
Sicilia (circa 2.500.000 t/anno) a 4 Associazioni Temporanee d’Impresa
(A.T.I.), selezionate tramite avviso pubblico, che realizzeranno 4 nuovi
inceneritori dove smaltire i suddetti rifiuti dopo la separazione della
frazione organica e dei metalli. Le A.T.I. inoltre realizzeranno, ciascuna
negli Ambiti Territoriali Ottimali di riferimento, le stazioni di trasferenza,
gli impianti di separazione secco/umido, le discariche per i rifiuti speciali
e le ceneri derivanti dall’attività di incenerimento e le discariche per la
frazioni umida stabilizzata. Gli inceneritori da realizzare sono ubicati nei
comuni di Augusta (SR), Paternò (Catania), Bellolampo (PA) e
Casteltermini (AG).

4) Da quanto sopra detto, appare di tutta evidenza che il progetto proposto


non è una singola opera isolata dal contesto generale, da valutare
singolarmente. E’ invece indispensabile che il progetto vada esaminato
insieme con gli altri 3 progetti già presentati al fine di valutarne
correttamente gli impatti complessivi e le interferenze ambientali che
assumono una dimensione ben maggiore.

5) Trattandosi di un “PIANO” e non di un singolo progetto, esso rientra


pienamente tra quelli da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica.
Non sottoporlo alla procedura V.A.S. (derivante dalla direttiva
comunitaria già recepita) sol perché la normativa entrerà in vigore nel
prossimo luglio – tra tre mesi -, legittimerebbe il dubbio che si voglia
sfuggire a verifiche più rigorose sulle conseguenze ambientali di politiche
economiche-territoriali, di piani e di programmi ad elevato impatto
ambientale;

6) Nessuna comunicazione, avviso o informazione, è stata fornita ai cittadini


siciliani su ciò che il Commissario Straordinario ha progettato,
programmato e realizzato con il Piano per la Gestione dei Rifiuti e ciò
nonostante lo stesso Piano dedichi l’intero capito 21 alla necessità di
informare correttamente il pubblico e istituisca il “Piano della
Comunicazione” il cui obiettivo avrebbe dovuto essere quello della
determinazione del consenso sociale e la condivisione delle azioni
attuative. Alla luce delle fortissime proteste delle amministrazioni locali e
delle popolazioni, bisogna prendere atto che il “Piano della
Comunicazione” non solo non è mai stato avviato ma che la struttura
Commissariale non ha neppure tentato di interloquire con i cittadini e le
associazioni ambientaliste;

7) Il progetto, quale strumento d'attuazione del Piano Regionale di Gestione


Rifiuti, viola le norme comunitarie recepite dalla Legge 22/97 e successivi
emendamenti. A scapito della riduzione della produzione dei rifiuti del
recupero e del riuso, il Piano Regionale inverte le priorità indicate dalla
legge dando invece precedenza e centralità al sistema dell’incenerimento
a cui viene dato il compito di smaltire almeno il 65% dei rifiuti
(indifferenziati) prodotti dai siciliani, mentre il conseguimento della quota
del 35% di raccolta differenziata - obiettivo obbligatorio per tutti dal
maggio 2003 - viene rimandato al 2008 senza, tra l’altro, alcuna misura
che ne assicuri il rispetto;

8) Per la violazione delle relative norme l’associazione “Lega Ambiente” ha


pendente presso il Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo un
ricorso per l’annullamento dell’ordinanza n. 333 del 02.05.2003 con la
quale il Commissario straordinario identifica il numero ed i siti per la
localizzazione delle stazioni di trasferenza, degli impianti per il
trattamento della frazione residuale e di quelli per la termovalorizzazione
dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati e sono delimitati gli ambiti
ottimali. Gli stessi motivi dell’impugnativa, in fatto e in diritto,
riproponiamo qui integralmente come ulteriori osservazioni al progetto
ed accludiamo copia del citato ricorso;

9) L’approvazione del Piano di Gestioni Rifiuti da parte del Commissario


Straordinario, come fatto rilevare dalla mozione presentata il 04.03.04 da
28 deputati all’Assemblea Regionale Siciliana per chiederne la revoca, è
illegittima poiché di esclusiva competenza degli organi legislativi e non
del Commissario;

10) Lo stesso profilo d'illegittimità viene segnalato nell’interrogazione


presentata da 7 Senatori della Repubblica al Sig. Ministro dell’Ambiente
ed al Sig. Ministro dei Beni Culturali e Ambientali;

11) Benché gli strumenti nazionali e regionali di riferimento programmatico


siano al presente inesistenti o incompleti o privi di approvazione (Piano
Energetico Nazionale, Piano Energetico Regionale, Piano Energetico
Provinciale, Documento di Programmazione Economico Finanziario, Piano
Regionale Trasporti, Piano Territoriale Paesistico, ecc.) non è stata
neppure tentata la valutazione con quelli in attesa di approvazione o con
le Linee guida. Questa grave carenza impedisce di esprimere un giudizio
sulla strategicità dell’intervento proposto;

12) Il progetto in realtà non presenta alcuna alternativa progettuale


all’incenerimento, limitandosi ad affermare che esso è conseguente alla
pianificazione siciliana. Le vere alternative all’inceneritore, e cioè una
seria riduzione della produzione dei rifiuti ed una efficace raccolta
differenziata indirizzata anche alla separazione domestica della frazione
umida ai fini della produzione di compost di buona qualità, non sono
prese in considerazione nonostante fossero tutte misure indicate dal
Piano degli Interventi per l’emergenza Rifiuti (PIER) approvato nel 2000;

13) Il progetto prevede la produzione di 54,2 MW di energia elettrica che


dovrebbero essere ceduti al GRTN alle condizioni di cui al CIP6/1992.
Nessuna valutazione viene però fatta della necessità e della reale
possibilità di immissione in rete dell’energia prodotta dall’inceneritore di
Bellolampo e degli altri 3 siti (complessivamente circa 180 MW).
L’intervento, infatti, non risponde ad alcun criterio di strategicità ma anzi
si inserisce nell’attuale quadro di sovrapproduzione di energia elettrica in
Sicilia. Tale sovrapproduzione non è neppure funzionale a colmare le
presunte carenze nazionali poiché l’esportazione di energia elettrica
verso il continente trova un limite invalicabile nella incapacità
dell’elettrodotto sottomarino Messina / Reggio Calabria che non consente
il passaggio di più di 600 MWh. Dagli ultimi dati forniti dal Gestore della
Rete Elettrica Nazionale GRTN e relativi all’anno 2001, risulta che la
Sicilia dispone di una potenza efficiente netta di 5.004,7 MW, impiega
solo 2.700 MW e consuma 20.062,4 GWh esportando comunque 3.363,1
GWh (il 16,8% della sua produzione). La massima capacità di trasporto
dell’elettrodotto sottomarino è di 600 MWh ed usualmente ne passano
solo 300 MWh.;

14) La scelta del sito di Bellolampo (e di tutti i siti) non è stata fatta dalla
struttura Commissariale sulla base di precisi criteri di strategicità,
economicità, basso impatto, posizione baricentrica con le aree
metropolitane, distanza dai centri abitati, aree soggette a vincoli
idrogeologici e paesaggistiche, vie di comunicazione. Infatti, lo stesso
avviso pubblico per la selezione delle aziende a cui affidare lo
smaltimento, poneva come condizione che le ditte avessero “siti idonei”,
ovvero impianti industriali propri o di cui abbiano la disponibilità
gestionale, esistenti nel territorio della Regione Sicilia, ivi compresi quelli
per la produzione di energia elettrica, in sostituzione totale o parziale di
combustibili ora impiegati. Si è così precostituita una scelta degli
operatori e si è lasciata loro la facoltà di scegliere il sito più vantaggioso
per l’azienda piuttosto che più idoneo sotto il profilo ambientale con il
costo a carico dell’utenza. Altra conseguenza di tale procedura è il fatto
che i rifiuti viaggeranno da un capo all’altro della Sicilia con l’irrazionale
conferimento, per esempio, di quelli di Catania all’impianto di Augusta,
quelli di Messina a Paternò (Catania), quelli di tutta la Provincia di
Palermo e di Trapani a Bellolampo (PA) già ospitante un discarica che va
avanti da 30 anni, ed è stata ampliata ulteriormente da 30.000 ettari a
150.000, situata a ridosso della città di Palermo (Conca D’Oro), ospitante
già un inceneritore per rifiuti ospedalieri e pericolosi;

15) Non risultano pertanto esposti i criteri che hanno determinato la scelta del
sito, la loro configurazione modulare, prescelta su precisa base analitica.
Manca una scheda parametrica dei dati necessari per la esecuzione di
un’analisi dei dati territoriali, delle valenze naturalistiche, delle valenze
culturali, dei dati fisici. Manca ogni riferimento ai rapporti tra studi
territoriali effettuati e soluzioni progettuali adottate, nonché il quadro di
riferimento ambientale, i livelli di qualità preesistenti all’intervento, la
stima qualitativa e quantitativa degli impatti indotti dall’intervento
sull’ambiente e, quindi, la individuazione e la caratterizzazione delle
componenti e dei fattori ambientali ed antropici interessati;

16) Gli aspetti sismici sono stati del tutto ignorati mentre l’elevata sismicità
dell’area del comune di Palermo (seconda categoria) richiede invece
indispensabili approfondimenti sui caratteri, localizzazione e potenziale
sismico delle principali strutture sismogenetiche potenzialmente
interferenti con l’area interessata all’insediamento. Dai dati dello studio
non è possibile stimare gli effetti attesi al suolo in assenza di un indagine
geognostica ed in particolare geofisica volta a determinare i parametri
sismici e geotecnici dei terreni fondali tecnicamente significativi in
funzione dell’opera in progetto e quindi non è possibile valutare una
plausibile risposta attesa;

17) Gli estensori dello studio ammettono che “l’intervento in sé configura


possibili forme d'impatto negativo in termini di possibile contaminazione
del suolo a seguito dell’immissione di sostanze inquinanti, occupazione,
consumo di suolo e modifiche morfologiche” e ancora “il suolo ed il
sottosuolo presentano un’elevata vulnerabilità alla propagazione di
contaminanti; il sito non risulta infatti dotato di una barriera geologica
naturale”(le falde idriche in esso contenute, danno acqua a buona parte
della città), “L’occupazione ed il consumo di suolo appaiono rilevanti, in
quanto una nuova area naturale (ex poligono militare) viene impegnata
per l’ampliamento della piattaforma di trattamento di Bellolampo”. A
fronte di queste affermazioni – tali da rappresentare un insormontabile
ostacolo alla possibilità d'insediamento degli impianti – non viene fornito
nessun approfondimento d’indagine, di valutazione del rischio, di
alternativa progettuale;

18) Lo studio non fornisce alcuna analisi degli aspetti idraulici e idrogeologici
che possono ingenerare dissesti. La vulnerabilità del sito traspare appena
dallo studio mentre andrebbe seriamente indagato il rischio frana indotto
dagli interventi di realizzazione delle opere e il successivo deposito in
discarica di oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti;

19) Il sito ricade all’interno del Sito di Interesse Comunitario “Raffo Rosso,
Monte Cuccio e Vallone Sagana”. Lo studio annuncia elevati impatti
ambientali con la perdita di habitat, denaturalizzazione e avvelenamento
alimentare per l’avifauna, e si dichiara che “Considerando che non è
possibile dimostrare l’assenza d'impatto e che ‘le disposizioni
dell’articolo 6 della Direttiva Habitat non sono limitate a piani e progetti
concernenti esclusivamente un sito protetto e prendono anche in
considerazione sviluppi al di fuori del sito, ma che possono avere
incidenze su esso’. Le autorità degli Stati membri sono pertanto invitate
quanto meno ad astenersi da tutte le attività che possono provocare il
deterioramento di un sito inserito nell’elenco nazionale”.

20) Lo studio è estremamente lacunoso nell’indagare gli impatti derivanti sia


dalla fase di cantiere che di esercizio. Non vengono indicate le estensioni
delle aree da cementificare o da asfaltare, le dimensioni delle discariche,
le profondità di scavo delle stesse, le dimensioni dei capannoni e delle
altre strutture. Non si forniscono dati sui rifiuti prodotti durante la fase di
cantiere e sulla loro modalità di smaltimento;

21) Non si indicano le fonti di approvvigionamento idrico (600 m3 al giorno


durante l’esercizio) né se ne assicura la disponibilità in loco;

22) Nella sintesi manca qualunque stima delle emissioni dell’impianto


d’incenerimento, delle sezioni di selezione e di biostabilizzazione, delle
discariche e degli automezzi (che si afferma utilizzeranno 411.000 litri di
gasolio l’anno). Ci si limita a dichiarare che esse rientreranno entro i
parametri del decreto Ministero Ambiente n. 503 del 19.11.1997. Ciò è
inaccettabile poiché lo studio deve servire a valutare gli effetti del
progetto ed i suoi impatti, non se è entro o fuori i limiti di legge;

23) Lo studio non prende in esame le emissione tipiche degli impianti di


incenerimento, di selezione, stabilizzazione e delle discariche. Nessun
raffronto è quindi stato fatto con lo stato dell’atmosfera preesistente e
successivo all’intervento;

24) Manca la valutazione di rischio delle sostanze rilasciate - tra cui quelle
cancerogene come la diossina ed i metalli pesanti-, mentre si dichiara
genericamente che le emissioni rientreranno nei parametri di legge. E’
del tutto evidente che ciò contrasta fortemente non solo con le norme
per la redazione dello studio ma anche con le esperienze, ricerche e
risultanze delle valutazioni condotte in Italia ed in Europa negli ultimi
decenni e che comprovano significativi impatti sanitari;

25) Nonostante manchi la stima quali-quantitativa delle emissioni provenienti


dalle diverse fonti, l’estensione dell’area interessata alle ricadute ed i
relativi valori, è fuori dubbio che gli impatti saranno significativi e tali da
determinare un considerevole peggioramento dello standard di qualità
dell’aria per tutti gli abitanti della zona e della città di Palermo (100 m in
linea d’aria della discarica) ;

26) La sintesi riferisce che nella relazione SIA sarebbero riportati i risultati
delle simulazioni di uno scenario emissivo (in quali condizioni meteo? in
quale fase di funzionamento degli impianti? Per quale estensione
temporale?) per poi affermare che i picchi sono da 1 a 2 ordini di
grandezza inferiori ai limiti di legge (quale legge?) e che si concentrano
nelle zone montuose e privi di centri abitati. Tutto ciò è inverosimile
anche alla luce del fatto che la stessa sintesi avverte che “il nucleo
abitato presente in prossimità dell’area dell’impianto potrà essere
soggetto ad un inquinamento olfattivo non trascurabile in quanto la
percentuale di ore annue nelle quali è superata la soglia di riferimento è
compresa tra l’1% e poco più del 15%”.
27) Gli scarichi idrici indicati (50 m3/giorno) sono incoerenti con i dati del
consumo (600 m3/giorno) ovvero non viene specificata la destinazione
dei restati 550 m3;

28) La descrizione dell’inceneritore è estremamente generica e tale da non


consentire al lettore di capire se esso è idoneo allo scopo e rispondente
alle migliori tecnologie disponibili (così come indicato dalla UE). Non
viene neppure indicato se per ogni linea è previsto il bruciatore di riserva
da utilizzare nel caso di non avvio o di malfunzionamento. In ogni caso la
scelta del tipo di inceneritore (a griglia mobile) risponde esclusivamente
a motivi di carattere economico essendo stato del tutto escluso il tipo a
plasma o quelli a gassificazione (quest’ultimo perché richiederebbe che i
rifiuti siano molto meglio selezionati di quanto ci si propone con il
presente progetto). Le alternative di sistema ed il confronto non si è
basato, come avrebbe dovuto, sul minore impatto ambientale
conseguibile;

29) La stessa cosa vale per gli impianti di selezione: a) insufficiente


valutazione delle alternative di progetto; b) è stato scelto il sistema che
fornisce meno garanzie di selezione ed eliminazione delle componenti
pericolose del rifiuto ma produce una carica con potere calorifico più
elevato (per questo motivo viene esclusa la tecnica dei bio-cubi che
prevede la separazione a valle della fase di digestione aerobica);

30) Idem per il trattamento delle ceneri;

31) L’impianto di stabilizzazione – anche in conseguenza del conferimento


indifferenziato e del sistema grossolano di separazione adottato - non
viene progettato, come sarebbe invece opportuno, per ottenere un
compost di alta qualità da poter realmente ed in sicurezza utilizzare in
opere di ripristino ambientale bensì per risparmiare costi e tempo;

32) La sintesi non fornisce alcun serio ed aggiornato studio sulla composizione
merceologica dei rifiuti conferiti all’impianto né esamina la questione
degli inerti (quanto vetro?) che si ritroveranno nella frazione secca
compattata (altrimenti detta eco-balla) da avviare ai forni , mentre la
frazione organica stabilizzata si dichiara ne conterrà il 30-40%, e ciò a
dimostrazione del fatto che rimarrà inutilizzabile quale compost;

33) Il dimensionamento volumetrico delle discariche (come pure dell’intero


sistema Palermo), con il conseguente impatto ambientale, deriva dalle
errate scelte del Piano di Gestione dei Rifiuti e da quelle progettuali.
Infatti, l’aver indirizzato il sistema verso l’incenerimento e le discariche
anziché promuovere una forte raccolta differenziata, ha ingigantito oltre
misura gli impianti. Inoltre le scelte progettuali dell’impresa producono
una frazione secca stabilizzata la cui unica destinazione sarà lo
smaltimento nella discarica di Bellolampo;

34) Della frazione secca compattata non si forniscono dati qualitativi né si


assicura la rispondenza alle norme di legge vigenti. Gioverà ricordare che
nella regione Campania le eco-balle sono oggetto di inchieste giudiziarie
e che il Presidente della Commissione d’indagine sul ciclo dei rifiuti, On.
Paolo Russo, ha recentemente dichiarato che nutre forti dubbi sulla
possibilità che questo rifiuto sia idoneo per l’incenerimento;

35) Si dichiara che le acque meteoriche verranno avviate verso le fogne


comunali (inesistenti a Bellolampo), scelta assolutamente inammissibile
considerata la prevedibile ampia superficie asfaltata/cementificata ed
interessata da deposizione di polveri, olii da mezzi meccanici, acidi, ecc.;
36) Si sostiene che il percolato (già rifiuto speciale) delle discariche verrà in
parte riutilizzato per raffreddare le scorie, bagnare gli argini, innaffiare,
lavare i piazzali, ecc. La pratica appare assolutamente illegale (si
smaltisce impropriamente un rifiuto) e tale da causare notevoli problemi
ambientali (aerosol contenente inquinanti, contaminazione dei suoli e
dell’aria, ecc.)

37) La sistemazione a verde delle aree contigue agli impianti è solo avanzata
come ipotesi ma non fa parte del progetto e non se ne assicura la
realizzazione;

38) Non viene fatta alcuna stima quantitativa della produzione di biogas e,
mentre si dichiara che verrà utilizzato a fini energetici, non si chiarisce
quale impianto lo utilizzerà;

39) Manca un’analisi delle emissioni in atmosfera dell’impianto di depurazione


reflui e dei mezzi meccanici e di trasporto che transiteranno o
opereranno nel sito (considerato che Bellolampo è situato a circa 400 m
sul livello del mare e che la strada che conduce ad esso in alcuni tratti
raggiunge la pendenza del 10%) ;

40) Si dichiara che gli effetti del traffico sono sicuramente significativi ma si
stimano in soli 40 viaggi al giorno. Considerato che all’impianto
dovrebbero essere conferite circa 800.000 t/anno di rifiuti (più 8.000
t/anno di calce, 4.400 t/a di urea, 2.650 t/a di chimici) ne deriva che ogni
giorno, per 365 giorni l’anno arriverà nel sito una media di 2.200
tonnellate. E’ poi noto che gli autocompattatori siciliani portano al
massimo 10-12 tonnellate. Riteniamo più attendibile stimare il numero
dei viaggi in almeno 150-200 al giorno con effetti ben più drammatici di
quelli ipotizzati sul traffico di Palermo e degli assi viari interessati;

41) Nessuno studio viene fatto sulle eventuali modifiche che la realizzazione
dell’impianto potrebbe indurre sul microclima dell’area;

42) Non viene prospettato alcun scenario di rischio in conseguenza della


realizzazione dell’intervento e della gestione degli impianti. In particolare
non è stato esaminato nessuno dei possibili eventi accidentali come
l’incendio delle discariche, l’emissione di nube tossica, l’esplosione delle
caldaie e/o della turbina, l’incendio dei depositi delle sostanze chimiche,
lo sversamento di prodotti chimici durante la fase di trasporto o di carica
all’impianto, la formazioni di emissioni ad elevata concentrazione di
diossine per il malfunzionamento delle camere di combustione o post
combustione, l’incendio e/o l’esplosione dell’impianto di stabilizzazione,
ecc.;

43) Non è stato previsto un piano di sicurezza interno ed esterno;

44) Manca una descrizione del progetto e la relativa valutazione degli impatti
che comporterà la realizzazione dell’elettrodotto che, si intuisce,
dovrebbe consentire l’immissione in rete dell’energia elettrica prodotta.

45) Non è stato prodotto uno studio epidemiologico attendibile sullo stato
sanitario delle popolazioni interessate alle ricadute dei fumi ed una
credibile valutazione ante e post intervento. L’affermazione che “Non si
ritiene quindi che la realizzazione e l’entrata in funzione degli impianti
possa determinare effetti negativi sulla salute pubblica” è del tutto priva
di fondamento e contraddice la univoca e copiosa letteratura medico-
scientifica sull’argomento.
Lo scrivente Comitato, alla luce delle osservazioni di cui sopra, nella
convinzione dell’inutilità dell’opera proposta ed i gravi ed irreparabili
guasti che essa produrrebbe sull’ambiente e sulla salute delle
popolazioni, ritenendo inoltre che lo studio di impatto ambientale
presenti gravi ed incolmabili lacune, chiede alla Commissione che
vengano esaminate attentamente tutte le questioni qui evidenziate
esprimendosi singolarmente su di esse pronunciando al termine parere
negativo. Chiede già fin d’ora copia del giudizio di compatibilità
ambientale che sarà rilasciato dichiarandosi disponibile al pagamento
delle spese di fotoriproduzione e spedizione.

Palermo, 16/07/2007

Comitato di Bellolampo

Il Presidente

Domenico Craparotta
Stradale Bellolampo, 4700 - 90135 – Palermo Tel. 091224185
E-mail: crep.mimmo@tin.it Sito: http://bellolampo.it