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Pi che la politica pot la banca

di Massimo Riva In America Volcker sostiene la necessit di separare credito ordinario e investimenti. Ma il Congresso l'ha bocciato. In Europa, alla vigilia dell'unione bancaria, questo tema non viene neppure sollevato (27 dicembre 2012) Si stenta a condividere il generale entusiasmo con il quale stato salutato l'accordo per un primo embrione di unione bancaria europea. Il troppo tempo perso in trattative, minate da egocentrismi nazionali, avrebbe dovuto almeno essere recuperato con scelte pi coraggiose e puntuali. Cos non stato: il nuovo regime di vigilanza bancaria sotto la guida centralizzata della Bce entrer in vigore soltanto fra quattordici mesi e riguarder s i maggiori istituti di credito ma non la generalit del sistema. Sar che il meglio nemico del bene, ma il risultato l'ennesimo compromesso al ribasso. Nel segno di quel vizio di fondo del concerto europeo gi emerso con la crisi greca ovvero l'incapacit ad assumere le decisioni con la necessaria tempestivit ed efficacia d'iniziativa. UNO DEI PREGI PI DECANTATI del nuovo regime creditizio unitario dovrebbe essere quello di intervenire sui meccanismi di salvataggio delle banche spezzando il legame pernicioso fra crisi degli istituti di credito e debiti pubblici nazionali. Dapprima in Irlanda, poi in Portogallo e ora in Spagna la minaccia di default di banche importanti, infatti, stata scongiurata solo con massicci esborsi di capitali pubblici che hanno fatto lievitare enormemente i debiti sovrani. Cos rendendo pi fragili ed esposte non soltanto le finanze di quei singoli paesi ma anche l'area dell'euro nel suo complesso. Invece, una volta che sia operativa la vigilanza unica, sar il Fondo europeo salva-Stati a ricapitalizzare direttamente le banche in difficolt senza far gravare ulteriori oneri sui bilanci nazionali. Bene, si dir: nessuno pu sottovalutare il peso anche politico di questa scelta mutualistica che apre sperabilmente la strada a un maggiore spirito di solidariet fra i paesi dell'Unione europea. Sorge, tuttavia, prepotente il dubbio che si stiano chiudendo le stalle quando ormai i buoi sono scappati ovvero quando ormai l'esplosione dei debiti pubblici per sovvenzionare le banche si gi verificata. Perch non aver agito prima? N oggi di gran consolazione sapere che dal primo marzo del 2014 si cambier finalmente registro con l'entrata in vigore dell'Unione bancaria. Resta poi pi che mai sospesa un'altra e pi radicale ragione di perplessit su modi e termini con cui si sta affrontando il nodo della stabilit del mercato creditizio in Europa e in generale nel sistema occidentale. Le tempeste finanziarie di questi ultimi anni hanno provocato danni cos estesi anche all'economia reale da far ritenere che abbia assai poco senso e ancor meno utilit ed efficacia il proposito di risalire la china dei guai ricorrendo soltanto al prontuario di una pi severa e accentrata vigilanza sui bilanci delle banche. Anzich intervenire a valle per sanzionare eventuali eccessi di azzardo ormai compiuti da qualche istituto, ben pi solida sarebbe la soluzione di operare a monte con regole che leghino le mani in partenza ai banchieri di poco scrupolo e di elevata temerariet. PER ESEMPIO, quel vecchio saggio di Paul Volcker - che parla dall'interno del

sistema essendo stato glorioso presidente della Federal Reserve - da tempo sostiene l'esigenza di ritornare a quella netta distinzione di compiti e ruoli fra banche ordinarie e banche d'investimento speculativo che, a partire dagli anni Trenta, ha offerto un buon mezzo secolo di sostanziale stabilit ai mercati creditizi del mondo occidentale. Nonostante l'autorevolezza della fonte, per, l'ipotesi di Volcker non ha incontrato grande fortuna. S, il presidente Obama l'ha pure raccolta ma ci ha pensato subito la maggioranza repubblicana al Congresso a farla a pezzi. Quanto all'Europa il tema latita nell'agenda dei vertici dell'Unione. Non pago di aver gi scaricato sui conti pubblici i costi abnormi del banditismo bancario, come lo chiama Paul Krugman, il potere politico rimane subalterno o comunque incapace di sottrarsi ai ricatti di chi non vuole regole serie per la giungla del credito. E questo il peggior viatico per la nascente unione bancaria.