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Chi lo psicologo e cosa pu fare: come ridare dignit alla nostra professione

Quello a cui stiamo assistendo attualmente nella nostra societ deve portarci a un certo numero di riflessioni. Da una parte abbiamo un crescente numero di iscritti allalbo degli psicologi, numero che ogni anno aumenta grandemente e costantemente. Dallaltro lato vediamo che di questi iscritti allalbo sono una piccola percentuale lavora effettivamente come psicologo. E tra laltro non tutti i laureati in psicologia si iscrivono effettivamente allalbo, altrimenti il numero crescerebbe ancora di pi. Ma dove vanno a finire tutti questi psicologi e perch non lavorano? Dobbiamo partire da alcune considerazioni. La prima e fondamentale che siamo tanti: pi di 40000 colleghi in tutta Italia con un numero che continua a crescere, e tutti questi psicologi, o almeno la maggior parte, vogliono un lavoro dipendente, mentre non ci si rende conto che in questo lavoro la maggior parte degli sbocchi sono a titolo di libero professionista o collaboratore. chiaro che con queste premesse il senso di frustrazione dietro langolo, perch se i posti da dipendente sono 10 e 90 vogliono fare lavoro dipendente si incorre in un problema consistente. ci non toglie che il numero cos alto di psicologi non renda difficoltoso scavare le proprie nicchie professionali, ma considerando che la domanda ci sarebbe alla fine il punto sta nel come contattarla, nel come crearsi il proprio spazio, il proprio marchio. I primi psicologi avevano unutenza potenzialmente infinita, oggi invece dobbiamo in qualche modo far s che le persone vengano da noi per un qualche motivo che sia valido e quindi diventa fondamentale il modo in cui ci si promuove e cosa si offre allutenza. Di fatto luniversit non fornisce competenze sul settore del come promuoversi e inquadrarsi nella propria professione, perci si esce dal percorso di studi totalmente disorientati sul cosa fare e come farlo. Nella maggior parte dei casi non si ha in testa una idea chiara di cosa si vuole fare, dellambito in cui si vuole operare e molti si buttano su quei due -tre ambiti pi gettonati dalla maggioranza, dimenticandosi che difficilmente si pu fare bene qualcosa e ottenerne dei risultati se per primi non so crede in quella cosa, se quella cosa non ci appartiene, se non labbiamo partorita noi e non la sentiamo veramente come nostra, ma solo come un ambito possibile che la maggior parte ha provato. frequente infatti sentir parlare il neo-psicologo nei termini di e ora che faccio?, non saprei proprio cosa proporre, non so bene in che ambito muovermi. Questo generale senso di disorientamento spinge a fare alcune cose fondamentalmente sbagliate: 1. Cercare spazi in ambiti che sono gi gettonati dalla maggioranza: tanto per fare un esempio, la maggioranza dei neo-psicologi tenta di proporre progetti nelle scuole o

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collaborazioni coi medici. Ma essendo questo un ambito fortemente battuto evidente che portare progetti gi rivisti o brochure poco chiare nellintento che abbiamo difficile che porti a dei risultati. I medici riceveranno molti psicologi che richiedono una collaborazione, ma noi cosa gli offriamo di diverso dai nostri colleghi se non la percezione che stiamo solo cercando di accaparrare pazienti piuttosto che offrire un servizio? Vedendo che queste strade non portano a nulla ecco subentrare lo sconforto; Si tenta di aprire uno studio ed eventualmente fargli un poco di pubblicit: ma lo studio lo aprono in tanti, quasi tutti come primo tentativo e perch mai un paziente dovrebbe venire proprio da noi piuttosto che dal collega pi conosciuto? Cosa offriamo noi ai nostri pazienti, quali servizi proponiamo? Un anonimo cartello alla porta, un sito o una brochure col generico quanto inflazionato sostegno alla persona , oppure con un guazzabuglio di offerte che non hanno un denominatore comune e una logica, destano perplessit e disorientamento in chi legge non rendendoli capaci di comprendere cosa facciamo. chiaro che lo studio vuoto sia la diretta conseguenza di questa mancanza di specificit; Si decide di abbandonare la strada della psicologia facendo tuttaltro; Ci si d al volontariato svendendo la propria professionalit nella speranza che prima o poi qualcuno si accorga di noi (difficile che qualcuno possa tenerci di conto se noi per primo non lo facciamo svendendoci cos!); Ci si dedica a corsi e corsetti di dubbia validit pur di far curriculum e si porta questultimo a destra e a manca senza una minima logica di fondo, facendo cos in modo che la maggior parte degli stessi verranno cestinati Ci si lascia prendere dallo sconforto e si finisce per dire lunica iscriversi ad una scuola di psicoterapia, perch lo psicoterapeuta lavora di pi, ha pi competenze, accede ai concorsi, tenuto maggiormente in considerazione.

Vorrei affrontare questi punti cominciando da questultimo, perch lo ritengo di fondam entale importanza. Fare un discorso come quello del punto 3 denota una fondamentale incapacit di inquadrare chi lo psicologo e cosa pu fare, nella dilagante onda di sconforto generato dal fatto che gli psicologi non lavoranoallora andiamo a fare gli p sicoterapeuti. Credo che ci siano degli errori grossolani dietro a questa falsa credenza e vorrei commentarli: Iscriversi ad una scuola di psicoterapia perch non si sa cosa fare come psicologi non fa altro che rimandare di 4 anni il momento che gi adesso stiamo vivendo, con la differenza che avremo perso 4 anni di possibilit e avremo il portafoglio pi vuoto. Lo dimostra il fatto che molti psicoterapeuti continuano a lamentarsi di avere lo studio semivuoto come quando erano psicologi, a dimostrazione del fatto che conta quello che offriamo e non i titoli che abbiamo collezionato. In pi cos non sappiamo neanche di preciso a quale scuola iscriverci, perch rimane il problema di fondo che non sappiamo bene in qualche ambito vogliamo lavorare e quindi si vedono persone che tentano di barcamenarsi tra la giungla di scuole di psicoterapia che spuntano fuori come funghi in autunno;

Il fatto che lo essere psicoterapeuti attualmente un titolo divenuto oramai quasi obbligatorio per accedere ai concorsi pubblici e che lo psicoterapeuta sia tenuto maggiormente in considerazione in parte vero, ma forse lo anche per motivi contingenti. Certamente il fatto che i pionieri della psicologia accademica siano stati analisti e che la maggior parte dei professori, dei ricercatori, dei relatori a congressi ecc siano psicoterapeuti rende la distorsione molto vistosa. Anni di cultura psichiatrica e psicoanalitica han fatto s che la figura dello psicologo sia quasi relegata ai margini delle scienze umane, come se lo psicologo fosse una figura che non ha una sia collocazione professionale e che di conseguenza sia bisognoso di ulteriore formazione divenendo psicoterapeuta. E cos si vede la psicoterapia come lunico sbocco possibile e dignitoso che lo psicologo riesca a immaginare.

Certamente il mondo accademico e sanitario non tiene molto in considerazione gli psicologi, ma noi psicologi cosa facciamo per cambiare questa prospettiva se siamo noi i primi a non credere pi in questa professione? Buttarsi nella psicoterapia come unico sbocco significa legittimare questa visione dello psicologo incompleto e nessuno ci dar mai credito. Forse ci sfugge il fatto che psicoterapia e psicologia sono due professionalit distinte e con competenze diverse. Lo psicoterapeuta una figura di cura, fa terapia ed legata quindi principalmente al patologico, quindi principalmente dedita alla cura di disturbi strutturati, e tutto sommato con lo psicologico non neanche cos legata visto che alla scuola di psicoterapia possono accedere anche i medici. In questo la psicoterapia ci d quelle certezze di intervento che da psicologi non sappiamo darci, perch non sappiamo proprio su cosa intervenire. Se invece ci guardassimo intorno vedremmo bene che noi psicologi abbiamo tantissimo da offrire, soprattutto per il fatto che la cultura sta cambiando e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto. C una fondamentale domanda di benessere nelle persone: i ritmi stressanti della vita di oggi, la vita dispersiva nelle citt che ci tiene lontani da quel legami di famiglia allargata o quartiere che un tempo erano importanti, le certezze valoriali che si stanno perdendo, laumento di alcune malattie legate agli stili di vita, la globalizzazione che ci sta sfaldando lidentit: tutti fattori che hanno per anni allontanato le persone da s stesse e che hanno creato in questi anni un tremendo bisogno di ritrovarsi. Ecco quindi il fioccare di discipline, figure e corsi di empowerment, life coach, naturopati, discipline olistiche e orientali, new age ecc ecc. Tutto questo perch la domanda di benessere altissima nelle persone, il bisogno di ritrovare una unit mente-corpo, la capacit di relazionarsi, fronteggiare lo stress, comunicare bene, prevenire il disagio, fornire strumenti, capire se stessi e gli altri, c'e'voglia di crescere, di prendersi del tempo per se stessi. E lo psicologo che dovrebbe essere il primo a raccogliere questa domanda di benessere di fatto non c, non si vede, relegato nei suoi studi vuoti e mal promossi, non presente in scuole, ospedali e studi medici, scompare perch non sa cosa offrire o va a sforare in un altro ambito diventando psicoterapeuta, senza rendersi minimamente conto che il modello della psicoterapia fondamentalmente in crisi, che le persone non hanno voglia di intraprendere lunghe e costose terapie per stare bene tra tot anni, ma vogliono strumenti, empatia, capacit relazionali per stare bene adesso: quindi molta meno terapia e pi crescita personale.

Se noi come psicologi vogliamo risollevare la dignit della nostra professione questo il momento di farlo. E come, direte voi. Il modo innanzitutto quello di uscire da schemi reimpostati di cosa pu fare lo psicologo, o dello psicologo che fa psicoterapia, o che apre lo studio e pretendere che senza far nulla sia pieno di pazienti. Di nicchie di intervento per lo psicologo ce ne sono centinaia, e se ne possono creare di nuove, tentando di individuare i bisogni della propria realt territoriale o i bisogni delle persone in questo attuale momento storico-sociale. Gli strumenti del marketing per lo psicologo possono aiutare a costruire la propria proposta concreta e il pi possibile specifica, ma prima di tutto bisogna capire quello che ci piacerebbe fare e poi pensare a come promuoverlo che significa: cosa possiamo offrire al nostro target, come raggiungerlo. Questo per evitare che ci imbrigliamo in una serie di tentativi per prove ed errori, slegati luno dallaltro, senza una logica di fondo. Cos non otterremo granch. Quello che dobbiamo capire che la domanda esiste, dobbiamo solo trovare il modo di contattarla nei suoi specifici bisogni, cominciando a far comprendere chi lo psicologo e cosa fa. Ci sono tantissimi settori in cui lo psicologo pu proporre interventi per migliorare la salute, il benessere e la qualit della vita, e in tempi cos difficili per le persone noi psicologi abbiamo il compito di raccogliere questa domanda silenziosa e riappropriarsi di quelle nicchie che verranno cos impropriamente riempite da altre figure.

Dott.ssa Chiara Pica Chiarapica@gmail.com www.facebook.com/psicosomax