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Abitare Mestre 2010: la citt ecologica

Abitare Mestre 2010: la citt ecologica

Documento redatto a cura di Giuseppe Sacc. Con la collaborazione di Pierpaolo Favaretto, Federico Della Puppa, Natascia Di Stefano.

Coordinamento scientifico: Nicola Pellicani

Si ringrazia l'Ufficio Studi CGIA di Mestre per lo studio condotto sui costi necessari di riqualificazione edilizia per l'efficienza energetica, che si trova allegato alla fine della ricerca.

Inoltre un ringraziamento per i dati e i suggerimenti forniti a: ACLI di Venezia, AGIRE, Assessorato allAmbiente e Assessorato alla Mobilit e Trasporti del Comune di Venezia, Centro Studi Sintesi, Marco Polo System G.e.i.e, Patrizio Berengo, Tobia Brunello, Ezio Da Villa, David Marchiori, Marco Montagnini.

Fondazione Gianni Pellicani, Villa Settembrini, Via Carducci, 32 30171 MestreVenezia Telefono e Fax 041 977992. fondazione@fondazionegiannipellicani.it www.fondazionegiannipellicani.it
Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

Abitare Mestre 2010: la citt ecologica

INDICE
PREMESSA...................................................................................................................4 INTRODUZIONE..........................................................................................................6 IL NODO DEGLI INDICATORI: IL PIL NON E' LA MISURA DEL BENESSERE................10 BIL. Benessere Interno Lordo.........................................................................................................................................14 Ecosistema Urbano: vivibilit ambientale......................................................................................................................15 GREEN ECONOMY......................................................................................................19 Rottamazione ecologica....................................................................................................................................................19 MarGreen..........................................................................................................................................................................37 Agricoltura........................................................................................................................................................................39 Agrienergie........................................................................................................................................................................44 Un esempio di economia ecologica..............................................................................................................................47 BENESSERE AMBIENTALE..........................................................................................49 Gas climalteranti..............................................................................................................................................................49 Consumo energetico.........................................................................................................................................................51 Acqua.................................................................................................................................................................................55 Rifiuti.................................................................................................................................................................................61 Campi elettromagnetici....................................................................................................................................................64 Inquinamento luminoso...................................................................................................................................................67 Bonifiche in area SIN (Sito dInteresse Nazionale).......................................................................................................70 Bonifiche in area extra SIN (Sito d Interesse Nazionale)............................................................................................80 Verde urbano....................................................................................................................................................................82 I corridoi ecologici e biologici .........................................................................................................................................87 MOBILITA' SOSTENIBILE..........................................................................................92 PUM Piano Urbano della Mobilit..............................................................................................................................96 Passante di Mestre: i benefici apportati.......................................................................................................................104 Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale Tram: il nuovo trasporto su rotaia..............................................109 La mobilit' su due ruote...............................................................................................................................................112 Un nuovo utilizzo delle autovetture..............................................................................................................................117 ESPERIENZE INTERNAZIONALI: LA CITTA' VERDE EUROPEA..................................127 Stoccolma capitale europea verde 2010........................................................................................................................129 Amburgo capitale europea verde 2011.........................................................................................................................130 FORTE MARGHERA..................................................................................................132 CONCLUSIONI.........................................................................................................142 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITI UTILI............................................................144

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PREMESSA
di Nicola Pellicani. Oggi che Mestre vive una stagione di straordinaria trasformazione. Oggi che Mestre sta chiudendo i conti con il Novecento. Oggi che Mestre la citt delle opportunit non pi un sogno fare di Mestre una Citt Ecologica. Ecco perch il secondo appuntamento del ciclo di Idee per Mestre, organizzato dalla Fondazione Gianni Pellicani: La Green Economy nel governo della citt dedicato alla Citt ecologica: Abitare Mestre 2010. La ricerca realizzata raccoglie tutti i dati riguardanti il benessere ambientale (trattamento dei rifiuti, acqua, verde e tutti gli altri consueti indicatori ambientali) abbinati ai progetti legati alla mobilit sostenibile. La ricerca, attraverso una fitta serie di numeri e grafici, cerca di capire a che punto Mestre nel raggiungimento degli obiettivi vincolanti per il nostro Paese (a partire dalla riduzione del 20% nella emissione di CO2) e nel fornire ai propri cittadini servizi al passo con le citt europee all'avanguardia nell'era del New Deal verde. Accanto al benessere ambientale il rapporto contiene alcune indicazioni sui possibili sviluppi della Green Economy nella citt di Mestre, dopo quanto gi illustrato per larea di Porto Marghera nellultimo rapporto presentato. In particolare presentiamo il risultato di una simulazione inedita su costi e opportunit rappresentati dalla rottamazione o ristrutturazione in chiave verde del patrimonio edilizio vetusto . Il 16,7% dello stock edilizio mestrino si trova in condizione di mediocre o pessimo stato di conservazione. Non solo, oltre il 60% dei manufatti stato edificato tra il 1946 e il 1971. Se non si affronta il problema in tempi rapidi, tra 20 anni il centro cadr letteralmente a pezzi. Rottamiamo? Ristrutturiamo? Qualcosa bisogner pur fare. Abitare Mestre 2010 contiene una simulazione esclusiva che, dati alla mano, rivela come ristrutturando in chiave ecologica gli 8.800 alloggi classificati come in pessime condizioni si genererebbero circa 1.200 posti di lavoro. E i consumi energetici diminuirebbero del 66%, vale a dire minori emissioni per quasi 30 mila tonnellate di CO2 all'anno. Ma non tutto. Se oltre a questi alloggi si rottamassero (attraverso un piano di demolizioni e ricostruzioni) i 5.420 edificati tra il 1946 e il 1981, oggi destinati a locazione pubblica, si potrebbero generare altri 6.000 addetti ed ottenere risparmi energetici del 80%. Negli incontri precedenti del ciclo Idee per Mestre abbiamo anche indagato sulla grande mole d'interventi in cantiere nellarea centrale di Mestre. Una Citt Ecologica si costruisce anche con l'opera di rigenerazione urbana prevista con M9 - il museo del Novecento - che, assieme alla nuova biblioteca di Villa Erizzo, al Toniolo, al Candiani, a Villa Settembrini e alla Torre civica destinato a diventare il cuore di un vero e proprio distretto culturale. Il chilometro mestrino della cultura, sommato al recupero dell'area dell'ex Umberto I e Piazza Barche. I tempi appaiono quindi maturi per pensare in grande, progettando la citt del futuro che ha come orizzonte temporale il 2020. Il 2020 sar l'anno delle Olimpiadi. Comunque vada la candidatura di Venezia pu aiutare il processo di trasformazione della citt, l'obiettivo non cambia. Fare di Mestre una Citt Ecologica un traguardo alla portata. Realizzare una Citt Ecologica in linea con gli indirizzi che si stanno definendo sul piano internazionale, significa sostenere lo sviluppo di nuove produzioni, incoraggiare politiche improntate sul risparmio energetico. Vuol dire sostenere produzioni a basso impatto ambientale in zona industriale e incentivare la nascita di professioni ad "impatto zero". Significa investire su parchi e polmoni verdi, ampliare le zone pedonali e la rete delle piste ciclabili. Ma vuol dire soprattutto
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investire su un trasporto pubblico efficiente con bus e tram frequenti e puntuali. La mobilit raappresenta un passaggio fondamentale nella costruzione della Citt Ecologica. Oggi non abitiamo pi' citt, bens territori dove i confini municipali tra un comune e l'altro sono sempre pi privi di senso. E l'interconnessione rapida tra i vari punti dell'area vasta veneziana il presupposto per una politica d'integrazione territoriale. Nessun altra citt del Nordest sta attraversando una rivoluzione nella mobilit, come Mestre . L'apertura del Passante ha restituito la Tangenziale ad un uso urbano, ma la vera trasformazione sta avvenendo nel trasporto pubblico. L'arrivo del tram e del SFMR cambieranno il modo di muoversi all'interno della citt-territorio. Da citt inaccessibile Mestre si appresta a diventare citt accessibile, fortemente permeabile, favorendo cos la rigenerazione del centro. Ma non solo questo. In Italia su pressione delle direttive europee e per effetto della liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica si aperto uno spazio nuovo, per recuperare il gap con il resto d'Europa in tema di economia verde, ovvero dell'economia delle fonti rinnovabili legate al solare, all'eolico e al geotermico. A proposito di risparmio energetico bisogna imparare da citt come Friburgo. La citt tedesca all'avanguardia in Europa in tema di economia sostenibile. A Friburgo il riciclaggio e l'uso delle fonti rinnovabili sono la norma, la rete dei mezzi del trasporto pubblico estesissima e le biciclette sostituiscono le auto. L'utilizzo di materiali che assicurano l'isolamento termico degli edifici consente di risparmiare molta energia. La citt piena di pannelli solari e le case sono dotate di vetri che d'inverno catturano il sole. Dietro a questi interventi c' molta ricerca e ci sono molte persone occupate nei vari settori dell'economia verde, creando cos un grosso mercato che presenta grandi prospettive per il futuro. Friburgo una citt con circa 200 mila abitanti, poco pi di Mestre. La cultura ambientalista ha iniziato a prendere forma negli anni Settanta. E pensare che tutto cominciato da una protesta contro l'installazione di una centrale nucleare. Da l si sviluppata una cultura verde e una sensibilit verso le energie alternative. Perch Mestre non dovrebbe poter imparare da Friburgo? Negli anni Settanta deteneva il triste primato negativo con la modestissima cifra di 0,45 centimetri di verde per abitante. Oggi siamo a 36 metri quadri. Mestre ha gi iniziato l'opera di riscatto dai danni prodotti dal modo scriteriato con cui si abbattuta la modernit del Novecento che ha generato benessere, ma anche inquinamento, gravi danni ambientali e una cattiva edilizia. C' un decennio di tempo per dar vita alla Citt Ecologica, partendo dalle bonifiche dei siti inquinati di Porto Marghera, con tempi e costi certi, avviando cos la ciclopica riconversione delle aree dismesse. In quest'ambito troverebbe spazio anche quella moltitudine di professioni improntate sull'innovazione, che potrebbero contare su un polo come il Vega e sull'universit di via Torino. Ogni possibilit di crescita resta per subordinata al decollo delle due polarit, che sorgono lungo il waterfront, il pi grande bene del territorio. Da una parte Porto Marghera, dall'altra Tessera. Vale a dire ad un'estremit il Porto e un'area a forte vocazione industriale, dall'altra un nodo trasportistico strategico per l'intero Nordest con aeroporto, autostrada, Alta velocit, tram, SFMR e sublagunare. in quest'area che nascer il Quadrante di Tessera che comprende l'Entertainment district e il polo del Leisure con lo stadio e il casin. Per questo Abitare Mestre 2010 si chiude con un focus dedicato a Forte Marghera, perno di unarea di 50 ettari che pu realmente divenire il simbolo della citt ecologica del futuro, legame tra i due poli del waterfront e punto di connessione tra Venezia e Mestre.

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INTRODUZIONE
Ecologia e sostenibilit: tra qualit della vita e rilancio economico L'obiettivo di Abitare Mestre 2010: la citt ecologica fornire una serie di dati su Mestre e l'area metropolitana della quale perno per approfondire alcuni elementi riconducibili ad una citt ecologica. Ma prima di tutto necessario capire cosa si intenda con l'aggettivo ecologico, una parola oggi molto utilizzata con accezioni assai differenti, a volte - se non confliggenti difficilmente riconducibili ad unit. Alcuni si concentrano su norme pragmatiche che si dovrebbero adottare nella pianificazione urbanistica [F. Archibugi, 2002], altri considerano il termine il pivot di un nuovo paradigma economico e sociale quindi con capacit di incidere nella realt urbana molto di pi di uno strumento urbanistico [A. Gorz, 2009]. Alcuni studiosi vedono perfino nell'ecologia un pensiero cos rivoluzionario da poter sovvertire l'immaginario capitalista dominante [C. Castoridias, 2001]. Un dibattito molto acceso che si alimenta di alcune dicotomie centrali nella riflessione culturale dei nostri tempi quali fordismo / flessibilit, controllo / esaurimento, universalismo / localismo, materialit / immaterialit, velocit / lentezza, centralizzazione / decentramento, concentrazione / dispersione, regolamentazione / deregulation... un dibattito che investe la definizione stessa di parole come sviluppo, crescita, progresso, democrazia. Se quindi l'ecologia pu portare a soluzioni a lungo tempo divergenti, di certo tutto parte da considerazioni oggi sempre pi condivise ed obiettivi sul medio periodo altrettanto condivisi. Ci perch la sfida posta a noi tutti dai cambiamenti climatici in atto epocale. La temperatura del pianeta salita da 0,7 gradi centigradi dall'inizio del Novecento ad oggi. La massima autorit climatica al mondo l'Ippc (Intergovernmental panel on climate change), e quindi i 2.500 scienziati che vi lavorano, sostengono che nel 2100 la variazione potrebbe arrivare fino a 1,6 gradi ma anche fino a 6. Per l'Ippc oltre quota 2 gradi gli effetti indesiderati sarebbero moltissimi a partire dall'innalzamento dei livelli del mare. La colpa della concentrazione di anidride carbonica: prima della rivoluzione industriale erano 280 parti per milione le molecole di CO2 ogni milione di molecole, oggi sono 390. Scavalcare quota 450, sempre per l'Ippc, equivarrebbe ad un innalzamento di 2 gradi, record gi raggiungibile nel 2050. Ecco perch la necessit di tagliare almeno il 50% delle emissioni per il 2050 rispetto alle circa 20 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 1990. Oggi siamo a quota 31 milioni di tonnellate. I cambiamenti climatici avranno ripercussioni profonde in tutto il mondo ma in particolare nella zona in cui viviamo. Nell'aprile del 2009 la Commissione Europea ha licenziato un documento nel quale si legge: La portata dell'impatto [dei cambiamenti climatici] varia da regione a regione. In Europa quelle pi colpite saranno la parte meridionale del continente e il bacino del Mediterraneo. A rischio anche Alpi, isole, aree costiere, urbane e pianure densamente popolate1. Tutti sono daccordo che oggi sia necessario ottimizzare l'uso di energie e di materie prime; ridurre al minimo le emissioni di inquinanti e il riciclaggio dei flussi che circolano all'interno dei sistemi produttivi; ridurre la dipendenza dalle risorse energetiche non rinnovabili e in particolare delle energie fossili per lottare contro i cambiamenti climatici. Se l'economia quindi deve decarbonizzarsi le citt, nel loro
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Lopuscolo che lUnione Europea ha distribuito in tutto il continente La lotta contro i cambiamenti climatici. LUE apre la strada significativamente si apre con una foto di Piazza San Marco con lacqua alta cos commentata se i fenomeni climatici estremi continueranno ad aumentare, non sar pi solo Venezia a doversi difendere dallacqua alta. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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complesso, devono affrontare quella che si potrebbe definire la IV rivoluzione industriale: la prima fu quella del carbone e del ferro, la seconda quella del petrolio e della plastica, la terza dell'informatica peraltro ben lungi dall'essere terminata - , la quarta la rivoluzione verde. Una rivoluzione quindi obbligata che per pu portare ad un miglioramento nella qualit della vita delle persone e aiutare il rilancio del sistema economico dopo la profonda crisi dell'ultimo biennio: Fino a quando l'ecologia non diventata la leva su cui poggiare le speranze di una via d'uscita dall'empasse economico globale, la contrapposizione tra ambientalismo e tessuto economico rimasta netta. Ora quel contrasto assume toni molto pi sfumati [T. Gelisio e M. Gisotti, 2009]. Una rivoluzione che va di pari passo con quella dello sviluppo sostenibile. Lo sviluppo sostenibile un modello di sviluppo sociale ed economico che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare i propri, cos nel lontano 1987 nel documento conclusivo della Conferenza delle Nazioni Unite per l'Ambiente e lo Sviluppo (UNCED). In questo scenario globale ben presto l'attenzione degli organismi internazionali si rivolta ai governi locali e in particolar modo alle citt. Il ruolo delle citt La popolazione mondiale sempre pi concentrata nei centri urbani. Due secoli fa viveva in citt poco pi del 3% della popolazione mondiale, nel 2002 si era raggiunta la soglia del 50% (M. Dinucci, 2002) e la percentuale non accenna a diminuire. In Europa la popolazione che vive in centri urbani calcolata in un 80% [Carta di Aalborg, 1994]. La citt come sistema di relazioni economiche, sociali e culturali dovr quindi essere in grado di trovare innovazioni tecniche e sociali capaci di produrre gli stessi beni e gli stessi servizi (muoversi, comunicare, mangiare), e migliorarli in qualit, con minori emissioni. Non si parte da zero, basti pensare all'Agenda 21, il Piano d'Azione delle Nazioni Unite per promuovere lo sviluppo sostenibile nel 21 secolo, sottoscritto da 179 paesi durante la Conferenza ONU sull'Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro tra il 3 e il 14 giugno 1992. E' un documento di natura sia programmatica che operativa che sintetizza le azioni specifiche e le strategie che i paesi firmatari si sono impegnati ad attuare, nel ventunesimo secolo, per favorire lo sviluppo sostenibile. E da subito si dato un forte cot localistico: Ogni autorit locale dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private ed adottare una propria Agenda 21 Locale. Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le autorit locali dovrebbero apprendere ed acquisire dalla comunit locale e dal settore industriale le informazioni necessarie per formulare migliori strategie [capitolo 28]. Cos a livello europeo nata del 1994 la carta di Aalborg, ovvero la "Carta delle citt europee per uno sviluppo durevole e sostenibile". Luci e ombre Se quindi di sviluppo sostenibile ed ecologia si parla gi da molti anni solo negli ultimi mesi si stanno affermando in tutta la loro valenza politiche coerenti ai massimi livelli: I grandi della Terra, dopo essersi opposti alle evidenze di un ecosistema globale allo stremo, messi al muro dalla limitatezza di risorse sfruttate per secoli senza troppa lungimiranza, sembrano prendere una nuova direzione dopo aver issato la bandiera della consapevolezza [T. Gelisio e M. Gisotti, 2009].

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Negli ultimi tempi inoltre un continuo trovare sulle pagine dei giornali come nelle librerie articoli e titoli che si basano sul green appeal. Un appeal che sembra aver contagiato anche il mondo finanziario. Ad esempio il Ceo di Unicredit, Paolo Fiorentino, ha affermato: Il Green Deal la nostra sfida ambientale. Siamo partiti un anno fa con rilevanti investimenti volti alla creazione di un green network per il recupero di efficienza energetica e l'uso di energie rinnovabili nei nostri immobili. Parole pronunciate per presentare un programma in collaborazione con il WWF perch gli immobili di Unicredit sparsi per il territorio italiano rispondano ai requisiti dell'Environmental Sustainability Program ossia il programma licenziato dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici che impone il taglio dell'80% delle emissioni globali di gas serra entro il 2050. Un obiettivo che Unicredit ha cercato di rilanciare anche al di fuori dei propri stabilimenti con la realizzazione di "House Efficiency", un finanziamento agevolato supportato da una serie di servizi di consulenza energetica, rivolto per ai soli dipendenti del Gruppo. Eppure per un rapporto - Global Climate Change Policy Tracker. An Investor's Assessment - appena presentato da un gruppo di studio sui cambiamenti climatici della Deutsche Bank, nell'Unione Europea l'Italia un paese ad alto rischio per gli investimenti nel settore dei cambiamenti climatici. Insieme a Grecia, Malta e Slovacchia, offre poche opportunit per gli investimenti in settori come quelli delle tecnologie energetiche, delle energie rinnovabili o del risparmio energetico a causa della mancanza di una politica chiara sui cambiamenti climatici, ma anche a causa di ostacoli amministrativi e barriere finanziarie. La difficolt oggettiva che si riscontra ad imboccare una strada precisa testimoniata in maniera molto chiara dal recente summit di Copenhagen che si concluso con un accordo che non contiene nessun vincolo effettivo per la riduzione nelle emissioni di gas climalteranti. E cos gli occhi sono puntati sulla prossima conferenza organizzata dallOnu sui cambiamenti climatici che si terr a Citt del Messico il prossimo luglio. La citt ecologica: le opportunit per Mestre Per tornare a livello locale le opportunit di azioni concrete sono molte. Un esempio riuscito arriva dalla Germania, in particolare dalla citt di Friburgo, nel comune di Vauban. Nel 1993 l'amministrazione locale inizi un percorso per costruire un quartiere residenziale in un'area di circa 60 ettari per 2.000 appartamenti ossia 5.000 abitanti. Nel 1995 il progetto part con la costituzione delle prime cooperative basando il tutto su progetti partecipativi con i futuri abitanti. Nel corso di questo processo furono individuate le caratteristiche dello spazio pubblico (strade residenziali, spazi verdi, centro sociale, ecc.), delle forme di mobilit e dei provvedimenti di risparmio energetico. Oggi Vauban grazie ad un efficiente impianto di cogenerazione e di fotovoltaico copre circa il 30% del fabbisogno di energia. Il servizio pubblico di trasporto su tramvia efficiente, i gruppi di partecipazione hanno promosso il car-sharing. Luso dellauto molto ridotto e le auto non sono parcheggiate nelle strade, ma in parcheggi multipiano. Una buona distribuzione dei servizi di prossimit riduce il bisogno di muoversi dal quartiere: asili nido, scuole, mercato, centro sociale sono tutti raggiungibili a piedi. Il processo di partecipazione prosegue ancora e grazie ad esso, abbinato a continue campagne di sensibilizzazione, l'attenzione verso stili di vita sostenibile si mantenuta costante. Molte le citt europee anche di grandi dimensioni che si stanno attrezzando per essere eco-compatibili. Ad esempio Copenaghen negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25% e si data l'obiettivo di tagliarle di un altro 20% rispetto al 2005. Il progetto si chiama Eco-Metropolis ed stato lanciato nel 2007. In un'area metropolitana di
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oltre un milione di abitanti esistono 450 chilometri di piste ciclabili, il centro ovviamente pedonalizzato (dal 1962), le strade utilizzano un asfalto in grado di diminuire l'inquinamento acustico (fonoassorbente), l'uso delle auto scoraggiato da un sistema di tassazione specifico (ecopass), per il 2015 il 90% dei cittadini avr un parco a 15 minuti da casa, il Comune offre consulenze gratuite per pianificare le ristrutturazioni delle case per renderle ecosostenibili. Il presente rapporto declina la citt ecologica con particolare attenzione alle conclusioni di Abitare Mestre 2009 nel quale una forte criticit emersa riguardava la rottamazione dei vecchi edifici. Mestre il prototipo della citt da rottamare, infatti le case costruite tra il 1946 e il 1971 rappresentano il 62% dei circa 80 mila alloggi della terraferma e in centro citt 3 abitazioni su 4 risalgono al quel periodo. Nel rapporto si calcolavano in 8.880 gli alloggi in mediocri o pessime condizioni ove necessario intervenire al pi presto. Se si considera che il riscaldamento pesa per il 68% dei consumi casalinghi evidente come riducendo le emissioni che produciamo nelle abitazioni si potrebbero gi raggiungere esiti positivi. Inoltre un recente studio della IEA (International Energy Agency) sostiene che da oggi al 2050 ben il 36% del potenziale totale di riduzione delle emissioni di CO2 a livello mondiale risieda nella sola efficienza energetica. Accanto al problema abitativo il rapporto dar spazio a dati relativi all'economia verde, alla mobilit sostenibile e a tutto ci che si pu definire benessere ambientale. I fattori che possono determinare il benessere urbano infatti sono molti: rapporti sociali, accessibilit fisica (mobilit urbana) ed economica (livello dei redditi) a determinati servizi urbani e a condizioni di lavoro soddisfacenti, variet di opportunit di lavoro, ricreazione, cultura, ecc. abbinate a condizioni fisiche ambientali (qualit dell'aria e dell'acqua, raccolta rifiuti, ecc.). Questi ultimi sono il benessere ambientale. Il rapporto inoltre contiene alcune esperienze internazionali e un approfondimento su Forte Marghera, che potrebbe divenire unarea simbolo di Mestre ecologica. Ma prima di tutto ci si incentrer sul tema di come misurare il benessere dei cittadini mestrini, un punto essenziale per pensare politiche virtuose nel prossimo futuro.

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IL NODO DEGLI INDICATORI: IL PIL NON E' LA MISURA DEL BENESSERE


Come afferma lOsservatorio sulle Citt Sostenibili gli indicatori [sono] necessari per saldare la conoscenza con la scelta politica, tramite quellatto cruciale che la valutazione delle prestazioni, in termini di sostenibilit dei sistemi che vanno governati e delle azioni di governo. Il PIL, Prodotto Interno Lordo, pensato per essere un indicatore atto a misurare unicamente il reddito di una nazione divenuto con il tempo la bussola di ogni genere di politica. Ma sempre pi evidente che il PIL solo uno dei molti indicatori possibili e che va utilizzato affiancato ad altri. Questa tuttaltro che una novit: nel 1934, il padre del Pil, Simon Kuznets, presentando al Congresso Usa il PIL, ebbe a dichiarare: "Il benessere di una nazione () non pu essere facilmente desunto da un indice del reddito nazionale". Anche Robert Kennedy nel 1968 in un celebre discorso pronunciato all'universit del Kansas disse: Il PIL misura tutto eccetto ci che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Gi dal 1993 l'ONU utilizza l'Indice di Sviluppo umano (HDI-Human development index), realizzato nel 1990 dall'economista pakistano Manhub ul Haq, per valutare la qualit della vita nei paesi membri. L'indice prende in considerazione, oltre al PIL, la promozione dei diritti umani, la difesa dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse territoriali, lo sviluppo dei servizi sanitari e sociali con attenzione prioritaria ai problemi pi diffusi ed ai gruppi pi vulnerabili, il miglioramento dell'educazione della popolazione, con particolare attenzione all'educazione di base, lo sviluppo economico locale, l'alfabetizzazione e l'educazione allo sviluppo, la partecipazione democratica, l'equit delle opportunit di sviluppo e d'inserimento nella vita sociale. Secondo l'ultimo rapporto che risale all'ottobre del 2009 e si rif ai dati del 2007, l'Italia occupa la diciottesima posizione2. Ma molti altri sono i tentativi fatti nel corso del Novecento secondo lOECD:

2 Le prime venti posizione sono occupate da: 1. Norvegia, 2. Australia, 3. Islanda, 4. Canada, 5. Irlanda, 6. Paesi Bassi, 7. Svezia, 8. Francia, 9. Svizzera, 10. Giappone, 11. Lussemburgo, 12. Finlandia, 13. Stati Uniti d'America, 14. Austria, 15. Spagna, 16. Danimarca, 17. Belgio, 18. Italia, 19. Liechtenstein, 20. Nuova Zelanda.

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Tutti indicatori da leggere con molta cautela: se il PIL non l'indicatore del benessere, cos altri strumenti, molti dei quali in fase di sperimentazione, possono lasciare il fianco a diverse critiche. Comunque i tentativi di nuove misurazioni si sono intensificati in questi ultimi anni. Ad esempio il presidente francese Nicolas Sarkozy ha affidato ad una commissione presieduta da Joseph Stiglitz3 nella quale sedeva anche l'italiano Enrico Giovannini, attuale presidente dell'Istat, l'elaborazione di un modello in grado di misurare performance economiche e progresso sociale. Il Rapporto di 291 pagine suddiviso in tre capitoli ed completato da 12 raccomandazioni finalizzate ad elaborare statistiche che possano cogliere il benessere sociale in tutte le sue dimensioni. Raccomandazione 1: Nel quadro della valutazione del benessere materiale, [ necessario] riferirsi ai redditi e al consumo piuttosto che alla produzione. Gli statistici e gli economisti sanno che il PIL misura essenzialmente la produzione commerciale, ma spesso stato utilizzato come se si trattasse di una misura del benessere economico. I tenori di vita materiale sono per pi strettamente collegati alla misura del reddito nazionale reale e a quelle del reddito reale e dei consumi reali familiari Raccomandazione 2: Mettere laccento sulla prospettiva delle famiglie. I dati disponibili mostrano che la crescita del reddito reale delle famiglie molto diversa da quello del PIL per abitante, ed generalmente pi lenta. I redditi e i consumi delle famiglie devono includere i servizi in natura forniti dallo Stato cos come i servizi sovvenzionati, come la sanit o listruzione. Raccomandazione 3: Prendere in considerazione il patrimonio oltre ai redditi e ai consumi. Se i redditi e i consumi sono essenziali per la valutazione del livello di vita, essi non possono prescindere dalle informazioni sul patrimonio. Una famiglia che spende la sua ricchezza in beni di consumo accresce il suo benessere attuale, ma a spese del suo benessere futuro. Le conseguenze di questo comportamento sono rintracciabili nel bilancio della famiglia: vale lo stesso per gli altri attori economici e per leconomia nel suo insieme. Raccomandazione 4: Dare pi importanza alla ripartizione dei redditi, dei consumi e delle ricchezze. Il reddito medio, il consumo medio e la ricchezza media, sono dati statistici importanti, ma non sufficienti per comprendere in modo esaustivo i livelli di vita. Il calcolo della media dei redditi, dei consumi e delle ricchezze deve dunque essere abbinata ad indicatori che ne riflettono la ripartizione. Raccomandazione 5: Allargare gli indicatori di reddito alle attivit non commerciali Il funzionamento della societ cambiato molto. Numerosi servizi che le famiglie producono al loro interno non sono conteggiati negli indicatori ufficiali di reddito e di produzione, nonostante costituiscano un aspetto importante dellattivit economica. Le attivit
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Premio Nobel per lEconomia nel 2001. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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domestiche dovranno, nel modo pi esauriente possibile, divenire oggetto di conti satellite a quelli della contabilit nazionale di base. Quando si parla delle attivit non commerciali, non si pu non parlare del tempo libero. Consumare lo stesso paniere di beni e servizi ma lavorando 1.500 ore allanno invece di 2.000 implica un livello di vita pi alto. Quindi per circoscrivere la nozione di benessere necessario ricorrere ad una definizione pluridimensionale. La Commissione ha individuato le principali dimensioni che conviene prendere in considerazione. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Le condizioni di vita materiale (reddito, consumo, ricchezza) La salute Leducazione Le attivit personali, tra cui il lavoro La partecipazione alla vita politica e alla governance I rapporti sociali Lambiente (lo stato presente e il futuro) Linsicurezza sia economica che fisica

Raccomandazione 6: La qualit della vita dipende dalle condizioni nelle quali si trovano le persone e dalle loro capacit. importante creare strumenti che tengano conto degli elementi che mostrano la reale soddisfazione che le persone traggono dalla loro vita. Raccomandazione 7: Gli indicatori della qualit della vita dovrebbero fornire una valutazione esaustiva delle ineguaglianze. Le ineguaglianze devono essere valutate tra le persone, tra le categorie socioeconomiche, tra i sessi e le generazioni, ed necessaria unattenzione particolare alle ineguaglianze legate allimmigrazione. Raccomandazione 8: Le [future] indagini dovranno essere concepite per valutare i legami tra i diversi aspetti della qualit della vita di ciascuno e le informazioni ottenute dovranno essere utilizzate nella definizione delle politiche allinterno dei diversi domini. essenziale capire come le evoluzioni allinterno di una dimensione di qualit della vita si riflettono sulle altre dimensioni e come le evoluzioni di questi diversi domini sono legate ai redditi. Raccomandazione 9: Gli istituti di statistica devono fornire le informazioni necessarie per aggregare le diverse dimensioni e permettere la costruzione di diversi indici. La stima della qualit della vita esige una pluralit di indicatori, c la necessit di sintetizzarli in una misurazione unica. Alcune misure diverse sono gi utilizzate, per esempio quella del livello medio di soddisfazione di vita allinterno di un paese, o lIndice di sviluppo umano, un indice composito che raggruppa le medie di diversi campi. La Commissione stima che oltre a questi indicatori oggettivi, conviene procedere con delle misure soggettive sulla qualit della vita (vedi raccomandazione 10). Raccomandazione 10: Le misure del benessere, oggettivo e soggettivo, forniscono informazioni essenziali sulla qualit della vita. Gli istituti di statistica devono integrare nelle
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loro inchieste domande per conoscere la valutazione che ciascuno fa della sua vita, delle sue esperienze e delle sue priorit. Raccomandazione 11: La valutazione della sostenibilit ha bisogno di un insieme dindicatori ben definiti. I componenti della tabella dovranno avere come tratto distintivo di poter essere interpretati come variazioni di alcuni stock soggiacenti. La sostenibilit esige il mantenimento o laumento simultaneo di diversi stock: le quantit e qualit sia delle risorse naturali che del capitale umano, sociale e fisico. Raccomandazione 12: Gli aspetti ambientali della sostenibilit meritano un seguito separato basandosi su una batteria di indicatori selezionati con cura. I membri della Commissione credono sia necessario poter disporre di un indicatore chiaro di crescita della concentrazione dei gas serra nellatmosfera vicina ai livelli pericolosi di cambiamento climatico (o dei livelli di emissioni suscettibili di crescere in futuro fino a tali concentrazioni). Quindi particolarmente importante continuare a fornire nuovi indicatori sempre pi dettagliati e vicini alle realt territoriali. Nella zona della Provincia di Venezia esistono due indicatori del benessere, uno legato alla sostenibilit ambiente l'altro al benessere inteso in senso lato. Due indicatori che qui riportiamo sinteticamente.

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BIL. Benessere Interno Lordo


Il primo che presentiamo il BIL, il Benessere Interno Lordo, stato elaborato dal Centro Studi Sintesi di Mestre. Gli indicatori presi in considerazione sono otto:
Tematica
Condizioni di vita materiali Sanit

Nome indicatore
Valore aggiunto pro capite () Speranza di vita alla nascita Tasso di iscrizione universitaria Spesa procapite per spettacoli ()

Descrizione
Valore aggiunto a prezzi correnti per residente (a met anno) Media ponderata delle due speranze di vita in base alla numerosit dei maschi e delle femmine all'et 0 anni Iscritti per 100 giovani tra i 19 e i 25 anni Spesa per (attivit cinematografica, teatrale, concertistica, sportiva, ballo, concentri, mostre, esposizioni, spettacoli viaggianti) per abitante Affluenza alle urne alle europee del 2009

Anno
2008

Fonte
Prometeia

2006

Istat

Istruzione

a.a. 2007/2008

Miur / Istat

Attivit personali

2008

Siae / Istat

Partecipazione alla vita politica e governance

Affluenza alle urne

2009

Ministero Interno

Ambiente

CO2 / valore aggiunto

Co2 in tonnellate / valore aggiunto reale (in milioni concatenati anno base 2000). Si tratta di (Omicidi volontari, colposi, preterintenzionali, tentati omicidi, infanticidi, percosse, lesioni, minacce, sequestri di persona, ingiurie, violenze sessuali, atti sessuali su minorenni, corruzione di minorenni, sfruttamento alla prostituzione

2005

Inventario provinciale ISPRA

Insicurezza

Furti e rapine per abitante

2007

Istat

Rapporti sociali

Numero di organizzazioni di volontariato per 1.000 abitanti

2006

Sole 24 Ore (Feo-Fivol)

Seguendo questi parametri la Provincia di Venezia si colloca al 70 posto su 103 Provincie con un punteggio finale di 92,6 quando 100 la media provinciale italiana. Rispetto alla classifica basata sul PIL la Provincia di Venezia perde 51 posizioni, solo altre 3 provincie perdono pi posizioni. Scendendo pi nei particolari, Venezia ha il seguente ranking:
Posizionamento su 103 province Tasso di iscrizione universitaria Affluenza alle urne Numero di associazioni di volontariato per 1.000 abitanti Reati ogni 100.000 persone Valore aggiunto pro-capite (anno 2008 in euro correnti) Carbon intensity (Co2/Valore aggiunto) Spesa per spettacoli procapite () Speranza di vita alla nascita in anni Totale Benessere 70 54 79 94 19 90 7 39 70

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Quindi le performance peggiori sono nel campo della sicurezza (oltre 4mila reati ogni 100.000 mila abitanti), il Carbon intensity (da ricordare che in questo dato un polo industriale e portuale delle dimensioni di Porto Marghera influisce molto), mentre positivo il dato riguardante l'investimento nella spesa per cinema, teatro, concerti, mostre ecc. (qui pesa molto la spesa turistica) e la speranza di vita.

Ecosistema Urbano: vivibilit ambientale


L'annuale rapporto di Legambiente, realizzato con la collaborazione dell'Istituto di ricerche Ambiente - giunto alla XVI edizione - focalizzato proprio sul benessere ambientale delle citt italiane (i 103 comuni capoluogo di Provincia sono il campo di ricerca). Gli indicatori utilizzati sono ben 125 per sette macro settori: Aria Trasporti Acqua Ambiente e Verde Energia Rifiuti Pubblica Amministrazione e Aziende Nel 2008 (dati 2007) Venezia con 63,29 punti su un massimo di 100 (prestazione di una citt sostenibile, ideale e non utopica) era al decimo posto, prima delle grandi citt. Il dato confermava un suo costante miglioramento complessivo: era 28a nel 2005, 11a nel 2007. Invece quest'anno (dati 2008) la posizione peggiorata: Venezia con 58,95 punti scende al quattordicesimo posto. Ci dovuto principalmente ad una flessione dei passeggeri che utilizzano il trasporto pubblico (che scendono da 652 viaggi per abitante allanno agli attuali 621) che era un punto di forza di Venezia -, allingente aumento di perdite di acqua dalla rete (che sale al 29% dal 13% della passata edizione). Per continua la crescita dei metri di suolo destinati ai ciclisti che si attestano a 10,76 metri equivalenti ogni 100 abitanti, come diminuisce il monte rifiuti prodotto e cresce la raccolta differenziata che arriva al 33% , un dato comunque ancora basso. Disaggregando il dato tra citt storica e terraferma, questultima raggiunge il 42%. Andando pi nei dettagli:

Aria Linquinamento da polveri sottili (pm 10) vede Venezia all'82 posto con una media annua (g-mc4) di 42. A livello nazionale la prima classificata, Siena, ha un valore di 20. A livello Veneto la migliore Belluno che si posiziona al decimo posto (23 g-mc annui), la peggiore Verona che occupa la posizione numero 86 (44,5 g-mc annui). Nelle emissioni pericolose (biossido d'azoto) Venezia si classifica al 59 posto con una media di valori annui (g-mc) di 42,2. A livello nazionale la prima classificata, Matera, ha un valore di 9. A livello Veneto la migliore Belluno con 23 g-mc annui (posizione numero 12), la peggiore Verona con 46,4 (70 posto) Il rischio ozono, ovvero la media del numero di giorni di superamento della soglia di 120 g-mc per otto ore, vede Venezia al 39 posto con 27,3. A livello nazionale sono sette le citt in cui il superamento della media mobile di 120 g-mc non mai stato

Microgrammi al metrocubo Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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registrato. A livello Veneto la migliore Verona con 15 (24 posto), la peggiore Vicenza con 56 (70 posto).

Acqua Per quanto riguarda i consumi domestici pro capite, Venezia si colloca alla posizione numero 67 con 175,7 litri/abitante/giorno. A livello nazionale la prima classificata Agrigento con 97,5. A livello Veneto la migliore Rovigo alla posizione numero 17 (142 litri/abitante/giorno), mentre la peggiore Verona, con 183,7 (75 posto) Se si analizzano le perdite, cio la differenza percentuale tra lacqua immessa e quella consumata, Venezia con il 29% si colloca al 43 posto. A livello nazionale la migliore Cremona, con il 9%. A livello Veneto la migliore Vicenza con il 27% (37 posto), mentre la peggiore Padova al 65 posto (36%). Prendendo in esame la depurazione dellacqua, Venezia si trova al 68 posto con l85% di capacit di depurazione. A livello nazionale troviamo Vercelli al primo posto con il 100%. A livello Veneto la citt migliore Belluno con il 98% (29 posto), la peggiore Treviso al 98 posto (28% di capacit di depurazione). Trasporti Per il numero di vetture circolanti ogni 100 abitanti, Venezia si classifica al primo posto con 41. Tra le altre citt del Veneto Padova si trova al 26 posto con 58 vetture, mentre la peggiore Belluno con 64 vetture, che si colloca al 71 posto. Per il numero di motocicli circolanti ogni 100 abitanti Venezia al 5 posto con 6. A livello nazionale la prima classificata Foggia con 5. A livello Veneto la citt con pi motocicli in circolazione Padova, con 12, che si classifica al 72 posto. Se si prende in considerazione la qualit delle auto in circolazione, ovvero la quota percentuale degli autoveicoli Euro 3 ed Euro 4 rispetto al totale dei veicoli circolanti, Venezia si colloca al 47 posto con il 51%. A livello nazionale la prima classificata, Aosta, raggiunge l83%. A livello Veneto la citt con la percentuale maggiore, 53%, Belluno (32 posto), mentre quella con la percentuale pi bassa Vicenza, che con il 49% si colloca al 58 posto. Per il trasporto pubblico locale, Venezia in testa alla classifica delle citt grandi 5 con 621 viaggi per abitante allanno. Per quanto riguarda le altre citt del Veneto, tra le citt grandi la peggiore Verona con 138 viaggi per abitante allanno (7 posto), tra le citt medie troviamo Treviso al 15 posto (85), e Vicenza al 25 posto (58), mentre tra le citt piccole la migliore Belluno con 77 viaggi per abitante allanno (6 posto), la peggiore Rovigo con 16 (36 posto). Tra le metropoli la migliore Roma con 537 viaggi per abitante allanno. Guardando allofferta del trasporto pubblico, legata al rapporto tra i km percorsi dalle vetture e il numero di abitanti, Venezia si conferma al primo posto tra le citt grandi con 82 km, e, in generale, seconda solo a Milano (84 km). A livello di citt del Veneto, tra le citt grandi la peggiore Verona con 25 km, mentre tra le citt medie troviamo Vicenza al 14 posto (31 km) e Treviso al 20 posto con 29 km. La peggiore delle citt venete Rovigo con 19 km. Un altro indicatore riguarda i grammi di CO2 emessi dai mezzi pubblici per passeggero: Venezia al 7 posto con 275 grammi, la classifica guidata da Bologna con 192 grammi. Tra le citt del Veneto la migliore Verona con 235 grammi (4 posto), la peggiore Rovigo con 1.337 grammi (79 posto). Per quanto riguarda lindice che misura la capacit delle amministrazioni comunali di
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Legambiente suddivide tra metropoli (Roma, Milano, Napoli, Torino), citt grandi, citt medie e citt piccole.

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attivare una serie di strumenti a favore della mobilit sostenibile, il cui valore va da 100 (punteggio massimo) a zero (punteggio minimo). Venezia si colloca al 4 posto con il valore di 76, mentre la prima classificata, Bologna, arriva a 92. Tra le citt del Veneto quella con il valore pi basso Belluno (12) che si colloca al 72 posto.

Ambiente Lestensione pro capite del verde fruibile nellarea urbana, calcolata in metri quadrati per abitante, pone Venezia al 14 posto con 24,35, con la prima classificata, Lucca con 53,05 metri quadrati. A livello Veneto la migliore Rovigo con 33,68 (4 posto), la peggiore Treviso che con 9,59 si colloca al 51 posto. Se si prende in considerazione la superficie delle differenti aree verdi sul totale della superficie comunale (in metri quadri per ettari), Venezia al 74 posto con 212, mentre la prima classificata, Pisa, ha una superficie di aree verdi pari a 7111. Tra le citt del Veneto la migliore Belluno con 1906 (25 posto), la peggiore Rovigo che si trova al 77 posto (190). Lindicatore delle isole pedonali, ovvero lestensione della superficie stradale pedonalizzata, vede Venezia al primo posto con 4,87 metri quadri per abitante. Tra le altre citt del Veneto troviamo Padova all8 posto con 0,80, mentre la peggiore Rovigo all94 posto con 0 metri quadrati per abitante (ma i dati si riferiscono al 2007 e non al 2008 come le altre citt). Le zone a traffico limitato 6 vedono Venezia al 50 posto con 0,98 metri quadrati per abitante, mentre tra le citt del Veneto la migliore Padova con 6,13 metri quadrati (16 posto), mentre la peggiore Verona, che non ha adottato alcuna limitazione del traffico. La prima in classifica Siena, con 30,78 metri quadri per abitante. Lindicatore di ciclabilit, che misura i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti, vede Venezia al 32 posto con 10,76 metri, mentre in cima alla classifica Reggio Emilia pu vantare 32,79 metri. A livello Veneto la citt migliore Verona con 18,21 metri, mentre la peggiore Belluno con 5,38 metri. Energia Il primo indicatore riguarda i consumi di carburante, e vede Venezia al 27 posto con 372 kep (chili petrolio equivalente) annui per abitante, mentre a Palermo, prima in classifica, se ne consumano 181. Tra le citt del Veneto Treviso consuma 359 kep (21 posto), mentre consuma di pi Verona che si posiziona al 69 posto (447 kep). Il consumo elettrico per usi domestici (calcolato in kWh per abitante annui), pone Venezia all84 posto con 1257 kWh consumati, mentre la prima classificata, Matera, ha un consumo di 874 kWh. A livello Veneto, la citt con i consumi pi bassi Verona con 1036 (17 posto), mentre si consuma di pi a Padova, 1289 kWh e 89 posto. Il terzo indicatore classifica le citt in base ai pannelli fotovoltaici installati su edifici comunali (kW ogni mille abitanti) e vede Venezia al 32 posto con 0,30 kW, mentre in cima alla classifica c Cremona con 6,92. In Veneto spicca Verona al 24 posto (0,45 kW), mentre in fondo alla classifica troviamo Belluno con 0 kW. Prendendo in considerazione il solare termico installato su edifici comunali (metri quadrati ogni mille abitanti), Venezia si trova al 24 posto con 0,68 metri quadri, mentre tra le altre citt del Veneto la migliore Verona con 1,87 (15 posto), le peggiori Treviso e Rovigo con 0 metri quadrati. La prima classificata Siena con 11,45

Legambiente considera zone a traffico limitato (ZTL), solo quelle istituite per tutti i giorni della settimana, per oltre otto ore al giorno e vietate a tutte le tipologie di veicoli. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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metri quadrati ogni mille abitanti. Lultimo indicatore riguarda le politiche energetiche e prende in considerazione le pratiche antisprechi dei Comuni, come ad esempio le politiche basate sul risparmio energetico o sulle fonti rinnovabili. Venezia al 32 posto (36), mentre la prima in classifica, Terni, ha un indice di 93. A livello Veneto la citt migliore Verona con 71 (9 posto), mentre la peggiore Vicenza al 61 posto (indice di 14). Rifiuti Lindicatore di produzione di rifiuti urbani (kg per abitante allanno), vede Venezia al 97 posto con 765,5 kg, ultima tra le citt venete, molto distante da Belluno (2 posto) con 403,5 kg. La classifica guidata da Matera con 399,8 kg. Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata, calcolata attraverso la percentuale di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti urbani, Venezia si colloca al 46 posto con il 33,2%, mentre la prima classificata, Verbania, vanta una percentuale del 72,8%. Tra le citt del Veneto la prima classificata Belluno con il 57,9%, mentre Verona precede di una posizione Venezia con una percentuale del 33,4%. Pubblica Amministrazione e Aziende Lindicatore delle certificazioni ambientali Iso 14001 per le aziende (calcolato su base provinciale ogni mille imprese attive), vede Venezia al 26 posto, prima tra le citt del Veneto, con 2,92 realt certificate ogni mille. La peggiore citt del Veneto invece Verona, con 1,64 (82 posto). In cima alla classifica troviamo Ravenna con 6,33. Per quanto riguarda la pianificazione e partecipazione ambientale dei Comuni, lindice una sintesi di diversi elementi tra cui i piani urbani al traffico, i piani energetici comunali e la capacit delle pubbliche amministrazioni di adottare iniziative di coinvolgimento dei cittadini sul tema della sostenibilit. Venezia, insieme a Trento, Modena e Bologna, raggiunge i 100/100 dellindice. A livello Veneto la citt peggiore Rovigo con 13/100 e il 94 posto. Lindice di eco-management valuta come si sono attivate le pubbliche amministrazioni per fronteggiare le criticit ambientali attraverso le proprie scelte di gestione 7. Venezia si trova al 25 posto con 39/100, la migliore tra le citt venete Padova con 52 (7 posto), mentre la peggiore Treviso al 45 posto (23/100). Al primo posto della classifica troviamo Bolzano con 77/100. Lultimo indicatore dedicato alla capacit di risposta della pubblica amministrazione al questionario di Legambiente. Lindice calcolato sul numero di schede inviate e sulle risposte fornite su 70 parametri. Venezia si colloca al 28 posto con un indice di 96/100, mentre la prima classificata, Parma, ha un indice di 100/100. Tra le citt venete la migliore risulta essere Verona, secondo posto con 99/100, la peggiore Rovigo con 82 (75 posto).

Lindice composto dalluso di carta riciclata, auto ecologiche, prodotti equo-solidali, certificazione ambientale,

raccolta differenziata. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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GREEN ECONOMY
Secondo la relazione Global Trends in Sustainable Energy Investment 2009, pubblicata dal programma ambientale delle Nazioni Unite, le societ che stanno investendo nel settore delle energie pulite hanno ricevuto investimenti per 155 miliardi di dollari nel 2008. Questo rappresenta un livello quattro volte pi alto di quello che avevano ricevuto nel 2004. La crisi si fatta sentire anche in questo settore in quanto nella seconda parte del 2008 c stata una diminuzione del 17% rispetto alla prima parte dellanno e del 23% rispetto allo stesso periodo del 2007. Gli investimenti in energie pulite nel 2008 hanno comunque superato quelli del 2007, dimostrando che la crisi non blocca il progresso verde. Ad un aumento degli investimenti fa seguito un aumento dei posti di lavoro. Secondo quanto diffuso dal WWF, in vista della riunione di Bruxelles del Consiglio europeo (svoltasi il 18-19 giugno 2009), la Green Economy produce posti di lavoro a buon ritmo in Europa. Lo studio Low Carbon Jobs for Europe, quantifica in 3,4 milioni di posti di lavoro creati dallo sviluppo delleconomia verde. In un recente rapporto commissionato da una serie di organizzazioni delle Nazioni Unite, Green Jobs: Towards decent work in a sustainable, low- carbon world, si legge che attualmente in tutto il mondo solo nel settore delle energie rinnovabili sono 2,3 milioni gli impiegati. Ma l'economia verde assai pi articolata. Secondo alcune stime il mercato del lavoro italiano oggi impiegherebbe tra gli 850.000 lavoratori e i 950.000 in lavori verdi che nei prossimi anni diventeranno 1.3000.000 1.500.000 ( T. Gelisio e M. Gisotti, 2009, p. 21). Molte professioni dovranno aggiornarsi e ridefinirsi in base alle nuove tendenze economiche: nella Green Economy pu rientrare qualsiasi attivit implicata nella conservazione degli ecosistemi, dalla gestione dei rifiuti alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Di certo la pervasivit dell'economia verde nel sistema economico odierno tale che tutto ci che operi per un miglioramento delle condizioni ambientali possa esservi conteggiato. Ci dimostra un certo grado di indeterminatezza ma anche un'altrettanta capacit di pervasivit: non appare azzardato affermare che la rivoluzione verde investir tutti. E in Italia rispetto a molti paesi dellUnione Europea i margini di incremento sono maggiori. Nel rapporto A Green New Deal for Europe (predisposto dal Wuppertal Institute e pubblicato nel settembre 2009) stato stimato, per il 2004, il peso delle eco-industrie sul PIL dei paesi europei. Esso pari al 31% per la Germania, seguita dalla Francia con il 21% mentre la media Ue si attesta sul 14%. LItalia risulta al di sotto della media con un peso delle eco-industrie pari a circa il 9%. Ponendosi il traguardo minimale di raggiungere la media Ue nei prossimi due anni, i posti di lavoro che potrebbero essere creati in Italia nel settore della green economy sarebbero minimo 140 mila, ma potrebbero arrivare anche a 400 mila.

Rottamazione ecologica
Mestre, prototipo delle citt da rottamare Nel primo rapporto Abitare Mestre: citt scorso anno, Mestre stata classificata come Rottamare significa demolire qualcosa che non funzione, secondo standard e parametri di qualit
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e societ in trasformazione, presentato lo il prototipo delle citt da rottamare8. pi adatto a svolgere un compito, una adeguati alle nuove normative oppure adatti

Audis, Le citt da rottamare. Dal dismesso al dismettibile nella citt del dopoguerra, a cura di M. Dragotto e G. India, Saggi e ricerche, 2007. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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a rispondere alle mutate esigenze socioeconomiche e soprattutto ambientali. La rottamazione prevede di norma incentivi di vario genere (economici, fiscali) legati alla sostituzione di un prodotto. In Italia una pratica ben conosciuta nel settore delle auto, degli elettrodomestici, di alcuni altri beni di consumo. Ma non una pratica conosciuta nel settore edilizio tanto quanto lo in altri paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti, dove spesso dopo 70 anni un edificio viene rottamato: ovvero demolito e ricostruito.9 Nel settore delle costruzioni, per la verit, nel recente passato sono state messe in atto almeno due politiche di rottamazione potenziale di edifici e abitazioni: la prima riguarda la cosiddetta legge del 41% (poi diventata legge del 36%), che permette di intervenire su edifici e abitazioni, riqualificandole e detraendo per un periodo di 5 anni il 41% del costo degli interventi dallimponibile fiscale, con un sensibile risparmio per le famiglie10 (agevolazione che oggi diminuita al 36% con allungamento dei tempi di recupero fiscale, passato a 10 anni); la seconda norma regionale, recente e riguarda il cosiddetto piano casa, che nella nostra regione prevede la possibilit di demolire e ricostruire con un premio in cubatura fino al 50%, se si utilizzano tecnologie in grado di favorire il risparmio energetico. Tuttavia, se guardiamo al vero significato della parola, questi due provvedimenti non rappresentano una vera politica di rottamazione, perch intervengono sul costruito, sistemandone le caratteristiche estetiche e funzionali (nel caso del 41%) oppure ampliandone le cubature (piano casa), ma non prevedendo una specifica spinta verso la vera sostituzione del prodotto: ovvero demolire per ricostruire con le medesime funzioni in loco. E soprattutto perch alla loro base ci sono due ordini diversi di motivazioni: la legge del 41% stata introdotta soprattutto allo scopo di far emergere una parte consistente della black economy legata alledilizia, mentre il piano casa stato introdotto per rilanciare leconomia e le costruzioni, in un periodo di crisi. Il settore delle costruzioni un settore che avrebbe bisogno di provvedimenti specifici che possano promuovere grandi investimenti in rottamazione. Tuttavia oggi il settore guarda timidamente a questi temi, per il semplice motivo che da sempre lattivit edilizia nel nostro paese ha prediletto lo sviluppo immobiliare con consumo di nuovo suolo (per evidenti motivi speculativi), intervenendo poco sulle ampie aree gi edificate, dismesse o non dismesse, se non parzialmente e se non attraverso programmi straordinari di intervento.11 La demolizione peraltro non una pratica che nel vocabolario edilizio italiano riscuote grande successo. Eppure oggi necessario promuovere azioni di demolizione e ricostruzione di ampio respiro, di riqualificazione urbana a partire non solo dalle aree dismesse, ma anche da quelle edificate e non pi adatte a soddisfare quantitativamente e soprattutto qualitativamente le esigenze di residenzialit e di socialit della popolazione. Mestre, con il grande intervento nellarea dellex ospedale Umberto I, a tutti gli effetti una delle aree con progetti di demolizione e ricostruzione pi

Mario Suttora, Rottamare le case. Lezione dagli Usa: ricostruire i palazzi dopo 70 anni, Libero, marted 10 marzo 2009. 10 In Veneto, dallintroduzione delle agevolazioni ad oggi, si contano mediamente 50.000 domande allanno per interventi di ristrutturazione con benefici fiscali (fonte: Agenzia delle Entrate). 11 Ci si riferisce a programmi integrati di intervento a scala urbana quali i Programmi integrati dintervento (PII), i Programmi di Recupero Urbano (PRU), i Programmi di riqualificazione urbana (PRiU), i Contratti di Quartiere I e II, i Programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio (P.R.U.S.S.T.), i Programmi Urban I e II e Urban Italia, i Programmi Integrati di Riqualificazione Urbanistica, Edilizia ed Ambientale (P.I.R.U.E.A.). Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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interessanti a livello nazionale, perch evidenzia come sia possibile sostituire parti, cambiare funzioni e rinnovare la citt. Cambiare un pezzo di citt, modificarlo nelle funzioni, tuttavia un processo relativamente semplice, quando si sono gi trasferite altrove le funzioni precedenti (come nel caso dellUmberto 1). Ben diverso il caso della rottamazione intesa come intervento di sostituzione dellesistente, mantenendo e migliorando le funzioni gi presenti. In questo caso devono essere spostati temporaneamente gli attuali fruitori/utilizzatori, per intervenire con la demolizione e ricostruzione, per poi restituire ai precedenti fruitori/utilizzatori gli spazi rinnovati. Questo processo, in Italia molto poco attuato, allestero e in particolare negli Stati Uniti, rappresenta una delle modalit standard attraverso le quali le citt, le grandi citt, costantemente si rinnovano, si adeguano, modificano la propria fisionomia. Parigi e Londra, ma soprattutto New York, sono esempi ben noti in tal senso. Il processo di rottamazione attraverso la demolizione e ricostruzione un processo che, a differenza della semplice riqualificazione edilizia, consente di ricostruire il prodotto edilizio non solo mediante lutilizzo di nuove tecnologie costruttive, ma soprattutto utilizzando i sistemi e i prodotti pi adeguati a seguire gli standard di qualit oggi necessari per poter costruire edifici e abitazioni in grado di fornire un elevato comfort e al contempo di ridurre luso di energia, migliorando lefficienza energetica e quindi riducendo i consumi e le emissioni di sostanze inquinanti nellatmosfera. Negli ultimi anni molti Comuni in Italia hanno inserito nei propri regolamenti edilizi diverse forme di incentivazione alluso di soluzioni costruttive e di impiego di materiali adeguati ad una efficace politica di risparmio energetico e di efficienza energetica degli edifici. I rapporti annuali di Legambiente sui comuni rinnovabili evidenziano come in questi ultimi anni vi sia stato in Italia, e anche nel Veneto, sia un incremento dellutilizzazione delle fonti rinnovabili, sia un incremento delluso di materiali e soluzioni tecnologiche nelledilizia che contribuiscono in modo determinante al contenimento energetico e alla riduzione delle emissioni.12 In particolare, sono diversi i provvedimenti messi in atto nei Comuni italiani per promuovere le fonti rinnovabili e il risparmio energetico. Secondo dati Legambiente, nel 2007 erano: 109 i comuni in Italia che avevano approvato un regolamento edilizio comunale per incentivare lutilizzo di fonti rinnovabili, il risparmio energetico e la bioedilizia; 175 quelli che svolgevano azioni di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini; 66 quelli che avevano stanziato fondi per incentivare lutilizzo di tali fonti; 55 quelli che avevano istituito uno sportello informativo per i cittadini sulle tematiche energetiche; 26 quelli che avevano messo in atto un censimento degli impianti rinnovabili nel proprio territorio. Nel 2007 i comuni rinnovabili in Italia, ossia quelli dove installato almeno un impianto per la produzione di energia rinnovabile nel proprio territorio comunale, erano 1.262. Nel 2008 il numero era pi che raddoppiato, salendo a 3.190. Nel 2009 il numero salito a
12

Legambiente, Comuni rinnovabili 2009 e annate precedenti. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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5.991 (su 8.101 comuni italiani, si tratta del 74%). Ma se andiamo a vedere le singole classifiche (solare termico, fotovoltaico, ecc.) scopriamo che vi sono differenze molto rilevanti. In questo senso il comune di Venezia deve fare ancora molta strada per raggiungere valori medi accettabili di energia prodotta attraverso fonti rinnovabili , in quanto nella classifica 2009 di Legambiente Venezia si trova al 4657 posto per la produzione procapite di solare fotovoltaico, con 214,05 kW e una produzione pari a 0,79 kW/1000 abitanti. Sul fronte del solare termico il comune di Venezia il 2405 a livello nazionale, con 292 mq prodotti, per un valore pari a 1,077 mq/1000 abitanti. I comuni pi virtuosi a livello nazionale producono rispettivamente 1151 kW/1000 abitanti con il solare fotovoltaico e 1035 mq/1000 abitanti con il solare termico. Sono valori molto lontani e per ora irraggiungibili, che evidenziano il grande lavoro che oggi si deve fare per promuovere un uso attento dei materiali e delle soluzioni tecnologiche adatte a contenere i consumi energetici e avviare anche la nostra citt verso gli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto. Ledilizia pu e deve svolgere un ruolo strategico nel raggiungimento di questo obiettivo perch ha una responsabilit importante: adottare un approccio corretto che contempli la sostenibilit del sistema nel suo complesso, dalla progettazione alla realizzazione, dalla manutenzione e gestione degli edifici alla demolizione, inserendo allinterno delle pratiche edilizie il concetto del costo a vita intera di un edificio.13 Incentivare questo approccio (anche attraverso specifici strumenti nel regolamento edilizio) significa integrare la sostenibilit delle costruzioni allinterno delle norme che oggi, a livello locale, governano le modalit costruttive. Si tratta non solo di dare incentivi quali incrementi dei volumi ammissibili e/o riduzione degli oneri di urbanizzazione (come ad esempio fa il cosiddetto piano casa) per volumetrie realizzate secondo criteri bioclimatici, ecologici o realizzati con tecnologie alternative e non inquinanti, ma si tratta di spingersi ancora pi in l, promuovendo politiche locali realmente innovative, come quelle che pochi comuni lungimiranti hanno saputo e voluto approvare in questi anni, e ai quali dobbiamo guardare come innovazione normativa e amministrativa. La sostenibilit delledilizia e la riduzione delle emissioni si avr infatti non tanto e non solo con la capacit innovativa dei materiali e delle soluzioni tecnologiche, ma con ladozione di precise norme vincolanti e, ovviamente, premianti per chi le adotta.

13

Federico Della Puppa, Edilizia, sostenibilit e bioarchitettura: un percorso di innovazione per uno sviluppo consapevole, Repertorio di VilleGiardini, 2004. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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PROGETTAZIONE

manutenzione edilizia energia DIREZIONE LAVORI INPUT materiali OUTPUT rifiuti emissioni

SMALTIMENTO IN DISCARICA

RECUPERO MATERIALI/ RIUTILIZZO

AMBIENTE TERRITORIO PIANIFICAZIONE

impatti sociali economici ambientali

CANTIERE

USO

DEMOLIZIONE

OUTPUT rifiuti OUTPUT rifiuti

PIANI DI SVILUPPO INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI, ECC.

energia

emissioni

energia

emissioni

energia

emissioni

consumi in fase di cantiere

consumi di esercizio

consumi per recupero e demolizione

fase di progettazione

fase di costruzione

fase di utilizzazione

fase di eliminazione

La sostenibilit in edilizia: il concetto del costo a vita intera delledificio Fonte: Federico Della Puppa, Edilizia e risparmio energetico, Repertorio di VilleGiardini, Settembre 2006

E vero che, soprattutto in un momento di crisi del settore come quello attuale, per le imprese di costruzione il recupero di competitivit sta avvenendo anche attraverso un riorientamento verso le nuove tecnologie, e dunque anche il risparmio energetico. Va anche affermato che la cultura dellefficienza energetica si sta ormai diffondendo tra gli operatori del settore edilizio quale positiva leva di mercato . In questo quadro complessivo, gli enti locali possono divenire soggetti attivi in grado di utilizzare le misure incentivanti esistenti, coinvolgendo tutti gli attori del processo edilizio imprese, progettisti, consulenti e cittadini in un percorso di nuovo sviluppo edilizio che abbia al centro la sostenibilit quale fattore strategico operativo. La strategia da adottare duplice: da un lato forzare gli operatori, attraverso regole cogenti, verso scelte tecnologicamente coerenti ed economicamente convenienti; dallaltro supportare le scelte per la sostenibilit dimostrando la loro effettiva convenienza economica, oltre che sociale e ambientale, una convenienza che si ripercuote su tutti gli attori. Questa convenienza oggi una necessit collettiva ed tanto pi urgente quanto pi cogenti sono le norme che il Parlamento Europeo ha ratificato in termini di efficienza energetica, e che implicano per lItalia unaccelerazione delle politiche energetiche sostenibili: riduzione al 2020 delle emissioni di CO2 del 5,6% rispetto al 1990 (in continuit con quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto) e la capacit di soddisfare il 17% dei consumi finali di energia attraverso fonti rinnovabili (rispetto al 5,2% del 2005).

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Abitare Mestre 2010: la citt ecologica

Una sfida per Mestre e la terraferma Mestre in questo quadro complessivo rappresenta dunque oggi una citt prototipo per la riqualificazione urbana a partire dalla qualit delledilizia presente, quella nuova che verr realizzata ma soprattutto quella gi edificata, sulla quale necessario intervenire in modo significativo, attraverso un processo di progressiva rottamazione degli edifici obsoleti e non pi rispondenti alle esigenze di sostenibilit, risparmio ed efficienza energetica, ma anche di qualit urbana e sociale. Lo stock edilizio residenziale della terraferma, come ben noto, ha conosciuto la sua fase di massima espansione nel secondo dopoguerra e in particolare nel periodo dal 1946 al 1971. Mestre e la terraferma veneziana14 al censimento del 2001 rappresentavano il 60,3% del totale delle abitazioni edificate in tutto il comune (la citt storica rappresenta il 28,0% e lestuario l11,7%). Oggi la terraferma rappresenta un patrimonio di circa 80mila alloggi, per il 62,3% edificati tra il 1946 e il 1971, ovvero nel periodo in cui in Italia (e anche a Mestre) si costruiva in grandi quantit, in fretta e spesso molto male.15 E sono in particolare le aree centrali di Mestre quelle su cui il processo di crescita del patrimonio residenziale ha avuto la sua massima fase di espansione in quel periodo: infatti nellarea di Mestre Centro ben 3 abitazioni su 4 sono state edificate tra il 1946 e il 1971.

30000 25.895 25000 23.615

20000

15000 10.306 10000 5.107 2.255 0 < 1919 1919 1945 1946 1961 1962 1971 1972 1981 1982 1991 1991 2001 2002 2007 (*)

5000

4.994

4.344 2.935

Numero di abitazioni nella terraferma per epoca di costruzione Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT e (*) Agenzia del Territorio

14 Le aree della terraferma veneziana, ai fini statistici dei dati presentati in queste pagine, sono le seguenti: Mestre Centro, Carpenedo-Bissuola, Marghera-Catene-Malcontenta, Chirignago-Gazzera, Favaro-Campalto, CipressinaZelarino-Trivignano. 15 Federico Della Puppa, Il patrimonio:quantit e diffusione del patrimonio da rottamare in La citt da rottamare. Dal dismesso al dismettibile nella citt del dopoguerra a cura di M. Dragotto e G. India. Cicero, Saggi e ricerche, 2007, pag. 20.

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Numero di abitazioni per epoca di costruzione nelle aree della terraferma < 1919 Mestre Centro Carpenedo-Bissuola Marghera-Catene-Malcontenta Chirignago-Gazzera Favaro-Campalto Cipressina-Zelarino-Trivignano TOTALE 1.086 330 208 264 161 206 1919 1945 2.261 498 1.574 293 308 173 - 1946 1961 9.099 4.649 5.322 2.794 1.882 2.149 - 1962 1971 8.286 5.759 2.343 2.602 2.916 1.709 - 1972 1981 1.716 2.811 1.676 1.398 1.983 722 10.306 - 1982 1991 330 1.448 533 870 1.352 461 4.994 - 1991 2001 405 1.327 638 989 558 427 4.344 Totale 23.183 16.822 12.294 9.210 9.160 5.847 76.516

2.255 5.107 25.895 23.615 Fonte: elaborazione su dati ISTAT

Composizione percentuale delle abitazioni per area ed epoca di costruzione in terraferma < 1919 Mestre Centro Carpenedo-Bissuola Marghera-Catene-Malcontenta Chirignago-Gazzera Favaro-Campalto Cipressina-Zelarino-Trivignano TOTALE 4,7 2,0 1,7 2,9 1,8 3,5 2,9 1919 1945 9,8 3,0 12,8 3,2 3,4 3,0 - 1946 1961 39,2 27,6 43,3 30,3 20,5 36,8 - 1962 1971 35,7 34,2 19,1 28,3 31,8 29,2 - 1972 1981 7,4 16,7 13,6 15,2 21,6 12,3 13,5 - 1982 1991 1,4 8,6 4,3 9,4 14,8 7,9 6,5 - 1991 2001 1,7 7,9 5,2 10,7 6,1 7,3 5,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

6,7 33,8 30,9 Fonte: elaborazione su dati ISTAT

Considerando tutte le abitazioni edificate prima del 1971, il patrimonio con oltre 40 anni di et in terraferma rappresenta il 74% del totale. E un patrimonio ingente e vecchio, un patrimonio che ha ampiamente superato la soglia temporale che separa tecnologicamente un edificio o un alloggio dalla sua economicit nella gestione e nella possibilit di intervenire attraverso manutenzioni ordinarie e straordinarie per ridargli, con spesa contenuta, le caratteristiche tecnologiche e qualitative iniziali, in particolare al fine di ottimizzare il consumo energetico. La Legge Regionale 14 del 200916 pu in questo senso consentire non solo il rilancio dellattivit edilizia attraverso lampliamento degli edifici esistenti e un contestuale miglioramento della qualit architettonica ed edilizia, ma anche un intervento strutturale su un patrimonio che in molti casi va riqualificato e soprattutto adeguato alle nuove esigenze della societ e delle famiglie. Nel dettaglio la legge prevede: per le abitazioni l'ampliamento del 20% del volume esistente, compreso leventuale recupero dei sottotetti; per gli immobili non residenziali (capannoni, negozi, magazzini, insediamenti turistici) l'ampliamento del 20% della superficie coperta; in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, con esclusione delle abitazioni e degli edifici ubicati nei centri storici o in aree di inedificabilit assoluta e di quelle oggetto di specifiche norme di tutela. Gli interventi di ampliamento godono di una procedura semplificata (basta presentare la DIA) e, per le prime case, di oneri di costruzione scontati del 60% (azzerati per
Legge Regionale 8 luglio 2009, n. 14 (BUR n. 56/2009) Intervento regionale a sostegno del settore edilizio per favorire lutilizzo delledilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 in materia di barriere architettoniche.. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010
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le abitazioni di disabili o invalidi). Lelemento interessante, ai fini di una politica di rottamazione, che sono premiate le operazioni di abbattimento e ricostruzione degli edifici costruiti prima del 1989, con aumenti di volume (per le case di abitazione) e di superficie (per gli edifici non residenziali) fino al 40%, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, purch: tali interventi siano compatibili con la destinazione urbanistica dellarea, non modifichino la destinazione duso degli edifici, utilizzino tecniche di edilizia sostenibile e fonti ad energia rinnovabile.

Tale aumento pu raggiungere addirittura il 50% nel caso di interventi di ricomposizione planivolumetrica delledificato che modifichino sagoma e sedime originari attraverso lapprovazione di un Piano Urbanistico Attuativo. Come si pu facilmente intuire, la portata di questo provvedimento rilevante per tutto il patrimonio edificato in terraferma prima del 1989, si possono stimare che siano circa 71.000 abitazioni, un dato che conferma come il tema della rottamazione di alcune parti della terraferma veneziana sia un tema quantitativamente e qualitativamente rilevante. E che il tema sia urgente esemplificato dalle condizioni di conservazione delle abitazioni, cos come le ha censite lIstat nel 200117. Nel territorio della terraferma veneziana il 16,7% delle abitazioni si trova in condizioni di mediocre o pessimo stato di conservazione18. Si tratta di unabitazione ogni sei, oltre 12.000 alloggi occupati (e dunque abitati) su un totale di poco pi di 72.000 (con riferimento ai dati del censimento 2001). Ma i dati sono ben diversi, e ancora pi rilevanti, se si considerano le singole aree di riferimento o le singole epoche di costruzione. Per quanto riguarda le aree della terraferma, Mestre Centro presenta un valore pari al 17,2%, Chirignago-Gazzera raggiunge il 17,9% e Marghera-Catene rappresenta con il 21,7% larea con il valore pi elevato di abitazioni in mediocre o pessimo stato di conservazione.
Percentuale di abitazioni per stato di conservazione per aree della terraferma (Censimento Istat, 2001)

Favaro-Campalto Carpenedo-Bissuola Mestre Centro Cipressina-Zelarino-Trivignano Chirignago-Gazzera Marghera-Catene-Malcontenta

Ottimo 39,0% 25,4% 17,5% 20,7% 28,0% 22,1%

Buono 49,3% 59,6% 65,3% 63,8% 54,0% 56,2%

Mediocre 11,0% 14,1% 16,4% 14,7% 17,4% 19,7%

Pessimo 0,7% 0,8% 0,8% 0,8% 0,5% 2,0%

Somma mediocre + pessimo 11,7% 14,9% 17,2% 15,5% 17,9% 21,7%

Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT

Ancora pi significativo il dato riferito per epoca di costruzione e in particolare quello relativo alla sola quota di abitazioni edificate tra il 1946 e il 1971 in mediocri o pessime condizioni di conservazione. Si tratta del 18,7% delle abitazioni di quellepoca (epoca che complessivamente rappresenta il 65% delledificato residenziale di terraferma), per un totale
17 Anche se il censimento Istat riporta dati relativi al 20 ottobre 2001 e dunque ormai non molto attuali, se si considera che nel periodo 2002-2008 lattivit edilizia sulla nuova costruzione proseguita, e con essa anche quella della riqualificazione degli edifici, va anche sottolineato che proprio a partire dagli anni 2000 entrata nella fase di obsolescenza tutta ledilizia con oltre 40 anni di et e dunque il valore del 2001 pu essere considerato una buona proxy anche della situazione attuale. 18 La definizione di stato di conservazione dell'edificio utilizzata dallIstat fa riferimento alle seguenti valutazioni di massima:OTTIMO: intonaco in buono stato, infissi in buono stato, danni strutturali assenti, tetto non danneggiato BUONO: intonaco deteriorato, infissi in buono stato, danni strutturali assenti, tetto non danneggiato MEDIOCRE: intonaco deteriorato, infissi deteriorati; danni strutturali presenti, tetto non danneggiato PESSIMO: intonaco deteriorato, infissi deteriorati, danni strutturali presenti, tetto danneggiato

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di circa 8.800 abitazioni, sulle quali sarebbe necessario intervenire urgentemente per ridare qualit alla citt e alla vita degli abitanti che in tali alloggi dimorano, e che rappresentano sul totale il 12,1% di tutte le abitazioni occupate.

Numero di abitazioni occupate per stato di conservazione ed epoca di costruzione presenti nella terraferma veneziana e distribuzione % del totale per epoca di costruzione (Censimento Istat, 2001)

Ottimo Prima del 1919 1919-1945 1946-1961 1962-1971 1972-1981 1982-1991 Dopo il 1991 Prima del 1945 1946-1971 Dopo il 1971 Totale 412 648 3.387 3.712 3.769 2.164 3.390 1.060 7.099 9.323 17.482

Buono 996 2.514 15.395 15.751 5.400 2.233 496 3.510 31.146 8.129 42.785

Mediocre 470 1.416 5.340 2.997 679 413 66 1.886 8.337 1.158 11.381

Pessimo 66 149 370 75 4 8 1 215 445 13 673

Totale 1.944 4.727 24.492 22.535 9.852 4.818 3.953 6.671 47.027 18.623 72.321

Distr. % 2,7 6,5 33,9 31,2 13,6 6,7 5,5 9,2 65,0 25,8 100,0

Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT

Composizione percentuale delle abitazioni occupate per stato di conservazione ed epoca di costruzione presenti nella terraferma veneziana (Censimento Istat, 2001)

Prima del 1919 1919-1945 1946-1961 1962-1971 1972-1981 1982-1991 Dopo il 1991 Prima del 1945 1946-1971 Dopo il 1971 Totale

Ottimo 21,2 13,7 13,8 16,5 38,3 44,9 85,8 15,9 15,1 50,1 24,2

Buono 51,2 53,2 62,9 69,9 54,8 46,3 12,5 52,6 66,2 43,7 59,2

Mediocre 24,2 30,0 21,8 13,3 6,9 8,6 1,7 28,3 17,7 6,2 15,7

Pessimo 3,4 3,2 1,5 0,3 0,0 0,2 0,0 3,2 0,9 0,1 0,9

Somma mediocre pessimo 27,6 33,1 23,3 13,6 6,9 8,7 1,7 31,5 18,7 6,3 16,7

Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT

Come evidenziano i numeri qui presentati, Mestre senza dubbio una citt ricca di un tessuto residenziale ed edilizio povero, sul quale peraltro non si intervenuto e investito come altrove. E infatti particolarmente rilevante il numero di abitazioni che non hanno subito negli ultimi dieci anni interventi di riqualificazione edilizia, in modo particolare per il segmento
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edificato tra il 1946 e il 1971, a rafforzare e testimoniare quanto evidenziato fino ad ora. Il tema che si pone di fronte allosservazione di questi dati la dimensione quantitativa del patrimonio edificato di scarsa qualit sul quale intervenire per ridare qualit alla citt. Questo tema, comune anche alle altre citt italiane, a Mestre pi rilevante dal punto di vista delle quantit messe in gioco, perch i valori percentuali evidenziano il peso che questi segmenti, e in particolare tutta ledilizia edificata tra il 1946 e il 1971, hanno sul tessuto insediativo della citt e dei suoi quartieri. Per intervenire in modo significativo su questo insieme di alloggi da rottamare non bastano evidentemente gli incentivi legati alle iniziative private di riqualificazione edilizia (dal 36% al piano casa). Il tema particolarmente attuale per Mestre e Marghera, in quanto la qualit stessa della citt, della sua vivibilit e del benessere che pu indurre nei cittadini, dipende anche dalla qualit delledificato (oltre che degli spazi pubblici e della disponibilit e facilit di accesso ai servizi) in rapporto proprio alle quantit presenti in relazione alla qualit degli stessi servizi che le abitazioni forniscono ai cittadini, in particolar modo nella fornitura di riscaldamento e acqua calda sanitaria. In questo ambito interessante osservare che in terraferma ben 22.403 abitazioni (31% del totale) sono servite da impianti centralizzati di riscaldamento, ma che sul totale degli alloggi solo l82,8% sia dotato di impianti di produzione di acqua calda comuni a quelli di riscaldamento. Significa che il 17,2% delle abitazioni in terraferma dispone di impianti di produzione di acqua calda di altro tipo, ovvero elettrici, con evidente consumo non ottimizzato dellenergia.

Abitazioni occupate da persone dimoranti abitualmente, per disponibilit di servizi (impianto di riscaldamento, acqua calda) e per quartiere (Censimento Istat, 2001) Abitazioni Abitazioni fornite di senza impianto diacqua riscaldame calda sanitaria nto

Abitazioni fornite di impianto di riscaldamento

TOTALE

Di cui: cui: apparecchi Di singoli fissiapparecchi singoli fissi Di cui:che che riscaldano impianto tutta o lariscaldano Di cui:fisso solo alcune autonomo admaggior impianto parti centralizzato uso esclusivoparte dell'abitadell'abitaad uso di pidell'abitazione zione zione abitazioni

con impianto comune con quello del riscaldament o

Favaro Campalto Carpenedo - Bissuola Mestre Centro Cipressina - Zelarino - Trivignano Chirignago - Gazzera Marghera - Catene - Malcontenta TOTALE

8.806 16.281 21.355 5.593 8.711 11.497

1.584 5.583 10.816 744 1.414 2.262

6.849 10.100 9.528 4.467 6.895 7.826

530 738 1.053 492 520 1.374

349 369 555 374 395 543

14 12 45 13 9 31

7.965 13.579 16.600 4.772 7.704 9.181

72.243 22.403 45.665 4.707 2.585 124 59.801 Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT Distribuzione percentuale dei servizi (impianto di riscaldamento, acqua calda) nelle abitazioni occupate da persone dimoranti abitualment per quartiere (Censimento Istat, 2001) Abitazioni fornite di impianto di riscaldamento Abitazioni Abitazioni senza fornite di impianto diacqua riscaldame calda

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nto
Di cui: apparecchi singoli fissi che Di cui: riscaldano impianto tutta o la fisso Di cui: autonomo ad maggior impianto centralizzato uso esclusivoparte dell'abitaad uso di pi dell'abitazione zione abitazioni Di cui: apparecchi singoli fissi che riscaldano solo alcune parti dell'abitazione

sanitaria

TOTALE

con impianto comune con quello del riscaldament o

Favaro Campalto Carpenedo - Bissuola Mestre Centro Cipressina - Zelarino - Trivignano Chirignago - Gazzera Marghera - Catene - Malcontenta TOTALE

100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

18,0 34,3 50,6 13,3 16,2 19,7

77,8 62,0 44,6 79,9 79,2 68,1

6,0 4,5 4,9 8,8 6,0 12,0

4,0 2,3 2,6 6,7 4,5 4,7 3,6

0,2 0,1 0,2 0,2 0,1 0,3 0,2

90,4 83,4 77,7 85,3 88,4 79,9 82,8

100,0 31,0 63,2 6,5 Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT

Rottamare sostenibile Rottamare secondo criteri di sostenibilit la sfida alla quale Mestre e la terraferma si trovano oggi di fronte. E la sfida tanto pi importante se si calcolano alcuni degli effetti prodotti sullambiente e sulluso dellenergia dal patrimonio edilizio residenziale, nelle sue caratteristiche strutturali e funzionali e nel suo uso. Dei tanti indicatori calcolabili, ne abbiamo scelti due: la produzione annua di CO2 da usi residenziali delle abitazioni della terraferma e il consumo di energia elettrica residenziale. Questi due indicatori possono essere messi in relazione da un lato allimpatto che unedilizia poco efficiente produce sullambiente e sulla salute delle persone e da un altro per evidenziare come attraverso investimenti specifici nel settore del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili si potrebbe giungere a promuovere una politica di maggiore efficienza ma anche di risparmio, ovvero recuperando risorse per altri usi e consumi. Tutti gli studi e le analisi scientifiche confermano che nella media oggi unabitazione produce da 4 a 5 tonnellate allanno di CO2. Per Mestre e la terraferma, e considerando solamente le 72.000 abitazioni occupate (ovvero quelle effettivamente abitate), si tratta di unemissione annua di circa 300.000-350.000 tonnellate di anidride carbonica. Questi dati, se confrontati con le rilevazioni complessive relative alle emissioni di CO2 riportate in altra parte del rapporto, sono perfettamente coerenti ed evidenziano che la nostra citt di terraferma emette nellatmosfera ogni giorno da 800 a 950 tonnellate di CO2, derivanti solo dalle residenze. In pratica, calcolando che a Mestre e in terraferma risiedono circa 160.000 abitanti, significa che Mestre e la terraferma producono ogni giorno da 5 kg a 6 kg di CO2 per abitante, ovvero il contrario: ogni abitante ogni giorno produce da 5 a 6 kg di CO2 per usi residenziali. Dal lato dei consumi elettrici, tenendo presente che per lAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas la famiglia media italiana utilizza 2700 kWh/anno. Tuttavia una ricerca condotta dal gruppo eERG del Politecnico di Milano ha evidenziato che i consumi medi nel Nord Italia sono pi elevati e sono pari a 3.300 kWh, con una grande differenza tra le abitazioni che producono acqua calda sanitaria in comune con il sistema di riscaldamento (2.900 kWh) e quelle che
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invece utilizzano per lacqua calda boiler elettrici (4.500 kWh). Utilizzando questi dati per Mestre e la terraferma, significherebbe che il consumo annuo di energia elettrica delle 72.243 abitazioni considerate in precedenza (l83% delle quali produce acqua calda sanitaria in comune con il sistema di riscaldamento) pari a 229 GWh. Il costo attuale di un kWh domestico varia da 0,14 a 0,18 euro, per cui la bolletta complessiva che i mestrini pagano per i consumi elettrici domestici (al netto ovviamente dei costi fissi) quantificabile in oltre 34 milioni di euro.
Stima consumi elettrici residenziali per le abitazioni della terraferma Abitazioni fornite di acqua calda sanitaria con impianto comune con quello del riscaldamento Consumo medio elettrico annuo per abitazione (kWh) Numero di abitazioni Stima del consumo annuo di energia elettrica delle abitazioni in terraferma (GWh) Costo dell'energia elettrica residenziale per fascia di consumo (euro/kWh) Totale costo dei consumi di energia elettrica consumata dalle famiglie della terraferma (euro) 2.900 59.801 173 0,14 24.279.206 Abitazioni fornite di acqua calda sanitaria con impianto elettrico 4.500 12.442 56 0,18 10.078.020 34.357.226 72.243 229

Totale

Fonte: elaborazione su dati Istat e Politecnico di Milano

Distribuzione percentuale dei consumi elettrici nelle abitazioni

Fonte: Politecnico di Milano

Mestre pu essere oggi una citt-laboratorio nella quale sperimentare modelli di intervento di rottamazione di parti di citt, con lobiettivo di modificare strutturalmente lofferta residenziale e migliorare gli standard ambientali in termini di minori emissioni di CO2 e di migliore efficienza energetica, con notevole risparmio per la bilancia energetica regionale, che limiterebbe dunque la necessit di ricorrere ad altre e meno sostenibili forme di produzione di energia elettrica.

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Mestre citt-laboratorio perch i problemi urbanistici ed edilizi che pone sono paradigmatici della necessit di mettere in atto progetti, azioni e programmi di grande impatto e fortemente coerenti con lobiettivo di promuovere uno sviluppo in sintonia con le esigenze di sostenibilit e di minore impatto ambientale, migliorando al contempo gli standard qualitativi della vita cittadina. Una politica di questo tipo inoltre coerente con la necessit di recuperare anche parte di quelle quote di popolazione che nel passato stata espulsa dalla citt per motivi economici, con interventi di nuova edilizia residenziale per social housing, come solo grandi interventi di rottamazione possono produrre. Ma cosa vuol dire rottamare la citt? Significa eliminare tutte le parti che tecnologicamente non sono pi in grado di fornire standard adeguati, compresi quelli relativi alle emissioni energetiche. Intervenire sulle abitazioni, sugli edifici scarsamente efficienti sotto il profilo energetico e strutturalmente in deficit, per motivi tecnologici e di et degli edifici stessi, significa dover mettere mano ad interventi di demolizione e rottamazione di parte degli edifici pubblici e privati che oggi presentano mediocri o pessime condizioni di conservazione. Significa operare interventi che dovrebbero, al minimo, riguardare: il miglioramento delle caratteristiche qualitative e dellefficienza energetica di 8.800 alloggi costruiti tra il 1946 e il 1971 che oggi si trovano in mediocri o pessime condizioni di conservazione; promuovere un piano di demolizioni e ricostruzioni che sostituisca quei prodotti edilizi pubblici, ovvero 5.420 alloggi edificati tra il 1946 e il 1981 e che oggi sono destinati esclusivamente a locazione pubblica. Nel primo caso si tratta di mettere in atto un piano di interventi che consenta di recuperare qualit urbana e residenziale, come peraltro gi si sta facendo in alcune parti della citt con interventi a carattere straordinario, come nel caso del Contratto di Quartiere di Altobello o alle Vaschette a Marghera. Nel secondo caso si tratta di mettere in atto nuovi progetti di edilizia pubblica che sostituiscano quei prodotti edilizi pubblici che oggi rappresentano quanto di pi lontano da una moderna qualit edilizia, urbanistica e ambientale. La sfida, come si pu intuire, grande. Ma se solo si mettessero in atto azioni di questo tipo si potrebbero avere benefici, economici e sociali, nonch ambientali, notevoli. La doppia proposta riguarda da un lato la necessit di intervenire con la rottamazione di alloggi che sono per la maggior parte privati e dunque attraverso forme di coinvolgimento dei proprietari, da unaltra sulla necessit di rottamare patrimonio pubblico, secondo i modelli anglosassoni recentemente utilizzati con successo a New York nella riqualificazione del quartiere del Bronx. Si tratta in sostanza di ipotizzare (e qui lo facciamo soprattutto come stimolo alla discussione e non ovviamente come proposta operativa supportata da un piano) quanto costerebbe una politica di questo tipo, come si potrebbe realizzare dal punto di vista gestionale e organizzativo e soprattutto dal punto di vista finanziario.

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Abitazioni occupate da persone residenti in affitto in edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione, titolo di godimento e figura giuridica del proprietario - Comune di Venezia - Censimento 2001. Figura giuridica del proprietario EPOCA COSTRUZIONE DI Persona fisica Impresa societ Stato, oCooperati- Regione, va edilizia Provincia, Comune Ente previdenziale 109 89 74 75 516 6 2 871 dati ISTAT IACP o Azienda perAltro il Territorio 773 1.233 1.613 790 662 786 151 6.008 941 150 242 157 44 39 63 1.636

Totale

Prima del 1919 Dal 1919 al 1945 Dal 1946 al 1961 Dal 1962 al 1971 Dal 1972 al 1981 Dal 1982 al 1991 Dopo il 1991 Totale

4.471 1.211 3.778 3.719 927 139 129 14.374

224 3 713 103 3 232 158 8 866 664 9 464 195 5 360 33 1 1.186 31 7 529 1.408 36 4.350 Fonte: elaborazione COSES 2009 su

7.234 3.021 6.739 5.878 2.709 2.190 912 28.683

Composizione percentuale delle abitazioni occupate da persone residenti in affitto in edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione, titolo di godimento e figura giuridica del proprietario - Comune di Venezia - Censimento 2001. Figura giuridica del proprietario Stato, Regione, Impresa o Cooperati- Provincia, societ va edilizia Comune 0,8 0,4 0,6 2,3 0,7 0,1 0,1 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 2,5 0,8 3,0 1,6 1,3 4,1 1,8 Ente previdenziale 0,4 0,3 0,3 0,3 1,8 0,0 0,0 IACP o Azienda per il Territorio Altro 2,7 4,3 5,6 2,8 2,3 2,7 0,5 3,3 0,5 0,8 0,5 0,2 0,1 0,2 5,7

EPOCA COSTRUZIONE Prima del 1919 Dal 1919 al 1945 Dal 1946 al 1961 Dal 1962 al 1971 Dal 1972 al 1981 Dal 1982 al 1991 Dopo il 1991 Totale

DI Persona fisica 15,6 4,2 13,2 13,0 3,2 0,5 0,4 50,1

Totale 25,2 10,5 23,5 20,5 9,4 7,6 3,2 100,0

4,9 0,1 15,2 3,0 20,9 Fonte: elaborazione COSES 2009 su dati ISTAT

I benefici: ambientali, economici e sociali Dal punto di vista ambientale, lintervento di miglioramento dellefficienza energetica degli edifici, sulla quota di alloggi proposta come esempio per questa valutazione esemplificativa (8.800 alloggi privati e 5.420 alloggi pubblici per un totale di 14.220 alloggi, pari a poco meno del 20% delle abitazioni della terraferma), mediante lutilizzazione di interventi in grado di riqualificare dal punto di vista energetico alloggi ed edifici19, portandoli dallattuale classe G alla classe D per quanto riguarda la gestione termica, e poi a classi superiori per quanto riguarda linstallazione di fonti energetiche rinnovabili. Gli interventi considerati per gli 8.800 alloggi in mediocre o pessimo stato di conservazione sono i seguenti:

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Al fine di valutare tecnologie di realizzazione, costi di intervento e benefici potenziali si utilizzato uno studio condotto dallUfficio Studi della CGIA di Mestre, sulla simulazione di interventi di riqualificazione edilizia per lefficienza energetica. Allinterno del CD distribuito durante il convegno contenuto lo studio integrale dellUfficio Studi della CGIA di Mestre. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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azioni di isolamento termico degli edifici: isolamento dei ponti termici, sostituzione degli infissi con vetrocamera, realizzazione di cappotti, sostituzione delle attuali caldaie con caldaie a condensazione; installazione di sistemi di controllo e contabilizzazione del calore; installazione di pannelli fotovoltaici per produzione di energia elettrica e pannelli solari per produzione di acqua calda sanitaria. Questi interventi sono in grado di promuovere i seguenti risparmi energetici sulluso del gas per riscaldamento: annuo isolamento dei ponti termici e sostituzione degli infissi con vetrocamera: 20% realizzazione di cappotti: 23,5% annuo sostituzione delle attuali caldaie con caldaie a condensazione: 7,5% annuo installazione di sistemi di controllo e contabilizzazione del calore: 15% annuo

La realizzazione di questi interventi comporterebbe complessivamente risparmi energetici pari al 66% degli attuali consumi. Significa un risparmio netto, un beneficio ambientale netto pari ad una riduzione delle emissioni di CO2 del 66%, che per gli 8.800 alloggi sui quali si potrebbe intervenire si traduce in minori emissioni per quasi 30.000 tonnellate di CO2 allanno, abbattendo quasi del 10% circa le attuali emissioni. Linstallazione di fonti energetiche rinnovabili comporterebbe una riduzione del costo energetico di circa 900 euro allanno per alloggio (dato dalla somma del risparmio energetico vero e proprio e delle detrazioni fiscali legate al 55% sui costi di installazione e allutilizzazione del ben noto conto energia). Per una famiglia media, si tratta in sostanza di un beneficio economico netto che consente di abbattere totalmente il costo della bolletta energetica, oltre ad una parte di margine positivo che va a ripagare linvestimento. La rottamazione vera e propria di 5.420 alloggi (ricordiamo che si tratta di una ipotesi fantasiosa e non di un piano in atto, ma utile a valutare la portata di un intervento quantitativamente cos rilevante) comporterebbe la demolizione e ricostruzione secondo parametri di efficienza energetica che potrebbero spingersi ben oltre la soglia gi indicata, ovvero arrivare al 66% per quanto riguarda la struttura delledificio, ma recuperando anche un ulteriore 14% sulle parti accessorie (garage, tetti, ecc.). Si tratta in sostanza di una potenzialit di risparmio pari all80%, un valore ovviamente inferiore a quelli raggiungibili e raggiunti attraverso i sistemi legati alla Passiv Haus tedesca e sperimentalmente attuati a Padova su casi ben noti (www.isicenter.it), dove il risparmio energetico arriva al 92%. Questi interventi permetterebbero di produrre un beneficio ambientale netto pari ad una riduzione delle emissioni di CO2 per oltre 21.000 tonnellate allanno, abbattendo di un ulteriore 7% le attuali emissioni. Dal punto di vista sociale, oltre al miglioramento della qualit della vita e del benessere delle famiglie e degli inquilini, vanno anche considerati i benefici che si attiverebbero in termini di posti di lavoro, in ragione degli investimenti che potrebbero essere messi in atto per tali trasformazioni. Possiamo valutare gli impatti socioeconomici in questo modo: 8.800 interventi di riqualificazione energetica, per una spesa pro alloggio stimata in 16.000 euro, significa un giro daffari pari a 140 milioni di euro, che si traduce in una attivazione di circa 1.200 posti di lavoro;
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5.420 interventi di vera rottamazione, demolizione e ricostruzione secondo standard energetici di classe A, comportano un investimento complessivo pari a circa 650 milioni di euro, con una attivazione di posti di lavoro complessivi valutabile in 6.000 addetti. Gli strumenti di intervento Al di l delle cifre e dei valori individuati e stimati, che rappresentano solo alcune delle misure di beneficio attivabili da un piano di interventi cos articolato ma pur sempre parziale sullinsieme del patrimonio residenziale edificato, il tema pi importante riguarda un altro tipo di sostenibilit: quella economico-finanziaria. In questo senso gli interventi previsti partono dal presupposto che sugli 8.800 alloggi di propriet privata si possano mettere in atto forme di finanziamento basate sui seguenti modelli: i proprietari dispongono dellammontare necessario: si pu prevedere un ammortamento dellinvestimento in 7-8 anni e per gli altri 12-13 anni (infatti gli interventi vengono garantiti per 20 anni) i proprietari avranno un forte beneficio economico dato dal risparmio vero e proprio e dalle detrazioni fiscali; i proprietari non dispongono dellammontare necessario: in questo caso possono servirsi di un mutuo chirografario presso una banca o una finanziaria, che finanzia lintervento e che si rivale per il pagamento sullo stesso risparmio economico dato dallintervento; in sostanza i proprietari per il tempo necessario a rientrare dellinvestimento da parte del realizzatore continueranno a pagare quanto gi oggi pagano di energia, ma potendo utilizzare i benefici fiscali e con un risparmio che si concretizzer alla fine del pagamento del prestito; i proprietari si affidano ad un servizio energia di una ESCO 20: in questo caso i lavori vengono realizzati da una ESCO che subentra nella gestione energetica complessiva delledificio; i proprietari potranno avvalersi dei benefici fiscali, mentre la ESCO realizzer il proprio business nella realizzazione e soprattutto nella gestione dellenergia. Per quanto riguarda invece gli interventi ben pi consistenti relativi ai 5.420 alloggi pubblici in affitto21 ipotizzati in questo esercizio di stima, si potrebbero utilizzare diverse modalit di intervento, dalla costituzione di una societ di trasformazione urbana (STU) alla costituzione di un programma misto pubblico/privato di intervento , sulla falsariga di quello chiamato Equity fund attraverso il quale si intervenuti nel Bronx (dove sono stati rinnovati oltre 28mila appartamenti in aree degradate sotto il controllo e la gestione della Housing Partnership Development Corporation), con il coinvolgimento dei costruttori attraverso forti incentivi fiscali specifici (sia comunali che statali), garantendo dunque la
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Societ di servizi energetici specializzate nell'effettuare interventi nel settore dell'efficienza energetica, Ovviamente questo meccanismo funziona dove la propriet dei singoli appartamenti non frazionata (e dunque lipotesi di utilizzare alloggi di propriet pubblica), e gli inquilini sono in affitto. Ma anche nel caso di molti proprietari in un unico stabile, con unofferta allettante di pu procedere alla rottamazione in tempi rapidi. Il caso newyorkese evidenzia la fattibilit degli interventi. In questo modo a New York si sono rinnovati lUpper West Side, Tribeca, Soho, lEast Village e perfino Harlem. Ovviamente se un edificio ha un valore architettonico non viene demolito. In questo senso la Grand Central Station non un edificio demolibile, ma il Madison Square Garden, inaugurato nel 68 con lincontro di boxe Benvenuti-Griffith, sar uno dei prossimi edifici che verr demolito in questo processo di rinnovamento della citt.

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rinascita di interi quartieri, la ricostruzione delle case secondo standard tecnologici moderni e il miglioramento delle condizioni di vita di migliaia di famiglie. Il processo di rottamazione in questo caso si deve svolgere trasferendo temporaneamente, per un periodo massimo di 24 mesi, gli attuali inquilini in case-polmone; al termine della costruzione si riassegnano le case in base alle esigenze e si avvia quel processo positivo di rinnovo della citt che va sotto il nome di gentrification, che significa rinnovamento e miglioramento di interi isolati, con lafflusso di nuove quote di inquilini di livello migliore, negozi pi belli, ristoranti alla moda, servizi e cos via. La necessit di individuare sistemi ordinari e non straordinari di trasformazione della citt si deve al fatto che la stagione dei grandi programmi straordinari di intervento sulla citt finita. LEuropa ha indicato chiaramente che nel futuro non ci saranno pi i programmi Urban, e in Italia sar ben difficile avviare altre stagioni di Contratti di Quartiere che permettano, grazie a fondi straordinari, di intervenire sul tessuto edilizio e abitativo. Oggi necessario impostare una nuova politica di intervento mediante lutilizzazione dei pi moderni e sperimentali strumenti gestionali e finanziari per la trasformazione urbana. Uno di questi, sperimentale e promosso dallUnione Europea, si chiama JESSICA e fa riferimento ai nascenti Fondi di Sviluppo Urbano. JESSICA lacronimo di Joint European Support for Sustainable Investment in City Area, (Sostegno Europeo Congiunto per gli investimenti Sostenibili nelle aree urbane) ed uno dei tre protocolli dintesa (con Jasper e Jeremy) tra le istituzioni politiche finanziarie europee (BEI e BCE) con le autorit nazionali e regionali dei paesi interessati per gli investimenti sostenibili nelle aree urbane previsti nei fondi strutturali 2007-2013. E un'iniziativa congiunta della Commissione Europea, della BEI e della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, e in Italia supportata da Cassa Depositi e Prestiti. L'obiettivo quello di mettere insieme le sovvenzioni destinate ai programmi di riqualificazione e sviluppo urbano con i prestiti e le capacit delle banche. Lobiettivo generale quello di creare e sviluppare nuove dinamiche e prospettive finanziarie dinvestimento in linea con le direttive politico strategiche di bilancio fissate dallUnione Europea nel periodo di riferimento 20072013. Lobiettivo strutturare partnership di sviluppo locale che attraverso la costruzione di un Fondo di Sviluppo Urbano, si possano introdurre una nuova e pi efficace prassi finanziaria che prevede laccorpamento di tutte le sovvenzioni, pubbliche e private per intervenire nella realizzazione di programmi di sviluppo urbano che possono prevedere interventi anche nel campo dell edilizia popolare (social housing). Jessica e i Fondi di Sviluppo Urbano possono operare come una vera e propria holding finanziaria a cui tutti gli investitori, comprese le banche, le finanziarie, le public company, i singoli privati, possano fare riferimento. Con questo strumento innovativo le autorit locali interessate si possono avvalere di una qualificata assistenza tecnica in grado di garantire la migliore e pi efficace ricerca di fondi strutturali (peraltro non utilizzabili per interventi a scala urbana in Veneto, a causa della mancata definizione di questa modalit di intervento allinterno del POR 2007-2013, contrariamente a come hanno invece fatto altre regioni come Piemonte e Campania), di fondi locali pubblici e privati e di prestiti, ottimizzando la flessibilit dei prestiti in funzione sia dellapporto temporale degli altri capitali coinvolti che dei flussi finanziari di rientro per quanto riguarda gli investimento di tipo produttivo. Il programma Jessica prevede

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la possibilit di accedere a mutui tramite la BEI che, rispetto a quelli usuali offerti dalla Cassa Depositi e Prestiti, offrono alcuni vantaggi quali: possibilit di finanziare interi programmi di sviluppo e non singole opere pubbliche per un importo corrispondente al 50% del costo complessivo del programma; i prestiti sono pi flessibili in quanto si articolano in funzione dellattuazione del programma, dei suoi singoli interventi , delle variazioni, dei rientri di capitali per gli interventi produttivi ecc. il tasso di interesse praticato pi basso di quello della C.DD.PP. (circa lo 0,20% in meno come risulta da quello praticato negli ultimi anni); il mutuo della BEI prevede la rateizzazione in 30 annualit; la procedura di ottenimento del prestito semplificata in quanto subordinata allapprovazione del programma che dovr rientrare nei criteri prefissati dalla BEI (i cui criteri sono ampi e flessibili). Le ristrettezze imposte alla finanza locale costringono le citt a ridurre anche le risorse destinate agli investimenti, e a questo proposito il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha avviato incontri che dovrebbero portare alla sottoscrizione di un accordo per ottenere mutui facilitati a favore delle citt impegnate in interventi di riqualificazione urbana. Estendere le quote di CO2 al residenziale Infine, dal punto di vista della finanziabilit degli interventi, anche se non espressamente previsto dalle normative attuali, un altro esercizio interessante (che potrebbe tuttavia far aprire anche una riflessione sulla effettiva possibilit di introdurre la negoziabilit delle quote di CO2 anche per il settore residenziale) quello di valutare quali potrebbero essere le entrate ulteriori derivanti dalla negoziazione e dallo scambio sui mercati delle emissioni. Come ben noto ci vale per lindustria, ma se la Banca delle emissioni fosse attiva anche sul settore residenziale e se a Mestre venissero attuati quegli interventi proposti in questo esercizio di valutazione, si potrebbe aggiungere allinsieme di risorse attivabili per la trasformazione urbana anche le entrate derivanti dallo scambio delle emissioni. Oggi le emissioni vengono scambiate sui mercati tra 12 e 13 euro a tonnellata, ma solo per i settori produttivi riconosciuti dalle direttive europee. Se il settore residenziale potesse accedere al mercato, i 14.220 alloggi a bassissimo impatto ambientale garantirebbero un risparmio complessivo di circa 50.000 tonnellate di CO2. Agli attuali prezzi di scambio ci si tradurrebbe in entrate potenziali tra 600.000 e 650.000 euro. La sostenibilit conviene, dunque, e Mestre potrebbe essere un vero laboratorio di innovazione realizzativa, gestionale e finanziaria a livello non solo nazionale.

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MarGreen
Lo scorso 7 ottobre la Fondazione Gianni Pellicani ha cercato di quantificare quanto la Green Economy sia gi realt nel polo industriale e portuale pi importante del Nordest, Porto Marghera. Il tentativo portare al centro del dibattito i diversi progetti a Porto Marghera affini, almeno in parte, alla Green Economy. Tra questi alcuni sono in corso di sviluppo da alcuni anni, altri solo recentemente sono stati proposti e pertanto risultano ad uno stadio iniziale, ma la serie di progetti in campo sottolinea come attualmente a Porto Marghera vi siano tentativi di far entrare principi e pratiche legate alla Green Economy. I soggetti che sovrintendono ai progetti sono principalmente aziende o enti storicamente presenti nella zona industriale. La stessa Autorit portuale di Venezia ha di recente impostato una politica che tende a sottolineare la necessaria attenzione ad una logica di sostenibilit ambientale. I progetti i cui esiti, nella maggior parte dei casi, sono ancora da definire, possono contribuire a generare un dibattito costruttivo ed un futuro per larea. I progetti qui presentati in maniera sintetica prevedono investimenti in parte gi impegnati per circa 880 milioni di euro. Numeri significativi: lAmministrazione Comunale nel 2005 con lo strumento del Piano Strategico aveva previsto che la citt dovesse darsi investimenti per 10.707 milioni di euro comprese alcune grandi opere di infrastruttarazione (bonifiche, passante, ecc.), quindi gli investimenti nelleconomia verde che questa ricerca ha fatto emergere pesano quasi il 10% degli investimenti previsti dal Piano Strategico. Se ai quasi mille milioni qui individuati sommassimo i 1.550 milioni previsti dal Master Plan regionale per i costi delle bonifiche arriviamo a circa 20%. Inoltre, sono in grado di generare un risparmio nelle emissione di CO2 di 125.000 tonnellate/anno senza intaccare la produzione di energia. I progetti presentati prevedono nel contempo un aumento nella produzione di energia elettrica di un quantitativo di energia pari a quanto oggi serve per il consumo domestico della citt antica, secondo stime prudenziali. Va sottolineato come una riconversione alleconomia verde quindi ad uneconomia compatibile con l'ambiente circostante di Marghera funzionale non solamente alla migliore convivenza nel contesto urbano, ma anche ad una prospettiva di rilancio delle stesse produzioni presenti e a rendere Porto Marghera capace di attirare nuove produzioni e/o servizi. Porto Marghera potrebbe cos dispiegare la sua indubbia forza attrattiva, data dalla sua collocazione geografica e dotazione infrastrutturale. In particolare i progetti individuati sono: Produzione bioetanolo Grandi Molini; Green Oil Bioraffineria; METAS - Metadistretto Veneto dell'Ambiente per lo Sviluppo Sostenibile; Interuniversity National Consortium "Chemistry for the Environment" (INCA); Polo Integrato di Fusina - Centrale CDR; Centrale ad Idrogeno; Hydrogen Park-Consorzio Marghera per l'idrogeno; Greenwood;
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Green port - Autorit portuale; Venice blue flag Porto passeggeri a zero emissioni; eNave - Energia dalle alghe; Progetto Vallone Moranzani.

Progetti Green a Porto Marghera

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Agricoltura
Durante lo scorso convegno di Abitare Mestre Stefano Boeri tra i possibili provvedimenti in grado di riqualificare Mestre individuava l'agricoltura attraverso un sistema diffuso punti a nuove modalit di produzione, distribuzione e commercializzazione. (...) [l'agricoltura] potrebbe compenetrare tutta la realt metropolitana che ha come centro di rappresentanza proprio Mestre. Una possibilit di sviluppo particolarmente significativa pensando all'area vasta caratterizzata da una citt metropolitana nella quale l'elemento agricolo pervasivo. Oggi le imprese agricole rappresentano pi del 10% delle imprese della Provincia di Venezia. Il peso occupazionale non cos rilevante come non lo il fatturato, ma l'agricoltura in uno scenario di citt ecologica ha un'importanza che va ben oltre la crescita economica e si collega ad uno sviluppo che privilegi un attento controllo del territorio dal punto di vista idrogeologico, la salvaguardia del patrimonio biologico, la valorizzazione del paesaggio, un contenimento dell'inquinamento (agricoltura a Km022), un'attenzione alla qualit dei prodotti coltivati (agricoltura biologica e prodotti tipici). Un trend in atto a livello globale: la Fast Company, un'azienda statunitense specializzata nell'immaginare le tendenze del mondo economico, inserisce l'agricoltura tra le 10 professioni nei prossimi anni pi appetibili. Ci perch la sempre maggiore attenzione ai temi del cibo etico, ossia agli acquisti a chilometro zero, al biologico che in Italia nel 2008 hanno raggiunto un giro di affari di 2,7 miliardi di euro con un incremento dell'8% su base annuale fanno ben sperare che anche l'agricoltura assuma un modello produttivo sostenibile. Del resto lItalia con 194 produzioni DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione geografica protetta) e STG (specialit tradizionale garantita) oggi leader europeo per prodotti certificati, un numero che rappresenta il 21% del totale dei prodotti a denominazione. Il Veneto la Regione con il maggior numero di certificazioni: 31 prodotti a denominazione tutelata. E la domanda spinge in questa direzione: in una recente indagine effettuata dalla fondazione internazionale Dnv (Det Norske Veritas), si evidenzia che gli italiani nei consumi alimentari, in due casi su tre, prediligono prodotti verdi, etici, e a zero impatto ambientale. A livello globale stimato che un pasto medio percorre pi di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla vostra tavola e spesso ci vuole pi energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sullatmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dallemissione di gas ad effetto serra. Secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia pu arrivare ad abbattere fino a 1.000 chili di anidride carbonica lanno. E stato ad esempio calcolato che un chilo di prugne dal Cile devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica. Dei circa 2,7 miliardi di euro spesi dagli italiani per acquistare direttamente dai produttori agricoli il 43 per cento viene destinato allacquisto di vino in cantina, mentre il 23 per cento allortofrutta, il 12 per cento per i formaggi, il 7 per cento per carni e salumi, il 6 per cento per lolio di oliva e il 5 per cento per le piante ornamentali. Nel settore biologico (da non confondersi comunque con produzioni a Km0), a livello europeo l'Italia leader dei prodotti bio, la quarta al mondo. La possibilit di sviluppo ancora enorme visto che il 9% della superficie agricola ad essere coltivata ad
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Il Veneto la prima Regione in Italia e in Europa ad avere una legge specifica per lagricoltura a KM0, "Norme per orientare e sostenere e il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale" che ha ricevuto ad inizio 2010 il nulla osta anche dellUnione Europea. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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agricoltura biologica. Anche in questo settore la domanda cresce: nel 2008, secondo una indagine di Coldiretti/Swg si registrato un vero boom del numero di consumatori abituali di alimenti biologici: 8 milioni con un aumento in percentuale del 23% su base annua, mentre ben 7 italiani su 10 hanno occasionalmente inserito prodotti bio nel carrello della spesa. Lagricoltura biologica contribuisce alla riduzione delle emissioni attraverso una maggiore capacit di sequestro di CO2 nei suoli, poich basata sulla fertilit del suolo e sulla produzione di humus, che richiede carbonio. La riduzione degli input esterni porta ad una notevole riduzione delle emissioni di N2O [ossido di diazoto] e a un minore consumo di energia dovuto al divieto di utilizzare fertilizzanti chimici e promuove una dieta legata alla stagionalit dei prodotti locali e al consumo di prodotti meno trasformati e confezionati che permette di limitare le emissioni durante tutta la filiera. Queste azioni di mitigazione del clima aumentano il loro effetto positivo se vengono considerate le possibili sinergie con le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Un'agricoltura biologica che si fonda sul miglioramento della fertilit del suolo e sulla diversit biologica allinterno dellazienda agricola, e che basa la propria capacit innovativa sullesperienza personale, sulla capacit di osservazione e di intuizione e sulle conoscenze tradizionali ha una resilienza [capacit di adattamento naturale] maggiore alla carenza di risorse idriche e alla presenza di eventi atmosferici estremi quali siccit e alluvioni, rispetto al modello agricolo industriale. Il riconoscimento di tale contributo rappresenta una grande opportunit per il modello agricolo italiano basato sullazienda familiare, perch importante che si sostenga questo modello di produzione biologica familiare e non un semplice biologico di sostituzione che sebbene risponda ai regolamenti europei, non promuove lapplicazione di quelle tecniche che portano alla mitigazione e alladattamento dei cambiamenti climatici. Importanti sono dunque le potenzialit dellItalia, attraverso la promozione del biologico come modello di sviluppo rurale, di ridurre il debito ambientale del nostro Paese rispetto alle emissioni di gas serra, producendo al contempo nuovo reddito e nuova occupazione, in particolare nel settore agricolo. Il modello di agricoltura familiare a conduzione biologica, che non sia di semplice sostituzione, rappresenta il giusto compromesso tra gli obiettivi ambientali e sociali di sviluppo delle aree rurali in tutto il mondo, nonostante sia stato dimostrato che le potenzialit di sequestro di carbonio da parte delle foreste siano di gran lunga maggiori rispetto a quelle dei suoli. La spinta ad innovare in questa direzione viene anche da problemi strutturali del mercato italiano: la terra costa in media 25.500 euro per ettaro quando in Francia sufficiente sborsare 5.500 euro. Ci obbliga le aziende a cimentarsi in business innovativi e di alta qualit. Una riconversione particolarmente importante se si pensa che il 15% delle emissioni di gas serra a livello mondiale infatti prodotto dal settore primario. L'area mestrina, tradizionalmente agricola, nel corso del Novecento ha visto il paradigma economico fordista incidere pesantemente nel suo tessuto. Cos, in particolar modo, nel secondo dopoguerra, si caratterizzata per una urbanizzazione diffusa. Ma escluso il grande centro industriale di Porto Marghera, il resto del territorio ha seguito dinamiche simili a quelle venete ossia un modello di sviluppo insediativo artigianale e micro-industriale tanto da divenire parte integrante della citt diffusa che caratterizza l'area del Veneto centrale. L'ambiente agrario cos rimasto molto frammentato, anche dal punto di vista proprietario, quest'ultima caratteristica peraltro un dato persistente al secondo Novecento. L'elevata pressione dell'urbanizzazione ha comunque provocato un marcato degrado paesaggistico, una progressiva perdita della biodiversit e un impoverimento ed inquinamento delle risorse idriche. Allo stesso tempo la frammentariet dell'elemento urbano permette di immaginare coltivazioni differenziate e di alta qualit adatte per piccoli appezzamenti, un recupero del paesaggio addensato
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attorno a diversi manufatti o segni del territorio (ad esempio i forti oppure i corsi d'acqua). Da ricordare che la produttivit del suolo/fertilit dei terreni della zona di cui stiamo parlando classificabile nella quasi interezza come alto.

Fonte: Coltiviamo la nostra terra. Prima conferenza provinciale per lo sviluppo dellagricoltura, 2007.

Prima di passare ad illustrare dati quantitativi diamo conto di alcune opinioni di testimoni privilegiati, cio operatori del settore, raccolti nel 2005 dal COSES 23. Il territorio provinciale gode in generale di condizioni favorevoli sia in termini di caratteristiche pedologiche, sia di condizioni climatiche. La creazione e il mantenimento di queste condizioni strettamente connesso alla attivit dei Consorzi di bonifica. Un ulteriore aspetto positivo per l'agricoltura provinciale la vicinanza a vaste aree di consumo ossia la zona metropolitana compresa tra Venezia, Padova e Treviso. Sulle tematiche maggiormente connesse alla nostra ricerca gli operatori sottolineano come un punto di forza la consistente presenza di prodotti tipici e di elevata qualit (come vini e prodotti ortofrutticoli) legati ad un territorio non solo interessato da un turismo dai numeri in accesso molto elevati, ma anche dalla possibilit di beneficiare di operazioni di marketing legate ad un brand molto appetibile come quello di Venezia. In particolare il settore vinicolo gode di un forte legame tra prodotto e territorio con molte produzioni di qualit (presenza significativa di prodotti IGP24 e DOC25). Inoltre la produzione vitivinicola si caratterizza per la brevit della catena esistente tra produzione e vendita: spesso le aziende vitivinicole riescono a compiere all'interno delle loro strutture tutte le fasi necessarie a predisporre un prodotto gi idoneo al consumo finale. La forza trainante delle produzioni tipiche un elemento riconosciuto da tutti gli operatori del settore. Inoltre oramai consolidata negli agricoltori veneziani la consapevolezza che per valorizzare i prodotti tipici non basta puntare ad un miglioramento della qualit del prodotto ma sia necessario anche curare unopportuna e coerente strategia di
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Ricerca effettuata nell'ambito della prima conferenza provinciale per lo sviluppo dell'agricoltura, Coltiviamo la nostra terra. Gli atti sono stati pubblicati nel 2007. 24 Indicazione Geografica Protetta. 25 Denominazione di Origine Controllata. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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commercializzazione. Questi prodotti locali devono essere portati sul mercato con livelli di costi pi bassi possibile bypassando la grande distribuzione, e qui gli operatori sottolineano l'importanza di pensare a una maggiore implementazione di strumenti che portino a percorsi di filiera corta maggiormente sviluppati. Come parte di questa riorganizzazione, gli operatori auspicano strumenti che portino alla costruzione di micro-filiere produttive: la produzione deve assumere forma organizzativa affinch sia garantita una certa massa critica e capacit contrattuale. L'idea di filiera presente anche in una evoluzione pi generale del comparto agricolo ed intesa come coltivazione di prodotti atti a divenire biomassa da utilizzarsi ad uso energetico. Infine un percorso di microfiliera pu essere oggi importante anche in termini di rintracciabilit del percorso produttivo. Il biologico anche tra gli operatori incomincia ad essere un prodotto sempre pi preso in considerazione, soprattutto nelle aree centrali della Provincia di Venezia, mentre tutti gli operatori sono concordi nel puntare sulla produzione di prodotti tipici. Dal punto di vista prettamente quantitativo, se nel 2005 le imprese agricole erano il 12,9% delle aziende complessive insediate in provincia, il numero in costante diminuzione (15.860 nel 2000; 10.026 nel 2008). Il dato sembra dovuto ad una riorganizzazione e razionalizzazione, infatti nel 2004 il valore aggiunto26 stimato in 507 milioni di euro. La riorganizzazione ha colpito anche il dato occupazionale che tra 2003 e 2004 ha visto una contrazione di oltre il 10%. Secondo gli ultimi dati disponibili, le principali produzioni della provincia sono: Prodotto MAIS BARBABIETOLA ZUCCHERO UOVA DA VINO SOIA PERO FRUMENTO TENERO MELO Superficie coltivata 57.800 ha 5.700 ha 6.794 24.000 637 6.900 255 ha ha ha ha ha Valore produzioni 64,7 milioni di euro 17,9 milioni di euro 16,7 12,4 7,4 6,5 1,9 milioni milioni milioni milioni milioni di di di di di euro euro euro euro euro

DA

Produzione POLLAME BOVINI DA CARNE SUINI Multifunzionalit27

N capi allevati 3.321.500 37.600 47.000

Valore produzioni 56 milioni di euro 30 milioni di euro 10,9 milioni di euro

Tipologia attivit AZIENDE AGRITURISTICHE AZIENDE BIOLOGICHE AZIENDE CON VENDITA DIRETTA

Numero aziende attive 101 61 200

26

Valore aggiunto dato dalla differenza tra il valore della produzione lorda vendibile e i costi (consumi intermedi) sostenuti per le colture in produzione, gli allevamenti, la meccanizzazione, l'industria di trasformazione, le spese per il capitale fondiario e le spese generali. 27 Secondo l'OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) la multifunzionalit un concetto che indica che unattivit economica pu dare luogo a pi prodotti congiunti e, in virt di questo, pu contribuire a raggiungere contemporaneamente vari obiettivi sociali. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Le principali colture orticole della provincia sono (ettari coltivati): Orticola RADICCHIO CAROTA LATTUGA ZUCCHINA CIPOLLA LATTUGA SPINACIO POMODORO VALERIANA CETRIOLO Venezia 3.264 472 450 230 203 432 266 198 177 160 Veneto 9.217 929 1.254 986 1.461 713 276 717 202 253 Venezia/Veneto 35% 51% 36% 23% 14% 61% 96% 28% 88% 63%

IN CAMPO

IN SERRA

Tra il Comune di Venezia e limitrofi28 sono presenti 26 aziende che vendono prodotti agroalimentari direttamente. Di queste 6 commerciano strettamente in prodotti biologici. Un settore che merita attenzione quello legato all'attivit agrituristica. Al 31 dicembre 2006 in provincia erano ben 101 le aziende attive con un incremento su base annua del 15%. Met di questa produzione si localizza nei Comuni di Venezia, Jesolo e Caorle e restringendo il campo al Comune di Venezia e Marcon si hanno 20 agriturismi. Da rimarcare il trend in continua crescita degli agriturismi. Nel luglio 1987 nasce l'elenco degli operatori, nel 1995 erano 32, nel 2001 65, nel 2006 -come ricordato- 101. Di queste 27 sono registrate anche come fattorie didattiche29 secondo il DGRV n. 70/2003 del 24 gennaio 2003.

28

Cavallino-Treporti, Jesolo, Musile di Piave, Quarto D'altino, Marcon, Scorz, Martellago, Spinea, Mira, Campagna Lupia e Chioggia. 29 Le fattorie didattiche portano avanti un programma di educazione alimentare permanente che tramite l'osservazione della filiera agroalimentare permette a ragazzi, insegnanti e genitori di cogliere le connessioni tra agricoltura, tutela dell'ambiente e sana alimentazione. In provincia annualmente sono coinvolti circa 3.000 studenti. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Agrienergie
Un ultimo punto interessante per quanto riguarda l'agricoltura riguarda l'opportunit data alle energie da fonti rinnovabili, le cosiddette agrienergie: biomasse, biocarburanti, biogas. E ovviamente a ci vanno aggiunti sistemi fotovoltaici. La Regione Veneto gi dal 2000 con fondi propri e fondi strutturali comunitari ha finanziato oltre 60 progetti proposti da enti pubblici o loro consorzi. Inoltre il nuovo PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2007 2013 introduce un sostegno alla formazione di una filiera energetica che parte dalla coltivazione in campo di colture tradizionali (pioppo, mais, soia, ecc.) con lobiettivo di alimentare una nuova imprenditoria capace di trasformare il prodotto primario (legni, granaglie, farine, oli vegetali) in energia da riscaldamento, biocombustibili, biocarburanti e corrente elettrica. Numerosi sono in provincia di Venezia le formazioni campestri (siepi e piccoli boschetti) che potrebbero inserirsi in questa filiera (anche il costituendo bosco di Mestre). Come gi esistono a Marcon esempi di utilizzo di biomasse da una azienda che alleva bovini. Da non dimenticare il progetto della Grandi Molini Italiani illustrati in MarGreen. Le fonti rinnovabili in agricoltura sono tradizionalmente: Famiglia Prodotti derivanti Biodiesel Materia prima Colture oleaginose Utilizzo Livello di gestione In Italia, processo di trasformazione affidato a poche imprese industriali Materia prima in larghissima da mercati internazionali

Bioetanolo

Olio vegetale puro# Biocarburanti (o biocombustibili liquidi)

Colture zuccherine, amidacei, cereali, vinacce Colture oleaginose (semi)

*motori a ciclo diesel modificati; *bruciatori per il riscaldamento *senza accise, nei gruppi elettrogeni per la produzione di energia elettrica; *pannelli proteici

Ottenuto dalla spremitura e filtrazione dei semi delle oleaginose (soprattutto girasole e colza) Per limpiego dei motori e riscaldamento non ha bisogno di unindustria di trasformazione Il processo gestibile a livello aziendale

per 44

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lalimentazione del bestiame

Biocombustibili solidi Biogas#

Legna#

Legno *deiezioni animali; *colture energetiche Gruppo elettrogeno apposito che converte il biogas in energia, recuperando energia termica

Processo di produzione industrializzato

Filiere energetiche pi promettenti Fonte: Linformatore Agrario n. 4/2006

La legge finanziaria per il 2007 ha riordinato lintera disciplina. Con una recente circolare, la n. 32/E del 6 luglio 2009, lAgenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in ordine alle disposizioni che regolano la produzione di energia da parte delle imprese agricole, con particolare riferimento al trattamento tributario riservato alla generazione e cessione della suddetta energia. Quindi: per fonti rinnovabili agroforestali: sintendono le biomasse, ovvero la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dallagricoltura (comprendente sostanze vegetali ed animali) e dalla silvicoltura (es. biomasse legnose che si ottengono da legna da ardere, cippato di origine agroforestale, o pellet derivante dalla segatura di legno); per fonti fotovoltaiche: sintendono i moduli o pannelli fotovoltaici, in grado di convertire lenergia solare in energia elettrica; per carburanti derivanti da produzioni vegetali: sintendono prodotti quali il bioetanolo (etanolo ricavato dalla biomassa ovvero dalla parte biodegradabile dei rifiuti, destinato ad essere usato come carburante); il biodiesel (etere metilico ricavato da un olio vegetale io animale, destinato ad essere usato come carburante); il biogas carburante ed altri carburanti simili; per prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli: sintendono prodotti quali biopolimeri, bioplastiche, ecc. che si ottengono per esempio da amido e miscele di amido, ecc. (prodotti della cosiddetta chimica verde). La produzione di energia da fonte fotovoltaica, a differenza di quella derivante da fonti agroforestali, non richiede lutilizzazione di prodotti provenienti dal fondo, bens necessita della installazione di specifici impianti (pannelli fotovoltaici) in grado di convertire le radiazioni solari in energia elettrica o calorica. Per la produzione di energia elettrica mediante pannelli fotovoltaici il Dm 28 luglio 2005 ha introdotto un meccanismo di incentivazione denominato conto energia. Possono utilizzare il Conto Energia: le persone fisiche, le persone giuridiche, i soggetti pubblici,
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i condomini di unit abitative e/o edifici,

che siano soggetti responsabili di impianti fotovoltaici realizzati in conformit al DM 19 febbraio 2007. I requisiti di base previsti per il riconoscimento dellincentivo richiedono impianti: con potenza nominale non inferiore a 1 kW, collegati con la rete elettrica, realizzati con componenti di nuova costruzione o comunque non gi impiegati in altri impianti, che non beneficiano o non hanno beneficiato delle tariffe incentivanti introdotte dai precedenti decreti interministeriali (28 luglio 2005 e 6 febbraio 2006).

Nel decreto vengono definite tre tipologie di impianto in base allintegrazione architettonica o funzionale in strutture edilizie o elementi di arredo urbano: impianti fotovoltaici con integrazione architettonica totale; impianti fotovoltaici parzialmente integrati; impianti fotovoltaici non integrati. La caratteristica di tale meccanismo risiede nel fatto che ad essere incentivata non la realizzazione dellimpianto fotovoltaico, ma lenergia prodotta mediante il riconoscimento di tariffe pi alte del prezzo di mercato e quindi, atte a garantire una equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio. Gli incentivi, a carico dello Stato, sono coperti con un prelievo sulle tariffe elettriche di tutti consumatori. La tariffa incentivante riconosciuta per un periodo di 20 anni e rimane costante in moneta corrente per tutto il periodo. Le tariffe riconosciute agli impianti entrati in esercizio ai sensi del Decreto 19 febbraio 2007 variano in funzione della potenza degli impianti e del livello di integrazione architettonica. Un esempio di queste possibilit stato recentemente dato dallazienda agricola e agriturismo di Santa Barbara a Mira. Lazienda agricola previsto possa, grazie allimpianto installato, sopperire alle esigenze energetiche e vendere lenergia elettrica in surplus. L'impianto costato 155 mila euro, ampio 280 metri quadri con 174 pannelli solari. In pratica tutto il tetto dell'azienda un pannello solare. L'impianto in grado di produrre una energia per 30 kw l'ora, pari a circa 12 case abitate.

Azienda agricola agriturismo di Santa Barbara, Mira (VE)

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Un esempio di economia ecologica


Esistono gi oggi nel territorio mestrino esempi di economia ecologica ossia che si contraddistinguono per un'attenzione allo sviluppo locale anche di microimprese, alla tutela dell'ambiente, ad un modello di sviluppo orientato ad un maggiore conoscenza e coinvolgimento dell'utente finale ossia del consumatore. Non quindi unicamente buone pratiche, ma modelli che possano ritagliarsi nel tempo un impatto sempre pi forte nella vita quotidiana di un ampio numero di cittadini. Modelli che dati alla mano permettono un risparmio per l'utente finale. Nella presente ricerca presenteremo i dati di TuttoGas sito in via Aleardi 122, gestito dalle ACLI veneziane. Entro i primi 3 anni di attivit previsto che il G.A.S. sia sostenibile e autonomo al 100% , dopo un supporto di start up del Comune di Venezia legato alla locazione. TuttoGas, come ogni Gruppo di Acquisto Solidale30 (G.A.S.) nasce da una riflessione sulla necessit di un cambiamento profondo del nostro stile di vita. Come tutte le esperienze di consumo critico, anche questa vuole immettere una domanda di eticit nel mercato, per indirizzarlo verso un'economia che metta al centro le persone e le relazioni. Nato nel febbraio del 2008, per il periodo tra luglio 2008 e giugno 2009 in grado di offrire numeri significativi sulla qualit dei prodotti venduti, sulla sostenibilit ambientale e sul risparmio prodotto per il consumatore finale oltre che sul ritorno economico anche per i produttori coinvolti. Attualmente aderiscono a TuttoGas circa 350 famiglie, 80% delle quali della municipalit di Mestre centro. Il risparmio medio quantificato in circa 350 euro di spesa su base annuale. Ci possibile perch prendendo ad esempio i 23 prodotti pi diffusi nel paniere medio di acquisto, il risparmio nel periodo tra dicembre 2008 e maggio 2009 di oltre il 20% di media. Il calcolo stato effettuato tenendo conto dei prezzi medi rilevati dal Comune di Venezia presso i negozi monitorali della piccola e grande distribuzione dall'Osservatorio dei prezzi. PRODOTTO Asparagi bianchi Braciole di maiale Burro Carote Cipolle bianche Latte fresco Macinato Mele fuji Mele golden Miele Mozzarella Pane Patate comuni Petti di pollo Ricotta Riso Manzo I taglio Salame Stracchino
30

PREZZO MEDIO TUTTOGAS OSSERVATORIO 3,85 6,8 6,16 7,3 6,6 8,23 1,02 1,25 1,12 1,35 1 1,37 5,06 8,72 1,39 2,17 1,17 1,8 8,14 10,5 9,9 10,91 3,54 3,86 0,77 0,9 8,58 8,97 4,95 5,85 2,09 2,62 13,06 15,96 12,66 14,39 8,25 11,46

Delta in % -43% -16% -20% -18% -17% -27% -42% -36% -35% -22% -9% -8% -14% -4% -16% -20% -18% -12% -28%

Nel Comune di Venezia sono una dozzina i G.A.S. attivi. In Italia circa 400. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Uovo biox6 Vino doc Zucchine

2,11 2,75 1,65


Fonte: TuttoGas

2,25 3,87 2,62

-6% -29% -37%

Il 25% della spesa dei soci dedicato ai prodotti ortofrutticoli: di questi il 43% biologico, dato in costante crescita (su tutti i prodotti il biologico era l'11% del totale nei primi sei mesi, mentre la media dell'ultimo anno del 26%). Oltre il 30% della spesa dedicata alla carne, tutta allevata localmente, nutrita con prodotti naturali come il fieno e senza allevamento intensivo. I formaggi sono prodotti con latte crudo locale, senza aggiunta di additivi. Il pane esclusivamente Bio, cos come il miele, la passata di pomodoro e i detergenti per la persona. Il distributore del latte crudo installato presso TuttoGas ha erogato in un anno oltre 47mila litri, con costi di trasporto ridotti al minimo e nessun contenitore da gettare dopo luso. Su circa 200.000 euro di prodotti acquistati il 30% viene approvvigionato nel Comune di Venezia, il 25% entro 15 Km dai confini comunali, il 25% entro 30 Km dalla sede del G.A.S. Oggi sono 18 le aziende fornitrici, solo una fuori Regione ed una in Provincia di Treviso. DISTANZA KM TUTTOGAS/AZIENDE DA 0 A 15 KM DA 16 A 30 KM DA 31 A 45 KM DA 46 A 60 KM % 55% 25% 15% 6%

Fonte: TuttoGas

Le ACLI veneziane, sullo stesso modello di quanto realizzato in via Aleardi, gestiscono altri 3 G.A.S. presso i circoli ACLI della Veritas, di Quarto dAltino e di Spinea (questultimo in collaborazione con lamministrazione comunale).

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BENESSERE AMBIENTALE
I fattori che possono determinare il benessere urbano sono molti: rapporti sociali, accessibilit fisica (mobilit urbana) ed economica (livello dei redditi), determinati servizi urbani e condizioni di lavoro soddisfacenti, variet di opportunit di lavoro, ricreazione, cultura, ecc. abbinate a condizioni fisiche ambientali (qualit dell'aria, del paesaggio quotidiano, ecc.). Dunque il benessere urbano strettamente connesso al benessere ambientale che qualcosa di molto pi complesso che il semplice inquinamento dellaria. Ciclo dell'acqua, trattamento dei rifiuti, verde urbano, efficienza energetica, sono tutti elementi che definiscono il livello di benessere ambientale di una citt.

Gas climalteranti
Il tema dellinquinamento rimane comunque centrale, ma variegato lapproccio che si utilizza nel valutare e presentare le emissioni di anidride carbonica e gas equivalenti quando si analizzano le attivit che insistono in una determinata area geografica. Vi sono inquinanti le cui emissioni hanno ricadute ed effetti nocivi sulla salute umana direttamente nellintorno delle sorgenti delle emissioni stesse. Si pensi alle emissioni di polveri sottili o di monossido di carbonio, od altri inquinanti ancora che a vari livelli impattano sulla salute umana, sulla flora, la fauna, il paesaggio in genere, e che sono tanto pi dannosi quanto pi vicino ci si trova alla macchina, impianto, ecc. che li sta emettendo in atmosfera. Un discorso diverso deve essere fatto per le emissioni dei cosiddetti gas serra, di cui lanidride carbonica il tracciante universalmente utilizzato (le emissioni di gas climalteranti vengono infatti calcolate come quantit equivalente di CO2 tale da comportare lo stesso impatto sul clima). Per questi, infatti, gli effetti hanno un ambito di azione molto pi a largo raggio, al punto che si usa riferirli alla scala planetaria. Per raggiungere l'obiettivo della riduzione del 20% nell'utilizzo dellenergia e il 20% nei risparmi indispensabile sapere qual la situazione attuale energetica comunale. Uno strumento prezioso il Piano Energetico comunale31. Le emissioni totali (dirette ed indirette32) di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti allinterno del Comune di Venezia erano state stimate in 4.713.000 tonnellate nel 1990. Nel 2000 le emissioni risultavano diminuite di circa il 15%. Nellaggiornamento del 2005, la stima delle emissioni relative allanno 2003 sostanzialmente confermava i livelli di emissione di tre anni prima. I livelli di emissione di CO2 equivalente per il territorio nellanno 2007 segnano unulteriore riduzione di circa 10% rispetto allanno 2000, con emissioni totali pari a circa 3.623.000 tonnellate. Le emissioni totali, con ripartizione fra dirette ed indirette, sono presentate nella figura sottostante tratta dal Piano Energetico del Comune di Venezia.

31

La legge 10/91 prevede (art. 5), per i Comuni con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti, ladozione di uno specifico piano relativo alluso delle fonti rinnovabili di energia.
32

Le emissioni dirette sono quelle che si generano al momento dell'utilizzo del vettore energetico (ad esempio combustione del gas naturale o dei prodotti petroliferi per gli usi finali) quelle indirette sono relative alla produzione del vettore energetico (ad esempio la produzione di energia elettrica, i processi di raffinazione dei prodotti petroliferi, ecc.). Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Emissioni dirette ed indirette di CO2 equivalente nel Comune di Venezia Fonte: Piano Energetico Comune di Venezia

Le emissioni di CO2 equivalente dirette e le emissioni indirette sono separatamente illustrate nella seguente immagine tratta dal Piano Energetico del Comune di Venezia.

Emissioni dirette ed indirette di CO2 equivalente nel Comune di Venezia Fonte: Piano Energetico Comune di Venezia

Analizzando le emissioni per i vari settori di attivit del Comune, le attivit produttive contribuiscono per il 53% alle totali emissioni di gas climalteranti. Segue il terziario con il 18% ed il residenziale con il 17%. Lindustria ed i trasporti nel 2007 presentano emissioni di gas serra in sostanziale riduzione negli anni (-7% e -11% rispetto al 2000). Il terziario ed il settore residenziale al contrario presentano, sempre nel 2007, una tendenza in marcato aumento delle emissioni (rispettivamente, +24% e +14% rispetto al 2000). Ripartendo le emissioni totali per fonte o vettore energetico, lutilizzo di elettricit impatta per il 53% sul totale delle emissioni di gas serra indotte dal consumo energetico del
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Comune di Venezia. Il gas naturale contribuisce per il 33%, luso del gasolio per l8%. Va tuttavia osservato come il trend delle emissioni associate alluso dellelettricit in graduale diminuzione (-20% rispetto al 2000), mentre il contributo dovuto alla combustione del gas naturale in continuo aumento (+18% rispetto al 2000). I dati fin qui presentati rappresentano le totali emissioni di gas serra dovute allutilizzo di energia allinterno del Comune, energia elettrica inclusa. In conclusione sul fronte delle emissioni di gas climalteranti (espresse utilizzando il parametro CO2 equivalente33) si pu dire che le emissioni complessive (dirette + indirette) si attestano a 3.623 kton di CO2eq, con un trend che conferma la decrescita registrata a partire dal 1990 (- 23%) e confermata anche a partire dal 2000 (-10%), pur con un andamento molto diverso tra emissioni dirette e indirette. Per nel territorio comunale sono presenti diversi impianti termoelettrici la cui produzione di elettricit viene solo in parte consumata nel Comune, mentre la maggior parte della produzione viene immessa nel sistema di trasmissione nazionale. Analizzando le emissioni di CO2 e gas serra associate allesercizio di questi impianti, emerge come le emissioni prodotte siano circa tre-quattro volte superiori (circa 12.000 kton) alle emissioni dovute agli utilizzi di energia nel Comune. Il carbone contribuisce per circa il 70% alle emissioni di CO2 del comparto. Il gas naturale e i gas di recupero per circa il 29%.

Consumo energetico
Sempre grazie al Piano Energetico comunale abbiamo la situazione dei consumi di energia, disaggregati per fonte di energia e per settore di attivit (residenziale, terziario, attivit produttive, trasporti). Analizzando i dati emerge che:

i consumi complessivi della citt di Venezia, dopo valori di punta registrati nel 1990 1991 con quasi 900 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio) si sono stabilizzati negli anni 2000 attorno a 820 ktep (con un incremento dell1,7 % negli ultimi 7 anni);

ripartendo questi consumi tra le fonti energetiche utilizzate, si scopre che negli ultimi anni, circa il 50% derivato dagli utilizzi diretti del gas naturale, il 31% dallutilizzo di energia elettrica, l11% dal gasolio e a seguire dagli altri combustibili. In termini comparativi e con riferimento allanno 2000 in questi ultimi anni si sono registrate le seguenti variazioni: energia elettrica 9,4%, gas naturale + 17,8%, gasolio + 11,6%, benzina 40,6%, GPL 28,1%; gli stessi consumi, ripartiti tra i settori di consumo, evidenziano come quello industriale rimanga (nonostante un forte calo registrato a partire dagli anni 90) quello pi tradizionalmente energivoro (nel 2007 copre il 42% del totale); a seguire il residenziale (23% del totale), il terziario (19%), i trasporti (16%). In termini comparativi e con riferimento allanno 2000 in questi ultimi anni si sono registrate le seguenti variazioni: settore residenziale + 6,4%, settore terziario + 13,4%, settore industriale + 3,4%, settore trasporti 20,2%.

33

Il calcolo delle emissioni complessive di gas serra stato sviluppato mediante il tracciante CO2 equivalente, sulla base dei coefficienti di Global Warming Potential di ciascuna specie chimica definiti dal panel sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC). Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Riassumendo i consumi totali d'energia34 calcolati nel Comune di Venezia sono riportati nella figura sottostante tratta dal Piano Energetico del Comune di Venezia

Consumi totali di energia del Comune di Venezia. Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

Ma il trend negli ultimi anni in aumento. Mentre negli anni 90 si utilizzavano circa 2.6-2.7 tep/anno per abitante, oggi ogni cittadino in media consuma energia corrispondente ad oltre 3 tep/anno (+13%)

Consumi totali di energia del Comune di Venezia. Linea continua: tendenza dal 2000 ad oggi Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

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Linventario dei consumi energetici comunali stato prodotto raccogliendo informazioni, statistiche e dati pi o meno disaggregati forniti da enti, associazioni, organizzazioni o societ differenti. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Settore residenziale La maggior parte dei consumi (86% circa) dovuta agli usi termici, per riscaldamento, produzione di acqua calda sanitaria ed usi domestici (cottura, ecc.). Nonostante i consumi di energia del residenziale siano in aumento, il peso relativo fra consumi elettrici e termici rimasto sostanzialmente costante negli ultimi 8-10 anni (nel 2000, il consumo termico rappresentava l85% del totale consumo del settore).

Consumi del settore residenziale suddivisi per destinazione duso Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

Settore terziario Il settore terziario presenta una forte tendenza allaumento dei consumi energetici. I consumi sono aumentati del 59% rispetto al 1990 e del 13% rispetto al 2000. I consumi per usi termici (principalmente riscaldamento, ma anche produzione di acqua calda sanitaria) contribuiscono per il 61% del totale. Il rapporto fra consumi elettrici e termici rimasto sostanzialmente costante negli anni. (Figura tratta dal Piano Energetico del Comune)

Consumi del settore terziario suddivisi per destinazione duso Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Settore attivit produttive Dopo una significativa contrazione dei consumi a causa della riqualificazione del settore durante gli anni Novanta, a partire dal 2000 la tendenza sia complessivamente in aumento. Rispetto al 2000 i consumi complessivi sono infatti aumentati del 5.4%. Il consumo di energia elettrica in sostanziale riduzione, mentre il consumo di gas in marcato aumento. Oggigiorno le attivit connesse alla produzione di materiali da costruzione rappresentano il settore con la pi alta incidenza sui consumi energetici complessivi con circa il 35% del totale. A seguire le attivit della chimica (27% dei consumi energetici delle attivit produttive), caratterizzate da una forte contrazione dei consumi energetici (-36% rispetto al 2000) a causa del protrarsi delle difficolt economiche del settore. Il terzo gruppo a maggiore consumo di energia lindustria dei metalli non ferrosi (circa il 20% del totale dei consumi), in crisi come la chimica e con consumi praticamente invariati rispetto al 2000. Passando allo studio di dettaglio dei consumi di energia elettrica, la chimica rimane il settore a maggiore impatto, assorbendo il 41% circa dei consumi elettrici del settore. Molto vicino il settore dei metalli non ferrosi (38%). A seguire, gli altri settori presentano consumi decisamente inferiori. Basti pensare che il successivo settore a maggiore domanda di elettricit il settore energia ed acqua che rappresenta poco pi del 5.5%.

Consumi totali del settore delle attivit produttive Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

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Consumi totali del settore delle attivit produttive (2007) Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

Acqua
La gestione dell'acqua a livello globale sta divenendo sempre pi strategica. Anche se la superficie terrestre coperta per il 71% di acqua, questa costituita per il 97,5% da acqua salata. Lacqua dolce per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantit corrisponde allo 0,008% dellacqua totale del pianeta. Si tratta di un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. La maggior parte di essa, infatti, concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% costituita dai cinque pi grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e lOrinoco. Cos "se, nei prossimi dieci o quindici anni, non verr concertata nessuna azione volta a garantire la fornitura dellacqua in un quadro mondiale efficace di regolamentazione politica, economica, giuridica e socioculturale, il suo dominio provocher innumerevoli conflitti territoriali e condurr a rovinose battaglie economiche, industriali e commerciali". Lo ha recentemente affermato Riccardo Petrella, consigliere alla Commissione Europea, professore allUniversit Cattolica di Lovanio e Presidente del Club di Lisbona, ed ci che gi si sta verificando in diverse parti del mondo. Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso allacqua potabile. Quando nel 2025 si stima la popolazione superer gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso allacqua potabile potrebbe arrivare ad oltre 3 miliardi. Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua allanno; la media in Africa di 250 metri cubi allanno. La Commissione mondiale per lacqua indica in 40 litri al
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giorno a persona la quantit minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, per gli altri rappresenta lacqua di intere settimane. LItalia prima in Europa per il consumo dacqua e terza nel mondo. Pi di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Gli italiani consumano quasi 8 volte lacqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia. Secondo il WWF la disponibilit dacqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi. Negli ultimi anni comunque in Italia si assiste ad una continua decrescita dei consumi. Nel 2008 il consumo pro capite di acqua per uso domestico, inteso come media per il complesso dei 111 comuni capoluogo di provincia, 68,4 m3 per abitante, in diminuzione dell1,9% rispetto al valore del 2007.

Consumo di acqua per uso domestico (m3 per abitante) nei comuni capoluogo di provincia con popolazione residente superiore a 250.000 abitanti Anni 2007, 2008 Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008)

Prosegue dunque la contrazione dei consumi di acqua che si verificata negli ultimi anni e che testimonia una maggiore attenzione allutilizzo della risorsa idrica.

Consumo di acqua per uso domestico (m3 per abitante) e variazioni annuali percentuali per il complesso dei comuni capoluogo di provincia - Anni 2000-2008 Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008)

A Mestre l'acqua gestita dall'AATO (Autorit Ambito Territoriale Ottimale), istituita nel 1998; lente di coordinamento la Provincia di Venezia. LAutorit pianifica e controlla, in base alla Legge Galli, il sistema idrico integrato (S.I.I.) di un bacino idrogeologico che comprende 25
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Comuni (tra cui Venezia) estesi su due Province venete: Venezia e Treviso. Il territorio ha unestensione di 1.266 Kmq, con un bacino dutenza di quasi 650.000 abitanti su cui operano attualmente quattro enti gestori. Il minimo comune denominatore del territorio dei Comuni dellA.A.T.O. il corpo idrico ricettore degli scarichi: la Laguna di Venezia. Viviamo in una zona fortunata: nel sottosuolo del territorio dell'AATO sono presenti abbondanti e pregiate risorse idriche. Ci riguarda anche il Veneto, ma approfonditi studi denotano35 uno stato di sofferenza, ci per: 1. uno sfruttamento della risorsa idrica praticato nella Pianura Veneta superiore alle possibilit naturali di ricarica degli acquiferi; 2. una diminuzione della piovosit sui bacini montani e sulla fascia di pianura, ove si genera il processo di ricarica delle falde per apporto diretto. Tale diminuzione, stimata complessivamente tra il 7% e il 14% in 70 anni, potrebbe diventare un ulteriore fattore di seria preoccupazione qualora, nel futuro, venisse confermato il trend negativo; 3. una diminuzione dell'apporto meteorico efficace alla falda dovuto all'intensa urbanizzazione del territorio avvenuta negli ultimi decenni; 4. una diffusa tendenza allo smaltimento degli afflussi meteorici tramite canalizzazioni impermeabili; 5. una regimazione dei corsi dacqua che ha limitato i processi di alimentazione per dispersione in alveo; 6. un allontanamento, per scopi idroelettrici ed irrigui, di massicci quantitativi dacqua di superficie dalla fascia pi settentrionale della pianura; 7. unescavazione incontrollata di inerti nei tratti dalveo in cui il rapporto fiume/falda viene profondamente alterato; 8. un abbattimento dei livelli di falda che ha indotto la scomparsa di molte "zone umide" e la riduzione delle portate dei fiumi di risorgiva; 9. unaumentata esigenza idrica nel settore agricolo e industriale, legata alla crescente necessit di produzione intensiva, che ha portato ad uno sfruttamento sempre pi spinto del sistema idrico sotterraneo provocando ulteriori scompensi, malgrado la parziale sostituzione delle pratiche irrigue a scorrimento con quelle a pioggia, molto meno esigenti. Gli studi condotti dall'AATO veneziana confermano che nei prossimi anni ci sar una diminuzione generalizzata dei livelli di pressione e della quantit di acqua. A questi dati preoccupanti se ne associa uno positivo: la qualit dell'acqua di cui disponiamo ottima. Nel territorio dellAATO Laguna di Venezia i campioni di acqua potabile prelevati 36 da tecnici ASL37 sia alla fonte che alla distribuzione che poi vengono recapitati al laboratorio ARPAV di Venezia per le determinazioni analitiche hanno dato nel tempo risultati eccellenti. Su un totale di 795 campioni analizzati dal Servizio Laboratorio dellARPAV di Venezia vi stato un solo caso di superamento.

35

AA.VV., (1999) - Salvaguardia del patrimonio idrico sotterraneo del Veneto: cause del depauperamento in atto e provvedimenti urgenti da adottare, Relazione generale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Protezione Civile 36 I prelievi sono effettuati secondo un calendario derivante dallapplicazione del D.Lgs. n. 31/2001. 37 Le ASL competenti sono: 12, 13,14 parte della 9 di Treviso. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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A N N O 2004 2005 2006 2007 2008 ( al 21.08.08)

N u m e roc am p io n i O rgan o alo ge n ati an aliz z a ti 133 162 173 175 152 T o talen .7 9 5

N u m e rod i su p e ra m e n ti tab e llari risc o n trati 0 0 1 0 0 T otalen .1

Fonte: AATO di Venezia

Un dato sensibile per capire la qualit del servizio offerto nella gestione dellacqua quello delle perdite idriche. Infatti queste nelle reti di acquedotto italiane ammontano circa al 30% della risorsa immessa in rete: in alcuni casi anche il 50-60%. Lindividuazione e la riduzione delle perdite sono linvestimento pi efficace per aumentare la disponibilit idrica e limitare lo spreco di lacqua. Le perdite idriche nelle reti acquedottistiche dellAATO Laguna di Venezia, riferite allanno 2005, ammontano ad un valore medio di circa 31% del volume immesso in rete.

VALORI DELLE PERDITE PER I GESTORI DELL'AATO LAGUNA DI VENEZIA ( ANNO 2005)
ENTE GESTORE ACM VESTA ASP SPIM Volume im messo Perdite idriche in rete (mc/anno) (m c/anno) 32.585.401 63.134.727 7.000.000 5.503.424 11.230.789 18.658.932 1.750.467 2.207.504
Fonte: AATO di Venezia

Perdiche idriche (% ) 34 30 25 40

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Dallanalisi dei consumi idrici nel territorio dellAATO Laguna di Venezia emerge dal 2005 un trend che conferma la riduzione dei consumi a livello nazionale.

Fonte: AATO di Venezia

Per quanto riguarda la zona del Comune di Venezia e del Comune di Cavallino Treporti il trend simile a quello del resto dellAATO. Disaggregando i dati emerge inoltre che le utenze domestiche sono in calo come anche le utenze non domestiche stabili ossia alberghi, esercizi commerciali, ecc. Lanello debole dato dalle utenze stagionali e occasionali e dalle strutture ricettive stagionali come i campeggi. In questi ultimi due dati ovviamente il turismo estivo localizzato nel Comune di Cavallino-Treporti determinante.

Fonte: AATO di Venezia Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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LItalia il secondo paese al mondo dove lacqua meno cara subito dopo gli Stati Uniti. Negli USA lacqua pubblica, sempre stata amministrata dallo Stato e viene pagata attraverso le tasse. Mille litri di consumo al mese costano ad un privato circa 30 dollari, la tariffa media quindi 0,40 0,60 centesimi di dollaro al mc, che equivalgono a circa 0,40 centesimi di euro al mc. La spesa media dei cittadini tedeschi quasi 5 volte quella dei cittadini italiani perch si aggira attorno ai 4,30 euro al mc, per un consumo,117 litri pro capite al giorno, che quasi la met del nostro. PAESE/AATO Germania Francia Belgio Svizzera Australia Finlandia Stati Uniti ATO 5 Astigiano, Monferrato Spagna ATO 6 Ferrara Giappone ATO Unico Puglia ATO La Spezia Svezia ATO 3 Messina ATO Laguna di Venezia ATO 6 Caltanissetta ATO Citt di Milano GESTORE BERLIN PARIS SUBURBS BRUSSELS GENEVA SYDNEY HELSINKI SAN FRANCISCO Consorzio dei Comuni per l'Acquedotto del Monferrato BARCELONA HERA FERRARA S R L TOKIO Acquedotto Pugliese S p a ACAM ACQUE SPA STOCKHOLM AZIENDA MERIDIONALE ACQUE MESSINA SPA Venezia Servizi Territoriali Ambientali Acque di Caltanissetta SpA METROPOLITANA MILANESE SPA /mc 4,35 3,08 2,37 2,28 2,06 1,99 1,98 1,86 1,70 1,51 1,48 1,41 1,38 0,98 0,96 0,76 0,59 0,51

Fonte Co.VI.RI. : Rapporto sullo stato dei servizi idrici (Marzo 2008) dati 2006

A Venezia un metro cubo dacqua costa circa 80 centesimi di euro, a Teramo 1,45 euro, ad Arezzo quasi 1,90 euro. Ad Urbino in un anno la bolletta idrica cresciuta del 15%, arrivando a costare 374 euro lanno. Questa serie di dati italiani e internazionali conferma che il bene acqua quando gestito dallo Stato risulta essere pi economico per l'utente finale senza penalizzare la qualit del servizio. Del resto anche a livello internazionale i governi locali che hanno privatizzato la gestione dell'acqua stanno ritornando sui loro passi, basti pensare alla citt di Parigi.

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Rifiuti
E' dimostrato che diminuendo la nostra quota di rifiuti e avviandone il pi possibile al riciclaggio riusciremo anche a risparmiare in emissioni di CO2. Ad esempio, secondo il WWF, ogni tonnellata di acciaio riciclato consente di ridurre le emissioni di 1,4 tonnellate di CO2 equivalenti38 mentre ogni tonnellata di alluminio riciclato consente di ridurre le emissioni di 11,9 tonnellate di CO2 equivalenti. Risparmi inferiori, seppur notevoli, si hanno per la carta, il legno, la plastica e il vetro riciclato. Del resto per riciclare una lattina di alluminio si usa il 95% di energia necessaria per produrne una nuova, lo stesso dicasi per la plastica (la quota di energia 70%) e per il vetro dove la quota di energia risparmiata del 40%. La filosofia delle tre R (riduci, riusa e ricicla) dovrebbe essere alla base dei nostri consumi. Cos in Francia stata introdotta una tassa di 90 centesimi per ogni chilo di stoviglie non riciclabili usate e si stanno diffondendo sempre pi supermercati dove si trovano prodotti alla spina, dai detersivi ai cereali. Secondo i dati dellAgenzia europea dellAmbiente (EEA), nel rapporto Lambiente in Europa La quarta valutazione Belgrado 2007, possibile stimare la produzione totale di rifiuti nella UE a 25 Stati membri, comprendendo anche i paesi EFTA (European Trade Association, che comprende Norvegia, Svizzera e Islanda), tra 1.750 e 1.900 milioni di tonnellate allanno, che corrispondono a circa 3,8 4,1 tonnellate di rifiuti prodotti pro capite allanno. Secondo le informazioni raccolte con il primo reporting sul Regolamento sulle statistiche dei rifiuti, Eurostat stima che nel 2004 in Europa (UE 27) si siano prodotte in totale circa 2.767 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui circa 1.914 milioni nellUE 15. Paesi come Francia, Romania, Germania e Regno Unito risultano produrre pi di 300 milioni di tonnellate ciascuno. La quantit di rifiuti pericolosi prodotta ammonta a circa 74 milioni di tonnellate per i 27 Stati membri, di cui ben 58,8 generate dallUE 15. La quota di rifiuti pericolosi prodotta costituisce circa il 2,7% dei rifiuti totali, ma si registra una notevole variabilit tra i 27 Stati membri (in Estonia costituisce circa un terzo, in Belgio il 9,8%, in Spagna, Francia ed Austria l1,9%). I rifiuti urbani costituiscono circa il 14% del totale dei rifiuti prodotti in ambito europeo. I dati Eurostat relativi alla serie storica degli anni 1995-2006 mostrano una costante crescita della produzione dei rifiuti urbani negli Stati UE 15. I 25 Stati membri hanno prodotto, nel 2006, circa 243 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Il contributo dei Paesi UE 10 nellanno 2006 ammonta a circa 223,8 milioni di tonnellate, circa il 9,8 del totale prodotto in UE 25. Quasi l80% dei 220 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti nel 2006 nellUE 15 generata da cinque Stati membri: Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna. Per quanto riguarda i Paesi entrati nellUE nel 2004, il contributo maggiore alla produzione dei rifiuti urbani viene fornito da Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, responsabili del 74% dei 24 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti dai Paesi UE 10. Nel 2008 in Italia (dati Istat) la raccolta di rifiuti urbani nei 111 capoluoghi di provincia pari a 615,8 kg per abitante (-1,1% rispetto al 2007), confermando landamento decrescente registrato gi lo scorso anno. La percentuale di raccolta in modo differenziato risulta pari a 28.5, 3 punti percentuali in pi rispetto al 2007. A partire dal 2000 landamento sempre crescente per la raccolta differenziata.

38

Per CO2 equivalenti si intende le emissioni di tutti i gas serra equiparati negli effetti del riscaldamento della terra al biossodo di carbonio senza tabelle di conversione normalmente definite. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Rifiuti urbani e raccolta differenziata (kg per abitante) nel complesso dei comuni capoluogo di provincia. Anni 2000-2008 (indice base 2000=100) Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008)

Nel Centro Italia i capoluoghi di provincia fanno registrare mediamente i quantitativi maggiori di rifiuti urbani raccolti (662,4 kg per abitante); tale valore risulta pari a 611,8 kg per abitante nei comuni del Nord e a 578,5 kg per abitante in quelli del Mezzogiorno. Rispetto al 2007 si registrano per tutte e tre le ripartizioni dei decrementi pari a -1,1% per il Centro, -0,6% per il Nord e -2,0% per il Mezzogiorno. Le maggiori quantit di rifiuti per abitante sono state raccolte, nel 2008, a Olbia (1.049,3 kg per abitante)15, Rimini (881,3), Massa (845,9), Forl (841,8), Ravenna (817,1), Prato (813,4) e Pisa (810,8). Le quantit minori, invece, sono state raccolte nei comuni di Villacidro (367,0 kg per abitante), Belluno (398,3), Potenza (432,1), Avellino (442,1) e Campobasso (448,3). Nel 2008 il servizio di raccolta differenziata ormai presente in tutti i comuni capoluogo di provincia. Sono 91 quelli nei quali servita lintera popolazione residente, Savona e Ragusa hanno raggiunto tale obiettivo nel 2008. Analizzando i dati per ripartizione geografica permangono alcune differenze tra i capoluoghi relativamente alla percentuale di raccolta differenziata: nei comuni del Nord risulta mediamente pari a 39,9%, in quelli del Centro a 25,5% e in quelli del Mezzogiorno a 14,5%. Rispetto al 2007, si registrano incrementi in tutte le ripartizioni: +3,3 punti percentuali nel Mezzogiorno, +2,8 punti percentuali nel Nord e +2,7 punti percentuali nel Centro. Nel 2008 sono 27 i comuni che hanno raggiunto lobiettivo del 45% di raccolta differenziata, secondo quanto disposto dalla normativa 39, tra questi va citato il comune di Salerno, che passato dall8,6% del 2007 al 48,9% del 2008. Incrementi superiori a 10 punti percentuali si registrano, tra il 2007 e il 2008, anche per Pordenone (+16,7), Biella (+15,1) e Avellino (+12,1). Ci sono, invece, ancora 24 comuni capoluogo di provincia per i quali la percentuale di raccolta differenziata non supera il 15%. Nel 2008 risulta pressoch invariata la composizione media della raccolta differenziata per il totale dei comuni capoluogo di provincia: il 37,3% costituita dalla carta, il 29,6% dai rifiuti verdi, organico e legno, il 12,2% dal vetro, il 12,2% dalla voce altro (comprensiva di ingombranti avviati a recupero, imballaggi in materiali misti, RAEE - Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche - inerti avviati a recupero, rifiuti tessili, ecc.), il 5,3% dalle materie plastiche, il 3,1% dai metalli e lo 0,2% dalla raccolta selettiva di pile esauste, accumulatori al piombo e farmaci.
39

La legge n. 296 del 27 dicembre 2006, art. 1 comma 1108, definisce i seguenti obiettivi per la raccolta differenziata: 40% entro il 31/12/2007, 50% entro il 31/12/2009 e il 60% entro il 31/12/2011. Il decreto152/2006 allart. 205 oltre ad aver posticipato lobiettivo del 35% al 31/12/2006, ha definito gli obiettivi che dovranno essere raggiunti in ogni ambito territoriale ottimale entro il 31/12/2008 ed entro il 31/12/2012 rispettivamente del 45% e del 65%. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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In relazione al totale dei rifiuti gestiti possibile rilevare, in coerenza con quanto previsto dalla gerarchia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti, che per quanto riguarda il recupero di materia ed energia le regioni del Nord raggiungono circa il 55%, ovvero oltre la met dei rifiuti urbani prodotti sono gestiti ai fini del loro recupero in termini di materia ed energia. Le regioni del Centro si attestano a circa il 21% e quelle del Sud all11%, con una media nazionale del 32%. In Provincia di Venezia il dato relativo alla raccolta differenziata ha raggiunto quota 43%. Nel corso del 2008 in Provincia di Venezia si registrata la pi grande riduzione del residuo secco (- 6,7%) e il maggior incremento della raccolta differenziata (+ 13,1%) degli ultimi anni, che ha portato la percentuale provinciale a circa il 43%. Anno Produzione RSU (tonnellate) (%) 526.602 525.182 548.198 552.554 557.367 4,8% -0,3% 4,4% 0,8% 0,9% Rifiuto indifferenziato (tonnellate) (%) 367.836 352.857 355.005 342.018 319.232 3,2% -4,1% 0,6% -3,7% -6,7% Rifiuto differenziato (tonnellate) (%) 158.766 172.324 193.193 210.536 238.135 8,5% 8,5% 12,1% 9,0% 13,1% Raccolta differenziata (%) 30,2 32,8 35,2 38,1 42,7

2004 2005 2006 2007 2008

Andamento della produzione e differenziazione dei rifiuti urbani nella Provincia di Venezia Fonte: Provincia di Venezia

16 Comuni hanno raggiunto un valore di raccolta differenziata superiore al 65% (obiettivo fissato per il 2012), 24 hanno raggiunto il 60% (obiettivo 2011), 32 hanno raggiunto il 50% (obiettivo 2009) e 37 hanno centrato il 45% (obiettivo 2008). Solo 7 hanno conseguito un valore di raccolta differenziata inferiore al 45% (tra cui Venezia). importante evidenziare che dei 16 Comuni che hanno raggiunto lobiettivo del 65% ben 14 appartengono allarea del Veneto Orientale, ritenuta fino a qualche anno fa lanello debole del sistema provinciale di gestione dei rifiuti urbani, per le basse performance di raccolta differenziata registrate. Solo un Comune, Cavallino Treporti, ha peggiorato le sue performance di raccolta differenziata, tutti gli altri hanno mantenuto o migliorato il valore conseguito nel corso del 2007. Significativo il caso di Annone Veneto, che con lintroduzione del sistema di raccolta porta a porta ha visto aumentare la raccolta differenziata del 37%. Per quanto riguarda la produzione pro capite nei Comuni della Provincia per lanno 2008, il Comune che produce di pi quello di San Michele al Tagliamento con 1.705 kg/abitante/anno, la media provinciale di 653 kg/abitante, mentre il Comune di Venezia fa registrare una produzione di 765 kg/abitante. Il Comune che produce di meno quello di Salzano, con 324 kg/abitante. Raccolta differenziata (RD) RD senza Comune di Venezia RD senza Comune di Venezia e litorale40 42,7% 49,3% 54,6%

Variazione del valore di raccolta differenziata della Provincia di Venezia con lesclusione del Comune di Venezia e dei Comuni del Litorale, 2008 Fonte: Provincia di Venezia
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Comuni di San Michele al Tagliamento, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti e Chioggia Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Operando un confronto tra le percentuali di raccolta differenziata degli ex bacini della Provincia nel 2008, troviamo lex bacino Portogruarese con la percentuale pi alta (52,4%), seguito da quello Sandonatese con 48,7%, quello Meridionale (48,5), il Mirese con 48,2. Al fondo della classifica troviamo lex bacino Veneziano con una percentuale del 32,9. Disaggregando il dato del Comune di Venezia si evince che in terraferma la raccolta differenziata si attesta intorno al 42%. Rimane il problema della raccolta differenziata nella Citt Storica e nelle isole, che non va oltre il 20% nel 2009 (nel 2005 era il 5%). Il dato cumulativo del Comune per la raccolta differenziata del 35% nel 2009 (al 2005 era il 21%). In tutto il Comune la percentuale dei rifiuti destinata alla discarica di circa il 5%.

Campi elettromagnetici
Le radiazioni elettromagnetiche sono di origine naturale e antropica (generate da apparecchiature quali televisioni, telefoni cellulari, radio, elettrodomestici) e possono interagire in vario modo con l'ambiente e con la salute degli esseri viventi, con conseguenze di tipo acuto o cronico. Quindi ai campi elettromagnetici di origine naturale si sono sommati, con linizio dellera industriale, quelli artificiali. La radiofrequenza, infatti, trova applicazione in moltissimi ambiti, quale quello industriale (saldature per riscaldamento, ecc.), quello medico (Marconi - terapia, Radar terapia, Ipertermia, Risonanza Magnetica Nucleare, ecc.) e quello domestico (forni a microonde, giocattoli telecomandati, allarmi anti-furto, telecomandi, ecc.). Questi vanno aggiunti al settore delle telecomunicazioni. Gli impianti di telecomunicazione rilevabili sul territorio appartengono a innumerevoli tipologie. Tutti, comunque, sono accomunati dallessere costituiti da un sistema di antenne che consente la trasmissione di un segnale elettrico, contenente uninformazione, nello spazio circostante, sotto forma di onda elettromagnetica. Al 2 gennaio risultano attivi nel Comune di Venezia 269 impianti di telefonia mobile, 16 impianti DVB-H per la trasmissione di programmi radio e TV ai dispositivi portatili, 33 impianti radiofonici. I risultati dei 41 monitoraggi effettuati nel 2008, hanno rilevato nell80% valori inferiori a 1 V/m e nessun superamento del valore di attenzione di 6 V/m. La normativa41 prevede il rispetto del valore di 6 V/m (valore di attenzione) in corrispondenza di edifici adibiti a permanenza di persone per almeno 4 ore. La normativa definisce i concetti di limite di esposizione, valore di attenzione e obiettivi di qualit. Il limite di esposizione non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione, allo scopo di tutelare la popolazione dagli effetti acuti, ossia immediati. Il valore di attenzione non deve essere superato nei luoghi adibiti a prolungata permanenza, in particolare in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, ed finalizzato alla protezione da possibili effetti di lungo termine. Lobiettivo di qualit definito per minimizzare progressivamente lesposizione della popolazione e si applica in aree intensamente frequentate.
41

La legge 22 febbraio 2001, n. 36 Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e il DPCM 8 luglio 2003 Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz-300 GHz Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Il Comune di Venezia si dotato di tredici stazioni di misura mobili. Ogni stazione dotata di un sensore isotropo di campo elettrico a banda larga, operante nellintervallo di frequenza tra 100 KHz e 3 GHz, che registra in continuo il valore efficace mediato e massimo su un intervallo mobile di sei minuti. I dati raccolti vengono trasmessi, via GSM, al centro di controllo situato nella sede ARPAV di Mestre, per la successiva validazione, analisi e diffusione al pubblico. In Comune di Venezia il rilevamento in continuo dei livelli di campo elettromagnetico viene condotto dal 2003. I risultati e le informazioni salienti sui monitoraggi del campo elettromagnetico effettuati nel 2008 sono sintetizzate nella tabella successiva. Per ogni campagna di misura sono indicati lubicazione della centralina, il periodo in cui stato condotto il monitoraggio, il valore medio ed il valore massimo del campo elettrico efficace rilevato. Nella tabella seguente vengono indicati i monitoraggi eseguiti per Municipalit, distinguendo i valori medi del campo elettrico che sono risultati superiori o inferiori a 3 V/m: tale valore viene assunto come obiettivo di qualit dal Comune.

Tabella dei monitoraggi in continuo del campo elettrico condotti nel 2008 in terraferma. Fonte: ARPAV, Comune di Venezia. Rapporto annuale CEM 2008, 2009

Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Lannualit delle indagini ha permesso di rilevare lesistenza di aree sature della citt, caratterizzate dalla presenza di impianti radiofonici, quali Piazzale Roma, Piazza San Marco e la zona limitrofa a Rampa Cavalcavia (sia dalla parte di Mestre che di Marghera). In particolare, nel sito di Piazzale Roma sulla base delle ripetute analisi effettuate, ARPAV ha formalmente evidenziato la necessit di stabilire limitazioni alle potenze degli impianti radio FM installati. LAmministrazione comunale ha integrato le diverse attivit gi in essere (monitoraggio dei campi elettromagnetici, stesura del rapporto annuale sui campi elettromagnetici) con lavvio di uno studio epidemiologico approfondito sulla popolazione residente nel Comune di Venezia, volto ad accertare la presenza di effetti nocivi per la salute derivante da campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici42. Dopo aver suddiviso la popolazione secondo tre categorie espositive di campo elettrico e le patologie in esame, si proceduto a unanalisi statistica al fine di verificare se vi fosse una correlazione tra queste due variabili, attraverso il calcolo dei tassi di incidenza relativi alle patologie indagate e alle tre categorie espositive, dei loro rapporti standardizzati di incidenza e dei relativi intervalli di confidenza. Secondo gli autori dello studio emerso che per la maggior parte delle patologie indagate non si osservano scostamenti statisticamente significativi tra casi osservati e casi attesi per nessuna categoria espositiva del campo elettrico. Nellincidenza dei tumori del sistema nervoso centrale e delle malattie dei neuroni motori e sclerosi multipla, un eccesso di rischio, ritenuto statisticamente non significativo, stato registrato nella categoria a pi elevata esposizione; anche se basato su ridotte dimensioni numeriche, stato sottolineata la necessit di sorvegliare levoluzione di questo risultato nel futuro. Tali risultati potranno essere pi precisi nellultima fase dellindagine epidemiologica attualmente in corso, in cui si indagher longitudinalmente (cio seguendo nel tempo la popolazione esposta) i possibili effetti espositivi. Lobiettivo dare avvio ad un sistema di sorveglianza sanitaria che permetta di aumentare laccuratezza statistica delle analisi, e utilizzare variabili socioeconomiche per verificare il possibile ruolo di questo fattore nellinfluire sul rischio di malattia nella popolazione studiata.

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Progetto epidemiologico per il monitoraggio dei potenziali effetti nocivi sulla salute da campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici nella popolazione residente nel Comune di Venezia 2008-2009 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Inquinamento luminoso
AGIRE43 e' stata incaricata dal Comune di Venezia della redazione del Piano Regolatore dell'Illuminazione Urbana - PRIU che si propone quale nuovo strumento urbanistico di settore tale da consentire una "regia complessiva" dell'illuminazione urbana. I riferimenti di maggior interesse per il PRIU sono: Settore Illuminazione stradale Normativa UNI 11248:2007 UNI EN 13201-2:2004 UNI EN 13201-3:2004 UNI EN 13201-4:2004 UNI 11095:2003 DM 14 settembre 2005 Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti UNI EN 12464-2:2008 UNI EN 12193:2008 UNI EN 12464-2:2008 UNI 10819:1999 L. R. del Veneto n 22 del 27/06/1997 L.R. del Veneto n 17 del 7/08/2009

Traffico in galleria

Attivit lavorative allaperto Impianti sportivi Compatibilit ambientale

in particolare la legge regionale n. 17 del 7/08/200944 stabilisce i compiti del comune tra i quali: entro tre anni lobbligo di dotarsi di un Piano dellilluminazione per il contenimento dellinquinamento luminoso (PICIL). Il PICIL ha come obiettivo il contenimento dellinquinamento luminoso; adeguamento dei regolamenti edilizi alle disposizioni della legge; controlli periodici effettuati autonomamente o su segnalazione degli osservatori astronomici o delle associazioni (ARPAV), per garantire il rispetto e l'applicazione della normativa. Tutto ci provvedendo alla sostituzione dei vecchi impianti con nuovi impianti a pi elevata efficienza e minore potenza installata e, quando possibile, realizzando nuovi impianti con sorgenti luminose di potenze inferiori a 75W a parit di punti luce; adottando dispositivi che riducono il flusso luminoso installato. Il PRIU in fase di elaborazione ha lobiettivo di rispondere agli obiettivi di risparmio energetico, sicurezza, tutela dall'inquinamento luminoso e valorizzazione del patrimonio artistico. Il PRIU include, oltre ovviamente al servizio di illuminazione pubblica fornito dall'Amministrazione comunale, anche tutti gli impianti di illuminazione esterna, di propriet sia di altri soggetti pubblici che dei privati.
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LAgenzia Veneziana per l'Energia (AGIRE) un'associazione senza fini di lucro costituita nel 2003 sotto l'egida del programma della Commissione Europea ''SAVE - Agenzie Energetiche Urbane e Regionali'', e si propone quale struttura tecnica specializzata nell'attuazione delle politiche energetiche a scala locale. Soci fondatori di AGIRE il Comune di Venezia e Veritas S.p.A.; al progetto costitutivo dell'Agenzia hanno partecipato, come partner europei, le Agenzie della Municipalita' di Kaunas in Lituania e della Regione d'oltremare francese de La Reunion.
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Nuove norme per il contenimento dellinquinamento luminoso, il risparmio energetico nellilluminazione per esterni e per la tutela dellambiente e dellattivit svolta dagli osservatori Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Schematicamente gli obiettivi che si stanno perseguendo sono: risparmio energetico conseguente all'introduzione di tecnologie di illuminazione e di controllo ad alta efficienza; contenimento dei fenomeni di inquinamento luminoso; riduzione degli altri impatti ambientali per emissioni atmosferiche e di gas ad effetto serra connesse al consumo di energia elettrica; sicurezza dei cittadini e buoni livelli di comfort visivo e di qualit della vita sociale nelle ore serali e notturne; sicurezza della circolazione veicolare e conformit agli specifici standard normativi di illuminamento fissati dal Codice della Strada; valorizzazione, e al contempo tutela, del patrimonio storico-artistico della Citt e della qualit urbana complessiva; contenimento dei costi di esercizio e di manutenzione degli impianti di illuminazione. Tutti perfettamente in linea con gli scopi statutari di AGIRE. Ad oggi risultano realizzate: 1. la mappatura e la georeferenziazione del sistema di illuminazione pubblica stradale dellintero territorio comunale ; 2. la redazione di Linee guida per la redazione del PRIU, effettuata dal Dipartimento di Ingegneria Elettrica dellUniversit degli Studi di Padova su incarico della Direzione Progettazione ed Esecuzione Lavori; 3. una campagna di misure illuminotecniche ad hoc realizzata da AGIRE in vari siti del territorio comunale; 4. la rassegna della normativa di settore; 5. la definizione di criteri per la zonizzazione del territorio comunale sotto il profilo dellilluminazione; 6. la stesura delle indicazioni per la citt storica e la terraferma; 7. indicazioni ai progettisti per la definizione di progetti illuminotecnici preliminari/definitivi/esecutivi 8. definizione di scenari di risparmio energetico. La fase iniziale del lavoro stata incentrata sulla costruzione di un sistema informativo, nonch sullanalisi e sulla rappresentazione cartografica dello stato di fatto in cui ogni punto luce stato descritto da un insieme di parametri tecnico impiantistici ed illuminotecnici. Ogni centro luminoso installato sul territorio stato georeferenziato. Ad oggi il sistema informativo costituito da AGIRE copre il 100% degli impianti di illuminazione di propriet comunale, quindi: circa 10.100 centri luminosi nella citt storica, circa 33.400 centri luminosi nella terraferma, per un totale di circa 43.500 centri luminosi. Dallanalisi della composizione del parco lampade per tipologia emerge che a livello comunale spicca la predominanza delle sorgenti ai vapori di sodio ad alta pressione (58%), seguite dai vapori di mercurio (34%).

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Sulla base di questi primi dati sono stati gi ipotizzati dei margini di miglioramento dellefficienza del parco lampade installato attraverso, per quanto riguarda la terraferma, la completa sostituzione dei vapori di mercurio (pari a circa 5.100 punti luce, il 15% delle sorgenti installate) con i vapori di sodio ad alta pressione. Il potenziale maggior bacino di risparmio energetico rimane in ogni caso quello di una sistematica introduzione degli stabilizzatori di tensione e regolatori del flusso luminoso, da attivare nelle ore centrali della notte.

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Bonifiche in area SIN (Sito dInteresse Nazionale)


Per quanto riguarda larea SIN, ossia Porto Marghera e alcune zone limitrofe al Canal Salso abbiamo diffusamente trattato nel rapporto Green:il futuro di Porto Marghera.

Ambito territoriale del Master Plan e suddivisione in macroisole Fonte: Regione Veneto - Progetto Strategico Speciale, 2008

Ai sensi della Legge n. 426/1998, Porto Marghera considerata tra le "aree industriali e siti ad alto rischio ambientale" di interesse nazionale (S.I.N.). Monitoraggio ambientale, bonifiche e risanamento ambientale, riconversione industriale sono pertanto aspetti che vanno considerati in maniera integrata e sinergica. Larea dotata di uno strumento di individuazione e di pianificazione degli interventi di risanamento dei suoli e delle falde in unottica di sistema, costituito dal Master Plan per la bonifica dei siti inquinati di Porto Marghera45, che considera diversi macroambiti con caratteristiche specifiche differenti in relazione alle problematiche di risanamento ambientale. Le procedure di bonifica (i relativi criteri e costi) costituiscono il nodo attuale di tutte le trasformazioni previste nellarea. Ci non ha impedito una elevata pressione progettuale e nuove iniziative imprenditoriali che, in generale, tendono alla riconversione produttiva, allutilizzo marginale degli spazi ed alla compravendita di parti dellarea industriale di Marghera. Le aree sottoposte, negli ultimi 15 anni, a diversi progetti di riqualificazione e trasformazione sono riportate nella figura seguente.

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Approvato nellaprile 2004 dalla Conferenza di Servizi ex Accordo per la Chimica. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Le valutazioni quantitative pi recenti indicano per la zona industriale di Porto Marghera46 il seguente quadro di avanzamento: Superficie interessata da interventi di caratterizzazione/bonifica in itinere: 962 ettari; Superficie interessata da interventi di messa in sicurezza permanente conclusi (interventi in corso di realizzazione o terminati): 668 ettari; Superficie interessata da discariche autorizzate: 32 ettari; Superficie interessata da procedimenti di caratterizzazione/bonifica ancora da attivare: 216 ettari. Rispetto a tale situazione lo stato di aggiornamento delle operazioni di bonifica pi recente rappresentato dalle mappe alle pagine seguenti47. In esse, per lintero territorio del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera, riportata sia la situazione amministrativa dei siti, che lo stato degli interventi - in corso o realizzati - nei siti stessi. Rispetto allo stato dei procedimenti (cfr. figura seguente) nellintero Sito di Interesse nazionale di Porto Marghera, a febbraio 2009, sono individuabili: 361 ettari con bonifica/messa in sicurezza permanente realizzata; 695 ettari con procedimento concluso; 1736 ettari con procedimento in itinere; 148 ettari con procedimento da attivare.

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Fonte: Arpav 2006. Stato dellaggiornamento alla Conferenza dei Servizi Decisoria del 27 febbraio 2009, fornito da Unit Operativa Piani Ambientali - Comune di Venezia, agosto 2009. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Sito di Interesse Nazionale Porto Marghera - Situazione amministrativa dei siti Fonte: Comune di Venezia 2009 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Sito di Interesse Nazionale Porto Marghera - Interventi nei siti Fonte: Comune di Venezia 2009 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Sito di Interesse Nazionale Porto Marghera Stato dei procedimenti Fonte: Comune di Venezia 2009 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Appare evidente come la pianificazione e la legislazione che si susseguono dallinizio degli anni 90 abbiano impostato un sistema operativo, relativo alle trasformazioni territoriali nellarea di Marghera, che non ha permesso di raggiungere i risultati attesi. Ci sia in ordine alla quantit di aree che stato possibile mettere in sicurezza o bonificare fino ad oggi, sia relativamente ai tempi ed ai costi che le complesse procedure di caratterizzazione ed analisi dei suoli, e la stessa valutazione dei progetti di riutilizzo delle aree, hanno richiesto. Prova ne sono i quadri seguenti, nei quali sono rappresentati i soggetti pubblici coinvolti nel procedimento di bonifica in ambito Sito di Interesse Nazionale (SIN) e le procedure che in sequenza debbono essere affrontate da un progetto di trasformazione a Marghera per quanto riguarda la tipologia di intervento pubblico a carattere non sostitutivo. Ovvero, una situazione in cui il pubblico interviene su area di propria pertinenza. A tali procedure che tendono ad assicurare la bonifica dellarea oggetto dellintervento, debbono essere aggiunte le procedure ordinarie e specifiche della progettazione edilizia ed urbanistica caratteristiche di ogni progetto di trasformazione. SOGGETTI PUBBLICI COINVOLTI NEL PROCEDIMENTO DI BONIFICA IN AMBITO S.I.N. 1. MINISTERO DELLAMBIENTE - presiede le Conferenze di Servizi, approva i progetti e predispone i decreti; 2. MINISTERO DELLE ATTIVITA PRODUTTIVE - partecipa alla predisposizione dei decreti; 3. A.P.A.T. (Agenzia Nazionale per la Protezione dellAmbiente) - supporta tecnicamente il Ministero dellAmbiente, partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie; 4. I.S.S. (Istituto Superiore di Sanit) - supporta tecnicamente il Ministero dellAmbiente, partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie; 5. A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente) - supporta tecnicamente il Ministero dellAmbiente, esercita funzioni di controllo, partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie; 6. REGIONE VENETO - presiede la Segreteria Tecnica dellAccordo di Programma per la Chimica di Porto Marghera, partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie; 7. MAGISTRATO ALLE ACQUE DI VENEZIA - predispone i progetti di marginamento/retromarginamento previsti dal Master Plan; 8. PROVINCIA DI VENEZIA - partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie, esercita funzioni di controllo, certifica lavvenuta bonifica; 9. U.S.S.L. - contribuisce a definire le modalit di attuazione dei monitoraggi e ne valuta gli esiti in relazione agli aspetti di ordine sanitario; 10. COMUNE DI VENEZIA - partecipa alle Conferenze di Servizi istruttorie, predispone ed attua i piani ed i progetti per le aree attribuite alla sua competenza. Fonte: Sistema Informativo Ambientale Comune di Venezia, Assessorato Ambiente evidente come il guadagnare tempo si scontri con la complessa serie di adempimenti e di soggetti che molto spesso , pur nella necessit di trovare modalit di lavoro comuni e soluzioni condivise, soffrono della presenza di pesanti procedure e della mancanza di un fattivo coordinamento.

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La necessit di guadagnar tempo quindi una priorit inderogabile. Soffermiamoci su quanto pu costare in tempo e denaro ad un imprenditore tipo investire a Porto Marghera. In sintesi lattuale normativa ambientale (D. Lgs. n. 152/06 e s.m.i.) prevede la realizzazione della seguente documentazione: - Piano della caratterizzazione; - Analisi del rischio sito specifico; - Progetto di bonifica. Ogni singolo documento deve essere approvato dalla Conferenza dei Servizi che ne giudica il merito e prescrive eventuali integrazioni/modifiche. Da non dimenticare che anche la Commissione di Salvaguardia pu intervenire. UN ESEMPIO CONCRETO: I TEMPI Ecco quali sono i passi e la tempistica che un imprenditore tipo deve affrontare per la realizzazione di un capannone per ospitare unazienda meccanica a basso impatto ambientale ed anche unazienda impegnata in attivit ad alto valore tecnologico. Mettiamo che il Sig. Mario Rossi acquisti un terreno allinterno dellarea S.I.N. subito dopo le pause natalizie ossia il 7 gennaio 2010 . 12-01-2010 Conferisce lincarico ad un professionista Architetto od Ingegnere per dare vita ad un generale progetto di riconversione della sua area allinterno della quale intende realizzare un nuovo edificio per svolgere le sue attivit. 19-01-2010 Conferisce incarico ad uno specialista, Ing. Ambientale, che avvia una analisi del terreno al fine di redigere un progetto di caratterizzazione dei suoli secondo quanto previsto dalla vigente normativa. 26-01-2010 Viene avviato e depositato in Comune di Venezia un progetto per la realizzazione di un nuovo edificio. Il Permesso di Costruire inizia il suo iter amministrativo. 06-04-2010 Il permesso di costruire, dallufficio Suap (Sportello Unico Attivit Produttive) del Comune di Venezia (ufficio c/o la Carbonifera), viene inviato per parere di competenza allUfficio Ambiente del Comune di Venezia (Campo Manin). 20-04-2010 Lufficio Ambiente invia al Suap la richiesta di caratterizzazione del suolo secondo la vigente normativa che viene trasmessa alla ditta titolare del Permesso di Costruire. 30-04-2010 Il professionista, appena redatto il Progetto di Caratterizzazione del Suolo lo trasmette ai dieci enti competenti in area S.I.N. Si attende la convocazione della Prima Conferenza dei Servizi.

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30-07-2010 Prima Conferenza dei Servizi. 24-07-2010 Indagini diagnostiche ai suoli secondo quanto previsto dal Progetto di caratterizzazione approvato in Conferenza dei Servizi. 28-08-2010 - Indagine chimica sui campioni; - Indagine sui campioni in contraddittorio con ARPAV; - Relazione tecnica riferita ai risultati trasmessi; 28-08-2010 Invio della relazione e dellesito dei campionamenti avvenuti agli undici enti presenti in Conferenza dei Servizi. 28-09-2010 Preparazione del Progetto di Bonifica. 07-01-2011 Convocazione della seconda Conferenza dei Servizi. Presa datto dei risultati e deliberazione riferita al Progetto di Bonifica. Messa in atto del Progetto di Bonifica. 01-02-2011 Lufficio Ambiente del Comune di Venezia prende atto dellavvenuta Bonifica dei suoli ed invia al SUAP il suo parere favorevole alla realizzazione di opere fondazionali che implichino la manomissione dei suoli. 01-04-2011 Il Suap completa listruttoria e firma il procedimento conclusivo. 01-05-2011 Il Comune trasmette allufficio il provvedimento di Rilascio il Permesso di Costruire ed il titolare del permesso, dopo aver pagato gli oneri di urbanizzazione ed i costi di costruzione ritira il titolo edilizio. 02-05-2011 La ditta pu formalmente depositare linizio dei lavori. 03-05-2011 Cominciano le opere edilizie. Quindi il sig. Mario Rossi potr iniziare a costruire sul suo terreno dopo 18 mesi dallacquisto, sempre che nelliter non nascano intoppi quali il rinvio delle pratiche per errori di forma o sostanza in uno dei molti passaggi previsti, eventualit assai probabile. I tempi quindi lievitano facilmente ad almeno 24 mesi.

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Inoltre tutto ci prevede dei costi si devono affrontare unicamente in area SIN. Ad esempio per la redazione della documentazione richiesta (Piano della Caratterizzazione, Analisi del Rischio, Progetto di Bonifica) a seconda della complessit la spesa sar di 70.000 circa (stime prudenziali). Per quanto riguarda leffettiva bonifica dei terreni (se lipotesi progettuale prevede lo smaltimento in discarica): - rifiuto inerte; /t 40; - rifiuto non pericoloso; /t 100; - rifiuto pericoloso; /t 150. Per quanto riguarda la bonifica delle acque nelle aree S.I.N. il Ministero dellAmbiente chiede la realizzazione del marginamento sul modello di quello in esecuzione dal Magistrato alle Acque o in alternativa il contributo economico per finanziare le opere in esecuzione (costo variabile da 15 a oltre 100 /mq). Ecco quindi che Porto Marghera pur mantenendo dei fattori oggettivi per attrarre capitali in particolare uneccellente dotazione infrastrutturale e una localizzazione geografica privilegiata presenta anche delle complessit che spiegano il perch molti imprenditori preferiscano localizzare le loro imprese in altri siti.

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Fonte: Sistema Informativo Ambientale Comune di Venezia, Assessorato Ambiente Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Bonifiche in area extra SIN (Sito d Interesse Nazionale)


Dal 1997 ad oggi (da quando in vigore la Legge Ronchi) sono 39 le aree ripulite e decontaminate dal Comune, per altri 52 siti le bonifiche sono in corso e 5 sono i siti per i quali stato predisposto un programma di monitoraggio48. Ossia 974mila 323 sono i metri quadrati di superficie inquinata su cui si stanno facendo bonifiche. Finora sono stati spesi tra i 10 e i 15 milioni di euro per la bonifica dei siti inquinati, utilizzando fondi regionali, comunitari, comunali, di enti pubblici e privati. Pi in particolare sono 31 le bonifiche nella Municipalit di Mestre Carpenedo, 24 in quella di Venezia Murano Burano, 16 in quella di Favaro, 10 a Marghera e Chirignago Zelarino e 5 a Lido Pellestrina Nel 25% dei casi le aree sono state interessate da inquinamento da amianto, al secondo posto ci sono gli idrocarburi e poi i metalli pesanti. In terraferma uno degli interventi in corso pi vasto quello di bonifica dei 77mila metri quadrati dellarea fronte laguna a Campalto, che ospitava il campo di tiro al piattello. Ad inquinarla il piombo dei pallini usati dalle doppiette. Il costo previsto dei lavori supera i 10 milioni di euro. Altre aree sono quelle del parco di viale Don Sturzo (per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro); le ex cave Bertoldo di via Trezzo, di via Pugliese e via C Colombara; gli ex distributori di carburanti di corso del Popolo e via Miranese (in cui la bonifica conclusa), di via Orlanda e via Martiri della Libert (in corso); numerosi casi di versamento di autocisterne (es. vicino allOspedale dellAngelo). Le aree pi inquinate e dove gli interventi sono pi costosi sono quelle che riguardano, oltre allarea del tiro al piattello, le ex cave di via Trezzo (3 milioni di euro), Sacca Fisola (1,3 milioni di euro) e lex cantiere Lucchese (1,8 milioni di euro).

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Tre tipologie di interventi sono incluse nel termine bonifica: messa in sicurezza demergenza; bonifica (asporto, trattamento); messa in sicurezza permanente. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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8: distributore via Fratelli Bandiera 9: distributore Corso del Popolo 11: distributore via Martiri della Libert 15: via Mutinelli 37: area Calzavara 40: cantiere di via Rovereto 41: distributore Marghera Est 42: distributore via Fratelli Bandiera 45: ex-cave viale Don Sturzo 50: via Passo Campalto 54: incrocio fra via del Lavoratore e via della Rinascita 60: viale Stazione 64: distributore via Martiri della Libert 66: distributore di via S. Don

67: asporto terre via Costa 69: ex-cave via Trezzo 70: area tra viale Don Sturzo e via De Nicola 71: spanto idrocarburi via Ca Badoera 72: spanto idrocarburi via Marmolada 73: spanto idrocarburi via Camuffo 74: spanto idrocarburi da cisterna interrata via Musatti 75: spanto da cisterna interrata via Bissuola 78: area prossima al parco Hayez 80: via Colfosco 81: urbanizzazione via Caravaggio

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Verde urbano
A livello nazionale, dati Istat, per il complesso dei comuni capoluogo di provincia la densit di verde urbano (percentuale di verde urbano sulla superficie comunale) risulta essere, nel 2008, pari a 8,3%, rimanendo pressoch costante rispetto al 2007 (+0,03 punti percentuali). La densit di verde urbano superiore alla media in 8 dei 12 grandi comuni capoluogo di provincia con oltre 250 mila abitanti; le eccezioni riguardano Verona (8,2%), Firenze (7,4%), Bari (3,9%) e Venezia (2,4%); il dato di questultimo comune influenzato dalla peculiare morfologia del territorio, caratterizzato da unampia zona lagunare. Per misurare il grado di verde pi indicativo utilizzare il verde disponibile per abitante, in questa classifica Venezia balza al 14 posto a livello nazionale secondo Legambiente (dato per altro sottostimato in quanto come verde urbano non sono conteggiati tutti i tipi di verde presenti in citt, come il Bosco di Mestre). Uno strumento di programmazione essenziale per accertare periodicamente il patrimonio verde gestito da un comune ed esistente nel territorio comunale il censimento del verde urbano. Alla fine del 2008 il 73,9% dei comuni capoluogo di provincia ha effettuato un censimento del verde urbano, con un incremento rispetto allanno precedente dell1,3%. Sono Venezia e Brindisi i capoluoghi ad aver messo a punto, per la prima volta nel 2008, tale strumento di lavoro. Scendendo nello specifico dal 2000 al 2008 l'estensione delle aree verdi per abitante nel Comune passata da 27,90 mq a 36,89 mq, con un aumento del 25% circa di spazi verdi per residente. In particolare nel 2008 il verde attrezzato (con giochi per bambini, campi polivalenti, piste ciclabili, ecc.), ha avuto un incremento di altri 60.728 mq.

Fonte: Direzione Sviluppo del territorio e Edilizia Comune di Venezia

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Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008)

Superficie di verde urbano, a gestione comunale, (mq) 2000


Totale

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

7.681.848 7.721.785 7.761.941 7.648.941 8.302.941 8.319.941 9.293.541 9.902.235 9.962.963

di cui: 3.101.394 3.116.271 3.131.230 3.171.230 3.196.230 3.213.230 4.186.830 4.499.930 4.499.930 Aree speciali49

Fonte: Direzione Sviluppo del territorio e Edilizia Comune di Venezia

Fonte: Direzione Sviluppo del territorio e Edilizia Comune di Venezia 2008

Un rapporto percentuale tra superficie di verde urbano e superficie totale, superiore al 5% permette di definire un comune come "Verde"; considerando la superficie del Comune di Venezia, escluse le acque (15.684,76 ettari), questo rapporto, nel 2008, si assestava attorno a 6,4% circa, superando la soglia di eccellenza.

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Per Aree speciali si fa riferimento alle aree verdi che hanno particolari modalit di fruizione come: giardini scolastici, orti botanici e vivai, giardini zoologici, cimiteri ed, inoltre, includono categorie residuali di verde (boschi, aree protette e riserve naturali, verde piantumato ma non attrezzato, ecc.). Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 83

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Secondo il DM 1.444/68 il valore minimo di verde fruibile ad abitante deve essere 9m/ab. Pi recentemente i parametri di qualit della vita sono cambiati ed oggi considerata vivibile una citt che possa organizzare gli spazi prevedendo 12 metri quadrati di verde fruibile ad abitante, secondo una valutazione della DG XI della Commissione Europea. A Venezia considerando solo i mq di Verde Attrezzato e di Parchi Urbani (senza quindi i Boschi) la percentuale si avvicina a 13 mq per abitante. BOSCO DI MESTRE Una menzione particolare nel presente rapporto merita il bosco di Mestre per limportanza che ha come generatore di risparmio energetico. Il risparmio energetico ottenibile dipende principalmente dal confronto con la attuale attivit agricola, che comporta un elevato input energetico dovuto allutilizzo di macchinari per le lavorazioni e sottoforma di ingenti quantit di fertilizzanti e nutrienti. Ulteriore risparmio energetico dipender dallutilizzo che si far dei sottoprodotti della manutenzione del bosco a fini energetici. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, ormai riconosciuto che gli ecosistemi forestali, tra tutti gli ecosistemi di terra, possiedono la pi elevata capacit di assorbimento di CO2. Il potenziale di assorbimento dipende da diversi fattori legati principalmente alla tipologia del bosco, alla sua struttura, al livello di maturit, alle specie presenti e al clima. Allo scopo di quantificare lassorbimento di CO2 da parte di un bosco di nuova formazione, stato sottoscritto un progetto con Arpav che prevede la misurazione delle quantit di biossido di carbonio assorbite mediante linstallazione di unapposita centralina allinterno del bosco Ottolenghi, che inizier a fornire i primi dati a partire dal 2009. Obiettivo non secondario la riorganizzazione della rete dei canali che segnano la parte del territorio coinvolto con il duplice scopo di creare siti che facilitino la rinaturalizzazione faunistica e favoriscano la fitodepurazione dai nutrienti organici. Lidea di creare a Mestre una zona boschiva periurbana nasce nel 1984, su iniziativa di un vasto movimento ambientalista che si oppone alla costruzione del nuovo ospedale vicino al boschetto di Carpenedo. Lobiettivo dellazione creare una cintura verde in una vasta area a nord-est dellabitato di Mestre. La Variante al Piano Regolatore Generale, adottata nel 1999, individua due tipi di aree destinate al rimboschimento: aree che resteranno di propriet privata ed aree che verranno acquistate direttamente dal Comune di Venezia, per complessivi 1.400 ha. In termini energetico-ambientali, lobiettivo del bosco di Mestre la creazione di un grande polmone verde in prossimit di un territorio fortemente urbanizzato (abitato, Tangenziale, Porto Marghera) che possa aiutare a compensare le grandi emissioni di CO2, e che rappresenti una risorsa energetica sfruttabile per la biomassa che in futuro sar in grado di produrre (i sottoprodotti della manutenzione del bosco). Dal 2001 il Comune di Venezia ha attivato un apposito ufficio. Nel 2005 lufficio viene trasformato in Istituzione per il Bosco di Mestre, e si dedica alla realizzazione del bosco sulle aree Querini (vd. bosco Querini). Il nuovo PRG del 2005 ha confermato il progetto bosco di Mestre. Il bosco di Mestre oggi gestito dallIstituzione Bosco e Grandi Parchi che, con la delibera 109 del 22.09.2008 da parte del Consiglio Comunale, ha visto confluire le due istituzioni preesistenti, "Il Bosco di Mestre" e "Il Parco", mantenendo inalterati i loro mandati.

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Attualmente sono 225 gli ettari sistemati a bosco, di cui 46 (circa lestensione di un centinaio di campi da calcio) sono stati aperti al pubblico; molto quindi resta ancora da fare per arrivare ai 1400 ettari previsti dal PRG.

Fonte: Comune di Venezia

Bosco Querini Nel 2003 il Comune ha ottenuto dalla Fondazione Scientifica Querini Stampalia lusufrutto di 200 ettari di aree agricole, con lintenzione di trasformarle nel cuore del Bosco di Mestre previsto dal Piano Regolatore. I primi venti ettari di queste aree che lIstituzione il Bosco di Mestre ha aperto al pubblico sono la zona denominata bosco Ottolenghi. Bosco Ottolenghi Piantato nel 1998 con fondi dell'Unione Europea. LIstituzione il Bosco di Mestre ha realizzato le attrezzature come percorsi pedonali e ciclabili, aree di sosta, passerelle, parcheggio, segnaletica, ecc...che permettono ai cittadini del veneziano di frequentare il bosco. Il bosco Ottolenghi si trova tra Favaro Veneto e Dese, incastrato tra labitato di Favaro e la via Altinia, la ferrovia Mestre-Trieste e il fiume Dese; gli accessi al bosco si trovano lungo via Forte Cosenz. Bosco di Carpenedo Il bosco di Carpenedo lultimo residuo del bosco antico che ricopriva lentroterra mestrino. Di propriet del Comune di Venezia e della Provincia di Venezia, conta una superficie di 10 ettari, creata nel corso degli anni partendo dallestensione originaria di 2.7 ha. Bosco dellOsellino Di propriet del Comune di Venezia, il bosco dellOsellino ha unestensione di 8.1 ha e si tratta di unarea compresa tra il canale dell Osellino, il canale di scolo Acque Basse e via Pertini, dislocata nellarea del PEEP Bissuola di Mestre.
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FORUM VERDE Per la gestione del verde pubblico interessante, nellottica degli strumenti previsti dallAgenda 21, il Forum del Verde, un organismo aperto a tutti i cittadini che vogliano contribuire allo sviluppo del verde in citt attraverso il confronto diretto con l'Amministrazione: la sostenibilit urbana passa anche attraverso percorsi partecipati e condivisi dai vari attori locali.

Nel Forum sono confluiti i principali protagonisti coinvolti, direttamente o di riflesso, nella gestione del verde e nella sua fruizione. Tra questi: funzionari dellAssessorato allAmbiente e del Servizio Suolo e Verde Pubblico, che hanno messo a disposizione le conoscenze maturate nella gestione del verde pubblico; Vesta s.p.a: lazienda municipalizzata affidataria della manutenzione del verde, ha fornito un contributo tecnico; ordini professionali: agronomi, forestali, architetti hanno dato un contributo scientifico; laboratorio LOmbrello: operante presso il Dipartimento di Pianificazione dello IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), ha operato da facilitatore durante tutto il processo partecipativo; comitati di liberi cittadini, associazioni, cooperative sociali, liberi professionisti e dipendenti comunali legati al mondo delleducazione, dellecologia, della polizia urbana e della politica. La prima fase stata di approfondimento tecnico, durante la quale lUfficio Comunale del Verde ha raccolto diverse esperienze sia nazionali che estere in materia di regolamenti del verde. Parallelamente, stato avviato il lavoro del Forum civico, durato circa 6 mesi. Dal punto di vista organizzativo, il Forum stato suddiviso in gruppi, coincidenti con le varie questioni che sarebbero state trattate nel Regolamento del Verde. Ad ogni gruppo stata assegnata la scrittura di un capitolo del Regolamento. Un rappresentante di ogni gruppo ha poi preso parte al comitato di redazione, con il compito di trascrivere i contenuti delle discussioni in forma di articolato. Anche la composizione del comitato di redazione, quindi, stata mista, essendo composto da cittadini, tecnici, professionisti (agronomi, ingegneri, architettipaesaggisti) e rappresentanti della societ affidataria della manutenzione del verde. La terza fase stata quella del normale iter di approvazione amministrativa: la bozza elaborata dal Forum e dal comitato di redazione stata discussa in giunta comunale, nei quartieri, nelle commissioni consiliari e nel consiglio comunale. Il tutto passato poi per il parere tecnico di polizia municipale, lavori pubblici, urbanistica, ambiente e sicurezza del territorio. Tutti questi uffici hanno presentato delle osservazioni, parte delle quali sono state recepite (quelle non recepite sono state portate in consiglio comunale come controdeduzioni). Tutto liter di approvazione durato 6 mesi, da gennaio a luglio 2003. Il forum si riunisce periodicamente.
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I corridoi ecologici e biologici


I corridoi ecologici strettamente intesi sono un elemento che connette due o pi macchie di habitat naturale. Sono esempi di corridoi ecologici le fasce arboree ed arbustive che circondano i margini dei terreni coltivati, i sistemi ripari ovvero la vegetazione delle fasce di pertinenza fluviale, le fasce arboree ed arbustive legate ad infrastrutture lineari (strade, ferrovie, canali artificiali) ed i corridoi lineari di vegetazione erbacea entro matrici boscate. Un corridoio pu anche essere ripristinato dall'uomo tramite opere di rinaturalizzazione. I tipi pi frequenti nelle aree antropizzate sono quello che mostra vegetazione arborea o arbustiva ai bordi di corsi dacqua, quello delle fasce arboree ed arbustive che circondano i margini dei terreni coltivati e quelli legati ad infrastrutture lineari come strade o ferrovie. I corridoi ecologici sono complementari ai corridoi biologici con i quali si intende una continuit di aree naturali che consente lo spostamento degli animali garantendo al tempo stesso gli scambi necessari per il mantenimento delle popolazioni animali e vegetali. LA RETE ECOLOGICA DELLA PROVINCIA Una rete ecologica un insieme di strategie di intervento per la riqualificazione del territorio e dei processi naturali che lo caratterizzano. Basata sul concetto di biodiversit, punta a salvaguardare e potenziare la diversit biologica, fondamentale per la sopravvivenza degli ecosistemi, allinterno di una rete continua, diffusa e globale, non limitata esclusivamente a isole verdi. uno strumento indispensabile sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista politico per la pianificazione territoriale e lincremento della qualit del territorio, al fine di creare un nuovo equilibrio tra spazi naturali e contesto antropizzato. Il progetto punta al riequilibrio dell'ecosistema in un arco temporale di una generazione. In un primo momento, intende ripristinare condizioni accettabili di biodiversit e di ricchezza del patrimonio genetico delle specie di animali e piante, attraverso la tutela di unit naturali relitte e la realizzazione di corridoi ecologici di collegamento che consentano di mantenere il collegamento tra i vari ambiti del sistema. Tale risultato implica per anche il miglioramento della parte restante dell'ecosistema, ove altrimenti continuerebbero a riprodursi fattori di rischio. Una rete ecologica non costituisce un sistema chiuso, capace di sostenersi soltanto attraverso scambi interni, perci un elemento fondamentale quello di stabilire una gerarchia di ambienti rispetto alla quale gli strumenti pianificatori possono essere definiti, da quello locale, provinciale e regionale a quello pi vasto di carattere nazionale o transnazionale.

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Fonte: La riforma della Politica Agricola Comune nellarea del bacino scolante in laguna di Venezia, 2006

La rete ecologica provinciale prevede nove tipologie di interventi: Aree con interventi di ricostruzione ambientale Si tratta di realt in cui il principio del riequilibrio ecologico si gi tradotto in azioni grazie all'azione di Comuni, Consorzi o altri soggetti, idealmente da riconfermare e per quanto possibile potenziare. Perimetri di aree produttive critiche Si tratta attraverso la presenza di unit ambientali naturaliformi (fasce arboreoarbustive e praterie aperte polifite) specificamente realizzate per impedire contatti diretti tra il perimetro dell'area impattante ed elementi di specifica vulnerabilit (ad esempio abitazioni). Il progetto individua i confini delle aree produttive come elemento intorno a cui provvedere, nel tempo, azioni di rinaturazione mirata in modo da ottimizzare le funzioni tampone.
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Fasce perturbane Lo sviluppo insediativo ha determinato la formazione di aree in grado di generare significative interferenze con le aree circostanti. La trasmissione delle interferenze (rumore, polveri, inquinamento atmosferico, etc.) tra le prime aree e le seconde pu essere ridotta attraverso l'interposizione lungo i fronti di separazione di ecosistemi filtro o fasce tampone. Ambiti perifluviali Oltre ad obiettivi di tutela della biodiversit legata ad habitat acquatici si da particolare rilievo alle potenzialit di autodepurazione. Aree tampone prioritarie Il progetto riconosce alcune significative categorie di aree cui attribuire una funzione prevalente di protezione nei confronti di unit sensibili retrostanti. Ambiti agricoli con siepe Sono riconoscibili sul territorio veneziano una serie di agrosistemi locali con presenza diffusa di siepi e filari, che in particolari condizioni di natura compositiva e densit costituiscono supporto per interessanti livelli di biodiversit locale. Nuclei litorali di interesse naturalistico relitti Tali unit differiscono significativamente dal punto di vista ecologico dalle precedenti e possono essere sede di specificit biogeografiche. Unit boschive interne di interesse naturalistico Le unit boschive costituiscono una categoria primaria di punti di appoggio per la rete di area vasta e per quelle locali. Necessitano di un tempo considerevole affinch si possano ricostituire. Greenways I Greenways sono percorsi qualificati anche sotto il profilo della qualit ambientale intrinseca e consentono una fruizione qualificata del paesaggio extraurbano Mestre stata nel Novecento molto colpita dalla modernit attraverso opere infrastrutturali che non avevano nessun rispetto per l'ambiente. Ma possibile creare alcuni corridoi.

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Fonte: La riforma della Politica Agricola Comune nellarea del bacino scolante in laguna di Venezia, 2006

Inoltre i diversi spazi verdi della citt (Bosco di Mestre e sistema dei parchi) possono essere tra loro connessi se non con corridoi propriamente ecologici, con corridoi particolarmente attenti all'utilizzo non intensivo del paesaggio che attraversano. Da non dimenticare che poi la citt di Mestre essenzialmente una citt d'acqua con tutto ci che pu comportare se debitamente valorizzato. Inoltre esistono alcuni manufatti disseminati per la terraferma che presentano delle caratteristiche precipue particolarmente adatte per preservare la biodiversit, ci si riferisce ai
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forti che fanno parte del Campo trincerato di Mestre. Nel piano difensivo dellesercito italiano di fine Ottocento Mestre era una piazza fondamentale poich impediva eventuali marce verso linterno del paese da possibili invasori provenienti da Oriente. Il piano si sostanziava in ben dodici forti50. Il campo trincerato incide profondamente nella geometria del territorio segnando praticamente quelli che oggi sono i confini comunali. Quando i forti furono edificati lo si fece ovviamente affidandosi solo ad esigenze militari tralasciando del tutto il carattere ambientale del territorio. Ma paradossalmente queste costruzioni attorno alle quali fu nella maggior parte dei casi molto difficile costruire per non pregiudicarne gli scopi militari, permettono oggi di rilevare tracce dei preesistenti ambienti di fauna e flora in maniera pi nitida che nel resto della terraferma. Due esempi per tutti: il forte Tron accanto al quale oggi si sta plasmando il Bosco di Marghera, figlio dellantico bosco Brombeo ed il forte Carpenedo attorno al quale si sta ricreando lomonimo bosco, erede degli antichi boschi di Valdemare e Pal.

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Da nord verso sud: Forte Pepe, Forte Cosenz, Forte Rossarol, Forte Mezzacapo, Forte Carpenedo, Forte Bazzera, Forte Gazzera, Forte Sirtori, Forte Marghera, Forte Manin, Forte Tron, Forte Poerio. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 91

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MOBILITA' SOSTENIBILE
Con lespressione mobilit sostenibile si indica un sistema di mobilit urbana che, pur garantendo a ciascuno il diritto alla mobilit, sia tale da non gravare sul sistema sociale in termini di impatti negativi legati all'inquinamento atmosferico, inquinamento acustico, congestione dovuta al traffico veicolare e sicurezza stradale. Il problema della mobilit urbana va affrontato urgentemente se si pensa che solo gli ingorghi cittadini in Europa producono costi esterni (costi non direttamente sostenuti dal singolo utilizzatore del veicolo, ma dalla societ in generale) pari allo 0,5% del prodotto interno lordo. Anche l'impatto ambientale della mobilit molto alto. Il trasporto su strada responsabile di una buona parte dell'emissione di CO2: nel 2007 rappresentava il 28,7% del totale delle emissioni di gas-serra nazionale con un trend in aumento del 25,2% tra 1990 e 2006. A questo le automobili contribuiscono per il 60%. Al riguardo negli ultimi anni, secondo i dati elaborati all'interno del Piano Energetico comunale la situazione nel Comune in lento miglioramento. A partire dal 2000 circa, il settore dei trasporti a Venezia presenta una tendenza in diminuzione dei consumi di combustibili.

Consumi di combustibili nel settore dei trasporti Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

In questi anni, infatti, il consumo energetico complessivo dei trasporti in calo del 20%. Osservando con maggiore dettaglio le variazioni dei consumi, in tonnellate, dei principali combustibili, si vede come la benzina presenti il pi significativo calo con oltre il -41% rispetto al 2000. Da alcuni anni, le vendite di gasolio hanno superato quelle della benzina. I consumi di gasolio sono sostanzialmente stabili (+4% rispetto al 2000). Nonostante il mercato del GPL a Venezia si sia ridotto in confronto alle vendite complessive di inizio anni 90, a partire dal 2004 circa si assiste ad un progressivo aumento dei consumi per il settore dei trasporti (+19% rispetto al 2003).

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Consumi di combustibili nel settore dei trasporti Fonte: Piano Energetico del Comune di Venezia

Anche l'inquinamento di PM10 strettamente legato alla mobilit, infatti sono i trasporti stradali a costituire la principale sorgente antropica per il PM10. La situazione in Italia al riguardo assai critica tanto che nel gennaio 2009 stata avviata una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti dellItalia per lelevato livello di polveri sottili. LItalia ha tempo fino al 2011 per rispettare la normativa che prevede un limite giornaliero per la protezione della salute umana di 50 g/m3 da non superare pi di 35 volte in un anno, obiettivo che, come sottolinea il recente rapporto di Legambiente Malaria di citt 2010 non stato raggiunto nel 2009 da 57 su 88 capoluoghi di provincia, il 65% delle citt monitorate. Disaggregando i dati per ripartizione geografica la citt pi colpita dalle polveri sottili risulta essere Napoli, con ben 156 superamenti, seguita da Torino (151 superamenti), Ancona (129), Mantova (126). Secondo lIstat nei comuni italiani ove il PM10 monitorato, il numero medio di superamenti del valore limite per la protezione della salute umana, diminuito attestandosi a 60,6 giorni (-16,8% sul 2007). Questa riduzione scaturisce, probabilmente, sia da fattori meteo-climatici sia dallattuazione di politiche finalizzate a limitare la circolazione delle tipologie di veicoli pi inquinanti. Tale miglioramento, rispetto allanno precedente, osservabile in quasi tutte le ripartizioni geografiche (-28,7% per il Nord e -9,5% per il Centro), fa eccezione il Mezzogiorno (+17,0%), in cui, in ogni modo, si riscontra il valore aggregato pi basso.

Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008) Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Numero massimo di giornate di superamento del valore limite per la protezione della salute umana per il PM10 nei comuni capoluogo di provincia con popolazione residente superiore a 250.000 abitanti - Anni 2007, 2008 Fonte: Rapporto ISTAT sugli indicatori ambientali urbani (2008)

Anche Venezia segue un trend positivo considerando che nel 2006 le giornate di superamento era oltre le 150 giornate e oggi sono oltre 60, quindi al di sopra di quanto consentito dalla normativa. L'urgenza nel potenziare politiche che si rifacciano alla mobilit sostenibile ancor pi evidente scorrendo alcuni dati: dal 1990 la mobilit in Italia cresciuta del 30% per i passeggeri e del 10% per le merci. Nel periodo tra 1990 e 2007 il parco veicoli degli italiani aumentato del 40,5% e le automobili in particolare del 30,1%. Oggi il rapporto cittadini/macchine di 1,69 abitanti per automobile. Anche l'utilizzo che ne facciamo massiccio: sono percorsi mediamente 13.000 km l'anno, il 26% in pi della media europea. Per scendere a livello urbano, nelle 10 maggiori citt italiane, secondo l'ACI, circolano 5,2 milioni di macchine. Secondo l'ultima ricerca 51 prodotta dall'associazione italiana dei Mobility Manager, l'indice di motorizzazione nelle citt italiane del 61,32 veicoli per 100 abitanti. A livello europeo siamo a 46, livello che Venezia rispetta.

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Presentata il 21 dicembre 2009. Il campione rappresentato dalle 50 principali citt italiane. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Fonte: La mobilit sostenibile in Italia; indagine sulle principali 50 citt, 2009

Anche il parco macchine in Italia vecchio, e in questo Venezia non si discosta dalla media del nostro Paese. L'organizzazione attuale dei trasporti caratterizzata dalla predominanza del traffico su strada, con l'uso principalmente di automezzi privati e comporta impatti negativi sul piano economico, sociale ed ambientale quali: congestione delle citt; disagi e difficolt per ciclisti e pedoni, rischi di incidenti, cui sono connessi costi economici e sociali; elevato inquinamento acustico ed atmosferico; consumo di fonti energetiche non rinnovabili, sottrazione di suolo. Oltre a traslare buona parte del trasporto di massa da ruota a rotaia ci sono diversi metodi per ridurre l'inquinamento dell'aria nel muoversi: bike e car sharing, piste ciclabili, car pooling.

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I veicoli per standard emissivo Fonte: La mobilit sostenibile in Italia; indagine sulle principali 50 citt, 2009

PUM Piano Urbano della Mobilit


Per capire quale sia la direzione che Mestre ha intrapreso necessario partire dal PUM che comunque non ancora stato approvato dal Consiglio Comunale. Il PUM (in maniera conforme al Piano di Assetto del Territorio stesso) mira a favorire una dimensione metropolitana per Mestre, ridefinendo ruoli ed attribuendone di nuovi a tracciati infrastrutturali esistenti e di nuova realizzazione e propone una valutazione delle relazioni urbane nella dimensione metropolitana. Larea interessata comprende, oltre al Comune di Venezia, anche i comuni di Dolo, Marcon, Martellago, Mira, Mogliano, Quarto dAltino e Spinea, assumendo in questo modo una dimensione previsionale metropolitana. Il PUM lavora in ambito previsionale su un arco di tempo decennale, spingendosi talvolta ad indicare tendenze fino ai ventanni. Il PUM parte da alcuni indagini, che rivelano, negli spostamenti in ingresso allarea centrale di Mestre (nellora di morbida), che il 63% del traffico intercettato ha come destinazione specifica proprio larea centrale, mentre il rimanente 37% di attraversamento. Nelle ore di punta lattraversamento del 42%. Larea di attrazione maggiore quella compresa tra le vie Circonvallazione, Einaudi, Verdi, Piazza Ferretto e la zona del Terraglio. Inoltre sulla base dei Piani Regolatori degli 8 Comuni, il PUM cerca di individuare le tendenze di crescita riguardo alla popolazione ed alle attivit produttive, ipotizzando uno sviluppo della domanda di mobilit superiore tra il 10 ed il 20% (rispetto ai dati 2007).
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Larea vasta interessata deve fare anche i conti con un cambiamento profondo dellassetto infrastrutturale del territorio nel quale si colloca, dovuto in buona parte allespansione del Comune di Venezia, allo sviluppo del sistema portuale ed aeroportuale, ad unespansione del traffico su gomma (connesso alla realizzazione del Corridoio V e del Corridoio Adriatico) e dei nuovi poli industriali e terziari, sostanziali generatori di traffico. Infine il PUM prevede che larea metropolitana di Mestre, nel prossimo decennio, invertir la tendenza affermatasi in anni recenti, dando spazio ad un incremento demografico (+8,4%) e delle attivit produttive (+16,4%), con un ruolo decisamente di traino riservato al Comune di Venezia ed alla citt di Mestre in particolare. Nella quantificazione degli obiettivi di carattere ambientale si partiti dagli impegni nazionali ed europei di riduzione dei gas serra e del consumo energetico del 20% entro il 2020 (rispetto ai valori del 1990), perseguendo per lobiettivo di una riduzione del 30%52. Se per il benzene e il PM10 il miglioramento dei mezzi circolanti dovrebbe garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati, per la CO2 ci non possibile. Quindi il PUM ritiene necessario, oltre a migliorare la qualit dei veicoli circolanti, ridurne il numero di un minimo del 5%, ma se lobiettivo fosse una riduzione della CO2 del 30%, si dovrebbe ridurre il traffico del 15%. La riduzione del 5-15% del traffico, espresso in veicoli-Km, riferita allattuale stato di congestione; una riduzione della congestione del 10% (aumento del 10% della velocit) consentirebbe di contenere gli obiettivi di riduzione del traffico (0-10%)

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Comunicazione del 10.01.2007 della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo sulla Politica Energetica Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Scenario al 2017 ipotizzato dal PUM Fonte: PUM Comune di Venezia 2008 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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I primi obiettivi del PUM sono pertanto: Inquinamento atmosferico PM10, NOx, benzene eliminazione superamenti normativi grazie al miglioramento dei mezzi circolanti; CO2 riduzione minima del 20% grazie al miglioramento dei mezzi circolanti e grazie alla riduzione della congestione e del traffico, con lobiettivo del 30%. Consumo energetico Riduzione del 20% grazie al miglioramento tecnologico dei mezzi e grazie alla riduzione della congestione e del traffico, con lobiettivo del 30%. Inquinamento acustico La forte riduzione del traffico sulla Tangenziale, in particolare di mezzi pesanti, e nel centro di Mestre consente un miglioramento delle condizioni di inquinamento acustico; come obiettivo generale del PUM si potrebbe puntare ad un cambio di classe rispetto alla normativa vigente per tutte le situazioni in cui il traffico rappresenta la causa primaria di inquinamento. Traffico Riduzione minima del 5% dei veicoli-Km complessivi (a parit di velocit) con lobiettivo del 15%, riducibile a 0 e 10% grazie ad una riduzione della congestione (+10% della velocit al netto del Passante). Relativamente al traffico esistono altri obiettivi specifici che comprendono: riduzione del 30% del traffico leggero sulla Tangenziale grazie alleliminazione del traffico di attraversamento e grazie alla riduzione del traffico specifico e riduzione del 40% del traffico pesante sulla stessa Tangenziale grazie alleliminazione del traffico di attraversamento; riduzione del 40% del traffico di Mestre (radiali interne alla Tangenziale) grazie alleliminazione del traffico di attraversamento e ad una nuova scelta modale. Trasporto pubblico Obiettivo del PUM laffermazione del trasporto pubblico, in particolare del Tram e del SFMR, in quanto dal raggiungimento di questo obiettivo dipende la possibilit di raggiungere anche gli altri obiettivi di riduzione del traffico, dellinquinamento e del consumo energetico; affinch gli obiettivi sopraesposti possano essere raggiunti necessario che il trasporto pubblico possa aumentare del 15% la sua quota di mercato, con aumento complessivo al 2017 del 50% del numero di passeggeri rispetto ad oggi; affinch il trasporto pubblico possa raggiungere lobiettivo di aumento di quota di mercato il Tram e il SFMR devono trasportare 18.800 passeggeri trasferiti dallauto privata nellora di punta del mattino. Mobilita ciclabile Lobiettivo generale di incentivare la mobilit ciclabile pu essere quantificato in un aumento del 30% degli attuali utenti della bicicletta passando da una quota di mercato del 5,4% della mobilit pendolare a una quota di mercato del 7%; questo obiettivo risulta perseguibile secondo la ricerca della societ Apollis del luglio 2006 redatta per conto del Comune di Venezia. Un punto nodale riuscire ad invertire la tendenza invalsa da decenni che vede favorito l'utilizzo del mezzo di trasporto privato. Il PUM ovviamente tiene conto della recente apertura del Passante di Mestre immaginando una nuova funzione per la Tangenziale, questultima pu
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divenire una struttura efficiente per laccessibilit urbana e mutare i fenomeni appena fotografati. Tra gli interventi, si contempla un interramento della Tangenziale dalla Miranese al Terraglio con la creazione di nuove interconnessioni con la viabilit urbana e forme di limitazione del traffico di attraversamento ed una conseguente restituzione della funzionalit urbana della strada. Le azioni prioritarie per il PUM sono definibili in: potenziamento del trasporto pubblico, in particolare con lo sviluppo e con laffermazione del Tram e del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR); realizzazione di una rete ciclabile; restrizione delluso dellauto privata, attraverso politiche dellaccesso, della sosta, delle tariffe; eliminazione del traffico di attraversamento dal centro di Mestre: Ecopass per il traffico diretto a Mestre, ad esclusione dei residenti; eliminazione del traffico di attraversamento dalle Tangenziali evitando di saturare la capacit residua con nuovo traffico; il vincolo che i nuovi poli forti generatori di traffico siano sulla rete forte del trasporto pubblico. Per scendere pi nel dettaglio per quanto riguarda lassetto infrastrutturale del trasporto pubblico il Pum propone per il 2012: lintegrazione delle linee tramviarie in corso di realizzazione con le nuove linee per lOspedale Nuovo e per Spinea lungo Via Miranese fino allinstradamento per la Citt Antica allintersezione di Via Torino con Via Sansovino; la nuova fermata SFMR proposta a San Giuliano. Per il 2017: lintegrazione delle linee tramviarie in corso di realizzazione Favaro-Venezia e MestreMarghera con le nuove linee per lOspedale Nuovo e Zelarino, per Spinea lungo Via Miranese, per Bissuola e Via Torino; le previsioni gi esistenti sul SFMR, con una nuova fermata proposta a San Giuliano.

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Fonte: PUM Comune di Venezia 2008 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Per quanto riguarda il 2027 il PUM propone a livello strategico, rispetto allo scenario 2017: il SFMR Mestre-Campalto-Tessera da realizzare contestualmente allAlta Capacit ferroviaria, nellipotesi che venga prescelto questo tracciato per lAC/AV, in alternativa un sistema tramviario Mestre-Campalto; la nuova linea di tram su gomma per Catene lungo Via Trieste ed una nuova fermata SFMR a Catene. Relativamente alle infrastrutture viarie il PUM propone per il 2017, ad integrazione di quanto gi previsto dagli strumenti vigenti, i seguenti interventi: il potenziamento della SP 81 dalla Romea alla SP 30 con una soluzione a 4 corsie e incroci a livelli differenziati; il potenziamento della SP 81 dalla SP 30 al Passante con una soluzione a 2 corsie a livelli differenziati; il prolungamento a sud della strada dei Bivi fino a raccordarsi con la A4 allaltezza del nuovo casello di Borbiago e con la SP 81; alcune modifiche del nodo di San Giuliano; linterramento della Tangenziale di Mestre dalla Miranese al Terraglio con nuove interconnessioni con la viabilit urbana e forme di limitazione (road pricing) del traffico di attraversamento.

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Fonte: PUM Comune di Venezia 2008 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Per quanto riguarda il 2027 il PUM propone, a livello strategico, come intervento aggiuntivo rispetto allo scenario 2017, nellipotesi di potenziamento della Romea, il collegamento diretto esterno Romea-Passante con linterconnessione con il Passante nel nodo di Dolo. Relativamente alla gestione del traffico, attraversamento da Mestre e lintroduzione di un esclusione dei residenti. Vengono altres previste principali direttrici tramviarie e lungo le direttrici mobilit pedonale e ciclabile. il PUM propone leliminazione del traffico di Ecopass per il traffico diretto a Mestre, ad forme di moderazione del traffico lungo le a massima conflittualit del traffico con la

Se questo previsto dal PUM ora cercheremo di dettagliare meglio le azioni gi in essere sempre nell'ottica di migliorare la qualit ambientale della citt di Mestre. Quindi affronteremo il tema dei benefici apportati dal Passante di Mestre, il progetto del Passante Verde, il trasferimento su rotaia di parte della mobilit (TRAM e SFMR), le azioni intraprese per un uso diverso delle quattro ruote (piano dei parcheggi, car sharing, car pooling) e la razionalizzazione dell'approvvigionamento dei negozi commerciali in citt (progetto city logistic) e possibilit di Ecopass per la zona centrale di Mestre (progetto Road Pricing).

Passante di Mestre: i benefici apportati


Il cosiddetto Passante di Mestre costituito da unopera autostradale atta a collegare direttamente i due tronconi dellA4 prima divisi dalla Tangenziale di Mestre gravata, prima dellapertura del Passante, da un flusso medio di 150 mila veicoli al giorno, fra traffico locale e di transito, con punte di 170 mila e oltre, con previsioni di aumento di circa il 4% lanno. Si snoda dallinterconnessione con la A4 Milano-Venezia, fra Dolo e Mirano, in localit Vetrego per proseguire verso nord est fino alla interconnessione con la A27, Venezia-Belluno, nei pressi di Mogliano Veneto, e concludersi con la interconnessione con la A4 Venezia-Trieste nei pressi di Quarto dAltino.

Immagine tratta dal sito http://passante.provincia.venezia.it/ Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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E' ancora difficile quantificare i benefici che ha portato l'apertura del Passante in termini di traffico e quindi inquinamento nei mesi trascorsi dall'apertura anche perch hanno coinciso con una contrazione economica molto forte a livello globale che ha condizionato il trasporto di merci e persone. Interessante uno studio53 che stato pubblicato in Quaderno della salute n. 4 che compara linquinamento rilevabile in Tangenziale confrontato con quello presente nel resto del territorio comunale. Sono stati analizzati anche i parametri meteorologici ed acquisiti dalla Societ delle Autostrade di Venezia e Padova S.p.A. i dati di traffico relativi ai tratti della Tangenziale. Ad una marcata diminuzione del traffico in Tangenziale (-30% circa) stato riscontrato un abbassamento dellinquinamento, anche se non nelle stesse proporzioni. Da un confronto con le stazioni fisse di Mestre (via Tagliamento e Parco Bissuola) e la stazione sita in prossimit della Tangenziale (via Eridesio) emerge che il numero di giorni di superamento delle polveri PM10 confrontabile a quello rilevato presso le stazioni fisse.
PM10 (ug/m3) m e dia a gosto-ottobre 2008 2009 Diminuzione % via Eride sio via Ta glia m e nto Pa rco Bissuola 33 29 -12% 40 33 -18% 32 28 -13%

PM10
3 giorni di supe ra m e nto dei 50 ug/m via Eride sio via Ta glia m e nto Pa rco Bissuola pe riodo a gosto-ottobre

2008 2009 Diminuzione %

14% 8% -43%

27% 9% -67%

21% 8% -62%

Nel 2009 quindi stato registrato un miglioramento generalizzato su tutte le stazioni di misura della qualit dellaria . Secondo i redattori della ricerca ci da addebitarsi alle condizioni meteorologiche, ma anche alla diminuzione delle emissioni complessive nellarea comunale, attribuibile sia alla riduzione del traffico lungo la Tangenziale sia al calo di attivit produttive a seguito della congiuntura economica PASSANTE VERDE Per mitigare l'impatto del Passante nei territori che attraversa in particolar modo in corrispondenza dei caselli ci si affidati al progetto Passante Verde. Il Passante Verde costituisce una iniziativa progettuale sostenuta dalla Regione Veneto, ed elaborata dalla Coldiretti di Venezia, finalizzata ad attenuare in maniera significativa limpatto ambientale e territoriale del Passante Autostradale, integrando i provvedimenti di mitigazione gi previsti per linfrastruttura.

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Il progetto a cura di Anna Bressan ed Arianna Zancanaro per la Direzione Ambiente del Comune di Venezia e di Luisa Vianello, Consuelo Zemello ed Enzo Tarabotti per l'Arpav di Venezia. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 105

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Tale iniziativa stata sviluppata in linea con i principi stabiliti dalla Convenzione Europea del Paesaggio di Firenze del 20.10.2000, e secondo i criteri stabiliti nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento adottato dalla Regione Veneto, e prevede la realizzazione di un parco lineare che si svolge dalla localit di Vetrego, nel Comune di Mirano (VE) allinterconnessione con lautostrada A4 sul fiume Sile in Comune di Quarto dAltino (VE), perseguendo gli obiettivi di riconnessione e di ricucitura del territorio attraversato dal Passante Autostradale. Lipotesi di intervento prospettata, che integra le misure di mitigazione ambientale gi presenti nel progetto del Passante Autostradale, riguarda: il controllo della qualit ambientale, la mitigazione degli impatti residui, ed il miglioramento della qualit dellaria, dellambiente acustico e degli impatti visivi; la valorizzazione del sistema ambientale; la realizzazione di nuove centralit del sistema delle relazioni e dei percorsi; la valorizzazione delle sequenze percettive e dellidentit dei luoghi e della qualit paesaggistica. I moduli dintervento delliniziativa progettuale sono organizzati in aree omogenee per temi e problematiche al cui interno sono individuate aree nodali che insieme al sistema dei percorsi ciclo pedonali costituiscono lossatura funzionale del parco. La variet delle situazioni presenti nei circa 650 ettari interessati ha comportato lindividuazione di una gamma di possibili modalit dintervento, dalla barriera boscata, al bosco planiziale, dal bosco urbano, a colture arboree, da siepi arboree, a prati e zone umide. I primi interventi riguardanti il Passante Verde hanno avuto corso grazie all Atto Aggiuntivo allIntesa Generale Quadro del 24.10.2003 tra Governo e la Regione Veneto sottoscritto in data 17.12.2007, che prevedendo la destinazione di un primo importo ne ha consentito lattuazione. In particolare il finanziamento ha trovato impiego nelle attivit svolte a cura del Commissario Delegato per lEmergenza Socio-Economica-Ambientale della viabilit di Mestre. Il Commissario Delegato ha dato corso alla realizzazione del Passante Verde nelle aree cos individuate:
le aree limitrofe al nodo di Vetrego nel Comune di Mirano, la zona prossima al canale Taglio di Mirano, la zona prossima al casello di Spinea, la zona via Boschi e via delle Motte a Martellago, larea di via XXV Aprile nel Comune di Salzano, larea di Campocroce nel Comune di Mogliano Veneto, diverse aree limitrofe il tratto di Passante Autostradale lungo tutto il suo tracciato da Dolo a Quarto dAltino.

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Zona Taglio di Mirano Il parco di Mirano si sviluppa per una lunghezza di 580 m a ridosso del tracciato autostradale e si estende su unarea totale di 10 ettari collocata a sud dellabitato di Mirano e delimitata ad est dal Canale del Taglio e ad ovest da via Porara. Il parco per la sua posizione nodale rispetto al sistema dei percorsi ciclopedonale ha un carattere urbano ed caratterizzato dalla presenza di attrezzature, zone di sosta, servizi alla fruizione e percorsi pavimentati. Il progetto riguarda le aree comprese tra via Porara ed il Taglio di Mirano. Zona Salzano Martellago Il parco di Salzano Martellago si configura come un parco lineare di circa 7 ettari che si sviluppa lungo il tracciato autostradale e si struttura su due aree centrali costituite dal nodo di via Motte e dal nodo di via Castellana. I due parchi sono caratterizzati dalla presenza di masse arboree che si strutturano su una rete di percorsi che in parte si appoggia sulla gi esistente viabilit poderale. Mentre il parco di via Castellana assumer un carattere pi urbano e sar dotato di infrastrutture per la fruizione ed il tempo libero, il parco di via Motte sar invece di carattere pi naturalistico legandosi al carattere prevalentemente agricolo delle aree circostanti. Infine il parco di via XXV Aprile un asse verde complanare allinfrastruttura autostradale che serve alla riconnessione dei sistemi ambientali vegetazionali che sono interrotti dal tracciato, alla mitigazione delle ricadute inquinanti e allabbattimento dellimpatto sul paesaggio. Tratto A4 A27 e area di Bonisiolo Gli interventi di mitigazione ambientale, previsti dal progetto iniziale per 35 ettari circa, quindi ridotti alla luce degli interventi concorrenti di competenza di Veneto Agricoltura e sono mirati a dare forma ai principi e agli obiettivi condivisi nello studio Passante Verde. Zona di Vetrego La sistemazione a verde del Nodo di Vetrego si estende per una superficie di 7 ettari e si compone di una serie di aree residuali comprese tra la linea ferroviaria esistente, il Passante Autostradale e la viabilit complementare. Gli interventi sono finalizzati a mascherare e mitigare la presenza delle opere infrastrutturali caratterizzando gli spazi con interventi unitari ed omogenei. Si favorita la presenza di movimenti terra in prossimit degli imbocchi del sottopasso e le sistemazioni vegetazionali molto fitte a creare una barriera di protezione per le zone abitate. Zona di Spinea Gli interventi sono collocati allinterno del Comune di Spinea in localit Crea e si estendono per una superficie complessiva di circa 2,5 ettari compresa tra labitato di Crea e il tracciato autostradale. Gli interventi sono finalizzati a proteggere labitato creando una fascia cuscinetto composta da una duna, una fascia alberata compatta esterna, una radura interna e una fascia boscata interna a ridosso delle case. Inoltre sono previsti degli interventi di mitigazione ambientale lungo la viabilit complementare.

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Zona di Campocroce Le aree oggetto di intervento , estese per 8,5 ettari circa, prevedono la realizzazione di 7 dune disposte a ridosso della viabilit di raccordo in continuit con i terrapieni stradali; la parte orientale dellarea di intervento viene caratterizzata da un ampio rilevato boscoso che si eleva a circa 6 m dal piano campagna e che accoglie landamento plano altimetrico stradale. Lintervento prevede quindi la realizzazione del rilevato stradale della viabilit complementare per la parte necessaria per realizzare le opere di mitigazione ambientale. Asse Autostradale Lungo lasse autostradale vengono utilizzate tutte le aree reliquate dal procedimento espropriativo non riutilizzabili nellambito dellinfrastruttura autostradale. Su tali aree vengono riproposti in particolare gli schemi dimpianto vegetazionale funzionali a ricomporre le relazioni ecologiche interrotte dallautostrada, intensificare i sistemi ambientali esistenti, e contenere gli inquinanti gassosi e linquinamento acustico autostradale.

Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale Tram: il nuovo trasporto su rotaia


Il trasporto su rotaia di certo il mezzo pubblico pi conveniente per lambiente infatti consuma il 68% in meno rispetto lauto, il 77% meno del camion e il 91% in meno dellaereo (dati WWF).

Il progetto del SMFR

Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) una rete integrata di servizi di trasporto pubblico locale su gomma, di competenza provinciale e comunale, e su ferro, di competenza regionale, che nasce con lo scopo di risolvere i problemi della mobilit allinterno del territorio delle province di Venezia, Padova e Treviso. Lobiettivo del SFMR di elevare la
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frequenza dei treni con passaggi ogni 15 minuti nella tratta Mestre-Padova e di 20 nei percorsi Mestre-Treviso e Mestre-Castelfranco. Ancora pi ambiziosa la creazione di un sistema di trasporto integrato che interessa ferro e gomma. Vale a dire treni, bus e auto. Per Mestre lentrata in funzione del SFMR significa costruire una sorta di rete ferroviaria interna alla citt. Larea di Mestre sar infatti il cuore del SFMR con otto stazioni (Gazzera, Asseggiano, Terraglio, Marocco, Carpenedo, Marghera e Marcon Porta Est e via Olimpia). Di recente entrata in funzione la prima stazione, quella del Terraglio, che coincide con il nuovo ospedale. Alla rete del SMFR va aggiunto il tram di Mestre, in fase di realizzazione. La scelta di realizzare nella citt di Mestre un trasporto pubblico elettrico contribuir all'abbattimento delle emissioni inquinanti a livello atmosferico ed acustico, fornendo una valida alternativa al trasporto privato. Il sistema tranviario di Mestre-Venezia prevede la realizzazione di due linee con uno sviluppo complessivo di circa 20 Km. Linea 1: oltre 14 Km con la localizzazione di 23 fermate, capolinea localizzati in Favaro Veneto - via Monte Celo e Venezia, punto d'interscambio con la linea due in centro Mestre e frequenza del servizio ogni 5 minuti. Linea 2: circa 6 Km con localizzazione di 17 fermate, capolinea localizzati in Marghera zona Panorama e centro Mestre zona interscambio, frequenza del servizio ogni 7 minuti. Con lintroduzione della linea tranviaria Favaro-Sernaglia si prevede un primo riassetto del trasporto su gomma, ossia la soppressione delle linee bus 4-4/-12-12/. A progetto realizzato l'ipotesi di ristrutturazione porta a stimare una riduzione di circa 2.500.000 Km/anno per la rete bus, di cui 2.100.000 verrebbero sostituiti dalla produzione del sistema tranviario e 400.000 sarebbero recuperati grazie ad una diversa pianificazione del servizio (in particolare la razionalizzazione dei collegamenti Mestre-Venezia), garantendo comunque un maggiore numero di posti/km. La riduzione della produzione del servizio con autobus tradizionali di 2.500.000 km percorsi alla velocit di circa 20 km/h significano circa 147.000 ore di moto ovvero 17 autobus che stanno accesi tutto l'anno per 24 ore al giorno

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Tram: sviluppi e scenari Fonte: PUM Comune di Venezia 2008


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La mobilit' su due ruote


La bicicletta il mezzo ecologico per eccellenza visto che non inquina. A Ferrara, la citt modello in Italia per uso della bici (circa il 30% degli abitanti si sposta in bici) stata da poco realizzata una campagna che spiegava ai cittadini l'importanza di utilizzare la bici con pochi e semplici numeri: con 500 calorie, che corrispondono a 100g di zucchero o 55 g di grasso (o benzina) un ciclista percorre 37 Km. Mentre con 55 g di benzina una macchina si spegne dopo poche centinaia di metri. Mestre una citt ideale per l'utilizzo della bicicletta per le sue dimensioni e la configurazione morfologica che di fatto la rende completamente pianeggiante. Il BiciPlan lo strumento di cui lAmministrazione Comunale si dotata allo scopo di potenziare in Citt la mobilit ciclabile. Lobiettivo portare a 100 i km di piste ciclabili entro la fine del 2010 (a maggio del 2009 ne risultano costruite 70) per aumentare la mobilit ciclistica - attualmente attestata attorno al 18% (2008) degli spostamenti urbani ad una quota attorno al 25%, in linea quindi con la media europea. Oggi la situazione delle piste ciclabili : piste ciclabili in sede propria (la sua sede fisicamente separata da quella relativa ai veicoli a motore ed ai pedoni, attraverso idonei spartitraffico longitudinali fisicamente invalicabili): lunghezza in Km lineari piste ciclabili su corsia riservata (ricavata dalla carreggiata stradale o dal marciapiede, l'elemento di separazione costituito essenzialmente da striscia di delimitazione longitudinale o da delimitatori di corsia): lunghezza in Km lineari percorsi promiscui pedonali e ciclabili: lunghezza in Km lineari piste ciclabili allinterno di Parchi Pubblici Lunghezza totale in Km lineari (somma delle tre voci precedenti) 43,25 km

9,78 km

17,41 km 8 km 78,44 km

La prima fase, che si esaurir nel 2010, prevede la realizzazione di 16 itinerari principali per favorire gli spostamenti urbani, dalla periferia al centro citt e viceversa. Si tratta di fatto di raccordare i vari spezzoni di piste ciclabili esistenti e di realizzarne ex novo per costruire dei percorsi, tutti protetti, che attraversino tutta la citt. La seconda fase prevede la pianificazione degli itinerari ciclabili secondari in modo da rendere pi capillare la rete ciclabile cittadina e garantire una copertura anche dei vari flussi casa-scuola. La terza fase invece prevede la realizzazione di itinerari extraurbani e per il tempo libero, connettendo alla rete ciclabile cittadina i percorsi a valenza paesaggistica e storica e i percorsi per collegare le aree urbanizzate pi lontane nellambito del territorio comunale (Dese, Fusina, Tessera) e dei comuni limitrofi (Spinea, Mogliano V.to, Martellago, ecc).
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I 16 itinerari ciclabili previsti con la prima fase del Bici Plan sono i seguenti: n.1 - Municipalit di Marghera - Piazza Ferretto n.2 - Chirignago - Stazione FS n.3 - Graspo d'Uva - Giustizia n.4 - Asseggiano - Valsugana n.5 - Forte Gazzera - Villa Querini n.6 - Sardi Brendole - SFMR Olimpia n.7 - Trivignano - Quattro Cantoni n.8 - Zelarino - Parco Ponci/Candiani n.9 - Marocco - Cipressina n.10 - Forte Carpenedo - Piazzale Cialdini n.11 - Favaro Altinia - Vallenari n.12 - Favaro S. Leopoldo - Universit n.13 - Pertini - Parco Ponci n.14 - S. Teodoro - Cimitero n.15 - Passo Campalto - Piazzale Cialdini n.16 - Forte Marghera - Parco Piraghetto

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Per migliorare l'utilizzo della bici privata inoltre il Comune di Venezia ha istituito un bicipark in una zona nevralgica della citt ossia la Stazione ferroviaria di Mestre . Sito nell'ex-locale delle Poste di p.le Favretti, stato allestito un parcheggio per sole biciclette dotato di circa 600 posti, al quale possono accedere sia utenti giornalieri che abbonati. La tariffa giornaliera di 0,50 mentre l'abbonamento mensile di 9,00 (con possibilit di riduzioni). Da sottolineare purtroppo che ad oggi non sono previsti nella costruzione del tram e dell'SFMR degli strumenti che possano rifarsi all'intermodalit sostenibile , molto diffusa in nord Europa, dove i pendolari alternano l'uso della bicicletta privata e del trasporto pubblico. Come funziona l'intermodalit sostenibile? Si prende la bicicletta e si prosegue pedalando fino alla stazione per prendere il treno o il tram. I treni sono ben attrezzati per consentire il trasporto del passeggero e della bicicletta. Giunti alla stazione di arrivo, si prende la bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro. In molti casi anche le metropolitane urbane sono attrezzate per alloggiare la bicicletta (come il bicipark gi allestito).

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Intermodalit sostenibile in Germania.

Invece in fase di realizzazione un progetto volto ad incentivare l'uso della bicicletta non privata che potrebbe essere molto conveniente per i residenti e i pendolari che devono coprire l'"ultimo miglio", cio quell'ultimo (o primo) tratto di percorso che separa la fermata del mezzo pubblico alla destinazione finale dell'utente. Si tratta del sistema di Bike Sharing (ovvero di biciclette condivise) che si pone lobiettivo di offrire una valida alternativa al mezzo privato nel percorrere tragitti brevi (nellordine di 1-3 km) allinterno delle citt. Il Bike Sharing si differenzia da un normale servizio di noleggio poich non viene richiesto di riportare la bicicletta nel luogo del prelievo e perch solitamente, quando lutilizzo supera la prima ora (gratuita), viene applicato un sovrapprezzo per disincentivare lutilizzo da parte dellutente per periodi troppo lunghi lasciando i siti sguarniti. Il sistema consiste nellattrezzare dei siti, posti in posizioni strategiche con biciclette prelevabili mediante tessera elettronica: lutente, alla fine del tragitto, riconsegna il mezzo nel sito pi vicino alla destinazione finale (non necessariamente quello di partenza). Si appena chiuso il bando per la realizzazione delle stazione di distribuzione delle bici che prevede 14 punti cos localizzati:

LOCALIZZAZIONE Stazione di Mestre Incrocio via Poerio-via Rosa-via Verdi Area compresa tra via Caneve e Piazzale Porta Altinate Parcheggio ex Ospedale nei pressi di via Einaudi Area scolastica nei pressi del Parco Piraghetto Area nei pressi del parcheggio del Cimitero in via Santa Maria dei Battuti Parcheggio di scambio nei pressi di Villa Tivan lungo il Terraglio Piazza del Municipio a Marghera Ingresso al Parco Albanese da via Casona Piazza Pastrello a Favaro

POSTI BICI 20 10 14 14 10 10 10 12 10 10 115

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Parcheggio nei pressi dellex Carbonifera Piazzale di fronte al Supermercato Cadoro in via Miranese a Chirignago Parcheggio in via Gagliardi nel quartiere Pertini Piazzale antistante alledificio polifunzionale ex Plip

10 6 6 6

Le aspettative per questo progetto, sulla base di altri interventi in Italia, sono le seguenti: Percentuale di utilizzo della fascia gratuita: 70%. Numero utilizzi/anno: 6000 7000. Percorrenza teorica biciclette: 4000 5000 km. Biciclette circolanti: 100. Tessere elettroniche emesse: 1000. Il progetto prevede, per accedere al servizio, la formula dellabbonamento. Si tratta di richiedere al cittadino di iscriversi al servizio e di versare una quota annuale per poter partecipare al progetto. Questa quota annuale da diritto al prelievo e deposito delle biciclette tutti i giorni dellanno, 24 ore al giorno mediante una tessera elettronica ricaricabile, ottenuta allatto di iscrizione. Il servizio premier coloro i quali faranno del bike sharing un uso breve, legato alleffettiva necessit di spostamento, che consente un elevata condivisione dei veicoli, disincentivando viceversa luso prolungato. Per fare questo sar previsto che le corse con durata inferiore ad unora saranno gratuite, applicando per durate superiori una tariffazione a fasce di pagamento crescenti in modo esponenziale. Si ipotizza la seguente tariffa di utilizzo: Abbonamento Annuo: 15 Prima ora: Gratuita Seconda ora: 1 euro Terza ora: 2,00 Ore successive: 3,00/ora In altre realt italiane si constatato come la fascia di gratuit sia particolarmente apprezzata da i cittadini, che per la grande maggioranza si spostano allinterno di essa, con il risultato di avere un servizio molto condivisibile ed un alto livello di disponibilit di veicoli. Dopo una prima fase di rodaggio sar possibile anche prevedere anche un abbonamento saltuario destinato ai turisti o a chi entra in citt non in modo abituale, proprio per ottenere un sistema stabile da poter osservare. La scelta di abbonamenti di breve o brevissima durata saranno predisposti nel momento in cui i dati di utilizzo supporteranno tale decisione. Purtroppo allo stato attuale la carta del Bike Sharing non sar la stessa del Car Sharing n dell'IMOB ossia non sono previsti sistemi di bigliettazione integrata.

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Un nuovo utilizzo delle autovetture


Dell'impatto in termini ambientali delle 4 ruote nel sistema dei trasporti abbiamo detto. quindi essenziale limitarne al massimo l'uso. Ci possibile in diversi modi, non solo spostando il traffico su altre direttrici (bus, trasporto pubblico possibilmente su rotaia, ecc.) ma anche razionalizzandone l'uso. Parcheggi scambiatori e nuovi parcheggi interrati Nel razionalizzare l'uso dell'auto privata un ruolo fondamentale hanno i parcheggi, la loro ubicazione e i servizi ad essi collegati. Solo il 20% dei fruitori dei parcheggi ubicati nei pressi dell'area centrale di Mestre interscambia con i mezzi pubblici. I parcheggi pi utilizzati risultano P2-Castellana con una punta del 94% dei posti occupati, P10-Marghera B con una punta dell84% dei posti occupati, il P9-Santa Maria dei Battuti con unoccupazione massima dell67% e il P6-Favaro A che raggiunge il 56% doccupazione. Pochissimo utilizzati risultano invece i parcheggi Miranese B e Favaro B. Da simulazioni il Comune di Venezia ha potuto stimare che ogni stallo occupato produce mediamente una riduzione di km percorsi nellarea urbana pari a 18,6, con conseguente riduzione delle emissioni inquinanti e dei relativi consumi. Ponendosi come obiettivo che i parcheggi debbano almeno avere unoccupazione pari al 50%, moltiplicando tale numero di stalli per i km medi percorsi si pu ottenere una riduzione complessiva di circa 3,6 milioni di veicoli x km annui, con una riduzione delle emissioni inquinanti pari a 661 t CO2/a e 220 kg PM10/a. Nel 2009 il Consiglio Comunale di Venezia ha approvato l'aggiornamento al Programma urbano del Parcheggio. Questi divide i parcheggi dell'area urbana in tre fasi: la prima fase comprende parcheggi ormai gi realizzati, in corso di realizzazione o comunque gi finanziati; la seconda fase comprende parcheggi di nuovo inserimento, in corso di progettazione e finanziati o finanziabili con le quote residue disponibili; la terza fase comprende parcheggi la cui realizzazione divenuta meno urgente per mutate priorit anche a seguito degli altri interventi operati o in corso di realizzazione sulla rete viaria principale, di competenza di soggetti diversi. Rispetto al vecchio piano sono state apportate alcune variazioni: parcheggio S. Maria dei Battuti: suddiviso in due stralci, realizzato un primo stralcio di 253 posti su 300 previsti, il secondo stralcio da 54 posti a completamento presenta notevoli difficolt di realizzazione pratica per costi elevati di bonifica, e quindi stato spostato in terza fase, rendendo disponibile il mutuo gi acceso e il finanziamento gi acquisito; parcheggio Castellana B: con progettazione definitiva non approvata, si ritiene di minore urgenza la sua realizzazione e quindi stato spostato in terza fase, rendendo disponibile il mutuo gi acceso e il finanziamento gi acquisito; parcheggio Marghera C: a causa dellindisponibilit del terreno demaniale, nel frattempo ceduto a privati, e per la ridefinizione dellarea in relazione al progetto di nuovo cavalcaferrovia di San Giuliano, in corso di approvazione da parte di Veneto Strade s.p.a, stato spostato in terza fase ed stato cos reso disponibile il mutuo gi acceso e il finanziamento gi acquisito; Inoltre in prossimit di importanti punti di interscambio con il trasporto pubblico, e in Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 117

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particolare con il Sistema Tranviario su Gomma e il People Mover, entrambi in avanzato stato di realizzazione, sono stati approvati un: parcheggio Marghera capolinea tram: di nuova previsione, da realizzarsi in aderenza al nuovo capolinea sud del Sistema Tranviario su Gomma, analogamente al gi previsto parcheggio denominato Favaro C nei pressi del nuovo capolinea nord del medesimo sistema; parcheggio Tronchetto capolinea people mover: di nuova previsione, da realizzarsi in aderenza al nuovo capolinea alIsola Nuova del Tronchetto del People Mover Tronchetto Stazione Marittima Piazzale Roma, se ne propone linserimento al fine di consentire lo spostamento da Piazzale Roma dellattuale area di sosta e fermata degli autobus turistici, con la funzione accessoria di interscambio gomma-acqua dei relativi bagagli al seguito delle comitive trasportate, in seconda fase, ricorrendo allutilizzo dei finanziamenti resi disponibili dagli spostamenti sopra indicati. Si ottiene cos la seguente rimodulazione del Programma: Prima Fase N. Denominazione

N. posti elevazio ne

N. posti sottosuo lo

N. posti raso 500 150 300 300 80 500 150 150 210 253 320 300 500 3713

N. posti totali 500 150 300 300 80 500 150 150 210 253 320 300 500 3713

1 3 4 5 6 8 9 1 0 1 1 1 2 1 3 1 4 1 5

Miranese A Terraglio A Terraglio B Miranese B Marghera B Fusina A Favaro A Favaro B Castellana A S.M. Battuti 1 stralcio Ceccherini A Gazzera Tessera

Seconda Fase N. Denominazione

N. posti elevazio ne

N. posti sottosuo lo

N. posti raso 600 300 100 150 80

N. posti totali 600 300 100 150 80 118

1 2 3 4 5

Favaro C Trivignano Trivignano Trivignano Trivignano

A B C D
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6 7 8

Piazza XXVII Ottobre Marghera capolinea tram Tronchetto capolinea people mover

400 300 24 1554

400 300 24 1954

Terza Fase N. Denominazione

N. posti elevazio ne

N. posti sottosuo lo

N. posti raso 1000 150 150 300 600 54 2254

N. posti totali 1000 150 150 300 600 54 2254

1 2 3 4 5 6

Tessera Favaro B raddoppio Terraglio A raddoppio Castellana B Marghera C S.M. Battuti 2 stralcio

CAR SHARING L'idea base del Car Sharing quella di passare dall'idea di essere proprietario di una macchina a quella dell'utilizzo. E uno strumento che conviene solo per chi non fa pi di 10.000 Km l'anno e con tragitti urbani. Del resto in Europa l'80% delle vetture che viaggiano in citt non lo fa pi di 60 minuti al giorno trasportando in media 1,2 persone (dati WWF). Il Car Sharing quindi un servizio che mette a disposizione di un gruppo di clienti preventivamente autorizzati (con la sottoscrizione di un contratto) una flotta di autovetture che labbonato pu prenotare con una semplice telefonata e utilizzare al solo consumo effettivo. Lutilizzo del veicolo in Car Sharing analogo a quello di qualsiasi autovettura, ad eccezione delle fasi di presa in consegna e restituzione, per le quali occorre avvalersi di una speciale tessera. I numeri del Car Sharing in Italia sono: dodici le citt che offrono il servizio per oltre 500 automobili, circa 14 mila utenti e 319 parcheggi. Numeri ancora modesti ma in costante aumento. Il servizio a Mestre attivo 24 ore su 24 per 365 giorni allanno. Oltre al vantaggio di non dover pi far fronte agli oneri che la propriet di unauto comporta, allabbonato Car Sharing offerta allinterno del Comune di Venezia- la possibilit di: transitare e sostare nellambito delle ZTL; utilizzare le corsie preferenziali; sostare gratuitamente negli stalli a pagamento su strada e nei parcheggi gestiti da ASM; circolare liberamente nei giorni a limitazione del traffico.

La quota associativa annuale per gli iscritti di 50 Euro; richiesta inoltre una cauzione di 15.50 Euro per il rilascio della tessera. Il costo orario per la tenuta a disposizione della vettura di 2.58 Euro con un costo chilometrico di percorrenza di 0.35 Euro. E possibile prelevare e rilasciare lauto in 11 parcheggi. La flotta di 50 veicoli.
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Il servizio attivo dal 2002. Dalle 9 automobili del primo anno si passati velocemente a 22, poi 34, poi 43 per arrivare alle 54 di oggi. Dai 400 abbonati dei primi anni si passati a 2851 contratti nel dicembre del 2008, per arrivare a fine novembre 2009 a 3187, con un aumento di 332 unit in meno di un anno. Venezia la prima citt per il numero di contratti, superando, nel rapporto numero di contratti per abitante, citt come Milano, Bologna e Roma. Il 60% delle tessere del Car Sharing appartiene a famiglie residenti nella citt storica, mentre nella terraferma sono soprattutto gli studi professionali ad avvalersi del servizio. Complessivamente nel nostro territorio grazie al Car Sharing si percorrono ogni anno 1 milione e 300 mila chilometri. La flotta di veicoli a disposizione a basso impatto ambientale: 21 delle 54 vetture disponibili sono a metano, mentre due sono ibride benzina ed elettrico. indicatori NUMERO UTENTI AUTO IN FLOTTA numero abbonati per auto PARCHEGGI DISPONIBILI CORSE EFFETTUATE numero corse per abbonati KM PERCORSI durata media corsa km ORE UTILIZZO durata media corsa ore % UTILIZZO FLOTTA 2003 714 22 32 2004 961 21 46 2005 1.415 34 42 2006 1.918 41 47 2007 2.741 48 57 2008 2.851 54 52

5 4.626 6,5 141.677 31 10.385 2,2 5,4%

5 9.375 9,8 457.260 49 30.757 3,3 16,7%

6 13.912 9,8 669.241 48 46.877 3,4 15,7%

9 18.755 9,8 902.815 48 63.939 3,4 17,8%

9 23.212 8,5 1.081.345 47 79.564 3,4 18,9%

11 26.397 9,3 1.179.498 45 91.715 3,5 19,2%

CAR POOLING Il car pooling si basa sull'idea di far si che pi persone per lo stesso tragitto usino una stessa macchina. Il consumo del carburante cos viene diviso e anche le macchine vengono turnate. Ovviamente una sola macchina che contiene persone che altrimenti utilizzerebbero altri mezzi comporta un beneficio in termini di congestionamento del traffico e di emissione di CO2. In Italia il car pooling fa fatica ad affermarsi, e Mestre non si distingue: ad oggi non esistono progetti di car pooling, nemmeno in eleborazione.

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BUONO MOBILITA' SOSTENIBILE Il "buono della mobilit sostenibile", disponibile da met 2008, consiste in un voucher prepagato, che gli enti e le imprese datori di lavoro possono mettere a disposizione dei propri dipendenti, in unottica di incentivazione economica del dipendente per spingerlo a scegliere modalit di spostamento lavoro-casa-lavoro sostenibili. Il buono della mobilit sostenibile valido per lacquisto di beni e servizi connessi allo sviluppo di forme di mobilit sostenibile, come lacquisto di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale (biciclette, biciclette a pedalata assistita e ciclomotori elettrici, etc.); autovetture a doppia alimentazione (metano o GPL); trasformazione di autovetture da singola a doppia alimentazione (seconda alimentazione al minimo metano o GPL); carburanti a basso impatto ambientale (metano e/o GPL) con valido sistema antielusione che ne impedisca lutilizzo per lacquisto di carburanti convenzionali (benzina e gasolio). Inoltre si possono acquistare servizi come titoli di viaggio servizi automobilistici, di navigazione e ferroviari sia regionali che nazionali; TAXI e noleggio autovetture con conducente; Car-sharing; rilascio bollino blu per autovetture a doppia alimentazione. Ad oggi solo lINPS ha aderito liniziativa distribuendo buoni ai propri dipendenti per un valore di 5.000 euro. CITY LOGISTIC Lobiettivo del progetto city logistic quello di utilizzare mezzi a basso impatto ambientale per la distribuzione delle merci nel centro citt e contemporaneamente diminuire il numero dei chilometri percorsi, evitando i viaggi a vuoto e ottimizzando i percorsi di distribuzione. Il progetto stato avviato a inizio 2009. Il gestore Login si impegnato a garantire il servizio per cinque anni, a fronte di un contributo a fondo perduto di 400.000,00. Il servizio di distribuzione urbana delle merci avviene con veicoli a ridotte emissioni inquinanti, alimentati a metano. Il CDU (centro di distribuzione urbana), dove le merci sono convogliate per poi essere raggruppate per essere inviate alla destinazione finale in centro citt localizzato a Marghera in via dellAtomo. Il servizio di distribuzione urbana partito con la prima consegna il 19 gennaio 2009. Attualmente le imprese di trasporti che affidano le loro consegne a Login sono 4 e altri 2 inizieranno a conferire la merce da gennaio 2010, mentre gli esercizi commerciali serviti sono quasi 1.000, distribuiti principalmente nellarea centrale di Mestre. Da gennaio 2009 a fine novembre son state effettuate 5.000 consegne con la seguente specifica mensile Anno 2009 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Totale Numero consegne 150 300 355 284 239 272 331 215 825 873 995 4839 Numero colli 1.316 2.537 3.083 2.453 1.969 3.011 3.224 1.397 4.823 6.263 6.695 36.771 Peso colli (kg) 10.883 21.138 25.771 26.540 21.394 26.856 33.225 14.003 49.136 58.817 67.862 355.625 121

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ECOPASS Ladozione di un pedaggio urbano per le aree pi congestionate potrebbe, se applicato su aree significative, ridimensionare gli ingorghi, regolare il regime del traffico, migliorare lefficienza del trasporto pubblico, ridurre le emissioni inquinanti. Anche il Comune di Venezia sta studiando due sistemi di Ecopass, uno per la Tangenziale di Mestre, il secondo per il centro di Mestre. Per la Tangenziale il PUM prevede linterramento della Tangenziale dalla Miranese al Terraglio (figura seguente) con la creazione di nuove interconnessioni con la viabilit urbana e forme di limitazione del traffico di attraversamento ed una conseguente restituzione della funzionalit urbana della strada.

Interramento della Tangenziale dalla Miranese al Terraglio Stato attuale a sinistra - a destra lintervento prospettato Fonte: PUM Comune di Venezia

Anche per il centro citt possibile attraversamento attraverso un Ecopass54.

introdurre

leliminazione

del

traffico

di

Una modalit quella dellEcopass utilizzata in molte citt europee ed anche a Milano dove il primo anno ha dato buoni risultati. Nel capoluogo meneghino con 44 g/m, la media delle concentrazioni di PM10 nei primi undici mesi del 2009 risultata la pi bassa rispetto alla media dello stesso periodo relativa agli anni pre Ecopass dal 2002 al 2007 (51 g/m). Con 89 superamenti della soglia di 50 g/m per le concentrazione di PM10 nei primi 11 mesi dellanno, il 2009 ha il valore pi basso rispetto allanalogo periodo dagli anni dal 2002 al 2008. Nei primi 18 mesi di applicazione di Ecopass il numero degli accessi in ingresso allarea si ridotto del 14.4% e anche il traffico fuori dallarea Ecopass ha subito una riduzione del 6.8%;
54

L'Ecopass un pedaggio urbano che devono pagare i mezzi privati a motore per poter accedere alle zone centrali di alcune citt. Il suo scopo di scoraggiare l'utilizzo dei mezzi privati di trasporto a motore pi inquinanti, ridurre il traffico e l'inquinamento e di ricavare fondi per investimenti nel trasporto pubblico. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 122

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Il numero dei veicoli maggiormente inquinanti in accesso alla Cerchia dei Bastioni ha registrato una riduzione del 65.3%, pari a 24.864 veicoli in meno al giorno e si registrato un significativo aumento dei veicoli ecologici (elettrici, ibridi, GPL e Metano) in accesso allarea Ecopass: il numero dei veicoli non soggetti al pagamento aumentato del 18.4% pari a 9.637 veicoli in pi al giorno. Nel mese di novembre 2009 gli ingressi di veicoli diesel Euro 4 ed Euro 5 senza filtri antiparticolato tra le 7.30 e le 19.00 sono stati 10.961 di cui 7.936 veicoli trasporto persone e 3.025 veicoli commerciali. Questi accessi costituiscono - come media giornaliera - l11% dei veicoli destinati al trasporto persone, il 26% dei veicoli commerciali ed il 12% circa dei veicoli totali. Il Comune di Venezia ha gi svolto alcuni studi che vanno sotto il nome di Road Pricing prendendo in considerazione larea centrale di Mestre

Area oggetto di studio Fonte: Progetto Road Pricing Comune di Venezia 2008 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Lobiettivo : 1. Sostanziale diminuzione del traffico circolante allinterno dellarea centrale di Mestre. Dalle valutazioni e analisi svolte che di seguito esporremo si stima una riduzione del traffico inquinante pari al 20%. Ora, attualmente, nellarea interessata ci sono circa 105.000 veicoli/giorno, dei quali circa l80%, sar interessato dal provvedimento ipotizzato. Questo comporta che la riduzione di traffico in termini quantitativi, nellarco giornata, possa essere stimata intorno a 20.000 veicoli/giorno. Per quanto riguarda il traffico nellora di punta invece, la riduzione sar ancora maggiore in quanto il provvedimento agisce maggiormente sugli spostamenti sistematici. 2. Fondamentale decremento delle polveri sottili, stimato intorno al 30%. Tale beneficio il motivo cardine per cui il road-pricing risulta essere uno strumento dei moderazione del traffico funzionale ed efficiente. Lintroduzione di un provvedimento del genere permetterebbe anche di allargare le aree pedonabili che oggi sono 92.38055 mq. Ovviamente prima dellintroduzione dellEcopass dovranno essere terminati i lavori del tram e ci dovr essere un potenziamento dei parcheggi scambiatori: ad oggi non esiste nessuna ipotesi concreta per una sua adozione. Da analisi dei dati di traffico a disposizione del Comune di Venezia emerge che gli interventi intrapresi finora dallAmmistrazione hanno funzionato solo in parte in quanto il traffico entrante nellarea oggetto di studio rimasto pressoch costante nellintervallo compreso tra lanno 2001 e lanno 2005 con una diminuzione nellintervallo compreso tra lanno 2005 e lanno 2008 (in seguito al controllo elettronico delle Zone a Traffico Limitato).

VEICOLI TOTALI TRANSITANTI NELLE ORE DI PUNTA SUI VARCHI ORA \ ANNO 2001 2005 2008 7:00 - 8:00 7495 7350 6803 8:00 - 9:00 9704 9966 9154 17:00 - 18:00 4942 5284 4686 18:00 - 19:00 6667 7344 6342

55

Il dato include oltre la terraferma il Lido Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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andamento medio dei volumi di traffico in ingresso [TGM feriale]


10000 9000 8000 7000

veicoli

6000 5000 4000 3000 2000 1000 0 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22

ore
Traffico giornaliero medio nei giorni feriali Fonte: Progetto Road Pricing Comune di Venezia 2008

Il grafico sopra riportato rappresenta landamento giornaliero dei veicoli entranti nellarea centrale di Mestre in un giorno feriale, si pu facilmente notare come lintervallo orario interessato dal limitazione del road pricing sia stato scelto come quello maggior interessato dal traffico, infatti nella fascia oraria che va dalle 7:00 alle 19:00 si ha circa l81% del traffico totale entrante nellarea oggetto di studio. Dallanalisi del grafico seguente si evince che un eventuale intervento di moderazione del traffico interessante i soli giorni feriali implicherebbe una diminuzione del traffico tale da poter paragonare il flusso infrasettimanale al flusso veicolare del sabato che, allo stato di fatto, presenta una situazione decisamente pi gestibile, in termini di ritardi e code, rispetto a quella feriale.

TGM veicolare nell'arco della settimana


120000 100000 80000 60000 40000 20000 0 Luned Marted Mercoled Gioved Venerd Sabato Domenica
Traffico giornaliero medio nellarco della settimana Fonte: Progetto Road Pricing Comune di Venezia 2008 Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Il provvedimento potrebbe riguardare i giorni feriali dal luned al venerd dalle 7:00 della mattina alle 19:00 della sera. Non pagherebbe chi possiede veicoli Gpl, metano, elettrici e ibridi (Classe I), benzina Euro 4 o pi recenti; diesel Euro 4 o pi recenti con filtro antiparticolato omologato (FAP) (Classe II). Gli altri veicoli pagherebbero in rapporto alla classe di inquinamento alla quale appartengono.

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ESPERIENZE INTERNAZIONALI: LA CITTA' VERDE EUROPEA


Per dare unidea complessiva di ci che si sta muovendo in Europa si preso ad esempio il premio annuale assegnato dall'Unione Europea alla Citt verde , un premio riservato alle citt di oltre 200.000 abitanti. Inoltre mentre il presente rapporto era in fase di stesura l'Unione Europea ha aperto il bando per le candidature che sfoceranno nella Citt verde 2012 e 2013. Gli indicatori che portano a assegnare il premio sono legati a: Contributo locale al cambiamento climatico globale Trasporto locale Aree verdi urbane Natura e biodiversit Qualit dellaria Inquinamento sonoro Produzione e gestione dei rifiuti Consumo dellacqua Trattamento dello spreco dacqua Gestione ambientale delle autorit locali

Pi nello specifico: Contributo locale al cambiamento climatico globale Il dato presentato deve rifarsi alla produzione di CO2 procapite. Il modulo di domanda specifica come calcolarlo chiedendo informazioni sullanidride carbonica pro capite, dalluso di gas naturale, trasporti (escluso il settore aeroportuale) e il grammo di CO2 per kwh utilizzati. Trasporto locale Le definizioni dei termini riguardanti gli indicatori di trasporto locale si rifanno al Glossario UNECE sulle Statistiche dei Trasporti 56, terza edizione, in particolare lappendice Harmonization of Sustainable Urban and Regional Transport Statistics. TRANS/WP.6/2005/2, 25 November 2004. Inoltre rimarcato che: un viaggio uno spostamento con un mezzo di trasporto, come una macchina privata, che ha un punto di partenza ed uno di arrivo. un viaggio pu consistere di sezioni o tappe o sotto-spostamenti del viaggio (per esempio con una cambiamento dello scopo del viaggio, o il cambiamento del mezzo di trasporto). Si deve distinguere tra viaggi intrapresi come autista e viaggi come passeggero di unauto privata. Si deve specificare lo standard sulle emissioni inquinanti ai quali gli autobus in servizio rispondono (esempio ottimale Euro V).

Aree verdi urbane Per aree verdi urbane si intendono boschi e parchi urbani. Le aree agricole non devono essere incluse tra il verde urbano.

56

http://www.unece.org/trans/main/wp6/transstatglossmain.html Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Utilizzo sostenibile del territorio Nel conteggio della popolazione incidente su un dato territorio ovviamente non deve tener conto unicamente della popolazione iscritta negli uffici dell'anagrafe ma della popolazione quotidiana quindi studenti e pendolari di ogni genere (inclusi i turisti). Natura e biodiversit La descrizione della natura protetta in spazi aperti comprende tutte le misure prese per proteggere e stimolare la biodiversit nella citt, che siano parchi, prati, alberi in una strada ecc. Pu avere la forma di assenza o riduzione delluso di pesticidi, installazione di laghetti, riduzione o taglio dei prati, azioni speciali per favorire (nuove) specie e habitat, ecc. Qualit dellaria Il valore limite del PM10 (giornaliero) 50 g/m3 come definito nella Direttiva 1999/30/EC del 22 Aprile 1999, riferita ai valori limite per anidride solforosa, biossido dazoto, e ossido dazoto, materiale particolato e piombo nellaria. Nella domanda di candidatura necessario specificare le politiche in atto per raggiungere lobiettivo a lungo termine della Commissione Europea (EC) per lozono nellaria (media 8 ore) che 120 g/m3 come definito nella Direttiva 2002/3/EC del 12 Febbraio 2002. Inquinamento sonoro La descrizione delle misure attuate e programmate deve chiarire se queste misure sono parte di un piano di gestione del rumore generale e a lungo termine o un piano dazione sul rumore. Particolare attenzione data alle misure previste per ridurre l'esposizione della popolazione al rumore. Produzione e gestione dei rifiuti Tutti i rifiuti descritti devono essere rifiuti municipali, cio rifiuti casalinghi e commerciali escludendo costruzione e demolizione e altri rifiuti industriali. Il riferimento alle misure deve includere la conformit con la Direttiva Europea sulla struttura dei rifiuti, nei termini della preparazione e della attuazione di piani di gestione dei rifiuti, sia su base comunale che su base regionale. Lestensione delle raccolte isolate di rifiuti in un flusso separato di rifiuti, dove esiste, sar giudicata e le sar dato un punteggio in aggiunta alla percentuale della stima comunale di rifiuti riciclati e agli obiettivi futuri. Le misure saranno anche giudicate sulla conformit con gli obiettivi previsti dalla Direttiva Europea sugli imballaggi, la Direttiva Europea sulle discariche. Consumo dellacqua La misurazione dellacqua significa la misurazione individuale. Il consumo di acqua pro capite deve escludere le perdite dacqua industriali e dellagricoltura. Trattamento dello spreco dacqua La proporzione dellammontare totale dello spreco dacqua trattato in accordo con la Direttiva dello spreco dacqua urbano (91/271EEC del 21 Maggio 1991) deve includere informazioni sulla percentuale dacqua sprecata che viene riutilizzata e sulla percentuale degli abitanti che sono connessi agli impianti di trattamento dello spreco dacqua.

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Gestione ambientale delle autorit locali Questo capitolo dedicato all'analisi della struttura interna di ogni governo locale che si occupi di problemi ambientali. Non solo la struttura propriamente pubblica, ma anche la partecipazione pubblica in societ d'azione e nel caso se queste sono in possesso di certificazioni ambientali. Inoltre in questa voce rientrano anche le informazioni su come vengano effettuati gli acquisti di materiale vario ossia se sono riservate quote specifiche per promuovere prodotti sostenibili da parte del Comune. Infine l'utilizzo e il dispendio energetico degli uffici comunale, ossia l'efficienza energetica della dotazione immobiliare comunale nel suo complesso. Sempre in questa ambito rientra la misurazione della qualit dell'azione politica dell'amministrazione comunale e i riferimenti sono i processi di Agenda 21 e i Piani integrati per lAmbiente come stabilito dalla Strategia Europea Tematica sullAmbiente Urbano adottata nel 2006. Nei primi due anni hanno vinto Stoccolma e Amburgo. Qui riportiamo la traduzione delle motivazioni della commissione giudicante.

Stoccolma capitale europea verde 2010


La capitale svedese ha lobiettivo ambizioso di dire addio ai combustibili fossili per il 2050.

Veduta di Stoccolma

La Venezia del nord il termine spesso usato per indicare la capitale svedese, Stoccolma, magnificamente adagiata sulla costa baltica. Il dieci per cento dellarea della citt acqua, e i molti laghi e bacini idrici sono molto apprezzati per scopi ricreativi. Infatti, il 95% della popolazione vive a soli 300 metri da aree verdi, cos aumentano lo svago, le nuotate, lattivit nautica, migliora il benessere, la purificazione dellacqua, la riduzione del rumore, e c un miglioramento della biodiversit e dellecologia. Cos, nel 2006, il consiglio cittadino adott un piano di protezione dellacqua, ponendo degli standard per acqua pi pulita, delineando metodi attraverso i quali ci poteva essere realizzato. Lobiettivo finale che tutta lacqua di e attorno a Stoccolma deve avere i requisiti previsti dalla Direttiva europea sullacqua per il 2015. Tutto ci deve essere fatto in modo da preservare il valore ricreativo dei laghi e dei bacini idrici.

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Minori gas serra Stoccolma ha meno di 800 mila abitanti, ma si sta espandendo rapidamente. La visione olistica del consiglio cittadino combina la crescita con lo sviluppo sostenibile e include lambizioso obiettivo di diventare indipendente dai combustibili fossili entro il 2050. La quantit di gas serra che ogni abitante di Stoccolma rilascia met della media nazionale, e le emissioni pro capite sono state ridotte del 25% dal 1990. Le emissioni dei trasporti sono relativamente basse e tutto il trasporto pubblico (tutti i treni e gli autobus) utilizzano combustibili rinnovabili sebbene gli autobus non siano strettamente classificati come veicoli a basse emissioni. Condivisione dellesperienza Attraverso la sua ben concepita strategia comunicativa, Stoccolma ha mostrato il suo impegno e il suo entusiasmo per condividere la sua esperienza e agisce da ispiratrice per altre citt. Una forte rete e il coinvolgimento di stakeholder locali ed internazionali assicurer che Stoccolma e altre citt promuovano i loro sforzi e spingano la consapevolezza ambientale attraverso lEuropa. Unorganizzazione separata verr messa in piedi per monitorare il programma di comunicazione come un Segretariato.

Amburgo capitale europea verde 2011


Amburgo cerca risposte verdi alle sfide metropolitane e ha idee innovative su come condividere le esperienze e le pratiche migliori come capitale europea verde del 2011.

Uno scorcio di Amburgo

La citt di Amburgo situata sulle rive del fiume Elba, ha una popolazione di 1 milione e 800 mila persone e si trova davanti numerose sfide metropolitane. La seconda citt pi grande della Germania combina approcci globali, impegno politico e il necessario finanziamento per risolvere queste sfide. Nel complesso ha una strategia di pianificazione integrata e partecipativa e un forte impegno verso una visione verde. La qualit dellaria molto buona e ci sono obiettivi ben definiti, eccellenti risultati, progetti futuri e monitoraggi strutturati che rispettano il cambiamento climatico.
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Risparmio energetico massiccio C da dire che Amburgo ha posto obiettivi ambiziosi di protezione ambientale, come ridurre le sue emissioni di CO2 del 40% entro il 2020, e dell80% entro il 2050. le emissioni di CO2 per persona sono state ridotte del 15% circa comparate al 1990, con un risparmio annuale di energia di 46.000 MWh, un grande risultato per una grande citt. Il porto di Amburgo sul fiume Elba il secondo pi grande in Europa per numero di container trattati. Con un crescente numero di container che entrano ed escono dal porto, lespansione un argomento discusso continuamente. Comunque, lespansione geografica nellarea circostante non perseguita. Invece, il crescente bisogno di una maggior capacit affrontato facendo un uso pi efficiente del territorio stanziato e generando nuove aree attraverso il riempimento di bacini del porto sacrificabili. Trasporto pubblico efficiente La citt ha anche conquistato alti standard ambientali e buoni livelli di prestazioni nei termini degli indicatori di biciclette e trasporto pubblico. Quasi tutti i cittadini hanno accesso a un ottimo trasporto pubblico a 300 metri dalle loro abitazioni. C anche una struttura sistematica per le aree verdi che consentono facile accessibilit ai cittadini. La citt di Amburgo pianifica di lanciare un treno di idee per mezzo del quale le citt interessate allinterno della rete del premio capitale europea verde posseggono un vagone e promuovono le rispettive idee verdi, i risultati e i piani futuri. Il treno viagger poi per lEuropa spiegando le esperienze e le pratiche migliori in un modo innovativo.

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FORTE MARGHERA
L'area di Forte Marghera composta da quasi 50 ettari, canali compresi, in un'area strategica tra Mestre e Venezia. Forte Marghera potrebbe giocare un ruolo importante allinterno del distretto culturale di Mestre che si sta strutturando tra Teatro Toniolo, Centro Culturale Candiani, Villa Settembrini, costituendo Museo del Novecento e biblioteca in Villa Erizzo. Un distretto culturale rigeneratore urbano di tutta larea centrale di Mestre interessata anche dagli interventi nella zona dellex Umberto I e in Piazza Barche. Per questi motivi e per le sue peculiarit architettoniche e storiche abbiamo pensato ad un capitolo capace di dar conto dello stato dellarte nella riqualificazione del Forte e dellarea limitrofa perch potrebbe divenire simbolo della Mestre Ecologica.

Nellimmagine gli interventi in essere nellarea centrale di Mestre. In blu il SMFR, tratteggiato in giallo il Tram.

Tra Ottocento e Novecento, francesi, austriaci e italiani edificarono a Mestre diverse fortificazioni che, analizzate in un insieme unico con quelle edificate dalla Serenissima in laguna, formarono unarticolata cerniera difensiva. In terraferma si edific un vero e proprio campo trincerato. Nei manuali di ingegneria militare ottocenteschi, con campo trincerato si definisce una serie di fortificazioni permanenti disposte attorno a un nucleo. Nel piano difensivo dellesercito italiano di fine Ottocento Mestre era una piazza fondamentale poich impediva eventuali marce verso linterno del paese da parte di possibili invasori provenienti da Oriente. Il piano si sostanziava in diversi forti che si integrassero con quelli gi esistenti. In totale i forti che compongono il campo trincerato di Mestre sono dodici. Da nord verso sud:

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Forte Pepe, Forte Cosenz, Forte Rossarol, Forte Mezzacapo, Forte Carpenedo, Forte Bazzera, Forte Gazzera, Forte Sirtori, Forte Marghera, Forte Manin, Forte Tron, Forte Poerio.

Limmagine elaborata da Marco Montagnini raffigura i forti del campo trincerato di Mestre ubicati nel territorio comunale

La progettazione di forte Marghera inizi nel 1805 ad opera degli austriaci. Il progetto fu portato avanti dai francesi. Alla fine della dominazione francese il forte sostanzialmente terminato. Pochi gli interventi che saranno eseguiti dagli austriaci durante la loro seconda dominazione. Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia (1866) lesercito propose sei nuovi manufatti e cio tre grandi forti e tre di dimensioni pi ridotti. Con la prima guerra mondiale forte Marghera, insieme agli altri forti di Mestre, non fece parte della linea strategica di difesa italiana; l'armamento venne smontato e trasferito al fronte. Divenne soprattutto deposito di munizioni e sede di riparazione di armi, ruolo che ha conservato, sino a tempi recenti. La sua funzione militare fin il 30 giugno 1996. Oggi di propriet del Comune di Venezia. Lo scorso anno il Comune di Venezia ha predisposto un bando ad evidenza pubblica (giugno 2008) finalizzato ad individuare la presenza di soggetti interessati ad un restauro e riutilizzo. Il Comune ha primariamente analizzato il compendio sotto il profilo dei vincoli urbanistici per verificare la possibilit di insediamento di attivit economiche in grado di assicurare proventi sufficienti a stimolare i privati ad un intervento in cui il costo del recupero e della ristrutturazione del bene (quantificato in almeno 60.000.000,00 ) totalmente a carico degli stessi. Inoltre il Comune ha fornito delle linee guida relativamente alle potenzialit economiche della struttura in oggetto nel rispetto della conformazione compositiva, della valenza culturale, della fruibilit pubblica del sito. infatti
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possibile, secondo il Comune di Venezia, immaginare un recupero funzionale di Forte Marghera, valorizzandone le potenzialit storico naturalistiche e rispettandone la struttura compositiva ed insediativa, prevedendo la suddivisione in aree funzionali e nel contempo linsediamento di attivit economiche che possono spaziare dai servizi per il tempo libero alla produzione artistico culturale, ai sistemi espositivi e fieristici, ad attrezzature sportive, a quote di pubblico esercizio e di ricettivo: attivit tutte compatibili con la destinazione urbanistica del compendio. Da sottolineare che il Comune ha stabilito che non sar fatto carico al soggetto concessionario dei: costi costi costi costi sostenuti dal Comune per lacquisizione dellimmobile; per gli oneri di bonifica; per il marginamento delle sponde; per la corresponsione di una canone concessorio.

A seguito del bando sono stati presentati 12 progetti: Progetto: Centro dArte Contemporanea di Venezia Proponenti: Fondazione Bano ONLUS, L.I.S.I Spa, Impresa costruzioni G. Maltauro Spa e Expo Venice Progetto: Eventi Espositivi fieristici congressuali (non di massa) Proponenti: Ente Autonomo per le fiere di Verona e Venezia Fiere Spa Verona Progetto: Centro polifunzionale ospitante: Museo, Fiera, struttura per linfanzia, Albergo Sport Fitness, Spazi a verde Proponenti: Condotte Immobiliare Spa Roma Progetto: Museo dei Bambini e Polo Culturale per linfanzia Proponenti: Associazione Eduka Onlus, Impregilo Spa Progetto: Campus Sportivo e Area Ricettiva Proponenti: UP SPORT a.s.d.c.f Progetto: Centro di medicina sportiva Proponenti: Associazione Sport Insieme e Coordinamento delle Remiere Progetto: Orto Botanico diffuso Proponenti: Associazione per lOrto Botanico di Mestre, Ascom Mestre Progetto: La cittadella delle Associazioni Incubatore dellAltra Economia Promozione del Terzo Settore e del volontariato Proponenti: F.A.S.E. 1 varie Associazioni Agape, Amico Albero, Arcobaleno, El Fonteo, Emergency, ENPA Progetto: Centro di Formazione equestre, Museo, Educazione ambientale del Forte, Centri estivi per ragazzi Proponenti: Gruppo Equestre Forte Marghera Associazione di promozione sociale
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Progetto: Ostello per giovani e studenti, soggetti diversamente abili Proponenti: Hotel Minerva e Nettuno Progetto: Parco, Oasi protetta per animali Proponenti: Associazione DINGO

Il Comune ha quindi predisposto un gruppo di lavoro composto dalle Direzioni Interdipartimentale Patrimonio, Progettazione ed Esecuzione Lavori, Sviluppo del territorio ed Edilizia, Beni ed Attivit Culturali, Ambiente coadiuvati dalla Marco Polo G.e.i.e. System. Il gruppo ha raccolto le proposte dinteresse dei soggetti privati e espletato un calendario d'incontri per ogni progetto durante il quale i proponenti hanno illustrato nei dettagli le diverse progettualit. Alla fine di questo percorso il gruppo di lavoro arrivato alle conclusioni che le proposte avanzate da Condotte Immobiliare S.p.a e da Associazione Eduka Onlus con Impregilo S.p.a. sono compatibili con il bando. Inoltre Condotte Immobiliare S.p.a. ha dichiarato la disponibilit ad integrare la loro proposta con quella avanzata dallEnte Autonomo per le Fiere di Verona e Venezia s.p.a. mentre lAssociazione per lOrto Botanico di Mestre ha dichiarato la compatibilit, e la commissione ha condiviso, della proposta con quella avanzata da Impregilo S.p.A. Le restanti proposte, sempre secondo la commissione, sembrano difficilmente aggregabili in un quadro di valorizzazione complessiva dellarea, fatti salvi successivi accordi con il soggetto concessionario relativamente ad alcune delle attivit in particolare quelle sportive. La complessit delloperazione di recupero e utilizzo e le ingenti risorse necessarie per la realizzazione del progetto, risorse e attivit che devono essere assicurate nei decenni, hanno suggerito lopportunit di ricorrere allo strumento della finanza di progetto. In tale senso la Giunta comunale ha deliberato in un atto di indirizzo a fine 2009 di dare mandato agli uffici competenti ad approfondire la disponibilit espressa dallAssociazione Euduka Onlus Impregilo Spa in sede di Commissione di gara alla presentazione di un progetto di finanza, al riuso e alla valorizzazione di Forte Marghera. Qui di seguito presentiamo integralmente la relazione del progetto di Associazione Eduka Onlus Impregilo Spa che sta elaborando un progetto di finanza che tenga conto delle indicazione della Giunta appena esposte. IL PARCO DEI BAMBINI VALORIZZAZIONE URBANISTICO-ARCHITETTONICA MARGHERA

DEL

COMPENDIO

EX

FORTE

Consapevole che Forte Marghera unimportante risorsa del territorio e della sua storia, punto di cerniera tra il territorio lagunare e la terraferma, Impregilo SpA dichiara con la presente il proprio interesse ad ottenere in diritto d'uso tutta l'area di Forte Marghera con la certezza di poterla valorizzare commercialmente rispettando ambiente e architettura esistente. Premessa La nostra proposta di realizzare la citt del bambino. Uno spazio dedicato al bambino dove tutte le attivit siano coerenti con questa ipotesi di utilizzazione specializzata. Quindi uno spazio urbano dedicato anche alle famiglie ma con una Forte propensione alla sua utilizzazione come area didattica e per il tempo libero.
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Quindi il tema del bambino e della famiglia sar il filo connettivo che lega tutte le attivit che abbiamo impostato e le riunisce in una cornice omogenea. La metodologia architettonica e paesaggistica che si intende seguire stata impostata sulla protezione del patrimonio ambientale ed architettonico del Forte. Abbiamo previsto interventi di salvaguardia ambientale e di recupero delle strutture esistenti. L'area del Forte di Marghera stata suddivisa in sette aree tematiche: 1. 2. 3. 4. 5. 6. Area centrale - "Museo del Bambino'; Area Nord - Piazza commerciale specializzata nella vendita dei prodotti per i bambino; Area Ovest - Albergo specializzato per l'infanzia ed alle famiglie con bambini; Area Est - Spazi per attivit sportive juniores - orto botanico; Area Sud - Porta sulla laguna - attivit commerciali ed artigianali veneziane Area destinata a orto botanico - attivit autogestite e coordinate con le attivit didattiche 7. Area destinata ad attivit sportive coordinate alle esigenze educative e allo sviluppo, la conoscenza, la pratica degli sport nautici e dello conoscenza dell'ambiente lagunare e delle sue tradizioni culturali Metodologia della proposta di utilizzazione dell'area e degli edifici del Forte di Marghera Il Forte uno spazio carico di significati storici, naturalistici ed ambientali ma soprattutto ancora integro, cerniera tra la citt di terra e quella di acqua (Mestre e la laguna con le sue isole) . Il programma di recupero per la comunit che proponiamo per questo luogo ci pare sia una operazione non solo di preservazione ma sia una proposta dedicata alla civile formazione delle nuove generazioni. Uno spazio dedicato alla formazione e alla didattica dove sono presentate le esperienze pi avanzate sul tema della ricerca formativa e dove verr data una particolare accentuazione a tutte quelle esperienze che sono legate alla cultura ed alla storia di questo territorio. Aree che si sono mantenute integre nel tempo e che proprio attraverso questa nuova utilizzazione dedicata alla formazione delle nuove generazioni possono trovare una continuit con il passato ed essere una nuova frontiera per le prossime generazioni. La valorizzazione di questi luoghi passa non solo da una attenta valutazione del contenuto formativo delle attivit che proponiamo ma anche dalle metodologie che intendiamo seguire per il recupero dell'habitat naturale e delle presenze architettoniche e morfologiche della struttura militare esistenti. Il progetto discende da scelte architettoniche ed urbanistiche estremamente precise ed stato preceduto da una accurata analisi del contesto urbanistico. Il progetto sostenuto dalla volont di realizzare un opera armonicamente inserita nell'area del Forte di Marghera mantenendo uneccellenza nella scelta del modello funzionale e nella sua aderenza al programma didattico e adottando soprattutto soluzioni che sono in equilibrio tra: scelte funzionali, architettura compatibile, sostenibilit ambientale.
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La questione della sostenibilit , infatti, una delle opzioni, al pari della funzionalit e della sostenibilit economica, da noi adottata per valutare laccettabilit delle soluzioni del progetto. Sono state quindi messe in atto strategie diversificate che tengono conto delle prestazioni di ogni area, delle sue caratteristiche ambientali, del clima particolare del Forte, dell'esposizione ai venti e al sole, adottando soluzioni diverse studiate appositamente per ogni macro area funzionale. Coerentemente con questa impostazione abbiamo utilizzato diverse competenze interdisciplinari presenti nel gruppo di progettazione ed abbiamo utilizzato una serie di strumenti sofisticati come, ad esempio, la modellazione termodinamica, che ci hanno permesso di individuare una articolata soluzione architettonica che ben si adatta per segnalare il cuore funzionale della citt dei bambini. Accessibilit L'accesso all'area avviene dal ponte protetto. Al di l del ponte vi saranno i parcheggi e tutta l'area del Forte sar rigorosamente pedonale e sar consentito solo l'utilizzo di macchine elettriche per il trasporto delle persone e delle cose. "Museo del Bambino" e strutture formative La posizione baricentrica del Museo del Bambino lo rende usufruibile per tutte le funzioni complementari lasciando per la massima autonomia funzionale ed il miglior rapporto tra posizione - circolazione e utilizzazione dell'organismo. La formazione e la didattica ci paiono infatti un tema congruente e compatibile con il recupero, la salvaguardia e la riutilizzazione del Forte di Marghera. Centro spettacolare della citt del bambino il Museo e le strutture formative e ludiche destinate ai bambini.

Rendering del Museo del Bambino. Fonte: Ugo Camerino Architects Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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Il "Museo del Bambino' si trova al centro dell'area e riutilizza parzialmente i due edifici principali che si trovano sul viale che conduce alla darsena. Il viale alberato che conduce alla darsena viene mantenuto. Si intende recuperarlo e valorizzarlo ulteriormente mantenendo gli allineamenti dei due manufatti in muratura delle casematte esistenti. Il principio di mantenere non solo la memoria ma anche la presenza delle complesse attivit che si sono svolte nell'area del Forte e di riutilizzare dove possibile le strutture murarie esistenti. Sui due lati del lungo viale alberato si mantengono restaurandoli ed adattandoli alle esigenze museali i due edifici principali in muratura. Essi vengono recuperati, inseriti e contenuti in una nuova copertura trasparente che delimita il nuovo volume e contiene le attivit della didattica e del museo. Si tratta di una struttura trasparente realizzata in un materiale utilizzato per le serre. Un materiale sintetico realizzato con tre teli di ETFE che rende spettacolare questo nuovo spazio e lo assimila ad una grande serra urbana trasparente leggera. Gli interventi sono stati tutti impostati per preservare l'ambiente naturale entro cui sono inseriti: una grande serra costituisce la copertura dell'area centrale dove situato il Museo del Bambino e le attivit formative. concepita come uno spazio pubblico arieggiato e climatizzato; il sistema di raffrescamento e di aerazione interna come il controllo dell'umidit della serra sono regolate mediante l'utilizzazione dei flussi naturali dell'aria che vengono accelerati o ritardati attraverso un controllo aerodinamico del clima interno. Si sfruttano, come nelle serre industriali, le aperture laterali e lumidit che sono controllate da una centralina centralizzata e, in base alle condizioni dell'ambiente nelle diverse situazioni, direziona i flussi d'aria interni incanalandoli verso la copertura ed stata studiata dal punto di vista aerodinamico per controllare e mantenere un livello di benessere interno senza l'ausilio di eccessi di condizionamenti locali. Lo spazio del Museo del Bambino studiato per essere una grande area pubblica rilassante che serve da connessione tra le varie parti del museo. Questa area coperta concepita come una grande serra urbana una specie di galleria simile alle serre ottocentesche dei Kew Gardens a Londra. Utilizzando tecniche costruttive moderne gi utilizzate e sperimentate con successo per le sere industriali o in grandi paesaggi artificiali come il giardino botanico Eden in Cornovaglia. Questo luogo diventer quindi un nuovo spazio pubblico per la Citt, una zona protetta, immersa in una natura rigogliosa di piante del parco del Forte di Marghera. Le quinte degli alberilo proteggono e costituiscono uno schermo alle radiazioni del sole. La copertura realizzata con teli di ETFE (etilene tetra fluoro etilene), materiale che concilia ottime prestazioni di resistenza, trasparenza e controllo della luce. Per la sua leggerezza e la sua adattabilit questo materiale si presta ad essere usato ad una scala architettonica e consente di introdurre forme funzionali, coerenti con un linguaggio architettonico che si adatta alle esigenze di espressivit progettuale ed alle pi articolate necessit funzionali, con un costo di installazione e di manutenzione nel tempo che certamente competitivo rispetto a materiali tradizionali. Abbiamo quindi inteso realizzare con la serra un edificio ad alto contenuto tecnologico per risolvere in maniera semplice i complessi problemi relativi alla gestione tecnologica ed economica di una serra di grandi dimensioni utilizzando l'energia residua prodotta dagli scambiatori posti sulla piastra e per esprimere la straordinaria libert di linguaggio offerta dalle tecnologie del nostro tempo.
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I criteri utilizzati per determinare le caratteristiche costruttive e tecnologiche della serra sono stati i seguenti: aderenza al programma funzionale e alla impostazione di inserire il complesso all'interno del Forte consentendo di utilizzare i suoi spazi non solo per le attivit specialistiche ma anche sotto l'aspetto culturale; efficienza tecnico costruttiva: trasparenza, esposizione, leggerezza, caratteristiche della pelle (ETFE); miglioramento sull'isolamento, possibilit di intervenire sulla condensa e soprattutto sulle variazioni climatiche, agendo sulla temperatura immessa all'interno delle bolle con la soluzione adottata a tre teli, con due camere d'aria tenute a pressione costante da un sistema di aria nelle intercapedini; efficienza rispetto alla trasparenza scegliendo una tipologia costruttiva nella quale la parte opaca della struttura non supera il 15 % della superficie totale e non separando la struttura principale da quella che sostiene il rivestimento esterno (tradizionalmente le facciate) limitando il costo delle nuove strutture; efficienza degli impianti, ed efficienza gestionale (climatizzazione, insolazione, gestione, utilizzazione di pannelli solari ecc); controllo del benessere interno della serra attraverso un sistema controllato di flussi d'aria con l'esterno. La sua copertura disegnata in modo da realizzare dei flussi dinamici che aumentano o controllano il flusso dell'aria all'interno della serra. L'area ricettiva - settore Ovest Diversa la strategia utilizzata per l'aerea destinata ad attivit ricettive. Si immaginata una "struttura" che si integra ai terrapieni degli argini fortificati ed costituita da tre corpi di fabbrica coperti da tetti vegetali, disposti attorno a due nuove corti giardino, che completano il disegno del sistema di arginamento esistente. L'argine sulla parte interna fa parte di un percorso naturalistico pubblico che consente e permette il giro delle fortificazioni. All'interno dell'argine fortificato dalla parte della ferrovia vi un giardino incassato e protetto nella parte pi bassa dell'argine che collega i percorsi naturalistici del Forte. Si sfruttata la differenza di altezza delle due cinte fortificate; infatti l'argine esterno, che costituisce la prima cerchia difensiva, pi basso dell'argine interno che racchiude l'area centrale che costituisce, assieme alla darsena, il cuore difensivo del Forte. Partendo da queste considerazioni abbiamo impostato il progetto delle nuove coperture vegetali in modo che esse rispettino i coni visuali delle strutture difensive. Le coperture vegetalizzate delle aree ricettive rimangono quindi sempre al di sotto del cono visuale dell'argine interno pi alto. Le tre ali che contengono le camere della struttura ricettiva alberghiera si sviluppano attorno alle due corti scavate rispetto alla quota del piano di campagna. La scelta del tetto vegetalizzato discende dalla necessit di realizzare un sistema ecologicamente sostenibile. La superficie vegetale consente infatti di abbassare la richiesta energetico dei fabbricati rendendoli, con tecniche diverse da quelle del "Museo del Bambino" tecnologicamente sostenibili. Anche i materiali come i sistemi di riscaldamento e di approvvigionamento energetico saranno ecosostenibili e l'intero complesso sar realizzato in classe A.

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Area commerciale - settore Nord Passato il ponte, in proseguimento degli edifici lungo il viale alla sinistra dell'ingresso, stata realizzata una piazza dedicata alle attivit commerciali. Negli edifici attorno alla piazza e sui due lati del viale vi sono una serie di spazi per attivit di ristorazione o di vendita di prodotti collegati al tema del bambino (outlet per prodotti specializzati destinati ai bambini). necessario che la Citt dei Bambini disponga di una offerta articolata di attivit che vanno dal Museo, alla didattica ed alle attivit commerciali e ricettive che consentano la sua sostenibilit commerciale per tutto l'anno Per queste attivit commerciali si utilizzata l'area pi vicina all'ingresso, sul lato Nord, che gi parzialmente strutturata con una serie di edifici e costituisce ununit architettonica gi autonoma e strutturata. All'interno dello spazio attualmente semi abbandonato e utilizzato per ospitare strutture provvisorie abbiamo disegnato una piazza che rimanda alla struttura geometrica del forte. L'edificio principale in muratura esistente diventa l'asse della nuova piazza e divide lo spazio in due settori: quello minerale della piazza trapezoidale con al centro il disegno delle fortificazioni e, alle sue spalle, il giardino contenuto nella punta fortificata. Dalla nuova piazza si accede poi verso il percorso naturalistico che termina nel settore Est dedicato all'orto botanico e alle attivit sportive. Porta di Venezia attivit mostra mercato e laboratori delle attivit artigianali veneziane La riutilizzazione dei due edifici napoleonici, senza interventi invasivi ma solo rispettando la struttura originaria, si presta perfettamente alla realizzazione di un percorso tra le botteghe e i laboratori degli artigiani veneziani. Queste attivit saranno contenute all'interno dei locali esistenti dove facile riprodurre l'individualit delle singole specialit artigianali ed quindi possibile organizzare un percorso formativo dedicato ai giovani e alle famiglie che trova in questi luoghi sia il fascino dell'edificio storico che la valorizzazione delle sapienze dei vecchi mestieri. Attivit sportive Sono previste attivit coordinate con le associazioni presenti nel territorio capaci di gestire attivit nautiche e spazi adeguati alla pratica sportiva agonistica e di utilizzare luoghi aperti ed attrezzati ove lo sport possa essere un veicolo di integrazione. possibile immaginare un centro di formazione per futuri atleti e preparatori tecnici in collaborazione con le associazioni sportive universitarie e con le scuole del territorio. Verr realizzata una scuola di formazione sportiva di eccellenza per le attivit nautiche legate all'ambiente lagunare dalla vela alla veneta e alle diverse discipline di voga fino alla canoa. Saranno sviluppate tutte le attivit per la formazione di personale specializzato alla formazione degli abili e dei disabili.

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Orto botanico Nell'ambito del territorio del Forte di Marghera sono presenti diverse specie botaniche caratteristiche della laguna. Lo spazio aperto quindi gi predisposto per divenire un grande parco botanico naturale dove sviluppare le specie botaniche caratteristiche della laguna veneta e dove potere svolgere attivit didattica. Queste attivit possono essere realizzate affidandole alle organizzazioni botaniche gi presenti nel territorio per sviluppare unorganica attivit didattica collegate a quelle gi presenti nell'area in modo da realizzare tra loro una positiva sinergia.

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CONCLUSIONI
Da Abitare Mestre 2010: la citt ecologica emerge una chiara tendenza: la citt vede migliorare gli indicatori legati al benessere ambientale. Crescono le zone adibite a verde e le isole pedonali. La qualit dell'acqua si conferma ottima e migliora la raccolta differenziata. Diminuisce l'emissione di C02 e delle polveri sottili (PM 10). Il Passante sembra aver avuto un effetto benefico in rapporto al traffico dirottato dalla Tangenziale e quindi alle diverse forme di inquinamento. Ma ci non vuol dire che la citt ecologica sia gi realt. Analizzando con attenzione i dati si possono rilevare anche molte zone d'ombra. Ad esempio l'impatto del Passante sar quantificabile solo nei prossimi anni quando si potranno disegnare dei trend attendibili. Il primo anno di apertura, anche perch coinciso con una crisi economica che ha ridotto il traffico, a partire da quello pesante, non sufficiente per trarre conclusioni certe. Inoltre saranno da monitorare con attenzione le ricadute del Passante sul territorio che attraversa per evitare che diventi ci che la Tangenziale era per Mestre. Per restare al capitolo mobilit sostenibile il PUM prevede una riduzione significativa della CO2 in linea con gli impegni del Governo italiano, ma presuppone delle azioni complesse che vanno anch'esse seguite: la questione dei tempi gioca un ruolo primario per rispettare gli obblighi che l'Italia ha preso a livello europeo. Gi oggi i dati riguardo le polveri sottili seppur in miglioramento denotano come Venezia non rispetti gli standard europei. Nel capitolo mobilit determinante sar l'apporto del trasporto pubblico su rotaia che per dovr espandersi per permettere l'introduzione di un sistema di Ecopass che renda Mestre una citt pedonalizzata. Un punto debole dei prossimi anni sar la difficolt ad organizzare una bigliettazione unica: dovremo, oltre l'Imob e la carta del Car Sharing, fornirci anche di altre supporti fisici per poter usufruire di alcuni servizi (ad esempio il Bike Sharing). Rimane ancora lontana anche la possibilit di utilizzare i treni57 nell'area vasta con l'Imob: quando l'SFMR sar realt questa frammentazione depotenzier molto l'impatto della nuova mobilit. Inoltre una serie di soluzioni avanzate di mobility management per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe segnano ancora il passo (si veda l'assenza del car pooling). Una nota positiva: le emissioni totali di anidride carbonica dal 1990 sono in progressiva diminuzione. Anche qui per si nota come il settore residenziale e terziario vedano aumentare progressivamente i consumi energetici. E qui arriviamo al cuore di una citt ecologica: il Green New Deal potr sostanziarsi solo se la riconversione della citt in termini sostenibili si tradurr in una economia e in stili di vita che possano conciliare ci che riteniamo un benessere economico e sociale irrinunciabile con una serie di azioni e interventi che permettano di rendere tutto ci proiettabile nel futuro. L'esempio portato in questo studio sulla rottamazione ecologica esemplare: la riconversione verde delle case pu migliorare la qualit delle abitazioni, aiutare l'economia e migliorare l'ambiente. Accanto al settore edilizio, molto si pu fare nel settore della distribuzione e della produzione. I dati presentati sul settore agricolo e l'esempio del G.A.S. gestito dalle ACLI veneziane vanno in questa direzione. Forse si stanno avverando le parole di Alex Langer: La conversione ecologica potr affermarsi solo se apparir socialmente desiderabile. Per concretizzare le opportunit afferenti al Green New Deal servono quindi l'impegno dell'amministrazione locale, finanziamenti da parte dei privati (anche qui rimandiamo alle possibilit immaginate per la rottamazione degli edifici grazie alle Energy Service Company ESCO- o a strumenti misti come JESSICA) e una partecipazione dei cittadini per una condivisione di scelte che cambieranno il nostro modo di vivere la
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Lo stesso discorso vale per i servizi su gomma forniti dall'ATVO Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010

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citt. La Citt di Venezia ha gi dimostrato con azioni quali Cambieresti? di poter realizzare progetti di partecipazione presi ad esempio in tutta Italia: Cambieresti? ha visto coinvolte 1200 famiglie veneziane in un percorso di 10 mesi in cui sono stati affrontati 11 temi inerenti lambiente e la giustizia sociale. Luci e ombre, quindi. Come la necessit di far si che i nuovi edifici pubblici e privati siano tutte di classe A. Anche l'uso del fotovoltaico ancora limitato. Allinterno del territorio del Comune di Venezia ad oggi sono in funzione 24 impianti finanziati con il meccanismo Conto Energia, per una potenza cumulativa totale pari a 115,3 kWp58. Eppure il territorio metropolitano presenta concrete possibilit di miglioramento al riguardo non solo per progetti di rottamazione nel centro abitato di Mestre ma anche per villette unifamiliari o capannoni industriali che caratterizzano il territorio dell'area vasta (si veda al riguardo quanto scritto per i pannelli fotovoltaici nel paragrafo agrienergie). Per una Citt Ecologica dirimente il destino dell'area di Porto Marghera: qui la sola produzione di energia elettrica libera nell'atmosfera da tre a quattro volte le emissioni che la citt nel suo insieme produce utilizzando l'energia di cui ha bisogno per funzionare. Da ci discende l'importanza di modernizzare le centrali oggi operanti e puntare sulle energie alternative quali la filiera dell'idrogeno, il potenziamento della centrale CDR di Fusina e future centrali a biomasse (si veda ad esempio il progetto eNave energia dalle alghe illustrato nel rapporto Green:il futuro di Porto Marghera). La presenza di centrali termoelettriche potrebbe dare anche benefici all'abitato urbano grazie al teleriscaldamento. Al riguardo esistono gi diversi studi nei quali si indica in pi di 4.5 milioni di m il volume di edifici potenzialmente coinvolgibili dal teleriscaldamento59. Una riconversione verde passa anche attraverso l'annoso tema delle bonifiche in area SIN. La citt su questo punto sconta limiti che non sono solo imputabili alla dimensione locale visto che a legislazione vigente tutto ci che riguarda questo tema risponde ad una governance nella quale l'amministrazione locale solo uno dei molti attori: Porto Marghera dipende da investimenti pubblici che sono correlati a scelte governative. E l'Italia nel finanziare ci che riconducibile alle Green Economy, quindi anche le bonifiche, in ritardo: il recentissimo studio della Green European Foundation dimostra come a livello europeo durante la crisi economica che stiamo vivendo i governi del mondo hanno cercato di stimolare l'economia con forti investimenti nel comparto verde. Gli USA hanno destinato l'11,5% dei loro aiuti alla Green Economy, la Cina il 37,8%, la Corea del Sud l'80,5% la Germania il 13,2%, la Francia il 21,2%, la Gran Bretagna il 6,9%, l'Italia l'1,3%. Tornando alla scala locale quindi per raggiungere l'obiettivo di una citt ecologica sono ancora molte le azioni da completare. Come dimostra la valorizzazione da parte della citt di Forte Marghera e di tutto il Campo Trincerato di Mestre che sta procedendo lentamente. Considerato che tra i paradigmi di una citt ecologica vi la riduzione dellammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato assieme ad una buona disponibilit di trasporto pubblico innovativo e sostenibile; la promozione delluso dei mezzi a basso impatto ecologico come la bicicletta; la regolamentazione dellaccesso ai centri privilegiandone la vivibilit (aree pedonalizzate); lottimizzazione delle emissioni industriali; la razionalizzazione delledilizia cos da abbattere limpatto del riscaldamento e della climatizzazione; la promozione, protezione e gestione del verde urbano; considerato tutto ci, il presente rapporto certifica che Mestre sembra avviata sulla buona strada, ma per potersi definire realmente una Citt Ecologica i prossimi 10 anni saranno decisivi.
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Chilowatt picco, ovvero la potenza massima (o di "picco") di un impianto fotovoltaico o di un generatore elettrico in generale. 59 Fonte Piano Energetico Comunale. Fondazione Gianni Pellicani, febbraio 2010 143

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