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LA DOCUMENTAZIONE NEL MEDIOEVO Corporazioni si formarono un po' dappertutto in Italia, anche nei castelli e nei borghi rurali, ma la grande

maggioranza fu di fisionomia urbana. Le arti sottoposte a un rigoroso sindacato da parte di un ufficio cittadino ad esse esterno presentano una maggiore uniformit di scritture, cominciando dagli statuti promulgati riformati sotto legida di tale organismo pubblico. La documentazione relativa ai patrimoni e ai redditi delle corporazioni e alla loro gestione spesso considerevole sia per quantit e per continuit cronologica. Il grosso della documentazione patrimoniale legato alla propriet fondiaria. Un tipo di organismo societario che ha tramandato invece molto spesso serie archivistiche autonome per ciascun ente la confraternita religiosa, la quale a volte era costituita da persone che svolgevano la medesima attivit artigianale, e si configurava quindi come una sarta di corporazione, l'attitudine delle confraternite a tramandare documentazione deriva dallo stretto legame con un ente ecclesiastico. L'evoluzione della societ ecclesiastica e della sua tradizione di scritture: un cenno generale Vi fu anzitutto in funzione dell'espansione economica e demografica di quell'epoca un moltiplicarsi delle chiese sia rurali che cittadine, che condusse alla crisi del sistema territoriale imperniato sulle pievi e allaffermazione del pi capillare tessuto delle parrocchie, titolari locali della cura di anime. Se dal XII secolo si spezza l'egemonia assoluta della tradizione ecclesiastica nel campo della scrittura, in termini assoluti tuttavia le tradizioni documentali della chiesa conobbero un grande incremento quantitativo. Verso la fine del 200 la tradizione ecclesiastica appare ormai aver maturato la sue evoluzioni, e uniformarsi per molti aspetti a quella realizzata nell'ambito delle scritture laiche: crescente attenzione ai fatti economici, tendenza alla loro valutazione quantitativa e alla loro rilevazione sistematica, peso attribuito alla gestione corrente delle ricchezze e non pi soltanto ai loro trasferimenti e all'aspetto patrimoniale. Corrisponde a questi fenomeni e, si ricongiungere anche qui agli sviluppi della tradizione scritta laica, la progressiva affermazione delle scritture su un quaderno e registro rispetto alla preponderanza delle scritture su pergamena sciolta che aveva caratterizzato gli archivi dell'alto medioevo.

Le scritture della chiesa: la sede apostolica Sul piano delle fonti, una delle manifestazioni pi interessanti di questo svolgimento parallelo la formazione, dalla fine del XI secolo di una serie di raccolte codicologiche miscellanee, comprensive di scritture documentarie e storiografiche, liturgiche amministrative a documentazione delle prerogative della chiesa romana, e l'estensione della sua giurisdizione ecclesiastica, dei censii e tributi ad essa dovuti. Il pontificato di Innocenzo III considerato come una sorta di spartiacque nella documentazione di matrice ecclesiastica. Al suo regno risalgono nuove consuetudini di registrazione, una ristrutturazione della cancelleria, una nuova collocazione fisica dell'archivio romano. Prima di Innocenzo III la registrazione centrale degli atti dei papi era cosa saltuaria, con Innocenzo III la tenuta di un registro degli atti in partenza divenne una pratica destinata a non essere pi ininterrotta. I registi dei papi non costituiscono un integrale ricezione delle lettere e altri documenti emanati dalla cancelleria pontificia. Molti testi sfuggirono alla registrazione. Sullo stato della chiesa contemplavano poi una disordinata serie di censi e tributi, pattuiti con le comunit cittadine e castrensi o con i loro signori. La finanza papale rivestita in grande misura un grande carattere casuale e straordinario: era alimentata cio o da singole persone e in circostanze ricorrenti e specifiche o da una collettivit di sudditi a titolo di sovvenzione eccezionale per un'incombenza definita. I collettori depositavano presso la curia il proprio archivio con documenti diplomatistici, ruoli di imposta e libri contabili solo in un momento successivo alla fase di raccolta, e a volte non lo depositavano affatto. Si riflette nella fiscalit papale quel carattere di scarsa analiticit nella determinazione delle ricchezze imponibili; le citt soggette compaiano solamente con l'identificazione di una stretta cifra globale a definire la situazione economica relativa.

Le scritture della chiesa: la chiesa secolare Al sistema imperniato sulle pievi, che era stato il tipico dellassetto ecclesiastico italiano nell'alto medioevo, fece seguito la proliferazione delle chiese parrocchiali, alle quali furono progressivamente attribuite le funzioni gi esclusive delle chiese maggiori e delle pievi: battesimo, diritti in sepoltura e tutte competenze riassunte nella formula della cura d'anime. I catulari mantennero sempre una struttura topografica, cio con l'ordinamento dei documenti non secondo un'unica sequenza cronologica bens con una loro distribuzione per gruppi, potevano non essere dei

meri copiari, e recepire oltre alle trascrizioni di documenti originali in pergamena sciolta anche degli originali che venivano scritti direttamente nel cartulario stesso. I vescovi si rivolgevano ai notai di loro fiducia. Il notaio di un episcopato assumeva normalmente una fisionomia specializzata, o comunque teneva un registro apposito degli atti rogati per conto della chiesa cattedrale. A partire dal 300 e con il consueto andamento iniziale discontinuo, dei registri notarili, che possono contenere un numero di atti largamente superiori a quelle degli atti tramandati in forma di pergamena sciolta o in un cartulario. Ma poteva darsi il caso che un registro notarile di commissione episcopale confluisse nel generale archivio notarile della citt. Nei registri notarili redatti su istanza di un vescovo si possono trovare non soltanto gli ordinari documenti di natura contrattuale ma anche altri derivanti dall'esercizio dell'autorit diocesani: relativi, ad esempio, alle visite pastorali. Questa ultima circostanza rientra in un aspetto pi generale della produzione nella tradizione di scritture presso le sedi episcopali, cio la mancanza di una distinzione ricorrente fra scritture relative al patrimonio e altre relativi all'amministrazione spirituale. Periodicamente facevano il punto sulla rispettiva situazione patrimoniale. Si elaboravano cos elenchi, di tipo catastali, dei beni fondiari posseduti, dei redditi e dei censi che vi erano assisi, dei diritti di natura signorile, questi libri costituiscono sempre un punto di avvio prezioso fornendo una fotografia dell'assetto patrimoniale delle chiese diocesane. Soprattutto dal 300 le recensioni dell'assetto economico di vescovati e capitoli si arricchiscono libri orientati sul reddito che la chiesa ritraeva. Questi libri possono riunire elencazioni di proventi derivanti dal patrimonio ecclesiastico, di altri connessi con l'esercizio di poteri signorili, e ancora di redditi di natura pi strettamente ecclesiastica: il primo luogo le decime, richieste tutti i residenti della diocesi, o versamenti periodici di denaro, di grano, di cera, di olio, ecc., originati da un lascito testamentario, o diritti di sepoltura e altri e un egualmente di natura casuale. Normalmente tuttavia per ciascuno dei maggiori cespiti di entrata si redigevano registri appositi. Le rendite della decima erano indicate in appositi libri. Alcuni libri definivano le spese anzitutto quelle ordinarie, o quelle periodicamente ricorrenti. Ci induce alla redazione di libri generali di entrata e uscita. Segno ulteriore del processo di modernizzazione delle scritture sono i libri di debitori e creditori che fanno anche la loro comparsa dal 300. I libri relativi ai benefici e alla loro collocazione e amministrazione, il beneficio ecclesiastico, cio l'insieme dei redditi legati a una chiesa di qualunque ordine e grado, divent nel tardo medioevo un luogo cruciale di incontro e scontro tra componenti diverse della societ sia clericale e monastica che laica. I vescovi e erano tenuti a far ricorrentemente il punto sulla situazione dei

benefici, elenchi dei battezzati avrebbero dovuto essere tenuti presso tutte le pievi e le parrocchie, ma si ha alla fine del medioevo solo quasi esclusivamente alcuni battisteri cittadini che ne conservano memoria. Migliore stata la sorte archivistica di scritture pi solenni, i vescovi promulgavano loro decreti e statuti intesi a regolare attribuzioni e comportamenti del clero della diocesi, o a proibire quei modi di vita e quelle e attivit dei laici che erano ritenuti in contrasto con le leggi della chiesa. L'approvazione da parte di un sinodo non era necessaria per dare forza ha uno statuto episcopale. N d'altronde risulta che fosse rispettato sempre e dovunque la norma canonica secondo cui il sinodo diocesano si dovesse tenere annualmente. I sinodi erano tenuti discontinuamente, e ben pochi tra quelli che si tennero nell'Italia medievale ce sono pervenuti gli atti. Il sinodo poteva occuparsi anche delle questioni individuali e correnti. In genere ci sono altri documenti formali sui comportamenti di chierici e laici, e tra questi altri documenti comprenderemo i rari protocolli di inquisitiones episcopali: indagini compiute dal vescovo o dai suoi vicari e delegati e allo scopo preciso di individuare le devianze dell'ortodossia o dalle norme canoniche. La procedura pi importante e pi documentata di accertamento episcopale sulla condotta del clero e del popolo diocesano la visita periodica, la visita pastorale. Il dal 500 sono ricchissime le informazioni sulla formazione la condotta del clero, sulla consistenza patrimoniale delle chiese compresa la situazione di edifici, paramenti e arredi, suppellettili e sui modi di vita del popolo; e poi in primo luogo sulla mentalit ecclesiologica dei visitatori stessi. A fra 2 e 400 le visite sono molto pi rare e composte, diverse tra loro per l'impostazione e struttura. nel 400 che le visite pastorali diventano cospicue e ovunque documentate in Italia. Linffittirsi delle visite pastorali dalla seconda met del 400, fatto in parte di natura meramente archivistica, ha condotto inevitabilmente a letture orientate sulla problematica della riforma cattolica. Gli archivi diocesani sono inoltre fondamentali come si detto all'inizio, per una conoscenza di tutto l'assetto ecclesiastico di un territorio: pievi, parrocchie e cappelle, abbazie e ospedali conventi e confraternite. solo attraverso la tradizione vescovile che si pu avere una visione sintetica delle istituzioni e dell'insediamento ecclesiastico. per il chiese pievane e parrocchiali quasi ovunque solo con l'et moderna che si possono individuare complessi archivisti largamente autonomi. I nudi elenchi di chiese e cappelle che erano periodicamente compilati a cura dell'autorit episcopale.

Le scritture della chiesa: gli ordini religiosi Nei profili generali di storia del monachesimo i secoli XIII e XIV compaiono solo segno del disagio, della crisi, o francamente della decadenza. Gli autori sottolineano copiosissime testimonianze di deviazione dalla regola, dissesto economico, la ridotta attrattiva degli ideali monastici per il laicato e la concorrenza dei nuovi ordini mendicanti. Ma i segni di ripresa e di vitalit non bastano ad alterare l'immagine di una spiritualit benedettina che, avendo avuto la sua gloria nell'altomedioevo, sino al XI secolo, sarebbe rimasta in seguito cristallizzata e antiquata rispetto ai nuovi impulsi della vita religiosa. Chi studia una tradizione monastica anteriore al XII secolo si trova sempre di fronte a uninsieme molto chiuso, anche nel caso dellappartenenza a una vasta congregazione (cluniacense, cistercense, e altri). Le indecenze delle documentazioni centrali sulle singole sedi monastiche risultano in effetti legate in larga misura ai problemi di intervento in situazioni di deviazione e di crisi. Mura distrutte e monaci lussuriosi appaiono in correlazione negli atti di riforma del 2 e 300. Gli interventi riformatori imponevano la correzione morale e una condotta rigorosa del patrimonio monastico. Era proprio la vasta e crescente diffusione delle comunit monastiche e la loro capillare intersezione con tutta l'organizzazione ecclesiastica che suggeriva istanze intervento nei casi di inosservanza della regola e dei canoni. Se numerosissimi sono i documenti di questi interventi diversi nelle reformationes dei monasteri, dilaganti sono anche nel tardo medioevo le iniziative, soprattutto papali, per affidamenti in commenda, smembramento e accorpamenti, trasferimenti di sedi e di redditi monastici che non risultano motivate da alcun intento di riforma ma dalle correnti opportunit delle alte gerarchie ecclesiastiche e politiche. Monasteri e priorati dell'antico tronco benedettino e delle diverse congregazione sorte attorno ad essa nel decimo secolo costituirono dunque una presenza diffusa e vitale sino alla fine del medioevo. Largamente affidati in commenda, riformati o fatti confluire in vecchie e nuove congregazioni, si presentano attraverso l'insieme dei documenti come centri di interesse economico, amministrativo, politico di grande rilievo. Certo non ebbero, dal 200 in poi, quella centralit che era stata conferita al monachesimo altomedievale dell'egemonia culturale e della privilegiata relazione con gli imperatori, papi, aristocrazie. Con le mobilit introdotte nelle reformatio si intrecciando anche nuove mobilit delle persone e in alcune sedi importanti si realizz una confluenza di monaci e funzionari abbaziali di provenienza molto disparate. I movimenti di soppressione del 7 e 800 fecero confluire una vastissima parte degli archivi monastici in quelli

statali. Gli archivi di stato custodiscono in maniera assai compatta nelle loro sedi fonti di religione, di monasteri e conventi soppressi ecc., provenienze monastiche di centrale importanza per lo studio della societ medievale e dei suoi territori. Caratterizzano la tradizione di mendicanti, la forte organizzazione culturale, unorganizzazione scolastica interna e l'insediamento nei centri abitativi pi popolosi importanti: grossi castelli e Borghi, e naturalmente le citt.. Un aspetto del legame tra ordini mendicanti e citt comunali che attira da qualche tempo molte attenzioni degli studiosi quello dell'inserimento dei frati del tessuto edilizio urbano. Lo sviluppo delle grandi chiese di predicazione, con la discontinua evoluzione della loro fabbrica, gli spostamenti, il definitivo assestarsi su spazi vasti e strategicamente dislocati, ha rappresentato una tappa importante nel definire la fisionomia urbana dei grandi agglomerati italiani. Confraternite e ospedali Sono comunque pervenute molte fonti sulle confraternite che nella fase pi antica della loro storia. Condizione necessaria, per una tradizione seriale degli atti delle confraternite dal XI secolo alla met circa del 200 fu dunque l'agganciamento all'istituto ecclesiastico. Le aggregazioni pi normali erano spesso le chiese secolari: ma questo aggancio non costitu garanzia di una formazione documentaria. La miriade degli statuti delle confraternite, editi come si detto con una predilezione rispetto ad altre fonti, manifesta nella sua frammentazione una larghissima uniformit, quasi monotona di contenuti. Molto specifiche della singola confraternita sono invece ovviamente le matricole, gli elenchi dei singoli contratti a fratellanza, talora sono quelli che coprivano cariche all'interno della confraternita, e le scritture di tipo diaristico interno quali i ricordi di elezioni ufficiali, di lavori edilizi, di sacre rappresentazioni. Scritture di questo genere si trovano spesso l'interno degli stessi codici che contengono gli statuti. Vi poi la massa delle pergamene, dei notarili, soprattutto delle scritture di amministrazione patrimoniale e contabile, libri di entrata e uscita, registi di contratti ecc., hanno suscitato tensioni curiosit per il fatto della scrittura volgare. Va ricordato ancora come situazioni che videro penitenti e disciplinati in posizione importante entro i ceti dirigenti delle citt, sono le fonti di matrice pubblica cittadina a fornire gran parte delle notizie sia sulle confraternite che sui loro singoli membri, i loro legami personali e familiari ecc.. Importante fu invece la presenza delle confraternite, soprattutto di quelle dei disciplinati, sul terreno delle istituzioni ospedaliere. Gli ospedali medievali non furono un'invenzione delle confraternite. Dallaltomedioevo sono copiose le notizie di hospitalia, hospitia, xenodochia posseduti e gestiti da chiese e da monasteri. Un grande impulso, moltiplicarsi di

fondazioni si ebbe nel XII secolo con la convergenza di tre fattori. Anzitutto un legame con il movimento di riforma canonicale: presso le canoniche regolari si istituirono ospedali, mentre i nuclei di religiosi che organizzavano una loro forma di vita collettiva connessa alla gestione in ospedale abbracciavano la regola di Agostino. Si ebbero anche delle tendenza a formare congregazioni e ordini tra ospedalieri: particolare diffusione e successo ebbe quello che faceva capo all'ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Pullularono, infine, le fondazioni ad opera dei laici, perch fra il XII e XIII secolo l'istituzione di hospitia si and configurando come unopera di piet tipica soprattutto delle nuove aristocrazie mercantili e delle nuove classi agiate. Ancora in questa frase, sino agli inizi del 200 era caratteristico delle istituzioni ospedaliere una pluralit di funzioni: poveri, pellegrini, malati di ogni storta erano promiscuamente destinatari delle fondazioni. Emerse nelle decadi iniziali del 200, lidea che un particolare valore penitenziale fosse insito nella scelta dell'attivit ospedaliera. Il un secondo momento comunque gi nel 200 una sezione particolare dell'attivit ospedaliera venne dedicata al mantenimento dei bambini abbandonati alla nascita. Fra 2 e 300 gli ospedali venivano a strutturarsi spesso come grandi aziende economiche. Gli ospedali non esauriscono il quadro delle attivit assistenziali del tardo medioevo. Un intervento sociale di grande importanza fu quello dei monti di piet e istituzioni similari, sorti come organizzazioni di credito ai meno abbienti in alternativa e in contrapposizione ai banchi ebraici di prestito su pegno. Esse sorsero verso la fine del medioevo. Scrittura notarile, memoria privata, narrazione storica Il notariato Immenso diviene nelle scritture dal XII secolo in avanti il peso della mediazione notarile. Il ruolo dei notai della nuova situazione sociale sviluppatosi in Italia dal XII secolo, si collegava al peso che ebbe in queste riorganizzazioni la nuova cultura giuridica con lei scoperta del diritto romano . Particolarmente attivi nei consigli e in molti uffici dei comuni, seguace collaboratori di signori e principi, i notai ebbero sino alla fine del medioevo una presenza sociale diffusa e sempre importante. uno stesso notaio poteva agire per committenza sia di privati di pubbliche autorit, e in uno stesso registro notarile si possono trovare atti ufficiali di collegi, organismi pubblici e autorit ecclesiastiche accanto a stipulazioni fra privati e persone. Unespressione formale del nuovo ruolo dei notai nel passaggio, che si verifica nelle carte private a partire per lo pi dal XIII secolo, da un dettato in prima persona, dove l'autore del documento a esprimere una volont che il

notaio certifica a un dettato in terza persona: cio a una redazione in cui il notaio che parla, esponendo e trasferendo in forma opportuna la volont dei contraenti. un aspetto dellaffermazione del documento notarile come istrumentum publicum, cio come un testo che, indipendemente dalla natura pubblica o privata degli autori, dei destinatari e del contenuto, aveva unefficacia giuridica immediatamente riconosciuta dallautorit pubblica.. In ogni caso l'affermazione della fides publica dei notai e del nuovo valore dellinstrumentum notarile comport una sempre pi decisa tecnicizzazione di esclusivit della professione. Essi esercitarono la professione in base a una nomina dell'imperatore o dei suoi delegati, oppure di quelle autorit principesche, ecclesiastiche, comunali che per concessione imperiale o per una autorizzazione tacitamente riconosciuta. Il notaio del tardo medioevo prima di redigere la pergamena con il dettato integrale del documento ne definiva gli estremi in una minuta e quindi ne scriveva in forma un poco abbreviata la sostanza in un proprio registro. Normalmente il registro di imbreviature o protocolli era scritto su materiale cartaceo, con l'adozione di sbarrature e cancellature a indicare l'estinzione di debiti o altre obbligazioni, in genere con un'impostazione grafica inelegante e irta di abbreviature. Questi registri infatti, custoditi presso il notaio alla stregua di una sua propriet personale trasmissibile agli eredi, vennero considerati come facenti pubblica fede al pari dellinstrumentum scritto su pergamena, di qui il loro peso crescente. I privati contraenti facevano spesso a meno, per motivi di economia, di richiedere la consegna dell'atto in pergamena. Il registri notarili invece, pur essendo patrimonio del singolo notaio, venivano in genere trasmessi allerede se anche questi seguiva la professione paterna, o erano depositati presso un altro notaio, in ultima istanza presso il collegio notarile della citt. I notarili dei secoli XII e XIII hanno subito in effetti smarrimenti distruzioni enormi, anche citt importanti di grande tradizione archivistica Ma dal 300, notarli offrono una richiesta quantitativa di atti privati che soverchia di molto quella dei fondi diplomatici. Un notaio poteva rogare nella sua giornata di lavoro di lavoro 3, 4, 10 atti o pi. La maggior parte dei registri ha comunque carattere promiscuo. Alla stipula notarile si ricorreva infatti verso la fine del medioevo con frequenza crescente. Oltre allambito delle relazioni finanziarie e commerciali i notarili conservano memorie, del lavoro artigiano, le emancipazioni dei figli, e i contratti di fidanzamento e i patti dotali. Nonostante questa prevalenza urbana, ci sono giunti dal tardo medioevo molti registri notarili provenienti da cittadine secondarie da borgate rurali. Chi studia un centro rurale dovrebbe teoricamente indagare non soltanto nelle fonti dei notai di quel centro ma anche quelle di notai operanti in centri vicini o nelle citt dominanti. Il molte

citt i collegi notarili rimasero fino all'et moderna unici e gelosi custodi degli atti che i privati stipulavano presso di loro. Scritture e memorie dei privati Una nuova attitudine alla custodia dei documenti, dunque la costituzione di archivi familiari, un uso sempre pi frequente della scrittura come attivit personale, o a tenere memoria dei propri fatti per se stessi e per la propria famiglia. Non tutti i laici ne furono protagonisti. Sul piano sociale si pu affermare che tanto la custodia nel tempo delle carte private quanto l'attitudine dei privati a scrivere si concentra nelle due categorie sociali dei nobili dei mercanti. Delle famiglie medievali, solo quelle dell'aristocrazia ebbero una documentata prosecuzione genealogica. In alcuni casi questi archivi aristocratici hanno avuto una loro continuit sino ai giorni nostri, e sono tuttora propriet privata di discendenti dei lignaggi medievali. Talora le carte degli archivi nobiliari dei secoli XIII e XV confluirono nelle tradizioni di chiese e monasteri come era accaduto nell'alto medioevo. Molto spesso infine, per vicissitudini politiche istituzionali o per la intelligente e volontaria scelta delle famiglie furono acquisite dagli archivi di Stato e agli altri depositi pubblici di documenti. Giocavano certo un ruolo importante l'eventuale affidamento dei testi a scrivani e notai, e l'attitudine e il livello culturale dei nobili, alcuni dei quali dilatarono talvolta la memoria dei fatti economici a ricordi familiari e anche storici, pi per le scritture di ambito mercantile. Questi testi offrono anche lesempio di una scrittura autografa, o comunque di ricorso alla scrittura personale e diretta, tuttal pi meditato materialmente da scrivani. I mercanti adottarono il volgare. Accanto ai carteggi e agli scritti in forma di lettera gli archivi mercantili contengono ovviamente una grande quantit di scrittura in forma di registro. Ciascun mercante o compagnia mercantile teneva una pluralit di libri, che fra 3 e 400 venne a distinguersi in funzione del carattere ufficiale facente pubblica fede o del carattere interno e, sul piano della tecnica contabile, a seconda che la descrizione delle transazioni fosse redatta in forma corrente e nelle diverse specie monetarie in cui ciascuna era stata condotta, o assunse una forma contabilmente pi cospicua mediante la conversione delle somme in una specie monetaria unica e la definizione sintetica delle partite debitorie e creditorie dei saldi. I mercanti medievali avevano una grande dimestichezza con la scrittura e una sofisticata capacit di elaborare calcoli economici anche complessi. Una parte delle scritture mercantili, fra le scritture sciolte soprattutto le lettere di cambio, fra quelle di registro soprattutto i libri mastri, vennero ad acquistare fede pubblica e piena validit probatoria: talora

previa autenticazione presso un pubblico ufficio, talora senza bisogno di ci. Al tecnicismo e al valore ufficiale di tante scritture mercantili andava tuttavia congiunto un carattere di grande labilit dal punto di vista della conservazione. Esse erano destinate ad essere distrutte al termine dell'operazione commerciale, o del ciclo annuale o pluriennale di cui si riferivano. A questi fatti si aggiungeva la breve vita della gran parte delle aziende e la fragilit genealogica della gran parte delle famiglie. Cos la tradizione delle scritture private mercantili consiste, da un lato, in una miriade di documenti che sono giunti sino a noi per integrit di custodia archivistica presso una azienda o una famiglia, ma per esser stati annessi a vertenze giudiziarie o a procedure di successione. Alla loro concentrazione locale fanno riscontro gli spazi vastissimi delle attivit documentate. E chi si interessa alla storia locale d'Italia pu trovare in provenienze mercantili toscane elementi che interessano la sua area di indagine, che si tratti del Piemonte delle Venezie, il territorio dello stato della chiesa, di una citt o di un feudo del mezzogiorno. Una caratteristica importante della tradizione toscana la frequente dilatazione dal carattere meramente pratico dei testi a una dimensione pi larga. Le notizie di fatti propri e quelli di rilevanza economica si allargano a valutazioni di ordine morale, comunque assumono una estensione di informazione e considerazioni che cosa del tutto nuova in ambito laico e prelude alla varia epistolografia dell'et moderna. Le scritture destinate a tenere memoria di fatti economici includono spesso, accanto agli elementi di possedimenti fondiari, di debiti e di crediti, acquisti e vendite, notizie su proprie vicende familiari e talora inserti storici e moralisti, in qualche caso al punto di superare lorizzonte dell'interesse personale e manifestare l'ambizione di offrire una testimonianza ad un pubblico. Il caso pi documentato e pi studiato di dilatazione da una scrittura di registrazione dei fatti economici a una scrittura memoriale pi articolata quello di dei libri di famiglia o di ricordanza. Composti dal capofamiglia in forma diaristica o per blocchi retrospettivi di memorie, aggiornati e correntemente o ripresi ad intervalli di anni, qualche volta continuati dai figli, destinate a rimanere allinterno della famiglia ma talora scritti con uno sforzo evidente di qualificazione letteraria, questi testi mantengono una struttura di base comandata dai fatti economici. Ci sono scarne registrazioni di nascite, matrimoni, morti oppure ampliamenti descrittivi sull'aspetto fisico o del carattere delle persone, memorie familiari ristrette alla propria linea agnatizia e altre che registrarono parentele anche assai distanti. Il talento individuale di scrittura la cui manifestazione di per s uno dei fatti culturali nuovi della cultura tardomedievale .

La narrazione storica La ripresa di una scrittura di memoria storica in Italia fra la met dell'XI secolo e gli inizi del XII. In quest'epoca la produzione di questo tipo di fonti viene ancora dominata dalla tradizione delle chiese e cattedrali dei monasteri pi importanti. Nel corso del XII secolo il numero delle scritture di questo genere, che possiamo chiamare in senso lato e generico storiografico aument, i monasteri si vennero affiancando quello degli autori laici anch'essi in lingua latina quasi tutti elaborati nell'Italia dei comuni cittadini autonomi. All'inizio del 300 troviamo la prevalenza della lingua latina e dal 300 una crescente affermazione del volgare. Il grande incremento innescato dal XII secolo era e la ripresa di una capacit di scrittura del laicato come elemento determinante dello sviluppo . Fu in effetti presso gli ordini mendicanti che si elaborarono le forme pi incisive della scrittura storiografica in ambito chiericale. La loro forza di adeguamento e di innovazione deriva dall'intenso radicamento cittadino e dalla preminenza culturale. Dalla posizione centrale nell'ambito degli studi e quelli della predicazione deriv a minori e predicatori e un ruolo pressoch esclusivo della scrittura di cronache universali. Di Iacopo da Varagine va ricordato innanzitutto la cronaca genovese, che contempla una sezione ampia di origines della citt e discussioni etimologiche sul suo nome, la narrazione delle origini cristiane, sintesi della storia di Genova sino all'epoca della sua perfectio, coincidente con l'epoca dell'attore, amplissime trattazioni sul governo civile sia sulla vicenda cittadina stia in una prospettiva etica generale, un capitolo sulla morale familiare, infine una cronaca episcopale dove la sequenza dei presuli rappresenta l'impalcatura cronologica e strutturale di una celebrazione storica della grandezza di Genova. Ma dello stesso autore si pu anche ricordare come all'interno della sua celeberrima e divulgatissima raccolta agiografica (la legenda aurea) avesse inserito un lungo excursus di storia generale dell'avvento dei longobardi in Italia sin verso i suoi tempi. la posizione particolare degli autori degli ordini, spesso inseriti nelle gerarchia episcopali, derivava dal loro Saldo riferimento alle realt cittadine e dall'altro da una capacit di superamento dell'ambito cittadino in favore orizzonti storiografici e culturali pi estesi, dovuta alla formazione erudita e dottrinale e alla mobilit istituzionale dei frati. Nella scrittura storiografica dei laici appare invece caratteristico un forte ancoraggio al proprio orizzonte politico; il legame stretto, tra l'affermazione della cultura scritta dei laici e la vicenda della riorganizzazione politica d'Italia Nel corso del tempo soprattutto dalla met del 200, le scritture storiografiche divennero pi varie e complesse, lo spazio definito dalla sovranit politica cittadine si aperse in molti testi verso una storia pi generale. L'impulso a tramandare la memoria delle cose, l'ansia di

testimoniare su fatti che altrimenti sarebbero ignorati dai posteri, un impegno dunque per ricostruire il passato e per garantire il ricordo del presente. alcune cronache assunsero un punto di partenza della narrazione molto remoto, riprendendo dalla bibbia e da testi classici e medievali temi della storia antica del mondo, vicende dell'impero romano, l'invasione longobarda d'Italia, le lotte fra gli imperatori e i papi, a volte venne scelto un punto di partenza pi recente. Non esisteva uno statuto della storia come disciplina scientifica, materia di insegnamento e di apprendimento. Dunque non esistevano persone il cui mestiere fosse quello di scrivere la storia. La storia la scrivevano i notai, i cancellieri e i giuristi, cio quelle persone che erano dotate di una formazione culturale e di una consuetudine professionale con la scrittura. La loro funzione di garanti di autenticit si tradusse nel fatto che le narrazioni storiche da loro elaborate o approvate riconosciute come storie ufficiali delle citt cos si realizz un intreccio stretto fra documentazione e narrazione. I mercanti erano normalmente incapaci di scrittura latina ma erano portatori di una propria attitudine culturale ed erano variamente impegnati al pari dei giudici e dei notai, negli uffici e nella vita politica delle loro citt. Nella scrittura cronistica e storiografica dei semplici laici, dei Chierici e notai, si riflette dalla met del 200 la predominanza toscana in particolare quella fiorentina in parte questo deriva dal fenomeno dell'inserimento di narrazione storica all'interno di libri di ricordanze domestiche. Era consuetudine nella cronistica laica sino al XII secolo che fra i fatti esterni della vicenda politica, ma meritevoli di ricordo per eccezionalit, quali prodigi i segni celesti, le nascite di bimbi mostruosi, i terremoti e le gelate dei fiumi, ma anche le carestie e le impennate dei prezzi. Vi furono casi di autori di opere sia in prosa che in versi, con differente funzionalit (la prosa per la narrazione storica, la poesia per la celebrazione), ma con complesse interrelazioni. Alcune modalit principali della tecnica storiografica furono largamente con comuni a notai e mercanti, giuristi e letterati. Dallinteresse ai fatti del presente discendeva una prevalenza della conoscenza personale e diretta, dell'autopsia, delle testimonianze orali e contemporanee. Dalla predominanza della cognizione diretta risultava una sostanziale riduzione del problema delle fonti e della loro valutazione critica, e un utilizzo della fonte documentaria in funzione subalterna e sussidiaria rispetto alla diretta conoscenza delle cose: atteggiamento che si riscontra anche nei notai, cio nei professionisti della scrittura documentaria e dellautenticazione delle scritture. Le opere di respiro cronologico ampio erano cos quasi sempre fondate sul binomio di compilazione informazione diretta: per quanto cio concerneva la storia pi o meno remota la scrittura era condotta per grandi trascrizione di autori precedenti,

classici e medievali, o per larghe inserzioni documentari, e quando la narrazione si portava su tempi recenti prevaleva sempre pi la cognizione diretta Da scritture di storia cos difformi ed ecclesiastiche sia nei complesso della produzione che all'interno del singolo testo si and svolgendo fra 3 e 400 un processo lento e parziale di normalizzazione e tecnicizzazione.