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Il libro Raccolti dalla Fondazione Lorenzo Valla alcuni testi Il pensiero Polemizz con i filosofi di matrice aristotelica del

teologo che fu ministro generale dellOrdine francescano e con i frati che leggevano il Vangelo in senso utopistico

Bonaventura, giungere a Dio salendo i gradini della mistica


Tutto luniverso indica linfinita potenza del Signore
di PIETRO CITATI
onaventura nacque a Civita di Bagnoregio, vicino a Viterbo, nel 1217: qualche anno prima di Tommaso dAquino, al quale la sua esistenza fu stranamente legata. Studi e insegn allUniversit di Parigi, dove pareva che si fosse trasferita tutta la grande cultura europea. Non fu un mistico, come Francesco; e nemmeno un filosofo razza che egli esecrava. Fu un grande teologo della mistica, come Riccardo di San Vittore. Aveva una mente robusta ed armoniosa ed insieme meticolosissima: scriveva in un latino sonoro, che in parte aveva adattato dal greco sontuoso di Dionigi Pseudo-Areopagita. Ma la sua attivit di professore si scontr con la sua vocazione di frate francesca-

Santo medievale
] Il libro La perfezione cristiana, che contiene una serie di scritti di san Bonaventura da Bagnoregio a cura di Claudio Leonardi (traduzione di Roberto Gamberini e Mauro Donnini, commento di Daniele Solvi, Mondadori, pagine CXII-420, e 30), il terzo volume della serie La Letteratura francescana, diretta dallo stesso Leonardi, della Fondazione Lorenzo Valla ] Bonaventura (1217-1274) fu uno dei maggiori teologi medievali cristiani. Nato vicino a Viterbo, insegn alla Sorbona di Parigi e fu ministro generale dell'Ordine francescano per 17 anni, dal 1257 fino alla sua scomparsa. Fu nominato nel 1273, un anno prima di morire, cardinale e vescovo di Albano da Papa Gregorio X. Nel 1482 venne canonizzato dal Pontefice Sisto IV e nel 1588 fu proclamato dottore della Chiesa da Papa Sisto V

Una scelta di vita Studi e insegn alla Sorbona ma in seguito abbandon Parigi per seguire la sua vocazione
no; e nel 1257 lasci lUniversit, dove si svolgevano feroci polemiche tra professori di inclinazioni religiose e culturali diverse. Nello stesso anno, venne eletto ministro generale dellOrdine dei Frati minori. Rimase ministro per diciassette, difficilissimi anni: fino quasi alla morte, che lo colse pochi mesi dopo Tommaso dAquino. Come ministro generale, ebbe grandi doti di guida e di organizzatore: tanto da essere chiamato, forse impropriamente, secondo fondatore dellOrdine. Aveva una mente cauta e prudente. Devotissimo al ricordo di Francesco, lo vide come un nuovo Giovanni Battista, che profetizzava e precedeva la seconda venuta di Cristo. Ma lOrdine era diviso dai contrasti: da un lato, si difendeva la tradizione di Francesco e Bonaventura, e lalleanza colla Chiesa; dallaltro, si immaginava una clamorosa utopia. Bonaventura rimase coinvolto in queste tensioni: Ubertino da Casale e Angelo Clareno lo accusarono di tradire la figura di Francesco. Nellaprile 1257, invi una epistola du-

rissima a tutti i ministri e ai custodi dellOrdine. Denunciava come lo splendore dellOrdine si fosse offuscato: era stato corrotto dallesterno, mentre nellinterno si oscurava lo scintillio delle coscienze. Il bel libro pubblicato dalla Fondazione Lorenzo Valla sotto il titolo La perfezione cristiana (Mondadori) il terzo volume della Letteratura francescana, diretta da Claudio Leonardi. Comprende il testo pi famoso di Bonaventura, lItinerario della mente in Dio, la Vita mistica e alcuni sermoni. Lanno prossimo uscir il quarto volume: la vita, anzi la Legenda di san Francesco, scritta tra il 1260 e il 1263, in seguito a un incarico da parte del capitolo generale dei Frati minori. La Legenda maior divent la vita ufficiale di san Francesco, sebbene quella, pi antica, di Tommaso da Celano brilli di una luce pi drammatica e violenta. Bonaventura volle indicare ai cristiani la possibilit, aperta a tutti, di diventare santi, come era stato, in modo sublime, Francesco. Bonaventura scrisse molto. Tra il 1254 e il 1255, lEpistula de tribus quaestionibus, che affronta i temi della povert, del lavoro manuale e degli studi dei frati: nel 1256, le Quaestiones de perfectione evangelica, dedicate allumilt, alla povert, alla castit e allobbedienza. Subito dopo, due trattati: il Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo e il Breviloquium de intelligentia Scripturae et fidei christianae un piccolo capolavoro. Nel 1269, in polemica con Gerardo dAbbevilla, compose lApologia pauperum. Agli ultimi anni appartengono tre serie di conferenze tenute a Parigi: le Collationes de decem praeceptis, le Collationes de septem donis Spiritus Sancti, le Collationes in Hexameron, che furono interrotte dalla sua nomina a cardinale. In queste importantissime conferenze, da un lato Bonaventura polemizz contro la filosofia aristotelica, che Averro aveva introdotto nella cultura cristiana: dallaltro, forse sotto linfluenza di Gioacchino da Fiore, affresc il grande tema del rinnovamento della Chiesa, che sarebbe fiorito nel prossimo futuro. San Francesco era gi il segno degli ultimi tempi. *** Nel 1259, 33 anni dopo la morte di Francesco, Bonaventura si rifugi sul monte della Verna, un luogo di quiete dove desiderava cercare la pace del Signore. L medit le esperienze dello Pseudo-Dionigi; e

gli si present alla memoria il miracolo manifestato a Francesco l sulla Verna, quando vide il serafino con sei ali in forma di crocifisso, che gli impresse le stimmate, rendendo visibile sul suo corpo la passione di Cristo. Quella visione, che aveva affascinato e sconvolto tutto lOrdine francescano, fu il modello nascosto del suo capolavoro, lItinerario della mente in Dio. Non rappresent una singola, grandiosa visione. Ma un itinerario una scala, come dicevano i mistici bizantini di gradini successivi, che doveva rappresentare lascesa dellanima dal mondo sino a quel punto inconoscibile e incomprensibile che Dio. Aveva una profonda fiducia che tutti gli uomini potessero ripetere questa strada: purch praticassero insieme il furore della preghiera e il puro bagliore della speculazione. La mente di Bonaventura non aveva nulla di ascetico. Mirabile, nella prima parte dellItinerario, la contemplazione del mondo che noi abitiamo. Ecco il primo gradino della grande scala: tutte le cose delluniverso, alcune corporee, altre spirituali, altre eterne; alcune fuori di noi, altre dentro di noi. Il regno di Dio si espande. La grandezza delle cose, considerata la mole della loro lunghezza, larghezza e profondit e leccellenza della loro capacit di estendersi in lungo, in largo e in profondo, come si diffonde la luce; e considerata lefficacia della loro azione profonda, continua e diffusa, come agisce il fuoco, indica chiaramente limmensit della potenza, della sapienza e della bont del Dio trino, che si trova in ogni cosa senza esserne circoscritto. Ecco la molteplicit, la variet, lordine, la bellezza delle cose: ecco la simmetria e la proporzione; la percezione e il piacere. Ecco il continuo passaggio tra il microcosmo e il macrocosmo, e il macrocosmo e il microcosmo. Ecco le incessanti mediazioni. Bonaventura non si contiene. La sua esaltazione per il cosmo e Dio che crea il cosmo si rinnova di frase in frase. Con che entusiasmo parla della bellezza della vista, della dolcezza dellolfatto e delludito, della salubrit del gusto e del tatto. Chi non si illumina davanti allo splendore delle creature cieco; chi non si sveglia alle grida del creato sordo; chi non loda Dio per tutti questi fatti muto; chi non riconosce il primo principio da tutti questi fatti stolto. Apri gli occhi, porgi le orecchie dellani-

In ritiro

Nel 1259 si rifugi sul monte della Verna: un luogo di quiete ma anche di miracoli

ma, sciogli le tue labbra e disponi il tuo cuore. Tutte le creature di questo mondo sensibile sono le ombre, le risonanze, le immagini, le impronte, le figure, i riflessi del Dio sovrano. Esse sono i segni che Dio ci ha dato. E dalle cose sensibili, che noi possiamo vedere, dobbiamo passare a quelle intelligibili, che non possiamo vedere. Bonaventura non ha dubbi. Possiede la tenacissima convinzione che le realt invisibili di Dio possano essere contemplate con lintelletto nelle opere da lui compiute. Coloro che non vogliono capirlo, coloro che non vogliono conoscere, benedire ed amare Dio nelle sue creature, sono inescusabili, come dice la prima lettera di Pietro. Cos scendiamo in noi stessi, cercando i riflessi di Dio, inseguendoli attraverso unimmagine, cio diceva san Paolo come in uno specchio, in maniera confusa. Nulla pi difficile di conoscere specularmente Dio in noi stessi: per la semplice ragione che noi non ci conosciamo. Solo Cristo pu permetterci di penetrare pro-

fondamente nella nostra anima: Io sono la porta: se uno entra, attraverso di me sar salvo; entrer e uscir, e trover pascolo. Dio sta al di sopra: meravigliosamente, inesorabilmente al di sopra. I riflessi e le ombre e le impronte non gli bastano; e non ci bastano. Conosciamo soltanto il suo nome: Colui che . Per il resto ineffabile e incomprensibile. Rivolgiamo gli sguardi verso la luce, e abbiamo limpressione di non vedere nulla; e non comprendiamo che proprio questa oscurit la luce pi grande che la nostra mente possa conoscere. Dio purissimo, assolutamente primo, ignora il non-essere, non ha nulla di diverso da s, completamente Uno. Lultimo gradino che raggiungiamo nellItinerario uno stato mistico e del tutto segreto, che nessuno conosce allinfuori di chi lo riceve, e nessuno lo riceve allinfuori di chi lo desidera, e nessuno lo desidera allinfuori di chi incendiato nel profondo del cuore dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha mandato sulla terra.
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La leggenda
Sopra in grande: una miniatura tratta da una edizione del 1547 della Legenda maior di san Bonaventura, scritta tra il 1260 e il 1263, su incarico del capitolo generale dei Frati minori