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IL PONTE mensile della Parrocchia di S.

Antonio Abate in San Domenico Siena

il Ponte

Sempre aggiornato e ricco di notizie consultabile anche online al sito www.basilicacateriniana.com

e della morte scrivevo: lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un'epigrafe d'erba. E dir che ho vissuto, 1 che ho atteso, che attendo. Adriana Zarri

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Leditoriale del Parroco
I DOTTORI DELLA CHIESA UOMINI E DONNE DI FEDE
Cari Parrocchiani, domenica 7 ottobre 2012 il Papa Benedetto XVI, nella solenne messa di apertura del Sinodo sulla nuova evangelizzazione ha proclamato Dottori della Chiesa universale i Santi: Ildegarda di Bingen e Giovanni D'Avila. Ildegarda di Bingen (1098 - 1179) Monaca professa dell'Ordine di San Benedetto, definita dal Santo Padre " autentica maestra di Teologia ". Una teologia, che frutto di un'esperienza di penetrante comprensione della Rivelazione divina e d'intelligente dialogo col mondo. Giovanni d'Avila sacerdote diocesano spagnolo (1499 - 1569) fu grande evangelizzatore, riformatore aperto al dialogo anche interreligioso, il suo insegnamento incredibilmente di grande attualit. Santo, dalla profonda umanit, era noto per la capacit di formare i presbiteri. Insieme alla nostra Santa Caterina da Siena definita " Doctor Corporis Mystici ", i Dottori al momento sono in tutto 35. Per quasi duemila anni sono stati esclusivamente uomini, dal 1970 ad oggi sono state incluse 4 donne. Cari Parrocchiani i Dottori della Chiesa sono uomini e donne di fede perci santi e come dice il cardinale Angelo Amato: " Hanno contribuito all'approfondimento della conoscenza della divina Rivelazione, arricchendo il patrimonio teologico della Chiesa e procurando ai fedeli la crescita nella fede e nella carit". In quest'anno particolare, costellato d'iniziative spirituali, partecipiamo attivamente senza perdere le occasioni che la Provvidenza c'invia per approfondire la nostra fede, per celebrare la fede,per imparare ancora una volta a trasmettere la fede. Come attesta Sant'Agostino: I credenti si fortificano credendo". Tutti benedico di cuore con affetto P. Alfredo Parroco 2

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IL FINE E I FRUTTI DELLA SANTA MESSA

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Anno della fede 2012/2013: alle radici della fede in terra di Siena Il Beato Franco da Grotti
La nostra terra senese molto ricca di personaggi che hanno lasciato importanti testimonianze di fede nel corso dei secoli. Iniziamo una serie di brevi biografie che ci accompagneranno in un percorso attraverso le radici della fede nel territorio diocesano. Vogliamo in questa sede portare alla luce personaggi meno conosciuti, ma non per questo meno importanti dal punto di vista della testimonianza di fede. Iniziamo il nostro viaggio con il Beato Franco da Grotti. Francesco Lippi, detto Franco, nacque nel castello di Grotti il 3 dicembre 1211da Maffeo e Calidonia Danielli. Fu mandato dai genitori a Siena per studiare, ma lo studio non era la sua strada. Fu cos che inizi a lavorare il cuoio, poich non vi bisognando in questo mestiero troppo ingegno, ma molta forza. Dopo la morte del padre, Franco inizi a praticare cattive compagnie che lo portarono sulla strada del vizio in particolare del gioco dazzardo e per questo lasci anche il lavoro di cuoiaio e divenne soldato di ventura. Durante la battaglia, che vedeva le truppe senesi difendere Sarteano dallattacco degli orvietani, Franco, che militava a fianco dei senesi, sembra abbia pronunciato queste parole: Anco questi mi vo giocare a dispetto di chi me li fece, riferendosi ai suoi occhi. Fu cos che la sua vista rimase molto compromessa. Lepisodio della perdita della vista di Franco Lippi raffigurato in un affresco situato in una cappella di Palazzo Fanelli a Sarteano. Franco, senza la luce degli occhi, fu soccorso dalla luce divina che gli venne in aiuto, come a San Paolo, lapostolo delle genti. Fu cos che fece voto di recarsi pellegrino a Santiago de Compostela per riacquistare la vista. Pregando davanti alla tomba dellapostolo Giacomo, torn a vedere in modo nitido e, durante il viaggio di ritorno a Siena, decise di andare pellegrino fino a Loreto e Roma dove chiese perdono dei suoi peccati e prese la benedizione del Papa Gregorio X. Il suo peregrinare lo port a visitare le chiese di molte citt come Napoli, Benevento, Amalfi e Bari fino sul Gargano nella grotta di San Michele Arcangelo. Franco Lippi, una volta tornato a Siena, fu conquistato dalla predicazione del frate domenicano Ambrogio Sansedoni, tanto che intraprese la vita eremitica per cinque anni, sottoponendosi a dure penitenze. Ormai non esisteva pi luomo dalla vita dissoluta dei primi tempi della sua vita, ma la fede lo aveva plasmato in un uomo nuovo. Un giorno, mentre era assolto in preghiera, gli apparve la Madonna che lo invitava a farsi frate carmelitano. Si rec allora dal priore del Carmelo di Siena, il quale lo consigli di stare nella vocazione di esser romito, piuttosto che viver nei chiostri, si perch non essendo egli letterato non era da dir messa ed essendo vecchio non poteva fare i servizi del convento. Fu cos che divenne converso. In questa veste, prest la sua opera verso i bisognosi e gli ammalati. Fece parte della Confraternita della Disciplina della gloriosa Vergine situata nello Spedale della Scala, Confraternita che successivamente venne chiamata Compagnia della Madonna della notte. Durante le sue numerose penitenze, oper molti miracoli. Ebbe da Dio anche il dono della profezia. Mor l11 dicembre 1291, nel convento dei carmelitani di Siena allet di ottanta anni. Le sue ultime parole, rivolte ai confratelli che lo assistevano, furono: Rimanete in pace o fratelli, e tu dolce Signore mio Ges Cristo, ricevi lo spirito mio. I Padri Carmelitani non riuscirono a seppellirlo subito, perch impediti dalla moltitudine di gente che veniva a vederlo e venerarlo. Il giorno di Santa Lucia fu fatto un sermone in onore di Franco da un padre domenicano di nome Aldobrandino de Paparoni, erano presenti molti magistrati cittadini e il vescovo Rinaldo Malavolti. Anche nei secoli successivi sono annoverati molti miracoli di guarigioni attribuiti alla sua intercessione. Questi miracoli sono annoverati in una biografia del 1621 dal titolo: Vita del Beato Franco Lippi, sanese carmelitano, curata da Fra Fermo Borgantes DAncona, carmelitano, Lettore di Sacra Teologia e ristampata nel 1801 presso Giuseppe Ales. Paccasassi. Parte delle reliquie di Franco da Grotti, furono traslate nel convento dei carmelitani di Cremona. Questo legame con Cremona non deve trarre in inganno, confondendo il Nostro con Francesco di Siena dellOrdine dei Servi di Maria che visse nel XIV secolo e che fu ucciso perch predicava contro la bestemmia. Franco da Grotti venne beatificato nel 1670 da Papa Clemente X. Franca Piccini

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LA FEDE
Come abbiamo visto nel numero precedente, la fede nel senso pi ampio del termine un elemento costante della cognizione e dell'esistenza umana. In quanto esseri umani, noi siamo caratterizzati dalla nostra abilit di pensare e questa la differenza specifica che ci distingue dagli altri animali. Anche la fede Cristiana, ovviamente, ci tocca al centro della nostra umanit ed essa deve esprimersi nelle nostre azioni; ma, dal momento che queste sono informate dalla nostra comprensione, la fede deve avere un effetto sul nostro pensare prima di averlo sul nostro agire. La grazia di Dio serve per guarirci ed elevarci, e la fede, specificamente, eleva e risana la nostra ragione. Essa rende possibile per noi la conoscenza di certe cose che non avremmo potuto conoscere altrimenti, e ci promette la visione beatifica quale coronamento della nostra fedelt a Dio e alla Sua rivelazione. Ma, la fede rimedia, in qualche modo, anche le deficienze della nostra natura decaduta affinch possiamo,alla sua luce, pensare pi chiaramente circa le cose che possiamo conoscere da soli. La fede la risposta che Dio stesso ci rende capaci di fare alla Sue parole ed azioni rivelate; ed anche la risposta che facciamo a Dio come Colui che parla nella rivelazione. Noi crediamo non solo ci che viene rivelato, ma anche in Colui che rivela, e questi due aspetti sono connessi dal momento che le parole ci dicono qualcosa a proposito della natura di Colui che le pronuncia. Non potremmo credere in Dio se non credessimo allo stesso tempo gli articoli contenuti nel credo; senza questi non sapremmo in chi dobbiamo crede. La fede costituisce un rapporto personale con Dio che coinvolge non solo la nostra obbedienza, ma primariamente la nostra comprensione. E, sebbene, la fede l'opera di Dio in noi, essa diventa, per forza, la nostra opera in quanto ci realmente donata. Non qualcosa che semplicemente succede a noi o con cui siamo vestiti esteriormente; un'attivit che noi svolgiamo con la nostra intelligenza "graziata". Quest'azione di Dio in noi ci d il potere di agire nei suoi confronti come nostro Padre; possiamo agire in unione con il Figlio sotto la guida dello Spirito Santo con quella consapevolezza e autonomia creaturale conferiteci dalla grazia. Mediante la fede accettiamo l'uomo Ges Cristo quale Verbo Eterno e Figlio del Dio vivente, che chiamava suo Padre insegnando allo stesso tempo anche a noi a fare altrettanto. Per fede accettiamo la morte di Cristo sulla croce quale nostra redenzione, la cui potenza vivificatrice fu rivelata e confermata dalla risurrezione dai morti. Contempliamo la sua morte sacrificale come la pi perfetta manifestazione visibile dell'amore che esiste tra il Padre e il Figlio nella Santa Trinit, un amore che lo Spirito Santo procedente dal Padre e dal Figlio, e donato a noi nel battesimo. E la missione di questo Spirito quella di estendere a tutta l'umanit i frutti dell'opera redentrice compiuta in Cristo e da Cristo dinanzi al Padre mediante la Chiesa, quale sacramento della presenza del Redentore fino alla parusia.

p. Alfred White

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La raccolta fatta la domenica della giornata missionaria mondiale nella nostra Chiesa stata di : . 485 ricavati dalla Fiera del dolce e del salato ed . 1.276 dalla raccolta in Chiesa. Il Parroco ringrazia quanti hanno partecipato alla riuscita della raccolta.

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CODICE INTERIORE
In un incontro con il clero della Diocesi di Roma ( 2 III 2006 ), rispondendo a una domanda circa lo spazio da dare alle donne nella Chiesa, Benedetto XVI ha affermato che non si pu immaginare il governo della Chiesa senza il contributo femminile sia del passato sia del presente ed ha aggiunto La Chiesa ha un grande debito di ringraziamento per le donne .In questi ultimi quarantanni, bisogna dire che la Chiesa ha riconosciuto questo contributo per il fatto che ben quattro sono le donne inscritte nel catalogo dei Dottori della Chiesa. Lultima Ildegarda di Bingen proclamata Dottore della Chiesa universale il 7 ottobre 2012.Tre invece, sono sempre le donne dichiarate Compatrone DEuropa , di cui una anche Patrona dItalia oltre che Dottore della chiesa, la nostra Santa Caterina.E un debito di ringraziamento dovuto anche per la Poesia al femminile a partire dai tempi lontanissimi fino ai nostri giorni. Penso in modo particolare al 900 fino ad arrivare a noi, a grandi nomi della poesia italiana, per questoccasione ho scelto solo alcuni nomi tra i tanti, per farvi avere unidea del genio femminile : Antonia Pozzi ( 1912 1938 ) Cristina Campo ( 1923 1977 ) Alda Merini ( 1931 2009 ) fino a Maria Teresa Santalucia Scibona.Con la raccolta di liriche dal titolo Codice interiore edito da Cantagalli, stampato nel maggio 2012 a Siena, il libro si presenta con una introduzione colma di gratitudine da parte di Mons.Antonio Riboldi e con una prestigiosa prefazione del Prof.Alessandro Fo. Ma vediamo brevemente queste donne: Antonia Pozzi Milanese, a soli 26 anni lascia volontariamente la vita. La parola poetica di Antonia non astrazione, uno sfogo fine a se stesso, ma un modo per penetrare nella vita, nelle sue gioie e nei suoi dolori, in definitiva dentro se stessa. Dir: Vivo della poesia come le vene del sangue. Cristina Campo, Bolognese, donna complessa, forte e fragile al tempo stesso, amante della solitudine che per la fa soffrire, dir : Tutta la mia forza la mia solitudine, il mio andarmene sola per questi luoghi, la libert come un coltello tra i denti . Molti furono gli intellettuali che gravitarono intorno a Cristina, da Margherita Pieracci al nostro Mario Luzi, ecc ecc. Come Maria Teresa Santalucia Scibona, aveva il culto della parola: Quante volte / raccoglieremo questa nostra vita / nella piet di un verso, come i Santi / nel loro palmo le citt turrite? . Alda Merini, milanese, stata una delle voci pi potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E una poesia quella della Merini che sgorga dallemozione improvvisa e violenta. Una scrittura nata di getto, sullonda del pensiero che si fa man mano sempre pi astratto, simbolico. Come si pu notare sono tutte donne diverse, eppure legate dal filo misterioso della poesia. Bisogna dire, pertanto che ogni poesia misteriosa: nessuno sa interamente ci che gli stato concesso di scrivere . ( Borges ) Come misteriose sono le pagine del Codice interiore o meglio il codice interiore di queste misteriose pagine. Infatti leggendolo, troverete che tutto attraversato dal grande Codice che la Bibbia, pertanto mi sia concesso di citare la Parola Sacra: Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto il letto, ma la pone sul candelabro, perch chi entra veda la luce . ( Lc. 8, 16 ). E davvero significativo, come in questi nostri tempi tremendi e meravigliosi, siano i poeti a traghettarci in quel movimento alto, verticale,luminoso, attraverso la parola poetica religiosa, sacra, assurgendo a profezia. E per questo che Scrittura Sacra e poesia, spesso sintrecciano e la fede sorella della poesia perch entrambe tendono allAltro e allOltre (Gianfranco Ravasi ).

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In questo modo il poeta permette a molti di accostarsi alla speranza. Non traspare forse proprio la speranza in questi versi della nostra Poetessa? Contusa, affaticata, ma non vinta. Avr mia ricompensa sulla vetta e felice sar di aver sofferto. Il Codice Interiore di Maria Teresa, incomincia con La Meta e si conclude alla meta. Cio quello: dessere Accanto a te, Signore. Non forse il posto a cui tutti aspiriamo? Ma questo libro, come ogni codice, va decifrato, per trovare al suo interno la cifra necessaria, il senso, la misura, il suono, lo spazio su cui Dio ci parla. Nel centro del codice come colonna vertebrale si trova il Paradiso perduto, col racconto genesiaco. Che in fondo la nostra storia. La storia del perduto Amore a causa del peccato e ognuno di noi come Maria Teresa porta con s la nostalgia del giardino. Come diceva Lichacev: il giardino un frammento delluniverso . Ecco perch la nostalgia ci accompagna sempre ed a causa di questo che Maria Teresa pone subito dopo la bella lirica: Preghiera, dove si fa notare, ci fa notare proprio come la stessa: Penetra, sgorga e dimora . Sfogliando il Codice, c il grande incontro con Colei che lOnnipotente per grazia: Maria Madre della Misericordia e si rimane estasiati di fronte a quel mi sia materno dono la mutua vicinanza di eletti spiriti e una interiorit combattiva e nello stesso tempo si rimane impietriti di fronte al peso dellessere . A tutto ci fa eco La ricerca della giustizia che diventa forte richiamo di unaltra grande poetessa: Emily Dikinson, quando dice che la verit una cosa rara, talmente rara che un piacere dirla. Ma, mi sia permesso di dire che Maria Teresa v oltre la Dikinson perch la nostra dice alta si proclami la verit, pura e splendente come loro di Ofir. Liberi dalle trame degli iniqui da codarde omert, sar un ritorno dalla morte alla vita. E poi il Salmo 138 A Te sia lode , con tutta me stessa, in s fragile carne e tarda mente. Grazie perch qui scrivi non solo di te stessa ma dellumano andare, di tutti noi e finalmente tutti insieme arriveremo alla meta: Accanto a Te, SignoreLirica questa, che chiude la raccolta. Maria Teresa,come ape laboriosa e sapiente ha cristallizzato e sigillato con cera aulentissima, il miele della redenzione, raccolto nellarnia di questi versi dolcissimi per offrirli a tutti noi. Eccoli: Il frumento nei campi gi matura, splendon le rose mosse dalla brezza. Vogliamo festeggiarTi o Crocifisso, ognun ripone in Te la sua salvezza .

P. Alfredo Scarciglia o.p

Maria Teresa Santalucia Scibona

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LA META di Maria Teresa Santalucia Scibona


Irraggiungibile pare la meta tant lontana ed aspra. Pur non dispero di arrivare un giorno. Contusa, affaticata, ma non vinta. Avr mia ricompensa sulla vetta e felice sar di aver sofferto.
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ENRICO MATTEI A CINQUANTANNI DALLA MORTE: UNO DEI TANTI MISTERI ITALIANI Enrico Mattei, manager e uomo di fede stato il tema trattato dal professor Giovanni Buccianti nel corso
del primo incontro del ciclo I gioved di San Domenico, organizzato dalla comunit dei Padri domenicani di Siena insieme al professor Felice Petraglia, primario del reparto di Ostetricia e ginecologia dellospedale Santa Maria alle Scotte di Siena. Buccianti, autore di un libro su Mattei, ha tracciato un breve ritratto di quelluomo onesto che incarn il sogno energetico dellItalia che usciva distrutta dalla guerra. Mattei (Aqualagna 29 aprile 1906-Bascap 27 ottobre 1962), dette speranza agli italiani della ricostruzione, fortemente convinto che lItalia poteva avere le risorse energetiche necessarie per il suo fabbisogno. Mattei aveva quello che oggi si chiama senso dello Stato, figlio di quel motto che nel ventennio si chiamava: Dio, Patria e Famiglia. Come ha detto il professor Buccianti, Mattei us tutti i mezzi per affermare le sue teorie delle quali era fermamente convinto: us i servizi segreti e la stampa: fond il quotidiano Il Giorno. Stipul trattati con lUnione Sovietica, ed eravamo in piena guerra fredda e lItalia aderiva allo schieramento della Nato che si contrapponeva al Patto di Varsavia. Firm accordi con lAlgeria, che da poco non era pi colonia francese, ma soprattutto la sua fede cattolica lo port a farsi promotore, in tutte le sue azioni, di una equa distribuzione della ricchezza, convinto che la vita economica e la vita sociale vanno di pari passo. Amico personale di Giorgio La Pira, con il quale aveva condiviso la collaborazione, nel 1943, alla stesura della Carta di Camaldoli, documento fondante della nostra Costituzione repubblicana, da presidente dellEni, Mattei compr lindustria del Pignone, su richiesta del Sindaco Santo di Firenze, salvando il posto di lavoro agli operai. Egli voleva che una importante percentuale della ricchezza prodotta dal petrolio, andasse a beneficio delle popolazioni dei Paesi produttori, rendendo giustizia ai pi poveri, in linea con la dottrina sociale cristiana; questo lo port a scontrarsi con gli interessi delle cosiddette Sette Sorelle, ovvero le pi grandi compagnie petrolifere mondiali. Mattei risan lAgip, nel 1952 nasce il simbolo storico, il cane a sei zampe, e fece mettere il crocifisso in tutte le stazioni Agip; fond lEni, fu un manager che lavor nellinteresse dellItalia, senza farsi ville e beni personali: non mise una lira in tasca, aveva il senso del comando, ma come servizio; mor a Bascap, durante un forte temporale, in un misterioso incidente aereo, il 27 ottobre 1962, insieme al pilota e al giornalista americano Mc Hale che viaggiava con lui. Linchiesta fu chiusa frettolosamente. Il Caso Mattei divenne anche un film, dove Mattei fu interpretato magistralmente da Gian Maria Volont, diretto del regista Francesco Rosi, che per questo si avvalse della collaborazione del giornalista Mauro De Mauro: De Mauro spar e non se ne saputo pi nulla; uno dei tanti giornalisti che ha pagato con la vita la ricerca della verit. Nel 2005 fu stabilita la natura dolosa dellincidente: fu riesumata la salma e furono trovate tracce di esplosivo sullanello doro e sullorologio doro di Mattei. Il senatore Amintore Fanfani defin lincidente aereo di Mattei come il primo caso di terrorismo in Italia. A questo proposito Padre Lorenzo Fatichi O.P., che con La Pira ha vissuto, poich il sindaco di Firenze viveva nel convento di San Marco a Firenze, ha citato una testimonianza di Fioretta Mazzei, segretaria di La Pira, che assistette ad un colloquio tra La Pira e Mattei, durante il quale il manager dellEni invitava La Pira a viaggiare con lui, perch se era con lui non lo avrebbero ucciso. Come ha ribadito il professor Buccianti, il caso Mattei non stato mai chiuso e nel corso degli anni si sono aggiunti elementi nuovi alle indagini, ma per ora, il caso Mattei resta uno dei tanti misteri italiani irrisolti.

Franca Piccini

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A 50 ANNI DAL CONCILIO


Gioved 11 ottobre 2012 , su invito dellAzione Cattolica e della Diocesi di Roma, si sono ritrovate in piazza san Pietro circa 40.000 persone per ricordare, con una fiaccolata , i 50 anni dallapertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e lapertura dellanno della fede, cosi come era stato fatto cinquantanni prima per testimoniare lentusiasmo dei cattolici di fronte alla convocazione dellAssemblea dei vescovi di tutto il mondo. Tutti si sono mossi in processione da Castel SantAngelo, lungo via della Conciliazione, pregando e ascoltando le parole di alcuni testimoni dellincontro del 1962 e quelle di chi oggi incoraggiava i presenti a testimoniare la luce della fede simboleggiata dalla fiaccola accesa tenuta da ciascuno in mano. E stata diffusa sui maxischermi della piazza unintervista a Mons. Capovilla, Segretario di Papa Giovanni XXIII, che ha raccontato come quella lontana sera il Papa era stanco e non voleva affacciarsi alla finestra, ma lui, per indurlo a farlo, gli aveva riferito, incuriosendolo, che la piazza era tutta infuocata dalle torce accese dei fedeli; cos il Beato Papa Giovanni aveva guardato e poi, commosso, aveva salutato tutti con quellimprovvisato discorso della luna che tante volte abbiamo riascoltato alla televisione invitando , come un padre affettuoso, i presenti a portare una carezza, la carezza, del Papa ai bambini che avrebbero trovato a casa. Questanno in piazza San Pietro con grande gioia ceravamo anche noi, parrocchiani di San Domenico, e possiamo riferire lemozione provata nellascoltare il Papa che si affacciato alla finestra e ha ricordato come quel lontano giorno, in piazza san Pietro cera anche lui, giovane sacerdote, pieno di speranza ed entusiasmo ad ascoltare le parole di Papa Giovanni allapertura del Concilio. Ha poi continuato ricordandoci che nel mondo e nella Chiesa vi , purtroppo, la presenza del peccato e che nella rete di Pietro arrivano pesci buoni e cattivi tanto che qualche volta verrebbe da dire a Ges di fronte alla tempesta: Che fai Signore, dormi? . Ma, poi, Papa Benedetto ha fatto un forte invito alla speranza ricordandoci che : Cristo vivo anche oggi e crea carismi di bont e verit ; poi, con la sua voce timida ma chiara, ha aggiunto: Oso fare mie le indimenticabili parole di papa Giovanni: andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che il bacio del Papa. Ascoltandolo ci siamo sentiti invitati a percorrere questanno della fede coniugando alla conoscenza e allascolto della Parola di Dio, come propose il Concilio Vaticano II a tutti i cristiani , la capacit di amare concretamente e di non dubitare mai della vicinanza di Ges anche nei momenti di amarezza, con la consapevolezza e la responsabilit che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi sono anche quelle dei discepoli di Cristo.

Lucia, Riccardo, Benedetta, Alessandro

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DUE RIVISTE PARLANO DI SANTA CATERINA La rivista dellAlitalia ULISSE e la rivista VITA PASTORALE hanno dedicato diverse pagine alla nostra Santa Patrona dItalia, dEuropa e Dottore della Chiesa.

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Hachiko Il tuo migliore amico 30/12/2009 GENERE: Drammatico REGIA: Lasse Hallstrm

Hachi un cucciolo di razza Akita perduto sulla banchina di una stazione da un facchino sbadato. Approdato in America dal lontano Tibet, Hachi raccolto dall'abbraccio amorevole di Parker Wilson, insegnante di musica ispirato, marito e padre esemplare. Vincendo le resistenze della moglie, Parker lo accoglie nella sua casa e nella sua vita, scandita dai treni, quello delle otto e quello delle cinque. Hachi, deciso a non perdersi un respiro del suo padrone, lo accompagna ogni mattina al binario e lo attende ogni sera nel piazzale della stazione. Tra una partita degli Yankees e una pallina da baseball mai recuperata, Parker e Hachi condividono il divano, la vasca da bagno e le stagioni. Un avvenimento traumatico interromper quel quotidiano (stra)ordinario ma non piegher la fedelt di Hachi verso l'impegno preso. Aspettare il ritorno e le carezze di Parker. Lasse Hallstrm approdato da tempo a una maniera cinematografica dai toni ovattati, persino quando si impegna in maledetti imbrogli (The Hoax), un cinema dissolto frequentemente in una cornice storico-ambientale astratta (Chocolat). Hachiko non fa eccezione, ribadendo l'accento da favola e la caratterizzazione manichea dei personaggi. Al centro del film e di una produzione da cartolina illustrata c' il ritrovamento di un morbidissimo cucciolo Akita aperto al dialogo col quieto professore di Richard Gere. Fedele nello svolgimento alla vera storia di Hachiko e del suo padrone, accaduta in Giappone nel 1925, lo sviluppo melodrammatico del film ruota attorno alla relazione tra il cane e l'uomo, accompagnando la loro reciproca esplorazione. Difficile trattenere il pianto davanti al desiderio ardente di Hachi di stare con Parker, di cui soffre la lontananza, accresciuta o ridotta dalla corsa di un treno. I suoi pellegrinaggi in cerca dell'uomo si aprono all'infinito e smettono di parlare, come il film, con la dipartita del protagonista. Da questo momento Hachi solo in scena a reggere credibilmente e sorprendentemente il dolore del suo personaggio e il procedere della narrazione. Richard Gere si conferma interprete limpido e appagato di e dentro un cinema che si porge con dolcezza e sentimentalismo allo spettatore, dispensando religiosamente i principi basilari del vivere civile e del rispetto. Hallstrm, stringendosi attorno al suo cucciolo insieme alla comunit che aveva guardato con imbarazzo alla relazione uomo-animale, vince l'anestesia del sentire pi vero, equilibrando il modo di vivere degli uomini con quello naturale, ricongiungendo il cielo alla terra, perch l'otto (hachi, appunto) per i giapponesi un segno fausto della volta celeste, il simbolo di infinito e di infinita fedelt. E un cane il protagonista di questa commuovente pellicola basata su una storia vera, un cane capace di insegnare a chiunque i valori dell'amicizia, della fedelt, dell'amore. Hachiko, accompagnava ogni giorno il suo padrone alla stazione ferroviaria e tornava a riprenderlo quando questi rientrava dal lavoro. Un giorno il padrone, morto improvvisamente, non torn. Da allora e per i successivi nove anni il cane ritorn alla stazione in attesa del suo padrone, toccando la vita di molti che lavoravano nelle vicinanze.

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La Rubrica dei bambini


dallisola che non c al Chiostro di San Domenico

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AVVISI
1 Novembre: Solennit di tutti i Santi. Gli orari delle Messe sono identici a quelli dei giorni festivi. 2 Novembre: Commemorazione dei Fedeli Defunti. Orari delle Sante Messe mattina 7:30 - 9:00 sera ore 18:00 Messa vespertina con il canto dei Vespri. La Messa sar presieduta dal Parroco. Vi aspettiamo numerosi !!! 22 Novembre: Gioved culturali di San Domenico. Incontro nella sala del Capitolo del chiostro alle ore 17:30 RACCONTARE LA VOCAZIONE TRAMITE IL GIORNALISMO Virginia Masoni racconta la sua esperienza sulla preparazione del documentario " il Dialogo " dedicato al mondo delle Suore

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