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There Are No Heroes Here

New Yor k : il New MuseuM

written by Chiar a

L eoni

fest eg gi a t r en t a n ni nell a n uova sede sull a B ow ery, nel Low er E a st Side , con u na most r a s-mon u menta le . Tr en ta a rtisti per qua si ot ta n ta scult u r e a nti celebr ati v e , figlie di u n secolo che h a v isto l a dist ruzione di ogni simbolo.

i sette parallelepipedi dello studio giapponese sejima + Nishizawa/ sANAA si sormontano con lievi slittamenti, elevando una costruzione priva di orpelli, 53 metri sulla Bowery. Frank o. Gehry non abita qui. sul petto delledificio, elegantemente parsimonioso, appuntata la grande spilla arcobaleno - simbolo di pace o antisimbolo - di ugo rondinone, che forma le lettere dellottimistico slogan Hell, Yes!, a sottolineare il traguardo agognato di questa nuova presenza urbana, espresso con un linguaggio decisamente informale, punk. Punk un termine che ben si addice a molte delle opere nella mostra inaugurale della nuova sede del museo - voluto con un atto scismatico, da Marcia Tucker, nel 1974 - unmonumental. The object in the 21st Century. il team curatoriale, costituito da

richard Flood, laura Hoptman e Massimiliano Gioni, ha raccolto trenta artisti, fra i pi interessanti sulla scena mondiale, i cui lavori interrogano il passaggio epocale della cancellazione dei simboli, del declino delle ideologie, della sparizione del monumento. le immagini documentaristiche o cronachistiche delle numerose statue abbattute, nel secolo passato e allinizio del nuovo, assieme allo sfondo di detriti bellici, sono altrettanto emblematiche della sparizione nellarte contemporanea dellidea di scultura tradizionalmente intesa. Con la ruota di bicicletta di Duchamp, piazzata sul plinto irriverente di uno sgabello, quello scultoreo diviene un oggetto inaspettato, apparentemente privo di pretese, in realt con un portato rivoluzionario pi concreto del marmo. Ma se il monumento da plinto scompare col Modernismo - le scatole di Judd che ag-

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A b ov e L i o n 2 0 0 6 C o u r t e s y K r i s t e n M o r g A n L e f t P A g e P A s s e - PA r t o u t ( M A n h A t t A n ) 2 0 0 6 C o u r t e s y C L A i r e f o n t A i n e n e x t P A g e M y t h M o n o L i t h 2 0 02-2 0 0 3 C o u r t e s y M A r C A n d r e r o b i n s o n

exhibition
gettano dal muro, la colonna modulare di Brancusi - la monumentalit, suggerisce Massimiliano Gioni, un ideale meno disposto alla capitolazione: Minimalismo, land Art, e ancora linstallazione in generale, aspirano a una certa maestosit o si propongono come ambienti spettacolarizzati. Nella nuova scultura s-monumentale, invece, estinta la solennit, insieme con lintento celebrativo - si aspira non a perpetuare una memoria nei secoli, ma a materializzare il momento effimero che precede la sparizione - mentre quello ideologico plasmato in universi personali, dove i principi assumono forme peculiari, basti pensare alle sculture sarcastiche e scurrili, di un femminismo tutto riadattato alla propria pelle, di sarah lucas tableaux di corpi sessualmente sfruttati, allusi da uova fritte, zucchine e polli spennati - capaci di trasformare in amarezza la risata iniziale, o ai teatrini deliranti di John Bock, creati con foto reali e schegge di domesticit indecorosa, dai bastoncini per le orecchie ai gusci delle uova. lassemblage, la tecnica battezzata da Jean Dubuffet negli anni Cinquanta, la genitrice della nuova stirpe plastica. Figlia del misterioso object del 1936 di Joan Mir - un pappagallo impagliato che si erge su unenigmatica combriccola di forme impiccate - e dei numerosi Combines di robert rauschenberg, degli anni Cinquanta, vere cronache per frammenti tridimensionali - abilmente aggregati - di quanto clto dallo sguardo ondivago di un flneur del XX secolo. le opere in mostra sono produzioni dellultimo quinquennio, di dimensioni, tutto sommato, contenute, s-monumentali. Ammassi di ready made, conglomerati di materiali anti-tecnologici, aggregazioni detritiche che vanno dalla piccolezza di una tazza da t, allampiezza di una piccola barca, come spiega laura Hoptman, e che talvolta sono delicate come un aquilone, talaltra pesanti come un sacco di cemento; sculture che non sono scolpite o ricavate da colate o stampi, ma incollate, cucite, tenute insieme attraverso le tecniche pi disparate. Ancora pertinente appare, per loro, la straordinaria definizione che dei Combines dette leo steinberg: un trionfo dellimmescibile, chimicamente incapace di mescolarsi o di raggiungere lomogeneit. Precedenti pi prossimi, formalmente, ma soprattutto dal punto di vista dellattitudine mentale che sottende a molte opere in mostra, sono gli assemblaggi di denuncia sociale di Cady Noland e le opere titolate, cortocircuiti semantici, di David Hammons. Gli s-monumenti che pendono, si ergono e protendono appendici come insegne, rivisitano i miti funzionalisti del passato recente: gli ibridi di Martin Boyce dimostrano come la nostra cultura adotti spesso formule moderniste ormai svuotate, e tuttavia riconoscibili, gli incastri biomorfici di sagome piatte che si elevano da basi fatte con i poster di film attuali di Aaron Curry mentre rivitalizzano le memorie del primitivismo futuribile di kiesler, Calder o Moore. Poi gli s-monumenti sarcastici e protestatari di lara schnitger, composti da t-shirt sloganeristiche, e quelli di rachel Harrison, denuncie di fiacche e fiaccanti mitologie, o ancora le penose figure elefantiache di isa Genzken che sembrano trascinarsi per le sale del museo coperte dai residui della festa o della commemorazione funebre. unmonumental , in breve, una panoramica esaustiva sulla propensione a una modalit artistica particolare e transgenerazionale, densa di riferimenti e suggestioni, estremamente curata sotto il profilo della riflessione critica, unoccasione perfetta, quindi, per ripensare al recente passato e per ghermire a piene mani le tracce flagranti del presente.
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Pr ess, 2007

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New Yor k : T He New MuseuM celebr at es its 3 0 y e a r s a n ni v er sa ry in t he ne w v en u e on t he B ow ery, Low er E a st Side , w it h a n u n-mon u men ta l e x hibition: 3 0 a rtists , some 8 0 a n ti-celebr atory sculpt u r es from a cen t u ry t h at w it nessed t he dest ruction of a ll sy mbols .

There Are No Heroes Here

The seven parallelepipeds of the Japanese studio sejima + Nishizawa/sANAA overlap with a slight slipping in a building with no trimmings, 53 meters high on the Bowery. Frank o. Gehry does not live here. on the elegant and sober building front ugo rondinones big rainbow-brooch is pinned either a peace symbol or an anti-symbol forming up the optimistic slogan Hell, Yes!, thus highlighting the longed-for achievement of this new urban occurrence through an informal and punk language. The word punk perfectly fits many of the works included in the opening exhibition, unmonumental. The object in the 21st Century, now on show in the new venue of the museum founded by Marcia Tucker in 1977. The curators richard Flood, laura Hoptman and Massimiliano Gioni have selected thirty names out of the worlds most interesting artists, whose works question an epochmaking transition consisting in the deletion of symbols, the decline of ideologies and the extinction of the monument in itself. Documentary and press images of statues knocked down between late XX and early XXi centuries, together with a background of war debris, show just how the concept of traditional sculpture has disappeared from contemporary art. starting from Duchamps bicycle wheel set on an irreverent stool plinth, sculptures have become unexpected and apparently unpretentious objects though, actually, their revolutionary outcome proves as concrete as marble. if monuments set on plinths disappear with Modernism i.e. Judds boxes protruding from walls, Brancusis modular column monumentality, as Massimiliano Gioni puts it, is less inclined to surrender: Minimalism, land Art and installations on the whole aim for a certain majesty or either offer themselves as spectacularized settings. in new un-monumental sculptures, on the contrary, solemnity is swept away together with celebratory purposes: artists do not wish to immortalize memories for ever, but want to shape the ephemeral moment that stands before disappearance. Meanwhile, the ideological purpose is molded into individual universes, where principles adopt peculiar shapes. Take sarah lucas sarcastic and coarse sculptures, in which feminism adjusts to the artists own skin: her tableaux show the sexual exploitation of bodies, hinted by fried eggs, courgettes and plucked chickens, and definitely turn laughter into bitterness. or take John Bocks maniacal puppet theatres, made of real pictures and fragments of degrading domestic objects,

from cotton swabs to eggshells. The mother of the new plastic stock is the assemblage technique, as Jean Dubuffet dubbed it in the Fifties. it springs from Joan Mirs 1936 mysterious work called object a stuffed parrot standing on a puzzling bunch of hanged figures and from robert rauschenbergs several Combines of the Fifties, masterly assembled threedimensional stories-in-scraps reporting everything this XX century flneurs indefinite eye had caught. The works on show were created in the last five years; all in all, their size is moderate, un-monumental: heaps of readymade, conglomerates of anti-technological materials, clusters of debris ranging in size from tiny as a teacup, as laura Hoptman puts it, and which are sometimes as delicate as a paper kite, sometimes as heavy as a sack of concrete. These sculptures are neither carved nor molded or teemed, but glued, sewn, put together in the most varied techniques. The extraordinary definition of Combines given by leo steinberg still fits the works on show: a triumph of the immiscible, which appears chemically incapable of mixing or attaining homogeneity. As for form, but mostly mental attitudes, the closer forerunners of the works on view here are Cady Nolands assemblages of social denunciation, and David Hammons titled works, looking like semantic short-circuits. The leaning, standing and sign-like protruding un-monuments reassess recent past functionalist myths: Martin Boyces hybrids show how our culture often turns to devoid though still recognizable modernist formulas, while Aaron Currys biomorphic set-ups of flat silhouettes standing on a base made of current film posters call up kielser, Calder and Moores Futurist Primitivism memories. Then theres lara schnitgers sarcastic and remonstrating un-monuments, made up of t-shirts bearing slogans; and theres rachel Harrisons un-monuments condemning wornout and weakening ideologies; and isa Genzkens pitiful elephantine figures, which seem to trudge around the museums rooms covered in party or funeral relics. in short, unmonumental is a thorough overview of the current trend toward a peculiar and intergenerational artistic way, full of references and charm, and masterly conceived as for critical analysis: a perfect chance to think recent past over and seize the glaring tracks of today with both hands.
Unmonumental: the Object in the 21st Century. New Museum of Contemporary Art, New York. Until March 23, 2008. Catalogue by Phaidon Press, 2007.

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