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La fine del dandismo.

Per molti secoli , ci sono tanti vestiti quante classi sociali. Ogni rango aveva ilsuo abito.
Cambiarsi dabito significava cambiare al tempo stesso modo dessere e classe sociale.
Esisteva dunque una grammatica del vestito che non poteva essere trasgredita senza
minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto , ma soprattutto un ordine profondo
del mondo. Dopo la Rivoluzione industriale il vestito maschile mutato profondamente, non
solo nella forma ma nello spirito: lidea di democrazia ha prodotto un vestito teoricamente
uniforme, sottoposto no pi lle esigenze dellapparire ma a quelle del lavoro e
delleguaglianza: il vestito moderno un vestito pratico e dignitoso: deve essere adatto a
qualsiasi situazione lavorativa ( purch non manuale) e deve ostentare attraverso la sua
sobriet caratteristiche proprie dalla borghesia del secolo scorso. Tuttavia la separazione
delle classi sociali non stata cancellata per cui diviene necessario trovare una nuova
categoria estetica in grado di mantenere, entro un tipo ormai universale, un certo numero di
differenze formali che manifestano la diversit di classe. Questa nuova categoria estetica il
dettaglio. Se non si pu pi cambiare il tipo fondamentale del vestito maschile il dettaglio a
raccogliere la funzione distintiva del costume: basta il nodo di una cravatta, l a stoffa di una
camicia etc. ad indicare sottili differenze sociali. Si maschera la propria superiorit di stato
sociale con la distinzione. Luomo distinto colui il quale si separa dalluomo volgare con
determinati mezzi . da una paret egli vuole farsi riconoscere solo dai propri simili daltra parte
egli aggiunge alluniforme segni discreti che non sono pi i segni spettacolari di una posizione
assunta palesemente , ma semplici segni di connivenza. . Il dandy in campo vestimentaio-
colui il quale ha deciso di radicalizzare il vestito delluomo distinto : il dandy non oppone la
classe superiore a quella inferiore, ma lindividuo al volgare. Il dettaglio per lui per lui un
modo di frammentare il vestito, di deformarlo , di sottrargli qualunque valore , dal momento
che si tratta di valori condivisi Far indossare labito nuovo al maggiordomo, bagnare i guanti
per farvi aderire perfettamente la mano sono solo alcuni comportamenti che rivelano
questidea. E sempre la funzione del dettaglio che gli consente di rifuggire dalla massa senza
mai esserne raggiunto. ; la sua singolarit{ assoluta nellessenza ma moderata nella sostanza,
perch il dandy non deve mai cader nelleccentricit{ , in quanto tale facilmente imitabile.La
confezione ha dato ilprimo colpo mortale al dandismo:privato di ogni ricorso allartigianato il
dandy ha dovuto rinunciare ad un abbigliamento singolare. Ci che per lha definitivamente
rovinato probabilmente la nascita delle boutiques infatti comprando una camicia o altro da x
o da z ci si conforma ad un certo stile e si rinuncia a qualsiasi invenzione personale. Il
dandismo era una forma di creazione: il dandy concepiva il suo abito come unartista crea un
composizione partendo da materiali comuni. Il dandismo morto : comprare lultimo modello
di scarpe italiane un atto volgare perch presuppone conformit alla moda. La moda
divenuta una faccenda di tutti , come prova il grande sviluppo di stampa specializzata. La
moda unistituzione, e nessuno pu pi credere che essa possa distinguere. Solo il demod
una nozione distintiva. Barthes attribuisce la fine del dandismo alla societ moderna, che ha
sottoposto l'innovazione vestimentaria a una durata perfettamente regolare,
"sufficientemente lenta da poter essere seguita, sufficientemente veloce da accelerare i ritmi
di acquisto" . Ogni anno la moda distrugge quello che aveva adorato e adora quello che
distrugger. La motivazione ovviamente di tipo economico: occorre infatti accelerare il
rinnovamento del vestire, troppo lento se dipendesse dalla sola usura. Pi il ritmo d'acquisto
supera il ritmo di usura, pi forte l'assoggettamento alla moda. In definitiva la moda ad
avere ucciso il dandismo.
Tempi e ritmi dellabbigliamento
Come nella lingua possibile distinguere un piano sincronico (o sistematico) e un piano
diacronico (o processuale), anche il vestito pu essere studiato sia in quanto inserito in un
sistema sincronico, fatto di relazioni e di opposizioni, sia dal punto di vista del suo divenire
nel tempo. Diversi studi sono stati dedicati alla "temporalit" del vestito. In particolare
Barthes, cita quello di Kroeber, che ha analizzato il vestito femminile da sera, nell'arco di
circa tre secoli, basandosi su riproduzioni di incisioni. Dopo aver ridotto questo vestito a un
certo numero di tratti (lunghezza e ampiezza della gonna, ampiezza e profondit della
scollatura, altezza della vita), egli sostiene che, se si osserva la moda sulla scala della storia,
essa appare come un fenomeno profondamente regolare. L'abbigliamento femminile
sottoposto a un'oscillazione periodica, in cui le forme raggiungono i termini estremi delle
loro variazioni ogni cinquant'anni. Dunque, "se, in dato momento, le gonne sono lunghe al
massimo grado, cinquant'anni pi tardi esse saranno corte al massimo grado; cos, le gonne
ritorneranno lunghe cinquant'anni dopo essere state corte e cento anni dopo essere state
lunghe." Inoltre Kroeber fa notare come la moda un sistema particolare, che sembra
sfuggire al determinismo della storia: avvenimenti di grande portata, come la Rivoluzione
francese, hanno tutt'al pi accelerato o rallentato debolmente certi cambiamenti, senza per
compromettere la regolarit delle oscillazioni sul lungo periodo. Barthes sostiene che il
fenomeno generale del vestito conosce tre tempi. Quello pi lungo dato dalle forme
archetipe del vestito che contraddistinguono una determinata civilt: il caso del kimono in
Giappone, del poncho in Messico, e cos via. A un livello intermedio si situano variazioni
regolari come quelle di cui parla Kroeber. Infine, c' il tempo, estremamente breve, delle
"micromode", caratteristico della nostra civilt occidentale, dove la moda cambia in linea di
principio ogni anno . proprio questa "microdiacronia" annuale che interessa maggiormente
lo studioso.